TITOLO Water connection Le risorse energetiche in Asia Centrale

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3 A te, il mio porto... la mia tempesta. 0

4 INDICE 3 Premessa Capitolo Primo: Per una storia della regione 5 La Via della Seta 8 Il viaggio di Chang Ch ien 9 La Via della Seta e le sue piste 12 La dominazione russa in Asia Centrale 15 Quale islam in Centro Asia? 17 Il Great Game 19 La Seconda Guerra mondiale Capitolo Secondo: La disintegrazione dell Impero sovietico 23 L indipendenza delle cinque repubbliche 24 Le nuove sfide e le linee politiche delle cinque repubbliche 27 Un quadro politico 37 Le relazioni tra le cinque repubbliche Capitolo Terzo: Localizzazione delle risorse energetiche e dati regionali delle singole repubbliche 41 Kazakistan 43 Le risorse energetiche in Kazakistan 44 Problemi e potenziali economici 45 Rapporti economici con l estero 46 Diritti umani 47 Uzbekistan, le risorse economiche 49 Kirghizistan, un quadro economico 1

5 51 Tagikistan 52 Turkmenistan Capitolo Quarto: L oro blu, il problema dell acqua in Centro Asia 55 L acqua, una risorsa scarsa 57 L acqua, una risorsa strategica 59 L acqua in Asia Centrale 61 Il disastro del lago d Aral 68 Le quote dell acqua e le controversie tra le diverse repubbliche Capitolo Quinto: Interessi politici e interessi economici nell Asia Centrale 73 Gli interessi politici nella zona centroasiatica 74 Gli interessi USA nel contesto centroasiatico 77 Il ruolo della Cina 82 Gli interessi della Russia 84 L Iran e la Turchia Capitolo Sesto: Il ruolo dell Italia 89 La situazione energetica italiana 90 L Italia nella regione centroasiatica 91 L ENI in Kazakistan 93 L Italia e la cooperazione allo sviluppo in Asia Centrale 97 Conclusioni 99 Bibliografia 2

6 Premessa L Asia Centrale è una zona del mondo che presenta caratteristiche estremamente particolari, una regione che nel corso della sua storia ha visto il passaggio di popoli, culture e religioni estremamente diverse tra di loro, una regione contraddistinta da forti contrasti, da luci e da ombre. Oggi, l Asia Centrale costituisce un area in cui si intrecciano interessi geopolitici, per via della posizione strategica che i suoi stati ricoprono all interno dell Eurasia e geoeconomici, in quanto la regione è ricca di petrolio e gas naturali. La regione dell Asia Centrale è considerata molto importante per varie ragioni: gli stati di quest area sono situati infatti in una posizione geografica di notevole rilevanza, la cosiddetta Via della Seta, e sono strategicamente importanti per i flussi commerciali tra Est e Ovest. Dal punto di vista economico, inoltre, la regione vede nei vasti giacimenti di petrolio e di gas, in particolare in Azerbaijan, Kazakistan e Turkmenistan una grande possibilità per lo sviluppo regionale, in quanto l area considerata potrebbe diventare, entro il 2010, la più grande produttrice di risorse energetiche escludendo i paesi facenti parte dell OPEC, l Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio. Attraverso questa trattazione si cercherà di capire il ruolo che oggi l Asia Centrale ricopre all interno dello scenario geostrategico mondiale, prendendo in considerazione l evoluzione che nel corso della storia questa parte del mondo è andata rappresentando, in modo particolare il ruolo svolto dalle cinque repubbliche centroasiatiche. Verrà analizzato in modo particolare il settore delle risorse energetiche, petrolio e gas, e sarà posto l accento su quelli che sono i problemi legati alle risorse idriche all interno della regione, osservando il disastro del lago d Aral. Sarà fondamentale documentare quelli che sono gli interessi politici ed economici nella regione dei diversi attori internazionali quali Stati Uniti, Russia, Cina, Iran e Turchia, paesi questi per i quali l approvvigionamento energetico costituisce una priorità della propria politica internazionale, saranno inoltre prese in considerazione le complesse relazioni internazionali intrattenute dalle cinque repubbliche con gli stessi paesi. Sarà poi analizzato il ruolo dell Italia da due diversi punti di vista, la presenza economica e quella relativa alla cooperazione allo sviluppo del nostro paese all interno dell Asia Centrale, relativamente al problema idrico. L analisi delle diverse fasi storiche sarà poi una premessa indispensabile per poter comprendere meglio quelli che oggi sono i fragili equilibri presenti in questa parte di mondo, le influenze di grandi imperi come quello zarista, l influenza di una religione quale quella dell Islam e gli scempi gestionali lasciati in eredità dalla politica del divide et impera di Stalin, non che l arrivo inaspettato di una indipendenza non cercata. Sono questi, tutti elementi che si sommano e vanno a formare oggi quello che è uno degli scenari geostrategici più complicati all interno del panorama politico mondiale. Il presente lavoro è stato possibile anche grazie al contributo della Regione Autonoma della Sardegna, volto a finanziare tesi di laurea aventi come oggetto i problemi della cooperazione internazionale e della cooperazione allo sviluppo. 3

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8 Per una storia della regione La Via della Seta Capitolo primo L Asia Centrale dal punto di vista geografico è una terra di violenti contrasti. La maggior parte della regione è occupata da alte catene montuose e da estesi deserti poco adatti agli insediamenti umani; ma molte delle sue valli fluviali, il cui suolo è reso ricco e fertile dal loess, sono state occupate fin dai tempi remoti da insediamenti stabili; inoltre le falde delle colline è le steppe offrono condizioni eccellenti all allevamento del bestiame. Dalle testimonianze archeologiche è stato accertato che l uomo comparve in Asia Centrale fin dal periodo Paleolitico e che da allora in poi la regione non ha mai cessato di essere abitata. 1 Il termine Via della Seta viene proposto e utilizzato molto spesso, citato in diverse occasioni e per indicare diverse cose ma in genere non si indica qualcosa di preciso e definito. Una prima domanda potrebbe essere: è un antichissima strada che collega la Cina col Mediterraneo? O sono diverse strade? L espressione Via Della seta è relativamente giovane, non ha infatti che un centinaio d anni. Fu coniata dal geografo e geologo tedesco Ferdinand von Richthofen nel volume introduttivo della sua opera sulla Cina. Da quel momento il concetto di via della seta è stato utilizzato da tutti coloro che parlano di relazioni commerciali tra il Regno di Mezzo e l Occidente durante oltre un millennio. Il termine esatto però dovrebbe essere vie della seta, il motivo va ricercato nel fatto che c è stata non tanto una via della seta quanto una complessa rete di strade tra Est e Ovest e tra Nord e Sud, un vero e proprio network di collegamenti tra città, stati e popoli che venivano utilizzati per commerciare ma anche per portare avanti le varie conquiste territoriali. Queste antiche vie di comunicazione hanno rappresentato un vero e proprio crocevia di popoli e culture motivo per cui possiamo oggi notare l estrema eterogeneità etnica e culturale che esiste nella regione centro asiatica. Inoltre queste vie, in modo particolare in epoche antiche, furono i luoghi dei fondatori di religioni, dei sacerdoti e dei monaci, di esploratori e di artigiani. Furono proprio questi uomini che si insediarono lungo queste strade impiantando caravanserragli e costruendo città funzionali ai commerci di cui oggi rimangono ancora delle rovine. In modo particolare questo discorso vale per le vie meridionali che videro un traffico estremamente intenso. Per quanto riguarda la situazione del Nord invece, esattamente in quei territori tra la Mongolia, la Siberia e le steppe della Russia Asiatica, là ebbe inizio quel millenario movimento fra Est e Ovest che fu caratterizzato dalla dinamica vita dei popoli nomadi, i quali disponevano del più veloce mezzo di trasporto dell epoca: il cavallo. Il movimento dei popoli del Nord asiatico è sempre stato caratterizzato fin dai primordi dalla costante inquietudine della vita nomade. Ciò era dovuto dalla necessità di trovare sempre nuovi pascoli per le greggi e foraggio per i cavalli. Questo continuo spostarsi portava ovviamente anche a scontri con le varie popolazioni sedentarie, in modo particolare a oriente con i contadini cinesi, a occidente con i coloni e i contadini inurbati della Siria e della Mesopotamia. Si sviluppò quindi quella proverbiale aggressività nomade che trova nella crudeltà degli 1 Aleksandr Belenitsky, Asia Centrale, Edizioni Nagel, Ginevra, 1975, p.15. 5

