Nuovo Patto per uno sviluppo qualificato e maggiori e migliori lavori in Toscana

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1 Nuovo Patto per uno sviluppo qualificato e maggiori e migliori lavori in Toscana Premessa Nei momenti di crisi e di difficoltà strutturale la Toscana riesce a fare affidamento sulle proprie forze per individuare un percorso di sviluppo economico e sociale adeguato alle proprie risorse umane e ambientali e alle proprie aspettative politiche. La tenuta sociale, la qualità del lavoro, uno spirito imprenditoriale creativo e abituato al rischio, capace di esprimere esperienza e professionalità, un sistema istituzionale e di autonomie locali in grado di sostenere e, a volte, anche di anticipare le esigenze dello sviluppo economico e civile. Questi i fattori portanti dello sviluppo qualificato della Toscana: dalla cultura all assetto del territorio, dalla democrazia e dalla partecipazione alla formazione e allo sviluppo delle professionalità. Pur con differenze, necessarie in una società ricca e creativa, il governo della Toscana assicura un contesto di forte coesione politica e sociale, caratterizzato dal rispetto fra i diversi soggetti e dal riconoscimento delle diverse funzioni svolte. Ma anche da qualcosa di più. Da una cultura sociale espressione del senso di vivere in una stessa comunità e dell impegno di ognuno, secondo il proprio ruolo, a contribuire allo sviluppo dell intera collettività regionale. Questo Nuovo Patto in raccordo con i patti per lo sviluppo locale, consolida il metodo della concertazione garantendo l implementazione attraverso la pratica della governance come strumento per favorire la cooperazione fra i diversi soggetti e la integrazione fra le diverse risorse e le diverse strumentazioni utilizzabili per lo sviluppo qualificato della Toscana. La Regione Toscana, in accordo con il sistema delle autonomie locali e le parti sociali, riconferma il valore strategico della concertazione; la ripropone per sé e la auspica come metodo di governo anche a tutti i livelli istituzionali. La concertazione deve essere qualificata ed estesa e deve costituire il quadro di riferimento per la realizzazione, come più volte affermato nel nuovo Prs, della governance cooperativa a scala regionale e locale. Ciò che la Toscana è e sarà nel sistema globale dipenderà sia dall azione e dalla creatività degli individui e delle singole imprenditorialità sia dalla capacità della 1

2 politica e della governance strategica di formare, selezionare, supportare e integrare queste individualità in una logica di sistema. La Toscana deve e può rafforzare i processi di innovazione e di modernizzazione in atto, condividendo e impegnandosi in questo modo per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi posti dal vertice di Lisbona per il continente europeo. In particolare, nell ambito degli obiettivi sull occupazione, è da sottolineare l obiettivo di raggiungere entro il 2010 una quota di almeno il 60% di occupate sulla forza lavoro femminile (a fronte di una quota del 70% di quella maschile). Ma questo percorso sarà stabile, sostenibile e duraturo solo se questi processi sapranno tenere conto dei caratteri sociali, culturali e ambientali, saranno pervasivi in ogni settore (primario, secondario e terziario) e in ogni territorio della regione e se questi saranno il frutto di una costruzione collettiva, fondata su una pluralità di soggetti, associazioni e istituzioni, come è nella storia passata e recente della Toscana. 1. Il patto del 1996 Il patto del 1996, fra la Regione e le parti sociali, parte da una esigenza politica e da un problema economico a forte rilevanza sociale. L esigenza politica riguarda il tema della concertazione e il ruolo della stessa nel processo decisionale delle Istituzioni. Quel Patto è figlio dell accordo Sindacato- Governo del 1992 che rilancia il metodo della Concertazione a tutti i livelli, centrale e decentrato, per il sostegno all economia e all occupazione. Da quel Patto scaturisce così la quasi-istituzionalizzazione della concertazione, che dà luogo in Toscana al Tavolo Generale (nel 2000) ed al Tavolo interistituzionale. Il problema economico è invece espresso da un occupazione stagnante e dall emersione di fenomeni di disoccupazione strutturale - che in particolare riguarda i giovani, le donne e i soggetti espulsi dai processi produttivi in età avanzata - che non sembrano risolversi con la semplice crescita economica. Vi è una formula che sintetizza questo problema: sviluppo senza occupazione. Partendo da un analisi condivisa del processo di sviluppo nazionale e regionale, la Regione e le parti sociali si impegnavano ad individuare campi di intervento e azioni strategiche tese da un parte a rafforzare l incremento dei tassi di sviluppo aumentando così la capacità di generare occupazione e dall altra a realizzare politiche innovative in direzione della creazione di nuove opportunità di lavoro, 2

3 soprattutto per rispondere alle problematiche specifiche espresse dalle componenti più in difficoltà nel mercato del lavoro (giovani, donne, espulsi), senza dimenticare il vincolo della compatibilità ambientale e il problema della diversificazione dei livelli di sviluppo fra le varie aree della regione. 2. I risultati del Patto del 1996 Il Patto del 1996 ha rappresentato un elemento di coesione politica che, attraverso la concertazione, ha visto la partecipazione delle parti sociali ai processi decisionali della Regione. Non è, e non poteva esserlo, uno strumento direttamente operativo, pur ispirando i diversi piani di indirizzo generali (Prs e Dpef annuali) e settoriali o intersettoriali che rappresentano l insieme degli strumenti di intervento e di normazione sulla realtà economica, sociale e territoriale della Toscana. Tale esperienza ha reso possibili risultati importanti ed evidenziato alcune ombre (in particolare la difficoltà a rendere operativi gli obiettivi scaturiti nel processo di concertazione e a coinvolgere su questi la pluralità dei soggetti e delle istituzioni, regionali e locali, che formano la comunità regionale). Evidenziare questi aspetti, almeno quelli principali, è necessario per acquisire il punto di partenza per la stesura del Nuovo Patto. La prima cosa da evidenziare riguarda il fatto che l elemento di criticità rilevato nel 1996, lo sviluppo senza occupazione, ha registrato una decisa inversione di tendenza fino ad arrivare oggi ad un incremento dell occupazione senza sviluppo. Diversi sono i fattori che l hanno determinata. Da una parte una gestione concordata delle misure innovative introdotte dal cosiddetto Pacchetto Treu nel 1997, dall altra una attenta gestione dei fondi comunitari che insieme agli altri incentivi hanno consentito di sostenere l apparato produttivo sia nei momenti di crisi congiunturali sia nel processo di riconversione strutturale. In tale contesto è da valutare positivamente l acquisizione, da parte della Regione Toscana, delle risorse relative alla premialità nell area della gestione dei Fondi strutturali (Fse e Fesr). Quelle misure, inserite, specialmente in Toscana, in un processo di concertazione generale fra le parti sociali sugli strumenti di attuazione e sulle modalità di accompagnamento (formazione, politiche attive, orientamento, etc), hanno consentito una crescita occupazionale, anche se rimangono ancora situazioni di precarizzazione e di marginalizzazione nelle aree più deboli del mercato del lavoro. 3

