Infortuni sul lavoro: gli adempimenti a carico dell impresa

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1 Infortuni sul lavoro: gli adempimenti a carico dell impresa Nozione Si considera infortunio, ai fini della tutela assicurativa obbligatoria, ogni evento avvenuto per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata la morte o un inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un inabilità temporanea assoluta che importi l astensione dal lavoro per più di 3 giorni (art. 2, c. 1, D.P.R. 30 giugno Secondo consolidati orientamenti giurisprudenziali si deve intendere: - per causa violenta : un fattore esterno, rapido e intenso che arrechi un danno o una lesione all organismo del lavoratore (Cass. 29 agosto 2003, n ); - per occasione di lavoro : la circostanza che l infortunio sia ricollegabile da un nesso eziologico allo svolgimento dell attività lavorativa (Cass. 11 dicembre 2003, n ). Rientrano pertanto nella nozione di infortunio tutelabile non solo gli eventi conseguenti al rischio proprio dell attività svolta dal lavoratore, o di attività ad essa connessa, ma anche quelli eziologicamente riconducibili al rischio insito nell ambiente di lavoro, e cioè al rischio determinato dallo spazio delimitato, dal complesso dei lavoratori in esso operanti e dalla presenza di macchine e di altre fonti di pericolo (per la nozione di c.d. rischio improprio, Cass. 21 aprile 2004, n. 7633). Sono invece esclusi dalla tutela: - gli infortuni che, pur avvenuti in costanza ed in ambiente di lavoro, si siano verificati in circostanze puramente accidentali, in conseguenza di un rischio generico e comune, salvo che non si accerti che gli stessi sono stati determinati da fattori e circostanze ambientali di natura e caratteristiche tali da determinare un aggravamento quantitativo o qualitativo del rischio generico (Cass. 3 agosto 2004, n ); - i sinistri che accadono in situazioni in cui il lavoratore sia venuto a trovarsi per scelta volontaria, diretta a soddisfare impulsi personali che lo inducono ad affrontare rischi, anche sotto il profilo ambientale, diversi da quelli inerenti alla normale attività lavorativa (Cass. 10 maggio 2004, n Le norme dettate in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, tese ad impedire l insorgenza di situazioni pericolose, sono dirette a tutelare il lavoratore non solo dagli incidenti derivanti dalla sua disattenzione ma anche da quelli ascrivibili ad imperizia, negligenza ed imprudenza dello stesso. La Corte di Cassazione ha infatti precisato, con sentenza del 18 febbraio 2004, n. 3213, che il datore di lavoro è sempre responsabile dell infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le idonee misure protettive, sia quando non accerti e vigili che di queste misure venga fatto effettivamente uso da parte del dipendente, non potendo attribuirsi alcun effetto esimente per l imprenditore che abbia provocato un infortunio sul lavoro per violazione delle relative prescrizioni l eventuale concorso di colpa del lavoratore. L infezione carbonchiosa e l evento dannoso derivante da infezione malarica sono considerati infortunio sul lavoro (art. 2, c. 2, D.P.R. 30 giugno 1965, n e Corte Cost. 4 giugno 1987, n. 226). Salvo il caso di interruzione o deviazione del tutto indipendenti dal lavoro o, comunque, non necessitate, si considerano infortuni sul lavoro gli eventi dannosi occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, durante il normale percorso che collega due luoghi di lavoro se il lavoratore ha più rapporti di lavoro e, qualora non sia presente un servizio di mensa aziendale, durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro a quello di consumazione abituale dei pasti (c.d. infortunio in itinere). L interruzione e la deviazione si intendono necessitate quando sono dovute a cause di forza maggiore, ad esigenze essenziali ed improrogabili o all adempimento di obblighi penalmente rilevanti (art. 210, D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124: sull infortunio in itinere, cfr. Cass. 23 aprile 2004, n. 7717). L assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purché necessitato. Restano comunque esclusi gli infortuni direttamente cagionati dall abuso di alcolici e di psicofarmaci o dall uso non terapeutico di stupefacenti ed allucinogeni; l assicurazione, inoltre, non opera nei confronti del 1

