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1 77 le infrastrutture 7. Le infrastrutture 7.1 LA SPESA PUBBLICA NEL MEZZOGIORNO Alcune recenti analisi e valutazioni strutturali (1) hanno evidenziato che a partire dal 2000 gli investimenti fissi lordi totali hanno avuto un andamento di crescita del Mezzogiorno sempre inferiore rispetto alle regioni del Centro Nord. La spesa in conto capitale effettuata dalla P.A. nel Mezzogiorno, nel periodo dal 2000 al 2007, scende dal 39,1 al 35,3% della spesa totale nazionale, registrando volumi sostanzialmente costanti nell arco temporale considerato. Dal 2001 al 2006, in particolare, i dati del Ministero dello Sviluppo Economico indicano che la spesa in conto capitale nel Mezzogiorno è aumentata da 21 a 22,3 miliardi di euro (+5,7%) mentre nel resto del Paese è passata da 31 a 38,2 miliardi di euro (+23,2% in termini nominali). Tale sostanziale redistribuzione territoriale delle risorse pubbliche, largamente inferiore agli obiettivi ed agli stanziamenti programmati, è confermata, inoltre, anche dai dati relativi alla spesa corrente del settore pubblico allargato, che nelle regioni meridionali manifesta, nel periodo , uno scarto del 28,3% rispetto alle aree del Centro-Nord. La spesa pubblica nel Mezzogiorno non opportunamente bilanciata dagli effetti positivi che dovrebbero conseguire dall utilizzo delle risorse comunitarie, solo limitatamente addizionate di spesa pubblica nazionale, risulta parzialmente beneficiata dagli effetti delle politiche di consistenti trasferimenti di incentivi alle imprese. Si è così prodotto un sostanziale incremento dei livelli di pressione fiscale consentiti ad enti locali e Regioni del meridione, riducendo complessivamente le condizioni di miglioramento dei servizi resi e delle dotazioni infrastrutturali, condizionando pesantemente il più generale recupero di competitività necessario al Mezzogiorno e a all intero Paese. La scarsa qualità ed inefficienza delle amministrazioni locali, unite ad una ridotta capacità di programmazione delle azioni e di gestione della spesa, contribuisce in tal modo alla determinazione di un quadro complessivo senza dubbio preoccupante per l evoluzione dello sviluppo del Mezzogiorno. 7.2 GLI INVESTIMENTI PER FERROVIE E PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI Per quanto riguarda gli investimenti in infrastrutture nel Mezzogiorno due indicatori sono particolarmente interessanti e sintomatici degli andamenti della distribuzione territoriale della spesa pubblica: gli investimenti per le ferrovie e la spesa in conto capitale destinata alla gestione dei rifiuti urbani. Per quanto riguarda il primo indicatore, i dati disponibili dimostrano che la spesa in conto capitale per le ferrovie, nel corso degli anni dal 1996 al 2005, è passata nel Mezzogiorno da 729 a miliardi di euro mentre nel Centro-Nord è più che triplicata, passando da a miliardi.

