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1 ALMA MATER STUDIORUM UNIVERSITA DI BOLOGNA Facoltà di Economia Corso di Laurea in Economia e Commercio La Family Card: come conciliare interventi sociali, Costituzione e attività economiche Laureando Paolo CAMPOLI Bologna, 14 dicembre 2007 Anno Accademico 2006/2007

2 INTRODUZIONE

3 Si è voluta considerare, pur se impropriamente, la famiglia come una entità economica o azienda. Diverse sono infatti le similitudini che accomunano l organizzazione famiglia con l organizzazione azienda. Infatti, entrambe nascono con un atto costitutivo (che può anche non essere presente e, in questo caso, avremo una famiglia di fatto o società di fatto ) e possono assumere forme diverse. Così come abbiamo aziende di dimensioni diverse, abbiamo, infatti, famiglie formate da sole due persone e famiglie con uno o più figli e anche famiglie ove, oltre ai figli, risiedono anche i nonni o altri parenti. In ogni caso, sia nelle famiglie che nelle aziende, ognuno ha il proprio ruolo che deve svolgere con prudenza, perizia e diligenza (qualità che deve riassumere in sé la figura paradigmatica del cosiddetto pater familias secondo il Codice Civile) per consentire il corretto funzionamento dell organizzazione. Comunque, entrambe, necessitano di una attivitá strategica di reperimento di risorse finanziarie volta a garantire nel tempo la sostenibilitá dell organizzazione stessa e a promuovere il suo sviluppo costante affermando la propria "identità" sociale verso una molteplicità di interlocutori. Pertanto, in ogni famiglia, come in ogni azienda, vi sarà chi si occuperà di reperire (nel caso più classico attraverso il proprio lavoro e, quindi, la remunerazione della propria attività lavorativa) le risorse finanziarie necessarie affinché la propria organizzazione famiglia possa proseguire nel tempo la propria finalità (mantenere la struttura abitativa per i propri componenti; consentire l istruzione dei figli, la loro formazione sociale, atletica, culturale, ecc.; il mantenimento dello stato di salute ottimale dei componenti la famiglia, ecc.). Dunque, anche in una famiglia, proprio come in una azienda (anche se con strategie e modalità necessariamente diverse) ci sarà chi si occuperà di effettuare una puntuale azione di fundraising. Pertanto, chi avrà la responsabilità della gestione dell azienda famiglia (padre, madre, tutore, ecc.), così come ogni diligente manager aziendale, si adopererà al fine sia di incrementare che di ottimizzare l utilizzo delle risorse finanziarie disponibili. In questo secondo contesto si inserisce il progetto family card laddove, come vedremo più innanzi, assolvendo peraltro anche ad altre funzioni, consentirà alle famiglie utilizzatrici una sensibile contrazione delle spese connesse al funzionamento della famiglia stessa.

4 L Europa e l Italia a crescita zero

5 Come noto in Europa sono in atto cambiamenti demografici di portata e gravità senza precedenti. Praticamente tutti gli Stati membri registrano negli ultimi anni un drammatico calo demografico. Solo l apporto dell immigrazione è stato capace di mitigare la desolazione delle culle vuote che imperversa in Europa; grazie a questo apporto, la popolazione dell UE dovrebbe crescere debolmente fino al 2025 per poi iniziare nuovamente a diminuire: 458 milioni di abitanti nel 2005, 469,5 milioni nel 2025 (+ 2%) e 468,7 milioni nel Cinquantacinque delle duecentoundici Regioni dell UE15 hanno già registrato un calo della popolazione nella seconda metà degli anni novanta; è quanto è accaduto anche nella maggior parte delle regioni dei nuovi Stati membri (35 regioni su 55). Il declino risulta ancor più rapido e profondo se si considera che tra il 2005 e il 2030 il totale della popolazione in età lavorativa (15-64 anni) dovrebbe diminuire di 20,8 milioni di lavoratori. Meno lavoratori attivi, meno produzione, meno consumo, meno servizi, meno PIL. Anche l imprenditorialità e lo spirito d iniziativa della nostra società ne saranno irrimediabilmente compromessi. Più anziani, più costi, più servizi e meno consumi, meno PIL. Una spirale che porterà l Europa alla miseria e i suoi cittadini alla disperazione. Non si tratta di Cassandre : il tasso di fecondità è decisamente inferiore alla soglia del ricambio generazionale (circa 2,1 figli per donna) e in numerosi Stati membri è persino inferiore a 1,5 figli per donna, in 4

