PROBLEMA DEMOGRAFICO E PROBLEMA ENERGETICO NELL ATTUALE SITUAZIONE DEL PAESE

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1 ACCADEMIA GALILEIANA DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI PROBLEMA DEMOGRAFICO E PROBLEMA ENERGETICO NELL ATTUALE SITUAZIONE DEL PAESE Gaetano Crepaldi Alberto Mirandola PADOVA 2006

2 INDICE Avvertenza... Pag. III Alberto Mirandola, La situazione energetica italiana nell attuale contesto mondiale...» 7 Gaetano Crepaldi, L invecchiamento della popolazione: una sfida globale per la nostra società...» 27 GAETANO CREPALDI, già professore ordinario di Gerontologia e di Medicina interna all Università di Padova, è Direttore della Clinica Medica I della stessa Università. È stato presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, ed è attualmente rappresentante dell Italia alla International Association of Gerontology. ALBERTO MIRANDOLA è professore ordinario di Energia applicata presso il Dipartimento di Ingegneria meccanica dell Università di Padova. È membro dell European Working Group for Energy, Environment and Economics. II

3 AVVERTENZA Problema demografico e problema energetico rappresentano, nell attuale emergenza del Paese, e ancor più nel quadro globale del pianeta, due sfide strettamente interconnesse. Crescita esplosiva di popolazioni nei subcontinenti asiatici (Cina, India) da un lato, declino demografico e invecchiamento della popolazione negli stati dell Occidente europeo, (un fenomeno particolarmente accentuato in Italia), pongono le autorità responsabili, a livello mondiale e a livello di singole nazioni, davanti a problemi di ardua soluzione, e tuttavia non eludibili né ulteriormente procrastinabili. Il boom demografico, associato al rapido sviluppo industriale e tecnologico dei grandi Paesi emergenti, comporta a sua volta una crescita inarrestabile dei consumi e dei bisogni energetici, con conseguenze devastanti per l ambiente, e per la stessa gestione razionale delle risorse energetiche non rinnovabili. Ma la crescita si riscontra, benché in misura minore, anche nei Paesi ove la consistenza della popolazione è stabile, o addirittura in declino: anche qui con un attenzione insufficiente, quando non del tutto assente, alla tutela ambientale e alla conservazione dell equilibrio fra risorse e consumi. Si tratta dunque delle due facce di un unico problema, il cui affronto costituisce oggi la sfida più imminente e ineludibile, così come nelle risposte che ad esso vengono e verranno offerte, sta il banco di prova della capacità dell attuale sistema economico e sociale di sopravvivere senza seri traumi nel prossimo futuro. Nessuno si illude che proposte anche eccellenti possano da sole offrire una soluzione a un nodo problematico talmente complesso, quando non vi faccia seguito una efficiente messa in atto di esse; e tuttavia è inderogabile dovere delle istituzioni, e dei singoli operatori, quando siano forniti di esaurienti conoscenze in merito, diffondere fra coloro cui è affidata la gestione del Paese, un informazione chiara ed esauriente, che senza cadere in eccessivi tecnicismi, possa costituire una fonte di orientamento per i momenti decisionali. È con questo intento che l Accademia Galileiana di Padova ha ritenuto opportuno mettere a disposizione di uomini di governo, politici, amministratori, il testo di due relazioni presentate durante l anno accademico da due sue soci effettivi, altamente qualificati per competenze scientifiche e per esperienze direttive, relazioni che affrontano le due problematiche descritte con particolare attenzione al nostro Paese. Ci auguriamo che questa iniziativa possa arrecare un pur minimo apporto, prima ancora che alla soluzione dei problemi in parola, almeno alla acquisizione e diffusione di una ragionata consapevolezza sull urgenza che a tutti impone di affrontarli, quale che sia l ambito specifico in cui ciascuno si trova ad operare. Oddone Longo Presidente dell Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti in Padova Gennaio 2006 III

