La fonte Q e la sofferenza e morte del Figlio dell Uomo Donato Bono

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1 La fonte Q e la sofferenza e morte del Figlio dell Uomo Donato Bono Che la Logien Quelle o fonte Q sia davvero esistita è un ipotesi affascinante. 1 Per quanto la questione tutt ora rimanga aperta e non si abbia la certezza assoluta della sua esistenza, a meno che non la si trovasse, la sua ammissione, però, non solo è sostenuta dalla maggior parte degli studiosi, ma risolve tendenzialmente una serie di problematiche relative alla questione sinottica, che altrimenti risulterebbero davvero assai misteriose. 2 Non intendendo qui addentrarmi nella complessa problematica e dando sostanzialmente come appurata la soluzione del problema con l ammissione delle due fonti, 3 presento una sorta di suggestioni, che potrebbero aprire interessanti scenari relativi a questa particolare raccolta di loghia o detti del Signore, che è ormai comunemente defininita e denominata la fonte Q. 4 Concentrando l attenzione su quei testi della duplice tradizione, che sembrano sottolineare i tratti del Servo del Signore e della figura del Figlio dell Uomo alla luce della sofferenza e morte, subite in vista della salvezza, provo a delineare alcuni aspetti cristologici e soteriologici, che apparterrebbero all ipotetica fonte della duplice tradizione Il caso di Lc 17,25 Tra le predizioni della morte, 6 una propria peculiarità sembra avere certamente Lc 17,25, sia per la sua specificità lucana e sia soprattutto per il suo inserimento 1 Sull esistenza di Q l accordo degli esegeti è quasi unanime. Non mancano, tuttavia, gli avversari, a cominciare da B.C. BUTLER, The Originality of St. Matthew, Cambridge 1951 [cf. anche la recensione di A.M. FARRER, in New Testament Studies N.S. 3 (1952) , che sottolinea la demolizione della fonte da parte di BUTLER]; in seguito anche M.D. GOULDER, «On putting Q to the test», in New Testament Studies 24 (1978) , impugna l esistenza di Q (cf. soprattutto ibid., 219 nota 3). Sulle problematiche relative alla Q e alla questione sinottica in generale, cf. K.P.G. CURTIS, «In support of Q», in Expository Times 84 (1973) ; M. DEVISCH, «La source dite des logia et ses problèmes», in Ephemerides Theologicae Lovanienses 51 (1975) 82-89; V. FUSCO, «Consensi e dissensi nella questione sinottica», in Cristianesimo nella Storia 8 (1987) , che è la recensione a The Two-Source Hypothesis. A Critical Appraisal. Edited with an Introduction by A.J. BELLINZONI with the assistance of J.B. TYSON and W.O. WALKER jr., Macon 1985; A. POPPI, «La questione sinottica oggi e la neutralità delle Sinossi», in Rivista Biblica 44 (1996) Sembra, d altronde, che essa sia sostanzialmente ben ricostruibile (cf. V. FUSCO, Le prime Comunità Cristiane. Tradizioni e tendenze nel cristianesimo delle origini, Bologna 1997, ) dal materiale lucano [cf. V. TAYLOR, «The order of Q», in Journal of Theological Studies 4 (1953) 27-31], con una propria organicità e coerenza interna [cf. A.B. JACOBSON, «The literary Unity of Q», in Journal of Biblical Literature 101 (1982) ; V. FUSCO, Le prime Comunità Cristiane, cit., (soprattutto )] e probabilmente con l inclusione della predicazione del Battista, con cui si apre, e del discorso escatologico sulla venuta del Figlio dell Uomo, con cui si chiude [cf. P. HOFFMANN, «Gli inizi della Teologia nella fonte dei loghia», in J. SCHREINER, (a cura di), Introduzione letteraria e teologica al Nuovo Testamento, Roma 1982, ; R.A. EDWARDS, «An Approach to a Theology of Q», in Journal of Religion 51 (1971) ]. 