2 78 Tab. 1 Spesa in conto capitale per le ferrovie, Centro-Nord e Mezzogiorno, anni , valori in miliardi di euro Centro-Nord Mezzogiorno Fonte: Elaborazione Servizio Statistica Camera di Commercio di Napoli su dati Banca d B.I.P. Disparità altrettanto marcate emergono dalla lettura dei dati sulla ripartizione territoriale della spesa per la gestione dei rifiuti urbani. Il Rapporto 2007 del Dipartimento delle Politiche di Sviluppo documenta che in la spesa in conto capitale del settore pubblico allargato per la gestione dei rifiuti urbani e assimilabili ammonta, in media annua , a 712 miliardi di euro ed è concentrata per oltre l 80% nel Centro- Nord. Il dato più significativo è rappresentato però dalle stesse spese in rapporto alla popolazione residente: i valori pro capite si attestano, nel Mezzogiorno, in media annua su 6,7 euro, contro un valore più che doppio al Centro-Nord dove è pari a 15,5 euro. Tab. 2 Spesa media annua in conto capitale al netto delle partite finanziarie del settore pubblico allargato - gestione dei rifiuti urbani Spesa media annua (milioni di euro costanti 2000) Mezzogiorno 138 Centro-Nord Spesa media annua pro capite (euro costanti 2000) 6,7 15,5 12,3 Fonte: elaborazioni UVAL-DPS su Banca dati Conti Pubblici Territoriali 7.3 LA SPESA PUBBLICA DESTINATA AL SISTEMA DEI TRASPORTI IN CAMPANIA I dati presentati in questo rapporto e relativi alle spese per i trasporti realizzate nel 2006 da Regioni, Province e Comuni capoluogo, evidenziano la notevole disparità territoriale nella spesa complessiva (corrente e in conto capitale) destinata ad investimenti, contributi e spese di funzionamento e mantenimento dei sistemi locali delle infrastrutture di trasporto. Mentre alle amministrazioni meridionali è imputabile il 27,5% della spesa complessiva realizzata nel 2006, oltre un terzo della quale riconducibile alle sole spese sostenute nella regione Campania, le regioni del Centro-Nord spendono il restante 72,5%. Tab. 3 Distribuzione territoriale delle spese correnti, di contributi e in conto capitale per i trasporti di Regioni, Province e Comuni capoluogo - grandi circoscrizioni territoriali - anno 2006 % spese Centro-Nord Sud e Isole Campania 72,5 27,5 10,1 100 Fonte: elaborazione su dati Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

3 79 le infrastrutture 7.4 LE INFRASTRUTTURE DEL SERVIZIO IDRICO La gestione della risorsa acqua nel Mezzogiorno sconta da decenni problematiche irrisolte a fronte delle quali gli interventi programmati e realizzati dai diversi soggetti coinvolti e le notevoli risorse destinate, sembrano solo aver parzialmente inciso sulla qualità, sull efficienza ed efficacia delle infrastrutture realizzate per il servizio di distribuzione idrico. La recente pubblicazione della ricerca Risorse idriche e sviluppo economico, realizzata dall Associazione Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, mette a disposizione una articolata e completa analisi sugli scenari economici e finanziari e sugli assetti normativi del settore idrico nelle regioni meridionali. Lo studio evidenzia, in sintesi, che non sempre le risorse pubbliche hanno pienamente raggiunto gli obiettivi prefissati in termini di investimenti effettuati ed infrastrutture realizzate. Una delle priorità per i prossimi anni sarà dunque trovare meccanismi rivolti a migliorare l efficienza e l efficacia dell utilizzo dei fondi per consentire un più concreto sviluppo ed un conseguente miglioramento del servizio idrico. Dall analisi condotta sui dati territoriali nazionali emerge, in primo luogo, l elevata dispersione idrica che caratterizza le reti di distribuzione del Mezzogiorno, in