Non di solo PANE. Sussidio di preghiera per la famiglia. Domenica 26 Aprile 2015 Tempo di Pasqua. Anno XV - n 707. Itinerario di preghiera quotidiana

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1 Non di solo PANE Sussidio di preghiera per la famiglia Domenica 26 Aprile 2015 Tempo di Pasqua Anno XV - n 707 Itinerario di preghiera quotidiana

2 Offerta della giornata Pregare, forse il discorso più urgente Sito di Non di Solo Pane: Sussidio di preghiera per la famiglia Aprile - Maggio 2015 Offerta quotidiana Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, Madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del divin Padre. Dio, nostro Padre, io ti offro tutta la mia giornata. Ti offro le mie preghiere, i pensieri, le parole, le azioni, le gioie e le sofferenze in unione con il Cuore del tuo Figlio Gesù Cristo che continua ad offrirsi a te nell Eucaristia per la salvezza del mondo. Lo Spirito Santo che ha guidato Gesù sia la mia guida e la mia forza oggi affinché io possa essere testimone del tuo amore. Con Maria, la madre del Signore e della Chiesa, prego specialmente per le intenzioni che il Santo Padre raccomanda alla preghiera di tutti i fedeli in questo mese Intenzione del Santo Padre Perché gli uomini imparino a rispettare il creato e a custodirlo quale dono di Dio. Intenzione missionaria Perché i cristiani perseguitati sentano la presenza confortante del Signore Risorto e la solidarietà di tutta la Chiesa. Intenzione dei vescovi Perché ogni Chiesa particolare si impegni ad essere presente dove maggiormente mancano la luce e la vita del Risorto. Intenzione del Vescovo di Brescia Mons. Luciano Monari Perché i credenti crescano nella fede, nella speranza e nell'amore e siano veri testimoni di Cristo nel mondo. Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 2

3 IV Domenica di Pasqua Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore (Papa Francesco) Domenica 26 Aprile IV Settimana del Salterio Il santo del Giorno: Beato Alda da Siena Nacque a Siena il 28 febbraio 1245 dal nobile Pietro Francesco Ponzi e da Agnese Bulgarini. Alda, dopo una buona educazione, fu data in sposa al concittadino Bindo B e l la nt i, u o mo «virtutibus ornatissimus», dal quale, però, non ebbe figli. Dopo la morte prematura del marito, Alda vestì l'abito del Terz'ordine degli Umiliati e si diede a vita penitente nella solitudine di una sua piccola proprietà. Passò gli ultimi anni nell'o speda le d i Sant'Andrea, in seguito detto di Sant'Onofrio, dedicandosi al servizio dei poveri, degli infermi e dei pellegrini. Morì il 26 aprile 1309 e fu sepolta nella chiesa di San Tommaso in Siena, appartenente agli Umiliati. Il suo culto ebbe d iffusio ne nell'ordine degli U- miliati. Etimologia: Alda = estremamente bella, dal celtico. Brano Evangelico: Gv 10, In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario che non è pastore e al quale le pecore non appartengono vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». Contemplo: Io sono il buon pastore I maestri in Israele avevano notato che senza i pastori la storia di Israele non sarebbe stata quella che è stata. Abele, Mosè e Davide erano veri pastori, forti e santi. Ma soprattutto Dio era stato definito molte volte come «il Pastore» del suo popolo. Nel deserto, il popolo con A- bele, Mosè e Davide avevano scoperto Dio, che «non è il Dio dei morti, ma dei viventi!» (Mt 22,32). Gesù, nostro Pastore, ha dato la vita per i nostri peccati ed è risorto per la nostra giustificazione (cf Rm 4,25). Non di solo pane - Numero pagina 3

4 G l i a p p r o f o n d i m e n t i d i N o n d i s o l o p a n e Il Signore è il mio pastore. Meditazione di don Luciano Vitton Mea La quarta domenica di Pasqua, prendendo spunto dal Vangelo che in essa viene proclamato, è denominata la domenica del Buon Pastore. Si tratta di un immagine molto cara alle prime generazioni di cristiani, come dimostrano i dipinti e le statue ritrovate nelle antiche basiliche e nelle catacombe. Il pastore, figura simbolica della precarietà umana, passava la sua vita in un continuo spostamento alla ricerca dei pascoli migliori per le sue greggi. Per chi vive in montagna, come il sottoscritto, è ancora facile vedere, nella tarda primavera, passare i pastori, accompagnati dai fedelissimi cani, mentre conducono le greggi sugli alpeggi di media e alta altitudine. Quando li vedo nei prati, mentre pascolano le loro pecore, mi fermo e passo alcuni minuti ad osservarli, mentre, nella mia mente, riecheggia il brano evangelico di Gesù Buon Pastore. Il Vangelo tratteggia due tipologie di pastori. L uno è il mercenario, un uomo che per un minimo di retribuzione, lavora presso un ricco latifondista. Possiamo supporre che questi non abbia un legame affettivo né con il padrone, né con le pecore; saprà approssimativamente quante pecore ci sono nel gregge, ma una in più o una in meno non fa per lui differenza. Soprattutto non conosce per nome le singole pecore, non coglie le sfumature del loro manto, non si accorge del lento claudicare di quella in difficoltà che rischia di perdersi tra i dirupi, diventando così facile preda delle brame dei lupi. E un mercenario, un paltoniere raccogliticcio che sorveglia il gregge per quattro soldi. Il secondo tipo di pastore è il Buon Pastore: le pecore sono sue, con e- mozione ha visto nascere ciascuna di esse; ad ognuna ha dato un nome e quando una si svia, la chiama con questo nome ed essa torna senza bisogno del bastone. Gesù stesso si definisce il "buon pastore" che si prende cura di ogni singola pecora, cioè di ogni singolo uomo. Un pastore che protegge il suo gregge anche quando è minacciato dai lupi. Egli è anche il pastore misericordioso che lascia le novantanove pecore al sicuro nel recinto per andare alla ricerca di quella smarrita. Con questa immagine Egli ci insegna che ogni uomo ha un valore inestimabile agli occhi di Dio. Gesù Buon Pastore fa ciò che nessun pastore di pecore, per quanto affezionato, farebbe: impegna tutto se stesso per la vita e la salvezza anche di un unica anima; da la sua vita in cambio della salvezza di tutti e di ciascuno. Nessuno è escluso dalla misericordia e dall amore di Dio. Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 4