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5 ALBERTO MIRANDOLA, s.e. La situazione energetica italiana nell attuale contesto mondiale (Memoria presentata nell adunanza del 4 dicembre 2004) 1. Premessa I problemi energetici nei primi decenni del nuovo secolo assumeranno una rilevanza che, al di là degli aspetti politici ed economici, coinvolgerà tutto il nostro modo di vivere. L energia è infatti il motore di tutti i fenomeni naturali ed artificiali; e come tale essa è il presupposto fondamentale per la vita. Naturalmente è sempre stato così; ma ora il grande sviluppo della popolazione sulla terra e il conflitto tra i consumi e le risorse hanno ingigantito i problemi che ne conseguono. L uso dell energia nelle diverse aree del pianeta è attualmente molto diverso: le società industrializzate sono ad alta intensità energetica, mentre le aree con economia meno sviluppata utilizzano l energia in modo meno intenso, ma con rendimenti generalmente bassi e quindi con impatto ambientale maggiore a parità di prodotto. Da alcuni anni è in atto un acceso dibattito sul modello di vita della nostra società occidentale, con i suoi forti consumi di energia pro capite, il suo contenuto tecnologico e l impatto ambientale che ne consegue; alcuni tendono anche a demonizzare questo modello, considerandolo un fattore destabilizzante degli equilibri planetari. Ovviamente lo sviluppo dei consumi energetici non potrà continuare molto a lungo, perché i suoi limiti, ineliminabili, sono la limitatezza delle risorse e la situazione dell ambiente, nel quale tutti i prodotti e i flussi energetici, prima o poi, finiscono. Non bisogna, però, dimenticare che l energia e la tecnologia hanno liberato progressivamente l uomo dalla fatica, consentendo ad una percentuale crescente di individui di sviluppare il pensiero e la riflessione, i quali hanno comportato un miglioramento della conoscenza e, quindi, della tecnologia stessa. Ciò ha reso possibile il sostentamento di un numero crescente di persone. L esplosione demografica dell ultimo secolo, verificatasi in modo esponenziale soprattutto in Cina e in India (la Cina e l India hanno oggi quasi il 40% della popolazione mondiale), non sarebbe

6 8 ALBERTO MIRANDOLA stata possibile senza gli apporti (conoscenze scientifiche, igiene, supporti tecnologici, alimenti, medicinali, ecc.) provenienti dai Paesi più sviluppati: la fame, le carestie e le malattie, oltre alle guerre, avrebbero costituito un calmiere naturale a questo sviluppo, come è sempre avvenuto nei secoli passati. Alla fine del 2004 si contano sulla terra circa 6500 milioni di persone, le quali non potrebbero vivere senza l apporto di grandi flussi energetici. Anche la durata media della vita umana è molto aumentata. L uomo vive più a lungo nei paesi ad economia artificiale, sostenuta massicciamente da fonti energetiche non rinnovabili, che in quelli sostenuti soprattutto da un economia naturale, basata principalmente sull energia solare. Segno che, forse, l inquinamento (accumulo di calore e di materiali solidi, liquidi e gassosi in aree che non riescono a riciclarli in tempi brevi), pur dannoso alla salute, è più che compensato dai sistemi di supporto e di controllo ambientale che la conoscenza e la tecnologia possono offrire. Perciò questi problemi, che saranno a forte valenza nel prossimo futuro, devono essere affrontati con equilibrio e con una visione capace di tenere conto di moltissimi aspetti diversi. La situazione energetica mondiale Prima di esaminare la situazione energetica italiana, è opportuno soffermarsi brevemente su quella mondiale, analizzando alcuni dati sintetizzati nelle tabelle riportate al termine di questa memoria. Ricordiamo che nelle statistiche energetiche figurano soltanto le fonti commerciali: non è quindi incluso il grande quantitativo di energia solare che sostiene, fin dalle origini del pianeta, i cicli naturali e alimenta le coltivazioni, le foreste, ecc. a) Il quadro demografico (Tab. 1) è in leggera crescita nei Paesi industrializzati, con tendenza alla stabilità, già raggiunta in Italia; la popolazione è invece in aumento nei Paesi in via di sviluppo, con tasso d incremento annuo che, seppure diminuito rispetto al passato, permane intorno all 1.6% nell ultimo decennio (tempo di raddoppio 43 anni). b) Su un totale di 230 Paesi nel mondo, alcuni dei quali sono peraltro piccolissimi, i primi 19 Paesi consumatori di energia primaria coprono il 77.7% dei consumi (Tab. 1). Tra di essi ve ne sono alcuni il cui consumo complessivo è elevato a causa del grande numero di abitanti, mentre il consumo pro-capite è basso: Cina, India, Brasile, Messico, Indonesia. Tra questi Paesi, la Cina è in forte espansione economica e l India la seguirà a breve scadenza; l ingresso di questi due Paesi nel contesto delle potenze economiche costituirà un evento traumatico, perché essi, con il 37.6% della popolazione mondiale (valore percentuale in crescita), richiederanno grandi quan-

