DOMENICA DI PASQUA NELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE La Veglia Pasquale nella Notte Santa

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1 CO.PER.LI.M DOMENICA DI PASQUA NELLA RISURREZIONE DEL SIGNORE La Veglia Pasquale nella Notte Santa Elaborato di Liturgia a cura di ROBERTA FRAMEGLIA Roma- Frascati,

2 PREFAZIONE Questa breve analisi della Veglia Pasquale si presenta con le caratteristiche di un modesto approfondimento delle peculiarità che portano questa celebrazione ad essere considerata tra tutte la più santa e la più solenne. Per logici motivi liturgici (e di fede), è stato deciso di introdurre l argomento con brevi commenti e rimandi agli altri giorni del Triduo Pasquale, in quanto strettamente legati da un mistero profondo ed unico, poiché, come verrà meglio approfondito successivamente, sacrificio e morte di Cristo non vanno mai visti disgiunti dalla Risurrezione e glorificazione. ( cft 1.b Il Venerdì Santo) Non s intende inoltre proporre alcun tipo di innovazione o scoperta di tipo liturgicopratico, né tantomeno si ha la presunzione di aver trovato delle nuove interpretazioni del Mistero Pasquale. INTRODUZIONE Il Triduo della Passione, Morte e Risurrezione del Signore rappresenta il vertice, il cuore di tutto l anno liturgico, e tutte le celebrazioni del Triduo sono orientate alla Veglia nella notte tra il Sabato e la Domenica di Risurrezione. Questa Veglia rappresenta il nucleo primitivo della Pasqua cristiana. La notte della grande azione salvifica di Dio viene considerata già in Esodo 12, una notte di veglia per tutte le generazioni ed è intesa come la notte della venuta del Messia. Questa notte, nella quale il Signore passa dalla morte alla vita, segna il punto culminante della storia dell'umanità e fin dai primi secoli i cristiani l'hanno celebrata con la massima solennità. La veglia della notte pasquale è chiamata da S.Agostino la madre di tutte le veglie sante, durante la quale il mondo intero è rimasto sveglio. 2

3 Parte Prima 1. IL TRIDUO PASQUALE Il Triduo Pasquale ha origini antichissime, ed è nato quando la Chiesa si è resa conto dell'importanza di ritrovarsi a celebrare insieme gli eventi decisivi della nostra salvezza. In tempi più recenti, il Concilio Vaticano II, con la Riforma Liturgica, ha portato a considerare il Triduo come culmine e fonte di vita della comunità ecclesiale, e ha quindi sfrondato le celebrazioni di alcune parti che si erano aggiunte nel corso dei secoli, ma che ormai erano legate ad una cultura tramontata. Popolarmente, poi, al Triduo si sono aggiunte varie altre manifestazioni, come nel Venerdì Santo la Via Crucis. L'espressione Triduo Pasquale ha da sempre portato a pensare ai tre giorni che precedono la Pasqua, Giovedì, Venerdì e Sabato Santo. C'è però un errore dovuto alle deformazioni che, nel corso dei secoli, hanno alterato la giusta considerazione del mistero: il Triduo Pasquale infatti, è costituito da Venerdì Santo, Sabato Santo e Domenica di Pasqua. Il Giovedì non fa parte di questo sacro Triduo, ma lo precede, prepara e lo apre con la celebrazione eucaristica serale in coena Domini. Inizia quindi con la celebrazione della Messa nella cena Signore, messa intra vesperas nel Giovedì Santo; contempla la meditazione sul mistero della passione e morte del Signore nella celebrazione del Venerdì Santo; prosegue con il giorno del silenzio, il Sabato Santo, in attesa della grande esplosione di gioia con la celebrazione della Veglia Pasquale; per terminare con i Vespri della Domenica di Risurrezione. Ma il Triduo Sacro non è la somma di tre giorni, o di tre celebrazioni, ma è un mistero unico, non sono cioè giorni autonomi, ma uniti insieme da un legame interiore unico. Ognuno di essi richiama l altro e si apre all altro, così che la Pasqua è vista e celebrata in tutta la sua realtà e totalità: passione-morte-risurrezione. 1.a LA MESSA IN CŒNA DOMINI: IL GIOVEDI SANTO 3

