ANN PASTORALE LE 100 CASE DEL SIGNORE CONVOCAZIONE DELLA FOLLA EVANGELII GAUDIUM COME FUNZIONA UNA CHIESA IN USCITA

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1 ANN PASTORALE LE 100 CASE DEL SIGNORE CONVOCAZIONE DELLA FOLLA EVANGELII GAUDIUM COME FUNZIONA UNA CHIESA IN USCITA La spinta, il coraggio, lo spunto alla Chiesa per vivere in uscita, evangelizzatrice, non centrata su di sè viene anzitutto dalla resurrezione di Gesù non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù ( ) Nulla possa più della sua vita che ci spinge avanti (3). La resurrezione di Gesù porta con sé il mandato missionario (19). Questo dinamismo di uscita è una dinamica già presente in Abramo, Mosè, Geremia. Si tratta di uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo. (20). La spinta per vivere in uscita viene alla Chiesa dalla Parola di Dio Annunciare il Vangelo porta gioia; ma la gioia è di natura evangelica se generata nello stile dell esodo (anche da sé) e del dono (21). Questo stile comporta il permettere alla Parola di Dio la libertà che le è propria nel portare frutti non a nostro, ma a suo modo. (22) Persino il nostro essere in comunione con Gesù (ma il nostro essere in comunione con Gesù altro non è chela Chiesa!) è itinerante, è da lasciare alla libertà della sua Parola (che genera questa comunione e la gioia relativa), è missionario. Questa libertà della sua parola si tramuta in spinta in noi ad annunciare. Il Vangelo va annunciato ed è per tutti. E vitale che oggi la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti (23). Il paradigma della vita e azione ecclesiale è l annuncio del Vangelo a coloro che non lo conoscono e lo rifiutano (15). Questa potrebbe essere la scansione per la pastorale di una chiesa in uscita: prendere l iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare, festeggiare. Questo è un itinerario pastorale di evangelizzazione. Si prende l iniziativa perché il Signore ha preso l iniziativa. Osiamo un po di più di prendere l iniziativa! ; ci si coinvolge con le persone a cui si annuncia, fino ad avere l odore delle pecore, stile lavanda dei piedi (che poi coinvolge a sua volta: sarete beati se farete questo!); si accompagnano le persone coinvolte (pazienza dei tempi e dei limiti); si ha cura del frutto (ciò che ci interessa è che la vita porti frutto; non si teme la zizzania, ma ci interessa il grano; il sogno del discepolo non è riempirsi di nemici, ma piuttosto che la Parola venga accolta e manifesti la sua potenza liberatrice e rinnovatrice ); si festeggia ogni piccola vittoria (liturgia che festeggia i frutti dell evangelizzazione) (24). Una Chiesa in uscita non è solo una Chiesa che muove verso gli altri, a volte è anche Chiesa (compresi gli edifici) con le porte aperte, che ascolta. (46) La Chiesa per essere missionaria deve essere in costante riforma di sé Ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore; ugualmente le buone strutture servono quando c è una vita che le anima, le sostiene, le giudica. (26)

