Progetto SERGAN Sviluppo delle energie rinnovabili e studio reti locali per l'approvvigionamento del gas naturale

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1 INTERREG III A SARDEGNA / CORSICA / TOSCANA Progetto SERGAN Sviluppo delle energie rinnovabili e studio reti locali per l'approvvigionamento del gas naturale RELAZIONE DI SINTESI Studio per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Provincia di Sassari mirato ad integrare la pianificazione esistente (piano Territoriale di Coordinamento, Piano Urbanistico Provinciale, Piano Energetico Provinciale, etc.) ed all utilizzo di energia solare termica e fotovoltaica Insediamenti esistenti Energia prodotta Potenzialità effettive delle fonti di energia rinnovabile sul territorio Multiss S.p.A. Punto Energia Provincia di Sassari Pagina 1 di 66

2 Il presente studio è stato realizzato dal Punto Energia Provincia di Sassari Multiss S.p.A. in collaborazione con l Agenzia per l Energia e l Ambiente francese, ADEME, delegazione per la Corsica e l Agenzia Energetica della Provincia di Livorno, EALP, nel quadro del programma Interreg III A progetto Sergan, Italia Francia Isole, promosso dalla Provincia di Livorno, dalla Provincia di Sassari e dalla Regione Corsica. Consulente tecnico scientifico: Gemas srl Pagina 2 di 66

3 INDICE 1. LO SVILUPPO SOSTENIBILE Premessa L Unione Europea e lo sviluppo sostenibile: linee guida per gli stati membri e gli enti 8 territoriali minori 2. POLITICHE E STRUMENTI PER LA PROMOZIONE DELLE FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI La politica dell Unione Europea: linee guida per gli stati membri e gli enti territoriali minori Il Protocollo di Kyoto La politica italiana per le fonti rinnovabili Le fonti di energia ritenute rinnovabili Riferimenti legislativi generali Il ruolo degli enti locali: riferimenti generali Valutazione delle emissioni di gas serra LA PROVINCIA DI SASSARI Il contesto in cifre Il sistema energetico provinciale: sintesi LE FONTI RINNOVABILI IN PROVINCIA DI SASSARI La produzione elettrica da fonti rinnovabili: sintesi Lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili: la pianificazione locale Le linee di intervento Decreti Ministeriali Tetti fotovoltaico e Solare Termico Il POR Sardegna La Carbon Tax 23 Pagina 3 di 66

4 5. L ENERGIA SOLARE Il Sole: fonte inesauribile di energia L energia solare termica Il solare termico sperimentale Il solare termico nel settore residenziale Lo sfruttamento dell energia solare termica in Italia Il solare fotovoltaico I moduli fotovoltaici Applicazioni pratiche dell energia solare fotovoltaica Sistemi fotovoltaici stand alone Sistemi fotovoltaici grid connected Centrali fotovoltaiche Sistemi integrati negli edifici Il conto energia L UTILIZZO DELL ENERGIA SOLARE TERMICA IN PROVINCIA DI SASSARI La diffusione dei sistemi solari termici nel territorio provinciale La diffusione dei sistemi solari fotovoltaici nel territorio provinciale CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 63 WEBGRAFIA 65 OPERATORI ISTITUZIONALI 65 ASSOCIAZIONI ED ENTI 66 Pagina 4 di 66

5 Gemas srl: Tecnostruttura Coordinatore e responsabile dello studio Alessio TOLA Docente di Tecnologia ed economia delle fonti di energia presso la Facoltà di Economia dell Università degli studi di Roma Guglielmo Marconi Amministratore Delegato Gemas srl Revisione scientifica Giorgio CAU Professore Ordinario di Sistemi per l energia e l ambiente presso la Facoltà di Ingegneria dell Università degli studi di Cagliari Reperimento dati sul campo, ricerca bibliografica Maurizio DORO Amministratore Unico e Direttore Tecnico Prometeo Sistemi srl - Sassari Emanuele ENRICO Responsabile Tecnico Gemas srl Elaborazione dati, predisposizione testi Maurizio DORO Amministratore Unico e Direttore Tecnico Prometeo Sistemi srl - Sassari Francesca SERRA Ingegnere Meccanico Gemas srl Elena SETTIN Economista Ambientale Gemas srl Assistenza Tecnico Informatica SENES INFORMATICA snc Pagina 5 di 66

