MARTINO DONI I GIOCHI NON SONO FATTI. LA FILOSOFIA COME ESERCIZIO E COME IMPROVVISAZIONE

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1 MARTINO DONI I GIOCHI NON SONO FATTI. LA FILOSOFIA COME ESERCIZIO E COME IMPROVVISAZIONE Martino Doni Università Cattolica di Milano Conferenza tenuta martedì 21 gennaio RELAZIONE In questo incontro il Doni vorrebbe coordinare quanto scritto in due suoi libri, uno su Buber 1 ed uno sui giochi sociologici 2. Sono due libri molto diversi, ma entrambi rimandano ad una assonanza con energheia, intesa come ciò che diventa atto. Il filo comune tra i due libri è l intreccio tra esercizio ed improvvisazione. Il Doni dichiara di considerare l energheia non disgiungibile dalla filosofia, intesa come energia ma anche liturgia, cioè atto pubblico. Ritiene che il filosofo debba stare in piazza, in città, ad Atene e non rintanarsi nella Selva Nera, come Heidegger. Nella filosofia/energheia c è anche rituale, lo stare con la gente, la compromissione col senso comune. I giochi non sono fatti 3, la vita non è la roulette, qui si può sempre intervenire, ripensarci, correggere. André Neher 4, nel libro L esilio della parola 5, lo afferma: I giochi non sono fatti, nessun evento passato ha il potere di far scoccare ora la perusia, né Dio né l uomo hanno le chiavi del futuro. Per la teologia perusia sta per risoluzione definitiva di ogni cosa, e quindi fine del mondo. Buber afferma che nell esperienza dialogica non c è mai l ultima parola, la parola è perennemente penultima. Se c è filosofia i giochi non sono ancora fatti. Essere nello spirito europeo significa accettare la rimessa in gioco. A questo punto serve una premessa metodologica. Esercizio ed improvvisazione sono due invarianti funzionali. La definizione è stata proposta da Piaget che, partito studiando i molluschi, si è poi dedicato allo studio della psicologia con tali risultati da essere oggi considerato il fondatore della psicologia moderna. Il suo interesse per la psicologia nacque dall interesse per il suo bambino e per il modo di reagire/ragionare dei bambini. Il Piaget arrivò alla conclusione che, nelle diverse fasi del suo sviluppo, l uomo ragiona in modi diversi. Quindi il bambino non è un adulto incompleto che non ha ancora sviluppato il 1 Martin Buber e il problema del male M. Doni 2013 Marcelliana 2 Giochi sociologici. Conflitto, cultura, immagine Doni, Tomellari 2012 Cortina Raffaello 3 Con riferimento per negazione alla famosa frase del gioco della roulette les jeux sont faits, che indica il limite oltre cui nulla è più modificabile. 4 André Neher ( ), teologo e filosofo israeliano. 5 L esilio della parola. Dal silenzio biblico al silenzio di Auschwitz André Neher Medusa Pagina 1 di 6

2 ragionamento, ma è ad un altro stadio di sviluppo con un suo proprio modo di ragionare, pienamente dignitoso. Tra l altro il Piaget ritiene che lo sviluppo qualitativo dell uomo prosegua fino ai quattordici anni, dopo di ché l evoluzione si ferma ed i progressi riguardano solo la quantità di dati incamerati, esperienze maturate ecc. Qui il Doni inserisce l esempio della fede infantile in S.Lucia dispensatrice di doni: quando i bambini capiscono che i doni in realtà provengono dalla famiglia crolla un mondo. E non si può più tornare indietro. Fino ad un certo punto c è una santa cieca che, una notte all anno, arriva con l asinello a portare doni, poi all improvviso e violentemente la santa non c è più. Quando ho imparato a contare, o a leggere, qualcosa è cambiato, e non posso più tornare indietro, non posso più fingere di non sapere, non posso più ignorare l insulto scritto sul muro. In questa evoluzione ci sono delle invarianti funzionali: cambiano gli oggetti da apprendere, ma qualcosa rimane. Vediamo ad esempio lo schema del prendere. Il lattante che cerca di