Roma 26 febbraio 2014 Aula Magna della Corte di Cassazione

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1 Roma 26 febbraio 2014 Aula Magna della Corte di Cassazione Report dell incontro a cura di Maria Acierno. Dopo la presentazione dell incontro e il benvenuto ai relatori, e prima di dare loro la parola è stato posto in evidenza, il rilievo concreto del tema, agevolmente desumibile dal numero elevato di ricorsi e di questioni sottoposte all attenzione della Corte relative all incidenza degli eventi interruttivi non dichiarati sul complessivo svolgimento del processo e sulla sua durata oltre che sui diritti delle parti. Dalle relazioni del Massimario contenute nei materiali scaricabili dal sito (:: ).risultano inoltre le non univoche posizioni della giurisprudenza ed i dubbi interpretativi attestati anche dalle ordinanze di rimessione oggetto della presente indagine. In questo quadro non lineare deve registrarsi l incidenza dei fenomeni successori delle società di capitali dopo la riforma del 2006 e gli interventi regolatori di questa Corte, sulle interferenze della nuova disciplina normativa sui processi in corso (S.U del 2010) ed in generale anche sui giudizi nuovi (S.U del 2013). il prof. Costantino prima di svolgere la propria relazione, ha sottolineato il rilievo dei Dialogoi, momento di riflessione e confronto comune su questioni di natura processuale rimesse alle Sezioni Unite, alla loro sesta edizione, innovativamente aperti anche alla magistratura di merito. Saranno di seguito riportate le relazioni svolte e i numerosi interventi del dibattito. Relazione del prof. Costantino 1. La questione: ammissibilità dell impugnazione in caso di eventi interruttivi verificatisi nel precedente grado di giudizio Eventi interruttivi (art. 299 c.p.c.) o Morte della parte persona fisica; o ; o ; o Estinzione della rappresentanza. Fattispecie interruttive: o Semplici (artt. 299, 300, co. 3, 301 c.p.c.) 1

2 Eventi realizzatisi dalla notificazione della citazione (dalla g z m m notificatorio (Cass., sez. III, 22454/2013) alla costituzione in giudizio; Eventi realizzatisi nei confronti della parte costituita personalmente; Morte o radiazione del difensore costituito. Fallimento (art. 43 l.f. Cass., ss.uu. 7443/2008). o Complesse (artt. 300, co. 1, 2 e 4, 286, 328, co. 1 e 2, c.p.c.) Evento realizzatisi nei confronti della parte contumace + notificazione o certificazione; Evento realizzatisi nei confronti della parte costituita + dichiarazione del difensore N.B.: la fusione per incorporazione è causa di successione non anche di interruzione (Cass. ss.uu. 8 febbraio 2006, n. 2637); la cancellazione della soci g m m successione nei confronti dei soci o del liquidatore, nei limiti di quanto i primi hanno ricevuto e in riferimento alla responsabilità del secondo (Cass., ss.uu., 12 marzo 2013, n. 6070, 6071, 6072). Non più: la z g m determina la cessazione della materia del contendere (Cass., ss.uu., 22 febbraio 2010, nn. 4060, 4061 e 4062); In riferimento al fallimento, occorre distinguere i casi nei quali la controversia riguarda diritti personali del fallito, m ; z agli artt. 299 ss. c.p.c. La questione gg g g z m h z del difensore e non si è perfezionata nel precedente grado di giudizio per mancanza del secondo elemento, perché: il difensore non lo ha dichiarato dalla costituzione in giudizio alla chiusura della discussione (ovvero fino al deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica: Cass /2009 e successive); 2

3 il difensore non lo ha dichiarato in occasione della notificazione della sentenza; il difensore non lo ha dichiarato in occasione della notificazione m g z ; è h ( decorso del termine per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica: Cass /2009 e successive) e la sentenza non è stata notificata. I, g mm m g z proposta in caso di o morte della parte persona fisica costituita in giudizio non dichiarata dal difensore; o giudizio non dichiarata dal difensore; o in giudizio non dichiarata dal difensore; o estinzione della rappresentanza della parte costituita in giudizio non dichiarata dal difensore; o cancellazione della società dal registro delle imprese non dichiarata dal difensore; o fusione per incorporazione della parte persona giuridica non dichiarata dal difensore, che dà luogo a successione, non anche a interruzione; N g,, m g z m,, m z m della domanda; z g h h m, m g z m e da costoro soltanto può essere proposta. In questo ambito, i criteri di soluzione della questione implicano, secondo la g z C, z z m generale: art c.c. Cause di estinzione. «1. I m g : [ ] 4) m, z z m del mandatario. Tuttavia il mandato che ha per oggetto il compimento di z m g, z m è, g eredi». in riferimento alla norma speciale: 3

