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1 N 6 luglio-agosto 04 lotta di classe giornale dei Giovani Comunisti genovesi aderenti all Associazione marxista rivoluzionaria Progetto Comunista sinistra PRC elezioni europee Quale prospettiva per il PRC dopo il voto del giugno Il voto del 12 e 13 giugno, ci consegna un risultato sufficientemente buono per il Partito della Rifondazione Comunista. Un risultato che comunque non deve farci eccedere in facili trionfalismi, che ci porterebbero gioco forza a fere delle analisi non reali del verdetto uscito dalle urne. Per quanto riguarda la CdL registriamo un forte calo di Forza Italia e nello stesso tempo una tenuta della coalizione nel suo insieme con un avanzamento dell UDC e in maniera più lieve della Lega, che consente comunque, al polo di CD, di andare in pareggio con il CS. Dall altro lato invece abbiamo un parziale fallimento della lista unitaria Uniti nell Ulivo : il Triciclo non decolla. Come prima, anche qui, ci troviamo di fronte a una coalizione di CS, (compresa Rifondazione, per scelta unilaterale della maggioranza bertinottiana di aprire la strada di un allenza programmatica con l Ulivo), che sostanzialmente pareggia il dato della CdL. In questo quadro vi è da registrare la totale sconfitta della Lista Occhetto-Di Pietro, che perde più della metà dei consensi ottenuti alla scorsa tornata elettorale europea. Nella nostra analisi è conveniente anche andare a vedere il dato che esce dalle molte consultazioni amministrative che si svolgevano contemporaneamente alla consultazione europea. Qui si può invece notare una netta affermazione del CS e ancora più affondo una affermazione dei DS rispetto alla Margherita. Affermazione che ci dice come forte sia negli strati popolari la polarizzazione verso questo partito, i DS, che ancora lo si riconosce come portare di istanze popolari, non accorgendosi invece della deriva liberale, ormai conclamata, del suo gruppo dirigente. In questo scenario la sufficiente affermazione del PRC, ripaga il partito delle sue prese di posizione intransigenti verso le lotte operaie e popolari (Melfi, Scanzano), che si sono svolte nel paese e l impegno contro la guerra imperialista. Questa analisi, certamente sintetica, deve portarci comunque a vedere su quale prospettiva intende oggi, il PRC, investire su questa 1

2 apertura di credito da parte dell elettorato. Ed è altrettanto chiara quale domanda ci si deve porre: costruire una chiara ipotesi di classe anticapitalista, o relegare ancora una volta il partito ad un accordo con la borghesia ulivista ed usare il PRC come copertura a sinistra? E chiaro, che oggi, la domanda principale rimane quella di battere Berlusconi: ma da quale versante? Quello di un alleanza con Prodi e Montezemolo o quello delle lotte di Melfi degli autoferrotranviari di Scanzano? Noi crediamo che ad oggi il partito debba ricollocarsi sulla parola d ordine di battere questo esecutivo dal versante di classe, quello dei lavoratori, per una vera alternativa di governo operaio. E questa ipotesi è quanto più possibile oggi alla luce di queste lotte, che indicano una nuova disponibilità della classe operaia alla lotta, allo sciopero prolungato fino al raggiungimento degli obiettivi. Lotte che ci segnalano di un potenziale esplosivo dello scenario sociale italiano. Lotte come quelle appena citate, che smentiscono una volta di più chi nel PRC ci diceva che sono strumenti inattuabili e di scarsa tenuta, si rivelano invece vincenti e trascinanti. Modalità di lotta che abbiamo potuto vedere nelle ultime vertenze di Fincantieri e Polti, dove la lotta ad oltranza paga e porta i padroni a aprire i tavoli rotti in precedenza sotto la spinta delle lotte operaie. Ma ancora una volta, il gruppo dirigente del PRC, come fece dopo il referendum sull articolo 18, (dove la maggioranza dell elettorato DS contravvenne all indicazione del partito di non andare a votare), oggi non capitalizza il voto positivo e sceglie di capitolare al CS in un allenaza che si presenta sempre di più come la sponda politica della neo dirigenza di Confindustria. Capitolare oggi all Ulivo, significa accettare, la Costituzione europea, di aperto stampo reazionario, sostenere la forza