Free Software e Open Source

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1 UNIVERSITA' DEGLI STUDI DELLA TUSCIA FACOLTÀ DI ECONOMIA CORSO DI ORGANIZZAZIONE DEI SISTEMI INFORMATIVI AZIENDALI PROF. TOMMASO FEDERICI Free Software e Open Source Alessio Maria Braccini, Francesco Di Punzio, Roberto Pettirossi ANNO ACCADEMICO 2002/

2 Indice Cap 1 Introduzione La filosofia del free software Free Software e Open Source La comunità del software libero Le licenze del software libero...14 Cap 2 Stato attuale del Free Software Principali progetti attivi Distribuzione settoriale del Free Software Aziende impegnate sul fronte del Free Software...43 Cap 3 Analisi competitiva Libertà e indipendenza Performance, scalabilità e sicurezza Facilità di utilizzo e Know How Assistenza Sviluppo continuo, rischio di fork e notorietà Costo Minaccia dei brevetti...76 Cap 4 Il futuro del Free Software La viralità della GPL Sviluppi della comunità e sfide Quote di mercato del Free Software...89 Cap 5 Free Software: opportunità o minaccia? Opportunità per chi e perchè L'Open Source nella Facoltà di Economia Minaccia per chi e perchè Bibliografia GNU GENERAL PUBLIC LICENSE

3 Cap 1 Introduzione Da sempre il mercato del software, e dell'information Technology in generale, è risultato uno dei più dinamici nel quadro generale dell'economia mondiale. Se negli anni del suo primo sviluppo era caratterizzato dalla presenza di molteplici realtà aziendali con diversi prodotti e strategie, successivamente la forte espansione ha determinato una selezione naturale che ha permesso solo a poche e grandi aziende di sopravvivere. Si è così delineata una struttura del mercato tale da rendere molto difficile, se non impossibile, l'ingresso di nuovi soggetti pur se portatori di idee innovative. Se il mercato risultava bloccato, un grande cambiamento maturava al di fuori di esso. Da quando il computer era diventato un bene facilmente accessibile, una piccola parte del software veniva sviluppato da programmatori indipendenti, per diletto o per la volontà di trarre da questa attività un guadagno minimo. Contemporaneamente una sola persona, creando un movimento volto a sviluppare l'ideologia di libertà collegata al software, riuscì a catalizzare l'attenzione di un gran numero di sviluppatori amatoriali e, in secondo luogo, quella degli addetti al settore. Parallelamente allo sviluppo del mercato questo movimento, organizzato attorno al suo fondatore Richard Stallman, cresceva raccogliendo sempre maggiori consensi e subendo a volte anche profonde trasformazioni. Il risultato di questo processo è che al giorno d'oggi il software libero si propone come una alternativa, più o meno valida a seconda delle applicazioni, al software proprietario, e con questo in aperto contrasto. Scopo di questo lavoro è effettuare una analisi del movimento del software libero, del suo modello di sviluppo e dei risultati da esso prodotti, ponendo attenzione sulla possibilità di una implementazione di tale 3-104

4 alternativa in un ambiente di produzione. Il percorso da noi intrapreso, dopo un inquadramento temporale del fenomeno, partirà da una analisi dello stato attuale ai fini di effettuarne una valutazione competitiva. Prendendo spunto dai principali progetti attivi ne verranno delineati i pregi e i difetti, e in base alle considerazione effettuate verrà formulata una previsione sugli sviluppi futuri di tale movimento. La domanda finale alla quale cercheremo di rispondere sarà quella di valutare se il software libero rappresenti una opportunità o una minaccia. 1.1 La filosofia del free software Stabilire una data precisa come origine della filosofia del free software non è compito semplice, ma dando credito alle parole di Richard Stallman scambiarsi i programmi all'interno di una comunità di programmatori (o meglio di hacker 1 ) è una abitudine vecchia quanto i computer, proprio come scambiarsi le ricette di cucina è vecchio quanto il cucinare. Stallman descrive infatti il laboratorio di ricerca sull'intelligenza artificiale del MIT come una comunità fortemente attiva dedita allo scambio di programmi, al fine di affrontare e risolvere problemi di natura tecnica o informatica. Sempre secondo Stallman, inoltre, scambiare software non era esclusiva prerogativa dei laboratori del MIT, ma questi ultimi in tale ambito erano i più attivi. Volendo stabilire una coordinata temporale in base alla quale classificare tale testimonianza si può far 1 Termine gergale dal significato poliedrico spesso frainteso dai non addetti ai lavori. Senza dilungarsi con discorsi sull'etimologia della parola, che nella sua origine non risulta neanche collegata ai computer, nel mondo dell'informatica si definisce hacker chiunque abbia una elevata capacità nella programmazione o nell'uso dei sistemi informatici, e vi si cimenti anche solamente per scoprirne i limiti, per diletto o per entusiasmo. Nella sfumatura di significati che assume, hacker è anche chiunque sia esperto o entusiasta in un determinato campo, che può anche non essere direttamente collegato all'informatica o ai computer (ad esempio l'astronomia). Nei mezzi di comunicazione di massa vengono spesso indicati come hacker, con una terminologia inappropriata, i pirati informatici che in gergo vengono definiti ``Cracker''

