XIII - 3 / , 2, DCB/43/2004

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1 Tariffa Assoc. Senza Fini di Lucro: Poste Italiane S.P.A - In A.P -D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/ 2004 n 46) art. 1, comma 2, DCB/43/ Arezzo - Anno XIII n 3 / 2009 Una regola minima 1

2 3 Primapagina Una regola quotidiana 4 6 Fare palestra L'importanza di saper scegliere 8 10 La disciplina del riposo La forza della gentilezza La bellezza nel limite Ricominciare dal proprio volto Il filo d'oro di Christiane sommario Il nuovo libro di Luigi Verdi 22 Ermes e il futuro Nuova veglia 26 Avvisi Graffiti 28 trimestrale Anno XIII - Numero 3 - Settembre 2009 REDAZIONE località Romena, Pratovecchio (AR) tel. 0575/ fax 0575/ DIRETTORE RESPONSABILE: Massimo Orlandi REDAZIONE e GRAFICA: Simone Pieri, Alessandro Bartolini Massimo Schiavo, Luca Buccheri FOTO: Massimo Schiavo, Paolo Dalle Nogare Eliseo Pieri, Alessandro Pucci Copertina: Massimo Schiavo Hanno collaborato: Luigi Verdi, Stefania Ermini, Pier Luigi Ricci, Paola Nepi, Luigi Padovese, Maria Teresa Marra Abignente, Gianni Marmorini, Lidia Maggi, Luca Buccheri. Filiale E.P.I Arezzo Aut. N. 14 del 8/10/1996

3 Amo il lunedì. Ogni lunedì è un sorso di inizio che il fine settimana ha ripulito di stanchezze, è una lavagna bianca, regno di nuove possibilità. Il lunedì è il giorno in cui provo a reinventarmi. Così mi ascolto, al mattino, la finestra aperta sull alba, per capire ciò che mi manca di più: una capacità di gestire meglio le mie ansie, un attenzione più viva e meno dispersiva verso le persone con cui entro in contatto, una presenza più gioiosa e allegra nei contesti del quotidiano. E mi sento pronto, quasi impaziente, come se il riposo domenicale mi avesse consegnato la ricetta, quella buona, per vivere meglio. È bello vivere - scrive Cesare Pavese - perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante. Ci vuole il lunedì, ci vuole questa onda di nuovo, questa carica di entusiasmo: senti che, sì, questa volta ce la potrai fare. Ma non basta. Perché la vita ci chiede di consolidare i nostri passi, perché la quotidianità è l incudine su cui deve per forza battere il martello del cambiamento, se quel cambiamento vuol essere vero. La nostra disciplina interiore comincia il martedì, il suo campo d azione sono i giorni che seguono, la sua missione è quella di accogliere la sorgente di quello che siamo per farla scorrere nella nostra vita. Le sue regole valgono solo per noi, sono scritte nel nostro cuore, pronte a decadere da sole se, per qualche motivo, vengono meno alla loro funzione fondamentale: consentirci di stare meglio con noi stessi e con gli altri. In un articolo pubblicato da Internazionale un giornalista inglese, Pico Iyer, racconta quello che ha fatto per salvarsi dai ritmi frenetici della sua vita, e da quella brutta sensazione di non avere mai tempo a sufficienza. E andato a vivere in due stanze nella periferia di una cittadina giapponese. Ha rinunciato alla macchina, al cellulare, a Internet. Le mie giornate - scrive - ora durano un eternità e non mi viene in mente neanche una cosa che mi manchi. La disciplina, quella che abbiamo chiamato "regola minima", cura l assetto della nostra identità, ci aiuta a seguire la rotta che più ci assomiglia. Certo, a volte ci fa fare fatica e, oggi più che mai, la fatica viene considerata l indicatore evidente di una direzione sbagliata; invece può essere il segno di una resistenza emotiva che si muove solo in superficie o di una salita ardua, ma necessaria: se vogliamo crescere, di lì dobbiamo passare. C è poi un immagine negativa con cui l'idea di disciplina deve fare i conti. Un immagine che ha a che fare, però, con una sua dimensione esterna, imposta dall alto, indipendente dalla nostra volontà. Faccio parte di una delle ultime generazioni che ha conosciuto per obbligo il servizio militare: ricordo la gioia con cui la sera, per la libera uscita, svestivo la tuta mimetica e rientravo nei miei panni, riacquisendo il mio nome e la mia identità. Non è una disciplina di questo tipo, che omologa, inquadra, che richiede solo la nostra obbedienza, quella di cui ci occuperemo. Le pagine di questo giornalino vogliono essere invece un invito a cercare quelle piccole grandi regole che possono aiutarci a esprimere ciò che di più autentico vive dentro di noi. Quelle regole che, per me, il lunedì hanno la forza della certezza, e nei giorni successivi affrontano il rischio di vederla continuamente scalfita. Quelle regole che non ci misurano, ma che ci aiutano a cercare, nella sua purezza, la nostra libertà. primapagina Massimo Orlandi

4 Una regola quotidiana di Luigi Verdi G Vivere come monaci nella città, assumere la fatica di una regolarità di vita non è ripetizione di riti ma un modo per dare sapore e occhi nuovi ai nostri giorni, unificando il cuore tra finito e infinito. Ogni giorno, abbiamo bisogno di pane per vivere e di amore per avere un motivo per vivere. Come la manna che non poteva essere accumulata, anche noi dobbiamo rinnovare ogni giorno pane e amore che non puoi riciclare per il giorno dopo. Come mendicanti che non si danno pensiero per il domani, perché incalzati già dall oggi, lo attraversiamo alla ricerca di una saggezza che renda abitabile questa nostra vita terrena. Una vita senza pause tra un momento e l altro, fra parola e parola e fra noi e gli altri, e questo ci pone in una condizione di presunta pienezza del tempo, senza mai cogliere davvero il mistero di pienezza in esso contenuto. Noi viviamo solo alcuni momenti di sposalizio passeggero tra infinito e finito, e ciò che per noi si sparge, si disperde e si sgretola, in Dio è raccolto. Dobbiamo vivere ogni giorno sapendo che in esso non vi è nulla di troppo e nulla di non abbastanza, nulla di indifferente e nulla di inutile, che dentro la vita c è il fondo che alimenta la sua creazione e che il tempo si fa spazio. C è una storia segreta che tesse ogni giorno le trame della vita ed è sale, lievito, luce che dà sapore e senso al destino dell umanità, ed è manna che basta alla fatica di ogni giorno. Da qualche anno ogni giorno cerco una regolarità, che non è rinuncia, ma fedeltà alla terra, alla terra redenta. In greco askesis - ascesi - non significa rinuncia ma esercizio, pratica, abilità di abitare l esistenza, di fare dello sforzo e della fatica, bellezza. Una regolarità non cerca il risultato, ma di dare valore alla monotonia dei giorni, alla delusione dei progetti che non si avverano. 4 Nonostante gli anni, nonostante le disillusioni, nonostante la pesantezza, devo essere capace ogni giorno di ridire: io ricomincio, conservando la luce degli occhi, la freschezza del credere e del ringraziare. Vivere ogni giorno come un inizio dove nulla è ancora deciso, dove ogni rischio è ancora aperto, dove ogni avventura è ancora indefinita e in sospeso. Un accogliere lo Spirito che ci rende nuovi come la luce ad ogni alba, come il volo degli uccelli e le gocce di rugiada, come gli occhi dei bambini, come l acqua delle fonti. La mattina è la parte migliore della mia vita, quella da cui attingo tutte le mie forze, devo preservarne a tutti i costi la solitudine, il silenzio, l immobilità. Entro nella Pieve e sento che Dio mi lascia in pace e non mi chiede nulla, qui regna la bonaccia. Ad accogliermi ci trovo già tutta la vita presente nei capitelli, c è l angelo, il demonio, gli uomini, gli alberi e io lì in mezzo fra loro. Mi guardano e mi chiedono di abitare ogni giorno la vita e di scegliere fra un cristianesimo autentico e un umanesimo degradato. Sto lì ogni giorno con fatica, senza scappare: so che devo rendere questo sogno vita, casa, volti, voci e far sì che quello che faccio serva per vivere tutti i giorni. Oggi occorre tornare monaci nelle città: monachos non vuol dire isolato, ma unificato, un armonia capace di portare la mente nel cuore e il cuore nella vita. L armonia non è una questione di dosaggi, un equilibrio di lavoro, silenzio, lettura, preghiera, ma è ritrovare un nuovo sapore del quotidiano, uno spazio umano di libertà e creatività che non trasformi la vita in rito, ma in luoghi risorti.

