Giulia Petitta Alessio Di Renzo Isabella Chiari Paolo Rossini. La Lingua dei Segni Italiana e il canale scritto

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1 La Lingua dei Segni Italiana e il canale scritto 1. Lingue dei segni, scrittura e trascrizione Le lingue dei segni sono lingue storico-naturali che utilizzano primariamente come canale di comunicazione il canale visivo-gestuale. In virtù di ciò sono lingue che richiedono come condizione di uso la modalità faccia a faccia 1. Come la traccia del segnale parlato è evanescente, altrettanto evanescente è la traccia del segnato che si esaurisce nel momento stesso della condivisione comunicativa. Tuttavia per le innumerevoli lingue dei segni sorte in tutto il mondo, nonostante alcuni tentativi, non si è mai consolidato alcun sistema di scrittura. Tale fatto, in parte, non stupisce, poiché le comunità di sordi vivono sempre in ambienti profondamente caratterizzati da bilinguismo e dalla disponibilità di una pluralità di codici e canali tra cui quello scritto, che però è associato alla rappresentazione delle lingue vocali parlate in ciascuna comunità cui la persona sorda appartiene. Stupisce tuttavia molto di più la mancata riflessione della comunità scientifica sulla necessità di un sistema di trascrizione delle lingue dei segni che permetta una osservazione dei fatti linguistici non condizionata da categorie ed etichette tipiche della descrizione delle lingue vocali. Se infatti da diversi anni si sono messi in luce i limiti teorico-metodologici derivati dall uso delle glosse, etichette verbali associate a unità segnate, per l annotazione del discorso delle lingue dei segni, dall altra i sistemi di rappresentazione finora proposti e adottati da gruppi di ricerca di diversi paesi (Stokoe Notation, Berkeley Transcription System, HamNoSys, SignFont, ASL-phabet, ecc.) si rivelano per molti aspetti inadeguati ad assolvere al compito teorico cruciale di mostrare in forma 1 La centralità della modalità faccia a faccia è messa in crisi, o meglio, estesa nelle sue potenzialità, dalla possibilità fornita dalle attuali tecnologie di comunicazione visive (video-chat e video-conferenze in modalità sincrona ma remota, ma anche registrazioni video a modalità di fruizione asincrona) di comunicare a distanza ed entro uno spazio visivo ridotto e non condiviso. Tale mutamento radicale del contesto sembra star già producendo cambiamenti nei dispositivi di sincronizzazione tra gli utenti e nella gestione della referenza e della deissi (Valentine Skelton 2008). 795

2 scritta il fluire del segnato per uno studio delle sue caratteristiche inerenti, che non imponga una griglia interpretativa preconcetta o limitativa, e soprattutto che metta in luce ciò che è veramente specifico della modalità e degli usi del segnato (Antinoro Pizzuto et alii 2010). Vi è dunque in primo luogo una esigenza di tipo metodologico e teorico al tempo stesso che determina la crucialità della scelta del sistema di rappresentazione per la trascrizione del discorso segnato. Il sistema di trascrizione, per sua natura, seleziona e pertinentizza e soprattutto ricrea, su un canale diverso e su piani spaziali diversi, un complesso intrecciarsi di movimenti del corpo e dell espressione oltre che specifici modi dell interagire pragmatico dei partecipanti a una conversazione. Il sistema di trascrizione dunque condiziona la capacità di osservare fatti linguistici complessi; definisce i limiti per considerare il discorso nella sua complessità testuale; individua e regola il complesso gioco che si istituisce tra identificazione delle unità di analisi e variazione delle unità nel lessico e nel testo; definisce mediante la sua potenza descrittiva come viene rappresentata la flessibilità del sistema e tratti pertinenti alla individuazione del senso nel discorso segnato (Petitta et alii i.c.s.). Accanto all esigenza teorico-metodologica esiste tuttavia una seconda necessità che dipende dalla precedente ma assume un carattere più direttamente applicativo ed è legata alla costruzione di corpora annotati delle lingue dei segni e di strumenti didattici e di riferimento, come lessici e dizionari, che necessitano di sistemi standardizzati di annotazione e trascrizione che tengano conto delle peculiarità della comunicazione segnata, radicalmente simultanea, multimodale e multilineare (Antinoro Pizzuto et alii 2011). In questo contributo saranno mostrati, attraverso il ricorso a un sistema di trascrizione che riteniamo particolarmente adeguato alla rappresentazione delle lingue dei segni, il SignWriting ( 2), i problemi teorici e metodologici relativi alla segmentazione del discorso parlato. Il ricorso a glosse o altri sistemi di trascrizione non rende infatti conto della complessità del processo di segmentazione del segnato, che mostra aspetti simili a quelli relativi alla segmentazione del parlato spontaneo, ma non si esaurisce in essi. 2. La trascrizione con il SignWriting 2.1. Il sistema SignWriting In ambito internazionale si è affermato dalla seconda metà degli anni Novanta un sistema di rappresentazione iconica delle lingue segnate, modellato su un sistema di rappresentazione coreutica, il SignWriting (Sutton 1995), sperimentato in Italia soprattutto all interno del Sign Language and Deaf Studies Unit (Slds) del CNR-ISTC di Roma. Il sistema, usato da molti gruppi di ricerca nel mondo anche a fini didattici, si adatta alla rappresentazione delle LS poiché descrive, in uno spazio bi-dimensionale, attraverso glifi, le proprietà di posizione, movimenti 796

