STUDIO DI FATTIBILITÀ FINALIZZATO ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO DI RETE NAZIONALE DI SISTEMI MUSEALI DI ATENEO

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1 STUDIO DI FATTIBILITÀ FINALIZZATO ALLA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO DI RETE NAZIONALE DI SISTEMI MUSEALI DI ATENEO Accordo di Programma tra il Ministero dell Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica e la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane per la predisposizione di uno Studio di Fattibilità finalizzato alla realizzazione del progetto di rete nazionale di sistemi museali di ateneo (ratificato il 26 febbraio 2002). Responsabile scientifico: Giulio Peruzzi, Università di Padova.

2 SCHEMA PER UNO STUDIO DI FATTIBILITÀ PER IL PROGETTO RETE NAZIONALE DI SISTEMI MUSEALI DI ATENEO 1. PREMESSA Origine delle collezioni museali universitarie Stato delle collezioni e pericoli Doppio ruolo dei musei universitari: musei delle università e musei nelle u- niversità Futuro dei musei universitari Lavorare insieme: un imperativo per i musei 7 2. PANORAMA Il contesto dello studio Descrizione della problematica Rassegna normativa in materia di musei accademici Analisi del patrimonio attuale PROGETTO DI MASSIMA Obiettivi Attività Destinatari Ricadute attese Collegamento con altre iniziative Indicatori e standard per la valutazione del patrimonio museale ARCHITETTURA DELLA RETE L infrastruttura di rete Architettura applicativa Natura e caratteristiche dei dati da gestire Base informativa Dati gestionali Componenti dell architettura della applicazione di basi di dati Applicazione di base di dati locale o di polo Applicazione di base di dati per la cooperazione a livello nazionale Funzionalità di recupero dati e informazioni Ricerca per Immagini Copyright delle opere in formato digitale Watermarking Dati tridimensionali e musei virtuali FASI DEL PROGETTO La Fase zero La Fase La Fase La Fase pag.

3 pag. 6. ANALISI DEL RISCHIO e ANALISI COSTI-BENEFICI RACCOMANDAZIONI PER LE FASI REALIZZATIVE 57 Allegati: Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei Sistemi Museali di Ateneo SMA Conforme al D.M del Ministero per i beni e le attività culturali del 10 maggio 2001, in attuazione dell art. 150, comma 6, D.L. n. 112/1998 (G.U. n. 244, 19 ottobre 2001, Supplemento Ordinario) 3

4 1. PREMESSA Negli ultimi anni la realtà dei musei universitari sta ricevendo una crescente attenzione un po ovunque nel mondo. Risale al 2000 la costituzione presso l ICOM (International Council of Museums) di un comitato dedicato ai musei e alle collezioni universitarie. In diversi paesi (ad esempio Olanda, Regno Unito e Australia) già anni addietro si sono avviati tentativi di coordinamento e messa in rete di musei universitari di diversa natura. Sotto il patrocinio del Consiglio d Europa, e talvolta con il sostegno della Commissione Europea (programma Culture 2002), sono stati sviluppati alcuni progetti ed è stato portato avanti, in particolare, il tentativo di una rete europea per il patrimonio accademico (Universeum, 2000). Non risulta ancora un iniziativa in tal senso dell Associazione delle Università Europee (EUA, già CRE). In Italia la realtà dei musei universitari non è ancora pienamente conosciuta. Indagini preliminari condotte negli anni passati hanno messo in luce un mondo molto ricco e composito ma piuttosto disaggregato e in generale tenuto ai margini della vita quotidiana degli atenei. Era quindi essenziale, per l elaborazione dello studio di fattibilità, che la Conferenza dei Rettori italiani (CRUI) promuovesse una ricognizione del patrimonio museale universitario, stimolando la creazione di un catalogo, inventario o archivio unico, tale da favorire la progressiva integrazione dei sistemi museali di ateneo in un sistema nazionale. Oltre però a favorire l operazione necessaria di censimento e visibilità in rete, bisogna prestare attenzione alle difficoltà che i musei universitari sempre più incontrano per sopravvivere, anche a causa delle difficoltà di carattere finanziario, ma non solo, che le università stanno ultimamente affrontando. Se il museo universitario non è visto dentro l università come la vetrina dell università e, ancor più, se non è in grado di presentarsi come un museo nell università e non soltanto come un museo dell università a disposizione unicamente dei suoi studenti e ricercatori, allora il suo destino rischia di diventare drammatico. Alcune riflessioni preliminari sui musei universitari possono servire per inquadrare le questioni e indicare l articolazione del successivo studio. 