DONNE, ECONOMIA, CRESCITA: LA VIA PUGLIESE ALLO SVILUPPO SOCIALE

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1 DONNE, ECONOMIA, CRESCITA: LA VIA PUGLIESE ALLO SVILUPPO SOCIALE ARTI, Agenzia Regionale per la Tecnologia e l Innovazione della Puglia Annamaria Monterisi, Responsabile Relazioni Esterne; Giuliana Trisorio Liuzzi, Presidente Perché presentare il caso Puglia nel contesto del progetto GEWAMED? E perché a presentarlo è un agenzia della Regione Puglia che si occupa di innovazione? Perché le strategie elaborate a livello internazionale ed Europeo per stimolare modelli di sviluppo che innescano crescita e occupazione sono imperniate sull innovazione, proprio come le politiche di promozione di crescita e occupazione che la Regione Puglia ha avviato, cercando di rimediare alle debolezze del sistema regionale e di far leva sui propri punti di forza. L innovazione è un ambito che si presta ad essere popolato da protagoniste femminili. Lo dice una parte della letteratura scientifica, lo dice il fatto che negli ultimi decenni il livello di istruzione delle donne si è elevato esponenzialmente, lo dicono gli esempi brillanti di donne ricercatrici e innovatrici che sono presenti qui oggi a testimoniare non realtà singole e sparute, ma un fenomeno di massa. Le donne, in massa, sono nella ricerca e nell impresa. Le donne pugliesi oggi sono un soggetto nuovo, forse non sempre collettivo, ma certamente protagonista della società e dell economia. Il legame con la terra non le caratterizza più, perché la Puglia non è più una regione essenzialmente agricola. Le pugliesi del 21 secolo sono comunque un motore dell economia. Obiettivo delle politiche regionali, come vedremo, è quello moltiplicare i casi di successo femminile e di renderli, progressivamente, una caratteristica strutturale del contesto pugliese. Parliamo di una regione che oggi è considerata un territorio a sviluppo intermedio. Nel 2010, con una popolazione di abitanti su una superficie di Km 2 ha prodotto un PIL di quasi 70 miliardi di euro, contando circa imprese (il 7% del totale nazionale). La sua economia si basa su: comparti produttivi emergenti basati sulla economia della conoscenza (aerospazio, meccatronica, energie rinnovabili, edilizia sostenibile); comparti del made in Italy caratterizzati da qualità e design (tessile, abbigliamento, calzature, arredamento); agroalimentare, turismo e logistica. La crisi economica globale sta inevitabilmente determinando mutamenti della struttura produttiva anche della Puglia e questo influisce sull evoluzione del mercato del lavoro anche femminile. Chi sono, come sono, cosa fanno oggi le donne pugliesi? In Puglia le donne sono poco più di , il 51% degli abitanti. Entro il 2020, i bambini e i ragazzi al di sotto dei 19 anni, sommati agli adulti oltre i 65 anni, determineranno una quota crescente di popolazione che graverà sulle classi di età intermedie, richiedendo cure tradizionalmente in capo alla componente familiare femminile. Dunque, nonostante il calo della natività, quello delle donne continuerà inevitabilmente a configurarsi come un ruolo di caregiver, comportando verosimilmente una sempre maggiore problematicità nella conciliazione dei tempi famiglia-lavoro. Emancipazione fa rima con istruzione. Anche in Puglia nel corso dell ultimo decennio, le leve più giovani tra le donne hanno cercato di investire consapevolmente o inconsapevolmente, perché seguendo scelte familiari nella propria istruzione, cioè nella qualificazione del capitale umano. Uno sguardo alle statistiche sulla qualificazione della forza lavoro rivela che nel 2008 in Puglia le donne con un dottorato, una laurea o un diploma universitario erano l 8,9% della popolazione femminile, la stessa percentuale dei colleghi maschi sulla popolazione maschile. Il numero di donne diplomatesi in Puglia (l 80,5% delle diciannovenni) era di molto superiore a quello dei colleghi maschi (72%). Si registrava infine un fenomeno di progressivo 1