5 riferimento al 1971, anno nel quale Stallman entra a lavorare nei laboratori del MIT. La logica che sta alla base dello scambio dei software (o meglio dei sorgenti 2 ) consiste nella collaborazione unanime della comunità di ricerca alla risoluzione di problemi e al raggiungimento di soluzioni con sempre maggiori gradi di soddisfazione. Si tratta degli anni 60/70, gli albori dell'informatica moderna, anni nei quali i computer si diffondono presso università e centri di ricerca, sui quali vi lavorano un gran numero di ingegneri, fisici e matematici che al contempo li utilizzano come strumento di ricerca e ne perfezionano il funzionamento. La pratica di scambiarsi codici sorgente serviva tanto a risparmiare tempo nell'affrontare un problema, quanto a migliorare le implementazioni fatte da altri. Se per realizzare un programma erano già disponibili software già pronti che potevano svolgere tutto o parte del lavoro si preferiva utilizzare questi, ed eventualmente adattarli allo scopo specifico. Il vantaggio si aveva sotto differenti punti di vista: un risparmio di tempo per il programmatore che non si vedeva costretto a riscrivere tutto quanto il codice da capo, l'eventuale ampliamento delle funzionalità del software originale, la sua maggiore diffusione. Con la maggiore diffusione dei programmi maggiore diventa il numero di esperti che ne visiona il codice sorgente, ne corregge errori o ne aggiunge funzionalità. Nella struttura di una tale comunità di ricerca la condivisione dei sorgenti risulta quindi essenziale, a tal punto che gli stessi programmatori del tempo giungevano a considerare il software come una risorsa comune. Descrivendo questo panorama di sviluppo Stallman dice che al 2 Il codice sorgente costituisce l'insieme di istruzioni necessarie alla macchina per eseguire il programma. Scambiare un codice sorgente permette di capire come un particolare problema viene affrontato e risolto dalla macchina, mentre invece scambiare un semplice programma consente solamente di poterlo utilizzare. Per analogia la possibilità di utilizzare un programma equivale alla possibilità di utilizzare una radio (o un qualsiasi altro strumento), mentre invece la possibilità di accedere ai codici sorgenti equivale alla possibilità di visionarne gli schemi progettuali

6 tempo non chiamavano quel software libero in quanto ancora non sapevano che esistesse, ma di fatto si trattava di software libero a tutti gli effetti. Questo modello di sviluppo da molti veniva ritenuto, al tempo, come il modello normale, in quanto quello più diffuso. Tuttavia con lo sviluppo dell'informatica e, sopratutto con quello del mercato informatico, si fanno largo gli accordi di non divulgazione e le licenze. La pratica di scambiarsi il codice veniva vista da molte aziende come una minaccia al futuro ritorno economico che queste si attendevano dai loro progetti informatici. Per molti era chiaro che l'informatica cominciava a diventare un business dagli interessanti trend di crescita, per questo motivo molte aziende cominciarono a sviluppare prodotti per poi proporli al futuro mercato di massa. Così facendo attiravano al loro interno gli hacker dei laboratori di ricerca, con le prospettive di migliori opportunità economiche o di carriera. Dovendo però proteggere il loro investimento il primo obiettivo consisteva nell'impedire che le scoperte fatte all'interno dei propri laboratori di ricerca prendessero vie esterne all'azienda. Nasce così il software proprietario, protetto da licenze, e realizzato da programmatori legati alle società da accordi di non divulgazione. Questo fenomeno comportò, verso la fine degli anni '80, la disgregazione della comunità di Hacker del MIT nella quale lavorava Stallman. Contrariamente a tutti quanti i suoi colleghi Stallman si rifiutò di passare al modello proprietario e, difronte alla scarsità di alternative, meditò di abbandonare il mondo della programmazione, per poi maturare una importante scelta. Convinto che il software avrebbe dovuto essere libero, per tradizione, per utilità o per necessità, si fece promotore di una filosofia da lui stesso battezzata "Free Software'', volta alla realizzazione di una alternativa libera ai prodotti informatici proprietari. Nel 1984 Stallman lascia i laboratori del MIT per iniziare a lavorare al suo progetto da egli 6-104

