Francesco Violante La conduzione delle terre demaniali

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1 Francesco Violante La conduzione delle terre demaniali [A stampa in Eclisse di un regno. L ultima età sveva ( ). Atti delle diciannovesime giornate normanno-sveve, Bari, ottobre 2010, a cura di Pasquale Cordasco e Marco Antonio Siciliani, Bari, Mario Adda, 2012, pp dell autore - Distribuito in formato digitale da Reti Medievali,

2 Centro di Studi Normanno-Svevi Università degli Studi di Bari Aldo Moro Eclisse di un regno L ultima età sveva ( ) Atti delle diciannovesime giornate normanno-sveve Bari, ottobre 2010 a cura di Pasquale Cordasco e Marco Antonio Siciliani Mario Adda Editore

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4 163 Francesco Violante La conduzione delle terre demaniali Nelle ultime giornate normanno-sveve, dedicate allo sviluppo, tra persistenze e differenze, dei caratteri originari propri del regno normanno negli anni di Federico II, la sintesi di chi scrive dedicata all economia rurale nel Mezzogiorno continentale si chiudeva con la considerazione di due aspetti peculiari della politica economica fridericiana in ambito rurale, le innovazioni Abbreviazioni Acta: Acta imperii inedita saeculi XIII, ed. E. Winkelmann, I-II, Innsbruck CDP: Codice Diplomatico Pugliese Const.: MGH, Constitutiones et acta publica imperatorum et regum, t. II, Supplementum, Die Konstitutionen Friedrichs II. für das Königreich Sizilien, ed. W. Stürner, Hannover 1986 HD: Historia diplomatica Friderici secundi, ed. J.-L.-A. Huillard- Bréholles, Paris (rist. anast. Torino 1963) Quaternus: Quaternus de excadenciis et revocatis Capitinate de mandato imperialis maiestatis Frederici Secundi, ed. A. Amelli, Montecassino 1903 RA: I Registri della Cancelleria angioina, ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani RC: Il Registro della Cancelleria di Federico II del , ed. C. Carbonetti Vendittelli [Fonti per la storia dell Italia medievale, Antiquitates, 19], Roma 2002 * Desidero sinceramente ringraziare Sandro Carocci, Jean-Marie Martin e Raffaele Licinio, alla cui lettura ho sottoposto una versione avanzata del lavoro, per la grande disponibilità e i consigli che mi hanno voluto regalare.

5 164 Francesco Violante in merito all organizzazione e al controllo del territorio attraverso un notevole incremento del demanio regio e l efficacia delle norme in materia commerciale e fiscale 1. Di questi, nel presente contributo, si privilegerà il primo, ampliando di necessità l arco cronologico cui questo convegno è nello specifico dedicato, ri- 1 F. Violante, L economia rurale nel Mezzogiorno continentale: produzione e scambi, in Un regno nell impero. I caratteri originari del regno normanno nell età sveva: persistenze e differenze ( ), Atti delle diciottesime giornate normanno-sveve (Bari - Barletta - Dubrovnik, ottobre 2008), a c. di P. Cordasco, F. Violante, Bari 2010, pp Sulla politica economica, tema classico della storiografia fridericiana, cfr. J. M. Powell, Medieval monarchy and trade: the economic policy of Frederick II in the kingdom of Sicily (A survey), in «Studi medievali», s. III, 3 (1962), pp e Id., Economy and society in the Kingdom of Sicily under Frederick II: recent perspectives, in Intellectual life at the court of Frederick II Hohenstaufen, a c. di W. Tronzo, Washington 1994, pp ; E. Maschke, Die Wirtschaftspolitik Kaiser Friedrichs II. im Königreich Sizilien, in «Vierteljahrschrift für Sozialund Wirtschaftsgeschichte», 53 (1966), pp , ora in Stupor Mundi. Zur Geschichte Friedrichs II. von Hohenstaufen, a c. di G. G. Wolf, Darmstadt 1982, pp ; F. M. de Robertis, La politica economica di Federico II di Svevia (Per una moderna reinterpretazione della vicenda federiciana), in Atti delle seconde giornate federiciane (Oria, ottobre 1971), Bari s.d. [ma 1974], pp ; J.-M. Martin, L économie du royaume normanno-souabe, in Mezzogiorno Federico II Mezzogiorno, Atti del Convegno internazionale di Studio promosso dall Istituto Internazionale di Studi Federiciani CNR (Potenza - Avigliano - Castel Lagopesole - Melfi, ottobre 1994), a c. di C. D. Fonseca, Roma 1999, I, pp ; D. Abulafia, Lo Stato e la vita economica, in Federico II e il mondo mediterraneo, a c. di P. Toubert, A. Paravicini Bagliani, Palermo 1994, pp ; M. Del Treppo, Prospettive mediterranee della politica economica di Federico II, in Friedrich II., Tagung des Deutschen Historischen Instituts in Rom im Gedenkjahr 1994, a c. di A. Esch, N. Kamp, Tübingen 1996, pp (del quale si cita la versione distribuita in formato digitale da Reti Medievali, pp. 1-14); Id., Federico II e il Mediterraneo, in «Studi storici», 37 (aprile - giugno 1996), pp ; R. Licinio, Masserie medievali. Masserie, massari e carestie da Federico II alla Dogana delle pecore, presentazione di C. D. Fonseca, Bari 1998; G. Petralia, Ancora sulla politica economica di Federico II nel Regnum Siciliae, in Dentro e fuori la Sicilia. Studi di storia per Vincenzo D Alessandro, a c. di P. Corrao, E. I. Mineo, Roma 2009, pp ; W. Stürner, Federico II e l apogeo dell impero, Roma 2009 (ed. orig. Darmstadt 2000), pp

