n.7 ottobre 2004 mensile di intrattenimento intelligente

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1 n.7 ottobre 2004 mensile di intrattenimento intelligente

2 2 EDITORIALE bazar MAra Codalli Direttore artistico Eugenia ROmanelli Direttore responsabile Vera RIsi vicedirettore

3 bazar laboratori studenti la sapienza 3 RISCHIO MORTALE, NE VALE LA PENA? Ogni gioco ha le sue regole? Non tutti. Certi giochi superano ogni limite. Sport talmente spericolati ed eccitanti da creare dipendenza. Sfide all estremo che a volte mettono a rischio anche la vita di chi non gioca. Giochi divertenti da morire? Si, perchè a volte si muore davvero. Bungee Jumping: volare si può Il bungee jumping consiste nell effettuare un salto nel vuoto da ponti, gru, elicotteri o mongolfiere legati a un elastico. La forma più estrema di questo sport è il BASE JUMPING. Ci si getta da edifici, antenne, ponti e dirupi, ma senza l elastico a fermare il volo. In questo caso il jumper apre il paracadute solo all ultimo momento quando il margine per non sfracellarsi è di appena due o tre secondi. Una tremenda scarica di adrenalina, un gesto di piena follia, che somma al rischio di lasciarci la pelle quello di finire in galera. La sfida dentro la sfida è, infatti, quella di lanciarsi da luoghi speciali, simbolici, pericolosissimi o vietati, come la Statua della libertà o la Torre Eiffel. Eppure basta poco, una raffica di vento, un errore nel tempo di apertura del paracadute e l avventura si conclude in tragedia. I jumpers hanno tra i venti ei trent anni d età. In maggioranza maschi, non mancano ultracinquantenni e giovanissimi. Per i campioni del brivido non conta solo l espressione liberatoria dell energia fisica, ma piuttosto la sua gestione e il suo allenamento. Succede che quelli che lo provano contraggono una specie di dipendenza. E il riflesso psicologico e probabilmente anche organico di un esperienza limite, di una mistica del pericolo e del rifiuto della normalità che crea troppi miti e nuovi seguaci.

4 4 studenti la sapienza laboratori bazar Pazzi o temerari, esibizionisti o spiriti liberi, drogati di adrenalina o atleti preparati e consapevoli? A raccontarcelo sono loro. E chi è stufo del grigiore metropolitano ma non vuole rinunciare al brivido del pericolo, sceglie paradisi naturali per tuffi mortali Alessandro quanti anni hai? 34. Perché pratichi il base jumping? Mi dà sensazioni ed emozioni uniche, forti. Sento l adrenalina nel mio corpo. E la cosa che mi scalda di più è quella di sentire il vento nelle orecchie. E come possedere un oggetto, sentire il proprio corpo. Da dove effettui i tuoi lanci? Dai ponti, dalle pareti, dalle antenne. Base, poi è una parola formata da queste quattro lettere, che racchiudono anche i viadotti. Esistono posti ufficiali, dov è legale? Posti precisi non è che ce ne siano Però è diffuso soprattutto nel Brento, in Trentino... (Esiste un codice di autoregolamentazione per la pratica in sicurezza del BASE JUMPING sul territorio della provincia di Trento ai sensi dell articolo 1 della L.P. 12 Agosto 1996, n.5. N.d.r.). Certo lanciarsi da un palazzo entra maggiormente nell ambito dell illegalità. Da una parete rocciosa la situazione è a rischio solo per te stesso...quindi...è differente. Esiste un associazione? Non esiste alcuna associazione. Si va alla ricerca di persone che come te amano praticare il Base, ma non ci sono associazioni... Anche se in Malesia c è un appuntamento annuale durante il quale è consentito praticare il Base. In quella circostanza sembra un po di stare a una manifestazione sportiva con molte esibizioni. La tua prima volta è stata Da un ponte. Poi ho cominciato anche a lanciarmi dai palazzi, fino ad arrivare alle mongolfiere. Che preparazione fisica occorre? Non serve una preparazione fisica specifica. E un po come il paracadute. Devi solamente imparare le tecniche del lancio, insomma interessarti specificatamente della tecnica del Base. E se succede un incidente? E molto pericoloso, è vero, ma fa parte del gioco, e di solito chi si lancia sa esattamente a cosa va incontro. Lo so anche io, ma è un emozione davvero straordinaria, irripetibile. Mi dà una forza interiore. Ma lo fai anche per soldi? C è chi mette in evidenza il marchio dello sponsor, e quindi sotto si cela un interesse prettamente commerciale... Intervista di Emanuele Rossi (hanno collaborato Mariangela Pagano, Caterina Rao e Ilaria Pinta) Parkour: da grande voglio fare l uomo ragno Di Daniela Terzino Il parkour è uno sport dedicato agli amanti delle arti marziali, delle filosofie orientali e delle attività estreme. Il termine che lo contraddistingue è un neologismo che vuol dire percorso, e i traceur, che tradotto dal francese significa quello che fa un tracciato, sono i suoi sacerdoti. Nasce nelle periferie parigine circa sedici anni fa e il suo fondatore riconosciuto è David Belle. E l arte dello spostamento in ambiente urbano e non può essere classificato esclusivamente come disciplina fisica. I percorsi di gara, forniti direttamente dall urbanistica cittadina, impegnano i praticanti in arrampicate su muri e mirabolanti salti da tetti, grondaie, parapetti e ponti. Avvalendosi unicamente delle proprie mani e dell ausilio del proprio coraggio (protezioni o altri generi di aiuti sono banditi), i traceur sfidano l autocontrollo e la paura di superare impedimenti architettonici per conquistare la padronanza del corpo. Il Parkour ha conosciuto grande diffusione tra i giovani e, grazie all ausilio della rete, (www.urbanfreeflow.com e Di Rodolfo Volpini Di Mariantonietta Tosi Anna Recchia Ne parliamo con Alessandro Tramontano, spericolato tuffatore. Quando hai iniziato a praticare questo tipo di tuffi? Ho iniziato da piccolissimo; avevo 4 anni e quando andavamo al mare ero affascinato dai tuffi che facevano quelli più grandi di me. Un giorno uno di loro mi ha spinto e anche se non fu una mia scelta, lanciarmi mi piacque tantissimo. Eravamo al lido la Marinella a Sant Agnello. Poi, a fare sul serio ho iniziato a anni. In cosa consistono questi tuffi, come si svolgono? Ci sono diversi tipi di tuffi: quelli che si svolgono da altezze che possono variare dai 4 ai 15 metri in mare profondo oppure quelli che si fanno da 5-6 metri in acque basse, non più di sessanta centimetri. Ci sono anche diverse modalità di tuffo: in acque profonde il mio gruppo si tuffa a stile o a palla di cannone, cioè lanciandoci di testa e chiudendoci come una palla di cannone durante il tuffo, impattando le acque con il dorso, in modo da sollevare una grossa quantità d acqua.ovviamente vince chi schizza più in alto! La cosa particolare è che nessuno di noi ha una preparazione adeguata alle spalle e in quello che facciamo ci affidiamo solo alla nostra esperienza. Un altra caratteristica di questi tuffi è che, per raggiungere la cima degli scogli dai quali tuffarsi, bisogna arrampicarsi a mani nude su pareti scoscese e lisce e questo rende la cosa ancora più eccitante. Quali sono i luoghi più frequentati da chi pratica questo tipo di tuffi e quali sono i posti che frequenti tu abitualmente? I posti sono sempre gli stessi: la spiaggia di Puolo; lo Scoglio del Principe ; la Marinella ; la Campanella sempre vicino Sorrento. Tutti posti che frequento indistintamente ad eccezione dello Scoglio del Principe. Ci sono delle ragazze che fanno questi tuffi? Certo, qualche anno fa ricordo una ragazza nel nostro gruppo, si chiama Marika, era veramente molto brava. Lo fate in luoghi nascosti? No, le persone, i bagnanti assistono spesso a quello che facciamo, anzi il più delle volte ci guardano ammirati! Ti sei mai fatto male durante questi tuffi o qualcuno dei tuoi amici ha mai rischiato la vita? Rischi sicuramente ce ne sono, soprattutto quando ci si tuffa in acque basse dove, cadendo di testa, c è un forte rischio di rompersi il collo o i denti e la colonna vertebrale Da grosse altezze, se si cade male in acqua, c è il rischio di procurarsi ematomi ed escoriazioni: l acqua diventa cemento! Io, personalmente, ho rischiato solo una volta cadendo male in acque basse 40 cm. me la cavai, fortunatamente, con qualche escoriazione! Tra i miei amici nessuno ha mai riportato danni seri ma diverse persone hanno perso la vita soprattutto dallo Scoglio del Principe. molte cose purtroppo non vengono dette. Nonostante tutto, tu continui a farlo Sì. L ultima volta è stata quest estate, ma ero da solo, non con gli amici. Ultimamente tendo a fare questi tuffi in maniera solitaria non più in gruppo tanto a me non succederà mai niente di grave, perché comunque sono più bravo degli altri! Cosa provi quando ti butti da quelle altezze? Provare per credere. E una sensazione di totale libertà! Non ci sono paracaduti, non c è elastico, non c è nulla. Solo tu e il tuo bisogno irrefrenabile di andare sempre più su, di fare sempre meglio, di superare nuovi limiti. E come una droga. Ma la cosa più bella è la paura. La paura che si prova prima di saltare giù, è quella che ti fa sentire vivo. Poi, una volta giù capisci che, ancora una volta, ce l hai fatta! E ti senti forte! Perché sicuramente dietro tutto ciò è vero che c è dell esibizionismo, la voglia di fare colpo, di piacere agli altri, di dimostrare (magari dopo una competizione di essere migliore degli altri) ma per me c è qualcosa di più: ho acquistato maggiore sicurezza in me stesso. A pochi metri dall asfalto, due paracadutisti a confronto Luca, 32 anni, svolge regolarmente attività aviolancistica presso l Aeroporto di Guidonia. Rodolfo, 37 anni, è controllore del traffico aereo Enav spa. Rodolfo: secondo te perché spesso, nonostante alcuni principi di sicurezza che regolano l attività di lancio come la quota minima per l apertura, si va oltre il limite di sicurezza? Luca: chi si lancia oltre misura lo fa per provare emozioni forti ma con il tempo prevale l assuefazione, e lo stato d eccitazione si attenua. Quell incredibile senso di piacere che ti rimane dopo una scarica di endorfine, purtroppo, dopo i primi lanci, si attenua, ci si fa l abitudine e così qualcuno cerca sensazioni forti e rischia più del dovuto. Rodolfo: cosa intendi per rischiare più del dovuto? Luca: ritardare l apertura del paracadute fino all ultimo e talvolta anche oltre. come purtroppo è accaduto. Considera che con i vecchi paracadute l altezza limite era di circa 350 metri ma ora con i nuovi puoi arrivare sino a 150. Anche una frazione di secondo può costarti la vita o, se va bene, l invalidità permanente.

