Il Veneto tra Risorgimento e unificazione

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1 Il Veneto tra risorgimento e unificazione consiglio regionale del veneto Il Veneto tra Risorgimento e unificazione Partecipazione volontaria (848866) e rappresentanza parlamentare: deputati e senatori veneti (8669) cierre edizioni

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3 CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO Palazzo FerroFini, San Marco 4 Venezia Tel SEGRETERIA REGIONALE PER GLI AFFARI GENERALI, GIURIDICI E LEGISLATIVI Dirigente: Stefano Amadi UNITÀ COMPLESSA STUDI, DOCUMENTAZIONE E BIBLIOTECA Dirigente: Claudio Giulio Rizzato Collaborazione di Paolo Pozzo Copyright Cierre edizioni Consiglio Regionale del Veneto

4 consiglio regionale del veneto Il Veneto tra Risorgimento e unificazione Partecipazione volontaria (848866) e rappresentanza parlamentare: deputati e senatori veneti (8669) a cura di Paolo De Marchi cierre edizioni

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6 Indice Presentazione pag. 9 Introduzione pag. Parte prima Il movimento di massa del Risorgimento in Italia e nel Veneto Capitolo primo Giovani d Italia pag. 7. I fattori motivazionali della nuova idea di nazione pag. 5. Il carattere volontario della partecipazione pag. 9. I veicoli di diffusione culturale del discorso nazionale pag. 9 Capitolo secondo : insurrezioni e protagonismo dei ceti popolari pag. 45. Milano: insurrezione urbana e popolazione rurale pag. 46. Padova: studenti e popolani pag. 5. Venezia: nazione, repubblica e rivendicazioni sociali pag : la breve stagione delle idee federaliste pag. 6 Capito terzo La nazione volontaria pag. 67. La spinta volontaria pag. 69. Volontari nell esercito: provenienza, professione, età pag. 7. Volontari con Garibaldi: provenienza, professione, età pag Volontariato militare e partecipazione collettiva pag. 79 Capitolo quarto La difficile unificazione veneta: emigrazione politica, moti mazziniani, plebiscito pag. 8. Nuovi fermenti patriottici e il mito di Garibaldi nel Veneto pag. 88. Compravendita o liberazione militare del Veneto? pag. 9. L emigrazione politica veneta pag I moti insurrezionali in Veneto del 864 pag La preparazione in Veneto della guerra del 866 pag.

7 6 il veneto tra risorgimento e unificazione Capitolo quinto L unificazione davanti a grandi sfide pag. 5. I conti dello Stato, la sfida del pareggio di bilancio e i suoi costi sociali pag. 7. La costruzione del nuovo esercito unitario pag. 6. Analfabetismo e istruzione scolastica pubblica pag Una lingua comune pag Questione romana e alienazione dei beni ecclesiastici pag Il fenomeno migratorio pag Il brigantaggio nelle province meridionali pag. 56 Parte seconda Deputati e Senatori del Regno (8669): storia dei collegi elettorali nelle province venete Capitolo primo Le province venete dopo l unificazione pag. 6. Una società statica pag. 66. Il peso sociale della possidenza terriera pag. 7. La terza via radicale e socialista pag Garibaldini veneti in Parlamento pag L egemonia della Destra e dei Ministeriali pag. Capitolo secondo Il primo ventennio elettorale dopo l unificazione pag.. Le elezioni politiche per la I legislatura pag. 9. Le elezioni politiche per la legislatura pag.. Le elezioni politiche per l I legislatura pag. 4. Le elezioni politiche per la II legislatura pag. 5. Le elezioni politiche per la III legislatura pag Le elezioni politiche per la IV legislatura pag. 6 Capitolo terzo Il Veneto alle urne nel primo ventennio elettorale unitario pag.. I senatori nominati durante le legislazioni dal 866 al 88 pag. 4. Il voto nei collegi veneti per la I legislatura pag. 4. Il voto nei collegi veneti per la legislatura pag Il voto nei collegi veneti per l I legislatura pag Il voto nei collegi veneti per la II legislatura pag Il voto nei collegi veneti per la III legislatura pag Il voto nei collegi veneti per la IV legislatura pag. 64 Capitolo quarto La riforma elettorale del 88 e le elezioni politiche pag. 7. La nuova legge elettorale pag. 7