7 CONSIDERAZIONI SULLA SITUAZIONE ENERGETICA ITALIANA 9 titativi di energia, causando forti tensioni nel mercato, pressione sulle risorse energetiche e notevoli problemi ambientali. c) La ripartizione dei consumi energetici è quindi fortemente disuniforme (Tab ): gli 8 Paesi del G8, 1 con il 13.7% della popolazione, consumano il 48.9% dell energia; il consumo pro-capite varia tra: 9.1 tep/anno 2 per il Canada; 8.0 per gli USA (che consumano il 23.6% del totale); 5.9 per l Australia 4.6 per la Russia 4 circa per Giappone, Francia, Germania, Gran Bretagna 3.1 per l Italia 0.5 per molti Paesi a basso reddito <0.5 per i Paesi più poveri Occorre dire, peraltro, che l efficienza energetica dei Paesi industrializzati è molto superiore a quella degli altri Paesi, i quali per questo motivo producono poca ricchezza e molto inquinamento. È significativo, in proposito, l indice di intensità energetica (Tab. 7), dal quale risulta che l Italia, con il suo consumo pro-capite relativamente basso e con la sua buona capacità produttiva, ha un indice nettamente migliore di quello degli altri Paesi industrializzati. d) Il contributo delle fonti alle forniture mondiali di energia (non conteggiando l energia solare per usi tradizionali) è il seguente (Tab. 2): petrolio 37.3% carbone 26.5% gas naturale 23.9% idro-geo-ecc. 6.1% nucleare 6.2% e) Nei Paesi industrializzati la situazione energetica è variegata, con diverso contributo delle singole fonti (Tab. 3): l Italia presenta il minor consumo pro-capite tra i Paesi del G8; ( 1 ) È abitudine ormai consolidata denominare G7 il gruppo dei sette Paesi più industrializzati dell Occidente (USA, Giappone, Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia e Canada) e G8 il gruppo dei precedenti Paesi più la Russia. ( 2 ) Tep = tonnellate equivalenti di petrolio; si tratta di una usuale unità di misura dei consumi energetici: considerata la somma degli apporti energetici di tutte le fonti, si calcola quanto petrolio sarebbe necessario per fornire la stessa quantità complessiva di energia.

8 10 ALBERTO MIRANDOLA l Italia e il Giappone dipendono dall estero per oltre l 80% delle forniture energetiche; la Francia è il paese più nuclearizzato: l incidenza dell energia nucleare è il 38.3% del totale consumo di energia, il 75% della produzione elettrica; l Italia è il paese che usa meno carbone e non produce elettricità per via nucleare, mentre impiega una percentuale di gas abbastanza alta ed in rapido aumento. f) Nei Paesi europei della ex-urss la situazione energetica è disastrosa (consumi elevati, produttività bassa, sprechi); infatti l intensità energetica indicata dalle tabelle per la Russia e l Ucraina, estensibile anche a molti altri Paesi dell Est europeo, ha valori molto scadenti (Tab. 7). g) Riassumendo la situazione italiana relativa al 2003, il consumo totale lordo di energia primaria è stato di Mtep 3 (dato ancora provvisorio), poco diverso da quello del 2002; per quest ultimo anno si riportano i dati di dettaglio, inclusi quelli relativi all energia elettrica: Energia primaria Mtep Consumi finali Mtep petrolio 48.8% industria 28.7% gas naturale 31.0 trasporti 31.5 carbone 7.6 usi civili 29.7 fonti rinnovabili 6.7 agricoltura 2.4 en. elettrica importata usi non energetici bunkeraggi Energia elettrica: consumi lordi TWh (di cui il 16.3%, pari a 50.6 TWh, importati) perdite 19.8 consumi finali ( 3 ) Mtep = milioni di tep. ( 4 ) Questa percentuale equivale a 11.1 Mtep; tale ammontare, tenendo conto di un rendimento di produzione pari a 0.39 circa, corrisponde ai 50.6 TWh (miliardi di chilowattora) importati. Questo calcolo si basa sul rendimento medio delle centrali termoelettriche; in realtà l energia importata è prevalentemente di origine nucleare, con un rendimento medio pari a 0.33 circa. ( 5 ) Si tratta di usi dei combustibili come materie prime, anziché come fonti energetiche (petrolio impiegato nella petrolchimica, ad esempio). ( 6 ) Rifornimenti alle navi e agli aerei sui percorsi internazionali.