3 Sulla Q o duplice tradizione cf. F. NEIRYNCK, Q-Parallels. Q-Synopsis and IQP/CritEd Parallels, Leuven 2001; C. HEIL, Lukas und Q. Studien zur lukanischen redaktion des Spruchevangeliums Q, Berlin-New York Sull origine del simbolo cf. H.K. MCARTHUR, «The Origin of the Q Symbol», in Expository Times 87 ( ) ; F. NEIRYNK, «The Symbol Q (= Quelle)», in Ephemerides Theologicae Lovanienses 54 (1978) ; M. DEVISCH, «On more: the Symbol Q», in Ephemerides Theologicae Lovanienses 55 (1979) Sullo Status quaestionis della ricerca cf. G. SEGALLA, «La cristologia escatologica della Quelle», in Teologia 4 (1979) (vedi anche ). Difficilmente gli studiosi hanno posto in relazione i due aspetti, nella fonte Q, della figura del Figlio dell Uomo, il nome più frequente attribuito a Gesù e certamente, a mio parere, considerato dall autore di Q un titolo cristologico, con la necessità della sua sofferenza e morte (cf. Ibid., 131). 6 Oltre alle tre classiche predizioni, che potremmo definire lungo la via (Mc 8,31 = Mt 16,21 e Lc 9,22; Mc 9,31 = Mt 17,22-23 e Lc 9,44; Mc 10,33-34 = Mt 20,18-19 e Lc 18,31-33), cf. anche Mc 9,12; Mt 17,9.12; Lc 13,31b. 1

2 all interno del discorso escatologico di Lc 17,22-37, 7 riportato in parte anche da Matteo, ma senza il suddetto loghion (Mt 24, ). 8 Sorprende, infatti, la sua presenza nel contesto poco attinente del tema della parusia del Figlio dell Uomo. 9 Ma va, soprattutto, sottolineato il fatto che tra le predizioni della morte solo qui si parla di ripudio da parte di questa generazione e, come in Lc 9,44, è omesso il dato della resurrezione. In tutte le predizioni della passione, in sostanza attinte da Marco, non viene mai menzionato il ripudio della generazione di Gesù, ma sono sempre nominati i diretti responsabili (Scribi, Farisei, Sommi Sacerdoti, pagani ecc.). Tale peculiarità ci sembra un forte indizio per interrogarci sulla sua provenienza; inoltre, l omissione del tema della resurrezione è un dato molto interessante per domandarci circa la sua arcaicità. Inserito, dunque, nel contesto del discorso escatologico, in parte ripreso da Matteo (Lc 17,22-24 = Mt 24, ; Lc 17,26-35 = Mt 24,37-41), il loghion è comunemente ritenuto non appartenente alla fonte Q, semplicemente perché esso è assente nella redazione matteana. A sostegno di ciò, si fa notare che a Q è estranea la teologia della croce, essendo del tutto assenti sia i temi relativi alla passione, sofferenza e morte del Figlio dell Uomo e sia i rispettivi testi scritturistici. 10 Tali conclusioni, in realtà, non sono senza pregiudizi ed escludere da Q qualsiasi riferimento alla croce, riducendo la fonte ad una semplice raccolta di massime sapienziali, è di fatto un operazione aprioristicamente determinata. 11 Ed, infatti, è proprio il contesto della parusia che contribuisce a rendere piuttosto interessante ed originale il detto sulla sofferenza del Figlio dell Uomo da parte della sua generazione. L ipotesi che possa trattarsi di un attività redazionale specificamente lucana, secondo cui il terzo evangelista avrebbe aggiunto questa ulteriore predizione, non regge ad un analisi attenta del testo evangelico: perché farlo dal momento che era già presente nella redazione lucana attraverso le tre predizioni, attinte da Marco, e per di più nel contesto per nulla attinente della parusia? È da escludere, perciò, qui un attività redazionale, che andava a sovrapporsi alle tre predizioni marciane, già presenti in Luca. Ancora più problematica risulta l ipotesi che Luca avrebbe fatto derivare il suddetto passo da Lc 9,22. Infatti, nonostante le notevoli affinità verbali, rimane che Lc 9,22 proviene da Marco, mentre l intero contesto di Lc 17,22-37 è parte della duplice tradizione. Come spiegare allora la difficoltosa presenza di Lc 17,25 proprio qui, ossia nel contesto della parusia del Figlio dell Uomo? Interessante, a riguardo, è l osservazione per cui, se il loghion non lo si considera 7 Il discorso sembra iniziare al v. 22 (cf. la particella dev) ed è rivolto ai soli discepoli, ma è introdotto ai vv dall intervento dei Farisei e dalla risposta di Gesù. L intera sezione di Lc 17,20-37 è decisamente staccata dall episodio precedente dei dieci lebbrosi (Lc 17,11-19) e da quello seguente della parabola del giudice iniquo (Lc 18,1-8). 