4 Come già affermato, la Messa del Giovedì Santo non è la celebrazione centrale della Pasqua, ma ne è l introduzione. Tutta l attenzione della liturgia è centrata su quello che Gesù ha fatto in quella cena, quando mostrò ai suoi discepoli quanto li amasse. Per questo, durante la cena si moltiplicano i segni di amore fraterno: la lavanda dei piedi; la colletta ( O Dio, che ci hai riuniti per celebrare la Santa Cena ), espressione della condivisione dei beni; la concelebrazione dei sacerdoti, segno della fraternità che nasce dalla medesima scelta di consacrazione in Cristo; e soprattutto la Santa Messa. L Eucaristia ha qui l aspetto di un banchetto, ma diverso da tutti gli altri: il Cristo, nel Suo passaggio dalla morte alla vita, è il centro dell Eucaristia e Colui che le dà significato. Per questo si parla di Sacrificio Eucaristico, perchè la Pasqua di Cristo è l offerta di Cristo stesso per la vita del mondo. In questo modo ci ha dimostrato quanto ci amasse! 1.b LA PASSIONE E LA MORTE DEL SIGNORE: IL VENERDI SANTO L adorazione eucaristica sottolinea la continuità della presenza di Cristo nell Eucaristia e lega la comunione del Venerdì alla celebrazione del Giovedì. Questo è il giorno della crocifissione e morte di Gesù e il giorno del digiuno, fatto per manifestare concretamente la partecipazione al Suo sacrificio. Il digiuno è l elemento essenziale di questo giorno: digiuno e celebrazione si integrano. La croce domina tutta la celebrazione, e addirittura, al posto della parte eucaristica, si compie il rito dell adorazione della croce, che viene mostrata, svelata ai fedeli e solennemente adorata. Il rito della Croce è uno dei momenti più suggestivi anche nella Comunità Ecumenica di Taizé, in Francia. Il rito, recuperato dalla tradizione ortodossa, è uno dei molti simboli di unione liturgica delle diverse confessioni cristiane, caratteristica propria di Taizé. L andare a prostrarsi in preghiera e adorazione davanti alla croce deposta (la croce è 4

5 stata disegnata e costruita proprio da un frére) assume il profondo significato di totale affidamento e fiducia nel mistero e sacrificio di Cristo per noi. Ma il Venerdì Santo non dev essere un giorno di lutto, ma di raccolta e amorosa contemplazione del Cristo, sofferente e morto per la nostra salvezza. Sacrificio e morte di Cristo infatti non vanno mai visti disgiunti dalla Risurrezione e glorificazione: una passione salvifica dall esito finale glorioso. 1.c IL SILENZIO E L ATTESA: IL SABATO SANTO E il giorno della sepoltura di Gesù, giorno di silenzio e di dolore per la morte del Signore. Silenzio, digiuno, preghiera sono le caratteristiche di questo giorno. Ma, nonostante non sia prevista la celebrazione eucaristica, è tutt altro che un giorno vuoto: è pieno di desiderio e d attesa per l esplosione di gioia della Risurrezione che verrà celebrata nella notte successiva. Questo è il profondo significato del Sabato Santo, che permette conseguentemente di capire il vero significato della Veglia. 5

