REPUBBLICA ITALIANA n. 158/09 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONALE PER IL VENETO

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1 REPUBBLICA ITALIANA n. 158/09 IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI SEZIONE GIURISDIZIONALE REGIONALE PER IL VENETO IL GIUDICE UNICO DELLE PENSIONI Nella persona del Referendario dott. Giovanni Comite. Visto il Testo Unico delle leggi sulla Corte dei Conti, approvato con r.d.12 luglio 1934, n.1214, e successive modifiche; visti gli artt.1 e 6, del d.l. 15 /11/93 n. 453, convertito nella l.19/1994; visto l art. 5, della legge 21 luglio 2000 n.205; visti gli artt. 131, 132, 420, 421, 429, 430 e 431 c.p.c, nonché l art. 26 del Reg. Proc. per i giudizi innanzi alla Corte dei Conti, di cui al r.d. 13 agosto 1933, n.1038; visto l atto introduttivo del giudizio; esaminati gli altri atti e i documenti tutti di causa; chiamato il giudizio alla pubblica udienza del 17 febbraio 2009, con l assistenza del segretario sig.ra Nadia Tonolo, ha pronunciato la seguente SENTENZA Sul ricorso in materia di pensioni congiunto a domanda di sospensiva, iscritto al n del registro di segreteria, promosso ad istanza delle signore 1) D. M. M., nata, il omissis, 2) D. M. B., nata, il omissis, ambedue residenti ad omissis, rappresentate e difese, in virtù di mandato a margine dell atto introduttivo del giudizio, dall avv. Francesco Mazzarolli, con domicilio eletto presso e nello studio dell avv. Antonio Franzoi, a Venezia Mestre, in Calle del

2 Sale n.9, contro l Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell Amministrazione Pubblica (I.N.P.D.A.P.), Direzione Generale di Roma, e il Ministero della Difesa, in particolare < per l annullamento, previa sospensiva, dell atto prot. n.24952/07be dell INPDAP di Padova, datato 20 febbraio 2008 e pervenuto il successivo 19 marzo, con il quale è stato determinato in ,29 il presunto debito delle ricorrenti a causa della rideterminazione della pensione di reversibilità spettante al loro padre G. D. M., deceduto il omissis >. Considerato in FATTO Con il ricorso in epigrafe indicato, ritualmente notificato e depositato il 22 maggio 2008, le signore M. e B. D. M. si gravavano del provvedimento, n /07/be, del 20 febbraio 2008, con il quale l INPDAP provinciale di Padova intimava la restituzione della somma di ,29, quale asserito credito erariale costituitosi, sulla pensione di reversibilità n /r intestata al defunto padre, dal 01 novembre 2000 al 30 giugno Dalla documentazione in atti emergeva che il genitore delle attrici, G. D. M., era titolare, a decorrere dal 01 agosto 1999, di trattamento di reversibilità, quale vedovo di M. L., deceduta il omissis precedente. Il predetto trattamento era stato conferito, a seguito di domanda inoltrata il 23 luglio 1999, in esecuzione della legge n.335/1995 e senza applicazione dei limiti previsti in sede di cumulo con i redditi del beneficiario, atteso che la figlia M. aveva presentato separata istanza volta al conferimento di quota parte della pensione, in quanto studentessa universitaria a carico della genitrice al momento della morte. Il sig. D.M. percepiva la reversibilità sino al 30 giugno 2004, data dell avvenuto decesso. In seguito alla relativa comunicazione, la sede INPDAP di Padova accertava che il dante causa delle ricorrenti aveva percepito una pensione maggiore rispetto al dovuto, per non avere, la figlia Marta, informato l Ente previdenziale del venir meno delle condizioni legittimanti la

