Geremia: corso sul profetismo biblico 2013 appunti

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1 1 ESEGESI DI TESTI SCELTI GER 1,4-19: VOCAZIONE E MISSIONE Per questa parte i principali riferimenti, oltre ai commentari, sono: - BOVATI, P., Geremia 1-6. Dispense ad uso degli studenti (Roma 2006). - BOVATI, P., «Così parla il Signore». Studi sul profetismo biblico (Bologna 2008). - dispense p. Conroy. - CUCCA, M., Il corpo e la città. Studio del rapporto di significazione paradigmatica tra la vicenda di Geremia e il destino di Gerusalemme (Studi e Ricerche; Assisi 2010). 1. Il testo nella sua forma finale Dopo una discussione sulla delimitazione e strutturazione del brano, cercheremo di comprendere il senso della struttura individuata, ai fini dell interpretazione. Ciò ci consentirà di cogliere, da subito, il valore programmatico del testo in esame rispetto all insieme del libro di Ger. 4 rmoale yl;ae hw"hy>-rb;d> yhiy>w: Mi fu rivolta questa parola del Signore: 5 ^yti[.d:y>!j,b,b; ^r>c'a, ~r<j,b. «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, ^ytiv.d:q.hi ~x,r<me acete ~r<j<b.w prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ^ytit;n> ~yiagl; aybin" ti ho stabilito profeta delle nazioni». 6 rbed: yti[.d:y"-al{ hnehi hwihoy> yn"doa] Hh'a] rm;aow" Risposi: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, p ykinoa' r[;n:-yki perché sono giovane». 7 ykinoa' r[;n: rm;ato-la; yl;ae hw"hy> rm,ayow: Ma il Signore mi disse: «Non dire: Sono giovane. %lete ^x]l'v.a, rv,a]-lk'-l[; yki Tu andrai da coloro a cui ti manderò rbed:t. ^W>c;a] rv,a]-lk' taew> e dirai TUTTO QUELLO CHE IO TI ORDINERÒ. 8 ~h,ynep.mi ar"yti-la; Non aver paura di fronte a loro, ^l,cih;l. ynia] ^T.ai-yKi perché io sono con te per proteggerti». hw"hy>-~aun> Oracolo del Signore. 9 :ypi-l[; [G:Y:w: Ady"-ta, hw"hy> xl;v.yiw: Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca yl;ae hw"hy> rm,ayow e il Signore mi disse: ^ypib. yr:b'd> ytit;n" hnehi «Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. 10 ^ytid>q;p.hi haer> takl'm.m;h;-l[;w> ~yiagh;-l[; hz<h; ~AYh; Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni #Atn>liw> vatn>li per sradicare e demolire, sarh]l;w> dybia]h;l.w per distruggere e abbattere, p [;Ajn>liw> tanb.li per edificare e piantare». 11 rmoale yl;ae hw"hy>-rb;d> yhiy>w: Mi fu rivolta questa parola del Signore: Why"m.r>yI ha,ro ht'a;-hm' «Che cosa vedi, Geremia?». ha,ro ynia] dqev' lqem; rm;aow" Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». 12 taar>li T'b.j;yhe yl;ae hw"hy> rm,ayow: Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, p Atf{[]l; yrib'd>-l[; ynia] dqevo-yki poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla».

2 2 13 rmoale tynive yl;ae hw"hy>-rb;d> yhiy>w: Quindi mi fu rivolta di nuovo la parola del Signore: ha,ro ht'a; hm' «Che cosa vedi?». hn"apc' ynep.mi wyn"p'w ha,ro ynia] x:wpn" rysi rm;aow Risposi: «Vedo una pentola bollente, la cui bocca è inclinata verso [dal] settentrione». 14 yl'ae hw"hy> rm,ayow: Il Signore mi disse: h['r"h' xt;p'ti!apc'mi «Dal settentrione dilagherà la sventura #r<a"h' ybev.yo-lk' l[; su tutti gli abitanti della terra. 15 hn"apc' takl.m.m; taxp.v.mi-lk'l. areqo ynin>hi yki Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i regni del settentrione. hw"hy>-~aun> Oracolo del Signore. Aas.Ki vyai Wnt.n"w> Wab'W Essi verranno e ognuno porrà il proprio trono ~ØIl;v'Wry> yre[]v; xt;p, alle porte di Gerusalemme, bybis' h'yt,moax-lk' l[;w> contro le sue mura tutt intorno hd"why> yre['-lk' l[;w> e contro tutte le città di Giuda. 16 ~t'aa yj;p'v.mi ytir>b;diw> Allora pronunzierò i miei giudizi contro di loro, ~t'['r"-lk' l[; per tutta la loro malvagità, yniwbz"[] rv,a] poiché hanno abbandonato me ~yrixea] ~yhil{ale WrJ.q;y>w: e hanno sacrificato ad altri dèi ~h,ydey> yfe[]m;l. Wwx]T;v.YIw: e adorato idoli fatti con le proprie mani. 17 ^yn<t.m' rzoa.t, ht'a;w> Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, ~h,ylea] T'r>B;dIw> T'm.q;w> alzati e dì loro &'W<c;a] ykinoa' rv,a]-lk' tae TUTTO CIÒ CHE TI ORDINERÒ; ~h,ynep.mi tx;te-la; non spaventarti di fronte a loro, ~h,ynep.li ^T.xia]-!P, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro. 18 ~AYh; ^ytit;n> hnehi ynia]w: Ed ecco, oggi io faccio di te rc'b.mi ry[il. come una città fortificata, lz<r>b; dwm[;l.w una colonna di ferro tv,xon> tamxol.w e un muro di bronzo #r<a"h'-lk'-l[; contro tutto il paese, h'yr<f'l. hd"why> ykel.m;l. contro i re di Giuda e i suoi capi, #r<a"h' ~[;l.w h'yn<h]kol. contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. 19 %l' Wlk.Wy-al{w> ^yl,ae Wmx]l.nIw> Ti faranno guerra ma non ti vinceranno, hw"hy>-~aun> ynia] ^T.ai-yKi ^l,ycih;l. 1.1 Delimitazione e struttura perché io sono con te - oracolo del Signoreper salvarti». L'inizio del brano nel v. 4 non crea problemi, in quanto i primi tre versetti di Ger 1 sono chiaramente una sovrascritta per l'intero libro. Inoltre si inizia con la tipica formula: «Mi fu rivolta questa parola del Signore». Perché però non delimitare il brano ai vv come fanno diversi commentatori? La giustificazione viene dall'osservazione di una struttura chiastica (di tipo A B B A ) nei vv. 4-19: A B vv. 4-10: missione profetica vv : visione B vv : visione A vv : missione profetica