afferrare il ciondolo che pende davanti a lui, non sa ancora usare le manine, e quindi non riesce ad afferrare ma solo ad urtare il ciondolo che, urtato, oscilla. A questo punto il bambino, che non è riuscito ad afferrare, scopre però il dondolio, che gli piace, e torna a colpire, il suo mondo si è arricchito con una struttura cognitiva imprevista: il dondolio invece della presa. L assimilazione è il tentativo di inglobare, prendere. Il bambino tenta di assimilare, poi però non ci riesce e deve accomodarsi alla nuova struttura, prendere le giuste misure, ripetere e migliorare i colpi. Se accomodiamo male ne ricaviamo frustrazione. L alternanza di esercizio ed improvvisazione, come esemplificato sopra, è il modo europeo di fare filosofia. Se però esercizio ed improvvisazione vengono gestiti contemporaneamente la cosa si fa sospetta, si genera contrasto col principio di non contraddizione di Aristotele. Si può essere in fasi successive in sé e poi fuori di testa, ma non si può esserlo contemporaneamente. Tale alternanza connota, secondo Husserl, il modo europeo di fare filosofia. Vediamo più in dettaglio le due invarianti funzionali. ESERCIZIO, Il termine esercizio deriva dal Greco ascesis. Ignazio di Loiola proponeva esercizi spirituali proprio nel senso di ginnastica spirituale, di allenamento per plasmare la mente, come nel body building si fa allenamento per plasmare il corpo. Martin Buber indica gli stessi concetti con due termini in tedesco che, letteralmente, significano stare nella casa ed essere senza dimora. L allenamento concentra l attenzione su di sé, ha bisogno di un luogo protetto (palestra, pista, sicurezza di tipo domestico). Invece l estasi, la vertigine, la rottura sono momenti in cui la casa viene meno, momenti di deragliamento. Non vi è contrapposizione del tipo buono/cattivo, entrambe le modalità possono essere fruttuose ed entrambe sono a rischio di degenerazioni. L allenamento domestico è a rischio di bigottismo, chiusura, catechismo formale, degenerazione verso il sepolcro imbiancato. L improvvisazione sradicata può degenerare in follia, sfrenatezza, dipendenze varie. Pagina 2 di 6

3 Non solo la filosofia, ma anche la letteratura, l arte, i fumetti, ecc. si sviluppano nella tensione tra questi due poli. Si pensi allo stereotipo dei supereroi che vivono normalmente una vita anonima e dimessa, rispettosa delle convenzioni, ed ogni tanto si trasformano in fonti esagerate di energia. L archetipo dell esercizio si trova ne La Repubblica di Platone. Socrate immagina la comunità perfetta divisa in caste, con la casta dei guardiani al vertice della piramide sociale. I guardiani sono tali in quanto hanno raggiunto l equilibrio di corpo, anima ed emotività, e pertanto sono legittimati a controllare gli altri. Ovviamente questa visione cela profonde contraddizioni, ma in Platone è presentata bene. Tra i guardiani c è comunione di beni, i figli vengono sottratti alle madri per educarli ai legami del bene piuttosto che ai legami del sangue. Platone si dedica ad immaginare la società perfetta. Socrate era stato appena messo a morte, la società era in crisi, presentava invarianti funzionali non dissimili da quelle che caratterizzano le crisi attuali. Una delle cause della crisi era legata al cambiamento irreversibile dei mezzi di comunicazione, era nata la scrittura, la trasmissione del sapere non era più solo orale, quindi non era più faccia a faccia. I sofisti operavano per professionalizzare l insegnamento, i coreghi 6 per professionalizzare il teatro. Quello che prima era sacrificio alla polis ed agli dei diventava prestazione professionale remunerata. A teatro si inventano le repliche, ovviamente non connaturate col carattere originariamente sacro della tragedia. Qui/ora la tragedia diventa piece teatrale, nascono i testi, gli