2 adeguamento della domanda di formazione specialistica all offerta del mercato del lavoro, che qui si sta gradualmente spostando verso gli ambiti scientifico-tecnologici, come testimonia il crescere delle laureate nelle discipline scientifiche. Le donne rappresentano, infatti, solo il 33,7% degli occupati e ben il 41,6% dei disoccupati. Un dato che deve far riflettere è quello che riguarda specificamente le giovani donne tra i 15 e i 29 anni che non sono attualmente inserite in percorsi formativi, né di lavoro e che nel 2010 hanno superato quota 111 mila, cioè, drammaticamente, il 30,4% delle giovani di quella classe di età. È la generazione NEET (Not in Employment, Education or Training), che rappresenta uno dei banchi di prova delle politiche di sviluppo del nostro Paese e dei suoi territori regionali ed una forte criticità rispetto alla prospettiva di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva è l obiettivo della Commissione Europea nella Strategia Europa Il 70% dei lavoratori con un contratto a tempo parziale è costituito da donne, mentre la stragrande maggioranza delle occupate (l 82%) lavora nel terziario, il 9,8% nell industria e l 8,3% in agricoltura. Questi dati delineano una chiara correlazione tra la presenza femminile e la crescita del settore dei servizi, l unico settore che fatta eccezione per gli ultimi due anni ha registrato un incremento continuo del valore aggiunto prodotto (servizi 76%; industria 21%; agricoltura 3%). A dimostrazione del fatto che le donne rappresentano un enorme potenziale inespresso e, parallelamente, una preziosa risorsa per lo sviluppo. Soffermandoci sulla presenza femminile in agricoltura, la Puglia si configura come la prima regione italiana per numero di donne occupate, 113mila. Qui, nel 2007, il 31,6% dei conduttori era costituito da donne (contro una media nazionale del 30,1%). Tuttavia, dal 2000 al 2007, la percentuale di imprenditrici agricole sotto i 40 anni è diminuita vistosamente (dal 3,7 all 1,1%), mentre è aumentata in maniera importante la manodopera giovane di sesso femminile (pari al 12,2%). Solo il 5,7% dei capi azienda con laurea o diploma, però, sono donne. Anche per le aree rurali, dunque, diventano centrali le politiche di qualificazione delle risorse umane e di redistribuzione in maniera più equa del carico di lavoro tra uomini e donne, in modo da consentire anche alle addette all agricoltura di migliorare le proprie competenze nell arco di tutta la vita lavorativa e di conciliare meglio i tempi della famiglia e quelli del lavoro. Deve far riflettere, poi, il dato della progressiva diminuzione delle donne coinvolte in processi di ricambio generazionale alla guida delle imprese di famiglia, da mettere anche in relazione a fenomeni di emancipazione delle giovani donne, che sempre più preferiscono destini professionali diversi da quelli in abito agricolo o semplicemente impegni lavorativi nello stesso ambito, ma fuori dal contesto familiare. Prendono, infatti, sempre più piede le occasioni di lavoro offerte da attività in qualche modo connesse a quella agricola e che richiederebbero percorsi formativi ad hoc, quali, ad esempio, l agriturismo o le fattorie didattiche. Su queste nuove capacità imprenditoriali e sul nuovo ruolo delle donne in agricoltura si sta giocando anche in Puglia lo sviluppo delle attività agricole in senso più ampio. Se oggi la Puglia è la locomotiva del Mezzogiorno è perché qui stiamo sperimentando, da oltre un quinquennio, la costruzione di un ecosistema dell innovazione, in grado di determinare la crescita di un indice di sviluppo sostenibile e di benessere diffuso. Il varo di una nuova edizione della Strategia regionale per l innovazione (2009) ha come obiettivo primario quello di rendere la Puglia una regione competitiva nell economia globale della conoscenza, attraverso una strategia basata sull innovazione e sull uso intensivo della conoscenza nel contesto socio-economico. Il sistema regionale oggi può contare su 5 università, Enti Pubblici di Ricerca (CNR, ENEA) e numerosi centri di ricerca, parchi scientifici e tecnologici, consorzi di ricerca pubblico-privati e un totale di 6mila ricercatori. Per il periodo , la Puglia ha 2