9 CONSIDERAZIONI SULLA SITUAZIONE ENERGETICA ITALIANA 11 h) Le riserve energetiche accertate nel 2004 e i consumi annui mondiali di energia sono riportati nella Tabella 6. La localizzazione delle riserve è preoccupante: circa il 63% delle riserve di petrolio sono situate nel Medio Oriente (il 22% nella sola Arabia Saudita); circa il 32% delle riserve di gas naturale si trovano nell ex-urss e il 41% nel Medio Oriente; i maggiori produttori (e consumatori) di carbone sono: USA, Cina, ex-urss. i) La fonte nucleare ha contribuito nel 2003 alle forniture mondiali di energia per circa il 6%. Le riserve di materiali fissili sono incerte: stime largamente indicative (prospezioni non complete, risorse distribuite un po ovunque e con bassa concentrazione) forniscono i seguenti valori: uranio 5.0 milioni di tonnellate; torio 2.5 milioni di tonnellate. L energia specifica del fissile puro è MWd 7 /ton, cioè 1.85 Mtep/ton. L energia producibile dipendente dal tipo di reattore: reattori termici ad acqua leggera: occorrono circa 5.4 kg di uranio naturale per produrre 1 kg di uranio arricchito avente un tasso d irraggiamento di MWd/ton; reattori veloci: sipuò pensare di utilizzare, con adatto ritrattamento del fissile esaurito, una porzione dell ordine del 60% dell energia specifica teorica, ovvero MWd/ton. Quindi, con larga approssimazione, l equivalente energetico è: - fissile per reattori termici LWR: 27500/ = 0.01 Mtep/ton; fissile per reattori veloci: 1.85 = 1.0 Mtep/ton ~100volte!; Perciò le riserve ammontano a: per uso nei reattori termici: ( ) = 75 Gtep; 8 per uso nei reattori veloci: ( ) = 7500 Gtep. l) È evidente che esistono forti differenze tra i consumi energetici pro capite nelle diverse aree geo-politiche: i paesi industrializzati consumano ( 7 ) MWd = megawattgiorni, unità di misura impiegata nel settore nucleare; 1 MWd = kwh. ( 8 ) Gtep = gigatep, cioè miliardi di tep.

10 12 ALBERTO MIRANDOLA molto più degli altri, peraltro con efficienza assai maggiore. Qual è, allora, l obiettivo da perseguire? L esame delle risorse disponibili e la consapevolezza che la Terra è un ambiente limitato, incapace di sopportare la pressione di consumi annui pari a volte quelli attuali, suggerisce la seguente conclusione: certamente non sarà possibile far convergere lo standard di vita e di consumi di tutto il pianeta verso quello attuale dei nostri paesi occidentali. Non vi sarebbero risorse sufficienti e si giungerebbe al collasso ambientale. Perciò a lungo termine sarà inevitabile che i Paesi ad alta intensità energetica ridimensionino i loro consumi, mentre aumenteranno i fabbisogni degli altri Paesi; questi ultimi, però, non potranno inseguire i nostri modelli, ma dovranno contare maggiormente sulle risorse umane e meno su quelle materiali, come accadeva nei nostri Paesi uno o due secoli or sono. La grande sfida di questo secolo, quindi, consisterà nel diffondere un adatta educazione energetica ed ambientale: solo una capillare opera di educazione potrà consentire che questa autentica rivoluzione della mentalità e dei costumi avvenga con una certa gradualità, cioè senza gravi conflitti. Ma ricordiamo che i cambiamenti di mentalità richiedono tempi lunghi, specialmente quando si pensa ad un evoluzione in senso inverso rispetto alla tendenza naturale dell uomo, che è portata a considerare fatti positivi la crescita e lo sviluppo. Sarà veramente cruciale attuare una corretta e graduale transizione dall attuale modello verso altri a minore intensità energetica. L azione politica, infatti, dev essere non solo giusta, ma anche possibile: l attuazione di soluzioni troppo radicali nel breve periodo non sarebbe accettata dalla popolazione. Le risorse e i consumi energetici in Italia L Italia è un Paese poverissimo di risorse energetiche; il fatto che abbia raggiunto una posizione di primo piano nell economia mondiale è quasi un miracolo, dovuto all intraprendenza dei suoi abitanti negli ultimi anni; cosa che è avvenuta, peraltro, anche in Giappone. Oggi l Italia importa circa l 85% del consumo energetico annuo, come risulta dal prospetto seguente. I consumi sono coperti per il 93% da fonti non rinnovabili, per il 7% da fonti rinnovabili (idroelettrica, geotermica, solare ed eolica). Globalmente dipendiamo dal petrolio per il 48.8% del totale, dal gas naturale per il 31%, dal carbone per il 7.5%. ITALIA: importazioni 2002 (Mtep): petrolio 46.2% gas naturale 26.0 carbone 7.0 energia elettrica 5.9 (85.1%)

