RICERCA INTERVENTO TERRITORIALE SULLE FAMIGLIE DEL DISTRETTO DI GUIDIZZOLO. Piano Sociale di Zona

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1 RICERCA INTERVENTO TERRITORIALE SULLE FAMIGLIE DEL DISTRETTO DI GUIDIZZOLO Piano Sociale di Zona Gennaio 2009 Pag.1 di 99

2 Coordinamento generale e stesura report Davide Continati e Fabrizio Riccomi (Nerosubianco srl) Per il Piano di Zona Alto Mantovano Comune di Castiglione delle Stiviere: Coordinamento e supervisione di Giovanna Martelli e Cristina Tartarotti Contatti e somministrazione nelle aziende: Arianna Visentini e Cristina Taffelli Collaborazione alle interviste: Maria Lotti (Comuni di Cavriana e Medole), Barbara Gorgaini (Comune di Guidizzolo), Elena Barozzi (Comune di Solferino), Alessandra Gabusi (Comune di Castiglione delle Stiviere), Chiara Bonzagni, Attilio Orecchio (Comune di Ponti sul Mincio), Laura Parlato (Comune di Volta Mantovana), Camilla Ghidelli (Comune di Monzambano), Uffici anagrafe di tutti i Comuni. Interviste alle famiglie: Federico Delmenico (a Volta Mantovana), Camilla Ghidelli (a Monzambano), Coop. soc. Orizzonti Onlus (a Guidizzolo), Coop. soc. Fiordaliso Onlus (a Castiglione d. Stiviere), Coop. soc. Olinda Onlus (a Medole, Solferino e Ponti sul Mincio) Coop. Soc. Mosaico Onlus (a Cavriana). INDICE DEL REPORT Premessa: il Patto Sociale Alto Mantovano..pag. 3 CAP. 1 La ricerca: aspetti teorici e metodologici. pag. 8 CAP. 2 I focus group tematici pag. 14 Pag.2 di 99

3 CAP. 3 Le interviste nei Comuni alle famiglie: risultati e analisi..pag. 24 CAP. 4 Le interviste nelle aziende del Distretto: risultati e analisi pag. 48 CAP. 5 Alcune conclusioni....pag. 88 Bibliografia di base, pag. 93 PREMESSA IL PATTO SOCIALE ALTO MANTOVANO 1. Un nuovo patto di garanzia e di sostegno per rilanciare le politiche sociali nel distretto dell alto mantovano Il processo di decentramento dallo Stato, alle Regioni, alle Province ed ai Comuni, avviato sin dagli anni 90, rende ormai possibile non solo l affidamento di un ruolo di programmazione e controllo agli enti locali, ma anche la creazione di forti partnership tra il pubblico ed il privato basate sul principio della sussidiarietà. Si tratta di un nuovo modello di organizzazione che enuclea un sistema di Governance, ovvero la costruzione di un sistema allargato di governo, nel quale accanto alla promozione e alla regolazione pubblica, convive la coprogettazione - un esercizio di responsabilità condivisa - dei soggetti pubblici, privati e sociali, dei soggetti istituzionali e non. Nella logica della costruzione di percorsi di partecipazione e di cittadinanza attiva, sempre di più il governo locale deve essere inteso non come luogo di amministrazione burocratica ma come laboratorio di autogoverno. Pag.3 di 99

