Fondi Europei e politiche di sviluppo: nuove strategie sono necessarie Carlo Trigilia 1

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1 Fondi Europei e politiche di sviluppo: nuove strategie sono necessarie Carlo Trigilia 1 ECONOMIA SICILIANA Si pubblica l intervento del Ministro per la coesione territoriale, Carlo Trigilia, in occasione della presentazione dell ottavo rapporto CongiunturaRes I dati presentati nell ultimo rapporto di CongiunturaRes confermano un quadro grave e preoccupante. Possiamo dire, in estrema sintesi, che in un paese che soffre, il Mezzogiorno soffre ancora di più e, al suo interno, la Sicilia mostra segnali di sofferenza ancora più acuti. Che cosa possiamo fare? Naturalmente questa è una domanda molto difficile ma alla quale non ci possiamo sottrarre: prendendo spunto dalle analisi condotte su CongiunturaRes, vorrei dunque proporre qualche riflessione su questo tema. Innanzitutto occorre cercare di tenere in vita il malato. Potremmo infatti immaginare terapie efficaci e innovative ma rischiamo che si rivelino inutili o tardive se non abbiamo un organismo vitale su cui applicarle. Fuori di metafora, credo che un primo obiettivo che ci si dovrebbe porre per la Sicilia, ma anche per il Mezzogiorno più in generale, sia di cercare di mettere in campo una forte azione anticiclica che contrasti la recessione. Con quali risorse? Sappiamo che la situazione è molto difficile e sono tanti i nodi spinosi da affrontare, sul piano fiscale e della più generale politica di risanamento, anche per la scarsità delle risorse a disposizione. Qualche cosa verrà dalla decisione per molti versi inattesa e quindi assai benvenuta della Commissione Europea che ci ha consentito di sottrarre il cofinanziamento nazionale dei finanziamenti europei dal calcolo del parametro deficit / PIL. Si tratta di una decisione che dovrebbe consentirci di liberare risorse aggiuntive stimate fra i 6 e i 15 miliardi per il prossimo anno. Tuttavia, per tenere in vita il malato, dobbiamo avviare un ragionamento sui fondi europei di cui attualmente disponiamo. A pochi mesi dalla conclusione del ciclo , una quota di questi fondi è a rischio di essere perduta. La prima cosa che dobbiamo cercare di fare è di ridurre al minimo tale rischio, attraverso processi di accelerazione della spesa verso obiettivi credibili. Al tempo stesso occorre prendere atto con prudenza e con realismo della necessità di rimodulare o 1 Ministro per la Coesione Territoriale. 1

2 riconvertire verso obiettivi antirecessivi quantità importanti di fondi impegnati o che addirittura non sono stati ancora impegnati. Che cosa si può fare da questo punto di vista? Qualche cosa è già stata fatta con i provvedimenti sull occupazione giovanile, sui tirocini e sulla lotta alla povertà che hanno interessato l economia del Mezzogiorno per circa un miliardo. Sono misure che hanno una caratteristica comune: una elevata e rapida capacità di assorbimento anche perché cercano di eludere il nodo delle procedure burocratiche complesse che rappresentano una delle nostre piaghe. Quindi da questo punto di vista si tratta di interventi che possono avere un impatto non trascurabile per il Mezzogiorno soprattutto nell ambito di una manovra antirecessiva su cui è impegnato l intero governo. Qualche cosa in più potrebbe essere fatta nei prossimi mesi in quanto esistono risorse a rischio nelle Regioni meridionali dell obiettivo convergenza (ma non solo in quelle) su cui il Governo interverrà per evitare che vadano perdute. Queste risorse potrebbero essere canalizzate verso obiettivi che coinvolgono il mondo delle imprese e delle attività produttive inducendo anche stimoli importanti sulle economie locali. Si sta pensando a misure quali il rafforzamento del credito, attraverso il fondo nazionale di garanzia in particolare a sostegno delle piccole e medie imprese, ma anche a provvedimenti che intervengano a favore della capitalizzazione dei confidi, o a misure del tipo di quelle previste dalla vecchia legge Sabatini con finanziamenti a tassi agevolati per l acquisto di nuovi macchinari o di servizi di ricerca e per l informatizzazione da parte delle imprese. Inoltre sono allo studio altre misure a sostegno dello sviluppo locale, a partire dai cosiddetti completamenti delle opere che sono già avviate e che sono ferme per mancanza di fondi oppure dagli interventi per edifici pubblici, quali ad esempio le scuole, le carceri, gli ospedali. Si potrebbe pensare, in proposito, a misure di efficientamento energetico che riducano al minimo le problematiche di tipo burocratico e autorizzativo, riuscendo al tempo stesso a mettere in moto risorse a vantaggio delle economie locali. Quindi, in presenza di una situazione economica particolarmente grave, la Sicilia e il Mezzogiorno si trovano di fronte a una strada obbligata, che prevede la necessità di mettere rapidamente in sicurezza quei fondi che non ci possiamo permettere di perdere orientandoli al tempo stesso verso obiettivi antirecessivi. Realisticamente, occorrerà tenere conto di queste esigenze anche in vista della nuova fase di programmazione dei fondi europei che comincerà nel gennaio del Si tratta di risorse significative che complessivamente si aggirano intorno ai 60 miliardi di euro. Tuttavia 2

