Anno XXXIV Luglio-Agosto 2011 Periodico della Missione Cattolica Italiana di Ginevra. "Ha sete di te, Signore, l'anima mia".

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1 Anno XXXIV Luglio-Agosto 2011 Periodico della Missione Cattolica Italiana di Ginevra "Ha sete di te, Signore, l'anima mia". (Salmo 62,2)

2 Foto: Stefano CAVAPOZZI la vostra città, la vostra missione Sommario 4 Camminare insieme nella diversità Missione cattolica italiana 15, rue de la Mairie 1207 GENEVE tel , rue Jacques Dalphin 1227 CAROUGE tel Missionari: P. Luciano COCCO, P. Silvano GUGLIELMI, P. Martino SERRAGLIO Segreteria - Da lunedì a venerdì: dalle ore 9.00 alle ore e dalle ore alle ore Chiuso: sabato SS. Messe: a Ginevra, sabato e prefestivi: ore 18.00; domenica: ore 10.00, ore e ore 18.00; giorni feriali: ore a Carouge, sabato e prefestivi: ore 18.00; domenica: ore 10.00; giorni feriali: ore Battesimi: 3ª domenica del mese: ore 12.30, con preparazione il 1 o martedì del mese alle ore Matrimoni: presentarsi almeno tre mesi prima Il coraggio di essere cristiano La Verna 20 Horreia! Libertà! Foto copertina: fotomontaggio da un quadro di Suor Isabel Guerra, monaca cistercense del monastero S. Lucia di Saragoza 2 Istituto italiano Ch. J. Attenville 20, 1218 Grand-Saconnex, tel Direttrice: sig.ra Sandra Olivet Opera per bambini in età scolastica da 4 a 12 anni Comunità Suore Orsoline: Ch. J. Attenville 20, tel Casa di riposo La Provvidenza 34, rue Jacques-Dalphin, 1227 Carouge tel , fax , ccp nr Direttrice: sig.ra Luciana Mühle Garderie (4-12 anni): 36, rue Jacques-Dalphin, tel Direttrice: Sr. Edoardina Comunità Suore Francescane 36, rue Jacques-Dalphin, tel Casa di riposo Les Pins ch. de l Erse 2, 1218 Grand-Saconnex tel Presenza Direttore: Italiana M. Luglio-Agosto Eric Marti 2011 Periodico della Missione Cattolica Italiana di Ginevra Aderente alla FUSIE (Federazione Unitaria Stampa Italiana all Estero) e alla FSS (Federazione Stampa Scalabriniana) Direttore responsabile: Luciano Cocco Direttore: Silvano Guglielmi Redazione: Martino Serraglio, Leandro Di Siena Massimo Giovannozzi, Enrico Norelli Abbonamenti / Pubblicità: Maria Alice Cantale Tipografia: La Buona Stampa, Via Fola, 6963 Pregassona Tel Tiratura: copie Direzione e Amministrazione: Missione Cattolica Italiana Rue de la Mairie Ginevra Tel Fax Internet: Presenza_Italiana.pdf Versamenti per il giornale: CREDIT SUISSE SA 8070 Zürich a favore di CH Missione Cattolica Italiana 1207 Genève Conto N RR-Grafik-Studio Roberto Ronca Zollikofen-Bern Tel

3 editoriale IL GIARDINO DI DON TONINO Se vi capita quest estate di visitare il Salento, fate una capatina a Alessano. C è un giardino, dove si raccolgono tante persone, le scolaresche dei paesi vicini, e gruppi di giovani impegnati nel volontariato. Nel giardino, accanto alla tomba di don Tonino vescovo, troverete foglietti e messaggi: ringraziano questo grande uomo che ha speso la sua vita per abbattere i muri che dividono le città, i popoli. Chi si ferma in quel giardino ritrova speranza, e decide che val la pena di spendersi per gli altri. In questo mese di giugno ricordiamo un altro gigante della fede che si è proposto di aiutare cittadini e migranti a imparare il vocabolario dell accoglienza, della fraternità. È Giovanni Battista Scalabrini, il padre dei migranti. Ha chiesto alla chiese sorelle d Europa e d Oltreoceano non solo di accogliere con umanità e solidarietà i migranti, ma ancor di più a realizzare il sogno di Dio, quello di una umanità arcobaleno, dove i colori delle diverse etnie diventano segno di una umanità nuova, quella iscritta nel codice genetico della creazione. Le nostre missioni linguistiche, riunite nell Unità pastorale, hanno visto qualche giorno fa quarantanove giovani abbracciati, invocando con lingue diverse lo Spirito Santo. Forse solo un piccolo segno, ma vissuto intensamente. Tanto da chiederci come mai solo ora arriviamo a compiere questi segni, e come non sia posibile rimandarne altri troppo oltre. Così la nostra comunità invita bambini e famiglie a coltivare il giardino di una comunità diocesana dove la fede sia vissuta e cantata con tutti i colori delle varie etnie e culture. Se alcuni si tirano indietro, altri danno segnali incoraggianti. C è un altro giardino che attende di essere fiorito. Come i giovani di Alessano, raccogliamo il richiamo di don Tonino: chi vive accanto a te forse non parla la tua lingua, ma ti offre l occasione di essere più uomo. P. Luciano Presenza Italiana Luglio-Agosto

4 emigrazioni CAMMINARE INSIEME NELLA DIVERSITÀ Comunità cristiane e immigrazione in Europa Sullo sfondo delle grandi trasformazioni e sfide che la chiesa in Europa sta attualmente vivendo, le migrazioni assumono un'importanza crescente, non solo come fenomeno sociale che interpella i cristiani nel loro impegno come cittadini, ma anche come segno dei tempi e fattore di cambiamento all'interno della stessa comunità ecclesiale. Di tale questione si è occupato il convegno annuale "Pastorale dei migranti nelle grandi città europee", che si è tenuto a Milano dal 13 al 16 marzo. Quest'anno si sono riuniti rappresentanti diocesani e operatori pastorali di Barcellona, Basilea, Bruxelles, Colonia, Lione, Milano, Torino e Vienna, nonché il Direttore nazionale dell'ufficio Migratio della Conferenza dei Vescovi svizzeri, Marco Schmid. Tema dell'incontro era: "Camminare insieme nella diversità. Quale 'parrocchia' vogliamo essere?". Oggi parlare di "parrocchia" non è più scontato, soprattutto in alcuni Paesi europei dove tale modello pastorale, che caratterizza da secoli l'organizzazione della chiesa sul territorio, viene messo in discussione. La prima parte del convegno, dedicata alle relazioni preparate dai rappresentanti delle varie città, ha messo in luce una varietà di situazioni. Nelle grandi metropoli del nord e centro Europa il declino della pratica religiosa tra le popolazioni autoctone e la crisi delle vocazioni sacerdotali hanno già messo seriamente in crisi la possibilità di mantenere quello che il teologo pastorale, Don Luca Bressan, intervenuto al convegno, ha definito come "reticolo Luisa Deponti, CSERPE parrocchiale", cioè la capillare presenza della chiesa con le sue strutture pastorali. In questi contesti i cattolici immigrati rappresentano una parte cospicua, se non la maggioranza, di coloro che frequentano le celebrazioni domenicali e le varie attività parrocchiali. In altri Paesi come Spagna e Italia tali processi sono presenti, ma avvengono in modo più lento. In ogni caso, sta maturando almeno tra i responsabili della pastorale migratoria la consapevolezza che il fedele immigrato non può più essere visto esclusivamente come un soggetto da assistere nei suoi bisogni materiali e religiosi. In questo ambito le chiese locali sono sempre state molto attive nei vari Paesi europei. È venuto, invece, il momento dell'incontro, della trasformazione reciproca, della condivisione della fede, ma anche delle strutture, 4 Presenza Italiana Luglio-Agosto 2011