autori guadagnano fama, il pubblico da devoto diventa borghese. Platone se ne adonta, si ritira in una casetta che chiama Accademia, in cui entrano solo i cultori della geometria, e qui sperimenta la sua modalità di società perfetta. Più tardi tenterà l esperimento sociale anche a Siracusa, fidando nel tiranno Dionisio, e ne riceverà grande delusione. Fonda comunità per avere cavie e laboratori ove studiare il funzionamento delle comunità, anticipando quello che oggi fanno le università. L esercizio nasce così, come mezzo per mettere riparo ad una degenerazione generale. Una delle caratteristiche dell esercizio è l attenzione estrema nel cogliere i dettagli, aspetto che diventerà fondamentale con i Gesuiti (esame di coscienza, estetica del dettaglio). Qui il Doni legge un brano da un testo del 1871 dovuto alla penna di Hopkins 7, un gesuita. Il testo è una descrizione dettagliata e pittorica della vista di un cielo nuvoloso, con espressioni come cumuli vaganti in una sorta di violaceo pallore intrise di azzurro. Indica una fame di dettaglio che, se applicata all anima, può portare a lacerazioni ma anche a sublimità. Nell esercizio c è l ossessione tutta occidentale per l autoritratto perfetto, completo, spietato. Ma ad allenarsi ci si annoia. Come quando si studia la musica, la fase in cui ci si dedica alle scale è necessaria ma noiosa. Poi, eventualmente, dopo anni di solfeggi, viene il momento in cui si abbandona l esercizio e si innova, e qui viene il bello, la ricompensa per la diuturna dedizione laboriosa. 6 Il corego, nella Grecia antica, era colui che si occupava di finanziare l'allestimento degli spettacoli teatrali di un tragediografo in occasione delle feste liturgiche 7 Gerard Manley Hopkins ( ), poeta britannico, gesuita Pagina 3 di 6

4 Come con le slot machines, che ti succhiano energia e risorse riproponendoti all infinito un mondo di variazioni sempre uguali, poi magari ad un certo punto si presenta la combinazione vincente e ti si apre un mondo. IMPROVVISAZIONE Vediamo ora l altro archetipo, quello dell improvvisazione. Risaliamo a S. Paolo, assai lontano come figura dalla serenità e dall equilibrio di Platone. Paolo era considerato un pazzo dai greci, ed un empio dagli ebrei. Facciamo particolare riferimento alla Lettera ai Galati, breve, concisa, cattivissima. Paolo lo si immagina volentieri nell atto di correre, sempre indaffarato, sempre di fretta, con molte cose concrete a cui provvedere con senso pratico. Faceva il costruttore di tende per uso civile, ha percorso per affari tutto il mondo conosciuto. Avrebbe considerato peccato imperdonabile il perdere tempo a descrivere le nuvole. Leggendo la lettera vi si trova di tutto. Fondamentalmente non gli importano le questioni formali, non gli importa del velo delle donne, gli importa il messaggio di Cristo. Aveva fretta anche perché considerava imminente il giorno del giudizio, il momento del rendiconto in cui le differenze tra gli uomini saranno azzerate, si sente assediato, ha fretta, la sua avventura terrena è fatta di corse, di fretta, di slanci e di improvvisazione. Era uno studioso della legge, un uomo degli esercizi, quando improvvisamente cade da cavallo e la sua vita è rivoluzionata: un vero campione dell improvvisazione. I due archetipi sono in noi, il conosci te stesso è alle origini della società occidentale. Agostino e Cartesio, in nutrita compagnia, sono esempi di allenatori e descrittori del sé. Kant e Husserl, invece, esemplificano una classe di filosofi che, pur dotati di spaventose capacità di descrizione del sé, ad un certo punto proiettano tale capacità di analisi sul mondo esterno. Da loro nascono il metodo, la descrizione della civitas dei, il criticismo, la fenomenologia. Erano tutte persone con raffinatissime capacità di autoanalisi. Vi sono testimonianze