PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE

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1 Gruppo Consiliare Forza Italia Consiglio regionale della Toscana Proposta di Legge n. 115 Prot. n. 9342/2.6 del Firenze, il 19 luglio 2006 Al Presidente del Consiglio Regionale SEDE PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE Strumenti di competitività per le imprese e per il territorio della Regione Toscana Di iniziativa dei seguenti consiglieri: Alberto Magnolfi Maurizio Dinelli Anna Maria Celesti Angelo Pollina Alessandro Antichi Stefania Fuscagni Rossella Angiolini Paolo Marcheschi Piero Pizzi Paolo Bartolozzi Via Cavour 2, Firenze Tel Fax

2 RELAZIONE INTRODUTTIVA Nell ultimo decennio l affermarsi sullo scenario economico mondiale dei paesi asiatici ed il loro repentino processo di industrializzazione ha portato a notevoli cambiamenti in merito alla divisione internazionale del lavoro. Ne è seguita una ridefinizione del sistema dei prezzi relativi alle materie prime, dei beni manufatti finali e di quelli intermedi. Tale fenomeno ha avuto pesanti conseguenze per i paesi non appartenenti all area di nuova industrializzazione dell Asia, capaci quest ultimi di assorbire la maggior parte della crescita del commercio mondiale. La Toscana, anche a causa di alcune caratteristiche particolari del proprio modello economico, ha risentito pesantemente del cambiamento avvenuto a livello mondiale ed ha dovuto registrare una tendenziale diminuzione di competitività e la conseguente perdita di proprie quote sul commercio nazionale e mondiale. Per affrontare al meglio le nuove sfide che ci vengono poste dal nuovo assetto dell economia mondiale occorre necessariamente che la Toscana si adegui alla situazione creatasi. La globalizzazione ci impone di agire in un contesto in continuo mutamento che pone domande pressanti e richiede risposte immediate. Occorrono pertanto strumenti agili e flessibili per perseguire l obiettivo di aumentare la competitività e recuperare la propria quota di mercato. La normativa regionale in materia di attività produttive, vecchia di oltre 6 anni, non è in grado di far fronte ad una dinamica sempre più accelerata, globalizzata ed aggressiva della competizione tra sistemi territoriali ed economici. Per aprirsi al confronto competitivo internazionale occorre tener presente le peculiarità della maggioranza delle nostre imprese. La piccola dimensione e la scarsa attitudine ad interagire comportano necessariamente una ridotta managerialità e livelli di investimento in innovazione estremamente bassi. L intervento normativo della Regione deve essere volto a fornire alle imprese gli strumenti necessari affinché tali caratteristiche non siano alla fine un impedimento per competere sul mercato globale. La pubblica amministrazione deve fare a riguardo la propria parte. La burocrazia della Regione e dei vari enti locali è ancora vista con diffidenza dalle imprese. Molte volte a ragione. Il percorso delle procedure che le imprese devono affrontare deve essere drasticamente snellito, tale da non porre in essere una penalizzazione per le stesse. Il compito dell amministrazione pubblica non deve limitarsi ad una politica poco più che assistenziale, ma deve trasformarsi in una parte fondamentale della spinta competitiva del sistema imprenditoriale. Contributi a pioggia hanno già dimostrato le proprie debolezze quando le risorse erano disponibili. Adesso che i conti pubblici e quelli di molte aziende sono alla corda, qualsiasi intervento diffuso risulterebbe essere privo di ogni efficacia, in quanto non riuscirebbe a fungere da motore per l economia ed inibirebbe la capacità del territorio di attrarre investimenti. Ciò che invece le imprese chiedono alla pubblica amministrazione per essere tangibile ed efficace, sono rapidità e semplicità. Il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione deve essere più fluido, veloce e semplice. Alle sfide e necessità di oggi occorre rispondere oggi, non domani. La proposta di legge vuole essere in grado di rispondere a tutte queste esigenze. Attraverso uno strumento normativo radicalmente innovativo si vuole costruire una struttura portante sulla quale si sia in grado di sviluppare una strategia d azione capace di poter affrontare velocemente le molteplici sfide economiche dei nostri giorni. La competitività non si impone con le leggi o attraverso provvedimenti amministrativi o settoriali, ma con la messa a disposizione delle imprese degli strumenti necessari per raggiungerla. La proposta di legge non dà risposte, ma la capacità di rispondere. Essa non contiene le solite pedanti norme descrittive e procedurali, ma definisce una scatola di montaggio, una ossatura fondamentale grazie alla quale è possibile