5 delle risorse finanziarie e delle responsabilità decisionali all'interno delle comunità, tra i fedeli locali ed immigrati. Qui si apre un vasto ambito di impegno a più livelli. In primo luogo ci si è resi conto che è ancora insufficiente nella riflessione teologico-pastorale sui mutamenti della parrocchia in Europa l'attenzione alla "variabile" immigrazione. Don Bressan ha parlato di passaggio da cristianesimo di tradizione a cristianesimo di conversione, non più basato su una chiesa di popolo, ma su comunità formate da persone motivate che vivono la fede come scelta personale. In questa nuova realtà dimostrano un'accentuata vitalità le chiese libere, pentecostali e carismatiche di esportazione statunitense. La parrocchia non sparirà, ma cambierà per continuare ad essere uno spazio di vita cristiana in cui tutti coloro che la abitano o solo la attraversano possano fare l'esperienza di conoscere il Dio di Gesù Cristo. Ma in questo processo di mutamento quale ruolo possono rivestire le comunità cristiane di lingua straniera che si formano con l'arrivo di immigrati cristiani? Quali forme di evangelizzazione tra i figli degli immigrati, che presentano identità culturali miste? Non sembra che i teologi e coloro che stanno elaborando progetti pastorali nuovi per le diocesi europee abbiano già considerato approfonditamente questo tema. A questo proposito tre relatori hanno illustrato durante il convegno i diversi tipi di religiosità e di strutture pastorali della chiesa cattolica in Africa, America Latina e in Cina, mettendo in evidenza che l'immigrazione in Europa dei fedeli di questi continenti porta inevitabilmente alla convivenza su uno stesso territorio di "cristianesimi" e "cattolicesimi" differenti sotto vari punti di vista: concezioni teologiche, tradizioni, liturgia, catechesi, modi di esprimere la fede. Un'esperienza storicamente già vissuta, di fatto, con l'arrivo di italiani, spagnoli, croati e polacchi in Paesi come la Svizzera e la Germania, ma da cui forse non si è tratto sufficiente insegnamento, fermandosi solo al dibattito sul parallelismo tra parrocchie locali e missioni cattoliche. Accanto a questo si pone la questione della formazione dei sacerdoti, degli operatori pastorali e dei fedeli stessi all'apertura "... impegnativa sfida dell'educazione alla convivenza tra le diversità." nei confronti dell'altro, di chi è diverso. Le migrazioni stanno cambiando radicalmente le nostre società: ciò genera tensioni e paure, che per il momento sono utilizzate abilmente soprattutto da partiti e movimenti xenofobi. La chiesa dovrebbe assumersi l'impegnativa sfida dell'educazione alla convivenza tra le diversità, arrivando certamente ad essere segno profetico per la società, ma partendo in primo luogo dalle sue comunità, parrocchie e unità pastorali e attingendo ai contenuti biblici e teologici della tradizione cristiana. Questioni così complesse superano ovviamente le possibilità di un convegno, per questo i partecipanti hanno formulato l'intenzione di affrontare l'anno prossimo il tema del rapporto tra contesto europeo secolarizzato, religiosità degli immigrati e diffusione di nuove chiese e movimenti religiosi. Presenza Italiana Luglio-Agosto

6 italia Finalmente un discorso diverso 25 APRILE - FESTA DELLA LIBERAZIONE La Dott. Ariella Borghi, sindaco di Treviglio Vi ringrazio tutti per essere qui, per un anniversario che assume di anno in anno un valore e una pregnanza sempre più forti. Il perché storico della nostra presenza (la celebrazione del 66 della Liberazione dal nazifascismo, il ringraziamento a quanti ci hanno conquistato con il loro sacrificio il diritto di vivere in un Paese libero e democratico) lo ha già fatto la Presidente dell Anpi. Aggiungo alle sue parole qualche considerazione, anzi qualche conclusione. Me le ha suggerite l editoriale di aprile di una rivista cooperativa che non si trova in edicola (Altra Economia). Lo spunto dell editoriale è la lettera di un lettore, un tecnico a rischio disoccupazione anche se lavora in un settore trainante (il solare fotovoltaico), a causa di un decreto infausto sospettato di minacciare gli interessi di tutti per fare gli interessi di pochi. Il direttore di AltraEconomia, Pietro Raitano, lo definisce un resistente, perché resiste agli attacchi della politica e dell economia ai suoi ideali e alle scelte professionali e personali che ha fatto. E si chiede: chi sono oggi i resistenti? Propone così una lunga lista di resistenti, perché in questo bellissimo e turbato Paese a resistere sono in molti. Resistenti - scrive - sono gli insegnanti precari e maltrattati che, Un amico ci ha inviato il discorso tenuto dal sindaco di Treviglio, la Dott. Ariella Borghi, già proposta come candidata al Nobel per la Pace, amica degli stranieri, dei rom e di altre categorie di emarginati, e in questa occasione capace di leggere questa data e il suo significato volando un po più in alto del solito intrecciarsi di beghe caserecce, che stanno caratterizzando la vita pubblica italiana da tempo. Ve lo proponiamo. Sono parole che possono solo fare del bene. nonostante tutto, continuano con passione a fare il loro lavoro. Resistenti sono i loro allievi che studiano e a cui sono lesinati mezzi e strutture, a dispetto di una società che li vorrebbe solo consumatori passivi. Sono resistenti quelli che pagano le tasse, il biglietto sul treno e l autobus e che si alzano per far posto a un anziano. Sono i migranti, gli operai, i pensionati. Perfino quelli che ti sorridono mentre ti danno resto e scontrino. I lavoratori che si battono perché i loro diritti vengano riconosciuti, il salario sia giusto, e sia riconosciuto il loro valore e il valore del loro lavoro. Resistenti sono quelli che non dicono Tanto sono tutti uguali o che non hanno paura di dire che in Libia c è una dittatura, che il nucleare è una follia e che in Afghanistan siamo in guerra. Resistono gli artisti che fanno teatro civile anche se gli hanno tagliato i fondi e gli spettatori che vanno a vederli e non si arrendono alla serata davanti alla tv. Sono resistenti le forze dell ordine che fanno il loro dovere in mezzo a molti che abusano del loro potere. Resiste chi non imbroglia nessuno e resiste all idea che si può imbrogliare perché tanto lo fanno tutti. Resistono i genitori antismog, resistono, aggiungo io, i genitori di disabili nonostante i tagli spaventosi al sostegno del sociale, e con loro resistono i volontari. Ecco, è un elenco. Ma se si ragiona sui valori che sono alla base di questi comportamenti virtuosi, allora ci troviamo senso della democrazia, civiltà, coerenza, rispetto per la persona e per il lavoro, onestà, senso civico, legalità: in qualche modo, sono una manifestazione, nella dimensione della quotidianità, della fatica necessaria per conservare l Italia civile, l Italia etica, l Italia democratica che ci è stata restituita con il 25 aprile. Certo, gli eroi sono altri. Sono quelli che sono morti sulle montagne e nei lager, sono i fucilati e i rastrellati, i militari finiti in campo di concentramento per non aver voluto aderire alla Repubblica di Salò, i soldati massacrati dai nazifascisti dopo l 8 settembre, le staffette partigiane e i civili. Ma mi piace ricordare qui altri eroi civili, morti ammazzati per difendere la democrazia e la legalità contro il terrorismo e la mafia. Uomini politici come Aldo Moro e Pio La Torre, operai come Guido Rossa, sindaci come Lando Conti, studiosi e giuslavoristi come Roberto Ruffilli, Bachelet, Biagi, D Antona, eroi borghesi come Giorgio Ambrosoli, giornalisti come Walter Tobagi e Carlo Casalegno, uomini delle forze dell ordine come Dalla Chiesa, il maresciallo D Andrea e tanti altri. Giudici coraggiosi come Livatino, Falcone, Borsellino. Quanti morti tra i giudici antimafia! E quanti tra i giudici antiterrorismo: Coco, Alessandrini, Palma, Minervini, Galli, Mario Amato, Vittorio Occorsio. Ricordiamo questi nomi. Ricordiamoli soprattutto oggi, quando pare li si voglia cancellare dall albo d onore della magistratura italiana. Ricordiamoli tutti, oggi e sempre. Sono questi gli eroi che hanno continuato l opera dei resistenti per garantire a noi la libertà, la democrazia, una vita civile per noi e i nostri figli. Forse non è un caso che in questo strano anno 2011, il giorno in cui l Angelo annuncia la Resurrezione coincida con quello della Liberazione. Buon 25 aprile a tutti. 6 Presenza Italiana Luglio-Agosto 2011