6 1 Lo sviluppo sostenibile 1.1 Premessa. Il dibattito sulla questione ambientale, nato tra gli anni 60 e 70 del secolo scorso con la formazione delle prime Associazioni ambientaliste, ebbe come nodo centrale il rapporto tra economia e ambiente, nella sempre più evidente necessità di preservare la qualità del patrimonio naturale e nella consapevolezza che, essendo le risorse del pianeta tendenzialmente esauribili, dovessero essere rivisti ed equilibrati i modelli di sviluppo. Nel 1972 la Conferenza di Stoccolma ("La Terra come capitale da preservare, nella considerazione del rapporto critico tra crescita ed ecosistema e del processo irreversibile costituito dallo sfruttamento delle risorse non rinnovabili"), affrontò per la prima volta su scala mondiale i temi ambientali e adottò una Dichiarazione all interno della quale la tutela dell ambiente diveniva parte integrante di uno sviluppo che fosse compatibile con le esigenze di salvaguardia delle risorse. Dalla consapevolezza di voler operare verso azioni orientate alla ecogestione del territorio e delle attività antropiche prende l avvio il concetto di Sostenibilità e Sviluppo Sostenibile, contenuto nel Rapporto Our Common Future (1987) della World Commission on Environment and Development (Commissione Bruntland), che gli diede la sua accezione più nota, ovvero lo sviluppo che garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri. Nascono proprio in quegli anni i presupposti dell economia ecologica e dell economia ambientale, come nuovo campo di studi ove rileggere e valutare le interrelazioni tra ambiente ed economia. L economia ambientale avvia, più specificamente, l approfondimento di alcune tematiche di particolare rilievo nella definizione e nella comprensione delle relazioni tra salvaguardia ambientale, perseguimento dell efficienza economica e fallimenti di mercato, come nel caso delle esternalità ambientali e del livello ottimo di inquinamento. Affronta, inoltre, il problema della valutazione economica delle risorse ambientali, degli strumenti di politica economica e fiscale per il controllo delle esternalità e dei problemi ambientali (imposte ambientali). Altro caposaldo dello sviluppo sostenibile è rappresentato dalla Conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992 che sancisce i 27 Principi su ambiente e sviluppo nei Principi delle foreste e l Agenda 21, in cui si riconosce che operar e Pagina 6 di 66

7 verso lo sviluppo sostenibile è principale responsabilità dei Governi e richiede strategie, politiche, piani a livello nazionale. Lo sviluppo sostenibile assume quindi le caratteristiche di concetto integrato, avocando a sé la necessità di coniugare le tre dimensioni fondamentali e inscindibili di Ambiente, Economia e Società, dal momento che risulta evidente come l azione ambientale da sola non possa esaurire la sfida: ogni piano o politica di intervento, infatti, deve rispondere ad una visione integrata e definire sia impatti economici che sociali ed ambientali. Il progresso tecnologico sostenibile si pone allora quale strumento per raggiungere l obiettivo di un uso oculato delle risorse naturali diminuendo il consumo di quelle non rinnovabili, della limitazione dei rifiuti prodotti e della sostituzione del capitale naturale (territorio, risorse materiali, specie viventi) con capitale costruito (risorse naturali trasformate). La Conferenza di Rio, contestualmente, lanciava la Convenzione sulla Diversità biologica, la Convenzione sui Cambiamenti climatici e quella sulla Desertificazione, adottata poi nel Altri eventi salienti riguardanti lo sviluppo sostenibile si sono verificati negli anni che seguirono la Conferenza di Rio, e tra questi si ricordano: Protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici; Convenzione di Aarhus sui diritti all informazione e alla partecipazione ai processi decisionali; Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite sui valori sui quali fondare i rapporti internazionali del terzo millennio; Protocollo di Montreal sulla biosicurezza; la Convenzione di Stoccolma sulle sostanze inquinanti non degradabili; Conferenza di Monterrey sui finanziamenti per lo sviluppo Vertice di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile, conclusosi con la presentazione del Piano di attuazione e la definizione di cinque nuovi targets. Pagina 7 di 66