11 CONSIDERAZIONI SULLA SITUAZIONE ENERGETICA ITALIANA 13 ITALIA: produzione nazionale 2002 (Mtep): gas naturale 6.4 energia idroelettrica 6.1 energia geotermica 0.6 energia solare/eolica 0.2 carbone e petrolio 1.6 (14.9%) Queste quantità di energia sono impiegate in parti quasi uguali nei tre grandi settori di attività: industria (28.7%); trasporti (31.5%); usi civili (domestico e terziario) (29.6%). La percentuale restante è costituita da usi non energetici dei combustibili (5.4%), dagli usi agricoli (2.4%) e dai cosiddetti bunkeraggi (2.2%), cioè dai rifornimenti alle navi e agli aerei che compiono percorsi internazionali. L efficienza complessiva del sistema energetico italiano è abbastanza buona: l Italia, infatti, ha il minor consumo energetico pro capite (circa 3.1 tep/anno per abitante, Tab. 1) tra tutti i Paesi industrializzati e ha anche il minor rapporto tra l energia consumata e il prodotto nazionale lordo (0.14 tep/1000$, Tab. 7); il valore di questo parametro è significativo, pur tenendo conto del fatto che esso è influenzato dalla struttura dei sistemi produttivi (vi sono, ad esempio, industrie ad alta intensità energetica e industrie a bassa intensità). Circa il 40% della quantità totale di energia è utilizzata per generare elettricità, che è una forma energetica divenuta indispensabile nella nostra società. Occorre dire che l energia elettrica è prodotta in Italia da centrali idroelettriche (15.0%), termoelettriche (70.3%), geotermiche (1.4%), solari ed eoliche (0.4%); la parte restante, cioè il 16.3%, è importata dai paesi confinanti ed è prevalentemente di origine nucleare, soprattutto francese. A queste percentuali, il cui totale è pari al 103.4%, si deve sottrarre un 3.4% di energia elettrica utilizzata per i pompaggi nelle centrali idroelettriche, che dev essere considerata un consumo interno al settore elettrico. Tornando all energia primaria, la ripartizione dei contributi delle singole fonti è anomala, se confrontata con quella degli altri Paesi industrializzati. Il contributo del petrolio è troppo elevato, quello del carbone troppo basso, quello nucleare interno è assente. Molte centrali termoelettriche sono vecchie e hanno quindi rendimento abbastanza basso e impatto ambientale relativamente elevato. È quindi necessario costruire nuovi impianti ad alto rendimento, sia per adeguarne la capacità produttiva, che è insufficiente rispetto ai consumi di punta attuali (si ricordino le interruzioni programmate dei mesi di giugno e luglio 2003 ed il black-out totale, unico per ora, del successivo mese di settembre), sia per aumentare il rendimento complessivo e ridurre l impatto ambientale. Anche le linee elettriche, necessarie per il trasporto dell elettricità e per le connessioni con l estero, devono essere potenziate e migliorate. Naturalmente deve poi essere correttamente ge-

12 14 ALBERTO MIRANDOLA stito l esercizio delle centrali e delle linee di trasmissione, anche tenendo conto della nuova situazione prodottasi con l avvio del mercato energetico liberalizzato. L opposizione, spesso preconcetta, alla costruzione di tutti i tipi di impianti (ad esempio le centrali a ciclo combinato, che hanno un rendimento nettamente superiore a quello di tutte le altre alternative), produce semplicemente questo effetto: il perdurante sfruttamento delle solite fonti (petrolio e gas), dato che la riduzione dei consumi in tempi brevi non sarebbe accettata dalla popolazione, abituata agli attuali standard di vita. Idee di questo tipo sono veramente controproducenti: rinviare la soluzione dei problemi significa solo peggiorare la situazione, dato che il costo del petrolio e del gas sono destinati a rapidi aumenti e che il nostro Paese sarebbe ostaggio dei fornitori stranieri. D altra parte, occorre rendersi conto che le fonti rinnovabili, anche se dovranno fornire un contributo crescente nel futuro (e la ricerca è molto attiva in proposito), non potranno sostenere una società ad alta intensità energetica come la nostra: tali fonti sono infatti a bassa densità di energia e quindi il loro sfruttamento richiede grande dispendio di aree e di materiali (pregiati) per la costruzione degli impianti. In definitiva, una società nella quale il contributo delle fonti rinnovabili sia percentualmente elevato dev essere caratterizzata da consumi pro-capite molto più bassi di quelli attuali. Ma ciò significa, come si è detto, rivoluzionare i modelli di vita, cosa che richiede tempi lunghi (qualche generazione). Infatti l uomo è tendenzialmente portato allo sviluppo, che tende a perseguire se non è costretto a limitarsi; ed inoltre egli è disponibile ai sacrifici soltanto se questi sono condivisi da tutti. I cambiamenti radicali al ribasso in tempi rapidi sono difficilmente praticabili nelle nostre democrazie: se essi non sono preceduti da un adatta opera di educazione e di organizzazione, non sono accettati; la conseguenza sarebbe la caduta dei governi che volessero introdurli; cosa che farebbe ricominciare tutto da capo. Come gestire, quindi, il periodo transitorio che ci divide da un modello di società meno energivoro? Prima di tutto bisogna diffondere una cultura energetica a tutti i livelli: nelle famiglie, nella scuola e nel lavoro. Occorre poi razionalizzare il nostro sistema energetico, con l obiettivo di ottenere gli stessi risultati con minori consumi: le iniziative capaci di ottenere risparmi energetici sono molte in tutti i settori e devono essere attuate. Si tratta, in generale, di aumentare il rendimento degli impianti, delle macchine, dei sistemi organizzativi; di non dissipare risorse per discussioni, iniziative, realizzazioni di poca o nessuna utilità. Ma per quanto concerne le risorse energetiche sulle quali fare affidamento, che fare nel breve periodo e quali strategie attuare? Dato che il petrolio ed il gas naturale sono le risorse energetiche più scarse e più richieste nel mondo, il loro prezzo è destinato a salire nei prossimi decenni; bisogne-