7 stesso battezzato GNU 3. La sua prima mossa fu quella di identificare le esigenze, successivamente, ben chiarito l'obiettivo finale, procedette (non senza intoppi) alla realizzazione di tutti gli strumenti che gli avrebbero poi consentito di completare il sistema GNU. Contrariamente alle sue previsioni, però, lo sviluppo del sistema GNU richiese molto più tempo del previsto 4 e fu possibile completarlo solamente grazie al lavoro, indipendente, di un altro grande hacker: Linus Torvalds creatore del kernel Linux. Dopo dieci anni di lavoro al progetto GNU, la Free Software Foundation 5 aveva prodotto uno spettacolare parco software ma non ancora un sistema operativo unix-like come era nei progetti del suo fondatore. La fusione dei programmi GNU e del kernel Linux permise la nascita del sistema libero GNU/Linux, prima incarnazione del progetto originario di Stallman 6. Sebbene non possiamo adottare l'anno 1984 come data natale della filosofia del Free Software, dobbiamo comunque ricordarla come l'anno a partire dal quale questa verrà divulgata dal suo più convinto ed accanito sostenitore. Il ruolo che Stallman avrà fino ad oggi sarà quello di un comunicatore, un divulgatore, un evangelista instancabile, che farà della difesa della libertà del software lo scopo precipuo della sua vita. Con lo sviluppo della FSF la sua attività si sposta dalla programmazione alla comunicazione, e Stallman comincia a portare la sua testimonianza in tutto il mondo, sia attraverso la posta elettronica o il suo sito web, sia prendendo 4 Dopo il progetto iniziale il gruppo di Stallman cominciò a creare prima le componenti periferiche del sistema (i programmi applicativi) ed infine il kernel (va ricordato che GNU è un sistema di tipo Unix). Man mano che i programmi crescevano venivano apprezzati e quindi portati su tutti gli altri Unix. A detta di Stallman questo ritardò la creazione del kernel, ma permise una maggiore diffusione del software libero. 5 Fondazione istituita dallo stesso Stallman nel 1985 con lo scopo di sviluppare e promuovere il software libero. 6 Nella realtà tale processo richiese molto tempo, in quanto si resero necessari molti adattamenti sia al software GNU che al kernel Linux

8 parte in conferenze o iniziative di vario genere dove viene spesso invitato a riferire sul software libero. In questi anni in cui la Free Software Foundation ha svolto il suo ruolo di promozione circa il software libero, il contributo filosofico di Stallman circa la libertà si è andato evolvendo, abbracciando altri orizzonti oltre a quelli del software 7, ma non ne è diminuità l'intensità con la quale Stallman cerca di perseguire il suo obiettivo, né ha ceduto sotto alcun aspetto sull'idea di fondo del suo movimento: la libertà. 1.2 Free Software e Open Source Parlare di libertà non è mai stato facile, in questo Stallman avrebbe dovuto essere aiutato dal contesto storico/culturale contemporaneo, a suo agio con un simile concetto. Tuttavia il messaggio di Stallman ha trovato difficoltà a passare. Nella sua opera di assidua "evangelizzazione'' 8, Stallman ha incontrato innanzitutto una difficoltà di ordine lessicale. "Free'' nella lingua Inglese ha un duplice significato (libero e gratis). Stallman parla di un software "Free'' in senso di "Libero'' e non di gratuito, anzi, per come lo definisce lui, il software libero non è affatto contrario all'idea di commercio 9. In un processo comunicativo, però, vi è sempre una certa dose di rumore che ne inficia il corretto svolgimento, e il significato di "Free'' che Stallman comunicava non sempre era chiaro. Il software libero, infatti, spesso non viene acquistato ma scaricato oggi da internet, senza alcun 7 A tale scopo è sufficiente consultare la lunghissima home page del suo sito web (http://www.stallman.org). 8 In maniera allegorica, durante alcuni dei suoi interventi pubblici, Stallman interrompe il suo discorso per indossare una tunica scura e mettersi in testa il disco di un vecchio hard disk, transformandosi in "Sant'IGNUzio'', il santo protettore del software libero. 9 Difatti, dopo aver lasciato il MIT cercò di guadagnare con il software libero vendendo un programma da lui creato (EMACS) a $150 la copia, a chiunque ne avrebbe fatto richiesta