4 Il tasso di disoccupazione è passato dall 8.0% del 1996 al 4.8% di oggi; inoltre è cresciuto il tasso di occupazione generale (dal 56% al 62%) e si è fortemente ridotto il differenziale nel tasso di disoccupazione fra le diverse province della Toscana (13.6% e 5.0% il più alto e il più basso nel 1996; 7.1% e 2.7% nel 2002). In termini assoluti il volume degli occupati è passato da 1 milione e 351 mila nel 1996 ad 1 milione e 480 mila nel 2003 con una crescita di oltre 120 mila unità nell arco di poco più che un quinquennio. In questo contesto è cresciuta notevolmente la componente del lavoro part time, a tempo determinato e dei nuovi lavori: si tratta di una tendenza che deve essere continuamente verificata e valutata per attuare opportune politiche finalizzate a rafforzare le tutele nel mercato del lavoro e la crescita del tasso di occupazione. Si tratta, nella nuova realtà del mercato del lavoro di affiancare l arco di tutta la vita professionale di ogni individuo con strumenti di informazione, di orientamento e di formazione che gli consentano la conoscenza di tutte le opportunità e la possibilità di sfruttarle. Inoltre occorre che si sviluppi a livello regionale un processo di formazione e di aggiornamento professionale rivolto alla componente più debole del mercato del lavoro. Rispetto inoltre alle indicazioni programmatiche del Patto del 1996 è possibile individuare i seguenti risultati: a) l attenzione alla dimensione occupazionale e alla sostenibilità (non più solo compatibilità) ambientale è diventata un elemento centrale nella definizione delle politiche e degli strumenti di intervento. E semmai da rilevare, a questo proposito, che nella scelta degli interventi, questa dimensione non può essere semplicisticamente riferita agli effetti immediati, ma anche a quelli differiti, indiretti e indotti. Questo significa che va nella giusta direzione l impegno dell Amministrazione di rafforzare, non solo nel contesto dei Fondi strutturali europei, ma nell intera area di intervento, gli strumenti di valutazione e di monitoraggio delle politiche (ex ante, in itinere ed ex post); b) l accresciuta sensibilità all allargamento dell area dei diritti individuali e collettivi ed al rafforzamento delle clausole sociali, nella messa a punto di politiche d intervento, oltre che agli obiettivi di crescita e di sviluppo; c) l attenzione alla dimensione locale dello sviluppo e agli strumenti di programmazione a scala locale che si è sviluppata nel corso di questo quinquennio in maniera crescente (Patti territoriali, Sel, Comunità Montane, etc) e si sta 4

5 registrando, in seguito all'attuazione degli indirizzi europei sui Fondi strutturali (Pisl), sul nuovo impianto della programmazione regionale ; d) il rafforzamento infrastrutturale e l intervento strutturale in campo ambientale hanno conosciuto, prima attraverso lo strumento degli Accordi di Programma Quadro con il Governo nazionale e nell ultimo periodo sulla base degli impegni previsti nel Piano straordinario degli investimenti, e dal Piano regionale di Azione ambientale, un notevole impulso. Sono tuttora aperte questioni legate al rapporto fra Regione e Governo nazionale. Rimane inoltre, come previsto dal PRAA e dagli indirizzi comunitari, la necessità di operare sull andamento dei principali indicatori di pressione ambientale (consumi energetici, emissioni di gas-serra, produzione di rifiuti, consumi idrici). E necessario infine approfondire e sviluppare la possibilità di ricorso al project financing, in maniera più ampia di quanto è potuto accadere fino ad oggi, per l ulteriore rafforzamento infrastrutturale e della logistica della regione e) molte delle politiche e degli interventi previsti nel campo della formazione e dell occupazione sono stati realizzati, qualificati e sviluppati (centri per l impiego, formazione per le fasce più deboli, interventi per l autoimpiego, etc). Oggi, rispetto alle indicazioni del 1996, possiamo dire che esiste in Toscana un sistema integrato di interventi ed esiste una visione e un indirizzo unitario che lega in maniera organica i settori della formazione, dell istruzione, dell orientamento e del lavoro; f) nell area dello sviluppo economico su molti punti è stato avviato un processo di riorganizzazione e di qualificazione degli strumenti di intervento - servizi alle imprese, promozione e internazionalizzazione (Toscana Promozione), strumenti finanziari (Fidi), etc - L intento è di rendere più organica e più strutturale l azione regionale, tramite il coinvolgimento delle parti sociali che operano nel campo dello sviluppo economico in un ottica di collaborazione sistemica, di semplificazione e di suddivisione dei ruoli, in modo da evitare inutili duplicazioni. Di particolare interesse risulta l attenzione, richiamata anche se in maniera forse non centrale nel Patto del 1996, agli strumenti per l innovazione dei settori e delle imprese e alle politiche per lo sviluppo in Toscana dei settori e delle funzioni connesse al sapere e alla ricerca scientifica. g) L accresciuta sensibilità agli obiettivi delle politiche ambientali, nella messa a punto di politiche di intervento, in un contesto di integrazione con le diverse politiche settoriali; 5