di intervento rapido e quindi sviluppare il progetto di rafforzamento del polo imperialistico europeo, significa capitolare sul piano economico e sociale alle politiche di contenimento della BCE, imperniate su controriforme dello stato sociale. Sul piano internazionale vuol dire assecondarsi a chi in 24 ore smentisce la mozione in parlamento sul ritiro delle truppe in Iraq a fronte di una nuova risoluzione delle Nazioni Unite. Questo quadro tracciato e l ingresso del nostro partito nella futura coalizione di governo, significherebbe la rottura del PRC con le stesse ragioni per le quali è nato. Ed è per questo che la nostra lotta, la lotta di Progetto Comunista, oggi come ieri, fa appello a tutti i militanti perché rifiuti questa scelta unilaterale della maggioranza; per scegliere un alternativa di governo della classe operaia e non l alternanza liberale. di Roberto Stella lotta di classe Giornale dei GC aderenti all AMR Progetto Comunista Per contatti: scrivere alla casella postale: oppure scrivere a: lotta di classe Circolo PRC E.Rovatti Genova Sestri Ponente novità editoriale GOVERNO LULA DALL ILLUSIONE ALLA REALTA Osvaldo Coggiola Caminito ed. Per richiederlo contattare la redazione via mail: 2

3 coordinamento per la rifondazione della quarta internazionale Luchar, vencer, obreros al poder! Note sul congresso di Buenos Aires che ha dato vita al Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale di Fabiana Stefanoni Mentre la maggioranza dirigente di Rifondazione Comunista sedeva al tavolo delle trattative con chi, come Treu e D Alema, continua a offrire rassicuranti garanzie alla borghesia italiana; mentre il governo Lula procedeva imperterrito nell esperienza del compromesso col suo seguito di privatizzazioni, tagli alle pensioni, strizzate d occhio al grande capitale internazionale; mentre il nostro segretario nazionale si dissociava da qualsiasi forma di violenza (per non spaventare i padroni) e i Disobbedienti di Caruso e Casarini mettevano in scena una violenza mediatica (pur non spaventando i padroni); mentre qui e là andava in onda il consueto teatrino della collaborazione di classe e dei suoi ideologi, in Argentina assistevamo all infrangersi di questo misero copione sulla realtà palpabile e concreta di lotte anticapitalistiche e rivoluzionarie. Ricordate le parole di Bertinotti della ben nota intervista al Manifesto ( Vorrei vederlo in faccia chi oggi voglia fare un partito marxista o leninista )? Bene, ora chiudete gli occhi e provate a immaginare migliaia di compagni e compagne del movimento piquetero, delle fabbriche occupate, dei sindacati dei trasporti, del movimento studentesco che, con slogan e canti, si richiamano a Lenin, a Trotsky e alla dittatura del proletariato; e soprattutto chiedono, a sostegno delle loro lotte, la rifondazione della Quarta Internazionale. Niente d immaginario. Questa è proprio la realtà cui noi delegati di Progetto Comunista al Congresso del Movimento per la Rifondazione della Quarta Internazionale ci siamo trovati di fronte a Buenos Aires, in occasione del grande meeting internazionalista che ha seguito il Congresso stesso. I sogni stanno da un altra parte, nelle parole di chi -come i dirigenti di maggioranza del nostro partito- vuole farci credere che sia possibile costruire un alternativa con un paio di ministri in un governo dei padroni. Sarebbe meglio restare ben svegli per evitare il rischio di trovarsi dall altra parte della barricata, col ben poco gratificante ruolo di ammortizzatori del conflitto sociale. Un aspetto che colpisce della situazione politica argentina è il livello dell egemonia del Partido Obrero nelle mobilitazioni, non solo nel movimento piquetero. Esiste una discrepanza palpabile tra il modesto risultato elettorale raggiunto dal PO nelle ultime elezioni e, invece, l indiscutibile caratterizzazione del partito quale punto di riferimento delle masse politicamente attive in tutto il territorio argentino. Militanti del PO hanno svolto durante l Argentinazo -e continuano a svolgere tuttora- un ruolo dirigente nelle mobilitazioni e sono riconosciuti quali portavoce delle lotte: all università (sia a livello studentesco che per quanto riguarda il personale docente e non docente), tra i lavoratori e le lavoratrici, nel movimento piquetero. Il risultato è che le parole d ordine e le piattaforme rivendicative sono chiaramente anticapitalistiche: la gente -i lavoratori con i disoccupati- scende in piazza per cacciare il governo e per rivendicare il potere ai lavoratori. L impressione è che sia il risultato di un approccio che -nel rispetto del metodo delle 3