9 costo, e questa pratica contribuisce a confondere le idee. L'equivoco che derivò da un tale messaggio distorto fu duplice: in primo luogo il movimento di Stallman non sempre appariva chiaro e focalizzato, risultando spesso confuso con un neocomunismo, in secondo luogo, e in diretta conseguenza di quanto detto prima, questo era visto come una minaccia alla nascente industria del software. Risulta quindi utile chiarire immediatamente questo punto. Il concetto di libertà di Stallman non è guidato da idee di comunismo, bensì da fondamenti etici o morali. Questo è tanto più vero quanto più si considera che il messaggio di libertà che Richard da, come già ricordato, parte dal software ma si espande verso altri campi. Rimanendo in un ambito attinente al presente lavoro va comunque fatto notare che un motivo che potrebbe aver influito sull'equivoco circa la presunta gratuità del software libero consiste nel fatto che questo molto spesso, come già ricordato, viene distribuito gratuitamente. Questo però non avviene perchè imposto dalla licenza 10, quanto perchè generalmente questo software è anche disponibile tramite internet (o in altri canali di facile accesso), e quindi liberamente scaricabile da chiunque in possesso di un accesso alla rete. Visto in questa ottica il software libero diviene non più una risorsa scarsa (e quindi un bene in termini economici) ma una risorsa diffusa. Il prezzo, che in qualsiasi altro caso dovrebbe misurare le difficoltà di accesso a quella risorsa da parte della massa, deve quindi essere o basso, o nullo. Un'azienda che vendesse software libero a prezzi elevati sicuramente non avrebbe grande successo, in quanto la massa preferirebbe avere accesso a quel software tramite la rete piuttosto che comprarlo 11. Il 10 Per una analisi delle licenze del free software si rimanda all'ultimo paragrafo di questa sezione. 11 Alla luce di questo i $150 che Stallman chiedeva per una copia di EMACS non sono da intendersi come una cifra esorbitante, in quanto al tempo la rete non era affatto diffusa come lo è adesso. Per avere un termine di paragone, oggi la distribuzione Linux Red Hat 8.0 Personal costa $39.95, e consiste in un sistema operativo completo più centinaia di programmi per i vari usi (compresi anche programmi server), incluso EMACS

10 software libero però non è diretto oppositore di una iniziativa imprenditoriale, ma comunque richiede modelli di business differenti rispetto a quelli tradizionalmente adottati nel mercato del software proprietario. In anni più recenti si è però andata diffondendo un'altra terminologia per indicare il software libero, forgiata da altri appartenenti alla comunità che al contrario di Stallman non ritenevano fondamentale il concetto di libertà: si tratta dell'open Source, che in italiano potrebbe essere tradotto come "sorgente aperto'' 12. La terminologia Open Source deriva da un documento scritto da Bruce Perens con l'intenzione di fornire le linee guida nella politica del software libero di Debian 13, ma alla sua definizione compiuta hanno collaborato anche altre persone, primo fra tutti Eric Raymond. La coniazione di un nuovo termine venne spinta tanto da chi non riteneva centrale il tema della libertà, quanto dalla volontà di chi invece voleva far avvicinare il mondo del software libero alle aziende, cercando di evitare la naturale resistenza che l'equivoco sul termine ''free'' creava quando veniva portato in un ambiente ove il profitto è un elemento rilevante. Contrariamente al movimento della FSF quello dell'open source non diede luogo a delle licenze, ma semplicemente a delle linee guida in base alle quali poter classificare i termini di distribuzione di vari software come liberi o meno 14. Il messaggio dell'open Source si rivelò essere più semplice da comprendere per il pubblico, e quindi si diffuse in maniera molto rapida, generando però una serie di contrasti all'interno della comunità del software libero. Difatti Richard Stallman e Eric Raymond, personaggi di spicco della 12 E che quindi in una prima analisi farebbe immediatamente pensare alla possibilità di distribuire il codice sorgente allegato al programma eseguibile. 13 Distribuzione Linux tra le più "integraliste'', da sempre fortemente attiva sul lato del Free Software. 14 Per approfondimenti si rimanda al paragrafo relativo alle licenze