6 Ma il Patto del 1996 registra anche un risultato in termini politici istituzionali: il riconoscimento della concertazione come elemento fondamentale del processo di decisione dei più importanti atti della Regione. Nel 2000 viene formalizzato il Tavolo Generale di concertazione allargato alle rappresentanze generali delle Istituzioni locali (Anci, Urpt, Uncem) e delle principali associazioni ambientaliste della Toscana. In Toscana la concertazione è quindi un tassello fondamentale, riconosciuto e normato, del processo decisionale. Si tratta dello strumento più strutturato, nel panorama delle Regioni Italiane, di partecipazione attiva delle parti sociali portatrici di interessi rilevanti e delle rappresentanze delle Istituzioni locali, ai processo decisionale della Regione. La concertazione ha consentito, in questi anni, di definire strumenti di programmazione e normativi capaci di integrare i diversi settori d intervento (come la legge regionale 26 luglio 2002, n.32) e di tenere in considerazione la ricchezza dei diversi interessi e punti di vista dei soggetti sociali. Tuttavia la concertazione ha denunciato anche alcuni limiti, che ci si propone di superare. In particolare, è risultata carente l attività istruttoria tecnica e di approfondimento. Non sono state colte fino in fondo le opportunità di collaborazione nelle rispettive attività tra i soggetti partecipanti al Tavolo. Da tutto questo derivano ampi spazi di miglioramento attraverso: strumentazione conoscitiva adeguata; metodi di discussione che consentano maggiore propositività delle parti sociali ed un ruolo più attivo; progetti di collaborazione sulle attività per lo sviluppo economico. La Regione, partendo da queste acquisizioni, intende rilanciare e qualificare con il Nuovo Patto in Toscana il processo di concertazione alla luce della nuova realtà istituzionale, del nuovo contesto economico e sociale e delle nuove sfide che si sono aperte con la proposta del nuovo Prs della Toscana. Il patto del 1996 si è concretizzato in una politica che ha favorito un elevata intensità di lavoro. Occorre ora rilanciare una politica per un economia a maggiore intensità di conoscenza, di ricerca, di valore aggiunto; che accresca gli investimenti, la competitività e la capacità di attrazione della Toscana. 6

7 3. Il nuovo contesto politico, economico e istituzionale La Regione si è dotata di un nuovo Piano regionale di sviluppo Prs - ed ha rinnovato o sta rinnovando la gran parte dei Piani di indirizzo integrati che sviluppano, rendendola operativa, l impostazione strategica del Prs a livello settoriale o intersettoriale. E stato inoltre avviato un Piano straordinario degli investimenti che prevede, con circa milioni di euro, un rafforzamento infrastrutturale della Toscana nell arco dei prossimi tre anni. Le ragioni di un nuovo Nuovo Patto per lo sviluppo qualificato con maggiori e migliori lavori in Toscana si affiancano a quelle avanzate a sostegno del nuovo Prs della Toscana: a) l importanza dell Euro, dell Allargamento, della Costituzione Europea, della discussione sulla Pac e sui nuovi fondi strutturali; b) la necessità di istituire un corretto rapporto fra Stato e Regione a partire dalle aree specifiche di interesse istituzionale del Patto: l attuazione del nuovo Titolo V e del federalismo fiscale, le tematiche legate al rapporto Regione/Enti locali ed i problemi connessi al principio della sussidiarietà orizzontale; c) la valorizzazione dell esperienza della Toscana e dell autonomia regionale su temi come l Europa, la pace, la sicurezza, la sostenibilità, l istruzione, il lavoro, lo sviluppo economico fondato sulle risorse locali, la tutela del territorio, la mobilità, l esperienza dei servizi pubblici a rilevanza economica; d) la sfida di una fase difficile dell economia sia a livello congiunturale che strutturale che richiede da un lato interventi urgenti, mirati ed incisivi a sostegno del tessuto imprenditoriale locale e, dall altro, l impostazione, attraverso l innovazione e la modernizzazione del sistema, di uno sviluppo sostenibile e di qualità di medio periodo in Toscana. e) una collocazione originale nello sviluppo globale della Toscana caratterizzata dal fattore umano, dalla conoscenza e dalle competenze anche come fondamento della competitività; dalla cultura come fattore generale e come settore specifico di sviluppo; impegno alla sostenibilità come occasione di sviluppo e di attenzione alla qualità della vita e dell ecosistema; dall imprenditorialità diffusa come elemento costitutivo dell economia; dalla coesione sociale come fattore di sostegno allo sviluppo; dalla partecipazione e dalla democrazia come elementi costitutivi della comunità; dalle identità territoriali come fattore di qualità dello sviluppo e di 7

8 coesione; dall apertura economica, culturale e istituzionale all esterno come fattore di innovazione. f) L attenzione crescente alla questione della sostenibilità richiede sia un azione di incentivo verso l eco-efficienza nei processi di produzione e di consumo, sia un analisi specifica delle zone di criticità ambientale finalizzata ad individuare azioni e progetti necessari per consolidare e sviluppare l apparato produttivo in tali aree. La concertazione, sperimentata sui grandi temi del governo regionale e su tutti i piani e programmi realizzati o in via di realizzazione in questa legislatura, consente una partecipazione della parti sociali e delle rappresentanze istituzionali alle scelte del Governo regionale e aumenta il grado di efficacia delle politiche. La concertazione è lo strumento fondamentale per sviluppare la cooperazione e l integrazione che si renderanno operative attraverso processi di governance a scala regionale e locale. Il Nuovo Patto intende intervenire su alcune delle principali aree critiche del sistema regionale promuovendo una interpretazione condivisa dei fenomeni e una convergenza programmatica sulle politiche. Anche la questione della sostenibilità ambientale deve entrare a far parte delle strategie di concertazione in un ottica di governance, ciò è essenziale per rispondere alla accresciuta domanda di qualità ambientale che passa anche attraverso una sempre più forte richiesta di partecipazione. L esperienza toscana sia a livello regionale che locale può valorizzare le strategia di governance ambientale costitute dai processi di Agenda 21. Nel declinare in maniera operativa le sfide del nuovo Nuovo Patto, portando così a compimento la logica della governance, le parti firmatarie intendono coinvolgere anche soggetti rappresentativi di interessi ed espressioni dei territori come le Fondazioni ex bancarie, le Camere di Commercio, le Università, il Terzo settore e le Associazioni dei consumatori. E utile inoltre dialogare con soggetti rappresentativi di interessi e di punti di vista politici particolari ma rilevanti nel panorama regionale. Questi ultimi possono portare, con il coinvolgimento su obiettivi condivisi, un contributo alla costruzione di un clima favorevole allo sviluppo e al miglioramento della qualità della vita nella regione (movimenti, associazioni, etc). 8