7 martiri d'oggi SHAH-BAZ BHATTI IL CORAGGIO DI ESSERE CRISTIANO Shah-Baz Bhatti Membro del Partito popolare pakistanese e di confessione cattolica, era stato eletto ministro delle Minoranze religiose del governo del Primo ministro Youssouf Raza Gilani, dopo le elezioni legislative del febbraio Per via del suo ministero, sosteneva Asia Bibi, la donna condannata a morte nel novembre 2010, accusata di blasfemia contro il profeta Maometto. Egli stesso era contrario alle leggi che reprimono la blasfemia, e si situava tra le personalità politiche che richiedevano il loro emendamento. Bhatti moltiplicava le dichiarazioni sulle violenze e le intimidazioni di cui era stato vittima, in particolare la minoranza cristiana, e si diceva regolarmente minacciato. Era molto criticato e l esistenza stessa del suo ministero era rimessa in causa. Il 9 febbraio 2011 il governo pakistano dà le dimissioni per procedere ad un importante rimaneggiamento ministeriale per diminuire il numero di portafogli, esigenza del principale oppositore Nawaz Sharif. Il numero dei ministri è quindi ridotto, passando da cinquantaquattro a ventidue e molti si aspettavano che il ministero delle minoranze di Shahbaz Bhatti venisse soppresso. Eppure egli conservò le sue funzioni e dichiarò che si trattava di un segnale chiaro dell attenzione che il governo portava alle minoranze religiose. Assassinato Il 2 marzo 2011, mentre stava per lasciare la casa materna ad Islamabad per recarsi al consiglio dei ministri, venne assassinato da quattro uomini che fermarono la sua macchina e lo colpirono con 25 colpi prima che potesse uscire dal veicolo. L autista fu anche gravemente ferito. Gli assassini lasciarono quindi degli opuscoli attribuiti al movimento talebano pakistanese. Shahbaz Bhatti aveva chiesto alla sua scorta di guardie del corpo di aspettarlo in ufficio piuttosto che di venire a cercarlo. Infatti normalmente era protetto da due scorte, l una composta da sei guardiafrontiere e l altra da nove poliziotti. L assasinio faceva seguito alla morte con arma da fuoco di Salman Taseer, governatore del Penjab, il 4 gennaio. Taseer si era espresso contro le condanne a morte d Asia Bibi e contro la legge contro la blasfemia ed era Salman Taseer Asia Bibi intervenuto anche in un contesto di crisi politica, mentre il principale partito di opposizione, la Lega musulmana del Pakistan, aveva rimandato i ministri locali del Partito del popolo pakistanese (che dirige il governo federale) nel governo provinciale del Penjab, diretto da Shahbaz Sharif, mentre il conflitto armato del Nord-Ovest del Pakistan aveva già fatto più di 8000 vittime civili dal Presentendo che sarebbe stato ucciso, Shahbaz Bhatti registrò un video destinato ad essere diffuso dopo la sua morte. Vi affermava di aver ricevuto delle minacce dai talebani e da Al-Quaeda, ma il governo rifiutò di procurargli una macchina blindata. Panoramica di Islamabad Farahnaz Ispahani, assitente personale del presidente della Repubblica Asif Ali Zardari, reagì in questi termini: Si tratta di una campagna concertata per il massacro di qualsiasi voce liberale, progressista e umanista in Pakistan. È venuto il momento per il governo federale e per quelli provinciali di esprimersi per ergersi fermamente contro gli assassini per salvare così l essenza stessa del Pakistan. Il presidente e il Primo ministro hanno fermamente condannato l assassinio, così come pure il capo dell opposizione Nawaz Sharif. Tre giorni di lutto nazionale sono stati decretati. Ciò nonostante, durante i minuti di silenzio che i deputati dell Assemblea nazionale hanno osservato, tre deputati della Jamiat Ulema-e-Islam sono rimasti seduti. I funerali si sono svolti sotto l altissima protezione della polizia il 4 marzo 2011 nella grande chiesa di Fatima d Islamabad con la presenza di qualche migliaio di persone, tra cui il Primo ministro Youssouf Raza Gilani. Il corpo fu poi trasferito con un elicottero nel suo villaggio natale, a maggioranza cristiana, ove circa persone assistettero al funerale sotto la protezione di 2500 membri delle forze di sicurezza. Il 12 febbraio scorso, venti giorni prima della morte, scriveva come in un testamento: La mia battaglia continuerà, nonostante le difficoltà e le minacce che ho ricevuto. Il mio unico scopo è difendere i diritti fondamentali, la libertà religiosa e la vita stessa dei cristiani e delle altre minoranze religiose. Sono pronto a ogni sacrificio per questa missione, che assolvo con lo spirito di un servo di Dio. Cercherò di testimoniare, nel mio impegno, la fede in Gesù Cristo. Presenza Italiana Luglio-Agosto

8 calendario parrocchiale luglio - agosto orari estivi delle messe sospesa le messa della domenica pomeriggio a Ginevra battesimi Francesco Barbarino Chiara Caruso Valerio Costantino Leonardo Mengoni Alissa Araujo Perrina Adriano Puglisi defunti Lanfranco Corsi (71) Giancarlo M. Garneri (89) Guerrino Faccin (69) Benito Camozzato (69) Rosa Cola (90) Giovanni Cuccaro (75) Beniamina Treppo (94) Saturnia Sandrin (83) Emilio Antonacci (73) Franco Rizzardi (52) Pia Maria Costanzo (75) Corsi di Catechismo Seguendo le indicazioni dell autorità diocesana, e tenendo presente l evoluzione della nostra comunità in fatto di inserimento nella città e nella chiesa locale, ricordiamo ai genitori che per la prima volta iscrivono il proprio figlio al catechismo, di farlo nella parrocchia vicina alla propria abitazione. Marco in famiglia Una domanda ricorrente, anche se espressa solo da un numero limitato di persone, rivela il desiderio di alcune famiglie di incontrarsi per riflettere in modo semplice sulla parola di Dio, e per aiutarsi reciprocamente nella educazione dei figli. A questa richiesta si può associare l iniziativa del nostro vescovo: riflettere a gruppetti sul vangelo di Marco a partire dall autunno prossimo. Aspettiamo delle indicazioni precise da parte della diocesi, per poi metterci in cammino. In linea di massima questo cammino comporterà otto incontri aiutandosi con due domande: cosa vuole dire il brano di Marco che si sta leggendo, e cosa dice a me nella mia situazione concreta. Vita di Comunità La parola ai genitori Al termine dell anno catechistico, anche i genitori hanno avuto l occasione di far conoscere pareri e osservazioni. Ecco alcune note raccolte in due incontri successivi. Le Bibbie consegnate ai ragazzi all inizio dell anno, soprattutto quelle più adatte ai bambini, fornite di immagini e di testi adatti alla loro età, sono state apprezzate. Alcuni hanno dichiarato che non si va a letto senza averne letto almeno una pagina. Questo ha offerto lo spunto a molte domande, alle quali non sempre i genitori sanno rispondere, ma è stato comunque l occasione di dialoghi interessanti, ciò che in fondo è quel che conta. Molti hanno sottolineato l importanza di consegnare ai ragazzi, oltre all insegnamento catechetico strettamente detto, anche i grandi valori umani, quali la solidarietà, la tolleranza, il rispetto dell altro, così importanti nel mondo d oggi, confrontati come siamo continuamente con le altre religioni. È pensando alle altre religioni che è stata chiesta una maggiore informazione-formazione sui contenuti delle varie confessioni religiose. Importate è soffermarsi sui tempi liturgici dell Avvento e della Quaresima, avvalendosi di alcune indicazioni per vivere questi tempi con impegni forti in famiglia. Sarebbe utile essere provvisti di alcune pagine con i punti principali della fede, così da aver un aiuto nelle risposte ai figli. Pur essendo tutti coscienti che la catechesi è soprattutto narrazione delle grandi opere di Dio, un buon gruppo di genitori ha chiesto di essere aiutati con una sintesi di domande e risposte. Trovare il tempo per la preghiera in famiglia non è sempre facile. Per lo più ci si limita a brevi preghiere di ringraziamento. Importanti sono i giorni di Ritiro spirituale, che se all inizio non trovano l entusiamo delle famiglie, una volta fatti si rivelano di grande utilità. Gli incontri per i genitori sono una vera ricchezza culturale e spirituale. 8 Presenza Italiana Luglio-Agosto 2011