3 3 La corrispondenza fra B e B è evidente: si tratta di due piccoli racconti di visioni simboliche con una struttura simile (nei vv e 13-14), dove l'interpretazione dell'oggetto visto viene data dal Signore. La seconda unità è ampliata con l'aggiunta di ulteriori interpretazioni nei vv Tutti gli esegeti parlano appunto di due visioni in Ger 1. Il punto cruciale della strutturazione sta nella relazione fra i vv da una parte e i vv dall'altra, così da giustificare la corrispondenza A e A. Infatti (1) il contenuto è sostanzialmente identico: si parla della missione profetica a cui è associata l assistenza di Dio (2) vv ritornano all'uso della seconda persona singolare nella parole di YHWH a Geremia, come nei vv. 4-10, e (3) ci sono anche diversi contatti lessicali fra vv e vv. 4-10, come se il secondo testo fosse scritto tenendo presente il primo (cf. vv. 8 e 19 [nell'ebraico il verbo (lcn) è identico, a differenza della versione italiana: proteggerti/salvarti]; vv. 7 e 17 [tutto quello che io ti ordinerò]; vv. 8 e 17 [la paura di fronte a loro]). Se si accetta la strutturazione proposta per vv. 4-19, allora avremmo al centro due brani simbolici che parlano delle relazioni di YHWH con Israele suo popolo nel presente e nel futuro immediato. Intorno a queste unità centrali ci sono le due unità (vv e 17-19) che presentano la chiamata profetica di Geremia. La chiamata, cioè, viene vista in funzione della relazione fra YHWH e il popolo, e non come un'esperienza a sé stante. 1.2 Fenomeno della ripetizione binaria: il senso della struttura In Ger 1 abbiamo due volte la missione e, al centro, due visioni (tutto è ripetuto): ma perché dire due volte la stessa cosa? 1. coerenza della Parola, cioè la fedeltà di Dio alla storia dell uomo > nella varietà e molteplicità di cui è fatta la storia, vi è la presenza di un Unico, il Dio unico che si rivela fedelmente nella stessa Parola 2. rivelazione del non-ascolto, cioè la fedeltà di Dio nella resistenza dell uomo a) Per quanto riguarda il profeta: Geremia stesso è paradigma di colui che continuamente si oppone alla Parola che lo invia (1,6); le Confessioni ne sono la testimonianza chiara. La chiamata di Dio interviene tenendo conto di questa resistenza; non soltanto quindi l obiezione di 1,7, ma tutta la paura di Geremia, la sua voglia di fuggire (come il profeta Giona: Gn 3,1), e di desistere sono assunti e riscattati dalla «ripetizione» divina (1,7-8). b) Per quanta riguarda il popolo (destinatario), il suo resistere alla Parola profetica è annunciato fin dal primo capitolo di Geremia (1,18), ed e poi ribadito, quasi come un leitmotiv, in diversi momenti della predicazione del profeta (3,13.25; 5,21; 6,10; 7,26-27; ecc.). Al non ascolto da parte di Israele corrisponde la ripetizione del messaggio divino (7,13; 25,4; 26,5; 29,29; ecc.). 3. la parola ultima, cioè la fedeltà di Dio fino alla fine La ripetizione (te lo dico e te lo ripeto) manifesta la definitività del messaggio, nel quale si gioca l ascolto (non c è altro da dire). Per quanta riguarda Ger 1, questa vuol dire che nella vocazione e nelle visioni di Geremia, ripetute due volte, c'e dentro tutto: è il messaggio primo e ultimo del profeta. Non si narra

4 4 solo qualcosa di iniziale (secondo la cronologia), ma si rivela qualcosa di originario (il principio e la fine dell'essere profeta). Anche noi oggi, odierni lettori, non dobbiamo far altro che riprendere ciò che e stato detto e già letto; non abbiamo una parola diversa da ciò che è scritto. Questo tipo di operazione (la rilettura del profeta) è quella che apre alla prospettiva del Nuovo Testamento, come rilettura globale dell' Antico Testamento. Gesù infatti si è richiamato continuamente a ciò che era stato scritto di Lui. (BOVATI, Ger. 1-6, pp ). Da quanto abbiamo detto sul senso della ripetizione e sul fatto che essa ricorre con così grande evidenza in Ger 1, appare evidente che questo testo ha una funzione del tutto particolare, sia perché collocato all inizio del libro profetico, sia per i temi che esso tratta. Si tratta di un testo certamente programmatico in cui il messaggio è già detto in modo definitivo. 2. La genesi del testo (studio diacronico) Lo studio diacronico prende lo spunto da osservazioni fatte sul testo. Certi fatti testuali possono far sorgere il sospetto che un testo non sia il semplice prodotto di un'unica operazione di scrittura da parte di un unico autore. Nel caso di Ger 1,4-19 parecchi studiosi pensano che tali indizi siano effettivamente presenti, e su questa base cercano di elaborare una storia della redazione del testo che possa rendere intelligibili i dati testuali. Parlare di critica letteraria significa dunque cercare di tracciare la storia dei vari interventi che hanno prodotto un determinato testo scritto > per noi: ricostruire le diverse fasi della composizione di Ger 1. Vedremo dunque gli indizi testuali, poi alcune proposte di spiegazione di questi dati nei termini di una storia di redazione del testo, e concluderemo con qualche riflessione sull'utilità tematica e teologica di tale studio. 2.1 Gli indizi di stratificazione letteraria Notiamo tre tipi di indizi che fanno pensare ad una certa stratificazione letteraria: l'uso di schemi letterari, il problema del v. 5, e contatti con altri testi La presenza di schemi letterari Uno schema di "chiamata" nei vv Ci sono paralleli impressionanti fra Ger 1,5-10 da una parte e altri due racconti di chiamata in altri libri (Mosè in Esod 3,10ss, e Gedeone in Gdc 6,14ss). Ger 1 Esod 3 Gdc 6 Incarico Obiezione Conferma Segno 9(-10) 12 17ss Si noterà che le tre chiamate non sono identiche quanto al contenuto: nel caso di Ger 1 si tratta della chiamata al ministero profetico, mentre nel caso di Mosè la chiamata è ad un compito di

5 5 leadership (che comprende però anche una dimensione profetica, come attesta chiaramente Dt 18,15) e nel caso di Gedeone si tratta di una chiamata ad un compito essenzialmente militare (liberare il popolo dall'oppressione di un nemico). Comune a tutte e tre però è il concetto di una chiamata da parte del Signore ad un individuo per una missione a beneficio del suo popolo. Le somiglianze fra i tre racconti di chiamata, secondo molti studiosi, si spiegano meglio ipotizzando l'esistenza di uno schema convenzionale noto agli scrittori ebrei. Se questo è esatto, bisogna notare due conseguenze. (1) Essendo lo schema convenzionale e utilizzabile per diversi casi, allora non possiamo leggere un tale racconto come una "registrazione dal vivo" dell'esperienza vocazionale del personaggio in questione; si tratta infatti di uno schema interpretativo-teologico e non di un formulazione personale. Ciò non mette in questione, evidentemente, la realtà di una esperienza di chiamata da parte di Geremia o degli altri; dice solo che la formulazione letteraria adoperata nei racconti non ci consente un accesso immediato e completo all'esperienza in termini psicologici. (2) Se ci domandiamo da chi viene una tale formulazione di Ger 1,5-10, le risposte potrebbero essere due: (a) Geremia stesso (direttamente o indirettamente tramite un suo assistente [Baruc?]), oppure (b) un discepolo-redattore posteriore che voleva interpretare tutto il ministero di Geremia in linea con il ministero di Mosè Uno schema di racconto di visioni simboliche nei vv e Anche qui si tratta probabilmente dell'uso di uno schema convenzionale (cf. i racconti di Am 7,7-8 e 8,1-3 per una struttura dialogica simile). Si noterà qui in particolare l'espressione "una seconda volta" all'inizio della seconda visione (v. 13a): "Quindi mi fu rivolta una seconda volta : שנית] CEI liberamente "di nuovo"] questa parola del Signore...". La prima volta è evidentemente quella raccontata al v. 11. Ciò crea un po' di sorpresa per un lettore attento, perché il v. 11 non contiene la prima comunicazione della parola del Signore a Geremia nel testo; la formula di comunicazione della parola si trova già nel v. 4. L'autore del v. 13 lo ha forse dimenticato? O forse non aveva il testo dei vv di fronte a sé? In altre parole, potrebbe darsi che i due racconti delle visioni simboliche non fossero originariamente collegati con il racconto della chiamata nei vv Rimane almeno la possibilità che il testo di Ger 1,4-13(19) abbia raggiunto la sua forma attuale grazie all'intervento di più mani e in diversi tempi Il problema del v. 5c Quando il testo del v. 5c dice "ti ho stabilito profeta delle nazioni" (cf. anche v. 10a), chiaramente intende "nazioni straniere" e non Giuda o Israele. Offrire una tale quasi-definizione del compito di Geremia sembra però non molto coerente con ciò che il libro stesso presenta del ministero personale del profeta (svolto, in gran parte almeno, a Gerusalemme e indirizzato al popolo di Giuda e Gerusalemme). Qualche volta Geremia ha incontrato rappresentanti di altri popoli (cf. cap. 27) e forse alcuni degli oracoli contro nazioni straniere (capp. 46ss) possono venire direttamente da lui, ma tutto questo non sembra sufficiente per poterlo "definire" come "profeta della nazioni" né per pensare che Geremia abbia iniziato il suo ministero sapendo di avere il compito di "profeta della nazioni".