6 particolar modo in Italia, dove siamo ormai giunti a 1,29 figli per donna, un dato assolutamente drammatico. In Italia le proiezioni ISTAT parlano di 59 milioni di italiani nel 2025, solo 56 milioni nel E, quel che è peggio, nel 2025 il 25% della popolazione avrà più di 65 anni, un esercito di anziani non supportato da nuove leve. L indice di vecchiaia attuale, cioè il rapporto tra over 65 e under 15, oggi è di 138 su 100 (cioè ogni cento ragazzini sotto i 15 anni ci sono 138 anziani oltre i 65 anni). Occorrerà in pochissimo tempo non solo raggiungere, ma persino superare l obiettivo di Lisbona (un tasso d occupazione del 70%) per compensare il previsto calo della popolazione in età lavorativa: la partecipazione all attività lavorativa dovrà aumentare e l età pensionabile andrà ulteriormente innalzata, innescando un conflitto sociale durissimo del quale possiamo solo intravedere le prime avvisaglie. 5

7 6

8 Questo grafico indica una sola cosa: che l Europa è malata, è gravemente malata. In esso viene dimostrato l anno in cui da una parte il totale della popolazione e dall altra il totale dei lavoratori smetteranno di crescere e inizieranno a declinare. L Italia è drammaticamente nelle ultimissime posizioni: domani, è già tardi per intervenire. Verrebbe da dire che l Italia non è solo malata, è addirittura in sala di rianimazione. Occorre intervenire d urgenza, sapendo che una inversione di tendenza la potremo vedere solo tra decenni. Occorre che l Europa capovolga immediatamente la tendenza al declino 7

9 demografico, offrendo alle famiglie maggiori incentivi con politiche pubbliche che consentano alle donne e agli uomini di conciliare vita familiare e professionale. La bassa natalità è indice di un malessere diffuso che ha molteplici cause, talmente gravi da impedire alle coppie di generare i figli che desiderano. Togliere quelle cause, significherebbe ridare slancio al desiderio di paternità e maternità responsabili, rinvigorendo e ringiovanendo così tutta l Europa, Italia in testa. Tutte le statistiche e gli studi di settore affermano infatti, inequivocabilmente, che le coppie vorrebbero avere più figli ma questo desiderio viene, tra l altro, anche frustrato da limitazioni oggettive esterne che debbono subire. Si tratta di limitazioni legate alle difficoltà di accesso all abitazione, all accesso tardivo o precario all attività lavorativa, all ingiusta e iniqua imposizione fiscale e tributaria frequentemente in Europa mettere al mondo un figlio equivale ad una punizione da parte dello Stato attraverso dazi, imposte, gabelle ai limiti culturali dovuti ad un sentire che agevola e favorisce altre forme di convivenza rispetto alla famiglia e investe particolarmente a favore di quelle situazioni che, oggettivamente, non guardano al futuro tramite la generazione ma al carpe diem del quotidiano amore fine a se stesso. Eppure è proprio della famiglia generare, è proprio della famiglia svolgere un ruolo significativo nella solidarietà tra generazioni, è proprio della famiglia crescere ed educare il domani dell Europa, è proprio della famiglia produrre, servire, consumare. Senza famiglia, senza figli, non c è alcun futuro. Nel contesto di una nuova agenda sociale dell UE è necessario approfondire in via prioritaria questo dibattito, rispettando le competenze dei diversi livelli amministrativi: numerose questioni connesse ai cambiamenti demografici rientrano infatti nella competenza esclusiva degli Stati membri, o in quella delle autorità regionali oppure delle parti sociali. 8

