SIAMO PARI? SOTTORETE NEWS DEL COMITATO C.S.I. DI GUBBIO. Ilaria Corazzi

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1 CENTRO SPORTIVO ITALIANO COMITATO DI GUBBIO Anno IV Numero 26 Marzo 2015 SOTTORETE NEWS DEL COMITATO C.S.I. DI GUBBIO SIAMO PARI? A ben guardare non sembra. L 8 marzo è il giorno dei paradossi. È il giorno in cui convivono, senza apparente contraddizione, i discorsi seri e seriosi e i sacchettini di mimosa a 5 euro venduti ai semafori. È il giorno delle conferenze, dei convegni, delle assemblee, dei film a ingresso libero, delle rappresentazioni teatrali ed è anche quello degli stripmen nei locali alla moda. È il giorno delle statistiche. Per la cronaca: 14 milioni di atti di violenza sulle donne in un anno (dallo schiaffo allo stupro), 1 donna uccisa ogni 3 giorni dal partner, dall ex o da un familiare, 1 milione di donne vittime di violenza ogni anno. Il divario di retribuzione tra donne e uomini in Italia è del 7,3%. Per ogni 100 laureati maschi ci sono 155,8 donne che hanno raggiunto lo stesso risultato. In Italia, come anche nel resto d Europa, all aumentare del numero dei figli diminuisce la percentuale delle donne che lavorano (57,8 % con 1 figlio, 50,9 con 2 figli, 35,5 con 3 figli). L ultima edizione del Global Gender Gap, lo studio che prende in considerazione la partecipazione delle donne alla vita economica e lavorativa in 142 paesi nel mondo, ha posizionato l'italia in coda alla classifica per quanto riguarda la presenza femminile nella politica e nell economia del paese. Anche il mondo dello sport non fa eccezione. Il numero di donne che lo pratica è nettamente inferiore a quello maschile. Nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni, i ragazzi che praticano con regolarità un attività sportiva sono il 19%, le ragazze appena l 8%. Da quest anno è anche il giorno della tecnologia rosa con le app antiviolenza. Si tratta di applicazioni scaricabili gratuitamente (alcune) che servono a chiedere aiuto in caso di bisogno. Basta scuotere il telefono e viene inviato automaticamente un messaggio indirizzato ai carabinieri e ad una persona amica, indicando la precisa ubicazione Gps. L 8 marzo è il giorno del trauma e della sua rimozione. Quando l 8 marzo finisce e le mimose cominciano già ad appassire lasciando la loro polverina gialla sopra i mobili o dentro le borsette, ho sempre addosso una spiacevole sensazione di déjà vu. Frasi già sentite, commenti già fatti, ipotesi già ventilate, film già visti. Ci si dimentica, forse troppo facilmente, che l 8 marzo non deve essere una giornata della memoria, come la Shoah, ma deve diventare un atteggiamento, un modo diverso di vivere la relazione fra uomini e donne, un pensiero che sia vivo e vegeto nei cervelli delle persone e che venga agito nei quotidiani comportamenti di tutti noi. Negli insegnamenti dei genitori, nelle parole dei preti, nei commenti dei giornalisti, nelle indicazioni degli allenatori, nelle lezioni dei professori. Finché l 8 marzo resterà una festa da calendario vorrà dire che avremo ancora molta strada da fare. Ilaria Corazzi

2 IL ROSA CHE E IN NOI La colorazione rosa di questo numero e l apertura di Ilaria Corazzi in prima pagina sono il nostro piccolo omaggio al mese di marzo, dedicato alla donna. A qualcuno sembrerà strano che ancora oggi sia necessario un segnale specifico per celebrare una ricorrenza che dovrebbe invece essere ampiamente parte della quotidianità. Così non è. La discriminazione nei confronti delle donne è tuttora attuale e non solo in alcune società che le considerano poco più di oggetti totalmente sottomesse all altro genere. Anche nelle situazioni più civilmente evolute, la donna è lungi dall avere conquistato una effettiva parità. Persino nel nostro Paese, vi sono settori, quali il mondo del lavoro, nei quali la presenza femminile a livello dirigenziale è ampiamente discriminata. Il nostro modello lavorativo, per competere con economie agguerrite, avrebbe necessità di abbandonare culture patriarcali, recuperando capacità e qualità che appartengono più al femminile che al maschile. Doti di fantasia, creatività, inventiva, sensibilità sembrano essere possedute più dalle donne o, almeno, potere insorgere nel momento in cui le specifiche capacità maschili e femminili interagiscono. Il Csi, oltre quarant anni fa, deliberò di fondersi con la FARI, associazione sportiva femminile. Entrambe le associazioni erano ben consapevoli dei rischi di una fagocitazione anche nell ambito della nostra associazione. Come è andata? C è ancora da lavorare in questo senso? Vittorio Peri e Mauro Ottolenghi, negli articoli interni, affrontano tali interrogativi. Per il Csi di Gubbio, il simbolo del mese di marzo è il torneo Calcetto in Rosa trofeo Tiziana Mosca, giunto alla 18a edizione. Con un sorprendente 8 a 3 sulla Real Bad Arcobaleno di Città di Castello, la Polisportiva 1980 di Cesena si è aggiudicata la 18a edizione del torneo Calcetto in Rosa trofeo Tiziana Mosca. Le due squadre sono giunte alla finale dopo essersi imposte nel proprio girone nella fase eliminatoria del sabato e dopo aver sconfitto in semifinale rispettivamente il Deportivo la Carogna di Ravenna e la Gold Star Emotion di Genova. Anche quest'anno il successo della manifestazione è stato caratterizzato da fair play e competizione connessi alla pura voglia di divertirsi delle ragazze. La collaborazione delle tante persone del comitato Csi di Gubbio, coordinate da Gabriele Clementi ha reso possibile l iniziativa. La commissione calcio del comitato ha inoltre assegnato il premio di miglior giocatrice ad Andreini Luana (Polisportiva 1980) e di miglior portiere a Ferraccioli Marika (Deportivo la Carogna). Tali premi sono state messi in palio dall Ufficio diocesano della pastorale dello sport e tempo libero.