9 Unni come dei Mongoli la sua espressione più chiara. Andò quindi sviluppandosi tra i nomadi una mentalità da predoni. La rapina e il saccheggio non scaturivano però dalla voglia di attaccare e aggredire quanto piuttosto dalle incursioni dei sedentari che con la colonizzazione e la coltivazione della terra restringevano gradualmente i pascoli, vitali per la sopravivenza dei nomadi e delle loro tribù. Inizia così quella costante della regione centro asiatica e cioè la contrapposizione tra popolazioni nomadi del Nord e popolazioni sedentarie del Sud, due opposte forme di vita. Un contrasto che si configura come espressione di una continua lotta per l esistenza. Anticamente esistevano delle piazze dove i nomadi si incontravano per scambiarsi merci e novità. Queste piazze erano situate nei pressi delle oasi, intorno ai punti d acqua o in particolari punti deserti o delle steppe. Non a caso perfino le strade passavano di là, in quanto venivano seguiti gli itinerari più sicuri, la migliore transitabilità del terreno, evitando i tratti esposti a rapine, bestie feroci e tempeste di sabbia. L esperienza andava dunque tracciando delle strade, larghe cento metri o più, che rappresentavano non tanto la via più breve tra due punti quanto quella meno esposta a pericoli e quindi la più sicura. Saranno proprio questi percorsi che diventeranno le vie di comunicazione per le grandi distanze, lungo le quali sorsero punti di sosta, caravanserragli, insediamenti e infine vere e proprie città fortificate. Con la seconda dinastia cinese e cioè quella degli Han, la Cina aveva raggiunto una certa stabilità economica, che non sarebbe stato possibile mantenere senza espansione e senza un commercio internazionale. La produzione della seta aveva raggiunto nel primo periodo Han un elevato volume da coprire non solo il fabbisogno interno ma necessitava anche di mercati esterni di sbocco. La seta non veniva utilizzata solo per l abbigliamento ma per tutta una serie di altri usi. Infatti con la seta grezza venivano creati cordoncini, corde per strumenti musicali, contenitori a tenuta stagna per il trasporto dei liquidi, masse isolanti e recipienti. I prodotti realizzati quindi con la seta grezza erano veramente i più svariati. Ma sulla Via della Seta transitavano molte altre merci, le carovane dirette in Cina infatti erano cariche di oro e altri metalli di valore, pezze di lana e lino, avorio, corallo, ambra, pietre preziose, asbesto e vetro, il quale non fu prodotto in Cina sino al V secolo. Le carovane invece in partenza dalla Cina trasportavano pellicce, ceramiche, ferro, lacca, scorze di cannella e rabarbaro non che oggetti in bronzo come fibbie, armi e specchi. Per questo motivo si rendeva indispensabile aprire mercati raggiungibili e ricettivi i quali dovevano superare ampiamente le piccole piazze commerciali, il più delle volte occasionali ed esistenti già da secoli. Bisognava quindi intensificare commercialmente i collegamenti esistenti e collegarne dei nuovi 2. Bisogna notare come non tutte le merci trasportate viaggiassero per l intera lunghezza della Via della Seta, molti degli articoli venivano barattati o venduti nelle oasi o nelle città lungo la strada, dove venivano rimpiazzati da altre merci, come la giada. Un altra questione fondamentale era la sicurezza di queste vie commerciali, agli inizi infatti il commercio mancava di ogni sorta di protezione e sicurezza per i mercanti in viaggio, fattore che già da allora si ripercuoteva sui i prezzi delle merci. L insicurezza e la pericolosità di queste vie contraddistinse la via della seta come una delle più insicure e pericolose strade della terra. Ragione per cui la dinastia Han dovette affrontare tra i vari problemi, quello della sicurezza delle frontiere settentrionali, continuamente minacciate dalle invasioni dei nomadi del Nord. La sicurezza delle frontiere non poteva essere garantita da una semplice politica difensiva basata sulla sorveglianza della Grande Muraglia perché ci sarebbero sempre stati sconfinamenti e 2 Peter Hopkirk, Diavoli stranieri sulla Via della Seta, Adelphi, Milano, 2006, p