4 Partecipazione, collaborazione e leadership sono i processi che assicurano la governabilità di un territorio, intendendo con ciò il complesso coordinato delle azioni di differenti attori sociali necessarie a garantire il governo del sistema. A livello locale lo strumento della governance corrisponde alla messa in atto di luoghi di coordinamento tra diversi attori, disposti a contribuire all azione pubblica su determinati problemi sociali. La complessità e lo spessore delle problematiche che abbiamo di fronte è tale da necessitare uno sforzo che da un lato miri a realizzare azioni di partenariato, di negoziazione/concertazione, di lavoro di rete e di mediazione, e dall altro a realizzate interventi che siano adeguati, efficienti e strategicamente condivisi. Gli esempi più recenti di iniziative cooperative sono evidenti nei Contratti di programma (L.662/1996), nelle diverse esperienze di Pianificazione strategica urbana, nei Patti Territoriali (Delibere CIPE marzo/agosto 2000 e aprile 2001), fino ai recenti Piani di Zona (L.328/2000) in ambito sociale. Tale percorso che ha ricevuto un forte impulso anche a seguito dell approvazione del nuovo Titolo V della Costituzione, rappresenta ormai una concreta possibilità di rilancio per le esperienze di concertazione e di sviluppo locale che possono essere ascritte nel processo di regionalizzazione della programmazione negoziata (Delibera CIPE 25 luglio ). Da ultimo, ma dal nostro punto di vista più importante, la Regione Lombardia nei documenti di programmazione più significativi (ovvero la legge 1 sulla competitività e i documenti di programmazione del nuovo fondo sociale europeo e fondo europeo di sviluppo regionale) ha chiaramente delineato le linee guida degli interventi territoriali: 1) Creazione di partnership pubblico-private sul modello delle agenzie di sviluppo; 2) Integrazione delle fonti di finanziamento (FESR, FSE, fondi regionali e nazionali); 1 Il CIPE con questa delibera ha approvato la regionalizzazione degli strumenti di programmazione negoziata, secondo le indicazioni della legge finanziaria 2003, dando attuazione all accordo in materia raggiunto tra i Ministeri dell economia e delle finanze (MEF) e delle attività produttive (MAP), le Regioni e le Province autonome, l ANCI, l UPI e l UNCEM, approvato dalla Conferenza unificata il 15 aprile Pag.4 di 99

5 3) Individuazione di strategie di sviluppo concordate a livello territoriale tra gli attori pubblici supportate tecnicamente e finanziariamente dalla regione. 2. Perché un nuovo patto sociale territoriale Il nuovo patto sociale, qui proposto in sintesi nelle sue principali caratteristiche, sarà primariamente uno strumento fondamentale di supporto per la stesura del prossimo Piano di Zona (2009/2011) e potrà divenire una nuova opportunità per sperimentare e promuovere servizi e interventi specifici. Nel corso degli ultimi due anni, inoltre, nel territorio a cavallo delle Province di Mantova e Brescia (definito Anfiteatro morenico del Garda ), è stato promosso un percorso che ha portato alla firma di un accordo quadro finalizzato allo sviluppo economico dell area sulla base della individuazione dei fattori di sviluppo vocazionali. Quindici comuni, due province e la Regione Lombardia sono i firmatari di questo accordo quadro: lo sviluppo delle infrastrutture, delle piccole e medie imprese e del mondo agricolo, della promozione turistica e culturale, ne sono i focus principali. In sostanza le prospettive di sviluppo di questa ricca e importante area della Lombardia sono chiare e definite almeno per i prossimi sei anni; un altro obiettivo fondamentale che si pone questo documento sarà dunque quello di prevedere e favorire una sorta di patto di garanzia sociale in grado di supportare questo processo a livello di servizi e progetti mirati ad alcuni target e a specifici ambiti di intervento. L obiettivo del patto sociale, quindi, diventa duplice: supportare il nuovo Piano di Zona del Distretto che vedrà la luce all inizio del 2009 e si svilupperà per tutto il triennio successivo, e, partendo proprio dal piano di zona territoriale, implementare azioni e progetti mediante il ricorso a nuove e fondamentali risorse finanziarie provenienti da diversi soggetti, pubblici o privati: la Regione Lombardia, le fondazioni bancarie, il mondo dell impresa privata. Questa duplice nuova strategia di garanzia sociale e di supporto al piano di sviluppo territoriale diventerebbe operativa con la firma di un nuovo patto di sviluppo sociale. Pag.5 di 99