6 Parte Seconda 2. LA FESTA DELLE FESTE: LA VEGLIA PASQUALE Gesù è morto. Per gli apostoli è la notte, la disperazione: se Gesù, il giusto per eccellenza, è finito in un simile fallimento, non è forse il segno che la vita è definitivamente priva di senso? Ma subito compare la luce, la vera luce. Niente è finito, al contrario, tutto comincia: Gesù è là, per sempre Dopo il breve silenzio di una giornata in cui la Chiesa intera trattiene il respiro davanti ai tabernacoli vuoti, nel corso della grande Veglia prorompe, esultante, la gioia. Morendo, il Cristo ha sconfitto la morte. Il terzo giorno è risuscitato Aspetto la Risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà : è questo il cuore della nostra fede (dalla professione di fede). 2.a SIGNIFICATO E VALORE DELLA VEGLIA PASQUALE Il Messale Romano ricorda che per antichissima tradizione questa è la notte di veglia in onore del Signore (Es 12,42). I fedeli, portando in mano- secondo l ammonizione del Vangelo (Lc 12,35ss) - la lampada accesa, assomigliano a coloro che attendono il Signore al suo ritorno, in modo che, quando egli verrà, li trovi ancora vigilanti e li faccia sedere alla sua mensa. La celebrazione della Veglia vede l espressione concreta più emblematica della fede della Chiesa nell unione dei due Testamenti: la memoria-presenza del mistero di Cristo che vince la morte con la Risurrezione, si fa attesa secondo l esortazione evangelica: Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le luci accese; siate simili a coloro che aspettano 6

7 il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa (Lc 12,35-36). Nella Pasqua la comunità ricorda e rivive l evento salvifico in un clima di attesa, o forse di tensione escatologica. Il vegliare acquista, in questo clima, il valore simbolico dell attesa della venuta del Signore, quale tipico atteggiamento che deve contraddistinguere il cristiano. La ragione vera del carattere notturno di questa celebrazione sta essenzialmente nella realtà pasquale che essa è chiamata a significare, cioè il passaggio. Il simbolismo del passaggio dalle tenebre alla luce, dalla notte al giorno, e, ancora meglio, la luce che vince le tenebre, il giorno che vince la notte, esprime, sul piano simbolico, il mistero più profondo della Pasqua. Questa è una notte illuminata. Nel Messale di Paolo VI la celebrazione della Veglia si svolge tutta in un clima di gioia e con un ritmo progressivo e ascensionale che sfocia nella Liturgia Eucaristica: Parte prima: Solenne inizio della Veglia o lucernario (Benedizione del fuoco, preparazione del cero, processione, annunzio pasquale). Parte seconda: Liturgia della Parola (Sono proposte nove letture col Vangelo incluso). Parte terza: Liturgia Battesimale (Litanie dei santi, benedizione dell acqua; celebrazione di Parte quarta: Liturgia Eucaristica 2.b SOLENNE INIZIO DELLA VEGLIA: IL LUCERNARIO 7

8 La prima parte della Veglia celebra la Luce. Cristo infatti soprattutto con la Sua Risurrezione è la Luce del mondo. Anche noi che partecipiamo al Suo mistero mediante i sacramenti dell iniziazione cristiana (Battesimo-Cresima-Eucaristia) siamo luce del Signore (Ef 5,8). La Veglia inizia con la benedizione del fuoco. Per noi, nel buio del mondo, simbolicamente raffigurato dall oscurità che avvolge la chiesa, Cristo è il fuoco che divampa. Il rito deve creare un clima di gioia da pervadere tutta la celebrazione e ciò che soprattutto va messo in evidenza non é la benedizione del fuoco in se stessa, ma il significato pasquale della luce che sorge nelle tenebre. E in mezzo a queste luci il cero pasquale è il segno principale. a) Il celebrante, che assieme ai ministri indossa le vesti di colore bianco, si reca fuori dalla chiesa, all entrata, mentre in chiesa vige il buio assoluto. Dopo una breve ammonizione introduttiva, il celebrante benedice il fuoco, il cui simbolismo è espresso dalla seguente orazione: O Signore, che per mezzo del tuo Figlio ci hai comunicato la fiamma viva della tua gloria, benedici questo fuoco nuovo, fà che le feste pasquali accendano in noi il desiderio del cielo, e ci guidino, rinnovati nello spirito, alla festa dello splendore eterno. Si procede quindi con l accensione del cero pasquale. b) Il sacerdote, con uno stilo, incide nel cero una croce. Sopra di essa traccia una lettera A (alpha) e sotto la lettera Ω (omega). Entro i bracci della croce traccia quattro cifre per indicare l anno corrente. Al fuoco nuovo viene accesa la candela con la quale il sacerdote accende il cero pasquale dicendo: La luce del Cristo glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito. c) Dopo essere stato acceso, il cero viene portato processionalmente verso l altare dal diacono (o dal celebrante) seguito dal popolo. La chiesa è al buio; brilla soltanto la luce del cero; da questa luce si accendono le candele dei fedeli, mentre si canta per tre volte successive: Cristo luce del mondo. Rendiamo grazie 8