11 comunità, ritenuti come i rappresentanti ufficiali delle due facce della medaglia del software libero, vennero a trovarsi più volte in aperto contrasto. Ciò che differisce nel loro messaggio è il principio ideologico che ne sta alla base. Se Stallman ritiene che il software libero debba essere tale perchè moralmente giusto, Raymond, Perens, Torvalds e molti altri affermano che la libertà è invece necessaria perchè contribuisce ad un modello di sviluppo per il software più efficiente. Le loro posizioni sarebbero anche conciliabili ma risultano di fatto nettamente divise per l'atteggiamento intransigente che Stallman ha da sempre avuto nei confronti di qualsiasi tentativo di mutare l'ideologia base del movimento, o di farle prendere un percorso da lui non scelto, e consequenzialmente per la reazione di rifiuto del ruolo di coordinatore supremo del software libero che altri membri di spicco della comunità ritengano lui si attribuisca con un tale atteggiamento. Il successo del filone Open Source deriva anche da altre due considerazioni. In primo luogo si tratta di un concetto formulato per essere venduto e destinato al pubblico aziendale. Per questo motivo ha tutti i requisiti per essere recepito nella maniera corretta (e in questo sicuramente ha avuto maggior successo rispetto al free software). In secondo luogo il personaggio di Stallman potrebbe agire tanto come catalizzatore dell'attenzione sul movimento del free software, quanto come capro espiatorio di una denigrazione di tale movimento basata su considerazioni inerenti la stravaganza del suo rappresentante. A più di un interlocutore può venire il dubbio che il movimento promosso da Stallman altro non sia che un background di particolare successo del mondo informatico In effetti nel panorama informatico esistono molti altri movimenti che potremo definire originali se non retrò. Basti pensare, ad esempio, alle "Scene demo del Commodore 64'', ovvero ai raduni di programmtori che si sfidano con i programmi da loro creati cercando di trarre il massimo da una macchina orami tecnologicamente superata, ma che comunque fa parte della storia dell'home

12 Avendo fatto luce sulle diversità, e volendo classificare questi due fenomeni in maniera organica, ci sembra di poter affermare che il rapporto tra l'open Source e il Free Software sia quello di contenente a contenuto, e questo nostro punto di vista sarà più chiaro nel momento in cui affronteremo il discorso delle licenze. Nel prosieguo di questo lavoro si utilizzerà il termine di Open Source in maniera generica, e di Free Software quando per le considerazioni effettuate il riferimento all'ideologia di fondo di "Libertà'' risulterà preponderante. 1.3 La comunità del software libero Per come è stato definito il fenomeno del software libero dovrebbe ormai essere chiaro il ruolo principale che in questo svolge la comunità che ne compone il movimento. Fanno parte di questa comunità tutti quanti quei soggetti, siano essi individui, aziende, organizzazioni pubbliche o enti di ricerca, che a qualsiasi livello supportano o sviluppano il software libero. Un errore comune che si compie in questi casi consiste nel considerare questa comunità come un insieme di programmatori, in realtà una tale visione è abbastanza miope. Pensando ad un progetto di software libero, il cui prodotto finale sarà quindi un programma, risulterà semplice comprendere che prima del programmatore sicuramente ci sarà bisogno di una o più persone che si occupino di organizzare il progetto, di approntare gli strumenti necessari alla sua gestione e di coordinare il lavoro delle tante persone che vi partecipano e che nella maggior parte dei casi non si incontreranno mai. Arrivando poi agli aspetti tecnici ci sarà bisogno sicuramente di chi programma, ma anche di chi scrive la documentazione a supporto degli sviluppatori e degli utenti, di chi la traduce in altre lingue, di computing essendo stato, probabilmente, uno dei primi computer utilizzati da molti utenti attuali

13 chi realizza le interfacce grafiche, di chi si occupa della comunicazione al pubblico, di chi prepara o gestisce il sito web o l'archivio ftp dal quale scaricare il software, di chi risponde alle degli utenti, alle richieste di aiuto o di collaborazione o alle segnalazioni di bug. Questo elenco non vuole essere esaustivo, in quanto il numero e la qualità di figure professionali richieste per far progredire un progetto di software libero dipende anche dalla natura e dalla complessità del progetto stesso. Un'altra considerazione che va fatta è che una tale organizzazione produttiva riguarda sicuramente i progetti del software libero, ma meno quelli dell'open source. In quest'ultimo caso, infatti, a volte si tratta di progetti sviluppati all'interno di aziende e poi resi open source tramite il rilascio dei semplici sorgenti 16. Ovviamente per una tale metodologia di sviluppo non vi rientrano le considerazioni fatte in precedenza, o meglio non vi rientrano nella fase iniziale di un tale progetto. L'obiezione che sicuramente può essere mossa ad un tale modo di lavorare consiste nella difficoltà di organizzazione. Premesso che valutazioni competitive su questo e su altri parametri verranno trattate più approfonditamente nel terzo capitolo, in questa sede va solamente segnalato che gran parte degli strumenti informatici e comunicativi disponibili al giorno d'oggi hanno senza dubbio permesso e rendono ancora possibile che un tale sistema possa crescere e svilupparsi. Questo è tanto più vero se si considera che sono stati questi stessi strumenti a favorire la diffusione di un tale sistema. Nell'ambito della comunità del software libero, come in una qualsiasi comunità, esistono correnti di pensiero differenti e vari personaggi di spicco. Tra i più importanti vanno ricordati i già citati Stallman, 16 Di solito, poi, progetti resi Open Source generano progetti analoghi di tipo Free Software che ne riutilizzano il codice o il concetto per farlo poi rievolvere in altre direzioni. Per avere degli esempi si può pensare a Netscape e a Mozilla, a Star Office e a Open Office