6 Possiamo così enunciare le linee guida del Patto: motore della concertazione sociale dell area strumento di supporto per la stesura del PDZ 2009/2011 funzione di animazione e di sviluppo territoriale formazione e sviluppo delle competenze implementazione della rete della società civile osservatorio locale funzione di incubatore di idee alfabetizzazione dello sviluppo locale officina delle eccellenze assistenza nella redazione di progetti e programmi azioni sperimentali 3. La strategia e le azioni Sembrano tre le azioni principali che vanno a incrociarsi perfettamente con la strategia impostata a livello di Distretto e di Piano di Zona: Elaborazione di una Ricerca/intervento territoriale sul Distretto che abbia il compito di verificare le esigenze e le difficoltà delle famiglie che hanno almeno un componente che lavora.; si tratta, temporalmente, del primo strumento messo in campo, nel 2008; Formazione di un gruppo pilota che abbia il compito di promuovere l'iniziativa a livello territoriale, di stimolare la presentazione di progetti, di svolgere un'azione di raccordo a livello istituzionale e di accompagnare, da un punto di vista tecnico, l'elaborazione dei documenti di concertazione e programmazione. Il gruppo può essere sperimentato da subito con la ricerca-intervento; Coordinamento di processo, che va individuato e formato sulla base delle competenze di gestione di processi di pianificazione strategica, di gestione di progetti e programmi complessi (project manangement), di gestione delle forme negoziali della concertazione e dei processi di leadership all interno dei diversi Pag.6 di 99

7 tavoli e gruppi di lavoro partendo dallo staff di gestione del piano di zona. E un quadro di azioni che si andrà a delineare, presumibilmente, al termine del percorso preliminare che porterà alla stesura del PDZ 2009/ Target di riferimento e aree di intervento previste nell ambito del Patto Sociale I target individuati come basilari sono essenzialmente tre (famiglie, giovani, disoccupati). I target vanno però intersecati alle possibili aree di intervento; la commistione target/aree è specificata in questi tre punti basilari di discussione e di sviluppo: Intervenire sulle famiglie che hanno almeno un componente lavorativamente attivo con particolare riferimento a due aree: la conciliazione dei tempi (per favorire le famiglie con figli e soprattutto per consentire alle donne di rendere compatibile il ruolo di madre e di lavoratrice); la tematica dell area della prima infanzia (asili nido aziendali, servizi domiciliari, tutoring e babysitting); Ipotizzare nuove politiche giovanili (sport, tempo libero, cultura, protagonismo) con particolare riferimento all area della formazione, della creazione di impresa e della prevenzione; Pensare a politiche finalizzate alla formazione e all inserimento lavorativo con particolare riferimento ad alcune fasce deboli come disoccupati, stranieri e/o immigrati (implementazione servizi di orientamento, agenzie interinali, corsi di formazione professionale, progetti mirati per le situazioni di disagio, supporto scolastico, alfabetizzazione, ecc.) Pag.7 di 99

8 CAPITOLO 1 LA RICERCA: ASPETTI TEORICI E METODOLOGICI In questo breve capitolo verranno enunciati due principali argomenti: il primo sono le motivazioni di base che hanno portato alla ideazione e allo sviluppo della ricerca. Il secondo argomento riguarderà invece gli aspetti per così dire più tecnici e metodologici dell indagine stessa. Si tratta di due argomenti solo apparentemente divisi, ma che in realtà vanno letti in una logica di unitarietà. 1.1 Aspetti teorici e obiettivi La stesura degli aspetti teorici che hanno portato alla ideazione e allo sviluppo della ricerca che viene presentata in questo report va di pari passo con alcune considerazioni già effettuate nel corso del capitolo in premessa. Tuttavia è utile mettere un po di ordine nel complesso di concetti che stanno alla base della ricerca. L ambito distrettuale di Guidizzolo contava al 31/12/2007 oltre abitanti, circa un terzo dei quali residenti a Castiglione delle Stiviere, sede del Piano di Zona territoriale. Il distretto comprende i Comuni di Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Goito, Guidizzolo, Medole, Monzambano, Ponti sul Mincio, Solferino, e Volta Mantovana. I Comuni stanno promuovendo un patto di sviluppo del territorio che intende favorire la crescita economica attraverso il riconoscimento e la valorizzazione dell area denominata Anfiteatro delle colline moreniche. Gli stakeholders di tale percorso saranno dunque parecchi: Comuni dell area Provincia di Mantova Famiglie Operatori del privato sociale Sindacati Associazioni di categoria Asl Aziende Pag.8 di 99