3 complessivamente programmato investimenti in R&I per 1,8 miliardi di Euro, di cui 581 milioni di euro in R&I per la competitività. In questo quadro, l ARTI, l Agenzia Regionale per la Tecnologia e l Innovazione creata nel 2004 dalla Regione Puglia quale strumento principale per realizzare gli obiettivi specifici della Strategia regionale, si occupa di attuare, monitorare e valutare, su incarico della Regione, progetti, iniziative e misure che coinvolgono le tematiche e gli attori dell innovazione e della ricerca. Lo fa seguendo le priorità settoriali dettate dalla Strategia (biotecnologie e scienze della vita, agroalimentare, tecnologie per l energia e l ambiente, aerospazio, meccanica e meccatronica, nuovi materiali e nanotecnologie, ICT, logistica e tecnologie per i sistemi produttivi e beni culturali). La Regione intende essere di per sé un fattore di innovazione, promuovendo intensamente la pratica della integrazione e delle reti, che ha incominciato a scardinare la cultura delle distinte visioni, contrapposizioni, sovrapposizioni, e la concentrazione di aiuti pubblici, non più distribuiti a pioggia ma usati, invece, come volano per ulteriore sviluppo. Le nuove politiche industriali si basano dunque su un sistema dell'innovazione inteso come modello di relazioni efficaci tra sistema produttivo, sistema scientifico e della formazione, sistema istituzionale; in questo contesto, particolare rilevanza assumono le azioni per la qualificazione delle risorse umane, tra cui quelle che mirano ad aumentare l occupazione femminile e a ridurre il divario di genere in ambito tecnicoscientifico (PO FSE ). Queste politiche confluiscono in una articolata architettura normativa di cui la Regione Puglia si è dotata nell ultimo quinquennio: si tratta di politiche mirate, che non sono solo politiche di genere, ma che sempre più spesso trovano nella lotta al gender gap uno degli scenari imprescindibili di riferimento. Prima regione in Italia, la Puglia si è dotata di una norma organica sulle politiche di genere e sulla conciliazione vita-lavoro: la legge del 2007 Norme per le politiche di genere e i servizi di conciliazione vitalavoro in Puglia, che introduce il tema dell universalità dell esercizio dei diritti di cittadinanza di donne e uomini e dell equità nella distribuzione delle risorse, dei poteri e delle responsabilità tra i generi e tra le generazioni. L obiettivo è quello di integrare la dimensione di genere nella programmazione, attuazione e valutazione delle politiche di sviluppo per garantire la piena partecipazione delle donne alla vita politica, economica, sociale, culturale e civile dei territori quale fattore di democrazia sostanziale. In coerenza con questi indirizzi, il Piano regionale delle Politiche Sociali individua alcuni obiettivi specifici, tra cui: promuovere la realizzazione di Piani dei Tempi e degli Spazi in ogni Ambito Territoriale, per favorire l organizzazione dei servizi pubblici e privati, i servizi di mobilità, le esigenze di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle famiglie, ed in particolare delle donne, e la condivisione del lavoro di cura familiare tra uomini e donne; migliorare l accesso al lavoro e l avanzamento delle donne nell occupazione, rendendo più accessibili servizi e prestazioni sociali che favoriscano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro; potenziare la rete di strutture e servizi per la prevenzione ed il contrasto dello sfruttamento, della tratta e della violenza di donne; incentivare la realizzazione di iniziative di mutuo-aiuto, quali le Banche del Tempo; promuovere i Patti Sociali di genere quali accordi territoriali interistituzionali per sperimentare formule di organizzazione dell orario di lavoro nelle pubbliche amministrazioni e nelle imprese private. Sullo specifico fronte delle politiche agricole, il Programma di Sviluppo Rurale FEASR , varato nel 2008, prevede tra i propri obiettivi specifici quello di favorire l ingresso delle donne nel mercato del lavoro agricolo e di migliorare il livello di conoscenze e competenze professionali e imprenditoriali degli operatori 3