10 Sono comunque questioni d interesse comune, alle quali tutti gli Stati membri devono fornire una risposta, divenuta oggi ineludibile. Questa è la sfida che devono raccogliere le autorità politiche dell Europa. Non si era mai verificata nella storia una crescita senza culle. Ma sappiamo che le coppie europee vogliono raccogliere questa sfida, vogliono tornare a riempire le culle. Questo significa che disponendo di strutture adeguate in grado di consentire alle coppie di avere il numero di figli desiderato, e sradicando i vincoli che gravano sulle scelte private sopra descritti (assenti o insignificanti sostegni al reddito come assegni familiari e congedi parentali, abitazioni accessibili, lavoro sicuro, possibilità sia materiali che economiche di accedere ad asili nido), possiamo avere un effetto positivo sulla natalità. Occorre dunque che l Europa, di fronte ai drammatici cambiamenti demografici, persegua senza indugi l obiettivo dell aumento della fecondità e ritrovi la strada della crescita demografica. Occorre porsi due semplici interrogativi: quale priorità attribuiamo ai figli? E intendiamo dare alle famiglie il posto che meritano nella società europea? Per rispondere a questi interrogativi, l Associazione nazionale Famiglie numerose vuole farsi carico, col determinante sostegno del Governo italiano, di aprire il dibattito e collaborare affinché i Ministri competenti in materia degli Stati membri dell UE possano confrontarsi in un franco dibattimento di fronte a migliaia di cittadini europei, affinché si possa collocare una pietra miliare nella storia del nostro Continente: da quel dibattito auspichiamo nasca un progetto condiviso che sappia investire in ciò di cui più siamo carenti oggi. Non di armamenti, non di petrolio, non di attività industriali o commerciali: siamo carenti di BAMBINI! Se è vero che la media nazionale italiana è di 1,29 figli per donna, è altrettanto vero, però che esistono famiglie in controtendenza ove tale media è notevolmente più alta. Ci riferiamo 9

11 alle famiglie numerose e cioè a quelle famiglie in cui la coppia ha quattro o più figli, almeno secondo il concetto dell Associazione nazionale Famiglie Numerose. La quantità di famiglie numerose, in Italia, però, ha subìto nel tempo un significativo ridimensionamento. Infatti, se si prendono in considerazione i dati forniti dall Istat relativi ai censimenti della popolazione italiana, risulta che le famiglie con almeno cinque componenti (e quindi almeno tre figli) erano nel 1971; nel 1981; nel 1991 per scendere a sole nel 2001 con un trend negativo, in soli 30 anni, del 53%! Se, poi, si prendono in considerazione le famiglie con almeno quattro figli, esse sono rimaste solamente nuclei! Erano solo cinque anni fa, tre milioni solo quaranta anni fa. Gente in via d estinzione, di una estinzione incentivata, da sessant anni, dallo Stato, nonostante l art. 31 della nostra Costituzione imponesse particolare riguardo per le famiglie numerose. Come già anticipato, infatti, l Italia, come del resto tutta l Europa, sta entrando in un inverno demografico che, se non affrontato per tempo, comporterà delle pesanti conseguenze economiche, sociali e previdenziali: a metà del secolo è previsto che la popolazione italiana calerà di 5,5 mln, malgrado l apporto dei flussi migratori. Se oggi abbiamo un pensionato ogni 4 lavoratori attivi, nel 2050 ne avremo 1 ogni 2. Se oggi abbiamo un debito pubblico pari al 120% del PIL, nel in assenza di interventi su pensioni e sanità e per effetto dell andamento demografico - avremo un debito pubblico pari al 365% del PIL. Ma avremo soprattutto meno giovani che producono, che inventano e che consumano i nostri prodotti. Ora, se le cause della denatalità nel nostro Paese (e, di conseguenza, della riduzione del numero di famiglie numerose) sono riconducibili, oltre a quelli già citati, a molteplici fattori (emancipazione femminile, maggiore diffusione e cognizione dei metodi contraccettivi, diversa percezione del ruolo culturale e sociale della famiglia, aumento dell età media di nuzialità con conseguente diminuzione della fecondità biologica, aumento dell instabilità 10