10 incursioni, magari solo da parte di piccoli gruppi, occorreva quindi passare all offensiva, in modo da incutere terrore ai barbari e scoraggiarli da ulteriori aggressioni. Questa inversione di tendenza si ebbe grazie all imperatore Wudi( a.c), terzo della dinastia Han. Egli ritenne infatti che dopo settant anni di consolidamento dell impero fosse giunto il momento di portare un attacco diretto contro le popolazioni dei territori occidentali, rompendo il tradizionale sistema di armoniosa parentela. I motivi di questa decisione vanno ricercati in particolar modo nell intenzione di espandere i commerci attraverso le vie carovaniere nei territori in cui i barbari possedevano punti strategici e di eliminare definitivamente la minaccia di incursioni che periodicamente incombeva nei territori di confine. Il nord della Cina fu quasi completamente liberato da scorrerie per quindici anni e le vie carovaniere divennero relativamente sicure. 3 Il termine Via della Seta può in qualche modo essere fuorviante, infatti come si è già detto non esisteva un unica via ma ben si svariate. In passato si era dell opinione che fosse esistita una sola via tra la Cina e l Occidente, immutata nei secoli. Si era sicuramente consapevoli del fatto che esistessero vie carovaniere che portavano a Sud e a Sud Ovest, verso l India e la Persia, ma per quanto riguardava la via che si spingeva sino al mediterraneo orientale, si credeva fosse stato il più antico collegamento con l Occidente: una via commerciale che conduceva alle coste del Mediterraneo, passando per la provincia del Kansu e il bacino del Tarim settentrionale per i passi del Pamir verso l Afghanistan, la Persia, la Siria e l Anatolia. Sicuramente durante la dinastia Han questa fu in effetti la strada più utilizzata, ma la via più antica della quale ancora oggi si ignora quando per la prima volta fu utilizzata come strada commerciale, portava dal Kansu, a Nord dei Monti del Cielo, nella così detta zona boschiva della Russia asiatica meridionale, sino ad arrivare alla foce del Don, nel Mar d Azov. A partire da questo punto esisteva un antichissimo sistema stradale ramificato che portava in alcuni territori dell Asia settentrionale e dell Europa orientale e conduceva anche nel Nord dell Europa. Come si può quindi notare non esisteva un unica via commerciale ma svariate, a tal punto una precisa ricostruzione dell esatto tracciato delle vie della seta risulta arduo, ciò è dovuto dal fatto che tutte le località citate negli antichi annali, sia orientali che occidentali, riportano nomi diversi a seconda della fonte. I nomi non cambiano solo col passare dei secoli ma sono differenti pure nella medesima epoca a seconda della lingua in cui essi venivano riportati. Una questione particolarmente complessa da decifrare, ad esempio, sono le differenze tra i nomi delle città usati dagli autori cinesi e quelli invece utilizzati dai loro contemporanei greci e romani. Il problema non è solo linguistico ma anche cercare di pulire le informazioni da quelle che erano le leggende che andavano facendosi largo dovute alle grandi distanze che le informazioni dovevano compiere prima di giungere a destinazione. In base alle informazioni certe e verificate archeologicamente si può partire dal fatto che sono esistiti tre grandi collegamenti, dei quali il più antico puntava con tutta probabilità verso sud, unendo la Cina all India e all Asia meridionale. La prima via per l Europa era sicuramente l itinerario settentrionale che non può però essere considerato un collegamento ininterrotto. La strada meridionale, cui Ferdinand von Richtofen diede il nome Via della Seta, era indubbiamente la più recente ma anche la più nota via commerciale dalla Cina all Occidente, e quella utilizzata con maggior frequenza nel corso dei secoli. 3 Piero Corradini, Cina, popoli e società in cinque millenni di storia, Giunti, Firenze, 1996, pp

11 Da queste tre grandi arterie si diramavano naturalmente tutta una serie di vie secondarie attraverso le quali i vari prodotti giungevano al consumatore. (Cartina reperibile nel sito Il viaggio di Chang Ch ien Come detto in precedenza uno dei maggiori problemi che dovette affrontare la dinastia Han fu quello di contrastare le invasioni delle popolazioni nomadiche del Nord, rappresentate dagli Hsiung-nu 4. L imperatore Hu-ti che portava il titolo ufficiale di Figlio del Cielo, vene a sapere da prigionieri Hun che alcuni anni prima essi avevano sgominato un altro popolo centro asiatico, gli Yueh-chin. Dopo aver usato il cranio del loro condottiero sconfitto come calice, li avevano costretti a fuggire a Ovest, oltre il deserto del Takla Makan, e qui, riferirono all imperatore, essi aspettavano di vendicarsi della loro sconfitta, ma non prima di aver trovato un alleato. Hu-ti decise quindi immediatamente di stringere rapporti con gli Yueh.chin allo scopo di sferrare un attacco simultaneo contro gli Hsiung-nu, di fronte e alle spalle. 4 Dell esistenza degli Hsiung-nu si è appreso da fonti cinesi, in modo particolare fondatore della <unnologia> fu l autore delle Memorie storiche Ssu-ma Ch ien, vissuto nel II secolo prima della nostra era. Gli Hsiung-nu hanno lasciato un orma profonda nella storia del mondo. Mossi dall Asia orientale verso occidente essi si stanziarono nelle vicinanze degli Urali presso gli Ugri. Si fusero con questi e formarono un nuovo popolo che divenne noto in Europa col nome di Unni. Ancora oggi la parola <unno> suona spesso come sinonimo di selvaggio sanguinario, e non senza ragione, in quanto gli Hsiung-nu nel corso di un millennio comparvero non solo come costruttori ma spesso come distruttori. L.N.Gumilev, Gli Unni, Einaudi, Torino, 1972, p. 1. 8

12 Cercò dunque un volontario adatto alla pericolosa missione, pericolosa in quanto per raggiungere la città degli Yueh-chin bisognava attraversare il territorio controllato dagli Hun. Chang-Ch ien, funzionario della casa imperiale, si presentò volontario e fu così accettato dall imperatore. Pur non riuscendo a raggiungere l obbiettivo specifico della missione, il suo viaggio si rivelò uno dei più importanti della storia, perché avrebbe condotto la Cina a scoprire l Europa e avrebbe fatto nascere la Via della Seta. Nel 138 a.c Chang-Ch ien partì con una carovana di cento uomini determinati ad affrontare la sfida degli Hun. Ma in quello che oggi è il Kansu vennero assaliti dagli Hsiung-nu e i superstiti furono catturati e trattenuti prigionieri per dieci anni. Chang fu trattato bene e gli fu perfino assegnata una moglie. Continuando a pensare alla fuga per proseguire il viaggio verso l Ovest, riuscì a tenere nascosta la sua vera missione e identità. Man mano i suoi carcerieri gli concessero sempre più libertà e fu così che Chang riuscì ad evadere con quello che rimaneva della sua scorta e riprese il cammino verso la meta della sua missione. Raggiunse finalmente il territorio degli Yueh-chin solo per scoprire che negli anni trascorsi dalla loro sconfitta essi avevano ormai prosperato e non avevano più intenzione di vendicarsi degli antichi nemici. 5 Chang rimase comunque un anno presso questa popolazione, raccogliendo tutte le informazioni possibili su di loro e sugli altri Stati e tribù dell Asia Centrale. Al suo ritorno presso la corte degli Han, esattamente tredici anni dalla sua partenza, egli presentò il suo rapporto all imperatore, e dei cento uomini partiti al suo seguito solo uno insieme a lui fece ritorno. Le informazioni che Chang-ch ien portò con se, di carattere politico, militare, economico e culturale, fecero sensazione alla corte degli Han. Si apprese tutto sui ricchi e fino ad allora sconosciuti regni del Fergana, Samarcanda, Buchara e Balkh (ora in Afghanistan). Si apprese per la prima volta anche l esistenza della Persia e probabilmente di Roma. Ma cosa molto importante fu apprendere l esistenza di una nuova e stupefacente razza di cavalli da guerra provenienti dal Fergana. Sarà proprio grazie a questi animali che gli Han riusciranno a contrastare la temibile cavalleria degli Hun. 6 La Via della Seta e le sue piste Come detto in precedenza la Via della Seta acquisì questo nome così evocativo solo in tempi relativamente recenti. Non solo la seta veniva trasportata lungo queste vie che attraversavano la Cina, il Centro Asia e il Medio Oriente ma bensì tutta un altra serie di prodotti. Man mano che gli anni passavano con l avanzare delle frontiere cinesi spinte sempre più a ponente dai vari imperatori Han, queste vie restavano sempre più spesso alla mercè dei predoni Hun, Tibetani e di altre popolazioni. Si rese quindi necessario un continuo presidio per garantire i vari flussi economici e proteggerli dalle varie razzie. L origine della Via della Seta era collocata esattamente nell antica capitale cinese di Ch ang-an, l odierna Sian e puntava a nordovest passando per il corridoio del Kansu 5 Peter Hopkirk, op cit. pp Hu-ti comprese infatti da subito che questi cavalli sarebbero stati l arma ideale contro gli Hun. Inviò allora una missione a Fergana per acquistare questi cavalli, ma i suoi inviati furono uccisi lungo il percorso e lo stesso capitò alle missioni successive. Venne deciso allora di inviare un vero e proprio contingente per assediare Fergana. Nonostante questo i suoi abitanti radunarono tutti i cavalli e si rinchiusero con il loro patrimonio equino all interno della città fortificata, minacciando di uccidere se stessi e i loro preziosi destrieri se i cinesi si fossero avvicinati troppo. Alla fine si riuscì a trattare una resa onorevole e i cinesi tornarono a casa con i cavalli tanto agognati. Peter Hopkirk, op.cit. p

