ASSOCIAZIONE TREBEA. Le nostre ricerche A cura di Maria Grazia Maistrello Morgagni

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1 Le nostre ricerche A cura di Maria Grazia Maistrello Morgagni A Casalborgone è nota la consuetudine di dire di coloro che lasciano questo mondo l han portalo a Santa Maria, intendendo il cimitero esistente attorno all antica chiesa di Santa Maria Trebea. Le famiglie che hanno radici da secoli in Casalborgone sanno però che, in antico, i luoghi di sepoltura erano ben tre, ovvero i cimiteri esistenti da epoca immemorabile intorno alle chiese delle antiche parrocchie di Santa Maria Trebea e di San Siro e, per gli abitanti del Leu, l interno della chiesa di Santa Maria Maddalena. A seguito delle disposizioni sanitarie emanate in epoca Napoleonica il cimitero di S. Maria Trebea divenne l unico luogo deputato alla sepoltura dei defunti. All interno della chiesa di S. Maria Maddalena continuarono però per qualche decennio le sepolture nei tumuli propri dei parroci e dei conti di Casalborgone. Non sappiamo quando sia nata la consuetudine di seppellire all interno della chiesa di S. Maria Maddalena, che era in origine la cappella dei signori del castello, ma proprio per questa circostanza possiamo supporre che almeno dalla metà del XIII secolo vi trovassero sepoltura i signori del luogo. Questi avevano un loro proprio altare che dal XVI secolo risulta intitolato alla Vergine Annunziata e, dopo l ampliamento della navata destra della chiesa, fu intitolato a San Giuseppe, restando di proprietà della famiglia signorile del luogo, ovvero in quell epoca i conti Broglia. Ciò è attestato anche dallo stemma tuttora esistente sulla sommità del predetto altare e dal banco usato dalla famiglia. Vennero sicuramente sepolte all interno della cappella del castello anche alcune altre famiglie di notabili del luogo, è infatti documentato che, nel corso del 500, vennero demolite le tombe antiche delle famiglie De Barberij, Scapolini e Simonini, nel frattempo estinte. Probabilmente nella seconda metà del XVI secolo, con l autorizzazione concessa dal vescovo di Ivrea al parroco di Santa Maria Trebea di trasferire le funzioni parrocchiali nella cappella del castello (il parroco di San Siro già vi celebrava almeno dalla metà del XV secolo), era invalso l uso di utilizzare appositi tumuli riservati alla comunità residente nel Leu. Inoltre la comunità già dal 500 contribuiva alle spese per i lavori da farsi acquisendo quindi anche il diritto di condividere la chiesa con i feudatari del luogo. Una descrizione dettagliata dei tumuli esistenti nel 1678 all interno della chiesa di S. Maria Maddalena è riportata in un inventario del parroco Don Giuseppe Gallo. Il primo registro relativo agli atti di morte a noi pervenuto risale all anno 1600, sono pertanto documentate da tale epoca le tumulazioni avvenute, che confermano le indicazioni di Don Gallo ed anche la consuetudine di consentire la tumulazione all interno della chiesa di S. Maria Maddalena di taluni abitanti della parrocchia di San Siro.