9 a Dio. Alla terza acclamazione si accendono tutte le luci della chiesa. Il cero viene posto al centro del presbiterio e domina l assemblea. d) Il diacono proclama solennemente nella gioia della luce di Cristo risorto, il messaggio della Risurrezione con un canto, attribuito a S.Ambrogio, comunemente chiamato Exultet (o Preconio), dalla parola con cui inizia. Si tratta di una preghiera che celebra le meraviglie operate da Dio in questa notte santa, vertice di tutta la nostra salvezza: il peccato di Adamo da cui siamo stati redenti per il sangue di Cristo. Le figure della redenzione: l Agnello, il passaggio del Mar Rosso; la colonna di fuoco. L Inno passa a celebrare la vittoria pasquale di Cristo per giungere all espressione: Davvero era necessario il peccato di Adamo, che è stato distrutto con la morte del Cristo. Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!. Nel rito ambrosiano la conclusione di questo canto è dedicata alle preghiere e ai meriti di S.Ambrogio, sacerdote sommo e vescovo nostro, rivolte alla clemenza del Padre celeste. 2.c LA LITURGIA DELLA PAROLA Dopo la benedizione della luce e l annuncio della Pasqua, la Chiesa medita le meraviglie che il Signore ha operato per il Suo popolo fin dall inizio, confidando nella Sua Parola e nelle Sue promesse. Il simbolo della luce cede il posto alla realtà di Cristo, luce del mondo, presente nella Sua Parola letta nella Chiesa. In questa Veglia vengono proposte nove letture: sette dell Antico Testamento e due dal Nuovo (Epistola di S.Paolo e Vangelo). Nel rito ambrosiano invece le letture dell A.T. sono sei, mentre sono tre quelle tratte dal N.T. Prima Lettura Il racconto della creazione (Gn 1,1-2,2) 9

10 Non si tratta di una descrizione storica o scientifica, ma di una celebrazione della nascita del mondo mediante la parola dell unico Creatore, e ci rivela lo sguardo ottimista di Dio sulla Sua opera. Il testo raggiunge il suo culmine nella creazione dell uomo e della donna: il tono si fa allora più solenne, e i due appaiono allora come l immagine di Dio creatore. La creazione è uscita da Dio, ma Dio si è suscitato un collaboratore. L uomo riceve dalla mano di Dio tutte le ricchezze della creazione per costruire questo mondo insieme con Lui. L inizio della Genesi ci offre una meditazione che ci introduce alla scoperta della lunga storia d amore che ci porta a Gesù Cristo. In Lui, nuovo Adamo, la creazione troverà il suo senso; Tutti siamo invitati a trovare il nostro posto in questo universo. Seconda Lettura Dio ci libera dalla morte (Gn 22,1 18) Dio lascia che Abramo giunga fino al limite della prova: sacrificare l erede che Dio gli ha dato. Abramo accetta di perderlo, per riceverlo una seconda volta dalla mano di Dio. La sua fede raggiunge qui il culmine: è pronto a donare quanto ha di più caro. Questo sacrificio, che Dio non ha voluto da un uomo, l ha compiuto Egli stesso per noi, donandoci il Suo unico figlio Gesù. Il salmo 15, che segue la lettura, esprime nella preghiera l abbandono fiducioso in Dio nelle cui mani è posta la vita. Il riferimento a Cristo risorto è evidente nel versetto: anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, nè lascerai che il tuo santo veda la corruzione. Terza Lettura La storia e la leggenda (Es 14,15-15,1) 10