3 IL GIORNO IN CUI. ARRIVARONO LE DONNE A CURA DI MONS. VITTORIO PERI Fino all inizio degli anni 70 del secolo scorso la presenza femminile nel Centro sportivo italiano era inesistente. Fondato nel 1944 ad opera della Gioventù maschile di azione cattolica, il Csi dava continuità alla Federazione delle associazioni sportive cattoliche italiane (Fasci) che, sorta a sua volta nel 1906, era stata costretta allo scioglimento dal regime fascista nel Nei primi tempi il Csi s interessava solo dello sport maschile e, si può dire, con piglio maschilista, a leggere quanto scriveva nel 1922 sulla rivista Stadium: Per le vie di Roma hanno girato liete e piene di vita le schiere delle squadre femminili. Molti hanno applaudito, molti hanno arricciato il naso. Noi abbiamo osservato e vogliamo dire la nostra parola. ( ) La donna quando viene organizzata in una squadra di ginnastica e mandata per il mondo non ci guadagna nulla, proprio nulla. Non vogliamo fare i catoni a buon mercato, però a noi sembra che in linea generale queste fanciulle mascolinizzate siano poco simpatiche. La donna, se vuole fare una cosa utile e buona, non copi sempre come una scimmia quello che fanno, e non sempre bene, i poveri uomini. In altre parole: resti a casa a cucinare, pulire e fare la calza. Accadde, però, sempre nel 1944, che il ramo femminile della stessa Azione cattolica desse al CSI una sorella gemella, chiamata Fari: Federazione delle attività ricreative italiana. Le due associazioni qualche volta collaborarono, ma non più di tanto. Eppure, identici erano l ispirazione cristiana, i valori di riferimento, le finalità educative, il radicamento nelle parrocchie e negli oratori ecc. Perché dunque camminare l uno accanto all altra, ognuno per conto proprio? La svolta Era la domanda che facevo sempre a me stesso quando - siamo alla fine degli anni 60 - tornavo da quelle straordinarie invenzioni, i campi scuola, vere fucine di educatori sportivi che solo chi ne ha fatto esperienza può capire quanto perniciosa sia stata la loro scomparsa. Mi accorgevo, in breve, che ai campi nazionali della Fari presentavo riflessioni press a poco identiche a quelle dei campi targati Csi. Concludevo, pertanto, che il doppione era inutile e che, insieme, avremmo potuto fare meglio e fare di più. E così, nel settembre del 70, al termine di un campo scuola Fari proposi alle amiche dirigenti incontrate nella sede romana alla Domus Mariae l ipotesi della unificazione. Di prim acchito ci furono diverse perplessità. E non poteva essere diversamente. Ma l idea pian piano prese corpo e, nel 1971, con la benedizione della Chiesa l unificazione divenne realtà. Una felice realtà, visto che il Csi tuttora cresce rapidamente e in esso la qualificata presenza delle donne: 360 mila, su oltre un milione di iscritti. Qualcuno ha detto che i realisti non hanno mai cambiato niente, e che è invece l utopia a cambiare la storia. E vero, e questo vale oggi non meno di ieri per la nostra associazione che, bisogna continuamente ribadirlo, trova nella visione cristiana della persona e dello sport motivi e spinte per non appiattirsi sugli schemi e gli pseudo valori di tanta parte dell attuale mondo sportivo. Non è certo facile andare controcorrente ma, come qualcuno ha detto, Cristo non sa che farsene di coloro che zappettano l orto del possibile. Vuole gente che punti verso l impossibile. Don Vittorio