6 6 Sorge dunque la domanda: non sarebbe forse più comprensibile attribuire v. 5c a un redattore successivo rispetto al ministero di Geremia? Nelle generazioni successive infatti si poteva vedere che il messaggio di Geremia per il suo proprio popolo aveva avuto conseguenze anche per altre nazioni (per es. la caduta di Babilonia) Contatti letterari con testi di altri ambienti In diversi punti in Ger 1,4-19 troviamo espressioni che sono più tipiche di altri autori o di altre scuole teologiche che non di Geremia (si considerano di Ger i brani poetici del libro). Paragonare il v. 5a con Is 44,2 ("servo Israele") e 49,1.5 (il "servo del Signore"). Per i vv. 7c e 9c vedere Deut 18,18 (sul profeta che il Signore susciterà dopo Mosè). Mentre il linguaggio del v. 16 ha molti contatti con testi deuteronomistici di critica religiosa e cultuale. Se cerchiamo una spiegazione di questi contatti, diverse sono le possibilità: (1) puro caso; (2) gli altri testi si sono ispirati da Ger 1; (3) Ger 1 si serve della fraseologia di questi testi (che però sono posteriori al tempo del profeta Geremia). Parecchi studiosi giudicano più probabile la terza spiegazione > ciò significherebbe che Ger 1 è frutto di un lavoro redazionale successivo al profeta stesso. 2.2 Conclusione Non entriamo in questo corso nelle varie proposte di storia redazionale, e non discuteremo la posizione di quegli autori che non vedono la necessità di ipotizzare una qualche stratificazione nel testo di Ger 1. Conviene invece notare l'interesse interpretativo delle osservazioni che fanno sorgere la questione redazionale. Infatti gli indizi notati sopra ci aiutano anche a capire meglio il testo a livello teologico, e questo in due modi: da una parte facendoci capire ciò che è meglio evitare quando vogliamo formulare un'interpretazione del testo, e dall'altra suggerendoci aspetti utili che a prima vista forse non si vedevano nel testo. La presenza di schemi e generi convenzionali in Ger 1 ci invita a non proporre una lettura puramente autobiografica del testo, come se i versetti che leggiamo ci introducano direttamente nell'anima di Geremia. Al contrario dobbiamo aprirci ad una lettura teologica del testo, accogliendo i suggerimenti intertestuali che vengono dai contatti con altri testi fuori del libro di Geremia: - vedere Geremia in relazione a Mosè (cf. lo schema vocazionale e i contatti con Deut 18) - con il servo del Signore (collettivo e forse anche individuale: cf. i contatti con Isa 44 e 49) - forse anche con Samuele (chiamata da giovane: cf. 1 Sam 3). Poi i contatti fra Ger 1 e Ger 2,1-3 ci invitano ad aprirci alla possibilità di una rilettura paradigmatica della chiamata di Geremia (paradigma della chiamata di Israele fedele con la sua missione alle nazioni). Bovati > evidenzia i numerosissimi contatti con altri testi (Deut-Is e figura del Servo; fraseologia deuteronomista, Is 6 e la mano che tocca la bocca, Am e le visioni, vocazione di Mosè e di Samuele) e conclude (pp ): Dunque, in sintesi, dobbiamo constatare che non vi è nessuna parte del cap. 1 che presenti quegli elementi di originalità letteraria e di coerenza con il patrimonio geremiano da farla ritenere il nucleo

7 7 autentico. D'altra parte, dobbiamo altresì ammettere che lungi dall'essere un ammasso caotico, il nostro capitolo è «costruito» con una struttura organica, come un insieme armonico. Da qui la nostra opinione in merito alla paternità letteraria e alla datazione di Ger 1,4-19: pare ragionevole supporre che il nostro testa sia stato composto totalmente da un redattore esilico, che ha utilizzato il materiale proveniente da molteplici tradizioni, proprio allo scopo di suggerire che, nel profeta Geremia, la profezia giunge, in un certo senso, al suo compimento, sia perché conduce fino alla sventura che si abbatte su Gerusalemme (vv ), sia perché apre ad un futuro di salvezza di cui la vicenda personale del profeta è segno anticipatore (vv. 8.19). In ogni caso, ogni lettore deve confrontarsi con il testo «finale» che la tradizione di Israele ci ha consegnato e con il messaggio che risulta da questa preciso insieme; certo può talvolta essere utile scomporre un tutto nelle sue parti costitutive, secondo una qualche cronologia di formazione, ma alla fine si deve fornire una interpretazione che renda conto del testo nella sua forma canonica. 3. Il genere letterario di Ger 1,4-19 A cosa serve determinare il genere letterario di un testo? Due scopi principali: 1. Se conosco quello che è tipico, convenzionale di un genere, posso vedere anche ciò che è particolare, caratteristico, diverso all interno del testo che sto studiando e che, pure, appartiene a quel genere > evidenziare ciò che è esclusivo di un determinato scritto può rappresentare una buona apertura per l interpretazione. 2. Riconoscere un genere letterario permette di capire la «funzione» di una certa modalità espressiva: chi non capisce il genere letterario, o chi prende un genere per un altro, commette gravi errori di interpretazione. 3.1 Il genere letterario del racconto di vocazione profetica Uno sguardo agli elementi che lo compongono secondo diversi autori: Kutsch Habel Del Olmo Lete Bretón Yhwh chiama a un Dio si presenta teofania introduzione compito paura e obiezioni del discorso introduttivo missione missione candidato Yhwh respinge le missione segno investitura obiezioni, conferma l incarico e dà un segno obiezione visioni conferma conferma segno Cosa ne emerge? Una certa arbitrarietà, difficoltà a determinare la struttura. Ora è indispensabile che vengano chiaramente definiti i precisi elementi della struttura, nella loro natura propria e nel rapporto che sistematicamente intrattengono con gli altri. Vediamo di chiarire con qualche esempio. Si dice che appartiene al genere letterario del racconto di vocazione l'elemento

8 8 «segno» che Dio concede a conferma della vocazione; ma c'è il rischio di far entrare forzatamente in questa categoria tratti narrativi che le sono estranei (come, ad esempio, dire che l'investitura, cioè il toccare la bocca di Geremia sia un «segno»). E ancora, l'elemento «obiezione», da parte del chiamato, deve essere ritenuto un elemento importante, perché frequentemente attestato nei racconti di vocazione, ma può avvenire che, in un determinato racconto di vocazione, esso non venga espresso, ed è allora la sua omissione a diventare significativa. (p. 58) Pare dunque opportuno rintracciare la struttura fondamentale del genere letterario. Si tratta di tre momenti che compaiono anche in Ger 1,4-10: 1. il manifestarsi imperativo di Dio - esperienza del sentirsi interpellato da Dio - iniziativa da parte del Signore - i segni teofanici servono a dire che è proprio Dio ad agire, ma possono anche mancare (nel nostro caso mancano) - decisivo: percepire una Parola che esige obbedienza («ti ho stabilito profeta delle nazioni») - l uomo è reso capace di rispondere a Dio 2. la resistenza da parte dell uomo - la persona umana risponde: in modo consapevole e libero, il chiamato interagisce e parla, in risposta a quanto ho percepito come appello divino. - qui va collocata anche l obiezione: difficoltà acutamente e dolorosamente avvertita dalla coscienza profetica, di non essere in grado di portare a compimento il compito affidato per varie ragioni: > sono indegno perché peccatore > mi mancano i requisiti indispensabili > è impossibile adempiere quanto richiesto > è inutile la mia missione, i destinatari non ascolteranno La resistenza da parte dell'uomo non va letta (solo) come manifestazione di una coscienza pavida e indolente; essa è invece elemento indispensabile al rivelarsi autentico della vocazione in quanto mandato divino. Infatti è componente essenziale della missione profetica la consapevolezza che Dio comanda ciò che l'uomo non sa fare, ciò che l'uomo non può compiere «naturalmente»; viene da Dio infatti non solo la chiamata, ma anche la possibilità di adempierla. Dio si rivela proprio in questa strutturale sproporzione tra le deboli qualità umane e l' atto sublime richiesto al profeta (p. 60). 3. la conferma divina - Dio ribadisce la missione e chiarisce come risulterà fattibile quel compito che il profeta reputa difficile o addirittura impossibile > assicura la sua presenza attiva > tocca il corpo del profeta: fa sentire, lascia traccia della sua visita In questa linea si colloca talvolta l esperienza del segno. Non va visto come un oggettiva garanzia per chi dubita... senza la fede, infatti, anche il segno può sempre essere contestato nella sua veridicità. In Ger 1 non abbiamo alcun segno miracoloso.