6 La conduzione delle terre demaniali 165 prendendo e concentrando il discorso sugli anni di regno di Federico II, ai quali la breve esperienza monarchica di Corrado IV e Manfredi è legata in profonda continuità, giungendo, pur con rapidi cenni, sino alle prime esperienze di governo della nuova monarchia angioina. Il drastico riordinamento dell architettura amministrativa del regno avviato da Federico II già con le Costituzioni di Capua e proseguito con vigore attraverso la promulgazione del Liber Augustalis e con le varie riforme degli anni Trenta conduce ad una notevole semplificazione tanto nel quadro dei poteri signorili che, dalla morte di Guglielmo II, avevano usurpato poteri di natura pubblica, quanto nei fermenti autonomistici di alcuni centri urbani, ai quali, tutti ricompresi nel vocabolo di terra, quale che ne fossero le dimensioni economiche e demografiche, era resa difficile la costituzione di un ampia egemonia su una campagna circostante sulla quale si confrontavano diritti signorili laici, comitali e baronali, ecclesiastici e demaniali. L accrescimento del demanio regio avviene dunque in primo luogo attraverso la soppressione di pressoché tutte le contee (di cui la curia percepisce le rendite), eccetto sostanzialmente quelle di Manoppello, Chieti, Acerra e Caserta, con il controllo da parte della famiglia imperiale di alcune grandi circoscrizioni, come l Honor Montis Sancti Angeli, e l inserimento di altre negli ambiti amministrativi pubblici, come la contea del Molise, ricompresa nel giustizierato di Terra di Lavoro 2. In secondo luogo, le costituzioni del 1231 avviano una energica, quanto difficoltosa, politica di revocatio degli uomini che, negli anni precedenti, avevano abbandonato le terre demaniali per stabilirsi in quelle feudali o ecclesiastiche 3, connessa ad un più generale intervento negli equilibri insediativi, produttivi e militari 2 J.-M. Martin, L organisation administrative et militaire du territoire, in Potere, società e popolo nell età sveva, Atti delle seste giornate normannosveve (Bari - Castel del Monte - Melfi, ottobre 1983), Bari 1985, pp Const. III 10, III 11, III 4.1; Stürner, Federico II cit., pp ,

7 166 Francesco Violante del territorio, e finalizzata al popolamento di nuovi insediamenti o al ripopolamento di centri più antichi. Tra 1239 e 1240 il superstite registro della cancelleria sveva riporta, ad esempio, tre registrazioni di mandati inviati al giustiziere di Terra d Otranto Andrea de Aquaviva incaricato di indagare sull operato del suo predecessore, accusato di essere stato corrotto e di non aver portato a termine il popolamento di due terre, Melehudi e Petrolla, e di procedere con ogni mezzo alla deportazione degli abitanti delle terre baronali circonvicine, cosa che già nel 1235 era stata evidentemente disattesa 4, mentre sembra avere miglior sorte la nuova civitas di Cesarea Augusta 5. In Capitanata, già interessata dalla radicale deportazione dei musulmani siciliani ribelli nelle località di Lucera, Stornara, Girifalco, casal San Giacomo, casal Monte Saraceno 6, il sito dell antica Herdonia è parzialmente ri- 4 Acta, I, RC, 51, 9 ottobre 1239, pp (Melehudi è identificata dall editrice con l attuale Melendugno, Petrolla con Villanova, in provincia di Brindisi); 90, 13 ottobre 1239, p. 79 per il nome del precedente giustiziere, Tommaso filius quondam Philippi filius Marmontis; 629, 29 febbraio 1240, pp , in part. 602, in cui si loda l efficienza nel popolamento di Cesarea Augusta (che Sthamer identifica con l attuale Porto Cesareo) e se ne raccomanda analoga in quella di Petrolla (mentre invece scompare Melehudi, che Martin ipotizza sia il toponimo originario di Cesarea); 850, 6 aprile 1240, pp , in cui il nome del predecessore di Andrea è indicato come Filippo filius Maremontis. Cfr. E. Sthamer, Die Verwaltung der Kastelle im Königreich Sizilien unter Kaiser Friedrich II. und Karl I. von Anjou, Leipzig 1914 (Die Bauten der Hohenstaufen im Unteritalien, I, ed. ital. a c. di H. Houben, Bari 1995), p. 106, n. 5; J.-M. Martin, Les villes neuves en Pouille au XIII e siècle, in «Journal des savants», 1 (1995), pp : Petrolla era stata già oggetto di un tentativo di popolamento nel tardo XII secolo (Tancredi et Willelmi II regum diplomata, ed. H. Zielinski, Köln - Wien 1982, 5, p. 143) e lo sarà ancora nel 1279, risultando nel 1269 exhabitata, così come Cesarea, sede quest ultima, invece, di un arsenale. 6 Sulla Lucera saracena cfr. P. Egidi, La colonia saracena di Lucera e la sua distruzione (già in «Archivio storico per le province napoletane», nn [ ]), Napoli 1915, p. 15; Codice diplomatico dei Saraceni di Lucera, ed. P. Egidi, Napoli 1917; F. Gabrieli, La colonia saracena di Lucera e la sua fine, in Atti delle quarte giornate federiciane (Oria, ottobre 1977),

8 La conduzione delle terre demaniali 167 occupato da un casale (e da una domus) popolato con gli abitanti del castrum di S. Lorenzo in Carminiano, dipendenti dal vescovo di Troia, e del casale di Fabrica, dipendenti dall abbazia di Cava 7, secondo modalità almeno in parte analoghe a quanto accade in Sicilia con l istituzione, pur difficoltosa, di due casali tra Sciacca, Bari 1980, pp ; J.-M. Martin, La colonie sarrasine de Lucera et son environnement. Quelques réflexions, in Mediterraneo medievale. Scritti in onore di Francesco Giunta, a c. del Centro di studi tardoantichi e medievali di Altomonte, Soveria Mannelli 1989, pp ; D. Abulafia, La caduta di Lucera Saracenorum, in Per la storia del Mezzogiorno medievale e moderno. Studi in memoria di Jole Mazzoleni, Roma 1998, I, pp ; Id., Monarchs and minorities in the Christian Western Mediterranean around 1300: Lucera and its analogues, in Mediterranean Encounters: economic, religious, political, , Aldershot 2000, XIII; J. A. Taylor, Muslims in medieval Italy. The colony at Lucera, Lanham 2003; A. Nef, La déportation des musulmans siciliens par Frédéric II: précédents, modalités, signification et portée de la mesure, in Le monde de l itinérance en Méditerranée de l Antiquité à l époque moderne. Procédures de contrôle et d identification, Table-rondes de Madrid, 2004 et Istanbul, 2005, a c. di C. Moatti, W. Kaiser, C. Pébarthe, Bordeaux 2009, pp Si vedano anche le pagine dedicate all argomento da A. Feniello, Sotto il segno del Leone. Storia dell Italia musulmana, Roma - Bari CDP XXI, Les chartes de Troia. Edition et étude critique des plus anciens documents conservés à l Archivio Capitolare ( ), ed. J.-M. Martin, Bari 1976, docc. 153, 154, 155 (1237), pp , , ; J.-M. Martin, Pouvoir, géographie de l habitat et topographie urbaine en Pouille sous le règne de Frédéric II, in «Archivio storico pugliese», 38 (1985), pp ; Id., Foggia, Lucera, in Itinerari e centri urbani nel Mezzogiorno normannosvevo, Atti delle decime giornate normanno-sveve (Bari, ottobre 1991), a c. di G. Musca, Bari 1993, pp ; J.-M. Martin, G. Noyé, L evoluzione di un habitat di pianura fino al XIV secolo: l esempio di S. Lorenzo in Carminiano, in La Capitanata nella storia del Mezzogiorno medievale, Bari 1991 (già in Fiorentino. Campagne di scavo , Galatina 1987), pp ; P. Favia, C. Annese, G. De Venuto, A. V. Romano, Insediamenti e microsistemi territoriali nel Tavoliere di Puglia in età romana e medievale: l indagine archeologica del 2006 nei siti di San Lorenzo in Carminiano e di Masseria Pantano, in Atti del 27 Convegno nazionale sulla Preistoria - Protostoria - Storia della Daunia (San Severo, novembre 2006), a c. di A. Gravina, San Severo 2007, pp