5 bazar laboratori studenti la sapienza 5 Roulette russa: occorrenti: una rivoltella, una vita Regole del gioco: : due giocatori a turno premono il grilletto di una rivoltella puntata alla loro testa, dopo aver fatto ruotare casualmente il tamburo con un solo proiettile inserito, in una delle sei posizioni possibili. Il gioco continua fino a che uno dei due giocatori muore. Per saperne di più Un tempo la roulette russa era impiegata come forma di duello tra ufficiali e aristocratici della Russia zarista. Negli U.S.A i tre casi eclatanti degli ultimi anni: a New York una ventitreenne, in attesa del secondo figlio, viene uccisa dal compagno perché si rifiuta di partecipare a questo gioco da lei definito sciocco e pericoloso; a Minneapolis un ventottenne, dopo aver suggerito una partita alla roulette russa, viene accusato di omicidio di terzo grado per la morte del cugino; a Jacksonville, Florida il pastore Melvyn Nurse per rendere il sermone particolarmente interessante illustra i sette peccati capitali facendo la roulette russa con una 357 magnum caricata a salve ma il secondo peccato gli è fatale, il rivestimento del proiettile si conficca nel cervello uccidendolo. Il rischio, per alcuni aspetti eccitante, attraente e affascinante, viene inoltre riscoperto come richiamo mediatico e come fonte di successo. E il caso del cantante Johnny Ace che attraverso il gioco della roulette russa svela tutto il potenziale della morte come mossa di carriera, perdendo la vita a 25 anni alla vigilia di Natale del Non da meno è il caso del mago Derren Brown che nel suo reality show rischia il suicidio davanti al pubblico. Gli ingredienti della roulette russa c erano tutti: una pistola a sei colpi puntata alla tempia, un solo proiettile in canna, il grilletto premuto e tanta suspense per la sorte del mago che in base a suoi calcoli da sensitivo riesce a individuare il colpo fatale. Roulette russa all italiana di Giampiero Ranucci La roulette russa, gioco che sembra completamente estraneo all ambiente italiano, in realtà ha le sue vittime anche nel nostro Paese. Una tragedia ha coinvolto un ventenne romano, Michele, e nessuno lo ha mai saputo. Perché? Un amico di Michele, con un po di paura e ricordi confusi, prova a dire qualcosa... Quanti anni hai? R. 22 Dove abiti? R. Roma - Boccea Chi era il protagonista? R. MICHELE. 20 anni, abitava a Roma e studiava. Era un ragazzo simpatico, estroverso.. Dove si è svolto il gioco pericoloso? R. é successo a Roma. Erano in tre. Quando? R. 3 anni fa E stato un episodio isolato? R. Si, e le famiglie hanno fatto in modo che la cosa non avesse risonanza. Perchè scegliere di fare la ROULETTE RUSSA? R. E chi può dirlo, forse perchè erano 3 ragazzi abbandonati a se stessi che in quel momento non erano completamente lucidi In che senso abbandonati a se stessi? R. non erano molto seguiti dalle famiglie Come hanno pensato di riunirsi? R. Stimolati dal rischio e dal brivido, dalla voglia di fare qualcosa di diverso ed emergere nel gruppo. Sai come hanno fatto a procurarsi una pistola? R.Chiedi troppo, non lo so Perchè l accaduto è stato occultato? R. Da parte delle famiglie non rendere pubbliche queste notizie è anche un modo per far si che il dolore non riemerga quotidianamente, inoltre è difficile ammettere che queste cose accadano a chi ci sia vicino. Surfer suicide Di Federica Taraborelli Barbara Donati Fabiana Iacoucci Pochi sanno che esiste una versione moderna della roulette russa, rivisitata e contestualizzata nell ambito metropolitano: si chiama Skilarking (letteralmente passatempo volante ) ed è una specie di sport estremo non riconosciuto, dove i praticanti vengono soprannominati surfers suicide, serfisti destinati al suicidio. Qui infatti non è l onda ad essere cavalcata ma i treni metropolitani. Nessuna delle vittime proviene dai bassifondi: l identikit del surfer rivela personalità estroverse, buoni voti a scuola ma tendenza alla ribellione; l età dei praticanti sarebbe compresa tra i 14 e i 23 anni, alcuni provengono dagli ambienti dei graffitari e tra loro esiste un patto di silenzio. Non ci resta che ridere! In piena guerra fredda la delegazione del Congo, stato filo-comunista, si reca in Unione Sovietica in visita diplomatica. I delegati Africani vengono portati in giro per Mosca finché arrivano in un locale notturno dove alcune persone si stanno puntando una pistola alla tempia. Allora chiedono: Gosa essere guello?. Questo è il nostro sport nazionale: la roulette russa! Si prende una pistola, si carica, tutti i colpi sono a salve meno uno. I delegati rimangono affascinati dalla crudeltà del gioco e, terminata la visita, ritornano in Congo. Tempo dopo è la delegazione russa che si reca in Congo. Vengono anche loro portati in giro a vedere le bellezze locali e alla fine sono portati in una capanna. Il capo africano dice: In guesta capanna noi tenere nostro sbort nazionale: la roulette del Congo!. I delegati russi entrano dentro e strabuzzano gli occhi: la capanna è piena di donne nude bellissime. Bello, ma come si gioca?. Dudde gueste donne fare bombini, ma solo una essere cannibale!!. Contromano è meglio C è un gioco in cui ciascuno deve superare se stesso e gli altri: chi beve più alcool, chi mangia più salsicce, chi tira più coca, chi corre in auto in maniera sfrenata, sono tutte situazioni in cui ci si porta oltre i limiti della razionalità. E naturalmente vince chi supera tutti gli altri nell eccesso. un gioco con il quale spesso si mette in pericolo non solo la propria vita ma anche quella degli altri. Deve esserci un vincitore, altrimenti il gioco non ha senso. Nicolò Figus Diaz ha 24 anni e vive a Roma. Lavora presso un concessionario di automobili e ama definirsi un machinaro. Frequenta quartieri e locali della Roma bene. E iscritto alla facoltà di economia. Figus. Perché contromano? Probabilmente perchè per me tutto il mondo è pista, e in pista non esiste il contromano... è questione di traiettoria dell automobile. Mi capita spesso, quindi, di andare contromano o anche in retromarcia... Ci racconti qualche episodio? La volta in cui mi sono divertito di più è stata ad Ecumenitza, il porto greco più caotico che abbia mai visto. Eravamo io, Charles e Sara, 16 ore insonni e un gran nervoso perchè non riuscivo a imboccare l autostrada. Ho chiesto a Charles di guardare fuori dal tettuccio dove fosse l imbocco. Lui mi indica una direzione. Ho seguito le sue indicazioni e ho imboccato la rampa contromano (bellissima...tutta tonda, tipo NY!!!). Dopo circa 300mt. ho fatto un testa coda mettendomi così nel senso giusto e ho trascorso delle bellissime vacanze! E tutto ciò a quale velocità? Sui 160Km/h. Di solito...a tavoletta. Dipende dalla macchina. Quanto conta la passione per le auto... La passione è per i motori in generale. Ho fatto anche delle bellissime gare contromano in motorino... in generale direi che riguardo al contromano ci sono 3 motivi di fondo. Quali? n 1 perchè ho fretta. Non posso farmi un ora di traffico quando basta imboccare un senso vietato e arrivo dove devo. N 2 La mia macchina ha 5 marce + la retro: ho il dovere di usarle tutte... e poi quando vai a 80km/h in retro è bellissimo. Appena tocchi il volante la macchina schizza! N 3 la velocità di incontro/scontro è raddoppiata e la manovra acquista più pathos. E non pensi che potresti farti male? No. Penso che chi ho di fronte si dovrebbe spostare perchè io non mi sposto. Perché? perchè io ho più fretta di lui. I componenti necessari per un buon contromano? Le curve, la macchina, qualcuno in auto che abbia paura di quello che sto per fare e a volte la musica. Quale tipo di musica? La registrazione della Mitzubishi Lanter Revolution 7 che sgasa a vuoto ai box durante un rally oppure qualche pezzo house...penso che tutto sta a quanto la battuta coordina il cambio marcia. Infatti l house a 120bpm/min. è perfetta! E le droghe? Ne fai uso? Prendo tanti caffè al giorno e comincio a bere dalla mattina mi basta. Hai una tua filosofia di vita? Vale quello che ho risposto a Sara quella volta in Grecia e che vorrei fosse scritto anche sulla mia tomba: me ne frega cazzo! I numeri di chi non ce la fa Di Alessandro Lamaro e Irene Buscemi l indice di mortalità presenta il valore massimo nella guida contromano, con 6,7 morti ogni 100 incidenti, per scendere a 5,3 e 5,0 morti ogni 100 incidenti rispettivamente per eccesso di velocità e per attraversamento irregolare della strada da parte di pedoni. Incidenti a causa di una andatura contromano Numero: Percentuale: 2,9 Morti: 421 (numero di morti per 100 incidenti) Feriti: Indice di mortalità: 6,7 Statistiche dell Anno2000 Conducenti responsabili di incidenti stradali secondo il sesso Totale incidenti nel 2000: Percentuale maschile: 77,8 Percentuale femminile: 22,2 Shock da immersione. Quando la sfida a superarsi sfocia in stupidità Di Laura Piazza Per rinfrescarsi le idee qualcuno ha inventato un gioco nuovo: l immersione da shock. Come giocare? Il gioco si svolge immergendo la testa nelle acque gelide di una di quelle vecchie fontane usate un tempo per abbeverare gli animali. Dopo essersi incappucciati a turno si cerca di rimanere più tempo sott acqua. La difficoltà sta nel potersi tirare indietro essendo trattenuti con forza dal braccio di un amico o da un cappio legato ad un masso. Diventa leader chi supera gli altri, che viene premiato. Chi arriva per ultimo viene punito e è immerso interamente nella fontana, per più di un ora. Quando giocare? Solo d inverno, prerogativa essenziale perché l acqua deve essere gelida. Viene praticato sempre dallo stesso gruppetto, perché invadere il loro campo è come rubare quelle emozioni che sono soltanto loro. Perché giocare? Lo sfuggire alle responsabilità della vita è la loro motivazione. La cosa eccitante è uscire fuori dai canoni e la voglia di sfidare il destino li porta a ripetere il gioco.