12 matrimoniale, ecc.), è anche innegabile che l attuale legislazione e sistema tariffario di determinati servizi di prima necessità sono strutturati in maniera che sembra quasi voler punire l esistenza stessa della famiglia con numerosi figli. In proposito, giova rilevare, peraltro, come l ultima legge dello Stato che prende in considerazione le famiglie numerose in quanto tali per introdurre agevolazioni in loro favore risale a più di 45 anni fa (Legge nr. 551 del 27 giugno 1961)! In occasione della giornata mondiale della povertà, tenutasi il 17 ottobre u.s., la Caritas Italiana e la Fondazione Zancan di Padova hanno presentato a Roma il VII Rapporto sulla povertà e l esclusione sociale in Italia, dal titolo Rassegnarsi alle povertà?. L'ultimo Rapporto dell'istat sulla povertà nel nostro Paese indica che sono in stato di povertà famiglie, corrispondenti a persone, cioè il 12,9% della popolazione, di cui i due terzi vivono al Sud. Un dato che è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi cinque anni. Quale è il motivo di questa stabilità? È davvero sempre uguale il volto della povertà in Italia o qualcosa è cambiato? Quali sono le famiglie a rischio povertà?. Si può fare qualcosa? Il VII Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia si intitola: Rassegnarsi alla povertà?. È la domanda che nasce proprio di fronte a questa situazione di stallo, di incapacità di affrontare il problema, di stabilizzazione e per certi aspetti di allargamento dell'esclusione sociale. LE FAMIGLIE A RISCHIO POVERTÀ L'elemento di novità emerso dalle diverse inchieste sulla povertà degli ultimi anni è l'aumento numerico non di famiglie povere, ma di famiglie non computabili come povere solo perché le loro risorse finanziarie sono appena sopra la linea della povertà, ossia la superano per una somma esigua che va da 10 a 50 euro al mese. L'Istat calcola che queste famiglie a rischio di povertà siano oltre 900 mila. Esse arrivano con difficoltà alla fine del mese, e sono costrette a indebitarsi e a ricorrere ai centri assistenziali, nonostante abbiano un lavoro e un reddito. 11

13 L'impiego di una linea standard per stimare chi è povero e chi non lo è semplifica molto i confronti, ma non evidenzia i confini mobili del fenomeno. Come emerge dal Rapporto Caritas-Zancan, un approccio multidimensionale al problema povertà, che non tenga conto solo dell'aspetto monetario, evidenzia che se la povertà non è aumentata, è cresciuta l'insicurezza delle famiglie italiane per la preoccupazione di non essere in grado di far fronte a eventi negativi come per esempio l'improvvisa malattia, associata a non autosufficienza, di un familiare, o l'instabilità del rapporto di lavoro, o gli oneri finanziari sempre maggiori (ad esempio, mutui a tasso variabile). Quali sono i fattori di rischio? L'elevato numero di componenti (le famiglie con cinque o più componenti presentano livelli di povertà più elevati); la presenza di figli, soprattutto minori; la presenza di anziani; il basso livello di istruzione; la ridotta partecipazione al mercato del lavoro. Qualsiasi fattore si consideri, nel Mezzogiorno le probabilità di essere poveri sono sempre più alte. A comportare un maggiore rischio di povertà è anzitutto l'allargamento familiare: avere tre figli da crescere significa un rischio di povertà pari al 27,8%, e nel Sud questo valore sale al 42,7%. Il passaggio da 3 a 4 componenti espone 4 famiglie su 10 alla possibilità di essere povere. Appartenere a una famiglia composta da 5 o più componenti aumenta il rischio di essere poveri del 135%, rispetto al valore medio dell'italia. Ogni nuovo figlio, dunque, costituisce per la famiglia, oltre che una speranza di vita, una crescita del rischio di impoverimento. L'Italia, coscientemente o meno, incoraggia le famiglie a non fare figli. I risultati di una tale politica si vedono: l'italia occupa uno degli ultimi posti al mondo per indice di natalità. Andando a sviscerare i dati sulla povertà di fine 2005, si vede che se il 14,7% delle famiglie arrivava a fine mese con molte difficoltà, queste difficoltà erano maggiori per: le famiglie con cinque o più componenti (22,5%) e per quelle unipersonali (16,0%); le famiglie monoreddito (18,7%); le coppie con 3 o più figli (23,5%); le famiglie monogenitoriali (19,4%). L'incapacità di sostenere una spesa necessaria ma imprevista riguardava il 28,9% 12