9 168 Francesco Violante Agrigento e Licata 8. Altri esempi, stavolta di maggiore successo, di fondazioni originali (anche se in prossimità di siti occupati in antico), Monteleone, in Calabria (l attuale Vibo Valentia), Eraclea (attuale Gela), Augusta e la colonia lombarda presso Corleone, in Sicilia, e Altamura, in Terra di Bari, avvengono secondo modalità simili di espropriazione di terre ai danni di comunità preesistenti e di privati e di redistribuzione dei territori ai nuovi cittadini, coloni e revocati, tenuti al pagamento di tributi e ad opere di miglioramento fondiario 9. 8 RC, 182, 17 novembre 1239, pp : mandato «ut apud Burgimillum ad opus nostrum tantum habitatio fieret supra fontem magnam, qui ibi est, et inter Saccam et Agrigentum in flumine Sancti Stephani prope mare per miliarium casale fieret ex hominibus Arcudachii et Andranii, et inter Agrigentum et Licatam apud Cunianum casale aliud fieret, cum ad nostra solatia et ad curie nostre commoda provenire deberent» (pp , corsivo mio). 9 Cfr. D. Girgensohn, N. Kamp, Urkunden und Inquisitionen des 12. und 13. Jahrhunderts aus Patti, in «Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken», 45 (1965), p. 75, n. 10, p. 78, n. 23; RC, 270, 16 dicembre 1239, pp (per Monteleone); Girgensohn, Kamp, Urkunden und Inquisitionen aus Patti cit., pp , , n. 6 e RC, 363, 25 dicembre 1239, pp (per Eraclea, Terranova dalla fine del XIII secolo, dalla quale la curia percepisce in terratico complessivamente seimila salme di cereali); Acta, I, p. 617; P. Scheffer-Boichorst, Die Grundung Augustas und die Wiederherstellung Regalbutos, in Zur Geschichte des XII. und XIII. Jahrhunderts. Diplomatische Forschungen, Berlin 1897, pp ; RC, 363, 25 dicembre 1239, pp (un unico responsabile per la riscossione dei diritti regi su granai, campi, mulini, sul terratico e sulle scadentiae); 615, 27 febbraio 1240, pp (per Augusta e, quest ultimo, in part. pp , sul permesso accordato ai contadini di Catania che vivono ad Augusta di ritornare a Catania annualmente per la cura delle proprie case e vigneti, purché la famiglia rimanga ad Augusta ed essi stessi vi facciano ritorno al più presto); Stürner, Federico II cit., p. 604 (per Corleone); per la Sicilia cfr., da ultimo, l articolato saggio di F. Maurici, L insediamento nella Sicilia di Federico II. Eredità normanna e innovazioni: abbandono di centri abitati, nuove fondazioni urbane, costruzione di castelli, in Un regno nell impero cit., pp ; (per Altamura) H. Niese, Normannische und staufische Urkunden aus Apulien, in «Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken», 9 (1906), pp ; V. Tirelli, La «Universitas hominum Altamure» dalla sua costituzione alla morte di Roberto d Angiò, in «Archivio storico pugliese», 9 (1956), pp ; C. Andenna, De mandato Frederici

10 La conduzione delle terre demaniali 169 A queste fondazioni possono inoltre ben essere affiancate le successive de L Aquila, da parte di Corrado IV nel , Manfredonia, da parte di Manfredi 11, e Mola, in Terra di Bari (a non voler considerare il reiterato tentativo di popolamento di Petrolla), da parte di Carlo I d Angiò 12. Un ulteriore strumento di accrescimento del demanio federiciano consiste infine nella confisca di beni, a laici ribelli 13, ma Imperatoris. L origine e il popolamento di Altamura nel secolo XIII, in Federico II nel regno di Sicilia. Realtà locali e aspirazioni universali, Atti del Convegno internazionale di studi (Barletta, ottobre 2007), a c. di H. Houben, G. Vogeler, Bari 2008, pp In generale cfr. G. Vitolo, Città, Regno di Sicilia, in Federico II. Enciclopedia fridericiana, 2 voll., Roma 2005, I, pp ; J.-M. Martin, Le città demaniali, in Federico II e le città italiane, a c. di P. Toubert, A. Paravicini Bagliani, Palermo 1994, pp e C. Andenna, Federico II e le civitates novae : il successo della quotidianità e il fallimento della celebrazione, in Paradoxien der Legitimation, a c. di A. Kehnel, C. Andenna, Firenze 2010, pp Sul ruolo delle fondazioni di città come elemento del mito federiciano costruito nell opera di Iamsilla cfr. anche M. Sanfilippo, Divagazioni e considerazioni sul tema delle civitates novae federiciane, in «Studi Bitontini», 75 (2003), pp e, sul cosiddetto Iamsilla, F. Delle Donne, Gli usi e i riusi della storia. Funzioni, struttura, parti, fasi compositive e datazione dell Historia del cosiddetto Iamsilla, in «Bullettino dell Istituto storico italiano per il Medio Evo», 113 (2011), pp HD, III, pp ; V, 2, pp (diploma di fondazione attribuito dall editore a Federico II); G. M. Monti, La fondazione di Aquila e il relativo diploma, in Atti del convegno storico abruzzese-molisano (Roma, marzo 1931), Casalbordino 1933, I, pp (per l attribuzione del diploma a Corrado IV). Cfr. A. Clementi, L Aquila, in Federico II. Enciclopedia cit., II, pp Mi sia consentito rimandare a F. Violante, Da Siponto a Manfredonia. Note sulla fondazione, in Storia di Manfredonia, coord. da S. Russo, I, Il Medioevo, a c. di R. Licinio, Bari 2008, pp. 9-24, con bibliografia precedente. 12 E. Sthamer, Dokumente zur Geschichte der Kastellbauten Kaiser Friedrichs II. und Karls I. von Anjou, II, Apulien und Basilicata, Leipzig 1926, rist. Tübingen 1997, in particolare pp. 772, 774, 793, 794 sulle difficoltà di revocare uomini al demanio. 13 Per esempio HD, VI, 2, p. 443.