14 Torvalds, Perens e Raymond, ma a diverse dimensioni la comunità è comunque densa di personaggi di un certo rilievo. Il ruolo di questi personaggi è da una parte quello di essere portavoci del movimento, e dall'altro quello di farlo progredire ed evolvere verso nuove direzioni. Un fattore di rischio insito nella comunità del software libero consiste nella sua relativa fragilità. Trattandosi di un insieme di persone in contatto tra di loro, tale comunità è sicuramente soggetta a tutte le dinamiche di gruppo, inoltre, considerando anche il fatto che si tratta di una comunità che ha spesso contatti solamente elettronici, la sua coesione potrebbe apparire labile. Nella realtà, fino al giorno d'oggi, questa ha dimostrato una sorprendente stabilità su pochi principi di base, unanimemente condivisi. L'aspetto dove questa relativa fragilità potrebbe avere maggiore impatto riguarda esattamente la gestione dei progetti. Dal momento che questi vengono portati avanti da gruppi di persone, se la coesione interna di questo gruppo viene a mancare lo sviluppo dell'intero progetto può risultare compromesso. D'altro canto però va fatto notare uno dei principali punti di forza della comunità, consistente nella continua attività di supervisione e auditing sui prodotti da questa realizzati, siano questi software, documentazione o altro. Questo meccanismo da solo è in grado di garantire elevati livelli qualitativi a questi prodotti. Naturalmente l'ambito dove questo fenomeno è più attivo è quello del software. Le considerazioni in tali materie verrano comunque riprese in occasione dell'analisi competitiva. 1.4 Le licenze del software libero Finora abbiamo parlato di software libero in termini generici senza aver avuto la cura di spiegare in maniera compiuta in cosa effettivamente

15 deve consistere questa libertà. Prima di parlare delle licenze è quindi il caso di sopperire a questa mancanza. Un software viene ritenuto libero se all'utente sono concesse le seguenti quattro libertà 17 : La libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo (libertà 0); La libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (libertà 1). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito; La libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo (libertà 2); La libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio (libertà 3). L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito. Un software è quindi definito libero nel caso in cui all'utente siano garantite tutte queste libertà, e tutte quante insieme. In merito all'ultima libertà va ricordato che, come già accennato, la distribuzione riguarda semplicemente l'atto di diffondere il software a terzi eventualmente anche dietro compenso. La vendita del software libero non è vietata e, anzi, è incentivata dalla stessa Free Software Foundation 18. Queste libertà sono consacrate dalla FSF in più licenze che stabiliscono i termini di distribuzione dei programmi ad esse allegati. La pratica di allegare una licenza di distribuzione al software libero avviene in analogia al software proprietario, ma con una sostanziale differenza. Mentre una licenza di un software proprietario è volta a sancire il diritto di autore 17 Onde evitare dubbi di natura interpretativa, le definizioni delle seguenti libertà sono state riprese con gli stessi termini che vengono riportati nella sezione italiana del sito 18 Di fatto però la Free Software Foundation suggerisce di utilizzare la definizione di "Distribuzione di software libero dietro compenso'', in quanto "Vendita'' collegato a "Software libero'' potrebbe generare della confusione

