Servizi e infrastrutture per l Innovazione digitale del Paese

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1 Sommario Servizi e infrastrutture per l Innovazione digitale del Paese NOVEMBRE 2011 Executive Summary i

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3 Sommario SERVIZI E INFRASTRUTTURE PER L INNOVAZIONE DIGITALE DEL PAESE I PREFAZIONE 1 EXECUTIVE SUMMARY 3 INTRODUZIONE 5 1.INFRASTRUTTURE TECNOLOGICHE EVOLUZIONI TECNOLOGICHE PER LA BANDA LARGA ARCHITETTURE E TECNOLOGIE PER IL FISSO ARCHITETTURE E TECNOLOGIE PER IL WIRELESS 1.2. TREND E BENCHMARKING A LIVELLO INTERNAZIONALE STATO DELLE RETI A BANDA LARGA IN ITALIA BANDA LARGA FISSA BANDA LARGA MOBILE MOBILE BACK-HAULING SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA LIMITI DI CAMPO DIGITAL DIVIDE 1.4. I PIANI DEGLI OPERATORI PER LO SVILUPPO DELLE RETI DI NUOVA GENERAZIONE TELECOM ITALIA PROGETTO FIBRA PER L ITALIA (FASTWEB, VODAFONE, WIND) VODAFONE WIND H3G 1.5. INIZIATIVE NAZIONALI E TERRITORIALI PER LO SVILUPPO DELLE RETI I PIANI NAZIONALI INTERVENTI REGIONALI 1.6. CONCLUSIONI DELL ANALISI: QUALI RACCOMANDAZIONI PER L ITALIA 23 2.I SERVIZI: MODELLI DI RIFERIMENTO SERVIZI ALLE IMPRESE 26 INTERAZIONE TELEMATICA, SEMPLIFICAZIONE E RIDUZIONE DEGLI ONERI LO SWITCH-OFF DEI SERVIZI TRADIZIONALI LE PIATTAFORME ICT A SUPPORTO DELLE RETI D IMPRESA 2.2. E-HEALTH INTEGRAZIONE TRA I DIVERSI SOGGETTI E SERVIZI IN RETE AI CITTADINI 2.3. ISTRUZIONE DIGITALE PIÙ TECNOLOGIA IN CLASSE E PER GLI STUDENTI E USO DELL ICT NELLA DIDATTICA 2.4. INFOMOBILITÀ URBANA INTEROPERABILITÀ, SERVIZI AGLI UTENTI SOPRATTUTTO IN MOBILITÀ 2.5. GIUSTIZIA DIGITALE TECNOLOGIE, NORMATIVA E ORGANIZZAZIONE 2.6. DEMATERIALIZZAZIONE DELLA PA E SERVIZI ON-LINE PER I CITTADINI DOTAZIONI, SERVIZI ON-LINE E INTEROPERABILITÀ 3.IL BENCHMARKING DEI SERVIZI DIGITALI IL BENCHMARK INTERNAZIONALE E-GOVERNMENT ICT NELLE IMPRESE ICT NELLE FAMIGLIE 3.2. IL BENCHMARK REGIONALE SERVIZI ICT NELLE FAMIGLIE ICT NELLE IMPRESE iii

4 CONFINDUSTRIA 4. LE PROPOSTE DI POLICY ANALISI DELLO STATO DI ATTUAZIONE DELLE PROPOSTE DEL RAPPORTO CONFINDUSTRIA GAP-ANALYSIS 4.3. QUALI POLICY REGIONALI iv

5 Prefazione Prefazione L Italia non cresce da troppo tempo. E se il Paese è fermo lo dobbiamo anche ad una scarsa comprensione del ruolo delle tecnologie digitali come fattore determinante per la produttività e la crescita. Anche in questo settore siamo stanchi di assistere all avvicendamento di programmi e proposte di crescita che rimangono sulla carta, siamo stanchi di confrontarci su piani che puntualmente non vengono finanziati, siamo stanchi degli annunci; chiediamo certezze. Nel cammino di questi anni ho imparato ad apprezzare appieno l importanza della banda larga e dei servizi digitali. Ho seguito con entusiasmo il lavoro del Gruppo guidato e coordinato da Gabriele Galateri, condividendo l approccio sistemico adottato, il continuo confronto interno al settore e il dibattito con i rappresentanti della domanda. Una formula vincente che, a mio modo di vedere, ha determinato il successo delle precedenti proposte di policy, ampiamente accolte dal Governo centrale e sui territori. Nel biennio di lavoro che ha separato la pubblicazione di questo nuovo Rapporto dal precedente, la situazione economica internazionale non è migliorata e i riflessi sull industria italiana sono sotto gli occhi di tutti. Non mi stancherò mai di ripetere che ogni crisi è occasione di cambiamento e la capacità di adattarsi e migliorare è determinante nella sfida per la competitività. Anche all interno del Sistema stiamo affrontando con serietà e coscienza dei moti di cambiamento e per quanto afferisce al settore dell ICT (Information and Communication Technology; ndr) sono certa che la nuova Confindustria Digitale risponda pienamente alle esigenze del comparto. Ho condiviso fin dal principio il progetto di focalizzazione sulle realtà regionali e l idea di costruire un canovaccio di policy a beneficio delle Associazioni locali del Sistema. Ho chiesto a tutti coloro che hanno lavorato su questa iniziativa di non fare sconti, censire i dati e raccogliere le informazioni con fredda serietà e delineare i modelli migliori di sviluppo con un illuminato sguardo al futuro. Il prodotto che mi hanno presentato e che avete ora in mano ha pienamente risposto alle richieste, consegnandoci dati, casi da cronaca nera del digitale e modelli di riferimento che se per molti territori rappresentano la quotidianità per altri sono uno Shangri La. Questa operazione è prima di tutto volta a fare chiarezza sulla reale situazione di digitalizzazione del Paese, evidenziando cosa è stato fatto e cosa resta da fare. L impegno di Confindustria per l innovazione digitale del Paese non termina qui, ma inizia da questo rapporto. Propongo ai colleghi Presidenti delle Confindustrie locali di utilizzarlo come strumento oggettivo di confronto tra analisi e percezione, tra fabbisogno stimato e rilevato o semplicemente come contributo per la riflessione interna. Credo sinceramente che il contributo offerto dall industria italiana al dibattito sulle tecnologie digitali possa essere utile anche ai policy maker e mi auguro che questo Rapporto contribuisca a porre la digitalizzazione del sistema Paese in cima alla lista delle priorità per una politica di sviluppo del Governo e del Parlamento. Emma Marcegalia Presidente Confindustria 1

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7 Executive summary

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9 Servizi digitali INTRODUZIONE Il Rapporto Servizi e Infrastrutture per l Innovazione Digitale del Paese realizzato nel 2009, ha indubbiamente contribuito a innalzare a livello nazionale il dibattito sulla banda larga e sui i servizi digitali. A questo risultato hanno contribuito i rappresentanti delle Associazioni di Categoria, delle Associazioni Territoriali e delle Federazioni di settore presenti nel Comitato Comunicazione e Sviluppo della Banda Larga. Articoli sui giornali, interviste, interventi a convegni e promozione dell attività svolta nell ambito del Comitato hanno permesso di diffondere ad altissimo livello e in maniera incredibilmente capillare le analisi e le proposte elaborate e condivise dal Presidente Marcegaglia e dal Consiglio Direttivo di Confindustria su questi temi. La forza della comunicazione è stata incisiva in moltissime occasioni, alcuni casi significativi sono a titolo di esempio - le importanti dichiarazioni rilasciate da Guidalberto Guidi e Cesare Avenia sulla banda larga, gli interventi e gli articoli di Gabriele Galateri, Stefano Parisi e Pietro Guindani, insieme a quelli di Ennio Lucarelli, Alberto Tripi Paolo Angelucci e Stefano Pileri, solo per citarne alcuni. Tale impegno è fondamentale per favorire la ripresa e lo sviluppo dell economia italiana, in gran parte ancora non consapevole dell enorme contributo che le tecnologie digitali danno alla produttività e alla crescita. E stato ormai ampiamente dimostrato come l ICT e gli investimenti ad esso connessi generino un incremento nella produttività sia per quanto riguarda il settore specifico dell ICT, sia per le imprese operanti negli altri settori, che attraverso l aumento della dotazione di tecnologie innovative aumentano lo stock di capitale per addetto. In aggiunta a questi fattori la diffusione delle tecnologie genera un effetto spillover che determina un più efficiente utilizzo dei fattori produttivi all interno delle aziende. Tuttavia un approccio focalizzato solo sugli investimenti in infrastrutture può risultare riduttivo, in quanto non considera l impatto aggiuntivo che lo sviluppo di assets complementari come la reingegnerizzazione dei processi aziendali e organizzativi e la formazione al cambiamento hanno sulla capacità dell ICT di generare effetti sul sistema produttivo nel suo complesso. La London School of Economics ha effettuato per conto della Commissione Europea lo studio The Economic Impact of ICT, in cui vengono esposte le principali evidenze sull impatto che l ICT ha sull economia e sulla competitività di un paese in un ottica complementare alle tradizionali teorie sulla crescita economica secondo un approccio micro-to-macro. La scuola economica classica vuole infatti che le cause della crescita della produttività vadano ricercate nei differenti input di un processo produttivo: lavoro, materiali e capitale fisico (che include anche l ICT); vi è poi una parte residuale chiamata total factor productivity-tfp che viene solitamente attribuita a quei miglioramenti nell efficienza produttiva dovuti all innovazione tecnologica. Spostando l attenzione ad un livello di analisi microeconomico è stato possibile evidenziare la presenza di altri fattori che correlano tra di loro l ICT e la produttività e che vengono categorizzate come organisational capital : struttura organizzativa, tecniche efficienti di gestione e altre tecnologie avanzate di produzione non ICT. Tra i molteplici risultati dello studio è stata inoltre proposta una stima empirica del coefficiente medio di impatto dell ICT sulla produttività che risulta tuttavia influenzata da numerosi fattori, tra i quali il settore di appartenenza dell industria (ICT intensive vs ICT non intensive) e le differenze nazionali. Con particolare in riferimento alle differenze riscontrabili tra i diversi paesi è stato realizzato un confronto a livello europeo volto ad evidenziare le cause di questo scostamento. Rispetto al valore stimato in UK (0,24), preso come paese di riferimento, per le altre nazioni è stato riscontrato un più basso valore del coefficiente, oscillante tra 0,10 e 0,15. Oltre metà di questa differenza può essere spiegata dalla composizione industriale specifica di ciascun paese, mentre la restante quota deriva da caratteristiche peculiari della singola impresa e quindi non osservabili. In particolare facendo interagire gli indici di regolamentazione con il livello di ICT è emerso come la regolamentazione del mercato del lavoro e dei prodotti ha un significante impatto negativo sull effetto che l ICT riesce ad avere sulla produttività: dal -16% della regolamentazione del mercato dei prodotti al -45% della regolamentazione del lavoro. Queste evidenze mostrano quindi come anche l assetto normativo di uno Stato può giocare un ruolo significativo nello spiegare le differenze presenti tra i vari paesi. Altri studi condotti sempre a livello internazionale sono invece volti ad evidenziare lo specifico impatto economico dello sviluppo delle reti di nuova generazione. In particolare nello studio Economic Impacts of Broadband commissionato nel 2009 da The World Bank è stata effettuata una stima sul tasso di crescita medio del Pil pro capite in conseguenza di un incremento di un punto percentuale della penetrazione della banda larga sia per le economie avanzate (0,12%) sia per quelle in via di sviluppo (0,14%). La Commissione Europea ha inoltre commissionato nel 2008 uno studio volto alla stima dell impatto sulla produttività sull occupazione e sul Pil dovuto all incremento dell adozione dei servizi online da parte delle imprese, The impact of Broadband on Growth and Productivity, in cui è stato stimato 5

10 CONFINDUSTRIA che la presenza di un tasso di adozione dei servizi on-line che aumenti ogni anno costantemente del 3% genera un incremento di produttività dello 0,29%, un incremento del Pil dello 0,71% e la creazione annua di nuovi posti di lavoro. Nel contesto peculiare del nostro Paese, caratterizzato da un ritardo complessivo nel processo di digitalizzazione e di innovazione tecnologica rispetto alla media dell Ue27, appare quindi evidente come sia ancora più di fondamentale importanza avviare iniziative per rilanciare la domanda di ICT e consentire uno sviluppo efficiente dei servizi pubblici dedicati ai cittadini e alle imprese. Se il nostro Paese complessivamente non corre, le Regioni stanno accelerando e si sono guadagnate il ruolo da protagonista nell innovazione digitale. Le Regioni si sono affacciate sul palcoscenico dell innovazione digitale, compiendo passi da gigante verso la digital prosperity. Si pensi agli Accordi di Programma sottoscritti con il Ministero dello Sviluppo Economico per l abbattimento del digital divide in Lombardia, Campania, Sardegna, ecc. piuttosto che alle iniziative strategiche di Marche e Trentino per lo sviluppo delle reti di telecomunicazione, le quali sono poste al centro della politica di sviluppo del territorio. Piani, iniziative e Accordi testimoniano anche la fiducia che il Ministro dello Sviluppo Economico ripone nelle Regioni come fautrici dello sviluppo della banda larga. Sul fronte dei servizi digitali si è assistito alla sottoscrizione di numerosi Protocolli d Intesa da parte del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l Innovazione per stimolare l utilizzo delle nuove tecnologie digitali nel settore pubblico; tra i firmatari degli Accordi si ricordano tra gli altri Toscana, Veneto, Campania, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Emilia Romagna. In questo biennio abbiamo altresì assistito a una importante tornata di elezioni amministrative e con grande soddisfazione abbiamo rilevato nella quasi totalità dei programmi dei nuovi Governatori un serio impegno a investire nell ICT (Information and Communication Technology) come leva per lo sviluppo della Regione, sia in termini di servizi digitali che di infrastrutture per la banda larga. Per dare concretezza si cita a titolo di esempio il programma del Governatore Caldoro in Campania, quello del Governatore Cota in Piemonte e del Governatore Rossi in Toscana. Nel Lazio la Governatore Polverini aveva altresì avviato un approccio sistematico verso la tematica, dando vita a un tavolo con gli operatori telefonici prima delle elezioni amministrative. Una parte del merito per l attenzione rivolta dai nuovi Governatori all ICT è anche, indubbiamente, di Confindustria. Infatti la lettera che fu inviata dal Comitato ai Presidenti delle Confindustrie regionali, per sensibilizzarli su queste tematiche, ha sortito interesse e seguito positivo. In piena ottica glocal (globale+locale) - volgendo lo sguardo alle politiche europee - abbiamo assistito in questo biennio alla fine del ciclo di programmazione I2010, all insediamento del nuovo Commissario Europeo Neelie Kroes e al lancio dell Agenda Digitale. L Agenda è un documento formidabile in termini di individuazione di priorità e azioni da realizzare. Il notevole focus sullo sviluppo delle reti di comunicazione, l attenzione alla sicurezza e all interoperabilità dei sistemi costituiscono uno strato fondamentale, abilitante per lo sviluppo delle successive applicazioni. Allo stesso tempo la consapevolezza di dover intervenire con azioni di digital inclusion volte a innalzare, tra l altro, l alfabetizzazione digitale dei cittadini, completano un ineccepibile programma di azioni. Anche a livello di Sistema Confindustria questi anni hanno visto una profonda riorganizzazione della rappresentanza del settore ICT e lo stesso Comitato Banda Larga ha visto quindi entrare a pieno titolo in questo progetto editoriale la neonata Confindustria Digitale. Tutti all unisono convinti di dover lavorare maggiormente sulle realtà territoriali, sposando un approccio di analisi e proposte di bottom up istituzionale finalizzato ad essere incisivo ed efficiente. Questo nuovo Rapporto Servizi e Infrastrutture per l Innovazione digitale del Paese ha due obiettivi principali: a) identificare le best practices (italiane ed internazionali) e i modelli di riferimento da promuovere a livello regionale. Partendo da un analisi a livello regionale dei principali settori della PA, dello stato di digitalizzazione di imprese e famiglie si passa quindi ad effettuare un benchmarking esplorativo volto a identificare i modelli ideali e paradigmatici ai quali ispirarsi per costruire una solida politica di sviluppo. Attività analoga viene condotta sui temi infrastrutturali, dove lo stato e gli sviluppi della banda larga vengono analizzati anche con precise puntualizzazioni di natura tecnologico-strategica. b) animare il dibattito nelle Confindustrie territoriali e Regionali, aumentando l attenzione del sistema su questi temi e inducendo una maggiore e concreta attenzione della politica. Il presente rapporto non enuclea puntualmente nuove specifiche proposte di policy livello territoriale, benché analizzi lo stato delle 6