2 conducente sprovvisto della prescritta abilitazione di guida (Cass. 18 marzo 2004, n. 5525). L utilizzo di un mezzo privato si può ritenere necessitato quando o mancano mezzi pubblici (Cass. 3 maggio 2003, n. 6722) ovvero, pur essendoci, non consentano la puntuale presenza sul luogo di lavoro ovvero comportino eccessivo disagio al lavoratore in relazione alle esigenze di vita familiare (Cass. 7 agosto 2003, n ). Per quanto riguarda le inabilità derivanti dall infortunio, la legge considera (art. 210, c. 2, 3, 4, D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124): - inabilità permanente assoluta: la conseguenza di un infortunio che tolga completamente e per tutta la vita l attitudine al lavoro; - inabilità permanente parziale: la conseguenza di un infortunio che diminuisca in misura superiore al 10% e per tutta la vita l attitudine al lavoro; - inabilità temporanea assoluta: la conseguenza di un infortunio che impedisca totalmente e di fatto di attendere al lavoro per un determinato periodo. Malattia professionale Si considera malattia professionale quella contratta nell esercizio e a causa della lavorazione alla quale il lavoratore è adibito (art. 3, D.P.R. 30 giugno Il D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, riporta in allegato l elenco delle malattie professionali (c.d. malattie tabellate : l elenco è stato aggiornato, da ultimo, con il D.M. 27 aprile 2004) per le quali è obbligatoria l assicurazione e che, al loro manifestarsi, danno diritto alle prestazioni a carico dell INAIL. Queste comunque spettano anche per malattie non presenti nell elenco delle quali il lavoratore possa dimostrare la causa lavorativa (art. 10, D.Lgs. n. 38/2000, si veda pure Corte Cost. 10 febbraio 1988, n. 179, che ha introdotto il c.d. sistema misto di tutela delle malattie professionali). Sull onere della prova nell ipotesi di malattie tabellate, cfr. Cass. 26 luglio 2004, n e, sui poteri istruttori d ufficio del giudice del lavoro, nella suddetta materia, Cass. 12 marzo 2004, n Secondo la più recente giurisprudenza della Suprema Corte, in ipotesi di malattia professionale non tabellata, la prova della causa di lavoro, che grava sul lavoratore, deve essere valutata in termini di ragionevole certezza (Cass. 25 maggio 2004, n ). Inoltre, la giurisprudenza ha specificato che in relazione alle malattie pur rientranti nelle tabelle delle malattie professionali, qualora la corrispondente attività lavorativa venga svolta non in modo continuativo ma in maniera episodica ed occasionale, viene meno la presunzione legale di derivazione della malattia dalla esposizione al rischio e l onere della prova della riconducibilità della malattia all attività professionale svolta grava sul lavoratore (Cass. 10 marzo 2004, n. 4927). Nella nozione di malattia professionale rientrano altresì quelle malattie psichiche e psicosomatiche da stress e disagio lavorativo riconducibili al cosiddetto mobbing. Tali disturbi possono tuttavia essere considerati di origine professionale esclusivamente se causati, o concausati in modo prevalente, da specifiche e particolari condizioni dell attività e della organizzazione del lavoro, come nei casi di costrittività organizzativa (es.: marginalizzazione dalla attività lavorativa; svuotamento delle mansioni; mancata assegnazione dei compiti lavorativi, con inattività forzata; ecc.) ovvero di mobbing strategico (azioni finalizzate ad allontanare o emarginare il lavoratore: in proposito, cfr. circolare INAIL n. 71/2003). In giurisprudenza, ad esempio, è stato ritenuto riconducibile al mobbing il comportamento del datore di lavoro che si traduca in disposizioni gerarchiche vincolanti, rivolte al dipendente, al fine di indurlo a compiere atti contra legem, potendo detto comportamento integrare la violazione del dovere di tutelare la personalità morale del lavoratore, imposto al datore di lavoro dall art cod. civ. (Cass. 8 novembre 2002, n ). Alle malattie professionali si applica generalmente, salvo specifiche disposizioni, la disciplina prevista per gli infortuni sul lavoro (art. 3, c. 2, D.P.R. 30 giugno Sospensione del rapporto Il lavoratore infortunato ha diritto alla conservazione del posto per il tempo previsto dalla legge o dai contratti collettivi. L art. 6, R.D.L. 13 novembre 1924, n riconosce ai lavoratori con qualifica di impiegato i seguenti periodi di comporto: 2