13 verso l oasi di Tun-huang nel deserto di Gobi, città di frontiera. Lasciando il Tunhuang e passato il famoso Cancello di Giada o Yu-men-kuan, si divideva offrendo alle carovane la scelta tra due itinerari attorno al perimetro del deserto del Takla Makan. Di queste due vie la più settentrionale puntava dritta attraverso il deserto, verso Hami. Poi costeggiando le colline del Tien Shan o <<Montagne Celesti>>, seguiva la linea di città oasi che punteggiavano il margine settentrionale del Takla Makan, passando per Turfan, Karashahr, Kucha, Asku, Tumchuq e Kashgar. La pista meridionale, invece si infilava tra i contrafforti settentrionali del Tibet e il bordo del deserto, anche qui seguendo la città oasi e cioè Miran, Endere, Niya, Keriya, Khotam e Yarkand. Da qui svoltava a Nord intorno all estremità del Takla Makan, per congiungersi alla pista settentrionale a Kashgar. Da Kashgar la Via della Seta continuava verso occidente iniziando l ascesa dell alto Pamir, il tetto del mondo. In questo punto usciva dal territorio cinese per entrare in quella che è oggi l Asia Centrale, continuando per Khokand, Samarcanda, Buchara, Merv e poi attraversando la Persia e l Iraq, fino alla costa del mediterraneo, dove le merci venivano caricate sulle navi per arrivare via mare a Roma e ad Alessandria. Vi era un altro ramo il quale abbandonava la pista meridionale all estremità occidentale del Takla Makan e prendeva la via di Balkh, oggi nell Afghanistan settentrionale, per poi raggiungere a Merv la via della seta diretta a ponente. Un altra fondamentale via di raccordo, questa volta verso l India, lasciava la pista meridionale a Yarkand e scalava i rischiosi passi del Karakorum fino alle città di Leh e Sringar, per iniziare la discesa verso i mercati costieri di Bombay. Esisteva però ancora un altro ramo al termine orientale della Via, questo era noto ai cinesi come << la Via del Centro>>. Passato il cancello di Giada, costeggiava la riva settentrionale del <<Lago errante>> di Hedin a Lop-nor e passava per l importante oasi di Lou-lan prima di raggiungere la pista settentrionale. 7 Una questione fondamentale da prendere in esame riguarda il fatto che la sopravivenza della Via della Seta dipendeva esclusivamente da tutta una serie di oasi che circondavano il perimetro del Takla Makan, disposte tutte in modo strategico e quindi a pochi giorni di marcia l una dall altra. Vitali per queste oasi erano i fiumi glaciali che scorrevano dalle vaste catene montuose disposte a ferro di cavallo attorno ai tre lati del grande deserto, infatti la sopravivenza sarebbe stata impossibile se non ci fossero stati i corsi d acqua che precipitavano giù dalle montagne irrorando il deserto. Grazie all intelligente sfruttamento di quelle acque per mezzo di elaborati sistemi di irrigazione, il popolo delle oasi si era reso autosufficiente con l agricoltura. Se per una qualsiasi ragione l irrigazione veniva trascurata o interrotta per qualche tempo, il deserto riprendeva allora il soppravvento. L oasi avrebbe quindi dovuto essere abbandonata e ogni segno di insediamento umano sarebbe scomparso sotto la sabbia. Queste vere e proprie città oasi andavano aumentando man mano che il traffico sulla Via della Seta si intensificava. Man mano che il tempo passava le oasi più grandi e prospere imposero la loro influenza sulle zone circostanti, salendo al rango di principati feudali indipendenti. 8 Questo intreccio di vie carovaniere come detto all inizio non fu solo veicolo di merci e genti ma anche di culture e religioni. Importante fu il ruolo che questo insieme di vie di comunicazione ebbe nel diffondere quel credo che avrebbe rivoluzionato l arte e il pensiero non solo in Cina ma in tutto l Estremo Oriente, il Buddhismo. Questa dottrina indiana che predicava la non violenza, l amore universale e la cessazione del 7 Peter Hopkirk, op cit. pp Peter Hopkirk, op cit. p