3 fruizione della sua quota di trattamento, a ragione del conseguimento, il 10 novembre 2000, della laurea in medicina veterinaria. E, infatti, la legge 335/1995, che ha dettato nuove norme sulle pensioni di reversibilità venute in essere dopo la sua entrata in vigore (17 agosto 1995), ha disposto che le stesse devono essere ridotte, in mancanza di orfani compartecipi, al superamento di un certo ammontare di reddito stabilito dalla tabella F. Quindi, in relazione ai redditi dichiarati per gli anni 2000, 2001, 2002, 2003 e 2004, l Istituto previdenziale ha provveduto a rideterminare l importo della pensione del sig. G. D. M. a far tempo dal 01 novembre 2000, data del venir meno del trattamento in favore dell orfana compartecipe, al 30 giugno 2004, data del suo decesso, con costituzione dell indebito di ,29, richiesto alle eredi legittime con l atto oggi gravato. Il patrono delle attrici rilevava come la pretesa dell Istituto previdenziale era da considerare illegittima non solo <...perché immotivata, atteso che le dichiarazioni dei redditi menzionate nell atto hanno sempre evidenziato un ammontare inferiore (e non superiore, come asserito) ai limiti tabellari...>, in ordine ai quali <...non rilevava la posizione della dott.ssa M. D. M. che ha sempre percepito un trattamento a sé stante...>, ma anche per i principi generali che regolavano le ipotesi di restituzione di somme erroneamente erogate e che sancivano l irripetibilità degli importi percepiti in buona fede. Contestava, pertanto, la carenza di motivazione e l erronea valutazione dei presupposti caratterizzanti la fattispecie, nonché la violazione dei principi di equità e di buona amministrazione, in quanto non potevano essere fatti ricadere sulle ricorrenti, in perfetta buona fede, <...gli eventuali errori commessi...dalle Amministrazioni preposte...> che <...dovevano essere al corrente quanto meno dell avvenuto compimento del 26 anno di età della figlia Marta e nulla hanno fatto per correggere l erronea (a dir loro) attribuzione del trattamento>.

4 Quindi, <...se l INPDAP avesse operato con l ordinaria diligenza, avrebbe potuto provvedere tempestivamente, senza far gravare sui giovani eredi del sig. D.M. le conseguenze risarcitorie della carente organizzazione degli uffici>. Con riguardo alla buona fede, che da sempre ha caratterizzato l operato del padre delle ricorrenti, nulla era da aggiungersi, poiché <...essa discendeva dal fatto stesso dell aver sempre prodotto e dichiarato un reddito inferiore a quello minimo previsto dal limite tabellare>. E, quindi, ferma la contestazione della vicenda come ricostruita dall INPDAP, doveva dedursi <...dalla sequenza dei fatti...l inerzia colpevole dell amministrazione che è...idonea ad ingenerare nel dipendente in buona fede un particolare affidamento che le somme percepite siano state incamerate a titolo definitivo>: al riguardo richiamava la sentenza delle Sezioni Riunite di questo Istituto n.7/qm/2007 e talune decisioni, in tema di irripetibilità dell indebito pensionistico, di questa Sezione territoriale. Produceva, inoltre, le dichiarazioni dei redditi del sig. D.M. relative agli anni in questione e la domanda di reversibilità prodotta dalla figlia Marta, per significare che godendo la stessa di un autonomo trattamento di pensione la presunta cessazione della compartecipazione non rilevava nel presente rapporto controverso. In via subordinata, <...ove si ritenesse infondata la pretesa di veder sancita l irripetibilità...>, contestava la correttezza dei conteggi effettuati nel merito dall INPDAP. Il predetto patrono osservava, infatti, come il riferimento al 01 novembre 2000 era da considerare errato, in quanto l unica data da prendere a base doveva essere quella del 31 marzo 2002, entro la quale la ricorrente M. D. M. concludeva il corso di specializzazione universitaria presso l Università di Bristol (ovvero, in subordine, il maggio 2001 nel quale si è concluso il tirocinio presso l Università di Padova). In sede cautelare rivendicava, ricorrendone i presupposti di legge, la sospensione del