6 6 studenti la sapienza laboratori bazar Cosa dice la scienza. Gli ultimi sviluppi della ricerca scientifica sul tema dell eccitazione. Di Enza Tempone La dott.ssa Annalisa Pascucci, psichiatra ser.t. Appia Antica Roma C, distretto XI, spiega che l adrenalina è un ormone creato dai surreni e indispensabile nel nostro organismo perché è l ormone dell attività sotto i suoi più svariati aspetti, attività costruttiva o distruttiva, dell adattamento dell individuo all ambiente esterno e viene solo stimolata per far fronte a queste situazioni ma non ne è la causa. Non è l adrenalina che spinge all azione ma il fattore psicologico, la situazione mentale. Sempre all interno dei soggetti si può trovare una motivazione dell esaltazione fisica dovuta a una alterazione primissima nella struttura formativa del bimbo in relazione con la madre al momento del concepimento. Non è nulla di genetico!e solo uno STOP della formazione del bimbo. Il prof. Renato Cavallaro, docente di Sociologia presso la facoltà di Scienze della Comunicazione all Università La Sapienza di Roma spiega: il gioco è sempre una battaglia addomesticata in cui lo scontro con l altro è necessario per guadagnarsi il riconoscimento e l affermazione di se stessi. L individuo per sua natura tende a considerare la forza e il coraggio come elementi di potenza che utilizza per affermare se stesso all interno di un gruppo. Il ruolo del gruppo è determinante, il soggetto ne cerca il riconoscimento, si misura e si scontra con l altro per determinare la propria posizione; questo atteggiamento trova un riscontro nella legge del più forte, dove all interno del branco il capo dimostra di essere tale e si colloca al vertice di una gerarchia. La ricerca ostinata del pericolo è anche la conseguenza di una socializzazione mal riuscita, che può provocare un disagio mentale nell individuo. In tali circostanze la famiglia invece di offrire un supporto, spesso pratica una socializzazione mal controllata: si trova a far fronte a nuovi strumenti, a lei sconosciuti con i quali, invece, i ragazzi hanno una certa padronanza. Un fattore che aggrava la situazione è che in età giovane si attribuisce poca importanza al valore della vita e del tempo. Sembra di avvertire un senso di invincibilità ma nella maggior parte dei casi dietro queste azioni si nascondono forti disagi, e soprattutto per praticare azioni pericolose bisogna aver assunto eccitanti o droghe per abbassare il livello di coscienza. La società oggi sviluppa comportamenti standardizzati e siamo avvolti da un pacchetto di regole da cui non possiamo liberarci. I valori trasmessi dalla produzione di comunicazione sono assimilati e rappresentati a livello mentale da tutti, per cui film e romanzi rispecchiano l immagine dell eroe e per coloro che mettono a rischio la propria vita sembra quasi di vivere uno spicchio di eroismo. Il prof. Bruno Mazzara, docente di psicologia presso la facoltà di Scienze della Comunicazione all Università La Sapienza di Roma, spiega così la stretta connessione di questi fenomeni con la società della comunicazione e i nuovi valori diffusi dal progresso del nostro tempo. VOGLIO UNA VITA MALEDUCATA DI QUELLE VITE FATTE FATTE COSI VOGLIO UNA VITA CHE SE NE FREGA CHE SE NE FREGA DI TUTTO SI VOGLIO UNA VITA CHE NON E MAI TARDI DI QUELLE CHE NON DORMO MAI VOGLIO UNA VITA DI QUELLE CHE NON SI SA MAI E POI CI TROVEREMO COME LE STAR A BERE DEL WHISKY AL ROXY BAR O FORSE NON C INCONTREREMO MAI OGNUNO A RINCORRERE I SUOI GUAI OGNUNO COL SUO VIAGGIO OGNUNO DIVERSO E OGNUNO IN FONDO PERSO DENTRO I CAZZI SUOI VOGLIO UNA VITA SPERICOLATA VOGLIO UNA VITA COME QUELLE DEI FILM VOGLIO UNA VITA ESAGERATA VOGLIO UNA VITA COME STEVE MCQUEEN VOGLIO UNA VITA CHE NON E MAI TARDI DI QUELLE CHE NON DORMI MAI VOGLIO UNA VITA, LA VOGLIO PIENA DI GUAI E POI CI TROVEREMO COME LE STAR A BERE DEL WHISKY AL ROXY BAR OPPURE NON C INCONTREREMO MAI OGNUNO A RINCORRERE I SUOI GUAI OGNUNO COL SUO VIAGGIO OGNUNO DIVERSO E OGNUNO IN FONDO PERSO DENTRO I CAZZI SUOI VOGLIO UNA VITA MALEDUCATA DI QUELLE VITE FATTE FATTE COSI VOGLIO UNA VITA CHE SE NE FREGA CHE SE NE FREGA DI TUTTO SI VOGLIO UNA VITA CHE NON E MAI TARDI DI QUELLE CHE NON DORMI MAI VOGLIO UNA VITA VEDRAI CHE VITA VEDRAI E POI CI TROVEREMO COME LE STAR A BERE DEL WHISKY AL ROXY BAR OPPURE NON C INCONTREREMO MAI OGNUNO A RINCORRERE I SUOI GUAI OGNUNO COL SUO VIAGGIO OGNUNO DIVERSO E OGNUNO IN FONDO PERSO DENTRO I CAZZI SUOI SITOGRAFIA: roulette.html wmz38.html intacto/intacto.html bungeejumping.htm bungee.htm jumping mistero/mistero.html autoregolamentazione.htm di Valeria Bartolini con la collaborazione di: GRUPPO FONTI: Silvia Imperoli Massimo Maioli Cristina Iorio Concetta Zaccaglino Riccardo Parrinello Federica Festino Francesca Settembrino GRUPPO RICERCA: Scarpaleggia Daniele Alessandro D Andrea Raffaella Ferro Emanuele Siciliano Donatella Fiorentino Lorenzo Tempestini Adele Ferrarelli M.Grazia Forcellino Manuela Intrieri Ilaria Desantis Federica Giuntella Annalisa Nati Claudia Patti Bianca Pomo Viviana Milone Viviana Pulignano Francesca Perna Roberto Martufi GRUPPO INTERVISTE: Rossella Savarese Sara Spigarelli Valentina Perrucci Carolina Visca Giuliana Palmeri Federica Pitrone Lina Gambuti Ambra Vestri Film belli da morire Sballo, eccitazione e adrenalina! Un cocktail perfetto non solo per giochi belli da morire, ma anche per l intrattenimento personale su una comoda poltrona! Il Cacciatore (di Michael Cimino, 1978): c è la più appassionante roulette russa che sia mai stata simulata in un film. I protagonisti vengono catturati dai Vietcong e sono costretti a giocare alla roulette russa tra di loro (mentre i brutali carcerieri scommettono su chi sopravvivrà). Fast&Furious (Rob Cohen, 2001): adrenalina e testosterone si amalgamano all odore di benzina e al protossido d azoto in una miscela decisamente esplosiva (con macchine truccate e la febbre della corsa) The Matrix (Andy e Larry Wachowski, 1999): un inesperto Neo si cimenta (anche se virtualmente) in un bel salto da un palazzo all altro Chi invece si vuole informare sulla non-cultura dello sballo può trovare interessante leggere il libro Il popolo della notte discoteche, ecstasy e alcol: nuove solitudini o buio da illuminare? di Carlo Climati. Uno strano fenomeno sta caratterizzando, da alcuni anni a questa parte, le nuove generazioni di giovani: la vita di notte. Moltissimi ragazzi amano vivere di notte. Frequentano locali, pub, discoteche, rave... Oppure si divertono a partecipare a giochi pericolosi, come le folli corse in moto o in automobile. Altri trascorrono ore e ore di fronte a un computer, per navigare su internet o dialogare in chat. Altri ancora sono schiavi della prostituzione o della pornografia, oppure sono affascinati dal satanismo, dalle feste di Halloween e dalle visite ai cimiteri. Ma che cosa accade realmente in questo mondo della notte? Perché tanti ragazzi si rifugiano nella non-cultura dello sballo, della droga e dell alcool? Che cosa li spinge a rischiare la vita con giochi pericolosi? Questo libro, ben documentato, vuole rappresentare un viaggio alla scoperta del popolo della notte. L autore analizza tutti i fenomeni della notte: il consumo di ecstasy, il ballo, le cubiste, le varie trasgressioni, le stragi del sabato sera... Manifestazioni, tutte queste, di una notte più inquietante: la notte delle coscienze, quel buio interiore che porta a vivere all insegna dell egoismo e dell indifferenza. Un saggio che invita fortemente a sostituire la non-cultura del vuoto con l impegno personale e la riscoperta dei volti degli altri, illuminando il buio della notte con una luce nuova. Al termine del libro c è anche un dizionarietto con le parole della notte. Un adeguato sottofondo musicale a questa lettura? la famosissima canzone VITA SPERICOLATA tratta dall album Rewind di Vasco Rossi. Sei uno studente, liceale o universitario? Vuoi scrivere e collaborare con noi? Hai dubbi, critiche o complimenti da farci, delle novità da segnalarci? SCRIVI A:

7 bazar SOMMARIO Studenti la Sapienza Roma - LABORATORI Rischio mortale, ne vale la pena? Roberto Pisoni - VISIONI Thriller story nella città di quarzo Alessandro Benvenuti VISIONI (IN PILLOLE) - Il nostro lato ridicolo Giuseppe Mottola VIDEOGIOCANDO Transumanesimo: capacità all ennesima potenza Caterina Gonnelli - ONDE La tele la faccio io Giulia Baldi - SINTONIE Tutti giù dal letto! Carla Antolini - SCENE Attori immobili in scene vuote Carla Antolini - SCENE Tempus et corpus Enrico Lo Verso SCENE (SALMONI) Quando si dice grazie Fabio Murru - SUONI (RECENSIONI) Esplorazioni musicali Pietro D Ottavio SUONI Dallo show kolossal al festival autoprodotto Marcello Amoruso - SUONI Stile intimista e fatica Fabrizio Gianuario - SUONI L epico minimalismo dei Pan Sonic Ciro Bertini - LEGGERE (RECENSIONI) - Un amore di ellepi Marco Begani LEGGERE (FUMETTI) La coscienza americana in una strip Claudio Amendola LEGGERE (RILEGGERE) Prode prodiere Nancy Brilli LEGGERE (BRILLETTURE) L odore Alberto Traversi - NOTTE Lo stilista + cool? Quello che apre un locale tutto suo! Andrea Lisi - NOTTE The No Future, top dj in Emilia Marcello Amoruso NOTTE Fetish fantasy Claudio Coccoluto NOTTE (NOTTETEMPO) Musica, e basta Chiara Spegni GUSTI Legumi! Chiara Tacconi GUSTI Sapore semplice e raro Eva Buiatti - GUSTI (MANGIA COME LEGGI) Un caldo gallego sotto la pioggia in autunno Lorella Scacco - ARTI arte a quattro mani Luca Beatrice ARTI Classici e dissacratori Marzia di Mento ARTI Scoprire la vita di una volta Luca Carboni ARTI (SKIZZI) Andrea Mugnaini VIAGGI Corsica, terra di frontiera Agnese Ananasso ESSERE Diversamente intelligenti Giulia Premilli AVERE Clever shopping Agnese Ananasso HI-TECH Una discoteca in casa. Legalmente e senza spendere una fortuna. Oliva Muratore ARCHITETTURE La fotografia racconta le forme Matteo Bianchini PICCOLI E l ora dei Teletubbies! Valerio Cammarano SPORT Curling, pietre che scivolano sul ghiaccio Angelita Peyretti SCIOCCHINA Domanda di lavoro Valeria Cecilia CORSI Sushi! Mica solo pesce Giuliano Cangiano FENOMENI Si lotta ballando Valeria Cecilia NET Babelteka.org, liberi di sapere Guido Dolara NOI Riga, stella del Nord Franco Andreucci LORO Junk food Cristiana Scoppa MIGRAZIONI Notizie/non notizie dal Medio Oriente Giulia Premilli GENDER Sessualità. Si cresce. Mario Morcellini CORTEI Il Presidente messo al Moore