14 delle famiglie italiane e in particolare: le famiglie unipersonali (35,6%), anziani sopratutto, e quelle con cinque e più componenti (33,5%); le famiglie monoreddito (37,8%); le famiglie con 2 minori (32,9%); quelle con un anziano (33,3%). Anche la presenza di un solo anziano nella famiglia, dunque, aumenta il rischio di povertà. Un disagio che si osserva in tutte le ripartizioni territoriali, ma la differenza rispetto alle altre caratteristiche familiari è particolarmente evidente nelle regioni del centro e del nord, che si caratterizzano anche per la maggior presenza di anziani tra la popolazione residente. Da un'incidenza media della povertà del 4,5% nel nord e del 6% nel centro, si sale rispettivamente al 6,3% e all'8% se nella famiglia è presente almeno un anziano. LA SPESA SOCIALE Se i dati sulla povertà rimangono stabili, viene da chiedersi come è gestita la spesa sociale del nostro Paese. In Italia la spesa destinata all'assistenza sociale è di 44 miliardi e 540 milioni di euro, circa 750 euro pro capite. Utilizziamo circa un quarto del Pil per la protezione sociale: si tratta di un impegno non indifferente, in armonia con altri Paesi (Grecia 26,0%, Regno Unito 26,3%, Finlandia 26,7%), ma significativamente inferiore ad Austria (29,1%), Belgio (29,3%), Germania (29,5%), Danimarca (30,7%), Francia (31,2%) e Svezia (32,9%). Tuttavia, il nostro profilo di welfare si basa su squilibri interni evidenti: più della metà della spesa sociale (56,1%) è destinata alla voce «Pensioni in senso stretto e Tfr». Il resto è ripartito tra le voci «Assicurazioni del mercato del lavoro» (6,6%), «Assistenza sociale» (11,9%), «Sanità» (25,4%). Gran parte delle risorse vanno all'ultima fase della vita, e molto meno alla prima e al sostegno delle responsabilità familiari. In dieci anni sono aumentate le voci «Pensioni in senso stretto e Tfr» (dal 55,7 al 56,1%) e «Sanità» (dal 20,8 al 25,4%). Sono diminuite le 13

15 voci «Assicurazioni del mercato del lavoro» (dal 9,0 al 6,6%) e «Assistenza sociale» (dal 14,6 all'11,9%), che ha subìto la contrazione maggiore. Ma chi gestisce concretamente questa spesa? O, meglio ancora, quanto di questa spesa è gestito direttamente dallo Stato e quanto dagli enti locali? La spesa dei Comuni per assistenza sociale al netto della multiutenza è di 5 miliardi e 11 milioni di euro, con un pro capite medio di 86,15 euro. Di conseguenza, dei 750 euro sopra indicati, i Comuni gestiscono solo 86 euro pro capite, mentre la parte restante, pari a circa 664 euro, è gestita dallo Stato o da amministrazioni da esso controllate. «In attuazione della riforma costituzionale come affermato da Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan vanno fatte scelte politiche coraggiose per trasferire progressivamente questi fondi a livello regionale e locale, vincolando la loro gestione ad azioni prioritarie di contrasto alla povertà. Attuando così non più politiche basate solo sul sostegno economico e i trasferimenti di reddito, ma su piani di inserimento lavorativo e sociale con sostegno al reddito». Tornando, ora, alle anomalie che presenta la legislazione italiana e le iniquità tariffarie più innanzi citate - che sicuramente non incoraggiano la natalità nel nostro Paese - passiamo, nel capitolo seguente, al loro attento esame. 14