16 (stabilendo quali diritti sono ad esso riservati e cosa l'utente possa fare con il software in questione), un licenza di software libero è volta a sancire il permesso di autore (affermando tutte quante le libertà di cui sopra). Solitamente si definisce la prima metodologia distributiva "Copyright'' e la seconda "Copyleft''. Si parla quindi di permesso di autore perchè è l'autore del programma stesso che permette agli utenti di effettuare tutte quelle attività necessarie per esercitare le quattro libertà precedenti 19. La licenza cardine prodotta dalla FSF in materia di software libero è la General Public License (GPL), ma non è questa l'unica, in quanto ne esistono alcune specifiche per le librerie e la documentazione. In aggiunta ne esistono anche altre non formulate dalla FSF direttamente, ma comunque rientranti nella categoria del software libero, in quanto garantiscono le quattro libertà sopra elencate 20. Analizzeremo in questo luogo solamente la GPL, sia per motivi di brevità, sia perchè è la licenza che compiutamente incarna la definizione di software libero. Le altre licenze della FSF sostanzialmente consistono in versioni modificate della GPL dove le modifiche le rendono applicabili ad altri contesti (non solamente ai programmi, ma anche alle librerie o alla documentazione), mentre invece le licenze non FSF possono essere ricavate dalla GPL per differenza. Nella sua struttura la GPL si compone di tre parti principali: un preambolo, i termini e le condizioni per la copia, distribuzione e modifica e una serie di istruzioni sul come applicare tale licenza alle proprie opere. Nel preambolo vengono chiariti gli scopi della licenza, affermando che il suo fine principale consiste nel garantire libertà all'utente imponendo restrizioni ai terzi che potrebbero limitarla. La protezione dell'utente avviene principalmente con la protezione del software con un copyright e la 19 Escludendo il gioco di parole, lo strumento giuridico sul quale queste due metodologie poggiano è lo stesso, ovvero il Copyright. 20 E' possibile consultare la pagina web per un lungo ed esauriente elenco

17 concessione delle libertà di copia, distribuzione e modifica del programma. Normalmente queste attività risultano essere illegali, ma dal momento che vengono permesse dall'autore con una licenza scritta divengono pienamente legittime. Nel preambolo viene poi garantita anche una tutela per l'autore del software, determinata dalla distinzione tra la copia originale e quelle modificate. In questa maniera l'autore viene protetto contro chiunque possa introdurre delle modifiche arbitrarie sui programmi: in tal caso eventuali problemi sul funzionamento di una copia si rifletteranno sulla reputazione di chi l'ha modificato, non su quella dell'autore originario. La seconda sezione si compone di 12 commi dei quali i primi 10 sono volti a sancire in maniera esplicita tutte e quattro le libertà elencate in precedenza, contornate da una serie di disposizioni ulteriori volte a regolare determinati casi singoli, mentre invece gli ultimi due riguardano l'assenza di garanzia collegata alla distribuzione del programma 21. Nell'ultima sezione sono invece riportate delle semplici istruzioni che informano l'autore di un programma sul come fare per distribuirlo secondo i termini di questa licenza. Tra l'altro la GPL non si applica solo ed esclusivamente ai programmi, in quanto ai sensi del comma n. 0 questa si può applicare a qualsiasi altra opera che l'autore intenda distribuire in tale maniera. Infine viene anche ricordato che la GPL può essere modificata nell'arco del tempo 22, e per questo motivo ad ogni licenza viene assegnato un numero di versione. Se il programma non specifica nulla è l'acquirente che decide in base a quale delle licenze della FSF il programma viene distribuito, altrimenti questi si deve attenere alle direttive dell'autore. Particolarmente importante è poi la postilla che vieta l'utilizzo di codice GPL all'interno di software commerciale. 21 Questo è l'unico punto nel quale una licenza libera corrisponde ad una licenza proprietaria. 22 Di fatto il testo attuale della GPL è la risultante di un processo di sviluppo che ne ha coinvolto il contenuto il quale si è andato via via arricchendo di nuovi elementi che ne chiarivano l'applicazione o cercavano di "chiudere eventuali falle'' nel testo normativo della licenza

18 Occorre fare attenzione ai contenuti delle licenze, in quanto molto spesso queste contengono delle limitazioni volte ad escludere in tutto o in parte alcune delle libertà precedentemente elencate. Considerando che per rendere fattive la maggior parte delle libertà sopra esposte è necessario fornire il codice sorgente del programma, la Open Source Initiative ha definito il concetto di Open Source come sinonimo di Free Software 23. Come la Free Software Foundation la Open Source Initiative è una associazione senza scopo di lucro con il compito di promuovere lo sviluppo dell'open Source Definition. Quest'ultima altro non è che un testo dove viene data la definizione completa di Open Source, e che può essere utilizzato per discriminare tra licenze Open Source e licenze non Open Source. Sostanzialmente l'approccio della OSI è differente da quello della FSF. Anzichè proporre una propria licenza la OSI ha elencato una serie di caratteristiche che una licenza Open Source dovrebbe avere. Se qualunque licenza risponde a tutti questi requisiti può essere considerata una licenza Open Source, e beneficiare del relativo marchio Open Source 24. Al contrario della GPL la Open Source Definition non è però un documento dal valore legale. Un'altra differenza fondamentale tra la GPL e la OSD è che quest'ultima non richiede necessariamente che tutte le modifiche fatte ad un programma ricadano sempre sotto la stessa licenza del programma di origine. La OSD è un tentativo di unificare il panorama molto diversificato e, a volte, confusionario delle licenze libere o pseudo tali, in maniera da poter sviluppare e promuovere un unico concetto: ogni sforzo fatto per questo si ripartisce automaticamente su tutti gli elementi che ne fanno parte, con un beneficio generale per l'intero movimento. L'idea di una definizione di Open Source ha quindi sicuramente il pregio di garantire maggiore unità, 23 In questa assunzione sta il nocciolo del contrasto fra i due modi di concepire il software libero. 24 Che di fatto però, nonostante le intenzioni originali della OSI, non è un marchio depositato