8 1.2 L Unione Europea e lo sviluppo sostenibile: linee guida per gli Stati membri e gli Enti territoriali minori. Il Trattato di Maastricht annovera lo sviluppo sostenibile tra gli obiettivi dell Unione Europea ed una serie di eventi comunitari ne sanciscono ruolo e caratteri. Nelle conclusioni del Consiglio Europeo di Cardiff del 1998 veniva presentata la strategia per integrare la protezione dell ambiente nelle politiche comunitarie: nel Documento Introduttorio del Consiglio Europeo di Vienna, sempre nello stesso anno, e nelle Conclusioni del Consiglio Europeo di Helsinki nel 1999, veniva riconosciuta la necessità di attuazione di questa strategia. Sulla base dell esperienza maturata con il V Piano Europeo di Azione Ambientale Per uno sviluppo durevole e sostenibile, parallelo alla Conferenza di Rio ed al varo di Agenda 21, vennero definite le linee direttive sulla tutela ambientale e sulla sostenibilità dello sviluppo. Nel 2000 i Vertici del Consiglio Europeo, tenutisi a Lisbona e Nizza, gettavano le basi per una strategia socioeconomica globale e, con il Consiglio Europeo di Stoccolma nel 2001, si ribadiva l assoluta parità delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile (Ambiente, Economia, Società). E' comunque con il Consiglio Europeo di Goteborg che, nel 2001, prende avvio la Strategia europea per lo sviluppo sostenibile, secondo la quale gli effetti economici, sociali ed ambientali di tutte le politiche debbano costituire parte integrante del processo decisionale. Questi principi sono confermati e ribaditi nel vertice del Consiglio Europeo di Barcellona nel 2002, ove viene affermata l importanza del VI Piano d Azione Ambientale europeo in materia di ambiente, in quanto strumento essenziale per lo sviluppo sostenibile nella prospettiva di Johannesburg. Il VI Piano d Azione Ambientale europeo 2002/2010 Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta (2001) definisce la politica ambientale comunitaria fino al 2010, legandola a 4 campi di azioni prioritarie (cambiamenti climatici; natura e biodiversità; ambiente, salute, qualità della vita; uso sostenibile delle risorse) e sostenendo la promozione di Agenda 21 locale, l intervento sul sistema dei trasporti, l adozione degli indicatori ambientali urbani. Uno degli elementi emergenti è che la dimensione urbana assume, dopo Johannesburg, un rilievo ancora maggiore ed è parte integrante della strategia di sostenibilità dell Unione e degli obiettivi fissati nei vertici di Lisbona, Goteborg e Barcellona sopracitati. Pertanto laddove Johannesburg sancisce la necessità di passare dall Agenda all Azione, ovvero dalla individuazione di problemi, metodi e strategie alla effettiva realizzazione di interventi sul campo, non solo in termini ambientali in senso stretto ma in termini più complessi di concertazione, partecipazione, condivisione, appare evidente come la Pagina 8 di 66

9 sperimentazione di Agenda 21 sia una reale occasione per lanciare programmi di rinnovo e riqualificazione urbana e territoriale. 2. Politiche e strumenti per la promozione delle fonti energetiche rinnovabili (FER) 2.1 La politica dell Unione Europea: linee guida per gli Stati membri e gli Enti territoriali minori. Lo sviluppo dell energia rinnovabile è da tempo argomento centrale della politica energetica comunitaria e con il Libro Bianco Energia per il futuro: le fonti energetiche rinnovabili il Parlamento ha presentato gli obiettivi della politica energetica della Comunità e gli strumenti per perseguirli. Oltre che aver indicato i tre grandi traguardi della politica energetica (miglioramento della competitività, sicurezza dell approvvigionamento, protezione dell ambiente), la Commissione ha indicato il 2010 come termine entro il quale il contributo delle fonti energetiche rinnovabili (FER) al consumo interno lordo di energia dovrà raggiungere la percentuale del 12%. La direttiva 2001/77/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 Settembre 2001 sulla promozione dell energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell energia elettrica costituisce il principale riferimento nel settore delle fonti rinnovabili di energia sia a livello di principi e definizioni generali che di norme e regole per quanto concerne la produzione di energia elettrica. Attraverso tale direttiva il Parlamento europeo riconosce la necessità di promuovere in via prioritaria le fonti energetiche rinnovabili, il cui potenziale di sfruttamento è attualmente sottoutilizzato. Come illustrato nel Libro bianco, l incremento di energia elettrica prodotta da FER è una parte importante del pacchetto di misure necessarie per conformarsi al Protocollo di Kyoto. 2.2 Il Protocollo di Kyoto Già nel 1990 il primo rapporto dell IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) segnalava l urgenza di ridurre le emissioni dei gas serra, in particolare di anidride carbonica. All impegno di riduzione erano richiamati soprattutto i Paesi industrializzati. Nella Conferenza delle Nazioni Unite tenutasi a Kyoto nel Dicembre 1997, la Comunità internazionale ha assunto l impegno di ridurre, nel periodo , le emissioni di gas serra del 5% circa rispetto al L impegno dell Unione Europea in tal senso riguarda una quota dell 8% di gas serra. L Italia, in seguito alla revisione degli accordi tra gli Stati membri dell Unione, dovrà ridurre le proprie emissioni del 6,5% rispetto ai Pagina 9 di 66