9 La concertazione si rafforza come condizione della governance anche a livello locale individuando nei patti per lo sviluppo locale, il momento di partecipazione delle parti sociali alle scelte strategiche di sviluppo. 4. Il Nuovo Patto per uno sviluppo qualificato e maggiori e migliori lavori in Toscana Nel 1996 erano ancora visibili gli elementi critici che provenivano dal processo di deindustrializzazione che aveva caratterizzato la Toscana per oltre un decennio a partire dall inizio degli anni 80. Il Nuovo Patto del 2004 trova una regione con una situazione economica più differenziata ma non per questo meno vulnerabile, con nuovi motori di sviluppo ma anche settori tradizionali - cruciali nell economia regionale - in grave affanno, con tassi di disoccupazione più bassi e più omogenei a livello territoriale trainati però in larga misura dai servizi mentre l occupazione industriale flette. Una regione, dunque, dove non mancano problemi al dispiegamento della competitività. Si stanno inoltre dimostrando anche per la nostra regione sempre più penetranti le strategie di crescita industriale di paesi emergenti che, invadono mercati mondali con prodotti a basso prezzo e con qualità progressivamente in crescita grazie a costi largamente inferiori a quelli europei e sistemi di protezione sociale e ambientale meno avanzati, o addirittura del tutto inesistenti. Per rispondere a queste sfide occorre intervenire su vari punti della realtà regionale. In primo luogo occorre sostenere il pieno dispiegamento delle potenzialità del lavoro, dei suoi contenuti di conoscenza e di versatilità. Va superato l attuale non allineamento fra scuola e lavoro che genera un diffuso fenomeno di dispersione scolastica: alti tassi di abbandono, dalla scuola media all università, e livelli più bassi di istruzione. Le scelte scolastiche sono spesso orientate al lavoro immediato e le cause sono da ricercare nei condizionamenti familiari e in una cronica scarsa mobilità sociale. Oltre al fatto che le differenze retributive per titolo di studio sono meno elevate che in altre regioni. Si assiste quindi ad un basso rendimento dell istruzione (un diploma tecnico rende come una laurea umanistica, anche di alta qualificazione) ed il sistema economico esprime una domanda di lavoro a bassa qualifica: il dato più emblematico è relativo alla qualità della nuova domanda che solo per il 5% si rivolge a laureati, mentre in Lombardia è più del doppio. 9

10 Occorre poi aumentare l attrattività degli investimenti, sia in beni materiali che immateriali. In Toscana, questo parametro assume valori piuttosto bassi. Non mancano aree di maggior dinamismo, come per esempio quelle relative agli investimenti in particolari settori specializzati a forte legame endogeno col territorio (agricoltura, alimentare di qualità, agriturismo, area dei servizi pubblici a rilevanza economica, etc), ma il volume complessivamente rivolto al sistema produttivo risulta insufficiente. E necessario inoltre, in particolare nelle zone di criticità ambientale connesse alle attività produttive, adeguare gli standard di qualità ambientale attraverso una gestione dinamica del Piano Regionale d Azione Ambientale, analizzare in modo specifico e completo queste situazioni e favorire azioni e progetti per consolidare e sviluppare il sistema produttivo in un ottica di sostenibilità dello sviluppo. Desta preoccupazione la rarefazione della presenza e la debole attrazione della grande e media impresa, elemento essenziale per la solidità del sistema produttivo e per la sua capacità di innovazione, anche per gli effetti di integrazione con il sistema delle pmi di subfornitura. La nostra è una realtà dove certamente non mancano problemi, ma le risorse del territorio sono vitali e costituiscono un patrimonio disponibile e con tali potenzialità che rendono la Regione ancora viva e vivace. Le parti ritengono che nella Regione sia ancora presente un grande serbatoio di imprenditorialità di risorse umane e di professionalità nel lavoro, risorse che possono dare un contributo importante allo sviluppo del territorio. I segnali di vitalità debbono essere sostenuti da un recupero di competitività che favorisca il cambiamento dell offerta produttiva toscana. In particolare nei segmenti industriali più esposti alla concorrenza internazionale. L evoluzione demografica, la scarsa propensione al rischio e alcuni elementi della tipologia del modello economico convergono nel determinare alcuni caratteri in prospettiva preoccupanti fra cui anche un basso tasso di investimento interno. Elementi di preoccupazione giungono, infine, dalla evoluzione economica internazionale, che non ha i tratti tipici esclusivi del ciclo congiunturale. La crisi che negli ultimi anni sta interessando l Europa e, pur in modo diverso, il mondo intero, mette a dura prova le economie e le società anche dei paesi più forti. Una difficoltà così accentuata e così persistente nel tempo non è destinata a passare con semplici segnali di ripresa di breve periodo. 10

11 I segnali di sofferenza della regione giungono quindi sia dal lato produttivo che da quello della proiezione internazionale. L occupazione, che fino ad oggi non ha invertito la dinamica di crescita che da qualche anno la caratterizza, comincia a destare elementi di preoccupazione sia dal punto di vista dei volumi quantitativi, sia dal punto di vista della rispondenza alle esigenze di sbocco delle giovani generazioni, delle donne e delle fasce più istruite. E quindi necessario puntare sul rilancio di uno sviluppo dinamico e sostenibile, fondato sul lavoro di qualità in tutte le condizioni e professionalità, capace di innovare sempre di più l intera economia regionale attraverso la valorizzazione delle risorse endogene fra cui spiccano la conoscenza ed il sapere scientifico, l istruzione, il welfare, i servizi e le reti tecnologiche locali sul territorio, l ambiente ed i diversi luoghi della Toscana, con la loro ricchezza in termini di cultura e di paesaggio. Gli indicatori del ciclo segnalano una crescita vicino allo zero per il La flessione delle esportazioni ha avuto un ruolo determinante nel rallentamento produttivo nel corso del 2002 e del Dal momento che tra le cause di tale flessione rientra senz altro l elemento strutturale del forte grado di specializzazione del sistema produttivo regionale, è prevedibile che la ripresa economica non potrà più di tanto riposare sulle vendite all estero (una leva invero assai impiegata in passato), specie in presenza di un rapporto di cambio euro/dollaro sfavorevole. Un attenta lettura dei dati, se per un verso attenua i toni apocalittici del crollo congiunturale di competitività del sistema Toscana, per un altro non consente ancora di intravedere segnali di concreta ripresa dell attività economica, anche perché da troppo tempo oramai previsioni anche autorevoli confondono timidi rimbalzi tecnici con abbrivi di autentica ripresa. La realtà è che sono ancora prevalenti nelle realtà produttive locali situazioni di oggettiva difficoltà, in particolare nelle microimprese e nella sub-fornitura, nel mantenere adeguati livelli produttivi. Al previsto aumento dei consumi nei mercati ricchi del Nord America e del Giappone, ed al persistere dello sviluppo nell area asiatica, trainato dalla Cina, si contrappone la sostanziale stagnazione, anche di prospettiva, delle maggiori economie europee che hanno costituito e costituiscono il cuore dell Unione Europea. E evidente la difficoltà di questi paesi a stare dentro una competizione globale e ad intraprendere con il necessario dinamismo la strada dell innovazione e 11