3 più in generale - è necessario riflettere sul modo di utilizzare questi fondi per evitare gli errori e le carenze del passato. Dopo diversi cicli che si sono caratterizzati per una elevata inefficienza nell utilizzazione dei fondi europei, occorre mettere mano a una riforma complessiva del sistema che preveda una maggiore possibilità di pilotaggio da parte del governo nazionale. Infatti i paesi che nel passato sono riusciti a usare meglio queste risorse, pur se caratterizzati da strutture istituzionali decentrate di tipo federale (pensiamo, ad esempio, alla Spagna o alla Germania), hanno mostrato di avere una forte capacità di coordinamento nazionale. La Spagna è stata capace di modernizzare il suo sistema infrastrutturale adottando questo metodo che pure è stato condiviso dalla Germania dei laender. E necessario dunque che anche il nostro paese cominci a imparare da questi esempi virtuosi, abbandonando il vecchio sistema caratterizzato da una eccessiva frammentazione delle decisioni di spesa. Non dobbiamo continuare a fare troppe cose, ampliando a dismisura la frontiera degli interventi, finendo spesso per agire in modo poco efficiente anche perché la capacità amministrativa è molto limitata. E i risultati sono davanti agli occhi di tutti: incapacità di spendere o, quando si spende, lo si fa spesso in maniera poco efficace. Occorre dunque cercare di darsi una nuova strategia, decidere dove allocare le risorse scarse, con quali obiettivi. Una strategia chiara, frutto di un dialogo con i diversi interlocutori, a cominciare dalle Regioni e dalle forze sociali, capace di resistere al tempo stesso alle spinte che ci sono nel nostro sistema a frammentare le scelte e i centri di spesa. Tutto ciò, lo sappiamo bene, è legato alla particolare debolezza delle nostre istituzioni ma anche al modo di funzionare del nostro sistema politico che ovviamente ha interesse a spingere verso una logica di spesa frammentata, ad allargare le misure, a perseguire logiche di tipo territoriale di costruzione del consenso, che poi portano ai risultati insoddisfacenti in termini di crescita e di modernizzazione del sistema economico che conosciamo. Quale strategia dunque? Si può provare a riallacciarsi ad alcuni dati che emergevano dalla presentazione di CongiunturaRes e che confermano i risultati di altre ricerche che sono state condotte dalla Fondazione Res negli ultimi anni. Infatti, il lavoro che ha fatto Res può darci indicazioni importanti, insieme ad altri contributi che sono stati realizzati in questi anni sul tema dello sviluppo locale. In che direzione? La strategia dovrebbe essere quella di puntare sulla valorizzazione delle risorse locali, partendo dal presupposto che, nel Mezzogiorno, esistono attività e specializzazioni che si sono consolidate, o che stanno emergendo, e che possono essere in sintonia 3

4 con l andamento della domanda internazionale. Sono attività e specializzazioni che dobbiamo cercare di incoraggiare e valorizzare. Faccio riferimento in particolare ai beni culturali e ambientali, al turismo, a tutto il sistema dell agricoltura e della filiera agroindustriale, all innovazione potenzialmente legata alle università e ai centri di ricerca. Questo non significa, naturalmente, trascurare quelle parti del sistema industriale che sono vitali e che vanno sicuramente difese. Significa soltanto che, nelle condizioni di forte integrazione e globalizzazione dei mercati in cui è inserita l economia italiana ed europea, è fondamentale riuscire a intercettare le nuove tendenze e i cambiamenti della domanda. Dobbiamo dunque cercare di difendere il modello tradizionale, ma difenderlo vuol dire sostanzialmente iniettare delle potenti dosi di innovazioni anche nelle tradizionali attività del made in Italy, e soprattutto significa crescere in attività che sono oggi ad alta tecnologia e sulle quali il nostro paese sembra essere più indietro comparativamente ai sistemi economici dei paesi più avanzati. Dall altra parte dobbiamo valorizzare risorse che fino ad ora siamo riusciti a sfruttare poco. Ci sarà una crescente presenza di visitatori dai paesi emergenti, quindi un turismo di qualità potenzialmente molto forte; ci sarà anche una tendenza a richiedere prodotti agricoli o agroindustriali di elevata qualità; ci sarà una crescente domanda di prodotti che incorporano un elevato contenuto di innovazione dal punto di vista della qualità ma anche dal punto di vista del marketing e della comunicazione. Bisogna dunque lavorare su queste risorse cercando di rafforzare delle tendenze in atto, che vediamo confermate dai dati sul turismo, sui beni culturali e ambientali, sul consumo di beni agricoli di qualità. Abbiamo dunque bisogno di una strategia di forte concentrazione delle risorse europee che integri l orientamento anti recessivo che dobbiamo portare avanti, e che punti selettivamente su pochi obiettivi strategici. Tutto ciò è politicamente complesso per l esistenza di interessi costituiti che spingono a moltiplicare i centri di spesa, a parcellizzare i progetti, a intensificare le occasioni di scambio; ma se vogliamo cercare di risolvere i problemi del mancato uso e della bassa efficacia nell uso dei fondi europei queste scelte devono essere compiute e difese anche attraverso un franco confronto con le forze protagoniste della vita economica nazionale. Il sistema, in altre parole, deve essere governato. Quindi interventi antirecessivi e interventi strutturali, ma tutto questo non basta. Oggi il problema della coesione territoriale in Italia non può ridursi al miglior uso dei fondi europei. Bisogna riuscire 4

