Presentazione di Luca Pellegrini Il governo del fenomeno commerciale: l'attualità e la pluralità di un tema di ricerca...

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2 Indice Presentazione di Luca Pellegrini Il governo del fenomeno commerciale: l'attualità e la pluralità di un tema di ricerca Territori del commercio: figure insediative, strategie, processo di riforma L'organizzazione spaziale del sistema distributivo italiano: le figure insediative emergenti Valorizzazione commerciale di stazioni ferroviarie: il caso di Roma Termini e le prospettive del mercato in Italia di Savino Natalicchio La riforma ferroviaria e le stazioni italiane Il progetto Grandi Stazioni e l intervento di Roma Termini Il network delle 13 grandi stazioni Che prospettiva per le stazioni medie e piccole? I comportamenti strategici delle imprese commerciali nell azione di presidio del territorio La riforma della disciplina delle attività commerciali: un processo a geometria variabile Una riforma dal carattere ottimistico Gli esiti deludenti della programmazione regionale Scenari di risposta Politiche di governo degli insediamenti commerciali tra esternalità e innovazione: studi di caso La realizzazione di un centro commerciale nel Nord Milano: gli effetti perversi del mancato coordinamento tra attori e tra livelli di governo del territorio Due Comuni vicini e due processi decisionali senza confronto Il contesto Il processo decisionale L'assenza di un quadro complessivo di governo del territorio ( ) Lo scontro di interessi a scala locale e sovralocale ( ) L'approccio negoziale ( ) L'Accordo di programma Contenuti del Programma e modalità di attuazione Gli attori Soggetti istituzionali e livelli di governo territoriale Operatori economici Altri soggetti Un tassello mancante: l'intercomunalità delle decisioni

3 3.2. Politiche di programmazione regionale degli insediamenti commerciali: i casi di Piemonte, Sicilia e Lombardia Territorializzare il commercio: il caso qualitativo del Piemonte Il caso di studio La premessa metodologica: un articolata indagine sulla struttura della rete distributiva Gli Indirizzi generali e i criteri di programmazione urbanistica per l insediamento del commercio al dettaglio Una ampia definizione di centro commerciale La programmazione dell'assetto territoriale della rete distributiva Il concetto di compatibilità territoriale dello sviluppo Alcune riflessioni conclusive Il rilievo sulla fattibilità economica nella programmazione commerciale della Regione Sicilia La valutazione qualitativa delle proposte concorrenti I criteri di programmazione urbanistica Monopolio spaziale e potenzialità insediative La programmazione lombarda tra approccio quantitativo e valutazione integrata Il modello econometrico della riforma regionale del commercio Tendenze evolutive e scenari di sviluppo a scala regionale La programmazione delle grandi strutture di vendita: planner o contabili? La variabile urbanistica nella valutazione per punteggio Una specificità milanese: l offerta di grandi superfici indotta nella prima corona urbana di Milano Il Piano delle attività commerciali del Comune di Napoli: opportunità insediative e concorrenza come approccio metodologico alla questione localizzativa Gli obiettivi di presenza e sviluppo dello sfondo programmatorio regionale Gli strumenti di intervento comunale dell apparato distributivo Il Piano delle Attività Commerciali del Comune di Napoli tra innovazione e limiti operativi Il governo delle preferenze localizzative delle imprese commerciali: paradossi, effetti secondari e questioni aperte La significabilità di una scala intercomunale come gioco territoriale a somma positiva La questione della concorrenza commerciale: le difficoltà di un approccio fondato sulla competizione e sulla valutazione per progetti L approccio negoziale al governo degli insediamenti commerciali tra ambiguità, uso strumentale e intervento integrato Riferimenti bibliografici