3 La Lingua dei Segni Italiana e il canale scritto del corpo e dello sguardo, espressioni facciali, configurazioni manuali, nonché tipologie di contatto e relativi luoghi in una modalità iconica e relativamente economica, ritenuta dagli utenti (sordi e udenti) semplice nella produzione e nella ricezione. I glifi del SignWriting (SW) sono organizzati in modo multilineare, rappresentando su due dimensioni l effettiva articolazione tridimensionale del segnato. Fig. 1. I glifi del SignWriting Sebbene il sistema dei glifi e l organizzazione generale siano molto complessi e strutturati a livello descrittivo, sono ancora in corso di definizione, all interno del nostro gruppo di ricerca, linee guida relative all uso del sistema come strumento di trascrizione. In ogni modo, il SW si è rivelato un valido strumento di notazione, adatto a rappresentare le caratteristiche tipiche del segnato, con particolare riferimento alla multilinearità e alla multimodalità 2, sia per scopi di ricerca sia per altri obiettivi, come l uso in contesti didattici. È possibile rappresentare infatti segni singoli e interi discorsi o frasi, focalizzandosi unicamente sui significanti, con la possibilità di una successiva annotazione e codifica di altri livelli di analisi. 2 Per multimodalità si intende l uso simultaneo di più canali comunicativi, tipico anche della modalità faccia a faccia delle lingue vocali; la multilinearità è invece la possibilità di esprimere più unità di senso linguistiche contemporaneamente (Pizzuto 2003). 797