4 IL NOSTRO ITINERARIO FORMATIVO APPUNTI DEL SECONDO INCONTRO: EDUCATORI SI NASCE O SI DIVENTA? Lunedi 16 febbraio 2015 La domanda espressa dal titolo è paradossale: siamo sempre figli del nostro patrimonio genetico, delle scelte di vita e degli stimoli che ci provengono dall ambiente Educare è come giocare alla roulette: tento di giocare bene, non so se vinco. Allo stimolo educativo non corrisponde automaticamente la risposta: c è di mezzo l elaborazione soggettiva, cioè il valore che ciascuno attribuisce alla percezione dei fatti e delle cose. Ancora: educare è termine vuoto, se non chiarisco quale uomo e per quale modello di società. Stimolo un educazione da travaso (integratrice) o di cambiamento (liberante)? Ne deriva ancora un paradosso!- che non è possibile NON EDUCARE: sempre e comunque io incido sugli altri, che lo voglia o che non lo voglia, che lo sappia o no L educazione richiede allora Obiettivi chiari (dove voglio arrivare?), Valori (cosa effettivamente vale?), Progetti (come opero? Quali sono le 3-4 azioni da privilegiare per incidere sull 80% dell obiettivo)? La cultura del facile annulla le frustrazioni che, in quantità normali, sono vitali per sviluppare strategie. Levare ogni possibile piccola sofferenza, dolore, fatica, stimola il bambino a non vivere la vita reale ma una sorta di fiction che genera il bambino re. Con quale autostima? Con quale senso dei limiti? Ecco allora 4 macro-competenze dell educatore (al di là del suo saper essere ) ASCOLTARE. L educatore è l uomo dell ascolto: ciò gli permette di entrare nell altrui dimensione, favorendo la risonanza emozionale. L ascolto è la più grande capacità relazionale. C è però ascolto e ascolto. EDUCARE ALL EMOZIONALITA. Viviamo l epoca dell analfabetismo emozionale. Quanti comportamenti giovanili patologici hanno alla base la difficoltà con le emozioni? I tre principi dell intelligenza emotiva: riconoscere le emozioni su di sé; riconoscerle negli altri; gestirle in modo adeguato Una buona educazione emozionale stimola le aperture, utilizza comunicazione calda ed evita accuratamente di colpire le emozioni CRITICA E SOSTEGNO. Sono le due leve a disposizione dell educatore: vanno utilizzate entrambe in maniera adeguata. EDUCARE AL PENSIERO DIVERGENTE. E il tipico pensiero dell emisfero destro del cervello. Stimola la creatività, supera il semplicismo, apre a nuove possibilità. Occorre educare alla curiosità: una curiosità che sfondi le montagne, generando glocalismo, solidarietà e fantasia E alienante tutto ciò che non porta alla centralità della persona. Tre possono essere le caratteristiche di ogni azione alienante: magica, mitica, ingenua

5 ITINERARIO FORMATIVO 2015 Lunedì 2 FEBBRAIO 2015 ore 21,00 Scaldiamo i muscoli (Roberto Grandis, Ilaria Corazzi) Lunedì 16 FEBBRAIO 2015 ore 21,00 Educatori: si nasce o si diventa? (Roberto Grandis) Lunedì 2 MARZO 2015 ore 21,00 Dimmi di sì: assertività e manipolazione (Ilaria Corazzi) Lunedì 16 MARZO 2015 ore 21,00 Dimmi di no: frustrazione e aggressività (Ilaria Corazzi) Lunedì 30 MARZO 2015 ore 21,00 Lo sport educa davvero? (Roberto Grandis) Lunedì 13 APRILE 2015 ore 21,00 Io Noi costruire un gruppo (1) (Ilaria Corazzi) Lunedì 27 APRILE 2015 ore 21,00 Io Noi costruire un gruppo (2) (Ilaria Corazzi) GRINTA E AMICIZIA Lucia Lupini, referente della squadra "La Belle Vie" (pallavolo mista open) Cosa vi piace e cosa non vi piace del campionato che state giocando? Ci piace soprattutto lo spirito di amicizia e di gruppo che si instaura non soltanto tra la singola squadra, ma che permea l'organizzazione stessa. Quello che non ci piace é più difficile da individuare...forse l'unica cosa é il completino/pigiamino di Lucio (giocatore de La Belle Vie, ndr). Quali sono gli obiettivi della vostra squadra in questa stagione? Divertirsi e crescere insieme ed in questo vinciamo sempre. I segreti del vostro successo? Amicizia e...grinta grinta grinta!!!