3 realizzare una molteplicità di azioni, finanziarie e non, in una molteplicità di campi d azione in cui la Regione vorrà intervenire a sostegno della competitività del sistema produttivo toscano. La proposta di legge fornisce strumenti immediatamente operativi. La normativa comunitaria impone infatti la notifica preventiva di ogni azione destinata alle imprese. Se la proposta di legge comprendesse un elenco minuzioso delle procedure, la sua attuazione dovrebbe essere subordinata all esito dell esame comunitario sull intero testo, operazione che potrebbe protrarsi per mesi e bloccarsi ad ogni singola contestazione. La struttura innovativa della proposta di legge rende invece immediatamente operativo il testo, quale schema di riferimento per le azioni non finanziarie o in de minimis, permettendo in tal modo una più semplice e rapida notifica comunitaria delle singole azioni che verranno approvate con singola delibera da parte della Giunta regionale e che verranno quindi rese autonomamente operative. La proposta di legge permette infine di enfatizzare la competenza del Consiglio regionale rispetto al quadro normativo attuale. Anche se il testo esplicita la competenza della Giunta nella definizione operativa delle singole misure d intervento, si specifica altresì che sarà comunque il DPEF a definire i temi e le priorità d intervento delle azioni, aggiornandone gli orientamenti e quindi gli ambiti e gli strumenti con cui agire in relazione al mutare delle condizioni di contesto. PRESENTAZIONE DELL ARTICOLATO L art. 1 determina le aree di intervento attraverso le quali la Regione promuove la competitività del sistema economico toscano. In tal modo si individuano con precisione l ambito e gli obiettivi della politica industriale della Regione. Tali obiettivi sono: valorizzazione delle risorse umane, ricerca ed innovazione, imprenditorialità, mercato ed internazionalizzazione, gestione delle crisi, competitività del territorio e sostenibilità dello sviluppo. L art. 2 definisce le seguenti tipologie di strumenti: politiche fiscali volte ad una riduzione del carico fiscale nell ambito di un tetto annuo massimo definito dal bilancio regionale; migliore accesso al credito, con sostegno al sistema dei Confidi e della patrimonializzazione delle imprese; agevolazioni, con sostegno agli investimenti, alla ricerca e all innovazione nonché all accesso ed offerta di servizi; finanza innovativa attraverso lo sviluppo di fondi di investimento da parte della Regione, da attuare anche attraverso Fidi Toscana; strumenti promozionali di sensibilizzazione e comunicazione. L art. 3 definisce le modalità di attuazione della legge. L attuazione può avvenire attraverso specifici accordi con enti locali, enti e società a partecipazione regionale, autonomie funzionali, associazioni di categoria, o direttamente da parte della Regione od anche aderendo ad iniziative locali ed imprenditoriali.vengono altresì definite le modalità attraverso le quali la Giunta sottopone annualmente al Consiglio le indicazioni prioritarie per lo sviluppo delle azioni previste dalla legge e le modalità per la valutazione dell impatto delle azioni condotte. L art. 4 introduce la figura del distretto funzionale, ovvero una libera aggregazione di imprese che, all interno dei tradizionali distretti territoriali già esistenti, cooperano in modo intersettoriale. Tale aggregazione si sviluppa come integrazione dell offerta di beni e servizi da parte di imprese che svolgono attività complementari o comunque connesse. I distretti funzionali vengono riconosciuti dalla Regione e ad essi possono essere affidati rilevanti compiti nella gestione di funzioni regionali a favore delle imprese associate. Ad essi possono inoltre essere affidati tra l altro anche funzioni dirette di promozione dello sviluppo delle imprese aderenti nonché di relazione con la pubblica amministrazione.