5 provvedimento gravato. Con breve memoria, in atti al 05 giugno 2008 e indirizzata anche all Avvocatura Erariale, il Ministero della Difesa rappresentava che la materia del contendere rientrava nelle competenze dell INPDAP. Con memoria, prodotta il 26 giugno 2008 unitamente alla pertinente documentazione, si costituiva in giudizio l I.N.P.D.A.P., sede provinciale di Padova, che concludeva per la reiezione dell istanza cautelare, in quanto la somma in questione non era stata ancora recuperata; in via principale di merito chiedeva il rigetto della domanda, poiché infondata in fatto e diritto, con conseguente declaratoria dell obbligo delle ricorrenti di restituire le somme ingiunte; in subordine, eccepiva la prescrizione del diritto vantato. L Ente previdenziale osservava che era preciso dovere del pensionato comunicare il venir meno del diritto dell orfana a percepire la propria quota di reversibilità: tale omissione, che faceva venire meno la buona fede, ha quindi impedito all Istituto di operare tempestivamente la revisione del trattamento in discussione. Inoltre, la motivazione del provvedimento di recupero era da ritenere <...insita nell acclaramento della non spettanza degli emolumenti percepiti dal ricorrente...>, mentre il recupero dell indebito aveva carattere di doverosità essendo un vero diritto patrimoniale, non rinunziabile, in quanto correlato al conseguimento delle finalità di pubblico interesse. Con ordinanza n.060/08, del luglio 2008, il Giudice delle Pensioni, in composizione collegiale, respingeva la richiesta cautelare per il non dimostrato <periculum>. Con memoria illustrativa, prodotta il 06 febbraio 2009 in replica a quanto sostenuto ex adverso dall INPDAP, il patrono delle ricorrenti ribadiva la ricorrenza del requisito della buona fede nel comportamento tenuto dal sig. D.M., discendente < dal fatto stesso dell aver prodotto e dichiarato un reddito inferiore a quello minimo previsto dai limiti tabellari>. Terminava, quindi, per l accoglimento della domanda così come formulata.

6 Alla pubblica udienza odierna, presente, per le ricorrenti, l avv. Francesco Mazzarolli, che insisteva per l accoglimento del ricorso, per l INPDAP, il dott. Mauro Dal Corso si riportava agli scritti defensionali in atti avversando le predette conclusioni, non rappresentato il Ministero della Difesa, la causa, ritenuta matura, era trattenuta e decisa come da dispositivo in calce, pubblicamente letto ex art. 5, della legge n. 205/2000, depositato al termine dell udienza in allegato al relativo verbale, a disposizione delle parti come da vigente normativa. Ritenuto in DIRITTO Prima di vagliare nel merito la questione denunciata, la Sezione, in sede pregiudiziale, deve rilevare che, contrariamente a quanto rivendicato da parti attrici in termini di accoglimento del ricorso previo annullamento del provvedimento impugnato e di quelli presupposti e conseguenti, in fattispecie la giurisdizione di questa Corte ha natura dichiarativa poiché tende all accertamento del diritto a pensione (diretta, indiretta e di reversibilità) e nella misura di legge (rientrando nella cognizione della stessa anche le conseguenze in termini di recupero): in tale evenienza l atto o gli atti gravati sono degradati a meri presupposti processuali proprio perché la giurisdizione investe l intero rapporto. La pienezza di quest ultima consente, quindi, di conoscere di ogni aspetto del provvedimento impugnato (legittimità e merito) all unico scopo di accertare, qualora spettante, il diritto soggettivo a pensione nella sua esatta misura con esclusione di pronunce a carattere caducatorio o annullatorio, estranee al potere ascrivibile alla Corte dei Conti. Ciò chiarito, osserva questo Giudice come nel caso in esame non sono dirimenti le censure formali sollevate dalle ricorrenti con riferimento all illegittimità, < eccesso di potere per carenza di motivazione >, del provvedimento impugnato (art. 3, della legge n. 241/1990), giacché, come sopra precisato, il giudizio pensionistico ha notoriamente per oggetto il rapporto obbligatorio di quiescenza nella sua globalità e non può, quindi, ridursi ad un mero sindacato