4 locali. È previsto un criterio di priorità a favore delle donne in tutte le misure dell Asse III del Piano, con interventi di diversificazione (negli ambiti del turismo, attività ricreative, servizi ambientali e servizi di servizi essenziali alla popolazione rurale), che permetterebbero alle donne che già operano da familiari in azienda di sviluppare una propria attività ed un proprio reddito integrativo. È importante notare come il Piano preveda un sistema di monitoraggio e valutazione delle azioni sensibile al genere, che cioè rilevi il livello di raggiungimento degli obiettivi di parità. Gli sforzi finanziari e organizzativi che la Regione Puglia, nonostante la crisi che ne condiziona le prospettive di crescita,- sta mettendo in atto sul fronte del recupero di competitività e dell innesco di occupazione stabile sono confluiti nel Piano Straordinario per il Lavoro varato dal Presidente Nichi Vendola nel gennaio 2011, con l obiettivo di favorire l integrazione delle programmazioni in corso e degli strumenti operativi a sostegno delle misure di contrasto alla contrazione del mercato del lavoro e di rilancio degli investimenti e dell occupazione. Il Piano è assolutamente in linea con gli obiettivi prioritari della Strategia Europa Parte significativa e trasversale nell insieme delle misure che lo compongono è la considerazione delle donne quale risorsa essenziale per lo sviluppo: lo stesso futuro delle politiche regionali della Puglia passa per un ruolo potenziato delle donne. Il Piano prevede numerose misure, che rispondono alla necessità di affiancare interventi diretti a favorire l ingresso e il reinserimento professionale delle donne nel mercato del lavoro (dipendente, autonomo o imprenditoriale) ad azioni per consolidare e sviluppare servizi integrati (conciliazione, cura, sostegno sociale) e ad interventi di sostegno al reddito e di promozione di modalità di lavoro che favoriscano la conciliazione vita-lavoro come il part-time. Su una dotazione finanziaria complessiva di 340 milioni di euro, il Piano destina alle azioni dirette a favore del lavoro femminile una quota del 10%. Queste ultime, in dettaglio mirano a: favorire l accesso qualificato al mercato del lavoro di donne disoccupate, anche puntando sul talento autonomo e imprenditoriale; migliorare la permanenza nel mercato del lavoro e le occasioni di carriera di donne occupate; ridurre i divari di genere e promuovere la conciliazione vita-lavoro per migliorare le condizioni di lavoro delle donne. Il target delle azioni destinate a nuova occupazione e alla salvaguardia dell occupazione femminile è di oltre donne. Ma numerose sono le altre azioni incluse nel Piano e che coinvolgono trasversalmente le donne. Tra quelle che stanno riscuotendo maggior successo, vi è senza dubbio la Dote occupazionale, un incentivo nella misura del 50% alle imprese che assumano a tempo indeterminato: finanziata con 20 milioni di euro, ha come destinatari le PMI e i consorzi che assumano disoccupati da almeno 6 mesi, inoccupati, donne, immigrati. Il target iniziale è di assunzioni. Altra misura che impatta sulla qualificazione del capitale umano, è Ritorno al futuro, che prevede la concessione di borse di studio a brillanti laureate e laureati pugliesi disoccupati o inoccupati, per la frequenza di master post lauream in Italia e all estero. Un sistema analogo di potenziamento delle competenze professionali, ma destinato a 500 soggetti occupati o cassintegrati sia