11 Servizi digitali proposte già compiute nel precedente rapporto, ma consegna un canovaccio di discussione alle Confindustrie regionali, affinché queste attraverso il loro vissuto territoriale possano plasmare l identità di proposte assolutamente idonee per la propria realtà. Seguirà infatti un confronto con le Confindustrie regionali e provinciali sulle proposte formulate. Questa fase di confronto rappresenta il vero valore aggiunto dell iniziativa, permette infatti di avviare il dibattito su scala territoriale, di condividere le proposte e di giungere a esporle alle Istituzioni locali. Il Rapporto è diviso in tre parti. La prima parte riguarda le Infrastrutture Tecnologiche per le reti fisse e mobili. Questa sezione analizza lo stato dell arte delle tecnologie wireline e wireless, identificando i più probabili trend di sviluppo nei prossimi anni. Inoltre viene descritta la situazione attuale della copertura, sia fissa che mobile, con un dettaglio del digital divide a livello regionale. Infine vengono illustrati i piani di sviluppo dei singoli operatori. Nella seconda parte viene analizzato lo stato dei principali servizi digitali. Sulla base delle migliori esperienze nazionali e internazionali e della letteratura scientifica, vengono identificati e descritti i modelli di riferimento per la realizzazione dei servizi considerati. Viene quindi analizzato il grado di realizzazione in Italia, evidenziando il ritardo sia nei confronti dei modelli di riferimento, sia rispetto ai principali paesi europei. La terza parte del Rapporto è costituita dalla raccolta della 20 schede regionali in cui vengono riportate le analisi dettagliate dello stato delle infrastrutture tecnologiche e della realizzazione dei servizi digitali. Per ognuna delle Regioni vengono analizzate inoltre le policy adottate, indicando, dove disponibili, le risorse stanziate e lo stato di attuazione. Il Rapporto è stato realizzato da due gruppi di lavoro, nell ambito del Comitato Comunicazioni e Sviluppo Banda Larga di Confindustria. Il primo gruppo di lavoro, coordinato da Pietro Guindani, a cui hanno partecipato Asstel e Anitec e aziende a loro associate, ha realizzato la sezione sulle Infrastrutture Tecnologiche, con la collaborazione del Cefriel. Il secondo gruppo di lavoro, coordinato da Stefano Pileri, Ennio Lucarelli e Paolo Annunziato, a cui hanno collaborato Csit, Assinform, le aziende a loro associate e gli altri membri del Comitato, ha realizzato la sezione sui Servizi Digitali, con la collaborazione di Between. L Area Politiche Industriali, Economia della Conoscenza, Europa e Internazionalizzazione ha assicurato il supporto tecnico e organizzativo. Il coordinamento editoriale è stato curato da Paolo Annunziato. 7

12 CONFINDUSTRIA 1. Infrastrutture tecnologiche 1.1. Evoluzioni tecnologiche per la banda larga La futura evoluzione delle reti per telecomunicazioni fisse porterà alla diffusione dell impiego di fibra ottica, garantendo velocità molto più elevate rispetto alle reti attuali. Al contempo le reti mobili adotteranno nuove tecnologie in grado di fornire connettività e servizi con velocità sempre più elevate. Grazie ad una piena integrazione dell infrastruttura fissa con quella broadband mobile sarà inoltre ampliata l offerta di servizi end-to-end.lo sviluppo della rete radio sarà molto rilevante e le sinergie fra rete fissa e rete mobile aumenteranno, migliorando sia l efficienza complessiva che la sostenibilità del sistema, e consentendo una naturale evoluzione dei servizi/applicazioni per una sempre maggiore ubiquità. Caratteristica importante dell evoluzione delle reti è la progressività dell intervento, mantenendo elevati standard di qualità anche nelle fasi di transizione Architetture e tecnologie per il fisso Esistono diverse soluzioni architetturali, in funzione dei diversi contesti e della morfologia del territorio. Queste soluzioni si differenziano in base al compromesso tra entità dell intervento sulla rete e prestazioni ottenibili. Da un punto di vista tecnologico le diverse soluzioni per la rete di accesso in fibra ottica denominata NGAN, Next Generation Access Network si differenziano tra loro essenzialmente in base: al punto di terminazione della fibra lato cliente: in un cabinet stradale, presso o dentro un edificio, in casa del cliente; alla modalità di connessione (Punto-Punto (P2P) o Punto-Multipunto (P2MP)) e alla tecnologia utilizzata (Ethernet o GPON (Gigabit-capable Passive Optical Network)). Le due possibili soluzioni P2P e GPON sono illustrate in seguito. Esistono soluzioni tecnologiche basate su un architettura che condivide le risorse tra utenti. Queste soluzioni sono in grado di offrire servizi simmetrici e asimmetrici e consentono di distribuire la banda fra i vari servizi e tra i diversi clienti fino al raggiungimento della capacità complessiva del sistema. Questi sistemi, denominati GPON (Gigabit capable Passive Optical Network),possono offrire al cliente l intera capacità disponibile oppure delle quote di banda minime garantite in funzione degli accessi contemporanei e dei terminali di utente (un singolo albero GPON offre un bit rate di 2,5 Gbit/s downstream e 1,25 Gbit/s upstream). La tecnologia GPON è inserita in un percorso tecnologico che consentirà nel tempo di sfruttare ulteriormente l infrastruttura ottica realizzata. Gruppi di lavoro formati dai principali fornitori di servizio nell ambito delle telecomunicazioni e l ITU (International Telecommunications Union) stanno lavorando al processo di Standardizzazione delle soluzioni evolute ed è stato avviato un consolidamento degli Standard, atteso nel periodo con una nuova generazione di prodotti commerciali attesa per il GPON abilita l apertura alla competizione nel mercato tramite tecniche di virtualizzazione, consentendo agli operatori alternativi di ottenere collegamenti dedicati verso la propria utenza ed il controllo del servizio erogato. La Commissione Europea ha accettato le proposte delle Autorità di regolamentazione di alcuni paesi (UK e Austria) prevedendo l impiego di queste virtualizzazioni come condizione transitoria fino a che non sarà possibile realizzare la soluzione non virtualizzata. Le soluzioni basate sulla creazione di collegamenti dedicati per ogni singola unità immobiliare sfruttano tecnologie ethernet senza l esigenza di ulteriori strati protocollari. Quest architettura è denominata Point-to- Point, P2P e funziona con velocità ad oggi già disponibili sul mercato pari sia a 100 Mb/s che a velocità pari a 1 Gb/s. In quanto basata solo su una fibra ottica passiva punto-punto senza altri elementi interposti, l architettura P2P non ha limitazioni intrinseche di prestazioni, le quali risultano prospetticamente vincolate solo dalla capacità massima degli apparati collegati (si pensi che già oggi sono disponibili tecnologie che modulano su diverse lunghezze d onda una capacità trasmissiva complessiva su singola fibra ottica pari a 40 Gb/s bidirezionali). Questa soluzione replica per alcuni aspetti fondamentali la tradizionale rete in rame. Come quest ultima, l architettura P2P consente l apertura del mercato alla competizione grazie alla disaggregazione fisica della 8

13 Servizi digitali fibra dalla centrale fino all utente finale ed applicando gli stessi principi e procedure già sperimentate e consolidate negli anni Architetture e tecnologie per il wireless Il principale trend in ambito wireless mostra la crescita del Mobile Broadband sia in termini di utilizzatori che di traffico per singolo cliente. Negli ultimi due anni si è registrata una crescita del 90% circa degli utilizzatori, ed un incremento superiore al 30% del traffico per utente. È importante considerare sul lungo periodo anche la domanda di banda della cosiddetta Internet delle cose. La crescita del traffico machine-to-machine potrà in futuro determinare una discontinuità nelle caratteristiche delle reti mobili e nei relativi modelli di business. Lo sviluppo dei sistemi di comunicazione mobili è condizionato da due fattori determinanti ed inscindibili: l evoluzione tecnologica e la disponibilità del mezzo trasmissivo(spettro radio), con l associata regolamentazione e standardizzazione. Lo stato dell arte della tecnologia mobile in campo in Italia è costituito dalla tecnologia HSPA. L aumento della capacità complessiva del sistema migliora le prestazioni dei servizi già oggi disponibili alla clientela e fornisce un significativo contributo alla diffusione su mobile di contenuti e servizi multimediali. I clienti possono svolgere più attività in mobilità e fruire di contenuti a miglior qualità. Il 3GPP ha affiancato lo sviluppo di un nuovo sistema allo sforzo continuo per migliorare le prestazioni di HSPA. Tale sistema è identificato con il nome di LTE: Long Term Evolution. LTE è basato su una nuova interfaccia radio e su una nuova architettura di rete, e, con l adozione di tecniche multi-antenna (MIMO - Multiple-Input Multiple-Output), consente di trasmettere flussi paralleli di dati ed aumentare sostanzialmente la velocità di trasmissione. Gli obiettivi del nuovo sistema sono: il miglioramento delle prestazioni e dell efficienza; l ulteriore abbattimento dei costi; la migliore integrazione con altre tecnologie d accesso; l aggiunta di nuovi servizi. Nel corso del 2010 sono state avviate le primissime realizzazioni commerciali. Una differente soluzione di accesso wireless broadband è WiMax (Worldwide Interoperability for Microwave Access), non sviluppata dal 3GPP ma da IEEE. In Italia le licenze sono state assegnate ed al momento le reti realizzate si rivolgono principalmente ad applicazioni di tipo fisso, come accesso alternativo a soluzioni ADSL. WiMax ha visto l avvio del deployment delle prime reti nel 2008; ha raggiunto adesso una copertura lorda del 4% della popolazione mostrando un incremento di un punto percentuale rispetto allo scorso anno. L esplosione del Mobile Broadband non necessita soltanto di spettro aggiuntivo necessario a coprire le previste esigenze di traffico, ma anche di infrastrutture di trasporto sull accesso mobile, il cosiddetto mobile back-haul. La continua crescita del traffico mobile richiede pertanto di innovare e sviluppare sia gli apparati per l accesso radio sia le connessioni di back-haul. È inoltre necessario innovare le infrastrutture delle reti di trasporto sulle quali il traffico Mobile Broadband va a riversarsi. L evoluzione tecnologica per il wireless sarà strumentale a far fronte alla crescita di traffico: ciò comporterà una progressiva trasformazione della rete mobile. Allo scopo di offrire capacità e bit rate sempre più elevati sarà necessario dispiegare più layer gerarchici avvicinando sempre di più l antenna al cliente. In quest ottica saranno disponibili soluzioni micro e pico cellulari per la copertura di aree urbane ad elevata densità di traffico. Queste architetture consentono un sostanziale incremento delle prestazioni e sono in grado di adattarsi dinamicamente alle richieste di traffico istantaneo. L implementazione di questo tipo di soluzione può includere anche le cosiddette femtocelle : queste sono celle di piccolissime dimensioni, normalmente caratterizzate da dimensioni, costi e consumi ridotti e in grado di consentire ad un utente di essere connesso alla rete mobile attraverso un terminale mobile standard. L ottimizzazione delle coperture dovrà essere realizzata sfruttando le frequenze in modo da assicurare un servizio di qualità in tutte le aree del paese. La veloce successione di tecnologie innovative o in parziale sovrapposizione evidenzia come per l accesso mobile sarebbe irrealistico prefigurare scenari in cui ogni nuova tecnologia sostituisce quella precedente. I criteri di efficienza complessiva e di sostenibilità privilegiano scelte in cui più tecnologie radio vengono utilizzate in modo complementare. Inoltre la necessità di garantire il roaming internazionale può richiedere di mantenere a lungo attiva una tecnologia (es. GSM) comune che possa garantire l accesso ai servizi da parte dei roamer. 9

14 CONFINDUSTRIA Tra le tecnologie wireless va considerata anche la tecnologia satellitare. Finora le reti che impiegano tecnologia satellitare sono in numero ridotto, in genere ad alto costo, orientate a servizi Business To Business. Oggi la larga banda satellitare consente accesso ai servizi bidirezionali con soluzioni fisse e mobili. Integrandosi con le infrastrutture fisse e mobili terrestri, queste soluzioni possono risolvere determinate situazioni di digital divide con costi sempre più alla portata del mercato Consumer. In Europa la nuova frontiera per i servizi a larga banda satellitare consente la connessione in mobilità e la realizzazione di terminali con dimensione dell antenna molto ridotta, mantenendo prestazioni elevate per l utente finale Trend e benchmarking a livello internazionale Pur avendo conseguito in assoluto notevoli progressi negli ultimi anni, l Italia continua ad occupare le ultime posizioni nelle graduatorie europee degli indicatori ICT e, in relativo, è stata sorpassata anche da alcuni Paesi in via di Sviluppo. Il Paese è al 48esimo posto nella classifica realizzata ogni anno dal World Economic Forum. Tale classifica si basa sull Indice di Networked Readiness: questo indice misura la capacità di una nazione di far leva sull ICT per incrementare la propria competitività. L Italia non si situa in posizione di rilievo neanche per quanto riguarda l utilizzo di Internet. Secondo l ultimo Europe s Digital Competitiveness Report, il 30% della popolazione europea dichiara di non avere mai navigato in rete; in Italia questa percentuale si attesta al 45%. La penetrazione del Broadband fisso in Europa è salita a circa il 56% delle famiglie, con una crescita di due punti percentuale rispetto all anno precedente. In Italia, la penetrazione del broadband fisso è una delle più basse d Europa: solo il 49% delle famiglie ha una connessione, rispetto al 67% di quelle francesi, al 75% di quelle tedesche o al 57% di quelle spagnole. In termini di tecnologia, il DSL continua a dominare il mercato Broadband europeo. Se si analizzano le tecnologie di accesso avanzate (fibra ottica), l Italia si dimostra competitiva rispetto agli altri paesi UE5. L Italia ha la rete più estesa a livello europeo con 2 milioni di case raggiunte dall infrastruttura. Le dinamiche di diffusione in Italia e in Europa sono però differenti. L Italia ha avuto la massima crescita negli anni 2000, periodo a cui è seguito un rallentamento degli investimenti. In Europa si è investito poco in passato, mentre da alcuni anni si stanno sostenendo crescenti investimenti. Il Mobile Broadband sta crescendo rapidamente e sebbene la penetrazione di connessioni mobili dedicate sia limitata al 5,2% della popolazione europea, il tasso di crescita ha raggiunto l 86% nel periodo da Gennaio 2009 a Gennaio In due Paesi - Italia e Regno Unito - la penetrazione ha superato il 15%. Relativamente a questo tema si evidenzia che nella UE5 la banda larga mobile ha rappresentato metà delle nuove connessioni broadband nel In Italia il fenomeno di crescita della penetrazione di banda larga mobile è particolarmente evidente: ha raggiunto una penetrazione del 16% della popolazione. Questo dato colloca l Italia tra i primi Paesi europei per penetrazione di connessioni Internet in mobilità. Il diverso sviluppo in termini di penetrazione del Broadband Fisso e del Broadband Mobile è anche riferibile alla competitività sui prezzi. La forte competizione nel mobile in Italia ha fatto scendere i prezzi di oltre il 60% negli ultimi 4 anni. Tale dato è confermato dall ultimo Rapporto di Ofcom - International Communication Market Report che evidenzia come da Luglio 2009 a Luglio 2010 i prezzi dei servizi mobili siano diminuiti del 24%, realizzando la migliore performance europea, e risultino in assoluto i più bassi in Europa, al pari del Regno Unito. Nel Broadband Fisso invece, dopo un forte calo tra il 2004 e il 2005 i prezzi sono sostanzialmente stabili da 5 anni. Per quanto riguarda la velocità delle connessioni, l Italia si colloca 15esima nella classifica europea, con una percentuale di connessioni Broadband superiori ai 2 Mbps pari al 76,8%. L Italia è addirittura 69esima nella classifica mondiale di Net Index, indice delle prestazioni delle connessioni broadband residenziali. Un aspetto cruciale, sia a livello internazionale che nazionale, è creare le condizioni per cui gli Operatori possano ottenere revenues adeguate dai cosiddetti Over the Top (che si avvantaggiano in misura crescente dell utilizzo delle reti), in modo da migliorare la sostenibilità degli investimenti necessari allo sviluppo del broadband. 10