9 E come abbiamo potuto noi cantare, di fronte a quest'italia di Enzo Bianchi Sentinella, quanto resta della notte? La sentinella risponde: Viene il mattino... se volete, pregate... convertitevi. Le parole del Profeta Isaia (21,11-12) risuonano insistentemente nei cuori e sulle labbra dei credenti in questi ultimi tempi, perché la sensazione è quella di dover attraversare una stagione buia, di dover percorrere un sentiero nella nebbia. Addirittura manca il respiro, come ha scritto qualcuno, ed è sensazione che si avverte nella società come nella Chiesa. E se in passato qualcuno denunciava solo la crisi della società, dell Occidente, dell Europa, ora ci si rende conto di quanto questa crisi sia oggettiva, profonda, ma riguardi anche le comunità cristiane, le Chiese: nella crisi della civiltà occidentale si colloca infatti anche la crisi della Chiesa. Né potrebbe essere altrimenti: innanzitutto perché il cristianesimo appartiene alla genealogia di questa cultura e poi perché è sempre forte e attraente la tentazione di stare nel mondo attraverso un essere del mondo, di avere una presenza mondana incapace di resistenza, di profezia, persino di indignazione di fronte al male. È solo spoliazione, diminutio, della Chiesa? È solo povertà che appare sotto il segno della Croce, dell abbassamento, dello svuotamento, a immagine del Figlio di Dio fattosi uomo? Possiamo accogliere l osservazione di monsignor Albert Rouet, vescovo di Poitiers: Si voleva una Chiesa serva, povera; e ora che l abbiamo ci sentiamo perduti?. Sarebbe troppo facile fermarsi qui nella risposta alla crisi o consolarsi con il fatto che le crisi hanno sempre accompagnato le comunità cristiane nella storia. In realtà la crisi è acuta, si protrae nel tempo e non pare aver ancora toccato il fondo. Non si tratta di essere profeti di sventura o pessimisti privi di speranza. Anzi, siamo convinti che andando a fondo si raggiungono le fondamenta e ci si si può allora rialzare e iniziare a ricostruire le rovine... Ma per ora non paiono segni di cambiamento di passo o di direzione. Da due decenni almeno andiamo denunciando che la nostra società sta "... ora ci si rende conto di quanto questa crisi sia oggettiva, profonda, ma riguardi anche le comunità cristiane, le Chiese: nella crisi della civiltà occidentale si colloca infatti anche la crisi della Chiesa." compiendo piccoli passi verso le barbarie, e più volte abbiamo avvertito che ci trovavamo come in un turbine, sempre più in preda a miti e idoli prepotenti: si è avviato da tempo un processo che autorizza la manifestazione, anche in modo arrogante, del peggio che c è in ogni individuo; viene progressivamente a mancare la forza dei principi non negoziabili, della legalità, dell uguaglianza di fronte alla legge, della giustizia, senza la quale non è possibile nessuna vita nella polis. Abbiamo permesso alla menzogna di manifestarsi, dapprima banalizzandola a semplice ironia, poi accettandola supinamente con modalità stabile della comunicazione, al punto che oggi non ci si chiede nemmeno più se un affermazione è credibile o meno: la menzogna avvolge tutto come una melma uniforme, non conosce smentite, non suscita reazioni, né desta quell indignazione che esige l affermarsi di sé. Abbiamo nutrito un identità tribale sempre più ripiegata su sé stessa senz altro; e così oggi ci accorgiamo di possedere un identità contro gli altri, un identità che vuole essere riconosciuta in modo visibile per contrapposizione: la paura dell altro viene allora seminata, fomentata, cavalcata, strumentalizzata per ragioni di potere e di tornaconto. Si affermano così, senza destare scandalo, parole di esclusione e di negazione dell altro che, profugo o migrante, si è fatto a noi prossimo. Abbiamo costatato di nuovo la seduzione, l attrazione fatale della guerra, alla semplice condizione di non chiamarla tale. Se ci sono state reazioni per la guerra del Golfo e per quelle in Afganistan e in Iraq - guerre lampo, naturalmente, anzi, rapide operazioni umanitarie, come quella in Libia ci ha colti ormai assuefatti, incapaci di discernimento, muti... Neppure la comunità cristiana, che "... l appello alla conversione riguarda anche la realtà di un corpo, un popolo, una comunità: è la Chiesa tutta a essere invitata a tornare al suo Signore, non impugnando la Croce ma accettando di essere segnata dalla Croce." la riflessione sembrava aver fatto un opzione per la pace senza se e senza ma, non sa cosa dire né come reagire. L indifferenza e lo stordimento regnano, come crimine per il quale nesuno ha occhi per discernere e voce per denunciare. Così, a parlare sono le armi - legittimate in modo confuso e incerto da alcune istanze mondiali - e il sopruso, la prevaricazione, oppure l ipocrisia di chi ora maledice un tiranno sanguinario accolto solo pochi mesi fa con sfarzo e onori da basso impero per siglare accordi e alleanze a violazione dei diritti umani fondamentali e per fornirgli armi per la guerra contro la sua gente. Così la democrazia è manomessa, si tenta di stravolgere persino il patto costitutivo della nostra convivenza civile, e si prosegue pervicacemente guardando solo agli interessi personali. La situazione purtroppo è questa: un clima sociale di stanchezza, non di rassegnazione, ma certo di frustrazione e di smarrimento di attese. In questa astenia, in questa debolezza di intenzioni e di energie per realizzare il bene comune, la comunità cristiana è confusa, afona, anche perché quasi tutte le sue guide non sembrano conoscere una parola chiara, profetica, come sarebbe loro compito. Qualche voce in realtà si leva, evangelica, schietta, ma il mutismo impetrante da un lato e il frastuono assordante dall altro la rendono quasi impercettibile e comunque soffocata da quell assuefazione alla menzogna costante che tutto stordisce. Non so cosa hanno pensato molti cattolici cantando nei giorni della Settimana Santa Gerusalemme, Gerusalemme, convertiti al Signore tuo Dio!. A chi hanno indirizzato questa esortazione, questo lamento del Signore? Certo, ciascuno innanzitutto a sé stesso, com è giusto che sia. Ma l appello alla conversione riguarda anche la realtà di un corpo, un popolo, una comunità: è la Chiesa tutta a essere invitata a tornare al suo Signore, non impugnando la Croce ma accettando di essere segnata dalla Croce. Un ritorno che si fa anche strenue resistenza all amara conclusione sempre più condivisa: dopo aver tanto lottato per cambiare in meglio la società, ci troviamo a lottare perché una società imbarbarita, con tutta l arrogante forza mediatica, non cambi anche noi. Presenza Italiana Luglio-Agosto

10 chiesa e società Il festival biblico sulla fatica di educare La settima edizione del Festival biblico, svoltasi a Vicenza dal 20 al 29 maggio, contava oltre 130 appuntamenti. Il tema di questa edizione era Di generazione in generazione e riprendeva le parole del profeta Gioele: Raccontatelo ai vostri figli e i vostri figli ai loro figli e i loro figli alla generazione seguente (Gl 1,3). Non è mancato uno spazio speciale riservato ai più piccoli, protagonisti della Giornata delle famiglie e di tante attività didattiche. Nella Bibbia l educazione non si limita a un travaso di informazioni. Educare non significa raccontare e raccontarsi, ma tramandare un esperienza fatta di carne e sangue, perché vissuta sulla propria pelle. Il card. Bagnasco ha invitato a chiedersi non tanto cosa posso fare per i giovani, quanto cosa siamo noi adulti. Non cosa posso fare per lui?, ma chi sono io?. Perché ciò che si attualizza, si fossilizza. Bisogna riscoprire una fedeltà creativa, capace di elaborare la propria memoria. Ereditare è oltrepassare, perché l identità si conserva nella trasformazione, perché devo far valere ciò che ho ricevuto nella novità degli eventi e nell imprevedibilità del presente. L invenzione della figura del credente non praticante ha ritardato l impegno ecclesiale nel campo dell annuncio. Nessuno nasce imparato, i giovani cercano proprio una esperienza di spiritualità. Ciò che manca sono adulti felici di essere adulti e di essere credenti. È il sorriso degli adulti che può riannodare i vincoli tra le generazioni, sul piano ecclesiale e anche su quello civile. La Roma che dimentica papa Giovanni Paolo II A Roma sono stati respinti dalla gente tre pullman con 150 profughi tunisini (che sarebbero rimasti un giorno). Scaricati sotto la pioggia e mandati altrove. È avvenuto mentre Roma si preparava alla beatificazione di Giovanni Paolo II. Che avrebbe detto papa Woityla di fronte a questo fatto doloroso? Una volta, dopo un atto di violenza contro uno straniero, dichiarò: La coscienza media è quasi in pericolo. Si vanno perdendo i valori e i limiti della stessa coscienza. Sono parole che parlano al presente. Oggi, si dice, la gente ha paura. I continui allarmi della autorità alimentano l insicurezza della gente. Così cresce un vittimismo rabbioso, quasi i profughi siano all orgine dei nostri problemi. C è bisogno di speranza nel futuro. Invece cresce la cultura della difesa dell angolo locale. Il papa polacco era convinto che senza una coscienza sociale non c è una comunità nazionale. Si apre invece la via all imbarbarimento che rischia di travolgerci nel vivere quotidiano... (A. Riccardi) YouCat Il successo di "YouCat" (una recente edizione del Catechismo consegnato ai giovani che si recheranno a Madrid per le giornate JMJ) è un incognita. Ma anche il grande Catechismo è sinora penetrato nel corpo della Chiesa solo in minima parte. E così il Compendio. Negli scorsi decenni, le varie Chiese nazionali hanno profuso molte energie nella produzione di loro testi di catechesi, ma quasi sempre con criteri lontani se non opposti a quelli del Catechismo voluta da Wojtyla e Ratzinger. L esito è stato quasi ovunque fallimentare. La conseguenza è che oggi la trasmissione della dottrina cristiana alle nuove generazioni è uno dei buchi neri più drammatici della pastorale della Chiesa. Famiglie miste L Italia è sempre più un variegato puzzle etnico, ed uno dei segni più evidenti sono le famiglie miste, frutti di un unione tra italiani e immigrati, che da un indagine Istat sono mezzo milione. Spicca l incidenza delle famiglie miste con persona di riferimento tunisina (22,4%), ucraina (22,3%), moldava (19,1%), peruviana (18,3%), marocchina (13,2%). Meno diffuse, invece, le famiglie miste nelle comunità asiatiche (6,9% l indiana, 8,8% la cinese, 8,9% la filippina). Italiani e immigrati La questione immigrazione preoccupa oltre un italiano su due (55,1%) e viene al terzo posto dopo la disoccupazione e la criminalità. È quanto emerge da un inchiesta della Fondazione Moressa per la settimana contro il razzismo. Nella maggior parte dei casi gli immigrati sono considerati una risorsa (49,7%), ma la diversità etnica è un problema per il 32,5% dei 600 italiani intervistati, come problema è affittare a stranieri locali commerciali o appartamenti privati. Caritas: 2500 posti per l accoglienza profughi Duemilacinquecento posti distribuiti in 93 diocesi sono a disposizione per l accoglienza dei profughi che i conflitti in Nord Africa stanno spingendo sulle coste italiane. 10 Presenza Italiana Luglio-Agosto 2011