5 G l i a p p r o f o n d i m e n t i d i N o n d i s o l o p a n e Contemplatio: il proprio nome e cognome Preghiamo la Parola Quando Gesù dice: «lo sono il buon pastore, conosco le mie pecore», bisogna attribuire al termine `conoscere' tutto quanto di più profondo, di più amorevole c'è sulle labbra del Signore Gesù. «E le mie pecore conoscono me», perché così dobbiamo conoscerlo noi, a nostra volta, con quella conoscenza vitale che supera ogni conoscenza. Un giorno ho compreso in modo esistenziale che cos'è la conoscenza' del buon pastore. Ero alla mensa, a mezzogiorno. Avevamo lavorato tutta la mattina, un lavoro sporco, dei sacchi di zucchero che ci lasciavano tutti impiastricciati. Mi trovavo a capotavola in fondo alla mensa e così, data la disposizione dei posti, vedevo faccia a faccia tutti i miei compagni di lavoro. Ero colpito dal fatto che i loro volti sembravano coperti da una specie di maschera anonima, fatta di polvere, di sporcizia, di stanchezza... Si assomigliavano tutti. Dopo pranzo, siccome rimaneva un po' di tempo libero, una mezz'oretta prima di riprendere il lavoro, con cinque o sei di loro vado in un piccolo caffè, il Bar Gaby, dal nome della padrona. Era una vera marsigliese, prosperosa, vivace, allegra; e ogni volta che andavo al Bar Gaby, pensavo alla frase di Gesù: «Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me». Infatti la padrona del Bar Gaby conosceva le pecore che andavano al suo abbeveratoio; conosceva nome, cognome e soprannome di ognuno. E anche i nomi che sarebbero potuti essere ingiuriosi in bocca a un altro, detti da lei assumevano un tono amichevole. Lei mi conosceva. Per lei ero qualche volta Jackie, talvolta 'Occhialone'. Ognuno era qualcuno. Allora, a contatto con quella donna che conosceva le sue pecore e che le sue pecore conoscevano, ho visto cadere la maschera che mi aveva tanto colpito un momento prima in refettorio: davanti a quella donna erano ridiventati uomini, col proprio nome e cognome. E improvvisamente spuntava qualcosa di limpido e semplice nei loro sguardi che ridiventavano come lo sguardo di un bambino (J. LOEW, Gesù chiamato il Cristo, Brescia 1971, 182s., passim). Signore Gesù, il nostro grazie anche oggi si leva dalla nostra quotidianità. Siamo e ci sentiamo nel cuore del tuo cuore, con la nostra povertà e tutti i nostri limiti, accolti e amati immensamente. Tu ci rendi capaci di accogliere e condividere con rispetto e amore la realtà e l'umanità autentica dei nostri fratelli. Alleluia! Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 5

