PIANO PROVINCIALE PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI

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1 PROVINCIA DI PADOVA Ecollogiia Tuttella Ambiienttalle e Parchii PIA PROVINCIALE PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI Coordinamento: Progettista: Dr.ssa Miledi DALLA POZZA P.I. Paolo ZARPELLON Dr. Andrea TREU Padova, marzo 2012

2 INDICE 1. PREMESSA Valutazione delle Osservazioni al Documento Preliminare 6 2. QUADRO RMATIVO DI RIFERIMENTO TUAZIONE ATTUALE Produzione complessiva di rifiuti urbani Produzione procapite di rifiuti urbani Raccolta differenziata Verifica dello stato di attuazione del Piano Provinciale di gestione dei RU Impianti di recupero e smaltimento Dati relativi al conferimento negli impianti di smaltimento Costi del ciclo di gestione dei rifiuti urbani Tariffe degli impianti di smaltimento nel OBIETTIVI DEL PIA Azioni finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di Piano Autosufficienza provinciale Raggiungimento del 65% di raccolta differenziata Contenimento della crescita della produzione di rifiuti Utilizzo degli impianti esistenti Principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale SCENARIO DI PIA Assunzioni di base utilizzate per l elaborazione dello Scenario di Piano Livelli di raccolta differenziata dei rifiuti Impianti di recupero e di smaltimento Valutazione della percorrenza verso gli impianti di smaltimento Dati di partenza Andamento nella produzione di rifiuti e le previsioni di Piano Composizione merceologica dei rifiuti Rifiuti assimilati ai rifiuti urbani Potenzialità degli impianti di smaltimento Potenzialità degli impianti di recupero 72 pag. 1

3 Centri Comunali di Raccolta Articolazione temporale dello scenario di Piano Fase 1: fabbisogno di recupero e smaltimento Fase 2: stima del fabbisogno di recupero e smaltimento Fase 3: stima del fabbisogno di recupero e smaltimento Costi dello scenario di Piano CRITERI GENERALI PER LA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI TRATTAMENTO, RECUPERO E SMALTIMENTO RIFIUTI Riferimenti normativi Decreto Legislativo 152/ Decreto Legislativo 36/ Legge Regionale n Piano Regionale di Gestione RU Siti non idonei alla localizzazione di impianti di trattamento, recupero e smaltimento rifiuti RMATIVA DEL PIA ALLEGATI Allegato n.1 Rifiuti prodotti nel 2010 nei Comuni della Provincia di Padova Allegato n.2 Sistemi di raccolta in atto nei Comuni della Provincia nel Allegato n.3 Centri Comunali di Raccolta presenti nei Comuni della Provincia nel Allegato n.4 Sistema tariffario adottato nei Comuni della Provincia nel Allegato n.5 Appendice Normativa Allegato n.6 Schede sintetiche degli Impianti di Piano Allegato n.7 Schema di Regolamento comunale per la gestione dei rifiuti Allegato n. 8: Fig. 1 Sistema Provinciale degli impianti di recupero e smaltimento esistenti Allegato n.9: Fig. 2 Sistema Provinciale degli impianti di recupero e smaltimento previsti 213 pag. 2

4 1. PREMESSA La Provincia di Padova ha adottato il proprio Piano Provinciale di gestione dei RSU secondo le indicazioni della L.R. 3/2000, con Deliberazione del Consiglio Provinciale n.42 del 27/07/2000. Il Piano, aggiornato con le osservazioni accolte con Delibera di Consiglio Provinciale del 2 aprile 2001, n.23, è stato approvato con provvedimento del Consiglio Regionale n.63 del 22/11/2004, pubblicato nel B.U.R. n.6 del 18/01/2005. In tale occasione è stato demandato alla Provincia l aggiornamento dei dati riguardanti la produzione di rifiuti, l accertamento della volumetria effettivamente disponibile nelle discariche esistenti e la potenzialità degli impianti. A seguito di tale richiesta la Provincia di Padova ha predisposto ed inviato alla Regione un documento definito Addendum al Piano approvato. Nel 2008 l Amministrazione Provinciale di Padova riteneva di dare avvio all aggiornamento del Piano di gestione dei RSU sia per verificarne lo stato di attuazione che per adeguarlo alla recente evoluzione normativa. In data 18 agosto 2008 è stato conferito l incarico per l Aggiornamento del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti Urbani. L incarico prevede che vengano trattate le seguenti tematiche: indicazioni normative comunitarie, nazionali e regionali; analisi dello stato di attuazione del Piano ; scenari di piano nel periodo relativamente a: o produzione di rifiuti o sottobacini di raccolta e trasporto o raccolte differenziate o fabbisogno impiantistico per lo smaltimento e/o il recupero di Rifiuti Urbani pag. 3

5 o quadro economico degli investimenti o andamento tariffario nel periodo considerato criteri per la localizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti valutazione ambientale strategica (VAS) ai sensi dell art.6 del D.Lgs.152/2006, come modificato dal D.Lgs. 4/2008 e secondo la DGRV n.3262 del 21/11/2006, successivamente sostituita dalla DGRV 791 del 31/03/2009. Il Piano è costituito dai seguenti documenti: Documento preliminare e relazione ambientale comprendente: o Quadro normativo di riferimento aggiornato; o Stato attuale dell ambiente; o Stato di attuazione del Piano in vigore; o Scenari futuri di Piano: scenario tendenziale (in assenza di Piano) e scenari programmati. Progetto finale comprendente: o Relazione finale contenente, oltre ai punti di cui sopra, la proposta operativa secondo le indicazioni ricevute sul documento preliminare e relazione ambientale; o Tavole grafiche relative agli impianti esistenti e previsti; o Criteri aggiornati per l individuazione dei siti non idonei; o Valutazione Ambientale Strategica: Rapporto Ambientale, Relazione non tecnica di sintesi; o Valutazione di Incidenza Ambientale. Il Documento Preliminare del Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti Urbani è stato adottato dal Consiglio Provinciale con deliberazione n.23 del Il Documento Preliminare integrato dalle osservazioni pervenute è stato inoltrato alla Regione Veneto ai fini dell ottenimento del parere della Commissione VAS. La Commissione Regionale VAS con Parere n.68 del 27 ottobre 2009 ha espresso i seguenti indirizzi e prescrizioni da ottemperare nella redazione del Rapporto Ambientale: 1) far emergere con chiarezza il ruolo che la VAS deve svolgere durante la pag. 4

6 fase di elaborazione del Piano; 2) recepire le prescrizioni/raccomandazioni poste dagli Enti che hanno predisposto osservazioni al Piano Provinciale; 3) sviluppare i capitoli relativi alle varie componenti ambientali che presentano le criticità evidenziate nel Rapporto Ambientale Preliminare individuando le cause e le misure di mitigazione/compensazione; 4) individuare gli obiettivi di sostenibilità economica e sociale del Piano; 5) individuare le azioni concrete finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di Piano; 6) contenere il calcolo dell impronta ecologica derivante dal progetto di Piano o metodologia alternativa volta a verificare la sostenibilità del Piano ed i consumi di risorse naturalistiche che ne derivano; 7) individuare, descrivere e valutare le alternative ragionevoli al fine di garantire che gli effetti dell attuazione del Piano RSU siano presi in considerazione durante le loro preparazione e prima della loro adozione; 8) redigere, ai sensi della DGRV 3173 del , la Valutazione di Incidenza Ambientale; 9) redigere il Rapporto Ambientale secondo le indicazioni contenute nell art.13 del D.Lgs 152/2006; 10) trasmettere il Piano RSU, il Rapporto Ambientale e la Sintesi non Tecnica, dopo l adozione e prima dell approvazione, alle Province finitime per la presentazione di eventuali osservazioni. Successivamente la Provincia ha comunicato ai soggetti interessati che la Regione Veneto aveva espresso il parere di VAS ed individuato lo Scenario di Piano. Con nota del 5/02/2010 NestAmbiente del Gruppo AcegasAPS ha segnalato l esigenza di realizzare un impianto di biotrattamento in Comune di Padova, località Cà Nordio. pag. 5

7 1.1. Valutazione delle Osservazioni al Documento Preliminare In seguito all invio a tutti gli Enti interessati del Documento Preliminare e del Rapporto Ambientale della VAS del Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti Urbani, sono pervenute alla Provincia di Padova 13 Osservazioni. Le Osservazioni pervenute sono le seguenti: n. Ente Oggetto data prot. 1 COMUNE DI MASERA' Piano Provinciale per la gestione dei Rifiuti urbani Documento Preliminare Presa d'atto 17/06/ CONSORZIO BACI DI PADOVA U Discarica di Campodarsego Richiesta di variazione del Piano Provinciale e Regionale dei Rifiuti 18/06/ PARCO REGIONALE DEI COLLI EUGANEI VAS Aggiornamento Piano Provinciale gestione Rifiuti urbani Documento preliminare Parere di competenza 1/07/ CONSORZIO BACI DI PADOVA DUE Aggiornamento del Piano Provinciale per la gestione dei rifiuti urbani Documento preliminare 9/07/ CONSORZIO BACI DI PADOVA U VAS Aggiornamento Piano Provinciale Rifiuti Considerazioni in merito al documento preliminari 10/07/ ETRA VAS Aggiornamento Piano Provinciale Rifiuti Considerazioni in ordine al documento preliminare 10/07/ CONFINDUSTRIA PADOVA Osservazioni Documento Preliminare Piano Provinciale per la gestione dei Rifiuti urbani /07/ CITTA' DI ABA TERME Piano Provinciale gestione Rifiuti urbani Documento preliminare e Rapporto Ambientale 20/07/ COMUNE DI OSPEDALETTO EUGANEO VAS Aggiornamento Piano Provinciale gestione Rifiuti urbani Documento preliminare Parere di competenza 22/07/2009 pag. 6

8 10 AZIENDA ULSS 17 VAS Aggiornamento Piano Provinciale gestione Rifiuti urbani Documento preliminare Parere di competenza 22/07/ PARCO REGIONALE DEI COLLI EUGANEI VAS Aggiornamento Piano Provinciale gestione Rifiuti urbani Documento preliminare 27/07/ CITTA' DI ESTE VAS Aggiornamento Piano Provinciale gestione Rifiuti urbani Documento preliminare e Rapporto Ambientale Parere di competenza 28/07/ COMUNE DI PADOVA Aggiornamento Piano Provinciale gestione Rifiuti urbani /07/2009 Le Osservazioni pervenute riguardano: Ente COMUNE DI MASERA' presa d'atto richiesta CONSORZIO BACI DI PADOVA U PARCO REGIONALE DEI COLLI EUGANEI CONSORZIO BACI DI PADOVA DUE richiesta di inserimento ampliamento discarica di Campodarsego per una capacità di mc (allegato Studio di fattibilità redatto da ETRA spa) comunicazione avvio del procedimento ricorda che la riapertura di Ponte San Nicolò e Campodarsego non ha ancora elementi di certezza. Segnala alcune imprecisioni Discarica di Campodarsego: per considerazioni generali, ambientali ed economiche si richiede che il Piano Provinciale ne preveda l'ampliamento valutare il quadro regionale complessivo che potrebbe portare ad una maggiore necessità di volumi di discarica CONSORZIO BACI DI PADOVA U adottare lo scenario di crescita demografica medio ISTAT e mantenere un coefficiente cautelativo del 5% plausibile l'aumento di produzione procapite di rifiuti ma non la diminuzione del 5% è difficile il raggiungimento del 70% di RD ed è ambizioso anche il 65% CONCLUONI: RD media max al 63%, trend di crescita demografica secondo ISTAT profilo medio, ulteriore maggiorazione del 2% sulla quantità di rifiuti da avviare a discarica per fermo impianti e emergenze, ulteriore maggiorazione del 2% per maggiori scarti RD, graduale raggiungimento della % di RD prefissata in 10 anni e quindi aumento della quantità di rifiuti da avviare a discarica pag. 7

9 L'ambito gestito da ETRA (che raggruppa comuni dei Bacini PD1, PD2 e PD3) con i suoi impianti e l'ampliamento della discarica di Campodarsego consentirebbe di ottenere le massime economie gestionali ed ambientali e nei trasporti. Si chiede di garantire ai Comuni soci di ETRA il conferimento presso gli impianti di proprietà o gestiti dalla stessa L'inserimento dell'impianto per le sabbie da spazzamento di Limena ETRA Necessità di attivare una valutazione tecnicoeconomica sul destino dei diversi flussi prima di redigere il documento finale La discarica di Campodarsego è entrata in esercizio e potrà essere ulteriormente ampliata. In questo modo si avrebbero maggiori garanzie di tutela ambientale e minori costi rispetto al conferimento al termovalorizzatore di Padova Si chiede che venga evidenziato come preferibile l'utilizzo della frazione organica per produrre energia rinnovabile. A riguardo si propone la realizzazione di una seconda linea di trattamento della frazione organica a Camposampiero per ulteriori t/a CONFINDUSTRIA PADOVA CITTA' DI ABA TERME Richiesta inserimento nel Piano di un Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati Al fine del contenimento dell'avvio a discarica del rifiuto si richiede la previsione dell'attivazione dell'impianto di produzione di CDR a Campodarsego e la previsione di un impianto di recupero energetico da CDR Nessun particolare parere COMUNE DI OSPEDALETTO EUGANEO Esprime parere favorevole AZIENDA ULSS 17 PARCO REGIONALE DEI COLLI EUGANEI Nessun particolare parere Non risultano interessate dal Piano aree ricadenti all'interno del perimetro del Parco Necessità di risolvere i problemi viabilistici connessi con la presenza del polo per la gestione integrata dei rifiuti di Este (bretella Ovest di Este) CITTA' DI ESTE COMUNE DI PADOVA Necessità di istituzionalizzare un monitoraggio in continuo per l'impatto olfattometrico dell'impianto di Este Necessità di eseguire interventi di mitigazione consistenti nella piantumazione diffusa nelle aree circostanti gli impianti per creare una cinturazione arborea rispetto agli aggregati urbani vicini Chiede che venga inserito nel Piano il controllo postmortem della discarica di Vasco de Gama pag. 8

10 Le principali questioni sollevate possono essere raggruppate secondo alcune tematiche rilevanti, quali: inserire nel Piano l ampliamento della discarica di Campodarsego per una potenzialità di mc; adottare nelle previsioni un coefficiente cautelativo del +5%, non prevedere una diminuzione del 5% della produzione procapite di rifiuti (scenario 2); non considerare raggiungibile un obiettivo di raccolta differenziata superiore al 65% (scenario 1 e 2); mantenere un obiettivo di raccolta differenziata media massima pari al 63% da raggiungere in 10 anni; inserire tra gli impianti di Piano l'impianto per il recupero delle sabbie da spazzamento di Limena; prevedere la realizzazione di una seconda linea di trattamento della frazione organica a Camposampiero per ulteriori t/a; inserire nel Piano uno Schema di Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati; prevedere l attivazione dell'impianto di produzione di CDR a Campodarsego e la realizzazione di un impianto di recupero energetico da CDR; prevedere iniziative per risolvere i problemi viabilistici connessi con la presenza del polo per la gestione integrata dei rifiuti di Este (bretella Ovest di Este), istituzionalizzare un monitoraggio in continuo per l'impatto olfattometrico dell'impianto di Este, eseguire interventi di mitigazione consistenti nella piantumazione diffusa nelle aree circostanti gli impianti per creare una cinturazione arborea rispetto agli aggregati urbani vicini; inserire nel Piano il controllo postmortem della discarica di Vasco de Gama. Rispetto a tali questioni gli indirizzi dell Amministrazione Provinciale sono i seguenti: non concordare con l ipotesi di inserimento nel Piano di un ulteriore ampliamento per mc della discarica di Campodarsego; scegliere, quale Scenario di Piano, il n.1 e pertanto non prevedere una diminuzione del 5% della produzione procapite di rifiuti (scenario 2) e mantenere l obiettivo del raggiungimento del 65% di raccolta differenziata (scenari 1 e 2); prevedere l inserimento tra gli impianti di Piano di quello per il lavaggio delle pag. 9

11 sabbie da spazzamento di Limena; non prevedere la realizzazione di una seconda linea di trattamento della frazione organica a Camposampiero per ulteriori t/a; inserire nel Piano uno schema di Regolamento per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati; non prevedere la realizzazione di un impianto di recupero energetico da CDR; prevedere che vengano risolti i problemi viabilistici connessi con la presenza del polo per la gestione integrata dei rifiuti di Este (bretella Ovest di Este), venga istituzionalizzato un monitoraggio in continuo per l'impatto olfattometrico dell'impianto di Este, vengano eseguiti interventi di mitigazione consistenti nella piantumazione diffusa nelle aree circostanti gli impianti per creare una cinturazione arborea rispetto agli aggregati urbani vicini all interno del progetto di ampliamento della discarica; inserire nel Piano il controllo postmortem della discarica di Vasco de Gama. pag. 10

12 2. QUADRO RMATIVO DI RIFERIMENTO I principali riferimenti normativi per la gestione dei rifiuti urbani sono, a livello nazionale il D.Lgs. 152/2006 e a livello regionale la Legge Regionale n. 3/2000. Secondo quanto previsto dal D. Lgs 152/2006 e dalle successive modifiche e integrazioni, la gestione dei rifiuti deve essere effettuata conformemente ai principi di precauzione, prevenzione, sostenibilità, proporzionalità, responsabilizzazione e cooperazione tra tutti i soggetti coinvolti nella produzione, distribuzione, utilizzo e consumo dei beni da cui originano i rifiuti; nel rispetto del principio chi inquina paga. La gestione dei rifiuti, che deve avvenire senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente, deve rispettare la seguente gerarchia: a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo (ad esempio energetico); e) smaltimento. Lo smaltimento dei rifiuti ed il recupero dei rifiuti urbani non differenziati devono avvenire mediante il ricorso ad una rete integrata di impianti con il fine di: realizzare l autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani in ambiti territoriali ottimali; ridurre i movimenti dei rifiuti stessi; utilizzare i metodi e le tecnologie più idonee a garantire un alto grado di protezione dell ambiente e della salute pubblica. pag. 11

13 Gli obiettivi di raccolta differenziata 1 da raggiungere, stabiliti dal Decreto, sono i seguenti: Obiettivi di racc. differenziata Termine per il raggiungimento 35% % % Il Decreto prevede che la gestione dei rifiuti urbani venga organizzata sulla base di Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) 2 delimitati dal Piano Regionale di Gestione dei rifiuti urbani secondo i seguenti criteri: a) superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti; b) conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici e sulla base delle ripartizioni politico amministrative; c) adeguata valutazione del sistema stradale e ferroviario di comunicazione al fine di ottimizzare i trasporti all'interno dell'ato; d) valorizzazione di esigenze comuni e affinità nella produzione e gestione dei rifiuti; e) ricognizione di impianti di gestione di rifiuti già realizzati e funzionanti; f) considerazione delle precedenti delimitazioni affinché i nuovi Ato si discostino dai precedenti solo sulla base di motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità. Con la Legge n.42/2010 (Interventi urgenti concernenti Enti Locali e Regioni) il Governo ha infine stabilito la soppressione, a partire dal 2011, data oggi prorogata a fine 2012, degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) per acqua e rifiuti. Entro tale data, pertanto, le Regioni dovranno decidere come attribuire le funzioni già esercitate dagli ATO. A livello regionale, il riferimento normativo per la gestione dei rifiuti urbani è la Legge Regionale n.3 "Nuove Norme in materia di gestione dei rifiuti" che stabilisce che le Province devono predisporre i Piani Provinciali di Gestione dei RU con l'obbligo di assicurare l'autosufficienza nello smaltimento, con esclusione del fabbisogno 1 Per raccolta differenziata si intende la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico (cfr. art.183 comma 1 punto p del D.Lgs 152/2006). 2 Cfr. art.200 comma 1 del D.Lgs 152/2006. pag. 12

14 legato al recupero energetico. A livello regionale, il Veneto ha approvato, con Delibera del Consiglio Regionale del 22 novembre 2004 n. 59, il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani (PRGRU) che si propone di: incentivare e promuovere iniziative volte alla riduzione della quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti nonché allo sviluppo del riutilizzo, del riciclaggio e del recupero degli stessi; determinare i criteri per l individuazione, da parte delle Province, di aree idonee e non idonee per la localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti, nonché per la localizzazione degli stessi in aree produttive; incentivare l autosufficienza, a livello regionale, nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi, individuando altresì l insieme degli impianti necessari ad una corretta gestione nell ambito territoriale ottimale; indicare tipologia e livello di qualità degli impianti per l'incenerimento con recupero energetico necessari nel territorio regionale. Il Piano individua, nella Provincia di Padova, 4 ambiti di gestione, denominati Bacini, che raggruppano al loro interno i Comuni della Provincia. I bacini individuati dal Piano Regionale sono i seguenti: Bacino PD1, Bacino PD2, Bacino PD3, Bacino PD4. Ai fini del presente Piano Provinciale, in considerazione del fatto che l Ambito Territoriale Ottimale provinciale è unico, sono stati individuati i seguenti subambiti territoriali: SubAmbito PD1 (corrispondente al territorio del Bacino PD1); SubAmbito PD2 (corrispondente al territorio del Bacino PD2); SubAmbito PD3 (corrispondente al territorio del Bacino PD3); SubAmbito PD4 (corrispondente al territorio del Bacino PD4). pag. 13

15 I comuni appartenenti a ciascun Bacino sono riportati nella tabella seguente. Bacino PD1 Bacino PD2 Bacino PD3 Bacino PD4 Borgoricco Abano Terme Arquà Petrarca Agna Campo San Martino Albignasego Baone Anguillara Veneta Campodarsego Cadoneghe Barbona Arre Camposampiero Campodoro Battaglia Terme Arzergrande Carmignano di Brenta Casalserugo Boara Pisani Bagnoli di Sopra pag. 14

16 Bacino PD1 Bacino PD2 Bacino PD3 Bacino PD4 Cittadella Cervarese Santa Croce Carceri Bovolenta Curtarolo Limena Casale di Scodosia Brugine Fontaniva Mestrino Castelbaldo Candiana Galliera Veneta Montegrotto Terme Cinto Euganeo Cartura Gazzo Noventa Padovana Este Codevigo Grantorto Padova Galzignano Terme Conselve Loreggia Ponte San Nicolò Granze Correzzola Massanzago Rubano Lozzo Atestino Due Carrare Piazzola sul Brenta Saccolongo Masi Legnaro Piombino Dese Saonara Megliadino San Fidenzio Maserà di Padova San Giorgio delle Pertiche Selvazzano Dentro Megliadino San Vitale Piove di Sacco San Giorgio in Bosco Teolo Merlara Polverara San Martino di Lupari Torreglia Monselice Pontelongo San Pietro in Gu Veggiano Montagnana San Pietro Viminario Santa Giustina in Colle Villafranca Padovana Ospedaletto Euganeo Sant'Angelo di Piove di Sacco Tombolo Pernumia Terrassa Padovana Trebaseleghe Piacenza d'adige Vigodarzere Ponso Vigonza Pozzonovo Villa del Conte Villanova di Camposampiero Rovolon Saletto Santa Margherita d'adige Sant'Elena Sant'Urbano Solesino Stanghella Tribano Urbana Vescovana Vighizzolo d'este Villa Estense Vo Per quanto riguarda gli impianti il Piano Regionale considera che la Provincia di Padova risulti sufficientemente dotata di impianti di trattamento e recupero, sia realizzati che in corso di realizzazione. L effettiva necessità di realizzare nuovi impianti dovrà essere, in ogni caso, verificata in sede provinciale. Il Piano considera inoltre che le discariche in attività risultino sufficienti a garantire lo smaltimento di tutti i rifiuti prodotti anche in considerazione del fatto che, presso la discarica di S. Urbano, è previsto lo smaltimento di rifiuti urbani provenienti dalla provincia di Padova per una potenzialità fino a 200 t/g. pag. 15

17 3. TUAZIONE ATTUALE 3.1. Produzione complessiva di rifiuti urbani La produzione complessiva di rifiuti urbani rappresenta l insieme dei rifiuti prodotti da un determinato ambito territoriale (Comune, SubAmbito Provinciale, Provincia, Regione) e comprende sia i rifiuti urbani propriamente detti che i rifiuti assimilati agli urbani 3. I fattori che influenzano maggiormente la produzione di rifiuti urbani 4 connessi a: sono fattori socioeconomici quali: il livello di reddito procapite, i consumi delle famiglie, la presenza di attività economiche, la presenza di rilevanti flussi turistici; fattori territoriali quali: le caratteristiche morfologiche (pianura, collina, montagna) e urbanistiche (popolazione, densità abitativa, numero e tipologia di utenze non domestiche); fattori gestionali connessi con le modalità di erogazione del servizio di raccolta dei rifiuti, quali: la tipologia di raccolta adottata; l attivazione di raccolte accessorie quali il servizio di spazzamento stradale, la raccolta domiciliare del rifiuto verde e del rifiuto ingombrante; l adozione di sistemi di tariffazione puntuale; il criterio adottato per l assimilazione dei rifiuti prodotti dalle utenze non domestiche; gli interventi di sensibilizzazione. 3 Con il termine rifiuti assimilati ai rifiuti urbani si intendono quei rifiuti prodotti da utenze non domestiche assimilate, per quantità e qualità, ai rifiuti urbani. 4 Cfr.sito ARPAV alla voce rifiuti urbani. pag. 16

18 La produzione totale di rifiuti urbani nel Veneto nel 2010 è passata da un valore di poco inferiore ai t nel 1997 a t nel 2010, come evidenziato nel grafico riportato di seguito estratto dal Rapporto ARPAV del 2010 sulla produzione di rifiuti urbani nel Veneto. Anche la produzione complessiva di rifiuti urbani nella Provincia di Padova, nello stesso periodo, ha subito un notevole incremento passando da a tonnellate. Anni t/a Incremento % , , , , , , , , , , , , ,33 pag. 17

19 L incremento registrato nei tredici anni è stato pari al 33,3%, corrispondente ad un incremento medio annuo del +2,6%. L andamento complessivo è evidenziato nel grafico seguente. Provincia di Padova: Produzione rifiuti urbani totale ton/anno anni Volendo analizzare più nel dettaglio l andamento della produzione di rifiuti si possono analizzare i dati degli ultimi anni che sono disponibili anche organizzati a livello di Bacino, che d ora in avanti verrà denominato subambito provinciale. Rispetto alla situazione provinciale, quella a livello di SubAmbito risulta, dal 2002 al 2010, assai più articolata, come appare evidente dai dati riportati nella tabella seguente. Tabella 2 Produzione totale di rifiuti urbani per SubAmbito, anni (ton) Sub Ambito Incr.% PD ,9 PD ,2 PD ,8 PD ,6 Prov. PD ,47 pag. 18

20 Il SubAmbito che, nell ultimo periodo, ha evidenziato l incremento più rilevante è quello denominato PD4 che presenta un aumento di quasi il 30% della produzione totale di rifiuti urbani. Un aumento di poco inferiore al 20% è evidenziato anche dai SubAmbiti PD1 e PD3, mentre l aumento più contenuto è quello del SubAmbito PD2 che è risultato di poco superiore al 10%. Tali andamenti non consentono ancora, però, di formulare delle considerazioni esaustive in quanto i dati complessivi devono essere pesati sulla base dell andamento della popolazione residente. Nel paragrafo seguente vengono perciò analizzati i dati relativi alla produzione procapite di rifiuti Produzione procapite di rifiuti urbani L analisi del dato relativo alla produzione procapite di rifiuti risulta più interessante al fine di evidenziare l effettiva portata dell incremento descritto nel paragrafo precedente in quanto consente di svincolare il dato di produzione da quello dell andamento della popolazione residente. Il dato di produzione procapite è infatti un indicatore che consente di confrontare tra loro diverse realtà territoriali fornendo un quadro attendibile sull efficacia del sistema di gestione dei rifiuti urbani adottato. In particolare, come evidenziato da indagini condotte dall Osservatorio Regionale Rifiuti, la produzione pro capite aumenta con l aumentare del numero di abitanti di un comune, in particolare nei comuni capoluogo, non solo per effetto dell aumento del rifiuto prodotto dalle famiglie, ma soprattutto per la notevole presenza di utenze non domestiche. Meno correlata sembra, invece, nel Veneto, la produzione procapite di rifiuti al PIL, tanto che il livello di produzione procapite risulta inferiore al dato medio nazionale, nonostante il PIL regionale sia superiore al dato medio nazionale. A livello nazionale, i dati più recenti sono quelli riportati dal Rapporto Rifiuti 2008 dell ISPRA 5, che evidenzia come, nel 2007, il valore medio della produzione procapite di rifiuti risultasse pari a circa 546 kg per abitante, mentre il valore del Nord Italia era pari a circa 539 kg per abitante. A livello regionale sono invece disponibili i dati fino al 2010; questi ultimi evidenziano una produzione procapite pari, nel 2010, a 488 kg per abitante, decisamente 5 Cfr. Rapporto Rifiuti 2008, ISPRA, elaborato dal Dipartimento stato dell Ambiente e metrologia ambientale Servizio Rifiuti. pag. 19

21 inferiore (11%) al dato nazionale anche se precedente di 3 anni. Province Produzione procapite (kg/ab*anno) 2010 Belluno 453 Rovigo 556 Padova 507 Treviso 380 Venezia 625 Verona 499 Vicenza 418 Regione Veneto 488 Nel dettaglio, l andamento della produzione procapite di rifiuti urbani nella Provincia di Padova è risultata, nel periodo , la seguente. PRODUZIONE PRO CAPITE RSU (Kg/anno) nella provincia di Padova Incremento % 485,8 459,8 487,0 486,4 499,6 496,3 506,6 490,2 507,5 4,5 L analisi dei dati Provinciali fa emergere alcune importanti considerazioni, quali: la produzione procapite dell anno 2010 è superiore di circa il 4% rispetto a quella media regionale e quindi, come già evidenziato, nettamente inferiore a quella nazionale; l incremento percentuale complessivo registrato nei 9 anni è pari al 4,5%, corrispondente mediamente allo 0,5% all anno, di molto inferiore all incremento fatto registrare dall andamento complessivo dei rifiuti e ciò in considerazione del costante incremento della popolazione residente. pag. 20

22 La situazione a livello di SubAmbito, appare, anche in questo caso, più diversificata rispetto a quella provinciale, come risulta dalla tabella seguente. PRODUZIONE PRO CAPITE RSU (Kg/anno) nei subambiti della provincia di Padova PD1 393,8 384,5 401,0 388,5 397,8 396,7 414,9 398,9 406,9 PD2 582,9 540,0 568,2 571,1 592,1 584,4 588,0 565,3 587,1 PD3 438,3 413,8 453,0 454,7 454,7 468,9 484,1 482,1 496,5 PD4 384,8 379,5 411,3 420,6 430,6 421,5 431,1 421,9 444,8 In particolare, la produzione procapite del SubAmbito PD2 risulta superiore a quella degli altri subambiti, fatto determinato dalla presenza, al suo interno, della Città di Padova che, in qualità di polo provinciale di servizi di livello superiore (quali ospedali, università e attività commerciali) oltrechè di flussi turistici, contribuisce ad innalzare notevolmente la quantità di rifiuti prodotta. Anche il SubAmbito PD3 evidenzia una produzione procapite superiore a quella degli altri 2 SubAmbiti provinciali, mentre il SubAmbito PD1 è quello con la produzione procapite più bassa, inferiore, nel 2010, di circa il 20% al valore medio provinciale. Per quanto riguarda l andamento registrato dal 2002 al 2010, rispetto alla media provinciale, i SubAmbiti PD3 e PD4 evidenziano un incremento superiore alla media provinciale (pari ad oltre il 10%), mentre i SubAmbiti PD1 e PD2 evidenziano una crescita inferiore alla media. INCREMENTO % NEI 9 ANNI SubAmbito Incremento % PD1 3,3 PD2 0,7 PD3 13,3 PD4 15,6 PROVINCIA 4,5 pag. 21

23 Produzione procapite RU (kg/ab*anno) 600,0 500,0 400,0 PD1 PD4 PD3 PD2 300,0 200,0 100,0 PD3 0, PD Raccolta differenziata La raccolta differenziata dei rifiuti urbani, secondo quanto stabilito dalla normativa vigente, rappresenta la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico. La percentuale di raccolta differenziata rappresenta, pertanto, la frazione dei rifiuti urbani che viene raccolta separatamente dal rifiuto avviato a smaltimento ed è considerata un buon indicatore del livello di qualità raggiunto dal sistema di gestione dei rifiuti adottato in uno specifico contesto territoriale. Nell anno 2010 il Veneto ha raggiunto una percentuale di raccolta differenziata pari al 58,3% e la Provincia di Padova si pone in linea con tale dato avendo raggiunto il 59%. Secondo quanto rilevabile dai dati esistenti, la situazione provinciale è risultata, nel periodo , la seguente: pag. 22