5 a incidere in profondità sulla qualità del contesto istituzionale. La consapevolezza dell importanza di questo fattore sta crescendo anche in Italia sia in campo scientifico che politico. Il capitale umano; la funzionalità della pubblica amministrazione; l efficienza del sistema della giustizia; la prevedibilità dell azione dell imprenditore legata alla risoluzione delle controversie; il capitale sociale, cioè la capacità di poter godere di condizioni di fiducia nei confronti delle istituzioni o dei comportamenti economici degli altri attori rilevanti. Tutte queste condizioni sono importanti per il nostro Paese e particolarmente importanti per alcune Regioni del Mezzogiorno. Ciò non vuol dire che in queste Regioni ci siano dei tratti culturali antropologici o lombrosiani; significa semplicemente che se determinate regole non vengono istituite o rispettate è perché storicamente si è costituito un complesso di forze che influenzano la cultura condivisa. Va dunque modificato il contesto istituzionale, anche se l obiettivo è complicato da realizzare. Che cosa è possibile fare in termini di politiche? Da decenni lo Stato nazionale trasferisce ingenti risorse verso le Regioni maggiormente in difficoltà. Si tratta di politiche che realizzano un principio di grande importanza, sancito dalla nostra Costituzione, che afferma che per alcuni servizi fondamentali come la sanità, l assistenza e l istruzione, lo Stato deve assicurare condizioni di uguaglianza a tutti i cittadini indipendentemente dal loro reddito o dal luogo di residenza. Annualmente vengono trasferiti alle Regioni meridionali 60 miliardi di euro pari al 4% del Pil nazionale o al 17% del Pil meridionale. Un primo passo potrebbe essere quello di verificare i costi di riferimento di alcune prestazioni e insieme misurare la qualità delle prestazioni che vengono offerte nell ambito della sanità, dell assistenza, dell istruzione o della formazione professionale. Nei piani di rientro della sanità è stato introdotto questo parametro relativo ai costi di riferimento delle prestazioni, ma l obiettivo va esteso alla qualità dei servizi. Se lo Stato deve garantire servizi equivalenti su prestazioni che costituiscono diritti di cittadinanza, come la salute o l istruzione, deve preoccuparsi del fatto che chi va in un ospedale meridionale riceva prestazioni non troppo distanti da chi va in un ospedale del centro-nord. Sappiamo che per molti servizi essenziali attualmente non è così. Spesso, a parità di costo o a costo superiore, la qualità del servizio è nettamente inferiore. Vanno quindi acquisite queste informazioni sui costi di riferimento in termini di efficienza della spesa e sui differenziali qualitativi dei servizi in termini di indicatori di prestazione, avremmo così una griglia che permette di individuare un sistema di incentivi e di sanzioni nei riguardi degli 5

6 amministratori pubblici per costi ingiustificati o inadeguatezza dei servizi. Questi interventi non richiederebbero tempi o risorse ingenti, quanto piuttosto volontà politica e favorirebbero la qualità del contesto istituzionale senza aggravi di costi, perché potrebbero esserci risparmi significativi. Se noi abbiamo il coraggio di procedere in questa direzione togliamo acqua ai comportamenti anomali delle classi dirigenti, che non potranno usare la spesa sanitaria per garantire redditi e occupazione in modo surrettizio e improprio, invece di fornire servizi di qualità ai cittadini. Si verificherebbero allora effetti importanti in termini di migliore qualità delle classi dirigenti. Verrebbe asciugata l acqua dove proliferano comportamenti opportunistici, clientelari e assistenziali che condizionano il contesto istituzionale, e così si creerebbero basi più solide per un ambiente culturale, sociale e economico più favorevole ad uno sviluppo autonomo. 6

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