1.1 ORIGINE DELLE COLLEZIONI MUSEALI UNIVERSITARIE Attendere alla istituzione e alla conservazione di collezioni museali non è mai stato uno scopo primario delle università e tuttavia quasi ogni università ha un museo. La stessa Magna Charta delle università, firmata a Bologna nel 1988, ha riconosciuto la responsabilità delle università, specialmente quelle di più antica tradizione, per la conservazione del patrimonio culturale che è testimoniato dalle collezioni che vi si sono andate formando. Pertanto le collezioni universitarie appaiono propriamente come incidental collections secondo la definizione del Consiglio d Europa, e cioè collezioni possedute da chi non ha come attività principale quella di collezionare. Del resto l origine delle collezioni museali universitarie è spesso legata a fatti occasionali quali l iniziativa del singolo professore che raccoglie per sé e per i suoi studenti, oppure l eredità di qualche collezionista (ente o persona) che desidera o è costretto a disfarsi della propria collezione assicurandone pubblica fruibilità, o infine la circostanza di qualche evento accademico o anniversario che produce una mostra poi destinata a durare. Di conseguenza le collezioni universitarie hanno le dimensioni più varie. Alcune, le più importanti, sono collocate in sedi prestigiose e hanno acquisito, più o meno formalmente, dignità di museo, mentre altre sono confinate in qualche armadio di corridoio o addirittura relegate in depositi. 4

5 Nel panorama mondiale della realtà dei musei universitari spiccano alcune marcate differenze tra l Europa e l America. La prima, che è stata la culla dell università in epoca medievale e la fucina della scienza in età moderna, presenta un prevalere di musei di scienze naturali e medicina. Per citare solo alcuni esempi, tra i più significativi, l Università di Bologna conserva in Palazzo Poggi le preziose collezioni di Ulisse Aldrovandi, Ferdinando Cospi e Luigi Ferdinando Marsili, i musei dell Università di Padova quelle di Giovanni Poleni e Antonio Vallisneri, mentre l Ashmolean Museum di Oxford rappresenta probabilmente il più antico museo universitario di Storia Naturale. Negli Stati Uniti, al contrario, c è una netta prevalenza di musei universitari di belle arti con collezioni di archeologia, gallerie di quadri e sculture, raccolte di etnografia. Qui la fruizione del pubblico esterno all università anche istituzionalmente appare più importante della fruizione interna all università; nella missione del museo la funzione di valorizzazione del patrimonio ha il sopravvento rispetto a quella della conservazione. 1.2 STATO DELLE COLLEZIONI E PERICOLI Poche collezioni museali universitarie godono dello stato di museo vero e proprio, sono cioè istituzioni autonome o quasi, con un proprio statuto e un proprio bilancio, dotate di personale specialistico strutturato, ospitate in edifici con accesso indipendente e normalmente aperte al pubblico. Esse non sono certo esenti da rischi anche di sopravvivenza, dovendo competere con altre strutture dell Ateneo per aumentare gli spazi, o anche solo per conservare quelli esistenti, per incrementare il bilancio, o anche solo per non vederlo decurtato, per una valorizzazione della loro missione, in generale. Ma, in un certo senso, queste poche collezioni museali sono privilegiate rispetto alla maggioranza delle altre che sono semplicemente collezioni che hanno sede presso Istituti o Dipartimenti. In molti casi esse sono state messe in piedi, curate e gestite per pura passione da un singolo professore e, se non sono state poi dimenticate, sono state conservate da qualche altro professore che ai suoi normali compiti accademici ha aggiunto anche la cura della collezione. Tali collezioni museali versano in condizioni molto precarie in quanto non hanno generalmente un proprio regolamento e bilancio, spesso non sono in grado di produrre un vero catalogo, non sono visitabili se non per appuntamento. Addirittura spesso non sono conosciute dagli stessi studenti universitari che perdono così un occasione preziosa non solo di formazione ma anche di identità culturale. Ma anche nei casi in cui la situazione non è così drammatica, si registrano spesso elementi di debolezza o di rischio per il futuro, per esempio quando il museo o la collezione non sono dotate di personale specialistico (curatore, direttore), o quando non hanno legami con altre simili istituzioni esterne, o quando non hanno voce nell organizzazione dell Ateneo. 