5 Foto di Massimo Schiavo Ogni giorno mi alleno ad essere attento per rendere presente ciò che è lì ad attendermi. Luigi Verdi

6 Fare palestra di Pier Luigi Ricci Fare palestra è il miglior antidoto contro la presunzione. Nessuno infatti può pensare di riuscire a mantenersi sempre nella condizione giusta, senza fare niente, senza allenamento. Tutti gli anni mi colpisce molto il sentire ad agosto gli atleti che prima di ripartire per la stagione agonistica dicono di dover riacquistare la condizione. Si tratta di una condizione fisica e mentale. Eppure si sono fermati per poco, magari un mese o un mese e mezzo. E l hanno già persa? Sono dei campioni, non fanno altro nella loro vita, sono strapagati arriva la 6 Non serve solo agli atleti. La giusta condizione serve anche a noi. Perchè solo quando sappiamo conquistarla e, soprattutto, mantenerla, riusciamo a esprimere il meglio delle nostre potenzialità. Io credo che per ogni evento l'uomo possieda un organo che gli consente di superarlo. prima gara e non ci sono ancora. Poi nell intervista ti spiegano candidamente che hanno ancora bisogno di lavorare. Più lo faranno, meglio funzioneranno. Se vedi qualcuno fare delle cose in maniera sciolta, naturale o esprimere delle capacità in modo forte, bello, pieno di vitalità e di ricchezza, non lo invidiare. Vai a vedere cosa ci sta dietro e scoprirai di sicuro e sempre la stessa cosa: si allenano. Anche il cuore, la mente o le cose spirituali funzionano così. Sono anch esse soggette ad una dinamica simile a quella muscolare. Se ci lavori acquisti forza, continuità e bellezza. Tutto ciò che usi ogni tanto, ti lascia nel vago, come un giocatore alla prima partita dopo le ferie. E tu non ti ritrovi, non sei come vorresti. A volte la gente affronta delle situazioni difficili, delle scelte complicate e lo fa senza capo né coda, cioè loro non ci sono, sono fuori condizione. Magari sono gente che riflette, che pondera le cose, ma mancano di condizione e non andranno lontano. Dico sempre alle persone : Quando avete un problema, non cercate la soluzione, cercate la condizione, perché solo così si ha speranza di arrivare da qualche parte. Mantenere la condizione è l unico impegno che ci dobbiamo prendere. Vuol dire non accontentarsi di stare bene ogni tanto, oppure di ascoltarsi ogni tanto o di aver cura di sé ogni tanto. Se lo fai quando capita, saranno le circostanze a decidere della tua condizione. E questo è davvero un Etty Hillesum bel problema, anzi è il non vivere. Ognuno può darsi la regola che vuole, non siamo tutti uguali. È un po come il cibo, devi prendere quello che ti serve. In questa dinamica non conta cosa fai, conta la continuità. Si ha bisogno di un gesto che tutti i giorni fa da richiamo a quella condizione che desideri per te, che hai scelto come lo stato d animo o lo stile di vita che ti piace o che senti più vero. Basta un gesto di richiamo, d allenamento. Io mi sono dato una regola dentro la regola. L ho chiamata: cascasse il mondo. C è infatti un gesto che ripeto due volte al giorno e che farei anche in mezzo al terremoto. Sento che mi fa bene, è la palestra giusta. È il mio bisogno di nutrimento, di sostegno. Mi piace fare questo perché mi dà energia e continuità, mi distoglie dai problemi e dalle soluzioni, mi ricorda che sono fragile ma che tutto sommato non è un gran problema.

7 Quando ci troviamo davanti ad una porta che si apre all'infinito, ci accorgiamo che tutti i nostri concetti non sono che pagliuzze brulicanti in un raggio di luce. J. Heschel

8 L'importanza di saper scegliere conversazione con Wolfgang Fasser La parola disciplina ha un gusto amaro, ma, vista nel modo giusto, è invece preziosa per noi. Così pensa Wolfgang che, in questo dialogo, ci conduce a guardare le regole che possiamo dare alla nostra vita come un aiuto a individuare e scegliere ciò che conta davvero. Wolfgang, quando si parla di regole, di disciplina, lo si fa spesso pensando a qualcosa che, magari è anche necessario, ma che ci delimita. Quali sono allora le condizioni, se ci sono, perché una disciplina possa non frenarci, ma aiutarci a crescere. In una società come la nostra, di forte benessere materiale, la disciplina è necessaria, perché ci aiuta a scegliere senza perderci tra le mille proposte che ci passano davanti in ogni momento. Avere tutto non è sano, non ci fa bene, la disciplina ci soccorre aiutandoci a individuare ciò che vogliamo davvero e quindi a creare un nostro, personale stile di vita. Come si riesce a stabilire se una forma di disciplina è liberante per noi? Va bene quando mi aiuta a impostare una vita sana, feconda per me e per gli altri. Cerchiamo di capire meglio in che modo la disciplina possa svolgere questo ruolo positivo. Sono due gli obiettivi di fondo che una sana disciplina ci aiuta a perseguire. Innanzitutto ci permette di contenerci, cioè di decidere cosa vogliamo senza farci soffocare dal troppo. Oggi, tutto è possibile, abbiamo davanti in ogni momento mille proposte. E questo può creare un forte disagio: un secondo vogliamo una cosa, il secondo dopo già un altra e poi un altra ancora e alla fine siamo costantemente insoddisfatti. Darci delle regole ci aiuta a contenere cioè a stabilire un confine, perché solo così possiamo salvaguardarci e godere di ciò che abbiamo. Il secondo obiettivo per cui ci servono le regole è quello di darci un indirizzo, uno stile: cioè a essere fedeli a quei valori sulla base dei quali vogliamo vivere. Io per esempio, mi sono dato il compito di basare la mia vita su sei valori: pace, tolleranza, solidarietà, uguaglianza, rispetto per 8 l ambiente, responsabilità condivisa. Darmi una disciplina vuole dire stare attento a questi valori, non banalizzarli, non delegarli ad altri. Quindi è attraverso la disciplina che in qualche modo ci creiamo gli anticorpi per resistere a questa società così opulenta e così malata di indifferenza? Il segnale che ci arriva di continuo in questa società è: più consumi, più stai bene. Invece non è così. Avere di più non incrementa il nostro benessere, anzi spesso ci espone alle grandi malattie di questo tempo: la mancanza di relazione, il vuoto dei rapporti, le dipendenze di ogni genere. Avere tutto ci fa male, ci fa bene invece scegliere ciò che fa bene per noi: e in questo ci aiuta la disciplina, che da una parte ci contiene, ci spinge ad accontentarci di quello che abbiamo, ad abbassare le pretese, e dall altra a compiere gesti sociali concreti. Quando una disciplina è certamente sbagliata? Quando ci allontana dagli altri. Se le regole che ci diamo ci isolano, ci chiudono nel nostro recinto di interessi, allora è il segno che non vanno nella giusta direzione. Il nostro star bene è infatti dato anche dalla partecipazione attiva alla comunità, allo stare insieme, questa aggregazione è protettiva per l anima e nutriente per la persona. Puoi farci l esempio di una regola che segui nella tua giornata. Una regola che mi sono dato da molto tempo è quella di alzarmi molto presto: così posso avere del tempo per me prima di dedicarmi agli altri. Certo, alzarmi presto, qualche volta, specie d inverno, costa fatica. Però così ho due ore tutte per me. E una disciplina che mi permette di dedicarmi a me stesso e che così mi dà più libertà.

9 Foto di Alessandro Pucci Quando avverrà il tempo in cui la cristianità dirà la parola giusta al momento giusto? D. Bonhoeffer 9