24 Provincia di Padova Percentuale di raccolta differenziata incremento % 46,2 52,2 53,1 54,2 55,1 56,2 58,1 58,9 59,0 27,6 Provincia di Padova: percentuale RD 60,0 50,0 40,0 30,0 20,0 10,0 0, In Provincia di Padova, dal 2002 al 2010, la percentuale di raccolta differenziata è aumentata in maniera significativa, passando dal 46,2% al 59,0% del totale dei rifiuti urbani prodotti, con un incremento superiore al 27%. L incremento più significativo si è registrato tra il 2002 e il 2003, quando molte realtà comunali della Provincia hanno modificato le modalità di raccolta in atto passando a sistemi di raccolta differenziata spinta. Dal 2003 al 2010 l aumento annuale è meno significativo e la percentuale di raccolta differenziata aumenta mediamente di un punto all anno. Anche in questo caso, come in quello della produzione procapite di rifiuti, a livello di SubAmbito emergono notevoli differenze. In particolare il SubAmbito che registra il maggiore incremento nel periodo è quello del PD2, che passa dal 35% al 51% (+ 45,5%). Gli altri SubAmbiti, già vicini al 60% nel 2002, aumentano in misura inferiore la percentuale di raccolta differenziata, superando, comunque tutti, nel 2010, il 66%. pag. 23

25 SubAmbiti Provincia di Padova Percentuale di raccolta differenziata Sub Ambito PD1 60,2 61,3 61,5 63,2 64,4 65,0 66,1 66,3 66,7 PD2 35,0 45,5 46,3 46,9 47,5 48,7 51,0 51,3 50,9 PD3 58,1 57,9 59,4 63,3 65,0 66,2 66,7 68,6 68,7 PD4 60,3 60,6 61,4 61,1 62,5 62,6 65,3 67,3 68,6 Percentuale RD a livello di Bacino 70,0 60,0 50,0 40,0 30, ,0 10,0 0,0 PD1 PD2 PD3 PD4 Dal grafico riportato in precedenza si evidenzia, in ogni caso, la costante crescita della percentuale di rifiuti avviati a raccolta differenziata in ciascun SubAmbito. pag. 24

26 3.4. Verifica dello stato di attuazione del Piano Provinciale di gestione dei RU Il Piano Provinciale del 2000 prevedeva, per la fase a regime ( ), la seguente produzione di rifiuti: t/a ExBacino PD1 ExBacino PD2 ExBacino PD3 ExBacino PD4 TOT Provinciale La produzione media di rifiuti rilevata negli anni è risultata, invece, pari a t, con uno scostamento dell 1%. E possibile pertanto affermare che i dati registrati si sono rivelati in linea con le previsioni di produzione di rifiuti svolte nel Piano Provinciale ; di più, l aver tenuto conto di una maggiorazione del 5% nella valutazione della quantità di rifiuti prodotti, al fine di far fronte ad un possibile incremento delle quantità in gioco, si è rilevato vincente in quanto ha consentito di dare risposte adeguate alle concrete necessità di smaltimento a livello provinciale. Il Piano Provinciale prevedeva, inoltre, che, a regime, la raccolta differenziata raggiungesse le seguenti percentuali: PERCENTUALE RD prevista dal Piano SubAmbito % PD1 50% PD2 35% PD3 50% PD4 50% pag. 25

27 Rispetto alle previsioni di Piano, la situazione nel 2010 è risultata la seguente: PERCENTUALE RD rilevata nell anno 2010 % SubAmbito PD1 66,7% SubAmbito PD2 50,9% SubAmbito PD3 68,7% SubAmbito PD4 68,6% Provincia PD Totale 59,0% Tutti gli ambiti territoriali risultano, pertanto, aver superato nel 2010 la percentuale di raccolta differenziata prevista dal Piano approvato. In particolare i Sub Ambiti PD1, PD3 e PD4 hanno superato anche il 65% di RD, mentre il SubAmbito PD2 ha superato il 50%. Ciò significa che, rispetto a quanto ipotizzato dal Piano approvato, gli Enti di Bacino e i Comuni, singolarmente o attraverso le proprie società di gestione, sono stati in grado di attivare sistemi di raccolta (sia delle frazioni secca e umida che delle altre frazioni recuperabili) che hanno consentito di migliorare l intera filiera di gestione del rifiuto urbano ottimizzando i risultati raggiunti. In particolare, l attivazione della raccolta della frazione umida nella quasi totalità delle realtà territoriali provinciali ha consentito di raggiungere con largo anticipo gli obiettivi previsti dal Piano Provinciale. Il Piano approvato prevedeva, inoltre, che a regime solo l 11,4% dei rifiuti prodotti venisse avviato a discarica, mentre il restante 88,6% venisse avviato a recupero di materia e di energia o utilizzato come terreno di copertura di discarica. La situazione rilevata nel 2010 evidenzia come la percentuale di rifiuti avviata a discarica sia risultata, invece, pari al 20,7%. Allo stato attuale, pertanto, il livello di attuazione del Piano può essere così riassunto: l andamento provinciale relativo alla produzione di rifiuti registrato fino all anno 2009 risulta sostanzialmente in linea con le previsione del Piano Provinciale, presentando uno scostamento pari al +1%. l andamento della raccolta differenziata ha, invece, superato gli obiettivi che il Piano si era prefissato, raggiungendo, mediamente, nel 2010 il 59,0%; pag. 26

28 a livello impiantistico non ha avuto seguito la previsione di realizzazione di impianti di produzione di CDR per i quali, alla fine degli anni 90, le opportunità di sviluppo apparivano più concrete, mentre è entrata in funzione la 3 linea dell impianto di recupero energetico di Padova San Lazzaro; la ritardata attivazione della terza linea dell impianto di Padova ha comportato un utilizzo maggiore della discarica quale sistema di smaltimento che è risultato superiore rispetto a quanto previsto dal Piano approvato. Tuttavia, la flessibilità offerta dalla discarica quale impianto di smaltimento e la presenza della discarica tattica regionale di Sant Urbano hanno consentito di far fronte alle maggiorate necessità di smaltimento. Dal punto di vista istituzionale va rilevato che il 21 gennaio 2008 è stata stipulata la Convenzione per la costituzione del Consorzio denominato Autorità d Ambito A.T.O. Rifiuti Padova per la gestione dei rifiuti urbani della Provincia di Padova. Sempre il 21 gennaio 2008 è stato ratificato lo Statuto del Consorzio denominato Autorità d Ambito A.T.O. Rifiuti Padova per la gestione dei rifiuti urbani della Provincia di Padova Impianti di recupero e smaltimento Nella Provincia di Padova risultano in esercizio diversi impianti di recupero e smaltimento a servizio dei rifiuti urbani, che costituiscono un sistema integrato in grado di far fronte anche a necessità particolari legate all insorgere di emergenze quali quelle che hanno interessato il territorio provinciale nel novembre del 2010 in occasione delle esondazioni che hanno interessato alcuni Comuni della Provincia. Tra le discariche risultano in esercizio i seguenti impianti: Discariche per rifiuti non pericolosi in esercizio Campodarsego (ETRA) Este (SESA) Sant Urbano (GEA) (discarica tattica regionale) pag. 27

29 Tra gli impianti di biotrattamento risultano in esercizio i seguenti impianti: Impianti di biotrattamento Este (SESA): compostaggiodigestione anaerobica Vigonza (ETRA): compostaggio Camposampiero (ETRA): digestione anaerobica Va inoltre considerata la seguente disponibilità: progetto di un impianto di biotrattamento presso Ca Nordio a Padova, per il quale NestAmbiente srl (società del gruppo AcegasAps) è in attesa del giudizio di compatibilità ambientale da parte della Regione Veneto. Tra gli impianti di selezione e recupero della frazione secca riciclabile risultano in esercizio i seguenti impianti: Impianti di selezione e recupero Este (SESA) San Giorgio delle Pertiche (ETRA) Campodarsego (ETRA) Va inoltre considerato che in Provincia risultano in esercizio diversi impianti di recupero delle frazioni secche, attivi sia in procedura ordinaria che in procedura semplificata, che tuttavia non si ritengono strategici ai fini del presente Piano. Non risulta, invece, in esercizio l impianto di produzione di CDR in Comune di Campodarsego autorizzato ad ETRA; infatti l impianto opera limitatamente alla selezione della frazione secca riciclabile. Risulta in esercizio il seguente impianto di termovalorizzazione: Impianti di termovalorizzazione Padova (ACEGASAPS) Tra gli impianti di recupero di frazioni diverse da quelle secche risulta in esercizio il seguente impianto: Impianti di recupero sabbie da spazzamento Limena (ETRA) pag. 28

30 Tra le discariche risultano in fase di gestione postoperativa i seguenti impianti: Discariche per rifiuti non pericolosi in fase di postgestione Ponte San Nicolò (ACEGASAPS) Padova (Vasco de Gama) (ACEGASAPS) Risulta inoltre approvato il progetto di messa in maggiore sicurezza con ribaulatura della discarica di Ponte San Nicolò (Decreto n.4924/ec/2004 del 15/10/2004), per una potenzialità di mc di rifiuti. A tutt oggi, nonostante risulti autorizzato ed in possesso dell AIA, l impianto non è stato ancora attivato da parte di AcegasAps. Inoltre è stato espresso giudizio favorevole di compatibilità ambientale al VIA dell ampliamento della discarica di Este per una potenzialità di mc Dati relativi al conferimento negli impianti di smaltimento Per quanto riguarda il conferimento di rifiuti urbani negli impianti di smaltimento sono disponibili i dati relativi agli anni 2009 e Nel corso del 2009 i dati relativi al conferimento di rifiuti negli impianti presenti nel territorio provinciale sono stati i seguenti: Impianto di RSU ton RSA e fanghi ton TOTALE ton Discarica di Campodarsego , ,54 Discarica di Este , , ,00 Discarica di S. Urbano (rifiuti conferiti dal Bacino PD3) Discarica di S. Urbano (rifiuti conferiti da fuori Bacino PD3) 590, , , , , ,10 Recupero energetico di S. Lazzaro (PD) ,00 Totale ,19 pag. 29

31 Nel corso del 2010 i dati relativi al conferimento di rifiuti negli impianti presenti nel territorio provinciale sono stati i seguenti: Impianto di RSU ton RSA e fanghi ton TOTALE ton Discarica di Campodarsego , ,62 Discarica di Este 25, , ,52 Discarica di S. Urbano (rifiuti conferiti dal Bacino PD3) Discarica di S. Urbano (rifiuti conferiti da fuori Bacino PD3) 607, , , , , ,91 Recupero energetico di S. Lazzaro (PD) ,00 Totale ,70 Confrontando i dati del 2010 con quelli del 2009 emergono le seguenti considerazioni: l incremento del quantitativo di rifiuti conferito presso la discarica di Campodarsego connesso con il fatto che la discarica è entrata in esercizio a metà del 2009; i conferimenti presso la discarica di Este rimangono pressochè invariati nel corso dei due anni; i conferimenti dal Bacino PD3 alla discarica di Sant Urbano rimangono invariati e sostanzialmente molto bassi, mentre si assiste ad una riduzione dei rifiuti urbani provenienti da fuori Bacino PD3 (20%) a fronte di un forte incremento dei rifiuti assimilabili provenienti da fuori Bacino PD3 (+60%); i conferimenti all impianto di recupero energetico di San Lazzaro, in seguito all entrata in esercizio della terza linea, evidenziano un notevole incremento (+80%). 6 I rifiuti sono classificati RSA in quanto prima del conferimento in discarica vengono sottoposti ad un trattamento di selezione a bocca di discarica per il recupero di ulteriori frazioni riciclabili. pag. 30

32 Va comunque segnalata la decisa contrazione dei conferimenti di rifiuti alla discarica tattica regionale di Sant Urbano che consente di ipotizzare, per questo impianto, il mantenimento di una potenzialità tale da prolungarne la durata residua per un periodo superiore a quello previsto dall autorizzazione vigente Costi del ciclo di gestione dei rifiuti urbani Il ciclo di gestione dei rifiuti solidi urbani presenta costi estremamente variabili da Comune a Comune, come risulta anche dalla Ricognizione dello Stato di Fatto svolta dagli Enti di Bacino della Provincia di Padova nel e dai dati riportati sul sito di ARPAV relativamente alla Banca dati dei rifiuti urbani. I costi complessivi del servizio di igiene urbana dichiarati dai Comuni e ricavati dal sito dell ARPAV sono risultati, per gli anni 2009 e 2010, i seguenti: Comune SubAmbito PD Costo ad abitante Costo ad abitante Euro/ab Euro/ab Borgoricco 72,06 72,86 Campo San Martino 68,72 69,26 Campodarsego 84,37 88,95 Camposampiero 93,14 95,25 Carmignano di Brenta 85,53 83,67 Cittadella 123,45 121,91 Curtarolo 78,75 77,40 Fontaniva 79,46 76,96 Galliera Veneta 90,54 95,26 Gazzo 58,13 56,95 Grantorto 49,98 54,67 Loreggia 67,73 66,97 Massanzago 77,12 76,77 Piazzola sul Brenta 105,78 109,16 Piombino Dese 77,66 76,07 San Giorgio delle Pertiche 66,07 65,63 7 Cfr. Servizio Gestione Rifiuti Urbani nell Ambito Ottimale della Provincia di Padova, Ricognizione dello stato di fatto Enti di Bacino PD1, PD2, PD3 e PD4, dicembre pag. 31

33 San Giorgio in Bosco 80,95 82,01 San Martino di Lupari 85,78 83,67 San Pietro in Gu 66,64 72,01 Santa Giustina in Colle 59,70 60,73 Tombolo 80,80 85,41 Trebaseleghe 61,99 60,67 Vigodarzere 86,69 85,44 Vigonza 88,62 88,57 Villa del Conte 65,36 65,64 Villanova di Camposampiero 69,59 68,58 82,66 83,02 SubAmbito PD2 Abano Terme 154,06 154,36 Albignasego 88,94 92,68 Cadoneghe 109,11 136,71 Campodoro 68,07 70,83 Casalserugo 74,25 84,22 Cervarese Santa Croce 84,86 83,49 Limena 122,87 123,70 Mestrino 84,79 88,27 Montegrotto Terme 169,64 182,56 Noventa Padovana 116,33 117,77 Padova 181,12 190,58 Ponte San Nicolò 106,27 110,07 Rubano 86,65 87,54 Saccolongo 65,12 64,75 Saonara 112,74 115,80 Selvazzano Dentro 93,89 95,40 Teolo 88,89 89,23 Torreglia 95,32 94,62 Veggiano 64,76 67,60 Villafranca Padovana 62,01 63,10 142,65 149,51 SubAmbito PD3 Arquà Petrarca 73,72 74,95 Baone 63,12 72,45 Barbona 54,21 52,85 Battaglia Terme 84,86 99,45 Boara Pisani 76,91 70,38 Carceri 61,09 77,00 Casale di Scodosia 88,87 92,20 Castelbaldo 92,88 93,75 pag. 32

34 Cinto Euganeo 72,06 85,26 Este 81,55 81,73 Galzignano Terme 84,78 Granze 73,39 82,61 Lozzo Atestino 84,14 98,09 Masi 85,16 92,02 Megliadino San Fidenzio 89,06 108,06 Megliadino San Vitale 70,02 78,51 Merlara 82,14 101,79 Monselice 108,10 117,11 Montagnana 97,23 112,16 Ospedaletto Euganeo 56,80 63,55 Pernumia 70,73 64,94 Piacenza d'adige 92,84 104,13 Ponso 71,35 88,14 Pozzonovo 64,77 72,23 Rovolon 74,04 Saletto 57,05 67,14 Santa Margherita d'adige 73,71 80,80 Sant'Elena 65,92 79,55 Sant'Urbano 62,59 70,79 Solesino 89,09 103,46 Stanghella 77,17 81,91 Tribano 84,70 75,69 Urbana 90,95 93,01 Vescovana 73,39 64,97 Vighizzolo d'este 77,48 88,78 Villa Estense 54,26 55,17 Vo 80,39 91,28 82,15 94,68 SubAmbito PD4 Agna 68,92 82,70 Anguillara Veneta 69,74 76,30 Arre 64,53 77,92 Arzergrande 64,09 70,84 Bagnoli di Sopra 78,27 89,94 Bovolenta 61,53 64,94 Brugine 74,28 83,41 Candiana 65,68 74,59 Cartura 59,15 64,93 Codevigo 88,05 101,79 Conselve 85,39 94,11 pag. 33

35 Correzzola 64,20 73,24 Due Carrare 105,73 91,56 Legnaro 82,22 92,66 Maserà di Padova 61,35 71,40 Piove di Sacco 94,13 106,55 Polverara 84,16 82,07 Pontelongo 87,46 96,16 San Pietro Viminario 79,06 82,79 Sant'Angelo di Piove di Sacco 79,64 89,56 Terrassa Padovana 57,51 65,54 79,28 87,06 MEDIA PROVINCIALE 109,60 114,59 Come si può vedere i costi di gestione del ciclo dei rifiuti urbani a livello comunale appaiono estremamente variabili. In particolare, i costi complessivi di gestione risultano, anche per Comuni che conferiscono i propri rifiuti agli stessi impianti di smaltimento e di recupero (pertanto con le medesime tariffe di conferimento), molto diversi tra loro. Ciò dipende dal fatto che i costi complessivi sono connessi a molteplici fattori, oltre che alle tariffe di smaltimento, quali, ad esempio: la presenza più o meno consistente di utenze non domestiche e di flussi turistici; il livello di produzione procapite di rifiuti; l incidenza dei rifiuti assimilati sul totale dei rifiuti prodotti; le modalità di svolgimento del servizio di raccolta delle frazioni secca non riciclabile e umida (porta a porta o stradale), dimensioni dei contenitori utilizzati, frequenza della raccolta; le modalità di svolgimento del servizio di raccolta delle frazioni secche riciclabili (porta a porta o stradale), dimensioni dei contenitori utilizzati, frequenza della raccolta; la presenza di servizi puntuali e/o aggiuntivi per specifiche tipologie di utenze; la frequenza e le modalità di svolgimento del servizio di spazzamento (manuale, meccanico, misto, con o senza servente); pag. 34

36 la tipologia impiantistica di destino per i rifiuti avviati a recupero e/o smaltimento; la percentuale di raccolta differenziata raggiunta che determina, oltre all importo dell ecotassa, anche la ripartizione dei costi tra smaltimento e recupero; la presenza o meno di un centro comunale di raccolta. L incidenza delle singole voci di costo può variare notevolmente da comune a comune in base alle modalità operative con cui vengono svolti i diversi servizi ed alle tipologie impiantistiche cui i rifiuti vengono destinati. Mediamente, i costi di raccolta e trasporto delle frazioni secca, umida e delle diverse raccolte differenziate, possono incidere sul totale dei costi del servizio di igiene urbana secondo le seguenti percentuali 8 : raccolta secco/umido: 2540%; altre raccolte differenziate: 1020%; recupero frazioni riciclabili (compreso compostaggio): 1015%. Mentre, per quanto riguarda i costi di smaltimento della frazione secca non riciclabile, dei rifiuti ingombranti e del rifiuto da spazzamento, l incidenza sul totale dei costi sostenuti rappresenta, mediamente, il 2030%. Anche all interno di ciascun SubAmbito della Provincia di Padova, come evidenziato dalle tabelle seguenti, relative sempre agli anni 2009 e 2010, le differenze appaiono rilevanti. Anno 2009 costo minimo costo massimo costo medio Euro/ab Euro/ab Euro/ab Scostamento % dal valore medio SubAmbito PD1 49,98 123,45 82,66 24,6 SubAmbito PD2 62,01 181,12 142,65 +30,2 SubAmbito PD3 54,21 108,1 82,15 25,0 SubAmbito PD4 57,51 105,73 79,28 27,7 Provincia PD 49,98 181,12 109,60 8 Percentuali ricavate sulla base di valutazioni effettuate dallo scrivente sui Piani Finanziari di numerosi Comuni del Veneto. pag. 35

37 Anno 2010 costo minimo costo massimo costo medio Scostamento % dal valore medio Euro/ab Euro/ab Euro/ab SubAmbito PD1 54,67 121,91 83,02 27,5 SubAmbito PD2 63,1 190,58 149,51 +30,5 SubAmbito PD3 52,85 117,11 94,68 17,4 SubAmbito PD4 64,93 106,55 87,06 24,0 Provincia PD 52,85 190,58 114,59 Va comunque evidenziato che, nel 2010, gli scostamenti dalla media provinciale, calcolati senza tener conto dei Comuni di Abano Terme, Montegrotto e Padova (che sono i Comuni che, per le specifiche vocazioni turistiche e di polo provinciale, presentano i costi procapite più elevati), sarebbero estremamente più contenuti, come evidenziato di seguito: PD1: 6,4% PD2: + 10,1% PD3: + 6,7% PD4: 1,9% 3.8. Tariffe degli impianti di smaltimento nel 2011 Le tariffe degli impianti provinciali di smaltimento della frazione secca residua sono risultati, nell anno 2011, i seguenti: Impianto di Tariffa tecnica Ecotassa Contributo Comune sede imp. Contributo Ente di Bacino Tariffa totale Discarica Campodarsego 89,61 7,75 10,33 4,73 112,42 Discarica Este 88, ,82 9 7,75 10,33 3,04 139,76 Discarica S. Urbano 78,53 7,75 12, ,04 101,65 Termovalorizz. di Padova 118,94 8,06 4,00 131,00 9 Maggiorazione per trattamento e valorizzazione (impianto di selezione). 10 Sono comprese anche le indennità per i Comuni di Piacenza d Adige e Vighizzolo d Este. pag. 36

38 4. OBIETTIVI DEL PIA La definizione degli obiettivi del Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti Urbani non può prescindere dalla necessità di rispettare quanto stabilito dalla vigente normativa in materia. Da questo punto di vista si ricorda che, la normativa vigente prescrive che: 1) i rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente: ciò significa che già dalla loro ubicazione gli impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti devono rispondere a criteri di corretta localizzazione; 2) ai fini di una corretta gestione dei rifiuti, si deve favorire la riduzione della quantità di rifiuti avviati a smaltimento attraverso: la riduzione alla fonte della quantità di rifiuti prodotti (un tale obiettivo può essere raggiunto attraverso l adozione di campagne di sensibilizzazione mirate a sviluppare modelli di consumo maggiormente sostenibili), anche se si tratta di un obiettivo che coinvolge più soggetti e supera le dirette competenze della Provincia; il riutilizzo, il riciclo o le altre forme di recupero; l'adozione di misure economiche e la determinazione di condizioni di appalto che prevedano l'impiego dei materiali recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi; l'utilizzazione dei rifiuti come combustibile o come altro mezzo per produrre energia. 3) deve essere raggiunto, entro la fine del 2012, l obiettivo del 65% di raccolta differenziata; 4) la gestione dei rifiuti urbani deve avvenire sulla base di ambiti territoriali pag. 37

39 ottimali, denominati Ato, secondo i seguenti criteri: a) superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti; b) conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici e sulla base delle ripartizioni politico amministrative; c) adeguata valutazione del sistema stradale e ferroviario di comunicazione al fine di ottimizzare i trasporti all'interno dell'ato; d) valorizzazione di esigenze comuni e affinità nella produzione e gestione dei rifiuti; e) ricognizione di impianti di gestione di rifiuti già realizzati e funzionanti; f) considerazione delle precedenti delimitazioni affinché i nuovi Ato si discostino dai precedenti solo sulla base di motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità. Sulla base degli indirizzi normativi e dell Amministrazione Provinciale, gli obiettivi del Piano possono essere così delineati: 1. Autosufficienza provinciale Il principio dell autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani per ambito territoriale ottimale è sancito dall art. 182 del D.Lgs. n. 152/2006. L obiettivo dell autosufficienza provinciale, oltrechè rispondere ad un principio comunitario nella gestione dei rifiuti, punta anche a garantire la certezza dello smaltimento mediante l impiego di impianti provinciali dedicati e quindi non soggetti a variazioni connesse con l andamento del mercato esterno. Ciò significa che la sostenibilità economica, ambientale e sociale del Piano dovrà essere ricercata all interno di soluzioni che, comunque ed in ogni caso, dovranno avere come obiettivo il soddisfacimento del fabbisogno di smaltimento all interno del territorio provinciale. 2. Raggiungimento del 65% di raccolta differenziata Il D. Lgs. 152/2006 stabilisce che, al , deve essere raggiunto l obiettivo pag. 38

40 minimo del 65% di raccolta differenziata all interno di ciascun Ambito Territoriale Ottimale. Il Piano Provinciale fa proprio tale obiettivo prevedendone il superamento già a partire dal 2010 per i SubAmbiti di gestione PD1, PD3 e PD4 e, dal 2013, anche per il SubAmbito PD2. In particolare, per i SubAmbiti che hanno già superato tale obiettivo, il Piano prevede di adottare il livello medio di raccolta differenziata evidenziato nel 2010 e pari al 68%. 3. Contenimento della crescita della produzione di rifiuti L obiettivo del contenimento della crescita dei rifiuti è un ulteriore obiettivo considerato dal Piano Provinciale di Gestione dei rifiuti urbani. La produzione dei rifiuti urbani è connessa direttamente con le caratteristiche del sistema economico e produttivo (che prevedendo una elevata circolazione delle merci ha la necessità di utilizzare sistemi di imballaggio) e con gli stili di vita in essere (ad esempio il maggior consumo di alimenti conservati, nonché di porzioni anche di piccole dimensioni, ad esempio monodose). Non potendo agire a livello della produzione, per raggiungere l obiettivo del contenimento della crescita dei rifiuti il Piano prevede l adozione di azioni specifiche da condividere con il sistema della distribuzione per la riduzione degli imballaggi e l adozione di atteggiamenti maggiormente responsabili che possano concorrere a ridurre la quantità di rifiuti prodotti da ciascun cittadino. 4. Utilizzo degli impianti esistenti L utilizzo degli impianti esistenti rappresenta un ulteriore obiettivo del Piano Provinciale, che deriva dall impostazione del precedente Piano e che ha consentito di dare una risposta concreta alle esigenze di recupero e smaltimento nel periodo In particolare, la scelta di prevedere un sistema di smaltimento basato sulla presenza sia di impianti di recupero energetico che di discarica consente di far fronte, nel periodo di validità del Piano, all insorgere di emergenze legate a fermate non previste dell impianto di San Lazzaro o a problematiche connesse con eventi naturali eccezionali. La scelta di privilegiare gli impianti esistenti consente, inoltre, di concentrare e massimizzare gli sforzi tesi a mitigare gli impatti ambientali dei diversi impianti in esercizio. pag. 39

41 4.1. Azioni finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di Piano Gli obiettivi stabiliti dal Piano Provinciale di gestione dei rifiuti urbani dovranno essere raggiunti attraverso l impegno di tutti gli attori coinvolti nel ciclo di gestione, a partire dall Autorità d Ambito (ATO provinciale) e da tutti i Comuni della Provincia per finire con le società pubbliche o miste di gestione Autosufficienza provinciale L obiettivo dell autosufficienza per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti urbani è un obiettivo prioritario stabilito dalla normativa vigente. In particolare il Piano fa proprio tale obiettivo declinandolo con l ordine di priorità nella gestione dei rifiuti che deve prevedere, prima dello smaltimento in discarica e dopo il recupero di materia, il recupero di energia. Le scelte impiantistiche del Piano dovranno pertanto essere in grado di garantire: 1. lo smaltimento di una quantità di rifiuti superiore a quella prevista dalle previsioni di andamento della produzione di rifiuti, al fine di consentire un margine di garanzia; 2. lo smaltimento dei rifiuti urbani anche nel caso di conferimenti eccezionali di rifiuti, come nel caso dell alluvione del 2010; 3. lo smaltimento dei rifiuti urbani anche nel caso dell insorgere di situazioni di emergenza, come, ad esempio, un fermo impianto prolungato dell impianto di Padova S. Lazzaro. Per far fronte alla prima eventualità si intende adottare, nello svolgimento delle stime di previsione, un margine di aumento del 5% al fine di poter far fronte ad eventuali oscillazioni nella produzione di rifiuti. Una tale modalità di previsione si è rivelata vincente anche nella fase attuativa del Piano , ed ha consentito di far fronte allo smaltimento di un quantitativo di rifiuti superiore a quello stimato dalle sole previsioni di andamento lineare. Per far fronte alla seconda ed alla terza eventualità, la scelta di un sistema di smaltimento misto (parte mediante termovalorizzatore e parte mediante discarica) consente, grazie proprio alla flessibilità connessa con l utilizzo della discarica, di poter variare, anche per periodi di tempo mediolunghi, i quantitativi conferiti senza per questo provocare situazioni di mal funzionamento. pag. 40

42 Il Piano prevede pertanto di garantire l autosufficienza provinciale per quanto riguarda le necessità di smaltimento attraverso l individuazione dei seguenti impianti: impianto di recupero energetico ACEGASAPS di Padova S. Lazzaro; discarica ETRA di Campodarsego (fino ad esaurimento); discarica SESA di Este; nei quali si prevede che il conferimento dei rifiuti avvenga quanto più possibile nel rispetto delle quantità autorizzate, al fine di non provocare alterazioni della tariffa di conferimento. E inoltre previsto l utilizzo, per le quantità eccedenti le potenzialità degli impianti sopra richiamati, della discarica GEA di Sant Urbano, nei limiti delle quantità messe a disposizione per la Provincia di Padova (fino a 200 t/g). Per quasi per tutta la durata del Piano tale disponibilità risulta decisamente più ampia di quella che verrà effettivamente utilizzata 11. Anche questo elemento di flessibilità consente di poter far fronte ad eventi eccezionali e a situazioni di emergenza. Grazie alla presenza di questi impianti è possibile affermare che il fabbisogno provinciale di smaltimento dei rifiuti urbani potrà trovare il necessario soddisfacimento senza incorrere in problemi connessi con l avvio di nuovi impianti, fermo restando che l ampliamento della discarica di Este proceda come programmato. Pertanto gli impianti di Piano utilizzati per lo smaltimento sono, a regime, quelli di Padova e di Este, mentre S. Urbano viene preservata per le emergenze e per le eventuali quote eccedenti Raggiungimento del 65% di raccolta differenziata La Provincia di Padova ha attualmente raggiunto un importante risultato in termini di percentuale di rifiuti raccolti in maniera differenziata (il 59% del totale dei rifiuti prodotti), risultato che sarebbe ancora superiore se venisse computata anche la quota di rifiuto avviato a recupero mediante compostaggio domestico. In ogni caso il Piano prevede che a partire dal 1 gennaio 2013, a livello Provinciale, venga raggiunto l obiettivo minimo del 65% di raccolta differenziata. Il raggiungimento di un tale obiettivo passa prioritariamente attraverso il 11 Ricordiamo, infatti, che nella discarica tattica regionale di Sant Urbano è prevista una disponibilità pari a 200 t/g per la Provincia di Padova. pag. 41

43 potenziamento del sistema di raccolta differenziata in quelle realtà che attualmente si attestano al di sotto del 60% di raccolta differenziata e nel completamento della rete dei Centri Comunali di Raccolta. Per quanto riguarda il potenziamento del sistema di raccolta differenziata si ritiene, data anche la complessità insediativa dei territori interessati, che si possa operare attraverso: l attivazione di raccolte puntuali della frazione organica e delle frazioni secche riciclabili (vetro plastica e lattine) presso utenze non domestiche particolari quali ristoranti, pizzerie, negozi di ortofrutta, fiorerie, bar; l attivazione di raccolte della frazione secca non riciclabile che, mediante l impiego di contenitori stradali o interrati dotati di sistemi ad apertura controllata (mediante chiavetta, carte magnetiche o altre forme), consentano di ridurre la quantità di frazione non riciclabile da avviare a smaltimento 12. L adozione di questi sistemi di raccolta consente di effettuare il prelievo dei rifiuti utilizzando gli stessi mezzi di raccolta attualmente impiegati e presenta l indubbio vantaggio di consentire agli utenti di conferire il rifiuto senza dover rispettare orari e giorni di raccolta particolari (cosa che nei centri urbani densamente popolati risulta molto spesso problematica); l avvio di piani di comunicazione che coinvolgano in maniera attiva sia i cittadini (con iniziative di quartiere) che le utenze non domestiche attraverso, ad esempio, il coinvolgimento delle associazioni di categoria. Anche l adozione di pratiche di tariffazione puntuale rappresenta un buon sistema per raggiungere percentuali elevate di raccolta differenziata. La leva economica costituisce, infatti, una spinta importante alla riduzione della quantità di frazione residua ed all aumento delle frazioni avviate a recupero. Non si ritiene, invece, di raggiungere una percentuale di raccolta differenziata superiore al 70% in quanto, da recenti studi, emerge che tali valori comportano un aumento dei costi tali che la rendono economicamente non vantaggiosa 13. Infine, a livello provinciale, si ritiene essenziale la rete dei Centri Comunali di Raccolta quali elementi a supporto del sistema di gestione dei rifiuti urbani. Ciascun cittadino della Provincia dovrà poter disporre di un Centro cui accedere per conferire i rifiuti che non trovano sbocco nelle raccolte ordinarie. Un tale obiettivo potrà essere 12 Un tale sistema è stato oggetto di numerose esperienze ed ha dato ottimi risultati anche se non connesso con il sistema tariffario. 13 Cfr. Regione Lombardia Relazione sullo stato di organizzazione ed erogazione del servizio di igiene urbana in Lombardia Milano, 29 marzo pag. 42