2 In effetti, negli anni dal 1726 al 1729, risultano scarse le sepolture nel cimitero di San Siro e le tumulazioni dei parrocchiani di S. Siro avvennero soprattutto nella chiesa di S. Maria Maddalena. Dalle precise indicazioni del priore di S. Siro, Don Lorenzo Bruno, che ha specificato anche i tumuli, si può dedurre che ciò fosse in parte determinato dall appartenenza alle varie Compagnie e Confraternite che avevano le loro proprie tombe all interno della chiesa di S. Maria Maddalena. Si prende ad esempio l anno 1728 in cui risultano Busca Giovanni Battista e Francesco Battista Craveri nel tumulo della Compagnia del SS. Rosario; Bartolomeo Nelva nel tumulo della Compagnia di S, Croce, Giovanni Tasso nel tumulo della Compagnia del SS. Sacramento. Nei tumuli delle Compagnie potevano essere sepolti anche i bambini: nell anno 1726 Giuseppe Paolo Francesco Davico di quattro anni e mezzo fu sepolto nel sepolcro della Compagnia del SS. Rosario. Per Pietro Antonio Saroglia, il parroco di San Siro precisò che fu sepolto nel tumulo dinanzi all altare di S. Antonio Abate. La mortalità infantile era notoriamente molto elevata, con particolari recrudescenze come nell estate del In quei giorni un morbo sconosciuto entrò in molte case del Leu, senza distinzione di classe sociale, portandosi via i più piccoli. Furono infatti sepolti nel tumulo degli infanti, all interno della chiesa di S. Maria Maddalena tra il 26 ed il 27 luglio Teresa Ciapino e Giacomo De Toso di quattro anni e Giacinto Visconti di due mesi, figlio di un chirurgo di Torino. Il 1 agosto echeggiarono i pianti disperati nelle case Vittone, Nelva e Andrione ed il giorno successivo Lorenzo Vittone di due anni fu portato a S. Maria Trebea, mentre in S. Maria Maddalena furono calati i due corpicini di piccoli di cinque e quattro anni. Non risparmiò casa Broglia e il 9 agosto fu sepolta nel tumulo di famiglia Luisa Antonia Amedea Maria Broglia, figlia del conte Mario Domenico, di tre anni. Li raggiunsero il 10 agosto Giovanni Maria Bonetto di due anni e Angela Maria Ciapino di tre anni e mezzo. Seguì il 22 agosto Antonio de Vittono di quattro anni. Teresa Gallone di un anno morta il 4 agosto e Giovanni Giuseppe Ellia di cinque anni morto il 25 agosto furono invece sepolti a S. Maria Trebea. Negli anni parve nuovamente che l angelo della morte volesse portarsi via tutti i neonati. Iniziò dapprima nel Leu, dove più volte ogni settimana si sentirono i lugubri rintocchi e vi furono anche giorni si videro calare due o tre corpicini nel tumulo degli infanti. Per evitare il contagio dei familiari, spesso i deceduti in giornata vennero sepolti prima del tramonto del sole. Nell anno 1765 furono tumulati ben 15 neonati e 2 lattanti nella sola chiesa di S. Maria Maddalena; 4 nel cimitero di San Siro e nel cimitero di S. Maria Trebea 7 neonati, 4 lattanti e 5 piccoli fra i tre ed i dieci anni. In totale i decessi furono 46 di cui solo 11 di adulti e ottuagenari. L anno successivo, 1766, il morbo raggiunse gli Airali dove morirono 15 piccoli (9 neonati, 3 lattanti e 3 piccoli tra i cinque e i dieci anni. Nel Leu non cessarono però i rintocchi che accompagnarono i funerali di 13 piccoli, di cui 11 neonati. Negli ultimi mesi dell anno morirono anche 19 adulti, di cui 7 anziani nel solo mese di dicembre. In totale quell anno i decessi furono 47. Nel 1767, salvo la tumulazione di una piccola deceduta appena nata all inizio dell anno, non avvennero più sepolture all interno della chiesa di S. Maria Maddalena. Forse qualcuno cominciò a sospettare una relazione tra i decessi, le sepolture della chiesa e l acqua che utilizzavano per bere e cucinare? La comunità attingeva infatti l acqua dal profondo pozzo situato in adiacenza della chiesa e tuttora visibile