9 Non si tratta però di limitare l intervento a variabili e obiettivi di sviluppo economico e finanziario, ma si tratta di inserire nel contesto un patto sociale di garanzia della sostenibilità delle azioni in termini di benessere dei cittadini. Si pensa di porre particolare attenzione alle famiglie, ai giovani, agli immigrati, ai disoccupati. Come detto già in premessa, tale intervento porterà a definire obiettivi prioritari nella compilazione del Piano di Zona del prossimo triennio 2009/2011; tale piano di zona diventerà una sorta di doppio protagonista, programmatore e attuatore al contempo: a) sarà logicamente lo strumento programmatorio principe in ambito locale della offerta sociale distrettuale; b) sarà uno strumento attuatore dell integrazione tra la programmazione locale e sociale con quella socio-sanitaria, in rapporto al sistema dell istruzione e della formazione, delle politiche del lavoro e abitative. Per definire in maniera ancora più precisa e valida gli obiettivi, ecco che viene in supporto una fase preliminare di analisi del territorio che abbia come interlocutori privilegiati le famiglie e i loro membri che lavorano e che sono coinvolti nelle politiche di concertazione dei tempi lavoro / famiglia. Per questo, la ricerca qui descritta ha un suo senso e suoi obiettivi precipui che vengono qui riassunti: Conoscere la gestione dei tempi di vita/lavoro dei propri cittadini attivi, rivolgendo una particolare attenzione alle difficoltà legate alla conciliazione famiglia-lavoro; Capire le esigenze che portino al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, con l obiettivo di individuare anche soluzioni nell ambito degli orari dei servizi, degli uffici pubblici e degli esercizi commerciali; Capire le esigenze di cura dei famigliari dei lavoratori coinvolgendoli nell analisi dei fabbisogni e nella adozione delle relative soluzioni; Capire la richiesta di/ai servizi territoriali espressi dai cittadini lavoratori al fine di ipotizzare soluzioni organizzative, innovative e flessibili. Partendo da queste considerazioni di massima e da questi obiettivi ben precisi e definiti, si è sviluppato il percorso e lo snodo della ricerca che il paragrafo successivo si preoccuperà di individuare. I successivi capitoli entreranno invece maggiormente nel merito dei risultati ottenuti dalle interviste nelle famiglie e nelle aziende. Pag.9 di 99

10 1.2 Aspetti metodologici e percorso Il percorso che ha portato alla costruzione della ricerca è passato attraverso alcune fasi preliminari e altre più tecniche e di coinvolgimento. Vengono qui riassunti i momenti determinanti per la riuscita dell iniziativa: Tabella Zero Percorso temporale e operativo della ricerca Quando Cosa Chi Aprile / Maggio / Giugno 2008 Incontri preliminari e di progettazione PIANO DI ZONA ALTO MN NEROSUBIANCO SRL ASL COMUNE DI CASTIGLIONE 22 Maggio 2008 Incontro presentazione ricerca e percorso 7 Luglio 2008 Focus group tematico 1 AREE: CONCILIAZIONE TEMPI FAMIGLIA / LAVORO; PRIMA INFANZIA 11 Luglio 2008 Focus group tematico 2 AREA: POLITICHE GIOVANILI PIANO DI ZONA ALTO MN NEROSUBIANCO SRL ASL COMUNI DEL DISTRETTO SINDACATI PARTI SOCIALI PIANO DI ZONA ALTO MN NEROSUBIANCO SRL COMUNE DI CASTIGLIONE SERVIZI SOCIALI DEL DISTRETTO COOPERATIVE SOCIALI DEL DISTRETTO PIANO DI ZONA ALTO MN NEROSUBIANCO SRL COMUNE DI CASTIGLIONE SERVIZI SOCIALI DEL Pag.10 di 99