44 raggiunto sia attraverso la realizzazione di Centri destinati ad un singolo Comune che anche attraverso Centri intercomunali. I centri di raccolta (chiamati anche ecocentri) sono aree presidiate ed allestite dove si svolge unicamente attività di raccolta dei rifiuti urbani e si considerano parte del sistema di raccolta. Le tipologie di rifiuto che i cittadini possono conferire presso i centri di raccolta dipendono dalle modalità di raccolta adottate dal comune. Infatti al centro di raccolta sono destinate quelle categorie di rifiuti che per loro particolari caratteristiche, dimensioni o pericolosità non possono essere incluse dal normale circuito di raccolta. I centri di raccolta possono intercettare fino al 20% del totale dei rifiuti prodotti. Nell attivazione dei servizi di raccolta differenziata va tenuto comunque presente quanto stabilito dalla normativa vigente che: all art.183 definisce la raccolta differenziata come "la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico. all art. 182ter stabilisce che la raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma Uni En Contenimento della crescita della produzione di rifiuti Non potendo agire a livello di produzione, per raggiungere l obiettivo del contenimento della crescita dei rifiuti, il Piano prevede l adozione di azioni specifiche da condividere con il sistema della distribuzione per la riduzione degli imballaggi e l adozione di atteggiamenti maggiormente responsabili che possano concorrere a ridurre la quantità di rifiuti prodotti da ciascun cittadino. Le azioni finalizzate al contenimento della crescita della produzione di rifiuti che il Piano intende proporre sono sintetizzate di seguito. Ciascuna azione dovrà essere oggetto di uno specifico programma di attuazione che sarà coordinato dalla Provincia e che vedrà coinvolti, oltre all ATO, anche i Comuni, le società di gestione, le associazioni di categoria. Azione n.1 Adozione, da parte dei grandi esercizi commerciali di politiche aziendali di riduzione dei rifiuti E una iniziativa che punta a sensibilizzare i grandi esercizi commerciali affinché pag. 43

45 introducano all'interno della loro politica aziendale degli obiettivi mirati per la riduzione, diretta e indiretta, dei rifiuti. Le aziende che intendessero aderire devono redigere e rendere operativo un programma ambientale che dovrà includere impegni finalizzati ad un miglioramento della gestione dei rifiuti generati dai beni messi in vendita presso i loro punti vendita e di quelli prodotti dai punti vendita stessi. Il programma ambientale dovrà definire gli obiettivi dell'azienda che, ad esempio, dovranno mirare a: avviare a raccolta differenziata tutti i materiali riutilizzabili o riciclabili prodotti dal punto vendita; contribuire a ridurre il volume dei rifiuti prodotti, concordando, ad esempio, con i fornitori, l'utilizzo di imballi riciclabili o l'impiego limitato di imballi a perdere; elaborare delle direttive nei riguardi dei fornitori; indirizzare il consumatore verso prodotti aventi un minore impatto in termini di rifiuti. L'adesione a tale programma consente alle aziende che ne faranno parte di attirare l'attenzione del consumatore che oggi è sempre più sensibile a tali iniziative e di migliorare l'immagine dell'azienda. Azione n.2 Riduzione degli imballaggi primari per liquidi alimentari Gli imballaggi primari per liquidi alimentari rappresentano una quota importante della quantità di rifiuti urbani prodotti ogni anno, soprattutto in termini di volume. La loro raccolta differenziata rappresenta un costo rilevante e presenta delle criticità crescenti connesse con la quantità di impurità presenti che risulta molto elevata soprattutto nei casi in cui la raccolta viene effettuata con contenitori stradali, a fronte di ua raccolta secco/umido domiciliare. Le azioni da intraprendere prevedono un sostegno al consumo dell acqua della rete idrica pubblica, tal quale o microfiltrata da effettuare in sinergia con le aziende acquedottistiche. Dovranno essere avviate specifiche campagne di sensibilizzazione che puntino sulla qualità dell acqua della rete idrica e sulla capillarità e frequenza dei controlli. pag. 44

46 Azione n.3 Riduzione dei contenitori di detergenti e detersivi liquidi Gli imballaggi primari per detergenti e detersivi liquidi rappresentano una quota importante della quantità di rifiuti urbani prodotti ogni anno, soprattutto in termini di volume. La loro raccolta differenziata rappresenta un costo rilevante e presenta delle criticità crescenti connesse con la quantità di impurità presenti che risulta molto elevata soprattutto nei casi in cui la raccolta viene effettuata con contenitori stradali, a fronte di ua raccolta secco/umido domiciliare. Le azioni da intraprendere prevedono la sostituzione di detersivi e detergenti liquidi confezionati in contenitori monouso in plastica con quelli erogati alla spina (con utilizzo di flaconi riutilizzabili); la sostituzione di detersivi e detergenti liquidi confezionati in contenitori monouso in plastica con detergenti concentrati (da diluire) e/o confezionati in contenitori da ricaricare (refill). Dovranno essere avviati accordi con le aziende produttrici e specifiche campagne di sensibilizzazione che puntino sulla qualità dei detergenti alla spina e di quelli concentrati, sui risultati che è possibile ottenere nella riduzione dei rifiuti, nella comodità (non bisogna più conferire grandi quantità di plastica). Azione n.4 Riduzione dell utilizzo delle stoviglie usa e getta Le stoviglie usa e getta rappresentano una grande fonte di rifiuti soprattutto per alcune tipologie di utenze come ad esempio la ristorazione collettiva e sono molto usate anche nell ambito di manifestazioni e sagre locali che prevedono un servizio di ristorazione. Poiché non sempre è possibile l impiego di stoviglie riutilizzabili il Piano propone la loro sostituzione con stoviglie in materiale biodegradabile da avviare a compostaggio. Importante è in ogni caso una adeguata campagna di sensibilizzazione dei cittadini eventualmente abbinata a disposizioni dell ente locale che vincolano la concessione di permessi per feste popolari e sagre all utilizzo di stoviglie biodegradabile. Azione n.5 Riduzione degli shopper in plastica Ferme restando le disposizioni normative in materia è una iniziativa che punta a sensibilizzare i punti vendita affinché introducano azioni mirate a: sostituire gli shopper monouso in plastica con shopper riutilizzabili (ad esempio in cotone, canapa, polietilene, juta o in carta; introdurre shopper monouso in materiale biodegradabile utilizzabile anche per pag. 45

47 la raccolta differenziata dei rifiuti umidi. In questo modo è possibile da una parte ridurre la produzione complessiva di rifiuti (grazie all introduzione di shopper riutilizzabili) e dall altra minimizzare l impatto costituito dalla presenza della plastica all interno del rifiuto avviato a discarica (grazie alla sostituzione degli shopper il plastica con shopper biodegradabili). Azione n.6 Riutilizzo di beni durevoli e vestiario Molti dei rifiuti che oggi vengono normalmente prodotti dalle utenze domestiche sono rappresentati da beni che conservano ancora la funzionalità per la quale sono stati realizzati ma sono semplicemente passati di moda. Si tratta di beni durevoli, mobilio, vestiario che, se intercettati prima del loro abbandono possono ancora essere utilizzati. Si tratta di recuperare tali beni usati prima della loro trasformazione in rifiuti e di reimmetterli nel ciclo di vita, ad es. mediante la vendita in mercati dell usato. Un ruolo importante potrebbe anche essere svolto dalla realizzazione nei pressi dei Centri Comunali di Raccolta di apposite strutture dove i cittadini possano depositare quei beni che non ritengono più soddisfacenti ma che mantengono la propria funzionalità prima di accedere al Centro di Raccolta dove dovranno essere conferiti solamente i rifiuti e cioè quei beni che non presentano più integre le loro caratteristiche funzionali. Le pubbliche amministrazioni potrebbero concedere spazi per la raccolta e lo stoccaggio di tali beni, mentre le aziende di igiene urbana potrebbero prevedere dei contributi per quelle associazioni Onlus in grado di rendere operativi tali centri Utilizzo degli impianti esistenti Al fine di ridurre l impatto derivante dal recupero e dallo smaltimento dei rifiuti urbani il Piano pone tra i suoi obiettivi quello del prioritario utilizzo degli impianti attualmente esistenti. Da questo punto di vista gli impianti di recupero e smaltimento in esercizio ritenuti strategici ai fini della pianificazione provinciale sono riportati nella tabella alla pagina seguente. pag. 46

48 Discariche per rifiuti non pericolosi in esercizio Impianti di biotrattamento Impianti di selezione e recupero Impianti di termovalorizzazione Impianti di recupero sabbie da spazzamento Campodarsego (ETRA) fino ad esaurimento Este (SESA) Sant Urbano (GEA) (discarica tattica regionale) Este (SESA): compostaggiodigestione anaerobica Vigonza (ETRA): compostaggio Camposampiero (ETRA): digestione anaerobica Este (SESA) San Giorgio delle Pertiche (ETRA) Campodarsego (ETRA) Padova (ACEGASAPS) Limena (ETRA) Viene ritenuto strategico l ampliamento della discarica di Este (SESA), per una potenzialità di t, che consente di garantire lo smaltimento dei rifiuti del Sub Ambito PD3 per tutta la durata del Piano e per il quale si è già espresso favorevolmente il Consiglio Provinciale in sede di approvazione del Documento Preliminare del presente Piano. Viene inoltre ritenuto strategico l impianto di biotrattamento previsto presso Ca Nordio a Padova, per il quale NestAmbiente srl (società del gruppo ACEGASAPS) è in attesa del giudizio di compatibilità ambientale da parte della Regione Veneto, in quanto tale impianto consentirebbe di servire la zona di Padova riducendo, per i comuni serviti, i costi di trasporto e gli impatti sul traffico. Non vengono, invece, ritenuti strategici: a) l ampliamento del lotto A della discarica di Ponte San Nicolò in relazione alla completa attivazione dell impianto di termovalorizzazione di Padova San Lazzaro, la cui potenzialità è in grado di garantire il trattamento dell intera massa di rifiuto residuo prodotto non solo dal SubAmbito PD2, che, più in generale, a fronte di una ridotta necessità di smaltimento determinata dal previsto aumento della raccolta differenziata. Rimane, comunque, da definire la modalità di messa in sicurezza del sito; b) l ulteriore ampliamento della discarica di Campodarsego in quanto già oggetto di parere negativo in fase di valutazione del Documento Preliminare del Piano Provinciale, a seguito della diminuita necessità di smaltimento di rifiuto non pag. 47

49 riciclabile in discarica Principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale Il Piano prevede che il raggiungimento degli obiettivi avvenga nel rispetto dei principi della sostenibilità sia ambientale che economica e sociale. La sostenibilità ambientale delle scelte di Piano, cui è stato dedicato un apposito capitolo all interno del Rapporto Ambientale della Valutazione Ambientale Strategica, va in ogni caso ricercata all interno della scala di priorità stabilita dalla normativa vigente che privilegia innanzitutto il recupero di materia dai rifiuti, nelle sue diverse forme, in secondo luogo l utilizzo dei rifiuti come combustibile per produrre energia, mantenendo lo smaltimento in discarica come momento residuale dell intero ciclo di gestione dei rifiuti. La sostenibilità ambientale è stata quindi finalizzata ad evidenziare il miglioramento in termini di riduzione delle emissioni climalteranti che lo scenario di Piano comporta rispetto all attuale sistema di gestione dei rifiuti urbani 14. Anche la sostenibilità economica delle scelte di Piano va perseguita all interno della scala di priorità stabilita dalla normativa vigente e del criterio guida che vede nel raggiungimento dell autosufficienza provinciale un obiettivo da non disattendere. Poichè, comunque, l attuazione delle indicazioni di Piano comporterà, a regime, delle modifiche al sistema dei costi attualmente in vigore, sarà necessario adottare delle misure di compensazione tali per cui si giunga alla definizione di un costo medio provinciale di smaltimento indipendente dall impianto cui i rifiuti verranno destinati. Appare infatti opportuno stabilire dei sistemi di armonizzazione dei diversi costi di smaltimento, sul modello di quanto già applicato, a scala locale, dal SubAmbito PD2. La compensazione dei costi dovrà riguardare le tariffe di smaltimento e di trasporto agli impianti di destino, mentre, per quanto riguarda i costi dei servizi di raccolta, che dipendono da fattori territoriali, economici, di qualità del servizio, questi saranno, evidentemente, diversi da comune a comune. Un primo risultato importante è già stato raggiunto, a seguito dei ripetuti incontri intervenuti con i Bacini interessati ed AcegasA.P.S., ed ha riguardato la definizione di una 14 Cfr. Capitolo 6 del Rapporto Ambientale della Valutazione Ambientale Strategica. pag. 48

50 tariffa provvisoria, sottoposta all'esame della Commissione Tecnica Provinciale Ambiente nella seduta del 5/12/11, a valere dall'1/1/2012, di 111,94 /ton (con esclusione di altri tributi e contributi a favore del Comune di Padova e del Bacino PD2) per i conferimenti dei rifiuti provenienti dai Bacini PD1, PD2 e PD4. Nella stessa sede è stato anche previsto, per l'anno 2012, un sistema perequativo che rispetto alla tariffa di 111,94 /ton, prevede: 2 /ton, per il Bacino PD 1 da fine esercizio della discarica di Campodarsego e comunque sui rifiuti conferiti all'inceneritore; 2 /ton, per il Bacino PD 4; +1 /ton, per il Bacino PD2. L importante risultato raggiunto, a fronte della garanzia nello smaltimento del rifiuto residuo per i tre Bacini menzionati, consente di ipotizzare per alcune realtà addirittura una riduzione dei costi previsti e, nelle situazioni peggiori, un incremento complessivo contenuto mediamente intorno al 23%. In tale logica si sono avviate iniziative per ridurre anche i costi di trasporto per alcune frazioni di rifiuto (ad esempio l impianto di Este), nonché il costo di trattamento di alcune frazioni (ad esempio la FORSU). Per quanto riguarda la sostenibilità sociale, il Piano intende raggiungerla oltre che migliorando i livelli di raccolta differenziata anche prevedendo l impiego degli impianti attualmente in esercizio, senza andare, cioè, ad interessare nuove realtà territoriali. In questo modo è possibile mantenere gli impatti ambientali derivanti dal ciclo di smaltimento dei rifiuti entro confini già definiti ed è anche possibile prevedere il potenziamento delle azioni di mitigazione e compensazione, nonché dei programmi di monitoraggio e controllo. Per contro, l attivazione di nuovi impianti oltre che andare ad intaccare nuovi ambiti territoriali, avrebbe comportato una parcellizzazione degli interventi di mitigazione e di compensazione ambientale. Il raggiungimento degli obiettivi di Piano sarà oggetto di uno specifico Piano di Monitoraggio, descritto nel Rapporto Ambientale della VAS che dovrà valutare non solo lo stato di attuazione del Piano, ma anche il rispetto delle prestazioni ambientali, economiche e sociali. Il programma di monitoraggio sarà predisposto periodicamente a cura dell Amministrazione Provinciale, e dovrà prevedere la raccolta dei dati di base, la loro elaborazione e l utilizzazione di una serie di indicatori che consentano la valutazione dell andamento. Gli indicatori che sono stati scelti, che si caratterizzano per essere facilmente misurabili e confrontabili, sono i seguenti. pag. 49

51 INDICATORI 1 Riduzione della produzione di rifiuti urbani 2 Massimizzazione del recupero di materia dai rifiuti urbani 3 Smaltimento con recupero energetico dei rifiuti urbani 4 Riduzione del conferimento dei rifiuti urbani in discarica 5 Autosufficienza del sistema di smaltimento 6 Economicità nella gestione del sistema dei rifiuti urbani a) Produzione totale di rifiuti urbani; b) Percentuale di riduzione/incremento annua della produzione totale di rifiuti urbani rispetto all anno precedente; c) Produzione pro capite di rifiuti urbani; d) Percentuale di riduzione/incremento annua della produzione pro capite rispetto all anno precedente; e) Numero di campagne di sensibilizzazione; f) Numero di comuni in cui è attivo il compostaggio domestico. a) Raccolta Differenziata (RD) totale; b) RD procapite; c) Percentuale di riduzione/incremento annuo della quantità di rifiuti avviati a RD in riferimento all anno precedente; d) Percentuale di riduzione/incremento annuo della % di rifiuti avviati a RD rispetto all anno precedente; e) Rifiuti organici avviati a compostaggio; f) Percentuale di raccolta di frazioni pericolose dei rifiuti urbani; g) Numero di Centri Comunali di Raccolta. a) Quantità di rifiuti urbani annua avviata a termovalorizzazione; b) Percentuale di rifiuti urbani avviati a termovalorizzazione sul totale dei rifiuti urbani prodotti; a) Rifiuto avviato a discarica; b) Percentuale di conferimento a discarica sulla produzione totale di rifiuti urbani; c) Percentuale di riduzione annua di rifiuti urbani avviati a discarica; rispetto all anno precedente. a) Quantità di rifiuti avviati all impianto di recupero energetico di Padova b) Quantità di rifiuti avviati a discariche controllate provinciali per rifiuti urbani; c) Quantità di rifiuti avviati alla discarica tattica regionale. a) Costo medio annuo per abitante (per subambito e provinciale); b) Costo medio annuo per tonnellata di rifiuto prodotto (per subambito e provinciale). 7 Produzione di energia a) produzione di energia da termovalorizzatore; b) produzione di energia da biogas di discarica; c) produzione di energia da digestore anaerobico. pag. 50

52 5. SCENARIO DI PIA Il Documento Preliminare del Piano Provinciale aveva elaborato i seguenti scenari: Scenario 0 o scenario in assenza di Piano: prevede che la produzione rifiuti fino al 2019 prosegua con un andamento legato all aumento della popolazione e della produzione procapite; si prevede, inoltre, che rimanga invariato l attuale percentuale di Raccolta Differenziata (57%) e che non intervengano azioni volte al contenimento della produzione dei rifiuti alla fonte. Sulla base delle nuove previsioni di conferimento di rifiuti, la discarica di Sant Urbano opererà fino a tutto il Scenario 1: prevede che la produzione rifiuti fino al 2019 prosegua con un andamento legato all aumento della popolazione e della produzione procapite; si prevede inoltre che venga raggiunta una percentuale di Raccolta Differenziata pari al 65% del totale dei rifiuti prodotti per ciascun subambito. Lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili viene assicurato mediante recupero energetico presso l impianto di Padova e gli impianti di discarica esistenti. Scenario 2: prevede che la produzione rifiuti fino al 2019 venga ridimensionata con riduzione del 5% della produzione procapite; si prevede che venga raggiunta una percentuale media provinciale di Raccolta Differenziata pari al 65% del totale dei rifiuti prodotti. Si prevede che lo smaltimento dei rifiuti non riciclabili venga assicurato mediante recupero energetico presso l impianto di Padova e ampliamenti degli impianti di discarica esistenti oppure attraverso l individuazione, a fine periodo, di una nuova discarica provinciale. Scenario 3: prevede che la produzione rifiuti fino al 2019 prosegua con un andamento legato all aumento della popolazione e della produzione procapite. Si prevede che venga raggiunta una percentuale media provinciale di Raccolta Differenziata pari al 75% del totale dei rifiuti prodotti e che lo smaltimento del rifiuto residuo venga assicurato mediante recupero energetico presso l impianto di Padova. pag. 51

53 L Amministrazione Provinciale di Padova, tenuto conto anche delle osservazioni pervenute al Documento Preliminare, ha ritenuto più realistico lo Scenario n.1 che consente, comunque, di raggiungere gli obiettivi prefissati e nel contempo di ridurre le emissioni climalteranti rispetto alla situazione attuale, come evidenziato dalla relazione di VAS. Di seguito lo Scenario di Piano viene rielaborato utilizzando i dati attualmente disponibili e considerando quanto emerso dalle osservazioni presentate. Preliminarmente alla descrizione dello Scenario vengono illustrate le assunzioni di base che sono state utilizzate per lo svolgimento dei calcoli e delle elaborazioni Assunzioni di base utilizzate per l elaborazione dello Scenario di Piano Di seguito vengono illustrate le assunzioni utilizzate per l elaborazione dello Scenario di Piano Livelli di raccolta differenziata dei rifiuti Con il termine raccolta differenziata, secondo quanto stabilito dall art. 183 D.Lgs. 152/2006, si intende la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico. In particolare, la raccolta separata dei rifiuti organici deve essere effettuata con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti compostabili certificati a norma Uni En Oltre a quanto indicato dalla definizione riportata dal testo unico deve essere considerata, in quanto determinante per la salvaguardia dell ambiente, anche la raccolta differenziata dei rifiuti urbani pericolosi (farmaci scaduti, pile esaurite ed altre sostanze pericolose). Per garantire il recupero dei materiali sono di fondamentale importanza sia la separazione dei rifiuti per flussi omogenei già al momento della produzione che il sistema di raccolta adottato. Lo sviluppo della raccolta differenziata è basato sull'adozione di adeguati sistemi di raccolta che consentano di separare le frazioni merceologiche presenti nei rifiuti urbani. Data l eterogeneità dei materiali presenti nel rifiuto urbano, per motivi tecnici, economici pag. 52

54 ed organizzativi i principali flussi oggetto di raccolta differenziata sono i seguenti: umido o FORSU (frazione organica dei rifiuti urbani): materiale organico putrescibile ad alto tasso di umidità proveniente dalla raccolta differenziata e costituito da residui alimentari, ovvero scarti di cucina. La raccolta avviene di norma presso le utenze domestiche e/o selezionate (quali mense, ristoranti, ecc), mediante modelli di gestione riconducibili all'utilizzo di specifici contenitori stradali e alla raccolta presso il domicilio dell'utenza interessata (raccolta porta a porta); verde: frazione costituita esclusivamente da scarti della manutenzione del verde privato e pubblico, comprendente sfalci e potature, anche proveniente dalle aree cimiteriali; secco recuperabile: frazioni costituite da materiali recuperabili, ad esempio da carta e cartone, vetro, metalli ferrosi e non ferrosi, plastica, ed altri; rifiuto urbano residuo o rifiuto secco non recuperabile: rifiuto urbano misto che residua dopo aver attivato, oltre le raccolte obbligatorie, anche la raccolta separata della frazione organica dei rifiuti; rifiuto da spazzamento: rifiuto proveniente dalle operazioni di spazzamento delle strade e delle piazze pubbliche; rifiuti particolari: rifiuti di diverse tipologie che per le loro caratteristiche o per espresse disposizioni di legge, devono essere avviati a forme particolari di recupero o smaltimento, e quindi a tal fine, devono essere raccolti in modo differenziato (ad esempio: olii minerali usati, pile e batterie, medicinali scaduti, contenitori contaminati da liquidi e sostanze infiammabili...); RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche): grandi e piccoli elettrodomestici, computer e apparecchiature per la comunicazione, apparecchiature di illuminazione, distributori automatici, ecc.; rifiuti ingombranti: i rifiuti eterogenei di grandi dimensioni per i quali non è individuabile un materiale prevalente e che non rientrano in altre categorie; non possono perciò essere conferiti all'ordinario servizio di raccolta. Il sistema di raccolta, ovvero la modalità con la quale vengono intercettati i rifiuti, è strategico per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata previsti dalla normativa perché condiziona la quantità e la qualità dei rifiuti, ma anche dei materiali recuperati. Il sistema quindi per essere efficiente deve tener conto, oltre che dell eterogeneità dei materiali anche dei diversi fattori territoriali, urbanistici e socio economici, e non ultimo della situazione impiantistica e degli accordi stipulati con CONAI e Consorzi di filiera. Detti Consorzi, infatti, garantiscono il ritiro e, in base alla percentuale di purezza, corrispondono un corrispettivo economico solo per particolari categorie (per es. pag. 53

55 imballaggi) 15. È inoltre determinante una chiara e costante informazione che coinvolga tutti gli utenti del servizio tesa a specificare quali rifiuti vanno separati e in che modo. Nel Veneto il sistema di raccolta che interessa oltre il 90% dei cittadini è la cosiddetta raccolta seccoumido. Il rifiuto urbano viene separato in 3 flussi principali: umido, frazioni secche recuperabili (carta, vetro, plastica, imballaggi metallici, etc.) e secco residuo non riciclabile. La raccolta separata della frazione organica è fondamentale per conseguire elevati livelli di raccolta differenziata e ridurre gli impatti delle discariche. I sistemi di raccolta vengono poi ulteriormente classificati in: Raccolta stradale: raccolta del rifiuto mediante contenitori posizionati su strade o aree pubbliche. L accesso ai contenitori stradali è libero e non è soggetto ad alcun tipo di controllo, senza alcun obbligo per l utente di rispettare orari e date prestabilite per il conferimento. Si tratta di sistemi che risultano estremamente comodi per i cittadini che, però, non consentono di raggiungere elevati risultati di raccolta indifferenziata e, soprattutto, non consentono un controllo dei conferimenti, sia per quanto riguarda la qualità del materiale conferito (elevata presenza di frazioni estranee nelle raccolte differenziate) che la presenza di rifiuti provenienti da attività produttive non ammesse a ruolo o di cittadini provenienti da comuni diversi. Questi sistemi consentono di intercettare quote di rifiuti riciclabili variabili dal 15% ad un massimo del 50%. Raccolta domiciliare o porta a porta: raccolta del rifiuto di ogni singola utenza mediante appositi contenitori. Il prelievo dei rifiuti avviene, in orari e date prestabiliti, e gli utenti hanno l obbligo di esporre i contenitori o i sacchi all esterno della loro proprietà. Questi sistemi di raccolta vengono anche chiamati integrati: in quanto il rifiuto non è più considerato come una massa indistinta di materiali ma come una serie di flussi omogenei che devono essere separati per essere destinati a impianti diversi fin dal momento della produzione. Questi sistemi di raccolta consentono di raggiungere percentuali di raccolta differenziata mediamente variabili dal 45 al 65%, con punte del 70%. Raccolta stradale abbinata ad un sistema di tariffazione puntuale: raccolta della frazione secca non riciclabile, mediante l impiego di contenitori stradali o interrati dotati di calotte o altri sistemi ad apertura mediante apposita chiavetta. Questi sistemi di raccolta, che fanno pagare il numero di conferimenti effettuati, consentono di ridurre la quantità di frazione non riciclabile da avviare a smaltimento. Il prelievo dei rifiuti avviene con normale 15 Cfr. Accordo quadro tra CONAI e ANCI siglato in data 23 dicembre 2008, valido per 5 anni dal 1 gennaio pag. 54

56 servizio di raccolta e gli utenti sono liberi di conferire il rifiuto a qualsiasi ora del giorno. Questi sistemi di raccolta consentono di raggiungere percentuali di raccolta differenziata mediamente variabili dal 45 al 65%. Raccolta domiciliare abbinata ad un sistema di tariffazione puntuale: raccolta del rifiuto, prevalentemente della frazione secca non riciclabile, mediante l impiego di contenitori personalizzati e dotati di chip di riconoscimento. Questi sistemi di raccolta, che fanno pagare il numero di conferimenti effettuati, consentono di ridurre al minimo la quantità di frazione non riciclabile da avviare a smaltimento. Il prelievo dei rifiuti avviene, in orari e date prestabiliti, e gli utenti hanno l obbligo di esporre i contenitori all esterno della loro proprietà. In questi casi va attentamente controllata la correttezza dei conferimenti per evitare comportamenti di abbandono di rifiuti nel territorio, accompagnandola con periodiche campagne informative. Attualmente la Provincia di Padova ha già raggiunto degli importanti risultati per quanto riguarda la percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani che la collocano, a livello nazionale tra le provincie con la più alta percentuale di raccolta differenziata. Basti ricordare che nel 2010 la raccolta differenziata in Italia ha raggiunto il 31,7%, passando dal 47% del Nordest al 40,1% del Nordovest, al 28,1% del Centro e al 21,3% del Sud. In particolare, i subambiti di gestione PD1, PD3 e PD4 hanno già superato il 65%, mentre il subambito PD2 ha superato il 50%. Tali risultati sono stati raggiunti grazie alla diffusa introduzione di sistemi di raccolta differenziata delle frazioni secca ed umida ed al potenziamento di tutte le raccolte delle frazioni secche riciclabili. Negli scenari di Piano sono state considerate le seguenti percentuali di raccolta differenziata (RD): per i subambiti PD1, PD3 e PD4: RD al 68% (valore medio già raggiunto) per il subambito PD2: RD al 51% per la fase 1 (valore medio già raggiunto) RD al 60% per la fase 2 RD al 65% per la fase 3 pag. 55

57 Per ciascuna delle percentuali sopra indicate sono state ipotizzate le seguenti percentuali di intercettazione: RD 51% composizione % di Frazione merceologica intercettazione intercettata organico verde 35,0 0,55 19,25 Carta 20,6 0,65 13,39 Plastica 11,7 0,65 7,61 Vetro 7,0 0,85 5,95 legno/tessili 3,4 0,30 1,02 Metalli 2,3 0,40 0,92 Altro 20,0 0,14 2,87 TOTALE ,00 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% organico carta plastica vetro legno/tessili metalli altro TOTALE RD 60% composizione % di Frazione merceologica intercettazione intercettata organico verde 35,0 0,75 26,25 carta 20,6 0,66 13,69 plastica 11,7 0,65 7,61 vetro 7,0 0,85 5,95 legno/tessili 3,4 0,40 1,36 metalli 2,3 0,50 1,15 altro 20,0 0,20 4,00 TOTALE ,00 pag. 56

58 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% organico carta plastica vetro legno/tessili metalli altro TOTALE RD 65% composizione % di frazione merceologica intercettazione intercettata organico verde 35,0 0,90 31,50 carta 20,6 0,62 12,85 plastica 11,7 0,70 8,19 vetro 7,0 0,85 5,95 legno/tessili 3,4 0,40 1,36 metalli 2,3 0,50 1,15 altro 20,0 0,20 4,00 TOTALE 100,0 65,00 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% organico carta plastica vetro legno/tessili metalli altro TOTALE pag. 57

59 RD 68% composizione % di Frazione merceologica intercettazione intercettata organico verde 35,0 0,90 31,50 carta 20,6 0,70 14,42 plastica 11,7 0,70 8,19 vetro 7,0 0,85 5,95 legno/tessili 3,4 0,40 1,36 metalli 2,3 0,50 1,15 altro 20,0 0,27 5,43 TOTALE ,00 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% organico carta plastica vetro legno/tessili metalli altro TOTALE Il raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata del 65% passa attraverso il miglioramento delle rese di intercettazione nei Comuni che svolgono la raccolta seccoumido con sistemi di raccolta di tipo stradale, come, ad esempio, nel caso del Comune di Padova. Stante la complessità insediativa di tali Comuni, dove risulta particolarmente difficoltosa l adozione di sistemi di raccolta porta a porta, si ritiene che un valido sistema alternativo possa essere quello dell impiego di contenitori stradali o interrati dotati di calotta o altri sistemi di apertura mediante appositi apparecchi di identificazione (chiavette, schede,.) per la raccolta della frazione secca non riciclabile. Nelle realtà dove sono stati adottati, questi sistemi di raccolta sono risultati compatibili con situazioni insediative particolari (alta densità, stagionalità,.) ed hanno consentito di innalzare in maniera significativa la percentuale di raccolta differenziata. Alcuni esempi, sia riferiti a singoli comuni che ad ambiti di bacino, hanno pag. 58

60 evidenziato come la percentuale di raccolta differenziata, inferiore al 50% prima dell avvio del nuovo sistema, sia passata a valori superiori al 60%, senza per questo comportare, necessariamente, il cambio delle strutture di raccolta utilizzate (contenitori) e dei mezzi Impianti di recupero e di smaltimento Di seguito vengono riportate le assunzioni di base utilizzate nell elaborazione dello scenario di Piano per diverse tipologie di rifiuti e di impianti. 1) Impianti di compostaggio delle frazioni umida e verde dei rifiuti urbani provenienti da raccolta differenziata Il compostaggio è un processo biossidativo termofilo che avviene in condizioni controllate a carico delle matrici organiche (forsu e verde). Il processo, nelle fasi di biossidazione e maturazione, porta alla produzione di acqua, anidride carbonica, calore e compost. A completamento del processo di compostaggio di matrici organiche selezionate (FORSU e verde) si ottiene, mediamente, una quantità di compost pari al 55% in peso della massa iniziale, in quanto la restante frazione è evaporata o viene raccolta come colaticcio. Il compost maturo, prima di poter essere utilizzato viene sottoposto ad un processo di raffinazione che comporta la formazione di una quantità di sovvalli mediamente pari al 5% in peso del materiale in ingresso, e sono classificati rifiuti speciali. 2) Impianto di termovalorizzazione dei rifiuti La termovalorizzazione consiste in un processo di ossidazione totale del carbonio organico contenuto nei rifiuti finalizzato al recupero dell energia prodotta. Nel corso del processo si ottiene una notevole riduzione sia in peso che in volume dei rifiuti trattati. flussi: Dal processo, oltre all energia termica ed elettrica prodotta, si originano i seguenti a) scorie che rappresentano una quantità pari mediamente al 22% in peso dei rifiuti in ingresso all'impianto. Le scorie possono essere destinate ad impianti di recupero oppure vengono smaltite presso impianti autorizzati per rifiuti speciali; pag. 59