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9 bazar visioni di roberto pisoni 9 Thriller story nella città di quarzo Il nuovo film di Michael Mann rompe con il respiro ampio e vertiginoso del suo trittico Heat/Insider/Alì. Per la durata contenuta (solo due ore) e per la scelta dell unità di ambientazione (una notte in taxi a Los Angeles), Collateral impone alla storia una gabbia severa e attiva, un lavoro di purificazione spaziale e di compressione temporale assai sorprendente in un regista che ama le strutture narrative articolate e l aura epica. Il plot è ridotto all osso: Max/Jamie Foxx, tassista che sogna una ditta indipendente, è trascinato in un tour sanguinario da Vincent/Tom Cruise, killer su commissione che deve eliminare in poche ore cinque testimoni chiave di un processo contro un boss della droga. Il thriller è da sempre la struttura che misura la pressione e l energia del cinema di Mann, è il genere in cui ha origine il suo stile (Strade violente) e attraverso il quale, negli anni novanta (Heat), è giunto alla maturità registica. Collateral apre una terza via e opera una sorta di sintesi: rinnova la ricerca d intensità realistica della prima fase della sua carriera e preserva i principi di dilatazione astratta della seconda. Guidato da questa ambizione paradossale, il film si srotola con un ritmo bizzarro in cui coabitano diverse velocità. All inizio, il flusso tranquillo della notte di un tassista è scandito da una dosata mescolanza di ripetizione, improvvisazione e sorpresa: con il primo cliente, una giovane procuratrice (Jada Pinketts Smith) lo scambio è intimo, la scena toccante. Poi irrompe Vincent, il secondo cliente e Mann raddoppia la scena precedente. Lunga discussione all interno del taxi in cui i personaggi si svelano: uno è un manipolatore crudele e raffinato, l altro un ingenuo facilmente manipolabile. Pausa, il film si sospende brutalmente: mentre Max attende Vincent dopo un appuntamento, un corpo piomba sul taxi. La prima vittima. Parte allora il movimento centrale, la complessa relazione padrone/ servo tra i due protagonisti e la lunga cavalcata omicida. Tutto il film fluttua tra questi estremi: la ballata lounge e notturna nei meandri profondi di Los Angeles - la city in tutti i suoi sobborghi e anfratti, restituiti in maniera sublime dal supporto digitale e dalla regia di Mann - e il ritorno alla meccanica del genere thriller con le sue improvvise velocizzazioni spettacolari. La grande forza del film sta nel rifiuto da parte del regista di concentrarsi sulla relazione predatoria tra Vincent e Max. Poteva ricavarne una semplice metafora della lotta di classe e invece fa vacillare i limiti che separano il buon borghese afroamericano dal wasp sociopatico uscito da un romanzo di Bret Easton Ellis. Per Michael Mann il film si riassume essenzialmente in un C è più ricerca visiva in cinque minuti di Collateral che in tutti gli altri film visti all ultimo festival di Venezia (uno spettatore anonimo) problema di messa in spazio del racconto. Nella prima parte del film l abitacolo del taxi è l unica location del balletto vampiresco: in primo piano, a destra dell inquadratura, Max guida guardando quasi nell obbiettivo, dietro, a sinistra, Vincent conduce la danza. La regia gioca con gli effetti di simmetria che sfruttano le potenzialità della profondità di campo e così organizza i rapporti di potere. E solo quando si slega una volta per tutte dal suo taxi che Max rompe la relazione dominatore/dominato e comincia a guidare il film. Allora l ultimo terzo di Collateral si allarga ed esplode, con la formidabile scena della discoteca e quella, splendida, nell ufficio di Jada Pinketts Smith che riprende il meccanismo hitchcockiano de La finestra sul cortile. In queste scene, già pagine classiche del cinema d azione, Mann sfrutta le risorse del suo cinema acquario, iperformale, trasformando ciascuna inquadratura in un bagno di luci, superfici, ombre semoventi e riflessi pronti a ribaltare il corso dell azione. Nel lungo inseguimento finale in metro, Max e Vincent si ritrovano faccia a faccia, immobili e spossati. Ammirevole è lo sfruttamento da parte di Mann di un racconto classico d oppressione e di dualità vampiresca, utilizzando quasi esclusivamente le risorse del luogo, la molteplicità degli spazi chiusi e desolanti di una Los Angeles fantasma. Collateral non ridimensiona affatto l estensione fiume degli ultimi film di Mann, né costituisce una battuta d arresto. E semplicemente una favola dalla corrucciata morale darwiniana e dallo stile inimitabile di un regista nel pieno della sua maturità.

10 10 di roberto pisoni visioni bazar l codice del reale Intervista a Michael Mann Qualcuno lo ha definito il più grande regista americano vivente, eppure il nome di Michael Mann non stimola la stessa reverenza che la critica nutre per Scorsese, Coppola, De Palma o perfino per il controverso Spielberg. Più defilato dai media, meno cinefilo dei suoi celebri coetanei, ha alle spalle una carriera poco abbagliante ma di coerenza granitica. Dopo aver studiato alla London Film School, Mann ha realizzato documentari e spot pubblicitari, prima di diventare sceneggiatore per la televisione, soprattutto per la serie Starsky e Hutch. Nel 1979 firma la sua prima regia, il telefilm The Jericho Mile, un dramma ambientato nell universo carcerario, e continua nel registro del poliziesco con Strade Violente (1981), primo lungometraggio, interpretato da James Caan. Gira poi La fortezza, abile melange tra atmosfere fantastiche e film di guerra, per tornare di nuovo al piccolo schermo. Diventa celebre come autore e produttore di una serie culto, Miami Vice, che lancia Don Johnson. Forte del successo, Mann è il primo regista a familiarizzare con l universo malsano dello scrittore Thomas Harris, adattando nel 1986 il romanzo Red Dragon. In Manhunter il dottor Hannibal Lecter appare al cinema per la prima volta con i tratti di Brian Cox. Lo stile depurato e glaciale del film affascina pubblico e critica. Dopo una nuova stagione televisiva - L.A. Takedown nel 1989, Drug Wars: the Camarena Story nel 1990 che gli vale un Emmy Award - e una deviazione nell affresco storico (L ultimo dei Mohicani nel 1992), il regista, riconosciuto finalmente come uno dei talenti più innovativi degli anni ottanta, torna al suo primo amore, il thriller poliziesco, orchestrando il faccia a faccia tra due attori-monumento, Robert De Niro e Al Pacino, in Heat. La brillante direzione degli attori e l attenzione suprema alla costruzione dello spazio visivo escono rafforzati anche nei due film tratti dalla cronaca e dalla storia recente: Insider (2000) e Alì (2002). In settembre Mann ha finalmente presentato Collateral a Venezia, dove lo abbiamo incontrato. Collateral più che un thriller sembra una sinfonia visiva per una grande città: Los Angeles Ho letto che è stato ispirato dal libro di Mike Davis, La città di quarzo Sì, ho letto il libro di Davis, solo una trentina di pagine però (ride). Più che La Città di Quarzo, che è un libro notevole, mi ha influenzato la mia percezione della città. In genere la Los Angeles che si vede al cinema è Malibu: le palme, la spiaggia, il mare. A me piaceva mostrare invece la City, i luoghi che conosco: Commerce, Wilmington, South Central, East L.A. Los Angeles conta diciassette milioni di abitanti ed è, sia etnicamente sia sociologicamente, molto composita e complessa. E una città orizzontale, una metropoli infinita, dove però ti può capitare di incontrare dei coyote che attraversano la strada, come succede nel film e come è capitato anche a me. E la città del futuro e ne ho voluto mostrare la straordinaria ricchezza. Per ogni scena ho cercato il background adatto o in contrasto con quello che succede. Come mai la decisione di concentrare tutta la storia in una notte? Sapevo che tipo di film avrei fatto ancora prima di trovare la sceneggiatura. Volevo intensità dalla storia e che si svolgesse in un arco di tempo limitato. Mi interessava questa costrizione temporale che rende il compito della regia analogo a quello del pilota al volante di un auto da competizione, una compressione tale per cui ogni singolo gesto ha una risonanza inaspettata. Poi volevo tornare al film di genere, dopo l attualità di Alì e Insider. Quali valori aggiunti le ha dato, in termini di linguaggio, l uso del digitale? La pellicola non registra ciò che gli occhi possono vedere di notte, per questo motivo sono passato al digitale ad alta definizione: per vedere di notte, per vedere tutto quello che si vede a occhio nudo. La Viper FilmStream, la telecamera che ho usato più frequentemente, consente di avere una profondità di campo e dei colori che la pellicola non può darti. Di notte le luci della strada e il cielo di Los Angeles sono unici, volevo restituire la loro bellezza e la loro ruvidezza. Quella corrosione al lavoro caratteristica della città che potevo cogliere soltanto con il digitale. Nei suoi film c è un fortissimo realismo nei dettagli, ma questo realismo sembra condurre a un astrazione totale dello spazio e del tempo Ogni volta che affronto un progetto devo partire dalla realtà. Faccio sempre molte ricerche sui luoghi, i personaggi, il lavoro che fanno. Il personaggio di Vincent è ispirato a una serie di criminali veri Poi una volta che questi dati reali mi convincono, mi sento libero di modificarli, variarli, ricrearli. Una cosa è certa però: i miei film devono molto di più a ricerche sociologiche o criminologiche che ad altri film.

