Un nuovo paradigma energetico quale driver nei processi di rigenerazione urbana.

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1 Un nuovo paradigma energetico quale driver nei processi di rigenerazione urbana. Da sempre, le città sono soggette a processi di adattamento/rinnovamento conseguenti al degrado fisico ed ambientale di talune aree al proprio interno ma, negli ultimi anni, il fenomeno ha assunto dimensioni notevoli rispetto al passato. Nella realtà europea, la presenza di aree ove si concentrano le abitazioni degradate, gli edifici industriali dismessi, la mancanza di coesione sociale, ha creato uno iato tra due parti contrapposte della città: l una che prosegue (e persegue) il proprio sviluppo secondo determinati ritmi; l altra che rimane indietro avviandosi al degrado. Si tratta di un fenomeno che, nel tempo, ha assunto proporzioni preoccupanti portando con sé costi in termini economici e sociali oramai insostenibili, sintomatici del fallimento delle politiche comunitarie. Identificare, e riassumere, le cause di questo degrado non è semplice e, certamente, una soluzione basata sul tradizionale approccio della riqualificazione urbana incentrata solo sul piano urbanistico non si è dimostrata valida. È necessario affrontare la complessità di questi fenomeni con l ausilio di un altrettanto complesso strumento (programmatico e pianificatore), quello della rigenerazione che preveda la partecipazione dei cittadini e dei soggetti pubblici e privati interessati, alfine di integrare, in una stessa politica, contenuti di carattere urbanistico-edilizio e contenuti sociali e di sostenibilità ambientale. Il termine rigenerazione (in vece di riqualificazione) mantiene forti legami semantici con l aggettivo organico ricorrente negli anni 50 del Novecento: entrambi riecheggiano qualcosa di naturale in palese antitesi con la rigidità, materiale e di pensiero, peculiare della pianificazione urbanistica in Italia sostenitrice di un illimitata crescita edilizia-residenziale delle città a scapito dei territori naturali. La rigenerazione, quindi, diventa una sorta di luogo dell interazione tra urbs e civitas nel quale entrambi le componenti vengono valorizzate. Quell organismo vivente che è la città ha bisogno di essere aggiornato alle nuove esigenze, non quantitative ma qualitative, in considerazione dei cambiamenti del proprio modo di produrre, di lavorare e di impiegare il tempo libero: l innovazione passa dall ottimizzazione dell esistente. In un siffatto scenario, si innesta di diritto il tema/problema dell energia sebbene il termine rientri nel vocabolario della pianificazione urbana solo con l affermazione di una sensibilità ambientalista figlia della prima crisi petrolifera del Il presente vede l Energia imporsi come nodo delle politiche urbane diventandone uno dei punti focali a seguito del realistico scenario caratterizzato dal picco del petrolio, dall esaurimento delle risorse fossili e di una sicurezza energetica da perseguire attraverso l ottimizzazione di efficienza, riuso e il ricorso a fonti rinnovabili. In quanto luogo di svolgimento delle attività umane, la città è anche il luogo storico di concentrazione della domanda di energia (De Pascali P., 2008, p.7) e le città sono energia poiché tutto al loro interno viene disciplinato in base alle risorse disponibili. Tuttavia, attualmente, è

