MODULO 2 Varietà, registri, usi dell'italiano; bilinguismo e multilinguismo

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1 MODULO 2 Varietà, registri, usi dell'italiano; bilinguismo e multilinguismo Patricia Bianchi, Università Federico II, Napoli Immacolata Tempesta, Università di Lecce Autori: Patricia Bianchi (prof. associato di Linguistica italiana, Facoltà di Lettere e Filosofia.) per la parte: "Varietà, registri, usi dell'italiano" Immacolata Tempesta (prof. straordinario di Linguistica italiana, Facoltà di Lingue e Letterature straniere) per la parte: "Bilinguismo e multilinguismo nel repertorio dell'italiano"

2 Indice: 2.0 PRESENTAZIONE DEL MODULO 2.1 LA COMUNITÀ LINGUISTICA Rete sociale e varietà della lingua 2.2. IL REPERTORIO LINGUISTICO 2.3 IL BILINGUISMO Il bilinguismo individuale Il bilinguismo sociale 2.4 LA DIGLOSSIA 2.5 IL CAMBIO 2.6 IL MULTILINGUISMO La dominanza Le lingue tetto 2.7 LA PERCEZIONE La percezione geolinguistica La percezione sociale 2.8 L'ATTEGGIAMENTO La valutazione 2.9 L ITALIANO: GAMMA DI VARIETÀ 2.11 L ITALIANO: GAMMA DI VARIETÀ 2.12 LA VARIAZIONE DELL ITALIANO IN SINCRONIA L area geografica Il gruppo sociale La situazione comunicativa Il mezzo fisico-ambientale 2.13 LA VARIAZIONE DELL ITALIANO IN DIACRONIA Registri e stili del discorso 2

3 Sottocodici e lingue speciali 2.15 DALL ITALIANO STANDARD ALL ITALIANO DI USO MEDIO 2.16 GUIDA BIBLIOGRAFICA 3

4 2.0 PRESENTAZIONE DEL MODULO Nel modulo sono trattate, nella prima parte, le nozioni basilari sul repertorio linguistico, sul bilinguismo, sul multilinguismo, sulla percezione e la valutazione delle lingue in un repertorio plurilingue, in particolare nelle situazioni di contatto ricorrenti nel repertorio dell'italiano, caratterizzato dalla compresenza di italiano, varietà dell'italiano, dialetti dell'italiano, lingue minoritarie, lingue straniere, dialetti stranieri nella competenza degli immigrati. Il modulo può essere integrato con il modulo riguardante la pedagogia interculturale (Modulo 1). La seconda parte riguarda gli aspetti della variazione linguistica sulle dimensioni della diamesia, della diafasia, della diatopia, della diastratia e della diacronia. Sono riportate indicazioni di base sul concetto di varietà, nella sua connotazione linguistica e sociale, sui registri, sulla zona di contatto fra italiano standard e italiano dell'uso medio. Non sempre il parlante ha consapevolezza nell uso delle varietà, specialmente regionali, e non sempre è chiaro il rapporto tra dialetto, italiano regionale e standard. Anche il concetto di norma e di modello di italiano devono essere ripensati con la comparazione agli usi medi dell italiano. L insegnante dovrà avere un quadro di riferimento delle dimensioni della variazione per orientare alunni italiani e stranieri nella produzione scritta e parlata e per valutarne linguisticamente i risultati ma anche per promuovere l osservazione dei fenomeni linguistici nell italiano. 4