10 10 La disciplina del riposo di Luca Buccheri Spesso si collega l idea di disciplina a quella di efficienza, alla capacità di gestire meglio gli spazi del fare. Ma c è una disciplina, preziosa e vitale, che ci invita a seguire la direzione opposta: a lasciarci degli spazi dove cessare ogni attività, per dedicarsi a noi stessi. Qualche anno fa correvo come una macchinetta, avevo una giornata ritmata con orari precisi da fare invidia alle ferrovie svizzere Poi mi sono imbattuto in una Parola della Bibbia che noi conosciamo come il terzo comandamento (ricordati di santificare le feste), e mi si sono aperti gli occhi. Innanzitutto ho compreso che una lettura moralistica dei Dieci comandamenti li ha fatti diventare dei divieti, delle imposizioni che limitano la libertà e creatività della persona, mentre essi sono in realtà delle indicazioni al futuro, dieci parole che aprono nuove possibilità per una vita più piena e felice.* Anche il terzo comandamento è un impegno rivolto al futuro non al passato, un invito a ricordarsi del sabato che verrà; è come dire: «Ricordati del tuo futuro». Per sei giorni Dio ha lavorato e il settimo non ha semplicemente detto astenetevi dal lavoro, ma lui per primo ha cessato ogni attività (è questo il senso del verbo ebraico shabat, da cui deriva la parola sabato ). Per sei giorni Dio si è dedicato alle cose visibili, nel settimo si dedica a quelle invisibili. Allora il sabato, il tempo della festa e del riposo, è un tempo utile per uscire dal visibile, dal già visto, è un tempo per entrare nell invisibile, per andare oltre, per inventare nuove strade; un tempo liberato dalla costrizione del fare, un tempo per essere. Nella mia corsa frenetica per affermare che esistevo, mentre arrancavo sempre più e sentivo venir meno le mie energie, ho lasciato entrare in me questa Parola che mi invitava a sospendere le attività e a fermare il tempo, a prendermi del tempo per avere tempo, a prendermi cura di me, di quella parte di me capace di inventare nuove strade, di ripensarsi in una nuova forma, di non arrendersi alla schiavitù dell abitudine. Che cos è l abitudine? Usando un gioco di parole possibile con la lingua ebraica, essa è «la strada su cui il piede mi conduce senza che la testa abbia bisogno di dirmi dove andare» (Ouaknin). Questa è la santificazione della festa, la capacità di separarti temporaneamente dall abitudine perché possa emergere tutto l invisibile che pure è così essenziale nella nostra vita. Questa terza Parola mi stava e-ducando, cioè letteralmente aiutando a tirare fuori dalla profondità della coscienza quello che era sepolto dalle norme, dalle abitudini, dai doveri, dai non si può!, a uscire dalle strade già note o imposte da altri verso un percorso di smarrimento. È necessario smarrirsi per ricordarsi del proprio futuro, per ritrovare la propria strada, per immaginarsi diversi oltre le etichette o i ruoli assegnati; è salutare perdersi, perché è la migliore garanzia di ritrovarsi. «Non chiedere mai la tua strada ad uno che la conosce già diceva un tale perché non potresti smarrirti». Allora l invito di questa Parola biblica, lungi dal voler tarpare le ali della libertà con una pesante disciplina imposta da fuori, mi è parsa come la carezza leggera di un Dio che vuole accompagnare l uomo nelle sue trasformazioni interiori, e desidera liberarlo da quella logica del fare, della necessità, della monotonia che appesantisce e a volte aliena il nostro vivere. Il sabato ci ricorda anche che siamo fatti non per il lavoro, per il produrre, per l efficienza, ma per entrare nel riposo (come recitano i salmi), nel settimo giorno, che siamo fatti per l essere, per la poesia, la creatività, la bellezza Liberiamo allora il tempo dai nostri tempi della contingenza e dell inevitabile dovere, facendo spazio, all interno delle nostre settimane e anche delle nostre giornate, al tempo qualitativo dell interiorità e del riposo. * A queste Dieci parole don Luca dedicherà un nuovo corso di Romena in programma a Novembre

11 Foto di Eliseo Pieri Ricominciare di nuovo, dall'inizio, come se la colomba fosse appena uscita dall'arca e ritornata dopo sette giorni con il ramoscello di ulivo. La volontà di ricominciare sempre costituisce il valore religioso della nostra piccola vita. E. Weichert 11

12 La forza della gentilezza di Luigi Padovese La disciplina costa fatica. E allora è il caso di indirizzarla verso mete che migliorino la nostra esistenza. La gentilezza, per esempio: perchè fa bene agli altri, ma anche a noi. Qualsiasi risultato richiede disciplina. Se vogliamo ottenere qualcosa dobbiamo saper convogliare le nostre energie. Abbiamo bisogno di attenzione, concentrazione, volontà. Ma per quale obiettivo vale la pena attivare ed esercitare una disciplina interiore? E un aspetto fondamentale perché, troppo spesso, le varie forme di disciplina cadono e si perdono per strada perchè non siamo così convinti di ciò che stiamo facendo. In altre parole, la motivazione è debole. Vorrei dunque proporre la pratica della gentilezza come forma di disciplina interiore. A questo proposito, il Dalai Lama ci ricorda che, fin dalla nascita, dipendiamo dalla cura e dalla gentilezza dei nostri genitori e, più tardi, quando siamo vecchi, di nuovo, dipendiamo dalla gentilezza degli altri per affrontare disagi, sofferenze, inabilità. Conclude: Perché non agire con gentilezza verso gli altri nella parte restante della nostra esistenza? E una questione di buon senso. Se in due fasi così importanti e delicate della nostra vita l infanzia e la vecchiaia è necessario ricevere e saper esprimere gentilezza è molto probabile che sia una qualità fondamentale per tutta la nostra vita. Piero Ferrucci* dice che la gentilezza ci salva la vita. La gentilezza fa bene agli altri, ci permette di stare meglio e di comunicare più facilmente, trasmette apertura, calore, gratitudine, pazienza, solidarietà. La ricerca scientifica conferma che le persone gentili stanno meglio, sono più sane, più longeve, più benvolute, più felici. Ma questo era risaputo fin dall antichità! Un antico scritto buddista, ricordato da Ferrucci nel suo libro, elenca i benefici della gentilezza. Se sei gentile: dormirai con facilità, ti sveglierai con facilità, avrai sogni piacevoli, la gente ti vorrà bene, gli esseri celesti e gli animali ti vorranno bene e ti proteggeranno, il tuo volto sarà radioso, la mente serena, morirai senza sentirti confuso, rinascerai in mondi felici. Dunque la gentilezza può essere vista come fonte da cui originano molte qualità positive. La gentilezza come atteggiamento profondo che ci riporta alla semplicità dell essere, eliminando in noi ciò che non è essenziale. La gentilezza come contatto diretto con ciò che in noi è più tenero e intimo e che spesso teniamo nascosto perché temiamo di esporci, di diventare più vulnerabili, di venire feriti. E una grande opportunità che abbiamo in noi, può essere un fattore centrale per la nostra esistenza. Uno stile di vita. Può avere un grande potere di trasformazione e cambiamento. Bisogna però ben guardarsi dalla falsa gentilezza, la cortesia interessata o di maniera, la generosità fondata sulla convenienza, la gentilezza esteriore che copre un gelido egoismo. E ancora... attenzione alla gentilezza contro voglia, al favore fatto per senso di colpa, alla gentilezza che nasconde rabbia e rancore, alla gentilezza di chi è troppo buono e arrendevole e finisce per rimetterci. Solo la gentilezza, nella sua espressione più vera ed autentica si rivela in tutta la sua forza e in tutta la sua potenzialità di trasformazione, non solo di noi stessi, ma anche del mondo dove viviamo. Questa scelta finalizza la disciplina e l ordine interiore verso un mondo e un sogno possibili perchè già esistiti in epoche antiche, presenti dunque nelle nostre radici. Essere gentili è una scelta di vita, che si esprime ogni giorno, è uno sguardo sulla realtà e sulle persone con cui entriamo in contatto. In questo momento così ricco di opportunità ma così pericoloso per la storia umana - scrive Piero Ferrucci - la gentilezza non è un lusso, ma una necessità. Solo se ci trattiamo un pò meglio fra noi e se trattiamo un pò meglio il nostro pianeta, possiamo sperare di sopravvivere. *La forza della gentilezza, Mondadori, Milano

13 Nei ritmi dell'esistenza, ogni piccola scelta potrà sembrare inutile, ma può essere la cellula che manca, il raccordo vitale necessario per qualcosa di più ampio, di più grande. Ernesto Balducci 13

