Parte prima: l assicurazione.

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1 Premessa. Parte prima: l assicurazione. L incertezza su ciò che accadrà in futuro scaturisce sia dall ignoranza, sia dalla libertà d agire: ogni cosa che accade, infatti, è la conseguenza di qualche causa o delle scelte di qualcuno. Se avessimo complete e perfette conoscenze scientifiche nei campi della geologia, della meteorologia o della medicina sapremmo quando, dove e con che forza colpirà il terremoto, la grandine o il cancro; se le persone non avessero alcuna libertà (se ognuno potesse fare solo ciò che gli viene comandato da un autorità superiore) allora tutte le azioni umane seguirebbero un copione già scritto e quindi, essendo prevedibili, non originerebbero rischi. Seppure da oltre un secolo nelle società occidentali gli spazi di libertà siano costantemente (salvo brevi periodi) in diminuzione, fortunatamente sono ancora abbastanza ampi; seppure dai tempi di Adamo ed Eva le conoscenze siano costantemente in aumento (e la loro derivata seconda sia positiva, cioè se hai compreso la matematica di quest anno la velocità con cui aumentano le conoscenze sia sempre più rapida), fortunatamente sono ancora ben lontane dall essere complete (1). Questo è il motivo per cui viviamo nell incertezza, il motivo per cui il rischio è incancellabile dalla vita. La vita è cambiamento, e il cambiamento genera rischio e instabilità. L uomo tende ad apprezzare e ricercare la sicurezza e la stabilità, ma essendo la vita per definizione cambiamento, l uomo approderà alla stabilità e alla sicurezza solo con la morte; ciò non toglie che, finché vive e pur cercando di sfuggire alla morte, la maggioranza degli uomini (ma non Vasco Rossi e Steve McQueen) continui a gradire e ricercare la sicurezza. Questo tentativo di ridurre i rischi del vivere può essere perseguito seguendo, anche contemporaneamente, cinque strade: 1. Trasferire i propri rischi su chi volontariamente li accetta: e, se li accetta, lo fa in cambio di un compenso (il premio incassato dell assicuratore); 2. Diversificare le proprie attività (intese sia come valori patrimoniali sia come fonti di reddito), cioè non concentrarle ma, al contrario, distribuirle in varie tipologie i cui risultati non siano fra loro collegati (non investire tutti i risparmi in azioni ma anche in obbligazioni, immobili, oro ecc.; marito, moglie e figlio è meglio che non lavorino nella stessa azienda ma in aziende diverse, meglio se operanti in settori diversi); 3. Cautelarsi attraverso il risparmio (l investimento) di risorse (la formica che d estate lavora e accumula scorte per l inverno, quando il rischio di non trovare più sufficiente cibo fuori dal formicaio è massimo); 4. Impegnarsi nella ricerca di maggiore conoscenza e informazioni, in modo da essere in grado di fare scelte migliori (se la formica sapesse che l aspetta un inverno più lungo del solito si darebbe da fare per accumulare più scorte e non rischierebbe la fame); 5. Trasferire d imperio i propri rischi su qualcun altro; (la cicala che, dopo essersi divertita tutta l estate, d inverno saccheggia le scorte della formica scaricandole addosso il proprio rischio di morire di fame). (1) Tutto ciò che accade ha una causa, nulla è casuale (nel senso di dovuto al caso ), il caso, infatti, non esiste: il caso è soltanto il complesso di una moltitudine di cause i cui effetti individuali sono difficilmente valutabili, mentre è osservabile l effetto complessivo risultante. In questo senso si dice che è il caso a determinare la faccia che un dado mostrerà dopo che lo si è tirato. In realtà, se esce tre piuttosto che sei, è perché tantissime cause hanno provocato quell evento: la forza impressa sull oggetto, la direzione del tiro, la velocità e la direzione del vento, l inclinazione e il tipo di superficie del piano su cui è caduto e così via. In un certo senso si può dire che il caso esiste solo dove c è ignoranza. Tutti gli eventi sono dovuti a delle cause, e quando queste cause ci sono ignote o quando ci è ignota l incidenza che esse hanno, allora per semplificare diciamo che quell evento è dovuto al caso. Più sono ampie e approfondite le conoscenze e più è prevedibile il futuro. Per alcuni (Laplace e per la scuola determinista), l avanzare della scienza dovrebbe far progressivamente ed illimitatamente avvicinare alla conoscenza assoluta, e quindi restringere il campo di applicazione del calcolo delle probabilità (e con esso diminuirebbe anche il fatturato delle compagnie di assicurazione). A oltre un secolo di distanza da Laplace la fisica quantistica ha però dimostrato che mai sarà possibile un assoluta previsione del futuro, in quanto non è totalmente conoscibile il presente, e questo per insuperabili ragioni di principio (principio di indeterminazione di Heisemberg): vi è una sorta di naturale ed insuperabile barriera alla conoscenza della realtà, riconducibile al fatto che l atto dell osservazione modifica l evento osservato. 1

2 A livello individuale e tra persone corrette il caso 5. è da escludersi, costituendo un delitto; pertanto a livello individuale il rischio diminuisce legittimamente solo attraverso un sacrificio, cioè il sostenimento di un costo (rispettivamente, da 1. a 4. : il premio da pagare all assicuratore, la scelta dell attività ritenuta non ottimale, il rinvio di un possibile consumo per accumulare risparmio e il costo per ottenere informazioni), sacrificio che può essere ricondotto a due tipi: a) di tipo economico, costituito dall astensione dal consumo per accumulare risorse (ad esempio: riduco i consumi per qualche anno e con i risparmi così accumulati faccio degli interventi sulla mia casa per renderla antisismica, così da correre meno rischi in caso di terremoto; oppure riduco i consumi per poter pagare il compenso premio assicurativo a chi si accolla il mio rischio), o b) d altro tipo (l impiego di parte del tempo libero per studiare, informarsi, aumentare le conoscenze e riflettere: in questo modo mi divertirò di meno ma saprò valutare più correttamente quali azioni intraprendere e commetterò meno idiozie). Anche a livello collettivo il rischio diminuisce attraverso i due tipi di sacrificio a) e b), e cioè con il sacrificio economico della popolazione (riducendo la quota del PIL destinata ai consumi per investire di più in infrastrutture, scorte, edifici pubblici antisismici, rafforzamento degli argini dei fiumi, prevenzione sanitaria ecc.) e l impegno e l investimento nella formazione scolastica (stimolando la concorrenza fra istituti e fra insegnanti, inducendo i giovani (ma non solo, anche i Walter) a studiare di più, destinando più risorse alla ricerca scientifica e all istruzione tecnico-scientifica). A livello collettivo i due casi 1. e 5. si congiungono e danno vita allo stato sociale o, all inglese, welfare state, che si concretizza in una (apparente) riduzione del rischio attraverso una (concreta) riduzione della libertà. In effetti tutte le garanzie pubbliche (la pensione a ripartizione, la sanità gratuita, l indennità di disoccupazione ecc.) si possono leggere contemporaneamente in due modi: a) come la volontà della popolazione, espressa attraverso i suoi rappresentanti politici, di trasferire i costi dell incertezza da chi ha meno capacità contributiva a chi ne ha più; oppure b) come la volontà di chi ha la forza del potere (e quindi, in democrazia, della maggioranza della popolazione) di imporre ad alcuni cittadini di accollarsi i costi dei rischi di altri. E evidente, però, che né col delitto (nel livello individuale) né con lo stato sociale (nel livello collettivo) i rischi complessivi si riducono: semplicemente si spostano, da un individuo all altro o da un gruppo di cittadini (ad esempio gli anziani che non rischiano la povertà grazie a pensioni immeritate) a un altro gruppo (ad esempio i giovani che rischiano la povertà per permettere agli anziani di ricevere la pensione immeritata (e immeritata lo è sempre, se è stata calcolata col metodo retributivo). Per ridurre realmente nel loro complesso i rischi è quindi sempre necessario il sacrificio. L anno scorso, parlando di lavoro ed enti previdenziali, ci occupammo delle assicurazioni collettive; ora parleremo di assicurazioni individuali. 0) Introduzione. a) Il valore di un bene economico (per Teresa e altri: non nel senso di bene a basso prezzo, bensì di qualcosa che soddisfi un bisogno e che è disponibile in quantità inferiore ai desideri umani), dipendendo dal valore delle soddisfazioni che può fornire all uomo (direttamente se è un bene di consumo, indirettamente se è di produzione) ed essendo la soddisfazione non misurabile oggettivamente (non esiste il feliciometro, alla faccia di Jeremy Benthan), è un dato soggettivo. Come dire che cercare il giusto prezzo di un certo bene è illusorio, ancor più della ricerca della pietra filosofale (e infatti filosofi del calibro di Aristotele, Tommaso d Aquino, Marx ecc. non ci hanno cavato un ragno dal buco). b) Essendo il valore dei beni non oggettivo, ogni scambio, purché non imposto, aumenta la ricchezza complessiva disponibile per la collettività (ricorda l esempio degli elettrodomestici vinti alla lotteria: tu ed io vinciamo a una lotteria i cui premi sono degli elettrodomestici. A te, che hai sempre caldo e mangi spesso fuori casa, capita una lavastoviglie; a me, che ho una casa fresca anche d estate e non sopporto né i ristoranti né lavare i piatti, è toccato un climatizzatore. La conseguenza naturale sarà quella di scambiarci i beni, perché in questo modo entrambi avremo la possibilità di soddisfare esigenze per noi più importanti di quanto non potremmo fare se ci fosse impedito di scambiare. Sia tu che io, quindi, col solo scambiarci i premi vinti (lavastoviglie e climatizzatore) abbiamo migliorato la nostra situazione, ci siamo arricchiti entrambi senza danneggiare nessuno, e questo nonostante che i beni a disposizione siano gli stessi: i beni esistenti non si sono modificati ma la soddisfazione di esigenze e quindi con essa la ricchezza è aumentata.). c) Così come il valore della lavastoviglie è diverso in funzione del fatto che l abbia tu o io, anche il valore del bene sicurezza è soggettivo ed è bene che sia possibile scambiarlo liberamente. d) Alla base dell attività assicurativa sta proprio questo: la diversa (più elevata) valutazione che del bene sicurezza ha l assicurato rispetto all assicuratore. 2