4 2.2. Scrittura e trascrizione Il SW è stato sperimentato con successo sia per scrivere o comporre sia per trascrivere discorsi segnati, anche se ancora non è diffuso nella comunità segnante 3. Questo spiega come una standardizzazione nell uso e nella pratica di questo sistema sia di là da venire, sebbene alcune regole siano state stabilite, nel corso degli anni, all interno del nostro gruppo di ricerca per la pratica sia di scrittura sia di trascrizione, adattando alcune caratteristiche del sistema originario alle esigenze di rappresentazione dei segni della LIS (cfr. Di Renzo et alii 2011). Inoltre, un grande vantaggio rispetto ad altri sistemi di notazione è la possibilità di rappresentare il discorso spontaneo nella sua complessità, e non solo unità lessicali isolate o decontestualizzate, permettendo di ricostruirne, in una forma di lettura, le forme anche in assenza dello stimolo originario mediante un meccanismo di riproduzione segnata. Per quanto riguarda gli esperimenti di scrittura, i testi narrativi in LIS prodotti direttamente in SW, sebbene numericamente limitati e relativi al solo contesto di ricerca sperimentale, mostrano da una parte caratteristiche simili, dal punto di vista delle strutture linguistiche, a quelli faccia a faccia, e dall altra profonde differenze (Di Renzo et alii 2009). Strutture tipiche della LIS e del discorso segnato compaiono nei testi scritti accanto a variazioni talvolta sostanziali che riguardano in particolare l organizzazione del discorso e l articolazione delle unità segniche, facendo emergere caratteristiche tipiche della comunicazione scritta rispetto a quella parlata (Halliday 1992). Dai primi esperimenti realizzati è stato quindi possibile individuare alcune differenze diamesiche tra LIS scritta e LIS faccia a faccia. I testi in fig. 2 riproducono il medesimo frammento della Pear Story (l episodio della caduta della bicicletta) 4 rappresentato in due testi composti in LIS scritta (colonna A e B) e nella trascrizione di una registrazione di un racconto faccia a faccia (colonna C) 5. 3 In Italia si registrano soltanto sporadici tentativi ed esperienze di scrittura in alcuni gruppi di studiosi, insegnanti e artisti sulla scia di iniziative di formazione organizzate dall Unità di Ricerca Slds dell ISTC-CNR. 4 La vicenda si svolge in campagna: un agricoltore sta raccogliendo delle pere da un albero, scendendo ogni tanto per riempire tre cesti. Un bambino, passando in bicicletta, ruba, senza essere visto, uno dei cesti pieni di pere. Successivamente, cade dalla bicicletta e viene aiutato da altri tre bambini, ai quali regala una pera a testa per ringraziarli di averlo aiutato. 5 In questo contributo verranno esaminati esempi tratti da due testi scritti (testo A e testo B), composti direttamente in LIS scritta dopo la visione del filmato originale della Pear Story; le trascrizioni che verranno prese in considerazione (testo C e testo D) sono state realizzate invece trascrivendo il medesimo filmato segnato, in cui viene narrata in LIS faccia a faccia la storia della pera. 798

5 La Lingua dei Segni Italiana e il canale scritto Fig. 2. Frammenti di testi scritti e trascritti a confronto 799

6 Accanto ai tratti tipici di una più controllata organizzazione del discorso, gli esperimenti di scrittura presentano però, si è detto, molte somiglianze con LIS faccia a faccia, soprattutto per la presenza di alcune strutture che sono state definite come tipiche del discorso segnato e identificate come Strutture di Grande Iconicità (SGI). Le SGI fanno riferimento a una dimensione semiotica che sembra esclusiva della modalità visivo-gestuale, quella del dire mostrando, che nelle lingue dei segni ha uno statuto pienamente linguistico (Cuxac 2000; Cuxac Antinoro Pizzuto 2010), mentre nelle lingue vocali coinvolge prevalentemente tratti paralinguistici. Queste strutture si alternano, nel discorso, con unità lessicali (UL), definite in vario modo (per esempio segni frozen, segni standard, segni lessicali, unità lessematiche; cfr. Cuxac Antinoro Pizzuto 2010). Fig. 3. Unità lessicali (UL) con il significato di pera L unità grafica che rappresenta il segno che significa pera risulta diversa nello scritto rispetto alla trascrizione. La UL rappresentata nella trascrizione presenta le modifiche tipiche del faccia a faccia (direzione marcata dello sguardo), mentre il segno scritto non presenta modificazioni relative al contesto di realizzazione. Fig. 4. Strutture iconiche (SGI) con il significato di urto tra il sasso e la bicicletta 800