che documentano il loro vivere quasi su una dimensione parallela, preoccupati in punto di morte di mettere a punto questioni teoriche. Il loro esercizio, partito dall attenzione al sé, si trasferisce poi nel mondo e vi edifica epocali strutture interpretative. Tali strutture poi, ogni tanto, presentano crepe, e ne nascono cose interessanti. Si tratta proprio di edifici, a volte nel senso letterale del termine, come per l accademia di Platone. Nella modernità tali edifici sono le strutture della nostra società: regole, educazione, inclusioni, repressione, sono tutte emanazioni dell esercizio. C è sotto la grande idea occidentale di rinchiudere le differenze in fortezze, catalogarle e capirle. Lo sviluppo odierno dell inclusione, ad esempio, si sta evolvendo nel senso di ammettere che ciascuno di noi avrebbe bisogno di una sua bildung 8 personalizzata. La questione è raffinata. L attuale deriva individualistica non nasce adesso ma ha radici nella nostra capacità sovrumana di osservare i dettagli. La nostra vita quotidiana è vista come una sequenza infinita di dettagli, tutti da tenere sotto controllo. Dove le maglie del controllo si stringono troppo ad un certo punto si arriva la struttura: finalmente la rivolta di Nietzsche dopo la ferrea categorizzazione onnicomprensiva di Hegel. 8 Bildung, progetto educativo Pagina 4 di 6

5 Numerosi ed importanti i momenti di infrazione: Paolo, Giordano Bruno, Nietzsche, Benjamin. Sono tutte persone che hanno proposto improvvisazioni a partire da esercizi su cui si erano allenate troppo. Rimbaud a 14 aveva già una conoscenza profondissima della letteratura francese, poi si ribella e si dedica alla demolizione. Da una parte ci sono grandi edificatori, dall altra personaggi bizzarri che prima si allenano tantissimo, poi si rivoltano e distruggono. Tra parentesi sono tutte persone predisposte ad una brutta fine: sul rogo, impazziti, giustiziati, fini spesso violente, e senza la serenità della fine, pur violenta, di Socrate. La nostra crisi abita sulla tensione tra queste due figure, è fondata nelle radici della nostra cultura, ci dice che tutto quello che abbiamo fatto e studiato non serve più, che dietro l angolo c è in arrivo un nuovo Giordano Bruno. Guardare dei ragazzini che usano lo smart phone ci dice che non siamo preparati per essere loro controllori, c è un altro esercizio che sta per travolgerci. Ignazio di Loiola è crocefisso tra esercizio ed improvvisazione, campione di controllo e di autocontrollo, ma capace di straordinari slanci di apertura. A questo punto il Doni legge delle pagine da Ignazio di Loiola, prese dalle istruzioni per chi somministra gli esercizi spirituali. Tutto è notato, gerarchizzato, procedurato. L esercizio non è solo tortura, ma anche straordinaria opportunità di innovazione. Per potere effettivamente innovare, infatti, devi essere prima marcito nella consuetudine. Il Doni propone ora l esempio di un partigiano che aveva scelto la resistenza come forma di connubio tra esercizio ed innovazione. La persona citata è un tale Contini, professore di filologia romanza all università di Friburgo, già partigiano. Costui, in contrasto con la posizione ufficiale dei partigiani militanti del PCI, che volevano la scelta resistenziale come fase del materialismo dialettico, sostenne invece che tale scelta fosse simile ad un atteggiamento di ascesi religiosa, o di innamoramento: la scelta di mettere la propria libertà a disposizione di una idea. I resistenti sono un gruppo che si isola, si da delle regole, costruisce la propria comunità perfetta. Erano omologhi ai guardiani platonici, come quelli lasciavano qualsiasi legame. Ma non si tratta solo di coltivare la propria perfezione, perché in questo caso dietro l angolo c è l autocompiacimento. E anche slancio, testimonianza, rottura. Cosa c entra la filosofia in questo? Se non c entrasse sarebbe inutile. La filosofia non è materia di studio né elemento di curriculum, è elemento naturale della vita come l aria e la terra. Cresce e si evolve, cambia argomenti e supporti, ma rimangono gli invarianti. Nei momenti di crisi cerchiamo di edificare cittadelle rifugio sempre più articolate nell attesa di un nuovo folle che ne incrini le mura e ci proponga di giocare ad un nuovo gioco. Pagina 5 di 6