5 Sezione 1 BILINGUISMO E MULTILINGUISMO NEL REPERTORIO DELL'ITALIANO di Immacolata Tempesta 2.1 LA COMUNITÀ LINGUISTICA I "Una lingua non è un entità che si mantiene da sola, ma è qualcosa che esiste solo laddove esiste una comunità che la parla e la trasmette" (Romaine, Nettle, 2001, p. 18). La comunità linguistica è definita su basi linguistiche, anche se rimanda a molti altri elementi, geografici, culturali, politici, sociali, interazionali, cognitivi. Al concetto di comunità linguistica introdotto nel 1933 da Bloomfield, che la definisce come l insieme di tutte le persone che usano una determinata lingua, Fishman (1975) aggiunge altri elementi così che, secondo lo studioso, una comunità linguistica è quella comunità i cui membri hanno tutti in comune almeno una varietà di lingua e le norme per il suo uso appropriato. Hymes (1980) definisce la comunità parlante o speech community come comunità che condivide la conoscenza di regole per produrre ed interpretare il parlare. I suoi membri condividono cioè la conoscenza di almeno un tipo di parlata e dei suoi schemi d uso. Una comunità dovrebbe, in generale, presentare una determinata lingua o varietà, avere una delimitazione socio-geografica, seguire comportamenti linguistici e norme comuni, assumere atteggiamenti sociali condivisi nei confronti della lingua, dovrebbe stabilire e sostenere un sentimento di appartenenza che oppone il noi agli altri. Il linguaggio diventa, in questo contesto, un legame sociale primario, un mezzo di associazione, un veicolo di identificazione e di appartenenza al gruppo. Attraverso la lingua si rappresenta la realtà, si forma l'identità, si rende riconoscibile lo straniero. Tessarolo (1990) scrive che se l identità ha bisogno di essere socializzata per consolidarsi, la lingua viene ad assumere un importanza fondamentale come elemento di identificazione (p. 32). La comunità linguistica si serve della lingua non solo per veicolare messaggi e contenuti ma anche e soprattutto per marcare la propria identità linguistica e culturale. Una volta determinata la nozione generale di comunità linguistica, è necessario tenere presente che in molti casi le comunità reali non presentano tutti gli elementi considerati, si presentano invece complesse, con forti frantumazioni interne di comportamento e di atteggiamento, tanto da essere considerate più una somma di reti sociali, che un unico gruppo coeso e uniforme. Le comunità, come le lingue, non sono fissate una volta per tutte. Gli stessi fattori che ne costituiscono la nascita e il mantenimento, geografici, culturali, politici, sociali, interazionali, cognitivi, possono determinarne il cambiamento. Come scrive Rosiello (1979) "ogni mutamento storico comporta mutamenti nel sistema ideologico e semantico di una società; ciò provoca dei mutamenti linguistici relativi al nesso di associazione tra forme grammaticali (lessicali, sintattiche, ecc.) e contenuti di pensiero, che possono determinare un nuovo assetto 5

6 sistematico della lingua.[ ] L instaurarsi di nuovi rapporti sociali, l emergenza di nuove tendenze culturali sono la causa di mutamenti di comportamento linguistico" (p.314). 6

7 2.1.1 Rete sociale e varietà della lingua I L'utilizzazione delle reti sociali come strumento d'analisi, ha avuto, nell'ultimo ventennio, un notevole sviluppo, non solo in campo antropologico e sociale ma anche negli studi sulla variazione linguistica. Con il concetto di rete sociale, introdotto già dagli anni '40, si indica l'insieme di persone con cui un attore sociale di riferimento, detto Ego, intrattiene rapporti comunicativi in un determinato spazio di tempo. Boissevain (1987) rappresenta la rete come una cipolla formata da più strati o zone: la cella personale, che consiste di pochi amici intimi e parenti stretti, la zona confidenziale, composta da parenti e amici più distanti emozionalmente; la zona strumentale (o utilitaristica), composta da persone con le quali si mantengono i rapporti in quanto possono risultare utili; la zona nominale, costituita da persone che hanno per l'ego poca importanza sia strumentale che emozionale. Questa zona è seguita dalla zona estesa (o allargata) i cui membri sono conosciuti solo casualmente dall'ego. II Il concetto di rete è stato introdotto per analizzare alcuni fenomeni non riconducibili entro le categorie tradizionali delle scienze sociali, come la classe e il gruppo. Queste categorie sono di tipo macrosociologico, presentano confini e posizione ben definiti, appartengono ad un approccio statico dell'analisi sociale. La rete invece ha un carattere microsociologico, appartiene ad un approccio di tipo processuale: lo studio sulle rete ha come centro d'attenzione l'individuo, che usa le reti per conservare o modificare gli attributi sociali a proprio vantaggio. In molti studi l'analisi di rete risulta integrata con l'analisi dei gruppi e delle classi. Sia la classe che la rete sono meccanismi di applicazione delle norme sociali, anche se la classe agisce sull'individuo in modo meno diretto della rete. La classe e la rete sembrano essere rapportate anche dal tipo di aggregazione sociale poiché in una rete si tende a stabilire contatti soprattutto con attori che appartengono alla stessa classe sociale. Questa configurazione può tuttavia cambiare in quanto le azioni strumentali e le risorse acquisite possono attivare processi di mobilità sociale e di apertura delle reti che cambiano la posizione sociale e la collocazione in rete dell'attore. La nozione di rete è in parziale sovrapposizione anche con quella di gruppo. Esistono, per esempio, varie strategie di riconoscimento e di adesione ad un gruppo che portano a stabilire continui contatti tra i membri di un gruppo primario e a rafforzarne la rete. III Nello studio delle reti si distinguono le caratteristiche interazionali da quelle strutturali. Sono definite proprietà strutturali: - la densità, cioè il rapporto tra i contatti reali avvenuti in un intervallo di tempo tra gli individui di una certa rete e l'insieme dei contatti che si otterrebbe se tutti gli attori fossero in relazione tra di loro. La densità viene calcolata con la formula 100 X Na% N 7