6 Tempo di Pasqua Il nostro cuore si edifica sulla memoria di quegli uomini e quelle donne che ci hanno fatto avvicinare a sorgenti di vita e di speranza a cui potranno attingere anche quelli che ci seguiranno. È la memoria dell eredità ricevuta che dobbiamo, a nostra volta, trasmettere ai nostri figli. (Papa Francesco) Lunedì 27 Aprile IV Settimana del Salterio Il Santo del giorno: Santa Zita Vergine Nacque da una famiglia molto umile. A 12 anni dovette andare come domestica presso la nobile casa dei Fatinelli, a Lucca. Attenta e puntigliosa nell'attività lavorativa, sopportava angherie e rimproveri dei padroni, che la trattavano come una «serva». Inoltre, spesso doveva coprire con il suo impegno le manchevolezze degli altri domestici. La sua gentilezza d'animo finì per conquistare l'affetto della famiglia che le affidò la direzione della casa. Ne approfittò per aiutare le persone più povere senza mai sottrarre nulla agli altri. Metteva da parte quanto riusciva a risparmiare per soccorrere le persone bisognose. Morì il 27 aprile La sua fama si diffuse in breve tempo, tanto che i cittadini di Lucca chiesero che venisse sepolta nella Basilica di San Frediano dov'è tuttora custodita. Il suo culto fu approvato nel 1696 da Papa Innocenzo XII. Venne proclamata patrona delle domestiche da Pio XII. Brano Evangelico: Gv 10, 1-10 In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore a- scoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l abbiano in abbondanza». Contemplo: Io sono la porta Gesù ci mette un po' di paura quando parla della porta stretta (Mt 7,13) o quando nella parabola delle dieci vergini dice: E la porta fu chiusa (Mt 25,10). Egli però non è una porta stretta, ma l'unica Porta, l'unica Via che ci conduce a Dio. Ha anche detto: Bussate e vi sarà aperto. Il Padre vostro che è nei Meli darà cose buone a quelli che gliele chiedono e poi: Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me (Ap 3,20). Non di solo pane - Numero pagina 6

7 meditazione Egli è buono Meditazione a cura di Elmetti Fiorella Preghiamo la Parola Nella nostra società moderna e industrializzata è difficile comprendere il rapporto di familiarità che in passato legava il pastore alle sue pecore. Non sempre le pecore appartenevano al pastore, ma il pastore era colui che si prendeva cura di loro, portandole a brucare su pascoli erbosi, abbeverandole a freschi e limpidi sorgenti di montagna, guidandole al riparo in caso di cattivo tempo e conducendole all ovile la sera. Ma nel Vangelo di oggi spicca l aggettivo che contraddistingue Gesù rispetto a tutti gli altri pastori: Egli è buono. E questo dice molto, infatti il buon pastore non si accontenta mai. Il buon pastore conosce le sue pecore, per loro offre la vita e le chiama all unità, affinché non si perdano in pericolosi sentieri e non cadano in dirupi da cui è difficile risalire. Le pecore siamo noi, dovremmo essere contente di avere un pastore tanto premuroso e tanto generoso. Chi farebbe altrettanto, se non un Dio che si è fatto carne per salvarci da noi stessi? Signore Gesù, il tuo Spirito è ovunque e i segni mirabili del tuo amore non sono riconducibili nei confini limitati di qualunque recinto. Non ci sono «vicini» e «lontani», Signore: tutti lontani, per la durezza del nostro cuore,tutti vicini, perché amati. Fa' che sappiamo accostare qualunque realtà umana con la delicatezza e il rispetto amorevole, che nascono dalla consapevolezza della tua presenza. Alleluia! Agisci... Alcuni "buoni cristiani" potrebbero ritenere di non dover stare in compagnia di persone che non si comportano secondo certi canoni. Oggi rifletto sul fatto che l'amore di Dio non ha confini e anche io posso esserne strumento, magari anche solo con la mia amicizia. Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 7

8 Tempo di Pasqua Così, per grazia, si può perseverare nel cammino, fino alla fine: l uomo-bambino si abbandona fra le braccia di Gesù mentre chiede che passi questo calice, e viene preso e portato in braccio, con le mani giunte e gli occhi aperti. Lasciandosi sorprendere ancora una volta, per il dono più grande. (Papa Francesco) Martedì 28 Aprile IV Settimana del Salterio Il Santo del giorno: Santa Gianna Beretta Molla Limpida e graziosa. Così appare la dottoressa Gianna Beretta all'ingegnere Pietro Molla nei primi incontri. Si conoscono nel 1954 e si sposano a Magenta il 24 settembre Gianna, la penultima degli otto figli sopravvissuti della famiglia Beretta, nata a Magenta, è medico chirurgo nel 1949 e specialista in pediatria nel Continua però a curare tutti, specialmente chi è vecchio e solo. «Chi tocca il corpo di un paziente - diceva - tocca il corpo di Cristo». Gianna ama lo sport (sci) e la musica; dipinge, porta a teatro e ai concerti il marito, grande dirigente industriale sempre occupato. Vivono a Ponte Nuovo di Magenta, e lei arricchisce di novità gioiose anche la vita della locale Azione cattolica femminile. Nascono i figli: Pierluigi nel 1956, Maria Rita (Mariolina) nel 1957, Laura nel Settembre 1961, quarta gravidanza, ed ecco la scoperta di un fibroma all'utero, con la prospettiva di rinuncia alla maternità per non morire. Mettendo al primo posto il diritto alla vita, Gianna decide di far nascere Gianna Emanuela. La mamma morirà il 28 a- prile Brano Evangelico: Gv 10, Ricorreva, in quei giorni, a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola». Contemplo: lo e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10,30) Quando venne la pienezza del tempo, Cristo svuotò se stesso assumendo la condizione di servo, dicendo: «Il Padre è più grande di me» (Gv 14,28). Ma anche svuotando se stesso non perse la condizione di Dio e disse: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30), perché si è fatto uomo rimanendo Dio. L'uomo è stato elevato (assunto) da Dio, ma Dio non si è esaurito (consunto) nell'uomo. Cristo uomo è inferiore al Padre, e il medesimo Cristo Dio è uguale al Padre (sant Agostino). Non di solo pane - Numero pagina 8