6 SCHEDA DI PEDAGOGIA MOTORIA PSICOMOTRICITA -4 IL RAPPORTO ADULTO-BAMBINO NELL AZIONE EDUCATIVA da Dieci schede per demitizzare la psicomotricità di R. Grandis Un'azione educativa è caratterizzata dal fatto che un adulto (insegnante, educatore ) si interpone tra il bambino e l'ambiente al fine di facilitarne le interazioni. Si Si aprirebbe, a questo punto, il problema di cosa sia l'educazione e di quali finalità essa debba avere. Tale problematica, estremamente importante, esula però dal discorso specifico, anche se riteniamo che in in questo contesto debba essere assunta la concezione liberante dell'educazione che riconosce nel bambino non un vaso da riempire di concetti e nozioni, ma essenzialmente un essere originale ed irripetibile, il cui progetto di sviluppo deve essere favorito attraverso un rapporto critico e dialogale. Ma, pur impegnando ogni educatore ed approfondire le tematiche educative più generali (anche considerando che di fatto sempre si opta tra l'educazione integrante e l'educazione liberante e che il non scegliere è una precisa opzione integrante), daremo in queste nostre note al termine educazione essenzialmente il significato di facilitare al bambino il rapporto con l'ambiente circostante. L'azione educativa, evidentemente, deve essere pensata in funzione dell'età del bambino, dei suoi interessi e non finalizzata a questo o quel postulato, a questo o quell'apprendimento. Educazione psicomotoria, già lo si è visto, non è un'educazione chiacchierata, ma un'educazione vissuta: essa, pertanto, al fine di favorire da parte del bambino sia la capacità di conoscere se stesso, sia quella di rapportarsi con il mondo esterno, ha necessità di mettere il bambino in situazione e tale situazione, per essere valida, deve rispondere ai seguenti requisiti: -deve essere ricca di possibilità (cioè deve, al tempo stesso, essere alla portata del bambino e deve potersi trasformare, evolvere, mutare.) -deve essere azione del bambino e non dell'adulto attraverso il bambino. Spesso queste caratteristiche, all'apparenza così banali, non si realizzano, soprattutto perché l'adulto, nel momento in cui il dialogo diventa difficile, tende inevitabilmente a realizzare i propri desideri attraverso il bambino. In ogni situazione educativa si succedono tre momenti: -la definizione del progetto (o ideazione) -la realizzazione -la riflessione sull'azione svolta. Questi tre momenti devono essere esaminati in modo particolareggiato soprattutto in funzione del ruolo che l'adulto deve in essi giocare. segue pagina successiva

7 dalla pagina precedente LA PROGETTAZIONE È il momento in cui viene ipotizzato il progetto (ad esempio, quando un bambino pensa di costruire un castello). In tale momento la presenza dell'adulto è particolarmente utile, soprattutto per far sì che la progettazione esista. Al di là di questo, ha poca importanza se il progetto scaturisce da una direttiva dell'adulto accettata dal bambino, oppure direttamente dal bambino o dal gruppo dei bambini. Ciò che conta, lo ripetiamo, è che vi sia la progettazione. LA REALIZZAZIONE Dopo aver progettato di costruire il castello, il bambino passa alla concreta realizzazione. Per far ciò egli deve fare ricorso a due tipi di informazioni: -l'informazione posseduta, cioè quella insita nella persona (deve pensare che cosa sia per lui un castello e quali forme abbia). -l informazione proveniente dall'ambiente: deve, cioè, guardarsi intorno e vedere cosa concretamente offra l'ambiente per il fine che si è proposto (ad esempio, quali materiali sono disponibili per la costruzione del castello: cubi blocchi, sabbia, ecc.). Nella fase di realizzazione ogni intervento dell'adulto è dannoso poiché tenderebbe a rendere formale la situazione, cioè, in pratica, a sostituirsi al bambino. LA RIFLESSIONE SULL AZIONE Solitamente un'azione tra adulto bambino ha termine con la fase della realizzazione. Da un punto di vista educativo, è invece importante che venga stimolata, da parte dell'adulto, la riflessione sull'azione, cioè che attraverso differenti metodologie (narrazione, disegno, drammatizzazione, ecc.) si impegni il bambino a ritornare in qualche modo sull'azione vissuta. Così, per continuare nel nostro esempio, si potrà chiedere al bambino di disegnare il castello che ha testé costruito. La riflessione, cioè ritornare sull'azione svolta, provoca un feedback che dà luogo a una modificazione positiva nello sviluppo intellettivo del bambino. Consideriamo, infatti, lo sviluppo intellettivo come conseguenza di due attività distinte: ASSIMILAZIONE ACCOMODAMENTO SVILUPPO INTELLETTIVO L'assimilazione è un'attività mentale consistente nell'incorporare un oggetto o una situazione in uno schema mentale (J:Piaget). Nello svolgimento della nostra azione educativa, si ha assimilazione nel momento della realizzazione, cioè nel momento in cui il bambino assimila le informazioni provenienti dall'ambiente. L'accomodamento è un'attività mentale che trasforma uno schema iniziale per adattarsi alla situazione nuova: è la maturazione che ha fatto oltrepassare il fanciullo lo stadio della semplice assimilazione (J.Piaget) Nell'azione educativa l accomodamento è favorito dalla fase della riflessione. Il bambino, cioè, dopo aver assimilato i dati nel momento della realizzazione, ritornando sull'azione in forza di una stimolazione in tal senso dell'adulto ( disegna ciò che hai appena fatto! ) inserisce tali dati dello schema mentale iniziale, provocando una trasformazione di tale schema. Continua al prossimo numero