3 - 3 mesi, per anzianità di servizio non superiore a dieci anni; - 6 mesi, per anzianità di servizio superiori. Maggiori durate sono generalmente previste dai contratti collettivi di categoria, sia per gli impiegati che per gli operai. Al lavoratore spetta inoltre, durante l assenza, un trattamento economico nella misura stabilita dalle leggi, dai contratti collettivi, dagli usi o secondo equità (art cod. civ.). Durante il periodo di comporto il lavoratore non può essere licenziato; il periodo di assenza deve essere inoltre computato nell anzianità di servizio (art. 2110, c. 3, cod. civ.). Superato il periodo massimo di conservazione del posto, ciascuna delle parti può recedere dal rapporto di lavoro ai sensi dell art cod. civ. Obblighi del datore di lavoro Il datore di lavoro deve denunciare alla sede circoscrizionale dell INAIL nella quale si svolgono i lavori (salvo che l Istituto stabilisca una sede diversa), entro due giorni da quello in cui ne ha avuto notizia, gli infortuni da cui siano colpiti i dipendenti prestatori d opera e che siano pronosticati non guaribili entro tre giorni, indipendentemente da qualsiasi valutazione circa la loro indennizzabilità (art. 53, c. 1, D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124). La denuncia può essere presentata direttamente all INAIL o, alternativamente, inviata via internet o con raccomandata. La denuncia deve essere inviata all INAIL per telegramma o via fax entro 24 ore, se l infortunio ha avuto esito mortale o se sussiste pericolo di morte. Qualora, invece, l inabilità per un infortunio pronosticato guaribile entro tre giorni si prolunghi al quarto, il termine per la denuncia decorre dal quarto giorno. La denuncia deve essere redatta sul modello predisposto dall INAIL, con indicazione delle generalità del lavoratore infortunato, del giorno e dell ora in cui è avvenuto l infortunio, delle cause e circostanze di esso, della natura e della precisa sede anatomica della lesione, del rapporto con le cause denunciate e di eventuali alterazioni preesistenti. Alla denuncia deve essere allegato il certificato medico. La competenza a trattare la denuncia è attribuita alla sede INAIL nel cui ambito territoriale l assicurato ha stabilito il proprio domicilio; la sede che riceve la denuncia provvede all inoltro a quella competente in base a tale criterio. Particolari disposizioni sono previste per la denuncia degli infortuni in agricoltura (art. 38, D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38). Altri adempimenti Il datore di lavoro ha altresì l obbligo di denunciare entro due giorni all Autorità di pubblica sicurezza del Comune in cui è avvenuto, ogni infortunio da cui sia derivata la morte o una prognosi superiore a tre giorni, allegando il certificato medico (art. 54, D.P.R. 30 giugno La denuncia delle malattie professionali deve avvenire entro i cinque giorni successivi a quello nel quale il prestatore d opera ha fatto denuncia al datore di lavoro della manifestazione della malattia, corredata dal certificato medico; non è necessaria la denuncia all Autorità di pubblica sicurezza. A seguito della denuncia di malattia professionale da parte del datore di lavoro, il medico deve redigere un certificato contenente, oltre l indicazione del domicilio dell ammalato e del luogo dove questi si trova ricoverato, una relazione particolareggiata della sintomatologia accusata dall ammalato stesso e di quella rilevata dal medico certificatore. I medici certificatori hanno l obbligo di fornire all Istituto tutte le notizie che esso reputi necessarie (art. 53, c. 5, D.P.R. 30 giugno Obblighi del lavoratore Il lavoratore è obbligato a dare immediata notizia di qualsiasi infortunio che gli accada, anche se di lieve entità, al proprio datore di lavoro (art. 52, c. 1, D.P.R. 30 giugno L omessa informativa al datore di lavoro, che per questo motivo denuncia in ritardo l infortunio all INAIL, comporta per il lavoratore la perdita dell indennità per i giorni antecedenti a quelli in cui il datore di lavoro ha avuto notizia dell infortunio. La denuncia della malattia professionale deve essere fatta dal lavoratore assicurato al datore di lavoro entro 15 giorni dalla mani- 3

4 festazione; in mancanza il lavoratore decade dal diritto ad indennizzo per il tempo antecedente la denuncia. Il lavoratore ha l obbligo di rendersi reperibile in determinate fasce orarie, come in caso di malattia (Cass. 9 novembre 2002, n ). Trattamento economico e sanzioni Quando l infortunio sul lavoro o la malattia professionale determinano uno stato di inabilità temporanea assoluta al lavoro, è previsto l obbligo per il datore di lavoro di erogare la retribuzione per i primi quattro giorni e per l INAIL di corrispondere un indennità per il periodo successivo. In particolare, ai sensi dell art. 73, D.