7 sulla legittimità dei relativi atti. A ogni buon conto, nella fattispecie <de qua>, il provvedimento di recupero reca, comunque ed espressamente, i riferimenti normativi e le motivazioni oggettive dell emersione dell indebito, giacché esso conseguiva all applicazione della legge n.335/1995 e dell allegata tabella F, con riguardo ai limiti posti alla piena cumulabilità, con i redditi del beneficiario, del trattamento pensionistico spettante al coniuge superstite, in mancanza di orfani compartecipi. Nel merito, pertanto, la vicenda odierna attiene alla possibilità o meno dell Amministrazione previdenziale di procedere al recupero di differenze per ratei pensionistici, asseritamente non spettanti, percepite in vita dal genitore superstite e pretese dalle ricorrenti in quanto eredi dello stesso. Si trattava del debito di ,29, costituitosi dal 01 novembre 2000 al 30 giugno 2004 sulla pensione di reversibilità fruita dal medesimo, di cui l Istituto previdenziale ingiungeva la rifusione poiché la pensione ai superstiti, in assenza di figli minori, studenti o inabili andava assoggettata alle riduzioni previste dalla tabella F allegata alla legge n.335/1995. Sosteneva, al riguardo, il patrono delle ricorrenti che la pretesa dell Ente era da considerare illegittima sia perché le dichiarazioni dei redditi (relative al periodo d imposta ), del genitore delle medesime, prodotte in atti, davano sempre conto di un ammontare inferiore e non superiore ai limiti tabellari, sia perché le somme erogate in più erano da dichiarare inesigibili in attuazione dei principi recentemente ribaditi nella sentenza n.7/2007/qm delle Sezioni Riunite di questo Istituto, che ha esteso l applicazione dell art. 206 del T.U. 1092/1973, sull irripetibilità, anche alle ipotesi d indebito maturato sul trattamento provvisorio di pensione, una volta decorsi i termini previsti per l emissione del provvedimento definitivo, il tutto integrato dalla buona fede del percipiente e dal lungo lasso di tempo trascorso. Evidenziava, inoltre, la non correttezza della quantificazione operata dall INPDAP, giacché la sig.ra M. D. M. si era sì laureata il 10 novembre 2000, ma si era poi iscritta a un corso di

8 tirocinio obbligatorio per l esame di Stato, presso l Università di Padova, e in seguito a un Corso di specializzazione presso l Università di Bristol, da ottobre 2001 al 31 marzo 2002: in sintesi si evidenziava il diritto a conservare il trattamento di reversibilità del genitore, nella misura originaria, quanto meno sino a tale ultima data, mentre per la restante parte il debito costituitosi era da dichiarare inesigibile per le ragioni sopra indicate, giacché l INPDAP era in grado di conoscere la data di compimento del 26 anno di età (05 ottobre 2002) in tempo utile al fine di procedere alla revoca del trattamento. Da parte sua, l Ente convenuto, rimarcava l obbligo giuridico (ex art.2033 c.c.) al recupero in conseguenza del venir meno del diritto a pensione di reversibilità dell orfana. Per le ragioni di seguito espresse, il ricorso si appalesa fondato e, pertanto, meritevole di accoglimento. In primo luogo la Sezione è chiamata a verificare se il genitore delle ricorrenti aveva titolo a conservare il trattamento di reversibilità, nella misura originaria, sino al termine del periodo di specializzazione universitaria della figlia Marta. Quest ultima affermava, in diversa domanda giudiziale vertente su altro indebito, di aver titolo alla pensione di reversibilità sino al termine della specializzazione in data 31 marzo In punto di diritto, la fattispecie trova compiuta disciplina nella legge n. 335/1995, il cui art 1, comma 41, applicabile alle pensioni pubbliche il cui diritto è sorto dal 17 agosto 1995 in poi, ha previsto che i trattamenti pensionistici indiretti e di reversibilità devono essere definiti secondo le regole del trattamento pensionistico a favore dei superstiti di iscritto o pensionato vigente nell ambito dell A.G.O. La normativa di riferimento è rappresentata dall art. 22, della legge 21 luglio 1965, n.903 (recante Avviamento alla riforma e miglioramento dei trattamenti di pensione della previdenza sociale), che prevede quanto segue: <L art. 13, sub art.2, della legge 04 aprile 1952, n.218, è sostituito dal seguente: Nel caso di