14 dolore nell annullamento completo, il Nirvana. Il buddhismo giunse in Cina passando per il Centro Asia nella così detta forma del Grande Veicolo o mahayana. Con l aumentare delle conversioni alla nuova fede, i pellegrini in cerca delle sue fonti originarie, delle scritture e dei luoghi sacri presero a incamminarsi lungo la Via della Seta verso occidente. Oltrepassarono i passi del Karakorum e del Pamir, raggiunsero Gandhara, ormai una seconda terra santa per i buddisti e si spinsero fino alla stessa India. Molti di loro lasciarono dettagliate descrizioni della via nelle ormai fiorenti città-oasi del Takla-Makan. Ma il buddismo non fu la sola religione straniera che arrivò in Cina attraverso la Via della Seta. Altri due culti trovarono rifugio nel Takla-Makan, il Cristianesimo Nestoriano e il Manicheismo. I nestoriani che negavano la duplice natura del Cristo, umana e divina, furono messi fuori legge nel 431 d.c. dal Concilio di Efeso 9. Molti fedeli nestoriani fuggirono in Oriente presso l Impero Sassanide, nell attuale Iran. Da lì i mercanti-missionari diffusero il loro credo sino ad arrivare in Cina dove la prima chiesa nestoriana fu consacrata a Ch hang-an nel 638. Arrivò in Cina lungo il ramo settentrionale della via, motivo per cui il Cristianesimo Nestoriano si diffuse anche nelle varie città-oasi. Il Manicheismo, invece, nacque in Persia nel III secolo d.c. e si fondava sull opposizione di due principi, la luce (lo spirito) e l oscurità (la carne). In occidente i discepoli di Mani 10 furono crudelmente perseguitati dai cristiani alla fine 9 Il concilio di Efeso fu indetto per confutare le tesi di Nestorio ( ), il quale sosteneva che in Cristo vi erano due nature e due persone, mentre il Concilio afferma in Gesù una sola persona, quella divina. Inoltre Maria fu proclamata solennemente madre di Dio (theotokos). [www.linguaggioglobale.com]. 10 Il termine manicheismo trae la sua origine dal nome del fondatore Mani ( d.c.), un persiano nato nella Babilonia del nord. La religione che egli fondò aveva chiare pretese di tipo universale. Essa doveva essere la rivelazione definitiva capace di soppiantare quelle esistenti. Mani formulò le sue idee sul perche ed il come della realtà cercando d'integrare ed amalgamare tra loro in modo più o meno coerente elementi persiani, cristiani e buddisti. Il sistema è dunque costituito da un intreccio di frammenti che rispondono ad una sensibilità assai diffusa. Come caratteristica centrale del manicheismo si può indicare il forte dualismo che costituisce la struttura portante dell'intero edificio. Si può così affermare che il manicheismo appartiene da un lato al variegato ambito dello gnosticismo e dall'altro costituisce un fenomeno a sé, poiché è una religione universale munita di sacre scritture e di un fondatore vero e proprio. Ancora più fortemente che nei movimenti gnostici, il manicheismo afferma la netta opposizione tra il principio della Luce e quello delle Tenebre. In un certo senso esso costituisce proprio la forma più perfetta di gnosticismo, perch in esso domina in modo radicale l'elemento dualistico e rimane fortemente ostile all'antico Testamento. Nel linguaggio comune del mondo contemporaneo, il termine «manicheo» evoca proprio ogni atteggiamento che contrappone alla drastica condanna l'esaltazione esclusiva. Mani proveniva da una setta di cristiani giudaizzanti ed era stato impressionato dalla lettura di apocalissi. Quando ricevette le sue «rivelazioni», si autoproclamò «Apostolo di Gesù Cristo» e cominciò a predicare. Per più di trent'anni percorse la Mesopotamia, la Persia e raggiunse persino l'india. Si disse che aveva il potere di liberare da demoni e malattie. Dotato anche di doti artistiche, non solo si vestiva in modo sgargiante, ma compose diverse opere (nove), tra l'altro una che propagandava in modo visivo le sue idee anche per coloro che non sapevano leggere e che registrò un notevole successo. Egli venne ucciso in maniera feroce ed il movimento fu oggetto anche in seguito di notevoli persecuzioni da parte del cristianesimo e degli imperatori romani. Anche a causa di ciò, le fonti sono diventate accessibili solo in questo secolo. La diffusione del manicheismo avvenne soprattutto ad opera di missionari zelanti che estesero la loro influenza non solo in Siria ed in Palestina, ma persino in Africa, Europa e Cina. Essi svolsero un'intensa opera di proselitismo ed in particolari regioni rappresentarono un consistente pericolo per il cristianesimo. Tra i suoi seguaci si può contare lo stesso Agostino. Con la sua conversione egli prese le distanze da tale movimento, anche se qualche accento, come l'ossessione del tempo, sembra risentire dello sfondo manicheo. Al loro interno i manichei erano organizzati in modo gerarchico con un organigramma assai articolato. Si distinguevano in una élite di «eletti» e in una massa di fedeli «uditori». Questi ultimi offrivano quotidianamente agli eletti doni di frutti che si pensava possedessero molta luce. Gli eletti erano dal canto loro asceti e vegetariani, occupavano cariche di responsabilità e potevano compiere riti sacri. Il passaggio dalla 11

15 del V secolo. Fuggirono quindi verso oriente raggiungendo alla fine l Asia Centrale cinese e la Cina, dove si stabilirono definitivamente sotto le dinastie Sui ( ) e T ang ( ). Questa fede, che aveva fuso le contrastanti credenze del cristianesimo e dello zoroastrismo, conobbe il suo apogeo nel X secolo. In seguito declinò gradualmente fino a sparire dalla Cina. Analizzare la Via della Seta è dunque utile per avere un idea e capire come la regione dell Asia Centrale abbia rappresentato lungo la sua storia un vero e proprio crocevia di popoli, culture e religioni. Questo è un comodo strumento per capire l attuale situazione etnica e culturale di queste regioni, estremamente frammentate al loro interno. Molti dei problemi che si sono verificati in passato e che ancora oggi si manifestano derivano proprio dall estrema eterogeneità che è tipica di questa parte del mondo e una loro comprensione non può prescindere da una analisi storica che rintracci le cause prime di queste divisioni. La dominazione russa in Asia Centrale Nel settimo secolo d.c la zona centro-asiatica conobbe l arrivo dell Islam. L Islam arrivò e si diffuse in maniera molto rapida, a tal punto che solo dopo duecento anni esso conobbe una completa diffusione in questi territori, territori che è bene ricordare sono si stati islamizzati ma non arabizzati. Islamizzati in modo violento tramite le armate arabe e quindi le conversioni avvenivano per lo più per potersi salvare la vita. Al suo arrivo l Islam trovò già uno strato culturale ben definito con i propri credi. condizione di uditore a quella di eletto non richiedeva solo un radicale cambiamento, ma era possibile solo col beneplacito degli eletti, che costituivano gli unici giudici in capitolo. I manichei erano inoltre organizzati in piccoli gruppi per far sì che la propria religione potesse diffondersi nel modo più ampio possibile e nel medesimo tempo per poter avere maggiori possibilità di sopravvivenza in occasioni di persecuzioni. Il manicheismo conobbe una vasta diffusione e prolungò i suoi effetti nel tempo non solo come religione a sé, ma anche come concezione che permeava altre espressioni religiose. Ecco perché molti, pur non dichiarandosi manichei, prolungano lo stesso spirito in contesti apparentemente assai lontani. Verso il VI secolo il manicheismo registrò un certo declino soprattutto in Occidente. Dopo il VII secolo, il movimento «pauliciano», che si sviluppò in Armenia, ripudiò il manicheismo, ma per certi versi rimase influenzato dal suo dualismo. Verso il X secolo esso raggiunse la Bulgaria e contribuì allo sviluppo dei bogomili che fiorirono nei Balcani nei secoli XI e XII. Ad essi possono essere collegati i catari e gli albigesi che si diffusero nei secoli XII e XIII nella Francia meridionale ed in Italia. Nella visione cosmica di Mani si possono almeno fissare alcuni elementi orientativi che nei dettagli diventano assai complessi. Per lui esistono due principi indipendenti e contrapposti: il bene ed il male, la Luce e le Tenebre, Dio e la materia. In un primo periodo questi principi erano rigorosamente contrapposti, nella seconda fase erano mescolati ed in quella finale dovranno essere nuovamente separati. L'universo è quindi stato creato per liberare la Luce e per punire ed imprigionare gli arconti delle Tenebre. Il contrasto tra il regno dello spirito (bene) e quello della materia (male) è estremamente radicale. C'è quindi un Dio pensato come estraneo al mondo ed un altro inferiore, il Demiurgo, che ha creato e domina questo mondo. L'organizzazione del mondo costituisce quindi una mescolanza d'elementi buoni ed elementi cattivi. La salvezza consisterebbe allora nel fuggire dal regno della materia. Ciò avverrebbe attraverso la conoscenza di sé, o meglio, un riconoscersi e recuperare il proprio vero «io» che era sprofondato dal miscuglio col corpo e la Materia. Fortemente influenzato dal platonismo, il manichesimo sostiene quindi l'idea di un combattimento permanente tra due mondi. L'anima umana sarebbe in grado d'essere risvegliata dalla conoscenza che la renderebbe cosciente della sua origine divina. L'anima dell'uomo sarebbe della stessa sostanza divina, come dire, una parte di Dio stesso precipitata in basso. Ciò che bisogna salvare è l'anima dell'uomo, ma l'elemento che permette ciò è proprio il suo spirito o la sua intelligenza. Dio salverebbe se stesso attraverso l'uomo e l'uomo si salverebbe a sua volta attraverso la particella del divino che lo abita. [www.riforma.net/apologetica]. 12