11 170 Francesco Violante soprattutto a Templari e Ospedalieri 14 e ai chierici non regnicoli, oltre che nella provvisoria ma ingente acquisizione di cattedrali e monasteri vacanti, di cui il registro del dà ampia testimonianza. Il 10 ottobre 1239 Federico infatti ordina agli undici giustizieri di confiscare, e di trasmettere a camerari, secreti e ufficiali finanziari competenti, tutti i beni di natura ecclesiastica o patrimoniale che posseggono sia quanti, laici o ecclesiastici oriundi del regno, si trovino presso la curia romana allo scadere del termine prestabilito dall editto generale, del giugno dello stesso anno secondo la testimonianza di Riccardo di San Germano 15, sia i chierici stranieri dimoranti fuori dal regno 16 ; la disposizione non riguarda invece i chierici stranieri dimoranti nel regno, come viene precisato nel febbraio del Dello stesso 10 ottobre del 1239 è, ancora, la disposizione volta a prendere possesso di chiese vacanti, o che siano tali in futuro, attraverso la nomina di due amministratori che si occupino degli uffici liturgici, della manutenzione e della cura del patrimonio. L elenco riguarda dunque le chiese vescovili di Agrigento, Monreale, Cefalù, Catania, in Sicilia, Reggio, Rossano e Strongoli in Calabria, Alife, Telese, Capaccio, Aversa, Teano, Sorrento, Carinola, Policastro, Venafro, Sora, Aquino, Gaeta in Campania, Chieti e Penne negli Abruzzi, Otranto, Lecce, Monopoli, Salpi, Vieste, Ascoli Satriano e Alessano in Puglia, Melfi, Venosa e Potenza in Basilicata e i monasteri di S. Salvatore de Lingua di Messina, in Sicilia, S. Salvatore di Telese in Campania, S. Clemente di Casauria e S. Stefano de Rivo 14 Cfr. Ryccardi de Sancto Germano Chronica, ed. C. A. Garufi [RIS 2, VII/2], Bologna 1938, ad annum 1231, p In generale, sui rapporti tra monarchia meridionale e ordini religioso-militari cfr. H. Houben, Templari e Teutonici nel Mezzogiorno normanno-svevo, in Il Mezzogiorno normannosvevo e le Crociate, Atti delle quattordicesime giornate normanno-sveve (Bari, ottobre 2000), a c. di G. Musca, Bari 2002, pp Ryccardi de Sancto Germano Chronica cit., pp RC, 52-62, 10 ottobre 1239, pp Cfr. ivi 181, 17 novembre 1239, pp e , 31 marzo 1240, pp , in cui gli ordini, evidentemente ancora disattesi, vengono reiterati. 17 Ivi, 629, 29 febbraio 1240, pp

12 La conduzione delle terre demaniali 171 Maris negli Abruzzi, S. Vito, nei pressi di Polignano, in Puglia, Venosa in Basilicata 18. La vastità, dunque, del patrimonio demaniale e la rapidità con cui esso si costituisce nel Mezzogiorno continentale sul modello del patrimonio, per così dire, originario, siciliano, base della politica commerciale e fiscale del sovrano svevo, inducono all affermazione di modalità di gestione diverse, che in alcune occasioni emergono da un panorama di fonti spesso lacunoso. Negli anni Trenta l architettura fiscale, amministrativa ed economica del regno viene ridisegnata, infatti, sulla scorta di indicazioni che è possibile ravvisare già nelle costituzioni del 1220, sin dai nova statuta del 1231 e dalle disposizioni successive, volti al recupero dei diritti regi sul commercio di sale, ferro, pece e tonno e al controllo, attraverso la tassazione, della commercializzazione di grani (di un quinto del prezzo per quelli esportati da Puglia e Sicilia, di un settimo da Calabria, Abruzzo, Principato e Terra di Lavoro), ortaggi, spezie e di materiale tessile (lino, canapa, lana, seta) 19. Ad esse poi si aggiungono l istituzione delle sette fiere generali Ivi, 63-69, 10 ottobre 1239, pp Acta, I, 787, 796; per la tassa sul prezzo dei grani commerciati cfr. RC, 30, 5 ottobre 1239, pp e ulteriori chiarimenti e richiami al mandato dell ottobre 1239: ad es. 184, 17 novembre 1239, pp , sull abbassamento dei dazi sul frumento da un terzo a un quinto; 363, 25 dicembre 1239, pp ; 566, 8 febbraio 1240, pp Sulle riforme e la politica fiscale di Federico II cfr. N. Kamp, Vom Kämmerer zum Sekreten. Wirtschaftsreformen und Finanzverwaltung im staufischen Königreich Sizilien, in Probleme um Friedrich II., dir. J. Fleckenstein, Sigmaringen 1974, pp ; Id., Die Sizilischen Verwaltungsreformen Kaiser Friedrichs II. als Problem der Sozialgeschichte, in «Quellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken», 62 (1982), pp ; K. Toomaspoeg, La politica fiscale di Federico II, in Federico II nel regno di Sicilia cit., pp ; sulla continuità con la monarchia normanna cfr. D. Abulafia, The Crown and the Economy under Roger II and his Successors (1983), in Id., Italy, Sicily and the Mediterranean, , Aldershot 1987, pp. 1-14; J.-M. Martin, Monopolii, in Federico II. Enciclopedia cit., II, pp Ryccardi de Sancto Germano Chronica cit., ad annum 1234, pp