2 [nei numeri 40; 41; 43 ci sono passaggi importanti sul dovere di esprimere il Vangelo in modo adeguato affinché lo stile missionario sia efficace] [nei numeri 43; 44; 47 ci sono passaggi relativi a una morale e a una disciplina sacramentale coerenti con una Chiesa in uscita. Il peggior pericolo nell annuncio è trasmettere e far capire male un significato evangelico per difendere una formulazione ormai incomprensibile] Il Vangelo va proposto anzitutto nel suo nucleo centrale (ad esso riportando ogni questione particolare): bellezza dell amore di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto; manifestarsi della fede che si rende operosa per mezzo della carità. Mai assolutizzare la questione particolare! Questo è il vero stile missionario (34-35) Un cuore veramente missionario è consapevole dei limiti costituiti dal linguaggio e dalle circostanze in chi annuncia e in chi ascolta (45) Sogno una scelta missionaria, capace di trasformare ogni cosa (27). sottolineo che ciò che intendo qui esprimere ha un significato programmatico dalle conseguenze importanti (25). NB l analisi della Chiesa in uscita parte dal basso (parrocchia) per arrivare al Papato. La Parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità; essa è la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie ; deve assumere forma missionaria da parte del pastore e da parte della Comunità. Perché sia missionaria deve vivere in mezzo, a contatto con le famiglie e con la vita del popolo ; non deve essere prolissa, separata ristretta, auto centrata; deve essere presenza ecclesiale nel territorio, luogo di ascolto della Parola, luogo della crescita della vita cristiana, luogo del dialogo, dell annuncio, della carità generosa, dell adorazione, della celebrazione. Attraverso tutte queste attività essa incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti di evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare e centro di costante invio missionario. In parrocchia ci vuole più vicinanza alla gente, più comunione viva e partecipazione, più missione. (28) Le altre istituzioni ecclesiali, comunità di base, e piccole comunità, movimenti e altre forme di associazione sono una ricchezza, non devono perdere il contatto con la parrocchia, devono integrarsi nella Diocesi. Devono fare attenzione a non rimanere con una sola parte del Vangelo e della Chiesa ; a non trasformarsi in nomadi senza radici. (29) La Diocesi (vera e completa espressione della Chiesa) deve essere missionaria, presente specie lì dove maggiormente mancano la luce e la vita di Cristo risorto (30). Il Vescovo deve sempre favorire la comunione missionaria della Diocesi tramite gli organi partecipativi, non autoreferenziali, ma occupati nell arrivare a tutti. Deve stare nel punto in cui favorisce la comunione per la missione (non per l utoincensazione): davanti per indicare la strada, in mezzo per sostenere la speranza, dietro per recuperare i ritardatari. (31)

3 Il Papato deve cercare di essere fedele al mandato di Gesù attento alle conferenze episcopali che devono essere strumento di collegialità; devono essere soggetto di autorità anche dottrinale. (32) No al si è fatto sempre così : è troppo comodo! No a pensare i fini senza valutare i mezzi. Sulle cose dette finora tutti devono pensare e lavorare. L importante è non lavorare soli. I vescovi devono / possono essere punti di comunione. (33) Il Vangelo dice l assoluta priorità dell uscita da sé verso il fratello, come fondamento della norma morale e come indice di una vita in risposta a Dio. Perciò il servizio della carità è una dimensione costitutiva della missione della Chiesa e espressione irrinunciabile della sua stessa essenza. Dalla natura missionaria della Chiesa sgorga la carità verso il prossimo, che comprende, assiste, promuove. (179 b) Se c è qualcuno da privilegiare nell azione missionaria (uscire ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo) sono i poveri e gli infermi; fra loro e la fede cristiana c è un vincolo insolubile (48; cfr anche 53) Nel cuore di Dio c è un posto preferenziale per i poveri: si è fatto povero lui stesso, ha portato il suo Regno ai poveri (vedi nel testo il percorso nel Vangelo). (197). La Chiesa ha fatto un opzione preferenziale per i poveri perché l opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale: Cristo si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà. Desidero una Chiesa povera peri poveri. Siamo invitati a imparare dai poveri le sofferenze di Cristo, la sapienza di Dio. Siamo invitati ad aiutarli, a essere loro amici. (198). Prima di fare, dobbiamo prestare attenzione ai poveri, alla loro specifica bontà, alla loro cultura, alla loro fede. L amore porta a servire l altro per la sua bellezza prima che per necessità: questo motivo del servizio è l antidoto vero a ogni ideologia, perché non mette l altro, il povero al nostro servizio, ma me al servizio suo. Questo stile porta alla liberazione vera del povero, all accoglienza del povero. È la più grande ed efficace presentazione del Vangelo del Regno. L opzione preferenziale per i poveri è necessaria perché il Vangelo non affoghi nel mare di parole tipico della società odierna (199). Viceversa la peggio cosa che si possa fare ai poveri è privarli di un attenzione spirituale: proprio loro così aperti alla fede! Bisognerebbe affrontare nella Chiesa in uscita la necessità del dialogo Con gli stati ( ) Con la scienza ( ) Ecumenico ( ) Con l ebraismo ( ) Interreligioso ( )