11 I fatti più importanti della vita di una nazione, anche se rigorosamente storici, sono spesso oggetto di esagerazioni epiche, allo scopo di renderli eterni. E ogni popolo che raggiunge l indipendenza canta le sue epopee e celebra i suoi eroi. Così avvenne per Israele: il racconto della sua liberazione assume un tono miracoloso, poiché tale libertà è stata raggiunta con la collaborazione di un alleato prestigioso: Dio stesso. La lettura sfocia naturalmente nel cantico di Mosè (Es 15). La liberazione del popolo d Israele dalla schiavitù d Egitto e il passaggio del Mar Rosso è un evento salvifico che preannunzia il Battesimo, sacramento della nostra liberazione del nostro passaggio dal peccato e dalla morte alla vita di figli di Dio. Quarta Lettura Dio torna a cercarci (Is 54,5-14) L uomo aveva voluto radiare Dio dalla sua memoria, rifare da solo la sua vita, riprendersi la sua libertà. Dio ha mille ragioni per essere adirato con lui, ma viene a cercare la pecorella smarrita.! Il messaggio del profeta è quello dell amore invincibile del Dio fedele alla sua alleanza. I versetti del salmo responsoriale (Sal 29) sono un esaltazione e una lode al Signore che mi ha fatto risalire dagli inferi e mi ha dato la vita perché non scendessi nella tomba, con evidente riferimento a Cristo risorto. Quinta Lettura Dio si fa dono (Is 55,1-11) Con quest ultimo oracolo, il profeta Isaia annuncia che un giorno il mondo sarà totalmente rinnovato. Si realizzerà il sogno dell`uomo: ciascuno disporrà di quanto ha bisogno. Le cose necessarie alla vita e alla festa saranno distribuite gratuitamente. Un umanità finalmente unita intorno al Messia. Tutto ciò sarà frutto di un mutamento spirituale. Il ritorno di un popolo verso il suo Dio, un Dio di amore infinito. Questa conversione sarà frutto della parola onnipotente del Signore. Sesta lettura 11

12 Camminare nella Sua luce (Bar 3,9-15,31-4,4) Il libro di Baruc è uno scritto attribuito al segretario di Geremia, perché, secondo la tradizione, egli era stato deportato a Babilonia, dopo la caduta di Gerusalemme. Vi si descrive la spiritualità dei Giudei rimasti all estero, dopo la liberazione. Se Israele, dice l autore, rimane disperso fra le nazioni, avviene perché ha dimenticato la sorgente della sapienza. La sapienza, manifestata dalla legge, è stata rivelata ad Israele. E una realtà vivente che gli uomini devono accogliere. I cristiani poi hanno riutilizzato questo brano per esprimere la loro comprensione del Cristo: Egli è la manifestazione della sapienza di Dio. Questa sapienza illumina per sempre coloro che lo ricevono. La Pasqua è la festa del grande ritorno alla casa del Padre. Il peccato ce ne ha allontanati, ma lo Spirito Santo ci riconduce in questa famiglia. Alcuni versetti del Salmo 18 (8-11) formano il canto responsoriale che celebra la legge del Signore. Settima Lettura Sia santificato il Tuo nome (Ez 36,16-28) Quando gli ebrei, incapaci di conservare la loro unità e gli ideali dell alleanza,furono dispersi e deportati, la loro fede perse tutto il suo credito e i pagani sogghignavano: Dov è il vostro Dio?. Così se i cristiani si corrompono, se i loro pastori tradiscono il vangelo, non si tarda a concludere: Dio è morto!- Ma Dio santificherà il Suo nome, gli ridonerà splendore. Dal fallimento sorgerà una restaurazione insperata e inattesa. Così Israele tornerà a vivere e la vera gloria di Dio si manifesterà chiaramente nel mondo, attraverso la Sua opera di salvezza. La nuova alleanza in Cristo è caratterizzata dal perdono dei peccati, da un radicale cambiamento di cuore dell uomo. E il dono della Pasqua. Coi Salmi 41 (vv.3-5) e 42 (vv. 3-4) l assemblea esprime il desiderio dell incontro con Dio e i sentimenti di gioia e gratitudine per il dono dell Eucaristia. Dopo l ultima lettura dell Antico testamento con il salmo responsoriale e l orazione corrispondente, si accendono le candele dell altare e le altre luci della chiesa. 12