13 CONSIDERAZIONI SULLA SITUAZIONE ENERGETICA ITALIANA 15 rà quindi, in attesa di modelli di vita molto diversi, adottare le seguenti strategie: incrementare il contributo percentuale della risorsa non rinnovabile più abbondante, il carbone, il quale può essere utilizzato in modo molto meno inquinante che nel passato; sfruttare fonti oggi non ancora competitive, come gli scisti bituminosi ed altri prodotti; recuperare energia da tutte le fonti possibili, per quanto piccolo possa essere il loro contributo: rifiuti urbani e industriali, biomasse, ecc.; migliorare il rendimento dei sistemi di conversione e di utilizzazione; migliorare l organizzazione dei processi con obiettivi di risparmio energetico; aumentare l impiego delle fonti rinnovabili, sempre tenendo conto dei loro limiti intrinseci; esaminare la possibilità di riprendere l utilizzo dell energia nucleare, a dispetto dell attuale tendenza alla sua demonizzazione. È evidente che qualunque processo produttivo ha un certo impatto sull ambiente; ma le attuali tecnologie consentono una certa tranquillità in molti casi e quindi rendono pretestuose ed ingiustificate molte opposizioni delle comunità locali. Si possono fare alcuni esempi: Gli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti urbani, dei cascami legnosi, ecc., hanno raggiunto un notevolissimo grado di qualità, cosicché il loro impatto ambientale è molto basso, inferiore a quello delle discariche, le quali emettono metano per decenni, costituiscono un pericolo per le falde idriche e occupano inutilmente vaste aree; le opposizioni delle comunità locali all installazione di tali impianti raggiungono a volte toni da isteria collettiva e sono generalmente sobillate per motivi di interesse o di bassa politica; in realtà queste prese di posizione sono dovute ad ignoranza e non sono pertanto giustificate. Bisogna rendersi conto che ogni area geografica, in futuro, dovrà gestire e riciclare i propri rifiuti. L uso del carbone nelle centrali termoelettriche, accompagnato da adeguati sistemi di abbattimento degli inquinanti, ha impatto molto contenuto e consente il riciclo completo delle ceneri nell industria del cemento, evitando lo scavo delle corrispondenti quantità di materie prime nelle cave di calcare ed argilla. La combustione di oli pesanti, che costituiscono la frazione meno nobile dei prodotti petroliferi, può essere realizzata con tecniche ad impatto ambientale modesto. L installazione di centrali a ciclo combinato alimentate a gas naturale, dato il loro altissimo rendimento, consente di risparmiare circa il 50% di combustibile rispetto a quello delle altre centrali: ciò significa una riduzio-