3 1) Origine storica. Le prime forme di contratto in base al quale un soggetto si fa pagare (nell ambito di una attività professionale specifica, ché altrimenti si trovano dei casi anche nell antica Roma) per assumere su di sé un rischio altrui li troviamo in Toscana e in Liguria nella prima metà del XIV secolo (= ). Si tratta, per lo più, di accordi in base ai quali un mercante si tutelava dal rischio che la propria merce non arrivasse a destinazione. Ancora una volta, e continuerà per tutto il tardo medioevo e il rinascimento, i mercanti e i banchieri (cioè i borghesi) italiani sono il faro della civiltà occidentale. 2) Oggetto del contratto. L assicurazione è il contratto con il quale: 1) l assicuratore si obbliga, in cambio di un prezzo, a risarcire l assicurato, entro un limite prefissato, nel caso un determinato evento lo danneggi (assicurazione ramo danni ); oppure, 2) l assicuratore si obbliga, in cambio di un prezzo, a pagare una somma di denaro (una volta o periodicamente) dopo il verificarsi di un evento attinente la vita dell assicurato (assicurazione ramo vita ). L obbligo dell assicuratore può consistere quindi nel: a) indennizzare un danno provocato al patrimonio dell assicurato da un evento, detto sinistro (esempio assicurazione contro l incendio, o il furto o la grandine ecc.); b) sollevare l assicurato dalle conseguenze che dovrebbe subire in seguito a un danno provocato a terzi per sua colpa (ma non volutamente) (esempio assicurazione RC Auto, RC Professionale, RC dipendenti ecc.) c) indennizzare l assicurato per la perdita economica causata da infortunio o malattia. d) pagare un capitale in una unica soluzione o una rendita periodica al verificarsi di un evento riguardante la vita umana, quale il raggiungimento di una certa età o la morte. L art del codice civile, con efficace stringatezza, recita: l assicuratore, verso il pagamento di un premio, si obbliga a rivalere l assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto dal sinistro, ovvero a pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana. 3) Soggetti del contratto (polizza). I soggetti del contratto di assicurazione (detto polizza dal latino pollicitatio, promessa) sono quattro, sebbene spesso i primi tre coincidano nella medesima persona: Il contraente è colui che stipula il contratto di assicurazione, che è tenuto a pagare il premio e che ha la facoltà di esercitare tutti i diritti relativi al contratto (ad esempio pretendere l indennizzo, cambiare il beneficiario o chiedere prestiti sulla polizza nel caso di assicurazione vita). L assicurato è la persona che in caso di sinistro avrà diritto ad ottenere l indennizzo (nel caso di assicurazione ramo danni ), oppure è la persona sulla cui vita è stipulato il contratto (e qui siamo nell assicurazione vita in questo caso, se l assicurato non coincide con il contraente, è necessaria per ovvi motivi, e se non ti sono ovvi pensaci su la sua autorizzazione). Il beneficiario nel caso di assicurazione vita è la persona designata dal contraente a ricevere le somme assicurate, mentre nell assicurazione danni, salvo casi particolari, è l assicurato. L assicuratore è colui che vende la sicurezza, ad un prezzo che viene chiamato premio. In base alla legge italiana l assicuratore deve avere forma giuridica di S.p.A. (società per azioni). 3

4 4) Il premio. Il premio è il prezzo pagato dal contraente per garantire a sé o ad altri la copertura assicurativa. Il premio (o premio lordo) è costituito dalla somma del premio netto (o premio puro), del caricamento, dei costi accessori e delle imposte. - Il premio puro è calcolato sulla base della probabilità che l evento si verifichi, sulla base del valore assicurato e, soprattutto nel caso di assicurazione vita a capitalizzazione, in base a considerazioni finanziarie; se la probabilità è stata stimata correttamente e le ipotesi finanziarie fatte si realizzano, allora la somma dei premi puri incassati dall assicuratore sarà pari alle prestazioni (che sono gli indennizzi, per le polizze danni, infortuni e R.C.; e i capitali o le rendite, per le polizze vita) che dovrà erogare; (queste righe saranno pienamente comprensibili solo dopo lo studio di alcune pagine successive). - il caricamento è una percentuale del premio puro stabilita dall assicuratore per coprire tutti i suoi costi diversi dagli indennizzi (o dai pagamenti promessi nelle polizze vita) e per sperare di ottenere un utile. Nell intento di rendere più trasparenti i contratti di assicurazione, alcuni anni fa una legge ha introdotto l obbligo, per l assicuratore, di indicare, ma solo su richiesta del contraente, la misura del caricamento nella proposta di polizza; - i costi accessori sono i costi di emissione del contratto e delle quietanze. Generalmente sono trascurabili (pochi euro); - le imposte sono assenti nelle assicurazioni vita, sono del 12,5% del premio lordo senza imposte nella assicurazione RC Auto e sono invece pari al 25% nelle altre, salvo eccezioni. L IVA, invece, non c è: infatti, come certamente ricordi, i servizi assicurativi rientrano fra le operazioni che l articolo 10 della legge IVA considera esenti. 5) Scommettere e assicurare. Se l assicuratore promette, in cambio di 5.000, di indennizzarti con nel caso ti rubino da qui a un anno la tua Ferrari nuova, potremmo leggere questa sua azione come una scommessa: se non ti rubano l auto l assicuratore vince 5.000, se te la rubano ne perde (o meglio: ). In realtà, fra scommettitore e assicuratore c è più o meno la stessa differenza esistente fra chi gioca alla roulette e il casinò: quando Costantino punta 100 sul nove, spera che il suo numero fortunato gli faccia vincere (il banco paga, infatti, 35 volte la posta e il giocatore non perde i 100 ); quando, invece, il casinò promette ai giocatori di pagare 35 volte la puntata nel caso esca il numero da loro scelto, lo fa perché, essendo la ruota costituita da 37 numeri (da 1 a 36 più lo zero, almeno nella roulette europea), sa che, nell arco della giornata, dovrà pagare solo 36/37 delle tantissime somme complessivamente incassate. Il casinò rischierebbe di perdere solo nel caso che a tentare la sorte fossero solo Costantino o pochi altri giocatori, ma se i giocatori sono molti allora ha la certezza statistica di guadagnare una cifra comunque vicina a 1/37 (un trentasettesimo) delle somme puntate. Il rischio insito in ogni singola puntate dei giocatori, rischio che pure il casinò corre, scompare quando quelle singole azioni vengono considerate nel loro complesso. Il casinò, pur facendosi controparte degli scommettitori, non è uno scommettitore perché, scommettendo in quantità industriale, annulla il rischio e opera razionalmente in un ambiente di certezza statistica. Da scommettitore, il casinò diventa imprenditore. Lo stesso capita all assicuratore. Se l unica polizza da lui stipulata fosse quella relativa al furto della tua Ferrari, o se, oltre alle tua, ne avesse stipulate poche altre analoghe, allora l assicuratore non si differenzierebbe dallo scommettitore. Ma dal momento che l assicuratore ha scommesso con tanti (ad esempio 1.000) altri proprietari di auto di lusso e poiché sa, sulla base dei dati recenti sui furti d auto di lusso nuove, che c è una probabilità su 25 (il 4%) che una di queste venga rubata nel primo anno, allora l assicuratore è razionalmente convinto che facendosi pagare da ognuno dei assicurati un premio pari al 5% dell eventuale indennizzo ( x 5% = 5.000), riuscirà a pagare gli indennizzi per i 40 furti (4% di = 40) e ottenere un utile lordo di di euro (5.000 x di premi 40 x di indennizzi = di margine lordo). 4