14 La bellezza nel limite conversazione con Maurizio Maggiani Lo scrittore, autore di best seller come Il coraggio del pettirosso e Il viaggiatore notturno, apre una pagina importante della sua vita per trasmetterci ciò che per lui è disciplina. Una disciplina interiore. Questo il tema. Da dove si comincia? Da una storia, vorrei partire da lì. Era il 1985, l anno più bello della mia vita: facevo un lavoro che mi piaceva, avevo una vita affettiva appagante. Coltivavo la serena convinzione di essere Dio, immortale, indistruttibile. Poi arriva quel 3 luglio. Al mattino avevo lavorato poi, dopo una bella nuotata in mare, avevo cenato in osteria: un doppio piatto di trippa, squisito. Mai stato così bene. Dopo cena rientravo a casa sulla mia moto quando, dietro una curva, ho incrociato una Fiat 127: la strada era stretta, non c era spazio per tutti e due. Non ho neanche frenato, ci sono proprio andato addosso, sicuro di non farmi niente. Ma non ero Dio, come pensavo. Quell urto ha significato tre anni di invalidità, una serie di interventi chirurgici. A lungo si è affacciata l idea di amputare la gamba sinistra, quella che era rimasta colpita. Ebbene quei tre anni li ho passati dandomi un grande obiettivo: riuscire ad andare dalla camera da letto al bagno sulle mie gambe. La distanza è di 17 passi. Quello è stato il viaggio più lungo della mia vita. Un viaggio lento, come quelli del Medio Evo. Ma un viaggio che ti cambia la vita: la lentezza ti fa vedere tante cose che andando veloce non potresti notare. Così mentre coprivo ciascuno di quei 17 passi ho avuto modo di constatare un infinità di cose. Intanto che una vita può avere come sua massima aspirazione quella di andare in bagno con le proprie gambe. Ho trovato in quel limite, apparentemente insopportabile, il mio orizzonte. Ho compreso che il limite non era una menomazione, che la mia vita potevo viverla lo stesso, che era un viaggio pieno di sorprese, pieno di disciplina, perché questo è la disciplina: essere consapevole che nel tuo limite c è la tua libertà. Tre anni dopo, quando ho raggiunto il bagno e fatto pipì, mi sono sentito un uomo libero. 14 Spiegami meglio in che modo la disciplina si rapporta alla libertà. La libertà viene dalla consapevolezza che quei 17 passi sarebbero stati il viaggio più lungo e più bello della mia vita. Se impieghi un mese per fare un passo, e un altro per farne invece due, sei nella condizione di vedere un infinità di cose che non avresti mai immaginato. Ho visto che la bellezza di quei passi era nel coglierla: d altra parte, o trovavo la bellezza nella mia zoppità, in ciò che ero in quel momento o non avrei mai più vissuto. Questa è la disciplina: è il saper trovare la bellezza della libertà nei limiti che ti sono imposti dalla vita. La disciplina interiore è disciplina di libertà. Come hai trasferito la tua esperienza nella tua vita di oggi. Non bestemmio mai la vita perché ho imparato a vederla come un orizzonte, sempre. La disciplina, per me, non è sacrificio, è l opposto, è comprensione, è accondiscendere alla grandezza della vita. Oggi mi sveglio presto al mattino perché quel periodo lì mi ha insegnato come ogni giorno sia un giorno promettente, irripetibile e quindi val la pena cominciarlo appena possibile. Da quella lezione di vita sono passati più di vent anni. Ti succede di dimenticare ciò che quell esperienza ti ha insegnato? Di natura sarei un indisciplinato: dal punto di vista fisico ci pensa la mia zoppità, quando dimentico i miei limiti, a farmi tornare a letto, con il ginocchio gonfio. In realtà no, non dimentico. Dimenticare ciò che si è imparato è per me il peccato più grave. Nei momenti in cui corro questo rischio penso alla maestra Fabbri. A scuola quando ero lì lì per fare una stupidaggine lei mi guardava. Così oggi quando sono tentato di dimenticarmi sento la sguardo della maestra Fabbri, lo sguardo della vita. La vita ha lo sguardo su di noi. E ognuno ha la sua maestra Fabbri.

15 Foto di Massimo Schiavo Ti amo, norma leggerissima, con la quale crescemmo fino a ciò che siamo ora. Rainer Maria Rilke

16 Foto di Alessandro Pucci Ho tolto molte cose inutili dalla mia vita e Dio si è avvicinato per vedere cosa accadeva. Christian Bobin 16

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18 Ricominciare dal proprio volto di Paola Nepi E un gesto quotidiano, è l entrare in contatto con se stessi, il primo modo per cominciare a entrare in sintonia con ciò che ci circonda. Per Paola, che ci scrive dal letto in cui l ha confinata la sua malattia, questa forma di disciplina è una preziosa compagna. Si alzava ogni mattina poco dopo le sei, la nonna Anna. Io quando dormivo con lei, facevo una gran fatica a strapparmi al sonno che mi ritirava sempre indietro, mi ributtava tra le braccia di Morfeo, ma mi piaceva spiarla, seguire ogni sua mossa mentre, sommessa, si muoveva alla fioca lampada sul comodino. Per riuscire a tenere aperti gli occhi stringevo, fino a farmi male le palpebre ed i pugni, aguzzando lo sguardo nella penombra e restavo immobile per non essere scoperta. Le mosse erano sempre le stesse. Si sedeva un attimo sul bordo del letto, prendeva la corona che teneva attaccata al bruno ferro della testata, ne baciava il crocifisso e la riponeva al suo posto. Appena in piedi si buttava sulle spalle una delle sue grandi mantelle di lana colorata fatta con gli avanzi del mestiere e spariva nel buio dell uscio di camera. A quel punto non mi restava che seguire i rumori che venivano dalla cucina per non sentirmi sola. Ed ecco il cigolio della stufa che accendeva in ogni stagione per 18 avere l acqua calda perché lava a dovere mi diceva eppoi non c è mai estate in questa gargotta, alludendo alla sua cucina seminterrata dove non entrava davvero mai il sole. Sentivo poi scrosciare l acqua nella catinella dell acquaio e lo sciacquio che andava e veniva mi raccontava il resto. Dopo un po mi arrivava al naso l odore caldo del caffellatte e del pane arrostito, gli aromi consolatori della mattina. Sapevo che di lì a poco sarebbe tornata per completare la sua toilette. Faceva tutto in un tacito raccoglimento, come se recitasse una preghiera. Si sfilava la camicia da notte, la piegava con cura e la riponeva sotto il cuscino poi, completamente vestita, si metteva in piedi davanti al grande specchio del cassettone e si ravviava le chiome scomposte dal sonno. Scioglieva il piccolo chignon in cima alla testa che portava la notte, spazzolava i lunghi capelli d argento e si intrecciava sulla nuca una morbida crocchia badando bene a lasciare le onde naturali che le incorniciavano il viso.

19 Solo a quel punto spalancava le persiane e gli scuri con un ampio gesto delle braccia come ad abbracciare il giorno e mi diceva Ninni è l ora. Anche mia madre aveva quasi gli stessi gesti. Lei aggiungeva solo un filo di cipria e un tocco di rosso sulle labbra, voleva essere bella per la luce che torna ogni giorno e non tradisce mai. E dopo essersi fatta bella, faceva bella la tavola per noi, faceva bella la casa e tutto quello che aveva intorno, compreso il suo lavoro in fabbrica. Credo che quella sia stata la prima disciplina che ho visto ed imparato e, appena grandicella, mi sono piegata volentieri alle sue regole. Mi piaceva, prima di buttarmi nel groviglio di ogni giornata, restare un po con me, con l acqua che purifica e ridesta, col piacere della carezza delle vesti sulla pelle, col sapore famigliare del caffellatte e l ultimo gesto, forse il più sacro, era curare il mio sguardo, il mio viso riflesso nello specchio per ritrovare o scoprire chi ero e diventavo. Ancora anche se ormai sono approdata ad un mondo altro in cui neanche più del mio corpo sono padrona, lascio quasi con gioia che gli altri prendano cura della mia carne, di ciò che mi veste e copre, e sono loro grata ma, memore dell antica disciplina, io guido le mosse, modero i gesti. Ma del mio viso e ciò che racchiude conosco così bene i tratti che non ho neanche più bisogno dell ovale argenteo di uno specchio per ritrovarmi e darmi al nuovo giorno ravviata e con le labbra rosee non per incallita vanità ma solo per salutare la luce con la luce negli occhi oltre ogni affanno. Ecco la religiosa ragione di quei gesti sempre uguali. Non so ai giorni nostri quali essi siano, so però che le norme di quella disciplina di cura di sé aprono anche a prendersi cura degli altri, di tutto ciò che ci circonda, fa riconoscere e mette in sintonia con l armonia della terra madre come del cielo. 19