11 17 Luglio 2008 Focus group tematico 3 AREE: FASCE DEBOLI E INSERIMENTO LAVORATIVO Settembre 2008 Creazione strumenti operativi (questionari per le aziende e per le famiglie) 17 settembre 2008 Incontro operativo per l inizio della ricerca Ottobre 2008 Novembre 2008 Dicembre 2008 Gennaio 2009 Anno 2009 Sorteggio campione della ricerca e inizio interviste nelle famiglie. Contatti con aziende e inizio somministrazione questionari Somministrazione interviste e questionari aziende e famiglie. Recupero dati. Recupero dati. Stesura report Utilizzo dati della ricerca e report DISTRETTO COOPERATIVE SOCIALI DEL DISTRETTO PIANO DI ZONA ALTO MN NEROSUBIANCO SRL COMUNE DI CASTIGLIONE SERVIZI SOCIALI DEL DISTRETTO COOPERATIVE SOCIALI DEL DISTRETTO NEROSUBIANCO SRL PIANO DI ZONA ALTO MN NEROSUBIANCO SRL SERVIZI SOCIALI DEL DISTRETTO COOPERATIVE SOCIALI DEL DISTRETTO NEROSUBIANCO SRL COMUNI DEL DISTRETTO COOPERATIVE SOCIALI DEL DISTRETTO COOPERATIVE SOCIALI DEL DISTRETTO NEROSUBIANCO SRL NEROSUBIANCO SRL PIANO DI ZONA ALTO MANTOVANO Dal punto di vista tecnico i focus group tematici sono serviti per avere un panorama preliminare della situazione sul Distretto coinvolgendo, in prima Pag.11 di 99

12 battuta, chi ci lavora direttamente, dalle cooperative alle assistenti sociali del Distretto, dall ASL alle associazioni. Si è discusso, si sono confrontati pareri e si sono analizzate criticità su: Consultori e servizi per l area materno/infantile Asili nido territoriali e servizi alla prima infanzia Conciliazione e organizzazione dei tempi lavoro/famiglia Servizi domiciliari Progetti e servizi di prevenzione primaria e nelle scuole Protagonismo e consulte giovanili Progetti e servizi educativi territoriali Giovani e sport, cultura, tempo libero Assistenza domiciliare e offerte di aggregazione Servizi di orientamento, supporto scolastico, alfabetizzazione per stranieri Formazione professionale Politiche territoriali di impatto Progetti sul disagio e sulle fasce deboli I risultati emersi dai focus group tematici, raggruppati in verbali poi inviati ai partecipanti, e qui presentati nel successivo capitolo 2, hanno permesso di tarare in maniera più precisa gli strumenti di indagine poi utilizzati nelle aziende e nelle interviste alle famiglie. Dal punto di vista della creazione degli strumenti di indagine per la ricerca, sono stati creati due diversi dispositivi di esplorazione. Nelle aziende si è deciso di somministrare un questionario da compilare a cura dell intervistato con risposte quasi esclusivamente a crocette. Nelle famiglie si è deciso di utilizzare, per la somministrazione diretta, gli educatori delle cooperative operanti direttamente sul territorio e nei vari comuni per effettuare interviste ad personam con una griglia di intervista e un colloquio a casa dei sorteggiati. L utilizzo di educatori per le interviste aveva una duplice valenza: la prima è quella di far partecipare direttamente, in maniera di un coinvolgimento concertativo, anche le cooperative sociali del territorio all azione di ricerca. La seconda valenza era quella di inviare nelle famiglie educatori spesso conosciuti anche personalmente nei vari comuni in modo da ottenere da parte degli Pag.12 di 99