15 Servizi digitali 1.3. Stato delle reti a banda larga in Italia Banda larga fissa In seguito alla liberalizzazione nel settore delle telecomunicazioni è stato privatizzato l'unico operatore telefonico italiano, dando vita a Telecom Italia, e sono nati altri operatori concorrenti. Alcuni operatori sono attivi sull intero territorio nazionale; altri operano a livello locale. L offerta comprende sia servizi di telefonia fissa sia il servizio di connettività broadband. In termini di accessi complessivi alla rete fissa (telefonia + broadband) Telecom Italia detiene una quota di mercato del 73,5% (a Marzo 2010) a livello nazionale; non esistono altri operatori che superano il 10%. Al 31 Dicembre 2010, gli accessi consumer ad internet a banda larga hanno raggiunto una penetrazione del 59% sul totale linee fisse in Italia (quota Telecom Italia a Marzo 2010 pari al 56,2%). Negli ultimi tre anni, gli operatori fissi alternativi hanno fornito servizi xdsl in modo diretto in modalità Unbundling del Local Loop, aumentando il numero di centrali equipaggiate con propri apparati mediamente del 50%. Ogni centrale rappresenta per il singolo operatore un investimento sia in apparati che in infrastrutture per il back-hauling. Oltre ad aumentare la propria copertura DSL, ogni operatore ha aumentato il numero di apparati per far fronte alla crescita di clienti. La copertura netta del servizio ADSL in Italia ha raggiunto circa l 88% della popolazione a dicembre A dicembre 2009, le infrastrutture in fibra ottica costituenti i backbone degli operatori hanno superato i 4,9 milioni di chilometri, con un incremento del 4% rispetto all anno precedente. La crescita più elevata è stata nelle aree del Sud e Isole (7%), seguita dalle aree del Centro (5%) Banda larga mobile La Banda Larga Mobile in Italia ha avuto una rapida evoluzione tecnologica e diffusione nell ultimo decennio. Le licenze per sistemi di comunicazione di terza generazione sono state messe in asta nel 2000, nell ambito di un processo di assegnazione su base competitiva a cui hanno preso parte otto operatori. Al termine del processo sono state rilasciate 5 licenze per un valore totale di miliardi di lire. Sono state sviluppate quattro reti per i servizi di terza generazione in competizione tra loro nel territorio italiano. I quattro operatori infrastrutturali offrono servizi di telecomunicazioni mobili a circa 90 milioni di SIM registrate al 31 dicembre 2010, pari a un tasso di penetrazione di circa il 150% sulla popolazione italiana (il dato di penetrazione è distorto dal diffuso utilizzo di più SIM da parte di molti clienti). Sono necessari apparati compatibili con gli standard tecnologici3g per l utilizzo dei servizi broadband su queste reti mobili. Allo stato attuale si possono individuare tre classi di apparati con tali caratteristiche: smartphones, internet USB keys e tablet. Per smartphone si intende un dispositivo portatile che abbina funzionalità di telefono cellulare, di gestione di dati personali e connettività ad internet. Questi dispositivi sono progettati con interfaccia touchscreen o tastiera estesa; hanno schermo di dimensione più ampia di un cellulare tradizionale. Le internet USB keys sono dei modem che permettono ad un PC di collegarsi ad internet tramite rete mobile; offrono un esperienza al cliente analoga alla connessione DSL. Il tablet è un dispositivo portatile di dimensione superiore ad uno smartphone con sistema operativo e funzionalità simili ad un telefono; hanno schermi di dimensioni maggiori. L aumento delle dimensioni medie degli schermi, l utilizzo sempre più diffuso di interfacce e sistemi operativi semplici ed immediati, l evoluzione delle reti a banda larga mobile ed il progressivo abbassamento dei prezzi hanno permesso la diffusione di questi dispositivi e la fruizione di un numero di servizi di terza generazione sempre maggiore ad una percentuale crescente della popolazione. Questo scenario è reso possibile anche grazie alle maggiore copertura offerta in Italia: le reti mobili a banda larga hanno raggiunto una copertura lorda di circa il 96% della popolazione. In seguito all asta di frequenze macro-regionali, a partire dal 2007 le reti WiMAX hanno affiancato le reti mobili nazionali 3G. Queste tecnologie alternative non trovano ad oggi una diffusione significativa rispetto a quella 3G, principalmente in virtù di due fattori: 1. la bassa compatibilità con i più diffusi dispositivi portatili; 2. la bassa copertura di queste tecnologie nel Paese, unita alla mancata interoperabilità con le reti 3G. La copertura lorda delle teconologie Wi-fi/ Hyperlan raggiunge il 19% della popolazione; WiMax il 5%. 11

16 CONFINDUSTRIA Le coperture delle diverse tecnologie broadband fisse, mobili e fixed non sono completamente sovrapposte; esistono aree geografiche e porzioni di popolazione servite da una sola o da due delle tre elencate. Le tre tecnologie soddisfano inoltre bisogni differenti dell utenza broadband. È di interesse poter elaborare un quadro complessivo di copertura dove venga evidenziato il contributo diretto di ciascuna tecnologia: questa rappresentazione nel documento viene chiamata copertura composta. È stata proposta una metodologia che permetta di determinare la copertura composta, mediante combinazione dei diversi dati disponibili e suddivisione della popolazione in classi in base all accesso. Non è stato eseguito l esercizio di determinare quantitativamente la copertura composta in quanto i dati pubblicamente disponibili ad oggi non sono omogenei tra loro. Assegnazione di nuove frequenze, Digital Dividend e refarming La richiesta crescente di capacità da parte dei sistemi di accesso mobili nel processo di evoluzione pone in primo piano l esigenza di riutilizzare in maniera più efficiente lo spettro già assegnato ai servizi radiomobili. Questa esigenza va considerata unitamente al problema di come liberare eventuali bande di frequenza non utilizzate o utilizzate in modo non efficiente. Per quanto riguarda la liberazione di ulteriore bande di frequenze, si osserva che l Italia è lontana dall obiettivo di assegnazione stabilito dall ITU. Il valore indicato è di 1000 MHz come obiettivo di assegnazione complessiva di banda per soddisfare le esigenze delle reti mobili; l Italia si attesta per ora a poco più di 300 MHz di banda già assegnata. I 72 MHz nell intervallo tra (di cui 60MHz a disposizione degli operatori ed attualmente sotto procedura di gara) sono stati identificati come banda utile ai sistemi radiomobili in Europa nel corso della Conferenza mondiale delle radiocomunicazioni tenuta dall ITU nel 2007 (World Radiocommunication Conference o WRC-07). Per l importanza che tali frequenze potranno ricoprire nello sviluppo della banda larga mobile, la Commissione Europea ha recepito l indicazione dell ITU ed ha chiesto agli stati membri di renderle disponibili per questo uso dal 1 gennaio Delle porzioni di spettro candidate, quella a 800 MHz è certamente la più efficace ed è quindi ritenuta da molti indispensabile per affrontare con successo i rilevantissimi investimenti necessari alla banda larga, con particolare riferimento alla copertura di aree estese a bassa densità di utilizzo. Per la stessa ragione è particolarmente interessante anche la porzione di spettro attorno ai 900 MHz, oggi in uso ai sistemi 2G. Anche il completamento della riorganizzazione dello spettro verso altre tecnologie denominato refarming - è previsto per la fine del E importante evidenziare come sia necessaria una vigilanza stretta da parte del Ministero dello sviluppo economico in merito al rispetto delle tempistiche di liberazione delle frequenze a 800 MHz. Si ritiene fondamentale una riallocazione che garantisca la contiguità delle frequenze assegnate a ogni operatore, condizione che massimizza l efficienza tecnico-economica d utilizzo dello spettro ai fini della larga banda. La stessa esigenza di riallocazione è stata individuata con riferimento alle frequenze 2100 Mhz, recentemente ri-assegnate a seguito dell asta tenutasi nel Per queste frequenze il piano di riassetto è stato condiviso, ma è ancora in attesa di essere avviato. E' prevista, infine, anche l assegnazione della banda a 2600 MHz utile per le coperture ad alta capacità da realizzarsi soprattutto nelle zone urbane. L assegnazione delle nuove frequenze è avvenuta a mezzo asta, come disposto dalla Legge di Stabilità per il L armonizzazione ed il rilascio di nuove frequenze radio per il mobile sono di fondamentale importanza per mettere a disposizione dei cittadini e delle imprese reti mobili di nuova generazione che forniscano infrastrutture a larga banda. Queste reti sono necessarie per fruire di tutti i servizi di nuova generazione, sia servizi commerciali sia servizi socialmente utili, in particolare quelli di pubblica sicurezza ed emergenza. Le infrastrutture a larga banda mobile sono quindi un elemento imprescindibile di stimolo all economia attuale ed allo stato sociale, con un evidente ricaduta sul sistema paese. Interessante rilevare a questo proposito come, nell ambito del disciplinare per l assegnazione delle nuove frequenze attualmente oggetto di bando di gara, l AGCOM abbia stabilito specifici obblighi in capo agli operatori mobili aggiudicatari delle nuove frequenze in banda 800 MHz, obblighi che prevedono la copertura in 60 mesi di circa 4500 comuni italiani con meno di 3000 abitanti oggi in Digital Divide ripartiti in modo omogeneo su tutte le regioni italiane Mobile back-hauling In generale la crescita del Mobile Broadband impone un dimensionamento considerevole della sezione di rete di accesso che connette i siti d antenna con la core network, denominata mobile back-hauling. Gli operatori stanno affrontando un processo di migrazione dalle attuali soluzioni a tecnologie alternative che, mantenendo l affidabilità, permettano di conseguire la scalabilità richiesta. 12

17 Servizi digitali Il passaggio da un traffico composto da sole chiamate voce a uno nel quale le sessioni dati sono largamente prevalenti ha immediatamente fatto preferire tecnologie basate su IP. Inoltre, dati i livelli di traffico in gioco, il rilegamento fisico delle stazioni radio base mobili e in generale wireless dovrà avvenire in sempre maggior misura e in termini medio-brevi tramite portanti in fibra ottica. Il piano di realizzazione della NGAN deve tenere conto anche dell adeguamento necessario dell infrastruttura di raccolta delle reti wireless: includere le stazioni radio base nella pianificazione NGAN ha senz altro un effetto trainante, aumentando la convenienza economica di portare le tecnologie ottiche soprattutto in certe aree. È opportuno osservare che in quasi tutti i mercati si sta assistendo a un deciso incremento dell adozione della condivisione di sito, denominata site sharing. Questo consiste nell accorpamento di siti radiomobili di diversi operatori in un unico sito, con l obiettivo primario di contenere i costi di gestione della rete di accesso. La condivisione aumenta la quantità di traffico generata dal sito, rendendo ancor più necessario il ricorso alle tecnologie ottiche Semplificazione normativa Attualmente sussistono notevoli difficoltà nell installazione di infrastrutture per le telecomunicazioni, dovute alla non sempre chiara e univoca applicazione delle norme in materia. Gli investimenti, ma soprattutto i tempi attualmente necessari per la realizzazione delle reti sono ancora il maggior ostacolo alla rapida realizzazione delle infrastrutture di Telecomunicazioni. Di seguito si riporta un organico insieme di proposte che sarebbero risolutive per l armonizzazione a livello nazionale delle norme in tema di installazione di impianti di telecomunicazioni: 1. favorire la progressiva standardizzazione del formato di presentazione delle istanze e l utilizzo di strumenti informatici per velocizzare l acquisizione della documentazione e il rilascio dei pareri, poiché la variazione della tipologia di interventi programmati sulla rete ed il progressivo aumento delle domande di autorizzazione per l aggiornamento delle infrastrutture esistenti rischia di penalizzare la tempestività di quei pareri non soggetti per loro natura a silenzio-assenso e che necessitano obbligatoriamente di un istruttoria; 2. uniformare i Piani Territoriali Paesistici Regionali (PTPR) alla normativa nazionale vigente al fine di evitare l applicazione di nuovi aggravi procedurali in merito a materie oggetto invece di semplificazione da parte del legislatore nazionale: ciò in conformità all attuale tendenza del governo centrale che, attraverso il d. lgs n. 63/08, in vigore dal 01 gennaio 2010, nonché il DPR 139/10 entrato in vigore il 10 settembre 2010, ha significativamente reso più agevole la procedura di autorizzazione paesaggistica; 3. incentivare la condivisione degli impianti tra operatori (inclusi i tower-operators) estendendo la procedura semplificata prevista dall art. 87-bis anche al caso di impianti in condivisione ex novo: questa modifica, che rimuoverebbe una limitazione apparentemente di piccola entità, ma che invece ha un impatto rilevante nella realtà operativa, condurrebbe a ottimizzare gli investimenti da parte di tutti gli operatori, specialmente in ottica di riduzione del divario digitale che tipicamente caratterizza quelle aree dove questo tipo di impianti (sia in condivisione, sia ex novo ) andrebbero per lo più ad essere destinati, e contribuirebbe in modo determinante ad un sensibile contenimento delle nuove strutture, con indubbi benefici, in primis per l ambiente. 4. chiarire l ambito di applicazione della SCIA per la installazione degli impianti mobili. 5. facilitare l utilizzo di aree pubbliche per l installazione, con canoni di locazione agevolati Limiti di campo L atteso salto tecnologico del mobile broadband è destinato a veder aumentare la potenza complessiva trasmessa dai siti radio per ogni nuova frequenza accesa. Inoltre, la tendenza verso la condivisione delle infrastrutture dei siti radio è destinata a generare una concentrazione degli apparati trasmittenti, che si traduce in valori crescenti delle potenze irradiate in prossimità del sito condiviso. Gli effetti relativi all utilizzo di nuove frequenze e alla condivisione dei siti radio risultano però in conflitto con la normativa corrente riguardo ai limiti di emissione dei campi elettromagnetici, particolarmente restrittiva nel nostro paese. I valori massimi delle emissioni consentite negli altri paesi Europei sono, per alcune bande di frequenza, sino a volte più alti di quelli consentiti in Italia, ciò a conferma dell approccio estremamente cautelativo adottato dal nostro paese per tutte le diverse tecnologie radio. La permanenza dei bassi limiti EM attualmente presenti in Italia renderà di fatto complesso o non fattibile uno sviluppo economicamente efficiente delle nuove reti. Inoltre, limiti di esposizione così restrittivi non appaiono giustificati alla luce delle ultime conclusioni della comunità scientifica internazionale. 13

18 CONFINDUSTRIA Digital divide In Italia esistono due tipi di digital divide: Il primo è infrastrutturale e articolato su più livelli: livello economico/geografico, legato soprattutto alle Regioni del Mezzogiorno/Centro-Nord del Paese e a livello tipologico, tra diverse zone in relazione alla densità abitativa o produttiva. La seconda tipologia di digital divide è di tipo culturale e sociale, legato soprattutto alla condizione professionale che investe tutte le classi demografiche italiane. Un fondamentale aspetto per il raggiungimento del broadband for all è la copertura di aree particolarmente disagiate: il 3% della popolazione ha un accesso alla rete telefonica mediante centrali non abilitate all ADSL. Il Digital Divide dell ADSL di prima generazione, in relazione alla copertura netta delle centrali broadband (ovvero non considerando le centrali con servizio ADSL inferiore ad 1Mbps), interessa il 12% della popolazione. Le imprese riportano un esperienza molto diversificata nella fruizione dei servizi di trasmissione dati a banda larga ADSL, a motivo di una disponibilità e qualità della rete non sempre in grado di garantire l offerta di servizi pienamente soddisfacenti. La priorità di intervento è investire nelle aree Broadband Divide per rendere pienamente fruibile un servizio a larga banda laddove disponibile e garantire l erogazione di servizi con livelli di qualità ed affidabilità in linea con le esigenze delle PMI appartenenti ai distretti. Nel medio-lungo termine, investire nel cablaggio in fibra ottica di nuove aree territoriali/distrettuali rappresenta lo strumento tecnologico più efficace per rilanciare le Piccole e Medie Imprese sul piano dell innovazione e della competitività. La progettazione e realizzazione di un infrastruttura di rete future proof può essere la soluzione per far fronte alla crescita delle esigenze di lungo periodo delle imprese verso nuovi servizi evoluti di informatica e telecomunicazioni. Una delle ragioni del Digital Divide in Italia è anche la scarsa alfabetizzazione ICT delle famiglie italiane. Se si paragona l Italia agli altri paesi UE5, i dati OECD mostrano che il livello di alfabetizzazione informatica in Italia è solo del 18%. La Francia ha un tasso del 35%; la Germania del 32%; il Regno unito del 27% e la Spagna del 22%. I dati ISTAT relativi al 2009 mostrano che il 41% delle famiglie ha una scarsissima alfabetizzazione ICT; il 25% delle famiglie italiane ritiene Internet poco utile. Solo il 12% ritiene alti i costi degli strumenti abilitanti. L Italia raggiunge una penetrazione dei PC nelle famiglie del 56% contro una media Europea del 68%. Il trend degli ultimi due anni è comunque positivo. Il fattore trainante la diffusione di internet è la popolazione più giovane. In Italia, il digital divide si concentra, dunque, soprattutto nella popolazione anziana. Questo dato è lontano dalla media UE e lontanissimo da quello dei best performer del Nord Europa, dove non esiste un fattore età. Oltre alla variabile anagrafica, è la condizione socio-professionale degli individui a fare la differenza nello sviluppo della domanda. Un fattore determinante in particolare è l essere o meno inseriti in un contesto lavorativo. 14