20 Il filo d'oro di Christiane di Maria Teresa Marra Abignente Una sensibilità speciale, delicata, profonda. Quella di Christiane Singer, giornalista e scrittrice francese. Autrice di saggi e romanzi, nota anche per le sue conferenze, ha raccontato anche i suoi ultimi mesi di vita (è morta nel 2007) nel libro Ultimi frammenti di un lungo viaggio. Maria Teresa l'ha incontrata sulle sue pagine e ha sentito la voglia di farla incontrare anche a voi. Vorrei presentarvi un amica incontrata per caso: lavorando all agenda di quest anno, dedicata alle donne, ci siamo imbattute in alcune sue frasi che hanno avuto per noi l effetto di un fulmine, come una mano che agita l acqua ferma e un po stagnante. Sembrava davvero che quelle parole fossero il distillato di tutta una vita, l essenza pura, eppure tanto semplice, a cui ognuno di noi vorrebbe giungere per riempire di profumo il proprio cammino. Da lì a comprare i suoi libri, il passo è stato immediato. Non credo granchè scrive Christiane -. Anzi in verità non credo che una cosa sola. Ma questa certezza è colata dappertutto, ha tutto imbevuto. Non un filo dell esistenza è rimasto asciutto. Essa si regge su due parole: la vita è sacra. Forse è vero che esiste un filo d oro che lega tutto ciò che respira sotto il sole, ed è un filo che non brilla solo quando i raggi del sole lo illuminano, ma spesso si accende nell oscurità, nel segreto. Così tesse e rende preziosa la stoffa della vita. Capita di intravederlo quando meno te lo aspetti, quando 20 l impensabile ti sorprende e ti toglie il respiro; a volte capita di avvertirlo quando un gesto, una parola, un incontro ti fa sentire che non solo sei vivo, ma che questa vita scorre e dà senso ad ogni attimo, anche a quello più buio. E che, proprio questa vita, dolcemente ti porta per mano e che quel filo meraviglioso è la vita. Ciò che per Christiane rende tanto sacra la vita è il brivido che attraversa le nostre esistenze, tutto quello che ci fa sussultare, l amore, il dolore, lo stupore, la lode, la gioia: Ciò che fa il valore di un esistenza non è l essere stato qualcuno con delle qualità, ma al contrario l averle scartate, affinchè passasse qualcosa di più grande di noi. E questo il respiro che permea la vita, questo passaggio, anzi questo renderci aperti al passaggio di un invisibile, eppure concreto, incontro con il divino che tutto abita. Lascia passare la Vita nella tua piccola vita questo ha intuito Christiane Singer, questo chiede a quelli che l ascoltano, la leggono, a quelli che affollano le sue conferenze: vivere solo di quel che ci viene incon-

21 tro, vivere tutto, la malinconia e la malattia come la felicità e il piacere; tutto diventa un tempo buono, perché lo sollevo sulle braccia. Lo prendo con me. Non lo lascio in abbandono. Ciò che lo trasforma è la mia accoglienza. E questa diventa la sua regola interiore e nello stesso tempo la sua libertà, che respiri e quasi ti inebria quando leggi un suo libro: il non porre ostacoli a ciò che provoca così tanta emozione quando quel qualcosa passa, l attimo eterno in cui ci sfiora la Vita, l istante in cui la memoria profonda di ciò che veramente siamo si risveglia. Ogni esistenza è unica; quella che vivo io è una vera vita piena d amore e d amicizia, di incontri e di fervore, di impegno per la vita e di follia. Le prove vi trovano il loro spazio come tutto il resto e accolgo senza discutere colei che ora mi viene incontro. Colei che Christiane ora deve accogliere è la malattia che, nel volgere di sei mesi, la porterà alla morte, nell aprile del Durante questi sei mesi scrive ancora un libro Ultimi frammenti di un lungo viaggio, in cui Christiane testimonia ancora una volta che l essenziale dell esistenza è cercare l immensità che ci abita; è lasciare che l intelligenza della vita sia libera di fluire, anche attraverso il dolore fisico e psicologico; è perdere la propria vita per trovarne, sgomenti, una sempre nuova e sempre più piena. Un giorno l involucro si strapperà sotto la spinta di un altra nascita. Due amiche si separeranno al crocevia delle strade. La donna con un corpo e la donna senza un corpo si diranno addio. Due sogni che torneranno verso il Sognatore dei mondi. Il suo ostinato far spazio alla Vita non si è lasciato imprigionare neanche in quei momenti di sofferenza, non si è lasciato costringere da quella parte di noi destinata alla morte, ma l esperienza della malattia è diventata la strada della Meraviglia: i Vivi non hanno età. Solo i morti-vivi contano gli anni e si interrogano con inquietudine sulle date di nascita dei vicini. Quanto a coloro che vedono nella malattia un fallimento o una catastrofe non hanno ancora iniziato a vivere. Perché la vita comincia nel punto in cui si frantumano le categorie. Ed è uno spazio di immensa libertà. Come possiamo ringraziarti, Christiane, di tutto quel che hai saputo trasmetterci? Ti ritroveremo nel volo degli uccelli e nel blu di un lago di montagna, nella dura corteccia dell albero come nella foglia mossa dal vento, negli occhi di un bambino e nello sguardo di due innamorati In tutto quel che è Vita. Christiane Singer Nata a Marsiglia nel 1943 e morta il 4 aprile 2007 a Vienna. Dapprima lettrice, poi docente all Università di Friburgo in Germania, dopo diversi anni si dedica esclusivamente alle sue attività letterarie, seguendo l insegnamento di Dürckheim (discepolo di Jung). Scrittrice di sensibilità cristiana impregnata di saggezza orientale, pubblica nel 2002 "Dove corri? Non sai che il cielo è in te?", "Del buon uso delle crisi " (2006) e nel 2007 "Non dimenticare i cavalli schiumanti del passato", (ed. Servitium); nei suoi ultimi mesi di vita "Ultimi frammenti di un lungo viaggio", ed. Sonzogno. Di fronte al male incurabile ripete: La cosa importante quando una malattia entra in te è che tu non entri nella malattia. Al di là di ogni dogmatismo e moralismo, la sua opera e riflessione personale si fondano sulla consapevolezza della dimensione spirituale nascosta nel cuore di ognuno. 21

22 IL NUOVO LIBRO DI LUIGI VERDI Il domani avrà i tuoi occhi Luigi Verdi Luigi Verdi Il domani avrà i tuoi occhi Don Gigi ha provato a leggere, attraverso Il domani avrà i tuoi occhi Il nuovo libro di don Luigi Verdi. Con una analisi sulle follie della società di oggi. Ma anche con uno sguardo aperto e fiducioso sul domani. l umanità che incontra ogni giorno, le follie quotidiane di questo presente, gli innaturali ritmi cui ci siamo assuefatti; ma ha saputo anche trovare, negli stessi sguardi, nelle stesse persone, ciò che è vivo, ciò che cammina, che dà coraggio, che guarda oltre, preparando, inconsapevolmente, il futuro. Massimo Orlandi di Stefania Ermini 22 Ho pensato di offrirvi il meglio che ho: le icone che le mie mani hanno creato e quello che i miei occhi vedono del tempo che viviamo e di quello che si prepara. Gigi ci dona con questo libro il meglio che ha: le sue piccole icone, abbraccio di ricchezza e povertà, e i suoi occhi che sanno leggere tutto; perché invece di scappare Gigi, in silenzio, negli anni ha imparato a restare. Queste pagine custodiscono ciò che lui vede, ciò che lui sogna e i valori da cui ripartire per attraversare questi anni affollati di rapporti superficiali, di muri che ci imprigionano, di sottomissione passiva e di amara disperazione. Viviamo di stress, uno stringere, un assenza di ossigeno che richiede una via di uscita, un ristoro, ma viviamo anche tempi di parto che preparano e maturano qualcosa di nuovo dobbiamo vivere quest epoca, esserne responsabili, sapendo che non porterà ad una morte, bensì ad un nuovo parto. Gigi ha suddiviso il libro in tre parti: Cosa vedo, suddiviso in 6 capitoli. Il numero 6 in ebraico e nella Bibbia rappresenta il mondo dell umano non ancora giunto a compimento. Cosa sogno suddiviso in 7 capitoli. Il numero 7 è il numero del mistero, il settimo giorno è dedicato al riposo, alla contemplazione e alla meditazione. Da dove ripartire, suddiviso in 3 capitoli. Il 3 in ebraico e nella Bibbia è il viaggio, il cammino. Cosa vedo Nella prima parte Gigi ci invita a riflettere su una modernità che ci rende muti e solitari, con poca responsabilità, che ci ha reso veloci, ci ha rubato la creatività, la consapevolezza, ha reso debole la nostra volontà, ma soprattutto ha reso sfuggenti i nostri sogni. Oggi viviamo l instabilità dei sogni a lungo termine, curiamo un sogno con un altro sogno, una passione con un altra passione, un desiderio con un altro, senza permettergli di diventare realtà Per trasformare i sogni in realtà è necessario un tempo lungo, capace di penetrare fino al cuore della vita, lì dove i frutti rilasciano il loro profumo". San Francesco ci ha insegnato che se un sogno diventa vita si può essere felici, ma se un sogno ha bisogno di un altro sogno, un desiderio ha bisogno di un altro desiderio, rimane un vuoto, manca sempre qualcosa da cui cominciare. E di nuovo Gigi ci invita al cammino perché la vita vera è nuda, non si immagina, non si pensa, si vive, si tocca. Si diventa consapevoli solo se