4 art. 300 Morte o perdita della capacità della parte costituita o del contumace. «S g avvera nei riguardi della parte che si è costituita a mezzo di procuratore, questi lo dichiara in udienza o lo notifica alle altre parti». Dal momento di tale dichiarazione o notificazione il processo è interrotto, salvo che avvenga la costituzione volontaria o la z m. [ ]» Il quesito è :. 300,. 1 2,.p.c. si applica soltanto nel grado o sancisce il principio di ultrattività della procura? I m ual è la responsabilità del difensore che tace? 2. Gli interessi in gioco h h ì z mm m g z. g z al contraddittorio. A g m z rt. 816 sexies c.p.c. Morte, estinzione o perdita di capacità «Se la parte viene meno per morte o altra causa, ovvero perde la capacità legale, gli arbitri assumono le misure idonee a garantire l applicazione del contraddittorio ai fini della prosecuzione del giudizio. Essi possono sospendere il procedimento. Se nessuna delle parti ottempera alle disposizioni degli arbitri per la z g z, g». La completezza anche se in chiave problematica della relazione introduttiva consente di procedere immediatamente alla illustrazione delle ordinanze di rimessione alle sezioni Unite attraverso la relazione del dr Bianchini. Relazione dr. Bianchini Fin dal titolo z m e oggetto del presente incontro, dei m C h g, ( z 10216/2013) i confini applicativi di un obiter di 4

5 Cass. Sez. Un 6070/2013- ro ( z 23890/2013) un nuovo approccio interpretativo rispetto ai principi attestati da Cass.Sez Un /2006. E g h m z g m chiedano lumi circa una possibile divergenza rispetto ad interventi anche recentissimi, delle Sezioni Unite che per definizione dovrebbero dirimere sub specie eternitatis - i momenti di distonia interpretativa ed assicurare pertanto z m. I due provvedimenti non a caso sono stati accomunati in questo seminario, perché sono origi m g z m chiarificatore di situazioni che, se si considerassero regolate secondo i principi indicati dalle sezioni Unite, porterebbero delle conseguenze non in linea rispetto a precedenti ormai consolidati la prima- o a principi di giustizia sostanziale la seconda L z z g sulla estensione del principio della insanabilità della erronea vocatio di un soggetto non più esistente stabilito nella pronuncia delle S.U. n del 2013 con riferimento società cancellata dal registro delle imprese qualora si fossero costituiti i soggetti nella fattispecie: i soci che ne avessero in qualche modo proseguito la soggettività. La seconda ordinanza invece interessa la ritenuta non conformità a criteri di equità della non ipotizzabilità di una condanna del difensore non più munito di procura ( per morte del conferente) al pagamento delle spese, messa in z a della parte non rappresentata. Di fondo si delinea un contrasto tra due esigenze contrapposte di cui ciascuna delle parti è latrice e che ben difficilmente possono trovare piana conciliazione pur z z nomofilattica: nel primo caso il conflitto è tra le 5

6 esigenze di certezza del giudizio ( prevalente per i terzi che vantino diritti nei confronti della società o del soggetto cessato/estinto) e la necessità di rendere g nte/società/soggetto estinto/defunto la realizzazione del credito; nel secondo caso si fronteggiano esigenze di rintracciabilità del referente tecnico della controparte sostanziale ( con g x alla parte rappresentata ) ed esigenze di non far gravare sulla parte che non ha conferito la procura (comprendendovi gli eredi del conferente) le conseguenze, in termini di condanna alle spese, di un giudizio introdotto con un atto dichiarato inammissibile. Nel caso di cessazione della società la necessità di un ulteriore- intervento delle Sezioni Unite è parso necessario 6 eventuale estensione generale della insuscettibilità alla sanatoria della costituzione del soggetto persona fisica erede della parte defunta, ponendosi il Collegio della Seconda Sezione il problema della valutabilità del principio posto da S.U. 6070/2013 come regula juris di universale applicazione Il venir meno della parte nel corso del processo non si pone peraltro solo in termini di successione/legittimazione, coinvolgendo altresì una serie di altri profili peraltro non specificamente esaminati nelle due ordinanze di cui sopra- quali la disciplina della interruzione. Tale evento processualmente rilevante il venir meno appunto del soggetto che per primo iniziò il giudizio o contro il quale il procedimento venne iniziato m ù m m hé ncide g m z h, g gg m, m h m h,, g g, aspirano: in un,.