5 6) Il "caso" e il calcolo delle probabilità. Il calcolo delle probabilità può essere definito come lo studio delle regolarità statistiche che presentano i fenomeni attribuiti al caso. Una definizione efficace di caso è il complesso di una moltitudine di cause i cui effetti individuali sono difficilmente valutabili, mentre è osservabile l effetto complessivo risultante. In questo senso si dice che è il caso a determinare la faccia che una moneta o un dado mostreranno dopo che li si è tirati. In realtà, se esce testa piuttosto che croce, o tre piuttosto che sei, è perché tantissime cause hanno provocato quell evento: la forza impressa sull oggetto, la direzione del tiro, la velocità e la direzione del vento, l inclinazione e il tipo di superficie del piano su cui è caduto e così via (è l incontestabile principio di causalità, in base al quale ogni fenomeno ha una sua causa; principio tra l altro che porta razionalmente a credere nell esistenza di Dio: accettandone il mistero evitiamo l assurdo dell esistenza di cose finite che non avrebbero una causa). Una conoscenza più precisa di quelle cause e un calcolo minuzioso dei loro effetti diminuirebbero il margine d incertezza dovuto al caso, al limite rendendo certo il verificarsi (o il non verificarsi) dell evento (uscita di croce nel tiro di una moneta o del 3 nel dado). Così, volendo applicare queste considerazioni al campo assicurativo, si può dire che la conoscenza assoluta in campo meteorologico renderebbe certo che nel prossimo anno il meloneto nel podere di Ugo Iotti a Poviglio sarà (o non sarà) colpito dalla grandine. Fintanto però che le previsioni meteorologiche anche a lunghissimo termine non saranno assolutamente affidabili, Ugo Iotti non potrà fare nient altro se non sperare nel clima oppure scaricare a pagamento il rischio grandine sulle spalle di qualcun altro (l assicuratore). Supponete di essere chiamati ad indovinare se e quante volte uscirà testa lanciando due volte una moneta. I possibili risultati sono 0 volte, 1 volta e 2 volte e, se siete razionali, risponderete 1 in quanto questo è il risultato più probabile. Che sia il risultato più probabile lo si può verificare considerando che la serie di lanci (due) può concludersi soltanto in uno dei seguenti modi: - testa il primo lancio e testa il secondo (così che avremmo indovinato se avessimo previsto il risultato 2 ); - testa il primo e croce il secondo (così che avremmo indovinato se avessimo previsto il risultato 1 ); - croce il primo e testa il secondo (così che avremmo indovinato se avessimo previsto il risultato 1 ); - croce il primo e croce il secondo (così che avremmo indovinato se avessimo previsto il risultato 0 ). E evidente quindi che il risultato 1 è doppiamente più probabile due possibilità su quattro, quindi probabilità 0,5 (perché 2/4 = 0,5) degli altri ( 2 e 0 ) per ognuno dei quali invece le possibilità sono soltanto una su quattro, quindi probabilità 0,25 (1/4 = 0,25). Supponete quindi di dare, come risposta, 1. Se anche questo è il risultato più probabile, la possibilità di sbagliare di molto la risposta è però elevata: infatti sia che testa esca due volte sia che non esca nemmeno una volta, sbagliereste completamente, in quanto nel primo caso la previsione sarebbe sbagliata del 100% (2 è del 100% maggiore di 1), oppure nel secondo dell infinito % (1 è infinite volte più di 0). Supponete ora di dover indovinare quante volte uscirà testa se tutti voi (ipotizziamo che non ci siano assenti e quindi che siate in 25) tiraste una moneta 40 volte. I tiri in questo caso sarebbero (25 x 40 = 1.000), e quindi il risultato in teoria potrebbe essere un qualsiasi numero (intero) fra 0 e 1.000, estremi compresi. Se siete razionali risponderete uscirà testa 500 volte, essendo questo il risultato più probabile; i risultati meno probabili sono, anche intuitivamente, gli estremi 0 e 1.000: che su tiri esca sempre oppure mai testa è veramente un caso incredibile, infatti vi è una probabilità su , che è un numero con più di 300 cifre (già la probabilità che venga sempre testa per 50 tiri di seguito è 1 / 2 50, cioè più piccola di 1 su un milione di miliardi, circa un milione di volte meno probabile di vincere al superenalotto puntando una sola combinazione di numeri). La dimostrazione che il risultato più probabile è 500 volte fatta sulla falsariga della precedente la tralascio perché mi occorrerebbero molte migliaia di miliardi di anni per scriverla e, se è vero che sono immortale, è pure vero che ho di meglio da fare. 5