4 Gli artt. 5 e 6 prevedono misure di semplificazione burocratica particolarmente significative che troveranno applicazione in diversi ambiti. I procedimenti amministrativi in tema di attività economiche a carattere vincolato vengono per esempio sostituiti con dichiarazioni di conformità o regolarità degli interventi ed attività da parte del loro titolare. Le procedure per l iscrizione all Albo delle imprese artigiane vengono radicalmente semplificate attraverso procedure dichiarative automatiche. Viene assicurato l accesso informatico alle procedure regionali nonché il raccordo e l interoperabilità fra le banche dati pubbliche sulle imprese. Il procedimento di Sportello Unico è definito in tempi certi, trascorsi i quali trova applicazione l istituto del silenzio-assenso con conseguente implicita autorizzazione all attività. L art. 7 è la norma finanziaria del provvedimento. INDICE Art. 1 Obiettivi Art. 2 Strumenti Art. 3 Attuazione Art. 4 Distretti funzionali Art. 5 Semplificazione dei rapporti Art. 6 Semplificazione delle procedure Art. 7 Norma finanziaria Art. 1 Obiettivi

5 1. La Regione, in conformità alle disposizioni comunitarie e nell ambito delle potestà e delle competenze regionali di cui al titolo V della parte II della Costituzione, persegue la crescita competitiva del sistema imprenditoriale della Toscana e del contesto territoriale e sociale che lo accoglie e lo alimenta, con i seguenti obiettivi: a) Sviluppo del capitale umano rispetto al quale la Regione promuove e sostiene: - l orientamento e lo sviluppo delle capacità professionali; - la valorizzazione delle risorse professionali; - l impiego ottimale delle capacità e delle risorse professionali; - la promozione dei livelli di eccellenza nella formazione professionale e in generale nella centralità delle risorse umane. b) Ricerca ed innovazione rispetto al quale la Regione promuove e sostiene: - i processi di ricerca, con una particolare attenzione al capitale umano, favorendo la crescita delle capacità innovative nei settori dell alta tecnologia ed in quelli tradizionali; - la ricerca applicata, l innovazione tecnologica ed il trasferimento tecnologico; - lo sviluppo precompetitivo e l innovazione organizzativa. c) Imprenditorialità rispetto al quale la Regione promuove e sostiene: - la creazione di nuove imprese; - lo sviluppo ed il consolidamento patrimoniale e finanziario delle imprese; - il supporto alle scelte dimensionali delle imprese ed il rafforzamento delle reti di condivisione. d) Mercato ed internazionalizzazione rispetto al quale la Regione promuove e sostiene: - la capacità delle imprese di sviluppare i propri orizzonti e spazi di mercato; - l internazionalizzazione del sistema imprenditoriale; - la tutela della proprietà intellettuale e la sensibilizzazione dei consumatori. e) Gestione delle crisi rispetto al quale la Regione promuove e sostiene: - il monitoraggio e la prevenzione del generarsi di crisi singole o di settore; - il recupero dell attività imprenditoriale e dell occupazione; - la riconversione imprenditoriale ed occupazionale. f) Competitività del territorio rispetto al quale la Regione promuove e sostiene: - lo sviluppo delle reti infrastrutturali e logistiche, telematiche ed energetiche; - lo sviluppo di parchi tecnologici e l insediamento delle imprese; - l attrazione di investimenti ed iniziative imprenditoriali; - un forte impulso alla liberalizzazione dei servizi pubblici. g) Sostenibilità dello sviluppo rispetto al quale la Regione promuove e sostiene: - l uso ottimale delle risorse ambientali e territoriali;

6 - la riduzione degli impatti ambientali; - lo sviluppo della responsabilità sociale e della funzione sociale delle imprese.