8 in cui Na indica il numero dei contatti attuali e N il numero dei contatti potenziali. Ad esempio, nella rete rappresentata dalla fig. 1 la densità è di 0,35 (5 contatti sui 14 possibili se i 6 attori fossero tutti collegati tra di loro) Fig. 1 Ego - la multiplessità, che è data dalla quantità di relazioni plurime che si instaurano tra i membri del network: per legame multiplo si intende un legame a più dimensioni, ad es. di parentela e di lavoro. Se la rete è costituita da attori che hanno un rapporto di un solo tipo la rete si definisce uniplessa, se i rapporti sono contemporaneamente di natura diversa la rete viene chiamata multiplessa. Le relazioni multiplesse vengono considerate più potenti, in termini di influenza sui componenti della rete, rispetto alle uniplesse; - la centralità, che riguarda la struttura più o meno centripeta della rete; - la raggiungibilità, che è data dalla proporzione di attori della rete che sono contattabili da un qualsiasi punto. A seconda del tipo di legami tra gli attori le reti possono formare dei clusters o delle cliques: si tratta di associazioni informali di persone che hanno un alto grado di intimità e uno sviluppato sentimento di appartenenza e di lealtà al gruppo. Le cliques sono considerate fondamentali per l'integrazione comunitaria e la stratificazione sociale. Sono considerate proprietà interazionali, delle singole relazioni: la direzione dei contatti, la frequenza, l'intensità, la durata, i contenuti (che possono essere materiali e non materiali, singoli o multipli). Le reti sono formate da relazioni di diverso genere, simmetriche o asimmetriche, di scambio di risorse, ma anche di conflitto. IV Fra le ipotesi più importanti emerse dagli studi sulle reti troviamo quella relativa all'opposizione degli Ego rurali a quelli urbani. Le reti rurali vengono indicate come reti a maglia stretta, ad alta densità, e con contenuti relazionali poco specializzati; le reti urbane vengono definite a maglia larga, di bassa densità e con contenuti molto specializzati. Al crescere del grado di urbanizzazione le reti interpersonali tenderebbero ad essere più ampie, più diversificate, meno dense, più specializzate e con un diminuito peso delle relazioni dei parenti e dei vicini rispetto a quello degli amici. In campo sociolinguistico il concetto di rete è stato utilizzato, in generale, per studiare il comportamento linguistico in una comunità, in contesto sociale e in situazioni di everyday 8

9 life. L'ipotesi di correlazione sociolinguistica proposta dalle diverse ricerche sembra essere questa: una rete sociale a struttura relazionale densa, a maglie fitte, presenta una forte caratterizzazione delle norme interne al gruppo, un grado elevato di lealtà culturale e linguistica; una rete sociale poco densa, a maglie larghe, con legami più numerosi e meno multiplessi presenta comportamenti meno coesi e favorisce la diffusione delle innovazioni, anche di quelle che non valgono come contrassegno di identificazione e di lealtà al gruppo. V Lo studio dell'interazione come momento rituale in cui contano le relazioni fra gli attori, le loro immagini sociali e il diritto di non violazione del proprio territorio e della propria azione indica la collocazione in rete come uno dei fattori più rilevanti per la scelta linguistica (Tempesta 1998). In una ricerca condotta in Salento è stato rilevato che nella cella, nelle relazioni personali, a differenza di quanto avviene nelle zone allargate e nelle relazioni transazionali, è ammesso l'uso frequente di nomignoli, di espressioni tabu, di epiteti irriguardosi che servono a rafforzare la coesione stabilendo rapporti di camaraderie. La lingua risulta 'giocata' socialmente e simbolicamente come liberazione, come violazione consensuale, dalle interdizioni e dalle regole formali della cortesia goffmaniana, usata per stabilire una sorta di spazio privato tendenzialmente coprolalico, ma fortemente affettivo (Tempesta 1998). La cella salentina appare in generale molto connotata linguisticamente: è la fascia in cui dilaga il misto ma si conserva meglio il dialetto. Le celle più conservative risultano quelle dei gruppi sociali più bassi dei piccoli centri, le celle più innovative quelle giovanili, di alta scolarità, dei centri urbani (Tempesta 2000). 9