6 E evidente che la probabilità di indovinare esattamente il risultato è più piccola che nel caso precedente, è però anche che è molto meno probabile, è sostanzialmente impossibile, che la vostra previsione ( 500 volte ) sia sbagliata di molto, come invece poteva essere prima. Infatti, ad esempio, sono piccolissime le probabilità che il risultato effettivo della serie di tiri si collochi oltre 550 o al di sotto di 450, discostandosi cioè per più del 10% dalla nostra previsione, cosa che invece poteva facilmente accadere nel caso di pochi tiri. Possiamo dire che, rispetto al primo caso (due soli o comunque pochi tiri), abbiamo la possibilità di avvicinare notevolmente, in termini relativi, la nostra previsione a quello che sarà il risultato effettivo. Se poi ad effettuare 40 tiri di moneta fossero tutti gli spettatori dello stadio Giglio (12.500, per un totale quindi di tiri) e prevedessimo l uscita di testa, se è vero che è ancor più difficile che la previsione centri con esattezza il risultato, è anche vero che sono elevatissime le probabilità che l errore sia di pochi punti percentuali: sbagliare del 5% o anche soltanto del 1% la previsione sarebbe statisticamente impossibile. Quanto fin qui scritto è un applicazione della c.d. legge dei grandi numeri, secondo la quale quando un evento è casuale (come l uscita del 47 al lotto o della testa nel lancio della moneta) allora la frequenza con cui si manifesta tende a stabilizzarsi, al crescere delle prove effettuate, attorno ad un valore che si può considerare costante e che viene detto probabilità oggettiva dell evento. Detto in altro modo, secondo la legge dei grandi numeri quando un evento è casuale e quindi imprevedibile, l esito medio di molti eventi simili può essere previsto. Così, per fare un altro esempio, lanciando numerose volte un dado, notiamo che il 3 esce un numero di volte che, rispetto al numero dei tentativi, si avvicina sempre più al 16,666 % man mano che aumentano i tiri, e quindi si dice che la sua probabilità oggettiva è il 16,6667% (o 0, o, più precisamente, 1/6). La probabilità oggettiva che un evento ha di realizzarsi può essere determinata in due modi: 1) a priori, usando la logica e la matematica: quando un evento si può verificare in x modi diversi su n possibili e tutti gli n modi sono ugualmente possibili (nel senso che hanno tutti la medesima probabilità di verificarsi), allora la probabilità di questo evento è x/n. E il caso, ad esempio, della probabilità di fare almeno 5 (cioè di fare 5 o 6) lanciando un dado: la probabilità è 2/6 = 0,333, oppure della probabilità che venga rosso alla roulette italiana (che ha solo uno zero) è 18/37 = 0, (A chi ha scarsa familiarità con i casinò faccio presente che i numeri vanno da 0 a 36 e quindi sono 37, e mentre lo 0 è verde o bianco, i numeri da 1 a 36 sono, alternativamente, neri e rossi); 2) a posteriori, basandosi cioè sull esperienza del passato: faccio finta, a scopo didattico, di non essere immortale e così mi chiedo quale è la probabilità che io, di 58 anni, campi almeno altri tre anni superando in questo modo i sessanta; non ho a disposizione alcun strumento logico-matematico per calcolare il dato. Posso quindi individuare la probabilità oggettiva unicamente basandomi sulla legge dei grandi numeri e osservando quanti maschi reggiani fra i 58 e i 60 anni sono morti e quanti no in tempi recenti. Per i curiosi (ma è un argomento della terza parte, alle pagine 16 18) suggerisco di usare la tavola di mortalità relativa ai maschi reggiani, da cui risulta una probabilità di oltre il 98% che avrei di farcela; per la precisione pari a 0, (1.000 ( 5, , ,5973))/ Lo stesso dato può essere espresso anche in questo modo: se fossi umano (e non divino), avrei un po meno del 2% di probabilità di morire entro tre anni (per la precisione, il 18,56461 per mille). Il bravo giocatore d azzardo prende le decisioni calcolando correttamente le probabilità nel primo modo, il bravo assicuratore non può che usare il secondo sistema, basandosi su dati statistici i più completi e corretti possibili. E quindi la legge dei grandi numeri che permette all assicuratore di prevedere con sufficiente precisione, ad esempio, la probabilità che i 3 ettari coltivati a meloni da Ugo Iotti a Poviglio hanno di essere danneggiati dalla grandine il prossimo anno. La compagnia di assicurazione ha a disposizione un numero elevatissimo di dati storici che evidenziano la frequenza con cui la grandine colpisce la bassa reggiana. Basterà poi moltiplicare tale probabilità (pari ad esempio dell 1,5%) per il danno medio provocato dalla grandine sulle coltivazioni di quel tipo (ad esempio all ettaro) per determinare in 90 il premio puro da richiedere a Ugo Iotti per assicurare quel rischio (1,5% x x 3) (x 3 perché gli ettari di meloneto sono tre)). 6

7 6bis) La quantificazione del premio: il premio puro come speranza matematica. Come già si è detto a fine pagina 1, la misura del premio, almeno in termini di pura teoria, è il prodotto fra l importo che l assicuratore si impegna a pagare all assicurato nel caso si realizzi l evento a rischio e la probabilità che l evento ha di verificarsi. Questo sia che si tratti dell indennizzo di un sinistro e quindi nel caso di ramo danni, sia che si tratti di un capitale in caso di morte o di sopravvivenza e quindi si sia nel ramo vita. L evento è sempre incerto, nel senso che non si sa se si verificherà nel periodo di tempo previsto dal contratto, ed è tale incertezza che crea il rischio. Tuttavia dell evento si conosce la probabilità, ed è moltiplicando tale probabilità per l indennizzo che si ottiene la speranza matematica, cioè il premio puro. Un danno di di euro con probabilità 0,003 (probabilità del 3 per mille) origina un premio puro di euro. Dal punto di vista sia dell equità che della razionalità, è perfettamente indifferente la somma di di euro con probabilità 0,003 o la somma di euro con certezza (probabilità = 1). Ma dal punto di vista dell utilità soggettiva non è la stessa cosa, e questo per effetto del diverso atteggiamento verso il rischio: chi ama il rischio preferisce la somma incerta, chi non ama il rischio (cioè chi si assicura) preferisce la somma certa. Nella realtà, e anche questo lo si è già scritto, il prezzo che viene pagato per il servizio è maggiore del premio puro (o netto), in quanto al premio puro si aggiunge il caricamento. Il caricamento è un importo (calcolato solitamente come percentuale del premio puro) con il quale l assicuratore cerca di coprire le spese di gestione della sua impresa (in pratica tutte le spese ad eccezione degli indennizzi, ché questi sono coperti dal premio puro) e di ottenere un guadagno. Di solito l assicuratore non accetta rischi che siano di troppa difficile previsione, rischi di cui le probabilità siano sconosciute. Non solo: egli vorrà un giro d affari sufficientemente ampio da consentirgli un buon bilanciamento fra casi fortunati e sfortunati. Continuando nell esempio di prima del sinistro con probabilità 3 per mille (cioè 0,3%) di verificarsi, e supponendo che tanto il premio quanto la probabilità abbiano una base annua, se l assicuratore avesse un unico cliente, già al primo anno potrebbe essere costretto a sborsare di euro in cambio di un premio di soli 3.000, e il fallimento sarebbe certo; ma se i suoi clienti sono , diviene statisticamente impossibile (per ciò che si è già detto sulla "legge dei grandi numeri") che si verifichi la necessità di indennizzarne un numero significativamente più elevato di 30 ( x 0,3%) all anno, purché i loro rischi siano indipendenti. L indipendenza tra i casi assicurati è fondamentale: l assicuratore non assicura, in genere, una moltitudine di casi i cui rischi sono collegati. E questo il motivo, ad esempio, per cui le compagnie spesso non coprono, nelle assicurazioni vita, la morte a causa di una guerra; ed è anche il motivo per cui preferiscono assicurare contro l incendio case singole piuttosto che appartamenti tutti in uno stesso grattacielo: in entrambi questi casi (morti in guerra e incendio abitazioni) i rischi non sarebbero indipendenti, in quanto un unico evento (guerra o incendio) potrebbe coinvolgere moltissimi assicurati. Se poi l assicuratore ritiene di non avere dimensioni sufficienti per una certa assicurazione, si cautela con la riassicurazione, cioè cedendo una parte del rischio ad altre imprese di assicurazione (in pratica l assicuratore diventa cliente di un altra compagnia di assicurazione). Oppure con la co-assicurazione, cioè alleandosi con altre compagnie di assicurazione con le quali ripartisce il premio complessivo richiesto all assicurato. 7

