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1 A) PLUTARCHI 355D (12) '. ',, 355E.,.,,., [,], 355F, '.,,,., ',. 356A '.,. ', ' '. (13) ' 356B, '. ',, '. 356C,,. ',,,,. 356D,,.,. 355D (12) Sia esposto questo racconto nella forma più breve possibile proprio come è eliminando con cura quanto è non necessario e eccessivo. Narrano che dopo che Rea si unì di nascosto con Kronos Helios

2 accortosene lanciò contro di lei la maledizione che non avrebbe partorito né nel corso di un mese né nel corso di un anno. Innamoratosi della dea, Ermes si unì a lei, e in seguito sfidando al gioco della dama Selene e sottraendo da ciascuno dei giorni la settantesima parte da tutte le parti mise insieme cinque giorni e li aggiunse ai trecentosessanta, proprio quelli che oggi gli Egiziani 355E chiamano Aggiunti e celebrano il natale degli dei. (Dicono che) Nel primo giorno nacque Osiride e mentre lui veniva partorito si sparse la voce che veniva alla luce il signore di tutto. Alcuni affermano che un certo Pamila mentre a Tebe andava a attingere acqua al santuario di Zeus udì una voce che gli ordinava di annunziare a gran voce, che è nato il grande Re benefattore Osiride, e per ciò allevò Osiride dopo che Kronos glielo ebbe affidato e in suo onore fu istituita la festa delle Pamilie che è simile alle Falloforie. Nel secondo nacque Arueris, [il quale Apollo] il quale pure chiamano Horos il più anziano, nel terzo giorno 355F nacque Tifone non nel modo né nel luogo opportuni, ma avendo rotto il fianco con un colpo venne spinto fuori. Nel quarto giorno nacque Iside nei luoghi umidi, nel quinto Nephtus, che alcuni chiamano Teleuté e Afrodite, altri Nike. (Dicono che) Osiride e anche Arueris furono (generati) da Helios, da Ermes Iside, da Kronos Tifone e Nephtus. 356A A motivo di ciò i re ritenendo empio il terzo giorno di quelli aggiunti non facevano affari e non si curavano di se stessi fino a notte. (Raccontano che) Nephtus andò sposa a Tifone, Iside e Osiride innamoratisi l uno dell altra si unirono tra loro anche prima di nascere nel ventre al buio. Alcuni affermano anche che così nacque Arueris e fu chiamato Horos il più anziano dagli Egiziani, Apollo dai Greci. (13) Durante il suo regno, Osiride allontanò subito gli Egiziani da una condizione miserevole e selvaggia indicando loro i frutti e stabilendo leggi e insegnando a venerare gli dei; in un secondo momento andò a civilizzare tutta la terra non avendo affatto bisogno di armi, 356B ma attirando a sé con la persuasione e il ragionamento i più, affascinati da ogni genere di canto e di musica: per questo motivo i Greci sono convinti che sia lo stesso che Dioniso. Mentre lui era lontano Tifone non tentò rivolgimenti perché Iside faceva molta buona guardia e badava con fermezza a fare attenzione, ma contro di lui quando tornò si mise a macchinare un inganno essendosi fatto come congiurati settantadue uomini e avendo come complice la regina dell Etiopia di quel tempo, che chiamano Asò. Dopo aver misurato di nascosto il corpo di Osiride e aver fabbricato una cassa bella e adornata abbondantemente la fece portare nel (luogo del) simposio. Mentre gli altri si compiacevano 356C alla vista e facevano meraviglie Tifone promise per gioco che colui che distesosi dentro ne avrebbe eguagliato la lunghezza, a questi avrebbe dato in dono la cassa. Dopo che tutti quanti uno dopo l altro ebbero fatto la prova, poiché nessuno si adattava, vi si distese Osiride dopo esservi entrato: i congiurati balzati sopra deposero il coperchio e dopo aver piantato chiodi da fuori a ciò e avervi versato sopra piombo fuso lo trascinarono al fiume e lo fecero andare verso il mare attraverso la foce di Tanis, che per ciò ancora oggi gli Egiziani considerano abominevole e esecrabile. Questi fatti dicono che avvennero nel diciassettesimo giorno 356D del mese Athùr, nel quale (la costellazione del)lo scorpione attraversa il sole, il ventottesimo anno del regno di Osiride. Altri invece dicono che lui visse, non regnò, per questo tempo. B) Testimonia ad Enneakrounon pertinentia 1) Herodoti Historiae ,,,.,,,,,.,. [ ] ',.,