23 si tocca la vita, se incontriamo qualcuno fisicamente e se ciò ci trasforma. Il nostro vivere a caso, lontani da noi stessi non ci dà la percezione di niente. È solo con la volontà di rimettersi in viaggio, che durante il cammino si ritrova l attenzione al tutto: La nostra natura è debole e delicata, facilmente condizionata dalle abitudini, ma è anche capace di accettare il superamento e di trasformare la debolezza in volontà. Cosa sogno Gigi sogna un uomo giusto, silenzioso, fedele, teso a togliere piuttosto che ad aggiungere, amato e amoroso, libero e abbracciato alla sua intima, vera debolezza. Non è fuori di noi ci ricorda Gigi ma dentro di noi che qualcosa può cambiare, e il solo fatto di aver atteso e desiderato l aurora di qualcosa di nuovo non sarà stato vano. In questo tempo difficile ci viene chiesto di avere uno sguardo attento ai segnali di cambiamento. Un cambiamento che può solo partire dall uomo: il mandorlo accanto alla pieve prima fa i fiori e dopo i frutti, e mi ricorda che se nella mia vita voglio vedere dei frutti devo prima fiorire. Mi ricorda che il futuro dipende da ciò che sapremo fare nel presente, che non dobbiamo chiudere il passato ma portarlo verso il futuro, né battere il futuro sul tempo ma incontrarlo, prepararlo in noi. Questo tempo di crisi è un tempo che ci chiede di fare ordine nella nostra anima e nella nostra mente. Ci chiede di scoprire le nostre fragilità, abbracciarle e farne la nostra forza. Invece oggi non riusciamo a stare dentro alle crisi. Ci dibattiamo tra disperazione e orgoglio per evitare di stare in quel momento di nudità e di debolezza che invece è un momento sacro, è l inizio inconsapevole di ogni germoglio di nuovo dobbiamo sentire che nella debolezza la vita non ci ha dimenticato, che ci tiene nella sua mano e non ci lascerà cadere. Dobbiamo sentire che nella debolezza la vita non ci ha dimenticato, che ci tiene nella sua mano e non ci lascerà cadere. Da dove ripartire Gli occhi di Gigi e le sue icone ci chiamano a ripartire, a rivedere il nostro viaggio, il nostro cammino partendo dalla bellezza e dalla tenerezza, dal perdonare noi stessi e gli altri, stando fedeli all oggi, ad ogni giorno, vivendolo senza fuggire. Gigi si racconta e ci avvisa che i germi di novità che sente nell aria e da cui vorrebbe ricominciare per stare dentro al mistero della vita sono la bellezza e la tenerezza, il perdono e la fedeltà ad ogni giorno. Questi fragili gesti hanno la forza di rimettere in piedi la nostra vita... Questo tempo feroce che volge al giro di boa ha sì inaridito i cuori, ma ha anche dissodato un terreno segreto dove la tenerezza e la bellezza potrebbero germogliare. Quando ogni giorno distruggiamo la bellezza e la tenerezza, si annuncia il tempo di crisi, l arrivo di un disagio nella nostra vita. Papa Giovanni in una notte in Piazza S. Pietro disse: Guardate come è bella la luna stasera, tornate a casa e date una carezza ai vostri bambini. Gigi lo ricorda nelle sue pagine e ci invita a far sì che la tenerezza di una carezza e la bellezza della luna, così fragili, ci bastino per camminare. E mentre si abbraccia questo invito, dalle pagine del libro, si respira ancora tenerezza e di nuovo bellezza. La tenerezza è una carezza che tocca senza prendere, avvicina senza dominare La bellezza è normale, cresce dalla piccolezza e ci sorprende, lasciandoci senza voce, ravviva in noi un senso di libertà e di leggerezza. Ripartiamo dunque da noi stessi tornando monaci nelle città. Perché In questa vita affaticata e oppressa se vogliamo rimanere in piedi e non essere travolti, dobbiamo prendere esempio dallo stile di vita del monaco e dell artigiano. Per loro il prioritario è il presente, il Kairòs, il tempo della bellezza e dell armonia che nasce da raccogliere e dare valore ad ogni frammento. E allora l invito di Gigi è quello di ricominciare a stare attenti ai frammenti: agli occhi, ai gesti, a come si fanno e si dicono le cose. In ogni momento di crisi Dio ci chiede di partire dai frammenti e dai dettagli per riprendere il cammino e la nostra dignità. Che ogni giorno ci porti un presente più forte, un nuovo inizio di vita che ci sciolga le ali, perché il domani avrà i nostri occhi. 23

24 Ermes e il futuro di Luca Buccheri Ermes Ronchi, frate dei Servi di Maria, è stato discepolo di David Maria Turoldo ed è da molti considerato colui che ha raccolto la sua eredità. Profondo conoscitore di padre Giovanni Vannucci, ha curato la prefazione del suo ultimo libro, Cristo e la libertà, che ha presentato a Romena. Dove ha anche tenuto un bellissimo intervento sul tema che ci accompagna quest anno: Chiamati dal futuro. «Il futuro entra in noi molto prima che accada». Con questa bella frase di Simone Weil, Ermes Ronchi ha aperto la conferenza che intendeva celebrare i 25 anni dalla morte di padre Vannucci attraverso la presentazione del suo ultimo libro inedito, Cristo e la libertà. Il tema della giornata è di quelli cari a padre Giovanni, Chiamati dal futuro, l idea che sia il futuro a chiamare e ad anticipare la realtà, la consapevolezza che il tempo vitale, qualitativo, non parte dal passato verso il presente, ma dal futuro verso il presente, in qualche modo attraendolo. Attraverso diversi passaggi biblici, l amico Ermes ha aiutato l affollata assemblea che popolava la Pieve di Romena, in un caldo pomeriggio domenicale, a riflettere sul senso della vita, sulla speranza, sul perdono, sulla forza dell impossibile. «Il primo verbo che Dio impiega nel primo dialogo con l uomo, primo verbo necessario per coltivare e custodire l Eden di sempre, è 24 tu potrai : Tutti gli alberi del giardino tu potrai mangiare (Gen 2,16) La Bibbia indica con il primo verbo divino-umano ( tu potrai, noi possiamo ) che il senso della vita è una potenzialità, uno sviluppo, un crescere. Vivere è l esplorazione sulle frontiere del possibile. Vivere è esplorare possibilità. Vivere è un decreto di libertà. Un decreto di futuro. Invece sulla bocca del serpente il primo verbo riferito all uomo è non dovete. Il nemico presenta la vita come una trappola di divieti, il cui senso consiste nell eseguire degli ordini». Se il decreto di Dio apre al futuro imprevisto (tu potrai), la parola del nemico chiude gli spazi del possibile in un passato già stabilito (tu devi). Ma il male continua Ermes non è originario ; ciò che è più originario non è il peccato, bensì il bene. «Adamo sorge nel giardino senza peccato. Nella creazione il bene è più antico (presbýteron diceva Origene), più anziano, più profondo del male. Il bene è venuto prima. Più