9 morte del pensionato o dell assicurato, sempreché per quest ultimo sussistano, al momento della morte, le condizioni di assicurazione e di contribuzione di cui all art.9, n.2, lettera a) e b), spetta una pensione al coniuge e ai figli superstiti che, al momento della morte del pensionato o dell assicurato, non abbiano superato l età di 18 anni e ai figli di qualunque età riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di questi (comma 1). Tale pensione è stabilita nelle seguenti aliquote della pensione già liquidata o che sarebbe spettata all assicurato a norma dell art. 12: a) il 60 per cento al coniuge; b) il 20 per cento a ciascun figlio se ha diritto a pensione anche il coniuge, oppure il 40 per cento se hanno diritto a pensione soltanto i figli (2 comma). Per i figli superstiti che risultino a carico del genitore al momento del decesso e non prestino lavoro retribuito, il limite di età di cui al primo comma è elevato a 21 anni qualora frequentino una scuola media professionale e per tutta la durata del corso legale, ma non oltre il 26 anno di età, qualora frequentino l Università (3 comma)>. Dalla succitata disciplina emergeva, quindi, che i figli superstiti avevano diritto alla pensione di reversibilità se alla morte del genitore erano minorenni, totalmente inabili al lavoro (di qualsiasi età) oppure studenti di scuola media superiore fino a 21 anni o universitari per la durata del corso legale di laurea ma non oltre il 26 anno di età. In presenza del coniuge, al quale andava attribuito il 60%, ciascun figlio aveva titolo a una quota di pensione del 20%, fermo restando che la somma delle diverse quote non poteva superare il 100% della pensione percepita dal genitore deceduto. Nella fattispecie di causa, all atto del decesso della genitrice, in data 02 luglio 1999, la sig.ra M. D. M. era a suo carico, giacché studentessa universitaria iscritta al corso di laurea in medicina veterinaria, avente la durata legale di anni cinque: ragion per cui produceva, in data 23 luglio 1999, domanda tesa alla ripartizione della pensione di reversibilità e all attribuzione a se medesima di specifica autonoma quota.

10 E, l Istituto previdenziale, una volta verificata la sussistenza delle condizioni, ha riconosciuto il diritto e nella misura di legge (iscrizione n a), in beneficio dell interessata, che nella domanda succitata aveva assunto l impegno di < comunicare entro 30 giorni, con specifica dichiarazione personale, a codesta Direzione Provinciale del Tesoro, la cessazione delle condizioni che hanno dato luogo all attribuzione della pensione, nonché il verificarsi di qualsiasi evento che comporti variazione o cessazione della pensione ovvero soppressione o riduzione degli assegni accessori, consapevole che l omessa o incompleta comunicazione di fatti influenti sul diritto o sulla misura della pensione, comporta, oltre alle responsabilità previste dalla legge, il recupero delle somme riscosse indebitamente >. Pertanto, il venir meno delle condizioni soggettive e/o oggettive, il cui obbligo d informativa gravava sull avente diritto, incideva sulla misura o sulla stessa permanenza del diritto a pensione, che al loro verificarsi doveva essere revocato definitivamente (art. 86, del D.P.R. n.1092/1973) o sospeso. Ora, la funzione della pensione di reversibilità è di dare garanzia di continuità nel sostentamento dei figli dopo la morte del genitore onerato del loro mantenimento: in questo caso si trattava di figlia maggiorenne che, in ragione della propria dedizione agli studi universitari, era impossibilitata a procurarsi un reddito proprio (cfr. Corte Cost., sent. n.7/1980, id. n. 142/1984, nonché sent. n.366, del marzo 1988, e sent. n. 42, del febbraio 1999). Attesa la succitata vocazione, la prevalente giurisprudenza contabile ha inteso, correttamente, il termine revoca non come perdita irreversibile del relativo trattamento, ma come chiusura temporanea della relativa partita, ossia come sospensione della sua erogazione, suscettibile, però, di essere ripristinata al verificarsi dei requisiti di legge ai quali il beneficio resta sempre subordinato (cfr. Corte dei Conti, Sezione Sardegna, sent. n.1324, del 13 ottobre 1997, Sezione Veneto, sent. n. 35, del 3 maggio 1994, Sezione III, sent. n.66650, del 18 luglio