10 livelli raggiunti nel 1990, secondo quanto disposto dalla Legge 120/2002 di recepimento della direttiva europea di adesione al Protocollo di Kyoto. Ma realisticamente gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra possono essere raggiunti solo modificando sensibilmente gli attuali modelli energetici dei paesi industrializzati. Si calcola che l Italia in particolare, dovrà investire quasi 50 miliardi di Euro per realizzare un sistema energetico più moderno ed efficiente. 2.3 La politica italiana per le fonti rinnovabili Le fonti di energia definite rinnovabili (FER) Il D. Lgs. 387/03 definisce l elenco delle fonti energetiche rinnovabili o fonti rinnovabili: eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas. In particolare, per biomasse si intende: la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonche' la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani; Riferimenti legislativi generali La legge 10/91 stabilisce che l uso delle fonti di energia rinnovabile è da considerarsi di pubblico interesse e utilità. Il principale strumento di incentivazione alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stato definito con D. Lgs. 79/1999 (Decreto Bersani) che, emanato in attuazione della direttiva 92/97/CE, introduce il nuovo meccanismo dei Certificati Verdi. Con questo decreto legislativo è stato introdotto un criterio di sostegno alle fonti rinnovabili basato su logiche di libero mercato: esso, infatti, dal 2002 obbliga i soggetti produttori o importatori di energia elettrica non rinnovabile, di immettere nella rete elettrica nazionale una quota del 2% (modificabile per decreto) di energia generata da fonte rinnovabile in impianti entrati in servizio successivamente al 1 Aprile La Delibera n. 6/92 del Comitato Interministeriale Prezzi (Cip 6) fissa le maggiorazioni sui prezzi di acquisto da parte dello Stato dell energia elettrica prodotta da fonti di energia rinnovabile e assimilate. Alla luce dei fatti le fonti assimilate alle FER, soprattutto scarti di raffineria petrolifera e rifiuti non biodegradabili, godono attualmente di sovvenzioni di gran lunga più consistenti delle fonti energetiche rinnovabili convenzionali. Una dimensione ufficiale del fenomeno emerge dalla Relazione della X a Commissione della Camera dei Deputati del 6 Novembre 2003, il cui presidente ha quantificato le sovvenzioni statali per le fonti assimilate alle rinnovabili in circa miliardi di Lire, definendole Una tassa occulta in favore dei petrolieri. Pagina 10 di 66