19 Servizi digitali 1.4. I piani degli Operatori per lo sviluppo delle reti di nuova generazione Telecom Italia Telecom Italia ha definito piani per lo sviluppo della banda larga e della NGAN, sia fissa sia mobile. Il punto concreto di partenza è la rete fissa e mobile esistente, che con la sua capillarità rappresenta un enorme valore ed ha nel contempo un grande potenziale di ulteriore sviluppo in termini di qualità e di performance, grazie all innovazione tecnologica continua. In particolare si evidenzia che il piano per la realizzazione della NGN di TI, consentirà di dotare il sistema paese di una infrastruttura che coprirà al 2018 circa il 50% della popolazione italiana. Il Piano per l accesso fisso su rame Proseguiranno gli interventi di manutenzione, ampliamento ed evoluzione tecnologica della rete in rame (oltre 16 milioni di accessi fisici - al netto degli accessi in ULL - e 7 milioni di accessi broadband retail a fine 2010), che continuerà a rappresentare, per i prossimi anni, la piattaforma su cui erogare servizi a larga banda xdsl.. Il Piano per l accesso fisso su fibra ottica Per quanto riguarda l evoluzione della rete fissa, Telecom Italia ha previsto, da un lato, di sviluppare gradualmente un architettura di rete che preveda di: portare la fibra fino a casa del cliente (FTTH e, laddove non sia possibile realizzare la cablatura dell edificio, FTTB) migliorare progressivamente le performance della rete di accesso esistente, avvicinando sempre più la fibra a casa del cliente con architetture FTTC/FTTE I collegamenti FTTH saranno basati su un architettura NGAN di tipo PON (punto-multipunto). Il piano di investimenti sulla fibra di Telecom Italia per la realizzazione della rete NGAN prevede di rendere disponibili i collegamenti in fibra a circa unità immobiliari entro il 2012 per arrivare ad oltre 10 milioni di unità entro il In dettaglio, il Piano di sviluppo della fibra si articola in due fasi temporali distinte, come descritto nel seguito. Nella prima fase ( ), si prevede lo sviluppo della fibra nelle prime 13 città italiane con le seguenti modalità: adozione di un architettura GPON con fibra fino a casa del cliente (FTTH) sviluppo graduale della fibra in nuove città ogni anno utilizzo delle eventuali infrastrutture pre-esistenti e disponibilità a coinvestimenti con altri soggetti Nella seconda fase ( ), si prevede lo sviluppo della fibra in altre 125 città con le seguenti modalità: adozione di un architettura GPON, anche con soluzioni di tipo FTTC per rendere rapidamente disponibili collegamenti NGAN ad un gran numero di clienti migrazione progressiva verso soluzioni FTTH, con fibra a casa del cliente, in relazione allo sviluppo delle richieste del mercato graduale incremento della copertura, per arrivare al 50% di copertura della popolazione entro il 2018 In parallelo, saranno definiti e realizzati progetti ad-hoc per soddisfare le eventuali esigenze di distretti e concentrazioni industriali; inoltre si utilizzeranno, ove opportuno, soluzioni basate su fibra per il backhauling di nodi della rete mobile. E significativo evidenziare che, ad oggi, la prima fase del piano sopra descritto è già entrata nell operatività nelle città di Roma, Catania, Milano, Venezia e Torino. Nel 2011 il piano di Telecom Italia prevede l avvio dei lavori anche a Napoli, Genova, Bologna e Bari. 15

20 CONFINDUSTRIA Il Piano per l accesso mobile Riguardo all evoluzione della rete mobile e in particolare con riferimento al passaggio all NGAN, il Piano di Telecom Italia prevede i seguenti target: Adozione di soluzioni tecniche ed architetturali differenziate, secondo logiche di complementarietà, per soddisfare le richieste del mercato sia in termini di copertura, sia in termini di capacità di smaltimento di traffico complessivo, sia in termini di velocità di picco per singolo cliente Incremento progressivo della copertura per GSM, UMTS, HSPA+ ed in prospettiva LTE Rete MBB in tecnologia multistandard capace di supportare le evoluzioni verso HSPA+ ed in prospettiva LTE Miglioramento continuo della qualità ed introduzione di nuove funzionalità, sulla base dell evoluzione delle richieste del mercato Avvio della realizzazione di soluzioni per la connettività mobile a 21 Mbit/s e 42 Mbit/s Adozione di nodi multistandard di tipologia software defined che consentiranno, senza intervenire sull elettronica, di introdurre nuove frequenze e nuove modalità di gestione dello spettro Adeguamento del backhauling dei nodi di accesso mobile, con utilizzo di connessioni in fibra ove richiesto dalla crescita del traffico Proseguimento delle sperimentazioni della tecnologia mobile Long Term Evolution (LTE) La tecnologia HSPA (High Speed Packet Access) a 21 Mbit/s, e successivamente a 42 Mbit/s, oltre a migliorare le performance dei servizi già disponibili alla clientela, darà un significativo contributo alla diffusione anche sul mobile dei contenuti e servizi multimediali, come ad esempio il video streaming HD e la video collaborazione ad alta qualità per il lavoro a distanza, grazie anche all aumento fino a 5,7 Mbit/s della velocità trasmissiva di picco in uplink. I servizi a 21 Megabit sono stati testati con successo nelle città di Milano e Roma già nel 2010; nel 2011 è previsto il lancio commerciale di servizi che beneficeranno di questa tecnologia anche grazie alla disponibilità in volumi di prodotti Internet Key adeguati. Ad agosto 2010 Telecom Italia ha avviato la seconda fase relativa alla sperimentazione della tecnologia LTE (Long Term Evolution) per lo sviluppo della rete NGAN mobile, nota come Quarta Generazione Mobile - 4G", che consente la trasmissione dati con una velocità fino a 140 Mbit/s per cella, rendendo disponibili servizi e contenuti di nuova generazione. Per tale sperimentazione Telecom Italia ha ottenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico l autorizzazione ad utilizzare, per tutto il 2010, due blocchi da 20 MHz nella banda di frequenza MHz. Questo nuovo trial, effettuato con apparati pre-commerciali e realizzato con importanti partner tecnologici quali Alcatel-Lucent, Ericsson, Huawei e Nokia Siemens Networks, è incentrato su una serie di test integrati riguardanti 17 nuovi siti nel centro di Torino. Il progetto ha l obiettivo di verificare le principali funzionalità e le prestazioni offerte dalla tecnologia LTE, di analizzare la stabilità e l interoperabilità dell intero processo di comunicazione tra le diverse stazioni radio base dei vari partner coinvolti e la rete mobile già esistente di Telecom Italia, oltre che testare l utilizzo di chiavette di nuova generazione per la connessione NGAN. Le prestazioni della rete "4G", renderanno disponibili tutti i servizi ad alta velocità in mobilità: da quelli professionali, come la videoconferenza e l ufficio remoto, a quelli personali come l online gaming, il video streaming ad alta definizione, le video chat e molte altre applicazioni multimediali oggi accessibili solo su rete fissa Progetto Fibra per l Italia (Fastweb, Vodafone, Wind) Fastweb, Vodafone e WIND hanno presentato un progetto per dotare l Italia di un unica infrastruttura di rete in fibra che riporti il Paese tra i leader nei servizi a Banda Larga. Gli operatori chiedono al Governo di avviare il processo per la creazione della società della fibra chiamando al tavolo tutti gli operatori e le Istituzioni. Il progetto prevede la realizzazione di un unica rete future-proof Fiber To The Home (FTTH), in modalità punto-punto, che raggiungerà direttamente le case e le imprese e consentirà connessioni sempre più veloci, in grado di supportare qualsiasi tipo di servizio disponibile sulla rete in futuro e permetterà anche l unbundling della fibra in centrale. La nuova rete garantirà prestazioni ed affidabilità superiori all attuale rete in rame, con l ulteriore vantaggio derivante dai minori costi di manutenzione tipici della fibra (in caso di migrazione totale). 16

21 Servizi digitali Il piano si articola in due fasi. Nella prima si prevede la copertura delle 15 maggiori città italiane (circa 10 milioni di abitanti) in 5 anni, con un investimento di circa 2,5 miliardi di euro, ripartito tra gli operatori e le Istituzioni. Nella seconda fase il piano prevede l estensione della rete fino a coprire i 500 Comuni più grandi (circa 30 milioni di persone), raggiungendo così il 50% della popolazione con un investimento complessivo di 8,5 miliardi di euro. Il progetto è aperto a tutti i Soggetti Pubblici e Privati, compresa Telecom Italia, che vogliano farne parte e l investimento sarà funzionale alla partecipazione. L ingente quantità di investimenti necessaria per la sua realizzazione e il rilevante impatto urbano non consentono per il sistema Paese la realizzazione di più reti in concorrenza. Coerentemente a questo dato, la rete unica sarà aperta a tutti gli operatori che potranno offrire i propri servizi in modo autonomo e indipendente, pur utilizzando la stessa infrastruttura in fibra. Fastweb, Vodafone e Wind si impegnano a partecipare alla definizione del Progetto Comune, in termini di pianificazione delle attività e di condivisione del know-how, a partecipare economicamente al capitale della Società per la Fibra in funzione della partecipazione degli altri Soggetti Pubblici e Privati e della conseguente sostenibilità economica e a migrare i propri clienti dal rame alla fibra. L iniziativa ha previsto come prima fase l avvio di un progetto pilota per dimostrare la validità dell approccio operativo nell area della Collina Fleming a Roma, e ha portato alla realizzazione di collegamenti interamente in fibra ottica dalla centrale a circa abitazioni in 525 edifici residenziali, oltre che le aziende e gli edifici pubblici della zona, entro luglio La rete è composta da 26 chilometri di tracciato e 180 chilometri di fibra. Da luglio gli abitanti della zona, clienti di uno dei tre operatori, possono navigare a 100 Mbps per la prima volta in Italia. Alle imprese è stata invece garantita una banda ultraveloce fino a 1 Gigabit/sec Vodafone Vodafone ha deciso di investire oltre 1 miliardo di Euro in Italia nel prossimi 3-4 anni destinati ad ampliare la propria copertura di rete mobile dati 3G. Scopo del progetto è quello di permettere ai cittadini di poter beneficiare dei più moderni servizi offerti da Internet (Social Network, e-commerce, PA Digitale) con un forte impegno anche nelle aree ad oggi in Digital Divide. Nell ambito di questo progetto di investimento Vodafone si è impegnata anche a coprire 1000 Comuni dei 1800 sostanzialmente privi di Larga Banda, almeno 1 al giorno nei prossimi 3 anni. Vodafone utilizzerà tecnologia a Larga Banda Radio (UMTS, HSPA, e successive evoluzioni), che già oggi offre ottime prestazioni ed avrà rapide evoluzioni nel futuro. Come si può vedere nella figura a pagina 18 allo stato attuale la Larga Banda Radio (HSDPA) permette di raggiungere una velocità teorica massima di 14.4 Mbps e una velocità media per Cliente (in condizioni standard) di 2-4 Mbps che rappresenta una performance più che adeguata per i servizi internet più diffusi. Nel corso dei prossimi 3-4 anni, inoltre, lo sviluppo delle tecnologie radio permetterà un incremento delle velocità di accesso fino a 144 Mbps, consentendo ai Clienti di disporre di una velocità media di circa Mbps (in condizioni standard). La tecnologia Radio (UMTS, HSPA, e successive evoluzioni) consente inoltre di portare accesso ad Internet a Larga Banda contemporaneamente sia in Casa/Ufficio che in Mobilità/da Remoto al contrario di quanto avviene con le tecnologie di rete fissa. In questo modo i Cittadini possono godere dei benefici offerti dai servizi Internet in qualsiasi luogo e attraverso lo strumento che preferiscono (PC, Smartphone, Tablets, ecc.). La possibilità di accedere ad Internet da diversi devices e la totale interoperabilità nel Mondo è garantita inoltre dall utilizzo di una tecnologia standard (UMTS/HSPA+/LTE). 17

22 CONFINDUSTRIA IL PIANO DI VODAFONE DI EVOLUZION E DELLA TECNOLOGIA RADIO A LARGA BANDA Velocità massima teorica (Mbps) Tecnologia Radio HSDPA HSPA+ Velocità media per Cliente in condizioni standard (Mbps) 2008 / 2009 < Già nel 2009 Vodafone ha iniziato ad investire per superare il Digital Divide nel paese con il progetto Un Comune al Mese, attraverso il quale oltre 20 Comuni sono stati coperti con la Larga Banda Radio a partire da Gennaio Grazie a questo progetto i Cittadini, le piccole Aziende e la Pubblica Amministrazione dei Comuni coinvolti nel progetto Un Comune al Mese oggi hanno accesso a Larga Banda sia in Casa/Ufficio che in Mobilità/ in Remoto. In continuità con questa sperimentazione di successo contribuendo significativamente e concretamente al superamento del Digital Divide in Italia, Vodafone lancia il progetto 1000 Comuni. Vodafone si impegna a coprire almeno 1000 Comuni in tre anni a partire da Gennaio Per realizzare questo programma di copertura Vodafone utilizzerà Tecnologia Radio HSPA+ che garantisce performance e funzionalità superiori a quelle delle altre tecnologie disponibili e garantirà accesso ad Internet ad una velocità di almeno 2 Mbps (in condizioni standard) anche in Casa/Ufficio. A tutti i Clienti che vivono nelle aree interessate dal progetto, Vodafone offrirà una serie di servizi fruibili sia da Casa/Ufficio che in Mobilità/ da Remoto. A Casa o in Ufficio i Clienti Vodafone potranno disporre di un collegamento Internet a Larga Banda e Voce, senza dover attendere per avere la connessione (collegamento immediato) e con la possibilità di collegare tutti i dispositivi di Casa (PC, tablets, ecc.) alla rete. In Mobilità/ da Remoto i Clienti Vodafone potranno disporre di un accesso ad Internet veloce ovunque con il quale mantenere sempre connessi alla rete i dispositivi più avanzati disponibili in Italia e nel Mondo (Smartphone, Internet Key, ecc.) WIND WIND crede fortemente nello sviluppo del mercato dei servizi Mobile Broadband e conseguentemente sta investendo significativamente nell implementazione di una rete mobile ad alte prestazioni ed in linea con le piu avanzate soluzioni tecnologiche che rendono l architettura di rete future proof per l implementazione di ulteriori step evolutivi. Il Mobile Broadband è uno dei principali driver degli attuali piani dell operatore WIND. Consapevole che la semplicità architetturale e la flessibilità nel dimensionamento delle risorse della propria infrastruttura di rete è fondamentale per realizzare efficienti investimenti e significativi riduzioni dei costi operativi, WIND ha introdotto già dal 2010, prima in Italia, lo stato dell arte della tecnologia di rete di accesso mobile che compatta le funzionalità HW e gestisce a livello SW i principali step di dimensionamento delle risorse. 18

23 Servizi digitali Questa tecnologia è denominata Single RAN (Single Radio Access Network) o Software Defined Radio ed è in grado di gestire con la stessa piattaforma gli attuali servizi mobili (voce e dati) e tutte le future evoluzioni e costituisce il riferimento della rete WIND. Questo assetto architetturale consente a WIND di poter ampliare la propria copertura Mobile BroadBand a livello nazionale, portando efficientemente anche in aree rurali attualmente non servite dalla banda larga (digital divide) servizi di trasmissione dati ad elevato bit rate che permettono un accesso ad internet in mobilità per applicazioni sempre più di uso quotidiano (quali Social Networks, Mobile Payment, etc.) La rete Wind è attualmente in grado di offrire servizi HSPA a 14,4Mbit/s e progressivamente, a partire dal 2011, offrirà servizi a 21 Mbit/s ed a 42 Mbit/s. La tecnologia utilizzata è già pronta per l attivazione dei servizi LTE (Long Term Evolution) che rappresentano lo step successivo all HSPA+. WIND, fin dall inizio dello sviluppo del mercato dei servizi Mobile Broadband, ha posto una forte attenzione alla scelta delle tecnologie più adeguate per realizzare il backhauling delle stazioni radio base. Il backhauling, che rappresenta il collegamento della stazione radio base alla rete, deve essere opportunamente dimensionato ed essere in grado di sostenere il traffico dati che i servizi Mobile Broadband necessitano. Il backhauling può essere realizzato con ponti radio, fibra ottica o coppie in rame. Wind ha deciso già dal 2008 di puntare su tecnologie a ponte radio full-ip a larga banda e di ultima generazione e su un elevata percentuale di collegamenti in fibra ottica in grado di fornire teoricamente banda infinita. WIND ha sviluppato e sta realizzando numerosi collegamenti in fibra ottica verso le proprie stazioni radio base. La complementarietà fra stazioni radio base collegate in fibra ottica e stazioni radio base collegate in ponti radio full-ip permette di garantire complessivamente un elevata qualità del servizio e di avere una rete in grado si supportare senza colli di bottiglia la crescita del traffico dati anche degli anni seguenti. Nell ottica di utilizzare in maniera sempre più efficiente lo spettro radio e le proprie risorse di rete WIND ha anche pianificato nel medio termine il deployment della nuova tecnologia di accesso LTE che complementerà l attuale rete HSPA H3G H3G intende perseverare nella sfida del mobile broadband e per questo continua a investire in innovazione. La rapida crescita del traffico dati richiede infatti risposte adeguate, che configurano più che una evoluzione, un salto tecnologico e presuppongono perciò investimenti di entità e intensità rilevanti. H3G, che pure, come più giovane Operatore sul mercato, già dispone di una infrastruttura di rete moderna ed efficiente, continua ad essere impegnata nell adozione delle tecnologie più avanzate. Nell ottica di uno sfruttamento sempre migliore della preziosa risorsa radio, è già iniziata una rapida migrazione tecnologica dei siti in tecnologia HSPA+ verso i 21 e 42 Mbps. Il piano di modernizzazione dell offerta di servizi HSPA ha un impatto immediato sulla rete di trasporto, la cui architettura è stata perciò, già negli anni scorsi, rivista al fine di offrire quei livelli di capacità che si riflettono sulle prestazioni percepite dai clienti. La rete di accesso sta vivendo l adozione di tecnologie di trasporto FULL IP con una veloce migrazione dei ponti radio tradizionali verso i collegamenti di nuova generazione ad alta capacità, anch essi in tecnologia IP e con modulazione adattativa; l inizio del 2011 ha visto la realizzazione dei primi siti con rilegamento diretto in fibra ottica. Tutti questi interventi, come pure quelli realizzati in core network, non sono guidati soltanto dall obiettivo di mantenere la rete al passo con i tempi e capace di sostenere la crescita del traffico nel corso dei prossimi anni, ma mirano in primo luogo a realizzare un architettura future-proof e adeguata a supportare il prossimo ciclo di innovazioni, che è quello che comporterà l introduzione di LTE. 19