1.3 DOPPIO RUOLO DEI MUSEI UNIVERSITARI: MUSEI DELLE UNIVERSITÀ E MUSEI NELLE UNIVERSITÀ Anche se nati nelle università e per le università a supporto della didattica e della ricerca, i musei universitari non possono, o non possono più, limitarsi a svolgere questo loro ruolo che è indubbiamente primario. Certamente devono continuare a svolgere questa funzione di servizio per ricercatori e studenti, rafforzandola. E anzi devono chiedere, se non è ancora così, che questo ruolo sia formalmente riconosciuto negli statuti delle università e nei documenti che illustrano le missioni di queste ultime. 5

6 Tuttavia oggi si avverte l opportunità, per non dire la necessità e l urgenza, che i musei nelle u- niversità si aprano al pubblico esterno alle università per contribuire a promuovere la cultura scientifica e umanistica di un pubblico generico. I musei dunque come strumento non solo dell educazione formale dentro le università, ma anche, insieme agli altri mezzi di comunicazione, per l educazione informale fuori di esse. D altra parte è un vero peccato che i tesori custoditi nei musei universitari, un patrimonio unico di reperti artistici o scientifici, non siano conosciuti dal largo pubblico. Le università dovrebbero perciò maggiormente utilizzare i loro musei quasi come vetrine qualificate di se stesse. Probabilmente non si è ancora valutata abbastanza l importanza dei musei nei campus universitari come luoghi di orientamento e di primo incontro dei giovani e delle loro famiglie con la realtà delle università e come strumenti per arricchire di vita i campus universitari che spesso appaiono deserti, o per lo meno non sono utilizzati, al di fuori degli orari delle attività accademiche. I musei universitari, in altri termini, dovrebbero acquisire maggiore visibilità dentro le università e, al contempo, servire per aumentare la visibilità delle università stesse all esterno. Questo è il loro doppio ruolo, impegnativo e importante, da opporre a quanti, e non sono pochi, talvolta obiettano a che cosa servono i musei universitari?. 1.4 FUTURO DEI MUSEI UNIVERSITARI Le sfide portate dai cambiamenti nell università e nella società in generale costringono sempre più i musei universitari a ripensare la propria missione, a rafforzarla e probabilmente estenderla. Da un lato, essi dovranno riaffermarsi come il luogo della conservazione del patrimonio di conoscenze scientifiche e della tradizione culturale. Dovranno anzi sempre più intensamente svolgere una funzione educativa, promovendo dentro le università e fuori di esse la cultura della conservazione delle testimonianze del progresso umano, cultura che oggi appare affievolirsi. I musei saranno vivi nella misura in cui sapranno estendersi e arricchirsi con le testimonianza più recenti; inoltre essi saranno vitali se svilupperanno ricerca sul patrimonio che custodiscono. Quale è il futuro dei musei che, una volta istituiti, non cambiano più, non presentano di tanto in tanto elementi di novità, non offrono per esempio mostre temporanee o non partecipano a iniziative integrate con altri musei? Ma adempiere a questa missione, per così dire interna, non basta probabilmente più per i nostri musei. Il patrimonio ingente custodito nei musei universitari, catalogato e gestito in maniera professionale, rappresenta un capitale che sarebbe insensato non sfruttare. Perciò essi possono, o devono, diventare lo strumento con il quale le università dialogano con il mondo esterno. E allora i musei universitari dovranno imparare a svolgere un altro servizio oltre a quello iniziale e fondamentale della conservazione, e cioè quello della educazione e persino del divertimento del pubblico generico. Che cosa si aspetta quest ultimo da un museo e, forse ancor di più, da un museo universitario? Di essere informato in maniera seria e rigorosa ma anche il più possibile interattiva e attraente. I musei universitari negli Stati Uniti sono particolarmente attenti a richiamare il vasto pubblico con elementi di attrazione, che vanno dall offerta di punti di ristoro e di vendita di libri e oggetti vari, fino all ospitalità di eventi come presentazioni commerciali o feste familiari. Se i musei u- niversitari potessero dotarsi di strutture adeguate, si aprirebbe la possibilità di molteplici attività rivolte al pubblico (punti di ristoro, punti di vendita di libri e oggetti relativi alle collezioni esposte, cicli di conferenze, ecc.) alle quali, tra l altro, enti pubblici e privati potrebbero essere interessati, intervenendo anche economicamente nella gestione dei musei e aiutandoli così a conso- 6