14 16 ALBERTO MIRANDOLA ne notevolissima dell impatto ambientale. Anche su questo tema si registrano in Italia scomposte reazioni delle comunità locali, che si oppongono all installazione con motivazioni infondate: senza alcuna competenza si pretende di influire sulle scelte tecniche, pensando di difendere il proprio orticello e provocando, invece, un danno alla comunità nazionale e quindi a sé stessi. A proposito dell idrogeno, del quale si sente spesso dire, purtroppo anche da uomini politici di (ahimè!) alto livello nella scala delle responsabilità, che sarà la fonte energetica del futuro, bisogna chiarire che questa affermazione è mistificatoria: l idrogeno non è una fonte energetica, perché non è reperibile libero in natura, ma è un vettore energetico, cioè un prodotto di trasformazione. Per renderlo disponibile bisogna separarlo dai composti che lo contengono (acqua o idrocarburi), cosa che richiede molta energia. Quindi esso dev essere considerato un prodotto intermedio, come l energia elettrica: il suo utilizzo è interessante sotto il profilo ambientale, perché la sua combustione produce acqua; ma ciò significa trasferire l inquinamento dal luogo di utilizzazione al luogo di produzione, come avviene, appunto, per l energia elettrica. In definitiva, l idrogeno, sul quale si stanno concentrando molte attività di ricerca in tutto il mondo, potrà essere un vettore interessante nel futuro, ma non risolverà il problema delle risorse energetiche. Un altro mito è quello dei combustibili ottenuti dalle coltivazioni energetiche (biodiesel da colture di soia, colza e girasole per alimentare motori diesel e caldaie; bioalcool da colture zuccherine per motori a benzina; ecc.). È vero che questi combustibili sono dei buoni sostituti del gasolio e della benzina, ma le coltivazioni di cui sopra possono avere estensione limitata, compatibile con quella delle altre colture a scopo alimentare, con le quali sono in competizione. Non dimentichiamo, infatti, che la popolazione umana è in aumento e che le coltivazioni sono alimentate da energia solare e sono perciò a bassa densità energetica: sono richieste grandi superfici per ottenere quantità significative di prodotto, come accade per tutte le fonti rinnovabili, esclusa quella idroelettrica. Conclusioni L Italia, Paese povero di risorse energetiche, deve: a) attuare nel breve-medio periodo strategie di diversificazione delle fonti energetiche, ivi compresi un efficiente ricorso al carbone, un moderato e consapevole ritorno all energia nucleare e un concreto orientamento verso un maggiore impiego delle fonti rinnovabili, pur con i loro limiti; b) recuperare molti cascami energetici oggi non utilizzati; tra i cascami

15 CONSIDERAZIONI SULLA SITUAZIONE ENERGETICA ITALIANA 17 energetici, oltre a quello dei rifiuti, c è il calore scaricato dalle centrali termoelettriche e dai motori termici, che può essere recuperato, quando e dove possibile, con la cogenerazione; c) razionalizzare i consumi nei tre grandi settori dell industria, dei trasporti e degli usi civili (domestico e terziario); d) sostituire gli impianti obsoleti con nuovi sistemi ad alto rendimento e a bassa emissione; questi devono avere taglia adatta ad ottenere le migliori prestazioni, indipendentemente dal fatto che l energia prodotta sia consumata in un luogo circoscritto o immessa nella rete nazionale, come sempre accade per l elettricità; e) razionalizzare l organizzazione dei sistemi di impiego dell energia: aumentare il fattore di carico dei veicoli (ad esempio non effettuare viaggi a veicolo scarico nel trasporto delle merci, promuovere un più intenso e razionale impiego dei mezzi pubblici); scaglionare nel tempo i consumi, evitando di concentrarli nelle ore di punta (uso di tariffe multiorarie); gestire correttamente gli impianti di riscaldamento e di condizionamento, ecc.; f) promuovere e diffondere la cultura energetica attraverso adatte iniziative di educazione della popolazione, fin dalla tenera età; naturalmente, affinché ciò sia possibile, bisogna anche formare gli insegnanti. Questa cultura dovrà far sì che risulti spontaneo evitare alcuni comportamenti divenuti, purtroppo, frequenti: lo spreco di acqua, bene prezioso; l illuminazione o il riscaldamento di locali vuoti; il mantenimento di temperature troppo elevate negli ambienti (per ogni grado in più rispetto ai 20 o C si consuma circa il 7% in più); l uso dell auto per percorrere poche centinaia di metri; l uso scriteriato dei cellulari (magari accompagnato da proteste per l emissione elettromagnetica da parte delle antenne, senza che ci si preoccupi di quella generata dal proprio telefono accostato al corpo, da tutti i telecomandi che invadono le nostre apparecchiature, dagli elettrodomestici dei quali ci serviamo da decenni); l incuria o, peggio, il danneggiamento dei beni pubblici; e molte altre cose ancora. I punti a), b), c), d), e) riguardano le scelte politiche, tecniche ed imprenditoriali, le quali, se giuste, devono essere attuate con il giusto grado di autorità da parte delle istituzioni, senza sottostare al ricatto di opposizioni locali preconcette. È essenziale investire in tecnologie innovative e conservative e promuovere la ricerca delle soluzioni migliori: la ricerca potrà farci raggiungere risultati oggi non possibili. Il punto f) riguarda, invece, tutti noi e costituisce un autentica rivoluzione culturale, presupposto fondamentale per avviarci verso un mondo più coerente con le effettive condizioni del pianeta in cui viviamo. Occorrerà molto tempo; ma proprio per questo bisogna agire subito, prima che sia troppo tardi.