6 1.2 DIBATTITO Intervento 1 L intervenuto ha avuto l impressione che l esercizio, se praticato con impegno, debba condurre necessariamente alla fase dell improvvisazione. Allora possiamo vedere l esercizio come preludio, intendere l esercizio come preparazione all improvvisazione? Commento Questa interpretazione consegue da una forzatura retorica del Doni stesso che per chiarezza ha enfatizzato la distinzione tra le due fasi. Se torniamo al Piaget esercizio ed improvvisazione sono complementari e coesistenti, uno non sta senza l altra. Qualsiasi pratica di esercizio, anche l abitudine della corsa mattutina, implica la possibilità della rottura. L esercizio c è perché sia poi rotto, a volte prematuramente, qualche rara volta la fase della rottura non arriva perché non ci rendiamo conto del rimbalzo tra esercizio e rottura. Intervento 2 Si può ipotizzare una distinzione anche caratteriale tra gli esercitanti, interpretabili dall intervenuto anche come uomini di analisi, e gli improvvisatori, in cui si potrebbero vedere coloro che hanno il talento della sintesi? Commento La domanda è interessante. Una possibilità di distinzione caratteriologica c è, ha senso pensare ai filosofi anche nella loro corporeità, uscendo dall appiattimento iconografico. Negli innovatori c è predisposizione al carattere intransigente. Chi intravede il nuovo ha fretta, si arrabbia perché gli altri non lo vedono, va facilmente su atteggiamenti connotati da fanatismo. Invece il conservatore è meticoloso, nevrotico, collezionista. Esagerando si possono vedere caratteristiche schizofreniche da una parte e ossessivo compulsive dall altra, comunque non si va al di là dell aneddotica, mentre passando alla diade analisi/sintesi si aprono potenziali di indagine di maggior profondità, se ne potrebbe ricavare un mezzo eloquente di sviluppo del pensiero. Secondo il Doni, però, analisi e sintesi sono più strutture categoriali, mentre esercizio ed improvvisazione sono più esistenziali. Le une più correlate al comprendere il mondo, le altre al viverci. Intervento 3 Il rapporto esercizio/improvvisazione sembra riportare la discussione a livello individuale, è estensibile a livello sociale? La filosofia da noi si studia attraverso la storia del pensiero, in Germania ed in Francia la si studia per grandi temi. Possiamo pensare al nostro approccio come esercizio ed al loro come improvvisazione? Commento Non bisogna pensare che gli altri siano necessariamente più bravi di noi. Lo studio della filosofia per temi va bene ad alto livello, ma prima una palestra dove allenarsi ci vuole, il manuale serve. Il Doni stesso si rallegra di avere seguito la facoltà di filosofia col vecchio ordinamento, dove ha imparato a studiare, anche grazie a utili mazzate. Oggi i giovani possono laurearsi anche senza certe letture da i più reputano fondamentali. Lo stato attuale è visto con occhio critico dai vecchi, per il punto di vista dei giovani bisognerebbe chiedere a loro. Tuttavia bisogna ricordare che in filosofia non c è una bibbia, un testo unico di riferimento, bisogna leggere tutto, e poi bisogna che si accenda la fiammella del dubbio. Non mancano le eccezioni. Wittgenstein è stato un grande filosofo, il suo retroterra culturale era matematico, in filosofia non aveva letto molto. Pagina 6 di 6

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