2 diffusa solo l attenzione alla tematica energetica in riferimento ai settori di consumo ed alle tecnologie di conversione mentre è ignorato il valore fisico-spaziale dell Energia nonostante l evoluzione dell insediamento urbano, nella storia, sia lo specchio dei continui sforzi dell uomo di soddisfare la propria domanda di energia. (Fanfani D., 2012). Il ruolo dell Energia per una città resiliente La città contemporanea, figlia di due rivoluzioni industriali, il cui sviluppo continua ad essere legato ad una disponibilità, ritenuta illimitata, di risorse energetiche, ha seguito esclusivamente regole di pianificazione produttiva, generatrice di un modello fortemente centralizzato, carico di limiti dentro e fuori la città (contrasto centro-periferia, degrado suburbano). L oramai raggiunto picco del petrolio e il rischio climatico ha indirizzato le scelte energetiche verso la fornitura da fonti rinnovabili che, seppur frenate dagli interessi legati al vecchio regime del fossile, potranno essere foriere di positivi effetti sull ambiente e di autodeterminazione energetica da parte dei settori produttivi. In Italia, la L. 10/1991 impone la presenza nei piani urbanistici comunali (per i comuni con popolazione superiore ai abitanti) di un Piano Energetico affinché il piano urbanistico stesso assuma in sé valenze di pianificazione energetica. Infatti, il parametro energia implica necessariamente l intervento sul sistema insediativo in quanto, i fattori da cui esso dipende, come densità, infrastrutture, mobilità sono campi precipui di azione dei piani comunali. Di contro, l esperienza ha dimostrato che il piano energetico si è configurato più come piano settoriale dotato di propria autonomia rispetto alla pianificazione urbana con il risultato che, ambedue i piani escono indeboliti da questa biforcazione. La logica predominante delle amministrazioni comunali è quella della suddivisione dei poteri anziché quella della sinergia d azione, con tutte le conflittualità che ciò comporta (De Pascali P., 2008). Affinché possa tradursi in pratica quello che spesso viene considerato un processo ideale, l UE ha stretto con le autorità locali, a sostegno del pacchetto Clima-Energia 2008, il Patto dei Sindaci, l'unico strumento europeo (su base volontaria) che mette in rapporto diretto i Comuni con l UE senza passare per livelli intermedi garantendo, pertanto, ai sindaci di agire sul proprio territorio. I comuni aderenti sono impegnati nella lotta contro il cambiamento climatico causato dalle emissioni di gas serra nell atmosfera e per pervenire a progetti concreti, i firmatari del Patto si impegnano a preparare un Inventario di Base delle Emissioni (IBE) e a presentare, entro un anno dalla firma, un Piano d Azione per l Energia Sostenibile (PAES o SEAP) in cui sono delineate le azioni principali che essi intendono avviare. Dall introduzione, in questo contesto, delle fonti di energia rinnovabile (FER) deriva il punto chiave della flessibilità locale che rompe il paradigma gerarchico e rigido costruito attorno alle fonti fossili che non può, in assoluto, essere considerato flessibile perché in antinomia con il concetto di esauribilità. Ciò che si

3 chiede alla pianificazione è transitare verso un modello flessibile per rispondere alla domanda di energia, con la minima dispersione possibile, che consenta una diversa organizzazione dell insediamento urbano. La città fossile ha raggiunto l apice del proprio sviluppo e, all uso delle fonti tradizionali ha corrisposto una precisa organizzazione delle relazioni socio-politiche e delle scelte di sviluppo con conseguenti effetti sul territorio: lo sprawl urbano, estremamente energivoro, sia per la fornitura e fruizione dei servizi, sia per quanto attiene le performance energetiche del tessuto insediativo. È venuta meno la capacità della città contemporanea di resistere adeguatamente a tutte quelle esternalità negative che ne minacciano l esistenza (perdita della resilienza), tra cui, gli eventi calamitosi di origine naturale, ulteriore conseguenza dell impermeabilizzazione dei suoli e del rilascio nell atmosfera di sostanze climalteranti. Il protocollo di Kyoto e le direttive dell UE ci pongono di fronte all esigenza di un cambiamento non legato esclusivamente agli ideali di sostenibilità quanto, perché imposto dalle leggi europee e nazionali che obbligano ad un inversione di rotta verso un decisivo aumento delle forniture energetiche da fonti rinnovabili. Ricorrere alle fonti rinnovabili, tuttavia, significa leggere le caratteristiche dei territori per orientare le tecnologie più adeguate prendendo in considerazione gli aspetti geo-morfologici e climatici, la coerenza tra patrimonio storico-culturale-paesaggistico e le competenze socio-economiche del territorio. Nel caso in cui non si tengano in considerazione questi elementi, si ripercorrerebbe la strada intrapresa dal sistema delle fonti fossili innescando meccanismi di dipendenza da fattori esogeni. La coerenza delle fonti rinnovabili con il territorio costituisce, insieme ad una forma urbana efficiente sul piano energetico e ad opportune politiche dei trasporti, un punto di riferimento per un corretto approccio della pianificazione al problema. Siamo di fronte ad un nuovo paradigma energetico basato sull uso delle energie rinnovabili che contiene, in nuce, l idea di una città non più quale grande fabbrica per il cui funzionamento è necessario un sistema di controllo centralizzato bensì un sistema di dispositivi distribuiti sul territorio che rappresentano un mercato energetico virtuale in cui tutti sono produttori e consumatori al tempo stesso. Nonostante queste evidenze, lo sviluppo delle FER incontra ancora, in molti contesti europei, anche virtuosi, non pochi detrattori per motivi connessi, sostanzialmente, all assenza di coinvolgimento della comunità locale nelle scelte pianificatorie e alle perplessità circa la capacità delle FER, di sostituirsi completamente alle fonti fossili. La via per arrivare alla gestione efficace dello scenario che si sta profilando si basa sulle reti e sulle infrastrutture energetiche controllate in modo intelligente in grado di coinvolgere gli utilizzatori finali di energia elettrica attraverso informazioni relative alla produzione presente ed attesa. Supporto di questo nuovo paradigma energetico, quindi, è il sistema Smart Grid in grado di estendersi dai quartieri alla città, una griglia in cui sono evidenziati dei punti reali, fissi, strategici per il modello energetico esistente (ad esempio, le cabine di trasformazione elettrica presenti in