9 9 Chi acconsente alla missione si affida in realtà sempre ed esclusivamente alla promessa; al tempo stesso, ciò che sostiene, incoraggia, conferma la decisione di obbedire al mandato divino è l'esperienza corporea dell' intervento di Dio, vissuta come accrescimento di forza... Si tratta di un genere letterario. Colui che si sente chiamato da Dio tenta di dire come la Parola autorevole del Signore si imponga a lui, vincendo la naturale resistenza della psiche umana. Uno dice di essere toccato sulla bocca, un altro afferma di sentire le viscere riempite da un nutrimento divino (Ez 3,3), un altro di riacquistare forza nella mano (Es 4,6-8), o di rimettersi in piedi (At 26,16). Ciò che viene significato dunque è che l uomo si esperimenta come sottoposto all' azione potente di Dio non solo nell' essere chiamato, ma anche nella capacita reale di adempiere ciò per cui è stato chiamato (p. 61). 4. Analisi esegetica per parti di Ger 1,4-19 Prima i passi estremi A e A (vv e 17-19) che narrano della vocazione; poi i passi centrali B e B che parlano delle due visioni (vv e 13-16). 4.1 La missione profetica (vv e 17-19) La chiamata (vv. 4-10) Come leggere un racconto di vocazione? - genere letterario in cui appaiono due locutori, in un dialogo immaginario > non si tratta della cronaca di un evento... non va letto così... - mettere in scena Dio che parla serve a dire la dipendenza obbediente della parola umana da Colui che legittima tale parola > la parola umana, di Ger, si fonda quindi completamente su un altra Parola. La chiamata, allora, non è un «episodio» della vita profetica, ma ne è, invece, l intima essenza. Il passo è strutturato il 3 parti: iniziativa divina (vv. 4-5); obiezione umana e conforto divino (vv. 6-8); conferimento di autorità al profeta (vv. 9-10). Iniziativa divina (vv. 4-5) In principio... Dio parla... > una parola che fonda tutte le altre. Cosa dice? conosciuto (^yti[.d:y>!j,b,b; ^r>c'a, ~r<j,b.) Dall analisi dei lessici: appare abbastanza chiaro che, per i vari lessicografi, il verbo [dy in Ger 1,5 ha una sua sfumatura particolare: praticamente tutti affermano che il verbo non significhi «conoscere», ma piuttosto qualcosa come «eleggere», «prendersi cura», «favorire», e cose simili, e che questa sfumatura si applichi - oltre che a Ger 1,5 - anche ad una limitata serie testuale. Ma perché? - necessario dare importanza al contesto - è una relazione tra persone - quali persone? Ger e Dio > il rapporto padre-figlio sembra essere quello più adeguato a spiegare questa particolare relazione. I motivi che sostengono questa interpretazione sono molti (e complessi) In sintesi estrema: * il contesto: riferimento al concepimento

10 10 * vb. che esprime il riconoscimento del figlio da parte del padre in alcuni testi (Dt 33,9; Is 63,16) Dio riconosce Ger come proprio figlio e assume una responsabilità paterna nei suoi confronti * prima del concepimento: assoluta gratuità della relazione, provenienza amorosa di Dio (niente a che vedere con determinismo, problemi relativi alla libertà, ecc.) * il vb è usato anche per definire il reciproco riconoscimento in un contesto di alleanza > Dio fa alleanza con... quindi elegge, sceglie... Categoria fondamentale nella Scrittura è proprio quella di elezione (cfr. Abramo, Mosè, Davide...) > speciale relazione di alleanza che il Signore stabilisce con il suo profeta Mediante un accurata indagine lessicografica, viene chiarito il rapporto esistente tra la missione profetica («ti ho reso profeta delle nazioni») e il suo fondamento («ti ho conosciuto»): questa consiste nell'intima relazione (di alleanza, di paternità) tra YHWH e Geremia, che ha come manifestazione significativa sia la comunicazione di parola, sia la protezione contro i nemici. consacrato, cioè messo a parte, riservato Se il soggetto è Dio: egli riserva per se stesso ciò che consacra (cf. Nm 3,11-13; 8,17; 1Re 9,7). In Nm la questione è quella del figlio primogenito... Il Signore parlò a Mosè e disse: 12 "Ecco, io ho scelto i leviti tra gli Israeliti al posto di ogni primogenito che nasce per primo dal seno materno tra gli Israeliti; i leviti saranno miei, 13 perché ogni primogenito è mio. Quando io colpii tutti i primogeniti in terra d'egitto, io consacrai a me in Israele ogni primogenito, sia dell'uomo sia del bestiame; essi mi apparterranno. Io sono il Signore". a. appartenenza a Dio b. per essere dato... c. figura di tutto Israele in quanto tutti figli di Dio stabilito profeta delle nazioni Dio riconosce figlio e consacra per... costituire Ger profeta delle nazioni > è quello che verrà chiaramente ribadito ai vv e poi > si tratta quindi di un elemento centrale! Come abbiamo visto, il v. 5c crea problemi perché non si riconosce a Ger lo statuto di profeta delle nazioni da un punto di vista «storico»... ma è tutto il racconto di vocazione che lo descrive esattamente in questi termini! Forse si tratta piuttosto di comprendere che cosa effettivamente significhi l espressione! Il profeta è l uomo della parola (Ger 18,18: «non verrà meno la parola ai profeti...») Dio parla a Ger dal principio > con questo lo rende capace di parlare (così come ogni figlio impara a parlare dai suoi genitori) Dio dona: la possibilità di parlare, la vocazione profetica... Dio comanda: al profeta di parlare > lo invita ad entrare in un obbedienza «delle nazioni»: destinazione universale del ministero profetico di Ger Quanto di più tipico della tradizione biblica: Dio che sceglie uno solo... a favore di tutti... Dinamica dell elezione... - Ger non sembra che abbia mai predicato al di fuori d Israele - questo tipo di ricerca contraddice, peraltro, il senso stesso degli oracoli contro le nazioni > sono comunque rivolti a Israele * non ti accada lo stesso * io punisco i tuoi nemici e, quindi, ti salvo