3 di fianco alla scalinata d accesso. I documenti attestano che nell anno 1767 tutte le tumulazioni, eccetto la predetta, per un totale di 30 decessi di cui 10 neonati, 5 lattanti e 3 piccoli al di sotto dei dieci anni, ebbero luogo nel cimitero di S. Maria Trebea, lontano dagli abitati. Si era drasticamente ridotto il numero delle morti infantili. Con il trascorrere degli anni, nonostante il divieto dei vescovi, ripresero le tumulazioni degli abitanti del Leu in S. Maria Maddalena, sino al Negli anni successivi soltanto più i conti ed i parroci ebbero diritto di sepoltura nei rispettivi sepolcri. Non è ovviamente questa la sede adatta per la pubblicazione dettagliata delle notizie riguardanti le singole sepolture, che avverrà eventualmente in altro contesto. Ci si limita pertanto a confermare quanto citato in molteplici documenti, ovvero che erano disposti tumuli ovunque all interno della chiesa di S. Maria Maddalena, non solo per i parroci ed i conti, ma per le compagnie e le confraternite che avevano le loro sepolture dinanzi agli altari, poi tombe di famiglie signorili, il tumulo degli infanti ed infine il tumulo destinato a tutta la comunità. Non risultano descritte nei documenti più antichi le modalità con cui avvenivano le sepolture all interno dei molti tumuli esistenti nella chiesa di S. Maria Maddalena, possiamo però rifarci alle consuetudini generalmente in uso in Piemonte nel corso del 500 e 600. Al termine della cerimonia funebre il cadavere veniva semplicemente fatto scivolare, possiamo immaginare avvolto in un lenzuolo, all interno delle botole esistenti sotto i pavimenti delle chiese. Quando le ossa calcinate colmavano i vani sotterranei, mescolate tra di loro venivano trasferite in qualsiasi punto del terreno che circondava la chiesa ed in qualche caso i tumuli venivano semplicemente riempiti come avvenne per i tumuli delle famiglie estinte ai quali fa cenno Don Gallo nel Dai testamenti che ho avuto occasione di leggere, deduco che sino alla fine del 1600, usando una formula convenzionale pressoché invariata dal XIII secolo salvo l indicazione del luogo scelto per la sepoltura, veniva semplicemente indicato: essendo certa la morte, ma non essendo certi il giorno e l ora, raccomandata l anima sua all Altissimo Creatore a Maria Vergine Santissima e a tutti gli angeli e santi della celestial corte, ordina che quando il suo corpo sarà fatto cadavere quello sia sepolto nella chiesa di esistente in con sue debite esequie e funerali, senza ulteriori precisazioni in merito alla preparazione e modalità di tumulazione. A partire dai primi decenni del 700 si ha notizia dai testamenti di sepolture in cassa, non solo per i parroci, i Conti ed altre famiglie nobili, ma anche per particolari, erano però benestanti e con incarichi di prestigio. Probabilmente gli altri abitanti del Leu continuarono ad essere calati in un semplice lenzuolo nelle botole destinate alla comunità sino all interdizione di seppellire all interno della chiesa. Il cav. Antonio Davico, notaio, nel suo testamento del 24 giugno 1736 e codicillo del 1738, dispose infatti espressamente: e fatto che sarà il suo corpo cadavere ordina sia sepolto, ed interrato, incassiato in qualche posto comodo della chiesa Maggiore di questo luogo di Santa Maria Maddalena ad effetto che comodamente si possa dal signor Parroco sovra la tomba far l annuale commemoranda infra ordinata, cioè al di sotto del portico di detta chiesa corrisposto alla misura del Santo Fonte Battesimale, ossia al di sotto del portone esistente sotto l Altar Maggiore di detta chiesa in modo che non venghi più remosso

4 Nel testamento dell anno 1753, la contessa Isabella Franca Incisa di Camerana chiese che il suo corpo fosse interrato incassato. Il fatto stesso che fosse precisato incassato fa intendere che non era ancora consuetudine per tutti. Secoli dopo, sarà il parroco Don Milone a darci notizia, nella relazione compilata nell anno 1838 in occasione della visita pastorale dell Arcivescovo di Torino Franzoni, delle consuetudini relative alle modalità di seppellimento, precisando: i cadaveri si seppelliscono vestiti e messi nella cassa sepolcrale e conclude: vengono ogni volta interrate le ossa di morti che vengono trovate disperse. Con i decreti seguiti alla visita episcopale, Michele Vittorio De Villa vescovo di Ivrea, già nel settembre del 1751 ordinò che non si procedesse più alle sepolture sotto l altar maggiore ed anche nel tumulo allora usato per la sepoltura degli infanti e stabilì di raccogliere e trasferire in bell ordine in un unico punto tutte le ossa radunando quelle disperse. Vent anni dopo, il 14 settembre 1771, il vescovo di Ivrea, Ottavio Pochettino, confermò le disposizioni del suo predecessore e proibì le sepolture nei quattro sacelli esistenti in prossimità dell ingresso. Raccomandò inoltre che fossero radunate le ossa dei tumuli sotto il coro e.l altar maggiore e che fossero ricoperte di terra essendo questo cimitero extemplo interdictum. I documenti