9 meditazione Sta a noi adesso credere Meditazione di Don Luciano Vitton Mea Preghiamo la Parola Non è mai sazia la curiosità di chi non vuole accettare la verità. Nel suo cuore è sempre inverno, non avverte il profumo della primavera che giunge con le sue sorprese di vita, con i suoi colori tenui ma sorprendenti, con i suoi tepori piacevoli e mai aggressivi, anche quando il tempo si concede degli sbalzi ballerini tra la pioggia, il vento e il sereno. Inutile spiegare ed insegnare, qualcosa di malizioso s insinua nel cuore di chi non crede. La Pasqua è invece l esplosione della fede e della gioia che, traboccando, con la sua forza dirompente è capace di contagiare di speranza anche i rami più spogli. Come afferma Chiara Lubich, il mistero pasquale ci sta a testimoniare che Gesù è Vita che vince la morte, è Luce che rompe le tenebre, è pienezza che annulla il vuoto. Questo è in ultima analisi il cristianesimo, dove la croce è essenziale, ma come mezzo, e la lacrima è foriera di consolazione e la povertà di possesso del Regno: dove la purezza apre il sipario del Cielo e la persecuzione e la mansuetudine preannunziano la conquista dell'eternità e garantiscono l'avanzare della chiesa nel mondo. Accettare tutto ciò è essere come le pecore che ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. È Gesù il vero pastore ed è sempre lui l anello di congiunzione con il Padre, tanto che solo lui può dire Io e il Padre siamo u- na cosa sola. Quanto suona profonda questa realtà dopo la Passione vissuta sulla Croce! Certo, prima di morire Gesù ha pregato Dio mio, perché mi hai abbandonato? ma poi non si è sottratto alla morte, sapendo che il suo sacrificio era nel desiderio di salvezza del Padre e consegnando il suo spirito al mondo ha avuto la forza di esclamare: Tutto è compiuto!. Sta a noi adesso credere. Ti abbiamo incontrato, Signore risorto! Tuoi sono i segni, gli incontri, l'improvviso e il quotidiano che segnano il nostro cammino. Abbiamo intravisto il tuo volto nei volti amati, nei volti di chi soffre e di chi ci fa soffrire, nei volti di chi ha alleviato la nostra fatica. Ma quando ti pensiamo nostro, Signore, tu sei già oltre e noi qui a chiederci con quale cuore vivere. Alleluia! Agisci Oggi voglio sentirmi al sicuro tra le mani di Dio. Gli altri possono sentirsi altrettanto sicuri nelle mie mani: quando hanno bisogno di me, quando sbagliano o mi confidano i loro segreti! Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 9

10 G l i a p p r o f o n d i m e n t i d i N o n d i s o l o p a n e Meditazioni Pasquali Un corpo trasparente Meditazione di don Luciano Vitton Mea I Vangeli di questo periodo re la luce divina. Questo pasquale ci presentano, giustamente, le apparizioni del Signore Risorto, l esperienza fatta dai discepoli della Risurrezione di Gesù. Dalle donne presso la tomba, ai discepoli di Emmaus, dal cenacolo ancora chiuso e pieno di paura, stupore, gioia grande e incredulità alle rive del lago dove un fuoco acceso e del pesce cotto attendono i discepoli che stanno pescando è tutto un annuncio di vita: Il Signore è veramente risorto. Ma cos è la novità di questo annuncio, il novus introdotto l avevano già intuito i grandi filosofi greci da Platone in poi; la resurrezione di Gesù ci dice che tutto l uomo si salva, anima e corpo. Il filo conduttore delle apparizioni che ci vengono raccontate nei Vangeli è proprio questo: il Vivente non è una semplice realtà spirituale, non è solo spirito, non è un fantasma; il Cristo risorto ha un corpo, porta i segni della passione, chiede una porzione di pesce da mangiare. E una novità che sconcerta ma che riveste di nuova dignità l uomo, la sua esperienza terrena, il suo destino e- dall annuncio cristiano? terno. Questo corpo con in quale Non è certamente l idea comunico, amo, mi arrabbio, sorrido dell immortalità dell anima, o piango è baciato di una realtà spirituale che va oltre la morte per contempla- dall eternità. Nulla va perso della nostra esperienza terrena, il dissolversi della carne è preludio della sua stessa risurrezione. Al termine della storia un piccolo atomo della mia polvere diventerà nuovo corpo. Ma quale corpo risusciterà? Quello pieno di forza o quello segnato dalla sofferenza? Quello della giovinezza o quello rugoso e curvo della vecchiaia? Non si tratta della forma del corpo ma della sua trasparenza. Quello risorto sarà un corpo trasparente, in pina comunione con i sentimenti, i pensieri, le emozioni che rappresenta. Permettetemi di soffermarmi su questo concetto. Il corpo che caratterizza l esperienza terrena spesso tradisce quello che realmente siamo, è ambiguo, opaco. Un bacio può comunicare amore ma nello stesso tempo tradire; un sorriso può nasconde ostilità e rancore; la voce e le parole possono adulare chi viene poi diffamato e denigrato; un uomo e una donna possono amasi e pensare, desiderare di essere con un volto diverso da quello che stanno baciando. Il corpo opaco e ambiguo si dissolverà nella corruzione, diventerà polvere e con esso il peggio di noi; ma da quella cenere risorgerà in un corpo trasparente e luminoso, un corpo che rivelerà quello che veramente siamo e saremo per sempre. Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 10