25 originale ancora del peccato originale». Per questo conviene all uomo questa proiezione nel futuro: «l uomo proteso in avanti ha un anticipo, un vantaggio sul male». Le parole di Ermes suonano come una melodia che abbraccia in perfetta sintonia le note profonde del cuore dei presenti. Sembrano un balsamo che può lenire antiche ferite, profonde paure, aprire squarci di orizzonti imprevisti e mai immaginati; niente sembra più adatto a trasmettere la forza profetica dell uomo che si sta celebrando La speranza bussa alla porta del profeta Elia, ormai esausto per la fuga e stanco di vivere, sotto la forma della carezza di un angelo, che gli offre pane cotto e un po d acqua; non gli offre «un cavallo bardato pronto a divorare al galoppo la steppa di Moab», ma «pane, acqua e un tocco affettuoso», strumenti poveri, risorse straccione che bastano però a rimettere il profeta in piedi sulle sue gambe. Ecco come viene a noi la speranza: con un abito di stracci, ma capace di rivestirci di futuro, gravida di un domani che è nelle nostre mani. Per questo occorre compiere tre gesti: «Porre segni di discontinuità. Osare immaginarci diversi. Coltivare una cultura della prospettiva». Bellissima anche la pennellata che padre Ermes ha saputo offrire sul perdono, anticipatore di futuro. Rispetto al male compiuto è solo il futuro che purifica la memoria, non il passato. «Per raggiungere la purificazione profonda occorre raggiungere una verginità della memoria, e questa viene a noi quando volgiamo l orecchio del cuore alla voce del futuro, non alla voce del peccato di ieri: Se uno è in Cristo è una nuova creatura, le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove (2Cor 5,17). Il futuro porta con sé l innocenza e la dona (la verginità non si conserva, si riconquista; l innocenza non si mantiene, si accoglie, sempre ridonata)». Il peccato, il male commesso non va dunque affrontato dalla prospettiva del passato, dalla cultura dell espiazione, ma dal futuro che purifica, da una smemoratezza del peccato Abbiamo una idea immorale di Dio se pensiamo che i suoi archivi siano pieni di peccati pronti per essere tirati fuori nell ultimo giorno. Sono invece pieni di lacrime, raccolte una ad una. che apre al cambiamento. Come ha fatto Gesù con la donna adultera: «Vai e d ora in avanti non peccare più». «Perché perdona Dio? si chiede Ermes, dischiudendo alla silenziosa assemblea un inedito volto di Dio Perché è buono, misericordioso, paziente, benigno? Tutto questo va bene, ma mi è sempre parso poca cosa, in fondo anche un uomo può arrivarci. Dio perdona per un atto di fede in me e di speranza nel mio futuro. Dio perdona perché scommette sul futuro, sul d ora in avanti. Perché per Lui il bene vale più del male. Non solo: il bene possibile di domani è più importante del male reale di ieri». E ancora: «La verginità della memoria e del cuore di Dio sta in questo: dell uomo egli ricorda solo il bene, e le lacrime. Una volta perdonato, il male non esiste più, in nessun luogo, neppure nella sua memoria. Abbiamo una idea immorale di Dio se pensiamo che i suoi archivi siano pieni di peccati. Pronti per essere tirati fuori nell ultimo giorno. Sono invece pieni di lacrime, come dice il salmo: Le mie lacrime nell otre tuo raccogli. Immensi archivi di lacrime, raccolte una ad una, sono i tesori di Dio. E una domanda sola, l ultima: Mi vuoi bene? La preghiera che rivolgiamo a Dio dobbiamo rivolgerla alla nostra coscienza: non ricordare più il male che hai commesso! Dimentica il tuo peccato. Concentrati sul futuro che ti chiama. Sul bene possibile domani». Infine, due frasi che suggeriscono un atteggiamento possibile per coltivare concretamente le suggestioni di padre Ermes. La prima, di don Milani: Finchè c è fatica c è speranza : «Se vedi uno che fatica puoi stare certo che dietro ci sono sogni e speranze. Se qualcosa ti costa fatica, non fuggire: è segno che coltivi progetti, un minimo Eden che merita il tuo impegno». E l altra, del filosofo antico Eraclito: Se uno non si aspetta l impossibile non lo raggiungerà mai. Due inviti da non perdere, che forse è possibile fondere in un unico suggerimento: è con fatica, con sforzo, che l impossibile può diventare realtà. 25

26 NUOVA VEGLIA Continua il viaggio. Di porto in porto, di città in città, anche quest anno la Fraternità viene a trovarvi per trascorrere una serata di incontro, di riflessione, di silenzio, di preghiera. Con altri occhi è il titolo della veglia di quest anno. Con altri occhi per guardare alla nostra vita in trasparenza, con lo sguardo ripulito dal superfluo, concentrato sull essenziale, aperto al dono dell esistere. BIELLA Santuario Madonna della Brughiera - Trivero ore 21,00 GENOVA Nostra Signora Assunta di Rivarolo ore 21,00 TRIESTE Parrocchia S.Luca - via Forlanini, 26 ore 21,00 UDINE Parrocchia San Marco - Viale Volontari della libertà ore 21,00 ROVERETO Parrocchia di Santa Caterina - Frati Cappuccini ore 21,00 PADOVA Parrocchia SS. Trinità - via Bernardi ore 21,00 30 Settembre 1 Ottobre 12 Ottobre 13 Ottobre 14 ottobre 15 Ottobre 26

27 DATE E LUOGHI BRESCIA Centro Mater Divinae Gratiae - via Sant'Emiliano, 30 ore 21,00 BERGAMO Chiesa dei Frati Cappuccini - via dei Cappuccini ore 21,00 MILANO Parr. Beata Vergine Immacolata - Lavanderie di Segrate ore 21,00 CATANIA Parrocchia SS. Pietro e Paolo - via Siena ore 20,30 MODICA Chiesa di San Pietro ore 20,30 RAGUSA Chiesa dell'abadia ore 20,30 SALEMI (TP) Chiesa del Crocifisso ore 20,30 MESSINA Chiesa di San Luca ore 20,00 CROTONE Parrocchia del Sacro Cuore - Borgata San Francesco ore 20,00 LAMEZIA TERME Chiesa del Carmine - Sambiase ore 20,30 TORTORA (CS) Chiesa di San Pietro Apostolo ore 20,30 POTENZA Cappella Parco del Seminario - Viale Marconi ore 20,30 PRATO Parr. San Bartolomeo - Piazza Mercatale ore 21,00 VALDARNO Pieve di Cascia - Reggello ore 21,00 FIRENZE Parrocchia dei Salesiani - Via Gioberti ore 21,00 20 Ottobre 21 Ottobre 22 Ottobre 9 Novembre 10 Novembre 11 Novembre 12 Novembre 13 Novembre 24 Novembre 25 Novembre 26 Novembre 27 Novembre 1 Dicembre 2 Dicembre 16 Dicembre 27

28 AVVISI Festa d autunno Domenica 25 ottobre Ore 15 Incontro con lo scrittore Maurizio Maggiani E' autore di libri di grande successo, come Il Coraggio del pettirosso e Il viaggiatore notturno, con cui ha vinto i massimi premi letterari (dallo Strega al Campiello), ma è anche testimone acuto, intelligente e sensibile, oltrechè fuori dagli schemi, dei nostri tempi. Ore 17 Messa Ore 18 Festa con castagne, vin brulè, e con tante prelibatezze di stagione. Le parole e il silenzio Ciclo di incontri organizzato dalla Fondazione Giuseppe e Adele Baracchi Sabato 14 novembre ore Pieve di Romena Ascoltare se stessi, ascoltare il mondo Incontro con: Fausto Bertinotti (ex presidente della Camera) Sergio Valzania (giornalista e scrittore) Invisibile agli occhi con Wolfgang Fasser e Massimo Orlandi Il percorso di vita di Wolfgang Fasser, le sue esperienze di ascolto di ciò che non si vede con gli occhi in un libro che diventa occasione di incontro Mercoledì 14 ottobre a Roma - Sala conferenze Fondazione Basso, via della Dogana Vecchia 5, ore 17 Martedì 17 novembre a Padova - Parrocchia San Lazzaro, via San Marco 1, ore Mercoledì 18 novembre a Rovereto - Auditorium centro civico del Brione, Via Silvio Pellico 16, ore Mercoledì 25 novembre a Firenze - Teatro le Laudi, Piazza Savonarola, ore 21 28

29 GRAFFITI anti anni fa, quando ho cominciato a T capire, ragionare, credere, la fede era fatta di rigidità, formule Fede in un Dio distante, fascinoso a volte, ma in un rapporto di accettazione di regole dentro le quali mi sentivo a posto. Tutta casa e chiesa, direbbe Gigi! Verso i 18 anni sono cominciati per me degli incontri splendidi fuori della norma che hanno aperto la mia mente e il mio cuore a quella disciplina interiore che mi ha fatto, pian piano, tra grandi difficoltà ma con tanta gioia, aprire alla Vita, trasformandomi. Don Ivan mi ha fatto capire che quel Dio non era lontano, che mi amava di un amore esclusivo, che mi chiedeva non sottomissione ma slancio, apertura intellettuale e sentimentale. Don Fiorino mi ha guidata in questo percorso di crescita, apertura verso l amore di Dio in Cristo: spazio, leggerezza, gioia, il quotidiano che prende faccia nuova, il dovere che è amore che si realizza, c è un futuro di vita nuova per me. Poi Vincenzo, il mio Vinci, con il quale abbiamo concretizzato un amore umano nella prospettiva del grande Amore di Dio. Basta con le sovrastrutture che tarpano le ali, solo semplicità, gioia vera nella famiglia, i figli, la scuola, il nostro amore messo a dura prova nella sofferenza, nella malattia, nella morte. Infine Romena, Gigi, Gianni, la magia della Pieve, i corsi, il fascino dell Icona, la profondità della riflessione, l apertura del cuore, un Oltre che si apre, che affascina, che chiama. Vita che è dono per essere ridonato, Parola che torna potente, sempre nuova, non più per chiudere e proibire ma per alleggerire, aprire cuore ed intelletto. Gioia Checcacci a parola disciplina ricorda di solito L qualcosa di rigido, di imposto. In realtà, io credo, non centri nulla con la rigidità. Quando tanti anni fa conobbi la cultura Tradizionale Orientale, vivendo in una Comunità di studio di Medicina tradizionale giapponese, mi fu detto che per rinforzare il mio corpo e la mia mente avrei dovuto seguire per tutta la vita una disciplina interiore. Nessuno però mi disse mai a parole cosa significasse. Col tempo capii che non si poteva spiegare a parole o quantomeno le parole erano insufficienti, ma che era necessario farne esperienza personale. Così non mi rimase altro che osservare, ascoltare coloro che vivevano con me per imparare qualcosa. Vedevo che in ogni gesto compiuto, dal lavare i piatti, fare il giardino al fare terapia ai pazienti, ognuno cercava di essere presente, di avere consapevolezza di ogni atto compiuto. Se penso alla disciplina interiore mi vengono in mente parole come silenzio, consapevolezza, ascolto e rispetto, rispetto per tutto ciò che ci circonda, vivente e non. La disciplina interiore credo sia indispensabile per armonizzare le proprie emozioni, per non lasciarsi impossessare dalla rabbia, dallo sconforto, dall egoismo, dal pessimismo e osservare tutto ciò che si muove dentro e fuori di noi in modo obiettivo, quasi l osservassimo da un punto al di fuori di noi stessi. La disciplina interiore, io credo, ci permette di migliorare la nostra consapevolezza evitando in questo di calpestare inavvertitamente chi ci sta vicino. Alfredo Altafini 29