13 172 Francesco Violante e la Ordinatio novorum portuum del destinati a favorire un esportazione di derrate alimentari in cui la Corona interviene in prima persona con tendenze monopolistiche 22. Sul piano amministrativo, una serie di agenti e appaltatori viene mobilitata per garantire il controllo dei territori e dell applicazione delle disposizioni ad essi relative, sotto l autorità di portolani, camerari e dei nuovi procuratori del demanio, con una conseguente, abnorme, produzione di scritture, centralizzata e puntigliosa sin nei dettagli tanto per visione del potere quanto per necessità, dalle quali emerge, come ironicamente notava Horst Enzensberger, quanto anche la sostituzione di un asino in servizio presso un castello diventi «un affare di Stato» 23. Gli ambiti, e le concrete modalità, di intervento di questi ufficiali preposti all amministrazione 21 RC, (Ordinatio novorum portuum per regnum ad extrahenda victualia), 5 ottobre 1239, pp e 731, pp , 6 marzo 1240, in cui, rispondendo ai portolani di Bari, Federico precisa che con il termine victualia, generalmente inteso in luogo di cereali, si debba intendere frumento, orzo, fave e ogni genere di legumi e di altro necessario al vitto, con l esclusione degli animali vivi. I porti sono quelli di Vietri, Pozzuoli e Torre del Garigliano in Campania, Pescara negli Abruzzi, Rivoli, sulla costa adriatica del Tavoliere, e San Cataldo di Bari in Puglia, Torre a Mare, presso Metaponto, in Basilicata, Bivona e Crotone in Calabria, Augusta e Trapani in Sicilia. 22 Cfr., ad esempio, ivi, 261, 15 dicembre 1239, pp ; 363, 25 dicembre 1239, pp (sull esportazione di victualia in Spagna o in Africa settentrionale); 639, 29 febbraio 1240, pp (ordine di bloccare le esportazioni genovesi di grano verso Tunisi e l Africa settentrionale, colpita da carestia, «donec naves nostre fuerint onerate ( ) et navigent sive versus Barbariam sive versus alias partes, unde de victualibus ipsis valeat nostre curie maius commodum provenire» (p. 615); , 16 aprile 1240, p. 802 (mandati, rispettivamente, ai giustizieri di Terra di Bari e Basilicata di far trasportare 2000 e 1000 salme di orzo a Foggia «ad vendendum»). 23 H. Enzensberger, La struttura del potere nel Regno: corte, uffici, cancelleria, in Potere, società e popolo cit., pp : 66. Sul funzionamento della cancelleria federiciana, nella produzione più recente, vedi l ottima Introduzione di Cristina Carbonetti Vendittelli alla sua edizione di RC, pp. XVII- LXXXII; sui caratteri della produzione cancelleresca meridionale cfr. R. Delle Donne, Le cancellerie dell Italia meridionale (secoli XIII-XV), in «Ricerche storiche», XXIV/2 (maggio-agosto 1994), pp

14 La conduzione delle terre demaniali 173 del patrimonio fiscale si precisano ulteriormente nel corso degli anni Quaranta. Nel maggio 1240 infatti, nell ambito di una generale riforma amministrativa, all ufficio di magister procurator «baiulationis demaniorum, morticiorum et excadentiarum, animalium, camporum, aliarum rerum ad curia nostra spectantium» sono attribuite competenze che oltrepassano i confini dei giustizierati 24, mentre sul piano legislativo un gruppo di costituzioni, variamente datate tra il 1240 e il 1246, esplicitano le competenze di procuratores e fundicarii 25 e le modalità di locazione delle terre demaniali, esclusi dunque i feudi militari (I 87) e ad esclusione, tra queste, di paludi e boschi in regime di defensa, con contratti che prevedano la compartecipazione della curia alla divisione del prodotto e di durata non superiore ai cinque anni (I 88.1) RC, , 3 maggio 1240, pp I magistri procuratores sono individuati in Pietro Castaldus di Napoli per il distretto compreso tra Termoli e Porta di Roseto (giustizierati di Capitanata, Terra di Bari, Terra d Otranto e Basilicata), Riccardo de Polcara per i giustizierati di Principato, Terra di Lavoro e contado di Molise, Crescio Amalfitanus per quello d Abruzzo. Si vedano anche le registrazioni, tutte datate 3 maggio 1240, , pp , in cui si comunica a tutti gli ufficiali del regno la nomina dei capitani e maestri giustizieri conferita ad Andrea de Cicala per la parte settentrionale (1006) e a Ruggero de Amicis per quella meridionale (1007); (pp ) e (pp ), per la nomina di un unico secreto e , pp , per l istituzione, di un unico giustizierato per la Sicilia; , 3 maggio 1240, in cui vengono riorganizzate le competenze sugli scali portuali calabresi ( ), pugliesi e lucani ( ) e abruzzesi (1019). Sull ufficio dei procuratori cfr. P. Colliva, «Magistri Camerarii» e «Camerarii» nel regno di Sicilia nell età di Federico II. Disciplina legislativa e prassi amministrativa (1963), in Id., Scritti minori, Milano 1966, pp Const. I 86, De procuratore fisci. La costituzione è datata all ottobre 1246 da Stürner, insieme con le altre citate nella nota successiva, mentre è stata precedentemente avanzata l ipotesi (A. Caruso, Indagini sulla legislazione di Federico II di Svevia per il Regno di Sicilia. Le leggi pubblicate a Foggia nell aprile 1240 [1951], in Il «Liber augustalis» di Federico II nella storiografia, a c. di A. L. Trombetti Budriesi, Bologna 1987, pp ) di una datazione all aprile 1240, cui farebbe riferimento l incipit del mandato riguardante i magistri procuratores («Cum de provida provisione sit in nostra curia ordinatum»). 26 Const. I 87, Forma qualiter locande sunt res fiscales, I 88.1 e 88.2, De

15 174 Francesco Violante Alcuni mandati della cancelleria illustrano in concreto alcune delle varie modalità di gestione delle terre demaniali che gli ufficiali regi possono adottare, scegliendo di volta in volta la forma migliore e più redditizia per la curia. Nel marzo 1240 infatti Federico II approva l indagine che il secreto di Messina, Maggiore de Plancatone, ha condotto sui procuratori dei beni delle chiese vacanti, la cui negligenza sta conducendo quei beni stessi alla rovina, esortandolo a nominare altri procuratori o, «si expedire videres melius tam pro curia nostra quam pro maiore commoditate ecclesiarum ipsarum», a locare i beni ad extalium. Nella stessa lettera, tuttavia, la gestione dei beni ecclesiastici revocati in demanio, quelli del monastero di S. Salvatore di Messina, è utilmente condotta da un procuratore, Nicola de Silvestro, cui vengono forniti uomini e animali per la custodia del palazzo e la cura del giardino, del frutteto, delle vigne e del canneto di Catona 27. Il medesimo secreto è destinatario di un altro lungo mandato, inviato il giorno 31 dello stesso mese, in cui Federico II ne approva l operato per aver incarcerato Giovanni Peregrini di Lentini e i suoi soci, avendone anche confiscato i beni, per essersi rifiutati di pagare un residuo di 8739 tarì sulla «cabella vivarium Lentini, flumen et piverium»; una gestione che pone evidentemente problemi se, con mutamento di parere a distanza di pochi mesi, si ritiene preferibile una gestione diretta anche per le vigne, già impiantate, della curia, ad una in appalto, per la quale la concorrenza tra concessionari è spietata 28, per la ragione che «qui cabellam ipsam recipiunt, non de cultura debita vinearum curant, set qualiter fructus percipiant in suo tempore pleniores, locatione demanii, I 89, De fundicariis. 27 RC, 735, 8 marzo 1240, pp , in part. pp Ivi, 419, 11 gennaio 1240, pp : tale Martino Pepenga, presentandosi a corte, sostiene di poter far fruttare le vigne demaniali 400 salme di vino in più rispetto a quelle che al presente rendono sotto la procura di Raniero Cavalarius: il mandato dà ordine al secreto di Messina di procedere con il conferimento dell appalto, previa indagine «si idem Martinus studiosus sit et sufficiens circa procurationem et culturam ipsarum vinearum et si solvendo est».