11 Tempo di Pasqua Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio. (Papa Francesco) Santa Caterina da Siena Mercoledì 29 Aprile IV Settimana del Salterio Il Santo del giorno: Santa Caterina da Siena Festa di Santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa, che, preso l abito delle Suore della Penitenza di San Domenico, si sforzò di conoscere Dio in se stessa e se stessa in Dio e di rendersi conforme a Cristo crocifisso; lottò con forza e senza sosta per la pace, per il ritorno del Romano Pontefice nell Urbe e per il ripristino dell unità della Chiesa, lasciando pure celebri scritti della sua straordinaria dottrina spirituale. Patronato: Italia, Europa (Giovanni Paolo II, 1/10/99) Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco. Emblema: Giglio. Anello, Brano Evangelico: Mt 11, In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». Contemplo: Queste cose le hai rivelate ai piccoli (Mt 11,25) Mirabile è Dio nella Chiesa: egli tiene nascosti ai sapienti e ai dotti i suoi disegni segreti, e li rivela invece ai piccoli (cf Mt 11,25). Egli chiama semplici e modesti discepoli, con celesti ispirazioni e stimoli, a cose eccelse, «per edificare il corpo di Cristo» (Ef 4,12), e affida loro compiti spesso difficili e importanti. Di ciò è testimone Paolo (1 Cor 1,25): «Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (Paolo VI). Non di solo pane - Numero pagina 11

12 meditazione La piccola Caterina A cura di Don Fabio Marini Preghiamo la Parola Caterina emerge come un gigante nella rissosa Chiesa del Trecento, dilaniata da scismi e da guerre fra principi sédicenti cristiani. Lo Spirito Santo, non riuscendo a influenzare nemmeno i papi, secondo il suo stile invia i suoi abbondanti doni ad un ragazzina di Siena, una dei venticinque figli di un buon uomo, gran lavoratore. Caterina è determinata fin dalla sua fanciullezza: dotata di un forte temperamento riesce ad evitare i matrimoni combinati dai famigliari e ad entrare nel neonato ordine domenicano ma da Prega con noi oggi Caterina la senese che, insieme a frate Francesco poverello veglia sulla nostra Italia sbiadita e corrotta, finché torni ad essere quella terra di santi che tanto bene ha fatto all'umanità. terziaria, cioè restando nel mondo. La piccola Caterina, in un mondo di maschi, alza forte la Amen sua voce: le sue lettere al papa sono ancora oggi un punto di riferimento per chi voglia conoscere le cose di Dio. Lei, illetterata e analfabeta, diventa punto di riferimento per tutti i regnanti d'europa e grande fustigatrice delle incoerenze cristiane e papali. Chiediamo al Signore, oggi, di continuare a mandare donne di questa tempra, nel mondo e nella Chiesa, che sappiano rinvigorire la nostra fede annacquata e impoverita. Che il fuoco dell'amore di Cristo torni a divampare nei cuori dei cristiani italiani! Agisci... A volte pensiamo di essere senza peccato e ci diciamo: «Tanto non faccio del male a nessuno». Oggi rifletto sulla prima lettura e chiedo allo Spirito Santo di illuminarmi in questo, non per scoraggiarmi, ma per convertirmi e camminare nella vera gioia. In questo ci aiuta anche l'esempio dei santi, come Caterina. Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 12

13 Tempo di Pasqua Fratelli e sorelle buonasera, voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma e sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo Ma siamo qui. (Papa Francesco) Giovedì 30 Aprile IV Settimana del Salterio Il Santo del giorno: San Pio V Papa San Pio V, papa, che, elevato dall Ordine dei Predicatori alla cattedra di Pietro, rinnovò, secondo i decreti del Concilio di Trento, con grande pietà e apostolico vigore il culto divino, la dottrina cristiana e la disciplina ecclesiastica e promosse la propagazione della fede. Il primo di maggio a Roma si addormentò nel Signore. (1 maggio: A Roma, anniversario della morte di san Pio V, papa, la cui memoria si celebra il giorno precedente a questo). Etimologia: Pio = devoto, religioso, pietoso (signif. Intuitivo) Emblema: Tiara, Camauro, Bastone Pastorale Brano Evangelico: Gv 13, Dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma deve compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io sono. In verità, in verità io vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato». Contemplo: Io conosco quelli che ho scelto (cv 13,18) Queste parole sono state dette da Gesù dopo aver lavato i piedi dei discepoli. Come facciamo a capire di essere stati scelti da Gesù? È semplice: se ci facciamo lavare i piedi da lui e se a nostra volta laviamo i piedi ai nostri fratelli. La nostra salvezza non consiste in ciò che facciamo noi per Gesù, ma accettare ciò che lui fa per noi. Conoscendo i suoi insegnamenti saremo beati se li mettiamo in pratica. Questa è la vita nuova con Gesù: siamo capaci di amare, perché lui ci ama. Non di solo pane - Numero pagina 13