8 RIFLESSIONI RIPENSARE LA DIVINA PROVVIDENZA Su La Repubblica del 17 novembre del 2014, l oncologo Umberto Veronesi pubblicò una confessione autobiografica in cui espresse il proprio rapporto con la fede e con Dio, dichiarando, tra l altro, che poiché esiste il cancro, Dio non esiste. In una recente trasmissione di Che tempo che fa, in un incontro con il teologo Vito Mancuso, lo stesso Veronesi ha poi ribadito che la sofferenza vissuta a fianco di tanti pazienti da lui curati e le malvagità subite durante la seconda guerra mondiale, lo hanno portato alla conclusione che, se esistono il male e il dolore, Dio non esiste. Vito Mancuso, in tale sede, ha precisato che la concezione di un Dio che benedice il dolore e lo usa per punire o permettere percorsi di purificazione, è ormai superata dalla fede in un Dio che, grazie alla testimonianza di Gesù Cristo, esprime la possibilità per l uomo di affrontare il dolore come luogo privilegiato per vivere l amore, nonostante tutto. Il male e il dolore, inoltre, non possono essere considerati come provenienti da Dio, ma insiti nel limite evolutivo del creato e per questo interpellano l uomo con una domanda fondamentale sul suo impegno e sulla sua volontà di trasformare il negativo del mondo verso quel Bene divino cui la fede in Dio lo orienta. Si affianca oggi, a sostegno di tale visione, anche il pensiero critico di una teologa spagnola che ritiene di ripensare il concetto di divina provvidenza, secondo una visione più coerente con il messaggio evangelico. Secondo Andres Torres Queriga, Dio non controlla la storia non la determina, ma l apre all amore, attraverso l esistenza di coloro che esprimono tale Amore. La provvidenza divina sostiene Queriga, sono le donne e gli uomini che rendono possibile una evoluzione divina TRA VERONESI E MANCUSO: UNA RIFLESSIONE DI GIULIANA PERUGINI del creato, attraverso comportamenti responsabili d impegno civile, sociale e umanitario. La provvidenza, in sostanza, è la realizzazione concreta di reti di solidarietà, è assumersi il compito di un impegno educativo costante con le nuove generazioni, è costruire rapporti di reciprocità, di dialogo, di conoscenze condivise a favore del bene comune, è prendersi cura l uno dell altro riconoscendo dignità e valore alla vita di ciascuna persona. La teologa Teresa Forcades insiste particolarmente sull importanza di una tale visione, perché proprio le testimonianze di solidarietà che incarnano il Bene assoluto, di cui la provvidenza è strumento e sostegno, danno ad ogni persona la forza di vivere gesti d amore per sé e per gli altri, anche nelle situazioni più difficili e dolorose. È questo l amore divino che, attraverso l interesse partecipe dell uomo e il suo impegno concreto, illumina la sofferenza e il male, guidandolo verso un porto di bene. Ed è questo collegamento intimo tra l uomo e il Bene, che rende possibile in ogni situazione un atto di creatività capace di cambiare le cose, di libertà dal male, di compassione attiva per il dolore altrui, di misericordia e riconciliazione verso il male inconsapevole o di cui ci si è pentiti. Con questa disponibilità ad accogliere il male e il dolore come un territorio oscuro che dobbiamo attraversare e illuminare con la nostra sapienza per trasformarlo in un luogo di bene a immagine e somiglianza divina, diventa più chiaro come orientare la nostra intelligenza verso la comprensione di ciò che noi stessi, insieme agli altri, possiamo realizzare rendendo fruttuoso il nostro piccolo ma potente capitale d amore. Giuliana Perugini

9 E tempo di pensare all'estate. Il Csi Gubbio, da dieci anni, organizza, in collaborazione con l'oratorio cittadino don Bosco, il centro estivo "La girandola " per bambini dai 3 ai 12 anni. Punto fondamentale del centro sono gli animatori che hanno un età dai 14 ai 25 anni: sono il vero motore intorno al quale ruota la buona riuscita dell'iniziativa. L'educatore (animatore) ha bisogno però di essere formato non solo tecnicamente ma in modo globale, trattandosi non di animatori da villaggio ma di oratorio. Stiamo attivando, in accordo con i responsabili del centro estivo, queste proposte formative in preparazione dell'estate.