11 DVD bazar visioni di roberto pisoni 11 La lunga guerra sul set di Spartacus A pochi mesi dall uscita americana giunge anche in Italia la nuova edizione in due dischi di Spartacus, il kolossal storico-mitologico di Stanley Kubrick. Il film è stato restaurato minuziosamente (è presente addirittura una traccia italiana in DTS 5.1) e offre una strepitosa quantità di extra (tra gli altri i commenti audio del produttore e attore Kirk Douglas, di Peter Ustinov, dello scrittore Howard Fast, del produttore Edward Lewis, l analisi scena per scena dello sceneggiatore Dalton Trumbo, lo storyboard originale del designer Saul Bass, i disegni di Stanley Kubrick). Attraverso le diverse voci e i torrenziali racconti dei testimoni diretti è possibile finalmente ricostruire, una volta per tutte, la sofferta gestazione e la burrascosa realizzazione del film che Kubrick non amava includere nella sua filmografia. L idea di trasferire sul grande schermo Spartacus, il romanzo di Howard Fast risale al Kirk Douglas, che aveva letto la sceneggiatura di Ben Hur, voleva interpretarne la parte principale. Il regista William Wyler (con cui l attore aveva già girato Detective Story nel 1951), gli propose il ruolo di Messala, il traditore, che Douglas rifiutò sdegnosamente, lasciando campo libero a Stephen Boyd. Alla fine dell anno, Edward Lewis, il produttore delegato che lavorava per la società di produzione di Douglas, la Byrna, gli sottopose il romanzo Spartacus. Esaltato, l attore ne opzionò i diritti e lo propose alla United Artists, casa di produzione che si era arricchita anche grazie alla sua interpretazione ne I Vichinghi, 1958, che Douglas aveva anche coprodotto. La United Artists rifiutò il progetto, sostenendo di avere in produzione una sceneggiatura pressoché identica, The Gladiators con Yul Brynner. Il film, che doveva essere diretto da Martin Ritt, non vedrà mai la luce. Furioso, Douglas sottopose allora il progetto alla Universal, che accettò con la pretesa di avere una sceneggiatura più completa, un cast prestigioso e di imporre il regista. Douglas affidò la scrittura della sceneggiatura allo scrittore del libro, Howard Fast ma il risultato fu un vero disastro (secondo le parole di Kirk) e l incarico venne girato a Dalton Trumbo. Quest ultimo, ancora sulla lista nera anti-comunista del senatore McCarthy, non poteva firmare il film a suo nome e lavorò sotto lo pseudonimo di Sam Jackson durante tutta la produzione di Spartacus. Douglas completò rapidamente il casting e strinse i contratti con Laurence Olivier (con cui aveva già girato Il Discepolo del Diavolo nel 1959), Charles Laughton e Peter Ustinov. Al contrario, trovare l interprete femminile fu un problema quasi insormontabile. Dopo il rifiuto o la defezione di Ingrid Bergman, Elsa Martinelli e Jean Simmons, la scelta cadde su una perfetta sconosciuta di origini tedesche, Sabina Bethmann. Anche per il regista ci fu indecisione, così vennero snocciolati i nomi di David Lean e Martin Ritt, finché la Universal non impose Anthony Mann. Le riprese cominciarono il 27 gennaio Molto presto, Douglas ruppe ogni rapporto con Anthony Mann. Venerdì 13 febbraio, il regista venne silurato. Alcune scene girate da Mann figurano ancora nel montaggio finale (la miniera iniziale e la scuola dei gladiatori). Lo rimpiazzò un giovane figlio di puttana di nome Stanley Kubrick, allora trentaduenne, che Douglas aveva contribuito a lanciare, producendo e interpretando nel 1957 Orizzonti di Gloria. La produzione si riorganizzò e l attrice Sabina Bethmann venne sostituita dalla più quotata Jean Simmons. Kubrick si trovò a gestire una situazione tesissima, innanzitutto aveva a che fare con attori-registi che avevano le loro idee sulla messa in scena. Soprattutto Laurence Olivier si lamentò con Douglas per l inesperienza del giovane regista, rimpiangendo in continuazione la partenza di Mann. Laughton, invece, chiese a Ustinov di riscrivere alcuni dialoghi, mentre Douglas proponeva sistematicamente delle posizioni diverse per la macchina da presa. In più il tournage ebbe continue interruzioni: Jean Simmons dovette essere operata, Tony Curtis si danneggiò il tendine di Achille durante una partita a tennis e Kirk Douglas venne colpito da un virus. Girato in 167 giorni (6 settimane soltanto per la scena della battaglia finale), Spartacus esce sugli schermi americani il 7 ottobre Kubrick, allora sotto contratto con Douglas, non riconobbe il film nel suo montaggio finale di 184 minuti. Il regista da questa esperienza impara una lezione che non dimenticherà mai: d ora in poi esigerà per contratto di avere il final cut su tutti i suoi film. Nonostante Spartacus sia un buon successo al botteghino non riuscirà mai a rientrare dei folli costi di produzione. Il film uscirà una seconda volta al cinema nel 1991, con una versione più lunga di 14 minuti. In particolare è stata reintegrata la splendida sequenza del corteggiamento omosessuale tra Olivier e Curtis. Il suono della scena originale era andato perduto: Tony Curtis si è ridoppiato, mentre la voce di Laurence Olivier, ormai scomparso, è stata imitata da Anthony Hopkins. Nel suo libro di memorie Kirk Douglas ha dichiarato sarcasticamente: Spartacus si è rubato tre anni della mia vita, molto tempo in più di quello impiegato dallo schiavo Spartaco per combattere contro gli eserciti romani. Spartacus, 2 dischi, Universal, 23,90

12 12 visioni.in pillole di alessandro benvenuti bazar www Il nostro lato ridicolo Pur diventando sempre più intollerante, riesco a tollerare meglio qualsiasi cosa accada. La comprendo meglio, e così non riesco + a prendere posizione su nulla Viaggiavo. Ascoltavo distrattamente per radio una canzone di Lucio Battisti. Il testo era di Panella, il paroliere della sua seconda stagione d autore. Così ho pensato che una volta liberatosi di Mogol, il povero Lucio, prima che la sua vita finisse prematuramente, in effetti aveva ricominciato a vivere; a divertirsi, a giocare con la musica con una libertà gioiosa, quasi pericolosa. Non so quanto ci sia di vero in questa mia impressione - non conoscendo niente dei loro rapporti umani e professionali - ma all improvviso il celebrato Mogol mi è apparso come un catenaccio, un dolore di testa, un cibo indigesto, un limite insopportabile. E molte di quelle canzoni che hanno fatto da colonna sonora alla mia gioventù mi si sono seccate sui rami. E i sentimenti che parevano rappresentare con tanta poetica precisione i nostri stati d animo di allora, mi sono parsi dei calcoli matematici e insinceri costruiti a tavolino per infinocchiarci. Secondo me Mogol non è ciò che ci è sempre sembrato. Naturalmente è solo un pensiero mio... Ma tu guarda però cosa succede ad ascoltare distrattamente la radio. Anni fa ebbi dei problemi analoghi con Dio, (fra i due, penso che sarà più facile per me sbarazzarmi di Mogol!). Era il 20 agosto. Erano le 10,30. Ritornando da Subiaco, una volta passato il casello autostradale di Lunghezza (Roma est) ho sentito il bisogno di fermarmi accostandomi alla massicciata del piazzale. Alla radio parlavano di temi astronomici. Allora ho pensato che il sole è una immensa palla di benzina che brucia consumando se stessa piano piano. Fra 4 miliardi di anni il sole a un tratto morirà. Nel farlo si gonfierà fino all orbita di Giove e uno spasmo celeste brucerà tutto ciò che troverà sul suo cammino. E Buster Keaton, i Beatles, Mozart, Beethoven, Leonardo da Vinci, sarà come non fossero mai esistiti, perché nessuno potrà più ricordarli. L eternità non si addice all uomo. E vedevo quelli che, pagato il pedaggio, passavano pestando sull acceleratore per guadagnare la corsia di sinistra prima della macchina successiva. Non si volevano far fregare insomma. Che se ne stesse dietro quello della Opel corsa, o della Renault Megane. Ognuno, viaggiando, si raccontava una storia e sorpassava gli altri con uno scopo preciso. Chissà chi si crede di essere la gente. E poi guardavo il sole. La nostra fonte di vita. La nostra pila con tanto di data di scadenza. E ho pensato che magari un piantino me lo potevo anche fare. Poi, l indomani avrei ricominciato a non pensarci più. E avrei visto le figlie crescere sperando per loro ogni bene possibile. Ma mi fa tenerezza. Mi fanno tenerezza le nostre presunzioni. Se ne avessi il potere forse ammazzerei un bel po di gente. Lo farei perché, non so come, qualcuno mi ha instillato un senso di giustizia. Lo farei credendo di essere nel giusto. Ammazzerei quel tre per cento di imbecilli che ci sono fra i cristiani e fra i mussulmani. Poi ammazzerei gli imbecilli ebrei. Per gli indù non ho una posizione precisa. Penso però che loro non li toccherei. Li terrei d occhio lo stesso, ma all inizio mi dedicherei più a quelli che ho detto. Poi ho fatto un respiro profondo. Sto invecchiando. E normale. E pur diventando sempre più intollerante, riesco a tollerare meglio qualsiasi cosa accada. Mi sembra di essere maggiormente in grado di comprenderla, e perciò non riesco più a prendere posizione su nulla. Ma non mi sto anestetizzando. Rido di più. E delle tragedie vedo il lato ridicolo. L uomo è ridicolo: basta guardare il destino sempre più televisivo che si è scelto. Ho avuto pietà per quelle povere creature di Beslan. Ho tenuto i giornali che raccontavano le loro storie. L ho fatto perché sento il bisogno di rileggerle fra un po. C è qualcosa di incredibilmente osceno fra i loro poveri destini e la complicata semplicità che ha portato quella storia a finire com è, purtroppo, finita. Ma io che ci posso fare? Posso farmi i complimenti perché finalmente il tiggì mi ha fatto piangere? Ho cercato di calarmi nei sogni di chi è sopravvissuto e ho avuto paura. Solo questo posso onestamente dire. Tutti quelli che condannano (o quasi) mi fanno schifo comunque e nel loro piccolo puzzano di letame come quelli che vorrebbero puzzassero più di loro. A tal proposito, visto che io sono quello che parla di cinema, chi non l avesse ancora fatto si guardi Dogville. Non è tanto la forma, che di per se è geniale, ma sono le parole. Splendide nel descrivere chi realmente siamo.