10 2.2. IL REPERTORIO LINGUISTICO I Il repertorio linguistico di una comunità comprende l'insieme delle risorse linguistiche disponibili in quella data comunità linguistica. Tali risorse vanno considerate nei rapporti e nella distribuzione gerarchica che le lingue e le varietà di un repertorio presentano nei continui contatti tra di loro. I repertori sono in genere plurilingui e comprendono più varietà. Il repertorio dell'italiano contemporaneo comprenderà, indicando sinteticamente i sistemi principali, l'italiano standard, l'italiano comune, l'italiano regionale, l'italiano popolare, l'italiano L2, la koinè dialettale, il dialetto e le sue varietà, le lingue di minoranza storica o di antico insediamento e le loro varietà, le lingue degli zingari, le lingue straniere e i dialetti presenti soprattutto fra gli immigrati, il misto tra due o più lingue o varietà. L'insieme di queste varietà deve essere considerato nelle dinamiche che attraversano il repertorio e costituiscono la cosiddetta architettura dell'italiano contemporaneo (si veda Berruto 1993a e 1993b). II Accanto alle minoranze storiche e alle minoranze diffuse, il panorama linguistico e culturale italiano, come quello europeo, presenta un fenomeno nuovo e in costante crescita: la formazione di consistenti gruppi di cittadini immigrati provenienti da diversi paesi e di parlata diversa da quella nazionale che vengono denominati nuove minoranze. Questi gruppi in molti casi non indicano delle vere minoranze poiché non formano entità socialmente aggregate, riconoscibili per la presenza di proprie istituzioni e strutture di vita comunitaria, non condividono un progetto migratorio di lunga durata, né la volontà di conservare la lingua, la cultura, la religione e l'identità di origine. Le lingue d'origine di queste minoranze sono quanto mai varie, sia perché gli immigrati provengono da paesi diversi sia perché in alcuni di questi paesi si parlano più lingue locali, tribali. Secondo il Dossier Statistico Immigrazione della Caritas (2002) i paesi da cui provengono i lavoratori extracomunitari sono l'albania, il Marocco, la Romania, la Svizzera, la Jugoslavia, la Tunisia, il Senegal, la Cina, la Polonia. I principali paesi di origine dei lavoratori domestici extracomunitari sono le Filippine, il Perù, lo Sri Lanka, la Romania, la Polonia, l'albania, il Marocco, l'etiopia, la Repubblica Dominicana, l'ecuador, la Somalia, il Capo Verde, il Brasile, la Nigeria, le Mauritius, lo stato di El Salvador. 10

11 2.3 IL BILINGUISMO I Prima di parlare di aree bilingui e multilingui è opportuno operare una distinzione tra situazioni di frontiera e situazioni all interno di uno Stato. Nelle zone di confine la sovrapposizione di due o più varietà di lingua è inevitabile poiché i confini politico-geografici non sono uguali a quelli linguistici. Le comunità con più lingue che si trovano all interno di uno Stato hanno invece un passato storico che ha permesso l insediamento di genti dalle lingue e dalle culture diverse, o sono interessate da fenomeni di immigrazione che portano al contatto tra molte lingue. Nel mondo vi sono molte comunità che parlano più lingue, e in queste comunità il bilinguismo rappresenta quasi una regola. In generale si intende per bilinguismo la compresenza di due lingue, individuale se il punto di riferimento è dato dal singolo parlante, sociale se il punto di riferimento è dato da un repertorio comunitario. Sul bilinguismo esistono diverse interpretazioni. 11