7 lidare i loro bilanci, spesso modesti. Questo senza tuttavia perdere di vista il fatto che esiste un contrasto per certi versi ineliminabile tra il ruolo sociale e culturale di un museo (sia questo civico, statale o universitario) e la sua rendita in termini economici. 1.5 LAVORARE INSIEME: UN IMPERATIVO PER I MUSEI In un epoca connotata da spinte sempre più forti verso la globalizzazione nei vari aspetti della vita pubblica e privata ogni realtà deve fare i conti con questo fenomeno. Collaborare oggi è un opportunità resa più facile dalla ampia disponibilità dei mezzi di comunicazione ma è anche una strada obbligata per realizzare economie di scala. La realtà dei musei, e dei musei universitari in particolare a livello sia nazionale sia internazionale, è rappresentata da una costellazione di un gran numero di unità, spesso isolate, alcune di dimensioni più grandi mentre altre di dimensioni piccole per non dire minime. Prese singolarmente, queste unità sono anche interessanti e a volte importanti, ma non hanno peso e soprattutto trovano generalmente difficoltà di gestione a causa della scarsità di risorse. Presentarsi insieme e, soprattutto, associarsi per condividere le risorse diventa pertanto un imperativo. La forma più semplice di collaborazione è quella di appartenere ad una rete più o meno vasta, conoscendosi reciprocamente, scambiandosi informazioni e sforzandosi di adottare standard comuni. Questo è un primo passo importante ma solo preliminare, per i musei universitari, passo già realizzato in alcuni paesi e in fase di avvio in Italia. Dallo stare insieme in rete possono nascere iniziative comuni come la partecipazione a progetti Europei, nei quali l Italia è attualmente marginale, la presenza collettiva ad un unico grande evento, la produzione di eventi itineranti, la redazione di un notiziario delle iniziative comuni e singole o quant altro. Un passo più avanzato, oggi sollecitato nei vari paesi dalle autorità preposte alla valorizzazione dei beni culturali, è l associazione di musei, specialmente quelli piccoli, su basi territoriali o tematiche. Per i musei universitari questo significa in ciascun ateneo creare un sistema museale di ateneo. Imparare a lavorare insieme non è sempre facile soprattutto in un campo come quello dei musei in cui il volontariato appassionato gioca un ruolo molto importante. Pertanto ogni iniziativa di associazione deve evitare forme di rigido burocraticismo per non mortificare lo spirito di volontariato che anima molti operatori museali e per non aumentare troppo le distanze, e quindi ridurre la fiducia, tra gli operatori dei musei e gli utenti o i possibili donatori. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 1. Managing University Museums, OECD Publication, Paris Luca Basso Peressut, Musei per la scienza Science Museums, edizioni Lybra Immagine, Milano Daniele Jalla, Il Museo Contemporaneo. Introduzione al sistema museale italiano, UTET, Torino Tommaso Alibrandi e Pier Giorgio Ferri, I beni culturali e ambientali, Giuffrè, Milano

8 2. PANORAMA 2.1 IL CONTESTO DELLO STUDIO In questa sezione si prende in esame il contesto nel quale si colloca lo studio di fattibilità con l obiettivo di costituire una rete nazionale dei sistemi museali di ateneo. Il progetto trae origine dal documento finale elaborato il 13 giugno 2000 dalla Commissione di delegati rettorali per i musei, gli archivi e i centri per le collezioni universitarie di interesse storico-scientifico (da ora in poi Commissione) della CRUI. In tale documento si proponeva un programma di interventi per la valorizzazione complessiva del patrimonio conservato negli atenei, e si prospettava la loro organizzazione in sistemi museali di ateneo e un efficace inserimento degli stessi in una rete nazionale. Il documento è stato presentato sia al Ministro per l Università, sia al Ministro per i Beni e la Attività Culturali. A quel documento, ancora preliminare e essenzialmente carente dal punto di vista sia della ricognizione sull esistente sia delle linee portanti del progetto, ha fatto seguito nel corso del 2001 la decisione della CRUI di richiedere un finanziamento al MIUR per predisporre un più organico e circostanziato studio di fattibilità per un progetto di rete museale accademica nazionale, nella