3 '.,,,,. In seguito i Pelasgi furono cacciati dall Attica dagli Ateniesi; in maniera giusta o in maniera ingiusta, questo non devo precisarlo, a parte ciò che si dice, e cioè che Ecateo figlio di Egesandro ha raccontato nelle Storie affermando che ingiustamente. Infatti, dopo che gli Ateniesi videro la terra, che loro stessi avevano dato a quelli da abitare, e che stava ai piedi dell Imetto, come compenso del muro che a quel tempo avevano tirato su intorno all Acropoli, appena dunque gli Ateniesi videro che era ben lavorata, mentre prima era improduttiva e degna di nessuna considerazione, li colse invidia e brama della terra, e così gli Ateniesi li cacciarono via senza avanzare nessun altro pretesto. Secondo quanto raccontano gli Ateniesi stessi, li cacciarono a ragione: essendosi stanziati ai piedi dell Imetto, muovendo da lì i Pelasgi compivano azioni offensive in questo modo. Le loro figlie [e i loro figli] si recavano infatti sempre all Enneakrounos per (attingere) l acqua: a quel tempo, infatti, loro e gli altri Greci non avevano servitori. Appena quelle giungevano, i Pelasgi le assalivano con insulti e dileggio. E non bastò loro fare questo, ma alla fine apparve in modo manifesto che avevano intenzione di attaccare. Essi in quella circostanza furono persone più civili di quelli, in quanto essendo loro possibile uccidere i Pelasgi, perché li avevano colti in atto di attaccare, non vollero, ma intimarono a quelli di andare fuori dalla regione. 2) Thucididis Historiae , '., < >, [ ], '..,,,. La parte che sta davanti al Acropoli che c è oggi era la città, e anche la parte sottostante rivolta soprattutto a sud. La prova (è questa): i santuari sull Acropoli e degli altri dei è e quello che vi è fuori è costruito soprattutto da questa parte, il santuario di Zeus Olimpio e il Pithios e quello di Gea e quello di Dioniso in Limne, dove si celebrano le più antiche Dionisie [nel dodicesimo] nel mese Antesterione, come anche gli Ioni che vengono dagli Ateniesi sono soliti fare ancora oggi. Da questa parte sono costruiti anche gli altri santuari arcaici. E alla fontana quella chiamata Enneakrounos dopo che i tiranni l hanno edificata in questo modo, mentre prima quando le acque sorgive erano alla luce era chiamata Kallirroe, essi di quella si servivano per lo più, e ancora oggi dai tempi antichi di solito si utilizza la sua acqua per le cerimonie nuziali e per altri sacrifici. 3) IsocratisAntidosis , ', ', '.

4 Alcuni di loro rinfrescano il vino all Enneakrounos, altri bevono nelle taverne, altri ancora giocano a dadi nelle bische, molti infine passeggiano davanti alle scuole delle suonatrici di flauto. 4) Dinarchi Or. 19 F 6 (ex Harpocrationis Lexico s. v. = Photii Lexicon * ), ',. < >. (XCII) < >,,.. Lutroforos e portare il lavacro: vi era l uso per quanti si sposavano che venissero fatte portare lavacri per loro nel giorno delle nozze, e per questo compito mandavano il figlio maschio parente più stretto della famiglia, e questi portavano l acqua per il lavacro. Vi era anche l uso di portare un lutroforo, cioè un giovane con una idria, e di collocarlo sulla stele di quante erano morte non sposate. Parla di ciò Dinarco nell accusa Contro Teodoto (XCI) e in quella Contro Kallistene. Afferma Polistefano nel Le fontane (F 27, 7) che trasportavano l acqua dalla fontana chiamata Enneakrounos, un tempo Kallirroe. Ricordano l usanza i Comici. 5) Pausaniae Graeciae descriptio ,,,.,. Per gli Ateniesi che entrano nell Odeion vi sono Dioniso e altri monumenti degni di essere visti. Vicino vi è una fontana, la chiamano Enneakrounos, così abbellita da Pisistrato; in tutta la città vi sono pozzi, ma solo questa sorgente. Al di sopra della fontana sono stati edificati templi quello di Demetra e Kore, in un altro è collocata la statua di Trittolemo. 6) Pollucis Onomasticon , ', '. Vengono chiamati e colei che porta i lavacri lutrophoros, ad Atene dalla Kallirroe in seguito chiamata di nuovo Enneakrounos, altrove da dove capita. Questi lavacri venivano anche chiamati nuziali. 7) Hesychii Lexikon 2705 Latte, (Cratin. F 186,2) Dodekakrounos: ad Atene la fontana che alcuni chiamano Enneakrounos, altri invece Kallirroe.