16 Le iniquità socio-economico-fiscali che gravano sulle famiglie numerose

17 Prima Iniquità: dell ingiustizia delle tariffe Al fine di comprendere concretamente la stoltezza delle tariffe applicate alle famiglie numerose, iniziamo facendo riferimento ad un caso concreto di fornitura d acqua tramite l analisi sulla tariffazione attuale del Servizio Idrico Integrato delle utenze domestiche (fornito dalla locale azienda VESTA S.p.A.) stabilita con delibera dall Autorità di Ambito Territoriale Ottimale (AATO) del bacino della Laguna di Venezia. Nella relazione tecnica sotto riportata, sono elencati i motivi e quali leggi vengono violate dalla corrente struttura tariffaria. In particolare, si dimostra come le tariffe siano incostituzionali e non comprendano, peraltro, alcuni dettami della Legge 36/1994 (legge Galli ). Inoltre, va rilevato come, con la raccomandazione n. 01/2001 e con la Relazione tecnica riguardante la Raccomandazione n. 1/2001, il Comitato per la vigilanza sull uso delle risorse idriche aveva indicato una politica tariffaria differenziata per fasce di reddito, non ancora recepito da molte AATO in Italia. Ciò comporta, da anni, il pagamento maggiorato del consumo da parte delle famiglie numerose che dunque, di fatto, pagano l ingiusto anche per chi non paga il giusto. RELAZIONE TECNICA OGGETTO La presente relazione ha per oggetto le tariffe del Servizio Idrico Integrato applicate dalla società VESTA SpA alle utenze Domestiche (TD), e deliberate dall AATO della Laguna di Venezia. Termini, Definizioni e Riferimenti Autorità di AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE Laguna di Venezia (AATO) Ente locale tra le cui competenze sono compresi la definizione dei servizi di erogazione dell acqua potabile e le relative tariffazioni. L ente ha sede legale a Venezia Cà Corner S. Marco, 2662 La sede operativa si trova a Mestre in Via G. Pepe, 102. Sito internet 16

18 Il presidente in carica è il Sig. Davide Zoggia, che è anche presidente della Provincia di Venezia. Il presidente delegato del comitato istituzionale è il Sig. Ezio Da Villa, che è anche l Assessore all Ambiente della Provincia di Venezia. VESTA SpA Società Venezia Servizi Territoriali Ambientali con sede a S.Croce Venezia, e che gestisce i servizi di acqua potabile e fognature nel territorio del comune di Venezia. Utenze Domestiche Utenti che usufruiscono del Servizio Idrico Integrato in abitazioni di residenza, costituito dai servizi di Acqua Potabile e di Depurazione Fognature. Leggi di Riferimento Si tengono in considerazione nella presente relazione in particolare : - Legge nr. 36 del 5 Gennaio 1994 (Legge Galli) Disposizioni in materia di risorse idriche - Raccomandazione n. 01/2001 e Relazione tecnica riguardante la Raccomandazione n. 1/2001 Precisazione. In particolare, nella citata Legge Galli, all art. 13, viene enunciato: 7. Nella modulazione della tariffa sono assicurate agevolazioni per i consumi domestici essenziali nonché per i consumi di determinate categorie secondo prefissati scaglioni di reddito. [...]. Nelle Note tecniche sulla Raccomandazione 01/2001 viene indicato, al capitolo 2, paragrafo 3: Con riferimento alla fascia di utenza domestica, consiste nella adozione di tariffe differenziate in dipendenza del reddito degli utenti (ad esempio, l adozione di una tariffa agevolata per gli utenti che dimostrano di avere un reddito inferiore ad una determinata soglia). 17