7 Art. 2 Strumenti 1. Gli obiettivi di cui all articolo 1 sono perseguiti con l utilizzo delle seguenti tipologie di strumenti: a) Politiche e strumenti fiscali Tali strumenti consistono nella riduzione del carico fiscale di pertinenza regionale gravante sulle imprese, attuata in forma complementare o alternativa agli strumenti di cui alle successive lettere nell ambito delle azioni di cui alla presente legge. A tale riguardo, nell ambito della legge finanziaria viene determinato il tetto complessivo di sgravio annuo ammissibile rispetto alle entrate regionali previste, nonché le tipologia di azioni cui tale strumento è applicabile. b) Accesso al credito Tali strumenti consistono in interventi di facilitazione dell accesso al credito da parte delle imprese, anche attraverso il potenziamento, nei limiti della disciplina comunitaria, degli interventi di garanzia ed il rafforzamento e la riorganizzazione degli attuali strumenti, nonché mediante nuovi modelli di intervento regionale. c) Agevolazioni Tali strumenti consistono in incentivi, contributi, agevolazioni, voucher, sovvenzioni ed altre forme di beneficio destinate a sostenere: 1 Investimenti per il sostegno agli investimenti in beni materiali ed immateriali, alla qualificazione dei servizi ed agli investimenti finanziari destinati alla riqualificazione del debito, alla patrimonializzazione ed allo sviluppo delle imprese. 2 Ricerca ed innovazione per la promozione ed il sostegno di attività e programmi di trasferimento di conoscenze, ivi compreso il sostegno all acquisizione di nuove tecnologie, nonché di azioni di particolare rilevanza nel campo delle tecnologie a carattere pervasivo nell'ampliamento della base tecnologica dei prodotti, nell interazione tra settori ad alta tecnologia e settori tradizionali, nelle nuove prestazioni di prodotto e di processo e l innovazione organizzativa e commerciale. 3 Accesso ai servizi per il sostegno all acquisto o all accesso a servizi, prestazioni e risorse professionali nel campo della ricerca, dell innovazione, dell organizzazione, dell internazionalizzazione, della finanza d impresa, della formazione, delle conoscenze. 4 Offerta di servizi per il sostegno alla produzione di servizi ed al miglioramento della qualità e del contenuto degli stessi escludendo l intervento diretto della Regione nell offerta di servizi e nel sostegno al finanziamento di società di servizi. d) Finanza innovativa Tali strumenti consistono nella costituzione e sviluppo di fondi di investimento in capitale di rischio, da parte della Regione, attraverso Fidi Toscana spa ed altri soggetti terzi specializzati destinati a sostenere iniziative imprenditoriali di peculiare rilevanza, specificamente orientate allo sviluppo d impresa ed aventi positive ripercussioni sul sistema imprenditoriale.

8 e) Promozione Tali strumenti consistono in iniziative di sensibilizzazione e comunicazione nonchè in premi ed altre forme non finanziarie volte a riconoscere e far conoscere le migliori pratiche e le realtà imprenditoriali di eccellenza nei diversi settori dell economia toscana.

9 Art. 3 Attuazione 1. La Giunta regionale, anche attraverso gli enti, aziende, agenzie ed altri organismi pubblici dipendenti e le società a partecipazione regionale, dà attuazione alla presente legge mediante lo sviluppo di azioni determinate dall applicazione degli strumenti di cui all articolo 2 in relazione agli obiettivi di cui all articolo 1, come di seguito: a) stipulando specifici accordi con gli enti locali, le Camere di commercio in quanto istituzionalmente preposte allo sviluppo delle economie locali, le organizzazioni imprenditoriali riconosciute come diretta rappresentanza delle imprese associate. Tali accordi dovranno: 1. privilegiare la collaborazione tra soggetti territoriali ed organizzazioni ed ottimizzare i vantaggi per i destinatari delle azioni; 2. favorire il concorso di risorse addizionali; b) attuando direttamente le azioni, definendo per ognuna le specifiche modalità e strumento d intervento, le categorie di destinatari e le modalità per la valutazione di efficacia delle azioni stesse in termini di: 1. impatto sulla competitività del destinatario e del sistema socio-economico; 2. effetti occupazionali; 3. altri effetti e parametri correlati alla specificità dell azione; c) aderendo alle proposte di cui al comma Le indicazioni prioritarie per lo sviluppo delle azioni sono proposte annualmente dalla Giunta regionale, dopo aver esperito un confronto con le istanze associative degli enti locali della toscana e con i rappresentanti dei soggetti economici e sociali regionali, come previsto dalla normativa regionale in materia di programmazione, e sono sottoposte all approvazione del Consiglio regionale nell ambito del Documento di programmazione economica e finanziaria (DPEF), di cui alla legge regionale 11 agosto 1999, n. 49 (Norme in materia di programmazione regionale). 3. La Giunta regionale presenta semestralmente alla commissione consiliare competente, che ne riferisce all Aula, una relazione contenente: a) l analisi congiunturale e del posizionamento competitivo del sistema produttivo toscano, riferito all ambito europeo, anche sulla base delle attività di monitoraggio della congiuntura e dell evoluzione strutturale svolte congiuntamente al sistema camerale toscano e all Istituto per la programmazione economica della Toscana (IRPET); b) la valutazione dell impatto delle azioni regionali condotte, specificando: 1. le dotazioni finanziarie assegnate ed impiegate; 2. gli strumenti d intervento e le procedure adottate; 3. il numero e la tipologia dei beneficiari ed il volume e la tipologia degli investimenti attivati; 4. la valutazione di efficacia delle azioni e l opportunità di correttivi. 4. Gli enti locali, le organizzazioni rappresentative delle imprese, le camere di commercio ed il loro sistema regionale e le parti sociali, con priorità alle iniziative collaborative, possono proporre alla Giunta regionale programmi di sviluppo della competitività locale che comportino l attivazione di azioni attuabili in forza della presente legge e che presentino le seguenti caratteristiche: a) rilevanza dei risultati attesi e capacità di conseguirli nel programma proposto;