5 3185 Latte, (1,15,5) Enneakrounos: fontana ad Atene che prima chiamavano Kallirroe; dopo che i tiranni l ebbero così abbellita fu chiamata Enneaakrounos, come dice Tucidide. 8) Harpocrationis Lexikon (= Suda Lexikon 1209Adler) [ ]. '. Enneakrounos: [Lisia] Isocrate nel Lo scambio. Una fontana in Atene; prima era chiamata Kallirroe. 9) Photii Lexikon 865 Theodoridis (= Suda Lexikon 1440 Adler), (2, 15, 5)., Dodekakrounos: fontana in Atene, che Tucidide (chiama) Enneakrounos Lavacri: vi è l usanza di portarli su un carro per le giovani e i giovani che si sposano; portavano in antico l acqua dalla fontana chiamata Enneakrounos; ora da ogni luogo mandavano i lutrofori per le nozze; ponevano un lutroforo ai non sposati sulle tombe. 10) Etymologicum Magnum (= Lexicon Sabbaiticum * ) :, '. " '. Enneakrounos: Fontana in Atene presso l Ilisso, che prima era Kallirroe; da essa muovono i lavacri per quelle che si sposano. Polizelo nel Demotindareo giungerà all Enneacrounos ricca di acqua. 11) Suda Lexicon * Adler,,,,,. Bocca dodekakrounos: Cratino nel La pentola lodò se stesso dicendo: Signore Apollo, le sorgenti risuonano dello scorrere dei versi, una bocca dodekakrounos, un Ilisso in gola potrei dire, se qualcuno non gli tapperà la bocca,sommergerà di parole.

6 Adler.. Enneakrounos: in Atene vi era la fontana dodekakrounos. Ma Tucidide (la chiama) Enneakrounos. D) Selezione di iscrizioni da DAA (A.E. Raubitscheck, Dedications from the Athenian Akropolis) DAA 1(ca ) [ ] [ ]. Fhi [-- -] alla fanciulla dagli occhi di civetta DAA 2(ca ) [ ] [ ]- [ ]. Dikaios figlio di Euripide ha dedicato alla dea DAA 3(ca ). '. Mi ha fatto Archermos di Chio // Ifidiche mi ha dedicato ad Atena che guida la città. DAA 4 (ca ) [ ] [ ] [ ] [ ]. [Tizio] mi ha fatto per Atena // []mos per la santa generata per terza DAA 5 (ca ) [ ]. [ ]. Aminias ha dedicato a Atena // Gorgias ha fatto DAA 6(ca ) ' ' h < > [ ]. Alkimachos mi ha dedicato ha dedicato questa statua alla fanciulla figlia di Zeus / / la figlia di Carione padre nobile supplica che sia benevola DAA 7 (ca ) [ ]. [ ] h [ ' ]. [ ]. Endoios ha fatto // Opsiades il A [- - - questo oggetto] ha dedicato. / Filermos ha fatto DAA 9(ca ) [ ] h.

7 [ ]. [?]... [Tizio] di Chios ha fatto /[-- -] peratena://[tizio] di Acarne ha dedicato DAA 10 (post 510 a.).. Puthis ha fatto //Epiteles ha dedicato come primizia / a Atena DAA 13 (ca. 490 a.) [ ( ) ' ] [ ] [ ] h [ ] [h ] [ h] ( ) < > [ Kallimaco di Afidna ha dedicato a Atena me // nunzio degli immortali che possiedono l ampio cielo; egli che come polemarco degli Ateniesi dopo aver disposto lo scontro //quello dei Medi e degli Elleni morì, il giorno della schiavitù / tenendo lontano dai figli degli Ateniesi nel bosco di Maratona. DAA 22 ' [ ] [ '] [ ].. Mi ha dedicato Angelito. /Atena sovrana, sia gradito a te questo dono. //L ha fatto Evenore DAA 24 (ca ) [ ] ' [ ] h. Atena sovrana, a te Timocrate ha dedicato, / il figlio di Aristechmo, o figlia di Zeus egioco. D) CALLIMACHI HYMNUS IN DIANAM ( ),, 5,,,,, ', '