30 a proposta era di quelle che non lasciava L indifferenti. Partire per un viaggio itinerante nella Terra del Santo in tenda e sacco a pelo, senza conoscersi e senza conoscerne il programma. Questa Terra di contrasti e di stupore, di universalità e incomprensione è in assoluto una terra di Verità, per credenti e non. Non sfugge a chi, chiamato, ci si abbandona, sentendosi immediatamente accolto. A casa. Ma la Verità ha un prezzo, ci chiede uno sguardo limpido e un animo in ricerca; ci chiede di stare al nostro posto ma allo stesso tempo di accettare quanto non capiamo, quanto non conosciamo, quanto è diverso e lontano dal nostro progetto. Noi pellegrini magari incerti, ognuno a modo proprio, perché questo non fosse semplicemente un viaggio un po avventuroso, perché il messaggio di un Uomo che ha fatto dell amore per i fratelli il fuoco inestinguibile della propria esistenza ad essi sacrificata, non rimanesse pura lezione teologica, ma ci scuotesse nel profondo, ci facesse nuovi almeno un po, abbiamo di certo faticato, com era giusto. Per affidarci a chi ci guidava e alla polvere di una terra dalle tante anime bisognava cedere un po di noi stessi, del nostro pensiero e delle nostre aspettative e liberare la nostra, di anima. Fare pulizia e guardare oltre, fuori da noi, per vivere un armonia con i luoghi e con gli altri. Un pellegrinaggio così concepito, con le difficoltà pratiche con le quali ci si scontra, con le esigenze personali che inevitabilmente emergono dal gruppo, diventa dunque anche un possibile lavoro su se stessi e lo spirito avvolgente di una Terra come quella dove non a caso abbiamo scelto di immergerci in essenzialità e condivisione, nonché la conoscenza reciproca, ci hanno aiutato e accompagnato giorno dopo giorno. a disciplina è per me una parola che L evoca la regola, e le regole crescendo sono diventate nella mia vita una gabbia, dorata a volte, ma pur sempre una gabbia. Ora sto scoprendo l amore e sento la libertà. E mi piace emozionarmi e scopro di poter giocare con la mia ansia. L amore è l unica disciplina interiore che posso 30 Valeria Capuano e voglio ascoltare; é come se in me, in ogni cellula del mio corpo ci fosse già scritto ed io posso pian piano seguirlo perché nasce da dentro. Imparo quello che mi fa stare bene e me ne regalo ogni giorno un po, con semplicità. E magari così riesco anche a donarlo, questo amore! Serena Nobili n giorno ho desiderato, ho pregato con U tutto il mio cuore, con tutto quello che sono, di vedere i Suoi occhi e mi ha esaudito Come Saulo sono caduto dal cavallo; ero cieco, pieno di me stesso, vivevo nell errore, nell inganno del mondo, volevo riempire il mio vuoto esistenziale con lo shopping, con sesso, droga e rock n roll, fino a che ho conosciuto il dolore. La tragedia e la solitudine mi hanno abbracciato. Prima le ho maledette, ma poi sono cambiato, non ero più la stessa persona. All improvviso nella più completa disperazione ho sentito la gioia dello Spirito in me: Vedi, anche nel dolore c è una benedizione per te, c è bellezza, c è vita. Puoi farti forte in Me. Così è cominciata la mia disciplina interiore, e senza sapere, senza volere ho potuto come il seme morire a se stesso e rompere il guscio, e ricominciare a crescere, a camminare. Ho smesso di lamentarmi, ho smesso di riempirmi di rabbia, di amarezza. Non pregavo più toglimi questa sofferenza, ma grazie per queste occasioni dove con Te posso imparare e crescere, e così preparare il terreno per la saggezza e per la conoscenza. Da molto tempo sono pellegrino e straniero nella mia terra, ma so dov è il vero tesoro e do testimonianza della speranza viva che è in me. Disciplina è

31 avere cura e vigilare sul mio cuore, perché da esso sgorga la vera Vita. Piero Majonica ono sempre più convinta, il più grosso S peccato che si può fare è non essere felici, è un peccato nei confronti della vita, di noi stessi, nei confronti di chi sorride anche quando ha veramente grandi problemi con i quali convivere, nei confronti di chi ha dato la vita, ha sognato, creduto e lavorato per darci un esistenza interiore migliore. A volte ci mettiamo sulla difensiva quando si sente parlare di sogni, ottimismo e desideri, come se dietro tutto questo ci fosse sicuramente celata la delusione; so quanto è duro aspettare il peggio per attutire il colpo, lo so bene, ma anche questo insegna, insegna a gioire di piccole cose, riconoscere lo sguardo di chi chiede una carezza che infonda fiducia, amore, accoglienza. Dobbiamo vincere la paura di essere traditi, di non saper riconoscere; è vero, ci sono meccanismi dai quali è difficile sfuggire specialmente quando ci siamo sentiti traditi da chi o da ciò che si amava di più. Io ora sono felice poiché li capisco, li sento questi meccanismi, mi danno la stilettata, mi riaccendono la ferita che mi sveglia e mi spinge a guardare avanti, mi fa sentire viva, mi fa sentire la voglia di migliorare il mio sentire. La mia disciplina interiore sarà questa; parto da me, partiamo da noi per migliorare, sentiamo gli altri come figli e agiamo secondo coscienza. Parto da me, il sogno, il futuro nei miei occhi è quello di poter aiutare quei bambini come lo sono stata io, cosicché il futuro abbia i loro occhi... Naria Vangelisti Il fiume scorre il fiume lungo il tuo cammino, bambini che giocano, uomini che parlano, alberi che crescono, fiori che sbocciano, la natura ti parla, ti ascolta, ti culla, e tu nuoti, nuoti fino alla fine del tuo fiume. Un mare grande ti aspetta. Il fiume. Ester Nel calore di un abbraccio sincero porto il segno di ferite pesanti, ma il sole si affaccia e saluta felice per farsi posto nel cuore allargato, per dar un senso ai nostri pensieri. Tu che sembri un angelo immortale, mentre piangi mi bagni le mani e ancora una volta mi sto abbandonando, lasciando da parte quella corazza che rende la notte così buia. Ora si sente profumo di casa, solo chi ascolta riesce a comprendere. Siamo in famiglia dentro questa chiesa, ogni storia unita all altra come anelli di una catena. Non mi lasciare da sola, ti prego Tieni le mani dentro le mie. Lasciami bere dalla tua bocca Quell acqua fresca di tenerezza E portami sempre dentro il tuo cuore. Silvia PROSSIMO NUMERO: il giornale in uscita a Dicembre approfondirà il tema: ACCOGLIERE LA DIVERSITÀ. Inviateci lettere, idee, articoli, foto (termine ultimo: 15 Novembre 2009), preferibilmente alla nostra UN CONTRIBUTO: se volete darci una mano a realizzare il giornalino e a sostenere le spese potete inoltrare il vostro contributo col bollettino allegato, oppure effettuare un offerta ai seguenti conti correnti intestati a Fraternità di Romena ONLUS, Pratovecchio (Arezzo): postale IBAN: IT 58 O bancario IBAN: IT 25 G PASSAPAROLA: se sai di qualcuno a cui non è arrivato il giornale o ha cambiato indirizzo, se desideri farlo avere a qualche altra persona, informaci. SEGRETERIA: l orario per le iscrizioni ai corsi è preferibilmente dal mercoledì al venerdì dalle 17,30 alle 19,30, sabato e domenica quando vuoi. Le iscrizioni ai corsi si aprono il primo giorno del mese precedente al corso stesso. 31

32 asciare la regola tutte le volte che è in contraddizione con l'amore. La nostra sola regola è l'amore. Foto di Piero Checcaglini Sorella Maria di Campello 32

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