11 Nel solo anno 2003 il Gestore Nazionale della Rete ha pagato elettricità da fonti assimilate per 3.281,4 milioni di euro, come emerge dalla Relazione annuale 2004 del Presidente dell Autorità per l Energia (II^ sezione, pag ). Limitatamente agli impianti di generazione elettrica di piccola taglia, l articolo 10, comma 7, primo periodo, della legge n. 133/99 prevede che l esercizio di impianti che utilizzano fonti rinnovabili di potenza elettrica non superiore a 20 kw, anche collegati alla rete, non è soggetto agli obblighi di cui all articolo 53, comma 1, del testo unico approvato con decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e l energia consumata, sia autoprodotta che ricevuta in conto scambio, non è sottoposta all imposta erariale ed alle relative addizionali sull energia elettrica Il ruolo degli Enti locali: riferimenti generali Il D. Lgs. 112/98 indica la ripartizione delle competenze in tema di politiche energetiche tra Stato, Regioni ed Enti locali: allo Stato spetta l elaborazione e la definizione degli obiettivi e delle linee di politica energetica nazionale, nonché l adozione degli atti di indirizzo e di coordinamento al fine di articolare una programmazione energetica a livello regionale; alle Regioni sono delegate le funzioni amministrative in tema di energia, ivi comprese quelle relative alle fonti rinnovabili; agli Enti locali sono attribuite mansioni amministrative in materia di controllo sul risparmio energetico e sull uso razionale dell energia. In particolare alle Province, nell ambito delle linee di indirizzo e coordinamento previste nell ambito dei piani energetici regionali, è delegata la redazione e l adozione di programmi di intervento per la promozione delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico. Con il D. Lgs. 387/03 si dà attuazione alle disposizioni contenute nella direttiva 2001/77/CE per la definizione di un quadro di riferimento nazionale in materia di promozione delle fonti rinnovabili di energia. In particolare l art. 10 stabilisce che le Regioni possono adottare misure per promuovere l aumento del consumo di energia elettrica da fonti rinnovabili nei rispettivi territori, aggiuntive rispetto a quelle nazionali, fatte salve le competenze delle Regioni a statuto speciale e delle Province autonome di Trento e Bolzano, che operano ai sensi dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione. E interessante ricordare infine che l art. 3 della Legge 10/91, riferendosi agli edifici di proprietà pubblica o adibiti ad uso pubblico sancisce l obbligo di soddisfare il fabbisogno energetico degli stessi favorendo il ricorso a fonti rinnovabili di energia o assimilate salvo impedimenti di natura tecnica o economica. La tabella 2.1 mostra gli incrementi di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile dal 1995 al 2003: si nota come la risorsa solare sia ancora ampiamente sottoutilizzata. Pagina 11 di 66

12 Tabella 2.1: Produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Italia (milioni di kwh) Fonti Idroelettrico Eolico Fotovoltaico Geotermoelettr Rifiuti urbani Legna Biogas Totale Fonte: ENEA 2.5 Valutazione delle emissioni di gas serra. Come precedentemente accennato (2.2), entro il 2010 l Italia dovrà ridurre le proprie emissioni di gas serra del 6,5% rispetto al 1990, secondo quanto stabilito dagli accordi di Kyoto. Nel 2000 l Italia è stata responsabile dell emissione di 452 milioni di tonnellate di CO 2 contro i circa 400 milioni del 1990, registrando quindi un trend di emissioni momentaneamente in crescita. Nel 1990 il 64% delle emissioni di CO 2 era causato dall utilizzo di prodotti petroliferi, percentuale ridottasi nel 2000 in seguito al ridimensionamento del loro utilizzo a favore del gas metano. L obiettivo dichiarato è di ridurre entro il 2010 l emissione media di CO 2 per kwh da 0,53 Kg a 0,43 Kg. Tabella 2.2: Intensità carbonica media del kwh elettrico (kg CO 2 /kwh) Mix elettrico kgco 2 /kwh 0,62 0,53 0,43 (obiettivo) Fonte: ENEL - ENEA Pagina 12 di 66

13 A livello locale nel decennio si sono registrati forti incrementi complessivi di emissioni per quasi tutte le Regioni, con l esclusione della Val d Aosta, Liguria, Campania e Calabria. Gli aumenti sono dovuti a incrementi di produzione e consumi di energia, e all entrata in funzione di nuove centrali termoelettriche. In particolare in Sardegna la produzione termoelettrica è responsabile di oltre il 40% delle emissioni di regionali di CO 2, contro una media nazionale del 30,7%. Tabella 2.3: Emissioni di CO 2 per settori raffronto Italia Sardegna anno 2000 (migliaia di t). Sardegna Italia ktco 2 % ktco 2 % Termoelettrico , ,7 Trasporti , ,1 residenziale 811 4, ,9 terziario 272 1, ,8 Ind.manifatt , ,4 Settore ener , ,1 Agricoltura 269 1, ,9 Totale settori (fonte: ENEA) Tale incidenza si ripercuote particolarmente sulla suddivisione delle emissioni totali per abitante, che vedono la Sardegna al terzo posto con 10 tonnellate procapite di CO 2 dopo la Liguria (12,4 tco 2 /abitante) e la Puglia (10,4 tco 2 /abitante), contro una media nazionale di 7,3 tonnellate. Tabella 2.4: Indicatori di consumo energetico e di emissioni di CO 2 Italia Sardegna anno 2000 (migliaia di t) Fonte: ENEA ktco 2 PIL M Abitanti tco 2 /M tco 2 /abitante Sardegna Italia Appare evidente che il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, contenuti nelle delibere CIPE 137/98 e 123/02, non può prescindere da una attenta pianificazione energetica locale tendente principalmente alla razionalizzazione Pagina 13 di 66