8 , ' 10, '.,,., 15 ',. ', ' 20 ' ',,, '. 25,. ',, 30.,, ', '.,,, , ' ',,,,. 45 (, ' ) '. 50 ', ( ' ' )

9 ' 55,,, ä, ' 60. '. '. 65 ',,, 70.,,, ' ',,, 75, ', '. Artemide (non è leggero per i cantori dimenticarla) inneggiamo, alla quale gli archi e le cacce alle lepri sono gradite e il coro che si distende intorno e tra i monti svagarsi, iniziando da quando seduta sulla ginocchia del padre bimba ancora balbettante tali parole rivolse al padre: 5 Concedi a me verginità perenne, babbo, da conservare, e molteplicità di nomi, affinché con me Febo non contenda, concedi frecce e archi concedi padre, non una faretra a te chiedo né un grande arco: per me i Ciclopi frecce presto lavoreranno, per me pure un arco ben ricurvo; 10 ma (ti chiedo) di portare luce e fino alle ginocchia un chitone di indossare con frangia, affinché possa cacciare animali selvatici. Dà a me pure sessanta Oceanine danzatrici, tutte di nove anni, ancora tutte giovani senza cintura. Dà a me come ancelle venti ninfe di Amniso 1 5 che per me i calzari e quando non più linci né cervi io caccio i veloci cani accudiscano. Dà a me tutti i monti: la città quella assegnami quella che vuoi: raro è quando Artemide raggiunge una città; abiterò tra i monti, alle città mi mescolerò di uomini 20 solo quando da acute doglie le donne travagliate mi chiamino soccorritrice: a loro a me le Moire generata appena imposero di andare in aiuto,

10 perché sia mentre mi partoriva sia mentre mi portava non soffrì la madre, ma senza pena mi depose dalle sue membra. 25 Così detto la bimba voleva la barba del padre accarezzare, molte volte invano distese le mani fino a che la sfiorò. Il padre annuì sorridendo, e disse accarezzandola: Quando a me tali figli le dee generassero, poco io di Era gelosa 30 adirata dovrei far conto. Prendi, figlia, quanto spontaneamente richiedi, e altro ancora di più ti darà il padre. Tre volte dieci città e non solo una rocca ti darò, tre volte dieci città a te, le quali che un altro dio esaltino non sarà possibile, ma solo te, e di Artemide saranno chiamate; 35 e molte città da ricevere in comune in terraferma e isole: in tutte vi saranno di Artemide altari e boschi. E nelle strade sarai e nei porti sorvegliante. Così avendo fatto questo discorso mandò a effetto col capo. Andò la bimba 40 al monte Bianco di Creta chiomato di selva, e da qui all Oceano. Scelse molte ninfe, tutte di nove anni, tutte ancora giovani senza cintura: gioì molto il fiume Cerato, gioì Tethis, perché mandavano le figlie come compagne alla figlia di Letò. 45 Poi andò a cercare i Ciclopi. Li trovò nell isola di Lipari (Lipari è nuovo, ma allora aveva il nome Meligunide) sulle incudini di Efesto che stavano attorno a una massa di ferro; li incalzava grande opera, costruivano a Posidone una mangiatoia per cavalli. 50 Le ninfe ebbero terrore, quando videro i terribili mostri simili alle vette dell Ossa (a tutti sotto il ciglio luce di un solo occhio simile a scudo di quattro buoi terribilmente guatante) e quando il colpo udirono dell incudine che echeggiava molto lontano e il soffio 55 dei loro mantici e il grave gemito. Gridava l Etna, gridava la Tinacria sede dei Sicani, gridava la vicina Italia, rispondeva al grido a gran voce Cirno, quando essi sollevati i magli sopra le spalle o il bronzo ribollente dalla fornace o il ferro 60 vicendevolmente colpendo forte sbuffavano. Perciò non sopportarono indifferenti le Oceanine loro né di guardare di fronte, né di accogliere nelle orecchie il colpo. Non c è colpa: questi anche le non più bambine figlie dei beati giammai guardano senza tremore. 65 Ma quando una delle bambine disobbedienze fa alla madre, la madre richiama i Ciclopi per la sua bambina, Arge o Sterope; dal fondo della casa viene Hermes spalmato di nera fuliggine: subito spaventa la bambina, e essa della genitrice 70 tra le braccia si immerge ponendo le mani sugli occhi. Ragazza, tu già prima, quando ancora avevi tre anni, quando Letò ti portava tenendoti tra le braccia, perché Efesto ti aveva chiamata per darti doni, mentre Bronte ti teneva a sedere sulle forti ginocchia 75 dall ampio petto afferrasti fitto pelo e strappasti con forza: ancora oggi senza pelo rimane la parte centrale del petto, come quando sulla tempia di un uomo essendosi insediata la volpe divora la chioma.