14 meditazione Gesù è il rivelatore del Padre A cura di Don Carlo Moro Preghiamo la Parola Gesù è il rivelatore del Padre, perché lui e il Padre sono una cosa sola. Dopo la lavanda dei piedi, che nel vangelo di Giovanni sostituisce l'ultima cena, Gesù cerca ancora, inutilmente, di preparare i suoi a ciò che sta per accadere e che essi neppure lontanamente immaginano. Gesù è "Io sono", e per dimostrarlo non propone più grandi segni, non chiama a testimone la Scrittura o la profezia del Battista, non più. Ora Gesù pone come segni della rivelazione della sua identità due fatti: il servizio umile che ha appena reso ai propri discepoli, lavando loro i piedi, e il tradimento di Giuda che sta per avvenire. Due segni sconcertanti, imbarazzanti, che quasi negano la grandezza di Dio e che, invece, se letti bene, ne svelano l'inaudita profondità. Il nostro Dio è il Dio che serve gli uomini, che si umilia, che si consegna, che dona la propria vita per amore a persone che non Al cuore della Parola, Signore, troviamo te, la tua persona, la delicatezza di un dono che mette in movimento un dinamismo di reciproca condivisione e fraternità. Al cuore della Parola ci sia un piccolo posto anche per il nostro cuore, contradditorio e talora oscuro, ma irresistibilmente attratto dal forte richiamo del servizio reciproco, di una fratellanza che dà gusto e sapore alla vita. Donaci, Signore, di non smarrirci per le prove e le tribolazioni e rendici più aderenti alla Parola e sempre più vicini al tuo cuore! Alleluia! capiscono il valore di questo dono infinito. Quanto è distante questo volto di Dio da quello piccino che portiamo nel cuore! Paolo, avvinto dallo Spirito, inizia il suo viaggio missionario ad Antiochia, la sua prima comunità, dove, rileggendo la sua esperienza, giunge a confessare la fede nel Gesù crocefisso e risorto. Agisci Oggi medito quanto e in che modo Gesù ci ha amati. Di fronte a ciò io come amo gli altri? Cosa posso fare concretamente? Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 14

15 Tempo di Pasqua In un mondo che non riusciamo a interessare con le parole che noi diciamo, solo la Sua presenza che ci ama e che ci salva può interessare. Il fervore apostolico si rinnova perché testimoni di Colui che ci ha amato per primo. (Papa Francesco) Venerdì 1 Maggio IV Settimana del Salterio Il Santo del giorno: San Giuseppe Lavoratore Nel Vangelo Gesù è chiamato 'il figlio del carpentiere'. In modo eminente in questa memoria di san Giuseppe si riconosce la dignità del lavoro umano, come dovere e perfezionamento dell'uomo, esercizio benefico del suo dominio sul creato, servizio della comunità, prolungamento dell'opera del Creatore, contributo al piano della salvezza (cfr Conc. Vat. II, 'Gaudium et spes", 34). Pio XII (1955) istituì questa memoria liturgica nel contesto della festa dei lavoratori, universalmente celebrata il 1 maggio. Patronato: Padri, Carpentieri, Lavoratori, Moribondi, Economi, Procuratori Legali Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall'ebraico. San Giuseppe lavoratore, che, falegname di Nazareth, provvide con il suo lavoro alle necessità di Maria e Gesù e iniziò il Figlio di Dio al lavoro tra gli uomini. Perciò, nel giorno in cui in molte parti della terra si celebra la festa del lavoro, i lavoratori cristiani lo venerano come esempio e patrono. Brano Evangelico: Mt 13, In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi. Contemplo: Tuttavia non c'è maggior libertà che quella di lasciarsi portare dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto, e permettere che Egli ci illumini, ci guidi, ci o- rienti, ci spinga dove Lui desidera. Egli sa bene ciò di cui c'è bisogno in ogni epoca e in ogni momento. Questo si chiama essere misteriosamente fecondi! (Papa Francesco) Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 15