8 Per una particolareggiata analisi di questo versetto cf. V. TAYLOR, Jesus and his sacrifice, London 1955, Sulla figura del Figlio dell Uomo nella fonte Q cf. C. COLPE, «oj uijoç tou` ajnqrwvpou», in Grande Lessico del Nuovo Testamento XIV, ; su Lc 17,25 cf. le note 387 e Cf. per tutti H.E. TÖDT, Der Menschensohn in der sinoptischen Überlieferung, Gütersloher 1959, ; di parere opposto, cf. l interessante analisi sul rapporto tra Q e la croce di C.E. C ARLSTON, «On Q and the Cross», in W.W. GASQUE W.S. LA SOR (a cura di), Scripture, Tradition and Interpretation. Essays presented to E.F. Harrison, Eerdmans 1978, Così, ad esempio, M. TRIMAILLE, «Jésus et la sagesse dans la Quelle», in AA.VV., La sagesse biblique de l Ancien au Nouveau Testament, Actes du XV e Congres de l ACFEB, Paris 1995,

3 parte della duplice tradizione, e quindi in sostanza di Q, bisognerà ammettere qui l unica inserzione marciana, in tutto il terzo vangelo, in un contesto di Q. E, per di più, all interno della sezione di Lc 9,51-18,14, in cui Marco di fatto non è mai utilizzato. 12 Ciò vale anche per l ipotesi, tra l altro poco plausibile, perché non supportata da alcuna evidenza testuale, che l inserzione possa essere stata opera di un copista. È ancora una volta la lectio difficilior che stabilisce l antichità e perciò l originalità del suddetto loghion nel suo contesto. Non presentando una travagliata trasmissione testuale, come solitamente avviene per i versetti problematici, non resta che riconoscere l autenticità di Lc 17,25 e la conseguente plausibilità che Luca l abbia attinto dalla sua stessa fonte. Ma a quale fonte o tradizione apparteneva il loghion in questione? Per il saggio principio secondo cui non moltiplicanda entia sine necessitate, perché ricorrere ad altre fonti e non valutare la possibilità che esso sia stato attinto esattamente da Q? Essa è la fonte di riferimento dell intera sezione di Lc 17,22-37 ed è in sintonia con la controversia tra Gesù e la sua generazione, la cui tematica è molto cara all ipotetica fonte Q. 13 La sua mancata presenza all interno del contesto matteano è probabilmente dovuta al fatto che per Matteo il loghion della sofferenza costituiva, di fatto, un inutile doppione rispetto alle predizioni della morte, attinte da Marco e considerato dall evangelista poco attinente all interno della tematica escatologica della parusia del figlio dell Uomo. Ma è proprio la sua strana collocazione all interno di tale tematica che ci orienta verso il riconoscimento della sua autenticità e appartenenza all ipotetica fonte Q, sostenendo che il loghion di Lc 17,25 era originariamente collocato all interno del discorso ecatologico della duplice tradizione, riportataci da Matteo senza il loghion e da Luca con il loghion di Lc 17, Non si tratta qui di semplici congetture. 