61 b) ceneri leggere provenienti dall'impianto di abbattimento fumi che rappresentano una quantità pari a circa il 5% del peso dei rifiuti in ingresso all'impianto 16. Tali rifiuti vengono avviati a trattamento specifico e quindi a smaltimento; c) metalli ferrosi e non ferrosi per una quantità pari mediamente al 2,5% del totale dei rifiuti in ingresso. Questi scarti vengono separati ed avviati ad impianti di recupero. La potenzialità dell impianto di recupero energetico di San Lazzaro è stata considerata pari a 510 t/g nella Fase 1 dello Scenario di Piano e a 550 t/g nelle Fasi successive. L impianto potrà funzionare in media per 325 g/anno. 3) Impianti di selezione e recupero delle frazioni secche riciclabili Gli impianti di recupero delle frazioni secche riciclabili provenienti dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani (vetro, carta, plastica, metalli ferrosi e non ferrosi, legno,.) sono costituiti in generale da sistemi di vagliatura che possono essere di tipo manuale (su nastro trasportatore) o meccanico (vagli vibranti, rotanti, a piano inclinato), cui possono essere abbinati sistemi rompisacchi e impianti di riduzione volumetrica. Gli scarti provenienti dagli impianti di selezione dei materiali da raccolta differenziata sono considerati mediamente pari al 10% del peso totale dei rifiuti in ingresso, e sono classificati rifiuti speciali. 4) Impianti di discarica controllata Gli impianti di discarica controllata sono impianti di smaltimento che vengono classificati in base alla tipologia di rifiuti che vi possono essere smaltiti. Le tipologie di discarica previste dalla normativa vigente, il Decreto Legislativo 36/2003, sono tre: discariche per rifiuti inerti; discariche per rifiuti non pericolosi; discariche per rifiuti pericolosi. Per ciascuna tipologia di discarica la norma stabilisce gli apprestamenti tecnici e le 16 Tale percentuale, superiore a quella indicata nel Documento preliminare del Piano, è determinata dall introduzione di un doppio sistema di filtrazione e dall introduzione della calce come reagente. pag. 60

62 modalità realizzative e gestionali da osservare relativamente al sistema di raccolta e trattamento del percolato, alla captazione del biogas, ai sistemi di impermeabilizzazione del fondo e delle pareti, alla copertura superficiale finale costituita dall alternanza di diversi strati con caratteristiche drenanti e protettive. Le discariche per rifiuti urbani sono classificate come discariche per rifiuti non pericolosi e le caratteristiche dei rifiuti che vi possono essere smaltiti sono definite dal Decreto del 27 settembre A seconda della tipologia, ciascun rifiuto, una volta avviato a discarica e compattato, può raggiungere densità diverse: a) il rifiuto secco e gli scarti provenienti dalla selezione delle raccolte differenziate raggiungono mediamente una densità pari a 0,8 t/mc (considerando che è compreso anche il volume occupato dal materiale di copertura giornaliera); b) le scorie possono raggiungere anche una densità pari a 1,6 t/mc (considerando che in questo caso non è necessario il materiale di copertura giornaliera) Valutazione della percorrenza verso gli impianti di smaltimento Al fine di definire nel modo migliore il bacino d utenza relativo ai diversi impianti di smaltimento si è proceduto a valutare la distanza che intercorre tra ciascun Comune e ciascun impianto di smaltimento previsto dal Piano. La valutazione dell incidenza della percorrenza verso gli impianti di smaltimento è stata quindi definita nel modo seguente: calcolando la distanza media di ciascun Comune (considerando quale punto di riferimento il Municipio) da ciascun impianto di smaltimento del rifiuto residuo; calcolando, per ciascun Comune, il numero di viaggi necessari per trasportare il quantitativo di rifiuto residuo prodotto, considerando che i mezzi utilizzati abbiano una portata media pari a 55 quintali. Da questi dati è stato ricavato il valore complessivo di km da percorrere per ciascun comune e quindi si è proceduto a sommare tali valori per ciascun subambito. Il risultato ottenuto è riportato sinteticamente nella tabella seguente dove sono evidenziati i km totali che in un anno verrebbero percorsi per conferire il rifiuto secco prodotto da ogni SubAmbito verso ciascun impianto di smaltimento previsto dal Piano. pag. 61

63 SubAmbito Discarica di S.Urbano Km totali (*1000) Impianto di S. Lazzaro Km totali (*1000) Discarica di Este Km totali (*1000) Discarica di Campodarsego Km totali (*1000) PD PD PD PD Le cartine che seguono rappresentano, in maniera sintetica, i risultati riportati nella precedente tabella. Le dimensioni delle frecce rosse sono state calcolate in base ai chilometri complessivi da percorrere. pag. 62

64 A livello di SubAmbito, dai dati sopra riportati si evidenzia che: SubAmbito PD1: il conferimento all impianto di Padova San Lazzaro, rispetto all attuale conferimento presso la discarica di Campodarsego, comporta un incremento del 36% dei chilometri di percorrenza; tuttavia tale soluzione è la più economica rispetto a quelle che prevedono il conferimento ad Este oppure a S. Urbano che risultano estremamente più onerose; SubAmbito PD2: il conferimento presso l impianto di Padova San Lazzaro è la soluzione più economica rispetto a quelle che prevedono il conferimento alle discariche di Este e di S. Urbano che risultano estremamente più onerose; SubAmbito PD3: il conferimento presso la discarica di Este è la soluzione più economica rispetto a quelle che prevedono il conferimento all impianto di San Lazzaro oppure alla discarica di S. Urbano che risultano più onerose; SubAmbito PD4: il conferimento presso l impianto di Padova San Lazzaro è la soluzione più economica rispetto a quelle che prevedono il conferimento ad Este oppure a S. Urbano che risultano più onerose. pag. 63

65 Sulla base di queste considerazioni nello Scenario di Piano è stato considerato che: una volta esaurita la discarica di Campodarsego, il rifiuto residuo prodotto dai Comuni del SubAmbito PD1 verrà conferito all impianto di recupero energetico di Padova San Lazzaro; il rifiuto prodotto dai Comuni del SubAmbito PD4 verrà conferito completamente all impianto di recupero energetico di Padova San Lazzaro. Sarà comunque possibile, sulla base di valutazioni relative a singoli Comuni, prevedere delle deroghe alla presente suddivisione quali ad esempio: per il SubAmbito PD3: i Comuni di Barbona, Boara Pisani, Granze, Masi, Piacenza d Adige, Sant Urbano, Stanghella, Vescovana, Vighizzolo e Villa Estense che potrebbero conferire i propri rifiuti all impianto di Sant Urbano; i Comuni di Battaglia Terme, Galzignano Terme, Pernumia che potrebbero conferire i propri rifiuti all impianto di San Lazzaro a Padova Dati di partenza Andamento nella produzione di rifiuti e le previsioni di Piano La produzione di rifiuti urbani per il periodo è stata ricavata considerando sia l andamento della popolazione residente che l andamento della produzione procapite di rifiuti. Per quanto riguarda la popolazione residente in Provincia di Padova, sono stati utilizzati sia i valori rilevati negli anni dal 1992 al 2009 che i dati di previsione ricavati dallo studio Le proiezioni demografiche in Provincia di Padova del pag. 64

66 anno n abitanti PD PREVIONE NUMERO ABITANTI Provincia di Padova n. abitanti y = 7450,3x 1E+07 R 2 = 0, Anni pag. 65

67 L andamento della popolazione residente così calcolato, previsto per il periodo , è risultato il seguente: Popolazione anno residente Si è quindi proceduto ad analizzare l andamento della produzione procapite di rifiuti. In questo caso sono stati utilizzati i dati della serie storica relativa agli anni riportati nella tabella che segue. anno rifiuti pro capite (kg/ab*anno) RIFIUTI TOTALI (t/anno) n abitanti , , , , , , , , , I dati evidenziati in rosso sono di fonte Provinciale, quelli evidenziati in blu sono di fonte ARPAV. Essendo l incremento medio annuo registrato nel periodo pari allo 0,57%, si è proceduto a calcolare i valori di produzione procapite dal 2011 al 2019 considerando un aumento medio nel periodo pari allo 0,5%. I dati così ricavati sono riportati nella tabella che segue. pag. 66

68 anno rifiuti (kg/ab*a) , , , , , , , , , ,1 Dalla combinazione dei dati relativi all andamento della popolazione residente e della produzione procapite di rifiuti è stata ricavata la seguente tabella che riporta, anno per anno, la produzione totale di rifiuti prevista fino al ANNI ABITANTI RIFIUTI PROCAPITE (kg) RIFIUTI TOTALI (ton) % INCREMENTO , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,37 pag. 67

69 Nell anno 2010 la suddivisione tra i diversi subambiti è risultata la seguente. ABITANTI 17 RIFIUTI PROCAPITE (kg) RIFIUTI TOTALI (ton) subambito PD subambito PD subambito PD subambito PD TOTALE Composizione merceologica dei rifiuti La determinazione della caratteristica merceologica del rifiuto è essenziale al fine di poter valutare i diversi flussi destinati al trattamento e allo smaltimento. La composizione merceologica assunta come riferimento, che risulta, a tutt oggi, quella più attendibile ed utilizzata è quella riportata dalla Tabella n.3 del Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale n. 59 del 22 novembre Nonostante siano trascorsi alcuni anni dalla rilevazione riportata nel Piano Regionale, si ritiene che una tale composizione merceologica, in peso, possa essere ancora confermata. 17 I dati sulla popolazione residente per SubAmbito sono ricavati dal sito ARPAV. pag. 68

70 Frazione Composi Composizione merceologica del rifiuto urbano merceologica zione % 1 Organico 20,0 Verde 15,0 Carta 20,6 20% 20% ORGANICO VERDE CARTA Plastica 11,7 1% PLASTICA Vetro 7,0 Tessili 2,5 Legno 0,9 Alluminio e 2,3 materiali ferrosi Accoppiati, sottovaglio, 20,0 pannolini TOTALE 100 (1) In peso 7% 2% 3% 12% 20% 15% TESLI ALLUMINIO E MAT.FERRO VETRO LEG ACCOPPIATI, PANLINI E SOTTOVAGLIO Rifiuti assimilati ai rifiuti urbani Con il termine assimilati si intendono quei rifiuti non pericolosi prodotti da utenze non domestiche che sono, per qualità e quantità, analoghi a quelli urbani e che, per effetto di un provvedimento del Comune (Regolamento di gestione dei rifiuti urbani) sono dichiarati tali. Questi rifiuti vengono raccolti dal servizio pubblico e sono rifiuti urbani a tutti gli effetti. La loro maggiore o minore incidenza è tra i maggiori responsabili delle differenze molto pronunciate che si osservano nelle produzioni unitarie di rifiuto urbano tra diversi comuni. Diversamente, con il termine assimilabili si intendono, invece, quei rifiuti prodotti da utenze non domestiche che sono per qualità analoghi ai rifiuti urbani, ma non lo sono per quantità, cioè la loro quantità eccede quella massima ammessa dai regolamenti Comunali per la gestione dei rifiuti. Tali rifiuti rimangono, pertanto, a tutti gli effetti rifiuti speciali. Questi rifiuti possono essere raccolti da raccoglitori privati oppure dal servizio pubblico sulla base di apposite convenzioni. La loro presenza non comporta l innalzamento della produzione unitaria di rifiuto di un dato comune. Il problema della maggiore o minore presenza di rifiuti assimilati all interno del rifiuto urbano dipende sia dalla presenza di attività commerciali e di servizio nel territorio pag. 69

71 di ciascun Comune 18, che dal livello di assimilazione che il Comune ha stabilito attraverso il proprio regolamento 19. Da questo punto di vista, la regolamentazione adottata dai Comuni risulta quanto mai eterogenea. Il D.Lgs 152/2006, nel tentativo di fare ordine a riguardo, ha stabilito dei precisi divieti per quanto riguarda le possibilità di assimilazione da parte dei Comuni. Il Decreto stabilisce che non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico; non sono assimilabili anche i rifiuti che si formano nelle strutture di vendita con superficie superiore a 500 mq per i Comuni fino a abitanti e con superficie superiore a 750 mq per i Comuni con più di abitanti. Tuttavia ad oggi sono pochi i Comuni che hanno già adottato tali limiti, in attesa che il Governo adotti la completa normativa in materia. Il modo in cui evolverà la questione dell assimilazione non è comunque ininfluente per quanto riguarda la quantità di rifiuti urbani da avviare a smaltimento. Da questo punto di vista, le ripercussioni nel dimensionamento del Piano Provinciale di gestione dei rifiuti urbani possono anche essere rilevanti. E chiaro, infatti, che quando si rimane nel campo dei rifiuti assimilati l obbligo di garantirne lo smaltimento rientra tra i compiti principali del Piano Provinciale, mentre, nel caso dei rifiuti assimilabili la scelta di consentirne lo smaltimento presso gli impianti destinati ai rifiuti urbani rappresenta una sinergia che si può attivare, dato che si tratta di rifiuti che presentano caratteristiche qualitativemerceologiche del tutto analoghe, anche al fine di mantenere in equilibrio le tariffe di smaltimento. Una valutazione del peso che i rifiuti assimilabili potrebbero avere, in prospettiva, all interno della Provincia di Padova risulta poco attendibile anche facendo riferimento allo studio più recente relativo alla produzione di rifiuti speciali nel Veneto 20. Una stima della quota di rifiuti assimilabili che già oggi vengono avviati a smaltimento presso gli impianti destinati ai rifiuti urbani si può invece ricavare da quanto evidenziato nel precedente paragrafo 3.5, dal quale emerge che, attualmente, negli impianti di smaltimento per rifiuti urbani della Provincia di Padova viene smaltita ogni anno una quota di rifiuti assimilabili (comprendendo al loro interno anche i fanghi) pari a circa il 10% del totale. Ciò in virtù della possibilità che i decreti autorizzativi concedono ai 18 Cfr. lo studio Servizio Gestione Rifiuti Urbani nell Ambito Ottimale della Provincia di Padova, Ricognizione dello stato di fatto Enti di Bacino PD1, PD2, PD3 e PD4, del dicembre Il Dlgs 152/2006 stabilisce all art.198 che ciascun Comune disciplina la gestione dei rifiuti urbani con apposito regolamento, nel rispetto dei principi di trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità. 20 Cfr. Produzione e gestione dei rifiuti nel Veneto. Rifiuti Urbani Rifiuti Speciali. Anni Regione Veneto ARPAV. pag. 70

72 gestori di poter conferire negli impianti per rifiuti urbani una quota di rifiuti speciali assimilabili anche al fine di consentire di mantenere in equilibrio i flussi di conferimento e quindi anche le tariffe di smaltimento. Si ritiene che anche in futuro tali rifiuti potranno continuare ad essere avviati a smaltimento presso impianti provinciali destinati allo smaltimento dei rifiuti urbani in particolare per la quota che si ritenesse necessaria al fine di garantire la stabilità delle tariffe di conferimento approvate dagli organi tecnici Potenzialità degli impianti di smaltimento Gli impianti di smaltimento considerati dal Piano Provinciale sono costituiti da un impianto di termovalorizzazione e da 3 discariche. Per quanto riguarda l impianto di termovalorizzazione ACEGASAPS di San Lazzaro a Padova, il cui funzionamento è previsto per 325 giorni all anno, il Piano considera una potenzialità massima disponibile, a regime, pari a t/anno. Per quanto riguarda gli impianti di discarica, la potenzialità residua all era la seguente: Discarica di Campodarsego: mc (pari a circa ton) Discarica di Este: mc (pari a circa ton) A tali potenzialità vanno aggiunte: quella della Discarica Regionale di Sant Urbano che presenta una potenzialità residua pari a circa mc e disponibilità giornaliera per i Comuni della Provincia di Padova pari a 200 t/g. Il Piano prevede che la disponibilità di questo impianto venga utilizzata solamente a completamento delle necessità di smaltimento provinciali, e quindi per una potenzialità di molto inferiore rispetto a quella prevista. quella relativa all ampliamento della discarica di Este per mc il cui ampliamento è stato oggetto di una specifica richiesta di inserimento effettuata in sede di approvazione del Documento Preliminare al Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti Urbani da parte del Consiglio Provinciale. A seguito delle verifiche e degli approfondimenti condotti nel corso della valutazione dei documenti di Piano, concretizzatesi con l approvazione da parte della Giunta Provinciale con Deliberazione n.299 del 15/12/2011, delle Linee Strategiche, sono pag. 71

73 state assunte le seguenti determinazioni: il superamento della discarica di Ponte San Nicolò, ritenuta non più strategica nella gestione dei rifiuti urbani, anche se resta da definire la messa in sicurezza del sito; l utilizzo della discarica di Campodarsego fino ad esaurimento (previsto per la metà del 2012) l utilizzo dell impianto di termovalorizzazione di Padova S. Lazzaro oltre che per l Ambito dell exbacino PD2 anche per quello del PD1 (in parte) e del PD4 già dal e, a partire dalla metà del 2012 con l esaurimento della discarica di Campodarsego, dell intero exbacino PD1; l utilizzo della discarica di Este, per la quale si prevede un incremento di tonnellate, corrispondenti a mc, a partire dal 2012, quale discarica di Piano; l utilizzo della discarica di S. Urbano in misura decrescente e sempre più marginale fino ad esaurimento Potenzialità degli impianti di recupero Gli impianti di recupero di materia possono essere suddivisi tra impianti di recupero delle matrici organiche (impianti di compostaggio), impianti di recupero delle matrici secche (carta, vetro, plastica, metalli, legno, ) e altri impianti di recupero (sabbie da spazzamento). Gli impianti di recupero considerati strategici ai fini dell attuazione del Piano Provinciale e secondo le linee strategiche definite, sono le seguenti: impianto potenzialità annua potenzialità giornaliera impianto di biotrattamento di Este (compostaggio e digestione anaerobica) impianto di biotrattamento di Vigonza (compostaggio) impianto di biotrattamento di Camposampiero (digestione anaerobica) t/a di cui t/a di FORSU, fanghi ed altri scarti organici, t/a di rifiuti vegetali t/a di scarti vegetali e fanghi t/a di cui di FORSU, t/a di fanghi, t/a di rifiuti vegetali e t/a di liquami zootecnici 769 t/g di FORSU, fanghi ed altri scarti organici, 288 t/g) di rifiuti vegetali 109 t/g di scarti vegetali e fanghi 38 t/g di FORSU, 40 t/g di fanghi, 13 t/g di rifiuti vegetali e 78 t/g di liquami zootecnici pag. 72

74 impianto di selezione frazioni secche recuperabili di Este impianto di selezione frazioni secche recuperabili di San Giorgio delle Pertiche impianto di selezione frazioni secche recuperabili di Campodarsego impianto di recupero e riciclo rifiuti provenienti da spazzamento strade, pulizia caditoie e dissabbiamento, di Limena t/a 314 t/g t/a 86 t/g t/a 86 t/g t/a inferiore a 100 t/g impianto di biotrattamento di Padova (digestione anaerobica e compostaggio) t/a di FORSU e t/a di rifiuti vegetali (sfalci e ramaglie) 91 t/g di FORSU e 29 t/g di rifiuti vegetali (sfalci e ramaglie) L impianto di produzione di CDR di Campodarsego, è stato approvato dalla Provincia di Padova nel 2006, tuttavia in considerazione degli incerti sbocchi di mercato del CDR, l impianto effettua attualmente la sola fase di selezione del rifiuto secco non riciclabile proveniente da raccolta differenziata secco/umido Centri Comunali di Raccolta I Centri Comunali di Raccolta sono, secondo la recente normativa, impianti a supporto del sistema di raccolta. Si tratta di Centri attrezzati dove i cittadini e le utenze non domestiche assimilate possono conferire diverse tipologie di rifiuti urbani, sia pericolosi che non pericolosi. Questi Centri svolgono un ruolo importante nell intero ciclo di gestione dei rifiuti urbani in quanto consentono di intercettare quote importanti dei rifiuti prodotti (possono raggiungere ed anche superare il 20% del totale), soprattutto in tutti quei casi in cui sono state attivate raccolte domiciliari delle diverse frazioni di rifiuto. L elenco dei CCR esistenti nel territorio Provinciale è riportato in allegato alla presente relazione. pag. 73

75 5.3. Articolazione temporale dello scenario di Piano Lo Scenario di Piano prevede che la produzione di rifiuti prosegua fino al 2019 con un andamento legato all aumento della popolazione e della produzione procapite, così come illustrato nei paragrafi precedenti. Lo Scenario di Piano è stato suddiviso in tre fasi: 1 fase, anno 2010, con una raccolta differenziata del 60% a livello provinciale, caratterizzata a livello impiantistico dall'avvio della 3 linea del termovalorizzatore di Padova; 2 fase anni , con una raccolta differenziata del 64% 21 a livello provinciale, quale dato medio del periodo, ed il raggiungimento del 65% entro il 31/12/12. Tale fase è caratterizzata a livello impiantistico dalla chiusura della discarica di Campodarsego e dall'ampliamento della discarica di Este, seppure con una volumetria inferiore a quella indicata dal Consiglio Provinciale, con l'approvazione del Documento Preliminare ( mc contro i mc previsti); 3 fase anni , con una raccolta differenziata oltre il 66% 22 a livello provinciale, caratterizzata a livello impiantistico dall'esaurimento della discarica di Sant'Urbano, nell'ultimissima fase del Piano, ed il mantenimento della sola discarica di Este. Lo smaltimento dei rifiuti verrà assicurato, prioritariamente, mediante l avvio a recupero energetico presso l impianto di Padova e, in secondo ordine, mediante lo smaltimento in discarica. Per quanto riguarda lo smaltimento in discarica, è stato considerato che la durata residua della discarica di S. Urbano, sulla base della riduzione dei conferimenti che si sta registrando in questi ultimi anni, potrà protrarsi presumibilmente fino al Le quantità di rifiuti prodotte considerate per le diverse fasi sono le seguenti: prima fase (2010): t/a seconda fase ( ): t/a terza fase ( ): t/a 21 Tale valore è stato ottenuto considerando che i subambiti PD1, PD3 e PD4 hanno già raggiunto una percentuale di raccolta differenziata pari al 68%, mentre il subambito PD2 ha raggiunto il 60%. 22 Tale valore è stato ottenuto considerando che i subambiti PD1, PD3 e PD4 hanno già raggiunto una percentuale di raccolta differenziata pari al 68%, mentre il subambito PD2 raggiungerà il 65%. pag. 74

76 Come peraltro già indicato nel Documento Preliminare, al fine di poter far fronte ad eventuali incrementi nella produzione di rifiuti derivanti da un maggior aumento della popolazione o da eventuali situazioni di emergenza che potessero determinarsi durante la fase di attuazione del Piano, nella determinazione del fabbisogno determinato dallo Scenario di Piano è stato considerato un sovradimensionamento della quantità di rifiuti prodotti pari al 5%, ad esclusione della prima fase per la quale sono già disponibili i dati a consuntivo. Pertanto la quantità media di rifiuti prodotta per la seconda e la terza fase in cui è articolato lo Scenario di Piano e che verrà utilizzata per la definizione dei flussi, risulta la seguente: seconda fase ( ): t/a terza fase ( ): t/a 5.4. Fase 1: fabbisogno di recupero e smaltimento La quantità di rifiuti prodotta nell anno 2010, corrispondente alla prima fase dello Scenario di Piano, è risultata pari a t/a. La percentuale media di raccolta differenziata in questa fase raggiunge il 59%, e il fabbisogno che ne deriva è pari a: recupero: t; smaltimento di rifiuto non riciclabile: t. Il fabbisogno di recupero di materia è così articolato: recupero frazione verde e FORSU: t/a (corrispondenti a 381 t/g) recupero frazioni secche riciclabili: t/a (corrispondenti a 515 t/g) Sulla base della potenzialità degli impianti esistenti, il fabbisogno di recupero di materia risulta dal Piano così soddisfatto: pag. 75

77 FORSU t/g VERDE t/g Imp. di compostaggio di Vigonza 109 frazione verde e FORSU Imp. di digestione anaerobica di Camposampiero Imp. di compostaggio e digestione anaerobica di Este TOTALE t/g Impianto di selezione di Este 314 recupero frazioni secche riciclabili Impianto di selezione di S. Giorgio delle Pertiche 86 Impianto di selezione di Campodarsego 86 TOTALE 486 Va inoltre evidenziato, come richiamato nel precedente paragrafo 4, che, nel territorio provinciale, sono presenti anche altri impianti di recupero delle frazioni secche, che, nonostante non siano stati considerati strategici ai fini dell attuazione del Piano, possono contribuire ulteriormente a soddisfare il fabbisogno provinciale di recupero. Per quanto riguarda lo smaltimento, il fabbisogno è rappresentato da t di rifiuto residuo. Il rifiuto avviato a recupero energetico presso l impianto di San Lazzaro a Padova è risultato pari a t, mentre il rifiuto da spazzamento avviato a recupero è risultato pari a t. Inoltre, dall impianto di recupero energetico si sono originate t di scorie che si prevede vengano avviate ad impianti di trattamento/smaltimento specifici per rifiuti speciali. Pertanto la quota di rifiuto residuo da avviare a smaltimento in discarica è risultata pari a t che, considerando che la densità del rifiuto residuo una volta posto in discarica è mediamente pari a 0,8 t/mc, corrisponde ad un quantitativo pari a circa mc. pag. 76

78 Le discariche in esercizio al 2010 (quelle di Campodarsego, Este e S. Urbano 23 ) presentano una potenzialità residua, ad inizio anno, pari a mc, e sono state pertanto in grado di soddisfare il fabbisogno provinciale di smaltimento. La disponibilità residua, a fine , risulta, pertanto, pari a mc, oltre a S. Urbano. Le tabelle ed il diagramma che seguono evidenziano lo schema di flusso relativo alla Fase 1 dello Scenario di Piano. Gli elementi caratteristici di questa fase sono: l entrata in funzione della terza linea dell impianto di termovalorizzazione di Padova San Lazzaro ed il conseguente aumento della quantità di rifiuto avviata a recupero energetico. 23 Considerando che la potenzialità della discarica di S.Urbano a favore della Provincia di Padova è pari a 200 t/g per 312 g/anno, si ottiene una potenzialità teorica pari a mc all anno. 24 Considerando che la discarica di S. Urbano comporta solamente una potenzialità giornaliera valida per il periodo di esercizio dell impianto e non dà luogo ad una disponibilità residua. pag. 77

79 FASE 1: 2010 SubAmbito PD1 SubAmbito PD2 SubAmbito PD3 SubAmbito PD4 TOTALE MATERIALI IN INGRESSO t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g % Rifiuti Urbani totali di cui: avviati a smaltimento ,0 raccolta differenziata ,0 IMPIANTO di REC. EN. San Lazzaro (PD) rifiuto residuo ,3 Totale a rec. Energetico ,3 MATERIALI a TRATTAMENTO/SMALTIMENTO SPECIFICO ceneri leggere da imp. Tratt. Termico ,1 scorie da imp. tratt. Termico ,5 rifiuti da spazzamento avviati a recupero ,3 RIFIUTI a SMALTIMENTO in DISCARICA rifiuto residuo ,4 Totale a discarica ,4 VOLUME OCCUPATO mc/a mc/g mc/a mc/g mc/a mc/g mc/a mc/g mc/a rifiuto residuo (0,8 t/mc) Totale a discarica VOLUME DISPONIBILE in discarica Campodarsego Este S. Urbano TOTALE volume disponibile al rifiuti smaltiti nel volume residuo al pag. 78

80 RACCOLTE DIFFERENZIATE SubAmbito PD1 SubAmbito PD2 SubAmbito PD3 SubAmbito PD4 TOTALE t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g Raccolta Differenziata costituita da: organico selezionato frazione secca recuperabile IMPIANTISTICA di RECUPERO compostaggio organico selezionato selezione e recupero materiali riciclabili recupero rifiuti da spazzamento MATERIALI AVVIATI a RECUPERO compost di qualità carta e cartone plastica vetro legno/tessili metalli altro materiali ferrosi da impianto di rec. energetico totale materiali avviati a recupero SCARTI DALLE RACCOLTE DIFFERENZIATE da attività di selezione RD frazioni secche da attività di selezione della frazione organica totale scarti dalle raccolte differenziate N.B. I dati riportati nelle tabelle si riferiscono ad elaborazioni effettuate attraverso l'applicazione di coefficienti e percentuali e sono stati, automaticamente, arrotondati all'unità. Pertanto potrà presentarsi il caso in cui, proprio per gli arrotondamenti effettuati, alcuni totali non corrispondano perfettamente ai dati di partenza. I quantitativi giornalieri di rifiuto trattati o smaltiti sono stati ricavati considerando 312 giorni di funzionamento l anno, ad eccezione dell impianto di recupero energetico per il quale sono stati considerati 325 giorni di funzionamento all anno. pag. 79

81 Energia termica/elettrica FASE Rifiuto residuo ( t/a) Rifiuto avviato al recupero energetico ( t/a) Impianto di recupero energetico San Lazzaro (PD) ( t/a) Ceneri leggere (5.311 t/a) Scorie da imp. tratt. termico ( t/a) Trattamenti specifici (5.311 t/a) Recupero materiali ferrosi (2.414 t/a) Trattamenti specifici ( t/a) Rifiuti Urbani totali ( t/a) Raccolta differenziata ( t/a) Rifiuto residuo da raccolta secco/umido ( t/a) Selezione e recupero materiali riciclabili ( t/a) Compostaggio organico selezionato ( t/a) Discarica ( t/a) Impianto di recupero sabbie spazzamento (1.482 t/a) Imp. trattamento rifiuti speciali ( t/a) Materiale avviato a recupero ( t/a) Compost ( t/a) Perdite umidità ( t/a) pag. 80

82 5.5. Fase 2: stima del fabbisogno di recupero e smaltimento La quantità di rifiuti media annua prodotta nella seconda fase dello Scenario di Piano, corrispondente al periodo dal 2011 al 2014, è pari a t. Considerando un margine del 5% per poter far fronte ad eventuali situazioni di emergenza o ad un incremento della quantità di rifiuti superiore a quella stimata, si ottiene una quantità di rifiuti complessiva paria a t. Considerando che si stima che la percentuale media di raccolta differenziata possa raggiungere il 63,8% si ottengono i seguenti fabbisogni medi: recupero: t all anno; smaltimento di rifiuto non riciclabile: t all anno. Il fabbisogno di recupero di materia è così articolato: recupero frazione verde e FORSU: t/a (corrispondenti a 474 t/g) recupero frazioni secche riciclabili: t/a (corrispondenti a 578 t/g) Il fabbisogno di impiantistica di recupero di materia risulta dal Piano così soddisfatto: frazione verde e FORSU FORSU t/g VERDE t/g Imp. di compostaggio di Vigonza 109 Imp. di digestione anaerobica di Camposampiero Imp. di compostaggio di Este TOTALE recupero frazioni secche riciclabili t/g Impianto di selezione di Este 314 Impianto di selezione di S. Giorgio delle Pertiche 86 Impianto di selezione di Campodarsego 86 TOTALE 486 pag. 81

83 In questa fase è prevista anche l entrata in funzione del digestore anaerobico di Padova Cà Nordio che presenta una potenzialità di 91 t/g di FORSU e 29 t/g di verde. Oltre a quelli sopra riportati, nel territorio provinciale sono presenti anche altri impianti di recupero delle frazioni secche, che, nonostante non siano stati considerati strategici ai fini dell attuazione del Piano, possono contribuire a soddisfare ulteriormente il fabbisogno provinciale di recupero. Il fabbisogno di smaltimento è rappresentato da t all anno di rifiuto residuo; da tale quantitativo va detratta la quota di rifiuti da spazzamento avviati a recupero che risultano pari a t/anno. t. Complessivamente la quantità di rifiuto da avviare a smaltimento è pari a Considerando che nella scala gerarchica delle modalità di smaltimento del rifiuto residuo è prioritario il recupero energetico rispetto allo smaltimento in discarica, il Piano prevede che venga preventivamente saturata la potenzialità disponibile presso l impianto di recupero energetico di Padova San Lazzaro. Con la terza linea in funzione, tale impianto può garantire a regime una potenzialità pari a 550 t/g che, considerando un funzionamento medio di 325 giorni all anno, consente di avviare a recupero energetico t/a. Considerando che, a partire dal gennaio 2012, i rifiuti del SubAmbito PD4 e, da metà 2012, anche tutti i rifiuti del SubAmbito PD1 vengano conferiti presso l impianto di Padova San Lazzaro si prevede che, mediamente, nel periodo la quota di rifiuto avviato a recupero energetico proveniente dai SubAmbiti menzionati sia pari a t/a. Le scorie prodotte dall impianto di recupero energetico, pari a t/a, si prevede che verranno avviate ad impianti di trattamento/smaltimento specifici per rifiuti speciali. La quota di rifiuto da avviare a smaltimento in discarica è, nel periodo , mediamente pari a t/a. Nel calcolo di tale quantitativo si è tenuto conto dell impianto di selezione del rifiuto residuo presente presso la discarica di Este e del fatto che, presso lo stesso impianto, vengono conferiti gli scarti provenienti dalla valorizzazione delle raccolte differenziate. Considerando che la densità del rifiuto residuo e degli scarti di selezione provenienti dagli impianti di recupero e da quelli di compostaggio una volta posti in discarica è pari a 0,8 t/mc, si ottiene un fabbisogno medio annuo pari a mc/anno, corrispondente, nei 4 anni di durata connessi con la fase 2, a mc. Le potenzialità residue di smaltimento in discarica di cui dispone il Piano ad inizio pag. 82