16 La conduzione delle terre demaniali 175 et sic vineas nostras intelligimus peiorari»; quando le terre siano invece da valorizzare e mettere a coltura, come nel caso di quelle vacue che i cittadini di Siracusa desiderano coltivare a vigneto, la scelta migliore sembra quella di concedere le terre a censo, 600 tarì e la decima parte del mosto nel caso in questione, «dummodo venatio nostra, que est ibi prope, ex plantatione vinearum ipsarum non recipiat lesionem et mirthetum vicinum venationi ipsi non destruatur pro eis» 29. La particolare attenzione della curia volta alla messa a coltura di terreni paludosi e boschivi, che non danneggi tuttavia gli ambiti riservati ai solacia imperiali, a beneficio di colture specializzate, è resa inoltre evidente dalle disposizioni del dicembre 1239 riguardanti l impianto di nuovi vigneti nei pressi del palazzo della Zisa concesso «novis habitatoribus Panormi» dall ex mastro giustiziere e da quelle, nello stesso mandato, emanate in merito alle attività agricole di un nucleo di ebrei provenienti da Gerba, ai quali Federico II concede in locazione ad medietatem fructuum il dattileto presso la Favara di Palermo e la possibilità di impiantare produzioni africane ancora sconosciute in Sicilia, tra cui l indaco e l alcanna, e concernenti infine l avvio di una produzione di zucchero alla quale avrebbero dovuto presiedere due uomini inviati in Sicilia dalla Siria Ivi, 820, 31 marzo 1240, pp , citazioni rispettivamente alle pp e Ivi, 261, 15 dicembre 1239, pp Si veda anche il mandato del 12 marzo 1240, ivi, 743, pp , in cui si accenna alle coltivazioni di pepe (p. 663) e che, più in generale, restituisce la ricchezza e la diversità paesaggistica del territorio palermitano citando, tra i beni revocati in demanio appartenenti in precedenza alla chiesa della Trinità di Palermo, vigne e peschiere sull Oreto, giardini e, naturalmente, terre laboratorie (pp ). Sulla coltivazione della canna da zucchero cfr. anche ivi, 270, 16 dicembre 1239, pp : sulla coltivazione, da parte degli angararii del castrum di Nicastro, di «vineas, viridaria et cannamellas» presso il palazzo «nemoris Neocastri». Cfr. anche S. Tramontana, Il Regno di Sicilia. Uomo e natura dall XI al XIII secolo, Torino 1999, pp e V. D Alessandro, Paesaggio agrario, regime della terra e società rurale (secoli XI-XV) [1980], in Id., Terra, nobili e borghesi nella Sicilia medievale, Palermo 1994, pp : 29.

17 176 Francesco Violante La documentazione proveniente dal registro del sinora esaminata e quella riguardante la fondazione di nuovi insediamenti da parte della Corona lascia supporre che la forma di conduzione più diffusa nelle terre demaniali fosse quella indiretta, con corresponsione dunque, da parte del locatario, di un terraggio in natura nei seminativi, o in denaro e natura, nel caso di colture specializzate, ma mai di giornate lavorative. Analoga prevalenza della conduzione indiretta con canoni e censi sembra emergere anche da un documento più tardo, il Quaternus de excadenciis et revocatis, sorta di inventario compilato nel 1249, giuntoci incompleto, di beni entrati a far parte del demanio regio in seguito a confische, revoche, sentenze giudiziarie o a mancanza di eredi e ricadenti nel giustizierato di Capitanata, in cui il terraggio è calcolato per i seminativi (frumento e orzo in rotazione, più raramente spelta) su una frazione del raccolto, tra 1/3 e 1/16, con una normale prevalenza della decima parte ma con una consistente percentuale di frazioni superiori, o sulla quantità di seminato, tra 1/3 e il seme intero, con attestazioni leggermente superiori per la metà del seme rispetto all intero, mentre su terreni a vigneto, oliveto o colture orticole la corresponsione di canoni in natura appare prevalente rispetto a censi in denaro 31. Il Quaternus stesso, oltre a un noto mandato del , per la Capitanata, e alcuni altri documenti coevi realizzati per altre località del regno, dai casali di S. Lucia e Sinagra in Sicilia 33 a 31 Quaternus; il calcolo delle attestazioni nel documento è in Del Treppo, Prospettive cit., p. 6. Per alcune località le indicazioni del Quaternus vanno utilmente integrate con quelle relative all inchiesta del su beni di enti ecclesiastici in Capitanata edita ne I fascicoli della Cancelleria angioina, ricostruiti dagli archivisti napoletani, III, Le inchieste di Carlo I ( ), a c. di S. Palmieri, Napoli 2008, pp RC, 144, 9 novembre 1239, pp , in cui appare come alcune terre demaniali, in economia diretta, siano affidate a curatoli, analogamente a quanto si vedrà per l allevamento (nello specifico del mandato, Federico II lamenta che i curatoli di Capitanata non abbiano seminato tutta l avena prevista). 33 Girgensohn, Kamp, Urkunden und Inquisitionen aus Patti cit., 7-8, pp e pp