4 N 49 TUTTO SPLENDIDO è il fondamento e culmine dell itinerario di spostamento dell asse della Chiesa verso l evangelizzazione in parole e opere; spostamento che costituisce la via di salvezza della Chiesa stessa: 49. Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Ripeto qui per tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos Aires: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37).. Questo capitolo, applicato alla CP, dice che la CP è un metodo, un linguaggio perenne. La CP è la Chiesa in uscita ; per cui non bisogna dire: Beh, tutto sommato adesso ci siamo, la CP è fatta, ci accomodiamo. Non bisogna dimenticare i passi fatti. Bisogna imparare a camminare con quei passi sempre. LA CHIESA IN USCITA E IL CONTESTO DELL ANNUNCIO / MISSIONE Il capitolo II analizza con lo sguardo del discepolo missionario (sguardo pastorale, attento a ciò che può ostacolare o favorire il rinnovamento missionario della Chiesa) il contesto dell azione evangelizzatrice. (50) La comunità per ben evangelizzare deve dare attenzione permanente ai segni dei tempi: capire, riconoscere e interpretare le mozioni dello spirito buono e dello spirito cattivo; scegliere le mozioni dello spirito buono. (51) Dobbiamo far capire che a evangelizzare siamo sempre noi credibili e stimati per pace, carità, difesa della vita, dell ambiente, dei diritti umani (65) Speciale attenzione deve essere data alla situazione urbana. (71) Qui Dio è presente nello stile agonistico, di lotta con cui con cui i cittadini cercano un senso alla loro vita (un po simile a quello della Samaritana): questo stile va studiato (anche Gesù accompagna la samaritana). (72) Spesso nella città i Cristiani sono investiti da stili di vita nuovi più che promuoverli. Questi stili vanno evangelizzati e per fare ciò ci vuole fantasia. (73) Per stili si intende modi di rapportarsi agli altri, con l ambiente. Sono stili multiculturali. Questi stili danno origine a comunità che hanno alla radice lo stile di vita e non il luogo; a volte escludono alcuni (anche con forme di criminalità e di corruzione), altre volte configgono tra loro. Tutte queste

5 situazioni vanno raggiunte dalla Parola di Dio e sono campo di impegno per la Chiesa attrezzata con il Vangelo di Gesù-che-vuole-spargere-vita. (74-75) Da 76 a 97 si parla delle tentazioni degli operatori pastorale e dello spostamento di asse che si deve attuare se si vuole ritrovare slancio missionario. Tali tentazioni sono anch esse un contesto dell evangelizzazione. Da 110 a 113 si espone il mistero di un Dio missionario Da 113 a 114 si espone il mistero di una Chiesa missionaria Da 115 a 118 si espone la via dell inculturazione Si tratta di tre ulteriori contesti dell evangelizzazione Su questi contesti torneremo BATTEZZATI E CARISMI Ciascun battezzato è dotato dello Spirito che spinge a evangelizzare. Il popolo di Dio è infallibile in credendo ; è dotato di un sensus fidei che guida a riconoscere ciò che viene da Dio. (119). In virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del popolo di Dio, è diventato discepolo missionario, soggetto attivo di evangelizzazione. Non esistono pochi soggetti attivi dell evangelizzazione e gli altri solo recettivi. Ogni cristiano che ha fatto esperienza dell amore di Dio che salva deve andare ad annunciare tale amore senza troppo tempo fra l essere evangelizzato e l evangelizzare, senza alibi di non ancora sufficiente preparazione (120) Ogni discepolo missionario è chiamato a crescere come evangelizzatore, ma nessuno può rinunciare a essere missionario perché non è ancora abbastanza cresciuto. Ciascuno comunichi Gesù come gli consente la sua condizione e dichiari assieme al Vangelo la sua imperfezione (121) Ciascuno è tenuto a portare all altro il Vangelo dell amore di Gesù: questo è essere discepolo! (127). Questa predicazione informale deve essere sempre gentile e rispettosa; deve sempre partire dall ascolto dell altro; deve sempre comportare l annuncio fondamentale Gesù Cristo morto, risorto, salvatore ; deve essere espressa con umiltà perché il Vangelo stesso la richiede; può essere espressa con le forme più varie; è bene comprenda una preghiera per e con la persona cui si annuncia. (128). Carismi: la loro autenticità è garantita dalla capacità di essere dono per tutta la Chiesa: no alla diversità che parte dal nostro gusto personale; no all unità che diventa omologazione secondo i nostri piani. ( ). L annuncio alla cultura, alle professioni, alle scienze è un percorso che deve cercare la credibilità della fede e che può scoprire nuovi strumenti di evangelizzazione proprio tra le categorie specifiche di cultura, professioni, scienze. (132) Segue fino al N 175 un percorso su omelia e catechesi Segue il cap. IV: la dimensione sociale dell evangelizzazione