14 della produzione energetica ed elettrica, alla razionalizzazione del consumo energetico, e soprattutto allo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia. La tabella 2.4 riassume l insieme delle risorse finanziarie annualmente disponibili da parte delle Regioni per i loro programmi di incentivazione delle fonti rinnovabili e degli usi efficienti dell energia (il riparto regionale dei fondi derivanti dalla carbon tax non è stato riconfermato negli anni successivi). Tabella 2.5: Risorse finanziarie delle Regioni per attività in campo energetico (milioni di ) REGIONI Carbon Tax Trasf. Energia 1% accise DMA 21/05/01 DL 112/98 benzine Totale energia Valle d Aosta Piemonte Lombardia P.A Trento P.A. Bolzano Veneto Friuli V.G Liguria Emilia Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna Totale Fonte: ENEA La tabella 2.6 riporta i valori relativi a potenza efficiente, energia netta prodotta ed emissioni di CO 2 per unità di energia prodotta nel 2000 da fonte termoelettrica (g/kwh) in un interessante confronto fra la media nazionale e i livelli delle Regioni a Statuto speciale. A livello nazionale l emissione di CO 2 è diminuita dai 725 grammi per kwh prodotti nel 1990, ai 630 grammi del La Sardegna tuttavia fa registrare ancora una bassa Pagina 14 di 66

15 percentuale di consumo energetico da fonti rinnovabili (3,3% contro la media nazionale del 18,8% - Val d Aosta 287,0%). Anche le emissioni specifiche di CO 2 (g/kwh) da impianti termoelettrici in Sardegna evidenziano in primo luogo una minore efficienza degli impianti e, soprattutto, gli effetti della indisponibilità di gas naturale, che da un lato impone il ricorso a combustibili fossili (carbone in particolare) a maggiore rapporto carbonio/energia, e dall altro impedisce l impiego delle migliori tecnologie per la generazione elettrica, basate sui cicli combinati. Tabella 2.6: Struttura e indicatori della produzione termoelettrica nelle Regioni a Statuto speciale anno Potenza efficiente lorda totale MW Potenza efficiente lorda termoel. MW Produz. lorda totale GWh Val d Aosta Trentino Friuli V.G. Sicilia Sardegna Italia Produz. Termoel. GWh Produz. lorda FER GWh Emissioni CO 2 kt Rapporto prod. FER/ consumi en. Elettr. % Emiss. Co 2 da prod. Termoel. g/kwh Emiss. Co 2 da prod. Totale g/kwh CO 2 evitata da prod. FER kt ,0 188,9 16,9 4,1 3,3 18, Fonte: ENEA su dati GRTN Pagina 15 di 66

16 3. La Provincia di Sassari 3.1 Il contesto in cifre. Secondo i dati ufficiali aggiornati al 1999 la popolazione residente su un area di Km 2 ammonta a circa 459 mila abitanti, concentrati in larga misura nei centri urbani maggiori di Sassari, Olbia, Porto Torres, Tempio, Alghero, Ozieri, con una densità di 95 abitanti per km 2 nell area più popolosa del Nord Ovest del territorio provinciale. Come conseguenza della nascita della nuova Provincia della Gallura, la cui popolazione residente ammonterebbe a circa 164 mila unità, il dato sulla popolazione residente della ridimensionata Provincia di Sassari si attesterebbe a circa 295 mila unità. 3.2 Il sistema energetico provinciale sintesi. La situazione generale del sistema energetico della Provincia di Sassari è caratterizzata da una pressoché totale dipendenza dai prodotti petroliferi e conseguentemente da una insignificante diversificazione delle fonti di energia. Il sistema energetico provinciale (Grafico 3.1) dipende infatti per il 99% dal petrolio (Sardegna 94,4% - Italia 54,6% - U.E. 44%) e solo per l 1% da altre fonti. Grafico 3. 1: Bilancio energetico della Provincia di Sassari (1997): Confronto tra il ruolo dei prodotti petroliferi ed altre fonti. Sistema Energetico Provinciale 100% 99% 50% 0% Prodotti petroliferi 1% Altre fonti Fonte: PEPS Sassari I dati evidenziano pertanto la rigidità e la vulnerabilità del sistema energetico provinciale la cui inefficienza, non potendo contare sull utilizzo di gas naturale, che sul piano nazionale soddisfa circa il 28,9% dei consumi finali e il 22,8% della produzione di Pagina 16 di 66