84 periodo sono le seguenti: Campodarsego: mc Este: mc A tali impianti si deve aggiungere la disponibilità riservata alla Provincia di Padova presso la discarica tattica regionale di S.Urbano pari a 200 t/g (corrispondenti, annualmente, a t 25 ), che presenta una disponibilità complessiva di mc. Inoltre, si prevede che nel corso del 2012 venga realizzato l ampliamento della discarica di Este per una potenzialità pari a mc. Nel primo periodo di questa fase si registra l esaurimento della discarica di Campodarsego previsto per la metà del Ciò non pregiudica la capacità di smaltimento del sistema provinciale in quanto l impianto di termovalorizzazione di Padova presenta una potenzialità tale da poter far fronte a tale necessità. Complessivamente, gli impianti di Campodarsego, di Este (compreso l ampliamento previsto) e di S. Urbano presentano una potenzialità di smaltimento in grado di soddisfare il fabbisogno stimato dal Piano. La disponibilità residua, a fine 2014, considerando che le discarica di S. Urbano non dà luogo ad una potenzialità residua, risulterà pari a mc. Nelle tabelle e nel diagramma che seguono, sulla base delle assunzioni indicate nel paragrafo precedente, viene indicato lo schema di flusso relativo alla Fase 2 dello Scenario di Piano. I dati evidenziati si riferiscono ai valori medi del periodo. Gli elementi caratteristici di questa fase sono: l aumento della percentuale di raccolta differenziata; la completa entrata in funzione della terza linea e la messa a regime di tutto l impianto di termovalorizzazione di Padova San Lazzaro ed il conseguente aumento della quantità di rifiuto avviata a recupero energetico; la chiusura della discarica di Campodarsego prevista a metà 2012; l ampliamento della discarica di Este per una volumetria di mc (corrispondenti a t). 25 Considerando una densità media del rifiuto secco residuo pari a 0,8 t/mc la potenzialità disponibile corrisponde a mc. pag. 83

85 FASE 2: SubAmbito PD1 SubAmbito PD2 SubAmbito PD3 SubAmbito PD4 TOTALE t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g % Rifiuti Urbani totali di cui: avviati a smaltimento ,2 raccolta differenziata ,8 IMPIANTO di REC. EN. San Lazzaro (PD) rifiuto residuo (*) ,9 Totale a rec. Energetico ,9 MATERIALI a TRATTAMENTO/SMALTIMENTO SPECIFICO ceneri leggere da imp. Tratt. Termico ,5 scorie da imp. tratt. Termico ,2 rifiuti da spazzamento avviati a recupero ,3 RIFIUTI a SMALTIMENTO in DISCARICA rifiuto residuo ,9 Totale a discarica ,9 NB: i valori riportati si riferiscono al dato medio del periodo. Il rifiuto avviato alla discarica di Este è stato calcolato considerando che in discarica venga conferito sia il rifiuto residuo risultante dall attività di selezione che gli scarti provenienti dagli impianti di recupero delle frazioni riciclabili. (*) Si considera che: i rifiuti del SubAmbito PD4 dal verranno conferiti all impianto di Padova San Lazzaro; i rifiuti del SubAmbito PD1 verranno conferiti, in parte ad iniziare dal e in toto da metà del 2012, all impianto di Padova San Lazzaro. pag. 84

86 PREVIONI DI CONFERIMENTO IN DISCARICA RIFIUTI a SMALTIMENTO in DISCARICA t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a rifiuto residuo Totale a discarica VOLUME OCCUPATO mc/a mc/g mc/a mc/g mc/a mc/g mc/a mc/g mc/a rifiuto residuo (0,8 t/mc) Totale a discarica VOLUME DISPONIBILE in discarica Campodarsego Este S. Urbano TOTALE volume disponibile al rifiuti smaltiti nel ampliamenti previsti rifiuti smaltiti nel rifiuti smaltiti nel rifiuti smaltiti nel volume residuo al pag. 85

87 RACCOLTE DIFFERENZIATE SubAmbito PD1 SubAmbito PD2 SubAmbito PD3 SubAmbito PD4 TOTALE t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g Raccolta Differenziata costituita da: organico selezionato frazione secca recuperabile IMPIANTISTICA di RECUPERO compostaggio organico selezionato selezione e recupero materiali riciclabili recupero rifiuti da spazzamento MATERIALI AVVIATI a RECUPERO compost di qualità carta e cartone plastica vetro legno/tessili metalli altro materiali ferrosi da impianto di rec. energetico totale materiali avviati a recupero SCARTI DALLE RACCOLTE DIFFERENZIATE da attività di selezione RD frazioni secche da attività di selezione della frazione organica totale scarti dalle raccolte differenziate N.B. I dati riportati nelle tabelle si riferiscono ad elaborazioni effettuate attraverso l'applicazione di coefficienti e percentuali e sono stati, automaticamente, arrotondati all'unità. Pertanto potrà presentarsi il caso in cui, proprio per gli arrotondamenti effettuati, alcuni totali non corrispondano perfettamente ai dati di partenza. I quantitativi giornalieri di rifiuto trattati o smaltiti sono stati ricavati considerando 312 giorni di funzionamento l anno, ad eccezione dell impianto di recupero energetico per il quale sono stati considerati 325 giorni di funzionamento all anno. pag. 86

88 FASE (dati medi del periodo) Ceneri leggere (7.922 t/a) Energia termica/elettrica Trattamenti specifici (7.922 t/a) Rifiuto residuo ( t/a) Rifiuto avviato al recupero energetico ( t/a) Impianto di recupero energetico San Lazzaro (PD) ( t/a) Scorie da imp. tratt. termico ( t/a) Recupero materiali ferrosi (3.601 t/a) Recupero/smalti mento specifici ( t/a) Rifiuti Urbani totali ( t/a) Rifiuto residuo da raccolta secco/umido ( t/a) Selezione e recupero materiali riciclabili ( t/a) Imp. trattamento rifiuti Speciali ( t/a) Discarica ( t/a) Impianto di recupero sabbie da spazzamento (1.482 t/a) Materiale avviato a recupero ( t/a) Raccolta differenziata ( t/a) Compostaggio organico selezionato ( t/a) Compost ( t/a) Perdite umidità ( t/a) pag. 87

89 5.6. Fase 3: stima del fabbisogno di recupero e smaltimento La quantità di rifiuti media annua prodotta nella terza fase dello Scenario di Piano, corrispondente al periodo dal 2015 al 2019, è pari a t, sempre considerando quale margine un incremento del 5%. Considerando che la percentuale media di raccolta differenziata si stima raggiungerà il 66,4% si ottengono i seguenti fabbisogni medi: recupero: t all anno; smaltimento di rifiuto non riciclabile: t all anno. Il fabbisogno di recupero di materia è così articolato: recupero frazione verde e FORSU: t/a (corrispondenti a 537 t/g) recupero frazioni secche riciclabili: t/a (corrispondenti a 630 t/g) Il fabbisogno di impiantistica di recupero di materia risulta dal Piano così soddisfatto: frazione verde e FORSU FORSU t/g VERDE t/g Imp. di compostaggio di Vigonza 109 Imp. di digestione anaerobica di Camposampiero Imp. di compostaggio di Este Imp. di digestione anaerobica di Cà Nordio (Padova) TOTALE recupero frazioni secche riciclabili t/g Impianto di selezione di Este 314 Impianto di selezione di S. Giorgio delle Pertiche 86 Impianto di selezione di Campodarsego 86 TOTALE 486 pag. 88

90 Oltre agli impianti citati, che sono ritenuti strategici ai fini dell attuazione del Piano, sono presenti nel territorio provinciale anche altri impianti di recupero delle frazioni secche, che contribuiscono a soddisfare ulteriormente il fabbisogno provinciale di recupero. Si prevede, inoltre, che una quota pari a t/anno di rifiuto da spazzamento venga avviata all impianto di recupero di Limena. Il fabbisogno di smaltimento è pertanto rappresentato da t all anno di rifiuto residuo. All impianto di recupero energetico di Padova, che presenta e una potenzialità pari a circa 550 t/g che corrispondono, su base annua, a t, verranno conferiti i rifiuti dei SubAmbiti PD1, PD2 e PD4 per un quantitativo medio del periodo pari a t. I rifiuti provenienti dal SubAmbito PD3 verranno invece avviati a discarica per un quantitativo medio annuo pari a t. Nel calcolo di tale quantitativo si è tenuto conto dell impianto di selezione del rifiuto residuo presente presso la discarica di Este e del fatto che, presso lo stesso impianto, vengono conferiti gli scarti provenienti dalla valorizzazione delle raccolte differenziate. Le scorie prodotte dall impianto di recupero energetico, pari mediamente a t/a, verranno avviate ad impianti di trattamento/smaltimento specifici. Considerando che la densità del rifiuto residuo e degli scarti di selezione provenienti dagli impianti di recupero e da quelli di compostaggio una volta posti in discarica è pari a 0,8 t/mc, si ottiene un fabbisogno medio annuo pari a mc/anno, corrispondente, nei 5 anni di durata connessi con la fase 3, a mc. La potenzialità residua di smaltimento in discarica di cui dispone il Piano ad inizio periodo è rappresentata dalla discarica di Este per mc e dalla discarica di S. Urbano per la quale si stima una potenzialità residua di circa mc. Piano. Questi impianti sono pertanto in grado di soddisfare il fabbisogno stimato dal La disponibilità residua, alla fine 2019, considerando la sola discarica di Este, risulterà pari a circa mc. Una tale disponibilità residua consentirebbe di far fronte alle necessità provinciali di smaltimento anche qualora la discarica di Sant Urbano dovesse esaurirsi prima del periodo considerato. Nelle tabelle e nel diagramma che seguono viene indicato lo schema di flusso relativo alla Fase 3 dello Scenario di Piano. I dati evidenziati si riferiscono ai valori medi del periodo. pag. 89

91 Gli elementi caratteristici di questa fase sono: l aumento della percentuale di raccolta differenziata; l esaurimento della discarica di Sant Urbano; l utilizzo della sola discarica di Este. pag. 90

92 FASE 3: SubAmbito PD1 SubAmbito PD2 SubAmbito PD3 SubAmbito PD4 TOTALE t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g % Rifiuti Urbani totali di cui: avviati a smaltimento ,6 raccolta differenziata ,4 IMPIANTO di REC. EN. San Lazzaro (PD) rifiuto residuo ,1 Totale a rec. Energetico ,1 MATERIALI a TRATTAMENTO/SMALTIMENTO SPECIFICO ceneri leggere da imp. Tratt. Termico ,6 scorie da imp. tratt. Termico ,2 rifiuti da spazzamento avviati a recupero ,5 RIFIUTI a SMALTIMENTO in DISCARICA rifiuto residuo ,8 Totale a discarica ,8 NB: i valori riportati si riferiscono al dato medio del periodo. Il rifiuto avviato alla discarica di Este è stato calcolato considerando che in discarica venga conferito sia il rifiuto residuo risultante dall attività di selezione che gli scarti provenienti dagli impianti di recupero delle frazioni riciclabili. pag. 91

93 PREVIONI DI CONFERIMENTO IN DISCARICA RIFIUTI a SMALTIMENTO in DISCARICA t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a rifiuto residuo Totale a discarica VOLUME OCCUPATO mc/a mc/g mc/a mc/g mc/a mc/g mc/a mc/g mc/a rifiuto residuo (0,8 t/mc) Totale a discarica VOLUME DISPONIBILE in discarica Este S. Urbano TOTALE volume disponibile al rifiuti smaltiti nel rifiuti smaltiti nel rifiuti smaltiti nel rifiuti smaltiti nel rifiuti smaltiti nel volume residuo al pag. 92

94 RACCOLTE DIFFERENZIATE SubAmbito PD1 SubAmbito PD2 SubAmbito PD3 SubAmbito PD4 TOTALE t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g t/a t/g Raccolta Differenziata costituita da: organico selezionato frazione secca recuperabile IMPIANTISTICA di RECUPERO compostaggio organico selezionato selezione e recupero materiali riciclabili recupero rifiuti da spazzamento MATERIALI AVVIATI a RECUPERO compost di qualità carta e cartone plastica vetro legno/tessili metalli altro materiali ferrosi da impianto di rec. energetico totale materiali avviati a recupero SCARTI DALLE RACCOLTE DIFFERENZIATE da attività di selezione RD frazioni secche da attività di selezione della frazione organica totale scarti dalle raccolte differenziate N.B. I dati riportati nelle tabelle si riferiscono ad elaborazioni effettuate attraverso l'applicazione di coefficienti e percentuali e sono stati, automaticamente, arrotondati all'unità. Pertanto potrà presentarsi il caso in cui, proprio per gli arrotondamenti effettuati, alcuni totali non corrispondano perfettamente ai dati di partenza. I quantitativi giornalieri di rifiuto trattati o smaltiti sono stati ricavati considerando 312 giorni di funzionamento l anno, ad eccezione dell impianto di recupero energetico per il quale sono stati considerati 325 giorni di funzionamento all anno. pag. 93

95 FASE (dati medi del periodo) Ceneri leggere (8.517 t/a) Energia termica/elettrica Trattamenti specifici (8.517 t/a) Rifiuto avviato al recupero energetico ( t/a) Impianto di recupero energetico San Lazzaro (PD) ( t/a) Recupero materiali ferrosi (3.871 t/a) Rifiuti Urbani totali ( t/a) Rifiuto residuo ( t/a) Raccolta differenziata ( t/a) Rifiuto residuo da raccolta secco/umido ( t/a) Selezione e recupero materiali riciclabili ( t/a) Compostaggio organico selezionato ( t/a) Scorie da imp. tratt. termico ( t/a) Imp. trattamento rifiuti speciali ( t/a) Recupero/ smaltimento specifici ( t/a) Impianto di recupero sabbie da spazzamento (2.848 t/a) Discarica ( t/a) Materiale avviato a recupero ( t/a) Compost ( t/a) Perdite umidità ( t/a) pag. 94

96 5.7. Costi dello scenario di Piano I costi connessi con il ciclo di gestione dei Rifiuti Urbani sono costituiti dall insieme di più voci relative sia alle varie fasi operative (quali la raccolta, il trasporto, l avvio a recupero di materia e/o di energia, lo smaltimento) che ai costi degli investimenti che le Amministrazioni Comunali hanno sostenuto per l acquisto di attrezzature e per la realizzazione dei Centri Comunali di Raccolta. Come evidenziato nel precedente paragrafo 3.5, i costi sostenuti da ciascun Comune della Provincia differiscono tra di loro in maniera significativa in relazione alle specifiche caratteristiche dei servizi effettuati; pertanto parlare dei costi dello scenario di Piano significa parlare principalmente dei costi relativi alla fase dello smaltimento, che rappresenta l unica fase per la quale le indicazioni del Piano risultano vincolanti. Per i costi relativi agli altri servizi di igiene urbana (raccolta stradale e/o porta a porta, spazzamento, svuotamento cestini, pulizia del mercato,..), ciascun Comune può scegliere tra diverse modalità organizzative e diverse frequenze; da questo punto di vista il Piano ritiene che ciascuna Amministrazione possa in piena autonomia adottare specifici livelli organizzativi più consoni alle proprie caratteristiche territoriali e insediative, nel rispetto degli obiettivi di raccolta differenziata stabiliti dal Piano. In un ottica di gestione provinciale, pertanto, deve essere assicurata la disponibilità di smaltimento presso gli impianti di Piano con i seguenti obiettivi prioritari: 1. assicurare il rispetto della gerarchia nello smaltimento dei rifiuti stabilita dalla normativa vigente; 2. garantire il soddisfacimento del fabbisogno di smaltimento di ciascun Comune per tutto il periodo di validità del Piano; 3. assicurare l efficienza degli impianti di Piano attraverso flussi di conferimento che consentano il mantenimento delle entrate necessarie per una corretta gestione degli impianti stessi nella stabilità delle tariffe approvate; 4. garantire l applicazione di tariffe di conferimento mediate a livello provinciale che tengano conto anche degli eventuali costi aggiuntivi determinati da maggiori costi di trasporto o dalla necessità di predisporre stazioni di travaso. pag. 95

97 Fatte queste importanti premesse è possibile valutare più nel dettaglio quelli che sono i costi di smaltimento che l attuazione del Piano comporta. I costi previsti per lo smaltimento della frazione residua presso gli impianti provinciali sono i seguenti: Impianto di Tariffa tecnica Ecotassa Contributo Comune sede di impianto Contributo Bacino Tariffa totale Discarica di Campodarsego 89,61 7,75 10,33 4,73 112,42 Discarica di Este 87, , ,75 10,33 3,04 138,04 Discarica di S. Urbano 78,53 7,75 12, ,04 101,65 Termovalorizz. di Padova 111,94 8,06 4,00 124,00 Confrontando le diverse tariffe emerge che la tariffa di conferimento presso l impianto di termovalorizzazione di Padova risulta superiore del 10% rispetto a quella della discarica di Campodarsego e del 22% rispetto a quella di S. Urbano (il cui utilizzo sarà, comunque, nel periodo di validità del Piano, sempre più marginale come illustrato nei capitoli precedenti), mentre risulta inferiore a quella di Este, che comprende, però, il costo di pretrattamento. Un primo passo verso la determinazione di una tariffa unitaria di smaltimento all interno del territorio provinciale è stata effettuata giungendo alla definizione della tariffa di conferimento presso il termovalorizzatore di Padova che è stata fissata (seppure in via provvisoria ed in accordo tra Provincia, Bacini e AcegasAPS), a partire dal 2012, in 111,94 /ton (con esclusione di altri tributi e contributi a favore del Comune di Padova e del Bacino PD2) per i conferimenti dei rifiuti provenienti dai Bacini PD1, PD2 e PD4, definendo inoltre, per l anno 2012 il seguente sistema perequativo: 2 /ton, per il Bacino PD 1 da fine esercizio della discarica di Campodarsego e comunque sui rifiuti conferiti all'inceneritore; 2 /ton, per il Bacino PD 4; 26 Maggiorazione per trattamento e valorizzazione (impianto di selezione). 27 Sono comprese anche le indennità per i Comuni di Piacenza d Adige e Vighizzolo d Este. pag. 96

98 +1 /ton, per il Bacino PD2. A regime la tariffa unitaria dovrà essere definita attraverso il Programma Unitario degli Interventi (definito dalla Normativa di Piano) sulla base dei seguenti elementi: costo complessivo relativo allo smaltimento della frazione secca provinciale, comprensivo di ecotassa, contributo ai Comuni sede di impianto ed altre addizionali; costo di travaso, qualora necessario; costi di trasporto; eventuali costi di messa in sicurezza o di gestione di postesercizio per discariche ultimate prima dell entrata in vigore del D.Lgs 36/2003. Sulla base dei flussi di rifiuti previsti nelle fasi 2 e 3 dello Scenario di Piano, la tariffa di smaltimento potrebbe risultare, mediamente, pari a circa 125,00 Euro/t, con un incremento medio, rispetto alla situazione attuale, del 3,2%, cui si dovrebbero aggiungere i costi di eventuali stazioni di travaso che potrebbero incidere per un altro 12%. Considerando che i costi di smaltimento, come illustrato nel precedente paragrafo 3.5, rappresentano circa il 25% del totale dei costi di gestione dei rifiuti urbani, il passaggio alla tariffa unitaria comporterebbe un aumento medio dei costi pari a circa l 1,2%. In ogni caso tale aumento è da considerarsi nel complesso modesto a fronte dei vantaggi ambientali che ne derivano, come evidenziato anche dal Rapporto Ambientale della VAS, e potrebbe essere distribuito progressivamente nel corso dei primi anni di attuazione del Piano Provinciale. pag. 97

99 6. CRITERI GENERALI PER LA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI TRATTAMENTO, RECUPERO E SMALTIMENTO RIFIUTI Come indicato nei precedenti paragrafi il Piano Provinciale prevede di soddisfare il proprio fabbisogno di smaltimento facendo ricorso esclusivamente ad impianti esistenti e relativi ampliamenti e ad impianti i cui progetti sono già stati approvati. Pertanto non si prevede la localizzazione di nuovi impianti di smaltimento sul territorio provinciale, ad eccezione dell impianto di biotrattamento di Cà Nordio che peraltro è attiguo all impianto di depurazione di Padova, mentre potrà comunque presentarsi, così come previsto per la discarica di Este, la possibilità che vengano predisposte modifiche e/o ampliamenti per gli impianti esistenti. Si ritiene comunque necessario aggiornare quanto previsto dal precedente Piano Provinciale di gestione dei rifiuti urbani relativamente ai criteri per la localizzazione degli impianti di trattamento, recupero e smaltimento sulla base delle più recenti disposizioni normative. Di seguito vengono pertanto rivisti i criteri che devono guidare le scelte localizzative delle diverse tipologie di impianti, quelli relativi alle mitigazioni degli impatti e alcune prescrizioni e raccomandazioni da seguire nella progettazione degli impianti. pag. 98

100 6.1. Riferimenti normativi Decreto Legislativo 152/2006 Il D.Lgs 152/2006 stabilisce che rientra tra le competenze dello Stato anche quella dell indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti. Lo stesso Decreto stabilisce che sono di competenza delle Regioni la definizione di criteri per l'individuazione, da parte delle Province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti. E pertanto di competenza delle Province l'individuazione finale delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti Decreto Legislativo 36/2003 Il D.Lgs 36 del 2003 stabilisce i criteri localizzativi per le discariche a seconda della tipologia. I criteri stabiliti per le discariche di rifiuti non pericolosi sono i seguenti. Impianti per rifiuti non pericolosi e per rifiuti pericolosi Di norma gli impianti di discarica per rifiuti pericolosi e non pericolosi non devono ricadere in: aree individuate ai sensi dell'articolo 17, comma 3, lettera m) della legge 18 maggio 1989, n. 183; aree individuate dagli articoli 2 e 3 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357; 490; territori sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. pag. 99

101 aree naturali protette sottoposte a misure di salvaguardia ai sensi dell'articolo 6, comma 3, della legge 6 dicembre 1991, n. 394; aree collocate nelle zone di rispetto di cui all'articolo 21, comma 1, del decreto legislativo 11 maggio 1999, n Gli impianti non vanno ubicati di norma: in aree interessate da fenomeni quali faglie attive, aree a rischio sismico di 1 categoria così come classificate dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e provvedimenti attuativi, e aree interessate da attività vulcanica, ivi compresi i campi solfatarici, che per frequenza ed intensità potrebbero pregiudicare l'isolamento dei rifiuti; in corrispondenza di doline, inghiottitoi o altre forme di carsismo superficiale; in aree dove i processi geologici superficiali quali l'erosione accelerata, le frane, l'instabilità dei pendii, le migrazioni degli alvei fluviali potrebbero compromettere l'integrità della discarica e delle opere ad essa connesse; in aree soggette ad attività di tipo idrotermale; in aree esondabili, instabili e alluvionabili; deve, al riguardo, essere presa come riferimento la piena con tempo di ritorno minimo pari a 200 anni. Le Regioni definiscono eventuali modifiche al valore da adottare per il tempo di ritorno in accordo con l'autorità di bacino laddove costituita. Con provvedimento motivato le Regioni possono autorizzare la realizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi nei siti sopradescritti. La discarica può essere autorizzata solo se le caratteristiche del luogo, per quanto riguarda le condizioni di cui sopra, o le misure correttive da adottare, indichino che la discarica non costituisca un grave rischio ecologico. Per ciascun sito di ubicazione devono essere esaminate le condizioni locali di accettabilità dell'impianto in relazione a: distanza dai centri abitati; collocazione in aree a rischio sismico di 2 categoria così come classificate dalla legge 2 febbraio 1974, n. 64, e provvedimenti attuativi, per gli impianti di discarica per rifiuti pericolosi sulla base dei criteri di progettazione degli impianti stessi; collocazione in zone di produzione di prodotti agricoli ed alimentari definiti ad indicazione geografica o a denominazione di origine protetta ai sensi del regolamento (Cee) n. 2081/92 e in aree agricole in cui si ottengono prodotti con tecniche pag. 100

102 dell'agricoltura biologica ai sensi del regolamento (Cee) n. 2092/91; presenza di rilevanti beni storici, artistici, archeologici. Per le discariche di rifiuti pericolosi e non pericolosi che accettano rifiuti contenenti amianto, deve essere oggetto di specifico studio, al fine di evitare qualsiasi possibile trasporto aereo delle fibre, la distanza dai centri abitati in relazione alla direttrice dei venti dominanti. Tale direttrice è stabilita sulla base di dati statistici significativi dell'intero arco dell'anno e relativi ad un periodo non inferiore a 5 anni Legge Regionale n.3 La legge regionale n.3/2000, "Nuove norme in materia di gestione dei rifiuti", riguarda anche l ubicazione degli impianti. L'art.8 punto 3 lett. f) stabilisce che le Province, all'interno dei Piani Provinciali per la gestione dei rifiuti urbani, provvedono a individuare le aree non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero rifiuti. L art. 10 punto 1 lett. c) stabilisce che il Piano Regionale di gestione dei rifiuti urbani provvede a dettare i criteri per l individuazione, da parte delle Province, delle zone non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti, nonché per l'individuazione dei luoghi e impianti adatti allo smaltimento. L'art. 21 ai commi 2, 3 e 4 stabilisce che i nuovi impianti di smaltimento e recupero di rifiuti sono ubicati di norma nell'ambito delle singole zone territoriali omogenee produttive o per servizi, ad esclusione delle discariche e degli impianti di compostaggio che vanno localizzati in zone territoriali omogenee di tipo E o F, e degli impianti di recupero dei rifiuti inerti realizzati all'interno di aree destinate ad attività di cava in esercizio o dismesse. Tali disposizioni si applicano anche ai progetti di impianti di smaltimento di rifiuti per i quali il proponente abbia richiesto l'ammissione alla procedura semplificata di cui all'art.23 della legge regionale 26 marzo 1999 n.10. Il successivo art. 32 stabilisce alcune norme generali per le discariche, e in particolare: 1) le discariche per rifiuti urbani e per rifiuti speciali devono distare dagli edifici destinati ad abitazione o dagli edifici pubblici stabilmente occupati, almeno: 150 m qualora trattasi di discariche per soli rifiuti secchi o comunque non putrescibili; 250 m negli altri casi; pag. 101

103 le distanze vanno misurate rispetto al perimetro dell area destinata ad essere occupata dai rifiuti Piano Regionale di Gestione RU Il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani stabilisce le indicazioni per l individuazione, da parte delle Provincie delle aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti. 1) Vincolo paesaggistico Criteri di esclusione E esclusa la realizzazione di impianti appartenenti ad ogni tipologia impiantistica nelle seguenti aree soggette a vincolo: le aree naturali protette nazionali, istituite ai sensi della Legge 6 dicembre 1991, n. 394; i parchi, le riserve naturali regionali e le altre aree protette regionali istituite ai sensi della Legge n. 394/1991 ovvero della Legge Regionale 16 agosto 1984, n.40; i ghiacciai ed i circhi glaciali; Raccomandazioni Ferme restando le procedure di autorizzazione previste dalla vigente normativa per la realizzazione di impianti in zone soggette a vincolo paesaggistico dalla Legge 1497/39 o dalla Legge 431/85, per procedere all eventuale classificazione come non idonee alla realizzazione di specifiche tipologie impiantistiche di porzioni di territorio comprese all interno di tali aree e diverse da quelle precedentemente citate, deve essere tenuto presente il carattere di tutela paesaggistica, storicoarchitettonica ed ecologica del vincolo in questione e le azioni di impatto tipiche di ciascuna tipologia di opere. Per ogni tipologia impiantistica, l inidoneità dei siti sarà valutata tenendo in considerazione gli effetti negativi connessi alla fase di realizzazione, di gestione e di dismissione nonché i vincoli sull uso del suolo che possono permanere anche dopo la chiusura dell impianto. pag. 102

104 2) Vincolo idrogeologico Criteri di esclusione E esclusa la realizzazione di impianti appartenenti ad ogni tipologia impiantistica nelle seguenti aree soggette a vincolo: aree classificate dalle Province come "molto instabili" (art. 7 del PTRC); aree coperte da boschi di protezione, così come definiti nell articolo 16 della LR 52/78. zone di tutela assoluta e di rispetto delle risorse idriche ai sensi degli articoli 5 e 6 del DPR 24/5/88, n.236. Raccomandazioni Per i progetti ubicati in zone sottoposte a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D.3267/23 le Province valutano quali apprestamenti tecnici previsti nel progetto consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità, sentito in merito il parere del Servizio Forestale Regionale. 2.1) Aree instabili Per le "aree instabili" le Province, nei Piani Territoriali Provinciali, "definiscono le opere tecniche di trasformazione territoriale ammesse" (PTRC, NdA, art 7). Le Province, nel procedere alla individuazione delle opere tecniche di trasformazione territoriale ammesse nelle "aree instabili" e nella definizione di direttive per i Comuni, considerano che tutti gli impianti di trattamento o smaltimento rifiuti, fatta eccezione per gli stoccaggi provvisori, costituiscono di fatto un mutamento permanente di destinazione d uso del suolo. 2.2) Aree boscate Vanno considerati gli articoli 14 e 15 della legge forestale regionale 13 settembre 1978 n ) Aree esondabili All interno delle aree definite esondabili (tavola 1 del PTRC), l eventuale individuazione, da parte delle Province, di aree non idonee alla localizzazione di impianti tiene conto del parere dei Consorzi di Bonifica e, ove necessario, del Magistrato alla acque di Venezia o del Magistrato per il Po, nonché della legge 18/5/89 n pag. 103

105 Le Province, inoltre, valutano quali apprestamenti tecnici previsti nel progetto consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità. 2.4) Fascia di ricarica degli acquiferi L inclusione di un sito in una di queste aree rappresenta un fattore di inidoneità rispetto ad altri siti possibili per quanto riguarda la realizzazione di discariche. All atto dell approvazione del progetto della discarica dovranno essere ben evidenti gli interventi messi in atto per ridurre i rischi relativi a tale tipologia di opera; inoltre le Province potranno richiedere il rispetto di particolari prescrizioni realizzative e gestionali e l adozione di particolari forme di controllo come previsto all art. 26, comma 7 della L.R. 3/ ) Vincolo storico ed archeologico Criteri di esclusione E esclusa la realizzazione di impianti appartenenti ad ogni tipologia impiantistica nelle seguenti aree soggette a vincolo: siti ed immobili sottoposti a vincoli assoluti previsti dal Ministero per i beni e le attività culturali, (Legge n. 1089/1939). Centri storici (art. 24 delle Nta e Tavola 10 del PTRC). Per gli "Ambiti per l istituzione di parchi naturali archeologici e di riserve archeologiche di interesse regionale" (cfr. PTRC Tavole 4, 5 e 9, art. 27 NtA), con riferimento alle norme specifiche di tutela, dettate per le singole aree, di cui al titolo VII delle norme di attuazione del PTRC, salvo differenti indicazioni dettate dai piani di gestione dei differenti ambiti, la situazione va valutata caso per caso anche mediante il ricorso alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale prevista dalla L.R. 10/99. Raccomandazioni 3.1) Le zone archeologiche del Veneto L inidoneità delle aree incluse nel documento "Le zone archeologiche del Veneto", elenco e delimitazione ai sensi delle leggi n.1089/39 e 431/85", va valutata sentiti anche gli organi dell Amministrazione periferica del Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali. Per quanto riguarda le seguenti aree: Agrocenturiato (cfr. PTRC Tavola 10, art. 28 NtA); principali itinerari di valore storico e storico ambientale (cfr. PTRC Tavola pag. 104

106 4, art. 30 NtA); ambiti per l istituzione del Parco dell antica strada d Alemagna, Greola e Cavallera (cfr. PTRC Tavole 4,5 e 9, art. 30 NtA); altre categorie di beni storicoculturali (art. 26 Nta del PTRC); si fa riferimento alle Norme tecniche di Attuazione del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento. 4) Vincolo ambientale Criteri di esclusione E esclusa la realizzazione di impianti appartenenti ad ogni tipologia impiantistica nelle seguenti aree soggette a vincolo: ambiti naturalistici (cfr. PTRC Tavole 2 e 10, art. 19 NtA), le zone umide incluse nell elenco di cui al DPR 13 marzo 1976 n.448. zone umide (cfr. PTRC Tavola 10, art. 21 NtA), riserve integrali dello stato (L 431/85, cfr. PTRC Tavola 10) rete ecologica europea denominata "Natura 2000" Con riferimento alle norme specifiche di tutela, dettate per le singole aree, di cui al titolo VII delle norme di attuazione del PTRC, salvo differenti indicazioni dettate dai piani di gestione dei differenti ambiti, per: gli Ambiti per l istituzione di parchi e riserve naturali regionali e aree di tutela paesaggistica regionale (cfr. PTRC Tavole n. 5 e 9, art. 33 NtA) le Aree di tutela paesaggistica di interesse regionale di competenza provinciale (cfr. PTRC Tavole 5 e 9, art. 34 NtA) le Aree di tutela paesaggistica di interesse regionale soggette a competenza degli enti locali (cfr. PTRC Tavole 5 e 9, art. 35 NtA) la situazione va valutata caso per caso anche mediante il ricorso alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale prevista dalla L.R. 10/99. Raccomandazioni 4.1) Aree litoranee con tendenza all arretramento In corrispondenza delle linee di costa con tendenza all arretramento le Province dovranno definire una fascia di inidoneità la cui profondità, misurata a partire dalla linea di battigia, dovrà essere fissata anche in relazione al tasso locale di erosione. pag. 105