confermano che in quel tempo, all interno della chiesa, ancora avvenivano e continuarono sino all anno , le sepolture di comuni cittadini. Non erano soggetti alle disposizioni del Decreto Vescovile i tumuli dei parroci e dei conti, ove si continuò a seppellire sin oltre la metà dell 800. Il parroco don Demarchi nel maggio 1933, effettuò un sopralluogo con l autorizzazione dell ufficiale sanitario dott. Ortalda alla presenza del podestà geom. Capella Giovanni e del capomastro. Nelle Cronache Parrocchiali scrisse queste note: si scopersero le tombe del recinto, non però quelle dei Conti Patroni essendo essi a Torino, la 1^ a sinistra, cornu evangelij: adibita a sepoltura dei parroci vidi: (solo però tutta una stanzetta quadrata, a mattoni parte tufo scavato) una cassa, che al contatto dell aria si sfasciò e si vide un cadavere, solo ossa capelli intatti, tutto polverizzato solo calze seta e scarpette intatte. A mio parere credo sia il teol. Passera morto il 10 maggio 1798 ultimo sepolto a S. Maria Maddalena: però da persona del luogo sentii a dire che era stato ca. 70 anni or sono sepolto un certo don Chiesa, zio del don Chiesa che regalò i lampadari maggiori, non so però con quale fondamento. Sotto questo apparvero in polvere e schiacciati dal primo altri 3 ed accanto altri due. Nessuna targhetta accanto. 2 Sic transit!! 1 Nell anno 1801 furono calati nei tumuli destinati agli infanti ed alla comunità 5 infanti e 3 adulti. Le ultime sepolture avvennero nei primi mesi del Don Francesco Antonio Chiesa fu effettivamente sepolto nel tumulo dei parroci nell anno 1838, come ricordato in una pregevole riproduzione seicentesca, donata dalla famiglia a memoria del defunto. Trattasi di un quadro, riproducente la Deposizione, dono degli eredi a ricordo dei genitori defunti con altro di identiche dimensioni riproducente l Annunciazione. Le due tele, un tempo poste ai lati dell altar maggiore nella chiesa di S. Maria Maddalena, sono oggi conservate nell attuale chiesa parrocchiale di Casalborgone, S. Carlo Borromeo. Don Emilio Chiesa, padre Modesto dei Minori Osservanti, che visse nella casa un tempo dei Priori di San Siro, donò, come ricorda il parroco Don Demarchi i pregevoli lampadari di

5 Nella 2^ sotto S. Antonio nella navata: muratura nuova sui lati; nell interno in confusione teschi, ossa, ecc. inframmisti a calcina in molta quantità. Io credo che allorché si è cambiato il pavimento, si siano riunite le due tombe, queste, quella del fondo e forse anche quelle che erano sparse per la chiesa, che ora sono coperte e non esiste più traccia. Le assoluzioni però nel giorno dei morti si fanno sui Parroci, sui Conti e in fondo vicino al Battistero. All epoca di don De Marchi non si sapeva quindi più perché il rito di suffragio prevedesse la benedizione nei pressi del Battistero. Lo sappiamo oggi dalle ultime volontà del cav. Antonio Davico che nel suo testamento sopra citato chiedeva di essere sepolto in corrispondenza del Santo Fonte Battesimale, ove fare l annuale commemoranda. Da documenti successivi contenuti nell Archivio Parrocchiale sappiamo che la sepoltura avvenne proprio davanti al Fonte Battesimale ove furono sepolti anche altri componenti della famiglia e la moglie Anna Lucia Davico deceduta di anni 80 il 21/9/1757, se non che all epoca del decesso del cav. Davico il fonte battesimale si trovava in tutt altro luogo, come testimonia l inventario compilato nel 1751 dal parroco Don Baretta che così riferisce: L altare sotto il titolo dell Immacolata Concezione di Maria ove si vede il suo simulacro di legno scolpito e ornato con ancona, collone, ed ornamenti pure scolpiti e dorati massime quatro statue picoli rappresentanti S., Pietro, Massimo, S. Deffe [?] e Valentino Prete senza reddito ed obbligo, nel di cui angolo destro si trova posto un antico battisterio continente una colonna di pietra con suo bacino pure di pietra sopra di cui si trova un credenzino di noce in forma piramidale antichissimo, e di poco valore coperto con stoffa di lana, verde con acanto il sacrario attacato al pilastro magistente [?] della chiesa in quel credenzino vi esiste il cucchiaro d ottone per versar l acqua sopra li Battesandi, con li due vasetti di stagno per l oglio de cattecumini e crisma ed il caseto di majolica per il sale chiuso con chiave di ferro. Dall uno e l altro latere della porta esistono due confesionali