12 2.3.1 Il bilinguismo individuale II Per il bilinguismo individuale si va da una definizione per cui si dichiara bilingue chiunque parli più di una lingua a quella per cui si giudica bilingue solo chi parla perfettamente due lingue. Tra i criteri principali sui quali si basano le diverse definizioni troviamo il grado di competenza nelle due lingue, il modo di apprendimento, che può essere simultaneo o aggiuntivo, l'età dell'apprendimento bilingue che può essere più o meno precoce. III Moretti, Antonini (2000) distinguono nelle competenze individuali tre possibili situazioni: quella di monolingue che parla una sola lingua, quella di bilingue e quella di monolingue che ha acquisito o appreso una lingua seconda. Il bilinguismo può cambiare nel corso della vita a seconda degli usi e dei bisogni: si possono avere fasi di bilinguismo ascendente quando si progredisce nella competenza linguistica diversa da quella materna, di bilinguismo recessivo quando la competenza bilingue diminuisce. Si può avere un bilinguismo attivo quando le due lingue vengono non solo comprese ma anche prodotte, un bilinguismo passivo quando una lingua è disponibile per la comprensione ma non è usata per la produzione. Figure particolari di potenziali bilingui sono quelle del cosiddetto parlante evanescente e del rememberer, che può essere stato parlante abile nel passato. IV Non tutti i bilingui arrivano allo stesso grado di competenza in entrambe le lingue. Possiamo avere casi di ambilinguismo o di bilinguismo perfetto quando una persona usa bene entrambe le lingue in tutti i contesti, casi di bilinguismo dominante quando la competenza in una lingua, generalmente quella materna, è superiore rispetto all altra, casi di semilinguismo quando il parlante non conosce bene nessuna delle due lingue. Si distingue anche tra bilinguismo precoce e bilinguismo tardo. Il bilinguismo precoce si ha quando il contatto con entrambe le lingue avviene entro il primo mese di vita, tardo quando viene appresa inizialmente solo una lingua, seguita dall'apprendimento consecutivo di un'altra lingua. 12

13 2.3.2 Il bilinguismo sociale V Il bilinguismo sociale può essere monocomunitario quando tutta la comunità è bilingue come nella Valle d'aosta, o bicomunitario come nell'alto Adige/Südtirol, o isolato quando il bilinguismo riguarda un parlante che a causa di un trasferimento o per il carattere misto della propria famiglia, è costretto a imparare due lingue, pur vivendo in una comunità monolingue. Il bilinguismo può essere esogeno, o esocomunitario, quando nuove immigrazioni portano dall'esterno lingue diverse. Nel bilinguismo, come nel plurilinguismo in generale, nascono frequentemente conflitti di lingue e culture, processi di sostituzione di lingua, influssi vari da un sistema linguistico sull'altro. Le lingue compresenti non sono paritarie e intercambiabili come vorrebbe la definizione, in genere una domina sull'altra o sulle altre. Le diverse lingue vengono usate diversamente nei diversi domini. A seconda dell'estensione e della distribuzione nei vari domini abbiamo una diversa configurazione della dominanza linguistica. Una lingua sarà tanto più dominante quanto maggiore sarà il numero dei domini in cui è presente. Mutamenti nella distribuzione delle lingue nei diversi domini fanno diagnosticare un indebolimento linguistico e quindi l'invasione di una lingua su un'altra. Le lingue che si trovano in situazioni di svantaggio possono essere favorite dall'impiego in alcuni domini, come quello scolastico. 13

14 2.4. LA DIGLOSSIA I La diglossia è stata studiata inizialmente da Ferguson alla fine degli anni 50. Indica la compresenza di più lingue o varietà socio- funzionalmente differenziate che hanno cioè funzioni diverse nell ambito delle interazioni. La diglossia è stata molto studiata negli ultimi anni, e anche se il concetto è stato applicato a situazioni di contatto molto varie, secondo Ferguson si può parlare di diglossia quando in una comunità esistono, stabilmente, una varietà alta e diversi dialetti nativi, o varietà basse della lingua; la varietà alta è sovrapposta a quelle basse, è molto diversa strutturalmente da queste, presenta un'importante tradizione letteraria, è una varietà standard, è appresa a scuola o comunque attraverso un istruzione formale, è usata nello scritto e nel parlato formale, non è usata nella conversazione ordinaria. Berruto (2003) sottolinea, nel concetto di Ferguson, la difficoltà di rinvenire nell italiano l ultimo tratto della diglossia, cioè l assenza della varietà nella conversazione quotidiana. Secondo Berruto, l italiano formale viene usato anche nelle situazioni quotidiane, per cui si tratterebbe di una diglossia particolare che Berruto chiama dilalia. Esempi di diglossia si ritrovano in Italia in varie regioni fino alla fine dell '800 quando fra italiano, lingua colta, praticamente non usata, e dialetto (lingua parlata dalla grande maggioranza degli italiani) vi era una forte distinzione funzionale. 14