24 CONFINDUSTRIA 1.5. Iniziative Nazionali e Territoriali per lo sviluppo delle reti Le misure per l infrastrutturazione del territorio per il superamento del Digital Divide e lo sviluppo dell NGAN coinvolgono una molteplicità di soggetti pubblici e privati e, primariamente, lo Stato, le Regioni, i Comuni, le Comunità Montane e le Province I piani nazionali Nell ambito delle iniziative nazionali per il superamento del Digital Divide si segnala il cosiddetto Piano Italia a 20 Mbps (o Piano Romani), che è stato il primo tentativo a livello nazionale per raggiungere la copertura totale del territorio italiano con una connessione da 2 a 20 Mbps entro il 2012 (con 20 Mbps per oltre il 90% della popolazione). Il Piano ipotizza l utilizzo di differenti tecnologie: Copertura in fibra ottica e ADSL, con velocità fino a 20 Mbps, per il 95,6% degli italiani Copertura wireless con velocità fino a 2 Mbps, nelle aree scarsamente popolate, dove non è conveniente intervenire con infrastrutture fisse Il fabbisogno previsto dal Piano per raggiungere tale obiettivo è di milioni di euro, con una quota di finanziamento da parte di privati. Il Piano prevede il coordinamento degli interventi tra Stato ed enti locali, attraverso una cabina di regia centralizzata, ma non risulta alla data disporre di copertura finanziaria totale. Nell ambito delle iniziative nazionali per lo sviluppo del NGAN è rilevante il Memorandum of Understanding (MoU) tra il Ministero dello Sviluppo Economico e gli operatori di telecomunicazioni per lo Sviluppo dell infrastruttura per Reti a Banda Ultra Larga Italia Digitale. Il MoU, sottoscritto il 28 ottobre 2010, ha come oggetto la definizione ed attuazione di un iniziativa Partnership Pubblico Privata per la realizzazione di un infrastruttura passiva condivisa, neutrale, aperta, economica ed a prova di futuro finalizzata allo sviluppo delle Reti di telecomunicazioni di Nuova Generazione (NGN). L obiettivo è favorire l attuazione dell Agenda Digitale, ovvero assicurare entro il 2020 a tutti gli utenti domestici servizi di connettività ad almeno 30 Mbps e di cui almeno il 50% abbonato a servizi con velocità superiore a 100 Mbps. Si riscontra, inoltre, negli ultimi anni un evoluzione in termini di semplificazione normativa per favorire lo sviluppo delle reti. Si citano di seguito: l art. 2 del D.L.112/08 come convertito dalla legge 133/2008, dedicato alla banda larga, che prevede una serie di modifiche ai procedimenti autorizzatori per l installazione di reti in fibra ottica, volte a semplificarne l iter e facilitarne la diffusione sul territorio l art. 1 della legge 69/2009, nonché l art. 5 bis della Legge 22 maggio 2010 n. 73 di conversione del decreto legge 25 marzo 2010, n.40, che ha sostanzialmente generalizzato la possibilità di ridurre la profondità minima dei lavori di scavo (introducendo un nuovo testo del comma 15 bis dell art.2 del D.L.112/08 come convertito dalla L.133/08) Interventi regionali Per quanto riguarda le iniziative regionali per il superamento del Digital Divide, è dal 2004 che le Regioni, anche sotto la spinta delle istituzioni presenti nei territori più remote (es. le comunità montane), si sono attivate. Dal 2004 al 2010, le Regioni hanno stanziato finanziamenti per oltre milioni di euro, in misura variabile da Regione a Regione. A questi vanno aggiunti gli investimenti di Infratel (quasi 300 milioni di euro) e le risorse messe in campo dagli enti locali sub-regionali (principalmente Province e Comunità Montane), pari ad altri 90 milioni di euro, per un totale di oltre 1,5 miliardi di euro. 20

25 Servizi digitali RISORSE PUBBLICHE PER INFRASTRUTTURE BROADBAND Risorse pubbliche su infrastrutture broadband ( ) Mln ,5 Mld Totale (*) Interventi programmati nel periodo Fonte: Osservatorio Banda Larga - Between, 2011 Va detto che la situazione dei piani regionali è molto disomogenea, per diversi motivi: i primi piani erano genericamente orientati allo sviluppo della banda larga, e solo in alcuni casi si interveniva in maniera specifica sulle aree in digital divide; per questo motivo, Regioni partite in tempi diversi hanno piani impostati secondo logiche diverse; in alcune Regioni, addirittura, coesistono piani differenti elaborati in tempi successivi, non sempre coerentemente collegati tra di loro; i piani per il digital divide sono stati concepiti per il target level (in termini di velocità nominale) caratteristico dell epoca in cui sono stati pensati: i primi piani ( ) si ponevano l obiettivo di una velocità nominale di 640 kbps, mentre i piani più recenti ( ) parlano di 7 Mbps nominali; i lunghi tempi amministrativi con cui i piani vengono in genere eseguiti fa sì che oggi si portino a compimento piani per velocità nominali che non sempre sono considerate full broadband dal mercato; i piani non sempre sono completi ed integrati, cioè non sempre intervengono sia sul backhaul delle centrali, sia sull accesso; non sempre si verificano le condizioni per un efficace coordinamento tra questi due interventi. Un altro aspetto rilevante dei piani regionali riguarda il rapporto con l evoluzione della banda. Per cercare di tenere il passo di questa evoluzione, le Regioni più avanzate, dopo il piano per la prima generazione di banda larga, hanno cominciato ad emettere ulteriori piani per le generazioni di banda successive, o a considerare nei loro piani obiettivi diversificati per prima e seconda generazione. Recentemente sono apparsi piani per l NGN, anche se solo nel caso di Lombardia e Provincia Autonoma di Trento si tratta di iniziative finalizzate all NGN (vedi paragrafo apposito). Lo schema seguente riporta lo stato di avanzamento dei Piani di Infrastrutturazione delle Regioni: come si può vedere, alcune Regioni si sono limitate a recuperare il gap del digital divide, mentre altre hanno predisposto un piano per la banda larga/ngn. 21

26 CONFINDUSTRIA I PIANI BROADBAND E ULTRABROADBAND DELLE REGIONI Regioni Piani Broadband Piano Anti DD Piano BB 2 a gen. Piano NGN Piemonte Wi-Pie Valle d Aosta 1. VDA All Digital 2. VDA Broadbusiness Lombardia 1. Banda larga in aree in digital divide 2. Piano Banda Ultralarga Liguria Piano sviluppo banda larga Prov. Aut. Trento 1. Trentino in rete 2. Trentino NGN Prov. Aut. Bolzano Banda larga in Alto Adige Veneto Piano operativo banda larga Friuli VG ERMES Distretti Industriali Emilia Romagna Lepida Toscana Potenziamento e diffusione delle infrastrutture a Banda Larga Aree Industriali Umbria Piano Telematico Marche Piano Telematico Regionale per lo sviluppo della Banda Larga Lazio Piano Telematico Regionale per la banda larga (ilazio2010) Abruzzo Master Plan Banda Larga Molise Campania Allarga la rete: Banda larga e sviluppo digitale in Campania Puglia 1. Programma Larga Banda (Infratel) 2. Next Generation APulia Basilicata Piano No Digital Divide Calabria Accordo Regione-MISE Sicilia RAN Sicilia - Regional Area Network In corso/realizzato Sardegna 1. Piano d azione per la riduzione del DD 2. Sardegna 20 Mega Previsto In avvio Fonte: Osservatorio Banda Larga - Between, 2010 Alcune Regioni (come ad esempio Liguria, Marche, Basilicata, Abruzzo) hanno definito fin dall inizio un piano per il superamento del digital divide diviso in più fasi, con diversi orizzonti temporali: Fase 1: interventi per il superamento del digital divide di prima generazione, ponendo comunque le basi per l infrastrutturazione (in fibra ottica) a supporto della fase successiva Fase 2: interventi per il superamento del digital divide di seconda generazione, basati su infrastrutturazione in fibra ottica e upgrade degli apparati di centrale per ADSL2+ Solo le Marche e la Provincia Autonoma di Trento però hanno avviato la pianificazione esecutiva anche della seconda generazione. Altre Regioni, come la Sardegna o il Piemonte, dopo aver completato gli interventi per la riduzione del digital divide, hanno stipulato accordi con il MiSE per la formalizzazione di piani per portare la banda 20Mbps nel proprio territorio regionale, sulla base del Piano Italia 20 Mbps. Non sempre però tali Regioni arrivano a pianificare interventi anche sull accesso, ma si fermano spesso agli interventi sul backhaul. Dal 2007 il tema è stato posto all attenzione anche del livello governativo: inizialmente, nel biennio , il Governo Prodi ha creato una Task Force interministeriale (Comunicazione, Innovazione e Affari Regionali), con l obiettivo di affrontare il problema anche a livello territoriale; successivamente, dal 2008, il Ministero delle Sviluppo Economico Dipartimento Comunicazioni ha coinvolto le Regioni nel Piano Romani Queste azioni governative hanno avuto l effetto, negli ultimi anni, di attuare, almeno sulla carta, una convergenza delle iniziative regionali verso modelli comuni, grazie anche all emissione di Linee Guida elaborate dalla Task Force Banda Larga e approvate dalla Conferenza Stato - Autonomie Locali nel settembre Ad oggi i modelli di intervento appaiono ben definiti (con limitate varianti di applicazione), ma non è invece migliorata la capacità attuativa degli enti. In sintesi, è possibile trarre alcune considerazioni sugli interventi pubblici a livello territoriale per il superamento del digital divide: I sistemi regionali non sono stati in grado di trovare tra di loro una rapida convergenza sui modelli applicabili, di imparare dalle best practices e di renderle replicabili; la convergenza dei modelli è avvenuta troppo tardi, quando la scarsità d risorse ha di fatto rallentato quasi tutti gli interventi. Alle capacità di pianificazione mostrate da molte Regioni non è corrisposta un eguale capacità attuativa di portare a termine gli interventi programmati, a causa di svariati motivi (cambi di giunta, cambi dirigenziali, mancanza di fondi adeguati, ecc.) 22

27 Servizi digitali Non solo i tempi decisionali, ma anche quelli amministrativi sono eccessivamente lunghi per investimenti in tecnologie in così rapida evoluzione. La neutralità tecnologica degli interventi è sempre stata fortemente promossa dalla UE, ed è uno dei principi cardine degli interventi. Molte Regioni hanno perseguito, parallelamente all obiettivo di riduzione del digital divide, obiettivi di promozione della piccola impresa locale, promuovendo soluzioni di fixed wireless, con risultati però raramente all altezza delle aspettative. In definitiva, i risultati dell azione pubblica locale, in termini di riduzione effettiva del digital divide, possono dirsi ad oggi ancora insufficienti, anche in relazione alle risorse (1,5 mld ) messe a disposizione dal territorio. Per quanto riguarda le iniziative regionali per lo sviluppo delle NGAN,è solo recentemente che le Regioni hanno cominciato ad affrontare il tema. In generale, si tratta al momento di analisi e di riflessioni preliminari, ma vanno segnalati un paio di casi in cui stanno emergendo progetti concreti: Regione Lombardia ha redatto un articolato e approfondito piano per lo sviluppo della banda ultralarga (BUL), pensato per interessare oltre 4 milioni di cittadini (il 50% della popolazione regionale esclusa Milano, che risulta già infrastrutturata in fibra per larga parte del territorio comunale), per un totale di 167 comuni, partendo dai centri urbani maggiori e dai distretti industriali. Gli investimenti sono stimati tra 1,1 e 1,5 Miliardi di Euro e la durata del progetto in 6/7 anni. La Provincia Autonoma di Trento sta sviluppando un progetto che prevede la realizzazione di una rete NGN nei principali centri urbani del territorio. A fine 2010 è stata costituita una società di scopo (Trentino NGN), a completa partecipazione pubblica da parte della Provincia, che ha la missione di realizzare la rete. E stato firmato un Memorandum of Understanding con Telecom Italia e la Provincia ha dichiarato che il progetto è aperto ad altri operatori interessati Conclusioni dell analisi: quali raccomandazioni per l Italia Il mercato delle telecomunicazioni sta vivendo una trasformazione radicale che impatta sia sul ruolo, la struttura ed il funzionamento degli operatori dei servizi di telecomunicazione, sia sulla natura stessa dei servizi e delle modalità di relazione con i clienti. Questa trasformazione è accompagnata, o meglio ancora, originata da una serie di cambiamenti tecnologici che possono essere sintetizzati considerando quattro dimensioni principali, ovvero le infrastrutture, i terminali, il software e le tecnologie per la codifica e la distribuzione delle informazioni. In primo luogo, le infrastrutture di comunicazione hanno accresciuto sia la loro diffusione e pervasività, sia la loro capacità trasmissiva e qualità dei servizi, in mobilità e in postazione fissa. Oggi, la possibilità di connettersi a Internet a banda larga, in modalità fissa o mobile, è largamente disponibile, con un numero di accessi nel 2009 in Italia di 12,3 milioni su linea fissa e di 4 milioni sul mobile, modalità che inoltre registra un tasso di diffusione in continua crescita a doppia cifra. In secondo luogo, l'esplosione delle tecnologie dei terminali mobili, che si sono trasformati in terminali intelligenti, ha fatto sì che l'utente possa portare con sé, al posto del semplice telefono cellulare, la capacità di elaborazione di un vero e proprio computer, caratterizzato da un crescente semplicità e immediatezza delle interfacce e delle applicazioni. Nei fatti, i cellulari e i tablet sono sistemi di elaborazione completi e potenti, che rendono possibile per qualunque tipo di utente l'utilizzo in mobilità di una quantità sempre maggiore di servizi e applicazioni. Il terzo punto significativo è il ruolo decisivo che su questi dispositivi gioca il software. Innanzi tutto, la diffusione delle piattaforme informatiche e dei sistemi operativi ha reso possibile la creazione di ricchi e articolati ecosistemi e mercati per la diffusione di applicazioni. Ciò fa sì che l'utente abbia a disposizione una ricchezza di servizi e di contenuti che è limitata solo dalla creatività e fantasia degli sviluppatori. Su questo fronte, è necessario contrastare alcune tendenze alla verticalizzazione integrata ed alla chiusura di piattaforme e dei sistemi operativi (in particolare nei terminali radiomobili detti smart phones ), che potrebbero avere ripercussioni fortemente negative sullo sviluppo del settore. 23