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, salvo condizioni di miglior favore previste dai contratti collettivi, il datore di lavoro è obbligato a corrispondere al lavoratore infortunato l intera retribuzione per la giornata nella quale è avvenuto l infortunio e il 60% della stessa per i 3 giorni successivi all infortunio. L obbligo sussiste anche nei casi in cui la guarigione avvenga entro il periodo di carenza, per i casi di malattia professionale nell industria e di infortunio e malattia professionale in agricoltura. Per le giornate di festività che cadono nel periodo di assenza è previsto il seguente trattamento a carico del datore di lavoro: - 100% della retribuzione per i 3 giorni successivi all infortunio; - integrazione fino al 100% della retribuzione per tutto il periodo indennizzato dall INAIL. Dal quarto giorno successivo all infortunio o alla malattia professionale l INAIL corrisponde al lavoratore un indennità nelle seguenti misure (art. 4, L. 10 maggio 1982, n. 251): - dal 4 al 90 giorno: 60% della retribuzione; - dal 91 giorno: 75% della retribuzione. Retribuzione media giornaliera La retribuzione giornaliera di riferimento è quella media percepita negli ultimi 15 giorni precedenti l evento e si determina sommando: - per gli operai retribuiti in relazione alle ore di lavoro prestate: (a) quota oraria della normale retribuzione percepita nei 15 giorni precedenti l infortunio x 1/6 del- l orario settimanale; (b) compenso medio orario per lavoro straordinario percepito nei 15 giorni precedenti l infortunio x 1/6 dell orario settimanale; (c) rateo ferie ricavato applicando alla quota (a) la percentuale risultante dal rapporto (n. giorni di ferie + n. giorni di riposo contrattuali) x 100/300; (d) rateo festività e mensilità aggiuntive ricavati applicando alla quota (a) le percentuali rispettivamente del 3,33% (fissa) e dell 8,33% (per ciascuna mensilità aggiuntiva); - per gli impiegati: (a) 1/25 della retribuzione normale mensile; (b) 1/25 del compenso medio giornaliero per lavoro straordinario percepito nel mese precedente; (c) rateo ferie ricavato applicando alla quota (a) la percentuale risultante dal rapporto (numero giorni di ferie + numero giorni di riposo contrattuali) x 100/300; (d) rateo festività e mensilità aggiuntive ricavati applicando alla quota (a) le percentuali rispettivamente del 3,33% (fissa) e dell 8,33% (per ciascuna mensilità aggiuntiva). Le indennità per inabilità temporanea sono corrisposte fino a guarigione clinica e pagate in via posticipata dall Istituto. Se l INAIL chiede al datore di lavoro di anticipare l indennità per suo conto, questi non può rifiutarsi (art. 70, D.P.R. 30 giugno L indennità viene successivamente rimborsata al datore di lavoro (alla fine di ogni mese) salvo diversa convenzione. Integrazione a carico del datore di lavoro I contratti collettivi pongono generalmente a carico dei datori di lavoro l obbligo di integrare per un determinato periodo l indennità corrisposta dall INAIL. In genere il trattamento economico e la durata della sua corresponsione sono graduati in relazione all anzianità di servizio del lavoratore. I contratti prevedono quasi sempre per il datore di lavoro l obbligo di anticipare l indennità a carico dell INAIL. Danno biologico Dall infortunio o dalla malattia professionale può derivare al lavoratore anche il cosiddetto danno biologico. Si definisce danno biologico la lesione all integrità psicofisica, suscettibile di valutazione medico legale, della persona. Le 4

5 prestazioni per il ristoro del danno biologico sono determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato (art. 13, D.Lgs. 23 febbraio 2000, n. 38). Le menomazioni conseguenti alle lesioni dell integrità psicofisica sono valutate in base a specifica tabella delle menomazioni, comprensiva degli aspetti dinamico-relazionali. L indennizzo delle menomazioni di grado pari o superiore al 6% ed inferiore al 16% è erogato in capitale, dal 16% è erogato in rendita. Per le menomazioni di grado pari o superiore al 16% spetta inoltre un altra quota di rendita per l indennizzo delle conseguenze che hanno comportato. Sanzioni Fattispecie Omissione della denuncia di infortunio o malattia professionale all INAIL o all Autorità di pubblica sicurezza (artt. 53 e 54, D.P.R. n. 1124/1965) Mancata corresponsione al lavoratore dell anticipazione sull indennità a seguito di richiesta dell INAIL (art. 70, D.P.R. n. 1124/1965) Mancata corresponsione al lavoratore del trattamento spettante per il periodo di carenza (art. 73, D.P.R. n. 1124/1965) Sanzione Sanzione amministrativa da 258 a 1549 (artt. 1 e 2, L. n. 561/1993) Estinzione mediante diffida/prescrizione: 258. Sanzione amministrativa da 25 a 154 (art. 195, D.P.R. n. 1124/1965) Estinzione mediante diffida/prescrizione: 25. Sanzione amministrativa da 25 a 154 (art. 195, D.P.R. n. 1124/1965) Estinzione mediante diffida/prescrizione: 25. 5

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