10 b) equilibrio del rapporto tra impegni e risultati; c) addizionalità di risorse anche private attivabili; d) governabilità dei processi di sviluppo ed attuazione dei programmi. 5. Per l attuazione di tali programmi, la Regione può prevedere l intervento dell Agenzia di Promozione economica della Toscana (APET) di cui alla legge regionale 28 gennaio 2000, n. 6 (Costituzione dell Agenzia di Promozione economica della Toscana (APET). 6. Le azioni a valenza finanziaria a beneficio delle imprese di cui alla presente legge sono attuate nel rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di stato, previa comunicazione di applicazione del regolamento di esenzione o notifica alla Commissione Europea nei casi e nei modi prescritti.

11 Art. 4 Distretti funzionali 1. Nell ambito dei distretti industriali previsti dalle disposizioni regionali vigenti di cui alla Deliberazione del Consiglio regionale 21 febbraio 2000, n. 69, adottata ai sensi dell articolo 36 della legge 5 ottobre 1991, n. 317 (Interventi per l innovazione e lo sviluppo delle piccole imprese), ed intesi come sistemi produttivi monosettoriali caratterizzati da un elevata concentrazione di piccole e medie imprese industriali e manifatturiere con forti relazioni di filiera produttiva, sociali ed istituzionali, la Regione riconosce la libera aggregazione di imprese che cooperano in modo intersettoriale e che sia finalizzata alla crescita collaborativa attraverso lo sviluppo di interazioni rivolte alla condivisione di risorse e conoscenze, all innovazione, all internazionalizzazione, all organizzazione, alla logistica. 2. Tali ulteriori aggregazioni sono denominate distretti funzionali; ad essi possono aderire liberamente le imprese industriali e manifatturiere, artigianali e commerciali, secondo affinità a carattere tematico/settoriale, territoriale o congiunto, ovvero altro specifico legame di correlazione esplicitamente espresso, nel numero minimo di almeno dieci imprese. 3. Nell ambito delle competenze e delle azioni regionali rivolte alla competitività, i distretti funzionali possono, in particolare: a) promuovere lo sviluppo di programmi ed azioni destinati prioritariamente allo sviluppo dell innovazione e dell internazionalizzazione delle imprese aderenti, nonchè di servizi di sviluppo aziendale, anche a carattere logistico, al sistema distrettuale ed alla sostenibilità ambientale, con particolare riferimento ai crediti ambientali, alla riduzione delle emissioni inquinanti ed al risparmio energetico; b) presentare, a nome del distretto ovvero delle imprese associate singole o aggregate, richieste di accesso ad interventi di agevolazione previsti dalle leggi regionali, nazionali o da disposizioni comunitarie gestite dalla Regione, nonché operare presso gli Sportelli unici per le imprese relativamente a procedimenti amministrativi delle imprese associate; c) stipulare apposite convenzioni, con Istituti di Credito ed intermediari finanziari vigilati, volte alla prestazione di garanzie relativamente alle quote di contributo soggette a rimborso attribuite alle imprese aderenti; d) accedere, per conto delle imprese associate, alle informazioni contenute nelle banche dati aderenti al sistema informativo di cui all articolo 5, comma 5. e) promuovere lo sviluppo di azioni a carattere interregionale a sostegno di azioni di filiera sovraregionali nel campo dell innovazione e dell internazionalizzazione. f) promuovere iniziative per la riconversione produttiva ed occupazionale nei casi di crisi interne ed esterne al distretto, a tal fine orientando e coordinando l intervento delle imprese aderenti. 4. A sostegno dello sviluppo dei distretti funzionali, la Regione: a) promuove, attraverso Fidi Toscana spa ed altri soggetti terzi specializzati, la costituzione di fondi di investimento in capitale di rischio ed altri specifici strumenti finanziari, anche con l apporto di soggetti pubblici e privati, finalizzati a sostenere lo sviluppo competitivo delle imprese distrettuali; b) promuove le iniziative volte all accertamento dei presupposti che consentono l accesso ad agevolazioni ed incentivi tributari e contributivi anche a livello nazionale ed all espletamento degli adempimenti previsti per la concessione dei relativi benefici.