11 1991). Ora, non pare revocabile in dubbio che la ricorrente, avendone i requisiti, ha legittimamente fruito della pensione di reversibilità sino alla fine di ottobre 2000, giacché il 10 novembre successivo ha conseguito la laurea e, quindi, ha ultimato il corso legale di studi. Ciò perché il beneficio della reversibilità è subordinato, nella sua proiezione temporale, sia al presupposto della durata legale del corso di studi e sia al limite insuperabile dei ventisei anni di età, con la conseguenza che allo spirare di uno dei due requisiti la corresponsione dello stesso viene a cessare (cfr. ex multis Corte dei Conti, Sezione III, sent. n. 28/03, del 28 gennaio 2003, id. n. 70/2005, nonché sezione Veneto, sent. n. 1199/2006 e n.159/2007). Dopo la conclusione del Corso di Studi, in Medicina Veterinaria, l INPDAP avrebbe dovuto, qualora informato di ciò dall interessata, sospendere l erogazione del predetto trattamento, che poteva essere ripristinato solo nel caso in cui la medesima presentava specifica domanda, supportata dalla documentazione comprovante la partecipazione a corsi di specializzazione, equiparati a quelli universitari, e, comunque, non oltre il compimento del 26 anno di età (05 ottobre 2002). Ora, dagli atti di causa non risulta che la sig.ra M. D.M. abbia mai presentato una domanda all Istituto previdenziale in tale senso, né con riguardo al Corso di tirocinio obbligatorio per l Esame di Stato, presso l Università di Padova, né a proposito del successivo Corso di specializzazione presso l Università di Bristol, dall ottobre 2001 al marzo Pertanto, alcuna censura può essere mossa all Ente che non è stato posto nelle condizioni di valutare il ripristino dello specifico diritto. Alla luce di tali considerazioni, l indebito contestato alle ricorrenti, di cui deve valutarsi l eventuale ripetibilità, attiene all intero periodo, novembre 2000 (data del conseguimento della laurea e di sospensione del diritto) - 30 giugno 2004 (data del decesso del genitore superstite), ed è pari ad ,29.