7 La Lingua dei Segni Italiana e il canale scritto La sequenza di strutture iconiche che indica come la bicicletta urta il sasso è invece rappresentata in modo diverso nel testo scritto, con differenze di movimento ed espressione facciale, e nella trascrizione (fig. 4) che, facendo riferimento al segnato faccia a faccia, rappresentano una sola unità. Infatti, il segnante produce simultaneamente un movimento che rappresenta la caduta della bicicletta contro il sasso. Le differenze emerse tra scrittura e trascrizione portano quindi a interrogarsi sulla questione della segmentazione delle unità, che pare imprescindibile sia per l analisi linguistica, sia per lo sviluppo di un sistema di scrittura. 3. Segmentazione e rappresentazione Gli studi linguistici sulle lingue dei segni, dai primi tentativi di analisi sistematica fino ai tempi recenti (per una breve rassegna cfr. il contributo di Fontana Volterra in questo volume), sono stati impostati sulle metodologie e sulle categorie di analisi tipiche della tradizione linguistica delle lingue vocali. Questo ha portato spesso a tralasciare (o interpretare sul modello delle lingue parlate e scritte) fenomeni tipici delle lingue segnate che, come si è visto, presentano caratteristiche semiotiche non analizzabili secondo i criteri tradizionali. Gli strumenti metodologici approntati sulla base delle lingue vocali si sono rivelati infatti insufficienti per definire le unità costitutive delle lingue dei segni e per osservare i processi di produzione e ricezione (per una sintesi cfr. Cristilli 2007). Non è difficile considerare come la mancanza di un adeguato sistema di rappresentazione sia alla base di certe distorsioni teoriche che riguardano le unità di analisi. Indagini basate su una rappresentazione delle forme hanno infatti portato negli ultimi anni risultati in una diversa direzione, facendo emergere la questione della segmentazione delle unità a partire dal flusso continuo del discorso segnato (Cuxac Antinoro Pizzuto 2010; Hanke et alii 2012). Rimangono tuttavia difficili da scardinare alcune assunzioni teoriche, per esempio quella relativa alla nozione di segno, che sembra ancora schiacciata su una definizione tra l altro estremamente semplificata di parola. L utilizzo di un sistema di rappresentazione iconica delle forme permette di mostrare appunto la criticità dell applicazione della nozione di parola al discorso segnato, in particolare nell osservazione di testi trascritti, ponendo le basi di una discussione sulla natura delle unità segniche. Mettendo a confronto due diverse trascrizioni della stessa narrazione segnata, emergono differenze nella registrazione dei dati e nell individuazione delle unità. La fig. 5 riporta due trascrizioni della sequenza finale del frammento preso ad esempio in fig. 2. Il segnante produce una sequenza segnata che significa le pere si rovesciano, e il bambino si ritrova per terra. 801

8 Fig. 5. Trascrizioni a confronto: la sequenza con il significato pere che si spargono realizzata da un unico segnante e trascritta da due trascrittori diversi. Dopo il segno che significa pera, entrambi i trascrittori individuano due unità, che però presentano differenze nella resa su carta. In particolare, l espressione facciale, i movimenti della bocca e la direzione dello sguardo sono stati rappresentati in modo diverso. Le unità grafiche rappresentano infatti il segnato realizzato in una stessa unità temporale, ma alcuni glifi fotografano fasi diverse dell articolazione. Il SW prevede infatti un inventario di glifi per tutti i movimenti delle parti del corpo (testa, busto, mani, ecc.), ma non per il cambio delle espressioni facciali all interno del glifo della testa: è possibile cogliere solo un singolo istante di espressioni o di movimenti della bocca, mentre è possibile rappresentare la dinamica del processo articolatorio del resto del corpo. Mentre il segnante articola, per esempio, il segno che significa pera, è facile che cambi espressione facciale o muova le labbra: il trascrittore ha la possibilità di registrare il movimento completo delle mani, delle spalle, della testa, ma non i cambi di espressione, vedendosi costretto a selezionare l espressione che ritiene più significativa o pertinente. Nel momento in cui le espressioni ritenute rilevanti siano più di una, sono state sperimentate varie possibilità, ad esempio una ulteriore segmentazione dell intero segno, nel caso in cui l espressione facciale o l articolazione labiale 6 determinino un ulteriore contributo semantico, o glosse esplicative a lato della trascrizione. 6 La labializzazione è una delle componenti non manuali che contribuiscono alla realizzazione di una segno. Sono stati individuati due tipi di componenti labiali: le cosiddette COP (Componenti Orali Prestate), che riproducono una parola italiana o parte di essa e possono cooccorrere facoltativamente con l articolazione manuale di UL, e le cosiddette COS (Componenti Orali Speciali), che non corrispondono a parole ma a particolari movimenti delle labbra e cooccorrono prevalentemente con SGI. Per una panoramica cfr. Franchi