28 CONFINDUSTRIA Infine, le tecnologie per la codifica e la distribuzione delle informazioni sono giunte ad un significativo stato di maturità e completezza, così che è possibile oggi affermare che non esiste informazione che non possa essere trasformata in formato digitale e quindi elaborata, trasmessa e conservata utilizzando le tecnologie dell'informatica e delle telecomunicazioni. Complessivamente, in questi ultimi anni si è affermata una vera e propria società diffusa dell'informazione, nella quale si moltiplicano e si diffondono dispositivi intelligenti, in grado di svolgere grandi quantità di elaborazioni, memorizzare significativi volumi di dati di qualunque natura e complessità, restando sempre connessi ad un sistema globale di comunicazione. È una rivoluzione profonda che non poteva certamente non influenzare in modo radicale il mercato delle telecomunicazioni e il ruolo stesso degli operatori. La principale conseguenza di queste trasformazioni è un sostanziale cambiamento del mercato delle telecomunicazioni. Se fino a qualche anno fa un operatore controllava in modo integrato l'intera catena del valore, dalla gestione dell'infrastruttura al dispositivo utente e al servizio applicativo, oggi deve fronteggiare un nuovo scenario. Il mercato è sempre più organizzato in tre segmenti: i servizi di trasporto, i fornitori di terminali e dispositivi, i fornitori di servizi e applicazioni. La natura stessa di Internet e delle tecnologie digitali tende a disaccoppiare e rendere ragionevolmente indipendenti questi tre livelli. Di conseguenza, il modello stesso di remunerazione dell'operatore muta radicalmente, con conseguenze profonde e diffuse sulla struttura delle aziende e sull'equilibrio economico-finanziario (in particolare, sulla remunerazione degli investimenti). Siamo quindi di fronte ad un momento di sfida e di trasformazione, che richiede da un lato adeguate azioni di qualificazione della domanda, dall altro nuovi investimenti per potenziare le reti di telecomunicazione, sia fisse che mobili. Nel campo della fibra, in Italia, agli inizi degli anni 2000, furono realizzati rilevanti investimenti per l accesso che avevano portato il nostro Paese all'avanguardia nello sviluppo delle reti; nel corso dell'ultimo decennio tale tasso ritmo di sviluppo si è attenuato e nei fatti, l'italia sta retrocedendo rispetto ad altri Paesi che, pur essendo partiti con un qualche ritardo, hanno recuperato e ci stanno sopravanzando. In generale, il Paese e il mercato delle telecomunicazioni stanno vivendo un passaggio delicato e importante. Mai come oggi è necessario in Italia una convergenza di sforzi che permetta di adeguare e sviluppare quelle infrastrutture che sono e sempre più saranno decisive per garantire a cittadini, Pubblica Amministrazione e imprese lo sviluppo, la crescita, il miglioramento della qualità della vita e la prosperità economica che la competitività sta garantendo nei paesi più avanzati. Per questi motivi è nell interesse nazionale che siano definite le condizioni, in linea con gli indirizzi della Commissione Europea, necessarie per lo sviluppo delle nuove infrastrutture di telecomunicazioni fisse e mobili. A fronte di questo scenario obiettivo, nel contesto attuale si annoverano i progetti avviati autonomamente dagli operatori di telecomunicazione e l iniziativa per lo sviluppo delle reti NGAN rappresentata dal cosiddetto tavolo Romani, progetto guidato dal Ministero per lo Sviluppo Economico, Dipartimento delle Comunicazioni, che ha portato in data 10 novembre 2010 alla firma di un Memorandum of Understanding (MOU) al quale hanno aderito 7 operatori telefonici (Telecom Italia, Vodafone, Wind, Fastweb, Tiscali, 3 e BT Italia) per la realizzazione di una società veicolo avente lo scopo di realizzare, basandosi sul principio di sussidiarietà, le infrastrutture passive funzionali allo sviluppo della rete NGN, con caratteristiche di neutralità, apertura efficienza ed espandibilità. Come previsto nel MOU, il 30 Novembre 2010 il Ministero dello Sviluppo Economico, con decreto di nomina dei componenti, ha istituito il Comitato Esecutivo e le relative attività. Un ulteriore elemento è costituito da iniziative promosse dalle istituzioni locali (Regioni, Provincie, ecc. ), finalizzate al superamento del digital divide e in taluni casi alla realizzazione della nuova rete di accesso NGN in fibra. Queste iniziative, che devono ovviamente rispettare i vincoli regolatori in capo a tutti i soggetti per garantire lo sviluppo di un mercato aperto, possono contribuire al raggiungimento degli obiettivi della Digital Agenda. A tale proposito e opportuno, come l esperienza passata dimostra, che le differenti iniziative locali siano tra loro coerenti e funzionali alla realizzazione di infrastrutture che, a livello nazionale, assicurino al mercato un servizio con caratteristiche adatte a soddisfare omogeneamente le esigenze dei clienti utilizzatori e che siano in grado di garantire un adeguato ritorno economico degli investimenti. Infine se si condivide l assunto che le infrastrutture mobili rappresentino una reale ed efficiente risposta per portare l accesso ad Internet anche nelle aree del Paese dove Internet non c è, è necessario mettere a punto misure che possano accelerare la realizzazione delle reti mobili attraverso misure quali la semplificazione delle procedure realizzative degli impianti e per la modifica e l aggiornamento degli stessi. 24

29 Servizi digitali A tal proposito, in un contesto in cui gli operatori mobili italiani si confrontano da anni con limiti di esposizione ai campi elettromagnetici molto più stringenti di quelli in vigore nel resto d Europa e del mondo, sarebbe almeno necessario puntualizzare e specificare più razionalmente il campo di applicazione del valore di cautela e le modalità di calcolo e di misura dell obiettivo di qualità. Tale misura, infatti, consentirebbe di aumentare le condivisioni di siti tra operatori wireless nonché la condivisione di diverse tecnologie sullo stesso sito, per contenere al massimo l impatto ambientale e urbanistico derivante da tale proliferazione. Quanto sopra, anche allo scopo di incentivare al massimo la sostenibilità degli investimenti, vista considerando la procedura di gara effettuata per l aggiudicazione delle frequenze radiomobili che renderà i servizi a banda larga mobile una realtà ancor più significativa per il sistema Paese. E importante evidenziare in merito come sia necessaria una vigilanza stretta da parte del Ministero dello sviluppo economico in merito al rispetto delle tempistiche di liberazione delle frequenze a 800 MHz nelle date previste a salvaguardia e garanzia della pianificazione degli investimenti da parte degli operatori aggiudicatari. Infine, nonostante la volontà del legislatore nazionale di incentivare e semplificare procedure che agevolerebbero la diffusione delle nuove tecnologie (es. microtrincea), è data agli enti locali facoltà di non attuare tali strumenti pertanto vanificando l opera normativa fin ora realizzata. Pertanto, si auspica che l applicazione della semplificazione normativa (passaggio importante per la realizzazione delle nuove reti, sia fisse sia mobili) venga garantita a livello locale per evitare il rallentamento del percorso di sviluppo del Paese. 25

30 CONFINDUSTRIA 2. I servizi: modelli di riferimento 2.1. Servizi alle imprese Interazione telematica, semplificazione e riduzione degli oneri Il tema dello snellimento burocratico nel rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione è da molti anni all'attenzione sia del sistema delle imprese, sia della politica e delle amministrazioni, a tutti i livelli. La CGIA di Mestre nel 2010 ha stimato in 11,5 miliardi di euro l anno gli oneri burocratici sulle PMI in Italia, con 5,5 adempimenti medi per addetto e 4,4 giornate per addetto dedicate a tali adempimenti, dati che arrivano rispettivamente a 8,4 adempimenti per addetto e 5,5 giornate per addetto nel caso delle piccolissime imprese (3-5 addetti). Secondo il Censis gli oneri burocratici incidono sui costi complessivi delle imprese per il 24,2%. Il Rapporto della Banca Mondiale Doing Business 2010 posiziona l Italia al 78 posto (su 183 Paesi) nella classifica per carico burocratico sulle imprese (ma al 136 per gli adempimenti fiscali 334 ore all anno dedicate dalle imprese italiane al fisco - e al 156 per l enforcement dei contratti). L introduzione delle nuove tecnologie è da sempre considerato uno strumento importante per la riduzione degli oneri burocratici, ed è infatti proprio nell ambito dei processi tra PA ed imprese che si sono attuati i primi switch-off dei servizi tradizionali verso l obbligatorietà del canale telematico. L interazione telematica tra Pubblica Amministrazione e imprese deve essere strutturata quindi in modo da garantire l espletamento dei principali adempimenti normativi in modo rapido ed economico, mantenendo tuttavia la piena validità giuridica dell atto. Pertanto i principali strumenti e servizi che devono essere implementati efficacemente per il corretto sviluppo di un rapporto telematico di qualità sono: PEC e Firma digitale; servizi on-line caratterizzati da un elevato livello di interattività; Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) telematico; e-procurement; fatturazione elettronica. E evidente che la semplice adozione della PEC da parte delle amministrazioni costituisce solo il primo passo verso un suo pieno utilizzo nelle comunicazioni con le imprese. Il secondo passo è l inserimento della PEC nei flussi di comunicazione tra PA e soggetti esterni, non solo in entrata come è sostanzialmente oggi (l amministrazione può ricevere una PEC), ma anche in uscita. Il terzo passo è la riprogettazione dei flussi comunicativi sfruttando le caratteristiche e le potenzialità della PEC Lo switch-off dei servizi tradizionali Un tema di fondamentale importanza nello sviluppo di un ecosistema digitale per le imprese, più volte sottolineato dal sistema confindustriale, è quello dello switch-off dei servizi tradizionali cartacei e di sportello fisico. Esso è infatti in grado di fungere da stimolo e da volano per l introduzione di modalità di rapporto telematico stabile ed abituale tra diversi soggetti, ivi compresa la pubblica amministrazione. Negli ultimi anni alcuni importanti switch-off sono stati attuati da parte di alcune amministrazioni: L amministrazione fiscale da numerosi anni, tramite Fisconline, e grazie al ricorso ad intermediari (commercialisti, banche, ecc.) ha progressivamente eliminato i supporti cartacei e le file agli sportelli fisici, raggiungendo volumi annuali di transazioni telematiche ragguardevoli anche a livello internazionale: 30 mln di dichiarazioni redditi, 4 mln di comunicazioni IVA, 90 mln di pagamenti telematici, 7 mln di atti del registro immobiliare. L INPS da gennaio 2011 sta progressivamente rendendo obbligatoria la modalità telematica per una ventina di procedure, tra cui le domande di disoccupazione ordinaria, di indennità di mobilità ordinaria e le comunicazioni obbligatorie relative al rapporto di lavoro domestico, che potranno essere presentate all'inps esclusivamente attraverso il canale telematico, eventualmente appoggiandosi ad intermediari. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dal marzo 2008 ha implementato, con Regioni e Province una piattaforma tecnologica per l invio, possibile esclusivamente per via telematica, delle Comunicazioni Obbligatorie, che si riferiscono alla gestione a livello 26

31 Servizi digitali nazionale delle informazioni di tutti i rapporti di lavoro (instaurazione, cessazione, proroga, trasformazione). Si tratta di oltre 20 milioni di transazioni all anno. Il sistema camerale, con INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate, ha introdotto dall aprile 2010 l obbligatorietà di Comunica, la comunicazione unica per l avvio di un impresa, che sostituisce le precedenti diverse comunicazioni ai diversi enti. Nel primo anno di obbligatorietà sono arrivate al portale quasi 3 milioni di pratiche, di cui avvii (in gran parte nuove imprese), cessazioni e cancellazioni, e 1,9 milioni di variazioni. Il Ministro della Pubblica Amministrazione e dell Innovazione (con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) ha reso obbligatorio la trasmissione telematica dei certificati di malattia all INPS dei dipendenti pubblici e privati. Il servizio obbligatorio è partito nell aprile 2010, e dal febbraio 2011 è scattato il regime sanzionatorio per i medici non aderenti. In quasi un anno sono stati trasmessi circa 7 milioni di certificati. (vedi sezione e-health per dettagli). Dal 1 aprile 2011 è infine entrato a regime l inoltro telematico obbligatorio della SCIA (Segnalazione Certificata di Attività) allo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP), che obbligatoriamente deve trasmettere documenti in formato elettronico agli altri enti coinvolti e le autorizzazioni alle imprese. Dal 1 ottobre tutti i procedimenti SUAP dovranno essere obbligatoriamente svolti per via telematica (vedi sezione SUAP per i dettagli). Lo switch-off sul sistema telematico per la tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) previsto inizialmente per il 1 giugno 2011 è stato rimandato al 1 settembre con una partenza graduale per la messa a regime entro il 31 dicembre per risolvere i problemi tecnici emersi in fase di collaudo e per garantire un introduzione graduale dello strumento, in modo da consentire la migliore messa a punto del sistema e della sua interoperabilità con le imprese. A livello locale sono ancora limitati gli switch-off: in qualche Regione l accesso ai bandi ed agli incentivi avviene esclusivamente per via telematica, così come il Comune di Roma ha avviato lo switch-off delle dichiarazioni ICI tradizionali, accettandole solo attraverso il proprio portale. Si tratta evidentemente di importanti innovazioni, che vanno però considerate ancora dei primi passi che devono essere seguiti dallo switch-off di altre procedure, al fine di creare in tal modo quelle condizioni che vedano i rapporti telematici come regola e il cartaceo allo sportello come eccezione. Non vanno però dimenticate alcune importanti problematiche correlate al processo degli switch-off: La persistenza di un digital divide infrastrutturale rappresenta un ostacolo alla politica dello switch-off. Solo il 100% di copertura della banda larga garantisce che tutti i soggetti godano delle condizioni tecniche per poter ottemperare allo switch-off. La persistenza del digital divide culturale sia dal lato delle micro-imprese, sia soprattutto dal lato dei cittadini, con particolare riguardo alla popolazione anziana; in tal caso occorre una politica di coinvolgimento massiccio degli Intermediari. La predisposizione, quando sono coinvolte negli switch-off le amministrazioni locali, di piattaforme centrali sussidiarie, in grado di supplire ai ritardi con cui gli enti territoriali si adeguano. La criticità dei cosiddetti click-day, utilizzati fino ad ora per le procedure di regolarizzazione degli immigrati e per l accesso agli incentivi per le imprese. I click day sono infatti delle date ben determinate a partire dalle quali è possibile svolgere una determinata transazione e che, a causa della limitata disponibilità di accessi e risorse, vedono un grande afflusso nei primissimi istanti successivi all avvio della procedura. Le criticità riguardano quindi sia l equità di trattamento per tutti i soggetti coinvolti (es. quelli in digital divide), sia la capacità del sistema tecnologico di reggere all impatto iniziale dovuto al grande numero di collegamenti simultanei. 27

32 CONFINDUSTRIA Il bilanciamento tra le opportunità indotte dagli switch-off (risparmi per la PA e le imprese) ed i rischi di obblighi troppo rapidi" (difficile integrazione con i processi aziendali, aumento del ruolo degli intermediari e dei relativi costi per le aziende) Le piattaforme Ict a supporto delle reti d impresa Mentre procede con lentezza la strada verso lo switch-off dei servizi alle imprese da parte del settore pubblico, negli ultimi tempi si è registrata una forte vitalità nel settore privato che occorre accompagnare con politiche di supporto adeguate. La crisi sta obbligando le Pmi a esplorare i mercati internazionali, ma essendo troppo costoso farlo con gli strumenti di vendita tradizionali, diventa attuale il ricorso all ecommerce. La crisi però è solo uno dei fattori in gioco a sostenere il fenomeno. Senza gli strumenti giusti, le Pmi italiane sarebbero ancora isolate nel grande mercato globale dell e-commerce. Per fortuna, nel contempo, si sono affinati gli strumenti che le possono accompagnare online. Oggi vince il modello aggregante della piattaforma. Le piattaforme possono dare alla Pmi i modi e la forza che da sole non avrebbero, per sbarcare fattivamente su Internet e promuovere l internazionalizzazione. Due esempi sono: l Anci, Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, ha recentemente aperto il sito da cui acquistare direttamente le calzature made-in-italy. Qui si concentrano gli strumenti e la logistica con cui i vari marchi associati all Anci possono vendere i propri prodotti on-line contrastando anche il fenomeno del sounding e del falso. Inoltre il Progetto Store Valtellina che ha vinto il Premio per l Innovazione nell ICMT Information, Communication & Media Technology come best practice per la categoria IT Driven, che vede tra i promotori anche Confindustria Sondrio e che ha portato on-line centinaia di imprese del settore alimentare della Valtellina consentendo loro di vendere all estero attraverso una piattaforma comune. Store Valtellina permette, infatti, ai produttori locali, di grandi dimensioni o piccoli artigiani, di gestire le loro vendite online, attraverso un unico sito di filiera, con un sistema di logistica distribuita e un'attenzione mirata alla comunicazione ed al marketing territoriale, a livello nazionale e internazionale. Store Valtellina si presenta come modello di rete d'impresa, il primo nel suo genere in Italia e in Europa, che mette un intero distretto online affiancando ai servizi relativi alla commercializzazione e vendita di prodotti, servizi turistici e di promozione del territorio. Il contributo che la digitalizzazione verso l export delle PMI italiane potrebbe dare al sistema è rilevante e in grado di ridurre o perfino annullare il deficit annuale della bilancia dei pagamenti. Se le imprese italiane aumentassero solo dell 1% il loro fatturato attraverso le vendite on-line, le nostre esportazioni totali aumenterebbero dell 8%, pareggiando il saldo import-export di beni e servizi. Il modello della piattaforma ICT che abilita le PMI italiane a raggiungere i mercati esteri è peraltro perfettamente coerente ed integrato con il modello delle reti d impresa che Confindustria e Ministero dello Sviluppo Economico hanno recentemente promosso per aiutare le piccole imprese a superare i vincoli della dimensione. 28