11 Lo ha annunciato il segretario generale della Conferenza episcopale Italiana (Cei), mons. Mariano Crociata, illustrando in conferenza stampa il comunicato finale del Consiglio permanente dell organismo dei Vescovi italiani, conclusosi il 30 marzo. Le strutture disponibili per l accoglienza nelle Diocesi italiane afferiscono direttamente o indirettamente alle Caritas; duecento posti sono stati trovati nella Casa della fraternità dell Arcidiocesi di Agrigento, la più esposta - ha spiegato Crociata - all emergenza profughi per la presenza nel suo territorio dell isola di Lampedusa e, per questo, anche la più sostenuta da Caritas italiana. Si tratta di un segno concreto, che si accompagna all incoraggiamento all accoglienza verso persone che rischiano la vita, non solo per venire in Italia ma già nei Paesi d origine. Dalaï Lama Il Dalaï Lama, capo spirituale e politico del Governo tibetano in esilio, ha dichiarato il 10 marzo a Dharamsala, in India dove risiede, che è giunto il momento di trasmettere" il suo potere a un dirigente liberamente eletto dal popolo tibetano. Ha precisato che alla prossima sessione del Parlamento sottometterà alcuni necessari emendamenti alla Carta dei Tibetani in esilio, che contestualmente consegnerà i suoi poteri politici al primo ministro eletto. L annuncio di Tezin Gyatso, che da tempo porta avanti un processo di democratizzazione del Tibet e la sottolineatura del trasferimento del suo potere a un ministro eletto, dicono l importanza del suo gesto (una lezione di democrazia alla Cina?). Il suo ritiro non consente al momento di dire chi sarà la futura guida spirituale. Quanto alla Cina, per la portavoce del ministero degli esteri Jiang Yu, l annuncio è un trucco per ingannare la comunità internazionale. Sud Sudan: il 54 paese africano? Chi poteva immaginare che in poche settimane delle rivolte popolari avrebbero demolito regimi autoritari al potere da molti decenni? È successo a poche decine di chilometri dalle coste italiane, nei Paesi del Nord Africa, dove le giovani generazioni si sono dimostrate non più disponibili ad accettare in silenzio il baratto tra un discreto ma disuguale benessere economico e la rinuncia ai diritti civili fondamentali. Ma anche altri Stati africani stanno vivendo cambiamenti epocali. Un attenzione particolare merita il Sudan, dove sembra ormai sicura la separazione del Sud, a maggioranza cristiana, dal resto del Paese. Ricette per una sobrietà felice nell Italia degli sprechi In una recente classifica stilata dal Living Placet Report del Wwf, nella quale si rileva che se tutti vivessero come gli europei ci vorrebbero due pianeti a disposizione, l Italia risulta tra i Paesi più spreconi del mondo. Gli italiani sono infatti i primi e i più grandi consumatori di energia in casa, con valori che raggiungono quasi il doppio della media europea. A spiegare questo boom dei consumi è il dilagare di una mentalità che ha le sue radici nel sistema economico dominante, un sistema caratterizzato dalla creazione dei prodotti usa e getta e che si traduce in un costume largamente diffuso nei vari ambiti della vita. Il consumo non è infatti soltanto il valore per eccellenza della odierna società del benessere o dell opulenza - solo se si consuma in modo sempre più intenso è possibile mantenere alti i livelli della produttività - ma è divenuto una sorta di status symbol, che contraddistingue i comportamenti delle persone, e un classificatore della gerarchia sociale: se non si cambiano infatti con grande frequenza vestiti, arredi, automobili e prodotti tecnologici, si corre il rischio di essere tagliati fuori dall area di quelli che contano... (G. Piana) I nuovi poveri Sono mesi che viene denunciato il continuo aumento nelle mense gratuite frequentate fino a ieri solo da barboni e da immigrati poveri, di persone molto diverse, che non vengono dall arcipelago della marginalità sociale, che probabilmente non avevano mai pensato di dover ricorrere all aiuto di altri, che sono però a un certo punto precipitate nell indigenza. Presenza Italiana Luglio-Agosto

12 Prime Comunioni Ginevra, 15 maggio Catechiste: Marina e Nadia Morciano Beverly Marie Adrian Greta Antonella Adrian Mauro Bergonzi Simona Biasco Aurora Bytyqi-Guido Sabrina Catallozzi-Bajrami Chiara Di Martino Elisa Gatto Mirko Imperiale Federico Iranzo Marco Isabella-Valenzi Paola Madonna Giulio Luigi Magliocco Alex Marin Alessandro Mauro Matteo Negro Lea Petretti Matteo Romano Luana Russo Marta Ruta Fabio Scardino Fiorella Stabile Pierre-Loup Zehnder Matteo Zucchi. Carouge, 15 maggio 2011 Catechiste: Nadia Togni e Liliana Meneghello Margot Cholat Jonathan Cianciulli Delia Conti Chiara Dalu Francesco De Pascalis Lidia De Pascalis Nora De Riedmatten Olympia De Saint Perier Luca Diz-Maggi Lucio Fiume Alessia Gambone Romolo Isabella-Valenzi Loris Lionetti Eva Merenda-Pedroli Matteo Negro Manuel Quarta. 12 Presenza Italiana Luglio-Agosto 2011

13 Cresime La prima foto riprende i 46 giovani delle tre Missioni di lingua italiana, spagnola e portoghese. La cerimonia presieduta da Mons. Pierre Farine si è svolta nella nostra Comunità italiana il 21 maggio scorso. È stato un momento forte e significativo della giovane Unità pastorale multiculturale. David Bianchi Giancarlo Bonato Tonino Cassella Delio Ciraudo Patrizia Maddalena Favaretto Orlane Houzet Emanuele Letizia Mafalda Lopez-Migliozzi Felicia Puopulo Maria Tempesta. Presenza Italiana Luglio-Agosto