4 rivendicazioni transitorie- riesce a conciliare la capacità di inserirsi attivamente nelle rivendicazioni concrete (fino a quelle spesso strumentalizzate dalla destra populista, come il tema della sicurezza e della corruzione delle forze dell ordine) con la prospettiva di una trasformazione rivoluzionaria dell esistente. La cosa che forse più ha colpito la delegazione italiana è come questo approccio -duttile e allo stesso tempo rigoroso- si sia tradotto nella straordinaria presa di coscienza a livello diffuso dell importanza di un approccio internazionalista e, in particolare, della rifondazione della Quarta Internazionale. Ad esempio, è patrimonio comune dei piqueteros del Polo Obrero, come degli studenti che stavano occupando le università, considerare imprescindibile una prospettiva di rivoluzione mondiale; così nelle piazze è vivo negli slogan e nelle canzoni di lotta il richiamo al trotskismo e alla Quarta Internazionale. Servirebbe un tuffo in questa realtà a chi considera astratta e lontana dalle lotte dei lavoratori la battaglia per la costruzione del partito della rivoluzione mondiale! Al contrario, proprio la sensazione di compiere un passo concreto, di dare vita ha un organizzazione reale e radicata nelle lotte di vari paesi ha segnato i giorni del Congresso di Buenos Aires. Ovviamente il percorso è appena avviato e molta strada resta da fare: le organizzazioni che, fin dall appello di Genova nel 97, hanno partecipato al processo di raggruppamento sono cresciute numericamente (in particolare il Partido Obrero argentino e Progetto Comunista in Italia) ma non ci sono stati significativi progressi a livello di estensione territoriale. Il dibattito è stato positivamente intenso ma non sono mancate divergenze anche importanti a livello di analisi della fase storica del capitalismo divergenze portate in particolare dalla delegazione italiana e che non sempre sono state affrontate con spirito sereno da parte degli altri delegati. Lo bozza di statuto, inoltre, presentava delle carenze che, a mio avviso, non sono state superate nel corso del dibattito. Ciononostante, a Buenos Aires si è compiuto un atto tangibile che ha sancito la nascita di un nuovo soggetto politico -il Coordinamento per la Rifondazione della Quarta Internazionale- che rappresenta allo stesso tempo l esito di un percorso iniziato nel 97 e l inizio di un nuovo percorso verso la rifondazione dell Internazionale rivoluzionaria. Il carattere ancora embrionale di questo soggetto dovrà essere da stimolo alla crescita delle varie sezioni e, soprattutto, al coinvolgimento di nuovi soggetti e militanti in questo progetto. Visto che si è acceso nel nostro partito un dibattito sulla nonviolenza -guarda caso celebrata dalla maggioranza dirigente del nostro partito proprio nel momento in cui si infittiscono le trattative con l Ulivo in vista di un governo comune a difesa degli interessi di Confindustria e padronato- vale la pena di ricordare alcune parole di Trotsky (riferite al futuro della Germania): Solo inguaribili filistei possono credere che sia possibile fare la rivoluzione socialista per via costituzionale, pacifica, con il consenso della borghesia e della corte di Lipsia. Parallelamente, Trotsky e Lenin ci hanno insegnato che solo degli utopisti (o opportunisti) possono pensare di fare la rivoluzione senza un Internazionale rivoluzionaria. Il nostro progetto, che per ora è solo un embrione, vuole mantenere viva una speranza che fu di Trotsky: che il programma della Quarta Internazionale diventi la guida per milioni e questi milioni di rivoluzionari sapranno come rovesciare il cielo e la terra. Leggi e sostieni la stampa rivoluzionaria PROGETTO COMUNISTA Foglio dell AMR Progetto Comunista sinistra di Rifondazione Comunista 4