12 del cambiamento strutturale indicato a Lisbona. E necessario sottolineare che l innovazione ed il cambiamento, quali fattori essenziali per lo sviluppo dell Unione Europea sia nelle componenti più ricche e consolidate, sia nelle aree di allargamento, dovranno portare ad una competizione non fondata sul dumping sociale e ambientale. Al di là delle evidenti difficoltà congiunturali, le tendenze in atto stanno mettendo sempre più in luce alcune trasformazioni strutturali del contesto economico internazionale, che non hanno precedenti: l affermarsi sulla scena mondiale di un nuovo mondo costituito dalle realtà emergenti dell Asia con in testa la Cina, ma con intorno numerosi altri paesi ad elevata potenzialità di sviluppo. Affrontare, come la Toscana ha tentato di fare negli ultimi anni, le problematiche della globalizzazione, anche attraverso un confronto con chi ne contesta i presupposti e le conseguenze, non ha quindi rappresentato una banale adesione ad una moda politica. Le iniziative intraprese per cercare di capire la globalizzazione e più in generale lo sviluppo dell attività internazionale della Regione hanno piuttosto rappresentato un indispensabile terreno di lavoro per comprendere l evoluzione di fenomeni che, come dimostrano le considerazioni appena svolte, interessano da vicino la concreta azione di governo della Giunta regionale. Di fronte alle difficoltà delle piccole e medie imprese e alla crescente domanda di intervento espressa dai settori produttivi, dalla società e dal territorio in questa particolare fase di basso sviluppo emerge con forza la necessità di una mirata e innovativa politica industriale a scala nazionale ed europea. La Regione Toscana ha avanzato direttamente con il PRS una propria proposta di governo dello sviluppo, con alcune scelte forti da rafforzare e qualificare in un ottica di rilancio dell economia e della società regionale fondato in primo luogo sulle risorse disponibili nei vari sistemi locali della regione. L aggancio alla ripresa mondiale potrebbe non essere sufficiente. La globalizzazione e l internazionalizzazione delle produzioni hanno mutato i vecchi equilibri, specialmente, ma non solo, nel campo dei settori cosiddetti tradizionali, dove minori sono le barriere poste all entrata dei paesi di recente industrializzazione. L emergere di un nuovo mondo nel continente asiatico sta infatti mettendo in discussione l egemonia assoluta dei paesi più sviluppati anche nel campo dei servizi avanzati e della stessa ricerca. 12

13 E quindi necessario sviluppare in Toscana, oltre alle funzioni più evolute nel sistema produttivo tradizionale (design, marketing, commercializzazione, organizzazione e coordinamento di reti produttive non solo locali, etc), un ampio settore di innovazione tecnologica ed eco-ecologica, ben radicato nel sistema della ricerca e dell alta formazione, in grado di innalzare il livello di competitività del sistema regionale e, nello stesso tempo, di servire da sbocco alle componenti più qualificate del mercato del lavoro. Ma una forte innovazione è necessaria anche nella struttura delle imprese: il problema dimensionale tipico della Toscana richiede processi di rafforzamento sia per processi interni ed esterni di tipo aziendale sia attraverso la costruzione di reti lunghe certificate che incorporino servizi avanzati di accompagnamento e di assistenza tecnica alle microimprese, legando in tal modo ricerca, innovazione, formazione, finanza, promozione ed internazionalizzazione. Il problema dimensionale non si traduce soltanto nell esigenza di favorire la crescita del sistema della piccola impresa ma anche in quello di rafforzare un tessuto di medio-grandi imprese con posizionamento solido sui mercati internazionali. Il territorio toscano deve diventare maggiormente attrattivo per questa tipologia di imprese, offrendo infrastrutture fisiche ed informative di standard molto elevato, ed una pubblica amministrazione che favorisca l intrapresa ed i progetti di sviluppo aziendale. L impegno per l innovazione dovrà puntare a creare ricchezza e competitività anche sulla base di prodotti più ecologici a maggiore contenuto di conoscenza e ricerca. Rendere i prodotti più compatibili con l ambiente sarà innanzitutto compito dei vari settori produttivi e della ricerca. La Toscana è una regione aperta al confronto non solo dei mercati, ma anche del proprio modello sociale e economico di sviluppo, dove la valorizzazione dei valori etici, della sostenibilità ambientale, della coesione sociale, si accompagna e non si contrappone alla competizione internazionale, vista come stimolo alla crescita economica ed allo sviluppo produttivo. Su questo scenario si inseriscono, come risposta efficace alle esigenze di cambiamento, gli obiettivi di lungo periodo della Unione Europea che ci spingono ad un salto di qualità: occorre infatti raggiungere, come stabilito nel vertice di Lisbona e successivamente sottolineato nei più recenti vertici europei, l obiettivo di un continente competitivo, con maggiori e migliori lavori in un clima di forte coesione sociale. 13