13 intervistati, sia una forma di fiducia maggiore sulla ricerca sia una maggiore facilità di accesso alla somministrazione del questionario nelle abitazioni. Dal punto di vista dell approccio alle due macroaree di indagine, si è trattato di impattare due diverse concettualità: nelle aziende, come detto, si è preferito approcciare con un questionario con domande più standardizzate e con rare possibilità di accedere a risposte aperte. Viceversa, poiché nelle famiglie era prevista appunto una presenza fisica dell educatore, si è pensato di lasciare più spazio al dialogo diretto e alla chiacchierata lasciando molte domande aperte e ipotizzando forme di proposta diretta provenienti dalle famiglie stesse su argomenti messi sul tavolo dall intervistatore. Nei vari Comuni sono stati individuati referenti diretti sia per il sorteggio del campione sia per la responsabilità della riuscita della ricerca. Nerosubianco srl si è invece occupata del coordinamento delle varie azioni. Per quanto riguarda le aziende, due operatori esperti in conciliazione dei tempi lavoro / famiglia, si sono preoccupati di contattare direttamente le aziende individuate sull intero Distretto. Hanno quindi effettuato colloqui preliminari con i responsabili delle risorse umane delle aziende stesse al fine di condividere sia il percorso metodologico e di obiettivi, sia il percorso operativo di somministrazione e di recupero dei dati richiesti. Si è calcolato come linea di obiettivo la raccolta di almeno 100 interviste nelle famiglie su tutto il Distretto e di circa 900/1000 questionari validi raccolti nelle varie aziende del Distretto. Per quanto riguarda le interviste nelle famiglie, dal punto di vista delle regole per la definizione e l estrazione del campione, si è deciso di privilegiare la componente femminile e di ridurre il campo di intervento a un età compresa tra i 25 e i 55 anni. Gli intervistati dovevano fare parte di una famiglia con almeno un componente che lavora. L intervistato doveva essere proprio colui che ha attività lavorativa, di un qualsivoglia tipo. Infine è stato tenuto in considerazione il peso dato dal numero di abitanti di ciascun comune. A maggiore residenzialità corrispondeva un numero di interviste maggiore da effettuare. Poiché erano previsti rifiuti fisiologici alla accettazione di essere sottoposti alle interviste, il numero è stato tarato su 150 nomi su tutto il Distretto, con l obiettivo, come detto, di raggiungere almeno le 100 interviste. Pag.13 di 99

14 Al termine delle interviste e della somministrazione dei questionari, i dati sono stati tabulati e analizzati da Nerosubianco srl, inseriti in tabelle riassuntive e commentati; tutto questo fa parte del presente report conclusivo. Pag.14 di 99

15 CAPITOLO 2 I FOCUS GROUP TEMATICI Vengono qui pubblicati schede e verbali dei tre focus group svoltisi nel mese di luglio 2008 a Castiglione delle Stiviere. Gli incontri sono da intendersi come preliminari alla ricerca effettuata successivamente nelle aziende e nelle famiglie del Distretto Alto Mantovano. Ordine del giorno Focus Group n. 1 AREE CONCILIAZIONE DEI TEMPI FAMIGLIA / LAVORO PRIMA INFANZIA 7 luglio 2008 Sala Giunta Castiglione delle Stiviere AREA CONCILIAZIONE DEI TEMPI FAMIGLIA/LAVORO E PRIMA INFANZIA Consultori e servizi per l area materno/infantile Asili nido territoriali e servizi alla prima infanzia Conciliazione e organizzazione dei tempi lavoro/famiglia Servizi domiciliari Staff presente: Cristina Tartarotti (PDZ), Fabrizio Riccomi, Davide Continati (Nerosubianco srl) Riccomi introduce l incontro, sottolineando l argomento della giornata che tende a dare e a portare, come tutto il complesso della ricerca, un aggiornamento e rispondenza ai bisogni nuovi del Distretto, tutto questo nell ottica di una crescita e di uno sviluppo complessivo dell area previsto per i prossimi cinque anni. Il Patto Sociale è inserito in questo contesto e le iniziative partite vogliono portare un importante contributo alla costruzione del Piano di Zona In relazione alla conciliazione dei tempi, si tratta di una tematica relativamente nuova a cavallo tra il settore sociale e quello industriale, ma ha un importante sviluppo a livello locale. E importante inserirsi in un Piano tenendo però come Pag.15 di 99