8 7) Caricamento e considerazioni finanziarie Il premio effettivo differisce dal premio puro, oltre che per effetto del caricamento (vedi pag. 2), anche in virtù di considerazioni finanziarie. Infatti, essendo il premio sempre pagato anticipatamente rispetto al periodo in cui è possibile che l assicuratore debba pagare l indennizzo, occorre, per rendere confrontabili il valore del servizio e quello del suo corrispettivo (= prezzo), attualizzare l indennizzo in base ad opportuni calcoli di matematica finanziaria (e qui sarebbe il caso che vi sforzaste di comprendere le basi di matematica finanziaria che tentai di fornirvi l anno scorso). Cosicché se il premio puro fosse 100 euro, l assicuratore potrebbe accontentarsi di un premio effettivo di 98 (più il caricamento), se ritenesse, sulla base di sue considerazioni finanziarie, che 98 euro immediatamente disponibili equivalgono a 100 euro utilizzabili al presumibile momento della liquidazione del sinistro (potrebbe essere il caso di un assicuratore che sa di pagare gli indennizzi mediamente un anno dopo aver incassato i premi e che riesce a far fruttare la liquidità a sua disposizione ad un tasso d interesse di circa il 2%). Nel caso del ramo danni il problema finanziario è scarsamente significativo, in quanto il periodo assicurato è normalmente breve e il pagamento del premio risulta in genere anticipato soltanto di circa un anno rispetto all eventuale prestazione dell assicuratore. Nel ramo vita, invece, il pagamento dei premi dall assicurato all assicuratore avviene, nelle assicurazioni in caso di vita, con un anticipo anche di decine di anni rispetto al momento in cui l assicuratore effettua le sue prestazioni. Ed allora nelle polizze caso vita i problemi di attualizzazione diventano rilevanti, ed impongono, nel calcolo del premio, l uso del tasso d interesse in aggiunta al tasso di probabilità. 8) Il mercato complessivo Distribuzione dei premi mondiali, anno 2011 Resto del mondo; 33,0% Italia; 3,5% Cina; 4,8% Germania; 5,3% Francia; 5,9% U.S.A.; 26,2% Giappone; 14,3% Gran Bretagna; 7,0% Premi su Prodotto Interno Lordo La raccolta premi complessiva mondiale, nell anno 2011, è stata pari a circa miliardi di, cioè circa 500 per abitante del pianeta. La suddivisione per paese la vedete qui a fianco (Fonte: Swiss Re, Sigma n 3/2012); Nel grafici più sotto potete leggere il rapporto fra premi e P.I.L. nei primi sette paesi più importanti dal punto di vista del mercato assicurativo (per i paesi europei i dati si riferiscono al 2012 e la fonte è Insurance Europe ed Eurostat; per gli extraue è sempre Swiss Re), e i premi pro capite valutati in euro (Dati 2011 e fonte sempre Swiss Re, Sigma n 3/2012) Premi per abitante anno 2011 ( ) ,9% 11,0% 8,9% 8,1% 6,9% 6,8% ,0% 117 8

9 Parte seconda: le assicurazioni ramo danni. Questo tipo di assicurazioni trasferiscono dall assicurato all assicuratore il rischio di subire danni economici, derivanti da eventi naturali o dall azione umana, che possono riguardare beni ( 8), oppure persone (assicurazione infortuni) ( 9). Oltre alle assicurazioni contro i danni ai beni e quelle contro gli infortuni, le assicurazioni ramo danni comprendono anche le assicurazioni contro la responsabilità civile ( 10). Qui sotto vi riporto alcuni dati (fonte: ANIA: l assicurazione italiana in cifre, luglio 2013) relativi al mercato italiano delle polizze danni. Premi annui ramo danni (mercato italiano, miliardi di euro) 34,20 35,40 36,30 37,20 37,65 37,45 36,70 35,60 36,10 35,40 40,00 30,00 20,00 10,00 0,00 20,70 21,25 21,35 21,60 21,50 20,85 20,10 19,90 17,80 17, ramo auto rami non auto totale ramo auto La suddivisione dei premi fra i vari sotto-rami è, nel mercato italiano e per l anno 2012, questa : Rami danni (anno 2012) Premi ( mld) Quota di mercato % Premi Pro capite ( ) Variazione 2012/2011 % Responsabilità Civile Auto e natanti (aerei e treni in trasporti) 17,6 49, ,2 Infortuni e malattie 5,1 14,4 85-0,6 Property (incendio, furto e altri danni ai beni) 4,9 13,9 80-1,5 Trasporti (terrestri, ferroviari, marittimi e aerei) 3,2 9,0 55-9,0 Responsabilità civile generale 2,9 8, ,2 Credito e cauzione 0,5 1,3 10-8,4 Altri rami (tutela e assistenza legale, perdite pecunierie) 1,2 3,4 20-1,6 Totale 35,4 100, ,9 Premi pro capite ramo danni anno Italia Germania Francia Spagna Portogallo R. C. Auto Altri premi danni Tot. premi non vita Dai grafici si nota sia la staticità del mercato italiano negli ultimi anni (circa + 0,5% all anno di incremento), sia la sua perdurante arretratezza, ad eccezione dell R.C.Auto, rispetto ai dati dei principali paesi europei. 9

10 8) Assicurazioni danni ai beni. Come la Yomo offre ai golosi yogurt che soddisfano i gusti più diversi, così la compagnia di assicurazione offre ai prudenti una vasta gamma di prodotti che coprono i rischi più diversi. Oltre alle tradizionali polizze specifiche, quali la polizza incendio, la polizza furto, la polizza grandine ecc., sono sempre più diffusi i prodotti multirischio, cioè un unica polizza con la quale si protegge il bene (ad esempio la casa di abitazione) da varie situazioni impreviste (furto, incendio, allagamento da rottura di tubazioni, danni da fulmini, ecc.), offrendo un servizio potenzialmente completo. Spetta al contraente verificare quale sia il prodotto a lui più adatto, possibilmente dedicandovi un po più di tempo di quanto impiega nella scelta di un paio di scarpe. Nel ramo danni ai beni, qualunque sia il tipo di rischio assicurato, è possibile distinguere tre tipologie di polizze: a) l assicurazione a valore intero, b) l assicurazione a primo rischio e c) l assicurazione con stima accettata. 8a) L assicurazione a valore intero. L assicurazione "a valore intero", riguarda la totalità delle cose assicurate considerate nel loro valore complessivo. Se è fatta per un valore inferiore rispetto a quello effettivo del bene, l'assicurato, in caso di sinistro, sopporta una parte proporzionale dei danni; di conseguenza verrà risarcito dei danni soltanto nella proporzione in cui la somma assicurata sta all'effettivo valore delle cose assicurate. Con l assicurazione a valore intero l assicuratore si impegna quindi a pagare un indennizzo pari al danno subìto moltiplicato per il rapporto fra il valore dei beni dichiarato all atto della stipula della polizza e il valore effettivo che i beni assicurati avevano al momento del sinistro. Meglio fare un esempio: a) assicuro contro il furto il contenuto della mia abitazione e dichiaro un valore complessivo dei beni di ; b) l assicuratore, applicando un tasso dello 0,3%, determina il premio in ; c) due comunitari entrano a casa mia e rubano oggetti per un valore di ; d) il perito constata che, al momento del furto, avevo in casa oggetti dal valore complessivo di : se queste sono le ipotesi, allora l indennizzo è: x = (salvo eventuali franchigie di cui si parlerà nel 11 fra qualche pagina). Questo modo di determinare l indennizzo è assolutamente ragionevole, dal momento che l assicuratore pretese solo convinto di correre un rischio massimo di : se avesse saputo che il rischio era in realtà più che doppio (2,5 volte: / ) avrebbe ragionevolmente preteso un premio più che doppio (cioè di : x 2,5 volte). Valori assicurati inferiori al valore effettivo sono frequenti (per errore di stima, per risparmiare sul premio o perché il valore dei beni è aumentato nel tempo e il contraente non si è ricordato di adeguare il valore assicurato), ma, qualunque sia il motivo che ha portato alla sottoassicurazione, questo sistema di calcolo dell indennizzo si applica comunque. Le compagnie, tuttavia, seguono questa regola con una certa elasticità e, se il valore intero reale differisce di non molto da quello dichiarato (non oltre una percentuale che, nella maggior parte delle polizze, è del 10 15%), non applicano la regola proporzionale. La regola indennizzo = danno subito x valore assicurato / valore effettivo dei beni in rischio non vale, ovviamente, nel caso in cui il valore assicurato sia maggiore del valore a rischio, e ciò in base alla regola generale secondo la quale l indennizzo non può mai essere superiore al danno subito. L assicurato che intenzionalmente dichiari un valore dei beni maggiore al reale allo scopo di truffare l assicurazione (sovra-assicurazione dolosa) commette un reato, e il contratto è nullo. Una sopraassicurazione involontaria, invece, non pregiudica la validità del contratto ma provoca semplicemente un inutile aggravio del premio. 10