6 CAPITOLO IV: EVANGELIZZATORI CON SPIRITO Cioè che si aprono senza paura all azione dello Spirito, come gli apostoli del dopo-pentecoste: con l anima non solo bene organizzati, audaci, oranti, con la vita e non solo a parole. Lo Spirito va invocato. (259) Alcune riflessioni sullo spirito della nuova evangelizzazione. (260) Spirito è ciò che muove, motiva, dà senso. Solo se nel cuore dei cristiani c è lo Spirito Santo, l evangelizzazione sarà fervorosa, sarà con spirito. (261) Evangelizzatori con spirito = evangelizzatori che pregano e lavorano allo stesso tempo. Se manca un aspetto il Vangelo è mutilato, le proposte restano per pochi. (262). Non c è un epoca più difficile di altre per l annuncio del Vangelo e l impegno per la giustizia e la dignità umana. Sempre i santi devono affrontare la propria epoca! Bisogna ritrovare le motivazioni a Prima motivazione dell evangelizzazione: Gesù. E l amore di Gesù per me. Prima motivazione per evangelizzare è che Gesù salva noi, ama noi e non possiamo non parlare di chi ci ama. Se non proviamo più il fascino di questo essere amati e il desiderio di annunciarlo, dobbiamo provvedere le condizioni per provarlo di nuovo (recuperare uno spirito contemplativo cfr La dimensione contemplativa della vita). Condizioni: stare davanti a lui: crocifisso, ss. Sacramento (cfr attirerò tutti a me), Vangelo letto con il cuore (cfr in principio la Parola), vivere il bene che umanizza (cfr Farsi prossimo). (cfr anche i 4 pilastri della Chiesa Primitiva richiamati dall?arcivescovo Scola nella lettera Il campo è il mondo : vita fraterna, ascolto della Parola sulle labbra degli apostoli; eucaristia, accoglienza di quanti il Signore voleva aggiungere). In questa contemplazione si scopre che non c è niente di meglio da trasmettere agli altri: Gesù il suo modo di trattare i poveri, i suoi gesti, la sua coerenza, la sua generosità quotidiana, la sua dedizione totale. Ogni volta che lo si guarda, ci si convince che proprio questo è ciò di cui tutti hanno bisogno e lo si annuncia: amicizia con Gesù e amore fraterno Seconda motivazione dell evangelizzazione: la percezione che il Vangelo sia la risposta alle domande dell uomo. Un altra motivazione dell evangelizzazione con spirito, convinzione ed entusiasmo è la percezione che il Vangelo risponda veramente alle domande / attese che gli uomini hanno nel cuore. (Nel cuore lo Spirito pone le domande su Dio e sull uomo e una sete di verità, di liberazione dal peccato e dalla morte) L evangelizzazione, a fronte di tali domande e attese, va compiuta senza manipolare il prossimo, senza illudere, elevando, amando. Questo infinito amore di Dio è la vera cura per la nostra tristezza infinita.