16 Nelle zone del nord erano presenti tutta una serie di popolazioni organizzate in gruppi e che daranno vita alle popolazioni russe che man mano si divideranno andando a formare i vari principati. Queste popolazioni hanno resistito all islamizzazione in quanto anteponevano una cultura, quella cristiana, forte abbastanza da resistere ai vari flussi esterni. Allo stesso tempo l islam per le popolazioni dell Asia Centrale è servito come una sorta di grande coperta culturale che ha consentito di conservare le proprie tradizioni dalle diverse invasioni lungo la sua storia, una per tutte, quella mongola. 11 Nel 1237 arrivano dall oriente i mongoli di Gengis Khan, questa espansione nomadica non avviene per motivi di costrizione ma bensì per scelta. Gengis Khan stava iniziando la sua espansione e la costituzione di quello che sarà il suo impero. Nell arco di un secolo, esattamente tra il 1250 e il 1350 circa, i conquistatori mongoli, che dopo aver compiuto devastazioni e massacri, iniziarono ad adottare una politica di tolleranza verso le altre culture, riunendo i territori del continente euroasiatico, unificando per la prima volta le tribù nomadi e fondando il più ampio impero della storia. La così detta Pax mongolica instaurò un periodo di civiltà e di sviluppo lungo la via della seta. 12 Da un punto di vista etnico si ebbe la diffusione dei popoli turchi nell Asia occidentale, infatti di per se i mongoli erano poco numerosi, in quanto provenienti da terre aride e poco fertili. Dunque Gengis Khan integrò il suo esercito con uomini delle tribù su cui poteva contare, aumentando quindi la presenza e la diffusione dei Turchi in Asia Centrale, facendo così avanzare la lingua turca attraverso l Asia mediante gli eserciti mongoli. Gengis Khan morì nel 1227 lasciando in eredità un impero diviso secondo il sistema tradizionale dei clan mongoli che mirava a perpetuare l unità dei domini per mezzo del vincolo familiare, vale a dire tra i suoi figli, i quali si espansero lungo la Siberia travolgendo i regni dei selgiuchidi in Anatolia, occuparono Damasco per essere però fermati dai Mamelucchi. La presa di Baghdad, saccheggiata per una settimana segnò la fine del califfato universale(1258). 13 Nella divisione dell impero, territori dell Orda d oro toccarono ai figli del suo primogenito e si estendevano esattamente dall Ucraina a Mosca, comprendendo tutto il Kazakistan occidentale e parte di quello settentrionale. Al secondogenito Chaghatai andò la maggior parte degli attuali Kazakistan, Uzbekistan, Afghanistan e Xinjian occidentale, andando a formare così il Khanato di Chaghatai. Al figlio di Ogedei andò la parte di terre compresa tra il Khanato di Chaghatai e l Asia mongola. I khan di Chaghatai mantennero inizialmente uno stile di vita nomade,successivamente iniziarono a stanziarsi mostrando una tendenza a volersi islamizzare. Fu questo il motivo per cui a metà del XIV secolo il Kanato si divise in due: Chaghatai musulmano in Transoxiana e il ramo più conservatore nel Tien Shan, a Kasghar, nelle steppe a Est e a Nord del Syr Darja Espandersi significava arricchire il proprio patrimonio ma soprattutto potersi sostituire a quello che allora era l Impero cinese. Particolarità della popolazione mongola era quella di non voler imporre la propria cultura o i propri credi ma anzi quella di lasciarsi assimilare, solo così infatti era più semplice potersi espandere il più possibile. Al loro arrivo i mongoli appartenevano a diversi culti compreso il cristianesimo, che venne loro fatto conoscere dai missionari presenti in Cina. Nelle zone centro-asiatiche erano si presenti diverse culture ma i mongoli trovarono anche quella coperta che era l Islam e fu per questa ragione che essi si lasciarono islamizzare. In questo caso infatti si parla di popolazioni Turco-Mongole. Nella loro espansione i mongoli riuscirono ad arrivare 11 Annamaria Baldussi, Lezioni del corso di Storia e istituzioni del Medio ed Estremo Oriente, A.A 2006/ Manlio Masnata, Caucaso e Asia Centrale, Globe, Roma, 2006, p Manlio Masnata, op cit. p