13 bazar videogiocando di giuseppe mottola 13 Nelle trame degli sparatutto e dei giochi di ruolo fantascientifici c è un overdose di pessimismo che stroncherebbe chiunque: invasioni aliene, intrighi di potere, società implose, economie collassate, IA impazzite. E i giocatori sono chiamati a risolvere la situazione impersonando super-uomini dotati di impianti neurali e innesti bionici. Avete mai voluto essere come loro? Allora siete sulla buona via per diventare transumanisti. Il Transumanesimo è un movimento culturale che incoraggia il potenziamento degli esseri umani attraverso la tecnologia. L eroe di Deus Ex 2 o di System Shock è un abbozzo di ciò che i transumanisti chiamano post-umano, un uomo potenziato (trans-umano) che ha spinto ai limiti il proprio auto-accrescimento: ha capacità intellettuali e fisiche straordinarie, non invecchia, non s ammala e non muore. I potenziamenti dei protagonisti di sparatutto e gdr sci-fi sono alcuni fra i mezzi che i transumanisti ritengono necessari per diventare post-umani: nanotecnologia molecolare, ingegneria genetica, interfacce neurali, strumenti avanzati per gestire le informazioni e innesti bionici. Ma mentre nei videogiochi questo accrescimento ha fini distruttivi (uccidere meglio) per i transumanisti ha fini costruttivi (il benessere dell umanità). Alcuni frutti positivi e negativi di queste tecnologie sono ben mostrati in Alpha Centauri: vasche di clonazione, fabbriche di operai genetici, nanoreplicatori, bombe quantiche, matrici telepatiche, computer senzienti. Già, computer senzienti. Secondo alcuni i primi postumani saranno proprio delle Intelligenze Artificiali. Avremo dei super fratellini al silicio? Forse... Per saperne di più basta puntare su index.php/wta/languages/c49. TRANSUMANESIMO: capacità all ennesima potenza Metà Super-uomo, metà cow boy della Rete: è il protagonista dei videogiochi sci-fi, presagio di ciò che saremo Il Lato Oscuro La rappresentazione a tinte fosche del futuro trans-umano in titoli come Deus Ex e System Shock è una tara che i videogiochi hanno ereditato dalla letteratura sci-fi, in particolare da William Gibson, il padre del cyberpunk. Nel mondo raccontato dai suoi memorabili Neuromante e Johnny Mnemonic le persone possono ampliare le proprie facoltà mentali, immagazzinare dati nel proprio cervello usandolo come un hard disk e rendere trans-umano il proprio corpo: la tecnologia del prossimo secolo permette, ad esempio, di sfidare le leggi della natura e di allungare la vita a dismisura, di rendere i propri arti delle armi grazie a lame retrattili sottocutanee, di sostituire gli occhi con ben più efficaci visori a infrarossi. I passi da gigante che la biotecnologia sta compiendo in questa direzione rendono plausibili i racconti di Gibson e alimentano le speranze del movimento Transumanista per un miglioramento sensibile della vita. Ma il futuro (pre?)visto dallo scrittore americano è ben diverso da quello auspicato dai transumanisti: la tecnologia è ancora a portata di pochi e l ibridazione fra carne e silicio genera mostri (uomini simili a macchine e macchine che iniziano a pensare come uomini). Gibson (come Philip K. Dick prima di lui) ci avvisa dei pericoli nascosti in uno sviluppo tecnologico che, senza etica e asservito alla legge del profitto, rischia di diventare una gabbia che offre all uomo, con il cyberspazio e la realtà virtuale, una sola libertà: quella di potersi credere altrove. I game designer hanno trovato nel Transumanesimo terreno fertile per sviluppare le trame dei giochi, d altronde biotecnologie, innesti bionici e incrementatori di prestazione sono talmente in voga in questi anni da rendere inevitabile la loro presenza. Nella fortunata saga horror di Resident Evil una grossa casa farmaceutica, la Umbrella Corporation, conducendo esperimenti genetici per creare i soldati perfetti diffonde un virus letale che scatena un orda di creature ibride e zombi; il destino del mondo è nelle mani del protagonista, costretto a combattere contro questi nemici quasi transumani. In Anarchy Online i transumani siamo noi: ci possiamo potenziare con innesti sottocutanei, nano-teconologie e poteri psichici. Ambientato in un mondo cyberpunk chiamato Rubi-Ka, questo MMORPG sci-fi sfrutta scenari alla Philip Dick anziché riproporre la solita ambientazione fantasy, un regalo agli amanti di Blade Runner. In Deus Ex 2 vestiamo i panni di Alex Denton, agente che combatte il terrorismo con armi e impianti genetici, i Bio-Mod, che posti in certe parti del corpo aumentano le sue prestazioni e gli permettono di fronteggiare ogni tipo di situazione. Per ora questi sono solo giochi, ma un domani tutti noi potremo compiere azioni inimmaginabili con un chip nascosto sotto la pelle.

14 14 di caterina gonnelli onde bazar Voglia di esotico: gli orizzonti di Hot Bird Il ritorno dalle vacanze è stato traumatico? Inutile nascondersi dietro la sindrome da rientro di cui tutti parlano e che immancabile, ogni anno si ripresenta tra settembre e ottobre. Non rimane che buttarsi nel marasma della tv satellitare, che, a dispetto della tv generalista, pare non conoscere ferie. Sempre più numerosi i canali in chiaro e a pagamento orientali, soprattutto se consideriamo che nel nostro Paese esistono più di tre milioni di parabole adibite alla loro ricezione. Ci concentreremo su quelli a pagamento, che in teoria dovrebbero garantire una certa qualità dei programmi anche se, come accennato in un precedente numero di Bazar, le risate nei programmi free certo non mancano, soprattutto grazie ai mitici melodrammi. Sono 4 i bouquet asiatici a pagamento: Zee Tv, Ary Digital, Pehla e Dish Asia Network trasmessi dal satellite Hot Bird. Zee Tv è affiancato dalla rete tematica Zee Cinema che snocciola film coloratissimi e musicatissimi. Il merito è di Bollywood, l instancabile macchina cinematografica che ha da tempo ampiamente superato Hollywood nel numero di pellicole prodotte. In arrivo anche un terzo canale nello stesso bouquet, ETC Alpha Punjabi, dove protagonista è la comunità indiana di lingua panjabi e i suoi bellissimi turbanti, regione nota al pubblico occidentale grazie al successo della canzone Panjabi Music che almeno una volta nella vita tutti abbiamo ballato e ascoltato. Pehla è il bouquet formato da numerosissimi canali ben confezionati tra i quali Sony Tv, Geo Tv e ten Sport dedicato alle discipline sportive asiatiche e al cricket e direttamente dalla capitale New Dehli Television per gli amanti delle news dell ultima ora. Ary Digital è invece il primo canale in lingua urdu con vocazione sportiva mentre Dan Dish Network, con sei canali in lingua tamil e cingalese spazia dalla musica all informazione, dallo sport al cinema fino all intrattenimento. Se gli immigrati nepalesi, pakistani, indiani, cingalesi e del Bangladesh che si abbonano a questi canali aumentano ogni anno, gli italiani, affascinati dalla cultura e dai costumi indiani, non sono certo da meno. foto LA TELE LA FACCIO IO Le tv esotiche in lingua panjabi e cingalese ci seducono con colori e suoni. E su Music Box la musica la decidiamo noi, come un vecchio juke box. Mentre i lettori incalliti si ritrovano su Cult. A ciascuno la sua tele. Music Box Italia: il juke box del nuovo millennio Per chi si sente un po Zorro e vuole lasciare la propria firma o semplicemente ama l interattività ecco un canale che fa per voi: Music Box Italia, da tempo diffuso in Europa soprattutto dell Est, in India e in Israele e ora approdato nel nostro Paese. Si tratta di un nuovo canale satellitare di intrattenimento visibile in chiaro e sullo Sky Box al numero 821, che 24 ore su 24, trasmette videoclip scelti in tempo reale dai telespettatori. Veloce, diretto, è l erede del vecchio juke box dei nostri genitori: al posto della monetina un sms o una telefonatina, e nell arco di un minuto si accede al proprio videoclip preferito scelto da una lista perennemente visibile sullo schermo. Attraverso la selezione del videoclip ognuno diventa protagonista e responsabile del successo di un cantante che nel giro di poco tempo può salire in vetta alla classifica dei brani e relativi video più scelti oppure precipitare agli ultimi posti. L archivio di Music Box possiede attualmente oltre videoclip e contiene brani in oltre 15 lingue e generi. Niente presentatori, niente pubblicità ma solo tanta, tanta musica. Vi pare poco? Leggere in tv: Cult e il magico mondo dei libri Le nuove generazioni non leggono, non approfondiscono, divorano notizie senza ricordare, consumano e gettano: a sentire sociologi e intellettuali il caro vecchio libro, fatto di carta e inchiostro, rischia l estinzione. Tutta colpa della tv, dicono, e in buona parte di internet. E invece, proprio dal mondo dello schermo, arriva la smentita: Cult Network Italia dedica uno spazio a libri, scrittori, editori e personalità di rilievo della cultura italiana e internazionale per soddisfare curiosità e sete di sapere che la tv in chiaro sembra ignorare. Una finestra sulla contemporaneità che individua gli scrittori di oggi come i narratori del nostro tempo. E proprio vero che non si finisce mai di imparare!

15 bazar sintonie di giulia baldi 15 Tutti giù dal letto! Comincia alle 7 del mattino una delle trasmissioni radiofoniche più energiche del momento. Per curiosare con ironia tra fatti e misfatti. A sera invece ci si rilassa tra arte e lounge music. Platinissima La mattina presto siamo tutti ancora assonnati, troppo pigri e poco lucidi. Tutti tranne Platinette! Avete mai provato a sintonizzarvi su Radio Deejay dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 9? Sarete trascinati giù dal letto dall energia della bionda più amata d Italia, e dalla sua capacità di informare e destare le coscienze con allegria e ironia. Platinissima infatti è una trasmissione dal taglio giornalistico. Notizie, approfondimenti, interviste e l immancabile parere del pubblico sono alla base di questo programma in equilibrio tra attualità e varietà, durante il quale si smascherano tutte le cattive abitudini degli Italiani, a partire dalla peggiore e più diffusa: si fa ma non si dice. Chi vuole partecipare attivamente a Platinissima può farlo mandando il proprio contributo con una all indirizzo Giù dal letto!!! Generazione Cocktail Gli amanti dei trend più bizzarri si saranno certo accorti che negli ultimi anni sono tornate di grande attualità, riproposte tout court o remixate, alcune musiche anni 50 e 60 legate ai riti del cocktail. Si ascoltano sempre più spesso al cinema, in televisione e naturalmente alla radio. Sono musiche che rivelano uno spiccato gusto per le atmosfere esotiche, e che spesso fanno parte di colonne sonore di film e telefilm di culto. E parte del fenomeno lounge, attorno a cui è sorto un vero e proprio movimento. I dischi, però, sono difficilmente reperibili sul mercato. Ma il mondo è pieno di sorprese: da qualche anno ricercatissime selezioni di lounge, exotica, kitch groovin ed easy leastening, incluse canzoni strane e incredibili, si possono ascoltare anche su Radio Rai. La trasmissione si chiama Ultrasuoni Cocktail, ed è ideata e condotta da Francesco Adinolfi, critico musicale e responsabile di Ultrasuoni (le pagine musicali di Alias, il settimanale culturale del Manifesto), nonché uno dei massimi esperti dell argomento: è anche l autore di Mondo Exotica - Suoni, visioni e manie della Generazione Cocktail, libro uscito per Einaudi che ripercorre la storia e ricostruisce la trama della lounge culture nei diversi ambiti della musica, del cinema e della letteratura. La sua infinita passione, l impareggiabile preparazione, e la simpatica conduzione fanno di Ultrasuoni Cocktail un programma cult per gli amanti del genere, ma anche un programma da ascoltare in pieno relax solo per gustare un po di quelle affascinanti e intramontabili atmosfere, seppure dal nostro divano (comodo ma ormai un po consumato ) anziché dal bordo di una piscina hollywoodiana. Ultrasuoni Cocktail. Radio 2 Rai. Ogni sera, dal lunedì al venerdì, dalle alle Con Francesco Adinolfi. A cura di Federica Trippanera. Regia di Luca Cucchetti. Invito all arte e urban stories Una interessante e utile trasmissione di Radio24-Il Sole 24Ore è dedicata all arte. E Invito all arte, condotta da Adriana Fracchia. Va in onda ogni sabato dalle alle 21.00, e sul sito della radio è anche possibile trovare i file audio delle trasmissioni passate, archiviati in ordine cronologico. Ascoltando Invito all arte si possono avere tante informazioni sugli appuntamenti d arte in corso, ma anche approfondimenti critici, curiosità e anticipazioni su mostre ed esposizioni future e iniziative culturali in qualche modo connesse al mondo dell arte. Non mancano, poi, notizie utili anche da musei e sedi espositive internazionali. In sintesi una finestra sul mondo dell arte e degli artisti. Una finestra che inevitabilmente si apre anche sul mondo delle arti applicate, dal design all architettura. Insomma, ciò che di più bello ci circonda. Ha avuto in qualche modo a che fare con l architettura e l urbanistica, o meglio, con la storia e l attualità delle grandi città, un altra trasmissione di Radio24-Il Sole 24Ore andata in onda tutta l estate. Anche in questo caso le puntate passate sono disponibili sul sito della radio, ma solo fino alla prima settimana di questo mese. Il titolo era Urban. Eventi e storie dalle città. Ideata con intelligenza da Alessandro Agostinelli e da lui condotta con sensibilità, ha affrontato temi come le città alla moda, le città universitarie, I luoghi delle canzoni, le città del divertimento ; ma anche Le città e il Medioevo, I centri storici, La mobilità cittadina. Agostinelli ci ha raccontato di aver riscontrato il profondo interesse degli ascoltatori/cittadini verso programmi che discutono approfonditamente di temi e problemi concreti e raccontano in maniera diffusa ciò che ci sta intorno. Siamo certi che è così. Perciò, speriamo che la trasmissione prima o poi riprenda.