5 cultura Musica in controtendenza. Di Andrea Bono Il necessario intervento sulle questioni legate al mondo dell arte, non poteva farci dimenticare di fare un breve, ma doveroso passaggio in quello che è sempre stato un settore estremamente prolifico in cui si è sviluppato un dibattito(spesso anche ingenuo e confuso in verità) per ciò che concerne la contestazione aperta al sistema capitalista, ovvero la musica rock. Parliamo in modo particolare di rock progressivo, un genere nato tra la fine degli anni 60 e l inizio degli anni 70. Questa tendenza musicale costituì e costituisce tuttora un mirabile esempio di evoluzione artistica, nel segno dell inventiva e dell innovazione. Il Rock progressivo, trova negli USA gruppi come gli Yes, lo stesso Jimmy Hendrix, che era partito da modelli musicali più ispirati al beat rock. Anche dall Inghilterra arrivano gruppi che lasceranno una impronta indelebile quali i Genesis, i Jethro Tull, i King Crimson, Gli Emerson Lake & Palmer, e in parte anche i Led Zeppelin, i Deep Purple e gli Who. Bisogna però in questa occasione menzionare tre grandissime band di musicisti italiani che hanno dato un contributo enorme a livello internazionale allo sviluppo delle cosiddette tendenze musicali alternative o underground, termini in realtà non troppo appropriati e adeguati a identificare interpreti di altissimo livello come quelli che citeremo. Nel 1973 si forma il gruppo degli Area-International Popular Group, da musicisti di diverse provenienze stilistiche: Demetrio Stratos, eclettico cantantetastierista dalla tecnica vocale straordinaria che lo pone nell olimpo dei cantanti di tutti i tempi. Dalla chitarra di Paolo Tofani, sgorgano cascate di note, lo stile è tipicamente ricco di sonorità rock, ma non mancano richiami marcati alla musica etnica mediterranea. Patrizio Fariselli (virtuoso tastierista) Patrick Erard Djivas (bassista che nel 74 si unirà alla PFM sostituito da Ares Tavolazzi ) e Giulio Capiozzo (prodigioso batterista fusion di caratura internazionale) costituiscono l ossatura fondamentale della band, ma non mancheranno collaborazioni prestigiose di altri grandi musicisti come Victor Busniello, Yan Patrick e il prestigioso sax di Steve Lacy. Già nell album di esordio, Arbeit Macht Frei (famigerato motto dei campi di sterminio nazisti) emerge anche la radicalità dei testi, sempre attenti alle lotte e alle speranze della generazione post 68 e non privi di riferimenti alle lotte e alla cultura operaia in aperta contestazione al sistema. Con gli Area, ma anche con la PFM e I Banco (gli altri due gruppi italiani ad aver raggiunto il successo internazionale) si afferma in maniera incisiva lo stile musicale Progressive fatto di continue e intricate variazioni ritmiche,virtuosismi strumentali e sorprendenti cambi di tonalità. Purtroppo in un paese come l Italia, in cui la sottocultura asservita domina, anche e soprattutto a causa dei testi che richiamano apertamente alla rivoluzione, gli Area subiscono di fatto una forte censura; ma certamente composizioni come Lobotomia, dedicato a Ulrike Meinhof, Settembre Nero, La mela di Odessa, Gerontocrazia, Gioia e Rivoluzione e molti altri avrebbero meritato maggiori fortune, sia per l impegno e la raffinatezza dei testi che per la qualità della ricerca più squisitamente musicale. Demetrio Stratos, deceduto improvvisamente nel 1979, in un intervista del 1975 dichiarava- In radio non ci hanno mai trasmessi, chiaramente avevano tutti dei blocchi moralistici, si scandalizzavano per Settembre nero, dedicato ai compagni palestinesi. Non c è bisogno di spiegare oggi questo tipo di musica. Ci sono solo cinque musicisti dalla rabbia repressa che per troppi anni hanno suonato ciò che volevano i padroni. Altra pietra miliare nel rock si può considerare la Premiata Forneria Marconi, gruppo resosi celebre per il grande successo ottenuto nei numerosi tour americani. La band composta da 5 eccezzionali strumentisti si segnala per lavori come Storia di un minuto, Made in USA, Jet Lag, Passpartù più il fortunatissimo doppio album live realizzato in tournèè con Fabrizio De Andrè. Anche la PFM, seppur con toni più sfumati contesta nei toni e negli atteggiamenti il sistema e pezzi come la bellissima 5