16 Meditiamo la Parola Custodiva... Meditazione di Fiorella Elmetti Preghiamo la Parola San Giuseppe è un personaggio inedito per il nostro tempo. Infatti, non pronuncia una parola ma ha avuto un ruolo fondamentale: custodire Gesù e Maria con la sua protezione, con il suo lavoro, con la preghiera sua e della sua sposa, come dovremmo fare pure noi, ogni giorno. Nell'omelia del 2013 Papa Francesco ha detto: "...san Giuseppe, insieme a Maria, hanno un solo centro comune di attenzione: Gesù. Essi accompagnano e custodiscono, con impegno e tenerezza, la crescita del Figlio di Dio fatto uomo per noi, riflettendo su tutto ciò che accadeva. Nei Vangeli, San Luca sottolinea due volte l atteggiamento di Maria, che è anche quello di san Giuseppe: «Custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Per ascoltare il Signore, bisogna imparare a contemplarlo, a percepire la sua presenza costante nella nostra vita; bisogna fermarsi a dialogare con Lui, dargli spazio con la preghiera. Ognuno di noi, anche voi ragazzi, ragazze e giovani, così numerosi questa mattina, dovrebbe chiedersi: quale spazio do al Signore? Mi fermo a dialogare con Lui? Fin da quando eravamo piccoli, i nostri genitori ci hanno abituati ad iniziare e a terminare la giornata con una preghiera, per educarci a sentire che l amicizia e l amore di Dio ci accompagnano. Ricordiamoci di più del Signore nelle nostre giornate! E in questo mese di maggio, vorrei richiamare all importanza e alla bellezza della preghiera del santo Rosario. Recitando l'ave Maria, noi siamo condotti a contemplare i misteri di Gesù, a riflettere cioè sui momenti centrali della sua vita, perché, come per Maria e per san Giuseppe, Egli sia il centro dei nostri pensieri, delle nostre attenzioni e delle nostre azioni. Sarebbe bello se, soprattutto in questo mese di maggio...". O San Giuseppe, padre putativo di Gesù e sposo purissimo di Maria, che a Nazareth hai conosciuto la dignità e il peso del lavoro, accettandolo in ossequio alla volontà del Padre e per contribuire alla nostra salvezza, aiutaci a fare del lavoro quotidiano un mezzo di elevazione; insegnaci a fare del luogo di lavoro una 'Comunità di persone', unita dalla solidarietà e dall'amore; dona a tutti i lavoratori e alle loro famiglie, la salute, la serenità e la fede; fà che i disoccupati trovino presto una dignitosa occupazione e che coloro che hanno onorato il lavoro per una vita intera, possano godere di un lungo e meritato riposo. Te lo chiediamo per Gesù, nostro Redentore, e per Maria, Tua castissima Sposa e nostra carissima Madre. Amen Agisci Gesù fu, per Maria il pane della vita. E per me? Farò un breve esame di coscienza. E mentre accoglierò Gesù nel mio cuore, gli rivolgerò la dovuta attenzione, premura ed amore. Non di solo pane - Numero pagina 16

17 Tempo di Pasqua Il coraggio apostolico è seminare. Seminare la Parola. Renderla a quel lui e a quella lei per i quali è data. Dare loro la bellezza del Vangelo, lo stupore dell incontro con Gesù e lasciare che sia lo Spirito Santo a fare il resto. (Papa Francesco) Sabato 2 Maggio IV Settimana del Salterio Il Santo del giorno: San Antonio Pierozzi Fu domenicano a quindici anni e, divenuto sacerdote, fu priore a Cortona, a Fiesole, a Roma, a Napoli, ricoprendo nel frattempo la carica di Vicario generale dei Frati Riformati. Fondò la Societrà dei Buonomini di San Martino per i poveri bisognosi. Divenne arcivescovo di Firenze prodigandosi durante la peste. All attività apostolica e agli incarichi di cui era gravato, unì un intenso studio e la realizzazione di opere che ebbero carattere giuridico-morale. E- gli fu il primo a tentare una sintesi tra il diritto e la teologia, raccogliendo quanto riteneva utile al ministero della predicazione, della confessione e della direzione, per offrire una soluzione cristiana ai molti problemi del suo tempo. Brano Evangelico: Gv 14, 7-14 In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.in verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò. Contemplo: San Beda Venerabile, monaco benedettino in Inghilterra, Dottore della Chiesa, in una delle tante immagini poetiche che costellano le riflessioni dei suoi scritti, dice che Gesù si era scelto sulla terra un padre falegname, un artigiano, che fosse uguale al Padre suo del Cielo, quel Dio che ha «fatto» il Cielo e la Terra. Egli ricordava le parole di Gesù (Gv 5,17): «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco». Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 17

18 Meditiamo la Parola Dono di se stesso Meditazione a cura della Redazione Preghiamo la Parola Grazie, Signore, ascolteremo la tua parola e verrà il sabato. Giungeremo da ogni possibile via e sarà vero sabato. Prepariamo il nostro cuore, perché non sia il sabato della gelosia e dell'ingiuria, ma il santo sabato in cui stupore, fiducia e festa danzeranno per celebrare la novità del tuo amore, che genera vino nuovo, nuovi otri e nuova vita. Alleluia! Lentamente ma inesorabilmente i discepoli prendono consapevolezza su chi sia veramente Gesù. All'inizio lo hanno seguito per la sua forte personalità carismatica, per la sua forza interiore, poi, frequentandolo, si rendono conto che è un profeta, per la sua predicazione, per i prodigi che accompagnano le sue parole. Pietro va oltre, proclamando Gesù come messia, ed è un salto incredibile, visto che Gesù non sembra in nessun modo il messia atteso da Israele! Ma ora Gesù chiede di più: è ormai alla vigilia del dono di se stesso, sa che ha poco tempo, e si confida con Filippo: chi ha visto lui ha visto il Padre. Gesù si professa uguale al Padre, si proclama manifestazione di Dio, Figlio di Dio. Se non avessimo alla spalle duemila anni di cattolicesimo impallidiremmo ascoltando questa affermazione! Per capire chi è Dio non dobbiamo far altro che guardare a Gesù, alle sue parole, ai suoi gesti, alla sua vita. Troppe volte incontriamo dei cristiani che sono, in realtà, dei credenti in un Dio generico (spesso piuttosto antipatico!) che poco ha a che vedere col Dio che Gesù è venuto a manifestarci definitivamente. Convertiamoci al Dio di Gesù! Agisci... Nel corso di questa giornata, rivolgerò al Signore preghiere di lode, di benedizione in riparazione di tutte le bestemmie. Non di solo pane - Numero pagina 18