107 Allo scopo sarà opportuno acquisire i pareri del Magistrato alle Acque, della Capitaneria di Porto, del Genio Civile Opere Marittime, del Provveditorato al Porto. La larghezza della fascia potrà variare in dipendenza della tipologia di impianto. Maggiore protezione dovrà essere prevista per gli impianti di discarica, fatta eccezione per le discariche per inerti non abilitate per l'amianto. 4.2) Aree litoranee soggette a subsidenza Con particolare riferimento alle discariche, le Province dovranno valutare l inidoneità delle aree litoranee soggette a subsidenza. Allo scopo sarà opportuno acquisire i pareri del Magistrato alle Acque, della Capitaneria di Porto, del Genio Civile Opere Marittime, del Provveditorato al Porto. Il Piano Regionale precisa che devono essere valutati anche i seguenti elementi. 5) Altri vincoli ed elementi da considerare 5.1) Piani Regolatori Generali Raccomandazioni Le aree omogenee di tipo A, B e C sono da ritenersi orientativamente non idonee. Può essere valutata l ammissibilità delle seguenti tipologie impiantistiche: stoccaggi provvisori di rifiuti non putrescibili; ecocentri. È inoltre da valutare l opportunità di individuare come non idonee le sottozone agricole E1, per alcune tipologie impiantistiche. I Comuni, nella redazione dei PRG 28, tengono conto dei Piani provinciali di gestione dei rifiuti ed, in particolare: delle aree non idonee, delle aree idonee, degli impianti individuati, al fine di assicurare il mantenimento della situazione esistente. 5.2) Distanza minima dalle abitazioni, dagli edifici pubblici e dai centri abitati 28 Con la nuova normativa urbanistica il riferimento deve intendersi ai PAT (Piano di Assetto del Territorio). pag. 106

108 Criteri di esclusione Allo scopo di prevenire situazioni di compromissione della sicurezza delle abitazioni o di grave disagio degli abitanti sia in fase di esercizio regolare che in caso di incidenti è definita una distanza minima tra: l area ove vengono effettivamente svolte le operazioni di trattamento, recupero o stoccaggio, intesa come il luogo fisico ove avvengono le suddette operazioni, indipendentemente dalla presenza di eventuali opere di mascheratura e/o mitigazione previsti in progetto; gli edifici pubblici e le abitazioni, anche singole, purché stabilmente occupate, esclusa l eventuale abitazione del custode dell impianto stesso. Le suddette distanze si computano indipendentemente dalla distanza fra la recinzione perimetrale dell attività e le abitazioni o gli edifici pubblici di cui sopra.. Nel calcolo della distanza minima non vanno considerati gli insediamenti anche continuativi, di personale impiegato in siti produttivi, compreso altresì l eventuale alloggio del personale addetto alla gestione dell impianto. Nella seguente tabella vengono definite le distanze minime in funzione della tipologia impiantistica specifica: Tipologia impiantistica Distanza minima (m) Discariche per soli rifiuti secchi e comunque non 150 putrescibili Discariche per rifiuti diversi da quelli sopra indicati 250 Discariche per inerti 50 Impianti di incenerimento 150 Stoccaggi provvisori 150 Impianti produzione CDR 100 Impianti di compostaggio in locali chiusi 100 Impianti di digestione anaerobica 100 Impianti di trattamento chimicofisicobiologico 100 Impianti di selezione e recupero ) Accessibilità dell area Raccomandazioni È necessario sia garantita adeguata accessibilità agli impianti per conferire i rifiuti e per consentire l accesso al personale ed a tutti i mezzi necessari nelle diverse pag. 107

109 fasi della vita dell impianto (anche in fase di emergenza). Pertanto, qualora la localizzazione non sia prevista in aree funzionalmente specializzate (aree industriali) e dotate di tutte le infrastrutture necessarie, con particolare riferimento alle infrastrutture viarie, è opportuno valutare per tutte le tipologie impiantistiche l eventuale non idoneità di un area considerando: il tipo di viabilità che rende possibile l accesso all area: accessibilità dai caselli autostradali ed alle ferrovie, accessibilità da infrastrutture di collegamento senza attraversamento di centri abitati, accessibilità da infrastrutture di collegamento primario con attraversamento di centri abitati, accessibilità da infrastrutture di collegamento secondario con attraversamento di centri abitati, accessibilità da viabilità minore; la vocazione del territorio attraversato dalla viabilità di accesso e le destinazioni d uso attuali e previste; gli effetti sulla scorrevolezza del traffico e sull inquinamento acustico ed atmosferico determinato dal flusso dei mezzi in ingresso ed uscita dall impianto. Nel caso non esistano infrastrutture viarie tali da garantire l accessibilità all area, l eventuale giudizio di non idoneità di un area dovrà tenere conto delle possibili conseguenze ambientali e territoriali connesse alla realizzazione della nuova viabilità ed al suo esercizio in funzione delle caratteristiche del territorio attraversato. 5.4) Acque superficiali Raccomandazioni Al fine di limitare il rischio di contaminazione delle acque superficiali, soprattutto se utilizzate a scopo potabile, va prevista una fascia longitudinale di rispetto dimensionata in funzione del tipo di impianto considerato. Nel fissare la fascia di rispetto le Province potranno prevedere diversi gradi di protezione in funzione: pag. 108

110 della diversa permeabilità degli strati superficiali del terreno circostante il corso d acqua; Del tipo di destinazione d uso del corpo idrico; Dell indice o classe di qualità determinato in base al D.Lgs.152/ ) Ambienti di pregio naturalistico o paesaggistico o comunque da tutelare Raccomandazioni Per tutte le tipologie impiantistiche, in relazione alle attività previste ed in considerazione dei seguenti effetti ambientali: generazione di vincoli sulle attività che si svolgono nelle aree limitrofe; aumento del traffico sulla rete stradale interessata; contaminazione di risorse idriche sotterranee; contaminazione di risorse idriche superficiali; aumento del grado di disturbo arrecato dall inquinamento acustico; danni a strutture o disagi alla popolazione o all ambiente determinati da vibrazioni; disturbo dovuto alla diffusione di odori; incremento dell inquinamento atmosferico; accumulo di tossici nella catena alimentare; dispersione materiali leggeri attorno al sito; danni a persone o strutture derivanti da eventi incidentali; concentrazione di animali molesti nell area dell impianto; alterazione del paesaggio (visibilità); eliminazione o alterazione di ecosistemi. le Province potranno individuare aree, anche non comprese tra quelle tutelate o normate dal PTRC, che presentino elementi di interesse naturalistico o tali da farle pag. 109

111 rientrare tra quelle individuate dal D.Lgs. 228/2001, quali: presenza di specie rare da tutelare; presenza di endemismi; presenza di ecosistemi rari, integri o complessi; presenza di avifauna nidificante o di passo; pregio estetico; potenzialità di recupero come area di pregio; fruibilità dell area; aree con tradizioni rurali finalizzate all elaborazione di prodotti agricoli ed alimentari a denominazione di origine controllata (DOC), a denominazione di origine controllata e garantita (DOCG), a denominazione di origine protetta (DOP), a indicazione geografica protetta (IGP), e a indicazione geografica tutelata (IGT) caratterizzate da tipicità; aree con specifico interesse agrituristico; aree da tutelare e da indicare come non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero. Il giudizio di non idoneità potrà essere dato anche considerando effetti negativi secondari, come ad esempio la realizzazione delle infrastrutture di servizio o delle opere di adeguamento necessarie per la costruzione e l esercizio dell impianto. 5.6) Inquinamento atmosferico Raccomandazioni L impatto ambientale da emissioni aeriformi può essere particolarmente sensibile per gli impianti di trattamento termico, i quali possono produrre emissioni in atmosfera tali da interessare porzioni consistenti di territorio. Gli effetti possono variare in funzione della tecnologia adottata, delle modalità gestionali dell impianto e delle condizioni atmosferiche. In dipendenza dalle diverse condizioni meteorologiche locali possibili e delle condizioni di esercizio, l area interessata dalle ricadute delle emissioni di un impianto pag. 110

112 può cambiare e variare notevolmente in estensione. Pertanto, anche al di fuori delle aree giudicate non idonee, un criterio per il giudizio di inidoneità può essere individuato in funzione: dei venti predominanti o persistenti; della presenza di bersagli particolarmente sensibili; della presenza nei pressi del sito di altri impianti o di attività che già cagionano un elevato inquinamento atmosferico; delle specifiche condizioni meteoclimatiche. 5.7) Siti soggetti ad erosione Raccomandazioni Per tutte le tipologie impiantistiche, le Province possono individuare aree soggette a fenomeni di erosione costiera, fluviale o a fenomeni di dilavamento superficiali per le quali effettuare valutazioni specifiche del rischio e stabilire fasce di protezione. Tali fasce dovranno essere tali da garantire la sicurezza dell impianto fino alla cessazione di ogni potenziale pericolo. In particolare, per quanto riguarda le discariche, la fascia di protezione contro i fenomeni erosivi dovrebbe garantire l integrità del sito; per tale fascia la progettazione deve prevedere tutti gli accorgimenti necessari atti ad impedire il verificarsi di fenomeni erosivi di rilievo. 5.8) Siti soggetti a rischio di valanghe Criteri di esclusione Le aree esposte al rischio di valanghe, qualora esattamente identificate e delimitate, sono da considerarsi inidonee alla localizzazione di tutti gli impianti. 5.9) Siti soggetti a rischio di incendi boschivi Raccomandazioni Possono essere identificate e delimitate le zone particolarmente esposte al pag. 111

113 rischio di incendi boschivi. Tali aree possono essere dichiarate inidonee in relazione alle seguenti tipologie impiantistiche: discariche; impianti di incenerimento; impianti di compostaggio; impianti di digestione anaerobica; stoccaggi provvisori o definitivi. Le Province possono altresì definire misure per la minimizzazione dei rischi come la individuazione di distanze minime 5.10) Grotte ed aree carsiche art. 4, LR 54/1980 Tali zone risultano particolarmente delicate per la possibile rapida contaminazione delle falde acquifere sottostanti. Criteri di esclusione All interno delle zone previste dall art. 4 della L.R. 54/1980 vanno individuate e delimitate le zone che possono presentare un elevato grado di rischio per la rapida contaminazione delle falde acquifere. Tali zone sono dichiarate inidonee per qualunque tipologia impiantistica. Raccomandazioni Nelle zone diverse da quelle indicate al precedente capoverso va comunque verificata la presenza di criteri progettuali, costruttivi e gestionali tali da minimizzare il suddetto rischio. pag. 112

114 6.2. Siti non idonei alla localizzazione di impianti di trattamento, recupero e smaltimento rifiuti Sulla base di quanto stabilito dalla normativa vigente il Piano fa proprie le indicazioni del Piano Regionale per la gestione dei rifiuti urbani sviluppando delle tabelle di sintesi alle quali si dovrà fare riferimento nella fase di ricerca dei siti nei quali localizzare impianti di trattamento, recupero e smaltimento rifiuti. Il Piano non propone delle specifiche cartografie ma privilegia la definizione di parametri e prescrizioni che comunque consentono di caratterizzare con estrema precisione ogni singolo sito. L'approccio metodologico utilizzato per la definizione dei criteri e l'elaborazione delle prescrizioni per l'individuazione dei siti non idonei è stato quello di caratterizzare il territorio provinciale sotto l'aspetto urbanisticofisicoambientale, sulla base di parametri oggettivi. Le tabelle allegate definiscono, per ogni voce, le caratteristiche di non idoneità di un sito, oppure contengono, per le voci che sono escluse dalla non idoneità, le prescrizioni cui sarà necessario attenersi nella ricerca di un sito adatto ad ospitare un impianto di smaltimento o trattamento dei rifiuti. L interpretazione da dare alle prescrizioni è pertanto quella di specifici elementi di valutazione che, per i siti esclusi dalla non idoneità, consentono di: definire l idoneità del sito; orientare la progettazione dei singoli impianti, attraverso azioni di mitigazione. La scelta definitiva dei siti nei quali realizzare gli impianti per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti dovrà, inoltre, tener conto delle specifiche normative di settore. In ogni caso, per tutte le tipologie impiantistiche sarà necessario attenersi alle norme vigenti in materia di valutazione di impatto ambientale. In particolare, i progetti dei singoli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti, a seconda della tipologia e della potenzialità, saranno assoggettati a Verifica di Assogettabilità o a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) così come definito dal D.Lgs 152/2006. pag. 113

115 Impianti di compostaggio l insediamento dovrà avvenire in aree funzionalmente specializzate (industriali) o in adiacenza ad altri impianti di trattamento e/o smaltimento, con possibilità di fasce di rispetto di almeno m. 100 su tutti i fronti del lotto. Condizioni generali per l insediamento e la costruzione degli impianti Discariche per rifiuti non pericolosi per le aree poste in vicinanza dei punti di attingimento idrico è indispensabile stabilire il rapporto tra condizioni stratigrafiche del sottosuolo all intorno dell impianto e falde acquifere, in particolare con quella interessata da prelievo a scopo potabile. Inceneritori e impianti di recupero energetico l insediamento dovrà avvenire in aree funzionalmente specializzate (industriali) adatte per l insediamento di attività insalubri di 1 a classe, di dimensioni di almeno ha. 1. In aggiunta andranno anche valutate adeguate fasce di rispetto che potranno variare da 20 a m. 100 sui diversi fronti del lotto. Impianti di trattamento e recupero l insediamento dovrà avvenire in aree funzionalmente specializzate (industriali) adatte per l insediamento di attività insalubri di dimensioni di almeno ha. 1. l impianto dovrà essere dotato delle soluzioni tecniche e delle misure preventive che garantiscano l esercizio nella massima sicurezza e salvaguardia per l ambiente. l impianto deve preferibilmente essere situato a valle del punto di prelievo, rispetto alla direzione di deflusso delle acque sotterranee. l impianto dovrà essere dotato delle soluzioni tecniche e delle misure preventive che garantiscano l esercizio nella massima sicurezza e salvaguardia per l ambiente. l impianto dovrà essere dotato delle soluzioni tecniche e delle misure preventive che garantiscano l esercizio nella massima sicurezza e salvaguardia per l ambiente. l esistenza di cave in fase di esaurimento o abbandonate o comunque di aree degradate già sottratte all agricoltura o di basso valore costituisce un elemento favorevole per l insediamento di una discarica. l impianto deve preferibilmente essere facilmente accessibile dalla ferrovia. l impianto deve preferibilmente essere facilmente accessibile dai mezzi di trasporto e in posizione baricentrica rispetto al bacino di provenienza dei rifiuti. pag. 114

116 Impianti di compostaggio Deve essere previsto un Piano di Monitoraggio e Controllo. Va previsto uno specifico programma di monitoraggio degli odori Principali criteri generali per la mitigazione degli impatti Discariche per rifiuti non pericolosi Deve essere previsto un Piano di Monitoraggio e Controllo Inceneritori e impianti di recupero energetico Deve essere previsto un Piano di Monitoraggio e Controllo. Va previsto uno specifico programma di monitoraggio delle emissioni in atmosfera Impianti di trattamento e recupero Deve essere previsto un Piano di Monitoraggio e Controllo Nelle fasce di rispetto e nelle aree non edificate dovranno essere realizzate cortine alberate con funzione di schermatura Nelle fasce di rispetto e nelle aree non edificate dovranno essere realizzate cortine alberate con funzione di schermatura Nelle fasce di rispetto e nelle aree non edificate dovranno essere realizzate cortine alberate con funzione di schermatura Nelle fasce di rispetto e nelle aree non edificate dovranno essere realizzate cortine alberate con funzione di schermatura Va previsto uno specifico progetto di ricomposizione ambientale a fine esercizio pag. 115

117 voci Vincolo paesaggistico: aree naturali protette nazionali, istituite ai sensi della Legge 6 dicembre 1991, n. 394 parchi, riserve naturali regionali e aree protette regionali istituite ai sensi della L. n. 394/1991 ovvero della L.R. 16 agosto 1984, n.40; ghiacciai ed circhi glaciali. Vincolo idrogeologico: aree classificate dalle Province come "molto instabili" (art. 7 del PTRC); aree coperte da boschi di protezione, così come definiti nell articolo 16 della LR 52/78. zone di tutela assoluta e di rispetto delle risorse idriche ai sensi degli articoli 5 e 6 del DPR 24/5/88, n.236. Vincolo storico archeologico: siti ed immobili sottoposti a vincoli assoluti previsti dal Ministero per i beni e le attività culturali, (Legge n. 1089/1939). Centri storici (art. 24 delle Nta e Tavola 10 del PTRC). Ambiti per l istituzione di parchi naturali archeologici e di riserve archeologiche di interesse regionale Aree non idonee Impianti di compostaggio Discariche per rifiuti non pericolosi Inceneritori e impianti di recupero energetico Impianti di trattamento e recupero non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee pag. 116

118 voci Vincolo ambientale: ambiti naturalistici, zone umide incluse nell elenco di cui al DPR 13 marzo 1976 n.448. zone umide, riserve integrali dello stato (L 431/85) rete ecologica europea denominata "Natura 2000" Ambiti per l istituzione di parchi e riserve naturali regionali e aree di tutela paesaggistica regionale Aree di tutela paesaggistica di interesse regionale di competenza provinciale Aree di tutela paesaggistica di interesse regionale soggette a competenza degli enti locali Siti soggetti a rischio valanghe: aree esposte al rischio di valanghe, qualora esattamente identificate e delimitate Grotte e aree carsiche: zone che possono presentare un elevato grado di rischio per la rapida contaminazione delle falde acquifere PRG: zone classificate A, B e C Ambiti di pregio naturalistico o paesaggistico o comunque da tutelare Inquinamento atmosferico Impianti di compostaggio Discariche per rifiuti non pericolosi Inceneritori e impianti di recupero energetico Impianti di trattamento e recupero non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee non idonee Non idonee se equiparate a quelle individuate dal D.Lgs 228/2001 Non idonee se equiparate a quelle individuate dal D.Lgs 228/2001 Non idonee se equiparate a quelle individuate dal D.Lgs 228/2001 L idoneità va valutata considerando la direzione dei venti e la presenza di bersagli sensibili Non idonee se equiparate a quelle individuate dal D.Lgs 228/2001 pag. 117

119 voci Impianti di compostaggio Prescrizioni e raccomandazioni Discariche per rifiuti non pericolosi Inceneritori e impianti di recupero energetico Impianti di trattamento e recupero Vincolo paesaggistico: Vincolo idrogeologico: zone sottoposte a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D.3267/23 Possibile ubicazione previa adozione di apprestamenti tecnici che consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità (parere favorevole del Servizio Forestale Regionale) aree instabili Possibile ubicazione previa adozione di apprestamenti tecnici che consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità aree esondabili Possibile ubicazione previo parere favorevole degli Enti preposti (Consorzi di Bonifica, Magistrato alle acque, ) Possibile ubicazione previa adozione di apprestamenti tecnici che consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità (parere favorevole del Servizio Forestale Regionale) Possibile ubicazione previa adozione di apprestamenti tecnici che consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità Possibile ubicazione previo parere favorevole degli Enti preposti (Consorzi di Bonifica, Magistrato alle acque, ) fascia diricarica degli acquiferi Possibile ubicazione previa adozione di sistemi costruttivi e gestionali che garantiscano un maggior livello di sicurezza Vincolo storico archeologico: Agrocenturiato Itinerari di valore storico e storico ambientale L idoneità va valutata sentiti gli organi periferici del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali L idoneità va valutata sentiti gli organi periferici del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali Possibile ubicazione previo parere favorevole degli Enti preposti (Consorzi di Bonifica, Magistrato alle acque, ) Possibile ubicazione previa adozione di apprestamenti tecnici che consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità (parere favorevole del Servizio Forestale Regionale) Possibile ubicazione previa adozione di apprestamenti tecnici che consentano il raggiungimento di un giudizio di idoneità Possibile ubicazione previo parere favorevole degli Enti preposti (Consorzi di Bonifica, Magistrato alle acque, ) L idoneità va valutata sentiti gli organi periferici del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali L idoneità va valutata sentiti gli organi periferici del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali pag. 118

120 Distanze minime dalle abitazioni e dai centri abitati: Accessibilità Acque superficiali Siti soggetti ad erosione 100 m 150 m (se per soli rifiuti secchi o non putrescibili) 250 m negli altri casi Va prevista una adeguata accessibilità in relazione alla tipologia di mezzi previsti Va prevista una fascia di rispetto dai corsi d acqua superficiali Vanno garantite adeguate fasce di rispetto dalle aree soggette ad erosione Va prevista una adeguata accessibilità in relazione alla tipologia di mezzi previsti Va prevista una fascia di rispetto dai corsi d acqua superficiali Vanno garantite adeguate fasce di rispetto dalle aree soggette ad erosione 150 m 100 m Va prevista una adeguata accessibilità in relazione alla tipologia di mezzi previsti Va prevista una fascia di rispetto dai corsi d acqua superficiali Vanno garantite adeguate fasce di rispetto dalle aree soggette ad erosione Va prevista una adeguata accessibilità in relazione alla tipologia di mezzi previsti Va prevista una fascia di rispetto dai corsi d acqua superficiali Vanno garantite adeguate fasce di rispetto dalle aree soggette ad erosione pag. 119

121 7. RMATIVA DEL PIA PARTE I RME GENERALI Articolo n.1 CAMPO DI APPLICAZIONE Il Piano Provinciale per la gestione dei rifiuti urbani ed assimilati (di seguito denominato Piano Provinciale) è predisposto in adempimento a quanto previsto dall art.197 comma 1 del D. Leg.vo 152/2006 e dalla L.R. 3/2000 art.8. La presente normativa si applica alla gestione dei rifiuti urbani ed assimilati così come classificati dall art. 184 del D.Lgs152/2006. I Rifiuti urbani sono costituiti da: a) rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; b) rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell'articolo 198, comma 2, lettera g) del D.Lgs 152/2006; c) rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; d) rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua; e) rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali; f) rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), c) ed e). Articolo n.2 FINALITA Il Piano Provinciale si propone di ottimizzare la gestione dei rifiuti urbani ed pag. 120

122 assimilati secondo criteri di efficienza, efficacia ed economicità, assicurando l'autosufficienza dello smaltimento in ambito provinciale. Il Piano Provinciale provvede, coerentemente con la L.R. 3/2000, a: individuare le iniziative per limitare la produzione dei rifiuti e per favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero degli stessi, individuare le iniziative dirette a favorire il recupero dei materiali dai rifiuti anche riconvertendo, potenziando o ampliando gli impianti esistenti, definire la tipologia ed il fabbisogno degli impianti da realizzare nell'ambito provinciale, tenuto conto dell'offerta di smaltimento e recupero da parte del sistema pubblico e privato, e delle possibilità di potenziamento o ampliamento degli impianti esistenti, nonché la loro localizzazione, definire i criteri in base ai quali individuare le aree non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero dei rifiuti, definire gli indirizzi per la redazione da parte dell'autorità d'ambito di regolamenti tipo per la gestione dei rifiuti urbani, valutare il fabbisogno delle discariche necessarie per lo smaltimento della frazione secca non recuperabile dei rifiuti urbani per un periodo non inferiore a 10 anni, nonché la loro localizzazione di massima. Articolo n.3 ELABORATI DEL PIA Il Piano Provinciale è costituito dai seguenti elaborati: 1) con allegate le Norme di Attuazione ed i Criteri per l'individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti; 2) Relazione Ambientale della VAS; 3) Sintesi non tecnica della VAS; 4) Valutazione di Incidenza Ambientale. pag. 121

123 Articolo n.4 PROCEDURE DI FORMAZIONE E VALIDITA DEL PIA L'adozione del Piano provinciale e delle sue Varianti è di competenza del Consiglio Provinciale, secondo le procedure previste dalla normativa vigente. Il Piano Provinciale viene adottato dal Consiglio Provinciale e successivamente inviato ai Comuni e tutti gli Enti interessati. L avviso di adozione del Piano viene pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione e sui due quotidiani locali maggiormente diffusi nella Provincia. Con la pubblicazione sono indicate le sedi dove chiunque potrà prendere visione del Piano adottato. Entro sessanta giorni dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione chiunque ne abbia interesse potrà far pervenire alla Provincia eventuali osservazioni e proposte. I Comuni esprimono il loro parere entro 60 giorni dalla pubblicazione del Piano nel Bollettino Ufficiale della Regione. Il parere del Comune, salvo diversa previsione statutaria, spetta al Consiglio Comunale. Trascorsi i termini per le osservazioni, la Provincia trasmette alla Regione il Piano provinciale adottato, unitamente alle osservazioni, proposte e pareri pervenuti, e alle controdeduzioni sugli stessi. Il Piano è approvato dal Consiglio Regionale e comporta automatica variazione del Piano Regionale per la gestione dei rifiuti solidi urbani. Il Piano ha validità decennale. Articolo n.5 REVIONE DEL PIA Il Piano è sottoposto a revisione periodica ogni qualvolta se ne evidenzi la necessità. Spetta all Amministrazione Provinciale la verifica e la revisione periodica del Piano Provinciale, tenendo conto delle esigenze che andranno emergendo e delle specifiche disposizioni di legge in materia. Articolo n.6 OBBLIGO DI CONFERIMENTO DEI RIFIUTI I Comuni sono obbligati a conferire i rifiuti destinati allo smaltimento negli impianti indicati dal Piano Provinciale. pag. 122

124 PARTE II GESTIONE DEL PIA Articolo n.7 FORME DI COOPERAZIONE AUTORITA D AMBITO Al fine di garantire la gestione dei rifiuti urbani i Comuni e la Provincia istituiscono l Autorità d Ambito nelle forme della convenzione (art. 24 L. n.142 del 8/06/1990 e succ. m. e i.) o del consorzio (art. 24 L. n.142 del 8/06/1990 e succ. m. e i.). Articolo n.8 FUNZIONI DELL AUTORITA D AMBITO L'Autorità d'ambito svolge le funzioni di organizzazione, coordinamento e controllo della gestione dei rifiuti urbani attraverso: a) la redazione del programma pluriennale degli interventi; b) la realizzazione degli interventi previsti dal programma pluriennale; c) l individuazione dei soggetti cui affidare la gestione operativa della raccolta, del trasporto e dello smaltimento dei rifiuti urbani; d) provvede a determinare la tariffa provinciale di smaltimento; e) provvede ad adottare il regolamento tipo relativo alla gestione dei rifiuti urbani; f) provvede alla verifica della gestione operativa; g) stabilisce gli obiettivi di raccolta differenziata di ogni singolo Comune al fine del raggiungimento per l'intero ambito delle percentuali previste all' articolo 2. Articolo n.9 IL PROGRAMMA PLURIENNALE DEGLI INTERVENTI In attuazione del Piano Provinciale per la gestione dei rifiuti urbani, l Autorità d Ambito approva un Programma Pluriennale degli interventi. Il Programma Pluriennale degli Interventi contiene: l individuazione delle aree di raccolta; i progetti preliminari, completi dei relativi piani economici e finanziari, relativi agli pag. 123

125 interventi previsti nel Piano Provinciale; gli interventi di bonifica e di messa in sicurezza delle aree inquinate riferibili a precedenti attività di gestione dei rifiuti urbani a cura del servizio pubblico; i progetti preliminari dei servizi di raccolta e del sistema dei trasporti completi dei relativi piani economici e finanziari; la definizione dei tempi per la realizzazione degli interventi; lo schema di assetto gestionale, il modello tecnicoorganizzativo che espliciti le gestioni di raccolta per unità territoriali omogenee, i servizi e gli impianti di smaltimento e recupero da affidare in gestione; il piano degli investimenti necessari per raggiungere gli obiettivi del Piano Provinciale, articolato su base ventennale o trentennale per i servizi di smaltimento e quinquennale per i servizi di raccolta e spazzamento; la previsione dell importo della tariffa articolata per singole voci di costo, da effettuarsi su base pluriennale, nonché le modalità progressive di attuazione, garantendo la gradualità degli adeguamenti tariffari; gli obiettivi e gli standards dei servizi di gestione dei rifiuti. La durata del Programma Pluriennale è la stessa del Piano Provinciale. Articolo n.10 COMPETENZE DELLA PROVINCIA La Provincia svolge funzioni di coordinamento e controllo della gestione dei rifiuti urbani. E compito dell Amministrazione Provinciale: convocare la Conferenza dei Comuni; coordinare i Comuni e favorire la stipula di convenzioni che consentano di raggiungere le sinergie previste dal Piano; promuovere accordi quadro e convenzioni con la Regione per il recupero di particolari tipologie di materiali; promuovere accordi per il trattamento termico della frazione secca presso impianti posti anche al di fuori della Provincia; pag. 124

126 vigilare sul raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata prefissati; sostenere le iniziative di raccolta differenziata dei Comuni; predisporre varianti e aggiornamenti al Piano Provinciale. La Provincia promuove, inoltre, tavoli di concertazione con le Associazioni di categoria al fine di sensibilizzare gli operatori economici al problema della riduzione, recupero e riutilizzo dei rifiuti. A tal fine la Provincia può: aderire ad iniziative locali e nazionali; predisporre corsi di formazione per tecnici comunali; predisporre corsi di formazione per gli insegnanti; avviare attività di sensibilizzazione per gli alunni e studenti delle scuole. Articolo n.11 REGOLAMENTO COMUNALE PER LA GESTIONE DEI RU Il Piano Provinciale predispone uno schema di Regolamento Comunale per la gestione dei rifiuti che deve contenere: le disposizioni per assicurare la tutela igienico sanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani; le modalità del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; le modalità di conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti al fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi; le norme atte a garantire una distinta gestione dei rifiuti urbani pericolosi e dei rifiuti da esumazione ed estumulazione; le disposizioni necessarie ad ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche, fissando gli standard minimi da rispettare; le modalità di esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima di inviarli al recupero o allo smaltimento; l assimilazione per qualità e quantità dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani ai fini della raccolta e dello smaltimento, sulla base dei criteri generali stabiliti dallo pag. 125

127 Stato e dalle Regioni. In ogni caso, all'interno di ciascun Comune dovranno essere assicurate le percentuali minime di raccolta differenziata stabilite dal D.Lgs 22/97. PARTE III RME RELATIVE AGLI IMPIANTI DI PIA Articolo n.12 GLI IMPIANTI DI PIA Gli impianti di trattamento e smaltimento previsti dal Piano Provinciale dovranno essere gestiti nel rispetto delle più avanzate conoscenze in materia. Per gli impianto di Piano, esistenti e/o previsti dovranno essere prese in considerazione le azioni di mitigazione indicate dal Documento di VAS. In particolare si tratta delle seguenti azioni di mitigazione: 1) Impianto di digestione anaerobica di Camposampiero. Le opere di mitigazione già realizzate riguardano: il sistema di abbattimento degli odori. 2) Impianto di selezione della frazione secca di San Giorgio delle Pertiche. Non sono previste particolari opere di mitigazione. 3) Discarica di Campodarsego. Le opere di mitigazione già realizzate o in fase di realizzazione riguardano: realizzazione del tratto stradale che consente l accesso diretto all impianto dalla SR 308; realizzazione del setto bentonitico laterale e la messa in sicurezza del sito. 4) Impianto di recupero sabbie da spazzamento di Limena. Le opere di mitigazione già realizzate riguardano: pag. 126

128 il sistema di depurazione delle acque di lavaggio. 5) Impianto di compostaggio di Vigonza. Le opere di mitigazione già realizzate riguardano: il sistema di abbattimento degli odori. 6) Impianto di recupero energetico di San Lazzaro a Padova. Le opere di mitigazione già realizzate o in fase di realizzazione riguardano: adozione di un sistema di trattamento a secco delle emissioni; adozione di un impianto di aspirazione e trattamento arie della fossa di scarico dei rifiuti; adozione di misure di mitigazione architettonica e di inserimento paesaggistico per il camino e la facciata posta lungo il Piovego; realizzazione di una pista ciclo pedonale a sbalzo che consenta di mantenere la continuità del percorso lungo l argine San Lazzaro; realizzazione di una corsia preferenziale per l accesso e l uscita dall impianto al fine di ridurre l impatto del traffico su via della Navigazione Interna. 7) Impianto di digestione anaerobica di Cà Nordio a Padova. Le opere di mitigazione previste riguardano: adozione di una fascia verde di ampiezza variabile ove è previsto che vengano messe a dimora essenze arboree; adozione di barriere vegetali di mascheramento; adozione di barriere antirumore lungo la strada di accesso. 8) Polo per la gestione integrata dei rifiuti (discarica, impianto di compostaggio, impianto di digestione anaerobica, impianto di selezione del secco riciclabile) di Este. Le opere di mitigazione riguardano: sistemazione del nodo di accesso tra via Comuna e la SR 10; realizzazione della Bretella Ovest di Este di collegamento con la SR 10 Variante, sulla base dell intesa programmatica tra Provincia di Padova e i Comuni di Este, pag. 127