7 Interruzione che è funzionalmente deputata a perpetuare mediante la riassunzione g h per generale convinzione della giurisprudenza ma non anche della dottrina- al giudizio di legittimità ( pur se, da posizioni estreme secondo le quali neppure sarebbe stato possibile, per gli eredi della parte defunta durante il procedimento di cassazione, di costituirsi, la stessa Corte si è andata attestando su sponde più tranquille, ammettendo tale costituzione : Cass. Sez. Un. 9692/2013 ) Anche in questo caso il punto di partenza è rappresentato da una opzione di politica legislativa che sceglie quale dei vari profili coinvolti nella vicenda (potenzialmente) estintiva dar maggior risalto come sopra messo in evidenza- e soprattutto quale sia il mezzo processualmente più congruo allo scopo. Il discorso allora si sposta dalla vicenda sostanziale, pur non priva di profili problematici, anche relativamente alla prova che deve essere fornita circa il collegamento tra la parte cessata e chi pretenda di agire in luogo di essa. Esemplare, al riguardo, appare il richiamo alla controversa 7 identificazione della documentazione ritenuta congrua per dimostrare la propria qualità di erede/ch m, z maggio 2013 della II Sezione, rel Petitti, di rimessione alle Sezioni Unite.- Sotto il profilo sostanziale viene in rilievo il meccanismo che di volta in volta viene ritenuto congruo ai fini della emersione di tale accadimento ( naturalistico o formale che sia): sino alla novella legislativa n.6 del Con tale innovazione che con cod. civ.. introducendo nel comma m z contrasto con la sino ad allora imperante interpretazione circa la inidoneità m z z fossero rimasti rapporti pendenti, si sono posti nuovi problemi applicativi.-

8 Inoltre prima della novella legislativa 169/2007 che ha introdotto il terzo mm. 43 gg m m estintivo della dichiarazione di fallimento - z m interruzione sul procedimento era lasciata alla disponibilità del procuratore della parte defunta o cessata che poteva dichiararlo o meno in corso di causa. Con due sentenze del 2009 (n /2009 ) e del 2010 ( 14699/2010) le Sezioni Unite hanno evidenziato un contrapposto onere della parte avversaria latu sensu, z h g zz -e solo ad essa- m g z -o-o-o-o-o- Lasciando agli altri z m m m derivanti dalle ricadute sul processo delle affermazioni contenute nella sentenza n. 6070/2013 delle sezioni Unite, preme di puntualizzare le ragioni che hanno indotto il Collegio della seconda sezione intervento chiarificatore alle Sezioni Unite stesse. 8 a sollecitare un nuovo ù m m z soluzione da adottare va messo in rilievo: a) - che la causa sottoposta al giudizio della seconda sezione era iniziata con citazione notificata il 2 marzo 1990, dunque prima delle modifiche apportate. 164 gg 353/1990 g z ; b)- che una delle parti era deceduta prima della pubblicazione della sentenza di secondo grado; c) che il ricorso era stato notificato al procuratore della stessa, dopo ; d) che il controricorso delle parti che si erano dichiarate eredi del de cujus era stato notificato prima del decorso del termine c.d. lungo per l m g z g m non risultando notificata la sentenza di appello- : ciò posto, non essendo revocabile in dubbio la sussistenza del vizio