33 Security & Privacy (Firma digitale, Disaster Recovery, Intrusion Detection, etc.) Servizi digitali 2.2. E-Health Integrazione tra i diversi soggetti e servizi in rete ai cittadini In un contesto nazionale che sta convergendo verso un modello di federalismo fiscale ed in cui risulta necessario raggiungere il contenimento della spesa e la riduzione del deficit sanitario, è evidente come la diffusione dell ICT in sanità rappresenti una delle principali leve per centrare questo obiettivo, nonché per favorire lo spostamento del baricentro del Sistema Sanitario verso un modello di assistenza articolato sul territorio. E-HEALTH Il modello di riferimento Cittadino Cittadino Portale di Accesso Multicanale Carta Sanitaria Elettronica CUP Regionale PAGAMENTO TICKET ACCETTAZIONE ESECUZIONE PRENOTAZIONE REFERTAZIONE Telemedicina Regione Regione Cruscotto Direzionale Controllo Spesa DWH (uso, qualità, ecc.) DSS ERPCoop Interoperabilità EHR Anagrafica Fascicolo EHR Libretto Sanitario SOA compliant, SPCoop compliant, Interoperabilità Evoluta SPCoop Porta di Dominio egov HL7 XML DICOM egov Rete dei MMG/PLS Gestione visite Ricetta digitale Certificato Malattia Digitale Patient Relationship Management Farmacie Ospedali Operatori Sanitari Stakeholders: Min. Tesoro INAIL INPS Fonte: CSIT, progetto ICT nella sanità, 2009 Le piattaforme di sanità elettronica più avanzate sono quelle di livello regionale (non delle singole Aziende Sanitarie ed Ospedaliere) e devono garantire dei livelli essenziali di informazione attraverso lo scambio di dati consolidati, l interfacciamento tra le diverse piattaforme applicative, l integrazione e l allineamento dei dati e l interoperabilità. Questo framework architetturale modulare ed integrabile è costituito da una serie di servizi verticali e da servizi di tipo trasversale di natura più tecnica, abilitanti all erogazione dei servizi ed all interoperabilità tra i diversi soggetti, alla gestione della sicurezza e della privacy. Tra i servizi trasversali l identificazione sicura del paziente, attraverso la Carta Sanitaria in formato CNS dotata di microchip, è il primo requisito che dovrebbe essere implementato in modo da consentire l autenticazione e l accesso ai servizi e ai dati sanitari in rete e nelle strutture sanitarie. Altri elementi trasversali sono: la Rete dei medici di medicina generale e la Rete delle farmacie Tra i servizi verticali si identificano i principali nei seguenti: Centro Unico di Prenotazione (CUP) regionale, anagrafiche dei soggetti coinvolti, EHR (Electronic Health Record) - Fascicolo sanitario elettronico. Altri servizi di tipo verticale che completano la piattaformo sono: cruscotto Direzionale e Gestione Flussi contabili/bilancio, archiviazione Bio-immagini, epidemiologico, DSS Clinico (Decision Support System), telemedicina, eprescribing, education per gli operatori sanitari e per i cittadini. E evidente come, oltre allo sviluppo dei singoli moduli, va curata attentamente anche la loro integrazione, la quale permette di erogare servizi in rete integrati ed interoperabili. L applicazione di questo modello in tutte le Regioni porterebbe benefici notevoli sia alla qualità dei sistemi sanitari, sia ai conti economici delle Regioni stesse. I risparmi del sistema sanitario digitalizzato 29

34 CONFINDUSTRIA ammonterebbero, secondo le stime riportate nel Rapporto Italia Digitale 2.0 di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, ed escludendo la telemedicina (i cui benefici sono più difficili da stimare con la stessa accuratezza), a quasi 2 mld euro complessivi sul sistema sanitario nazionale, di cui oltre 1 mld nelle Aziende Ospedaliere, 200 mln euro nelle ASL e 650 mln euro per i medici di medicina generale. Ulteriori stime effettuate sui costi di ospedalizzazione, in particolare su alcune tipologie di pazienti (cardiopatici e diabetici), che possono essere controllati da remoto attraverso la telemedicina, valutano come i risparmi ottenibili possano arrivare fino al 10% della spesa sanitaria nazionale Istruzione digitale Più tecnologia in classe e per gli studenti e uso dell ICT nella didattica Il modello di riferimento degli interventi sulla scuola comprende i seguenti elementi, utili in quanto aiutano a migliorare il livello di apprendimento degli alunni: le tecnologie all interno di tutte le aule; l utilizzo regolare delle tecnologie da parte dei docenti, adeguatamente formati ed all interno di un quadro coerente a livello complessivo in ogni scuola; la dotazione hardware destinata agli studenti (PC personali, tablet ecc.) l informatizzazione dei processi amministrativi di gestione sia degli studenti che dei processi valutativi; l erogazione di servizi telematici alla community allargata delle famiglie. IL MODELLO DI FUNZIONAMENTO DELLA SCUOLA DIGITALE Fonte: Osservatorio Piattaforme Between, 2011 Il modello è altresì importante se rapportato all attuale realtà della scuola italiana. È vero infatti che ormai quasi tutte le scuole risultano collegate a Internet (e ormai in larghissima misura in banda larga) e hanno una LAN, questi valori scendono drasticamente se si considerano le aule dotate degli stessi strumenti: solo l 11% ha Internet, solo il 4% ha una lavagna interattiva multimediale (LIM), solo il 3% dei PC delle scuole si trova effettivamente nelle aule. 30

35 Servizi digitali LE DOTAZIONI NELLE SCUOLE % Scuole statali e non statali % PC 100% 95% 90% 99% 3% Aula 80% 19% Altri ambienti 60% 53% 40% 37% 78% 20% 10% 11% 4% Laboratorio 0% % scuole con % scuole con % scuole con Banda Larga almeno un collegamento dedicato ad usi didattici LAN % aule con LAN % scuole con Internet % aule con Internet % scuole con LIM % aule con LIM PC Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati Between, 2010 Questi dati mostrano come il processo di infrastrutturazione delle scuole sia da considerarsi solamente all inizio, visto che l obiettivo dell utilizzo dell ICT della didattica potrà dirsi realizzato solo quando questi strumenti saranno arrivati in tutte le classi. Anche i dati relativi all utilizzo da parte dei docenti di strumenti e tecnologie ICT a supporto della didattica digitale mostrano come ci siano ancora molti sforzi da compiere affinché la formazione dei docenti si traduca in un utilizzo pratico in aula. Solo il 61% dei docenti italiani sa utilizzare un PC, e solo il 17% utilizza la LIM. Spesso tali strumenti non vengono portati in aula e si fermano in laboratorio. Tale tendenza può trovare spiegazione nell ancora esiguo numero di LIM a disposizione di ciascuna singola scuola. Allo stesso modo nonostante l elevata diffusione dei siti web (80% delle scuole), l offerta di servizi on-line risulta ancora limitata. Man mano che ci si sposta da servizi generali di tipo informativo verso servizi interattivi come il registro on-line o la prenotazione telematica dei colloqui, la percentuale scende drasticamente, fino a ben sotto il 10% delle scuole. Ancor più critica appare la situazione quando si passa ad analizzare l effettivo utilizzo dei servizi on-line da parte delle famiglie degli studenti, che risulta molto basso. Nel processo di innovazione del sistema scolastico un ruolo determinante dovrebbe essere svolto dalle realtà territoriali. Nonostante la gran parte delle Regioni abbia ormai da tempo riconosciuto l importanza dell ICT per il mondo della scuola, però, sono ancora poche quelle che hanno scelto di definire una chiara linea di azione attraverso Piani e Progetti che prendano in considerazione l intero sistema scolastico.in particolare, ad eccezione di alcuni casi specifici (es. la Regione Sardegna con il Progetto Scuola Digitale) le Regioni si concentrano su pochi interventi specifici. Va detto che alcuni progetti (ad es. proprio quello della Sardegna), se da un lato sono ritenuti assai avanzati in termini di concezione, dall altro non sembrano proseguire con la necessaria celerità, dato che stanno incontrando difficoltà di varia natura nella fase implementativa. Occorre che tali difficoltà vengano superate affinché questi progetti possano fungere da riferimento e stimolo anche per gli altri contesti regionali. 31

36 CONFINDUSTRIA 2.4. Infomobilità urbana Interoperabilità, servizi agli utenti soprattutto in mobilità Il modello di riferimento dell infomobilità urbana richiede lo sviluppo e l integrazione di diversi moduli: i datawarehouse degli orari e dei percorsi del trasporto pubblico locale, i sistemi di monitoraggio del traffico (sistemi di rilevamento del traffico, varchi elettronici, centrali della mobilità), i semafori ed i relativi sistemi di controllo semaforico ed i sistemi di localizzazione della flotta dei mezzi pubblici, le infrastrutture di informazione collettiva in tempo reale come paline intelligenti e pannelli a messaggio variabile. Tali infrastrutture intelligenti devono essere finalizzate all erogazione di servizi all utente: per la mobilità pubblica: pianificazione percorso, bigliettazione integrata, priorizzazione del mezzo pubblico, informazioni on-trip; per la mobilità privata: gestione accessi e permessi ZTL, road pricing, controllo autoveicoli in base al traffico, pagamento elettronico della sosta, informazioni in tempo reale su viabilità, traffico e parcheggi; I servizi vanno poi erogati all utente su device diversi, dal PC al navigatore, fino al cellulare (su tutte le piattaforme), dalle card elettroniche per i titoli di viaggio e la sosta, fino al veicolo privato, affrontando e superando le problematiche relative all identificazione dell utente ed alla sua localizzazione, anche in termini di privacy. Infine occorre sviluppare l interoperabilità delle soluzioni sviluppate tra le diverse città. IL MODELLO DI RIFERIMENTO DELL INFOMOBILITÀ URBANA Fonte: Osservatorio Piattaforme Between, 2011 Il panorama dell infomobilità nei Comuni capoluogo è caratterizzato dai seguenti elementi: una discreta diffusione di tecnologie a livello di infrastrutture(es. 55% ha varchi ZTL elettronici, il 47% ha bigliettazione elettronica del trasporto pubblico), ma ancora una limitata erogazione di servizi all utenza (es. 3 Comuni capoluogo su 10 hanno un database degli orari del trasporto pubblico interrogabile via web o informazioni sul traffico in tempo reale sul proprio sito), ancor meno considerando i servizi su rete mobile (a livello nazionale si stima che non più del 10% dei Comuni capoluogo eroghi servizi informativi in mobilità); 32

37 Servizi digitali una scarsa interoperabilità delle soluzioni locali, ed anche una scarsa presenza di progetti regionali che definiscano standard e piattaforme comuni di dati e rendano i servizi interoperabili; in definitiva una scarsa reale fruibilità dell infomobilità da parte dei cittadini. FRUIZIONE DEL MEZZO PUBBLICO Dotazione tecnologica (% Comuni Capoluogo) Servizi (% Comuni Capoluogo) 100% 80% 60% 40% 20% 33% 47% 29% 100% 80% 60% 40% 20% 0% 32% 7% 10% 0% Database Informazioni on- Servizi Semafori intelligenti Bigliettazione Elettronica Localizzazione flotta interrogabile onlintrip real time su web informativi fruibili in mobilità REGOLAMENTAZIONE DEL MEZZO PRIVATO Dotazione tecnologica (% Comuni Capoluogo) Servizi (% Comuni Capoluogo) 100% 100% 80% 60% 40% 39% 48% 55% 80% 60% 40% 30% 20% 20% 8% 7% 0% 0% Bigliettazione Centrali Gestione Varchi elettronici Permesso ZTL Info traffico e Info su aree di Elettronica Sosta Traffico ZTL on-line viabilità Tempo sosta libere reale (*) (*) Servizio rilevato sul sito istituzionale del Comune o dell azienda di TPL Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati Between, Giustizia digitale Tecnologie, normativa e organizzazione Il sistema giudiziario italiano sta conoscendo un momento di profondo cambiamento grazie alla introduzione di tecnologie che digitalizzano i processi favorendo un azione operativa più snella e reattiva: l introduzione della Posta Elettronica Certificata (PEC), la digitalizzazione dei documenti processuali e l avvio dei pagamenti in via telematica sono innovazioni che hanno l'obiettivo di innovare profondamente la giustizia, riducendo radicalmente le tempistiche dei vari gradi del giudizio pur mantenendo e anche migliorando la qualità, per contribuire al benessere dell intero sistema paese. La forte spinta all innovazione del sistema giudiziario si fonda su tre momenti fondamentali: l introduzione della tecnologia, che è in grado di snellire tutte quelle procedure per le quali non è richiesta la discrezionalità del giudice; un sistema legislativo che sia in grado di favorire l iniezione di tecnologie e la disponibilità di strumenti normativi flessibili e capaci di adattarsi alle continue sollecitazioni; una organizzazione della struttura interna capace di adattarsi ai cambiamenti posti in essere dall introduzione della tecnologia per sfruttarne al meglio le possibilità. 33

38 CONFINDUSTRIA Le principali azioni che possono e debbono accompagnare lo sviluppo della rete in concreto sono: la razionalizzazione, evoluzione e messa in sicurezza delle infrastrutture ICT della Giustizia; la trasmissione telematica degli avvisi di reato; le notificazioni telematiche nel processo civile; la registrazione digitale degli atti giudiziari; l accesso on-line a tutti i procedimenti e le sentenze; la produzione e fornitura dei certificati giudiziali digitali. In Italia il progetto di digitalizzazione della giustizia procede a ritmo sostenuto: sono 9 i tribunali in cui è già attivo il processo civile telematico per lo scambio degli atti online (a fine 2010 saranno 14); 24 quelli che possono emettere decreti ingiuntivi via web; 52 le procure della Repubblica che hanno aderito ai protocolli organizzativi promossi dall ABI per l efficienza delle procedure, l uso degli strumenti informatici e la riduzione dei costi negli accertamenti penali. Secondo le stime la sola adozione del Processo Civile Telematico darebbe luogo a risparmi per oltre 500 milioni annui. Da questi numeri risulta evidente l aumento delle esigenze di connettività, e di sicurezza, per tutti i soggetti legati al mondo della Giustizia (Tribunali, Studi Legali, Forze di Polizia,..) Dematerializzazione della PA e servizi on-line per i cittadini Dotazioni, servizi on-line e interoperabilità Un corretto modello per la dematerializzazione dell azione amministrativa deve essere volto a garantire il progressivo incremento della gestione documentale informatizzata e la sostituzione dei supporti tradizionali della documentazione amministrativa, generando al contempo benefici tangibili per i cittadini. Questo processo deve quindi essere intrapreso in ciascuno degli ambiti in cui può essere idealmente suddivisa la dematerializzazione in funzione della tipologia di soggetti a cui è rivolto il flusso amministrativo, ovvero: Dematerializzazione interna, che riguarda i processi interni all amministrazione e coinvolge le funzioni della singola amministrazione (PC/dipendenti, diffusione delle reti Intranet, informatizzazione applicativa e diffusione del certificato di Firma Digitale tra i dipendenti comunali, diffusione del protocollo informatico). Dematerializzazione tra amministrazioni, che riguarda l interscambio documentale ed informativo con altre amministrazioni, l interoperabilità tra enti diversi e la cooperazione applicativa (disponibilità di accessi a Banda Larga, diffusione della PEC, collegamento dei Comuni alla Rupar - SPC regionale, presenza di porte di dominio qualificate, accesso a servizi telematici erogati dalla PAC e diffusione della cooperazione applicativa) Dematerializzazione verso l utenza, che riguarda i processi di erogazione dei servizi agli utenti finali, cittadini e imprese (presenza di un sito web istituzionale, accesso autenticato al sito, distribuzione CIE/CNS e diffusione della PEC, livelli di interattività dei servizi offerti on-line sul sito istituzionale dei Comuni) Le dotazioni tecnologiche di base rappresentano un requisito imprescindibile per lo sviluppo dell egovernment e possono essere ormai considerate sufficientemente diffuse tra i Comuni italiani. Il 100% dei Comuni è infatti dotato di una connessione a Internet e il 95% dispone di un proprio sito web istituzionale; in media sono presenti 85 computer ogni 100 dipendenti e quasi il 75% dei Comuni dispone di un collegamento ad Internet in banda larga superiore a 2 Mbit/s. La rete privata all interno delle amministrazioni è invece disponibile in poco più del 40% dei Comuni, mentre l adozione di tecnologie VoIP è diffusa ancora solo nel 15% dei Comuni. Il 92% dei Comuni italiani risulta dotato di un sistema di protocollo informatico. In quasi tutti i Comuni italiani quindi questo sistema informatico ha sostituito le vecchie modalità di protocollazione cartacea, anche se solamente in poco più del 7% dei casi risulta presente un sistema di workflow documentale. 34