media del 37,41%, mentre nelle regioni centro-settentrionali tale valore è del 30,12%; per la Campania la dispersione di acqua risulta del 36,8%. La ricerca fornisce poi una serie di informazioni per ATO (Ambito Territoriale Ottimale) dove, per la provincia di Napoli, sono rilevate una serie di criticità dovute ad una situazione caratterizzata tra l altro da consistenti perdite di rete, da fenomeni di interruzione del servizio ed un non adeguato stato di conservazione delle strutture e delle reti cittadine che per il 50% circa risultano particolarmente vetuste e per il 25% insufficienti. Tab. 4 Vetustà delle reti di distribuzione idrica (valori in km) Data di posa in opera insufficiente sufficiente totale > 50 anni anni < 30 anni Totale Fonte: Piano d ambito ATO 2 Napoli-Volturno cit. in SRM, Risorse idriche e sviluppo economico Il grado di copertura dei servizi di depurazione e di fognatura appare, inoltre, estremamente differenziato sul territorio di interesse dell ATO Napoli-Volturno. Mentre per la città di Napoli il grado di copertura dei due servizi è al 95%, in altri ambiti territoriali tale valore è insufficiente e sensibilmente più basso fino a raggiungere livelli estremamente modesti per le isole del Golfo. Tab. 5 Copertura del servizio di depurazione e di fognatura (valori % per aree omogenee) Zona Nord Volturno Sud Volturno Napoli Isole Depurazione (grado di copertura) 34% 82% 95% 12% Fognatura (grado di copertura) 77% 87% 95% 49% Fonte: Piano d ambito ATO 2 Napoli Volturno cit. in SRM, Risorse idriche e sviluppo economico

4 I NUOVI INDICATORI DI DOTAZIONE INFRASTRUTTURALE In questo numero del Rapporto sull economia napoletana sono presentati i nuovi indicatori provinciali di dotazione infrastrutturale elaborati dall Istituto Tagliacarne e riferiti all anno Rispetto alle elaborazioni fornite negli scorsi anni, tale indicatore è stato ulteriormente affinato e tiene conto dell offerta disponibile di ciascuna tipologia di infrastruttura e della relativa domanda potenziale specifica di quello stesso indicatore a livello territoriale. Il risultato è di poter riferire l analisi ad una dotazione relativa (espressa in percentuale dell utilizzo potenziale dell infrastruttura) che assume valore superiori a 100 se la provincia registra una dotazione infrastrutturale relativa superiore alla media nazionale. In sintesi, per quanto riguarda la provincia di Napoli, l indicatore proposto delinea una dotazione infrastrutturale complessiva che si discosta di poco dalla media regionale e nazionale. Se si osservano i singoli indicatori di infrastrutture economiche si può comunque notare che mentre appaiono sovradimensionati rispetto alla media nazionale, gli indici di dotazione portuale (n.i. 166,2), delle reti telefoniche e telematiche (108,1) e delle reti energetico ambientali (146,6); restano insufficienti, in particolare, quelli relativi alle reti stradali (41,4), agli aeroporti e alla rete ferroviaria (con valori 76,1 e 78,2). Per questi ultimi indici è opportuno precisare che i diversi deficit di dotazione segnalati sono da attribuire sia alla particolarità morfologica del territorio che all altissima concentrazione demografica ed imprenditoriale dell area metropolitana napoletana che esercita una notevole capacità di attrazione per l intero Mezzogiorno; tali caratteristiche del territorio contribuiscono così ad innalzare notevolmente la domanda potenziale delle infrastrutture stesse. (1) Gianfranco Viesti, Mezzogiorno a tradimento, Laterza 2009; Confindustria-IPI, Check-up Mezzogiorno, gennaio 2009; Ministero dello Sviluppo Economico, Rapporto Annuale del DPS 2007, Roma 2008.