13 Il sacerdote intona l inno Gloria a Dio che viene cantato da tutti, si suonano le campane e tutta la chiesa è in festa. Epistola La nascita dell uomo nuovo (Rm 6,3-11) Nella sua lettera ai Romani, l apostolo Paolo sottolinea l aspetto essenziale della vita cristiana. E la scoperta meravigliosa dell amore gratuito di Dio. Il Battesimo richiama il gesto dell immersione. Per S. Paolo, ciò che viene inghiottito dall acqua è un umanità superata, dominata dal peccato. Con il Battesimo noi siamo morti al peccato e siamo passati totalmente passati in proprietà di Cristo. Con il battesimo è cominciata per noi una vita nuova, quella dell unione con Cristo, il Signore crocifisso e risorto. A questo momento della celebrazione tutti si alzano: il sacerdote intona solennemente l Alleluja che era stata sospesa per tutta la Quaresima- che tutti ripetono. E importante sottolineare il fatto che l espressione alleluia nei testi biblici ha sempre un riferimento più o meno esplicito ad un contesto celebrativo, e corrisponde ad un intervento corale del popolo. Si tratta quindi di un gesto privilegiato anche nell ambito del contesto biblico. Oltre ad avere una finalità rituale propria, l Alleluja si può sovrapporre ad un altro gesto liturgico: la processione dell evangeliario verso la sede della proclamazione (ambone). Il Vangelo varia secondo gli anni A, B, C. Nessuno dei Vangeli descrive l uscita di Gesú dalla tomba. Gli evangelisti non intendono fare della cronaca, ma suggerire un mistero. La Risurrezione è qualcosa di ben diverso dalla rianimazione di un cadavere. Lazzaro è morto due volte. Cristo non muore più. Le donne al sepolcro non trovano più Gesù morto, ma questa constatazione negativa non dimostra nulla. Per fortuna perché la Risurrezione non ha bisogno di 13

14 prove: rientra nell ambito dei segni e del mistero. La fede sarebbe ancora fede se sancisse delle evidenze? La fede pasquale nasce da un dubbio superato ed è un perpetuo atto di libertà che fa dire E Lui, è vivo!. (Messalino festivo dell assemblea, EDB, 2001) Vangelo (Anno A: Mt 28,1-10) Il giorno della nuova creazione Ecco l alba di una nuova èra nel mondo; il grande giorno annunciato dai profeti è giunto, e viene sottolineato da una descrizione simbolica: la terra trema, la luce è abbagliante; l uomo vecchio non può adeguarsi a questa trasformazione ed è perduto, mentre l altro, che l accoglie, è invaso dalla gioia. L evento esplode nonostante i freni: Dio, infatti sa aprirsi una strada là dove tutte le uscite sono state sbarrate. Persino le tombe si aprono. Credere nell evento della Pasqua è credere nella vita. Una vita che si è manifestata nel Crocifisso, la I domenica della nostra nuova èra. Vangelo (Anno B: Mc 16,1-8) E risorto! Il clima di questo brano evangelico è quello della morte e della paura. Le donne si recano al sepolcro per dare le ultime prove di rispettosa dedizione a Gesù, e lo fanno clandestinamente. Tutto le preoccupa, la solitudine, la pietra che non riusciranno a smuovere, poi la scomparsa del cadavere, e la presenza di un estraneo. Questo clima pesante riflette forse quello della comunità primitiva, segnata dalla persecuzione. Il vuoto che Gesù lascia nella sua Chiesa ha lo stesso significato del vuoto del sepolcro: il Crocifisso darà sempre l gusto amaro dell assenza, ma è vano cercarlo nei cimiteri. Da quel primo mattino di Pasqua, Egli è sempre presente, al di là della paura, dove l uomo è vivo e risorge alla vita. Vangelo (Anno C: Lc 24,1-12) 14