consapevolezza della complessità e della criticità del progetto stesso e dall effettivo bisogno di definire con precisione gli obiettivi, i tempi e i costi della realizzazione. Il DM 10 maggio 2001, Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, pubblicato sulla G.U. n. 244, 19 ottobre 2001, Supplemento Ordinario, ha permesso allo studio di fattibilità di muoversi in un ambito normativo più definito a livello nazionale per tutto quanto attiene alla definizione e alla gestione ordinaria dei musei, delle collezioni e delle raccolte 1. Le Università Italiane presenti nella CRUI sono 74, di queste 58 hanno un loro rappresentante nella Commissione della CRUI. Va da sé che alcune Università di nuova formazione non hanno patrimonio storico e tradizioni tali da permettergli il possesso di collezioni di carattere storicoscientifico, anche se molte delle nuove Università si stanno attrezzando di raccolte e collezioni a uso didattico e di ricerca. Grazie alla collaborazione dei delegati rettorali nella Commissione CRUI è stato possibile costituire una prima base dati on line, accessibile in rete all indirizzo che ha permesso per la prima volta nel nostro Paese di tracciare un primo quadro abbastanza esauriente della situazione in cui versano i musei universitari. Il totale degli atenei censiti è pari a 38, dei quali 32 con musei e 6 senza musei o con musei in via di attivazione. Il totale dei musei censiti nei 32 atenei è 178, mentre il totale delle collezioni è DESCRIZIONE DELLA PROBLEMATICA Questa parte dello studio di fattibilità identifica la problematica da cui scaturisce il progetto, ne indica la rilevanza e ne delinea i confini. Innanzitutto, come emerge chiaramente dalle tabelle presentate al successivo punto 2.4, ricavate da una analisi aggregata della base dati on line raccolta dalla CRUI, la gamma di aree tematiche (e quindi di tipologie di oggetti) rappresentate dai musei e dalle collezioni universitarie è assai 1 Cfr. all. 1, in cui si è elaborata una contestualizzazione del decreto in oggetto alla situazione dei sistemi museali di ateneo. 8

9 estesa. La distribuzione dei musei per area tematica è infatti la seguente: Agraria (1%), Anatomia (12%), Antropologia (4%), Archeologia (6,5%), Architettura (0,5%), Arte (0,5%), Astronomia (2%), Botanica (19%), Chimica (3,5%), Economia (0,5%), Fisica (12%), Geologia e Paleontologia (13,5%), Ingegneria (3%), Medicina (3,5%), Storia Naturale (7,5%), Zoologia (5%), Altro (6%). Questo da un lato rappresenta una notevole ricchezza e quindi rilevanza del patrimonio posseduto, dall altro crea una serie di problemi che vanno dalla definizione di standard condivisi per la catalogazione (non tutte le tipologie di oggetti trovano una schedatura nazionale definita nell ambito dell ICCD) alla irriducibile specificità delle esigenze di gestione delle diverse tipologie di oggetti. Per esempio, le esigenze gestionali di un Orto Botanico sono ben diverse da quelle relative a un Museo di Paleontologia o di Storia della Fisica. La definizione di standard di catalogazione condivisi e gestiti per via informatica assume importanza strategica sia per le Università sia per il MIUR e il MBAC. Infatti solo la costituzione di un opportuno catalogo di pubblico accesso in linea (Online public access catalog, OPAC) dei musei universitari può fornire la base dati per un portale nazionale, ausilio importante, se non indispensabile, per la ricerca, la didattica, la gestione, la valorizzazione e la fruizione del prezioso e ingente patrimonio storico-scientifico conservato dalle Università. Dell OPAC per i musei si parlerà più in dettaglio nella sezione 3.1. Per quanto poi riguarda la specificità delle esigenze di gestione delle diverse tipologie di oggetti, si possono individuare almeno due campi di intervento fondamentali: (1) la creazione di una rete di servizi come elemento di razionalizzazione degli investimenti e di coinvolgimento di Università che attualmente non dispongono di beni museali; (2) la formazione e/o riqualificazione del personale destinato ai musei universitari. Torneremo più ampiamente su questi campi di intervento nelle successive sezioni 3.1 e 3.2. Oltre alla grande varietà di aree tematiche, ciò che emerge ancora dalla ricognizione fatta è la scarsa tipizzazione dei musei universitari, essi cioè non risultano generalmente regolati da norme specifiche (del tipo di statuti, regolamenti o altri documenti scritti di pari valore). D altra parte, per vari musei