17 sino alle porte di Vienna e fu nel momento del loro ritorno che impattarono contro i vari principati russi. Quello che in origine, nel decimo secolo, era un agglomerato di principati slavi finì sotto la dominazione mongola dal 1238 al Alla fine però, liberandosi dal governo dei mongoli, furono i principi della Moscovia a emergere in qualità di zar di tutte le Russie. La culla dell impero russo fu Kiev, dove intorno al 980 arrivò il granduca russo Vladimiro dopo aver assassinato il fratello per potersi garantire il trono. Poco più che trent enne inaspettatamente si rivoltò contro gli dei pagani. Motivo di questo comportamento fu il fatto che egli sapeva bene che i vicini re di Polonia, Ungheria, Danimarca e Norvegia si erano recentemente convertiti al Cristianesimo latino. Ma a differenza di questi egli non seguì il loro esempio, fece invece arrivare alla sua corte chi difendeva l Islam, chi il Giudaismo e chi il Cristianesimo. La scelta finale cadde sul Cristianesimo ortodosso in quanto giudicava gli ebrei troppo dispersi e credeva che i suoi sudditi si sarebbero potuti ribellare al bando dell alcol previsto dalla religione musulmana. Ma fu sotto Ivan il terribile che si affermò la preminenza della Moscovia. Ivan IV fu incoronato nel 1547 zar di tutte le Russie dal metropolita ortodosso Macario. Ivan fu il primo principe di Moscovia a essere incoronato come zar e questo simbolicamente aveva una grande importanza. Egli riuscì a conquistare Kazan, che i russi presero d assalto nel 1552, ciò rappresentava in tutti i sensi la nascita di un impero. Kazan infatti era situata a 425 miglia a est di Mosca e faceva parte dei khanati indipendenti generati dall Orda d Oro di Gengis Khan. L Orda era riuscita a sopravvivere per più di un secolo dopo la morte nel 1227 di Gengis Khan e c erano voluti tutta una serie di ripetuti colpi per poterla dissolvere, come ad esempio i vari conflitti tra tribù nomadi e sedentarie, la Morte Nera e l ascesa in Asia Centrale di Tamerlano 14, un signore della guerra rivale. Tra gli stati successori c erano i khanati di Kazan sul medio Volga, Astrakan sul basso Volga e il kanato di Cimea a Bakhchisarai, tutte nazioni di etnia mongola o turca e quasi tutte di religione musulmana. Bisogna notare come in teoria la Moscovia e diversi altri principati russi erano vassalli dei mongoli, noti tra l altro anche con il nome di tatari, ma in pratica i principi ortodossi collaboravano raramente con i loro signori islamici. Prima di Ivan furono diversi i tentativi portati avanti dai suoi predecessori di liberarsi dal giogo mongolo, tutti però rivelatisi inutili. Nel 1552, come già detto, Ivan e il suo corpo di spedizione formato da centocinquantamila cavalieri cinsero d assedio Kazan. Contribuì sicuramente all ardore dei russi nel combattere, il fatto che si trattasse di una guerra popolare contro avversari musulmani temuti e disprezzati perché rapivano schiavi da vendere sui mercati di Caffa. Questa vittoria fu fondamentale per la successiva espansione russa. Da questo momento in avanti infatti il Volga, divenne un fiume russo, un fiume che copre 2325 miglia e che con gli affluenti navigabili arriva a ventimila miglia. La sua conquista diede inizio a una formidabile marcia di conquista verso est. In meno di settant anni Mosca divenne padrona della Siberia, terra estremamente ricca di risorse che si estendeva per 5.3 milioni di miglia quadrate. L espansione venne portata avanti fondamentalmente in due modi. Da una parte utilizzando gli Stroganov, baroni mercanti e agenti 14 Da una tribù presso Samarcanda emerse la personalità di Tamerlano (Timur Lang, Timur lo zoppo), il quale riuscì ad approfittare della debolezza del potere mongolo in Transoxiana per contrapporre l etnia turca a quella mongola, sedentari a nomadi, l islam allo sciamanesimo. Nel 1370, dopo aver fatto di Samarcanda la propria base, si fece proclamare khan con una cerimonia barbarica. Tamerlano, deciso a restaurare l impero di Gengis Khan, soggiogò i vicini khanati con terribili campagne militari, conquistando la Transoxiana e Khorezm ( ). Dopo la battaglia di Sanni (1395), estese il suo potere sui territori che oggi fanno parte di Iran, Iraq, Siria, Turchia orientale e Caucaso. Manlio Masnata, op cit. p

18 commerciali degli zar e dall altra mediante i cosacchi, guerrieri dediti al saccheggio rinomati per la loro abilità nell arte di cavalcare, la fedeltà assoluta e la ferocia, essi combattevano pagati dagli Stroganov ma in nome dello zar. 15 I russi adottarono nei vari territori occupati una politica settoriale, in quanto da una parte oppressiva e dall altra disinteressata, ciò dipendeva dalla posizione e conformazione etnica e culturale delle zone occupate. Interessante è notare come i russi misero in atto tutti e tre i sistemi di colonizzazione europei. Il primo era quello francese, e cioè diretto, generalmente utilizzato nelle parti di territorio più lontane dal centro, quelle che avevano maggior bisogno di controllo. In questo caso a governare non erano mai degli intermediari del posto ma sempre russi. Il secondo sistema era quello all inglese e cioè del governo indiretto, applicato fondamentalmente nelle zone più vicine, facilmente controllabili, la gestione era quindi affidata direttamente ai locali. Ma venne utilizzato anche un terzo sistema e cioè la così detta colonia di popolamento. Questo sistema veniva messo in atto generalmente in quelle zone dove la Russia aveva particolari interessi economici e strategici, ad esempio quello che è l attuale Kazakistan è stato trasformato nel corso del tempo nell arsenale russo. I popoli sottomessi non venivano generalmente sottoposti a una russificazione, non vi era un interesse ad esempio nel convertire le popolazioni musulmane in cristiane, ciò che veniva però preteso era il rispetto delle leggi russe e delle varie gerarchie oltre alla lealtà allo zar. Ciò spiega come tutt oggi dopo un lunghissimo tempo di dominazione, dell impero zarista prima e dell Unione Sovietica poi, in questi territori, la cultura così come la religione sia profondamente diversa da quella propriamente appartenete alla Russia. Venivano applicate due divisioni nelle società dei popoli sottomessi: una prima divisione detta orizzontale e cioè tra la nobiltà e la popolazione e una seconda verticale, tra russi e non russi. Il fatto che non si cercasse di portare avanti una conversione religiosa forzata non impediva però che venissero attuate tutta una serie di repressioni di carattere sia religioso, contro ad esempio luoghi di culto e scuole oltre che esponenti religiosi come gli ulema, sia di carattere civile. Questo tipo di atteggiamento repressivo conobbe un eccezione con l incoronazione a zar di Caterina, la quale lasciò libera la popolazione di essere musulmana pur che questi non minacciassero con la loro religione la cristianità dei russi. Ma le repressioni continuarono con gli zar successivi. I motivi di queste politiche repressive possono essere ricercati in due ragioni: una di carattere interno, quindi la diversità etnica e l esigenza di ottenere un uguaglianza religiosa per meglio gestire i vari territori e una motivazione di carattere culturale, infatti le popolazioni non russe venivano considerate fondamentalmente inferiori. Quale Islam in Centro Asia? La popolazione islamica centroasiatica è formata per la maggior parte da musulmani sunniti di osservanza hanafita, questo in quanto la scuola hanafita permette in maniera tacita una reinvenzione su base locale della tradizione del profeta, l esatto contrario ad esempio della scuola hanbalita 16, in particolar modo il rito hanafita offre maggiore spazio al giudizio personale (ra i), e in particolar modo viene ammesso il ricorso ad espedienti per risolvere i problemi pratici (hiyal). Il rito hanafita è diffuso maggiormente fra i musulmani non arabofoni, Turchi, Afghani, Pakistani, Indiani e 15 Karl E. Meyer, La polvere dell impero, Corbaccio, Milano, 2004, pp Paolo Affatato, Emanuele Giordana, A oriente del profeta, O barra O edizioni, Milano, 2005, P