14 pagina della bibbia LA RESURREZIONE DEI VIVI di Alberto Maggi Per risurrezione s intende il passaggio definitivo da una vita mortale a una indistruttibile (eterna), con la trasformazione del corpo animale in corpo spirituale (1 Cor 15,44). Considerato che gli individui risuscitati da Gesù sono poi nuovamente morti, l unica vera risurrezione è pertanto quella del Cristo, il solo che risuscitato dai morti non muore più (Rm 6, 9). Le altre risurrezioni narrate nei vangeli vanno considerate più come insegnamenti concernenti la fede che come episodi riguardanti la cronaca (in caso contrario non potrebbero essere considerate risurrezioni, ma solo rianimazioni di cadaveri). Sono gli evangelisti che, attraverso una serie di accorgimenti Non c è da attendere l ultimo giorno per risorgere, ma chiunque crede in Gesù possiede già, come lui, una qualità di vita capace di passare dalla morte alla vita (Gv 5,24) letterari, indirizzano il lettore a un interpretazione teologica e non storica di quanto da essi narrato. È il caso di Lazzaro (Gv 11,1-45), la cui risurrezione è ambientata a Betania, il villaggio alle porte di Gerusalemme dove egli abitava con le due sorelle Maria e Marta. Appena Gesù arriva al villaggio, viene investito da una delle sorelle del morto. Marta, che lo rimprovera per l atteggiamento tenuto ( Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!, e che gli suggerisce il daffare: Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, te la concederà (Gv 11, 21-22). La risposta di Gesù: Tuo fratello risorgerà, non soddisfa Marta, che ribatte delusa: So che risorgerà... nella risurrezione dell ultimo giorno! (Gv 11, 23-24). Per Gesù la vita eterna non è un premio da conseguirsi nel futuro, ma una condizione da sperimentare nel presente ( Chi crede ha la vita eterna, Gv 3,15). Non c è da attendere l ultimo giorno per risorgere, ma chiunque crede in Gesù possiede già, come lui, una qualità di vita capace di passare dalla morte alla vita (Gv 5,24). Per questo Gesù replica a Marta, che piange la distruzione fisica del fratello, con l affermazione: Io sono la risurrezione e la vita (Gv 11,25). Gesù non è venuto a risuscitare i morti, ma a comunicare ai viventi una vita capace di superare la morte e dichiara che chiunque vive e crede in lui, non farà mai l esperienza della morte: Chi crede in me, anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà mai (Gv 11,25). Gesù che ha comunicato ai discepoli la sua stessa vita, chiede a Marta di essere capace di vedere gli effetti di questa vita indistruttibile anche nella morte del fratello e le domanda: Credi tu questo? (Gv 11,26). La risurrezione di Lazzaro dipende dalla fede della sorella: Se credi... vedrai. Se Marta non crede non vedrà niente. Per quanti non credono, il sepolcro rimane chiuso e Lazzaro resta morto e putrefatto in attesa della risurrezione dell ultimo giorno. Condizionando la risurrezione di Lazzaro alla fede di Marta, l evangelista vuol fare comprendere che quel che segue non è tanto un avvenimento storico, quanto teologico, non riguarda la cronaca, ma la fede. Una volta che le sorelle del morto decidono di togliere la pietra messa sopra il sepolcro, si aprono le fondamenta della vita. Gesù non è venuto a risuscitare i morti, ma a comunicare ai viventi una vita capace di superare la morte e dichiara che chiunque vive e crede in lui, non farà mai l esperienza della morte... L ultimo ordine dato da Gesù è: Liberatelo e lasciatelo andare (Gv 11,44). Contrariamente a quel che i presenti si aspettavano, Gesù non restituisce Lazzaro alle sorelle e neanche chiede di accoglierlo e festeggiare il suo ritorno alla vita. Una volta che Lazzaro è stato liberato dai legami che lo tenevano prigioniero nel mondo della morte deve essere lasciato andare. Il verbo andare, adoperato per Lazzaro, è lo stesso usato dall evangelista per indicare il cammino di Gesù verso il Padre (Gv 8,14; 13,3). Lazzaro deve proseguire il suo cammino verso il Padre e continuare nella sfera di Dio la sua esistenza, in progressivo crescendo di vita presso Colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare (Ef 3,20). L evangelista invita i discepoli a un cambiamento di mentalità. Sciogliendo Lazzaro dai legami che lo tengono prigioniero nella tomba, la comunità si libera dalla credenza giudaica secondo la quale la morte era la fine di tutto e si apre alla novità cristiana, per la quale la morte è l inizio di una nuova vita. Passaggio che non sarà possibile fintanto che si sta a piangere davanti al sepolcro: Perché cercate tra i morti colui che è vivo? (Lc 24,5). 14 Presenza Italiana Luglio-Agosto 2011

15 un libro per voi CATTOLICI: DAL POTERE AL SILENZIO Come hanno fatto l Italia e vorrebbero non disfarla (Beppe Del Colle; Pasquale Pellegrini) Ci immergiamo questa volta in un argomento delicato: la politica! Andiamo a riscoprire il ruolo avuto dai cattolici nell indipendenza e nei primi 150 anni di vita della nostra Italia. Ce lo spiegano Beppe Del Colle e Pasquale Pellegrini, due giornalisti, il primo molto conosciuto, nota firma di Famiglia Cristiana. È una lunga intervista di Pellegrini a Del Colle: insieme ripercorrono questi due secoli circa di convivenza tra Italia e cattolicesimo. Il titolo è un po generico: gli autori più che del cattolicesimo in politica, trattano soprattutto di quello che chiamano il cattolicesimo democratico, espressione di una sensibilità politica più vicina all economia mista (equilibrio tra mercato e stato), al rispetto dell individuo, alla giustizia sociale. C è stata però anche una presenza cattolica più orientata verso posizioni conservatrici, una presenza che sembra interessare molto meno i nostri due giornalisti (a torto o a ragione, deciderà ovviamente il lettore). Tanto per intenderci Beppe Del Colle dedica grande attenzione a Don Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi, ma anche a La Pira e Dossetti, e qualifica Aldo Moro di uomo di stato con un progetto importante per l Italia, drammaticamente troncato, con gravi conseguenze per il nostro sistema politico. Liquidato invece con poche frasi l irremovibile Giulio Andreotti, otto volte Presidente del Consiglio! Stessa differenza di attenzione tra le personalità del clero: ci si sofferma sulla figura dei card. Pellegrino e Martini, di don Milani, ma non viene mai nominato per esempio il card. Giuseppe Siri, personaggio anch egli importante e, credo, molto influente. Per la Chiesa cattolica e la sua convivenza con l Italia era difficile cominciare peggio! La presa di Roma, la dissoluzione dello Stato Pontificio, hanno provocato l ostilità della gerarchia cattolica, che ha ordinato ai cittadini italiani di boicottare lo Stato ( Non expedit di papa Pio IX: né elettori né eletti!), ben ricambiata dalla gerarchia statale, influenzata da posizioni massoniche e protestanti (soppressione dei monasteri per esempio). Per 20 anni quindi non c è stato nessun impegno politico cattolico, almeno in modo ufficiale. Peccato, perché i cattolici hanno collaborato alla riflessione sull indipendenza in modo consistente. L avvento di Leone XIII placa un po le acque e comincia una storia importante ed affascinante per i cattolici italiani. La stragrande maggioranza della popolazione italiana era praticante, l appartenenza religiosa era uno dei pochi collanti di questa nuova nazione. L impegno cattolico comincia, più che nel campo politico, nel campo sociale. Le difficoltà materiali della popolazione sono enormi e emergono le figure dei santi sociali : don Bosco, poi don Orione, e moltissimi altri più o meno conosciuti. Dopo qualche tentativo infelice di creare un partito di ispirazione cattolica, un sacerdote siciliano, Luigi Sturzo, riesce nell impresa e fonda il Partito Popolare, indipendente dalla Chiesa e addirittura aconfessionale, basato su valori di libertà e pluralismo, diametralmente opposti a quelli di un altra forza politica emergente: il fascismo. In questa fase storica, e durante la guerra, la formazione asssume un ruolo importante nel mondo cattolico-democratico. I giovani vengono formati nella convinzione coraggiosa dei loro valori e nella riflessione attenta e profonda sui problemi economici, giuridici, sociali. Il momento di gloria dei cattolici in politica è il dopo-guerra, con De Gasperi. Il loro contributo è importante e forse decisivo nei campi più vari (costituzione, economia, politica estera e costruzione europea, ecc.). Il Partito Popolare diventa la Democrazia Cristiana, protagonista di 40 anni di governo. Tuttavia non è stato un navigare tranquillo. In seno al mondo cattolico le divisioni non sono mai mancate, i rapporti con la gerarchia hanno attraversato vari contrasti (celebre il tentativo di Pio XII di favorire un alleanza tra la DC e gli ex-fascisti per le elezioni comunali di Roma, rifiutata da De gasperi. La DC vinse ugualmente le elezioni, ma l allora Presidente del consiglio pagò la sua opposizione con il rifiuto del papa di riceverlo in udienza, notevole umiliazione personale e serio sgarbo istituzionale). Comincia per la DC un lungo periodo di convivenza con il potere che progressivamente inaridisce e invecchia i suoi dirigenti e indebolisce i suoi valori, per infine essere inghiottita nella tempesta di tangentopoli. Gli ultimi vent anni vedono apparire nuove realtà politiche. La voce dei cattolici viene travolta da vari cambiamenti importanti nella società. I valori di riferimento cambiano: la realizzazione personale ed il successo individuale prevalgono, il bene comune diventa un valore astratto e moralizzante, noioso, scontato. La conclusione del libro, dedicata al concetto di bene comune è più un augurio che una previsione. G. Gambaro Presenza Italiana Luglio-Agosto