19 G l i a p p r o f o n d i m e n t i d i N o n d i s o l o p a n e La bottega del falegname A cura di Tiziana e Cristina Caro San Giuseppe, scusami se approfitto della tua ospitalità e mi fermo per una mezz oretta nella tua bottega di falegname per scambiare quattro chiacchiere con te. Non voglio farti perdere tempo. Vedo che ne hai così poco, e la mole di lavoro ti sovrasta. Perciò, tu continua pure a piallare il tuo legno, mentre io, seduto su una panca, in mezzo ai trucioli che profumano di resine, ti affido le mie confidenze. Non preoccuparti neppure di rispondermi. So, del resto che sei l uomo del silenzio, e consegni i tuoi pensieri, profondi come le notti d Oriente, all eloquenza dei gesti più che a quella delle parole. Vedi, un tempo anche da noi le botteghe degli artigiani erano il ritrovo feriale degli umili, vi si parlava di tutto, di affari, di donne, di amori, delle stagioni, della vita, della morte. [ ] Oggi purtroppo qui da noi di botteghe artigiane ne sono rimaste veramente poche. Al loro posto sono subentrate le grandi aziende di consumo: non si genera più, o meglio si concepisce solo l archetipo, ma senza passione e con molto calcolo. [ ] Ma se oggi qui da noi, in questo crepuscolo tormentato del secolo ventesimo, le botteghe artigiane sono pressoché sparite non è solo perché non si genera più e neppure perché non si ripara più nulla. È perché non c è più tempo per la carezza. Mi spiego! Vedi Giuseppe, da quando sono entrato nella tua bottega, quante carezze non hai fatto su quel legno denudato dalla pialla! Tutte le volte che l hai strisciato con il ferro, subito vi sei passato sopra con la mano, leggera come la luce che trema sulle acque: non saprei bene se per proteggerne la verecondia; o per velargli, un attimo appena, la bianca intimità; o per compensare con un gesto di tenerezza il trauma della violenza. E anche ora, mentre ti parlo, passi e ripassi con le dita sugli spigoli smussati dallo scalpello, e ne levighi le asprezze, col medesimo a- more con cui la pecora madre a- sciuga con la lingua l agnello appena nato. Poi cicatrizzi le ferite del legno, provocate dal trapano e dai chiodi, con gli stucchi, canforati come unguenti d Arabia. Vi stendi sopra il balsamo delle vernici, che impregnano l aria d un acre profumo, e continui a blandire con la colla gli assi di faggio che ora luccicano come uno specchio. Quante carezze: con le palme della mano, con i pennelli, con le spatole, con gli occhi. Sì, anche con gli occhi, perché, ora che hai finito una culla, sei tu che non ti stanchi di cullarla con lo sguardo. Oggi purtroppo da noi, non si carezza più, si consuma solo. Si è fatto tardi, Giuseppe. Nella piazza non c è più nessuno. I grilli cantano sul cedro del tuo giardino. Nelle case, le famiglie recitano lo Shemà Israel. E tra poco Nazareth si addormenterà sotto la luna. Di là, vicino al fuoco, la cena è pronta. Cena di povera gente. L acqua della fonte, il pane di giornata, e il vino di Engaddi. E poi c è Maria che ti a- spetta. Ti prego: quando entri da lei, sfiorala con un bacio. Falle una carezza pure per me. E dille che anch io le voglio bene. Da morire! Buona notte, Giuseppe! Mons: Antonino Bello (Lettera a San Giuseppe, 1990 Non di solo pane - Numero Tempo di Pasqua - pagina 19

20 Sussidio di preghiera per la famiglia Coordinatrice Fiorella Elmetti Redazione don Luciano Vitton Mea, don Carlo Moro, don Fabio Marini, don Diego Facchetti, Fiorella Elmetti, Tiziana Guerini e Cristina Sabatti Anno XV- n. 707 Domenica 26 Aprile 2015 Chiuso il 21 Aprile 2015 Numero copie / don Luciano Grafica e stampa don Luciano Vitton Mea Ideato da don Luciano Vitton Mea Per la tua vita spirituale visita il Vi troverai: Ogni giorno una meditazione dei più grandi maestri di spiritualità Il settimanale di preghiera Non di Solo pane (da scaricare) I Santi del Giorno Tutte le opere di San Agostino I racconti di un pellegrino russo L Imitazione di Cristo Ti aspetto ogni giorno su: Www. Nondisolopane.it

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