15 È esattamente la problematicità della sua collocazione all interno del discorso escatologico che rende poco plausibile la possibilità di un intervento redazionale. È, pertanto, logico ritenere che la redazione lucana lo mantiene per il semplice fatto che l evangelista lo ha trovato nella fonte, da cui attingeva. Ed è estremamente probabile che si tratti esattamente di Q, da cui deriva l intera sezione e di cui è propria la teologia della generazione perversa, condannata da Gesù. Se ciò è vero, ne deriva allora che gli annunci della passione non solo appartengono ad uno stadio molto arcaico della tradizione, ma anche e soprattutto essi non sono assenti nella prospettiva teologica della fonte Q, 16 che perciò era a conoscenza dell opera messianica del Figlio dell Uomo, che si sarebbe realizzata attraverso la sofferenza e il paradossale sacrificio della croce. 17 L analisi fin qui condotta, se non ci dà la certezza dell appartenenza del loghion di Lc 17,25 alla fonte Q, ci permette però di affermare con sufficiente attendibilità che esso era 12 Cf. J.C. HAWKINS, Contribution to the Study of the Synoptic Problem, Oxford 1989, La tematica della controversia di Gesù con la propria generazione è presente anche in Marco (Mc 8,12-38; 9,19; 13,30), ma la duplice tradizione sembra insistervi con toni particolari (cf. il materiale marciano con Lc 11, e Mt 12,39-41; 15,36). 14 Di questa opinione W.B BUSSMANN, Synoptische Studien, II, Halle 1929, , e B. WEISS, Die Quellen der synoptischen Überlieferung, Leipzig 1908, V. FUSCO, Le prime Comunità Cristiane, cit., 147 nota 96, lo ritiene plausibile. 16 Cf. J.S. KLOPPENBORG, «Tradition and Redaction in the Synoptic sayngs Source», in Catholic Biblical Quaterly 46 (1984) Cf. C.E. CARLSTON, «On Q and the Cross, cit.,

4 presente nella fonte, da cui attingeva il terzo evangelista. Comunque sia, si tratta certamente di una tradizione piuttosto arcaica, riguardante gli annunci di passione, che come in Lc 9,44b (= Mt 17,22b) non fa menzione della resurrezione. Questo ulteriore elemento ci autorizza a supporre uno stadio molto antico della tradizione proprio della redazione lucana. Poiché il confronto di Lc 9,44 e Lc 17,25 ci permette di stabilire con assoluta certezza che si tratti di fonti del tutto autonome, avendo Lc 9,44 molti elementi in comune con Mc 9,31, e poiché la mancata menzione della resurrezione fa supporre un ulteriore fonte in possesso di Luca, che ignorava quest ultimo elemento, ne deriva, in conclusione, che il loghion del rifiuto del Figlio dell Uomo da parte della sua generazione rimanda a quello stadio arcaico della tradizione, di cui è probabile testimone l autore di Q e, ad ogni modo, certamente antecedente alla stessa redazione lucana. 2. Le predizioni della morte 18 Nonostante che la critica non vi abbia posto la dovuta attenzione, 19 è da considerare il sorprendente accordo semantico di Matteo e Luca contro Marco anche nelle predizioni della passione lungo la via. Se su questo punto è considerata assodata la dipendenza marciana da parte degli altri due evangelisti sinottici, non si fa, però, sufficiente attenzione ad alcuni particolari assai interessanti ai fini del nostro discorso. Infatti, dal confronto sinottico dei tre brani relativi alla prima predizione, i testi di Matteo e Luca non concordano con Marco sia nell espressione th`/ hjmevra/ th`/ trivth/, là dove Marco ha metav treivç hjmevraç, e sia soprattutto nella scelta del verbo ejgeivrw al posto di ajnivsthmi: Mc 8,31 kaiv h[rxato didavskein aujtouvç o{ti dei= tovn uijovn tou= ajnqrwvpou pollav paqei=n, kaiv ajpodokimasqh=nai ujpov tw=n presbutevrwn kaiv tw=n ajrcierevwn kaiv tw=n grammatevwn kaiv ajpoktaqh=nai kaiv metav treivç hjmevraç ajnasth=nai; Mt 16,21 ajpov tovte h[rxato oj jihsou=ç deiknuvein toi`ç maqhtai`ç o{ti dei= aujtovn eijç JIerosovluma ajpelqeiǹ kaiv pollav paqei=n ajpov tw=n presbutevrwn kaiv ajrcierevwn kaiv grammatevwn kaiv ajpoktaqh=nai kaiv th`/ trivth hjmevra/ ejgerqhǹai; Lc 9,22 o{ti dei= tovn uijovn tou= ajnqrwvpou pollav paqei=n kaiv ajpodokimasqh=nai ajpov tw=n presbutevrwn kaiv ajrcierevwn kaiv grammatevwn kaiv th`/ trivth hjmevra/ ejgerqhǹai. Nella seconda predizione, a differenza di Marco, Matteo e Luca utilizzano la medesima formula introdotta dal verbo mevllei; riguardo al detto sulla risurrezione Matteo continua con il verbo precedente, nonostante che Marco abbia sempre ajnivsthmi e Luca non ne fa qui menzione, probabilmente perché non presente nella sua fonte: Mc 9,31: ejdivdasken gavr touvç maqhtavç aujtou`, kaiv e[legen aujtoi`ç o{ti oj uijoç tou` ajnqrwvpou paradivdotai eijç cei`raç ajnqtrwvpwn, kaiv ajpoktenou`sin aujtovn, kaiv ajpoktanqeivç metav treivç hjmevraç ajnasthvsetai; Mt 17,22-23: mevllei oj uijoç tou` ajnqrwvpou paradivdosqai eijç cei`raç ajnqtrwvpwn, kaiv ajpoktenou`sin aujtovn, kaiv th`/ trivth hjmevra/ ejgerqhvsetai; 20 Lc 9,44: oj gavr uijoç tou` ajnqrwvpou mevllei paradivdosqai eijç cei`raç ajnqtrwvpwn. 18 Prendiamo in considerazione qui le sole predizioni lungo la via; cf. nota Cf. a riguardo le osservazioni di meraviglia da parte di G. SEGALLA, «La cristologia escatologica..., cit., Il solo codice D ha metav treivç hjmevraç, certamente per assonanza e consonanza con Mc 9,31. 4

5 Infine, nella terza predizione è utilizzato lo stesso verbo di Marco, ma con le differenze e gli accordi semantici, già evidenziati nella prima predizione: Mc 10,33-34: h[rxato aujtoi`ç levgein tav mevllonta aujtw`/ sumbaivnein, o{ti ijdou` ajnabaivnomen eijç JIerosovluma, kaiv oj uijoç tou` ajnqrwvpou paradoqhvsetai toi`ç ajrciereu`sin kaiv toi`ç grammateu`sin, kaiv katakrinou`sin aujtovn qanavtw/ kaiv paradwvsousin aujtovn toi`ç e[qnesin, kaiv ejmpaivxousin aujtw`/ kaiv ejmptuvsousin aujtw`/ kaiv mastigwvsousin aujtovn kaiv ajpoktenou`sin, kaiv metav treivç hjmevraç ajnasthvsetai; Mt 20,18-19: ijdou` ajnabaivnomen eijç JIerosovluma, kaiv oj uijoç tou` ajnqrwvpou paradoqhvsetai toi`ç ajrciereu`sin kaiv grammateu`sin, kaiv katakrinou`sin aujtovn eijç qavnaton kaiv paradwvsousin aujtovn toi`ç e[qnesin eijç tov ejmpai`xai kaiv mastigw`sai kaiv staurw`sai, kaiv th`/ trivth hjmevra/ ajnasthvsetai; Lc 18,31-33: ijdou` ajnabaivnomen eijç JIerousalhvm, kaiv telesqhvsetai pavnta tav gegrammevna diav twǹ profhtwǹ tw/` uijw/` tou` ajnqrwvpou: paradoqhvsetai gavr toi`ç e[qnesin kaiv ejmpaicqhvsetai kaiv ujbrisqhvsetai kaiv ejmptusqhvsetai kaiv mastigwvsanteç ajpoktenou`sin aujtovn, kaiv th`/ hjmevra/ th`/ trivth ajnasthvsetai. È probabile, quindi, che Matteo e Luca, oltre ad avere come riferimento il vangelo di Marco, possano aver attinto anche da una seconda fonte, che analogamente faceva menzione della sofferenza e morte del Figlio dell Uomo. Anche se questa ulteriore fonte potrebbe in teoria essere diversa da Q, rimane tuttavia che si tratta esattamente della fonte della duplice tradizione, comune ai due evangelisti. 3. Il riferimento a Is 42,1 nell episodio della Trasfigurazione Anche nel racconto della Trasfigurazione, per quanto la fonte comune di riferimento da parte di Matteo e Luca sia sostanzialmente Marco, pur tuttavia è possibile notare anche qui un accordo dei primi due evangelisti contro Marco. 