14 Per raggiungere tale obiettivo occorre immettere nel contesto regionale elementi di innovazione sia nella società, sia nell economia che nelle istituzioni. E necessario scommettere sull affermarsi di una società della conoscenza, caratterizzata da un sapere diffuso - nel territorio e fra i gruppi sociali - e continuo - in tutto l arco della vita degli individui e quindi sul rafforzamento di un economia della conoscenza, fondata su settori, su funzioni e su imprese avanzate in termini di sapere tecnologico ed organizzativo. Presupposto di questo nuovo scenario, un sistema di welfare universale capace di sviluppare forti opportunità attraverso un giusto equilibrio fra responsabilità degli individui e solidarietà sociale. Il sistema pubblico, senza ritirarsi dalle funzioni più consolidate ma anzi entrando in alcune nuove, deve sempre più regolare, programmare e controllare mentre il privato può gestire, puntando entrambi a migliorare l efficienza e l efficacia degli interventi perseguendo in concreto la sussidiarietà orizzontale. La Toscana intende confermare i propri indicatori di civiltà - un alta qualità di benessere per livello del reddito pro-capite, distribuzione del reddito e della ricchezza, ridotti livelli di povertà relativa, elevato well-being - grazie ad alcuni funzionamenti come salute, ambiente, cultura, coesione sociale, qualità della vita quotidiana. Da qui la richiesta legittima e non protezionistica - del rispetto di questi valori sociali nella competizione internazionale, anche da parte dei paesi emergenti di nuova industrializzazione. Per mantenere ed accrescere la qualità del proprio modello di sviluppo e di welfare senza perdere l aggancio con le realtà più dinamiche a scala globale, per la Toscana si prospettano alcune traiettorie di sviluppo che accettano il confronto con il mercato globale valorizzando le tante specializzazioni manifatturiere, agricole e terziarie caratterizzanti i diversi sistemi locali, che sono una componente qualificante del modello produttivo regionale, insieme al crescente ruolo del turismo e dei servizi. Gli obiettivi di rilancio del welfare e di rafforzamento delle politiche di sviluppo incontrano non poche difficoltà dal lato della disponibilità di risorse finanziarie da parte dei soggetti pubblici locali. L attuale sistema finanziario e tributario della Regione registra un andamento delle entrate inferiore rispetto alla crescita tendenziale della spesa pubblica. In questo contesto la Regione continuerà 14

15 nell opera già da tempo avviata di riduzione degli sprechi e nel miglioramento dell efficienza operativa dell amministrazione. Per far fronte a questa situazione, è necessario che, in coerente applicazione del nuovo Titolo V della Costituzione, vengano riconosciute alle Regioni e agli Enti Locali l autonomia e le risorse finanziarie corrispondenti al nuovo rango costituzionale. Infatti, i ritardi ed i continui rinvii nell attuazione del federalismo fiscale ed i vincoli per il rispetto del Patto di Stabilità, hanno pesato negativamente negli ultimi anni sulla Regione e sul sistema degli Enti Locali. In tale ambito, le parti firmatarie si impegnano a continuare ed approfondire la discussione sui problemi legati alla fiscalità ed ai tributi regionali e locali. 5. Le aree di intervento del Nuovo Patto per uno sviluppo qualificato e maggiori e migliori lavori in Toscana Il Nuovo Patto è un contributo - condiviso e partecipato - rivolto a rafforzare, nell ambito degli strumenti di Programmazione generale e settoriale predisposti dalla Regione, la risposta della comunità toscana alle sfide dello sviluppo globale. L obiettivo è quello di diventare - aderendo alle indicazioni del vertice di Lisbona e a quelle successive di Barcellona - un sistema ad alta competitività fondato sulla conoscenza, con la creazione di maggiori e migliori lavori, economicamente stabili, qualificati e tutelati, in un contesto a forte coesione sociale e ambientalmente sostenibile nel lungo periodo. Per questo e per contribuire ad evitare situazioni e processi di precarizzazione e marginalizzazione dei lavoratori e per attenuare le differenze di opportunità e di crescita professionale degli individui, riducendo le difficoltà per le fasce più deboli, le parti firmatarie del presente Patto decidono di realizzare, anche in attuazione delle conclusioni del Consiglio Europeo di Lisbona e di Barcellona, azioni e strumenti di supporto alle scelte professionali e di ruolo degli individui (orientamento, formazione, politiche attive a forte personalizzazione, etc.). Diventare sempre più competitivi significa saper fondare lo sviluppo sulle componenti più avanzate del processo produttivo (cultura, tecnologia, scienza e ricerca, competenze umane, capacità manageriali e imprenditoriali, qualità e tipicità, etc). 15

16 Puntare sulla coesione e sulla sostenibilità significa sia realizzare un welfare innovativo (capace di unire efficacia, efficienza ed equità) sia saper porre un attenzione sofisticata e non subalterna alle variabili ambientali (attraverso incentivi alla ecocompatibilità, strumenti di valutazione di impatto, tassazione ambientale, etc). In questo contesto una particolare attenzione deve essere rivolta al rafforzamento delle pari opportunità (e fra queste quella fra uomo e donna) come criterio direttore di tutte le azioni e gli interventi previsti dal Nuovo Patto. Nel Nuovo Patto intendiamo individuare, attraverso un processo di concertazione con le parti sociali firmatarie e successivamente di partecipazione con gli altri soggetti portatori di interessi e detentori di risorse, le aree prioritarie su cui intervenire. Il Nuovo Patto chiama sfide le aree di intervento su cui intende coinvolgere l intera comunità regionale, attraverso le sue rappresentanze ed articolazioni in una logica di programmazione basata sulla concertazione fra soggetti, attori, territori, per rispondere al cambiamento strutturale in atto. Il Nuovo Patto non intende riproporre l intera gamma delle problematiche all ordine del giorno dell agenda politico-programmatica della Regione. Vuole invece individuare quegli spazi di azione per l innovazione del sistema che possono riceve un di più, in termini di efficacia e di effetto scala, grazie sia all integrazione delle risorse, sia alla condivisione dell obiettivo finale. Per questo motivo il Nuovo Patto individua, all interno di ogni sfida, un numero limitato di aree progettuali su cui impostare, da subito attraverso un lavoro tecnico che veda coinvolti i firmatari del Nuovo Patto, la realizzazione di progetti operativi o di normazione specifica, caratterizzata dal concorso plurimo di risorse umane, conoscitive, finanziarie e politico-istituzionali secondo il principio della governance cooperativa. Le Sfide La sfida trasversale: lo sviluppo sostenibile La scelta della sostenibilità ambientale passa tramite la via della ecoefficienza come impegno diffuso che deve vedere protagonisti il sistema degli attori sociali ed economici della regione, ed in grado di sviluppare un approccio integrato e 16