16 stella polare l azione di concertazione con la Regione. Per quanto riguarda i tre focus group organizzati, essi vogliono avere indicazioni da chi vi partecipa, per fare una sorta di osservatorio su come stendere il documento: bisogni, risorse, servizi. Segue presentazione dei partecipanti al focus group. Delmenico (Comune di Volta) esprime ampio spettro di informazioni rispetto a un lavoro di mappatura territoriale dei servizi educativi SADE, con l obiettivo di fare chiarezza e di fare ordine ai bisogni che avanzano. Sono stati effettuate valutazioni anche su forme di apprendimento. In generale, rispetto alla presenza di servizi per la prima infanzia, nidi in particolare, si registra la scarsità di nidi comunali e notevole presenza gestionale di realtà private. Diversa è anche la dislocazione e il funzionamento tra le diverse realtà territoriali. Sull area minori esistono realtà più consolidate e con dimensioni territoriali precise; in generale però esistono diversità verso le liste di attesa, molto diverse da paese a paese, così come le diverse capienze dei servizi di nido. Riccomi sottolinea come sia interessante analizzare gli spostamenti e i poli di attrazione maggiore (Medole, Guidizzolo e Castiglione rappresentano oltre l 80% dell offerta). Si tratta di situazioni in cui si induce il bisogno? Forse si tratta di un bisogno da intercettare, non indurlo. Potrebbe essere il caso di ipotizzare un PDZ che fornisca un catalogo con gli standard di qualità per ovviare alle differenze sul mercato. Quarenghi (Mosaico) sostiene che la gestione dei nidi è particolarmente faticosa in relazione a rispetto degli standard, aspetto pedagogico, fornitori. Sarebbe importante tendere al risparmio delle risorse e a studiare le scelte delle famiglie su alcuni fattori indicatori (ore di frequenza, flessibilità, famigliarità). Programmare non significa negare nuove strutture, anche perché le rette diventano alte se non ci sono gli aiuti dell ISEE. Ghiozzi (Olinda) afferma che nel nido di Cavriana la retta è piena e non c è aiuto comunale. Inoltre sostiene che la Provincia sta facendo la mappatura dei Pag.16 di 99

17 nidi privati; l idea di base è omologare gli standard, ma le iniziative in corso rimangono troppo sfilacciate. Quarenghi (Mosaico) sostiene che il costo della retta è fondamentale per la scelta del nido, ma subentrano anche altri fattori come la comodità e la qualità del servizio offerto. Visentini (consulente conciliazione e legge 53) porta l esperienza di una ricerca svolta per Atelier Aimèe in relazione ai nidi aziendali. L obiettivo era sondare La soddisfazione della situazione e la domanda reale. Il sistema produttivo spinge verso forme di nidi aziendali? Alcune aziende si ritengono illuminate in tal senso, altre molto meno, non sempre esiste la preparazione culturale per mettere in piedi una simile proposta. I problemi principali che emergono sono la normativa di riferimento per l apertura, l investimento economico, il rispetto degli obiettivi aziendali previsti. Forse è davvero giunta l ora di formalizzare una scelta di supporto esterno per queste necessità aziendali, magari in accordo con gli enti locali. Emergono nella discussione altre tematiche aperte: - Cosa muove le famiglie a fare le scelte? - Le novità e la qualità di un servizio innovativo, tipo Agrinido, che futuro può avere? Futuro importante o servizio di elite? - Quanto è diversa l area collinare, quali condizioni diverse si verificano nelle famiglie? Anche perché le esigenze sono diverse visto che in alcune zone, tipo Volta, pochi lavorano nelle fabbriche, ci sono molti autonomi e molti agricoltori, con esigenze di conciliazione molto differenti. - In molti casi si tratta di incidere su aspetti culturali e secolarizzati, ed è molto difficile, anche sperimentando il nuovo. - Emergono notizie di problematiche relative anche alle liste di attesa per la scuola materna statale (addirittura 60 solo a Castiglione, si suppone circa 300 sul Distretto) - Esistono problemi di spazi fisici per mettere insieme nuove sezioni, ma anche problemi con gli stranieri di rispetto delle date di iscrizione. - Si propone una sorta di messa in rete delle informazioni in modo che tutti sappiano, anche se si tratta di un processo molto difficoltoso. Pag.17 di 99