15 Non è qui! Per Matteo, la Risurrezione è l amore di una vita nuova, per Marco è l alba della clandestinità, Luca si limita a sottolineare la sollecitudine delle donne. In Matteo le donne parlano, in Matteo tacciono, in Luca non sono ascoltate. In Matteo l annuncio è dato da un angelo, in Marco da un giovane, in Luca due uomini si soffermano a interpretare le Scritture e le parole di Gesù. Per Luca (e Giovanni) il fatto decisivo per la Risurrezione è il sepolcro vuoto. La morte, presente nel cadavere di Gesù, non c è più. Questo provoca la sorpresa di Pietro, una sorpresa che diventerà fede e annuncio di una nuova vita, anche per tutti coloro che seguono il Cristo. Dopo il Vangelo il sacerdote tiene l omelia. E poi si passa alla Liturgia Battesimale. 2.d LA LITURGIA BATTESIMALE Siamo giunti alla celebrazione della Liturgia Battesimale legata, fin dai primi secoli della Chiesa, alla notte pasquale. Il fonte battesimale è il luogo in cui la Pasqua di Cristo è stata fatta nostra: nell acqua e nello Spirito Santo abbiamo ricevuto il dono della vita nuova liberata dal peccato, la vita da Figli di Dio. L apostolo Paolo spiega il mistero del Battesimo: al fonte siamo stati immersi nella stessa morte e fatti riemergere alla stessa Risurrezione di Cristo. Nel ricordo del Battesimo rinnoviamo con gioia l impegno a seguire il Signore ed a testimoniare con coerenza la nostra fede. Il rito si svolge con questo ordine: a) Canto delle Litanie dei Santi, che evidenzia la comunione del cristiano con i maggiori testimoni della testimoni della trasmissione della fede. E un modo per ritrovare le radici su cui ci fondiamo. b) Preghiera di benedizione dell acqua battesimale. c) Celebrazione del Battesimo (se ci sono dei battezzandi) e rinnovazione per tutti delle promesse battesimali. 15

16 Il segno da porre in evidenza è l acqua. L acqua è davvero una realtà polivalente: disseta, lava, rinfresca,è fonte di vita e dà origine alla forza idraulica. Nella liturgia della notte solenne assume il significato di acqua che purifica, e come simbolo di Cristo, acqua viva che spegne ogni sete ed è simbolo di vita e di morte. La benedizione del fonte significa che la grazia del Battesimo non scaturisce dall acqua come elemento materiale, ma dallo Spirito Santo che la santifica. Ciò viene espresso mediante il segno dell immersione del cero nel fonte battesimale mentre il sacerdote dice le seguenti parole: Discenda, Padre, in quest acqua, per opera del tuo Figlio, la potenza dello Spirito Santo. Tutti coloro che in essa riceveranno il Battesimo, sepolti insieme con Cristo nella morte con Lui risorgano alla vita immortale. A questo punto si amministra il Battesimo e poi tutta l assemblea rinnova le promesse battesimali: ora tutta la comunità ha preso coscienza, con una fede illuminata e cosciente, dell importanza del Battesimo. 2.e LA LITURGIA EUCARISTICA Siamo giunti nel cuore della Veglia Pasquale: sono i primi momenti del giorno tanto atteso. Tutto ciò che la Chiesa compie durante l intero Anno Liturgico converge a questa Messa e parte da questa Messa Pasquale. L Eucaristia di questa notte è l azione di grazie più alta e significativa resa dalla Chiesa al Padre, per averci dato il Suo Figlio morto e risorto. La Pasqua è il momento in cui ebbe inizio la vera Eucaristia. Perciò anche il mistero della notte pasquale si incentra sull Eucaristia, che Cristo non presenta più da solo, ma insieme alla Sua Chiesa. Questa partecipa alla Sua Eucaristia, che inaugura la grande solennità della Pentecoste, nella quale ininterrottamente la Chiesa redenta rende grazie al Padre assieme al Figlio. (O.Casel, Il mistero dell Ecclesia). I testi del prefazio e delle orazioni sopra le offerte e dopo la comunione ci danno il contenuto essenziale del significato di questa Eucaristia: Cristo è il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo: è Lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha dato a noi la vita (prefazio); il gioioso inizio della Celebrazione Pasquale ottenga la forza 16

