Il debito estero dei Paesi in Via di Sviluppo. Il caso dell'africa sub sahariana.

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1 Università degli Studi di Bergamo Facoltà di Economia Il debito estero dei Paesi in Via di Sviluppo. Il caso dell'africa sub sahariana. di Enrica Ghitti Relatore Giovanna Vertova A. A

2 RIASSUNTO L interesse verso l indebitamento estero dei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) è cresciuto nei primi anni Ottanta, come conseguenza dell esplosione delle crisi debitoria internazionale e della necessità di evitare un collasso del sistema bancario ed economico internazionale. La questione del debito estero riveste tuttora un importanza rilevante, anche a causa delle difficoltà circa la sua soluzione. In effetti, il cosiddetto debito se per alcuni paesi potrebbe essere considerato fisiologico ed utile alla crescita in altri casi si è, di fatto, trasformato in una vera e propria zavorra. Le economie, infatti, invece di decollare si trovano schiacciate dal peso del debito e del servizio del debito, non riuscendo nemmeno a soddisfare le esigenze primarie della popolazione. E questo, per esempio, il caso dei paesi dell Africa sub sahariana (ASS). A difesa dei PVS sono scesi in campo associazioni, gruppi, Organizzazioni Non Governative (ONG) e singoli individui eterogenei dal punto di vista politico ma accomunati dall idea che una possibile soluzione sia la cancellazione del debito stesso. Gli obiettivi di questa tesi sono: l analisi dell evoluzione storica del debito dei PVS, la comprensione delle principali cause che determinarono l esplosione della crisi debitoria internazionale degli anni Ottanta, l individuazione degli interventi approntati dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dalla Banca Mondiale (BM) dalla seconda metà degli anni Novanta nonché i relativi risultati, focalizzando l analisi sul caso dell ASS. La tesi è articolata in quattro capitoli. A parte il primo capitolo introduttivo, il secondo rassegna la letteratura riguardante la relazione tra debito estero e crescita economica. Il terzo capitolo, invece, analizza il caso dell ASS con riguardo alla situazione economica, sociale e debitoria (storica ed attuale). Un fattore che ostacolò la crescita dei PVS ed in particolare dell ASS, fu il peso del debito estero, contratto tra gli anni Settanta e i primi anni Ottanta. Tra i fattori che determinarono l esplosione della crisi debitoria degli anni Ottanta una causa fu, probabilmente, l errata valutazione della natura della crisi ed i conseguenti interventi approntati da parte delle istituzioni finanziarie internazionali (aumento e ristrutturazione dei prestiti). Solamente a partire dalla seconda metà degli anni Novanta il focus della questione si spostò verso la riduzione dello stock di debito con l adozione, inoltre, di politiche volte a promuovere la crescita economica. Grazie, quindi, alle iniziative di riduzione del debito approntate, i paesi dell ASS, in particolare, assistettero alla diminuzione dello stock e del servizio del debito nonché al miglioramento dei principali indicatori economici e sociali. La riduzione dello stock di debito, tuttavia, sembrerebbe uno strumento non sufficiente a risolvere in maniera adeguata i problemi sociali ed economici dell ASS. Il divario rispetto ad altri PVS e soprattutto ai paesi avanzati rimane, infatti, ampio. 3

3 CAPITOLO 1. INTRODUZIONE 1.1 Origine ed obiettivi della tesi L interesse verso l indebitamento estero dei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) è cresciuto nei primi anni Ottanta, come conseguenza dell esplosione delle crisi debitoria internazionale e della necessità di evitare un collasso del sistema bancario ed economico internazionale. La questione del debito estero continua a rivestire un importanza rilevante, anche a causa delle difficoltà per la sua soluzione. In effetti, il cosiddetto debito se per alcuni paesi potrebbe essere considerato fisiologico ed utile alla crescita (in ossequio, per esempio, alla teoria dei due gap); in altri casi si è, di fatto, trasformato in una vera e propria zavorra. Le economie, infatti, invece di decollare si trovano schiacciate dal peso del debito e del servizio del debito, non riuscendo nemmeno a soddisfare le esigenze primarie della popolazione. E questo, per esempio, il caso dei paesi dell Africa sub sahariana (ASS). A difesa dei PVS sono scesi in campo associazioni, gruppi, Organizzazioni Non Governative (ONG) e singoli individui eterogenei dal punto di vista politico ma accomunati dall idea che una possibile soluzione sia la cancellazione del debito stesso. Il debito, secondo le varie anime del movimento no global, si è trasformato in uno strumento di dominio nonché in una nuova strategia di colonizzazione che rende impossibile qualsiasi tipo di sviluppo umanamente sostenibile nel Sud del mondo. Il debito, inoltre, è immorale e spesso odioso (Millet e Toussaint, 2006). Le principali istituzioni finanziarie internazionali, Fondo Monetario Internazionale (FMI) e Banca Mondiale (BM) in particolare, avevano interpretato, inizialmente, la questione del debito estero come un problema di liquidità e, quindi, di breve periodo. I primi interventi approntati furono, di conseguenza, l aumento e la ristrutturazione dei prestiti. Una differente interpretazione della crisi debitoria degli anni Ottanta, come un problema di solvibilità e, quindi, di lungo periodo, avrebbe implicato soluzioni differenti, come, per esempio, la riduzione dello stock di debito. In effetti, dalla seconda metà degli anni Novanta, il focus della questione si è spostato proprio dall aumento dei prestiti alla riduzione dello stock di debito, con l adozione, inoltre, di politiche volte a ridurre la povertà ed a promuovere lo sviluppo economico. Grazie, 5