19 TARIFFE ATTUALI Le attuali tariffe per il servizio idrico integrato applicate dalla società Vesta alle utenze domestiche sono strutturate a scaglioni di consumo con un prezzo al metro cubo che aumenta progressivamente all aumentare del consumo. In particolare, le tariffe hanno gli scaglioni così suddivisi : Tariffa Agevolata (fino ad 80 mc/anno,variabile) Tariffa Base (tra 80 e 180 mc/anno) Tariffa 1a. Eccedenza (oltre i 180 mc/anno) Gli scaglioni sono applicati alle utenze prendendo in considerazione solo il consumo, senza tener conto di altri parametri e, quindi, senza alcun riguardo alla composizione del nucleo familiare. Le attuali tariffe per il servizio di Acqua Potabile e di Depurazione Fognatura comportano i seguenti costi (arrotondati al centesimo di Euro, maggio 2005, IVA 10% esclusa): Tariffa Agevolata Tariffa Base 0,45 / mc 0,79 / mc Tariffa 1a. Eccedenza 1,38 / mc MANCANZE L attuale sistema di fornitura del servizio idrico integrato utilizza la tariffazione scaglionata, con lo scopo di favorire le utenze deboli e scoraggiare lo spreco dell acqua In realtà, la tariffazione scaglionata con aumento progressivo delle tariffe, che avrebbe dovuto scoraggiare lo spreco di questa preziosa risorsa, favorisce solamente il nucleo familiare composto da poche persone, che può permettersi di utilizzare l acqua anche per usi non strettamente legati alle persone, senza esaurire la propria fascia agevolata. Inoltre, la tariffazione così come enucleata, non prende in alcuna considerazione il reddito; per tale motivo un percipiente un reddito molto alto residente in un super attico paga per il bene acqua lo stesso prezzo che paga un indigente che abita in una casa popolare. Sono previste, 18

20 infine, agevolazioni per società private, enti pubblici, banche, assicurazioni, ristoranti, negozi e bar, che possono quasi permettersi di utilizzare senza moderazione quantità elevate d acqua, senza alcun aggravio economico. I nuclei familiari numerosi, che, per esempio, usano virtuosamente l acqua anche utilizzando gli elettrodomestici sempre a pieno carico e che solitamente fanno della sobrietà e del risparmio un vero e proprio stile di vita, risultano invece fortemente penalizzati, nonostante il consumo pro capite risulti notevolmente inferiore agli utenti sopra indicati. Per dimostrare quanto sopra affermato, è sufficiente verificare presso una qualunque società gerente la distribuzione di acqua, quanti metri cubi pro-capite vengono consumati da single o coppie e quanti da una famiglia numerosa suddividendola, poi, per i membri che la compongono. Questa verifica, su casi concreti, è stata fatta a cura dell ANFN. Eccone alcuni esempi. Caso A Utente Singolo Questo utente consuma circa 57 metri cubi all anno. Gli importi sono IVA esclusa. Tariffa Agevolata 57 mc * 0,45 = 25,65 Caso B Famiglia di 3 Persone Questa utenza, ben più virtuosa pro-capite (circa 47 mc.), consuma 141 metri cubi all anno. Tariffa Agevolata 80 mc * 0,45 = 36,00 Tariffa Base 61 mc * 0,79 = 48,19 Totale annuo = = 84,19 Costo al mc per persona = 28,06 Caso c Famiglia di 7 Persone Questa utenza, virtuosissima pro-capite (39 mc.) consuma circa 275 metri cubi all anno. Tariffa Agevolata 80 mc * 0,45 = 36,00 Tariffa Base 100 mc * 0,79 = 79,00 Tariffa Eccedenza 95 mc * 1,38 = 131,10 Totale annuo spesa (IVA Esclusa) = 246,10 Costo al mc per persona 35,15 Salta agli occhi come la virtuosa famiglia numerosa (che pro-capite consuma solo 39 mc. contro i 57 mc. del single), sopporta un esborso economico maggiorato del 40% rispetto all utente singolo. E evidente che, se al posto di un solo contatore, la famiglia numerosa ne avesse installati sette, pagherebbe l acqua tutta a tariffa agevolata, come il single. Possiamo concludere, dunque, che le tariffe per il servizio idrico integrato deliberate dalla AATO per la Laguna di Venezia sono inique ed incostituzionali poiché in base a queste osservazioni, come sopra evidenziato, la famiglia numerosa dovrebbe essere premiata in quanto 19