10 Ottima prestazione del Judo Kodokan Gubbio a Spello Ottima prova per gli atleti del Judo Kodokan Gubbio asd a Spello, domenica 22 febbraio, in occasione della Coppa Umbria Edizione. Gli Esordienti A e B, guidati dal maestro Dario Dionisi e dai tecnici federali Roberta Moscetti Castellani e Marco Menichetti, hanno ottenuto i seguenti risultati: argento per Leonardo Bellucci 40 kg, bronzo per Michele Menichetti 55 kg, Andrea Fiorucci 60 kg e Riccardo Baldinelli 73 kg. Disputano la finale per il terzo posto anche Alessandro Berettoni 50 kg e Michele Bani 45 kg, ma si fermano ai piedi del podio. Complimenti ai sei judoka eugubini che sono riusciti, tutti quanti, a disputare una finale in una gara impegnativa che ha visto la partecipazione di prestigiosi club anche da fuori regione (Lazio, Marche e Campania). Nel pomeriggio hanno gareggiato anche le classi non agoniste alla prima tappa del Criterium Giovanissimi. I nostri atleti hanno tutti ben figurato: per la categoria ragazzi al primo posto Maria Margreth e Gabriele Menichetti, secondo Alessandro Bei e terzo Edoardo Bastiani. Tutti sul podio i più piccoli delle categorie Bambini e Fanciulli. Per l associazione eugubina hanno gareggiato: Gabriel Albanesi, Michele Piergentili, Edoardo Gubbiotti, Emanuele Monacelli, Davide Paciotti, Giulio Piergentili, Riccardo Rossi. A GUBBIO NOVE STRADE DELLA MEMORIA Ora anche a Gubbio c è un segno concreto della memoria delle vittime di mafia. Voluto fortemente dal locale presidio di Libera, l Amministrazione comunale ha intitolato nove nuove vie ad altrettanti caduti per mano mafiosa. Così ora, nella nostra città, vi sono via Rita Atria, via Giuseppe e Salvatore Asta, via Carlo Alberto Dalla Chiesa, via don Giuseppe Diana, via Libero Grassi, via Peppino Impastato, via Pio La Torre, via Placido Rizzotto, via don Pino Puglisi. La cerimonia di intitolazione si è svolta, organizzata da Libera, alla presenza del sindaco Filippo Stirati, del Prefetto Antonella De Niro, del presidente della commissione regionale di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose, Paolo Brutti, di Margherita Asta, familiare di alcune delle vittime e del piccolo sindaco del CCR Francesco Di Bacco. Prima dei vari interventi, la referente del presidio di Gubbio, Federica Grandis, ha ricordato come, da tempo, l associazione Libera avesse richiesto, anche tramite pubblica raccolta di firme, queste intitolazioni di strade comunali. Distinguendo tra ricordo e memoria, la referente ha poi ricordato il grande lavoro che Libera, a Gubbio, realizza, in diverse scuole, in accordo con gli insegnanti. E proprio quel lavoro era ampiamente evidenziato da una folta presenza di ragazzi, moltissimi dei quali si identificavano, attraverso cartelli, nelle vittime delle mafie titolari delle nuove strade.

11 DONNA E SPORT IN ITALIA: A RITROSO NEL TEMPO di Mauro Ottolenghi Al di là di ciò che avveniva nei ceti nobiliari, lo sport si è sviluppato soprattutto con l avvento della società capitalistica e poiché tale società era tipicamente maschile è altrettanto chiaro che lo sport moderno nacque come fatto e pratica maschile. Anzi si ritenne un fatto altamente disonorevole un eventuale pratica dello sport da parte delle donne. De Coubertin, convinto assertore di una visione delle donne come madri e casalinghe, non vide assolutamente la possibilità per costoro di praticare lo sport e di partecipare alle Olimpiadi, se non per incoronare i vincitori. Nonostante questa ferma opposizione, le donne, seppur lentamente, entrano nello sport attivo grazie anche alla pressione esercitata dai movimenti di emancipazione femminile. Si tratta tuttavia di un apertura più teorica che di fatto, come d altra parte nel mondo del lavoro: la si accetta, ma si preferisce che non ci sia. Nell industria la donna può trovare un posto perché l introduzione delle macchine nel ciclo produttivo pone la forza fisica in secondo piano. Nello sport il pregiudizio rimane più radicato. In esso la macchina rimane la persona umana e la forza gioca un ruolo primario. Il rendimento fisico della donna tuttavia risulta per lo più inferiore a quello dell uomo. Nel nostro ambito associativo, lo scarso sviluppo dello sport femminile in particolare della FARI (Federazione Attività Ricreative Italiane) associazione femminile dipendente, come il CSI, dall Azione Cattolica, dipese anche dalla mentalità cattolica che si esprimeva, anche a livello ufficiale, a favore dello sport maschile, ma non altrettanto a favore di quello femminile (come si deduce dai discorsi pontifici o di alte personalità ecclesiastiche). A rinnovare la mentalità e a sollecitare le coscienze arrivò tuttavia il Concilio Vaticano II che, incontrando i fermenti già presenti nel contesto ecclesiale, propose un diverso rapporto Chiesa e Società e una diversa concezione dell educazione. Fino ad allora tutte le associazioni cattoliche, al fine di evitare la promiscuità, erano distinte per genere, per età, categoria L Azione cattolica e il CSI e la FARI si convinsero che uomini e donne, ragazzi e ragazze non potessero crescere come persone se non nella partecipazione alla stessa esperienza di vita comunitaria. L Azione Cattolica, al cui congresso di unificazione partecipai in rappresentanza del comitato di Perugia, decise di procedere all unificazione e di riconoscere piena autonomia alle cosiddette opere, cioè a tutte le associazione da questa create e dunque dipendenti. Il CSI e la FARI indirono i congressi nazionali straordinari che si tennero a Pesaro nel maggio 1971, All apertura dei congressi venne presentato un documento di unificazione, subito approvato. Continua al prossimo numero