5 81 ricerca, innovazione, formazione scolastica 8. Ricerca, innovazione, formazione scolastica 8.1 LA BILANCIA DEI PAGAMENTI DELLA TECNOLOGIA Nel corso del 2007 il nostro Paese riesce per la seconda volta consecutiva a mantenere un saldo positivo (pari a circa 816 milioni di euro) tra pagamenti ed incassi internazionali per servizi e beni ad alto contenuto tecnologico (marchi, brevetti, studi tecnici, attività di R&S). Purtuttavia i dati elaborati dall Ufficio no Cambi evidenziano, rispetto agli anni scorsi, un sostanziale tracollo del saldo che rimane negativo per tutte le aree del Paese eccettuate quelle che comprendono le regioni del Nord Ovest che, pertanto, appaiono caratterizzarsi in termini più evoluti nella produzione e vendita di servizi avanzati. In tale contesto, nel Mezzogiorno, la Campania è l unica regione a mantenere un saldo positivo sin dal 2002 mostrando, inoltre, positivi segnali di miglioramento rispetto anche ai risultati conseguiti l anno precedente, passando dai 12,4 milioni di euro del 2006 ai 22,1 milioni del 2007 (+77%). Di scarso rilievo è, comunque, l apporto del saldo campano alla formazione del saldo nazionale cui contribuisce solo per il 2,6%. 8.2 LE ATTIVITÀ DI R&S Secondo gli ultimi dati resi disponibili dall Istat, la spesa per R&S intra-muros effettuata nel Mezzogiorno nel corso del 2006 dai diversi operatori (amministrazioni pubbliche, istituzioni non profit, imprese ed università) continua a risultare estremamente ridotta rispetto al dato nazionale di cui rappresenta solo il 18,5%. La spesa effettuata in Campania, pur rappresentando da sola un terzo dell intera spesa in R&S del meridione, costituisce solo il 6,8% della spesa nazionale, un dato questo che nel periodo considerato sembra leggermente migliorato rispetto all anno precedente, portando l incidenza della spesa regionale in R&S dall 1,1 all 1,2%. Nel 2006 l segna una incidenza della spesa in R&S sul Pil pari all 1,1%, dato questo che in Europa ci colloca, insieme con Spagna, Portogallo e Grecia, tra i Paesi che registrano i più modesti valori del rapporto della spesa di ricerca e sviluppo rispetto al Pil. Mentre però in questi Paesi, e in particolare la Spagna, l indice vede una progressione lenta e continua, in a partire dal 2002 si osserva una stasi dell indicatore che nelle regioni meridionali e del Nord Est registra, poi, un lieve calo. Limitati, inoltre, risultano anche gli stanziamenti pubblici destinati al settore. Il nostro Paese si differenzia, rispetto agli altri grandi paesi industriali, non solo per il basso livello della spesa in R&S ma anche per la composizione della spesa che è costituita per il 48% dall apporto del sistema delle imprese, mentre negli altri Paesi la componente privata raggiunge i due terzi; in Campania la componente privata della spesa è ferma al 33%.

6 82 Tab. 1 Stanziamenti pubblici per R&S, in alcuni Paesi europei, valori procapite a prezzi costanti 1995 anni Francia Germania Spagna ,8 123,4 190,4 195,2 207,2 161,7 163,1 166,0 138,0 148,4 180,3 Fonte: AIRI Secondo recenti dati OCSE anche la spesa in R&S delle università risulta in tra le più basse d Europa (0,33% del Pil) uguale solo a quella della Spagna, mentre risulta pari allo 0,38% in Francia, 0,41 in Germania, 0,45 nel Regno Unito (la media UE è 0,39%). Particolarmente critica è la situazione del Mezzogiorno per quanto riguarda gli investimenti in ricerca nell industria agroalimentare. Pur producendo il 40% del valore aggiunto dell agricoltura, il 22,4% dell alimentare e il 30% circa dell export alimentare, il Mezzogiorno dispone solo dell 8,2% della spesa in R&S delle aziende alimentari, mentre nelle regioni del Nord Est si concentra il 49,3% dell intera spesa. In complesso, comunque, la spesa in ricerca agro-alimentare pubblica e privata calcolata sul valore aggiunto agricolo, risulta nel nostro Paese la più bassa rispetto a quella sostenuta dai nostri più grandi partner europei: nel 2004 è stata pari all 1,2% contro il 4,8% dell Olanda, il 3,5% della Germania, il 3,6% della Francia, il 4,9% del Regno Unito e l 1,9% della Spagna. Solo la Grecia manifesta valori inferiori ai nostri pari allo 0,4%. Tab. 2 Spesa per ricerca agro-alimentare sul valore aggiunto agricolo in alcuni Paesi europei. Anno 2004 Paesi Francia Germania Grecia Olanda Spagna Regno Unito % 3,6 3,5 0,4 1,2 4,8 1,9 4,9 Fonte: UVAL-DPS su dati Eurostat 8.3 LA PRODUZIONE DI BREVETTI Per quanto riguarda la produzione brevettuale della regione occorre rilevare che nel 2008 rispetto al 2007 risulta una contrazione del numero delle domande depositate per invenzioni (passate da 177 a 134), per modelli di utilità (da 84 a 68) e per marchi (da a 2.224) mentre le domande di disegni industriali, pervenute agli uffici preposti, salgono da 30 a 32. I dati disponibili evidenziano che, nel corso del 2008, l attività brevettuale è sensibilmente diminuita a livello nazionale e, in particolare, sembra essersi interrotto per la prima volta nell ultimo decennio anche il trend di crescita costante dei marchi registrati che, dai del 2007, scendono fino ai dello scorso anno. 8.4 LA FORMAZIONE SCOLASTICA E L INCLUSIONE SOCIALE Oltre ai dati su istruzione e formazione pubblicati nella apposita sezione di questa pubblicazione, si ritiene opportuno focalizzare l attenzione sul fenomeno della dispersione scolastica nella regione i cui dati, relativi all anno scolastico 2006/2007, sono stati resi disponibili dal servizio statistico del Ministero dell Istruzione.