21 produce un uso sapiente del bene acqua e riesce ad avere un consumo pro capite virtuoso, come auspicato dalla stessa legge istitutiva degli AATO. Di fatto, se si continuano a penalizzare i consumi che, come abbiamo visto, sono virtuosi, si perpetua l iniquità fiscale producendo cittadini di serie A (single o al massimo coppia che rimangono dentro i canoni cosiddetti sociali e cioè un consumo di poco meno di trecento litri al giorno innaffiando anche il giardino) e cittadini di serie B che, pur essendo sobri nei consumi, vengono penalizzati pesantemente da tariffe che non tengono in nessun conto il numero dei familiari a carico ( producendo in tal modo, in concausa, le utenze deboli che si dovranno poi sostenere). Appare curiosa ed a carattere morbosamente persecutorio quella pazienza certosina nel calcolare gli scaglioni in base al consumo (peraltro principio valido), quando poi tali scaglioni si applicano indipendentemente dal reddito di chi li raggiunge, assegnando così la tariffa sociale anche a chi forse non ne avrebbe bisogno. In particolare, dato che l acqua è un elemento indispensabile per la vita dell uomo, le tariffe dovrebbero tenere conto che : 1. I cittadini sono tutti eguali (Costituzione, art. 2) ed hanno diritto, quantomeno, di pagare l acqua tutti allo stesso modo; 2. il consumo previsto per la tariffa agevolata sia pro-capite; 3. lo Stato tutela le famiglie, con particolare riguardo alle famiglie numerose (Costituzione, art. 31) 4. la Legge 36 impone l ausilio alle utenze disagiate, tenendo conto degli scaglioni di reddito. Si ritiene necessaria l attuazione immediata di politiche di prezzo e di riclassificazione delle utenze sociali, non basate sul singolo contatore ma sulle reali dimensioni del nucleo familiare; che vengano istituite fasce tariffarie agevolate in funzione del reddito per aiutare i nuclei familiari più bisognosi, come sottolineato più volte dalle leggi in vigore e dalle raccomandazioni dei vari studi che si sono succeduti negli anni. 20

22 Si sottolinea, infine, come tutto ciò sia facilmente realizzabile, senza sconvolgere il sistema di fatturazione considerato che già esiste un moltiplicatore della fascia agevolata, utilizzato nei contatori per utenze multiple (condomini) e che, quindi, l impatto sulla organizzazione delle società di distribuzione sarebbe minimo, risolvibile con un semplice aggiornamento dei dati anagrafici dell utente, previa presentazione di uno stato di famiglia attestante le dimensioni del nucleo. TARIFFE CONSUMI ELETTRICI La situazione delle struttura tariffaria per quanto riguarda i consumi elettrici ricalca lo stesso sistema di iniquità e anticostituzionalità già presentato per l acqua. I consumi delle famiglie vengono suddivisi in 7 fasce di prezzo, da F1 a F7, con una modulazione tariffaria che penalizza esattamente la fascia intermedia dei consumi. La tabella scaricata dal sito ufficiale del gestore nazionale, riporta queste tariffe che vengono di volta in volta corrette, in funzione di parametri economici, dal Garante per l Energia. Tabella di riferimento delle tariffe luce. Quota fissa /cliente anno 1,92 Corrispettivo di potenza impegnata /kw anno 6,24 Prezzo dell'energia (1) - I prezzi vengono applicati secondo i seguenti scaglioni di consumo annuo: Per primi 900 kwh Cent. /kwh 7,73 Per la parte di consumo 901 kwh fino a 1800 kwh Cent. /kwh 9,67 Per la parte di consumo da 1801 kwh fino a 2640 kwh Cent. /kwh 14,62 Per la parte di consumo da 2640 kwh fino a 3540 kwh Cent. /kwh 23,68 Per la parte di consumo da 3541 kwh fino a 4440 kwh Cent. /kwh 21,81 Per la parte di consumo oltre 4440 kwh Cent. /kwh 14,62 È evidente come le famiglie numerose risultino penalizzate, a causa dell elevato consumo elettrico direttamente legato al numero di persone ed alle dimensioni dell abitazione (grande per necessità, non certo per sfizio). Il consumo maggiore è legato all utilizzo degli elettrodomestici come lavatrice, lavastoviglie, aspirapolvere, ferro da stiro, phon e, in misura minore, televisore, frigorifero e congelatore nonché il computer (il cui uso aumenta man mano crescono i figli); la penalizzazione tariffaria dei consumi non sociali fa si che la 21

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