4 Presentazione di Luca Pellegrini Università IULM, Milano Nel 1998, con la riforma che porta il nome dell'allora ministro Bersani, inizia per la distribuzione commerciale una fase nuova. Viene, infatti, finalmente archiviata una legge, la 426 del 1971, che aveva regolato il settore per quasi 30 anni. Inutile ricordarne i contenuti ai lettori di questo volume: è la legge con la quale si era inteso rallentare la crescita della distribuzione moderna e proteggere quella tradizionale. La rassegna dei danni che la 426 ha fatto al commercio italiano (impedendo alle imprese di raggiungere dimensioni adeguate per competere con i rivali esteri e aprendo la strada alla "colonizzazione" della distribuzione italiana), ai consumatori (facendo loro pagare prezzi più alti di quelli che sarebbero stati possibili), e all'industria (riducendo lo stimolo della concorrenza verticale che in altri contesti ha contribuito a concentrarla e renderla più competitiva), richiederebbero ben altro spazio, ma vanno almeno sottolineati quelli che ha causato al territorio. L'uso della regolamentazione dell'entrata di nuovi grandi punti vendita unicamente in funzione di protezione della rete esistente ha, infatti, fatto sì che alla pianificazione territoriale venisse affidato un ruolo puramente strumentale. L'urbanistica commerciale era separata (i piani commerciali) da quella che si applicava alle altre funzioni urbane e i suoi contenuti venivano definiti solo rispetto a parametri di superficie autorizzabile nelle diverse porzioni del territorio comunale. Il risultato è una separazione tra commercio e pianificazione territoriale durata 30 anni, che ha fatto perdere occasioni rilevanti per utilizzare i nuovi grandi insediamenti commerciali dentro ai più generali obiettivi di pianificazione territoriale. Urbanistica commerciale e progettazione dei grandi manufatti del commercio sono diventate tematiche su cui urbanisti e architetti di qualche nome si sono guardati bene dall'avventurarsi. Le iniziative che pur sono state realizzate, sotto la pressione, fatta anche con strumenti impropri, di occasioni d'investimento fortemente appetibili, sono nate in luoghi dove spesso non aveva senso che nascessero, con manufatti di una qualità più bassa di quella che sarebbe stata possibile entro un contesto di regolamentazione diverso. Questo libro è, finalmente, un libro post 426 e la rassegna di casi che vengono documentati mostra, in positivo e, più spesso, in negativo, quanto ampi siano i margini per integrare i grandi impianti della distribuzione nella pianificazione territoriale e quanto consistenti siano le potenzialità che il 8

5 farlo può esprimere. Il passaggio alle regioni delle competenze in materia di commercio, su cui si fondava la riforma e che la recente approvazione della modifica del titolo V della costituzione ha rafforzato, ha portato ad esiti nel complesso deludenti, ma ha comunque aperto la strada verso l'integrazione di commercio e urbanistica. Per arrivarci il processo aperto dalla Bersani va continuato, stimolando la regioni ad assumere posizioni meno conservatrici e a compiere nei confronti di comuni e aree metropolitane ciò che lo stato ha fatto nei loro confronti. La pianificazione regionale è, infatti, ancora troppo legata a una logica di controllo dell'entrata di nuovi insediamenti e troppo poco aperta ad un approccio progettuale centrato sulla valutazione dell'impatto che i singoli progetti hanno sullo (specifico) territorio su cui incidono. Come emerge da alcuni dei casi considerati nel volume, è a questo livello che si può cogliere a pieno il contributo che i grandi manufatti commerciali, nella varietà di formulazioni che oggi hanno, possono dare a più generali obiettivi di riequilibrio e di riqualificazione a scala urbana. Centri commerciali suburbani, parchi commerciali, iniziative in cui coesistono funzioni commerciali e di divertimento, factory outlet centre, grandi unità di vendita realizzate nei centri storici con funzione di attrattori, mall interni ad aeroporti e stazioni, hanno forti capacità di polarizzare i flussi di clientela e, quindi, di generare effetti esterni tanto negativi quanto positivi se integrati in una qualche ipotesi progettuale. Il problema non è impedire che essi vengano realizzati, cercando di proteggere operatori marginali comunque condannati dall'industrializzazione del settore, ma non lasciare che, come in passato, essi vengano realizzati solo come esito della pressione degli operatori e dunque nei luoghi dove questi trovano l'ostacolo più debole. Almeno per quanto riguarda le grandi strutture commerciali, l'entità dell'investimento in gioco è tale da consentire l'uso di rilevanti risorse discrezionali: va evitato che esse siano spese per "superare gli ostacoli" e invece garantito che siano impiegate per aumentare la qualità delle realizzazioni. È su questi temi che il libro di Luca Tamini spinge il lettore a riflettere, attraverso un materiale documentario molto ricco che offre tantissimi spunti. Per chi, come chi scrive, si è occupato per molto tempo di commercio è dunque davvero un piacere presentare un volume come questo. È auspicabile che ne seguano molti altri per fare sì che, contrariamente al passato, l'urbanistica contribuisca alla progettazione di una funzione che incide in modo così determinante sulla vita di tutti. 9

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