4 città). Secondo la definizione formulata dalla European Technological Platform (ETP), la Smart Grid è una concezione innovativa di infrastruttura di rete, è una rete elettrica che può integrare in modo efficiente il comportamento e le azioni di tutti gli utenti ad essa collegati (generatori, consumatori e generatori-consumatori prosumers) per garantire un sistema economicamente efficiente, con basse perdite ed un elevato livello di qualità del servizio 1. I nodi della maglia sono i centri di consumo di energia che diventeranno anche produttori e, in quanto appartenenti ad una rete, saranno collegati a nodi elementari adiacenti, in una connessione bidirezionale. La politica delle reti può partire anche dalle periferie o dalle aree compromesse, ipotizzando soluzione impiantistiche che sappiano sfruttare le risorse locali per la riduzione delle emissioni operandone la rigenerazione. In questa configurazione, la rete energetica costituisce un applicazione dei principi di sussidiarietà e di responsabilità, poiché legge il tessuto urbano come un luogo di scambio attivo che favorisce le iniziative dei cittadini anche nell ambito delle funzioni sociali e amministrative con una gestione diretta di attività di interesse generale così come previsto dall art. 118 della Costituzione introdotto con la Legge costituzionale 3/2001. Alla base di una smart grid deve esserci la consapevolezza, da parte di utenti e amministratori, di non pensare che l energia rinnovabile sia un deus ex machina risolutore dei problemi delle emissioni e dell esaurimento delle fonti fossili piuttosto è necessario ragionare secondo una sorta di ordine gerarchico che vede il ricorso alle FER come ultimo step dopo il contenimento dei consumi e l incremento dell efficienza. Se è vero che una politica basata sui suddetti punti, da sola, non è sufficiente, costituisce comunque una fase propedeutica del ricorso all energia rinnovabile. Il cambiamento passa innanzitutto dai comportamenti di ognuno di noi, nelle vesti di cittadini e consumatori, per questo bisogna condividere, promuovere gli obiettivi e le azioni da sviluppare in sinergia con la programmazione locale per la costruzione di una nuova percezione del tema dell Energia. All interno di un siffatto contesto, la disciplina urbanistica, data la propria duplice natura, cognitiva e operativa, può agire su due livelli: un livello di indagine, per la descrizione ed interpretazione del fenomeno della diffusione del nuovo paradigma dell energia rinnovabile distribuita; un livello progettuale, in quanto modus operandi che si concretizza nell ipotizzare un disegno urbano agente sui consumi energetici, quale azione propedeutica all adozione di un nuovo modello di distribuzione dell energia. Ai fini dell emancipazione dall attuale sistema energetico, occorrerà intervenire sui tessuti urbani esistenti, attraverso processi di rigenerazione urbana secondo una metodologia che affianchi le azioni tecniche a modelli di comportamento di uso delle risorse disponibili radicalmente modificati. Il nuovo paradigma energetico rappresentato dalle FER che non trascura di indagare i 1 European SmartGrids Technology Platform: Strategic deployment document.

5 consumi di energia nelle città, condurrà, così, ad una nuova forma della stessa, espressione di una società post-energetica. BIBLIOGRAFIA Capurso L. (2010), Verso nuovi modelli e progetti di infrastrutturazione idrica ed energetica, in E. Marchigiani, S. Prestamburgo (a cura di), Energie rinnovabili e paesaggi. Strategie e progetti per la valorizzazione delle risorse territoriali, Franco Angeli, Milano, pp De Pascali P. (2008), Città ed energia, Franco Angeli, Milano. Droege P. (2006), The Renewable City. A comprensive guide to an urban revolution, John Wiley & Sons Ltd, Chichester (trad. It. La città Rinnovabile. Guida completa ad una rivoluzione urbana, edizioni Ambiente, Milano, 2008). Fanfani D. (2012), Forma insediativa e regime energetico locale, una nuova sfida per la pianificazione e per il progetto di territorio. Alcuni appunti in C. Fagarazzi e D. Fanfani (a cura di), Territori ad alta energia. Governo del territorio e pianificazione energetica sostenibile: metodi ed esperienze, University Press, Firenze, pp

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