11 8b) L assicurazione a primo rischio. L assicurazione a "primo rischio" (nei due tipi: assoluto e relativo ) differisce da quella a "valore intero" in quanto l'assicurazione, pur riguardando la totalità delle cose assicurate, non è prestata per una somma corrispondente all'intero loro valore, ma per una somma individuata sulla base dell'ammontare del massimo danno che l'assicurato ritiene di poter subire in caso di sinistro. Questo tipo di polizza è quindi particolarmente adatto per i casi in cui un evento dannoso è estremamente improbabile che possa colpire per intero tutto il valore dei beni assicurati. Ad esempio: a) assicuro contro l incendio la mia abitazione il cui valore, compreso il contenuto, è di ; b) abito di fronte alla caserma dei pompieri, perciò sono convinto che un incendio non potrà mai distruggere tutti i beni assicurati ma solo alcuni, sebbene non possa sapere quali; c) assicuro quindi a primo rischio contro il rischio di incendio tutti i beni, cioè l abitazione e il suo contenuto, per , perché penso che la prossimità ai VVFF renda impossibile un danno maggiore; d) il criceto di casa, prendendo improvvisamente coscienza dell inutilità della sua esistenza passata a far girare una ruota, tenta il suicidio cospargendosi di alcol e dandosi fuoco, provocando così un incendio che, prontamente domato dal tempestivo intervento dei vicini pompieri, causa danni per : se queste sono le ipotesi, vediamo come funziona l assicurazione a primo rischio, nelle sue due versioni, cominciando da quella più simile all assicurazione a valore intero: 8b1) L assicurazione a primo rischio relativo. In questa tipologia di polizza è necessario definire sia il valore dei beni in rischio che si intendono assicurare (cioè, nell esempio, ), sia il valore massimo dell indennizzo (il valore assicurato, nell esempio ). In caso di sinistro, l indennizzo seguirà la solita regola proporzionale, e cioè (rimanendo sempre all esempio): - se il valore dei beni assicurati (edificio più contenuto) non è superiore agli da me dichiarati in polizza, l indennizzo sarà completo (30.000, l intero danno subito), se invece il valore dell immobile e degli arredi risulta superiore (ad esempio ) l indennizzo sarà proporzionalmente ridotto, nell esempio a ( x / = ); - se poi, per sfiga, i pompieri accorsi erano dei fanatici naturalisti iscritti al WWF e hanno perso tempo nel tentativo di salvare la vita al criceto ritardando così l opera di spegnimento delle fiamme in modo che i danni subiti sono saliti a , allora l indennizzo diventa di , applicandosi la regola proporzionale alla somma assicurata, ( x / = ). 8b2) L assicurazione a primo rischio assoluto. L assicurazione a primo rischio assoluto è probabilmente più frequente e ha il pregio di una maggiore semplicità, in quanto a nulla rileva il valore complessivo dei beni in rischio che, infatti, non viene nemmeno indicato in polizza. In questo tipo di contratto, quindi, non viene applicata la regola proporzionale. Utilizzando l esempio precedente, l indennizzo che mi spetta è, semplicemente, (salvo, come sempre, eventuali franchigie di cui si parla al 11). Nel caso sfortunato dei pompieri animalisti e danni per , allora l indennizzo diventerebbe di , nei limiti cioè della somma assicurata. 8c) L assicurazione con stima accettata. Questo tipo di contratto, utilizzato soprattutto per assicurare beni di valore unitario elevato come oggetti di antiquariato, opere d arte, il violino di Uto Ughi, la capigliatura di Giovanni Allevi (notoriamente l unica cosa di valore del soggetto) ecc., prevede l intervento del perito già al momento della stipula della polizza: si procede, infatti, alla valutazione dei beni da assicurare e ci si accorda fin da subito sul valore che verrà preso in considerazione in caso di sinistro. E lo stesso codice civile, all art. 1908, che prevede questa modalità: Il valore delle cose assicurate può essere tuttavia stabilito al tempo della conclusione del contratto, mediante stima accettata per iscritto dalle parti. 11

12 9) Assicurazione infortuni. Nelle polizze l infortunio è generalmente definito come un evento dovuto a causa fortuita e violenta (compreso l avvelenamento acuto) che produce lesioni constatabili. Con una assicurazione infortuni, ad esempio, verreste quindi indennizzati per la perdita del 50% delle capacità uditive causata dal frastuono di una campana precipitata a pochi metri da voi dall alto di un campanile; non ricevereste, invece, alcun indennizzo per la sordità gradualmente acquisita negli anni di scuola per l abitudine di sentire la musica a volume troppo alto con gli auricolari durante le lezioni. Il premio dovuto per garantirsi la copertura dal rischio economico conseguente a un infortunio è proporzionale alla somma assicurata e varia in funzione di alcuni parametri, fra i quali vi sono, principalmente, l attività professionale, l attività sportiva a livello dilettantistico, il sesso e l età. Gli infortuni derivanti da alcune particolari attività sportive (usualmente il pugilato, il rugby, il paracadutismo, il bob, lo sci acrobatico o estremo, l alpinismo con scalate oltre il 3 grado, il free climbing, la canoa fluviale oltre il 3 grado ecc.), anche se praticate a livello dilettantistico, sono poi spesso esclusi dall indennizzo. Lo sportivo professionista o l amante di uno sport estremo che vuole assicurarsi contro gli infortuni lo può fare attraverso una polizza specifica, ma non con un prodotto (la polizza infortuni classica) che si rivolge a chi ha abitudini ordinarie. L entità dell indennizzo è pari (franchigia a parte, vedi sempre 11) al prodotto fra la somma assicurata, che è a discrezione del contraente, e la percentuale di invalidità permanente accertata. Se l invalidità è temporanea, l indennizzo è spesso calcolato in base al numero di giorni di inabilità al lavoro e/o di ricovero ospedaliero moltiplicato per la diaria prevista in polizza. La percentuale di invalidità è spesso stabilita, nei casi di perdita totale anatomica o funzionale, sulla base della tabella INAIL di cui vi offro qui sotto un estratto. Quando l esito dell infortunio non è evidente e indiscutibile (come invece lo è, ad esempio, nel caso di perdita di un arto, ma come non lo è, al contrario, nel caso della campana assordante che diminuisce la capacità uditive), per determinare la gravità del sinistro ci si basa su delle perizie medico-legali. Nel caso le parti non arrivino a un accordo, comincerà, sulla base di perizie contrapposte, una controversia che, perdurando il disaccordo, viene in genere risolta con un arbitrato irrituale, vale a dire con una procedura che evita di ricorrere al giudice ordinario e che consiste nell accettazione di quanto verrà deciso da un collegio di tre periti medici, nominati uno per parte e il terzo di comune accordo (o, in caso di mancanza di accordo sul nominativo, dall Ordine dei Medici). Percentuale di invalidità permanente Perdita totale, anatomica o funzionale Entrambi gli occhi 100 Entrambi i piedi 100 Un braccio 70 Un avambraccio o una mano 60 Una gamba, al di sopra del ginocchio 60 Una gamba, al di sotto del ginocchio 50 Un piede 40 Sordità completa di entrambi gli orecchi 40 Perdita totale della voce 30 Un occhio 25 Sordità completa di un orecchio 10 Un pollice 18 Un indice 14 Un mignolo 12 Un medio o un anulare 8 Un alluce 5 Una falange del pollice 9 Una falange di altre dita della mano Un terzo del dito corrispondente Un rene 15 Esiti di frattura scomposta di una costa 1 1) 1) Se la lesione comporta una minorazione anziché la perdita totale anatomica o funzionale di organi o arti, le percentuali riportate vengono moltiplicandole per la percentuale di funzionalità perduta. 2) La perdita anatomica o funzionale di più organi o arti comporta l applicazione di una percentuale di invalidità pari alla somma delle gole singole percentuali riconosciute per ciascuna lesione, con il massimo del 100%. 12