11 E) MENANDRI ( ). ( ), 223, ; ( ) ; ;. 225 ;,. ',, ; '. ', 230.,,., ; ',, ;. ;. ', 240 ', '.,, ,...., ' ', 250. ' ',,

12 ; ' ' ; ; '.. 260, ; ;,, ',,. ' ', ', 265.,., ',,. ; < > <.> ',. ;.. 275, ', ', ' '. ' 280 ',. ', [, ' ', [ 285 ', ' ; [ ', ', ', '., 290 ',, '. '.

13 ; ;... ', ' 295,,.., ' '.,,, 300,,.. ' ' ',. 305 '. ',, ' ' ',, 310 ',, ' ',., ' ', ; ' '. 315 '. ; ', ' ' '., ' 320 ',,,,., ', 325. ',, ' ', ',,. 330 ', ' '. ',

14 , 335. ', [ ],. 340, ', '. ',,, ' '. 345 ', '. '.,, ', 350 ;.. ' ' '.. Per gli dei, carissimo, puoi dedicare un po di tempo a noi? A voi? Perché? Siamo in disaccordo su un problema. (225) E che m importa? Cerchiamo un giudice imparziale; se nulla te lo impedisce, risolvilo per noi. Dannati, passeggiate discutendo cause, e siete vestiti di pelli? Suvvia. Il problema è breve (230) e facile da intendere. Babbo, fai il piacere, non disprezzarci, per gli dei. In ogni occasione bisogna che la giustizia prevalga dappertutto, e chi viene coinvolto in qualche modo è comune alla vita di tutti che se ne prenda cura. (235) Da(vo) - Mi sono mischiato a un oratore davvero a posto. Che avevo da spartire? Rispondimi: obbedirete dunque a ciò che deciderò? Assolutamente. Vi ascolterò; cosa me lo impedisce? Tu che stai zitto, parla per primo. Un po da prima, non solo ciò che è stato fatto contro di lui (240), in modo che ti sia chiaro il fatto. Nel bosco vicino a questi luoghi stavo al pascolo circa trenta giorni fa, carissimo, io da solo e trovai un bimbo esposto, uno appena nato (245), che aveva questi monili e questi ornamenti qua. Il problema è su questi oggetti. Non puoi parlare. Se interrompi, ti batterò con il bastone. Giustamente. Parla! Sì, parlo. Lo raccolsi, tornai a casa con lui (250), era mia intenzione allevarlo. Così mi pareva in quel momento; ma la notte, come capita a tutti, ragionando tra me e me facevo i conti: A me che (importa) di allevare bambini e di (avere) guai? Da dove prenderò queste cose? Che mi (importa) delle preoccupazioni? (255) Ero in queste condizioni. All alba stavo di nuovo al pascolo. Viene costui è un carbonaio allo stesso posto per bruciare lì rami; già da prima era un mio conoscente. Chiacchieriamo tra noi. Vedendomi accigliato (260), Perché sei preoccupato domanda Davo?. Perché? io (rispondo) sono un impiccione, e gli racconto il fatto, come l ho trovato, come l ho raccolto. E allora lui subito prima che finissi di parlare aveva capito, Che tu sia benedetto, Davo diceva a ogni parola (265), Dammi il bimbo.