15 2.5. IL CAMBIO L'Italia è un paese ufficialmente monolingue, eccetto alcune regioni a statuto speciale in cui sono riconosciute più lingue. Di fatto l'italia è plurilingue poiché comprende più lingue di minoranza e molti dialetti italo-romanzi. Lingue, varietà e dialetti presentano vari fenomeni di contatto e di cambio. Il cambio linguistico (o code switching) indica in generale il passaggio da una lingua all'altra in uno stesso discorso o in uno stesso evento linguistico. Può essere un'alternanza, o una commutazione o un cambio mistilingue. La commutazione di codice si ha quando nello stesso discorso di uno stesso parlante compaiono due lingue, senza che vi sia alcun cambiamento nella situazione. La commutazione di codice ha una sua funzionalità ben precisa, può servire, per es., per una citazione, un'esclamazione, per enfatizzare un messaggio che si è già prodotto e che viene ripetuto in un'altra lingua, ecc. L'alternanza si colloca ad un livello macro-sociolinguistico, poiché comporta l'uso alterno di due codici in relazione a differenti domini, situazioni o eventi comunicativi. Si dice cambio situazionale. II Sembra che il cambio di codice sia insensibile alla distanza tipologica e strutturale fra i sistemi linguistici interessati. E infatti attestato non solo fra lingue più o meno strettamente imparentate e strutturalmente vicine (per esempio fra italiano e dialetti italo-romanzi, fra italiano e francese), ma anche fra lingue di media distanza tipologica (per esempio fra inglese e spagnolo) e fra lingue tipologicamente molto lontane (fra italiano e cinese, arabo e francese). Com'è dimostrato da numerose ricerche il cambio di codice non può avvenire in tutti i punti di un discorso, presenta delle restrizioni che limiterebbero la possibilità di passaggio da una lingua all'altra. Poiché nella realtà empirica sono stati rilevati dei controesempi per tutte le restrizioni variamente proposte, è stata introdotta una distinzione tra smooth switching, il normale cambio fluente, sottoposto a restrizioni sintattiche, e flagged switching, il cambio segnalato, da pause, esitazioni, cambiamenti nell intonazione, commenti metalinguistici, che non avrebbe alcuna restrizione potendo avvenire in qualsiasi punto del discorso. Diverso dal code switching è il code mixing o mescolanza di codice. Nel code mixing, uno o più costituenti della frase risultano formulati in una lingua diversa da quella in cui la frase è stata iniziata. Come scrive Berruto (2003), normalmente è difficile assegnare un valore discorsivo o una funzione pragmatica a passaggi di questo genere, che non coincidono con un cambiamento nel flusso della situazione comunicativa e paiono dovuti semplicemente all'equiparabilità funzionale dei due diversi codici e all'interpenetrabilità delle loro grammatiche. 15

16 2.6 IL MULTILINGUISMO I Il multilinguismo indica i casi di compresenza di più di due lingue, come nel trilinguismo, nel quadrilinguismo, ecc. Insieme al bilinguismo fa parte del sovraordinato plurilinguismo che indica i casi di presenza di più di una lingua ed è associato al cosiddetto pluriculturalismo. Lingue diverse rimandano non solo a sistemi linguistici diversi ma anche a diverse visioni del mondo che caratterizzano in maniera determinante l'identità personale, sociale e culturale dei parlanti. Le lingue possono avere, naturalmente, diverso status, svolgere diverse funzioni e presentare diversi tipi di trattamento da parte delle istituzioni. Le norme che si riferiscono alle lingue standard sono diverse da quelle delle lingue minoritarie, come avviene, per esempio, nell'ambito dei programmi europei. Tra le ultime direttive assunte dal Parlamento Europeo e dal Consiglio Europeo nel campo del multilinguismo troviamo quelle riguardanti l'ael 2001 (Anno Europeo delle Lingue 2001). II Con l AEL ci si è proposti di favorire l apprendimento continuativo delle lingue target, le lingue ufficiali della Comunità europea, unitamente alle lingue dell Irlanda e del Lussemburgo e ad altre lingue definite dagli Stati membri. Gli obiettivi specifici sono stati: 1. aumentare la consapevolezza della ricchezza della diversità linguistica e culturale nell ambito dell Unione Europea e del suo valore in termini di civiltà e cultura; 2. favorire il multilinguismo; 3. portare all attenzione dell opinione pubblica i vantaggi derivanti dalla conoscenza di diverse lingue; 4. favorire l apprendimento continuativo delle lingue; 5. raccogliere e diffondere l informazione sull insegnamento e l apprendimento delle lingue. III Il multilinguismo, insieme al multiculturalismo e alla multietnicità, è una situazione sempre più diffusa in Europa, in cui, nell'ultimo decennio, per varie vicende storiche, in particolare per i vari conflitti, e per motivi socio-economici, sono andati aumentando i flussi immigratori da paesi belligeranti o socio-economicamente svantaggiati. Un segnale visibile di questa compresenza di lingue e culture è dato dalle classi scolastiche, soprattutto infantili e adolescenziali, di molte città e paesi d'italia, in cui si ritrovano significative presenze di alunni immigrati, in particolare al Nord dove è concentrato il 66,57% di alunni stranieri, seguito dal Centro, con il 23,32%, dal Sud e dalle Isole con il 10,11 %. Nell'a.scol , in uno studio del MIUR, nella fascia dell'obbligo scolastico sono stati registrati allievi stranieri, il 2,31 % del totale (si veda il sito 16