16 16 di carla romana antolini scene bazar Attori immobili in scene vuote Nel tempo dell abbondanza (di immagini e notizie) Massimiliano Civica propone la sottrazione. Su un palco spoglio i protagonisti sono il racconto e l immaginazione dello spettatore. In un oggi che abbonda di immagini e notizie, che sovrabbonda di sensazionale e di cose da non perdere, si ama molto un lavoro che gioca sulla sottrazione di enfasi, immagini ed emozioni provocate da sovrapposizioni di diversi linguaggi. Nel Grand Gugniol di Massimiliano Civica quattro uomini recitano tre testi del teatro del terrore di fine ottocento, tre storie che hanno come protagoniste delle donne. Qui il teatro è presente per farci immaginare ciò che non c è. Lo spettatore deve vedere con la mente delle donne, quando in scena ci sono solo uomini, deve ricostruire delle storie e deve vivere personalissime emozioni, perché gli attori non ci concedono nulla se non il piacere del racconto. Anche le braccia degli attori sono spesso conserte o poste dietro la schiena, mentre la scena è completamente vuota. In un oggi dove è protagonista la fretta, il pensiero in movimento, la trasversalità e la multimedialità, Massimiliano Civica ci comunica il desiderio di essenzialità e di immobilità, di storie chiare e di psicologie non contorte, pure nel loro bisogno di amore o di odio. Lo spettatore diviene protagonista e rivive le storie di donne che cercano una qualità alta della vita, che chiedono ai loro uomini un attenzione ai dettagli dello stare insieme. Ne L artiglio una donna ha sposato un despota che non la lascia vivere, ha già conosciuto un uomo che le fa battere il cuore e proprio quella vecchia casa decrepita abitata dal marito e dal suocero la porterà alla liberazione. Una scala fradicia della cantina sarà fatale per il marito, e se anche la donna lo sapeva, lo fa scendere per avvicinarsi alla liberazione. In Passa la ronda una carcerata farà di tutto per essere dopo molto tempo abbracciata da una guardia carceraria, ma questa, di fronte alla paura di essere punita, finirà per ucciderla. Ne Il ritorno il gioco del dover immaginare si raddoppia. Infatti una donna che ha perso il marito giovane lo attende ogni sera e finge che non sia mai morto. Da ormai dieci anni al castello si replica la farsa dell atteso ritorno con la complicità di alcuni amici che pensano così di dare sollievo al dolore della donna, ma anno dopo anno i complici diminuiscono, stanchi, spaventati o morti. Gli attori che raccontano le storie dando vita a immobili dialoghi sono i bravi Andrea Cosentino, Mirko Feliziani, Antonio Taglierini e Daniele Timpano. I testi utilizzati fanno parte del fondo Sainati della Biblioteca Nazionale Burcardo di Roma, e sono gli originali copioni manoscritti utilizzati dalla Compagnia Sainati, unica compagnia italiana di Grand Guignol operante in Italia agli inizi del 900. Compagnia Civica-Cosentino-Feliziani-Tagliarini-Timpano Grand Guignol di Massimiliano Civica, con Andrea Cosentino, Mirko Feliziani, Antonio Tagliarini, Daniele Timpano Pontedera (Pi). Generazione Pontedera Festival. Fondazione Pontedera Teatro, Via Manzoni ottobre. Tel Chicche dal RomaeuropaFestival Al festival Romaeuropa il nuovo spettacolo di Emma Dante, la giovane regista siciliana che si è rapidamente affermata nella scena nazionale con MPalermu e Carnezzeria prima e Medea poi, interpretata da Iaia Forte. Qui, in questo Vita mia la giovane regista torna a lavorare con il suo gruppo di giovani attori siciliani. Una madre guarda con occhi dolci e tristi i tre figli che ha di fronte insegnandogli che la vita è il bene più prezioso. Ma anche la vita fugge, e non si sa bene a chi è dato restare e chi deve invece partire. La vita è una corsa intorno a un letto e qui diviene centrale il disperato tentativo di ritardare il più possibile questo ultimo giro prima della morte. Tra i figli interpretati da Enzo Di Michele, Giacomo Guarnieri e Alessio Piazza chi sarà il prescelto? Anche la madre (Ersilia Lombardo) non ha alcun potere. Tutto è immobile: gesti, ricordi, parole di conforto e rimorsi, e anche quell ultimo respiro di pulsazione del cuore che si ripete all infinito. Vita mia. Testo e regia di Emma Dante, con Enzo di Michele, Giacomo Guarneri, Ersilia Lombardo, Alessio Piazza. Roma. Romaeuropa Festival. Villa Medici. piazza Trinità dei Monti, 1. Dal 27 al 31 ottobre. Tel Contro il pregiudizio Su un palcoscenico trasformato in giardino zen l autore e regista sino-americano Ping Chong sa mostrarci la diversità come una ricchezza cui non dobbiamo né possiamo rinunciare. Undesirable elements è definito uno spettacolo stimolante e coraggioso che propone un interessante contraddittorio sul tema dell immigrazione che ribalta pregiudizi e stereotipi di cui spesso neanche ci accorgiamo. Il noto regista teatrale, coreografo e creatore di video e installazioni è in scena con una statunitense del midwest e una del sud, un iraniana e una libanese. Le storie personali di questi emigranti si intrecciano e si confondono, e dal confronto scaturisce una sorprendente condivisione di valori e percorsi, una nuova disposizione all ascolto e alla comprensione reciproca. In inglese con sottotitoli in italiano, lo spettacolo in prima nazionale incuriosisce perché l ideatore è stato a lungo uno dei principali interpreti di Meredith Monk e perché il tema del pregiudizio è ancora da denunciare con tutta la forza dell arte. Undesirable elements di Ping Chong e Talvin Wilks, con Ping Chong, Angel Gardner, Leyla Modirzadeh, Tania Salmen e Tek Tomlinson. Roma. Romaeuropa Festival. Teatro Palladium Università Roma Tre. piazza Bartolomeo Roman 8. Dal 15 al 17 ottobre, ore Info Sempre al Romaeuropa Festival i Motus presentano una performance video ispirata a Pier Paolo Pasolini. Scegliendo la prospettiva di un auto da corsa, i Motus hanno inventato un tragitto spaziale e ideale nell immagine in movimento per ripercorrere l universo percettivo marginale che ha segnato la visione e l opera di Pasolini. Il gruppo riminese si sofferma su strade di passaggio, zone di accumulo e d abbandono dei rifiuti materiali e umani che la città tenta di espellere ma che rimangono nella sua orbita, incubi estranei eppur familiari. In Schema di Viaggio si percorrono le terre di nessuno che il Bel Paese fa finta di non vedere, deserti custoditi da mostri edilizi e post-industriali, nuove periferie che tutti attraversiamo senza più notare, facilmente rimosse da percezione e coscienza. Schema di Viaggio. Performance video di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò. Roma. Romaeuropa Festival. Teatro Palladium. piazza Bartolomeo Romano e 31 ottobre. Tel

17 bazar scene di carla romana antolini 17 Phaedra s love: dolore e desiderio Una tragedia sanguinolenta sulle note dei Massive Attack Come per sfondamento le azioni si avvicinano sempre di più al pubblico ineluttabilmente partecipe al gioco degli attori che palesano l artificio di relazioni tra i protagonisti, tra sopraffazione e ambiguità. In una scatola bianca Fabrizio Arcuri mette in scena il Phaedra s love di Sarah Kane, autrice che ci ha lasciato pochi testi che indagano le ineluttabili voragini del dolore e del desiderio. In quest operazione, dove il testo è rispettato integralmente, colpisce la capacità del regista della romana Accademia degli Artefatti, che si confronta con un testo e con nuovi attori (i Numeriprimi di Parma), di riuscire a rimandare la ricerca espressiva e linguistica del testo inglese con immaginari complessi e ricercati che guardano alla tragedia senechiana come al grand guignol, ma anche alla ben nota necessità di sangue e violenza che appartiene all oggi. Ippolito, (ben interpretato da Fabrizio Croci, in tutta la fiacca e la non curanza di chi rimane a guardare ciò che gli succede intorno) apre lo spettacolo tra pacchetti di patatine, giochi elettronici, televisione e una masturbazione consumata con noia in un calzino usato. Potentemente fragile è Fedra che mostra da subito il suo insano amore per il figliastro, rivelato dalla luminosità dei sorrisi della brava Simonetta Checchia. In un imponente abito elisabettiano è debole, quasi psicopatica, non smette mai di tormentarsi i capelli arricciandoseli e non si interessa della figlia Strofe se non quando il rapporto diviene la contesa delle attenzioni di Ippolito. Tutti i personaggi sono pronti a dare consigli su come agire e come vivere. Anche il medico (Antonluigi Gozzi) che visita Ippolito più che fare una diagnosi, catturato nel suo ruolo di sapiente da guanti antisettici e borsa professionale, vomita giudizi. Strofe (Francesca Zagaglia come una modella di Vanessa Beecroft) incita la madre a lasciar stare Ippolito, e il prete (lo stesso Gozzi) andando a trovare il giovane già incarcerato per farlo pentire, preferirà assaggiare il suo sesso, sottomettendosi al suo potere più che al peccato contro la religione. E per un rapido sorriso con una leggerezza da fiction si manifestano le tragiche conseguenze dei moralismi di ieri e di oggi. Pareti bianche cadono dall alto restringendo lo spazio scenico tra musiche dei Massive Attack e Nick Cave, mentre la tragedia si consuma nella morte di tutti i protagonisti. Si impicca Fedra, dopo aver palesato il suo desiderio verso Ippolito in un rapporto orale. E solo qui arriva la prima emozione di Ippolito che annuncia ce ne volevano di momenti così. Finisce a ridosso del pubblico la scena in cui la tragedia diviene più sanguinolenta, dove Teseo (Rocco Antonio Bucarello) uccide entrambi i figli e si recide la gola con una lametta che sparge sangue tra le molte bambole, cadute dall alto, con cui il re attua una fisicissima battaglia. Phaedra s Love di Sarah Kane. Con Simonetta Checchia, Fabrizio Croci, Antonluigi Gozzi, Francesca Zagaglia. Regia di Fabrizio Arcuri Bologna. Cassero. Via Don Minzoni e 4 ottobre. Tel Per scoprire ancora i monumenti di Roma Purtroppo solo fino al 2 ottobre per il romano Festival Esplor/Azioni, diretto da Gioia Costa, sulle Terrazze dei Mercati di Traiano, Iaia Forte darà vita a una delle voci emblematiche di Roma: la scrittrice Elsa Morante. Ogni creazione proposta dal festival è infatti legata a Roma. Ogni appuntamento permette di esplorare un luogo con la guida degli attori, all interno di un evento unico, costruito per la rassegna. Esplor/ azioni risponde inoltre a una volontà del teatro contemporaneo: cercare in altri spazi nuovi modi del racconto teatrale. E la risposta a un desiderio degli artisti, suggestionati dall assenza di confini fra loro, l opera e il pubblico. In questa quinta edizione gli artisti restituiranno vita a personaggi del passato che, in forme diverse, hanno abitato il luogo scelto per la rappresentazione, aprendosi alle parole e all anima di grandi figure dell arte e della letteratura. Attraverso schegge della Storia Iaia Forte ricostruirà la visione che ella aveva della città eterna. Nelle pagine della Morante, le passeggiate di Ida nel ghetto, veder Roma con gli occhi di un tenente tedesco, o, ancora, ammirare in una folata di vento Piazza del Popolo, Piazza Venezia, Via Veneto, il Gianicolo, Piazza Navona, San Pietro, sono l occasione per scoprire una seconda città dentro la prima e ammirare con nuovo sguardo le strade, le piazze, le proporzioni e i colori di pietre che richiamano alla loro ombra il mondo intero. Iaia Forte Elsa Morante Roma. Esplor/azioni. Terrazze dei Mercati di Traiano, via IV Novembre 94. Fino al 2 ottobre. Tel