11 11 Cfr i contatti con i canti del Servo: Is 42,1.6; 49,1.7 Se si suppone come appare probabile - una dipendenza letteraria di Ger 1,5 dai testi deutero-isaiani sopra citati, si dovrebbe allora dedurre che Geremia viene visto (dal redattore di Ger 1) come il «servo» del Signore che apporta la salvezza fino alle estremità della terra. Se, viceversa, si ritiene che il testo di Ger 1,5 abbia ispirato quelli del Deutero-Isaia, allora, Geremia è presentato come la «figura» anticipatrice di quel «servo» che compirà ciò che in Geremia è stato annunciato. Nell'insieme del libro di Geremia, nella sua ultima stesura, la destinazione del profeta Geremia «per le nazioni» ha comunque una sua intrinseca motivazione. II profeta parla infatti della fine di Gerusalemme (cfr. 1,3 quale delimitazione temporale della sua profezia), evento questo annunciato fin dall'inizio nella seconda visione (1,13-16: nella cornice del racconto di vocazione), e iscritto poi nel quadro di un giudizio universale riguardante tutte le genti (cap. 25: alla fine della prima grande sezione del libro). Geremia è stato «preposto» alle nazioni e a tutti i regni per un compito di «distruzione». Le nazioni sono implicate nella profezia geremiana perché sono chiamate da Dio a giudicare Gerusalemme, ma anche perché saranno a loro volta giudicate. Ciò che accade a Gerusalemme è quindi il simbolo di ciò che capita a tutti i popoli: tutti sono sottoposti all ira divina, perché tutti sono peccatori (Ger 25,15-29; Rm 1-3). Ma il destino di morte non è l ultima parola per Gerusalemme: la città verrà riedificata (Ger 30-33), segno anch esso universale, principio di speranza per tutte le genti, per le quali pure è annunciata la restaurazione (cf. Ger 1,10). Non c'è un annuncio universale diverso da quello della morte e della risurrezione; e Geremia ne è portatore non solo in parole, ma anche nella sua storia personale (1,17-19), quale «servo» autentico del Signore: la storia del suo corpo, calato nella cisterna (38,6) e miracolosamente tirato su vivo (38,13) è figura di Colui che e morto e risorto, primogenito di coloro che risorgono dai morti (Coli, 18). Non vi è altro segno che quello di Giona. La predicazione apostolica, esplicitamente rivolta a tutti i popoli, avrà appunto il suo centro nevralgico nell'annuncio della morte e della risurrezione del Servo (pp ). Quando Dio chiama Ger al suo compito di profeta? Prima... prima di qualunque cosa possibile: prima della nascita, anzi prima del suo stesso concepimento.. prima... - non è l uomo a scegliere... ma è sempre Dio a manifestare la sua iniziativa - Dio è l origine assoluta: della vita e della chiamata Obiezione umana e conforto divino (vv. 6-8) I vv. 6-8 rappresentano la seconda parte del racconto, nella quale si rende presente il lato umano, non come pura passività sottoposta alla divina Onnipotenza, ma nel suo aspetto di iniziativa responsabile. Dal punto di vista letterario infatti lo stesso Geremia espone le sue ragioni (v. 6), e la Parola di Dio si modula tenendo conto del necessario consenso che l'uomo deve manifestare e il concorso che deve fornire per l'esercizio concreto della profezia (vv. 7-8). I vv. 6-8 sono quindi di particolare significato, in quanto evidenziano la partecipazione attiva e responsabile dell'uomo, partecipazione che suscitata e voluta dall azione originaria, incondizionata, assoluta di Dio. a) Obiezione umana La P/D, invece di suscitare gioia ed entusiasmo... provoca sentimenti del tutto opposti Le uniche parole di Ger, all interno del racconto di vocazione strettamente inteso, sono parole di obiezione e, più radicalmente, di lamento (Hh'a]).

12 12 L esperienza della chiamata è vissuta come qualcosa di problematico, come l appello ad entrare in una condizione di permanente difficoltà e pericolo [cfr. poi i vari testi di lamentazione di Ger, in particolare 20,14-18] Non so parlare... perché giovane (quindi non è un difetto come essere balbuziente di Mosè) È chiaro che qui si fa riferimento non ad un parlare qualsiasi... ma al parlare in verità: il profeta parla e dice la verità che è, per sua natura, rivelazione, novità... II non saper parlare denota invece un non adeguato rapporto alla «parola» stessa, nella sua natura di parola vera; e questa è certamente una seria difficoltà all'essere profeta, se - come si è visto il profeta e l'uomo della parola; la motivazione di questa inettitudine viene dal fatto che Geremia è «giovane».... perché sono giovane dobbiamo evidenziare le connotazioni negative del termine «giovane» (... quasi impossibile nella nostra società...) - incapacità e incompetenza motivata dall immaturità... ancora non sa e non sa fare - il saper fare poi, diviene un fattore di autorità, riconosciuto dentro una società > in Israele è l anziano che ha autorità perché è maturo, gode di prestigio, la sua parola si impone... A motivo della sua giovane età... la sua parola non ha peso, non sarà riconosciuta. Proprio per il fatto di essere «giovane», Geremia si sente inadatto ad esercitare una funzione autorevole, a imporre agli altri una parola normativa, a parlare «veramente» in modo che il suo dire diventi luogo di obbedienza. b) Risposta divina Non dire... Il Signore riprende puntualmente l obiezione di Ger. Non nega che sia effettivamente così... ma gli proibisce di dirlo, di dare voce al suo lamento... Gli impone di non dare credito a ciò che sarebbe logico, deducibile a motivo della sua reale condizione; gli chiede, invece, di obbedire alla missione che gli è consegnata. Il riferimento alla propria personale debolezza rende muti (o logorroici... che è lo stesso); il riferirsi a Dio, in umile obbedienza, rende profeti. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò Movimento... dinamismo della missione: varietà dei luoghi e dei destinatari Un corpo che si mette in movimento secondo il comando divino... dirai... tutto... L andare del profeta è finalizzato al suo parlare... In obbedienza al comando divino: fedele alla totalità di quello che gli viene rivelato... senza selezioni indebite... L incompetenza del profeta non viene superata dallo sforzo di risultare adeguati, ma dall assumere l incarico come obbedienza. non aver paura... Ger non ha mai detto di avere paura... ma il Signore rivela così il vero motivo delle sue obiezioni alla vocazione profetica. Nella profezia, ciò che fa resistenza a Dio è la paura. È allora indispensabile comprendere perché essa si manifesta e come sia possibile farle fronte... Il profeta fa esperienza della paura

13 13 - esperienza strutturale dell essere umano, in quanto percezione della propria fragilità, del proprio corpo come mortale > Ger sa di dover andare incontro a numerose difficoltà... opposizione, umiliazione, morte. La parola profetica suscita fatalmente una ostilità (persecuzione), pone anzi il profeta nel rischio mortale, e quindi ha sempre a che fare con la paura: essa può essere superata (non evitata) ascoltando la Parola che dice «non temere». La paura non è vinta dai meccanismi psicologici che spingono all'azione, ma dall'ascolto della Parola. perché io sono con te per proteggerti (CEI) Questa traduzione non ci sembra felice: il vb. lcn (nṣl) significa «salvare, tirar fuori da...» Dio dichiara che la sua presenza porterà soccorso, che il profeta non sarà mai solo. Dio non promette un avvenire tranquillo (come suggerisce invece il vb. proteggere... evitare ad un altro le difficoltà), ma promette il soccorso dentro la prova (non il non passare attraverso la prova!). È questa fede che consente al profeta di affrontare con coraggio la sua missione e il suo martirio. Conferimento di autorità (vv. 9-10) stese la mano... mi toccò la bocca (lett. sua mano.. mia bocca) La paura paralizza... innanzitutto la lingua: impossibilità di parlare. L intervento di Dio che stende la sua mano e tocca la bocca del profeta ha l effetto di liberare in questi la parola. Indubbia somiglianza del testo con Is 6, ma in Ger l elemento della purificazione è totalmente assente > qui Dio abilita a parlare, dà la sua autorizzazione al profeta. In qualche modo questo gesto è anche un segno: il profeta percepisce che il proprio corpo è salvato dalla paura e reso capace di fare quello che Dio ordina (parlare). mie parole sulla tua bocca Dio dona la qualità stessa dell essere profeta oggi... della profezia: voluta prima del concepimento... la profezia si realizza nel presente storico, in un giorno... rappresenta il momento in cui il profeta «sente» la sua chiamata, ne prende coscienza e vi aderisce. ti do autorità (lett. «ti costituisco») - viene da Dio, è la sua stessa autorità - ha un estensione universale - non ha riconoscimenti esterni... (nascita). È interamente legata al dono della parola. sradicare e demolire II profeta riceve un immenso potere, quello di abbattere e riedificare, come fosse un grande sovrano dalla cui parola dipende il destino di tutte le genti. Due sono le metafore presenti nella serie verbale. La prima è desunta dal mondo agricolo (sradicare, piantare); il mondo è visto come un campo, nel quale Dio (o il suo «servo») impianta la vita e può anche sradicarla (forse sullo sfondo vi è l'immagine della vigna, a cui Israele è spesso paragonato; cf. Is 5,1-7; Sal 80, ; ecc.). La seconda metafora è invece presa dal mondo della abitazione (o, più in generale, della città), di cui Dio è artefice e di cui può essere demolitore. Va comunque notato il movimento... innaturale: prima c è lo sradicamento e la distruzione, poi l attività di piantare e costruire: ciò significa che il punto d arrivo è la vita, mentre l azione devastatrice è solo mediazione e passaggio. Nonostante il tono minaccioso della predicazione di Ger, il risultato finale è quello di stabilire la vita sulla terra. Al ministro di Dio è dato ogni potere, affinché egli, mediante la parola, operi una specie di nuova creazione (p. 124).