21 Innanzitutto, il riferimento al testo di Is 42,1 LXX sembra molto più evidente in Mt 17,5 = Mt 12,18 (ἀγαπητός ἐν ᾧ εὐδόκησα) e Lc 9,35 (ἐκλελεγμένος) piuttosto che in Mc 9,7 (ou toç ejstin oj uijovç mou oj ajgaphtovç). Tale accordo interpretativo della voce divina sulla scia di Is 42,1 potrebbe in definitiva rimandare ad una fonte comune, utilizzata da Matteo e Luca. Alquanto rilevanti, inoltre, sembrano gli accordi 22 dei due evangelisti contro Marco nell utilizzo del termine πρόσwπον, per indicare lo splendore del volto di Gesù (Mt 17,2 e Lc 9,29), nell espressione καὶ ἰδού, che introduce l apparizione di Mosè ed Elia (Mt 17,3 e Lc 9,30), e nella presenza del verbo ἐφοβήθησαν (Mt 17,6 e Lc 9,34), assenti nella fonte marciana, che fanno pensare all utilizzo di una fonte comune, che aveva anche il riferimento a Is 42,1, più esplicitamente attestato nelle versioni matteana e lucana. Poiché si tratta anche qui della duplice tradizione, conservataci dagli evangelisti Matteo e Luca, ne deriva che probabilmente proprio la fonte Q possedeva il riferimento a Is 42,1 e interpretava la missione di Gesù sulla scia di quella del Servo. 23 Le differenze a riguardo tra Matteo, che adotta l espressione 21 Sul significato del racconto della trasfigurazione cf. l analisi di J.A. ZIESLER, «The Transfiguration Story and the Markan Soteriology», in Expository Times 81 ( ) , e più recentemente J.P. HEIL, The transfiguration of Jesus. Narrative meaning and function of Mark 9:2-8, Mattew 17:1-8 and Luke 9:28-36 (AnBib 144), Roma Cf a riguardo lo studio di F. NEIRYNK, «Minor Agreements Matteew-Luke in the Transfiguration Story», in P. HOFFMANN, Orientierung an Jesus, Freiburg 1973, Cf E.E. ELLIS, La composition de Luc 9 et les sources de sa christologie, Gembloux 1975, 199 soprattutto nota 25. 5

6 ἀγαπητός ἐν ᾧ εὐδόκησα, come nella citazione di Is 42,1 = Mt 12,18, e Luca, che preferisce il participio ἐκλελεγμένος (cf anche Lc 23,35), forse sulla scia di Is 42,1 LXX, sono probabilmente dovute alle diverse traduzioni del testo isaiano in possesso dei due evangelisti. Ma è, tuttavia, possibile che l utilizzo di Is 42,1 nel racconto della trasfigurazione possa risalire alla fonte in possesso di entrambi. E, comunque, non volendo assolutamente entrare nel merito se la fonte Q possedesse o meno una storia della Trasfigurazione, rimane tuttavia che gli accordi tra Matteo e Luca contro Marco e, soprattutto, l interpretazione della voce, riportata più fedele al testo di Is 42,1 in Matteo e Luca rispetto a Marco, fanno ipotizzare che una fonte precedente in possesso dei due evangelisti avesse operato l identificazione dell identità e della missione di Gesù alla luce di quelle del Servo del Signore, che gli evangelisti non hanno fatto altro che sviluppare all interno della trama narrativa dei loro racconti evangelici. C è da aggiungere in questo contesto che il loghion di Mc 10,45, 24 riportato integralmente dall evangelista Matteo, risulta alquanto originale nella versione lucana, in riferimento sia al contesto e sia all interpretazione soteriologica della morte di Gesù. Poiché, dunque, anche questo loghion del servizio appartiene alla duplice tradizione, è possibile anche qui ipotizzare una probabile dipendenza dalla fonte Q. Pertanto, se Mc 10,45 (= Mt 20,28) e Lc 22,27 sono due redazioni letterariamente indipendenti dello stesso loghion, la redazione lucana potrebbe essere testimone dell interpretazione di Q, al contrario di Matteo che presenta il loghion alla luce dell interpretazione marciana. Da tutto questo è possibile supporre con sufficiente probabilità che la fonte della duplice tradizione aveva elaborato una cristologia all insegna dei Canti del Servo, alla luce dei quali aveva interpretato la missione della sofferenza e morte del Figlio dell Uomo. 4. Conclusione I particolari accordi semantici e tematici in Matteo e Luca contro Marco, evidenziati fin qui, se da una parte non negano la dipendenza dei primi due evangelisti sinottici dalla fonte marciana, dall altra però dimostrano che la presenza della duplice tradizione nei vangeli è molto più complessa di