13 La nota 2) significa che nel caso l infortunato abbia subito più di una perdita anatomica o funzionale (durante un tranquillo weekend in amazzonia i pirana gli hanno divorato l occhio destro, il pollice sinistro, una falange di quello destro, un indice, un mignolo e i due alluci) allora l indennizzo sarà calcolato sulla base della somma delle singole percentuali (nell esempio: x 5 = 88%). Se poi, a causa dello spavento, ha anche perso la voce, allora, pur pesando questa menomazione 30 punti di invalidità, il suo bottino non arriverà al 118% ( ) ma si fermerà al 100% (cosicché, in pratica, si è fatto mangiare il pollice per niente). 10) Assicurazione responsabilità civile. Le assicurazioni di questo tipo proteggono dalle conseguenze economiche derivanti, per responsabilità civile, da danni involontariamente causati a terzi. Nell articolo 2043 del codice civile si legge: Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. Se il mio agire ti provoca un danno ingiusto, io ti devo rimborsare comunque, anche nel caso il danneggiamento sia stato del tutto involontario. La protezione che posso ottenere dall assicurazione è inevitabilmente limitata al solo aspetto civilistico, in quanto le eventuali responsabilità penali non sono, ovviamente, cedibili: se per distrazione piallo con l auto un pedone prolifico sulle strisce, se sono adeguatamente assicurato (se in polizza ho scelto un massimale elevato, ad esempio 15 milioni di euro) non rischio il mio patrimonio in quanto la vedova e i 12 orfani saranno indennizzati dal mio assicuratore; ciò non evita, comunque, che io sia condannato in sede penale a qualche mese di prigione per omicidio colposo. Oltre all R.C. Auto, di cui già tanto sapete per patenti (= chiari) motivi ma che ugualmente vale la pena trattare più sotto, le forme di assicurazione responsabilità civile più diffuse sono: - R.C. Professionale, con la quale i professionisti (medici, ingegneri, geometri, commercialisti ecc.) si tutelano dal rischio di dover indennizzare i clienti per i danni eventualmente loro causati da errori professionali (il chirurgo che si scorda le pinze nell addome del paziente, il geometra che si scorda l armatura nel cemento della trave, il commercialista che si scorda gli ammortamenti nel bilancio dell azienda ecc.); - R.C. Prodotti, che consente alle imprese di proteggersi da richieste di risarcimento per danneggiamenti a cose di terzi o lesioni personali a terzi conseguenti a un difetto dei prodotti fabbricati (la casalinga di Voghera già conosciuta in altri appunti e sfregiata dal frullatore impazzito); - R.C. Fabbricati, che protegge dalle conseguenze economiche derivanti da danni causati a terzi in relazione alla proprietà di immobili (il cornicione della nostra casa a Siena che, cadendo, sfracella il cranio al turista (mi auguro francese) con la passione del Palio); - R.C. della Famiglia, con la quale ci si tutela dalle conseguenze economiche derivanti da danni causati a terzi nell ambito della vita privata dai membri del nucleo familiare (i nostri ospiti a cena avvelenati dalla crema al botulino, o l anziana signora in visita alla nonna a cui, per scherzo, il nipote Pierino fa esplodere un petardo nella borsetta). Cosa sia l assicurazione R.C. auto lo sapete, per cui qui non mi resta che tediarvi con alcune considerazioni e qualche dato statistico utili per consolidare la comprensione dell attività assicurativa. Per determinare il premio R.C.Auto le compagnie osservano con attenzione l andamento di due fenomeni: la frequenza dei sinistri (numero di sinistri / numero di veicoli) e il costo medio dei sinistri (indennizzi complessivi / numero sinistri). Questi due fenomeni presentano andamenti diversi nel tempo: più stabile il primo (e con una recente tendenza alla diminuzione dovuta soprattutto alla crisi economica che ha ridotto il traffico ma anche, sebbene in minor misura, a comportamenti più prudenti sembra stimolati da maggiori controlli e dall introduzione della patente a punti), in forte crescita il secondo (sia a causa sia dei costi di riparazione in rapido aumento, sia di recenti decisioni giurisprudenziali in merito al danno biologico ma anche, e questa è soprattutto una mia personale convinzione, a causa dell aumento del tasso di disonestà dell italiano medio che si concretizza anche nel sempre maggiore diffondersi di truffe da parte dei danneggiati; a questo proposito mi va di perdere qualche riga per una considerazione di carattere socio-politico: la crescita continua di piccole truffe tipo il classico collarino e conseguente richiesta di invalidità permanente per dolori (inesistenti) a una vertebra cerebrale è un indicatore del declino dell onestà nel nostro paese assai più preoccupante delle allegre abitudini finanziarie di tanti consiglieri regionali, o delle case monegasche a prezzo stracciato abitate da cognati di presidenti della Camera, o dei fasulli rimborsi spese americane di sindaci romani o delle case romane pagate da sconosciuti all insaputa dei ministri acquirenti o last but not least dei soldi viaggianti in scatole da scarpe passate tra le mani pulite di magistrati poi divenuti politici di italico valore). 13

14 Per lavorare con informazioni più attendibili, le compagnie non si basano solo sui loro dati, ma ricorrono a statistiche di mercato che raggruppano i dati di più imprese, attingendo anche dalla Banca dati statistica Ania (vedi l ANIA è l associazione nazionale italiana imprese assicuratrici, come dire che è la cugina meno nota dell ABI, l associazione bancaria italiana conosciuta in altri appunti). Per quanto riguarda il mercato italiano, il curioso potrà leggere, ad esempio, questi dati (da me approssimati con una certa brutalità) relativi alla circolazione di tutti i veicoli (che sono circa 50 milioni: l Italia detiene il record mondiale di autoveicoli per abitante): incidenti complessivi: circa 3 milioni, con feriti e morti. Relativamente alle sole autovetture si può trovare che ogni anno, in Italia, circa il 6% delle auto fa un incidente; il record negativo spetta alla Campania, quello positivo al Friuli. Per quanto riguarda poi il costo medio per sinistro, per l anno 2012 e sempre approssimando, troviamo che è circa Volendo determinare il premio puro (al netto cioè di caricamento e imposte) medio annuo per il 2012 si otterrebbe, per l Italia: 6% x = 290, e se non capisci perché è grave. Buona parte dei dati li ho tratti da Da una ricerca (Confronto sul mercato R.C.A. in Europa svolta nel 2014 da The Boston Consulting Group: risulta che il premio lordo medio RCA è, in Italia, di circa 500, circa il 70% in più della media degli altri principali paesi europei (dove la media è circa 300 ). Tale marcata differenza è principalmente causata da: - elevata incidenza dei contenziosi (i sinistri in causa cioè quelli per il cui indennizzo non si è arrivati a un accordo amichevole sono il triplo che negli altri paesi, il 45% contro il 15%; notare che l 80% delle cause si concentra in Campania (51%), Puglia (16%) e Calabria (13%)); - alti risarcimenti in caso di morti (mediamente il quadruplo: contro ); - alto livello di danno non patrimoniale, cioè biologico e morale ( contro i della media degli altri paesi); - rischiosità nella circolazione (6,2 morti ogni miliardo di km percorsi contro 4,4 degli altri paesi) a sua volta causata anche da comportamenti pericolosi (uso delle cinture posteriori solo nel 10% dei casi contro il 90% degli altri paesi, uso del cellulare alla guida 5 volte più frequente ecc.); - incidenza dei veicoli non assicurati (il 7,5% contro il 3% degli altri paesi) e dei casi di pirateria stradale ; (*) - elevata incidenza, almeno il doppio, delle frodi non rilevate; - diffusa presenza del colpo di frusta (almeno fino all introduzione della legge Monti che, dal 2013, ha ridotto l incidenza di questo fattore che può essere assimilato a una truffa); (**) - basso tasso di riparazioni in reti convenzionate (circa 40 punti percentuali in meno rispetto agli altri paesi); - maggiore incidenza delle imposte (oltre il 25% del premio contro una media del 17% degli altri paesi); Visto l elenco qui sopra, boccio chiunque sostenga (come i tanti ignoranti abituati a parlare di cose che non conoscono) che la colpa dei premi RCA uto troppo cari sia delle compagnie d assicurazione: è di noi italiani. L assicuratore, ovviamente, non può limitarsi ad applicare a tutti gli assicurati in maniera omogenea e indiscriminata il premio medio, ciò in quanto la probabilità di provocare sinistri da parte dei singoli assicurati è fortemente differenziata. L impresa di assicurazione deve pertanto tenere conto di questa diversa probabilità, differenziando il premio in modo proporzionato all effettività del rischio. Così, sempre ricorrendo alle osservazioni statistiche del comportamento degli assicurati, le compagnie costruiscono gruppi di automobilisti con caratteristiche omogenee sulla base di variabili che incidono sulla probabilità di causare sinistri. Le principali variabili oggettive, cioè riguardanti il veicolo, sono, in ordine di importanza: la potenza del veicolo, la provincia di immatricolazione, l alimentazione del veicolo (diesel, gas o benzina), la presenza dispositivi di sicurezza per la guida e la presenza di un congruo numero di air-bag. Le principali variabili soggettive, cioè riferite alla persona, sono: l età dell assicurato, il sesso, l anzianità di patente, la situazione familiare (si è rilevato, ad esempio, che le persone coniugate e con figli piccoli provocano meno incidenti), la modalità di uso dell auto (per lavoro o altro) e l essere o no il conducente unico o abituale; (*) Il fondo vittime pirati della strada è un ente pubblico che risarcisce i danni subiti da persone coinvolte in incidenti stradali per colpa altrui e causati da veicoli che restano ignoti o che non sono assicurati o sono assicurati da compagnie in stato fallimentare. Questo ente si finanzia attraverso un prelievo, attualmente del 2,5%, dei premi RCA incassati da ogni compagnia. (**) Il diritto al risarcimento del danno è ora condizionato a un riscontro oggettivamente apprezzabile dell esistenza della lesione, non potendo essere sufficiente la mera sintomatologia dichiarata dal danneggiato furbetto. 14