laureati che diplomati, ispira la misura Alta formazione, finanziata con 3 milioni di euro, che prevede voucher per la frequenza di master e corsi di specializzazione. Sul fronte dell innovazione, un gruppo di misure mira a creare e consolidare posti di lavoro ad alta intensità di conoscenza per i giovani e i ricercatori pugliesi, attraverso azioni destinate a promuovere la ricerca ed il trasferimento tecnologico, partnership tecnologiche pubbliche e private, l autoimpiego ed il distacco di personale altamente qualificato. Alcune di queste azioni sono gestite proprio dall ARTI. Le principali riguardano: 4

5 i voucher per la nascita e il consolidamento di spin off da ricerca nei settori prioritari individuati nella Strategia regionale per l Innovazione; si tratta di un azione inclusa nel più ampio Progetto ILO gestito dall ARTI, che sino ad oggi ha consentito, tra l altro, la nascita di 16 nuove imprese innovative da ricerca e il consolidamento di ulteriori 18 imprese già costituite; l edizione 2011 della Start Cup Puglia, la competizione regionale che premia le migliori idee di impresa innovativa e che dal 2008 ha visto la partecipazione di 127 compagini, con una presenza media di donne del 32,7%; l azione Innovazione per l Occupabilità, di prossimo avvio, che mira a rafforzare le competenze dei giovani pugliesi disoccupati o inoccupati, in accordo con i bisogni di conoscenza e innovazione delle imprese e dei distretti produttivi regionali, per favorire l inserimento lavorativo o la creazione di nuova imprenditorialità. Ulteriori azioni sono state concepite a supporto delle piccole imprese innovative di nuova costituzione o già operative, delle imprese che assumono giovani ricercatori, della formazione di manager e imprenditori, di dottorati e borse di ricerca. La strategia di empowerment della componente femminile della società passa, dunque, per una maggiore istruzione, più life-long learning, un maggiore accesso alle tecnologie abilitanti: tutte chiavi per ridurre il gender gap salariale; ma anche strumenti per determinare un mutamento nelle abitudini mentali e culturali di un territorio. Accanto ad essi, grande rilevanza va riconosciuta alla costruzione di reti tra donne imprenditrici, donne innovatrici, nonché tra donne policy-maker. La dimensione di rete trans-nazionale, poi, favorendo lo scambio di esperienze, accelera i processi di mutuo apprendimento di buone prassi. Grazie alle politiche trasversali messe in campo negli ultimi anni, in Puglia oggi le donne possono ambire ad allargare i propri spazi di cittadinanza nel sociale e nel tessuto economico, nell iniziativa imprenditoriale e in famiglia, nelle attività agricole e nel terziario, dal momento che il modello sociale pugliese che sta prendendo forma ha come principali punti di forza l integrazione tra le politiche settoriali (economiche, sociali, sanitarie, giovanili, della formazione, del lavoro) e la perfetta coerenza tra queste e gli obiettivi Europei più avanzati in materia di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Come saranno le donne pugliesi nel 2020? Ci piace pensare, in conclusione, che potrebbero essere donne più colte, più occupate, più protette, più integrate e, dunque, più felici. La Puglia è oggi una terra di sperimentazione di questo modello di sviluppo sociale, pur tra le mille difficoltà e le costrizioni di politiche bilancio imposte da un situazione di crisi economica internazionale e da scelte di politica finanziaria nazionali, che troppo spesso rischiano di ridurre l impatto potenzialmente travolgente di questa nuova architettura normativa del benessere collettivo. Anche in questo momento di snodo, le donne potrebbero giocare un ruolo decisivo (in politica, in economia, nella ricerca, nell amministrazione pubblica) nel farsi carico in prima persona di rendere possibili le cose, di fare della Puglia un mondo nuovo. 5

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