di noce antichi e sopra di essa un gran quadro con cornice rappresentante l Immacolata Concezione di Maria con diverse altre figure di Santi e Sante.A cornu epistola dell Altar Maggiore e vicino alla porta di detta chiesa vi è l altare sotto il titolo di S. Antonio Abbate, dipinto in un quadro di tela con effigie di diversi altri santi con ancona, collone, ed altri ornamenti di bosco scolpito senza balaustra. Proprio in occasione della visita pastorale avvenuta in quell anno 1751, il vescovo di Ivrea Michele De Villa così decretò: Rimuovere il battistero esistente all interno dei cancelli dell Altare della Concezione della B.M.V., in quanto il luogo è assai angusto e inappropriato e, poiché nell esistente altare di S. Antonio Abate, ultimo a lato dell epistola, libero da cura ed amministrazione, non si celebra la S. Messa nella ricorrenza del Santo ed è sprovvisto di decenti ornamenti e abbandonato e inutile, ordiniamo di demolirlo per collocarvi il battistero cinto da un cancello ed il fonte battesimale protetto all interno cristallo, fabbricati nel 1850 dalla ditta Bonaudo che aveva sede in via Po a Torino e, morto di anni 80 il 26/6/1910, fu sepolto nel cimitero di S. Maria Trebea. Si può quindi dedurre che le sepolture viste da Don De Marchi, considerato che i suoi due immediati predecessori, Don Barbero e Don Milone erano già stati trasferiti nella tomba dei parroci del cimitero di Casalborgone, si riferissero a Don Francesco Antonio Chiesa, Don Giorgio Battù, e ai parroci Don Passera, Don Baretta nonché ai maestri don Felice Garbiglia, don Blasio Soave, e al rev. Geronimo Masserio, ma ovviamente occorrerebbero ulteriori specifiche ricerche per poterlo affermare con sicurezza, in quanto, come dimostrato dai documenti, nel tumulo ad essi destinato non furono sepolti soltanto i parroci, ma anche i curati, cappellani, maestri di scuola e altri sacerdoti.

6 e munito di uno sportello da chiudere con chiavistello e chiave, da eseguire entro tre mesi a cura della Comunità. La demolizione dell altare dedicato a S. Antonio non era ancora avvenuta nell anno 1771 perché il vescovo Michele Ottavio Pochettino così decretò: Il sacrario, ovvero conca, esterna ai cancelli del battistero, è attualmente aperta, deve essere munita di una porticina con chiavistello e chiave a cura della chiesa. I quattro altari che sorgono ai due lati al di là dell ingresso, limitano lo spazio dei fedeli che non possono accedervi essendo consacrati, perciò è necessario per non sminuire la dignità dei divini misteri e disturbare lo stesso sacerdote, dichiararli soggetti ad interdizione, confermando inoltre la sentenza per quanto concerne l Altare di Sant Antonio Abate, come già ordinato nella visita pastorale del nostro predecessore Vescovo De Villa : Nella navata di sinistra quasi di fronte alla colonna con la nicchia contenente la piccola statua di S. Antonio da Padova è ancora visibile una pietra con inciso un cimiero e parte di scritta suorum omnium in lapidem jacet presumiamo che con l ampliamento della navata sinistra sia stata rimossa e poi ricollocata nella posizione iniziale, dove risultava esservi la sepoltura dei membri della famiglia Sapis. Antonio Sapis Giudice dei Criminali e Thesoriere di S.A.R. chiese espressamente di essere sepolto al centro della chiesa in prossimità della sua casa villa, la casa tuttora esistente in coerenza della chiesa verso sera. Nell anno 1930, poco dopo il suo ingresso parrocchiale, il parroco di S. Maria Trebea Don Bartolomeo De Marchi dispose la costruzione della tomba dei parroci nel cimitero di S. Maria Trebea ed alla traslazione e sepoltura nella nuova tomba dei suoi immediati predecessori: don Milone Michel Angelo e mons Barbero. Provvide a sue spese, usufruendo anche di un contributo lasciato a tale scopo da mons. Barbero e con il concorso dei parrocchiani. L attuale pavimento in pietra nella chiesa di S. Maria Maddalena tuttora cela i tumuli sepolcrali un tempo destinati ai signori del luogo, ai parroci, alla famiglia Sapis. Al di sotto del coro riposano le ossa radunate a seguito delle disposizioni vescovili della fine del 700. Notizie ricavate da Maria Grazia Maistrello Morgagni nell Archivio Parrocchiale di Casalborgone, nell Archivio di Stato di Torino, da pubblicazioni varie sulle famiglie nobili del Piemonte 01/12/2010

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