14 La conferma della missione (vv ) L ultimo passo riprende, a modo d inclusione, i temi (vocazione e missione) dei vv Qui il campo semantico è quello del confronto bellico: siamo in guerra! (preparato anche dalla seconda visione) Ci sono connotazioni regali nella descrizione del profeta... ma la metafora bellica non si addice unicamente al re. Il profeta, peraltro, rivela la sua autorità proprio nel duro contrasto con le altre autorità (re in particolare). Tu stringi la veste ai fianchi Per il lavoro, per la marcia, per la battaglia - allusione al mettersi in cammino... come gli era stato ordinato... Ger deve anche alzarsi... - si evoca anche il disporsi al combattimento (cf. Gb 38,3 e 40,7) > rapporto con il v. 19. Si dichiara esplicitamente che gli faranno guerra. Con questa locuzione metaforica si invita ad affrontare con coraggio il proprio compito, ad obbedire alla missione ricevuta. non spaventarti... sarò io a farti paura Qui il vb utilizzato è un altro (ttx) rispetto al v. 8 > introduce probabilmente una connotazione di panico (guerra). Non è solo un esortazione... è un comando, con conseguenza sanzionatoria. Dio pone un alternativa: o il profeta esce dalla paura (mediante la fede in Dio), oppure viene condannato al panico. Io faccio di te... (~AYh; ^ytit;n> hnehi ynia]w:) Dio aveva prima assicurato la sua presenza efficace e lo ripete di nuovo al v. 19. In più si aggiunge qui un suo intervento che riguarda il corpo del profeta: lo rende invulnerabile. - città fortificata - colonna di ferro (o sbarra di ferro) - muro di bronzo Tali sintagmi hanno funzione sinonimica e l accumulo serve come superlativo per ribadire l assoluta invulnerabilità del profeta di fronte a tutti i possibili attacchi dei suoi avversari. Chi sono gli avversari? Tutti, a partire dai responsabili: re, capi, sacerdoti e popolo... Promessa di vittoria: «ti faranno guerra, ma non ti vinceranno» * Conflitto: tra il profeta e le altre cariche che, tutte, ricevono una loro legittimazione dall autorità divina > ma al profeta è conferita un autorità suprema. Il conflitto è inevitabile: ognuno accampa i suoi diritti... e il profeta è meno riconoscibile da un punto di vista istituzionale. * Vittoria: un corpo profetico martoriato ma non ucciso, che ha superato lo scontro bellico soffrendo, ma senza morire (Ger che riemerge dalla cisterna: 38,13; 39,12). 4.2 Le visioni (vv e 13-16) Al centro, tra la chiamata e la sua conferma, abbiamo due racconti di visione. Quale rapporto tra profezia e visione in genere? E in questo caso in particolare? Profeta = veggente (ha,ro rō eh) o visionario (hz<xo ḥōzeh) Spesso il racconto di visione è anche un racconto di vocazione (profetica) > Is 6; Ez 1-3; in Am vocazione (7,10-17) tra due visioni; qui in Ger al contrario (visioni in mezzo al racconto di vocazione). Perché la visione?

15 15 - aspetto soggettivo: il profeta stesso esprime la certezza della presenza di Dio nella sua esistenza, nella sua storia - aspetto oggettivo: nella visione si comunica anche il messaggio (in forma sintetica) che il profeta deve trasmettere. La visione non è tanto qualcosa che «facilita» la comprensione... al contrario, essa dev essere interpretata, è un segno enigmatico che esige l intuizione, la capacità di cogliere la coerenza semantica dell insieme. Questo aspetto è molto sottolineato in Ger 1, là dove il profeta vede qualcosa di piuttosto comune, di normale... e deve interpretare il senso non comune di ciò che vede. Due visioni: ma per dire, insieme, in modo complementare, una sola cosa Prima visione (vv ) Il Signore rivolge una parola e la parola è: «Che cosa vedi?» > anche la visione assume il valore di parola... La risposta di Ger: ha,ro ynia] dqev' lqem; > varie le interpretazioni... «ramo di mandorlo», «verga, bastone...» C è qualcosa che Ger vede e che, secondo alcuni commentatori, tutti possono vedere: è un oggetto reale, concreto, che si trova sotto gli occhi di tutti... ma al profeta è chiesto di vedere oltre quello che vedono tutti, di coglierne un significato differente, che il Signore stesso gli rivela. Interpretazione della visione Attraverso un gioco di parole: «mandorlo» (dqev' šāqēd) e «vegliare» (ynia] dqevo-yki šōqēd) Il rapporto esistente tra due parole - foneticamente simili ma semanticamente diverse serve ad indicare il rapporto tra due diverse interpretazioni della stessa realtà. Vi è infatti la «vista» degli oggetti e degli eventi, alla quale tutti possono accedere: si tratta della percezione immediata, espressa dalla parola di Geremia «vedo un bastone di mandorlo». Ma vi è anche la «visione» della realtà, quella di cui YHWH dice: «hai visto bene»: è quella che rivela un senso nascosto nelle cose, e quella che coglie l'intervento di Dio nella storia («io veglio sulla mia parola per realizzarla»). Attraverso lo «scarto linguistico», cioè il leggero divario esistente tra la prima e la seconda parola, viene mostrato che il profeta non vede delle cose diverse dagli altri (la realtà è una sola, davanti agli occhi di tutti), ma piuttosto che le vede diversamente; si potrebbe dire forse che la parola dqev' rappresenta l'apparenza (ciò che è evidente a tutti, ciò che possono vedere anche i falsi profeti), mentre la parola dqevo rappresenta la verità nascosta (percepibile non agli occhi, ma all'orecchio attento del vero profeta). La verità nascosta è Dio all'opera laddove gli uomini comuni vedono una realtà mondana, per altro non particolarmente significativa, il profeta scorge un senso da collegarsi con la natura stessa di Dio; laddove gli uomini vedono un simbolo del potere (il bastone del comando), il profeta vede l'imperio di Dio che dirige la storia. Infatti Dio parla, e il profeta vedendo una verga di mandorlo ascolta questa parola di Dio, Parola che essendo divina è «profetica», e quindi si realizzerà (p. 134). Ma si tratta di una buona o di una cattiva notizia? è un lieto annuncio o una minaccia? Il ramo di mandorlo sembra indicare il rifiorire della vita... ma di fatto non viene detto... La notizia è cattiva (si annuncia la distruzione di Gerusalemme, il castigo) ma è insieme buona perché Dio continua a realizzare la sua Parola. Si potrebbe anzi dire che la prima visione ha solo scopo di ribadire la qualità «divina» della parola del Signore, cioè il suo potere effettivo (performativo) nella storia umana; come è detto nel Deutero-Isaia, YHWH parla per dire che egli parla, ed annuncia ciò che si realizzerà affinché, una volta compiutosi,