universitari (cfr. tabelle della sezione 2.4) sembra anche difficile accertare la conformità alle principali definizioni, nazionali e internazionali, di museo: un istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, di educazione e di diletto [I- COM, Codice di deontologia professionale, adottato dalla 15.a Assemblea generale dell ICOM riunita a Buenos Aires, Argentina, il 4 novembre 1986]; struttura comunque denominata organizzata per la conservazione, la valorizzazione e fruizione pubblica di raccolte di beni culturali [Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490, art. 99]. Può una raccolta di oggetti con un area espositiva pari a zero metri quadrati essere definita museo? Può altresì definirsi museo una raccolta di oggetti non aperta al pubblico, senza personale, senza catalogazione? In realtà molte di queste raccolte erano più vicine alle definizione di museo (o perfettamente pertinenti a quelle definizioni) prima di essere relegate in magazzini per cedere spazio ad altre esigenze di didattica e di ricerca dei dipartimenti, o di perdere personale assegnato, andato in pensione o destinato ad altri incarichi. Operando in una logica di Sistema Museale di Ateneo e di Rete di Sistemi Museali di Ateneo è possibile recuperare gran parte di quel patrimonio che rischia di andare disperso o di subire danni irreversibili, ottimizzando le risorse disponibili e attingendo a risorse nazionali e internazionali che il singolo museo o la singola collezione non possono pensare di ottenere. 2.3 RASSEGNA NORMATIVA IN MATERIA DI MUSEI ACCADEMICI 9

10 La situazione normativa dei musei scientifici universitari è estremamente varia. Si va da un vero e proprio Museo con gestione assolutamente autonoma, una consistenza patrimoniale di circa 8 milioni di reperti e molti tecnici, a semplici collezioni didattiche ad uso delle lezioni universitarie di un dipartimento. Fra questi due estremi tutta una serie di situazioni diverse, sia in termini di consistenza patrimoniale sia come tipo di gestione. In molte sedi importanti si è diffuso l istituzione di un Centro, il più delle volte di servizi, che opera un coordinamento fra le esistenti realtà museali, spesso dotate di un certo grado di autonomia entro i dipartimenti. È questo un tipico esempio di Sistema museale di Ateneo che però può risultare anche dalla semplice somma di modeste forme museali, talvolta spazianti dal piccolo museo zoologico a quello artistico. Per poter comprendere qualsiasi entità museale, grande media o piccola, naturalistica o storicoscientifica o artistica, la dizione Sistema Museale d Ateneo sembra preferibile e come tale è stata usata nei più recenti indirizzi normativi sui musei scientifici universitari presi da alcuni atenei (come Bologna, Napoli e Padova). Ferma restando l autonomia di ogni Università nel prefigurare il tipo di organizzazione locale, il Sistema museale d Ateneo dovrebbe fornire almeno un minimo di coordinamento nell attività di sede assicurando un minimo di autonomia gestionale (in termini di locali, personale, fondi) dai rispettivi dipartimenti. L indagine promossa dalla Commissione Musei della CRUI ha evidenziato che in molte sedi si può parlare di Centri e Sistemi museali (Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Calabria, Camerino, Ferrara, Firenze, Milano, Modena, Napoli Federico II, Padova, Parma, Pavia, Perugia, Roma Sapienza, Sassari) e in altre ancora il problema va maturando. Sulla spinta delle indicazioni della Commissione CRUI molte altre Università, soprattutto di recente costituzione, potranno prefigurare iniziative di tipo museale, anche in assenza di collezioni storiche. Queste iniziative vanno comunque stimolate e lo saranno maggiormente con la realizzazione del progetto di rete nazionale di Sistemi Museali d Ateneo presentato nel presente studio di fattibilità. La CRUI potrebbe essere incaricata del coordinamento tramite un proprio delegato o tramite un gruppo di lavoro o Commissione ad hoc i Sistemi Museali di Ateneo istituiti nelle forme che ogni ateneo riterrà più consone. La CRUI procederà quindi a svolgere un compito di coordinamento nazionale delle iniziative che saranno prospettate dai Sistemi di Ateneo, a loro volta funzionanti da coordinatori locali. Per quanto concerne la normativa nazionale esistente, il primo riferimento di legge ai musei è quello dell art. 3 della legge 3 novembre 1961, n che istituì il ruolo dei conservatori di musei delle scienze e dei curatori degli orti