17 2.6.1 La dominanza I Il concetto weinreichiano di dominanza si riferisce alle situazioni di compresenza di più lingue in cui ci sia variazione di distribuzione d uso nei diversi domini, nelle competenze e nelle abilità del parlante nei diversi codici o varietà. Fra i domini considerati per la configurazione di dominanza troviamo quelli del lavoro, della strada, della vita culturale, dell amicizia, della famiglia.la dominanza è importante per capire lo stato di salute di una lingua e rimanda, in un certo senso, ancora una volta, alle dinamiche di vario tipo, convergenza, divergenza, conflitto, integrazione, assimilazione, che possono coinvolgere il repertorio di una data comunità. È stato più volte mostrato che la variazione d uso e la dominanza assumono caratteri diversi da punto a punto, da comunità a comunità, da dominio a dominio e dipende dall evoluzione socio-economica di un area. Il mantenimento di una lingua dipende, fra l'altro, dal ruolo che essa svolge nella famiglia, nella comunità, nell'educazione, dal suo prestigio sociale, dalla legittimazione e dall'istituzionalizzazione del suo uso. Nelle aree in cui due o più lingue sono in contatto il mantenimento o il cambio linguistico sono relazionati al grado di identificazione alla comunità dei parlanti nativi, al loro legame e partecipazione al gruppo primario. Questi meccanismi psicologici dell individuo sono collegati anche a vari elementi della struttura sociale (status, fattori demografici e le istituzioni stesse) che incoraggiano o meno l identificazione della minoranza ai valori del proprio gruppo. Le comunità linguistiche minoritarie possono essere messe in pericolo dal processo di assimilazione del gruppo etnico minoritario a quello prevalente dello stato in cui si trovano. Tale processo, detto pammixia, provoca l'ibridismo della cultura dominata e di quella dominante provocando talvolta la crisi dell identità comunitaria minoritaria. II La configurazione della dominanza non è sempre chiara poiché in molti casi le lingue si distribuiscono all'interno dello stesso dominio. Nel contatto tra due o più lingue o varietà il mutamento linguistico è innanzitutto mutamento del potere sociolinguistico. La riduzione del potere di una lingua porta alla riorganizzazione della dominanza a seguito della quale la lingua minacciata reagisce con fenomeni di vario genere che le permettono di continuare a vivere: tra questi la spettacolarizzazione teatrale come avviene per esempio, nella Grecìa salentina, la risistemazione strutturale che porta una lingua ad una nuova posizione nel repertorio e quindi a nuovi usi sociali. È il caso del dialetto che, di fronte ai vari fenomeni di italianizzazione, va assumendo una nuova definizione e nuovi usi (si veda 2.2). 17

18 Le lingue tetto Un concetto macrosociolinguistico, che appare produttivo nell analisi del mutamento linguistico in comunità plurilingui con una lingua minoritaria, è dato dalla distinzione klossiana fra dialetti coperti che si riferiscono ad un sistema linguistico della stessa famiglia della lingua nazionale, insegnata a scuola, e dialetti senza tetto, appartenenti ad una famiglia diversa da quella dello standard del territorio di appartenenza. Le lingue senza tetto sarebbero più libere e dunque più attaccabili dall esterno. In alcuni casi le lingue senza tetto, se particolarmente minacciate, vengono sostenute istituzionalmente, con l'insegnamento scolastico o altre attività di recupero e di sostegno, per favorirne la conservazione. È il caso, per esempio, delle lingue galloromanza a Faeto e grica nella Grecìa salentina, dove l alloglossia è riconosciuta istituzionalmente e lo standard di riferimento, il galloromanzo e il neogreco, è stato introdotto nell insegnamento scolastico. Da lingue senza tetto è formata la maggior parte delle competenze di lingua materna degli immigrati che vivono in Italia, che hanno come L1 sistemi linguistici vari appartenenti ai repertori dell'est Europa, dell'america latina, delle Filippine, dell'africa Subsahariana, dell'oceania (Dossier Statistico Immigrazione 2002). 18