18 La conduzione delle terre demaniali 177 quelli di Mesagne e S. Pancrazio Salentino in Terra d Otranto 34, testimoniano inoltre la presenza di forme di economia diretta: le terre sono concesse a tenanciers contro un interesse annuo in denaro, una quota del raccolto di cereali e vino, una certa quantità di ovini e caprini, polli e uova, ma un numero di giornate di lavoro (cum brachiis, cum bubus, cum iumento), stabilito sulla base della consuetudine, della condizione giuridica del contadino e della disponibilità di bestiame, deve essere svolto su terreni della riserva. Secondo le peculiari modalità seguite dallo sviluppo della signoria fondiaria in Capitanata 35, nel Quaternus solo raramente questi terreni sono numerati tra le excadenciae 36, il che 34 Per l inchiesta su Mesagne, del 1245, cfr. Codice diplomatico brindisino, I, ed. G. M. Monti, Trani 1940 e II, ed. M. Pastore Doria, Trani 1964, I, 64 e, in edizione incompleta ma basata sull originale, Acta, II, Analisi approfondita e ulteriore bibliografia in J.-M. Martin, Le domaine royal de Mesagne aux XII e et XIII e siècles, in Cavalieri alla conquista del Sud. Studi sull Italia normanna in memoria di Léon-Robert Ménager, a c. di E. Cuozzo, J.-M. Martin, Roma - Bari 1998, pp ; a p. 416 il riferimento al casale, dipendente dall arcivescovo di Brindisi, di S. Pancrazio Salentino, a 16 km a sud di Mesagne, le cui consuetudini in merito a decime e prestazioni d opera, stabilite in un atto del 1221 (Codice diplomatico brindisino cit., II, 10), sono rapportate per fondata ipotesi a quelle di Mesagne, sebbene l inchiesta, per i suoi fini, non le menzioni. 35 Per i documenti del XII secolo cfr. Regii neapolitani archivi monumenta edita ac illustrata, Napoli , doc. DLXIV (1116), pp (concessione dell abate di Torremaggiore agli abitanti del castellum Sancti Severini); CDP XXI, doc. 33 (1100), pp (concessione del vescovo di Troia agli abitanti del casale Sancti Laurencii, S. Lorenzo in Carminiano), doc. 34 (1100), p. 146 (Montaratro). Panoramiche generali in J.-M. Martin, Aristocraties et seigneuries en Italie méridionale aux XI e et XII e siecles: essai de typologie, in «Journal de savants», 1 (1999), pp , G. Piccinni, Regimi signorili e conduzione delle terre nel Mezzogiorno continentale, in I caratteri originari della conquista normanna. Diversità e identità nel Mezzogiorno ( ), Atti delle sedicesime giornate normanno-sveve (Bari, 5-8 ottobre 2004), a. c. di R. Licinio, F. Violante, Bari 2006, pp Ritengo che le poche citazioni, nel Quaternus, di terreni in riserva signorile siano da ricondurre al termine startia/starsia, ben attestato da fine XI secolo in Campania e dal XII in area appenninica e dauna: pp. 39 (Gibbiza), 43 (Cerce, tre occorrenze); starsia (a Tufara, p. 37) e starsaticum (a Casale Sale, p. 63),

19 178 Francesco Violante ha condotto ad ipotizzare che la signoria, e la curia che ad essa subentra, generalmente non li distinguano dai possessi collettivi della comunità 37. Il fatto che l ampia testimonianza riguardante il nord della Puglia rechi notizia di queste forme di conduzione solo in luoghi marginali sul piano geografico 38 ; che, nel caso che una glossa spiega chiaramente con «iornatas messorum», non credo siano da interpretare come «nuova ( ) imposizione che colpiva le contrattazioni salariali sul mercato della manodopera agricola» (Del Treppo, Prospettive cit., p. 7), ma come redditi percepiti in luogo di prestazioni d opera che la signoria tradizionalmente esigeva sulla riserva, prevalentemente cerealicola, da mietitori stagionali il cui lavoro salariato veniva svolto su terre di enti ecclesiastici: cfr. le attestazioni di XII e XIII secolo in Capitanata (Ascoli, 1190; Montecorvino, 1220; Civitate, 1223) e altrove (Montescaglioso, 1195; Montevergine, 1223) citate da J.-M. Martin, Le travail agricole: rythmes, corvées, outillage, in Terra e uomini nel Mezzogiorno normanno-svevo, Atti delle settime giornate normanno-sveve (Bari, ottobre 1985), a c. di G. Musca, Bari 1987, pp : 148, 151; Id., La Pouille du VI e au XII e siècle, Roma 1993, p Per questa importante prospettiva interpretativa, anche nell ottica della contemporanea rivalutazione sul piano politico-sociale ed economico dei beni comuni (su cui si veda ad es. U. Mattei, Beni comuni: un manifesto, Roma - Bari 2012), cfr. S. Carocci, Metodo regressivo e possessi collettivi: i demani del Mezzogiorno (sec. XII-XVIII), in Ecritures de l espace social. Mélanges d histoire médiévale offerts à Monique Bourin, Paris 2010, pp e il fondamentale G. I. Cassandro, Storia delle terre comuni e degli usi civici nell Italia meridionale, Bari 1943, di cui si vedano ad es. le pp. 159, per l integrazione, già nel latifondo pre-normanno, delle terre ad uso collettivo senza che questo inficiasse la piena proprietà del signore, e 174, in cui, tra gli effetti della politica di revocationes degli uomini al demanio e di restrizioni alla mobilità, si segnala lo stabilirsi di consuetudini più favorevoli ai contadini per la coltivazione delle terre incolte della signoria. 38 Quaternus, pp (Alberona, tra una e dodici giornate all anno), (Tufara, otto giornate, per un totale di 504, di cui cinque con buoi, per un totale di 315), (Gibbiza, due giornate), (Gildone, tra una e dodici), (Casalvatico, due giornate), (Cerce, tra una e due giornate), (Santa Croce, tra due e dodici), tutte località appenniniche, per un numero complessivo di uomini sottoposti a obbligo di prestazione d opera non inferiore a 250 (i 178 uomini calcolati da Del Treppo, Prospettive cit., p. 5, sono quelli citati nominativamente nel documento, ma ad essi vanno aggiunti coloro che sono ricompresi nella locuzione «cum fratribus» che in numerosi

20 La conduzione delle terre demaniali 179 siciliano, canoni e prestazioni d opera siano calcolati anche in moneta (sebbene vi sia senz altro una necessità di contabilizzare il valore del casale) 39 ; che infine la normativa stessa vada nella direzione dell eliminazione dei patti di conduzione che prevedano corvées 40 e di una sostanziale semplificazione del complesso panorama delle condizioni giuridiche dei contadini nel regno 41, induce tuttavia a pensare che almeno sulle terre demaniali esse diventino progressivamente residuali, mentre più articolata appare la situazione dei contesti signorili laici ed ecclesiastici, in alcuni dei quali, in Abruzzo, Campania e Calabria, le richieste di prestazioni d opera su terre cerealicole sembrano permanere, accanto alla corresponsione di quote parziarie, come tentativo di far casi 33 ad esempio a Tufara segue il nome del primo prestatore d opera e che va calcolata come se essa ne indicasse almeno due). Nelle stesse località compaiono anche corresponsioni di censi in natura e/o in denaro. 39 Girgensohn, Kamp, Urkunden und Inquisitionen aus Patti cit., 8, pp , nonché l importante saggio di G. Petralia, La «signoria» nella Sicilia normanna e sveva: verso nuovi scenari?, in La signoria rurale in Italia nel Medioevo, Atti del II Convegno di studi (Pisa, 6-7 novembre 1998) organizzato da C. Violante e M. L. Ceccarelli Lemut, introduzione di G. Rossetti, Pisa 2006, pp : Const. III 9, su cui A. L. Trombetti Budriesi, Una proposta di lettura del Liber Augustalis in tema di signoria e feudalesimo (1982), in Il «Liber Augustalis» cit., pp e F. Martino, Federico II: il legislatore e gli interpreti, Milano 1988, pp In tal senso mi sembra di cogliere l evoluzione e la formalizzazione, in età sveva, della condizione di angararius, la cui subordinazione viene definita allo stesso tempo dalla condizione personale e dagli obblighi di lavoro attraverso la complessa vicenda giuridica del villanaggio nel Mezzogiorno (che giungerà poi ad un ulteriore semplificazione in età angioina), nell interpretazione di S. Carocci, Le libertà dei servi. Reinterpretare il villanaggio meridionale, in «Storica», 37 (2007), pp , e Id., Angararii e franci. Il villanaggio meridionale, in Studi in margine all edizione della platea di Luca arcivescovo di Cosenza ( ), a c. di E. Cuozzo, J.-M. Martin, Avellino 2009, pp Cfr. anche Petralia, La «signoria» cit., nonché, in particolare per la popolazione musulmana, ma con risvolti importanti anche per le età successive, A. Nef, Conquêtes et reconquêtes médiévales: la Sicilie normande est-elle une terre de reduction en servitude généralisée?, in «Mélanges de l Ecole française de Rome. Moyen Age», 112 (2000), pp