9 della vocatio in jus del ricorso indirizzato ad un soggetto che non era(più) la giusta parte del processo- era principio consolidato che la costituzione degli eredi della parte avesse un effetto sanante: 1 - dalla notifica del controricorso e quindi ex nunc g. 164, modifiche operate con legge 353/1990 (sempre che 9 avesse rispettato il termine lungo dalla pubblicazione della sentenza); 2 - dalla notifica del ricorso e quindi ex tunc- se relativa alle cause c.d. di nuovo rito ( cfr. ex multis Cass. Sez. V n. 776/2011; Cass. Sez. II n /2010; Cass. Sez. III n /2007;Cass. Sez. I, n. 7981/2007; Cass. Sez. Lav 21550/2004; Cass. Sez. Lav n.6045/2003; ). Con la recente sentenza delle Sezioni Unite n.6070/2013 del 13 marzo la soluzione in termini di sanatoria- sopra prospettata è stata z m m, m g m z h m esame, essendo un portato logico della dichiarata applicabilità dei principi successori laddove al z, g z, fossero sopravvissute o sopravvenute delle entità patrimoniali non interessate dal procedimento liquidatorio. Le Sezioni Unite hanno affermato che la erronea evocazione di giudizio di una parte che n g comportava la nullità della vocatio in jus e quindi la conseguente possibilità di sanatoria a seguito della costituzione della parte pretermessa- quanto piuttosto la inammissibilità del ricorso stesso, da dichiararsi anche di ufficio. Tale affermazione implicitamente presupponeva che il vizio consistesse nella radicale inesistenza della vocatio in jus, che solo in questo caso non si sarebbe. 164, g conseguenza, il ricorso che ne fosse affetto sarebbe stato, sempre e comunque, inammissibile.

10 La non soddisfazione per la predetta soluzione, ad avviso del Collegio della Seconda Sezione, sarebbe derivata non solo da una consolidata corrente interpretativa contraria alla insanabilità della costituzione degli eredi, quanto anche dalla considerazione che se pure si fosse voluto ricostruire il vizio in termini di inesistenza della vocatio peraltro difficilmente ipotizzabile, stante la continuazione della personalità - la vrebbe comunque reso irrilevante z g, m m h m m g z h g z ero partecipato tutti i soggetti che avevano diritto di esservi presenti. Non si rinveniva poi, nella detta sentenza, alcun cenno ad una relativizzazione della enunciazione della regula juris 10 al caso in esame e, anzi, la portata generale della surriferita statuizione appariva emergere dai richiami a precedenti sentenze della Corte, che si riteneva di non condividere, che trattavano la materia di citazione di parti defunte con connessa successiva costituzione degli eredi (Cass. Sez. I n. 7981/2007; Cass. Sez. III n /2007). -o-o-o-o-o- Quanto alla seconda ordinanza interlocutoria n /2013, che si accomuna al tema del dialogos per un aspetto secondario, vale a dire per la incidenza della mancanza (sopravvenuta) di valida procura, questa volta al fine di identificare il soggetto m professionale- ( h inammissibile), mi è sembrato di scorgere una lesione di continuità logica tra la parte motiva che espone la non condivisione al principio di cui alla sentenza delle Sezioni Unite n /2006, laddove riconosce la possibilità di una condanna diretta al difensore al quale non è mai stata conferita procura o al

11 quale la procura sia stata apparentemente conferita da soggetto del tutto estraneo al processo o addirittura inesistente, rispetto al dispositivo ordinanza di rimessione al Primo Presidente, in cui si pone a parametro della non condivisione del dictum della condotta di tali soggetti - delle Sezioni Unite, una valutazione di merito del procedimento- dalla quale desumere il disinteresse alla prosecuzione del processo. Appare necessaria al riguardo una delibazione di elementi di fatto che difficilmente emergerebbero dagli atti e che, comunque, non sarebbero h, conseguenza che gli stessi, non interessando direttamente il processo, non sarebbero neppure delibabili ne m g z g m. N z gg pagamento delle spese di lite si discute della legittimazione dello stesso ad esser parte di quella specifica frazione di procedimento. La valutabilità di tale presupposto, ad avviso di chi scrive, introdurrebbe un sub procedimento ( perché interessante, in thesi, parti diverse da quelle del procedimento principale ) la cui ammissibilità formerebbe oggetto di verifica senza i soggetti ( i successori della parte irritualmente rappresentata) nella cui sfera giuridica g z. -o-o-o-o-o- V m g del tutto parziale per la loro h zz rgomentativa si propongono le seguenti osservazioni. Si è m identificare i propri legittimi contraddittori che incontrerebbe il terzo creditore della società cancellata soprattutto se di grandi dimensioni- laddove si volesse mantenere la qualificazione della vicenda processuale derivante dalla cancellazione dell 11 m