16 18 ALBERTO MIRANDOLA A proposito di cultura energetica, vale la pena di osservare che oggi, nell epoca della comunicazione, l informazione che viene diffusa tra i cittadini da parte della radio, della televisione e dei giornali è spesso disinformazione. L Italia, ad esempio, è un Paese in cui si discute continuamente su tutto, coinvolgendo ascoltatori e lettori nei modi più svariati. Ma i concetti che vengono divulgati sulle questioni tecnico-scientifiche hanno spesso scarso fondamento e possono pilotare l opinione pubblica verso convinzioni sbagliate. Ciò accade per ignoranza di chi promuove e conduce i dibattiti o, peggio, perché le informazioni sono distorte per interesse o per motivi ideologici. Le distorsioni create per ragioni ideologiche sono molto insidiose, perché spesso i loro sostenitori ne sono profondamente convinti: quando prevale l ideologia sulla verità, c è la tendenza a demonizzare l avversario, attribuendogli scopi poco onesti. Si crea così una corrente di pensiero diffusa e strisciante; e coloro i quali non si adeguano sono etichettati come retrogradi o disonesti. Sono già stati ricordati alcuni esempi di opposizione preconcetta, generata da queste campagne di disinformazione, ad iniziative importanti e doverose: le centrali ad alto rendimento, gli impianti a carbone, i sistemi di riciclo dei rifiuti e, in generale, molto di ciò che è tecnologico. A queste opposizioni i governi devono reagire con il giusto grado di autorità ed autorevolezza, perché anche le discussioni inutili costituiscono uno spreco di risorse: discutere può essere anche giusto, ma la cosa più importante è decidere.

17 CONSIDERAZIONI SULLA SITUAZIONE ENERGETICA ITALIANA 19 Tab. 1 - Anno 2003: Popolazione e consumi annui di energia primaria dei primi 19 Paesi consumatori, ordinati per valori decrescenti del consumo, e corrispondenti consumi annui di energia elettrica (elaborazione da dati BP Statistical Review 2004). Paese Popolazione 9 Consumo energetico milioni di ab. Consumo pro-capite Energia elettrica % Mtep % tep/ab TWh kwh/ab % 1 USA Cina Russia Giappone India Germania Canada Francia Gr. Bretagna Corea d. Sud Italia Brasile Spagna Messico Ucraina Iran Arabia Saudita Australia Indonesia Totali parziali Resto del mondo Totali mondo ( 9 ) I dati relativi alla popolazione si riferiscono al 2002; la popolazione totale alla fine del 2004 è di 6500 milioni circa.

18 20 ALBERTO MIRANDOLA Tab. 2 - Anno 2003: Consumi annui di energia primaria (Mtep) per fonti dei primi 19 Paesi consumatori (elaborazione da dati BP Statistical Review 2004). Paese Petrolio Gas Carbone En. nucleare Idro etc. Totale 1 USA Cina Russia Giappone India Germania Canada Francia Gran Bretagna Corea del Sud Italia Brasile Spagna Messico Ucraina Iran Arabia Saudita Australia Indonesia Totali parziali Resto del mondo Totali mondo % di cui: Europa a 15 Paesi Paesi OECD Ex-URSS

19 CONSIDERAZIONI SULLA SITUAZIONE ENERGETICA ITALIANA 21 Tab. 3 - Anno 2003: Popolazione e consumi annui di energia primaria dei Paesi del G8 e corrispondenti consumi annui di energia elettrica (elaborazione da dati BP Statistical Review 2004). Paese Popolazione Consumo energetico Consumo pro-capite Energia elettrica 10 6 ab. % Mtep % tep/ab TWh kwh/ab % 1 USA Russia Giappone Germania Canada Francia Gr. Bretagna Italia Totali parziali Resto del mondo Totali mondo Tab. 4 - Anno 2003: Popolazione e consumi annui di energia primaria ed elettrica di alcuni Paesi a basso reddito dell Africa e dell Asia (elaborazione da dati BP Statistical Review 2004). Paese Popolazione Consumo energetico Consumo pro-capite Energia elettrica milioni di ab. % Mtep % tep/ab TWh kwh/ab % Algeria Egitto Indonesia Filippine

20 22 ALBERTO MIRANDOLA Tab. 5 - Anno 2003: Popolazione e consumi annui di energia primaria ed elettrica di alcuni Paesi emergenti molto popolati (elaborazione da dati BP Statistical Review 2004). Paese Popolazione Consumo energetico Consumo pro-capite Energia elettrica milioni di ab. % Mtep % tep/ab TWh kwh/ab % 1 Cina India Brasile Messico Indonesia Totali parziali Resto del mondo Totali mondo Tab. 6 - Anno 2003: Riserve provate e consumi di energia primaria nel mondo (elaborazione da BP Statistical Review 2004). Riserve Consumi Riserve/Consumi (Gtep) 10 (Gtep/anno) % (anni) Petrolio Carbone Gas naturale En. Nucleare Idro-Geo ( 10 ) Gtep (gigatep) = miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio.

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