16 storia LA STORIA DELL'UNITÀ D'ITALIA Nonostante le diverse origini territoriali e le idee politiche di ciascuno, dobbiamo amare la nostra Patria. Terra ricca di storia e cultura. Dopo il riassunto della storia del Risorgimento, grazie al quale la nostra Penisola si è liberata dai tanti domini che la affliggevano, vediamo ora perché bisognava fare gli Italiani, come aveva detto Massimo D Azeglio. Ed appuriamo se tale difficile impresa sia arrivata a buon porto o se dobbiamo ancora acquisire quel senso civico che caratterizza i popoli coscienti ed orgogliosi della propria nazionalità. Esame indispensabile per comprendere le diverse ed opposte prese di posizione nei confronti della celebrazione del 150 anniversario della nascita dello Stato italiano. Critiche di chi sostiene che la calata dei Piemontesi al Sud fu peggio delle scorrerie naziste ; o di chi, come i leghisti di Bossi, ritiene che il federalismo e le camicie verdi sono più importanti della Patria e del Tricolore. Ai quali si contrappongono coloro che ritengono giusto celebrare la nascita del nostro Stato, ma dimenticano che, senza i Savoia, non ci saremmo riusciti. Quanto meno, non in quell anno. Seconda parte di Egidio Todeschini Giudizi che mettono il Risorgimento sotto processo, dopo a- verlo espulso, come ha rilevato giorni fa Ernesto Galli della Loggia su il Corriere della Sera, perfino dal circuito scolastico. Valutazioni negative, in parte già espresse quando fu proclamato il Regno d'italia, da chi aspirava sì all unificazione, ma non alla monarchia sabauda: tra questi, ricordiamo Mazzini e Gioberti. Ma che, benché spesso aspre, non avevano mai ceduto alla tentazione di mettere in dubbio il carattere positivo dell'esistenza dello Stato nazionale. Come invece fa lo scrittore Francesco Agnoli che, in un suo articolo su il Foglio, scrive: Da cosa doveva risorgere la patria delle università, della scienza, della medicina, dell arte, di Dante, Giotto, Cimabue, Petrarca? La storia degli stati pre-unitari è gloriosa, parla di repubbliche come Genova e Venezia, che hanno dominato i mari, di ducati come quelli di Mantova e Parma, delle decine di capitali che costellavano la nostra penisola Insomma, il bel paese dove i romantici venivano a godere l arte, la poesia, la musica, la buona cucina. O come fa Pino Aprile che, nel suo libro Terroni (Piemme), rivendica l'orgoglio meridionale e sostiene che l'unità ha danneggiato il Sud e ridotto i suoi abitanti a Italiani di seconda scelta. Due citazioni fra le tante lette o sentite. Indubbio che lo Stato nato nel 1861 avesse alle spalle una tradizione artistica, culturale e religiosa notevole, nata nel Medio Evo e sviluppatasi con il Rinascimento. E che la spedizione dei Mille e le guerre d Indipendenza abbiano provocato morti, feriti, danni e distruzioni. Ma altrettanto innegabile che l Italia usciva da secoli di dominazioni, di ducati e granducati, di regni indigeni o stranieri che avevano alimentato il campanilismo e comportato guerre, anche 16 Presenza Italiana Luglio-Agosto 2011

17 civili, e rivoluzioni, causando una diffusa miseria, la mancanza di sviluppo economico ed un analfabetismo notevole, soprattutto nel Sud per la scarsità di scuole e l impossibilità di mandare i figli a lezione, stante la povertà delle classi agricole. Il che, all'indomani dell'unificazione, comportò al Regno notevoli difficoltà nell affrontare gli innumerevoli problemi di un territorio 12 volte più grande del Piemonte, avendo tra l altro le casse statali vuote per le spese belliche e per l assunzione dei debiti degli Stati che aveva assorbito. Né si potevano ridurre le spese, perché bisognava costruire strade e scuole, fare bonifiche e creare una moneta unica al posto delle 8 esistenti. Nonché far fronte ai diversi dialetti in una Penisola che, dei 21 milioni di abitanti, ne contava 16 di analfabeti. "... a godere l arte, la poesia, la musica, la buona cucina. L ignoranza rendeva incomprensibili a molti le leggi piemontesi estese a tutto il territorio e difficile agli Italiani delle varie Regioni capire di far parte di un unico Stato. Soprattutto nel Sud ove i contadini poveri, che avevano sostenuto l'impresa di Garibaldi sperando di migliorare le loro condizioni di vita con una riforma agraria che invece non fu fatta, si scontrarono anche con il servizio militare, prima facoltativo, ora obbligatorio per cinque anni, durante i quali veniva tolto alle famiglie l aiuto dei giovani nei campi. Ai quali diventava difficile perfino il rapporto epistolare diretto, impossibile se non si sapeva leggere e scrivere, salvo rivolgersi al cappellano militare e al prete locale. Non fu tutto aureo l inizio dello Stato Italiano, completatosi nel 1918 quando, riconquistati i territori nord orientali, riebbe i confini indicati da Dante: Sì com a Pola presso del Quarnaro / ch Italia chiude e i suoi termini bagna. Tante e motivate le critiche di chi ne stigmatizza le influenze negative sui contadini, spesso poi costretti ad emigrare. Rispettabili anche le ragioni dei Cattolici o dei difensori degli Asburgo e/o dei Borboni. Dirò di più: doveroso ricordare fatti, misfatti, punti oscuri ed eccessi che ne conseguirono, da una parte e dall altra. Ma oggi l Italia esiste come Stato che vanta cultura e tradizioni, che la fanno primatista mondiale. Ed esiste come Nazione, sia pure ereditata, come ha detto recentemente il Capo dello Stato, con le sue tare, non ultima quella dell opportunismo del Franza o Spagna, purché se magna. E di quei vecchissimi vizi dei suoi cittadini, per dirla con il Manzoni, sempre l un contro l altro armati. Eredità che ci portiamo dietro da secoli e di cui non riusciamo a liberarci. Ma proprio per questo l Unità meriterebbe una festa che ne ricordi annualmente, non solo una volta ogni 100 o 150 anni, la nascita, l evoluzione, i progressi, i successi e, perché no?, anche gli errori. Rendere il 17 marzo giorno festivo solo per quest anno è un errore. Come lo fu abolire la festività del 4 novembre. Presenza Italiana Luglio-Agosto