19 2.7 LA PERCEZIONE I Oltre al comportamento linguistico un posto importante nello studio della variazione linguistica e sociolinguistica in gruppi plurilingui è occupato dalle percezioni, intese come sapere linguistico, come modi di riconoscere le lingue e di riconoscersi nelle lingue. Nel quadro generale è importante distinguere, innanzitutto, fra coscienza linguistica e rappresentazioni che sono costituite, a loro volta, da credenze, opinioni, concezioni in genere, da una parte, atteggiamenti dall'altra. Secondo Grassi (2002, pp. 4-5) per coscienza linguistica dei parlanti s'intende "il sapere linguistico e metalinguistico da essi esplicitato in diversi modi e nelle situazioni più diverse o, anche, le loro opinioni sulla lingua o sul dialetto propri o altrui". Berruto (2002, p. 352) la definisce "come sentimento intuitivo della propria lingua che diventa riflessione dotata di una sua sistematicità interna-concetto quindi abbastanza vicino a quello di identità linguistica, una sorta di identità in senso neoidealistico-". II Dalla coscienza linguistica si discostano le rappresentazioni, così come i giudizi e le opinioni sono diversi dagli atteggiamenti studiati dalla psicologia sociale. Naturalmente atteggiamenti, credenze e saperi sono interdipendenti, gli atteggiamenti dipendono in parte da ciò che il parlante percepisce e da come lo percepisce e determinano a loro volta percezioni e concezioni. Anche se, come scrive Sornicola (2002), concetti come "sentimento della comunità" e "comunità" sono oggi più difficilmente applicabili, come categorie generali, alle situazioni storiche recenti rispetto al passato, le percezioni rimangono mezzi potenti del rapporto fra parlante-comunità-lingua e servono come base per la costruzione delle identità, dei conflitti, dei comportamenti individuali e comunitari. III La percezione linguistica dei parlanti può riferirsi a vari aspetti della variazione linguistica e può mutare nel tempo in dipendenza di fattori storico-sociali. Può riguardare la percezione della collocazione spaziale, sociale, stilistica di una determinata lingua o di una determinata varietà. Sulla percezione disponiamo di studi recenti molto interessanti, relativi soprattutto alla percezione geolinguistica. In questo tipo di percezione lo spazio diventa "contenitore dell'alterità" (D'Agostino M., Ruffino G., Castiglione M., Lo Nigro I., Dinamiche sociospaziali e percezione linguistica. Esperienze siciliane. In Cini, Regis ( a cura di), p. 181), poiché il senso della differenza linguistica "si evidenzia [..] nell'esperienza del parlante, non soltanto allorché egli si accosta a lingue diverse dalla propria, ma anche [...] nella attività comunicativa interna al punto linguistico in cui è immerso" (Telmon 2002, p. XXVIII). 19

20 2.8 L'ATTEGGIAMENTO L'atteggiamento indica "uno stato mentale di predisposizione, organizzato attraverso l'esperienza, che esercita un'influenza dinamica, polarizzata o in senso favorevole o in senso sfavorevole, sulla risposta di un individuo agli oggetti e alle situazioni con cui si trova ad aver a che fare" (Berruto 2003, p. 91). Nello studio degli atteggiamenti trova posto il cosiddetto paradigma di valutazione del parlante per il quale gli atteggiamenti e le reazioni di un ascoltatore nei confronti di una persona sono determinati anche dal suo modo di parlare. All'interno dell'atteggiamento occupa un posto centrale la valutazione, di superficie o dei livelli cognitivi più profondi, che può orientare il comportamento linguistico, le definizioni di appartenenza e di identità del parlante. L'uniformità di atteggiamento verso la lingua comunitaria è uno dei criteri base nella definizione laboviana della comunità. La valutazione non si riferisce naturalmente alle caratteristiche linguistiche di una varietà, ma all'immagine del parlante che queste riflettono, raccoglie e rappresenta i pregiudizi sociali, etnici che un parlante ha verso chi parla quella varietà. Per la sua complessità e per la sua profondità cognitiva l'atteggiamento può essere rilevato solo attraverso tecniche specifiche, perfezionatesi via via anche nel campo della sociolinguistica. 20

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