17 energia elettrica, e in assenza di concrete politiche di sostegno allo sfruttamento delle fonti rinnovabili si traduce in maggiori costi sia produttivi che ambientali. La produzione netta di energia elettrica in provincia nel 1997 è stata pari a Gwh, corrispondente al 47% della produzione su base regionale, di cui 800 Gwh da autoproduzione, corrispondente a circa il 50% delle autoproduzioni su base regionale (vedi Grafico 3.2). Figura 3. 2 : Bilancio energetico della Provincia di Sassari. Confronto tra dati di produzione elettrica e quote di autoproduzione tra la Provincia di Sassari e la Regione Sardegna. PRODUZIONE ENERGIA ELETTRICA E AUTOPRODUZIONE GWh Provincia di Sassari Sardegna Produzione en. Elettrica Autoproduzion e Fonte: PEPS Sassari. I consumi di energia elettrica in provincia nel 1997 (vedi Grafico 3.3) sono stati pari a Gwh, corrispondente al 22,25% dei consumi elettrici regionali, di cui Gwh nell industria, 597 Gwh nel residenziale, 420 Gwh nel terziario e nei servizi e 35 Gwh nell agricoltura. Pagina 17 di 66

18 Grafico 3. 3 : Bilancio energetico della Provincia di Sassari. Ripartizione per settori dei consumi provinciali di energia elettrica CONSUMI DI ENERGIA ELETTRICA 2226 GWh Industria Residenziale Terziario Agricoltura TOTALE Fonte: PEPS Sassari. Dal confronto si può dedurre che l energia elettrica prodotta sul territorio è maggiore di quella consumata e concorre ai consumi elettrici regionali con una ulteriore quota intorno al 29%, con un saldo netto in uscita di GWh. Il consumo medio annuo risulta essere di kwh/abitante contro una media nazionale di kwh/abitante ed una media regionale kwh/abitante (Grafico 3.4). Grafico 3.4: Bilancio energetico della Provincia di Sassari. Confronto tra i dati di consumo pro-capite di energia elettrica in Provincia di Sassari, la Regione Sardegna e l'italia Fonte: PEPS Sassari kwh/abitante CONSUMO MEDIO ANNUO PER ABITANTE Provincia di Sassari Sardegna Italia Pagina 18 di 66

19 Occorre evidenziare infine che i consumi riferiti ai settori del terziario e del residenziale sono significativamente più alti rispetto alla media regionale. Il dato illustrato nel Grafico 3.5 evidenzia, rispetto ai consumi elettrici finali totali, il valore del 45,52 % (terziario + residenziale) in provincia, contro il valore del 32,36 % della media regionale. Ciò trova giustificazione nelle differenti condizioni climatiche rispetto al resto dell isola, negli usi termici non obbligati stagionali (turismo) e solo in parte nel maggiore sviluppo complessivo nel settore civile in Provincia di Sassari. Grafico 3. 5 : Bilancio energetico della Provincia di Sassari. Confronto consumi elettrici Provincia di Sassari e Regione Sardegna Confronto dei consumi elettrici provinciali e regionali 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% Industria Residenziale Terziario Agricoltura Provincia di Sassari Sardegna Fonte: PEPS Sassari. 4 Le fonti rinnovabili in Provincia di Sassari 4.1 La produzione elettrica da fonti rinnovabili: sintesi La percentuale di energia elettrica prodotta da fonti diverse dai prodotti petroliferi in provincia di Sassari è decisamente marginale, rappresentando infatti soltanto l 1% della produzione complessiva. Tale percentuale è costituita quasi esclusivamente dall apporto delle fonti idroelettrica ed eolica (vedi tabella 4.1). Pagina 19 di 66

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