18 luoghi dello spirito LA VERNA Il monte della Verna entra nella storia dei grandi luoghi santi del mondo grazie a un incontro carico di umanità, di cortesia e di comunione spirituale. Nella primavera del 1213 Francesco d Assisi insieme a frate Leone stava attraversando la regione del Montefeltro quando sentì di una festa presso il castello di S. Leo: si trattava dell investitura di qualche cavaliere? Era l occasione di incontrare gente, di parlare loro del Vangelo, dell Amore. Salì al castello mentre, forse, sulla piazza si svolgeva una gara di menestrelli. Assisi: la tomba di San Francesco Montò su di un muretto e lanciò il tema della sua canzone d amore: Tanto è quel bene ch io aspetto, che ogni pena m è diletto. Le sue parole furono così vibranti che gli occhi e la mente di tutti erano come rapiti da lui. Tra gli ascoltatori c era il Conte di Chiusi in Casentino, Orlando Catani. Via via che lo ascoltava, sentiva crescere in sé il bisogno di parlare con quell uomo nuovo, di aprirgli il cuore sui fatti della propria anima. Terminata la predica, glielo chiese. Francesco ne fu contento, ma volle che prima lui adempisse ai doveri della cortesia e dell amicizia: Onora gli amici tuoi che ti hanno invitato per la festa e desina con loro, e dopo desinare parleremo insieme quanto ti piacerà. L incontro fu intenso. Il Conte trovò luce nelle parole dell uomo di Dio, ma il colloquio gli fece intuire anche qualche riflesso dell anima di Francesco. Volle perciò fargli un offerta che gli pareva adatta al suo voler essere tutto di Dio, alla sua ricerca di solitudine: Io ho in Toscana uno monte divotissimo il quale si chiama monte della Vernia, lo quale è molto solitario e salvatico ed è troppo bene atto a chi volesse fare penitenza, in luogo rimosso dalle gente, o a chi desidera fare vita solitaria. S egli ti piacesse, volentieri io ti donerei a te e a tuoi compagni per salute dell anima mia. L offerta piacque a Francesco. Poco tempo dopo mandò due suoi compagni a vedere e, avuto conferma che quanto il conte diceva corrispondeva a verità, accettò il monte con grande gioia. I Fioretti narrano che quando egli vi si recò fu accolto alle falde del monte da una grande torma di diversi uccelli, li quali con battere l ali mostravano tutti grandissima festa e allegrezza. Francesco disse ai frati suoi compagni che questo era segno del compiacimento divino: al nostro Signore Gesù Cristo piace che abitiamo in questo luogo solitario. Così la Verna divenne uno dei romitori nei quali ogni anno egli amava passare prolungati periodi di ritiro. Non sappiamo quante volte vi sia salito. Conosciamo invece i fatti della quaresima di S. Michele che vi passò sul finire dell estate del Sarebbe stata questa la sua ultima sosta alla Verna. Era stanco e ammalato. Aveva rinunciato a guidare personalmente il suo ordine: ormai aveva avuto la sicurezza dell approvazione della Regola da parte del Papa Onorio IV (29 novembre 1223). In essa aveva dato ai suoi frati il midollo del Vangelo, quella era la via da seguire! Per lui era cominciato come un nuovo itinerario di intimità col suo Signore. Nove mesi prima, la celebrazione del Natale gli a- 18 Presenza Italiana Luglio-Agosto 2011

19 veva permesso di immedesimarsi nella esperienza della povertà dell Incarnazione (Presepe di Greccio 1223). Ora lo attendeva il culmine dell esperienza dell amore, il dare la vita. Alla Verna ebbe il coraggio di chiedere proprio questo nelle sue notti di preghiera, di solitudine e di rapimento: provare un po dell amore e del dolore che Gesù Cristo sentì nei momenti della sua Pasqua di Morte e Risurrezione. Fu esaudito e, intorno alla Festa dell esaltazione della Croce (14 settembre), il suo corpo fu segnato delle stesse piaghe del Crocifisso. Di più, nelle sue mani e nei suoi piedi si formarono come delle escrescenze a forma di chiodi. Mai la storia aveva narrato un fatto simile. Circa venti anni prima (1205/6) aveva cominciato a seguire il Vangelo del Signore ascoltando la Parola del Crocifisso di S. Damiano. Quelle parole e quell immagine gli si erano stampate nel cuore. Adesso si manifestavano nella sua carne. Fu la sua Pasqua: la Liturgia della Festa delle Stimmate applica a lui le parole di San Paolo: Sono stato crocifisso con Cristo e non sono piu io che vivo, ma Cristo vive in me... difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo (Gal 2,20; 6,17). Francesco era diventato la parola di amore che per anni aveva meditato, vissuto e annunciato. Sul finire di settembre lasciò la Verna. Per due anni cercò di nascondere i segni del prodigio. Solo pochi intimi ne vennero a conoscenza prima della sua morte (3/4 ottobre 1226). La Verna, abitata, amata e custodita dai figli di frate Francesco, nasce e affonda le sue radici in questo evento storico e misterioso. "A causa dell esperienza singolare che S. Francesco vi ebbe di Cristo, anime pensose lo annoverano ancora tra gli alti luoghi dello spirito" (Paolo VI). Essa ha in sé mille messaggi di bellezza, di forza, di silenzio, di ricerca, di pace... ma tutti sono solo un tenue riverbero di quella notte in cui il Monte della Vernia parea ch ardesse di fiamma isplendidissima, la quale risplendeva e illuminava tutti li monti e le valli d intorno, come se fusse il sole sopra la terra. Visitare la Verna è un po affacciarsi a questo mistero, chiedere di esporsi a questa luce. Presenza Italiana Luglio-Agosto

20 attualità HORREIA! LIBERTÀ! Ci sono barconi che partono e zi, la sua indifferenza, la sua violenza, l incapacità ad ascoltare non arrivano, non arrivano perché vengono respinti, non arrivano perché si perdono per sempre di libertà. e accogliere il grido di dignità e nel mare nostro Lo si percepiva: dentro il Campo, E ci sono barconi, invece, che in realtà, c erano due campi: la partono e arrivano, ma non basta arrivare, non basta se poi non del "Sistema" era stata ridipinta, parete che fronteggiava gli spazi si può rimanere. doveva avere un che di bellezza; E c è una data, il 5 aprile 2011, mentre la parete che fronteggiava il recinto, invece, era soltanto che ha il potere di determinare se sarai accolto o escluso. un muro senza colore grigia: come se ci fossero persone Nei 12 giorni trascorsi nel Campo di S. Maria con i fratelli tunisini e "non persone"!. Non potevo ho percepito un desiderio profondo di libertà. Stare in quel campo stare dentro al recinto con loro stare fuori dal recinto, dovevo vedendo quelle mura altissime per recuperare la mia dignità di e quel recinto che delimitava gli uomo. Le ultime sere mi sono spazi mi faceva sentire come se fermato fino a tarda ora, facendo il giro per distribuire i pasti e questi amici, ancora, fossero al di là del Mediterraneo. le sigarette; in due occasioni mi L unica possibilità che avevo per son posto frammezzo, fra alcuni rimanere dentro il Campo senza diventare complice di quella poliziotto che voleva interveni- di loro che litigavano e qualche prigione, senza sentirmi meschino, era superare il recinto e staganelli ma non c era bisogno di re e risolvere la rissa con i manre il più tempo possibile dentro, manganelli, bastavano gli occhi, dentro i limitati spazi che loro uno sguardo, una parola, un abbraccio. E mi piace pensare che, dovevano subire e cercavo di stare dentro le loro paure, la loro in questi giorni, questi fratelli confusione, dentro la quotidiana siano stati accompagnati da una domanda: "sono salvo o mi riportano in Tunisia?". padre Vescovo Nogaro, che dal preghiera speciale, quella del In quei giorni ho respirato tanta umanità; dentro quel recinto loro dignità e libertà. letto del dolore ha invocato per c era l umanità, c erano sogni di Ora questi amici sono fuori con libertà e fuori dal recinto, invece, c era il nostro mondo, con visorio per motivi umanitari, la un Permesso di Soggiorno prov- tutta la sua ipocrisia, i suoi silen- maggior parte di loro cercherà di raggiungere la Francia, qualcuno ci è già arrivato: Mahmed mi ha telefonato ieri pomeriggio da Nizza: senza soldi, è partito in treno sabato notte da Napoli; l hanno fermato e fatto scendere dal treno più volte: a Roma, poi a Grosseto, quindi a Pisa e ancora a Genova dove ha raggiunto un amico e con lui in macchina ha passato la frontiera Buona fortuna, Mahmed! E lunedì altri 220 tunisini sono giunti al Campo loro sono arrivati a Lampedusa dopo il 5 aprile: significa che anziché il Permesso di Soggiorno provvisorio verrà loro consegnato il decreto d espulsione e poi il rimpatrio!?! Guardo gli occhi di Montassar, che vive a casa nostra in questi primi giorni di libertà: sono occhi che guardano lontano faccio fatica a pensare che quest altri amici giunti più tardi siano spezzati nei loro sogni. Non posso accettare questa ipocrisia! Ora mi rimbomba nella mente la domanda di Pilato a Gesù: Che cosa è la verità?. Gesù non rispose a Pilato perché la risposta era già nella domanda Quid est veritas? Anagrammato è: est vir qui adest! Sì! La verità è l uomo che ti sta davanti, ogni uomo che ti sta di fronte! Salaam malikum! Che Dio vi benedica, fratelli tunisini, e a noi sia dato comprendere un atto di umanità! 21 aprile Presenza Italiana Luglio-Agosto 2011

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