19 Cinesi. La componente sciita rappresenta una minoranza situata prevalentemente in alcuni dei grandi centri commerciali, come Bukhara e Samarcanda ma fondamentalmente in Tagikistan, dove è presente la setta degli ismailiti. Gli sciiti appartengono per lo più alla corrente duodecimana, e discendono da mercanti o prigionieri di origine iranica dei secoli passati 17. L Islam centroasiatico ha assunto nel tempo diverse e numerose forme, caratterizzato sempre da grandi progressi in filosofia, etica e ricerche scientifiche sotto governanti per larga parte politicamente liberali, un islam che si è diffuso in questa regione attraverso arabi, mongoli e turchi. Una questione particolarmente importante è notare come i primi musulmani dell Asia Centrale, siano convissuti in uno stato di relativa pace, non solo tra di loro ma anche con tutta un altra serie di credenti presenti in questi territori, come ebrei, buddisti, indù, zoroastriani e nestoriani. Certo, in seguito alla dissoluzione dell URSS nel 1991, sono nati in modo estremamente rapido tutta una miriade di sette islamiche militanti che hanno in qualche modo contribuito a nascondere l originale tolleranza dell islam tradizionale centroasiatico. Il movimento islamico centroasiatico più importante è sicuramente quello rappresentato dai sufi, il sufismo. Il sufismo può essere considerato a tutti gli effetti una sorta di misticismo islamico che predicava la comunione diretta con Dio non che la tolleranza nei confronti di tutte le altre credenze. Il sufismo nacque proprio in Asia Centrale e in Persia poco dopo le invasioni arabe. Il nome trae origine dai mantelli in lana portati dai primi fratelli sufi. Il sufismo ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione dell islam all interno della regione centroasiatica, infatti i sufi incoraggiavano la partecipazione popolare con la loro opposizione all autorità, all intellettualismo e ai mullah. Venivano incoraggiati tutti i musulmani a raggiungere un esperienza diretta di Dio, senza l intermediazione dei sacerdoti o degli studiosi. Gli ordini dei sufi (tariqa), generalmente vengono definiti confraternite, la dove gli anziani curano l iniziazione dei discepoli che successivamente frequenteranno una scuola di pensiero e di pratica. I maestri sufi, sono noti come wali (amici di Dio), un termine che spesso viene tradotto con santi, anche se nell islam non esiste ne una chiesa ne alcun processo formale di canonizzazione. I poteri di intercessione che vengono attribuiti ai wali, legittimano l esistenza delle confraternite sufiche. 18 Le tariqa ad esempio sono state vitali nella rinascita islamica del tredicesimo secolo, successivamente alle distruzioni portate dai mongoli e, fatto estremamente importante, hanno continuato a sostenere la fede e la pratica islamiche in epoca sovietica, nel momento in cui l Islam venne costretto dalle autorità alla clandestinità. 19 Il messaggio delle scuole sufite venne diffuso fino in Cina, attraverso la valle del Fergana, in India e nel mondo arabo attraverso l Afghanistan. Al di fuori delle così dette città-oasi e delle valli, la diffusione dell Islam, soprattutto nelle steppe della regione centroasiatica, era però abbastanza lenta e sporadica. Infatti l Islam raggiunse la steppa kazaka solo nel diciassettesimo secolo, un Islam dove era predominante proprio il sufismo che aveva in se antiche tradizioni sciamaniche della cultura nomade, come ad esempio la venerazione degli animali e della natura. Andarono così in origine, emergendo in Centro Asia due branche della religione islamica, un Islam tradizionale, conservatore ed erudito, esattamente in quelle città-oasi, dominato dai governanti e dagli ulema, e un islam dei nomadi che opta per il sufismo e per i culti e tradizioni preislamiche, un Islam molto meno restrittivo e più libero rispetto a quello tradizionale. Le confraternite sufi hanno di fatto permesso alle popolazioni locali di radicarsi nell Islam resistendo a quelle che 17 Valeria F. Piacentini, La disintegrazione dell impero sovietico, Rivista Militare, Roma, 1995, p Malise Ruthven, Islam, Einaudi, Torino, 1999, p Ahmed Rashid, Nel cuore dell Islam, Feltrinelli, Milano, 2002, pp

20 erano le pressioni dei vari colonizzatori, dai mongoli ai sovietici. La confraternita sufi maggiormente radicata è la Naqsbandiya, la quale vene fondata nel XIV secolo a Buchara da Muhammad ibn Muhammad Bahaudin Naqsband. Tale confraternita ebbe un grandissimo seguito per via della sua estrema adattabilità, infatti riuscì ad islamizzare i nomadi turcofoni, facendo in modo di assorbire molte delle loro tradizioni e favorendo una sintesi tra la cultura iraniana e la cultura turca, cioè tra cultura sedentaria e cultura nomade. Caratteristica importante di questa confraternita è proprio una sua tendenza al sincretismo. L islam centroasiatico, divenne meno dinamico sotto gli zar, non tanto perché i nuovi dominatori cercassero in qualche modo di interferire con quello che era il clero, gli usi islamici o il diritto, ma perché tentarono i musulmani con tutta una serie di modernità come ad esempio l industria, l istruzione e la tecnologia. In qualche maniera l introduzione di idee e scienze occidentali fece in modo di aprire una nuova strada ad una reinterpretazione in chiave modernista dell Islam da parte degli jadidisti, una setta riformatrice di tartari che trovava la sua fonte di ispirazione in Bay Gasprinski ( ). Alla fine dell Ottocento, furono numerosi i movimenti riformisti intellettuali islamici che nacquero nel mondo musulmano centroasiatico, un mondo musulmano colonizzato. Questi movimenti cercavano in qualche maniera di conciliare i problemi legati al modernismo occidentale con la religione e la cultura musulmana. 20 Tra questi movimenti merita però particolare attenzione proprio lo Jadidismo (da usul-i jadid, cioè 'nuovo metodo'), questo movimento tentava di "aggiornare" la religione con la scienza e la tecnica moderne/europee e per questo andava esaltando la funzione parzialmente civilizzatrice della colonizzazione russa. Il Jadidismo si proponeva di coniugare le conoscenze tradizionali con quelle della scienza moderna. Era ben visto dallo zar in quanto avrebbe favorito la modernizzazione dei Paesi dell'asia Centrale ma d altra parte non era gradito alle autorità tradizionali di quei paesi, poiché temevano di perdere il proprio potere. Il movimento dello Jadidismo fondato come già detto da Ismail Bay Gasprinsky ha origine nel XVIII secolo d.c. in seguito alla caduta dell'impero uzbeko il quale succedeva a quello di Tamerlano (XIV-XVI secolo) sotto il dominio dello zarismo russo. Il movimento nasce in quell'area centroasiatica conosciuta un tempo con il nome di Turkestan che, come si vedrà meglio in seguito, negli anni Venti del '900, fu diviso da Stalin nelle cinque repubbliche sovietiche di Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Turkmenistan. L'impero russo impose nell'area il suo dominio ed un processo di modernizzazione che favorì la nascita di questo movimento che poneva attenzione agli sviluppi della scienza e del pensiero occidentale. In epoca sovietica, con la proclamazione del principio di autodeterminazione, il movimento dello jadidismo fu proposto dal leader jadidista Said Sultan Galiev come elemento di unione tra comunismo e islamismo. Dopo una iniziale fase di apertura da parte dell'ideocrazia sovietica alle proposte di Galiev di fondare partiti comunisti musulmani nell'area centro asiatica, il movimento jadidista conobbe una fase di repressione poiché considerato reazionario nei confronti dello spirito della rivoluzione sovietica. Il Great game La vulnerabilità delle regioni lungo i confini nord-occidentali dell India, Punjab, Sind e Afghanistan, allarmò gli inglesi, preoccupati di una possibile minaccia zarista nei 20 Ahmed Rashid, op cit. p

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