12 societario in termini di successione ex art. 110 cpc con la conseguente necessità di evocare in gi z g. A g appare peraltro agevole rimarcare che, al di là della speranza di recupero, processualmente la presenza deg, essere assicurata dalla notifica per pubblici proclami ex art. 150 cpc: problema poi non si pone, o, quanto meno non si pone in termini di sanabilità, a latere actoris, laddove sia il procuratore della parte / / m g potenzialmente interruttivo, interessando tale vicenda la sola identificazione del soggetto assoggettato alla condanna alle spese. S è h m ocessualmente valido per poter coniugare il venir meno della società con la sua presenza in giudizio, senza passare per la notifica ai soci, sarebbe costituito dalla ultrattività della procura conferita dalla società ancora non cancellata: soluzione elegante ma h m m h m la fictio di perpetuazione del mandato al solo grado di giudizio rispetto al quale m è. Non appare condivisibile postulare, come qualcuno dei relatori ha suggerito, la separazione della vicenda di cessazione/estinzione in termini successori dalla, m : g m h g z one di figure giuridiche a contesti diversi da quelli di letterale riferimento, in tanto può rivestire una logica, utile per la discussione, in quanto avvenga per la intera fattispecie: in altri termini, se si postula una successione si presuppone una esti z h necessariamente universale -o-o-o-o-o- 12 il

13 In conclusione, dopo aver fatto tesoro delle suggestioni ricostruttive apportate nel presente seminario si può osservare che in ordine alla prima (cronologicamente) ordinanza interlocutoria, h, risulta sostanzialmente ribadito fetto di inammissibilità sulla impugnazione derivante dalla vocatio di un soggetto oramai estinto, abbia ricevuto più consensi che dissensi la ric z z m. 164 ( h S z Unite, con particolare autorevolezza, ebbero a propugnare nella sentenza n /1996 in ipotesi di successione nel processo) All illustrazione del contenuto e dei profili critici delle ordinanze di rimessione segue la relazione del prof. Proto Pisani Il problema da affrontare è complesso come tutti quelli che pongono in correlazione diritto sostanziale e. L g z cancellazione. E z S.U z z m h superi il binomio inesistenza/inammissibilità, in funzione di connessione/continuità. Si tratta di z z è g m g z mm. L è una norma eccezionale applicabile esclusivamente ai segmenti procedimentali in essa indicati. Occorre procedere ad una piccola correzione della sentenza delle S.U. n del 2013 mediante i principi contenuti in del Prima della pubblicazione della sentenza, in caso di evento interruttivo non h g z m g z 13

14 confronti del soggetto defunto il corr. 164 od. proc. civ. ultrattività del mandato, civ. I problemi del difensore con le parti sostanziali non dovrebbero riguardare le tecniche processuali di soluzione dei problemi. C è solutivo perché salva m g z z m m medesimo (i cui riflessi sono affrontati nella seconda ordinanza interlocutoria)- h Conclude le relazioni il dr. Celentano, che offre il punto di vista della giurisprudenza di merito I z, g z. C U R Formazione Decentrata presso la Corte di cassazione per avermi dato rtunità di partecipare ad un evento prestigioso come questo, e per la g g, zz g della platea degli spettatori. In secondo luogo, ritengo opportuno precisare che la ragione per cui il prof. Costantino ha convinto gli organizzatori a chiamarmi a partecipare al dibattito su cui è incentrato questo incontro ovviamente non è quella di far conoscere le mie personali idee riguardo alle specifiche questioni sollevate dalle ordinanze interlocutorie n /2013 della Seconda sezione civile (Pres. Piccialli, Est. Bianchini) e n /2013 della Prima sezione civile (Pres. Salmè, Est. Forte) della Corte di cassazione, che saranno ormai fra poco 14

15 affrontate dalla stessa Corte a Sezioni Unite, bensì quella di sentire dalla viva voce di un giudice di merito e, in particolare, di un magistrato che esercita di m z g ù giudizi pendenti g incerto stato della giurisprudenza in ordine agli effetti sul processo del venir meno delle parti e, in particolare, dei vizi e delle conseguenze delle impugnazioni proposte da o contro parti ormai non più esistenti fisicamente e/o giuridicamente. Cercherò pertanto di attenermi il più possibile alla conseguente implicita g g gg, h z m m, piuttosto che di prospettare soluzioni. Credo però che non esorbiti dal compito assegnatomi osservare che dalla sempl z /2013 m h mm potremmo dire in sé, poiché non dipendente da un vizio di carattere formale m g z contro una parte ormai estinta, che per la verità mi pare chiaramente esplicitata dalla sentenza delle Sezioni Unite della Corte di cassazione n del 12 marzo 2013 (Pres. Preden, Est. Rordorf) 1 ben oltre quanto dica la 1 E massimata come segue: «La cancellazione della società dal registro delle imprese, a partire dal momento in cui si verifica l'estinzione della società cancellata, priva la società stessa della capacità di stare in giudizio (con la sola eccezione della "fictio iuris" contemplata dall'art. 10 legge fall.); pertanto, qualora l'estinzione intervenga nella pendenza di un giudizio del quale la società è parte, si determina un evento interruttivo, disciplinato dagli artt. 299 e ss. cod. proc. civ., con eventuale prosecuzione o riassunzione da parte o nei confronti dei soci, successori della società, ai sensi dell'art. 110 cod. proc. civ.; qualora l'evento 15