9 La Lingua dei Segni Italiana e il canale scritto Bisogna considerare che le variazioni di significato non si limitano alle labializzazioni, ma coinvolgono tutti gli organi articolatori non manuali, che possono modificare, amplificare, o aggiungere significato, veicolando sensi di vario tipo, anche indipendentemente dalle configurazioni manuali, fino ad aggiungere, esternamente al glifo della testa, uno o più glifi relativi alla direzione dello sguardo, ai movimenti delle ciglia o delle sopracciglia, ecc., o addirittura una seconda testa accanto alla prima (come è possibile notare nell unità C4 della fig. 4). Il problema della segmentazione delle unità non riguarda quindi solo le SGI o le unità multilineari, ma anche le unità lessicali, apparentemente più semplici da individuare. Infatti, se le UL hanno un significato più o meno definito e sono più facilmente riconoscibili come autonome, le SGI veicolano significati più complessi mostrando processi, stati, azioni e descrizioni. Come si vede dalla fig. 4, il segno isolato dal contesto significa propriamente qualcosa che si sparge a questa velocità, in questo modo, in questa direzione ; solo il fatto che si sa che si sta parlando di un cesto di pere permette di interpretare il segno come le pere cadono e si spargono per terra. Tuttavia, bisogna ricordare che anche il significato più o meno definito delle UL può essere modificato dalla cooccorrenza di altre unità simultanee o di componenti non manuali che veicolano sensi aggiuntivi. Si tratta, in ogni caso, di modificazioni la cui registrazione e notazione è indispensabile per analizzare le strutture linguistiche. 4. Conclusioni L uso di un sistema di rappresentazione che lasci emergere le caratteristiche del discorso segnato, non individuabili se non attraverso una notazione che ne restituisca le forme (Pizzuto et alii 2005), consente di porre la questione della segmentazione e dell individuazione delle unità di analisi in modo più problematico rispetto alla tradizione. Come si è visto, infatti, le nozioni di segno e di unità minime così come sono state applicate finora non sono sufficienti a definire tutti gli aspetti che emergono da un analisi appena più approfondita del discorso. La possibilità di articolare più unità di senso nello stesso momento (multilinearità), avendo più canali espressivi a disposizione (multimodalità), che è stata individuata come tipica non solo della LIS, ma delle lingue dei segni in genere (per una sintesi cfr. Pizzuto 2003 e Cuxac Antinoro Pizzuto 2010), richiede criteri di analisi e segmentazione differenti da quelli delle lingue vocali. Tuttavia, se da una parte i problemi posti dallo studio delle lingue dei segni appaiono come differenti, dall altra presentano implicazioni simili alle problematiche poste dalle lingue vocali, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione parlata. Se direzione dello sguardo, espressione facciale, sopracciglia, componenti manuali, postura del busto, movimenti della testa assumono nella medesima unità 803

10 ruoli differenti che veicolano significato, è necessario disporre di un sistema di rappresentazione e di modelli di analisi che permettano di osservare e dare conto del comportamento e della distribuzione di questi elementi. Nella fig. n. 6 è possibile osservare un esempio di unità multilineare. Fig. 6. Unità multilineare che presenta la produzione simultanea di due UL ( strada e uno ) La possibilità di esprimere due unità di senso contemporaneamente comporta due ordini di problemi nell individuazione delle unità di analisi: 1) problematizzare la definizione delle unità autonome e, conseguentemente, della nozione stessa di segno e delle sue parti; 2) discutere la segmentazione e l individuazione delle unità in successione nel tempo: diversi segni infatti vengono articolati mantenendo il riferimento esplicito a un segno precedente, oppure la loro articolazione ha momenti di avvio non simultanei, come si è visto per le espressioni facciali. È evidente come questi argomenti non possano essere affrontati senza partire da una rappresentazione grafica delle forme, che traccia in questo senso il percorso di future indagini volte ad approfondire le caratteristiche delle lingue dei segni guardando al discorso e alle peculiarità semiotiche della modalità visivo-gestuale. Bibliografia Antinoro Pizzuto et alii 2010 = Elena Antinoro Pizzuto Isabella Chiari Paolo Rossini, Representing sign language: Theoretical, methodological and practical issues, in Spoken Communication, a c. di Massimo Pettorino Antonella Giannini Isabella Chiari Francesca Dovetto, Cambridge, Cambridge Scholards Publishing, 2010, pp Antinoro Pizzuto et alii 2011 = Elena Antinoro Pizzuto Isabella Chiari Paolo Rossini, Strumenti per la traduzione e rappresentazione della Lingua dei Segni Italiana: critiche e proposte per una ricerca responsabile, in I luoghi della traduzione. Le interfacce, a c. di Giovanna Massariello Merzagora e Serena Dal Maso, Roma, Bulzoni, 2011, pp Cristilli 2007 = Carla Cristilli, Categorie di analisi e metalinguaggio negli studi sulle lingue dei segni. Per una riflessione sulla loro identità semiotica e sui principi della loro strutturazione, in «Rivista Italiana di Linguistica e Dialettologia», X, 2007, pp