16 16 tutti riconoscano che Lui è il Signore (Is 41,22-24; 43,12; 44,7; 46,10; ecc.). E questo naturalmente in un orizzonte di vita e di speranza Seconda visione (vv ) È solo nella seconda visione che si ha un ampliamento della sezione interpretativa. Cosa vede questa volta? Una pentola posta sul fuoco (su questo tutti concordano). Altri elementi invece non sono molto chiari. La pentola rappresenterebbe Gerusalemme che è scaldata (attaccata) a partire dal nord. Cfr Ez 11,3; 24,2 Da questi testi risulta (a) che la metafora della pentola veniva (all'incirca all'epoca di Geremia) applicata a Gerusalemme, (b) che essa serviva come metafora del giudizio divino, (c) che la sanzione del male consisteva nell'attaccare la città con il fuoco: qui l'immagine rappresentava l'assedio della città e il suo incendio dopo la sconfitta. Tutto questo ci sembra possa applicarsi convenientemente al testo di Ger 1, Dal settentrione dilagherà la sventura - si sperava in un bene dalla sconfitta degli Assiri... invece dal nord, dai Babilonesi, arriverà la sventura, il male (h['r"h' hārāʽāh) Per chi? Per tutti! L espressione «per tutti gli abitanti della terra/paese» è ambigua. Certamente indica innanzitutto il regno di Giuda. Ma si può anche pensare che ci si volga riferire a tutte le nazioni: la fine di Gerusalemme è segno anticipatore della fine di tutte le nazioni (cf. 45,4-5). C è una specie di convocazione universale: tutte le nazioni, tutti i regni sono coinvolti nell atto della distruzione di Gerusalemme > sono testimoni del giudizio divino sulla storia. - giudizio dei re > c è un processo v. 16 Allora sarà il Signore stesso a pronunciare la sua sentenza... In conclusione, la visione della pentola viene dunque interpretata come annuncio della caduta di Gerusalemme, e questa come azione giudiziaria; in essa vengono coinvolte, a vario livello, tutte le nazioni della terra. Necessità di tenere presenti le due visioni di Geremia. La seconda, chiaramente minacciosa, mostra le conseguenze del «fare» umano (v. 16b), che essendo idolatrico e quindi vano, non può che essere destinato all'annientamento; tuttavia il «fare» divino che è compimento della sua Parola (v. 12b), non può limitarsi a questo giudizio di condanna; una qualche apertura positiva pare suggerita dunque proprio dalla prima visione, che, in posizione privilegiata, invita a leggere tutta la storia secondo il movimento del giudizio che «abbatte» e che «ricostruisce». È proprio questo il messaggio dei capitoli 2-3 di Geremia, rivolti a quell'israele che ha vissuto la maledizione dell'esilio e viene ora invitato ad aprirsi alla possibilità del ritorno al Signore e alla prospettiva di benedizione.

17 17 Tematica fondamentale dei vv e loro funzione programmatica nel libro Da quanto abbiamo detto sulla straordinaria ricchezza di questo testo possiamo cogliere bene il suo valore programmatico. La prima visione sottolinea la cura vigilante di YHWH sulla sua parola annunziata dal profeta. Il Signore porterà a compimento il contenuto della parola profetica. Dietro queste parole c è la potenza del Signore che vigila sulle parole del profeta affinché le porti a compimento. Nella seconda visione viene indicato uno dei maggiori contenuti della parola divina affidata al profeta, cioè, l'annuncio di una invasione dal nord come castigo per i peccati di idolatria del popolo. I due brani che riguardano la chiamata (vv ) sottolineano la fragilità umana del profeta portatore di questa parola del Signore, annunciano l'opposizione che incontrerà nel suo ministero (e implicitamente anche la sofferenza che sperimenterà), e promettono l'aiuto divino. Questi temi di Ger 1,4-19 si rivelano come programmatici per tutto il libro. Il tema dell'invasione dal nord (cioè dalla direzione della Mesopotamia) verrà trattato con insistenza nei capp. 4-6 (senza identificare l'invasore) e poi nei capp e 52 (quando ormai è chiaro che si tratta dei Babilonesi). La denuncia dei peccati del popolo, soprattutto il culto di altre divinità, è tema dominante già nei capp. 2-3 e poi in molti brani in tutto il libro. Il "dramma della parola", come viene espresso nei versetti della chiamata, riapparirà in parecchi testi dove si parla delle sofferenza del profeta, soprattutto nelle cosiddette "Confessioni di Geremia", e nei brani che presentano il conflitto fra profeti ("profeta contro profeta"). Nel v. 10b troviamo sei verbi che descrivono metaforicamente lo scopo del ministero di Geremia: quattro di essi sono distruttivi (negativi) e due sono costruttivi (positivi). La proporzione rispecchia ciò che troveremo nel resto del libro, dove i brani di tonalità negativa sono ben più numerosi dei brani positivi. Si può dunque senz'altro concludere che Ger 1,4-19 funziona come introduzione programmatica per tutto il libro. 1.3 Relazione fra Ger 1,4-10 e 2,1-3 e le conseguenze possibili Ci sono due contatti linguistici interessanti fra il primo brano sulla chiamata di Geremia (1,4-10) e i primi versetti del cap. 2 che parlono della relazione fra YHWH e il suo popolo Israele. (1) La radice נער (na ar: "giovane, gioventù", ecc.): viene usata a 1,6-7 per parlare della giovinezza di Geremia (come scusa per non accettare la sua vocazione), e poi ritroviamo la radice a proposito di Israele a 2,2 ("l'affetto della tua giovinezza"). (2) La radice קד ש (qādaš: "essere santo, consacrato", ecc.), che viene detto di Geremia nel 1,5b ("ti ho consacrato"), ritorna a proposito del popolo Israele a 2,3 ("... cosa sacra a YHWH"). Ci si può domandare se questi fatti linguistici non costituiscano un suggerimento testuale a chi legge, un invito a vedere Geremia in qualche modo come rappresentante o emblema del suo popolo, come uno che incorpora (in certa misura) la sorte del popolo. Il "Geremia del testo", in altre parole, potrebbe avere una dimensione paradigmatica, come "prototipo della comunità postesilica dei fedeli del Signore" (J. Vermeylen) o come "metafora" per la comunità (R. P. Carroll).

18 18 In ogni caso, appare evidente la volontà di tenere unita la lettura del capitolo 1 e del cap. 2. Anche per questa ragione, crediamo sia utile e significativo procedere nella nostra esegesi, proprio con il cap. 2. GER 2,1-19: IL RIB CONTRO ISRAELE Per questa parte i principali riferimenti sono: - BOVATI, P., Geremia 1-6. Dispense ad uso degli studenti (Roma 2006). - BOVATI, P., I Rîb Profetici. Dispense PIB (Roma 2012). 1. Inquadramento II complesso letterario (che chiamiamo sezione) che va dal cap. 2 al cap. 6 deve essere diviso in due blocchi (che chiamiamo sotto-sezioni): 2,1 4,4 e 4,5 6,30. I motivi per una suddivisione possono essere di natura contenutistica e di natura formale; in questa parte del lavoro ci rifaremo prevalentemente ai primi. La nostra «tesi» è che nei capitoli 2-6 abbiamo due gruppi di discorsi, rivolti ciascuno ad un particolare destinatario, prima l'israele del Nord (per 2,1-4,4) e successivamente il regno di Giuda (per 4,5-6,30): questi destinatari rappresentano due tipi fondamentali di uditore della parola profetica, e per questa ragione, esigono due diverse modalità di annuncio della parola del Signore (p. 143). La questione dei destinatari «originali» è effettivamente piuttosto complessa per noi è importante riconoscere che nel testo ci sono tensioni, per cui appare che Israele e Gerusalemme vengono in qualche modo sovrapposti ma anche che si hanno toni di annuncio differenti nelle diverse parti. 1.1 La situazione storica supposta dagli oracoli e il loro intento Secondo il testo di 2,1-4,4 il destinatario (cioè Israele) si trova in miserevoli condizioni. Infatti in 2,14-15 si afferma che il popolo è «schiavo», «divenuto preda» dei nemici, con «città distrutte senza abitanti»; in 2,19 i1 profeta invita il suo uditorio a «riconoscere» quanto sia doloroso l aver abbandonato il Signore (quindi sono già avvenute le conseguenze negative del tradimento); in 2,27 si parla del «tempo della sventura» come di una realtà presente; e in 3,24 della perdita di tutti i beni, divorati dalla «Vergogna». È evidente che ciò non può riferirsi a Gerusalemme prima del 587. In questa stessa sotto-sezione il profeta non usa un tono minaccioso, che consisterebbe nel predire una terribile disgrazia qualora non venissero prese adeguate contromisure; egli cerca piuttosto di convincere il suo destinatario a riconoscere la propria colpa (cfr. specialmente 2, ; 3,2.13) quale causa del perdurante male che lo fa soffrire. L'intento profetico non si limita alla denuncia del peccato, ma, per mezzo di essa, mira alla riconciliazione con Dio nella verità e giustizia (4,1-2). Finché Israele nega la sua colpevolezza dicendo: «non ho peccato», l'accusa e la collera permangono (2,35); ma quando Israele confessa di «aver peccato» (3,25) allora i1 Signore promette il perdono (3,22) e la benedizione (4,2). Nonostante l'insistenza sugli aspetti accusatori, questa parte è orientata quindi verso un esito positivo, verso la conversione e il rifiorire della vita.