19 ma non sempre garantisce maggiore libertà. La Open Source Definition sembra poi pensata per lasciare aperta una porta al software commerciale 25, in quanto non richiedendo che le modifiche siano assoggettate alla stessa licenza, codice open source può essere modificato e poi distribuito commercialmente sotto forma di binario 26. Naturalmente questa opportunità offerta dalla OSD è l'altro grande motivo di dissaccordo tra il Free Software e l'open Source. Come già ricordato tutte le altre licenze possono essere ricavate dalla GPL per differenza, per tale motivo riportiamo in basso la seguente tabella che mostra nel dettaglio le differenze tra la GPL e le altre principali licenze: Tipologia di licenza A B C D GPL LGPL 27 * BSD 28 * * NPL 29 * * * MPL 30 * * Dominio Pubblico 31 * * * A: Può essere miscelato con software commerciale; B: Le modifiche possono essere mantenute private e non restituite all'autore originale; C: Può essere ri-licenziato da chiunque; D: Contiene privilegi speciali sulle modifiche per chi detiene il copyright originale; Prima di concludere questo discorso ci preme fare una ulteriore 25 La GPL è stata infatti definita dalla Microsoft stessa come una licenza anti-commerciale. 26 E' ciò che può accadere, ad esempio, per un programma protetto dalla licenza X Consortium. 27 E' una licenza della FSF che può essere applicata alle librerie. 28 Licenza creata dall'università della California. 29 Netscape Public License, creata dalla Netscape Corp. quando decise di distribuire il suo browser come software libero. 30 Mozilla Public License, analoga alla NPL ma non concede a Netscape il diritto di licenziare le modifiche apportate al suo software. 31 Si tratta di software per il quale l'autore ha rinunciato al copyright

20 precisazione sul funzionamento delle licenze del software libero. Come accennato in precedenza, esiste una analogia tra il software libero e il software commerciale dal punto di vista delle licenze, e questa analogia consiste nella pratica di distribuire il software coperto da licenza. In altre parole, entrambe le metodologie di distribuzione si basano sul meccanismo del Copyright per tutelare i diritti dell'autore ma, come abbiamo visto, con un'ottica diametralmente opposta. In questa sede non ci preme richiamare i discorsi fatti sul diritto e sul permesso di autore, bensì chiarire quale sia la rilevanza giuridica di una licenza free software. Basandosi sul meccanismo del copyright la GPL è giuridicamente valida quanto la EULA di Microsoft, e una sua violazione produce effetti giuridicamente analoghi. Difatti, analizzando il testo della GPL, si può notare come questa risulti minuziosamente dettagliata andando a prendere in considerazione aspetti specifici piuttosto particolari. Questa capillarità è il frutto di anni di esperienza di Stallman il quale per molto tempo ha provveduto a far evolvere il testo normativo della licenza al fine di renderla il più possibile inattaccabile. Parte del lavoro svolto dalla FSF riguarda anche la consulenza legale alle aziende o ai soggetti che vogliano sincerarsi di non incorrere in violazioni della GPL, oppure in assistenza legale a chi si trovasse nella condizione di voler contestare una violazione della GPL. Dal momento che il copyright è riconosciuto in tutti gli stati, la GPL ha una portata internazionale, per cui può essere applicata anche al di fuori degli Stati Uniti. Questa affermazione merita però una precisazione. Sebbene sia vero che la GPL è applicabile anche in altri stati, in pratica il suo testo è stato sviluppato e modificato sulla base della legislazione statunitense. Questo ha due importanti conseguenze. Sebbene il testo della licenza sia stato tradotto in moltissime lingue, la FSF considera come unica versione ufficiale quella originale scritta in inglese, in modo da non incorrere in dubbi interpretativi

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