7 83 ricerca, innovazione, formazione scolastica Le statistiche sugli studenti della scuola secondaria di secondo grado che hanno abbandonato gli studi presentano dei valori di estrema gravità per la Campania. La regione risulta ai primi posti per numero di abbandoni ogni 100 iscritti delle scuole secondarie (2,1) insieme con Sicilia (2,2) e Sardegna (4,3) a fronte di un dato medio nazionale pari a 1,6. Osservando il fenomeno a livello delle singole province campane, i dati di Napoli (2,6) e di Caserta (2,4) indicano livelli altissimi di dispersione scolastica accentuati nel corso del primo anno di corso, dove nella provincia di Napoli raggiungono valori pari a 5 studenti per 100 iscritti. Tenuto conto della elevata numerosità degli iscritti negli istituti scolastici regionali, il dato che emerge colloca la Campania al primo posto in per numero di studenti che al primo anno di studi abbandonano la scuola. Il fenomeno dell uscita dal sistema formativo risulta rilevante principalmente tra gli alunni delle scuole tecni- Totale degli studenti che hanno abbandonato gli studi per regione e I anno di corso - Scuola Secondaria di II grado - anno scolastico 2006/07 Fonte: Ministero dell Istruzione che e professionali ed è spesso associato a irregolarità e insuccessi scolastici che si manifestano nei primi due anni di scuola secondaria superiore dove la selettività è maggiore. Il fenomeno, poi, manifesta una maggiore spinta laddove è più basso il grado di sviluppo socio-economico. La dispersione e l abbandono scolastico producono nel nostro Paese e nelle regioni meridionali in primo luogo, una elevata incidenza di giovani forniti di sola licenza media inferiore, ormai fuori dai circuiti di formazione, fortemente emarginati dal mercato del lavoro ed a grave rischio di esclusione sociale. In Campania la percentuale di giovani con età compresa tra 18 e 24 anni con la sola licenza media e non più in formazione era nel 2007 il 24,9% del totale (la media italiana è del 19,2%). Guardando il fenomeno a livello europeo, i dati del Ministero evidenziano quanto i dati nazionali siano lontani dalla media UE a 27 che risulta, nel 2006, pari a 15,3 % ( 20,8%) nonostante questo fenomeno sembra essersi significativamente ridimensionato negli ultimi cinque anni (nel 2000 la percentuale era del 25,3%); in Europa i risultati peggiori dell sono solo quelli riportati dal Portogallo (39,2) e della Spagna (29,9). Diviene, pertanto, prioritario nella nostra regione programmare tutte le più incisive iniziative dirette a combattere il fenomeno dell abbandono scolastico, tenuto conto sia degli impegni assunti con il trattato di Lisbona (che prevede lo sviluppo degli investimenti in istruzione, formazione e nella lotta contro l esclusione sociale), sia degli obiettivi di servizio definiti dalla programmazione dei fondi strutturali europei, ove si prevede che tale l indicatore dovrà raggiungere il 10%.

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