botanici con le successive integrazioni e modifiche fino a che il ruolo è stato abolito col riordinamento del personale non docente delle Università. Si ha poi in tempi recenti un vago accenno a musei scientifici e orti botanici universitari nella legge 10 gennaio 2000, n. 6, ma solo ai fini della divulgazione della cultura scientifica. È pur vero che Musei ed Orti sono menzionati in numerosi circolari del Ministero della Pubblica Istruzione degli anni 80 auspicanti la costituzione, il potenziamento e l autonomia di questi istituti, sulla spinta di una Commissione Musei nominata dal Ministro su proposta dell ANMS (Associazione Nazionale Musei Scientifici). In quegli anni, è interessante segnalare, si verificò un caso importante a Torino dove la locale Università, impossibilitata a gestire al meglio le proprie importanti collezioni naturalistiche, le affidò in comodato alla Regione Piemonte che costituì il Museo Regionale di Scienze Naturali solo parzialmente attivo che ha promosso un impegnativo restauro di un grande complesso exospedaliero che ne diventerà la sede. 10

11 Non è escluso che qualche altra Università possa seguire strade analoghe, anche se non identiche. Ad esempio quella di passare le proprie collezioni o addirittura i musei a fondazioni private che possano ricevere sovvenzioni ad hoc, anche mantenendone la supervisione scientifica. Queste forme di abdicazione che nascondono una malintesa visione restrittiva dei compiti di un università, soprattutto in un momento in cui si pensa giustamente ad una educazione permanente, potrebbero essere comunque superate se le Università fossero messe in grado di sostenere il grande peso economico che le penalizza dal fatto di essere proprietaria di collezioni, magari antiche di secoli. Un iniziativa congiunta dei vari atenei per una normativa omogenea sui musei storico-scientifici universitari diventa sempre più necessaria. 2.4 ANALISI DEL PATRIMONIO ATTUALE Le tabelle che riportano aggregati i dati raccolti on line dalla CRUI non necessitano di particolari commenti. Ci limiteremo quindi ad alcune osservazioni su specifici punti. La carenza di risorse umane risulta particolarmente grave. Su 178 musei il personale presente è così distribuito: (a) I curatori sono nel complesso 90, cioè se ci fosse un unico curatore per museo soltanto il 50,6% dei musei avrebbe un curatore. In realtà la situazione è anche peggiore se si considerano le aree tematiche con più curatori, Botanica con 25, Geologia e Paleontologia con 13, Fisica con 10, Storia Naturale con 10, queste che nell insieme rappresentano circa il 52% dei musei censiti concentrano il 64% dei curatori complessivi. (b) I tecnici sono in tutto 77, se ci fosse un unico tecnico per museo soltanto il 43% dei musei avrebbe un tecnico. Ma, come al punto (a), Botanica con 25, Geologia e Paleontologia con 7, Fisica con 5, Storia Naturale con 11, concentrano circa il 64% dei tecnici. (c) Gli amministrativi sono in tutto 55, circa 31% rispetto al numero dei musei. Ancora, Botanica con 13, Geologia e Paleontologia con 6, Fisica con 5, Storia Naturale con 9, concentrano circa il 60% di tutti gli amministrativi. (d) I custodi sono 39, circa il 22% rispetto ai musei. In questo caso, Botanica con 9, Geologia e Paleontologia con 6, Fisica con 3, Storia Naturale con 3, concentrano circa il 54% di tutti i custodi vicino al 52% che le quattro aree rappresentano rispetto al totale dei musei censiti. (e) I borsisti sono 58, circa il 32,6% rispetto ai musei. Qui, Botanica con 11, Geologia e Paleontologia con 8, Fisica con 3, Storia Naturale con 7, raggiungono complessivamente il 50% allineandosi con le percentuali di area dei musei. Dati altrettanto significativi emergono per la superficie dedicata alle strutture museali, l apertura e accesso al pubblico e i finanziamenti. Superficie (hanno risposto 119 alla (1) e 101 alla (2), nei 119 sono compresi 7 che hanno dichiarato superficie pari a 0 mq, nei 101 sono compresi 10 che hanno dichiarato una superficie pari a 0 mq): (1) media della superficie totale dedicata a strutture museali 2814 mq (mediana 400 mq: il 50% di 119 ha sup. < di 400 mq) (2) media della superficie espositiva 2348 mq (mediana 240 mq: il 50% di 91 ha sup. < 240 mq) Alcuni campionamenti su strutture di singoli atenei indicano comunque un assoluta insufficienza di spazi, anche nei casi dove le superfici espositive sono di qualche migliaio di metri quadrati. 11

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