12 Ora, come già rimarcato, il trattamento di reversibilità in oggetto trovava la sua disciplina nel comma 41, dell art.1, della legge n.335/1995. Il succitato ha disposto, tra le altre cose, che < Gli importi dei trattamenti pensionistici ai superstiti sono cumulabili con i redditi del beneficiario, nei limiti di cui all allegata tabella F >, che ha previsto i massimali di reddito che condizionano la misura della relativa prestazione pensionistica, non senza precisare che gli stessi non operano nei casi in cui a fruirne siano figli minori, studenti e inabili, da soli o in concorso con il coniuge. Tale tabella ha, infatti, disposto che la percentuale di cumulabilità era del 75, 60 o 50 per cento del trattamento di reversibilità, a seconda che il reddito posseduto dal beneficiario fosse stato superiore a 3, 4 o 5 volte il trattamento minimo annuo del fondo pensioni lavoratori dipendenti. Ora, nel caso di specie il sig. G. D. M. con domanda prodotta il 23 luglio 1999 rivendicava, in proprio, la concessione del trattamento di reversibilità della pensione del coniuge M.L., deceduta il omissis; nella stessa istanza si rappresentava che la figlia D.M.M. aveva presentato, come in effetti avvenuto in pari data, autonoma richiesta per il conferimento di quota parte dello stesso trattamento ai superstiti. Nella medesima il beneficiario assumeva, inoltre, specifici obblighi di informativa, nei confronti dell Istituto previdenziale, circa il mutamento delle condizioni soggettive/oggettive in grado di incidere sul mantenimento e/o sulla misura della pensione. In ragione della presenza di un orfana maggiorenne studente la reversibilità in beneficio del sig. D.M. era liquidata, come previsto dalla normativa succitata, nella misura del 60% del cumulo pensione e indennità integrativa speciale percepite in vita dal coniuge. Venendo meno, a far tempo dal 01 novembre 2000, il diritto dell orfano compartecipe, pur se liquidato ed rogato in forma autonoma, il trattamento del genitore delle ricorrenti, con la stessa decorrenza andava rideterminato, attesi i limiti alla cumulabilità con i redditi propri.

13 Ora, non risponde a verità quanto affermato dal patrono delle attrici circa il fatto che in relazione alla documentazione reddituale prodotta non risultavano superati i limiti di cui alla tabella F, giacché i modelli reddituali in questione attestano esattamente il contrario sin dal sorgere del diritto. Infatti, per l anno 2001, il trattamento minimo annuo del fondo pensioni lavoratori dipendenti era pari a 4.970,68, mensili 382,36 ( ): quindi, per tale anno, si doveva procedere alla riduzione della pensione ai superstiti del 25%, qualora il reddito del beneficiario superava ,04, del 40%, qualora il reddito superava ,72, e del 50%, qualora il reddito superava l importo di ,04. Ora il modello CUD 2002, relativo ai redditi da lavoro dipendente del sig. D.M. del 2001, indicava gli stessi nella misura di ,05, quindi superava di cinque volte l importo annuale del fondo pensioni lavoratori dipendenti. Così, anche, per l anno successivo: infatti, per il 2002 i limiti di reddito da non superare erano, rispettivamente, ,91, ,88 e ,85, mentre il reddito risultante dal CUD 2003 e relativo all anno d imposta 2002, rilasciato dal Centro Nazionale Amministrativo Carabinieri, era di ,40: a non diverse conclusioni era dato giungere per gli anni 2000, anche se pro parte, 2003 e Onde non poteva di certo ricavarsi, come sostenuto dalle ricorrenti, da tale vicenda la buona fede del proprio dante causa. Fatte tali premesse, la Sezione deve precisare che nel caso di specie la ripetibilità o meno delle somme ingiunte va scrutinata alla luce di quanto previsto dalla legge n.662/1996. Al riguardo, il comma 263, dell art. 1, della legge n.662/1996 prevede che: <Il recupero non si estende agli eredi del pensionato, salvo che si accerti il dolo del pensionato medesimo>. Tale disposizione che esclude, quindi, che il recupero delle maggiori somme erogate al pensionato possa aver luogo a carico degli eredi, fatte salve le ipotesi di dolo dell accipiens