18 - Anche la proposta delle sezioni Primavera è stato ingestibile. - Si discute dell impatto delle modifiche del trend demografico che sta subendo una crescita, ma sta per giungere alla fase di calo. - In relazione al rapporto con le scuole, si ipotizza un diverso modo di approcciarsi, attivando primariamente le funzioni strumentali, in luogo dei Dirigenti Scolastici. - Le scelte future dovranno essere ponderate e soprattutto fatte con il criterio della sostenibilità, favorendo le esigenze di chi lavora e proponendo servizi utili. Pag.18 di 99

19 Focus Group n. 2 AREA POLITICHE GIOVANILI 11 luglio 2008 Sala Giunta Castiglione delle Stiviere Ordine del giorno AREA POLITICHE GIOVANILI Progetti e servizi di prevenzione primaria e nelle scuole Protagonismo e consulte giovanili Progetti e servizi educativi territoriali Giovani e sport, cultura, tempo libero Assistenza domiciliare e offerte di aggregazione Staff presente: Cristina Tartarotti (PDZ), Fabrizio Riccomi, Davide Continati (Nerosubianco srl) Verbale della seduta Introducono l incontro Tartarotti e Riccomi, riprendendo le fila dell incontro precedente e sottolinenando i concetti fondamentali riferiti a ricerca, al patto sociale e al Piano di Zona in via di costruzione nel Gli obiettivi del secondo incontro sono quelli di parlare di giovani e politiche giovanili, rilevare i bisogni e tentare strade di approccio nuove verso i beneficiari intermedi. Delmenico elenca le varie forme di aggregazione presenti sul territorio, da Mondolandia al CAG di Volta, dall educativa di strada al CAG di Medole, al nuovo C entrodentro di Guidizzolo. Sostiene che l offerta in questo settore è buona, e anche omogenea sia nelle azioni che negli spazi aggregativi. Soprattutto la fascia pomeridiana si rivela ben coperta, l esigenza che si sente è piuttosto quella di garantire alle famiglie sempre un contenitore. Pag.19 di 99

20 Secondo Tartarotti, esiste peraltro una certa frammentarietà nelle proposte all interno di ogni comune (sport, danza, ecc.). E importante garantire la copertura del pomeriggio ma anche pensare l offerta di luoghi diversi. Delmenico cerca di individuare i ragazzi che partecipano: in alcuni posti si tratta di contenitori generali classici (vedi CAG Medole); a Volta invece viene costantemente tarato e ripensato; non è solo un doposcuola, ma vengono pensati laboratori, sostegno e iniziative diverse. Le presenze sono buone, circa 20 persone a pomeriggio, mentre altre iniziative vengono pensate per un età più alta (16-25) che organizzano e pensano cose da fare per loro a Volta. Quarenghi sostiene che non esiste una progettazione a lunga scadenza, le offerte sono una sorta di supermercato, ma i ragazzi non sempre sono guidati. A Castiglione esiste Mondolandia che è un centro per bambini stranieri, ci sono laboratori qua e là, ma manca un coordinamento, peraltro molto difficile. L assistente sociale di Castiglione afferma che uno dei problemi che si manifestano è la sovrapposizione degli orari; poi in estate calano biologicamente le presenze. Ci sono offerte varie anche a Castiglione, ma si fa fatica a coinvolgere e si è scollegati dal resto del territorio. Riccomi lancia due provocazioni / domande: dove investire e come programmare senza escludere qualche target. L assessore Ghisolfi di Guidizzolo sostiene che l area critica sono i 13 anni, al passaggio dalle ex medie alle superiori, oltre a capire la differenziazione tra le necessità degli italiani e degli stranieri. La famiglia tende a chiedere il quotidiano e si preoccupa soprattutto di quello. L assistente sociale di Castiglione sostiene la diversificazione delle attività, anche perché non tutte le offerte sono viste allo stesso modo da tutte le famiglie, benestanti o no, italiane o straniere. Tartarotti sottolinea che alcuni stranieri sono automaticamente esclusi perché hanno difficoltà di accesso. Pag.20 di 99

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