16 z, g, m, m. Ma non è precisamente questa la sensazione che, almeno io ed i miei gh z C, m lettura di questa sentenza. La Corte di cassazione a g h z mm impugnazioni proposte da o contro società (cancellate dal registro delle imprese oppure, prima del 1 gennaio 2004, incorporate per fusione in altre società e perciò) estinte (cfr., per il primo caso, ad es., Cass., Sez. V, 6 giugno 2012,. 9110,.. D A z 2, e Cass., Sez. III, 21 dicembre 2011, n , Pres. Preden, Est. Amendola 3 ; per il secondo caso, Cass., Sez. V, 16 non sia stato fatto constare nei modi di legge o si sia verificato quando farlo constare in tali modi non sarebbe più stato possibile, l'impugnazione della sentenza, pronunciata nei riguardi della società, deve provenire o essere indirizzata, a pena d'inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci, atteso che la stabilizzazione processuale di un soggetto estinto non può eccedere il grado di giudizio nel quale l'evento estintivo è occorso». 2 Secondo la cui massima ufficiale: «La cancellazione dal registro delle imprese di una società di persone, analogamente a quanto avviene con riferimento ad una società di capitali, determina l'estinzione del soggetto giuridico e la perdita della sua capacità processuale. Ne consegue che, nei processi in corso, anche se essi non siano interrotti per mancata dichiarazione dell'evento interruttivo da parte del difensore, la legittimazione sostanziale e processuale, attiva e passiva, si trasferisce automaticamente, ex art. 110 cod. proc. civ., ai soci, che, per effetto della vicenda estintiva, divengono partecipi della comunione in ordine ai beni residuati dalla liquidazione o sopravvenuti alla cancellazione, e, se ritualmente evocati in giudizio, parti di questo, pur se estranei ai precedenti gradi del processo. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto ammissibile il ricorso per cassazione proposto contro il socio precedentemente estraneo al processo nei confronti di una società di persone che, parte nei precedenti gradi di giudizio, era stata poi cancellata dal registro delle imprese)». 3 Secondo la cui massima ufficiale: «In tema di fusione di società perfezionatasi prima dell'entrata in vigore del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, a partire dall'ultima delle iscrizioni nell'ufficio del registro delle imprese prescritte dall'art cod. civ. la società risultante dalla fusione assume tutti i diritti e gli obblighi 16

17 maggio 2012, n. 7676, Pres. Adamo, Est. Terrusi 4 ), talvolta espressamente g z morte della persona fisica (cfr. sent. ult. cit.), oppure confermato sentenze che h mm ad litem di una persona fisica già deceduta (sia pur nella fase successiva a quella in cui il suo decesso, se dichiarato o notificato dal suo procuratore, avrebbe prodotto z ) m m (.: C., S z. I, 13 maggio 2011, n , Pres. Vitrone, Est. Scaldaferri 5 ; Cass., Sez. III, ord. 5 di quella che si estingue. Ne consegue che l'impugnazione proposta dalla società incorporata dopo il perfezionamento dell'incorporazione è inammissibile, in quanto proveniente non dal soggetto legittimato ma da soggetto inesistente». 4 Secondo la cui massima ufficiale: «L'estinzione della società a seguito di cancellazione determina, nei processi in corso nei confronti dell'ente, l'applicazione delle regole generali dettate dagli artt. 299 e seguenti cod. proc. civ., poiché essa costituisce vicenda equiparabile alla morte della parte persona fisica. Ne consegue che, per difetto assoluto della "giusta parte" processuale, è inammissibile l'impugnazione proposta nei confronti di una società di capitali cancellata dal registro delle imprese nelle more del processo». 5 Secondo la cui massima ufficiale: «Qualora uno degli eventi idonei a determinare l'interruzione del processo si verifichi dopo la chiusura della discussione, ma prima della pubblicazione della sentenza, non sussiste la c.d. stabilizzazione della posizione giuridica della parte colpita dall'evento, nè si verifica alcuna ultrattività della procura conferita al suo difensore. Invero, l'art. 328 cod. proc. civ. è rivolto non soltanto a modificare la decorrenza dei termini per impugnare, ma, soprattutto, ad esprimere il principio generale, secondo il quale l'intervenuto mutamento della situazione soggettiva della parte incide sulla legittimazione attiva ad impugnare e passiva a ricevere la notificazione della sentenza, in tal modo riconoscendo la norma, in relazione ai successivi gradi del giudizio, l'automatica efficacia di quei mutamenti. Né a diversa conclusione conduce il disposto dell'art. 300 cod. proc. civ., il quale concerne la sola fase processuale in cui il mutamento della situazione soggettiva della parte si è verificato ed è insuscettibile di interpretazione estensiva, o dell'art. 286, primo comma, cod. proc. civ., che, nel necessario coordinamento con l'art. 328 cod. proc. civ., induce a interpretare la facoltà di scelta, da esso attribuita al notificante, non già tra la notifica nei confronti del deceduto e quella nei confronti degli eredi collettivamente e impersonalmente a norma dell'art. 303, secondo comma, cod. proc. civ., bensì tra quest'ultima e la notifica agli eredi stessi singolarmente e personalmente nel loro domicilio». 17