14 < costituisce norma di immediata applicazione a tutti i casi pendenti (cfr. Corte dei Conti, Sezione Umbria, sentenza n.1062/1998, Sezione III, sent. 17 luglio 2002, n.253/a, Sezione Veneto, sent. n.489/2006, e Sezione I, sent. n.387/2008/a). Inoltre, lo stesso comma non si combina e fa sistema con nessun altra norma del medesimo articolo, né con quella del requisito economico, ex commi , né con quella della salvezza dei recuperi in corso, ai sensi del comma 264 (cfr. Corte dei Conti Sezione I d app. sent. n.119/2000), ed è < indipendente, anche, dalla data di percezione o dalla data del provvedimento di recupero> (cfr. Corte dei Conti Sezione III d app. sent. n.306/2002). Afferma, infatti, la chiara giurisprudenza della Sezione III: < Tale disciplina, pur dovendo a rigore riflettere una strategia finanziaria di breve periodo, deve ad avviso del Collegio essere riguardata, dopo la conferma della sua forza obbligatoria ad opera dell art. 38, della legge finanziaria 2002, come espressione della diffusa e perdurante tendenza legislativa che prevede l estinguersi delle obbligazioni correlate a fatti lesivi per il pubblico erario col decesso dell obbligato, sempre che questi non ne abbia volontariamente determinato l insorgere; sicché può dirsi che tale normativa tutela la posizione degli eredi del percettore di somme non dovute, nel senso di esonerarli da qualunque obbligo restitutorio, indipendentemente dal periodo di percezione >. Orbene, nella fattispecie de qua, questo Giudice, non ravvisa nel contegno del sig. D. M. G., un comportamento dolosamente preordinato all acquisizione e al mantenimento di una maggiore pensione, giacché lo stesso percepiva, in proprio, la pensione di reversibilità, mentre la figlia maggiorenne e studentessa riceveva la propria quota parte di trattamento, la cui correntezza incideva sulla misura della prima: onde era la stessa, in quanto direttamente interessata, che era tenuta ad informare l Amministrazione previdenziale del venir meno del diritto a pensione. Ne consegue, disattesa poiché inconferente l eccezione di prescrizione sollevata dall INPDAP, non ravvisandosi in fattispecie ipotesi di dolo del percipiente, la declaratoria d irripetibilità del

15 debito richiesto e non ancora recuperato dalle ricorrenti, con il provvedimento n.24952/07be, del 20 febbraio 2008, ai sensi dell art.1, comma 263, della legge n.662/1996. Sussistono, stante la particolarità della vicenda esaminata, giusti motivi per compensare integralmente, tra le parti, le spese del giudizio cautelare e di merito. P.Q.M. La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale regionale per il Veneto, Giudice Unico delle Pensioni, disattesa ogni contraria istanza, deduzione od eccezione, definitivamente pronunciando, dichiara non ripetibili, ai sensi dell art.1, comma 263, della legge n. 662/1996, le somme ingiunte alle ricorrenti, quali eredi di D.M. G., con il provvedimento INPDAP n /07be, del 20 febbraio 2008, e pari a ,29. Dichiara integralmente compensate, tra le parti, le spese del giudizio cautelare e di merito. Manda alla segreteria della Sezione per i successivi adempimenti. Così deciso in Venezia, nella Camera di Consiglio, all esito della pubblica udienza del 17 febbraio IL GIUDICE UNICO DELLE PENSIONI f.to (dott. Giovanni Comite) Il Giudice Unico delle Pensioni, ravvisati gli estremi per l applicazione dell art. 52, del D.Lgs. 30 giugno 2003, n.196 DISPONE che a cura della Segreteria venga apposta l annotazione di cui al comma 3 di detto art. 52, nei riguardi delle ricorrenti e dei danti causa. Il GIUDICE UNICO DELLE PENSIONI f.to (dott. Giovanni Comite)

16 Depositata in Segreteria il18/2/2009 Per Il Dirigente f.to Cristina Guarino In esecuzione del provvedimento del G.U.P., ai sensi dell art.52, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n.196, in caso di diffusione, omettere le generalità e gli altri dati identificativi delle ricorrenti e dei danti causa. Venezia, 18/2/2009 Per Il Dirigente f.to Cristina Guarino

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE DEI CONTI IL GIUDICE UNICO DELLE PENSIONI

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