15 Così fortunato! Così libero! Ho moglie dice e mentre partoriva il bambino è morto e intendeva costei, quella che ora tiene il bimbo. Lo chiedevi, Sirisco? Certamente. Per tutto il giorno mi ha tormentato (270). A lui che supplicava, che cercava di convincermi, ho promesso. Gliel ho dato; se ne è andato augurando diecimila beni; prendendomi le mani le baciava. Hai fatto questo? Sì. Si è allontanato. Ora con la moglie si presenta all improvviso da me (275) e gli oggetti che erano stati deposti con quello erano queste piccole cose e una sciocchezza pretende di prendere lui e sostiene di subire danni, perché non glieli do ma pretendo di tenerli io. Io invece dico che mi deve ringraziare (280) di ciò che ha preso quando domandava: se non gli do tutto, non devo essere accusato. Se andando in giro avesse trovato insieme a me tutto ciò e Ermes fosse stato comune, io avrei preso l uno, lui l altro; benché abbia trovato io da solo, lui che allora non c era(285) crede di dover avere tutto, e io nulla? Infine: ti ho dato qualcosa di mio: se ti è gradito, tienilo pure; se non ti garba, ma hai cambiato parere, rendilo indietro, non offendere e non essere danneggiato. Non devi avere tutto tu (290), una parte da me consenziente, l altra facendo il prepotente con me. Ho finito il mio discorso. Sy. - Hai finito? Sm.- Non hai sentito? Ha parlato. Sy, - Bene, allora io. Ha trovato da solo il bimbo, questo qui. E tutto ciò che sostiene(295), lo sostiene correttamente: è accaduto così, babbo. Non lo nego. Perché ne avevo bisogno, supplicandolo ho preso questo da lui, dice il vero. Un pastore, col quale lui aveva parlato, uno che lavora con lui, mi ha riferito che lo ha trovato insieme con alcuni oggetti (300): per questo, babbo, proprio questo è qui. Dammi il bimbo, moglie mia. I monili e gli oggetti di riconoscimento lui te li chiede, Davo: sostiene che sono stati deposti come ornamento per lui, non come sostentamento per te (305). E io li pretendo per lui essendo divenuto suo signore: mi hai reso tale tu, dandomelo. Ora, carissimo, questo deve esserti ben noto, mi pare, che gli oggetti d oro o questi altri quali che siano, secondo il lascito della madre, chiunque essa sia (310), devono essere custoditi per il bambino, finché sia cresciuto, piuttosto che li tenga questo ladrone, perché ha trovato proprietà d altri. Perché allora, quando l ho preso, non ti ho chiesto questi oggetti? In quel momento non era in me di parlare in sua difesa (315). E anche ora vengo non per reclamare non una cosa mia propria. Ermes comune? Nulla si trova, dove c è una persona che ha subito un torto: questo non è un ritrovamento, è un furto. Ma fa attenzione anche da questo lato, babbo; forse questo bimbo (320) qui è uno sopra la nostra condizione e allevato tra lavoratori disprezzerà queste cose, ma spinto verso la sua indole tenterà di compiere qualche impresa nobile, cacciare leoni, indossare armi, correre nelle gare. Hai visto tragedie, lo so (325), e hai a mente tutte queste cose. Un certo Neleo e Pelia li trovò un vecchio capraio, che indossava una pelle come io ora; quando comprese che erano superiori a lui, gli racconta l accaduto, come li trovò, come li raccolse (330). Diede loro il sacchetto degli oggetti di riconoscimento, per mezzo del quale avendo appreso con chiarezza tutto ciò che li riguardava divennero re loro che erano in quel momento caprai. Se quegli oggetti Davo dopo averli presi li avesse venduti, per ricavarne dodici dracme (335), avrebbero trascorso tutto il tempo ignoti, loro che erano tanto importanti e tanto grandi per famiglia. Non va bene che io allevi questa persona, e invece Davo, dopo averla raccolta, faccia sparire la speranza della sua salvezza, babbo (340). Qualcuno per mezzo degli oggetti di riconoscimento ha evitato di sposare la sorella, si è astenuto per caso dalla madre, ha salvato il fratello. Essendo per natura incerta, babbo, bisogna mettere al sicuro la vita di tutti con la preveggenza, considerando molto prima da dove è(345). Ma rendilo dice se non ti garba. Questo infatti pensa che sia il punto fermo nella faccenda. Non è giusto: dal momento che tu devi restituire qualcosa di suo, cerchi addirittura di riprenderti lui, per danneggiarlo ancora più sicuramente (350), ora che la Sorte ha salvato qualche oggetto? Ho finito di parlare. Giudica come ritieni giusto. Sm. - È giudicato: tutto ciò che stava con lui è del bimbo. Questo io so.

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