N ATURA DAL PASSATO: LEGNI E SEMI NEOLITICI

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1 L Isolino Virginia si trova a pochi metri dalla riva occidentale del Lago di Varese, nel Comune di Biandronno. Dal 1962, in seguito alla donazione del Marchese Gianfelice Ponti, è proprietà del Comune di Varese. L isola, area archeologica e ambientale vincolata, è il più antico abitato palafitticolo dell area circumalpina ed è inserita nell elenco della candidatura UNESCO dei siti palafitticoli preistorici. Nel Parco Archeologico si può visitare il Percorso didattico all aperto e il piccolo Museo Preistorico, distaccamento del Museo Civico Archeologico di Villa Mirabello a Varese. Info e prenotazioni: Tel Cell www. cspa-va.it Con il patrocinio di: Archeobotanica N ATURA DAL PASSATO: LEGNI E SEMI NEOLITICI Che legni usavano e bruciavano, cosa mangiavano quotidianamente 7000 anni fa i neolitici varesini? A cura di: Daria G. Banchieri e Michela Cottini Analisi: Mauro Rottoli-Michela Cottini-Elisabetta Castiglioni (Laboratorio di Archeobiologia, Civico Museo Archeologico P. Giovio - Como) Art: Lucina Caramella Foto ambiente: Armando Bottelli Stampa: Centro Litografico - Varese Varese, Aprile 2010

2 Archeobotanica N ATURA DAL PASSATO: LEGNI E SEMI NEOLITICI Che legni usavano e bruciavano, cosa mangiavano quotidianamente 7000 anni fa i neolitici varesini? Isolino Virginia, Area Nord, saggio 2. Specie arboree dei vari resti strutturali

3 Le analisi archeobiologiche consentono di studiare alcuni aspetti relativi ai materiali di natura organica presenti nel passato; l archeobotanica si occupa dei reperti di origine vegetale -legni, carboni, semi e frutti-: le principali categorie di resti recuperati negli scavi archeologici e oggetto di studio da parte dell archeobotanico (Fig. 1). Oltre a questi vengono analizzati resti più particolari, ma pur sempre da collegare ai materiali di origine vegetale: tessuti e fibre, in primo luogo, ma, ad esempio, anche impronte di piante lasciate nell argilla (Figg. 2, 3, 4). I resti botanici si conservano nel tempo quando intervengono delle cause che li proteggono dai naturali decompositori; tali cause sono principalmente due: la carbonizzazione dei materiali: i tessuti trasformati in materia inorganica non sono più degradabili (Figg. 5, 6) l essere immersi nell acqua, ambiente che frena l attività decompositrice aerobica (Fig. 7). Esistono altre cause che possono consentire la conservazione dei resti biologici, ma sono meno frequenti: la conservazione in ambiente arido, per la presenza di metalli, etc. 2 Fig. 1. Postazione di lavoro dell archeobotanico Fig. 2. Frammento di concotto con impronte di paglia Figg. 3 e 4. Impronte di stuoia a intreccio e a centri concentrici lasciate su fondi di recipienti da Isolino Virginia e Pizzo di Bodio Fig. 5. Carbone di legno in cui sono visibili gli anelli di accrescimento Fig. 6. Canna carbonizzata 3

4 5 All Isolino di Varese si sono verificate tutte e due le principali forme di conservazione dei resti vegetali -carbonizzazione e presenza di acquache hanno consentito di far giungere a noi, dopo oltre 7000 anni, una enorme mole di reperti archeobotanici. Il legno Le sezioni di riferimento del legno Fig. 7. Isolino Virginia, Area Nord: visuale di parte di camminamento ligneo (US4) risalente a circa 6800 anni fa 4

5 7 La struttura del tronco La struttura macroscopica del legno: anelli di crescita La struttura del tronco, alburno e durame Struttura microscopica - Nano struttura - Struttura molecolare 6

6 L analisi dei legni e dei carboni avviene in laboratorio: lo studio si prefigge innanzitutto di riconoscere il taxon di appartenenza, ossia di individuare da quale albero o arbusto proviene il legno. Tale operazione è possibile grazie all indagine microscopica, poiché le caratteristiche anatomiche delle essenze sono differenti fra loro (Figg. 8-13). Fig. 8. Foto al microscopio ottico delle sezioni anatomiche trasversale, radiale, tangenziale (da sinistra a destra) di legno di pioppo (Populus sp. p.) Fig. 9. Foto al SEM di legno di abete bianco (Abies alba Mill.) Fig. 10. Foto al microscopio elettronico (SEM, Scanning Electron Microscope) del legno di nocciolo (Corylus avellana); dettaglio delle barre viste in sezione radiale Fig. 12. Foto al SEM della sezione trasversale del legno di quercia caducifoglie (Quercus sez. Robur) Fig. 11. Legno di ontano (Alnus glutinosa/incana) in sezione radiale fotografato al SEM Fig. 13. Foto al SEM del legno di pioppo (Populus sp.): dettaglio delle grosse punteggiature nel campo di incrocio fra il raggio omogeneo e il vaso 9 8