19 19 La situazione invece supposta da 4,5-6,30 è totalmente diversa, come appare già dai primi versetti (4,5-6): Gerusalemme è una citta indipendente, in condizioni politiche normali (anche se non prospere), e ad essa viene minacciata come imminente una «grande sventura» (4,6; 6,1)21. Il profeta stabilisce un collegamento tra la disgrazia annunciata e il peccato di Gerusalemme (cft. 4,14; 5,1-6); ma questo motivo, invece di svilupparsi come invito alla conversione, tende piuttosto a sottolineare la fatalità e inderogabilità della sventura (cf. in particolare 4,30-31; e 6,26: «figlia del mio popolo, vestiti di sacco [... ] perché all'improvviso verrà il distruttore contro di noi»). Il tono negativo di questa sotto-sezione culmina in 6,27-30, brano conclusivo che, dichiara che Dio «ha rigettato» il suo popolo, perché le parole profetiche non hanno potuto «purificarlo». All interno della sotto-sezione 2,1 4,4 troviamo due sequenze: 2,1-37 e 3,1 4,4. Da un punto di vista retorico la sequenza costituita da Ger 2,1-37 è formata da due sottosequenze. La prima è costituita dai vv ed è chiaramente delimitata alla fine dalla solenne conclusione: «oracolo del Signore degli eserciti». Contenuto: i misfatti commessi da Israele. La seconda sotto-sequenza è costituita dai vv Contenuto: l accusa di Yhwh contro il «dire» di Israele, le sue parole. Si ha un inclusione tematica tra il rifiuto di servire (v. 20) e la condanna alla schiavitù (v. 37). Cominciamo dalla prima sotto-sequenza. IL PASSATO vv. 1-8 vv. 1-3 il deserto 1 `rmoale yl;ae hw"hy>-rb;d> yhiy>w: Mi fu rivolta questa parola del Signore 2 rmoale ~ØIl;v'Wry> ynez>a'b. t'ar"q"w> %l{h' Va e grida agli orecchi di Gerusalemme dicendo: %l' ytir>k:z" hw"hy> rm;a' hko Così dice il Signore: Mi ricordo di te, %yir:w[n> ds,x, dell affetto della tua giovinezza %yit"l{wlk. tb;h]a; dell amore del tempo del fidanzamento, rb'd>mib; yr:x]a; %Tek.l, quando mi seguivi nel deserto, `h['wrz> al{ #r<a<b. in terra non seminata. 3 hw"hyl; laer"f.yi vd<qo Israele era sacro al Signore, htoa'wbt. tyviare la primizia del suo raccolto; Wmv'a.y< wyl'k.ao-lk' quanti osavano mangiarne, si rendevano colpevoli, ~h,ylea] abot' h['r" la sventura si abbatteva su di loro. `hw"hy>-~aun> Oracolo del Signore Dio. vv. 4-8 l entrata nella terra 4 bqo[]y: tybe hw"hy>-rb;d> W[m.vi Udite la parola del Signore, casa di Giacobbe `laer"f.yi tybe taxp.v.mi-lk'w> voi, famiglie tutte della casa d Israele 5 hw"hy> rm;a' hko Così dice il Signore Dio lw<[' ybi ~k,yteaba] Wac.M'-hm; Quale ingiustizia trovarono in me i vostri padri yl'['me Wqx]r" yki per allontanarsi da me `WlB'h.Y<w: lb,h,h; yrex]a; Wkl.YEw: e correre dietro al nulla, diventando essi stessi nullità? 6 hw"hy> hyea; Wrm.a' al{w> E non si domandarono: Dov è il Signore ~yir"c.mi #r<a<me Wnt'ao hl,[]m;h; che ci fece uscire dall Egitto,

20 > 20 rb'd>mib; Wnt'ao %yliamh; e ci guidò nel deserto, hx'wvw> hb'r"[] #r<a,b. terra di steppe e di frane, tw<m'l.c;w> hy"ci #r<a,b. terra arida e tenebrosa, vyai HB' rb;['-al{ #r<a,b. terra che nessuno attraversa `~v' ~d"a' bv;y"-al{w> e dove nessuno dimora? 7 lm,r>k;h; #r<a,-la, ~k,t.a, aybia'w" Hb'Wjw> Hy"r>Pi lkoa/l, ycir>a;-ta, WaM.j;T.w: WaboT'w: hb'[eatl. ~T,m.f; ytil'x]n:w> 8 Wrm.a' al{ ~ynih]koh; hw"hy> hyea; yniw[d"y> al{ hr"ath; yfep.tow> ybi W[v.P' ~y[iroh'w> l[;b;b; WaB.nI ~yaiybin>h;w> Wl[iAy-al{ yrex]a;w> Wkl'h' IL PRESENTE vv vv stoltezza dell idolatria 9 ~k,t.ai byria' d[o!kel' byria' ~k,yneb. yneb.-ta,w> hw"hy>-~aun> 10 War>W ~yyitiki yyeai Wrb.[i yki daom. Wnn>ABt.hiw> Wxl.vi rd"qew> tazok' ht'y>h'!he War>W 11 ~yhil{a/ yag rymiyheh; ~yhil{a/ al{ hm'hew AdAbK. rymihe ymi[;w> ly[iay aalb. 12 daom. Wbr>x' Wr[]f;w> tazo-l[; ~yim:v' WMvo `hw"hy>-~aun> 13 ymi[; hf'[' ta[r" ~yit;v.-yki ~yyix; ~yim; raqm. Wbz>[' ytiao tarabo ~h,l' bcox.l; ~yim'h; Wlkiy"-al{ rv,a] ~yrib'v.ni troabo vv conseguenze dell idolatria 14 awh tyib; dyliy>-~ai laer"f.yi db,[,h; zb;l' hy"h' [:WDm; 15 ~yripik. Wga]v.yI wyl'[' ~l'aq Wnt.n" hm'v;l. Acr>a; WtyviY"w: bveyo ylib.mi ÎWtC.nIÐ ht'c.nià wyr"[' Io vi ho condotti in una terra da giardino, perché ne mangiaste i frutti e i prodotti. Ma voi, appena entrati, avete contaminato la mia terra e avete reso il mio possesso un abominio Neppure i sacerdoti si domandarono: "Dov'è il Signore?". Gli esperti nella legge non mi hanno conosciuto, i pastori si sono ribellati contro di me, i profeti hanno profetato in nome di Baal e hanno seguito idoli che non aiutano. Per questo intenterò ancora un processo contro di voi - oracolo del Signore - e farò causa ai figli dei vostri figli. Recatevi nelle isole dei Chittìm e osservate, mandate gente a Kedar e considerate bene, vedete se è mai accaduta una cosa simile. Un popolo ha cambiato i suoi dèi? Eppure quelli non sono dèi! Ma il mio popolo ha cambiato me, sua gloria, con un idolo inutile. O cieli, siatene esterrefatti, inorriditi e spaventati. Oracolo del Signore. Due sono le colpe che ha commesso il mio popolo: ha abbandonato me, sorgente di acqua viva, e si è scavato cisterne, cisterne piene di crepe, che non trattengono l'acqua. Israele è forse uno schiavo, o è nato servo in casa? Perché è diventato una preda? Contro di lui ruggiscono leoni con ruggiti minacciosi. Hanno ridotto la sua terra a deserto, le sue città sono state bruciate e nessuno vi abita. 16 dqod>q' %W[r>yI Persino le genti di Menfi e di Tafni ti hanno umiliata 17 %L'-hf,[]T; tazo-aalh] %yih;l{a/ hw"hy>-ta, %bez>[' %r<d"b; %keyliam t[eb. 18 ~yir:c.mi %r<d<l. %L'-hm; ht'[;w> raxvi yme tatv.li rwva; %r<d<l. %L'-hm;W radendoti il capo. Non ti accade forse tutto questo perché hai abbandonato il Signore, tuo Dio, al tempo in cui era tua guida nel cammino? E ora, perché corri verso l'egitto a bere l'acqua del Nilo? Perché corri verso l'assiria

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