12 OGGI COME ALLORA: DALLA PARTE DELLE SCAMORZE Questo articolo apparve su Stadium, il periodico quindicinale del CSI, sul nr. 5 del 1970: vale a dire 45 anni fa. Lo firmò l allora presidente nazionale, Aldo Notario, riportando alcune riflessioni su una delle primissime edizioni dei Giochi della Gioventù. Lo riproduciamo perché, aggiornando alcune cifre e una certa tecnologia, le logiche sono di una attualità sconcertante. In alcuni casi, profetiche. Ieri come oggi. LA SAGRA DELLE SCAMORZE E la più bella definizione che ho sentito dei Giochi della gioventù. Non è mia, ma di Maurizio Clerici, un architetto dirigente federale che se ne intende e di impianti sportivi e di sport. L ha tirata fuori, pestando neve con me al Nevegal, entusiasmandosi alle gare delle finali nazionali dei giochi invernali. L ha detta anche con tono polemico, ed io condivido sia la frase sia il tono, notando il contrasto tra la tecnica raffinata di pochi (per fortuna) concorrenti e la non tecnica dei molti. I primi avevano già il mestiere, dalle scioline agli sci metallici da lire, dal maestro di sci personale che si sono portati dietro (a lire al giorno) alla mamma esagitata che sa tutto sullo sci ed è sempre pronta alla supercritica dell organizzazione, con tanti saluti all esempio educativo da dare ai figli. Sono le mammine esagitate che rovinano i figli e lo sport; sono le mammine che nella borsetta, con il profumo e l accendisigari hanno il cronometro, la sciolina, l energetico e la vegetallumina; sono le mammine che fanno ammattire i giudici di gara, i controlli di porta, i cronometristi, perché il figlio, se perde, è perché è stato danneggiato e sporgono reclamo. Il prestigio familiare non può essere leso da una sconfitta sportiva e trovano in questo caso la scusa: magari la colpa del letto o della bistecca, rei di non essere all altezza di simili campioni. I Giochi della gioventù non sono fatti per loro e per i loro figli, hanno sbagliato indirizzo. Diciamoglielo chiaramente che noi i Giochi della gioventù non li facciamo per queste promesse dello sport italiano, ma per tutti ragazzi che non fanno sport: cioè per i più che hanno la fortuna di non avere una mammine esagitata e un padre ricco da mandarli 15 giorni a Cortina o a Sestriere ad allenarsi con il maestro personale a lire al giorno. Noi ai Giochi vogliamo le scamorze perché i giochi sono stati inventati e fatti per loro.

13 CALCIO A 5: UN FINALE MOZZAFIATO Abbiamo vissuto un mese pieno di avvenimenti che testimoniano la bontà delle previsioni dello scorso articolo. Il San Martino si aggiudica le semifinali con tre giornate d'anticipo e le squadre che popolavano la bassa classifica si sono risvegliate arrivando a due punti dalla zona playoff. Un campionato avvincente con 9 squadre in 8 punti e che quindi, ad esclusione del San Martino e della formazione di Madonna del Ponte, oramai matematicamente in ultima posizione, riserva una conclusione difficile da pronosticare. Nove squadre si contenderanno fino all'ultima giornata la possibilità di andare ai playoff e di arrivare al capolinea di questa fase in maniera trionfante. Non c è solo, tuttavia, competizione. All'interno della manifestazione regna un clima di rispetto reciproco tra le squadre e, altro dato da sottolineare che incoraggia la prosecuzione del campionato anche negli anni a venire, è il forte impatto socializzante che il campionato stesso offre alla comunità. Non è raro infatti vedere giocatori di squadre diverse e addirittura di campionati diversi, interloquire amichevolmente di fronte a un caffè al bar o gustando una birra il sabato sera. L aspetto agonistico di un campionato può assai naturalmente aprire a valenza sociale: uno dei tanti aspetti positivi che lo sport può donare a una comunità. Elia Casagrande SPORT & GO Hanno preso il via i tornei parrocchiali della nostra diocesi. Tre le categorie previste: under 10 (2005/2006), under 12 (2003/2004), under 14 (2001/2002). Queste le formazioni coinvolte, formate da giovani delle nostre parrocchie: -nell'under 10 La Torre, S.Agostino, S.Secondo, Madonna del prato. -nell'under 12 Madonna del ponte, Madonna del prato, Torre, Padule, S.Secondo. -nell'under 14 Madonna del ponte, Real S.Agostino, Victoria S.Agostino, don Bosco, S.Martino. Le categorie under 10 e 12 rientrano nel nuovo progetto lanciato, in via sperimentale, dalla presidenza nazionale Csi, denominato Sport & go. Il progetto, qualora riscontrasse un buon interesse, il prossimo anno o addirittura in occasione delle finali regionali in programma probabilmente per il 31 maggio 2015, dovrebbe prevedere delle discipline collaterali (atletica, corsa campestre, orienteering) da abbinare al calcio, pallavolo, pallacanestro quali attivita' principali. Saranno coinvolti anche gli allenatori delle squadre per un percorso formativo specifico Un in bocca al lupo a tutti i bambini e dirigenti coinvolti. L'appuntamento è per le finali dei tornei in programma il 26 aprile presso l'impianto di Madonna del ponte. Giordano Pannacci