6 Chocolate Kings sui liberatori americani ne sono una esemplare testimonianza. È possibile apprezzare la raffinatissima tecnica chitarristica di Frank Mussida in Peninsula come in Alta Loma five till nine, le splendide esecuzioni al violino elettrico e acustico e flauto traverso intrise di blues e di musica classica del polistrumentista Mauro Pagani, i solo dell eccentrico cantantebatterista Franz Di Cioccio, le complesse armonie intessute da Flavio Premoli (tastiere) e da Patrick Djivas (Basso). Celebration, Impressioni di settembre, Is my face on straight, Suonare suonare o Poseidon sono soltanto alcuni esempi di un repertorio incredibile fatto di sonorità variegate e psichedeliche. Per finire questa breve e sicuramente insufficiente parentesi sulla sperimentazione musicale non poteva mancare un cenno ad un'altra notevole band che come gli Area e la PFM ha conosciuto un grande successo fuori dai confini italiani: si tratta dei Banco, nati nei primi anni 70, dalla genialità dei fratelli Gianni e Vittorio Nocenzi e dalla particolarissima e ragguardevole estensione vocale del cantante Francesco Di Giacomo. Davvero memorabile tutta la discografia che va dal 1972 al 1976 con gli album Banco del Mutuo Soccorso, in cui spiccano le suite RIP e Il giardino del mago ; sempre nel 1972 esce Darwin, altro ottimo disco. Nel 73 è la volta di Io sono nato libero, dove spicca la suite Canto nomade di un prigioniero politico, vero capolavoro. Nel 76 arriva Garofano rosso colonna sonora dell omonimo film e Come in un ultima cena. Anche i Banco, che tuttora proseguono il loro sodalizio artistico con un intensa attività concertistica, spiccano per l impegno dei loro testi sempre fortemente in rottura con la società basata sull ingiustizia e sullo sfruttamento dell uomo sull uomo. Anche i Banco come gli Area e la PFM hanno avuto notevole successo in Nord Europa e negli Usa piuttosto che in Italia, dove sono sempre stati osteggiati o volutamente ignorati da stampa e televisione. Anche la vicenda di questi grandi artisti dimostra la crudeltà e lo sprezzo di una società nella quale i poteri forti, che non tollerano chi li contesta, soffocano anche le migliori espressioni artistiche, pilotando gusti e tendenze, imponendo una cultura di massa spesso gretta e artificiosa. Fortunatamente c è sempre chi si oppone allo squallore in cui si cerca di far sprofondare anche la musica, e noi, lavoreremo anche per rivalutare tutti quegli artisti, che spesso a causa delle idee politiche hanno dovuto subire l oscuramento delle loro opere a causa di un modello culturale bigotto e cattolicoide che tanto danno continua a produrre. lotta teorica Rosa Luxemburg e la Quarta Internazionale di LEV TROTSKY (1935) In Francia e altrove sono stati compiuti ultimamente parecchi sforzi per costruire un cosiddetto luxemburghismo da usare come un trinceramento, da parte dei centristi di sinistra, contro il bolscevismoleninismo. Questo fatto può assumere un particolare significato. Potrà forse essere necessario dedicare nel prossimo futuro un articolo esaustivo su cosa sia il vero luxemburghismo. Qui mi occuperò solo dei punti essenziali della questione. Abbiamo più di una volta preso le difese di Rosa Luxemburg contro l'impudente e stupida falsificazione fattane da Stalin e dalla sua burocrazia. E continueremo a farlo. In ciò non siamo spinti da nessuna considerazione di tipo sentimentalistico, ma dalle esigenze della critica dialettico-materialista. La nostra difesa di Rosa Luxemburg non è, però, incondizionata. I punti deboli degli insegnamenti di Rosa Luxemburg sono tanto teorici quanto pratici. I membri del S.A.P. [1] e altri simili elementi (vedi, per esempio, il dilettantistico intellettualismo degli esponenti della cosiddetta "cultura proletaria": il francese Spartacus, il periodico degli studenti socialisti belgi e, spesso, anche l'action Socialiste belga, ecc.) 6