7 Un simile entusiasmo nell evangelizzazione non resiste se questo amore non diventa anzitutto un esperienza personale dell evangelizzatore. Mistica dell evangelizzatore: non è la stessa cosa con Gesù o senza Gesù. Il vero missionario sa Gesù vivo in lui. Senza la mistica dell evangelizzatore non si convince nessuno. Se siamo evangelizzatori in comunione con Gesù, cerchiamo ciò che cerca lui, la gloria del Padre, al di là di ogni nostra convenienza, contenti di stare con il Padre. (265b-267) Terza motivazione dell evangelizzazione: la gioia e il dovere di stare vicino al popolo di Dio È questa anche una fonte di gioia per l evangelizzatore Si sta vicino al popolo perché Gesù è vicino al popolo e vuole stare vicino al popolo tramite gli evangelizzatori. (Seguono nel N 269 esempi di Gesù vicino al popolo; fino alla morte in croce). Seguendo questo modello, vogliamo inserirci a fondo nella società e questo sarà fonte di gioia. Gesù vuole che entriamo in contatto con la miseria umana (non bisogna cercare ripari); così conosceremo la forza della tenerezza e la gioia di essere popolo. Stare dentro il popolo ed evangelizzare non come nemici, ma con dolcezza, con pace, per il bene, con spirito di servizio. Gesù ci vuole popolo, non principi: questo Vangelo va vissuto sine glossa. Condividere la fede del popolo fedele cercando di accendere il fuoco nel cuore del mondo. ( ) Quarta motivazione dell evangelizzazione: per crescere nella vita spirituale personale; se un credente non evangelizza, la sua vita spirituale personale si atrofizza. Amare la gente favorisce l incontro in pienezza con Dio, perché l amore per il prossimo allarga il cuore e permette a Dio di riempirlo. Chi non ama il fratello cammina nelle tenebre. Chi ama vive nella luce. Siccome l amore per il prossimo si esprime anche nell evangelizzazione, se vogliamo crescere nella vita spirituale, non possiamo non essere missionari (rifiutare la missione è un suicidio); essere missionari fa uscire dai propri schemi. Viceversa può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare la felicità degli altri. Di per sé questa è una verità oggettiva ( c è più gioia nel dare che nel ricevere ). La missione è connaturata al nostro essere uomini (mandati su questa terra). Ogni uomo deve conoscere se stesso come segnato dalla missione di benedire, di vivificare per questo, se divido vita di missione/impegno da vita privata tutto diventa grigio ( ) Quinta motivazione della missione: la dignità di ogni persona. Altra motivazione della missione è riconoscere che ogni persona è degna della nostra dedizione. Perché è opera di Dio che abita nella vita della persona: se riesco ad aiutare anche una sola persona a vivere la mia vita non è inutile. Questo è essere popolo fedele a Dio (274)

8 Con questa linea entra in polemica entra in polemica chi vi oppone l osservazione che nulla mai cambia. Questa obiezione impedisce di essere missionari. È una scusa maligna, porta all autodistruzione. Contro questa obiezione siamo invitati a pensare che Gesù Cristo è vivo e pieno di potenza, agisce con noi, ha penetrato il mondo. (275) È vero che a volte sembra che Dio non esista. Ma è anche vero che la vita e il bene sempre rispuntano; a partire dal livello della natura in poi. (276). È vero che il fallimento ( non soddisfazione, meschinità, frutti scarsi e lenti, tentazione della stanchezza) è esperienza frequente. Ma un conto è la stanchezza, un altro è l accidia di chi cerca sé stesso.: carrierismo, applausi, premi, posti: sono scuse!. Da qui viene la mancanza di grinta, da qui il Vangelo è sepolto. (277) La fede si oppone all accidia perché crede che lui è vivo, ci ama, è capace di intervenire trae il bene dal male, è creativo,a avanza vittorioso nella storia con quelli che stanno con lui; crede che il regno di Dio è già qui, lievito, piccolo seme di una grande pianta, seme buono in mezzo alla zizzania. La risurrezione di Gesù sparge ciò in tutto il mondo. Questo accade, non dobbiamo rimanere ai margini. (278). Siccome non sempre lo vediamo,abbiamo bisogno di una certezza interiore, di un senso del mistero che l offerta di sé a Dio è feconda anche se non contabilizzabile; non va perduta. L amore non si smarrisce, circola nel mondo. La missione non è un progetto aziendale, non è un organizzazione umanitaria; non è uno spettacolo in cui contare gli spettatori. La missione sfugge ogni misura. Noi lavoriamo qui e forse il signore opera con il nostro lavoro altrove. Lo Spirito Santo opera dove, quando,come vuole. Il dono di noi stessi è necessario, ma non abbiamo pretese.(279) Per mantenere vivo l ardore missionario occorre una decisa fiducia nello Spirito santo: va alimentata, può provocare vertigine, ma non c è maggior libertà. Lo Spirito va invocato; può guarire nella debilitazione. La preghiera che porta verso la missione è quella di intercessione per gli altri

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