12 Art. 5 Semplificazione dei rapporti 1. I procedimenti amministrativi preordinati all adozione di provvedimenti per l avvio, lo svolgimento, la trasformazione e la cessazione di attività economiche, nonchè per l installazione, l attivazione, l esercizio e la sicurezza di impianti e l agibilità degli edifici funzionali alle attività economiche, il cui esito dipenda esclusivamente dal rispetto di requisiti e prescrizioni di legge, regolamenti o disposizioni amministrative rientranti nella competenza legislativa regionale, sono sostituiti da una dichiarazione resa dal titolare o dal legale rappresentante dell impresa, che attesti la conformità e la regolarità degli interventi e delle attività. Restano fermi il controllo, la verifica e la vigilanza successivi da parte delle autorità competenti. 2. Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l ambiente, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza e l immigrazione, la salute e la pubblica incolumità, ai casi in cui la normativa comunitaria impone l adozione di provvedimenti amministrativi formali ed ai casi in cui la legge qualifica il silenzio dell amministrazione come rigetto dell istanza. 3. In caso di false attestazioni e di dichiarazioni mendaci ovvero di esecuzione difforme da quanto dichiarato, ferme restando le responsabilità specifiche, la dichiarazione resa è nulla. 4. La Giunta regionale, per i procedimenti amministrativi relativi ad attività economiche a cui non si applicano le disposizioni del comma 1 in quanto richiedono valutazioni a carattere tecnico-discrezionale, ovvero rientranti nelle disposizioni del comma 2, ovvero in quanto richiedono la valutazione di interessi plurimi mediante conferenza di servizi, definisce la modulistica unificata e la standardizzazione procedurale, di requisiti ed allegati, valida per tutte le amministrazioni interessate ai relativi procedimenti. 5. Il procedimento di iscrizione all Albo delle imprese artigiane, disciplinato dalla legge regionale 23 aprile 1988, n. 29 (Commissioni provinciali e commissione regionale per l artigianato- Albo provinciale imprese artigiane- Designazioni dei rappresentanti delle imprese artigiane nelle commissioni provinciali per l artigianato), è sostituito da denuncia di inizio attività del titolare rappresentante dell impresa, contenente il possesso dei requisiti, come da modulistica predisposta dalla Regione, che ne determina automaticamente l iscrizione. Le Commissioni provinciali per l artigianato dispongono accertamenti e controlli e adottano gli eventuali provvedimenti di cancellazione. E fatta salva la facoltà di non avvalersi della procedura semplificata da parte del titolare o rappresentante delle imprese. 6. La Regione, nel rispetto della disciplina sulla protezione dei dati personali, assicura: a) che le procedure regionali che interessano le imprese siano accessibili mediante procedura informatica e con la medesima modalità le imprese ottengano supporto informativo; b) il raccordo e l interoperabilità fra le banche dati pubbliche sulle imprese, a partire dal Registro Imprese presso le Camere di Commercio, allo scopo di costituire il Sistema Informativo Integrato imprese della Regione per: - razionalizzare e semplificare l interfaccia informatica tra imprese e Pubblica Amministrazione; - coordinare l offerta e l opportunità di servizi; - garantire la piena e reciproca consultabilità fra banche dati pubbliche e quelle relative alle imprese, al fine di evitare duplicazioni nei rapporti con la Pubblica Amministrazione; - costituire la banca dati dei contributi fruiti dalle imprese, anche al fine di verificare l efficacia delle politiche pubbliche ed orientarne lo sviluppo.