39 Servizi digitali LE DOTAZIONI DI BASE Le dotazioni nei Comuni (% Comuni) 100% 80% 100% 92% 91% 85% 75% 60% 40% 20% 0% 41% 15% Comuni con Internet Comuni con protocollo informatico attivo Comuni con sito web Personal computer per 100 dipendenti Comuni con connessione in banda larga Comuni con Intranet Comuni con tecnologia VoIP Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati ISTAT, l ICT nella PAL 2009 Il livello di dematerializzazione interna raggiunto dai Comuni italiani è ancora molto al di sotto del 100% ideale. Per quanto riguarda il valore Italia siamo infatti al 29% di dematerializzazione delle dotazioni tecnologiche e solo al 10% di disponibilità dei servizi, valore fortemente influenzato dalla scarsa disponibilità di soluzioni tecnologiche avanzate per i sistemi di protocollo informatico. Anche il livello di dematerializzazione tra amministrazioni presenta livelli inferiori rispetto alla situazione ideale. In particolare per quanto riguarda l e-readiness va notato che ad eccezione delle Regioni Abruzzo e Molise, tutte le Regioni hanno una porta di dominio e che in 13 casi essa è operante e qualificata secondo le specifiche SPCoop, mentre in 3 Regioni sono in corso le procedure per la qualificazione. In merito all interoperabilità ed integrazione delle banche dati si osservano da un lato elevati dati di accesso alle banche dati della PA centrale, ma dall altro un utilizzo ancora pressoché nullo della cooperazione applicativa. Nell ambito dell interazione con l utenza si registra il livello di dematerializzazione più basso a livello nazionale, con un valore complessivamente raggiunto del 27% di cui solo il 3% dovuto alla disponibilità dei servizi. Questo dato come è già stato possibile notare è infatti fortemente influenzato dallo scarso livello di interattività dei servizi erogati dai Comuni che caratterizza il panorama nazionale. L iniziativa al cittadino è stata promossa a partire dall aprile 2010 dal Ministro per la pubblica amministrazione e l innovazione, e prevede la distribuzione gratuita a tutti i cittadini italiani maggiorenni che ne facciano richiesta di una casella di Comunicazione Elettronica Certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino (CEC PAC). Attraverso questo strumento i cittadini possono inviare e ricevere comunicazioni certificate con tutte le amministrazioni che hanno un indirizzo PEC registrato su IPA. All inizio di dicembre 2010, sono pervenute complessivamente richieste di attivazione (via web), di cui la metà sono state effettivamente attivate di persona dai cittadini negli uffici postali. Si tratta di una penetrazione sulla popolazione ancora bassa, che potrà aumentare solo se i servizi erogati tramite PEC si diffonderanno. Una delle principali problematiche, che frena lo sviluppo dei servizi in rete, è la mancanza di un sistema di identificazione sicura dell utente universalmente diffuso, che sia caratterizzato da facilità d uso (es. singlesign-on) e nel contempo garantisca la privacy dei cittadini. Si tratta peraltro di una tematica che viene trattata in questo paragrafo, ma che riguarda trasversalmente anche le diverse aree applicative, dalla sanità all infomobilità, come peraltro espressamente richiamato all interno dei relativi paragrafi. La CIE e la CNS si stanno diffondendo con lentezza, non soddisfacendo le aspettative sollecitate al momento del loro avvio. Il Rapporto e-gov Italia 2010 stima rispettivamente 2,5 milioni di CIE emesse e 20 milioni di CNS emesse (molte meno sono però le CNS effettivamente attivate dagli utenti e quindi valide sotto il profilo dell identificazione). L affermarsi della CNS nei sistemi sanitari regionali potrebbe peraltro fungere da traino anche per l accesso agli altri servizi, come sta avvenendo in Lombardia. In attesa della diffusione di questi strumenti si è assistito alla proliferazione di sistemi di identificazione attraverso username e password, a volte rilasciati dietro identificazione dell utente, nella maggior parte dei casi senza alcuna reale verifica dell identità digitale del richiedente. In tal modo è stata frenata l erogazione di servizi personalizzati, basati su informazioni personali. 35

40 CONFINDUSTRIA 3. Il benchmarking dei servizi digitali 3.1. Il benchmark internazionale E-Government La posizione internazionale dell Italia nei servizi digitai è assai articolata e dipende dalle diverse variabili considerate e dalle differenti metodologie adottate. Si riportano qui due diversi benchmark internazionali, il primo mondiale (UN egovernment Development Index), il secondo europeo (UE e-government Benchmark Report). L Italia risulta 38ma nell indicatore globale E-government Developement Index e 87ma in quello specifico del servizi on-line. In Europa compare al 25 posto (35 in quello specifico dei servizi on-line). Va detto che l analisi è molto parziale, in quanto prende in considerazione il portale nazionale per i cittadini più alcuni siti ministeriali assunti come paradigmatici - sanità, istruzione, servizi sociali, lavoro, finanze e ne valuta il livello di interattività. E-GOVERNMENT DEVELOPMENT INDEX: POSIZIONE DELL ITALIA Posizione dell Italia nell'e-government development index Posizione nell'egovernment development index 38 (25 in Europa) Posizione nei componenti dell'e-government development index Componente Elementi considerati Posizione Online service component Telecommunication infrastructure component Human capital component emerging inf. services, enhanced inf. services, transaction services, connected services Utenti Internet/100 ab., linee telefoniche fisse/100 ab., abbonati mobile/100 ab., PC/100 ab., accessi banda larga fissa/100 ab. tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta, tasso di iscrizione alla scuola primaria e secondaria inf. e sup. 87 (35 in EU) 32 (21 in EU) 21 (14 in EU) Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati UN E-Government Survey 2010 Il benchmark dell UE e-government Benchmark Report utilizza una metodologia consolidata e sicuramente molto più sofisticata rispetto all indice ONU, ed anche la posizione italiana in tal modo migliora. La misurazione viene effettuata direttamente sui siti web di livello nazionale, regionale e locale per ciascuno dei 32 paesi europei partecipanti all indagine. Il campione di riferimento su cui viene effettuata l analisi viene formato secondo gli input forniti da ciascuno stato1. In un paese caratterizzato da una diffusione dell innovazione a macchia di leopardo, come è il caso dell Italia, questo approccio probabilmente tende a riflettere maggiormente le best practice che non la reale situazione media. Pertanto si può affermare che questi risultati non sono in contraddizione con le altre analisi fin qui considerate in quanto utilizzano differenti metodologie di indagine. Ciò premesso va sottolineata la performance particolarmente positiva in un paio di indicatori: la disponibilità on-line dei servizi e la loro qualità (o sophistication secondo la metodologia del benchmark), 1 Cfr. Capgemini, Digitizing Public Services in Europe: Putting ambition into action, 9th benchmark Measuremnet, December 2009, pag

41 Finland Slovakia Netherl Iceland Denmark Austria Germany Norway France Slovenia Spain Luxem Estonia Lithuania Sweden Poland Czech Italy Malta EU-27 Portugal Ireland United Latvia Greece Hungary Cyprus Bulgaria Romania Servizi digitali in cui l Italia registra un notevole avanzamento rispetto all anno scorso, e si piazza addirittura prima nella piena disponibilità on-line dei servizi. Gli altri indicatori mostrano una posizione dell Italia più variegata, oscillando tra il 10 ed il 20 posto (su 32 nazioni), ed in un caso (user-experience del portale nazionale) addirittura l ultimo posto; a questo proposito va detto che il portale nazionale negli ultimi anni non è più stato curato ed è stato lanciato proprio a metà aprile il nuovo portale Lineamica. UE E-GOVERNMENT BENCHMARK REPORT Indicator e Full online availa bility Performance e posizione dell'italia nel ranking 20 servizi User experience eprocurement Eventi della vita Sophisticat ion (Qualità) User experie nce (tutti i servizi) User experi ence (portal e nazion ale) eprocurem ent (disponi bilità online pregara) eprocurem ent visibility Business Life Event (transa zione comple ta + portale ) Citizen Life Event (transa zione comple ta + portale ) Punteggio Posizione Delta posizioni (ultim a) Key enab lers Availabil ity (num. fattori abilita nti) Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati CapGemini, UE e-government Benchmark Report ICT nelle imprese L indagine riferita al 2010 sull uso dell ICT nelle imprese effettuata dall Eurostat su oltre imprese con più di 10 addetti, posiziona l Italia molto vicina ai valori della media europea, sia per quanto riguarda l accesso a Internet in senso ampio, sia nello specifico delle connessioni a banda larga fisse. INTERNET Imprese con accesso a Internet (% imprese con più di 10 addetti) 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 94% 94% Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati Eurostat,

42 CONFINDUSTRIA Va ovviamente sottolineato come queste rilevazioni non tengano conto della struttura del sistema delle imprese nei vari Paesi, ed in particolare nei Paesi come l Italia, dove il peso delle PMI, soprattutto delle micro imprese (< 10 addetti) è molto elevato (poco meno del 95% delle aziende). Passando dai dati sulle dotazioni tecnologiche di base all utilizzo effettivo della rete per incrementare il proprio business, si può notare come le imprese italiane (anche quelle superiori ai 10 addetti) precipitino in fondo alla classifica europea. Per e-commerce si fa riferimento in questa sede alle transazioni che avvengono su qualunque rete di computer, non necessariamente Internet, attraverso i metodi specificamente disegnati per l acquisto o la vendita di beni o servizi. Nel 2010 la percentuale di fatturato delle imprese derivante dall e-commerce in Europa si attesta al 14%, mentre in Italia è solo del 5%. IL FATTURATO DELL E-COMMERCE % di fatturato derivante dall e-commerce sul totale del fatturato (imprese con più di 10 addetti) 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 14% 5% Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati Eurostat,

43 Iceland Denmark Norway Sweden Netherlands Finland Luxembourg Estonia Slovenia United Austria Germany France Slovakia Euro area EU 27 Belgium Spain Latvia Hungary Malta Ireland Portugal Cyprus Lithuania Poland Czech Italy Croatia Bulgaria Greece Former Turkey Romania Iceland Netherlands Luxembourg Norway Sweden Denmark Germany Finland United France Belgium Austria Ireland EU 27 Malta Estonia Slovenia Slovakia Poland Czech Republic Lithuania Latvia Hungary Spain Italy Croatia Cyprus Portugal Greece Former Romania Turkey Bulgaria Servizi digitali ICT nelle famiglie Nonostante l aumento della diffusione di Internet e delle tecnologie ICT che è stata registrata nel nostro Paese negli ultimi anni, il confronto con gli altri paesi europei ci vede ancora in netto ritardo rispetto alla media. Anche passando dalla semplice dotazione tecnologica all utilizzo di Internet, la situazione rimane pressoché la stessa, con l Italia che si posiziona agli ultimi posti della classifica europea. INTERNET Famiglie con connessione a Internet fissa (% famiglie con almeno un membro con età compresa tra 16 e 74 anni) 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 70% 59% Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati Eurostat, 2010 Per quanto riguarda l uso di Internet, si è preso come esempio l interazione con la Pubblica Amministrazione, che riguarda una percentuale di individui notevolmente inferiore alla media europea (17% contro il 32%). Il dato risente sia della scarsa penetrazione di Internet, sia, nella fattispecie, della scarsa diffusione dell offerta di servizi on-line realmente interattivi per i cittadini. USO DI INTERNET PER L INTERAZIONE CON LA PA % di individui con un età compresa tra i 16 e i 74 anni. 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 32% 17% Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati Eurostat,

44 CONFINDUSTRIA 3.2. Il benchmark regionale Servizi Lo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) Secondo i dati pubblicati da Infocamere-Unioncamere alla scadenza del 29 Marzo sono (pari al 21,7%) i Comuni italiani che rendono possibile alle imprese del loro territorio l invio telematico della SCIA direttamente sul loro sito SUAP. Tra le regioni che si sono adeguate maggiormente vi sono la Valle D Aosta, in cui il 100% dei Comuni si è iscritta al portale e l Emilia-Romagna con una percentuale superiore all 80%, mentre nelle due Province Autonome di Trento e Bolzano nessuno dei Comuni risulta accreditato. Nonostante molte Regioni abbiano effettuato numerosi interventi per il coordinamento regionale, la diffusione dei servizi risulta complessivamente piuttosto bassa, spesso anche a causa di un insufficiente adesione da parte dei Comuni alle iniziative regionali. In generale, fino all intervento del nuovo Regolamento, si può affermare che le politiche regionali sono state caratterizzate, nella maggior parte dei casi (con l eccezione di alcune Regioni più virtuose), da: scarsa incisività delle azioni istituzionali e organizzative (forme associate, tavoli SUAP regionali, linee guida, ecc.); scarso successo delle iniziative di sussidiarietà (fornitura di SW ai Comuni, costruzione di portali, ecc.); scarsa adesione dei Comuni. SUAP TELEMATICO % di Comuni con SUAP telematico 100% 80% 60% 40% 20% 22% 0% Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati Infocamere-Unioncamere, 24 marzo

45 Servizi digitali La scuola Il benchmark tra i sistemi scolastici delle diverse regioni è stato realizzato componendo più elementi in due indicatori complessivi: uno relativo alla dotazione tecnologica ed all uso dell ICT nella didattica, l altro al livello di informatizzazione scolastica ed al rapporto scuola-famiglia. DOTAZIONE TECNOLOGICA, USO ICT NELLA DIDATTICA: BENCHMARK REGIONALE 40% Didattica digitale (*) 35% 30% 25% 20% 15% 1% 2% 8% 10% 5% 0% 6% 5% Collegamenti Aule digitali Docenti Contenuti digitali Strumenti Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati Between, 2010 (*)indicatore complessivo calcolato tenendo conto di: Dotazioni infrastrutturali che considerano la presenza di collegamenti in rete Disponibilità di aule digitali (presenza di Internet e di LIM nelle aule) Alfabetizzazione digitale dei docenti, calcolata in base alla partecipazione degli insegnanti a corsi di formazione e all effettivo utilizzo delle tecnologie in aula Utilizzo di contenuti digitali e strumenti interattivi (software didattici, mappe interattive, raccolta di testi e materiali on-line ecc.) 41

46 CONFINDUSTRIA INFORMATIZZAZIONE SCOLASTICA, RAPPORTO SCUOLA-FAMIGLIA: BENCHMARK REGIONALE Informatizzazione e comunicazione scuola-famiglia (*) 60% 50% 40% 30% 11% 4% 11% 20% 10% 22% 0% -10% Informatizzazione Integrazione Sistemi Nazionali Rilevazione - identificazione Comunicazione Fonte: Elaborazione Confindustria CSIT su dati Between, 2010 (*)indicatore complessivo calcolato tenendo conto di: Grado di informatizzazione e di integrazione con i sistemi nazionali Diffusione nelle scuole di sistemi elettronici di rilevazione delle presenze e di identificazione degli alunni Disponibilità nelle scuole di sistemi di comunicazione sul sito Internet e utilizzo dei servizi offerti dal portale ScuolaMia L elevata informatizzazione delle scuole fa sì che il secondo indicatore risulti più elevato del primo (circa il doppio). Da un analisi complessiva emerge come alcune regioni del nord Italia (Prov. Aut. Bolzano, Lombardia, Piemonte) raggiungano i posizionamenti migliori in entrambe le classifiche. Viceversa, alcune regioni che si posizionano nella parte alta di una classifica si trovano in basso nell altra (Liguria, Prov. Aut. Trento, Molise). Le differenze di piazzamento dipendono in particolar modo dalla diffusione di servizi interattivi per la gestione della comunicazione scuola-famiglia e dal maggior utilizzo di contenuti digitali per la didattica. Il fattore discriminante è quindi rappresentato dal livello di interattività dei servizi offerti sia per la didattica sia per quanto concerne i processi amministrativi. La sanità elettronica L analisi sintetica delle diffusione complessiva di dotazioni tecnologiche (anagrafe sanitaria, CUP, rete dei medici e delle farmacia, ecc.) e servizi prenotazione, ticket, referti e Fascicolo Sanitario Elettronico) mostra come ci siano tre regioni più avanzate (Lombardia, Emilia-Romagna e Prov. Aut. di Trento), dove è stato già realizzato il Fascicolo Sanitario Elettronico e dove sono stati raggiunti buoni livelli di realizzazione delle diverse componenti analizzate e di servizi on-line; segue un gruppo di altre tre regioni (Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Toscana), caratterizzate da un buon livello di infrastrutture e servizi ma penalizzate da componenti ancora in sperimentazione o avviate da poco tempo, quindi con scarsa diffusione sul territorio. È presente poi un insieme molto grande costituito dalle regioni inseguitrici, molte delle quali sono penalizzate da diverse sperimentazioni o dalla scarsa diffusione di servizi; in alcune di queste regioni però sono stati avviati importanti progetti che a breve dovrebbero migliorarne il posizionamento (es. Sardegna, Liguria, Veneto, Campania, Puglia). Infine un gruppo di due regioni, in ritardo, dove la maggior parte delle componenti non è ancora stata realizzata. Si tratta della Provincia Autonoma di Bolzano e della Calabria. 42

47 Servizi digitali DOTAZIONI TECNOLOGICHE E SERVIZI ON-LINE: BENCHMARK REGIONALE L infomobilità Fonte: Osservatorio Piattaforme Between, 2010 Lo stato di diffusione dell infomobilità presenta anch esso forti differenziazioni territoriali. Le best practice sono diffuse a macchia di leopardo, in quanto determinate principalmente da iniziative in ambito locale e non da progetti di sistema. Dall analisi delle applicazioni di infomobilità nel trasporto pubblico locale, emerge che, delle 10 città che erogano servizi sul cellulare, 3 sono nell Emilia-Romagna e le 7 altre sono sparse in 7 differenti regioni (quasi sempre il capoluogo di regione). Per converso i capoluoghi di 4 regioni non vanno oltre le infrastrutture di base (biglietto elettronico e database orari del trasporto pubblico), e in 5 regioni vi sono solo sporadiche applicazioni, spesso sperimentali. Manca peraltro in Italia un diffuso ed efficace approccio progettuale all infomobilità su base territoriale. Infatti sono solo otto le regioni che hanno uno specifico piano di infomobilità. BENCHMARK REGIONALE Lo stato dell arte dell infomobilità per i mezzi pubblici in ambito urbano Fonte: Osservatorio Piattaforme Between,

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