quanto potrebbe sembrare a prima vista e, inoltre, lasciano supporre una ricchezza teologica straordinaria nelle fonti in possesso dei due evangelisti. E se Marco è pura teologia, non di meno lo erano le fonti di riferimento degli autori neotestamentari. In particolare la fonte Q, lungi dall essere una mera raccolta di loghia o massime sapienziali, era al contrario uno scritto teologico, la cui scelta dei detti del Signore era finalizzata all annuncio cristologico e soteriologico, rivelando così la propria straordinaria lettura teologica della vicenda riguardante Gesù di Nazareth e presentando, in particolare, la sofferenza e morte del Figlio dell Uomo come ripudio, operato dalla generazione 24 Questo loghion è considerato dalla maggior parte degli esegeti in sintonia con la teologia propria dei canti del Servo del Signore, soprattutto Is 53. Tra i più convinti cf. J. JEREMIAS, «La predicazione di Gesù», in ID., Teologia del Nuovo Testamento, I, Brescia 1972, e note 62-63; E.R. WATTS, Jesus death, Isaiah 53 and Mark 10:45: a crux revisited. Jesus and the suffering Servant, (WUNT 89), Tübingen 1998; M. ADINOLFI, «Il Servo di JHWH nel logion del servizio e del riscatto (Mc. 10,45)», in Bibbia e Oriente 119 (1979) Cf. anche il parere differente, pur tuttavia riconoscendo, in generale, la dipendenza del loghion da Is 53, di B. PRETE, «Il logion di Gesù: dare la propria vita in riscatto per molti (Mc 10,45)», in Rivista Biblica 44 (1996)

7 perversa e resosi necessario ai fini della salvezza. Inoltre, se la voce del Padre riconosce il Figlio alla luce dei testi del Servo del Deuteroisaia, allora è da supporre che la prospettiva teologica presente nella fonte Q, o comunque in una delle fonti comune agli evangelisti della duplice tradizione, era fortemente radicata nella visione deuteroisaiana dei canti del Servo, la cui missione si sarebbe sorprendentemente realizzata in un modo nuovo e sconvolgente. Contrariamente, dunque, a quanto sostenuto in genere dagli studiosi, non mancano nella fonte Q i detti, che legano il Figlio dell Uomo alla passione. Sembra, invece, che la necessità della sofferenza del Figlio dell Uomo sia ben sancita già nella fonte di riferimento dei due evangelisti che, qualora dovesse anche essere differente dalla fonte Q, tuttavia ci riporta ad uno stadio molto arcaico della tradizione, che leggeva l esperienza messianica di Gesù di Nazareth nella prospettiva della necessità del ripudio. Anche se non è evidente la presenza del kerygma della passione e morte come fatto salvifico, è tuttavia presente la lettura della sofferenza di Gesù in chiave apocalittica come rifiuto del Figlio dell Uomo, il che contribuisce a rendere il ripudio particolarmente grave, provocando la conseguente condanna della sua generazione. 25 Ma difficilmente si tratta di fonte differente da Q, sia per l inutilità di moltiplicare le fonti in comune a Matteo e Luca, e sia soprattutto perché si tratta della duplice tradizione in possesso dei due evangelisti. Sembra perciò non si debba escludere dal materiale comune a Mt/Lc (Q) una predizione della Passione, che nel quadro della Q viene qualificata come rifiuto di Gesù e...del Figlio dell Uomo, 26 e tutto ciò in sintonia con la prospettiva di Q (cf. Lc 11,14-54; Mt 12,24.38). Va, perciò, decisamente riconosciuto, in conclusione, che la fonte della duplice tradizione era in definitiva un compendio di cristologia e soteriologia, da cui gli evangelisti, alla pari della fonte marciana, hanno attinto per la redazione finale dei loro scritti evangelici. 25 G. SEGALLA, «La cristologia escatologica..., cit., Ibidem. 7

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