13 7. Gli enti locali adeguano i propri regolamenti a quanto previsto dal presente articolo, entro novanta giorni dall entrata in vigore della presente legge. 8. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano ai procedimenti riguardanti l apertura o la modificazione delle medie e grandi strutture di vendita, che restano disciplinati dalla legge regionale 7 febbraio 2005, n. 28 (Codice del Commercio - Testo unico in materia di commercio in sede fissa, su aree pubbliche, somministrazione di alimenti e bevande, vendita di stampa quotidiana e periodica e distribuzione di carburanti.) e dai provvedimenti attuativi dello stesso.

14 Art. 6 Semplificazione delle procedure 1. Fatto salvo quanto previsto all articolo 5, tutti i procedimenti amministrativi inerenti le attività economiche, fanno capo allo Sportello unico per le attività produttive di cui all articolo 24 del Decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del Capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59); laddove questo non sia ancora attivo, le relative funzioni sono assolte dal competente ufficio comunale. 2. La domanda di avvio del procedimento è presentata allo Sportello unico. Entro quindici giorni lavorativi dal ricevimento della richiesta l ufficio chiede l integrazione della documentazione mancante o incompleta; decorso tale termine la domanda si intende correttamente presentata. 3. Qualora lo Sportello unico chieda integrazioni nei termini di cui al comma 2, queste devono pervenire entro il termine perentorio di quindici giorni lavorativi dalla richiesta. 4. Verificata positivamente la completezza della documentazione, lo Sportello unico: a) nel caso la procedura non preveda l acquisizione di atti esterni alla Amministrazione comunale, adotta entro quindici giorni lavorativi il provvedimento finale; b) nel caso la procedura preveda l acquisizione di pareri e autorizzazioni esterni alla Amministrazione, entro quindici giorni convoca conferenza di servizi da svolgersi in seduta unica entro i successivi quindici giorni. In caso di mancata partecipazione dei soggetti invitati, ovvero in caso di mancata presentazione di osservazioni entro la data di svolgimento della conferenza stessa, i pareri, le autorizzazioni e gli altri provvedimenti dovuti si intendono positivamente espressi, ferma restando la responsabilità istruttoria dei soggetti invitati alla conferenza; 5. Il procedimento è espressamente concluso con provvedimento di: a) approvazione senza prescrizioni, che accoglie l istanza e costituisce titolo per la realizzazione dell intervento; b) approvazione con prescrizioni, quando il progetto necessita di modifiche o integrazioni risolvibili mediante indicazione specifica o rinvio al rispetto della relativa norma. Il provvedimento costituisce titolo per la realizzazione dell intervento alla condizione del rispetto delle prescrizioni poste; c) diniego, che può essere adottato nei soli casi di motivata impossibilità a porre prescrizione al progetto presentato per la presenza di vizi o imperfezioni tecniche insanabili e comporta il rigetto della richiesta. 6. Decorsi quindici giorni dal termine di cui al comma 4, lettera a), ovvero dalla seduta della conferenza di servizi di cui al comma 4 lettera b) senza che sia stato emanato il provvedimento conclusivo, lo stesso si intende acquisito; il prodursi di tale effetto è subordinato al pagamento dei corrispettivi eventualmente dovuti. 7. Restano ferme le procedure previste dalla legge regionale 3 gennaio 2005 n. 1, (Norme per il governo del territorio), quelle afferenti la media e grande distribuzione organizzata ai sensi della l.r. 28/2005, nonché le procedure regionali in vigore per le cave, gli impianti di stoccaggio e trattamento rifiuti e le imprese a rischio di incidente rilevante.

15 Art. 7 Norma finanziaria 1. Alle spese previste dalla presente legge si provvede con le risorse stanziate alle relative Unità previsionali di base (UPB) del Bilancio regionale 2006.

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