7 All Isolino, e nel limitrofo sito del Pizzo di Bodio, sono stati riconosciuti almeno 20 differenti tipi di alberi e arbusti: Abete bianco (Abies alba) Acero (Acer sp.) Agrifoglio (Ilex aquifolium) Betulla (Betula sp.) Corniolo (Cornus sp.) Edera (Hedera helix) Frassino (Fraxinus sp.) Ginepro (Juniperus sp.) Melo, pero, sorbo e biancospino (Pomoideae) Nocciolo (Corylus avellana) Olmo (Ulmus sp.) Ontano (Alnus sp.) Pino silvestre (Pinus sylvestris) Pioppo (Populus sp.) Pruno (Prunus sp.) Quercia caducifoglie (Quercus sez. Robur) Ranno (Rhamnus sp.) Salice (Salix sp.) Tasso (Taxus baccata) Tiglio (Tilia sp.) Vite (Vitis vinifera) 11 Ai risultati dell analisi microscopica si affiancano le osservazioni mirate alla ricostruzione del dato tecnologico (Fig. 14): quanto grande era il legno? si tratta di un tronco o di un ramoscello? sono riconoscibili segni di taglio riconducibili a pratiche di esbosco o lavorazioni più particolareggiate che portano a riconoscere un manufatto? è possibile capire in quale stagione è stato tagliato? conserva segni di degrado antecedenti la conservazione? Fig. 14. Isolino Virginia, Area Nord, particolare 10

8 Grazie alle informazioni date all archeologo riguardo alle condizioni del rinvenimento, incrociate con le notizie sulla specie di appartenenza 13 e le sue caratteristiche tecnologiche, è possibile ipotizzare quale fu il tipo di impiego cui andò incontro il legno o il carbone analizzato. Specie combustibile strutture manufatti intrecci foraggio frutti eduli altro Abete bianco (Abies alba) Acero (Acer sp.) Agrifoglio (Ilex aquifolium) Betulla (Betula sp.) Corniolo (Cornus sp.) Edera (Hedera helix) Frassino (Fraxinus sp.) Ginepro (Juniperus sp.) Melo, pero, sorbo e biancospino (Pomoideae) Nocciolo (Corylus avellana) Olmo (Ulmus sp.) Ontano (Alnus sp.) Pino silvestre (Pinus sylvestris) Pioppo (Populus sp.) Pruno (Prunus sp.) Quercia caducifoglie (Quercus sez. Robur) Ranno (Rhamnus sp.) Salice (Salix sp.) Tasso (Taxus baccata) Tiglio (Tilia sp.) Vite (Vitis vinifera) 12

9 Un importante dato che scaturisce dall analisi dei resti lignei e soprattutto dei carboni, riguarda la possibilità di ricostruire l ambiente boschivo nelle zone limitrofe al rinvenimento. Per quanto riguarda l Isolino e il Pizzo di Bodio è stato possibile stabilire che attorno al lago di Varese il tipo di bosco durante il Neolitico non era tanto differente da quello attuale (Figg ) poiché sono stati rinvenuti i resti propri degli elementi che costituiscono il bosco di golena -pioppi, salici e ontanicaratteristici delle sponde lacustri: bosco che si diversifica andando verso la terraferma in formazioni a frassino e acero, per diventare poi il bosco maturo -o climax- per le nostre latitudini e quota, rappresentato dal querceto misto a foglie caduche. Unico elemento differente rispetto ad oggi è dato dalla presenza dell abete bianco, così come del tasso. Fig L ambiente del Lago di Varese 15 14

10 Relativamente all abete bianco (Fig. 19), una spiegazione riguardo la sua scomparsa può forse venire dallo studio condotto su una sequenza pollinica del lago di Annone (prov. di Lecco, 226 m s.l.m.), che dimostra come, in un periodo compreso fra 8500 e 5700 anni fa, si siano verificate delle condizioni tali da portare all estinzione l abete bianco nelle Alpi meridionali, condizioni parzialmente determinate dalle attività umane. 17 Gli alberi e gli arbusti presenti all Isolino erano principalmente utilizzati dai neolitici per il legno, fondamentale per la costruzione di strutture o di piccoli manufatti e come materiale combustibile; ma non solo: ad esempio il frassino, l acero (Fig. 20) e l olmo (Fig. 21), erano risorse importanti per l allevamento poiché le loro foglie, molto probabilmente, venivano raccolte attraverso la pratica della scalvatura (ossia il taglio della fronda degli alberi), per il foraggio degli animali. Fig. 19. Abete bianco Fig. 20. Acero 16 Fig. 21. Olmo

11 Da determinati arbusti venivano raccolti frutti eduli spontanei: il nocciolo (Fig. 22) ad esempio era una importante fonte alimentare per i neolitici poiché le nocciole sono frutti ricchi dal punto di vista nutrizionale in quanto oleosi, e di facile conservazione anche durante il difficile periodo invernale. Ma è grazie all analisi dei resti carpologici -semi e fruttiche si ottengono le informazioni relative all economia del sito. Fig. 22. Nocciolo 19 I numerosi resti analizzati rinvenuti all Isolino ci consentono di delineare quali furono le abitudini alimentari degli abitanti del sito durante il neolitico: CEREALI Orzo (Hordeum vulgare/distichum) Farro (Triticum dicoccum) Farricello (Triticum monococcum) Frumento nudo (Triticum aestivum/durum/turgidum) FRUTTI Nocciola (Corylus avellana) Fico (Ficus carica) Fragola (Fragaria vesca agg.) Mela (Malus sylvestris) Quercia (Quercus sp.) Alkekengi (Physalis alkekengi) Mora di rovo (Rubus fruticosus agg.) Lampone (Rubus idaeus) Rovo bluastro (Rubus caesius) Ebbio (Sambucus ebulus) Uva (Vitis vinifera) PIANTE DA OLIO Lino (Linum usitatissimum) Papavero da oppio (Papaver somniferum) 18 Papavero da oppio

12 21 L orzo (Ordium) L uva (Vitis) Il fico (Fichus) La prugna (Prunus) Le ghiande (Glandes) Le mele (Mala) (in Tacuinum sanitatis, Milano o Verona, XIV secolo) Le nocciole (Avelane) Il frumento (Frumentum) 20

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