7 utilizzano unicamente i lati errati che sono senza dubbio decisivi in Rosa; loro generalizzano ed esagerano queste mancanze all'estremo e costruiscono su esse un sistema profondamente assurdo. Il paradosso consiste in ciò, che alla fine svoltano verso lo stalinismo - senza esserne consci e neppure accorgendosene - arrivando a compiere una caricatura dei lati negativi del luxemburghismo, non dicendo niente sul tradizionale centrismo o sul centrismo di sinistra della schiera socialdemocratica. Non si va avanti di un passo nel dire che Rosa Luxemburg contrapponeva spassionatamente la spontaneità delle masse alla "vittoriosa e coronata" politica conservatrice della socialdemocrazia tedesca, specialmente dopo la rivoluzione del Questa contrapposizione aveva carattere completamente rivoluzionario e progressista. Molto tempo prima di Lenin, Rosa Luxemburg ha compreso il carattere ritardante dell'ormai ossificato partito e dell'apparato sindacale ed ha cominciato a combattere contro di essi. Poiché ella confidava nell'inevitabile accentuarsi dei conflitti di classe, ha sempre previsto la certezza di un'apparizione indipendente delle masse contro il volere e contro la linea dei burocrati. In questa sua visione storica generale, Rosa si è mostrata corretta. La Rivoluzione del 1918 fu infatti "spontanea", cioè, fu compiuta dalle masse contro tutti i provvedimenti e tutte le precauzioni della burocrazia di partito. Ma, d'altro canto, la conseguente storia tedesca ha ampiamente mostrato come la spontaneità da sola è lontana dalla possibilità di ottenere vittorie durature; il regime di Hitler fornisce un pesante argomento contro la panacea della spontaneità. Rosa stessa non si è mai auto-confinata alla mera teoria della spontaneità, come Parvus, per esempio, che più tardi ha barattato il suo fatalismo social rivoluzionario per il fatalismo più riluttante. In contrasto a Parvus, Rosa Luxemburg si è sforzata anticipatamente di educare l'ala rivoluzionaria del proletariato e ad unirla organizzativamente il più possibile. In Polonia ha costruito un'organizzazione indipendente molto rigida. Il massimo che si possa dire è che la sua valutazione storico-filosofica del movimento operaio, la preselezione della sua avanguardia, comparata all'azione di massa che era attesa, fu troppo poco accentuata in Rosa; laddove, invece, Lenin - senza consolare se stesso con i miracoli delle azioni future - prese gli operai più avanzati per saldarli costantemente e instancabilmente in fermi nuclei, illegalmente o legalmente, in organizzazioni di massa o sotterranee, per mezzo di un programma finemente definito. La teoria della spontaneità di Rosa fu una salubre arma contro l'ossificato apparato del riformismo. Per il fatto che essa fu spesso indirizzata contro il lavoro di Lenin di costruzione di un apparato rivoluzionario, essa rivelava - certamente solo in embrione - il suo carattere reazionario. Con Rosa ciò accadde solo occasionalmente. Lei era troppo realista, in senso rivoluzionario, per sviluppare gli elementi della teoria della spontaneità in una consumata metafisica. In pratica, lei stessa, come si è già detto, insidiava questa teoria ad ogni passo. Dopo la rivoluzione del novembre 1918, lei iniziò l'ardente lavoro di assemblaggio dell'avanguardia proletaria. Malgrado il suo manoscritto teoricamente debole sulla rivoluzione sovietica, scritto in prigione ma mai pubblicato personalmente da lei, il seguente lavoro di Rosa permette di trarre con sicurezza la conclusione che, giorno per giorno, ella si stava avvicinando alla concezione teoricamente ben delineata di Lenin riguardo leadership cosciente e spontaneità. (Dev'essere certamente stata questa circostanza a impedirle di rendere pubblico il suo manoscritto contro la politica bolscevica, in seguito così vergognosamente abusato). Permetteteci di tentare ancora una volta di applicare il conflitto, tra azione spontanea delle masse e conscio lavoro organizzativo, al tempo presente. Che immenso dispendio di forze e di altruismo le masse sfruttate di tutti i paesi civili e quasi civili hanno impiegato sin dalla guerra mondiale! Nulla nelle precedente storia dell'umanità può essere comparato ad esso. In quest'ambito Rosa Luxemburg ebbe completamente ragione, come contro i filistei, i caporali e le teste di legno del marciante e "incoronato da successo" conservatorismo burocratico. Ma è stato proprio lo sciupio di queste immisurabili energie, che forma le basi per la grande depressione del proletariato, a permettere la vittoriosa avanzata fascista. Si può dire, senza la minima esagerazione: l'intera situazione mondiale è determinata dalla crisi della leadership proletaria. Il campo del movimento operaio è ancora ingombrato da vasti residui delle vecchie organizzazioni fallite. Dopo innumerevoli sacrifici e delusioni, la maggior parte del proletariato europeo si è ritirata nel proprio guscio. La lezione decisiva che, consciamente o semi-consciamente, ne ha tratto da 7