11 La Lingua dei Segni Italiana e il canale scritto Cuxac Antinoro Pizzuto 2010 = Christian Cuxac Elena Antinoro Pizzuto, Émergence, norme et variation dans les langues des signes: vers une redéfinition notionelle, in Sourds et langue des signes. Norme et variations, a c. di Brigitte Garcia e Marc Derycke, in «Langage et societé», vol. 131, 2010, pp Cuxac 2000 = Christian Cuxac, La langue des signes française (LSF). Les voies de l iconicité, Paris, Ophrys, 2000 (Faits de Langues, 15-16). Di Renzo et alii 2009 = Alessio Di Renzo Gabriele Gianfreda Luca Lamano Tommaso Lucioli Barbara Pennacchi Paolo Rossini Claudia S. Bianchini Giulia Petitta Elena Antinoro Pizzuto, Representation-Analysis- Representation: novel approaches to the study of face-to-face and written narratives in Italian Sign Language (LIS), intervento presentato al CILS International Conference on sign Languages, Namur, novembre Di Renzo et alii 2011 = Alessio Di Renzo Luca Lamano Tommaso Lucioli Barbara Pennacchi Gabriele Gianfreda Giulia Petitta Claudia S. Bianchini Paolo Rossini Elena Antinoro Pizzuto, Scrivere la LIS con il SignWriting, Roma, ISTC-CNR, file disponibile online Franchi 1987 = Maria Luisa Franchi, Componenti non manuali, in La lingua dei segni italiana, a c. di Virginia Volterra, Bologna, il Mulino, pp Halliday 1985 = Mark A.K. Halliday, Spoken and written language, Oxford, Oxford University Press, Hanke et alii 2012 = Thomas Hanke Silke Matthes Anja Regen Satu Worseck, Where does a sign start and end? Segmentation of Continuous Signing, in 5th Workshop on the Representation and Processing of Sign Languages: Interaction between Corpus and Lexicon. Language, Resources and Evaluation Conference (LREC), Istanbul, 21th-27th May 2012, pp , consultabile online: Segmentation_06.pdf. Petitta et alii i.c.s. = Giulia Petitta Alessio Di Renzo Isabella Chiari Paolo Rossini, Sign Language Representation: new approaches to the study of face-to-face and written Italian Sign Language (LIS), in Sign Language Research, Uses and Practices. Crossing Views on Theoretical and Applied Sign Language Linguistics, edited by Laurence Meurant Aurelie Sinte Micke Van Herreweghe Myriam Vermeerbergen, Berlin New York, Mouton De Gruyter, in corso di stampa. Pizzuto 2003 = Elena Pizzuto, Coarticolazione e multimodalità nelle lingue dei segni: dati e prospettive di ricerca dallo studio della Lingua dei Segni Italiana (LIS), in La coarticolazione. Atti delle XIII giornate di studio del Gruppo di Fonetica Sperimentale (AIA), Pisa, novembre 2002, a c. di Giovanna Marotta Nadia Nocchi, Pisa, ETS, 2003, pp Pizzuto et alii 2005 = Elena Pizzuto Paolo Rossini Tommaso Russo Erin Wilkinson, Formazione di parole visivo-gestuali e classi grammaticali nella Lingua dei Segni Italiana (LIS): dati disponibili e questioni aperte, in La formazione 805

12 delle parole. Atti del XXXVII Congresso internazionale di studi della Società di Linguistica Italiana (SLI), L Aquila, settembre 2003, a c. di Maria Grossmann e Anna Maria Thornton, Roma, Bulzoni, 2005, pp Sutton 1995 = Valerie Sutton, Lessons in SignWriting. Textbook & Workbook, La Jolla, Deaf Action Committee for SignWriting, Valentine Skelton 2008 = Gill Valentine Tracey Skelton, Changing spaces: the role of the internet in shaping Deaf geographies, in «Social and Cultural Geography», vol. 9, 2008, n. 5, pp

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