21 180 Francesco Violante fronte alla caduta tendenziale del saggio di rendita e di sfruttare al meglio nuove possibilità di commercializzazione dei grani 42. Conduzione diretta e concessione in appalto sembrano coesistere nell allevamento del bestiame. Destinato sia al sostegno della produzione agricola 43 che al consumo della corte 44, ma anche a fornire di liquidità le casse della corte in caso di necessità 45, l allevamento bovino, ovino e suino viene organizzato in primo luogo nelle regioni meridionali, Calabria e Sicilia, e affidato a curatoli (termine che certamente rinvia al κουράτωρ bizantino) o in appalto a manodopera saracena, senza che l una o l altra soluzione esentino da rischi di cattiva gestione e dalla necessità di intervenire con durezza: nell ottobre 1239 si avviano indagini su curatoli accusati di malversazione 46 e nel novembre dello stesso anno, per compensare l insolvenza degli allevatori saraceni delle greggi della curia, Federico II ordina requisizioni di beni e, se necessario, la cattura e l obbligo ai lavori forzati in opere di bonifica 47. In Capitanata, provincia i cui svaghi più frequentemente 42 Per l interpretazione di un generalizzato aggravarsi delle corvées nel Mezzogiorno continentale cfr. Del Treppo, Prospettive cit., pp. 4-5, lettura accolta da Petralia, La «signoria» cit., pp , che lo ricollega anche alla crisi della monarchia tra la fine del XII secolo e il primo ventennio del XIII; sul tema si veda il quadro complessivo, ricco di sfumature, di Martin, Le travail agricole cit., pp Si veda ad esempio il mandato del luglio 1238 in Acta, I, 816, p. 633, in cui Federico II ingiunge al giustiziere di Terra di Bari di obbligare i contadini a comprare buoi e a prendere terre ad terraticum, se le loro sono insufficienti (un «pio desiderio» secondo Martin, L économie cit., p. 180). 44 Ad es., RC, 283, 17 dicembre 1239, pp : ordine al camerario di Abruzzo di reperire duecento buoi per destinarli al consumo della corte. 45 Ivi, 270, 16 dicembre 1239, pp : ordine al secreto di Messina di vendere i maiali di Calabria e Sicilia per necessità urgenti di liquidità da parte della curia. 46 Ivi, 40, 5-9 ottobre 1239, pp ; 43, 5-9 ottobre 1239, pp ; 520, 5 febbraio 1240, pp , in cui, tra l altro, si loda il secreto di Messina «quod ad ordinandam procurationem animalium nostrorum Sicilie et Calabrie habere studium incepisti». 47 Ivi, 182, 17 novembre 1239, pp : «De Sarracenis autem, qui

22 La conduzione delle terre demaniali 181 Federico apprezza e per la quale sotto molti aspetti cerca di riprodurre il modello delle regioni meridionali del regno, sono appunto mandrie e greggi consistenti di provenienza calabrese e siciliana ad essere inviate ed affidate ai coloni saraceni, in particolare a Lucera 48, affinché li utilizzino «ad commodum curie» così come operavano già ai tempi di Guglielmo II 49. Analogamente, modalità simili di conduzione dell allevamento equino, sottoposto a divieti tassativi di esportazione in quanto, naturalmente, strategico per le necessità dell esercito 50, progressivamente interessano le regioni settentrionali del regno secondo le peculiari forme aziendali siciliane e calabresi delle aratie (allevamenti destinati alla riproduzione) e delle marestalle (edifici adibiti al ricovero, alla custodia e all addestramento dei cavalli). Oggetto di attenzione costante da parte dell imperatore, andudum oves ipsas in extalium habuerunt et, cum de cabellis ipsis teneantur curie nostre solvere magnam pecunie quantitatem, plures eorum invenies non solvendo ( ) capias de personis et eos per opera maranatum curie nostre facias applicari». 48 Ivi, 992, 2 maggio 1240, pp : «Cum solaciis nostris Capitinate provinciam frequentius visitemus et magis quam in aliis provinciis regni nostri moram sepius trahamus ibidem et velimus propterea quod in Capitinata de animalibus nostris habeamus armenta ad usum familie nostre», Federico II ordina al giustiziere di Capitanata Riccardo di Montefuscolo di inviare uomini al secreto di Messina Maggiore de Plancatone per riceverne 6000 pecore e 600 montoni delle greggi calabresi e 500 vacche e tori dalle mandrie siciliane, da custodire in luoghi idonei; cfr. anche 993, stessa data, pp , per l ordine indirizzato al secreto. Vedi anche 270, 16 dicembre 1239, pp e 352, 25 dicembre 1239, p. 357 per i legami d affari tra i Saraceni in Capitanata (Lucera e Girifalco) e la Calabria, e i pericoli di mantenimento di contatti con i Saraceni rimasti nell isola, e Acta, I, 763 (1230), p. 606 per le libertà concesse ai Saraceni lucerini di comprare e vendere senza pagamento di plateatico e dogana nelle province del Mezzogiorno continentale. 49 Ivi, 354, 25 dicembre 1239, pp : ordine al giustiziere di Capitanata di assegnare ai Saraceni di Lucera i mille buoi delle mandrie calabresi e siciliane che il secreto di Messina gli consegnerà. Vedi anche HD, V, 2, p. 884: ordine al secreto di Messina di inviare 5000 castrati dalle greggi calabresi, 1000 vacche e 6000 pezze di formaggio dalla Sicilia. 50 RC, 556 [1], 8 febbraio 1240, pp

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