18 18 di carla romana antolini scene bazar Tempus et corpus La quotidianità del vivere, il tempo che fugge, la misteriosa inconciliabilità tra la nostra interiorità e lo scandire dei minuti. E poi il corpo, sublime completamento della creazione. Tra danze e nuove tecnologie video. Danza und Tanz Crown of Creation Il teatro è uno strumento sensibile con cui prendere atto di trasformazioni che avvengono nel tessuto sociale. Succede a Torino fino al 7 ottobre con la rassegna La via del mito - dall India all Europa. A dare corpo e voce al mito, a interpretarlo con modalità e discipline differenti, sono tre spettacoli appositamente creati per l Espace. A ottobre Raphael Bianco, coreografo e danzatore di origine indiana, firma le coreografie di Crown of creation (dal 3 al 7 ottobre), spettacolo in prima assoluta che esplora l idea indiana del corpo come momento finale e assoluto della creazione, intrecciando la danza alle nuove tecnologie video. Crown of creation è la definizione che il filosofo indiano Sree Aurobindo dà del corpo umano, ovvero corona, completamento sublime della creazione. A differenza della visione occidentale giudaico-cristiana, il corpo in India è concepito ancora oggi (almeno per gli indù) come veicolo privilegiato per raggiungere il trascendente ed entrare in contatto con l essenza più segreta dell universo. E da questa dimensione corporea che Bianco affronta il tema della rassegna La via del Mito dall India all Europa, evitando di portare in scena folcloristicamente danze indiane e costumi, tanto meno musiche tradizionali, che spesso non si prestano a un lavoro contemporaneo, poiché troppo vincolanti e legate a manifestazioni tradizionali del costume e della religione indù. Bianco lavora, dunque, su corpo, mito e violenza. E se mentre per il corpo e per la violenza il discorso è apparentemente più semplice, poiché sono presenti oggi come nell antichità, il mito o meglio una meditazione sul mito e la poesia in tutte le sue forme diviene il nucleo più interessante di questo progetto. La via del Mito dall India all Europa. Espace. Via Mantova 38, Torino. Fino al 7 ottobre. Tel Il festival Danza und Tanz che mette da cinque anni a confronto la danza italiana e la danza tedesca ad ottobre sarà al Teatro del Campo Barbarico, nuovo spazio nato da un edilizia postindustriale pensato per il teatro e la danza, dopo aver abitato a Roma il Teatro Vascello e il Furio Camillo. Qui il 4 e 5 ottobre il gruppo berlinese Blicke propone nella stessa serata Beziehungsweise per due danzatori e Ueber die Bewegung un assolo in prima nazionale. Blicke è un gruppo che unisce alla tradizione del Tanztheather l antica arte del movimento giapponese Kinomichi. I temi ricorrenti delle loro ultime creazioni affrontano la quotidianità del vivere attraverso un teatro fatto di piccole storie che s intrecciano nel contesto coreografico. Nello stesso spazio a seguire anche le due compagnie romane che organizzano la rassegna. Travirovesce con Memoria Zero propongono in prima assoluta Appuntamenti in Nero, indagini di musica e danza che si interrogano sui significati della parola stile. In circostanze speciali (l oggi) si formerà uno stile irriconoscibile, somma e negazione di tutti gli altri stili, determinato dalle scelte quasi imposte dal frastagliamento e dalla poliedricità della realtà contemporanea. Sono tre appuntamenti : O WATT - Come liberarsi dei fili per diventare elettrici ; ZUPPILIA - Come crescere in altezza ignorando l acustica ; VIBRASLAP - Composizione in forma scomposta di quattro danze concrete. I Sistemi Dinamici Altamente Instabili propongono Tonine, dove in quattro diversi paesaggi il corpo rimane il luogo di attraversamento e sconfinamento per popolare di visioni l immaginario reale. Quattro corpi abitano lo spazio delle proprie particolari ossessioni; corpi soggetti alla mobilità precaria cui li spinge una naturale condizione di spaesamento. La partitura elettronica originale dei Surya.Lab, sostiene gli ambienti abitati dalla danza, interviene sull aleatorietà strutturale che rimane una scelta, per una coreografia dichiaratamente aperta, esperienza viva. Le immagini in movimento di Riot generation video, raccolgono i corpi, costruiscono l ambiente della danza ma privano anche il corpo del senso di appartenenza, per abbandonarlo, perso nelle logiche emotive di un ambiente solitario fatto di visioni autonome. Danza und Tanz, Teatro del Campo Barbarico. Via Anicio Paolino, 27 Roma. Dal 4 ottobre al 9 ottobre ore 21,30 Tel Tempus fugit Dal Festival D Avignone arriva a Roma con Il Romaeuropa Festival anche Tempus fugit di Sidi Larbi Cherkaoui. Il tempo è, come dimostra il titolo, il tema principale del nuovo lavoro del regista e coreografo marocchino che si è rivelato lo scorso anno al pubblico romano con Foi. Qual è il nostro rapporto con il tempo? Ogni cultura interpreta e concepisce questo dimensione apparentemente universale in modo diverso. Cherkaoui, partendo dalla sua personale esperienza di confine fra due civiltà distanti (è belga ma di origini marocchine), ci racconta come l esperienza temporale partecipi della nostra concezione del mondo. Dieci danzatori in scena ci rivelano un misterioso orologio a volte dissonante e inconciliabile con una realtà interiore che ci fa apparire estranea e irriducibile. Sidi Larbi Cherkaoui e i danzatori de Les Ballets C. de la B. utilizzano i loro corpi come un nuovo strumento per conoscere il tempo: un tempo che vive sempre diacronicamente, scandito da ripetizioni, misure ed emozioni che definiscono la sua forma e lo trasformano in ricordo di attimi perduti. Tempus Fugit. Ideazione regia e coreografia di Sidi Larbi Cherkaoui. Romaeuropa festival. Teatro Argentina. largo di Torre Argentina 1, Roma. Dal 7 al 10 ottobre. Tel

19 bazar scene.salmoni di enrico lo verso 19 Quando si dice grazie Riconoscere un maestro, un amico, una guida, un compagno. E sapergli dire grazie per quanto ci ha regalato. Cara Eugenia, la voglia di ricordare, l amore per un Maestro, un amico, un compagno è stata la molla di uno spettacolo a Roma, ai Giardini della Filarmonica. Non conoscevo (lo ammetto) Pino Passalacqua. Come al solito sono andato a teatro pensando di vedere qualcos altro. Credevo che avrei assistito a una serata di favole per bambini lette da attori in sostegno del CIAI (Centro Italiano Aiuti all Infanzia) che patrocinava la manifestazione. Ma la maggior parte di coloro che erano lì testimoniavano l amicizia, l affetto, la riconoscenza a una di quelle, sempre più rare, persone in grado di dare tanto a chi gli sta vicino. Senza fare clamore, strepiti, senza sopraffare, prevaricare. Uno scrittore, regista, insegnante di recitazione. Sono sempre tante e diverse le ragioni che spingono a salire su un palcoscenico. Qualcuno, quella sera, sarà anche salito in cerca della ennesima passerella e occasione di essere notato. Ma quello che mi è sembrato di vedere negli artisti che lo hanno ricordato era l orgoglio di definirsi allievi. Il piacere e l umiltà di riconoscere un maestro. Credo che la forza più grande quando sei su quelle tavole provenga dall umiltà. Alcuni dei suoi allievi di Accademia (Nazionale d Arte Drammatica) hanno letto una cosa molto bella, scritta da loro, sul senso e il modo di stare in scena. Iniziava con un fortissimo NOI. Affermavano l importanza del Noi contro l egemonia dell IO. L importanza di passarsi la palla. Probabilmente da queste idee derivava la loro forza e serenità sulla scena. Lo spettacolo, più che una performance era una piacevole serata tra amici con canzoni, musiche, filmati, danza e ovviamente pezzi recitati da artisti che erano stati vicino a Pino Passalacqua. Abbiamo visto Rubini, Diberti, Di Stasio, Rigillo, Sofia Ricci, e tanti altri. E abbiamo riso con gli aneddoti e l improbabile romanesco di Gregoretti e con Franca Valeri, che con il suo stile inconfondibile (tra parentesi: è la più citata nelle scuole di recitazione) ha riportato l attenzione sull infanzia. Caro Enrico, ancora grazie delle tue parole, rendono me e il giornale su cui scriviamo più ricco. Di quello che racconti più di tutti mi tocca il tuo sguardo amoroso sul sentimento della gratitudine. Anche per me la gratitudine è un sentimento importante. Oltre che utile. Mi pare un modo profondo di trattenere dentro di sé un esperienza che ci è servita, ci è piaciuta o ci ha giovato, un modo per farla rivivere sempre. Forse è proprio attraverso la gratitudine che si diventa completamente eredi delle cose, padroni e custodi di un qualcosa che poteva esaurirsi e invece si traduce in nuove vicende. Credo anch io come te che il NOI sia più forte dell IO. Ma non in un senso morale o gerarchico, piuttosto perché l unione fa la forza e in squadra si possono compensare tante singolari mancanze. Credo che saper dire grazie è prima di tutto un atto di intelligenza e di senso storico: è la capacità di comprendere che mantenere in piedi un archivio di conoscenze ed esperienze ci rende più ricchi e meno soli. E un po come preferire la generosità al narcisismo. Ha senso!

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