18 marzo 2009, n. 5387, Pres. Preden, Est. Frasca 6 ), senza alcuna indagine sulla z g m g g z controparte, od ancora dichiarato inammissibili impugnazioni proposte per errore inescusabile contro la parte deceduta (cfr. Cass., SS.UU., 19 dicembre 1996, n , Pres. Sgroi, Est. Borrè 7 ). Mancavano solo pronunzie della Suprema Corte che pervenissero alla medesima conclusi, è mm é m g z, h z m g z 6 Secondo la cui massima ufficiale: «Qualora uno degli eventi idonei a determinare l'interruzione del processo si verifichi nel giudizio di primo grado prima della chiusura della discussione (ovvero dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni e durante la pendenza del termine per il deposito delle comparse conclusionali e di replica), e tale evento non venga dichiarato né notificato dal procuratore della parte cui l'evento si riferisce, a norma dell'art. 300 cod. proc. civ., il giudizio di impugnazione dev'essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati. Ne consegue che, in caso di morte della parte verificatasi nella predetta fase, deve considerarsi inammissibile l'appello proposto dal difensore (nominato nel grado precedente) per conto del "de cuius", non essendo il diritto di impugnazione riferibile a questi, bensì esclusivamente al successore». 7 Secondo la cui massima ufficiale: «In caso di morte della parte, avvenuta dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado e prima della notifica della stessa ai fini della decorrenza del termine breve per l'impugnazione, questa va instaurata e deve svolgersi da e contro i soggetti che siano parti sostanziali attualmente interessate alla controversia ed al processo. Ove ciò non avvenga - in quanto l'appello sia proposto nei confronti della parte deceduta, dopo che il procuratore di questa abbia notificato la sentenza di primo grado senza specificare se a nome degli eredi della predetta parte e, comunque, senza fornire indicazioni idonee a consentire alla controparte di proporre appello contro di essi - si verifica una nullità dell'impugnazione che è suscettibile di sanatoria (con effetto, nell'ipotesi, esclusivamente "ex nunc", a norma dell'art. 164 cod. proc. civ. nel testo anteriore alla modifica di cui alla legge n. 353 del 1990, trattandosi di causa pendente al 30 aprile 1995) per effetto della costituzione degli eredi, ove questa avvenga quando ancora non sia maturato il termine annuale d'impugnazione (operante, nella specie, in quanto la descritta notificazione della sentenza impugnata non era idonea a far decorrere il termine "breve"). È, invece, inammissibile il ricorso per cassazione che, nell'indicata ipotesi, venga indirizzato nei confronti della parte deceduta, in quanto diretto contro persona diversa da quelle (gli eredi di detta parte) che hanno partecipato al giudizio di appello, senza che assuma rilievo che nell'intestazione della sentenza d'appello continui a figurare, per mero errore materiale, l'indicazione della parte defunta». 18