17 per giungere alla vita eterna (orazione sopra le offerte), e l effusione dello Spirito Santo, frutto della Pasqua, faccia vivere concordi nel vincolo della carità coloro che (il Signore) ha saziato con i sacramenti pasquali (orazione dopo la Comunione). 17

18 CONCLUSIONI La vita dell uomo si svolge nel tempo: la sua percezione della realtà è misurata dal tempo. Tuttavia l uomo non è in grado di comprenderne il significato, poiché per lui il tempo rimane indefinibile e incomprensibile. Dio, il quale è al di fuori e al di sopra del tempo, per incontrarsi con noi, ha agito nel tempo e attraverso di esso. Da questa azione di Dio nel tempo, il tempo stesso è rimasto come santificato, diventando mezzo del nostro progressivo cammino. Ogni vita e ogni parte di vita è quindi una tappa, un momento di questo cammino verso l unione definitiva con Dio. Poiché la nostra vita si compie nel tempo, lo stesso si verifica anche per la nostra vita nuova, dono di Dio. L inizio di questa vita nuova e il suo progressivo sviluppo sono definiti Mistero Pasquale. Il mistero Pasquale consiste infatti nel passaggio da questo mondo ad un mondo nuovo, nella gloria della Risurrezione. Questo passaggio si è già compiuto in Cristo, continua a realizzarsi, ma raggiungerà la sua completezza alla fine dei tempi, quando Cristo tornerà nella sua gloria per giudicare i vivi e i morti. Ecco perché ciò che noi cristiani celebriamo nell azione liturgica non è un semplice ricordo di un avvenimento passato, ma l attualizzazione di un atto salvifico che si perpetua. Nella celebrazione liturgia non si ha quindi solamente un ricordo, ma anche una presenza, come pure un anticipazione del ritorno di Cristo. Noi, partecipando alla Pasqua del Signore, contribuiamo alla sua venuta. 18

19 BIBLIOGRAFIA TESTI GOMIERO F., Perché tutti i Cristiani cantino, CLV, 1999 MESSALINO G.A.M (Gioventù Ardente Mariana), CMAC, 1974 MISTERO PASQUALE, Liturgia ambrosiana della settimana Santa, JACA BOOK,1981 SETTIMANA SANTA, EP,1984 MESSALE FESTIVO DELL ASSEMBLEA, EDB, 2001 BERGOMINI A., Cristo, festa della Chiesa, EP, 1985 AUGÉ M., L Anno Liturgico, dispensa in dotazione al Co.Per.Li.M., Roma CASEL O., Il mistero dell Ecclesia, Città Nuova, Roma, DA SITI WEB P.ANTONIO FREGONA, Pasqua, la festa per eccellenza della Cristianità, 2002 Documenti web coi seguenti titoli: La Chiesa: Liturgia (2002) I Simboli della Pasqua (2001) Celebrare la Pasqua (2001) L Halleluja (2002) 19

20 INDICE Prefazione pag. 2 Introduzione.. 2 Parte Prima 1. IL TEMPO PASQUALE. 3 1a. La Messa in Cœna Domini: il Giovedì Santo.. 4 1b. La Passione e la Morte del Signore: il Venerdì Santo. 4 1c. Il silenzio e l attesa.: il Sabato Santo.. 5 Parte Seconda 2. LA FESTA DELLE FESTE: LA VEGLIA PASQUALE. 6 2a. Significato e valore della Veglia Pasquale.. 6 2b. Solenne inizio della Veglia: il lucernario 8 2c. La Liturgia della Parola 9 2d. La Liturgia Battesimale e. la Liturgia Eucaristica. 17 Conclusioni.. 18 Bibliografia.. 19 Indice 20 20

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