129 Ospedaletto, Baone e Saletto che hanno predisposto lo studio di fattibilità; interventi di piantumazione di essenze arboree nelle aree circostanti gli impianti al fine di creare fasce di rispetto verso i centri abitati. Le essenze andranno scelte tra quelle che consentono di raggiungere i migliori risultati per quanto riguarda l abbattimento delle polveri; predisposizione di una rete di monitoraggio in continuo, posizionate in accordo con ARPAV e Comune, per le emissioni odorigene e di polveri. 9) Discarica di Sant Urbano. Le opere di mitigazione già realizzate o in fase di realizzazione riguardano: miglioramento della viabilità di accesso; realizzazione del diaframma bentonitico laterale. Le azioni di cui sopra vanno inoltre integrate con le misure previste dalla Valutazione di Incidenza Ambientale che vengono di seguito riportate: 1) Impianto di digestione anaerobica di Camposampiero: la piantumazione di filari alberati e siepi, soprattutto lungo i lati settentrionale ed occidentale dell impianto. 2) Impianto di selezione della frazione secca di San Giorgio delle Pertiche: la piantumazione di filari alberati e siepi lungo tutto il perimetro dell impianto, in particolare tali filari dovrebbero essere rafforzati lungo le direttrici nordsud. 3) Discarica di Campodarsego: la piantumazione di filari alberati e siepi, soprattutto lungo il lato orientale dell impianto. 4) Impianto di recupero sabbie da spazzamento di Limena: la piantumazione di filari alberati e siepi, soprattutto lungo i lati settentrionale ed orientale dell impianto. 5) Impianto di compostaggio di Vigonza: la piantumazione di filari alberati e siepi, soprattutto lungo il lato settentrionale pag. 128

130 dell impianto, che confina con un corso d acqua. 6) Impianto di recupero energetico di San Lazzaro a Padova: la piantumazione di filari alberati e siepi soprattutto lungo il lato meridionale dell impianto. 7) Impianto di digestione anaerobica di Cà Nordio a Padova: la piantumazione di filari alberati lungo i confini dell impianto. 8) Polo per la gestione integrata dei rifiuti (discarica, impianto di compostaggio, impianto di digestione anaerobica, impianto di selezione del secco riciclabile) di Este: la piantumazione di filari alberati e siepi, soprattutto lungo i lati settentrionale ed orientale. 9) Discarica di Sant Urbano: l implementazione della piantumazione di filari alberati esistenti e siepi, soprattutto lungo i lati settentrionale e occidentale. Articolo n.13 I TI N IDONEI I siti non idonei alla localizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani sono individuati sulla base dei criteri stabiliti dal Piano. Le tipologie impiantistiche considerate, per le quali sono state individuate le aree non idonee, sono: impianti di compostaggio discariche per rifiuti non pericolosi inceneritori e impianti di recupero energetico impianti di trattamento e recupero pag. 129

131 8. ALLEGATI pag. 130

132 Provincia di Padova 8.1. Allegato n.1 Rifiuti prodotti nel 2010 nei Comuni della Provincia di Padova SubAmbito PD1 Fonte ARPAV : I rifiuti urbani in Provincia di Padova Scheda Sintetica Anno 2010 pag. 131

133 Provincia di Padova SubAmbito PD2 Fonte ARPAV : I rifiuti urbani in Provincia di Padova Scheda Sintetica Anno 2010 pag. 132

134 Provincia di Padova SubAmbito PD3 Fonte ARPAV : I rifiuti urbani in Provincia di Padova Scheda Sintetica Anno 2010 pag. 133

135 Provincia di Padova SubAmbito PD4 Fonte ARPAV : I rifiuti urbani in Provincia di Padova Scheda Sintetica Anno 2010 pag. 134

136 Provincia di Padova 8.2. Allegato n.2 Sistemi di raccolta in atto nei Comuni della Provincia nel 2010 SubAmbito PD1 Comune R.U. Sistema di indifferenziato/ raccolta del secco Raccolta separata residuo seccoumido Sistema di raccolta della frazione umida Sistema di raccolta di cartavetroplastica Borgoricco SeccoUmido Campo San Martino SeccoUmido Campodarsego SeccoUmido Camposampiero SeccoUmido Ecocentro Carmignano di Brenta SeccoUmido Cittadella SeccoUmido Curtarolo SeccoUmido Fontaniva SeccoUmido Galliera Veneta SeccoUmido Gazzo SeccoUmido Grantorto SeccoUmido Loreggia SeccoUmido Massanzago SeccoUmido Piazzola sul Brenta SeccoUmido Piombino Dese SeccoUmido San Giorgio delle Pertiche SeccoUmido San Giorgio in Bosco SeccoUmido San Martino di Lupari SeccoUmido San Pietro in Gu SeccoUmido Stradale Santa Giustina in Colle SeccoUmido Tombolo SeccoUmido Trebaseleghe SeccoUmido Vigodarzere SeccoUmido Vigonza SeccoUmido Villa del Conte SeccoUmido Villanova di Camposampiero SeccoUmido pag. 135

137 Provincia di Padova SubAmbito PD2 Comune R.U. Sistema di indifferenziato/ raccolta del secco Raccolta separata residuo seccoumido Sistema di raccolta della frazione umida Sistema di raccolta di cartavetroplastica Stradale Stradale Abano Terme SeccoUmido Stradale Albignasego SeccoUmido Ecocentro Cadoneghe SeccoUmido Stradale Stradale Campodoro SeccoUmido Casalserugo SeccoUmido Cervarese Santa Croce SeccoUmido Limena SeccoUmido Mestrino SeccoUmido Montegrotto Terme SeccoUmido Stradale Noventa Padovana SeccoUmido Padova SeccoUmido Stradale Stradale Ponte San Nicolò SeccoUmido Stradale Ecocentro Rubano SeccoUmido Stradale Stradale Saccolongo SeccoUmido Saonara SeccoUmido Selvazzano Dentro SeccoUmido Teolo SeccoUmido Ecocentro Ecocentro Torreglia SeccoUmido Veggiano SeccoUmido Villafranca Padovana SeccoUmido Ecocentro pag. 136

138 Provincia di Padova SubAmbito PD3 R.U. indifferenziato/ Raccolta separata seccoumido Sistema di raccolta del secco residuo Sistema di raccolta della frazione umida Arquà Petrarca SeccoUmido Baone SeccoUmido Barbona SeccoUmido Battaglia Terme SeccoUmido Comune Sistema di raccolta di cartavetroplastica Boara Pisani SeccoUmido Carceri SeccoUmido Casale di Scodosia SeccoUmido Castelbaldo SeccoUmido Cinto Euganeo SeccoUmido Este SeccoUmido A chiamata Galzignano Terme SeccoUmido Granze SeccoUmido Lozzo Atestino SeccoUmido Masi SeccoUmido Megliadino San Fidenzio SeccoUmido Megliadino San Vitale SeccoUmido Merlara SeccoUmido Monselice SeccoUmido Ecocentro Montagnana SeccoUmido Ospedaletto Euganeo SeccoUmido Pernumia SeccoUmido Piacenza d'adige SeccoUmido Ponso SeccoUmido Pozzonovo SeccoUmido Rovolon SeccoUmido Saletto SeccoUmido Santa Margherita d'adige SeccoUmido Sant'Elena SeccoUmido Sant'Urbano SeccoUmido Solesino SeccoUmido Ecocentro Stanghella SeccoUmido Tribano SeccoUmido Urbana SeccoUmido Vescovana SeccoUmido Vighizzolo d'este SeccoUmido Ecocentro Villa Estense SeccoUmido Vo SeccoUmido pag. 137

139 Provincia di Padova SubAmbito PD4 Comune R.U. indifferenziato/ Raccolta separata seccoumido Sistema di raccolta del secco residuo Sistema di raccolta della frazione umida Sistema di raccolta di cartavetroplastica Agna SeccoUmido Anguillara Veneta SeccoUmido Arre SeccoUmido A chiamata Arzergrande SeccoUmido Bagnoli di Sopra SeccoUmido Bovolenta SeccoUmido A chiamata Brugine SeccoUmido Candiana SeccoUmido A chiamata Cartura SeccoUmido Codevigo SeccoUmido Conselve SeccoUmido Ecocentro Correzzola SeccoUmido Due Carrare SeccoUmido Legnaro SeccoUmido Maserà di Padova SeccoUmido Piove di Sacco SeccoUmido Polverara SeccoUmido Pontelongo SeccoUmido San Pietro Viminario SeccoUmido Sant'Angelo di Piove di Sacco SeccoUmido Terrassa Padovana SeccoUmido pag. 138

140 Provincia di Padova 8.3. Allegato n.3 Centri Comunali di Raccolta presenti nei Comuni della Provincia nel 2010 SubAmbito PD1 Comune Centro comunale di raccolta Borgoricco Presenza di uno o più CCR Campo San Martino I cittadini possono utilizzare il CCR di Curtarolo Campodarsego Presenza di uno o più CCR Camposampiero Presenza di uno o più CCR Carmignano di Brenta Presenza di uno o più CCR Cittadella Presenza di uno o più CCR Curtarolo Presenza di uno o più CCR Fontaniva Presenza di uno o più CCR Galliera Veneta Presenza di uno o più CCR Gazzo Presenza di uno o più CCR Grantorto Presenza di uno o più CCR Loreggia Presenza di uno o più CCR Massanzago I cittadini possono utilizzare il CCR di Camposampiero Piazzola sul Brenta Presenza di uno o più CCR Piombino Dese Presenza di uno o più CCR San Giorgio delle Pertiche Presenza di uno o più CCR San Giorgio in Bosco Presenza di uno o più CCR San Martino di Lupari Presenza di uno o più CCR San Pietro in Gu Presenza di uno o più CCR Santa Giustina in Colle Presenza di uno o più CCR Tombolo Presenza di uno o più CCR Trebaseleghe Presenza di uno o più CCR Vigodarzere I cittadini possono utilizzare il CCR di Campodarsego Vigonza Presenza di uno o più CCR Villa del Conte I cittadini possono utilizzare il CCR di Santa Giustina Villanova di Camposampiero Presenza di uno o più CCR pag. 139

141 Provincia di Padova SubAmbito PD2 Comune Centro comunale di raccolta Abano Terme Presenza di uno o più CCR Albignasego Presenza di uno o più CCR Cadoneghe Presenza di uno o più CCR Campodoro Presenza di uno o più CCR Casalserugo Cervarese Santa Croce Presenza di uno o più CCR Limena Presenza di uno o più CCR Mestrino Presenza di uno o più CCR Montegrotto Terme Presenza di uno o più CCR Noventa Padovana Presenza di uno o più CCR Padova Presenza di uno o più CCR Ponte San Nicolò Presenza di uno o più CCR Rubano Presenza di uno o più CCR Saccolongo Presenza di uno o più CCR Saonara Presenza di uno o più CCR Selvazzano Dentro Presenza di uno o più CCR Teolo Presenza di uno o più CCR Torreglia Presenza di uno o più CCR Veggiano Presenza di uno o più CCR Villafranca Padovana Presenza di uno o più CCR pag. 140

142 Provincia di Padova SubAmbito PD3 Comune Centro comunale di raccolta Arquà Petrarca Presenza di uno o più CCR Baone Presenza di uno o più CCR Barbona Battaglia Terme Presenza di uno o più CCR Boara Pisani Presenza di uno o più CCR Carceri Casale di Scodosia Castelbaldo I cittadini possono utilizzare i CCR di Merlara, Piacenza d Adige e Casale Scodosia Presenza di uno o più CCR Cinto Euganeo Presenza di uno o più CCR Este Presenza di uno o più CCR Galzignano Terme Presenza di uno o più CCR Granze Lozzo Atestino Masi Megliadino San Fidenzio Megliadino San Vitale Presenza di uno o più CCR I cittadini possono utilizzare i CCR di Merlara, Piacenza d Adige e Casale Scodosia I cittadini possono utilizzare il CCR di Piacenza d Adige I cittadini possono utilizzare il CCR di Piacenza d Adige Merlara Presenza di uno o più CCR Monselice Presenza di uno o più CCR Montagnana Presenza di uno o più CCR Ospedaletto Euganeo Presenza di uno o più CCR Pernumia Presenza di uno o più CCR Piacenza d'adige Ponso Presenza di uno o più CCR I cittadini possono utilizzare il CCR di Piacenza d Adige Pozzonovo Presenza di uno o più CCR Rovolon Presenza di uno o più CCR Saletto Santa Margherita d'adige Sant'Elena Sant'Urbano Presenza di uno o più CCR I cittadini possono utilizzare il CCR di Piacenza d Adige Presenza di uno o più CCR Solesino Presenza di uno o più CCR Stanghella Presenza di uno o più CCR Tribano Urbana I cittadini possono utilizzare i CCR di Merlara, Piacenza d Adige e Casale Scodosia Vescovana Vighizzolo d'este I cittadini possono utilizzare il CCR di Piacenza d Adige Villa Estense Vo pag. 141

143 Provincia di Padova SubAmbito PD4 Comune Centro comunale di raccolta Agna Presenza di uno o più CCR Anguillara Veneta Presenza di uno o più CCR Arre Presenza di uno o più CCR Arzergrande Bagnoli di Sopra Presenza di uno o più CCR I cittadini possono utilizzare il CCR di Conselve Bovolenta Presenza di uno o più CCR Brugine Presenza di uno o più CCR Candiana Presenza di uno o più CCR Cartura Codevigo Presenza di uno o più CCR Conselve Presenza di uno o più CCR Correzzola Due Carrare Legnaro Maserà di Padova Piove di Sacco Polverara Presenza di uno o più CCR I cittadini possono utilizzare il CCR di Due Carrare Presenza di uno o più CCR I cittadini possono utilizzare il CCR di Bovolenta Pontelongo Presenza di uno o più CCR San Pietro Viminario Presenza di uno o più CCR Sant'Angelo di Piove di Sacco Presenza di uno o più CCR Terrassa Padovana pag. 142

144 Provincia di Padova 8.4. Allegato n.4 Sistema tariffario adottato nei Comuni della Provincia nel 2010 SubAmbito PD1 Comune Sistema tariffario Parametrico Puntuale Borgoricco Campo San Martino Campodarsego Camposampiero Carmignano di Brenta Cittadella Curtarolo Fontaniva Galliera Veneta Gazzo Grantorto Loreggia Massanzago Piazzola sul Brenta Piombino Dese San Giorgio delle Pertiche San Giorgio in Bosco San Martino di Lupari San Pietro in Gu Santa Giustina in Colle Tombolo Trebaseleghe Vigodarzere Vigonza Villa del Conte Villanova di Camposampiero (*) L adozione di un Sistema tariffario prevede che la riscossione della tariffa per i servizi di igiene urbana possa avvenire secondo due modalità distinte: parametrico: mediante l adozione di parametri (solitamente quelli stabiliti dal DPR 158/1999); puntuale la misurazione del rifiuto conferito. pag. 143

145 Provincia di Padova SubAmbito PD2 Comune Sistema tariffario Parametrico Puntuale Abano Terme Albignasego Cadoneghe Campodoro Casalserugo Cervarese Santa Croce Limena Mestrino Montegrotto Terme Noventa Padovana Padova Ponte San Nicolò Rubano Saccolongo Saonara Selvazzano Dentro Teolo Torreglia Veggiano Villafranca Padovana (*) L adozione di un Sistema tariffario prevede che la riscossione della tariffa per i servizi di igiene urbana possa avvenire secondo due modalità distinte: parametrico: mediante l adozione di parametri (solitamente quelli stabiliti dal DPR 158/1999); puntuale la misurazione del rifiuto conferito. pag. 144

146 Provincia di Padova SubAmbito PD3 Comune Sistema tariffario Parametrico Puntuale Arquà Petrarca Baone Barbona Battaglia Terme Boara Pisani Carceri Casale di Scodosia Castelbaldo Cinto Euganeo Este Galzignano Terme Granze Lozzo Atestino Masi Megliadino San Fidenzio Megliadino San Vitale Merlara Monselice Montagnana Ospedaletto Euganeo Pernumia Piacenza d'adige Ponso Pozzonovo Rovolon Saletto Santa Margherita d'adige Sant'Elena Sant'Urbano Solesino Stanghella Tribano Urbana Vescovana Vighizzolo d'este Villa Estense Vo (*) L adozione di un Sistema tariffario prevede che la riscossione della tariffa per i servizi di igiene urbana possa avvenire secondo due modalità distinte: parametrico: mediante l adozione di parametri (solitamente quelli stabiliti dal DPR 158/1999); puntuale la misurazione del rifiuto conferito. pag. 145

147 Provincia di Padova SubAmbito PD4 Comune Sistema tariffario Parametrico Puntuale Agna Anguillara Veneta Arre Arzergrande Bagnoli di Sopra Bovolenta Brugine Candiana Cartura Codevigo Conselve Correzzola Due Carrare Legnaro Maserà di Padova Piove di Sacco Polverara Pontelongo San Pietro Viminario Sant'Angelo di Piove di Sacco Terrassa Padovana (*) L adozione di un Sistema tariffario prevede che la riscossione della tariffa per i servizi di igiene urbana possa avvenire secondo due modalità distinte: parametrico: mediante l adozione di parametri (solitamente quelli stabiliti dal DPR 158/1999); puntuale la misurazione del rifiuto conferito. pag. 146

148 Provincia di Padova 8.5. Allegato n.5 Appendice Normativa Di seguito viene riportata una sintesi dei principali riferimenti normativi per quanto riguarda la gestione dei rifiuti urbani. Normativa Nazionale 1) D. Lgs. 152/2006, Parte Quarta La parte Quarta "Gestione Rifiuti" del D. Lgs 152/2006 disciplina la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati, anche in attuazione delle direttive comunitarie sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi, sugli oli, sulle batterie, sugli imballaggi ed anche dei veicoli fuori uso. Tra gli aspetti maggiormente caratterizzanti la nuova normativa in materia ambientale, vi è l'affermazione che lo smaltimento dei rifiuti costituisce fase residuale della gestione dei rifiuti, da attuarsi solo dopo aver verificato l'impossibilità tecnica di esperire le operazioni di recupero (art. 182, comma 1). La normativa vigente prevede finalità, criteri relativamente alla gestione dei rifiuti urbani. In particolare: di gestione, competenze L Articolo 177 (Campo di applicazione e finalità) prevede che i rifiuti vengano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente. L Articolo 179 (Criteri di priorità nella gestione dei rifiuti) prevede che la gestione dei rifiuti deve avvenire del rispetto della seguente gerarchia: a) prevenzione; b) preparazione per il riutilizzo; c) riciclaggio; d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di energia; e) smaltimento. L Articolo 183 (Definizioni) formula le seguenti definizioni: a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia pag. 147

149 Provincia di Padova l intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi; b) produttore: il soggetto la cui attività produce rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti; c) detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che ne è in possesso; d) gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o intermediario; e) raccolta: il prelievo dei rifiuti, compresi la cernita preliminare e il deposito, ivi compresa la gestione dei centri di raccolta, ai fini del loro trasporto in un impianto di trattamento; f) raccolta differenziata: la raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo ed alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico. g) rifiuti organici: sono i rifiuti biodegradabili di giardini e parchi, i rifiuti alimentari e di cucina prodotti da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione e punti vendita al dettaglio e rifiuti simili prodotti dall'industria alimentare raccolti in modo differenziato; h) smaltimento: qualsiasi operazione diversa dal recupero anche quando l'operazione ha come conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia. L'allegato B alla Parte IV del presente decreto riporta un elenco non esaustivo delle operazioni di smaltimento; i) recupero: qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all'interno dell'impianto o nell'economia in generale. L'allegato C della Parte IV del presente decreto riporta un elenco non esaustivo di operazioni di recupero; j) gestione integrata dei rifiuti: il complesso delle attività, ivi compresa quella di spazzamento delle strade come definita alla lettera oo), volte ad ottimizzare la gestione dei rifiuti; k) centro di raccolta: area presidiata ed allestita, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, per l'attività di raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti urbani per frazioni omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli impianti di recupero e trattamento. La disciplina dei centri di raccolta è data con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata, di cui al decreto legislativo 28 agosto 1997, n L Articolo 184 (Classificazione) stabilisce che sono rifiuti urbani: a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli pag. 148

150 Provincia di Padova c) d) e) f) di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell'articolo 198, comma 2, lettera g); i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua; i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali; i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), c) ed e). Per quanto riguarda le competenze, il Decreto 152/06, come modificato dal Decreto 4/08, stabilisce, relativamente ai rifiuti urbani che: Sono di competenza dello Stato (Articolo 195), tra le altre: a) le funzioni di indirizzo e coordinamento; b) la definizione dei criteri generali e delle metodologie per la gestione integrata dei rifiuti; c) l'individuazione delle iniziative e delle misure per prevenire e limitare, anche mediante il ricorso a forme di deposito cauzionale sui beni immessi al consumo, la produzione dei rifiuti, nonché per ridurne la pericolosità; e) l'indicazione delle tipologie delle misure atte ad incoraggiare la razionalizzazione della raccolta, della cernita e del riciclaggio dei rifiuti; f) l'individuazione delle iniziative e delle azioni, anche economiche, per favorire il riciclaggio e il recupero di materia prima secondaria dai rifiuti, nonché per promuovere il mercato dei materiali recuperati dai rifiuti ed il loro impiego da parte delle Pubbliche amministrazioni e dei soggetti economici; l) l'individuazione di obiettivi di qualità dei servizi di gestione dei rifiuti; m) la determinazione di criteri generali, differenziati per i rifiuti urbani e per i rifiuti speciali, ai fini della elaborazione dei piani regionali; nonché la determinazione delle linee guida per la individuazione degli Ambiti territoriali ottimali, da costituirsi ai sensi dell'articolo 200, e per il coordinamento dei piani stessi n) la determinazione, relativamente all'assegnazione della concessione del servizio per la gestione integrata dei rifiuti, d'intesa con la Conferenza StatoRegioni, delle linee guida per la definizione delle gare d'appalto, ed in particolare dei requisiti di ammissione delle imprese, e dei relativi capitolati, anche con riferimento agli elementi economici relativi agli impianti esistenti; o) la determinazione, d'intesa con la Conferenza StatoRegioni, delle linee guida inerenti le forme ed i modi della cooperazione fra gli Enti locali, anche con riferimento alla riscossione della tariffa sui rifiuti urbani ricadenti nel medesimo ambito territoriale ottimale, secondo criteri di trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità; p) l'indicazione dei criteri generali relativi alle caratteristiche delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti; pag. 149

151 Provincia di Padova q) l'indicazione dei criteri generali per l'organizzazione e l'attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Viene anche richiamata la competenza dello Stato nella determinazione dei criteri qualitativi e qualiquantitativi per l'assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali e dei rifiuti urbani. Sono di competenza delle Regioni (Articolo 196): la predisposizione, l'adozione e l'aggiornamento, sentiti le Province, i Comuni e le autorità d'ambito, dei piani regionali di gestione dei rifiuti, di cui all'articolo 199; la regolamentazione delle attività di gestione dei rifiuti, ivi compresa la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, anche pericolosi, secondo un criterio generale di separazione dei rifiuti di provenienza alimentare e degli scarti di prodotti vegetali e animali o comunque ad alto tasso di umidità dai restanti rifiuti; la promozione della gestione integrata dei rifiuti; l'incentivazione alla riduzione della produzione dei rifiuti ed al recupero degli stessi; la definizione di criteri per l'individuazione, da parte delle Province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti, nel rispetto dei criteri generali indicati nell'articolo 195, comma 1, lettera p); la definizione dei criteri per l'individuazione dei luoghi o impianti idonei allo smaltimento e la determinazione, nel rispetto delle norme tecniche di cui all'articolo 195, comma 2, lettera a), di disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare. Sono di competenza delle Province (Articolo 197): le funzioni amministrative concernenti la programmazione ed organizzazione del recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale; l'individuazione delle zone idonee alla localizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti, nonché delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti. Sono di competenza dei Comuni (Articolo 198): 1. I Comuni concorrono, nell'ambito delle attività svolte a livello degli ambiti territoriali ottimali di cui all'articolo 200 e con le modalità ivi previste, alla gestione dei rifiuti urbani ed assimilati. Sino all'inizio delle attività del soggetto aggiudicatario della gara pag. 150

152 Provincia di Padova ad evidenza pubblica indetta dall'autorità d'ambito ai sensi dell'articolo 202, i Comuni continuano la gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento in regime di privativa nelle forme di cui al l'articolo 113, comma 5, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n I Comuni concorrono a disciplinare la gestione dei rifiuti urbani con appositi regolamenti che, nel rispetto dei principi di trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità e in coerenza con i piani d'ambito adottati ai sensi dell'articolo 201, comma 3, stabiliscono in particolare: a) le misure per assicurare la tutela igienicosanitaria in tutte le fasi della gestione dei rifiuti urbani; b) le modalità del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani; c) le modalità del conferimento, della raccolta differenziata e del trasporto dei rifiuti urbani ed assimilati al fine di garantire una distinta gestione delle diverse frazioni di rifiuti e promuovere il recupero degli stessi; d) le norme atte a garantire una distinta ed adeguata gestione dei rifiuti urbani pericolosi e dei rifiuti da esumazione ed estumulazione di cui all'articolo 184, comma 2, lettera f); e) le misure necessarie ad ottimizzare le forme di conferimento, raccolta e trasporto dei rifiuti primari di imballaggio in sinergia con altre frazioni merceologiche, fissando standard minimi da rispettare; f) le modalità di esecuzione della pesata dei rifiuti urbani prima di inviarli al recupero e allo smaltimento; g) l'assimilazione, per qualità e quantità, dei rifiuti speciali non pericolosi ai rifiuti urbani, secondo i criteri di cui all'articolo 195, comma 2, lettera e), ferme restando le definizioni di cui all'articolo 184, comma 2, lettere c) e d). L art. 199 prevede la redazione da parte delle Regioni di piani di gestione dei rifiuti. I Piani comprendono l'analisi della gestione dei rifiuti esistente nell'ambito geografico interessato, le misure da adottare per migliorare l'efficacia ambientale delle diverse operazioni di gestione dei rifiuti, nonché una valutazione del modo in cui i piani contribuiscono all'attuazione degli obiettivi e delle disposizioni della Parte quarta del Decreto 152/2006. Inoltre, devono prevedere anche: a) tipo, quantità e fonte dei rifiuti prodotti all'interno del territorio, suddivisi per ambito territoriale ottimale per quanto riguarda i rifiuti urbani, rifiuti che saranno prevedibilmente spediti da o verso il territorio nazionale e valutazione dell'evoluzione futura dei flussi di rifiuti, nonché la fissazione degli obiettivi di raccolta differenziata da raggiungere a livello regionale; b) i sistemi di raccolta dei rifiuti e impianti di smaltimento e recupero esistenti, inclusi eventuali sistemi speciali per oli usati, rifiuti pericolosi o flussi di rifiuti disciplinati da una normativa comunitaria specifica; c) una valutazione della necessità di nuovi sistemi di raccolta, della chiusura degli pag. 151

153 Provincia di Padova impianti esistenti per i rifiuti, di ulteriori infrastrutture per gli impianti per i rifiuti in conformità del principio di autosufficienza e prossimità di cui agli articoli 181, 182 e 182bis e se necessario degli investimenti correlati; d) informazioni sui criteri di riferimento per l'individuazione dei siti e la capacità dei futuri impianti di smaltimento o dei grandi impianti di recupero; e) politiche generali di gestione dei rifiuti, incluse tecnologie e metodi di gestione pianificata dei rifiuti, o altre politiche per i rifiuti che pongono problemi particolari di gestione; f) la delimitazione di ogni singolo ambito territoriale ottimale sul territorio regionale; g) il complesso delle attività e dei fabbisogni degli impianti necessari a garantire la gestione dei rifiuti urbani secondo criteri di trasparenza, efficacia, efficienza, economicità e autosufficienza della gestione dei rifiuti urbani non pericolosi all'interno di ciascuno degli ambiti territoriali ottimali, nonché ad assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti speciali in luoghi prossimi a quelli di produzione al fine di favorire la riduzione della movimentazione di rifiuti; h) la promozione della gestione dei rifiuti per ambiti territoriali ottimali, attraverso strumenti quali una adeguata disciplina delle incentivazioni, prevedendo per gli ambiti più meritevoli, tenuto conto delle risorse disponibili, una maggiorazione di contributi; a tal fine le Regioni possono costituire nei propri bilanci un apposito fondo; i) la stima dei costi delle operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti urbani; j) i criteri per l'individuazione, da Parte delle Province, delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti nonché per l'individuazione dei luoghi o impianti adatti allo smaltimento dei rifiuti; k) le iniziative volte a favorire, il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dai rifiuti di materiale ed energia, ivi incluso il recupero e lo smaltimento dei rifiuti che ne derivino; l) le misure atte a promuovere la regionalizzazione della raccolta, della cernita e dello smaltimento dei rifiuti urbani; m) la determinazione di disposizioni speciali per specifiche tipologie di rifiuto; n) le prescrizioni in materia di prevenzione e gestione degli imballaggi e rifiuti di imballaggio; o) il programma per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da collocare in discarica; p) un programma di prevenzione della produzione dei rifiuti, elaborato sulla base del programma nazionale di prevenzione dei rifiuti, che descriva le misure di prevenzione esistenti e fissi ulteriori misure adeguate. Il programma fissa anche gli obiettivi di prevenzione. Le misure e gli obiettivi sono finalizzati a dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti. Il programma deve contenere specifici parametri qualitativi e quantitativi per le misure di prevenzione al fine di monitorare e valutare i progressi realizzati, anche mediante la fissazione di indicatori. L Articolo 200 introduce una gestione dei rifiuti urbani sulla base di ambiti territoriali ottimali, denominati Ato, secondo i seguenti criteri: pag. 152

154 Provincia di Padova a) superamento della frammentazione delle gestioni attraverso un servizio di gestione integrata dei rifiuti; b) conseguimento di adeguate dimensioni gestionali, definite sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici e sulla base delle ripartizioni politico amministrative; c) adeguata valutazione del sistema stradale e ferroviario di comunicazione al fine di ottimizzare i trasporti all'interno dell'ato; d) valorizzazione di esigenze comuni e affinità nella produzione e gestione dei rifiuti; e) ricognizione di impianti di gestione di rifiuti già realizzati e funzionanti; f) considerazione delle precedenti delimitazioni affinché i nuovi Ato si discostino dai precedenti solo sulla base di motivate esigenze di efficacia, efficienza ed economicità. L Articolo 201 disciplina il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani. Le Regioni disciplinano le forme e i modi della cooperazione tra gli enti locali ricadenti nel medesimo ambito ottimale, prevedendo che gli stessi costituiscano le autorità d'ambito alle quali è demandata, nel rispetto del principio di coordinamento con le competenze delle altre amministrazioni pubbliche, l'organizzazione, l'affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti. L'autorità d'ambito organizza il servizio e determina gli obiettivi da perseguire per garantirne la gestione secondo criteri di efficienza, di efficacia, di economicità e di trasparenza; a tal fine adotta un apposito piano d'ambito. Per la gestione ed erogazione del servizio di gestione integrata e per il perseguimento degli obiettivi determinati dall'autorità d'ambito, sono affidate le seguenti attività: a) gestione ed erogazione del servizio, che può essere comprensivo delle attività di gestione e realizzazione degli impianti; b) la raccolta, raccolta differenziata, commercializzazione avvio a smaltimento e recupero, nonché, ricorrendo le ipotesi di cui alla precedente lettera a), smaltimento completo di tutti i rifiuti urbani e assimilati prodotti all'interno dell'ato. In ogni ambito: a) è raggiunta, nell'arco di cinque anni dalla sua costituzione, l'autosufficienza di smaltimento anche, ove opportuno, attraverso forme di cooperazione e collegamento con altri soggetti pubblici e privati; b) è garantita la presenza di almeno un impianto di trattamento a tecnologia complessa, compresa una discarica di servizio. L Articolo 202 dispone l aggiudicazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani mediante gara disciplinata dai principi e dalle disposizioni comunitarie secondo la disciplina vigente in tema di affidamento dei servizi pubblici locali. L Articolo 205 fissa gli obiettivi di raccolta differenziata per ciascun Ambito come pag. 153

155 Provincia di Padova prospettato di seguito: o almeno il 35% entro il 31 dicembre 2006; o almeno il 45% entro il 31 dicembre 2008; o almeno il 65% entro il 31 dicembre Nel caso in cui a livello di ambito territoriale ottimale non siano conseguiti gli obiettivi minimi previsti dal presente articolo, è applicata un'addizionale del venti per cento al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica a carico dell'autorità d'ambito che ne ripartisce l'onere tra quei Comuni del proprio territorio che non abbiano raggiunto le percentuali previste sulla base delle quote di raccolta differenziata raggiunte nei singoli Comuni. Il decreto, nel Titolo II, disciplina la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, sia per prevenirne e ridurne l'impatto sull'ambiente ed assicurare un elevato livello di tutela dell'ambiente, sia per garantire il funzionamento del mercato, nonché per evitare discriminazioni nei confronti dei prodotti importati, prevenire l'insorgere di ostacoli agli scambi e distorsioni della concorrenza e garantire il massimo rendimento possibile degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio. L Articolo 218 definisce i termini impiegati, precisandone il significato: a) imballaggio: il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all'utilizzatore, ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo; b) imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, un'unità di vendita per l'utente finale o per il consumatore; c) imballaggio multiplo o imballaggio secondario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita, indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all'utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita. Esso può essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche; d) imballaggio per il trasporto o imballaggio terziario: imballaggio concepito in modo da facilitare la manipolazione ed il trasporto di merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione ed i danni connessi al trasporto, esclusi i container per i trasporti stradali, ferroviari marittimi ed aerei; e) imballaggio riutilizzabile: imballaggio o componente di imballaggio che è stato pag. 154