19 deceduta la cui morte non fosse stata dichiarata o notificata dal suo procuratore ad litem o comunque non fosse ancora emersa da atti del processo, per completare il mosaico. M m z mm ( é, m, m g z m g z / z ) h m g z o una persona fisica deceduta o una società estinta ci sembrava essere il più logico e, tutto sommato, equilibrato sbocco del travagliato itinerario percorso dalla giurisprudenza della Corte di cassazione segnato, per limitare lo sguardo agli anni più vicini a noi, dalla già citata sentenza delle Sezioni Unite n del 19 dicembre 1996 e dalle sentenze delle Sezioni Unite n del 28 luglio 2005 (Pres. Carbone, Est. Luccioli) 8 e n del 2009 (Pres. Carbone, Est. Bucciante), secondo la 8 Secondo la cui massima ufficiale: <Qualora uno degli eventi idonei a determinare l'interruzione del processo (nella specie, il raggiungimento della maggiore età da parte di minore costituitosi in giudizio a mezzo dei suoi legali rappresentanti) si verifichi nel corso del giudizio di primo grado, prima della chiusura della discussione (ovvero prima della scadenza dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, ai sensi del nuovo testo dell'art. 190 cod. proc. civ.), e tale evento non venga dichiarato né notificato dal procuratore della parte cui esso si riferisce a norma dell'art. 300 cod. proc. civ., il giudizio di impugnazione deve essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati: e ciò alla luce dell'art. 328 cod. proc. civ., dal quale si desume la volontà del legislatore di adeguare il processo di impugnazione alle variazioni intervenute nelle posizioni delle parti, sia ai fini della notifica della sentenza che dell'impugnazione, con piena parificazione, a tali effetti, tra l'evento verificatosi dopo la sentenza e quello intervenuto durante la fase attiva del giudizio e non dichiarato né notificato. Limitatamente, peraltro, ai processi pendenti alla data del 30 aprile rispetto ai quali non opera la possibilità di sanatoria dell'eventuale errore incolpevole nell'individuazione del soggetto nei cui confronti il potere di impugnazione deve essere esercitato, offerta dal nuovo testo dell'art. 164 cod. proc. civ., come sostituito dalla legge 26 novembre 1990, n. 353, nella parte in cui consente la rinnovazione, con efficacia "ex nunc", della citazione (e dell'impugnazione) in relazione alle nullità riferibili ai nn. 1 e 2 dell'art. 163 cod. proc. civ. - il dovere di indirizzare l'impugnazione nei confronti del nuovo soggetto effettivamente 19

20 quale m, m è, m g z z pronunziata nei confronti di una persona fisica deceduta deve essere rivolta e evento, giacché: g m, m m m è e ignoranza, anche se incolpevole, di tale ) g g,. 111 C., g ; b) «l eccezionale deroga introdotta dall art. 300 c.p.c., che consente la prosecuzione del giudizio nei confronti della parte deceduta, se il suo procuratore non dichiara o notifica l evento, non può essere ritenuta operante indefinitamente, anche nell eventuale grado successivo del giudizio»; c) «le norme in tema di impugnazione fanno tutte dipendere la validità dei relativi atti da presupposti prettamente oggettivi, sicché non lasciano spazio alcuno per attribuire rilievo a condizioni interne di buona fede». legittimato resta subordinato alla conoscenza o alla conoscibilità dell'evento, secondo criteri di normale diligenza, da parte del soggetto che propone l'impugnazione, essendo tale interpretazione l'unica compatibile con la garanzia costituzionale del diritto di difesa (art. 24 Cost.). Un'esigenza di tutela della parte incolpevole non si pone, in ogni caso, rispetto all'ipotesi del raggiungimento della maggiore età nel corso del processo, che non costituisce un evento imprevedibile, ma, al contrario, un accadimento inevitabile nell'"an" - essendo lo stato di incapacità per minore età "naturaliter" temporaneo - ed agevolmente riscontrabile nel "quando". (Nel caso di specie, relativo a giudizio introdotto anteriormente al 30 aprile 1995, la S.C. ha cassato quindi senza rinvio la sentenza impugnata, ritenendo, alla luce degli enunciati principi, che il processo non potesse essere proseguito nei confronti di una delle parti - divenuta maggiorenne nel corso del giudizio di primo grado, senza che tale evento fosse stato dichiarato o notificato dal procuratore costituito - essendo stato l'atto di appello notificato ai suoi genitori, nella qualità di esercenti la potestà, in data nella quale era ormai cessata la loro rappresentanza legale)». 20

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