8 quest'amara esperienza, è la seguente: i grandi atti richiedono una grande leadership. Per gli affari correnti gli operai danno ancora i loro voti alle vecchie organizzazioni. I loro voti - ma non la loro sconfinata fiducia. D'altra parte, dopo il miserabile collasso della Terza Internazionale, è assai più difficile convincerli a concedere la propria fiducia ad una nuova organizzazione rivoluzionaria. Qui è appunto dove risiede la crisi della leadership proletaria. Suonare monotoni motivi sull'incerto futuro delle azioni di massa in tale situazione, in contrasto alla decisa selezione dei quadri della nuova Internazionale, vuol dire compiere un lavoro completamente reazionario. Questo è appunto il ruolo ricoperto dal S.A.P. in questo "processo storico". Un uomo dell'ala sinistra della S.A.P. della Vecchia Guardia può, certamente, richiamare i propri ricordi marxiani per arrestare l'ondata della teoria della spontaneità-barbarismo. Queste misure protettive puramente letterarie non cambiano assolutamente nulla del fatto che gli allievi di un Miles, il prezioso autore della risoluzione di pace e non meno prezioso autore dell'articolo nell'edizione francese del Bollettino giovanile, portano il più vergognoso nonsenso spontaneista persino nelle file della S.A.P. Le politiche di Schwab (l'astuto "non diciamo cosa" e l'eterna consolazione delle future azioni di massa e del "processo storico" spontaneo), anch'esso non rappresenta nient'altro che uno sfruttamento tattico di un luxemburghismo completamente distorto ed espurgato. E fino al punto in cui i "sinistri", i "marxisti", falliscono nel portare un aperto attacco a questa teoria e pratica del proprio partito, i loro articoli anti-miles acquisiscono il carattere di una ricerca di un alibi. Tale alibi diviene innanzitutto necessario quando si prende deliberatamente parte ad un crimine. La crisi della leadership proletaria non può, ovviamente, esser superata per mezzo di una formula astratta. Si tratta di un processo estremamente noioso. Non di un processo puramente "storico", cioè delle premesse oggettive dell'attività cosciente, ma di un'ininterrotta catena di misure ideologiche, politiche e organizzative allo scopo di fondere assieme la parte migliore, gli elementi più coscienti del proletariato mondiale sotto una bandiera senza macchie, elementi il cui numero ed autofiducia vanno costantemente rafforzati, i cui rapporti con più vaste sezioni del proletariato devono essere sviluppati e approfonditi - in una parola: ridare al proletariato, nelle attuali condizioni onerose e altamente difficili, la sua leadership storica. Gli ultimi confusionisti spontaneisti hanno tanto poco il diritto di riferirsi a Rosa quanto i miserabili burocrati del Komintern ne hanno di far riferimento a Lenin. Mettiamo da parte i piccoli risultati che gli ultimi sviluppi hanno superato, e possiamo, con piena giustificazione, portare avanti il lavoro della Quarta Internazionale sotto il segno delle "tre L", cioè, non solo sotto il segno di Lenin, ma anche sotto quello della Luxemburg e di Liebknecht. Note 1. S.A.P. (Sozialistiche Arbeiterspartei - Partito Socialista Operaio): gruppo centrista tedesco formatosi nel 1931 attraverso una fusione di socialdemocratici di sinistra e di ex Comunisti di Destra. Alcuni dei suoi leader hanno, per un breve periodo, nel 1933, appoggiato la battaglia di Trotsky per una nuova Internazionale. La maggioranza dei suoi membri tornò infine nelle file della socialdemocrazia. Sommario - politica Quale prospettiva per il PRC dopo il voto del giugno pag.1 di Roberto Stella - internazionale Luchar, vencer, obreros al poder! pag.3 di Fabiana Stefanoni - cultura Musica in controtendenza pag.5 di Andrea Bono - lotta teorica Rosa Luxemburg e la Quarta Internazionale L. Trotsky

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