17 preventivo in grado di coniugare la competitività della produzione con la salvaguardia ambientale. Il principio della sostenibilità ambientale deve essere attuato con gli strumenti, le azioni e gli investimenti necessari e adatti nelle singole realtà settoriali e territoriali, con l obiettivo di coniugare una maggiore tutela dell ambiente (attraverso politiche di bonifica, di risparmio energetico e diversificazione delle fonti, di riduzione dell inquinamento e dei rifiuti, di ristrutturazione ecocompatibile, etc) con il consolidamento e lo sviluppo del sistema produttivo. La sostenibilità, invece di essere percepita come un limite da parte delle forze produttive, può diventare un importante area per la creazione di opportunità di sviluppo innovativo. La sostenibilità non è una politica settoriale e non può essere affrontata con strumenti di natura esclusivamente vincolistica ; occorre dunque da un lato promuovere una maggiore integrazione tra le politiche, dall altro sostenere ed incentivare, accanto ad interventi normativi legati al rispetto degli standard ambientali europei, iniziative negoziali e volontarie tra i soggetti coinvolti. Le principali direttrici di intervento sono costituite da: a) l intervento prioritario nelle zone di criticità ambientale connesse alle attività produttive, attraverso una gestione dinamica del Piano Regionale d Azione Ambientale; l intervento dovrà prevedere un analisi completa e specifica delle situazioni e favorire azioni e progetti per consolidare e sviluppare l apparato produttivo. b) La scelta della ecoefficienza nella qualità ambientale dei processi produttivi e dei prodotti dell economia toscana richiede un forte investimento nel campo della ricerca, dello sviluppo e delle politiche di innovazione tecnologica che dovranno caratterizzare sempre di più in modo mirato la politica industriale. Fondamentale a questi fini è l attivazione, a tutti i livelli della programmazione e della pianificazione di settore, della Valutazione strategica dei Piani e Programmi dal punto di vista ambientale (Dir. Cee 2001/42). Prima sfida: Qualificazione delle risorse umane La qualificazione della risorsa umana rappresenta non solo un fattore di sviluppo e di reddito, ma anche un valore di civiltà e un elemento fondamentale della qualità della vita. Ciò significa prima di tutto creare le condizioni per pari opportunità di partenza tra gli individui a cominciare dall istruzione dell obbligo, spostando in avanti le scelte del percorso dell istruzione e facilitando i canali di passaggio tra percorsi diversi. Un sistema di orientamento, istruzione e formazione per tutto l arco della vita. Questa la principale politica attiva per la creazione e la qualificazione del fattore 17

18 lavoro secondo le linee e gli indicatori proposti dal vertice di Lisbona sull educazione e la formazione che le parti firmatarie si impegnano a considerare come obiettivi prioritari della loro azione. BENCHMARKS EUROPEI SULL EDUCAZIONE E FORMAZIONE Obiettivi al 2010 : - Creare servizi per almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni; - Creare servizi per almeno il 90% dei bambini da 3 a 6 anni; - Portare la media europea della dispersione scolastica a non più del 10%; - Aumentare il numero di laureati in facoltà scientifiche di almeno il 15% e nello stesso tempo diminuire il differenziale di genere; - Raggiungere almeno l 85% di diplomati nella popolazione dei ventiduenni ; - Diminuire di almeno il 20% la quota di quindicenni con basso livello di capacità di lettura; - Portare almeno al 12,5% la popolazione fra i anni coinvolta in iniziative di Lifelong Learning. Significative le modifiche del mercato del lavoro toscano: il tasso di disoccupazione è decrescente fino a livelli, in alcune aree, di quasi piena occupazione. All interno del territorio regionale il divario fra le province con più occupati e meno disoccupati si è ridotto, riducendo parzialmente la disparità territoriale infraregionale. Le prospettive di crescita delle possibilità occupazionali sono ampie, anche se più sul piano quantitativo che qualitativo. Restano ancora differenze nei tassi di occupazione femminile: il superamento o perlomeno l attenuazione di questo dato rappresenta uno degli obiettivi prioritari degli indirizzi europei sull occupazione laddove pone una quota di occupate entro il 2010 almeno pari al 60% della forza lavoro (a fronte del 70% della quota maschile). Alle maggiori occasioni di lavoro è necessario affiancare un sistema di supporto per gli individui che, a prescindere dalle tipologie contrattuali e dalla continuità in un determinato posto di lavoro, consenta una stabilizzazione lavorativa e una qualificazione del percorso di crescita professionale per tutti. Da alcuni anni si è sviluppato un ampio dibattito sull idea di capitalismo personale come nuovo schema concettuale con cui leggere il modello di sviluppo che si è affermato in Italia ( piccole imprese, distretti industriali, sistemi locali,filiere di subfornitura ) e valutarne le prospettive future. Lo sviluppo dipenderà sempre di più, in futuro, da una dialettica articolata e complessa tra due polarità: il capitale e le persone che questo capitale usano e 18