4 quindi, alle iniziative Heavily Indebitated Poor Countries (HIPC), Enhanced HIPC e Multilateral Debt Relief Initiative (MDRI), gli Stati più indebitati, in particolare i paesi dell ASS, hanno beneficiato della riduzione dello stock di debito. Ciò, tuttavia, non sembra sufficiente a risolvere in maniera adeguata i problemi economici e sociali dei paesi più poveri. In relazione all ASS, per esempio, i principali indicatori sociali ed economici presentano, infatti, livelli bassissimi, soprattutto se paragonati a quelli dei paesi avanzati o di altri PVS. Numerose furono, e sono tuttora, le interpretazioni teoriche del debito estero. Esse, tuttavia, possono essere ricondotte a due grandi scuole di pensiero: la scuola neoclassica e keynesiana. La teoria neoclassica sostiene che la crescita possa essere accelerata mediante l afflusso di finanziamenti esterni. La teoria keynesiana, invece, individua nell intervento dello stato, al fine di porre rimedio alle deficienze che avevano causato il ricorso a risorse esterne, l unico modo per risolvere il problema dell indebitamento. Gli obiettivi di questa tesi sono: l analisi dell evoluzione storica del debito dei PVS, la comprensione delle principali cause che determinarono l esplosione della crisi debitoria internazionale degli anni Ottanta, l individuazione degli interventi approntati dal FMI e dalla BM dalla seconda metà degli anni Novanta nonché i relativi risultati, focalizzando l analisi sul caso dell ASS. 1.2 Struttura della tesi La tesi è articolata in quattro capitoli. A parte questo primo capitolo introduttivo, il secondo rassegna la letteratura riguardante la relazione tra debito estero e crescita economica. La prima sezione illustra la definizione delle componenti del debito estero, secondo la ripartizione del FMI. Ciò al fine di rendere più chiara la comprensione dell evoluzione nel tempo del debito. La seconda sezione, invece, si sofferma sulla classificazione dei paesi in base ai tre criteri adottati dalla BM. La terza sezione espone le principali interpretazioni teoriche del debito estero presenti nella letteratura economica. Viene così esposta la teoria dei gap (vincolo interno, esterno e fiscale), che ha rivestito un ruolo decisivo nel processo di accumulazione del debito estero negli anni Settanta. Le strategie di riduzione e cancellazione del debito, invece, trovano fondamento nella teoria del Debt Overhang di Krugman. Questa interpretazione 6

5 sostiene che, un livello elevato di debito estero, ostacola la realizzazione d investimenti produttivi nel paese. Vengono, infine, esposte le interpretazioni di due importanti scuole di pensiero: la scuola neoclassica e keynesiana. Successivamente, vengono illustrate le principali ripercussioni del debito estero sulla povertà, in termini di risorse distolte da impieghi quali la sanità, l assistenza e l istruzione (quarta sezione). Ampio spazio trovano, nella quinta sezione, le recenti iniziative per la riduzione del debito estero, approntate a partire dalla seconda metà degli anni Novanta: l iniziativa HIPC, l Enhanced HIPC ed, infine, la MDRI del In relazione ad ogni iniziativa, vengono esposte le caratteristiche, eventuali critiche, nonché i risultati ottenuti in termini di riduzione dello stock di debito estero. Nell ultima sezione, infine, sono riportate le principali tesi per la cancellazione del debito estero. Millet e Toussaint (2006) individuano giustificazioni morali, politiche, economiche, legali, ambientali e religiose. Il terzo capitolo analizza il caso dell ASS. La prima sezione presenta il livello economico e sociale dell ASS, evidenziando la relativa arretratezza rispetto sia ai paesi avanzati sia ad altri PVS. Ciò emerge dall analisi temporale dell Indice di Sviluppo Umano (ISU), del livello del PIL pro-capite e delle quote mondiali del PIL, delle esportazioni di beni e servizi e degli IDE. Successivamente trova ampio spazio l analisi della situazione debitoria dell ASS dagli anni Settanta fino ad oggi (seconda sezione). Viene, quindi, riportata l evoluzione temporale dello stock di debito estero, delle relative componenti, del servizio e degli indicatori d indebitamento. L ultima sezione, infine, si occupa dell analisi degli effetti dell attuale crisi economica-finanziaria sul debito estero. Vengono, innanzitutto, analizzati i tre canali di trasmissione degli effetti della crisi e le principali conseguenze sulle esportazioni, sulla crescita ed, in particolare, sul debito estero. Il quarto capitolo espone i principali risultati della tesi e gli ulteriori spunti per la ricerca futura. 7

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