14 LIBERTA E GRATUITA Ero giovane e mi sentivo forte. Quella mattina di primavera uscii di casa a gridare: Io sono a disposizione di chi mi vuole. Chi mi prende? Mi lanciai sulla strada setacciata. Ritto sul suo cocchio, con la spada in mano e seguito da mille guerrieri, passava il re. Io ti prendo al mio servizio disse fermando il corteo. E in compenso ti metterò a parte della mia potenza. Ma io della sua potenza non sapevo che farmene. E lo lasciai andare. Io sono a disposizione di tutti. Chi mi vuole? Nel pomeriggio assolato un vecchio pensieroso si fermò e disse: Ti assumo io per i miei affari. E ti compenserò a suon di rupie sonanti. E cominciò a snocciolarmi le sue monete d oro. Ma io dei suoi quattrini non sapevo che farmene e mi voltai dall altra parte. La sera arrivai nei pressi di un casolare. Si affacciò una graziosa fanciulla e mi disse: Ti prendo io. E ti compenserò con il mio sorriso. Io rimasi perplesso. Quanto dura un sorriso? Frattanto quello si spense e la fanciulla si dileguò nell ombra. Passai la notte disteso sull erba, ed al mattino ero matido di rugiada. Io sono a disposizione Chi mi vuole? Il sole scintillava già sulla sabbia, quando scorsi un fanciullo che, seduto sulla spiaggia, giocava con tre conchiglie. Al vedermi alzò la testa e sorrise, come se mi riconoscesse. Ti prendo io, disse. E in cambio non ti darò niente. Accettai il contratto e cominciai a giocare con lui. Alla gente che passava e chiedeva di me rispondevo: Non posso, sono impegnato. E da quel giorno mi sentii un uomo libero. RABINDRANATH TAGORE

15 IL GELATO DI CLASSE Era qualcosa di più di un gioco, un vero e proprio patto stipulato tra i bambini di una classe elementare e la loro insegnante, finalizzato sia alla corretta gestione delle emozioni, sia all onestà nelle relazioni. Chiunque fingesse scomposte reazioni emotive, quali scoppiare a piangere anziché dichiarare apertamente di non avere fatto il compito, doveva versare una monetina a una cassa comune. Ne era tenuta anche l insegnante, nel caso in cui le emozioni che manifestava non provenissero dalla situazione qui e ora della classe, ma fossero importate da altri ambienti: una reazione eccessiva di rabbia, malumore, noia Il sistema funzionava a meraviglia e tutta la classe era coinvolta nel sanzionare comportamenti che portavano al pagamento della piccola tassa: sotto certi aspetti, un ottimo strumento educativo per stimolare anche alla corresponsabilità. Arrivano gli ultimi mesi dell anno e l insegnante, d accordo, con gli allievi, decide di terminare l esperimento. Si fa una rapida conta: circa 20 euro accumulati nel corso delle settimane. Occorre decidere la destinazione del tesoretto. La maestra avanza una proposta: è una piccolissima somma, ma a qualcuno più sfortunato potrebbe fare comodo. Interpelliamo magari il parroco o la Caritas e doniamola, come scintilla di solidarietà della classe verso chi ha bisogno. Apriti cielo: i bambini, fino a quel momento molto partecipi all esperienza, si infuriano: ma come fa l insegnante a credere ancora a quelle storie? Non sa che tanto i soldi non arrivano mai e che vengono sempre trattenuti da furbastri? Pensa forse che a questo mondo ci sia ancora qualcuno disposto all onestà? Non ha sentito recentemente anche Striscia la notizia? No, asseriscono gli eredi digitali del libro Cuore, compreremo un gelato di classe dopo averne stabilito democraticamente i gusti. Almeno saremo noi a godere quei soldini e non li infogneremo chissà dove. Sede: Via Gioia 31 tel Mail: Sito: www. csigubbio.com

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