19 animano, investendo sulle proprie idee e capacità, e diventando, in certo senso, imprenditori di sé stessi. I capitalisti personali sono oggi, in Italia, costituiti da un gran numero di figure, mestieri, profili professionali. Non sono soltanto gli imprenditori proprietari di un azienda ben strutturata e visibile, ma anche lavoratori autonomi ed i cosiddetti lavoratori della conoscenza che operano dentro e fuori le aziende come dipendenti e professionisti. Si tratta di una realtà in evoluzione che richiede un impegno specifico per essere riconosciuta e quindi sostenuta dall azione pubblica. Il difficile ricambio generazionale interno ha indotto immigrazione dall esterno, con relativa maggiore precarietà e minore qualificazione. Su questo terreno forte è l impegno della Regione nelle politiche integrate, nella formazione e nella creazione di impresa, in quanto anche da qui passa una maggiore competitività di sistema e si consolidano le basi della coesione sociale. Fra le possibili aree di intervento, utili a rispondere a questa sfida, è possibile segnalare le seguenti azioni: a) il più generale, di contesto, è quello della costruzione di un sistema regionale di lifelong learning che sia nello stesso tempo ricco di autonomie e di approcci progettuali ma che rappresenti, per l individuo, che necessita di possibilità di percorsi e di risposte personalizzate e flessibili, uno strumento coordinato e integrato. Occorre che le diverse funzioni pubbliche (istruzione, formazione orientamento) e le diverse aree private (parti sociali, formazione privata o di enti pubblici funzionali, etc), puntino alla costruzione di un sistema integrato facilmente accessibile agli individui e in cui sia possibile il passaggio delle esperienze attraverso il riconoscimento delle competenze e con operatori accreditati e certificati sulla base di standard di qualità. Lo strumento dei Fondi paritetici interprofessionali può essere visto come un opportunità di crescita del sistema della formazione attraverso lo sviluppo di forme di intervento che, nel contesto dell analisi dei fabbisogni formativi e della concertazione, sono in grado di valorizzare le autonomie in un contesto di integrazione e di cooperazione su obiettivi specifici e condivisi. Centrale in questo sistema fortemente rivolto alla domanda e alle necessità dei singoli è il ruolo di un sistema personalizzato di orientamento. In questo contesto una particolare attenzione deve essere rivolta, per l innovatività e la complessità dello strumento, alla formazione e all orientamento on line ; b) nel contesto del sistema di lifelong learning occorre cominciare a costruire strumenti di supporto alla formazione individuale sul modello inglese dell individual learning account. Tali strumenti sono costruiti su due principi base : gli individui sono abilitati a scegliere ciò che vogliono imparare; la responsabilità della formazione è divisa fra individuo e sistema pubblico. Questo strumento permette agli individui di investire nelle proprie competenze. Deve essere disponibile per ogni individuo inclusi i lavoratori autonomi (nell ambito delle risorse non destinate al lavoro dipendente) e deve servire per ogni tipo di programma di apprendimento. c) In un sistema economico in forte mutamento, una particolare attenzione deve essere rivolta alla formazione nelle fasi di ingresso dei lavoratori e nei momenti di riconversione e di cambiamento dei processi produttivi e organizzativi. Per quanto riguarda la fase d inserimento è necessario dotare il sistema, magari anche attraverso sperimentazioni su singoli casi locali, di analisi dei fabbisogni formativi, di adeguati strumenti di orientamento e formazione specifica, anche nell ambito della diffusione della cultura d impresa. 19

20 Nell area della formazione degli occupati occorre invece sviluppare una forte attenzione nel favorire l adattamento alle innovazioni tecnologiche e organizzative di tipo trasversale (ICT, impresa a rete, ) e occorre integrare nel modo più efficace, anche con strumenti di tipo convenzionale, le diverse risorse attivabili sia pubbliche che private o contrattuali (fondi interprofessionali); d) fra gli elementi più critici nel mercato del lavoro, la Toscana mette in evidenza due grandi aree che necessitano di interventi mirati e qualificati: la prima riguarda l occupazione femminile anche valorizzando l attivazione delle risorse di cui alla legge 53 con tutte le problematiche legate ai tempi e alle esigenze delle famiglie: tempo pieno e prolungato nella scuola dell obbligo, asili nido, part-time, telelavoro, congedi parentali, etc) e l occupazione in età avanzata (che risulta un problema sia di estensione delle possibilità di lavoro ma anche di emersione da forme, eccessivamente diffuse, di lavoro nero e irregolare). La seconda area riguarda invece l occupazione qualificata ed istruita: qui il problema deve essere affrontato mettendo a punto sia strumenti di passaggio fra scuola e lavoro in grado di avvicinare l acquisizione di conoscenze alla espressione di competenze (Ifts, Stage, etc) sia supportando le imprese nell attività di innovazione e di qualificazione settoriale (nuovi processi, nuovi settori, nuovi prodotti, nuove organizzazioni, nuovi materiali). Nell area dell alta qualificazione un tema rilevante è quello del collegamento centri di ricercauniversità-impresa fondato sullo scambio di risorse umane. Il Progetto europeo sulle Regioni della conoscenza presentato in maniera congiunta dalle Direzioni Politiche della Formazione e dello Sviluppo Economico, mirato alla individuazione di una metodologia per lo sviluppo di Patti territoriali per l innovazione, può essere un utile strumento per la messa a punto di strumenti di intervento in quest area. e) rimane anche se a livelli più bassi e con minore criticità rispetto agli anni precedenti il problema della disoccupazione ed in particolare della disoccupazione di lunga durata e di persone in età adulta che deve essere affrontata sempre di più con interventi mirati, individuali o di piccoli gruppi, avendo oramai coscienza che non si tratta di problemi legati alla quantità del lavoro disponibile ma alla distanza fra qualità delle competenze acquisite e il livello delle aspettative espresse e della effettiva realizzabilità nel mercato del lavoro attuale; f) nel campo dell occupazione il fenomeno del lavoro extracomunitario è oramai una realtà consolidata. La manodopera immigrata non può essere però considerata però una semplice copertura di vuoti che si creano nel mercato del lavoro regionale. Gli immigrati reclamano giustamente sempre di più diritti di cittadinanza e chiedono di essere inseriti a pieno titolo nella comunità regionale, con i diritti e anche i doveri che vengono da questa acquisizione. Dal punto di vista del lavoro questo significa una maggiore attenzione alle potenzialità che possono venire da questo mondo (non solo la funzione di copertura dei lavori bassi ) e un maggiore impegno nell alfabetizzazione e nella formazione (che deve tenere conto delle condizioni di questa popolazione e della difficoltà a formarsi fuori del lavoro ) e nella creazione di impresa. Dal punto di vista sociale significa invece dare un supporto alle famiglie ed in particolare a quelle ricongiunte con la presenza di figli. Le tematiche dell immigrazione richiedono la capacità della Regione, delle Istituzioni locali e della parti sociali di sviluppare un Progetto complessivo finalizzato non solo alla qualificazione di questi soggetti nel mercato del lavoro ma al pieno inserimento di questa nuova popolazione nel contesto sociale. Il Nuovo Patto è la sede opportuna per la elaborazione di linee di indirizzo operativo per un Progetto speciale sull immigrazione integrato fra i diversi soggetti, non solo istituzionali, della comunità regionale. g) di particolare rilievo nell economia toscana, come del resto in gran parte del paese, è la presenza di lavoro irregolare. Si tratta di fasce di lavoro e di impresa che sfuggono alla regolarità con motivazioni diversificate non sempre ed esclusivamente ascrivibili alla debolezza di mercato. L emersione del lavoro sommerso, già peraltro affrontata con scarso successo da interventi statali, richiede politiche diversificate e l azione integrata di più competenze e di più soggetti. Il Nuovo Patto è chiamato a sperimentare la capacità della comunità regionale, attraverso l adozione di un avviso comune regionale, di individuare linee di intervento credibili e di sviluppare strumenti operativi efficaci in quanto sostenuti dal consenso generale. 20

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