15 La forma più rilevante di personalizzazione del rischio è, comunque, il Bonus/Malus. Con questo sistema si tiene conto del reale comportamento manifestato, nel passato, dall assicurato. In Italia, a causa di una legge in tanti punti idiota (la Legge n. 40/2007, il c.d. Decreto Bersani ), diversamente dagli altri paesi europei le compagnie non riescono a differenziare efficacemente i premi in funzione della rischiosità personale del conducente, cosicché devono far gravare sulle spalle degli automobilisti virtuosi anche una parte dei costi che, invece, dovrebbero e vorrebbero far pagare ai conducenti più rischiosi. Età Geo - grafia Classe B/M ITALIA GERMANIA U.K. francia Min Max Max / Min 2,8 2,7 5,9 3,4 Min Max Max / Min 3,3 1,4 4,1 1,2 Min Max Max / Min 1,9 5,8 3,3 4,1 e invece l anomalia è evidente nella differenziazione per classe di Bonus Malus. Dalla tabella (la fonte è sempre la stessa) si nota che in Italia le politiche di differenziazione dei premi sono simili a quelle degli altri paesi europei per quanto concerne l età e la residenza dell automobilista (circa la residenza sono la Francia e la Germania a essere fuori media, probabilmente per una omogeneità territoriale particolarmente elevata), Il sistema Bonus/Malus permette all assicurato che ha provocato l incidente di rimborsare alla compagnia l indennizzo da questa pagato, evitando così che il premio aumenti. L assicurato dovrebbe approfittare di tale possibilità ogni volta che l importo non è elevato (da pochi euro e fino a una cifra, grosso modo, di ) in modo da non essere costretto, per moltissimi anni a venire, a pagare premi più elevati. Questa possibilità, sempre offerta dalle compagnie, è in genere scioccamente non colta dagli assicurati. 11) Le franchigie. Qualunque sia il tipo, la polizza può prevedere una clausola particolare detta franchigia. La franchigia è un importo che non viene risarcito, ed è espresso o in valore assoluto (cioè un tot. di ) o in termini percentuali del danno subito. Se, nel caso di un sinistro di e valore assicurato capiente, fosse stata inserita una franchigia di 1.000, allora l indennizzo anziché di sarebbe stato di ; con una franchigia del 5% l indennizzo sarebbe diventato ( % x ) = La franchigia può essere relativa o assoluta. Con la franchigia relativa (che, in verità, non ho mai visto inserita in alcuna polizza) il danno o non viene indennizzato per nulla (e questo capita se è di importo minore della franchigia), o viene indennizzato totalmente (se è di importo superiore alla franchigia). Visto il funzionamento, non stupisce che il suo uso sia poco frequente: la tentazione degli assicurati di aggravare dolosamente i piccoli danni al fine di superare il limite della franchigia ed essere così indennizzati completamente, la rende poco appetibile per la compagnia, soprattutto in un Italia, ahimè, sempre più patria dei furbi. La franchigia ha due scopi: 1) evita che la compagnia venga coinvolta in richieste di risarcimento di importo molto limitato, il cui costo di gestione amministrativa sarebbe sproporzionato rispetto all indennizzo: l assicurato che subisce un danno di qualche centinaia di euro, consapevole dell esistenza di una franchigia di 1.000, non denuncia nemmeno il sinistro. 2) stimola l assicurato ad adottare comportamenti più prudenti, riducendo così la frequenza dei sinistri: l assicurato, consapevole che comunque una parte del danno derivante da fuoriuscita di acqua dalle tubazioni rimarrà a suo carico, si farà parte diligente di chiudere la valvola dell acqua quando si assenta dall abitazione per recarsi in vacanza alle Maldive. 15

16 Parte terza: le assicurazioni ramo vita. Premi ramo vita mercato italiano, milioni di euro Fonte: ISVAP Premi ramo vita per abitante (da 1998 a 2012) '99 '00 '01 '02 '03 '04 '05 '06 '07 '08 '09 '10 '11 ' ,0% 4,0% 2,0% 0,0% 2,5% 0,2% 0,3% 0,4% 0,6% 0,8% 1,3% Premi vita in percentuale del P.I.L. 5,3% 4,6% 4,4% 4,1% 4,0% 3,8% Anni 5,40% Fonte Elaborazione ANIA su dati ISVAP e ISTAT I grafici qui sopra evidenziano il rapido e costante sviluppo del ramo vita in Italia fino al 2005: da una raccolta praticamente nulla fino agli anni 80 (meno di mezzo miliardo di euro di premi raccolti nel 1980, pari a un misero 0,2% del P.I.L.), si arrivò a raccolte appena significative, e ancora molto al di sotto della media dei paesi sviluppati, all inizio degli anni 90. Successivamente, con una rapida galoppata, (dai circa 15 miliardi di euro e 1,5% del P.I.L. di premi raccolti nel 1996 (dato fuori scala) si arrivò in cinque anni (2000) a 40 miliardi, equivalenti al 3,3% del P.I.L..con un incremento quinquennale di oltre il 150%, pari a una media di circa il 20% annuo). Nei successivi cinque anni, dal 2001 al 2005, i premi del ramo vita hanno continuato a crescere rapidamente, seppure con ritmi meno impetuosi, e sono arrivati a circa 73,5 miliardi e al 5% del P.I.L. Un altro + 85% che, in cinque anni, significa un aumento medio annuo di circa il 13%. Nel 2006, 2007 e 2008 (in coincidenza con il boom borsistico e immobiliare) vi è stata, invece, un inversione di tendenza: la raccolta premi del ramo vita è diminuita in tre anni del 26%, scendendo a 54,6 miliardi e a poco più del 3,5% del P.I.L.: i risparmiatori italiani privilegiarono investimenti potenzialmente più remunerativi e, quindi, anche più rischiosi. Il 2009 e il 2010, infine, hanno fatto registrare una fortissima crescita dei premi vita (rispettivamente + 48,7% e + 11%), capace di portare la percentuale sul P.I.L. al 5,8%. A questo risultato ha certamente contribuito la crisi finanziaria, con il suo corredo di perdite subite dai risparmiatori (su investimenti in azioni, fondi comuni, obbligazioni ecc.) e di insicurezza, che hanno indotto molti di loro a spostarsi su una forma di risparmio (le polizze caso vita ) tradizionalmente più tranquilla che in molti casi garantisce un rendimento comunque positivo, seppure molto basso. 16

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