156 Provincia di Padova concepito e progettato per sopportare nel corso del suo ciclo di vita un numero minimo di viaggi o rotazioni all'interno di un circuito di riutilizzo. f) rifiuto di imballaggio: ogni imballaggio o materiale di imballaggio, rientrante nella definizione di rifiuto di cui all'articolo 183; i) riutilizzo: qualsiasi operazione nella quale l'imballaggio concepito e progettato per poter compiere, durante il suo ciclo di vita, un numero minimo di spostamenti o rotazioni è riempito di nuovo o reimpiegato per un uso identico a quello per il quale è stato concepito, con o senza il supporto di prodotti ausiliari presenti sul mercato che consentano il riempimento dell'imballaggio stesso; tale imballaggio riutilizzato diventa rifiuto di imballaggio quando cessa di essere reimpiegato; l) riciclaggio: ritrattamento in un processo di produzione dei rifiuti di imballaggio per la loro funzione originaria o per altri fini, incluso il riciclaggio organico e ad esclusione del recupero di energia; m) recupero dei rifiuti generati da imballaggi: le operazioni che utilizzano rifiuti di imballaggio per generare materie prime secondarie, prodotti o combustibili, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, inclusa la cernita; n) recupero di energia: l'utilizzazione di rifiuti di imballaggio combustibili quale mezzo per produrre energia mediante termovalorizzazione con o senza altri rifiuti ma con recupero di calore; o) riciclaggio organico: il trattamento aerobico (compostaggio) o anaerobico (biometanazione), ad opera di microrganismi e in condizioni controllate, delle parti biodegradabili dei rifiuti di imballaggio, con produzione di residui organici stabilizzanti o di biogas con recupero energetico, ad esclusione dell'interramento in discarica, che non può essere considerato una forma di riciclaggio organico; p) smaltimento: ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente un imballaggio o un rifiuto di imballaggio dal circuito economico e/o di raccolta; r) produttori: i fornitori di materiali di imballaggio, i fabbricanti, i trasformatori e gli importatori di imballaggi vuoti e di materiali di imballaggio; s) utilizzatori: i commercianti, i distributori, gli addetti al riempimento, gli utenti di imballaggi e gli importatori di imballaggi pieni; t) Pubbliche amministrazioni e gestori: i soggetti e gli enti che provvedono alla organizzazione, controllo e gestione del servizio di raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di rifiuti urbani; L Articolo 219 stabilisce che la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio si informa ai seguenti principi generali: a) incentivazione e promozione della prevenzione alla fonte della quantità e della pericolosità nella fabbricazione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, soprattutto attraverso iniziative, anche di natura economica in conformità ai principi del diritto comunitario, volte a promuovere lo sviluppo di tecnologie pulite ed a ridurre a monte la produzione e l'utilizzazione degli imballaggi, nonché a pag. 155

157 Provincia di Padova favorire la produzione di imballaggi riutilizzabili ed il loro concreto riutilizzo; b) incentivazione del riciclaggio e del recupero di materia prima, sviluppo della raccolta differenziata di rifiuti di imballaggio e promozione di opportunità di mercato per incoraggiare l'utilizzazione dei materiali ottenuti da imballaggi riciclati e recuperati; c) riduzione del flusso dei rifiuti di imballaggio destinati allo smaltimento finale attraverso le altre forme di recupero; d) applicazione di misure di prevenzione consistenti in programmi nazionali o azioni analoghe da adottarsi previa consultazione degli operatori economici interessati. Al fine di assicurare la responsabilizzazione degli operatori economici conformemente al principio "chi inquina paga" l'attività di gestione dei rifiuti di imballaggio si ispira ai seguenti principi: a) individuazione degli obblighi di ciascun operatore economico, garantendo che il costo della raccolta differenziata, della valorizzazione e dell'eliminazione dei rifiuti di imballaggio sia sostenuto dai produttori e dagli utilizzatori in proporzione alle quantità di imballaggi immessi sul mercato nazionale e che la Pubblica amministrazione organizzi la raccolta differenziata; b) promozione di forme di cooperazione tra i soggetti pubblici e privati; c) informazione agli utenti degli imballaggi ed in particolare ai consumatori; d) incentivazione della restituzione degli imballaggi usati e del conferimento dei rifiuti di imballaggio in raccolta differenziata da parte del consumatore. L Articolo 220 pone ai produttori e agli utilizzatori obiettivi finali di riciclaggio e di recupero dei rifiuti di imballaggio in conformità alla disciplina comunitaria; per verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati, il Consorzio nazionale degli imballaggi dovrà comunicare annualmente alla Sezione nazionale del Catasto dei rifiuti la quantità degli imballaggi riutilizzati e dei rifiuti di imballaggio riciclati e recuperati provenienti dal mercato nazionale. L Articolo 222 obbliga la Pubblica Amministrazione ad organizzare sistemi adeguati di raccolta differenziata, in modo da permettere al consumatore di conferire al servizio pubblico rifiuti di imballaggio selezionati dai rifiuti domestici e da altri tipi di rifiuti di imballaggio. Nel Titolo IV il decreto si occupa della Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, disponendo, nell Articolo 238, che chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo locali, o aree scoperte ad uso privato o pubblico non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, che producano rifiuti urbani, è tenuto al pagamento di una tariffa. La tariffa costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. pag. 156

158 Provincia di Padova La tariffa per la gestione dei rifiuti è commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi ed alla tipologia di attività svolte, sulla base di parametri, determinati con il regolamento di cui al comma 6, che tengano anche conto di indici reddituali articolati per fasce di utenza e territoriali. La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti, nonché da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all'entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare disciplina, con apposito regolamento i criteri generali sulla base dei quali vengono definite le componenti dei costi e viene determinata la tariffa. Le autorità d'ambito approvano e presentano il piano finanziario e la relativa relazione redatta dal soggetto affidatario del servizio di gestione integrata. Entro quattro anni dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma precedente, dovrà essere gradualmente assicurata l'integrale copertura dei costi. Nella determinazione della tariffa possono essere previste agevolazioni per le utenze domestiche e per quelle adibite ad uso stagionale o non continuativo, debitamente documentato ed accertato, che tengano anche conto di indici reddituali articolati per fasce di utenza e territoriali. In questo caso, nel piano finanziario devono essere indicate le risorse necessarie per garantire l'integrale copertura dei minori introiti derivanti dalle agevolazioni. Il regolamento tiene conto anche degli obiettivi di miglioramento della produttività e della qualità del servizio fornito e del tasso di inflazione programmato. Alla tariffa è applicato un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero mediante attestazione rilasciata dal soggetto che effettua l'attività di recupero dei rifiuti stessi. 2) D.M. 13 maggio 2009 Centri Comunali di Raccolta Il Dm Ambiente 13 maggio 2009 disciplina i centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato integrando il precedente DM 8 aprile Specifica che i centri di raccolta comunali o intercomunali sono costituiti da aree presidiate ed allestite ove si svolge unicamente attività di raccolta, mediante pag. 157

159 Provincia di Padova raggruppamento per frazioni omogenee per il trasporto agli impianti di recupero, trattamento e, per le frazioni non recuperabili, di smaltimento, dei rifiuti urbani e assimilati, conferiti in maniera differenziata rispettivamente dalle utenze domestiche e non domestiche, nonché dagli altri soggetti tenuti in base alle vigenti normative settoriali al ritiro di specifiche tipologie di rifiuti dalle utenze domestiche. La realizzazione dei centri di raccolta viene approvata dal Comune territorialmente competente ai sensi della normativa vigente. I centri di raccolta sono allestiti e gestiti in conformità alle disposizioni contenute nell'allegato I. Il soggetto che gestisce il centro di raccolta deve essere iscritto all'albo nazionale gestori ambientali, nella Categoria 1 "Raccolta e trasporto dei rifiuti urbani". I centri di raccolta che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono operanti sulla base di disposizioni regionali o di enti locali continuano ad operare e si conformano alle disposizioni del presente decreto entro il termine di sei mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. I centri di raccolta che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono autorizzati ai sensi degli articoli 208 o 210 del decreto legislativo n. 152 del 2006 possono continuare ad operare sulla base di tale autorizzazione sino alla scadenza della stessa. Nel Dm sono presenti tre allegati: Allegato I: Requisiti tecnicogestionali Allegato IA: Scheda rifiuti conferiti Allegato IB: Scheda rifiuti avviati In particolare, l Allegato I illustra i requisiti tecnicogestionali che deve possedere un centro di raccolta dei rifiuti urbani e assimilati: ubicazione in aree con viabilità esterna che faciliti l accesso da parte degli utenti e con viabilità interna adeguata ai movimenti sia delle autovetture che dei mezzi pesanti; dotazioni impiantistiche e infrastrutturali di viabilità interna, pavimentazione, sistema di gestione delle acque meteoriche e contaminate, recinzione, barriera esterna, illuminazione e cartellonistica; strutturazione in settori che separino i rifiuti pericolosi da quelli non pericolosi; modalità di conferimento e tipologie di rifiuti conferibili; modalità di deposito per tipologie omogenee, nel rispetto delle norme di sicurezza e di igiene; pag. 158

160 Provincia di Padova modalità di gestione e presidi del centro di raccolta; durata del deposito di ciascuna frazione merceologica. I rifiuti che possono essere conferiti presso i centri comunali di raccolta previsti dal DM 8 aprile 2008 sono i seguenti: 1. imballaggi in carta e cartone (codice CER ) 2. imballaggi in plastica (codice CER ) 3. imballaggi in legno (codice CER ) 4. imballaggi in metallo (codice CER ) 5. imballaggi in materiali misti (codice CER ) 6. imballaggi in vetro (codice CER ) 7. contenitori T/FC (codice CER * e *) 8. rifiuti di carta e cartone (codice CER ) 9. rifiuti in vetro (codice CER ) 10. frazione organica umida (codice CER e ) 11. abiti e prodotti tessili (codice CER e ) 12. solventi (codice CER *) 13. acidi (codice CER *) 14. sostanze alcaline (codice CER *) 15. prodotti fotochimici ( *) 16. pesticidi (CER *) 17. tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio (codice CER ) 18. rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (codice CER *, * e ) 19. oli e grassi commestibili (codice CER ) 20. oli e grassi diversi da quelli al punto precedente, ad esempio oli minerali esausti (codice CER *) 21. vernici, inchiostri, adesivi e resine (codice CER * e ) 22. detergenti contenenti sostanze pericolose (codice CER *) 23. detergenti diversi da quelli al punto precedente (codice CER ) 24. farmaci (codice CER * e ) 25. batterie e accumulatori di cui alle voci *, *, * (provenienti da utenze domestiche) (codice CER *) 26. rifiuti legnosi (codice CER * e ) pag. 159

161 Provincia di Padova 27. rifiuti plastici (codice CER ) 28. rifiuti metallici (codice CER ) 29. sfalci e potature (codice CER ) 30. ingombranti (codice CER ) 31. cartucce toner esaurite ( ) 32 rifiuti assimilati ai rifiuti urbani sulla base dei regolamenti comunali, fermo restando il disposto di cui all'articolo 195, comma 2, lettera e), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifiche A tale elenco, il DM 13 maggio 2009 ha aggiunto i seguenti: toner per stampa esauriti diversi da quelli di cui alla voce * (provenienti da utenze domestiche) (codice Cer ); imballaggi in materiali compositi (codice Cer ) imballaggi in materia tessile (codice Cer ) pneumatici fuori uso (solo se conferiti da utenze domestiche)(codice Cer ) filtri olio (codice Cer *) componenti rimossi da apparecchiature fuori uso diversi da quelli di cui alla voce * (limitatamente ai toner e cartucce di stampa provenienti da utenze domestiche) (codice Cer ) gas in contenitori a pressione (limitatamente ad estintori ed aerosol ad uso domestico) (codice Cer * codice Cer ) miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle, ceramiche, diverse da quelle di cui alla voce * (solo da piccoli interventi di rimozione eseguiti direttamente dal conduttore della civile abitazione) (codice Cer ) rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle voci *, * e * (solo da piccoli interventi di rimozione eseguiti direttamente dal conduttore della civile abitazione) (codice Cer ) batterie ed accumulatori diversi da quelli di cui alla voce * (codice Cer ) rifiuti prodotti dalla pulizia di camini (solo se provenienti da utenze domestiche) (codice Cer ) terra e roccia (codice Cer ) altri rifiuti non biodegradabili (codice Cer ) pag. 160

162 Provincia di Padova 3) Decreto Legislativo 25 luglio 2005 n.151 Il Decreto Legislativo n.151 del 25 luglio 2005 stabilisce le misure e le procedure finalizzate a: a) prevenire la produzione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee); b) promuovere il reimpiego, il riciclaggio e le altre forme di recupero dei Raee, in modo da ridurne la quantità da avviare allo smaltimento; c) migliorare, sotto il profilo ambientale, l'intervento dei soggetti che partecipano al ciclo di vita dei RAEE e, in particolare, degli operatori coinvolti nel trattamento e recupero; d) ridurre l'uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Nei suoi allegati il Decreto stabilisce: 1. I requisiti tecnici degli impianti di trattamento (idonea recinzione lungo tutto il suo perimetro, barriera esterna di protezione realizzata con siepi, alberature e schermi mobili, atti a minimizzare l'impatto visivo dell'impianto, presenza di personale qualificato ed adeguatamente addestrato). 2. L organizzazione in settori e le dotazioni dell'impianto di trattamento. 3. Le modalità di raccolta e di conferimento dei Raee. 4. Le modalità di gestione dei rifiuti in ingresso. 5. I criteri per lo stoccaggio dei rifiuti. 5. Le modalità per la messa in sicurezza dei Raee. 6. I presidi ambientali di cui deve essere dotato l impianto. In particolare il Decreto stabilisce che l onere delle operazioni di trasporto, nonchè di trattamento, di recupero e di smaltimento ambientalmente compatibile di Raee sia provenienti da nuclei domestici sia professionali, derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato dopo il 13 agosto 2005, è a carico del produttore. Il produttore adempie al predetto obbligo individualmente ovvero attraverso l'adesione ad un sistema collettivo o misto. Al fine di garantire il finanziamento della gestione dei Raee, il produttore costituisce, nel momento in cui un'apparecchiatura elettrica ed elettronica è immessa sul mercato, adeguata garanzia finanziaria. pag. 161

163 Provincia di Padova 4) Accordo Quadro ANCICentro di Coordinamento RAEE Sulla base di quanto stabilito dal Decreto è stato stipulato, in data 12 maggio 2008, un Accordo quadro ANCI Centro di Coordinamento RAEE del quale vengono di seguito riassunti i tratti principali. Il Centro di Coordinamento coordina le attività dei Sistemi Collettivi i quali assicurano le attività di ritiro dei RAEE provenienti dai nuclei domestici presso i Centri di Raccolta da parte dei Sistemi Collettivi. L ANCI si impegna a promuovere la realizzazione da parte dei Comuni, secondo criteri che privilegino l efficienza, l efficacia e l economicità del servizio, di adeguati sistemi di raccolta differenziata sulla base di quanto previsto all art. 6 comma 1 lettera a) del D.Lgs. 151/05, e nel rispetto dei Raggruppamenti. Ciascun Centro di Raccolta, al fine di poter accedere ai contributi previsti dall accordo deve registrarsi on line al portale del Centro di Coordinamento. L Accordo di Programma definisce nelle Condizioni Generali di Ritiro riportate nell Allegato 1 le caratteristiche generali e le modalità operative relative alla gestione dei RAEE presso i Centri di Raccolta. L Accordo di Programma resterà in vigore per tre anni a decorrere dal 17 Luglio Entro il mese di dicembre di ogni anno il Comitato Guida si riunirà per valutare i risultati derivanti dalla attuazione dell Accordo di Programma e, se del caso, formalizzare le relative proposte di modifica. L Accordo di Programma prevede che ANCI e Centro di Coordinamento, al fine di compensare le attività di gestione dei RAEE svolte dai Sottoscrittori, a decorrere dal 1 gennaio 2008 fino al primo ritiro da parte dei Sistemi Collettivi riconoscano ai sottoscrittori un corrispettivo ( Corrispettivo 2008 ), determinato forfetariamente sulla base delle quantità dei RAEE effettivamente gestiti. Il Corrispettivo 2008 è definito tenendo conto della media dei costi sostenuti per la gestione delle operazioni di trasporto e recupero/smaltimento dei RAEE: 300 per tonnellata RAEE gestita + IVA, al netto dei costi di cui al punto vii che segue; sarà riconosciuto un corrispettivo ulteriore per il trasporto per i Centri di Raccolta dislocati sulle Isole minori, pari a 20 per tonnellata di RAEE gestita + IVA, al netto dei costi di cui al punto vii che segue; Al fine di garantire l attuazione dell Accordo di Programma e di monitorare l andamento della gestione del sistema a regime, anche al fine di suggerire possibili aggiustamenti e miglioramenti o modifiche nel rispetto delle finalità di cui al D. Lgs 151/05, è prevista l istituzione di un Comitato Guida di coordinamento e monitoraggio, pag. 162

164 Provincia di Padova costituito da 5 per ciascuna delle due parti. 5) Accordo quadro ANCI CONAI del 23 dicembre 2008 In data 23 dicembre 2008 è stato siglato il nuovo Accordo quadro tra CONAI e ANCI, valido per 5 anni dal 1 gennaio L accordo prevede che i corrispettivi economici riconosciuti dal Sistema Consortile per i rifiuti di imballaggio raccolti dalle Pubbliche Amministrazioni vengano rivalutati annualmente dei 2/3 dell indice nazionale dei prezzi al consumo. L accordo prevede, inoltre, la definizione di nuovi limiti qualitativi (% di frazione estranea). Il nuovo Accordo prevede che, qualora siano superati, a livello nazionale, gli obiettivi riportati nel Programma Generale di prevenzione e gestione degli imballaggi e rifiuti da imballaggio, il CONAI assicuri comunque il ritiro dei rifiuti di imballaggio raccolti alle condizioni economiche stabilite. Gli importi dei corrispettivi stabiliti per la raccolta di rifiuti da imballaggio per l anno 2009 (che verranno rivalutati di anno in anno nella misura dei due terzi del tasso di inflazione medio dell anno precedente), rispetto alle diverse fasce di di qualità, sono i seguenti: ACCIAIO Anno 2009 /ton Fascia di qualità Fino al 5% di Frazioni Estranee 82,24 Dal 5 al 10% di F.E. 69,67 Dal 10 al 15% di F.E. 57,11 Dal 15 al 20% di F.E. 37,69 ALLUMINIO Anno 2009 /ton Fascia di qualità Fino al 4% di Frazioni Estranee 420,33 Dal 4 al 10% di F.E. 279,83 Dal 10 al 15% di F.E. 171,33 pag. 163

165 Provincia di Padova CARTA Anno 2009 /ton Fascia di qualità L articolazione in funzione del 90,00 contenuto di FE è determinato nell Allegato tecnico Anci COMIECO LEG Anno 2009 /ton Fascia di qualità Fino al 5% di Frazioni Estranee 13,71 Dal 5 al 10% di F.E. 6,86 COREPLA Flusso A Anno 2009 /ton Fascia di qualità Fino al 5% di Frazioni Estranee 276,41 Dal 5 al 16% di F.E. 194,74 COREPLA Flusso B Anno 2009 /ton Fascia di qualità Fino al 20% di Frazioni Estranee COREPLA Flusso C 34,26 Anno 2009 /ton Fascia di qualità Fino al 10% di Frazioni Estranee VETRO 314,10 Anno 2009 /ton Fascia di qualità Fascia di eccellenza 37,00 pag. 164

166 Provincia di Padova 1 Fascia 34,00 2 Fascia 17,75 3 Fascia 0,50 Normativa Regionale 1) L.R. 3/2000 La Legge Regionale n.3 "Nuove Norme in materia di gestione dei rifiuti", che recepisce a livello regionale quanto previsto dal D. Lgs 22/97, stabilisce le caratteristiche e i contenuti dei Piani Provinciali per la gestione dei rifiuti urbani (RU). Le Province devono predisporre i Piani Provinciali di Gestione dei RU con l'obbligo di assicurare l'autosufficienza nello smaltimento, con esclusione del fabbisogno legato al recupero energetico. Attraverso il Piano Provinciale le Province devono: a) individuare le iniziative possibili per limitare la produzione di rifiuti e favorire il riciclaggio ed il recupero degli stessi; b) individuare le iniziative dirette a favorire il recupero di materiali dai rifiuti anche riconvertendo, potenziando o ampliando gli impianti esistenti; c) individuare, in alternativa all'ambito provinciale unico, gli ambiti territoriali ottimali di livello subprovinciale per la gestione dei rifiuti urbani; d) definire lo schema di convenzione e relativo disciplinare regolante i rapporti fra l'autorità di bacino ed i soggetti che effettuano la gestione operativa dei rifiuti urbani; e) definire la tipologia ed il fabbisogno degli impianti da realizzare nell'ambito territoriale ottimale, tenuto conto dell'offerta di recupero e smaltimento da parte del sistema sia pubblico che privato e delle possibilità di potenziamento o ampliamento degli impianti esistenti, nonché la loro localizzazione; f) individuare le aree non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero di rifiuti (anche attraverso il Piano Territoriale Provinciale); g) definire gli indirizzi per la redazione da parte delle autorità d'ambito di regolamenti tipo per la gestione dei rifiuti urbani; h) valutare il fabbisogno delle discariche necessarie per lo smaltimento della frazione secca non recuperabile dei rifiuti urbani per un periodo non inferiore a 10 anni, pag. 165

167 Provincia di Padova nonché la loro localizzazione di massima. Nella Regione Veneto la definizione di percentuale di raccolta differenziata è stata oggetto di una specifica definizione da parte dell ARPAV in quanto connessa con la determinazione dell ecotassa29. L art. 39 della L.R. 3 del 21 gennaio 2000 ha introdotto benefici economici per le amministrazioni che riescono a raggiungere determinati obiettivi di raccolta differenziata, in termini di riduzione del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti urbani. Il metodo inizialmente faceva riferimento a tutte quelle frazioni effettivamente avviate a impianti di recupero e ai rifiuti urbani pericolosi che devono essere obbligatoriamente raccolti separatamente. In seguito si è iniziato a considerare anche la quantità di rifiuto organico avviata a compostaggio domestico per premiare quelle Amministrazioni che ne favorivano la diffusione30. Dal calcolo è stato, invece, escluso lo spazzamento stradale per non penalizzare quei Comuni che, a differenza di altri, svolgono tale servizio con particolare assiduità e frequenza. Per contro sono stati aggiunti alla raccolta i rifiuti urbani indifferenziati (CER ) ed i rifiuti ingombranti (CER ) purché vengano avviati ad impianti di recupero energetico, di produzione di CDR, di selezione e recupero di rifiuti ingombranti. La formula per l attribuzione delle riduzioni ai fini ecotassa è la seguente31: Dove: RDE= Raccolta Differenziata per il calcolo dell Ecotassa RD = Somma in peso di tutte la frazioni oggetto di Raccolta Differenziata inclusi i rifiuti assimilati agli urbani avviati ad impianti di recupero. 29 Il termine ecotassa definisce il tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti urbani, destinato alla Regione, il cui ammontare è connesso alla percentuale di raccolta differenziata raggiunta da ciascun Comune. In particolare la DGR n del ha definito le procedure di attuazione e il metodo per l attribuzione dei benefici spettanti ai Comuni che raggiungono le percentuali previste dal comma 4 dell art. 39 della L.R. 3/2000 (35 e 50%). 30 Il rifiuto avviato a compostaggio domestico viene stimato con la seguente formula: RCD (Rifiuto compostato domestico) [kg/anno] = n abitanti ACD x 0,25 [kg Organico/ab*g] x 365 [g/anno], considerando un numero medio di abitanti per nucleo familiare pari a Cfr. il sito arpa.veneto alla voce rifiuti urbani. pag. 166

168 Provincia di Padova RD + RUR = Totale Rifiuti Urbani prodotti ovvero somma di tutte le frazioni di RD e Rifiuto Urbano Residuo ad esclusione dei residui di pulizia delle strade. RSD = Rifiuto indifferenziato o ingombrante avviato ad operazioni di recupero materia e/o energia al netto dei materiali residuali comunque avviati in discarica. RCD = Rifiuto Compostato Domestico ovvero il quantitativo di Rifiuto avviato a Compostaggio Domestico valutato in misura convenzionale pari a 250 g/giorno per ogni abitante che aderisce a tale pratica. 2) Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani Il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Urbani (PRGRU), approvato con Delibera del Consiglio Regionale del Veneto il 22 novembre 2004 n. 59, conformemente alle disposizioni di cui all articolo 10 della legge regionale n. 3/2000, riprendendo il Piano Provinciale già approvato, si propone di: incentivare e promuovere iniziative volte alla riduzione della quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti nonché allo sviluppo del riutilizzo, del riciclaggio e del recupero degli stessi; determinare i criteri per l individuazione, da parte delle Province, di aree idonee e non idonee per la localizzazione degli impianti di gestione dei rifiuti, nonché per la localizzazione degli stessi in aree produttive; incentivare l autosufficienza, a livello regionale, nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi, individuando altresì l insieme degli impianti necessari ad una corretta gestione nell ambito territoriale ottimale; indicare tipologia e livello di qualità degli impianti per l'incenerimento con recupero energetico necessari nel territorio regionale: Nelle discariche per rifiuti urbani, come previsto nell'art. 12 del PRGRU, possono essere conferiti esclusivamente rifiuti secchi e, sempre secondo lo stesso articolo, le nuove discariche di rifiuti urbani devono: riservare una fascia perimetrale di almeno 30 metri, da utilizzare per: la mitigazione degli impatti ed inserimento ambientale e per eventuali interventi in situazioni di emergenza; essere dotate di un idoneo sistema di recupero energetico del biogas, realizzato ai sensi del d.m. 5/2/98, allegato 2, suballegato 1, o qualora ciò non sia possibile per difetto delle condizioni minimali di produzione, di un sistema di estrazione forzata del biogas e di combustione in torcia. pag. 167

169 Provincia di Padova Le discariche in esercizio alla data di approvazione del Piano sono obbligate ad adeguarsi entro 1 anno. Il Piano prevede inoltre che, ferme restando le condizioni preclusive stabilite dal D.Lgs. n. 36/2003, Allegato 1, recante "Criteri costruttivi e gestionali degli impianti di discarica", fino all emanazione della normativa tecnica prevista all articolo 10, comma 3, lett. a), della L.R. n. 3/2000, le discariche per rifiuti non pericolosi destinate a ricevere rifiuti urbani possono essere realizzate nella fascia di ricarica degli acquiferi, come individuata all articolo 12 del PTRC, solo a condizione che sia prevista un impermeabilizzazione composta da due strati di spessore di almeno 100 cm per il primo strato e di almeno 50 cm per il secondo, aventi ognuno tenuta idraulica di almeno 100 anni. Il piano di gestione postchiusura prevede che la gestione ed il controllo degli impianti di discarica debba proseguire per almeno 30 anni. Il programma di controllo, di cui all art. 26 della L.R. n.3/2000, sarà costituito da un documento unitario, che comprenda le fasi di costruzione, gestione, dismissione/ ricomposizione e, per le discariche, postchiusura. Il Piano regionale di gestione dei rifiuti solidi urbani viene automaticamente modificato dall approvazione dei piani provinciali di gestione dei rifiuti urbani. I Piani provinciali devono provvedere ad individuare le iniziative possibili per limitare la produzione dei rifiuti e favorirne il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero, mentre il Piano regionale fornisce i criteri per l organizzazione del sistema di riduzione, recupero e smaltimento dei rifiuti urbani. Per la redazione dei Piani provinciali è necessario tener conto dell offerta di trattamento e recupero da parte del sistema sia pubblico che privato, al fine di garantire la corretta attivazione del sistema integrato di smaltimento e recupero dei rifiuti. Il Piano Regionale prevede che l organizzazione tecnico amministrativa della Provincia sia caratterizzata dall istituzione di un unico ATO mentre il sistema gestionale delle raccolte opererà a livello di ambito subprovinciale. Il Piano individua le seguenti strategie da intraprendere: Coordinare un sistema di gestione dei rifiuti urbani che, all interno di un quadro di autosufficienza impiantistica, garantisca il raggiungimento di criteri di efficienza, efficacia ed economicità. Massimizzare gli obiettivi di raccolta differenziata, cogliendo tutte le occasioni previste dalla normativa vigente in materia di realizzazione di mercati delle materie recuperate. pag. 168

170 Provincia di Padova Potenziare la raccolta differenziata, anche oltre gli obiettivi previsti dal D.Lgs 22/97, attraverso l incremento delle raccolte differenziate dei rifiuti domestici, avvalendosi dell introduzione di: a) raccolte multimateriale (con contenitore stradale o condominiale); b) raccolte del tipo seccoumido nelle diverse forme organizzative (porta a porta, con contenitori condominiali, con doppio cassonetto). c) Promuovere la realizzazione di Isole Ecologiche ed ecocentri presso i supermercati e i centri acquisti. Incentivazione, attraverso strumenti anche finanziari, di specifiche campagne di sensibilizzazione finalizzate a coinvolgere il cittadino nel limitare la produzione di rifiuti, portando, in generale, i consumatori a comprare meno rifiuti e i produttori a vendere meno rifiuti. Massimizzare il recupero energetico dalle frazioni non altrimenti recuperabili sia negli impianti esistenti che in impianti che utilizzino CDR. Ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti smaltiti in discarica mediante il ricorso: a) alla raccolta differenziata sia dei rifiuti riciclabili che di quelli pericolosi; b) lo smaltimento in discarica della sola frazione secca; c) la riduzione volumetrica del rifiuto smaltito in discarica. Minimizzazione degli impatti ambientali derivanti dai processi di trattamento e smaltimento dei rifiuti. Creazione di un osservatorio Provinciale che monitorizzi lo stato attuativo del Piano e la dinamica di produzione dei rifiuti. Incentivazione della pratica del compostaggio domestico anche mediante sconti tariffari applicati dal Comune. Per quanto riguarda gli impianti di recupero e smaltimento il Piano considera che la Provincia di Padova risulta sufficientemente dotata di impianti di trattamento e recupero sia realizzati che in corso di realizzazione (terza linea dell inceneritore di S. Lazzaro). Secondo il Piano Regionale la dotazione impiantistica potrebbe essere completata dalla realizzazione di due impianti per la produzione di CDR da localizzare nella zona meridionale e nella zona settentrionale della Provincia. L effettiva necessità di realizzare nuovi impianti dovrà comunque essere verificata in sede provinciale, alla luce del reale fabbisogno impiantistico riscontrato al momento della presentazione della domanda. Per quanto riguarda le discariche, il Piano considera che nel territorio provinciale le discariche in esercizio sono 2, quella di Campodarsego e quella di Este, oltre alla discarica regionale di S. Urbano peraltro strategica per la soluzione dei casi di emergenza nello smaltimento dei rifiuti in tutta la Regione. Le discariche in attività risultano sufficienti a garantire lo smaltimento di tutti i rifiuti prodotti anche in considerazione del fatto che, presso la discarica di S. Urbano, è previsto un apporto pari a 200 t/g. pag. 169

171 Provincia di Padova 3) Programma regionale per la riduzione dei rifiuti biodegradabili da avviare in discarica È uno strumento di completamento al Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti Urbani realizzato con lo scopo di poter inserire nella pianificazione regionale i principi e gli obiettivi della disciplina comunitaria in materia di gestione di rifiuti. In particolare, va a specificare in maniera più dettagliata ed esaustiva quanto contenuto nel Decreto legislativo 13 gennaio 2003 n. 36, nonché nel Decreto Ministeriale 13 marzo 2003 recante Criteri di Ammissibilità dei rifiuti in discarica. Dopo una breve premessa ed uno sguardo agli aspetti normativi, il Programma analizza lo stato di fatto in materia di rifiuti biodegradabili, con particolare riguardo alla produzione regionale di rifiuti urbani, all incidenza su questa dei flussi turistici stagionali, alla destinazione dei rifiuti urbani prodotti nel Veneto, alla percentuale di raccolta differenziata, alle caratteristiche merceologiche dei rifiuti raccolti ed avviati a discarica ed alla situazione impiantistica regionale. Vengono poi determinati i quantitativi di RUB avviati a discarica per ATO e illustrato il riepilogo regionale; per l ATO di Padova e con riferimento agli anni 2002 e 2003 la situazione è quella riportata nella tabella seguente. pag. 170

172 Provincia di Padova Dalle analisi condotte risulta chiaramente che sono già stati raggiunti gli obiettivi previsti per il 2008 in tutti gli ATO della Regione Veneto. Inoltre, viene sottolineato come gli ATO di Padova, Verona Sud e Vicenza, si siano contraddistinti per aver già raggiunto, con largo anticipo sulle scadenze indicate, anche gli obiettivi al Nelle Previsioni e considerazioni conclusive, sulla base dei dati raccolti ed elaborati, degli obiettivi prefissati e delle ipotesi di organizzazione del territorio regionale in ATO, si stima che la quantità di RUB procapite che sarà avviata a discarica risulta essere pari a 9,6 kg/abanno così come schematicamente riassunto nella seguente tabella: Per quanto sopra esposto, si può ritenere che l entrata a regime del ciclo integrato dei rifiuti urbani prevista nella Regione Veneto sia in grado di permettere con congruo anticipo il raggiungimento degli obiettivi fissati dal D. Lgs. 36/03. pag. 171

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