8 indice 7. La riforma elettorale alla prova delle elezioni del 88 pag. 8. Le elezioni politiche per la VI legislatura pag Le elezioni politiche per la VII legislatura pag Il peso elettorale degli elettori per censo e per titoli dopo la riforma del 88 pag. 84 Capitolo quinto Le province venete al voto dopo la riforma del 88 pag. 89. I senatori nominati durante le legislazioni dal 88 al 89 pag.. Il voto nei collegi veneti per la V legislatura pag.. Il voto nei collegi veneti per la VI legislatura pag Il voto nei collegi veneti per la VII legislatura pag. Capitolo sesto Il ritorno dei collegi uninominali nelle elezioni di fine secolo pag. 9. Le elezioni politiche del 89 pag.. Le elezioni politiche per la I legislatura pag. 4. Le elezioni politiche per la legislatura pag Le elezioni di nuovo secolo: 9 pag. 9 Capitolo settimo Le elezioni nelle province venete con il nuovo sistema uninominale pag. 4. I senatori nominati durante le legislature 899 pag. 48. Il voto nei collegi veneti per la VIII legislatura pag. 49. Il voto nei collegi veneti per la I legislatura pag Il voto nei collegi veneti per la legislatura pag Il voto nei collegi veneti per la I legislatura pag. 65 Capitolo ottavo Il ricambio elettorale, la continuità di mandato dal 866 al 9 e la concentrazione degli incarichi pag. 7 Capitolo nono L andamento elettorale nei collegi pag. 8. I collegi bellunesi pag. 8. I collegi padovani pag. 85. I collegi polesani pag I collegi trevigiani pag I collegi veneziani pag I collegi veronesi pag I collegi vicentini pag I collegi friulani delle province venete pag. 48 Conclusioni Il Veneto postunitario: una transizione senza strappi pag. 4

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10 Presentazione Il Risorgimento, culla fondativa della nostra nazione fu un momento storico di grande partecipazione. Vi parteciparono in tanti, per lo più giovani, uomini e donne, alcuni divenuti famosi per le loro imprese e per le idee espresse, alcuni per l alto profilo di statista; altri, i più, per l entusiasmo, l idealismo, il sangue e il sudore versato. Dal periodo della gestazione della nuova idea di patria e nazione alla grande prova delle insurrezioni del 848 e 849; dalla sconfitta della prima guerra d indipendenza alla grande spinta volontaria nelle vittorie del 859 e 866; dall impresa dei Mille alle presa di Porta Pia, un lungo percorso volto all unificazione della Penisola ha visto protagonista una generazione attiva di donne e uomini provenienti da tutti i ceti sociali e da tutte le regioni d Italia. Di questo grande momento collettivo della nostra storia fa parte anche il Veneto che ha portato originalità di idee e di esperienze basta pensare alla Repubblica di Venezia del 848 e 849 e l adesione volontaria di tanti giovani, esuli, cospiratori in comitati e bande patriottiche, garibaldini, volontari nell esercito italiano nelle imprese e nelle campagne militari che hanno scandito le tappe dell unificazione. Ci piace ricordare, in particolare, l apporto volontario degli studenti, il lavoro cospirativo dell emigrazione politica e di quanti furono attivi nei comitati segreti nelle città venete, nelle bande patriottiche e i loro, a volte infruttuosi, tentativi di insurrezione, i tanti patrioti processati e quanti, aderendo alla proposta di resistenza passiva indicata dagli esuli politici, vi aderirono mossi sinceramente dalla speranza unitaria. Insieme al Risorgimento anche il primo periodo unitario la stagione della creazione e del consolidamento dello Stato e delle istituzioni italiane rappresenta un momento altrettanto importante e fondativo della nostra storia. Un momento fatto di uomini che s impegnarono nelle istituzioni per costruire la nuova architettura statale; che misero a disposizione il proprio ingegno, le proprie competenze e il proprio studio per contribuire a questa grande sfida; che si adoperarono nelle associazioni politiche dando vita alle forme partito che, via via, si andarono costituendo sino alle attuali. Anche questa parte di storia unitaria ha visto il contributo del Veneto, con esperienze originali nelle manifatture come quelle legate alla storia di Alessandro Rossi e Gaetano Marzotto, con studi sull agricoltura volti a indicarne i limiti dei caratteri originari e le

11 il veneto tra risorgimento e unificazione possibili modernizzazioni, come quelli di Emilio Morpurgo per la grande inchiesta nazionale Jacini; con elaborazioni di riforma del dogma del libero mercato a favore di politiche pubbliche ed iniziative finanziarie ed economiche di sua regolazione come il contributo di Fedele Lampertico e dei socialisti della cattedra ; con esperienze in nuove istituzioni culturali, associazioni economiche e istituti di credito ed, infine, con contributi puntuali alla stesura di leggi e al dibattito nazionale sui più importanti temi di carattere sociale, politico, culturale ed economico dell epoca. L occasione delle Celebrazioni per i 5 anni dell Unità d Italia ci ha visto impegnati in molte iniziative, alcune promosse direttamente da questa Istituzione, altre sviluppate con il nostro sostegno e il nostro contributo. Fra queste iniziative ci piace annoverare anche questa pubblicazione, promossa dalla nostra Unità complessa studi, documentazione e biblioteca, frutto di un lavoro di ricerca e di recupero di dati, di rielaborazione d informazioni e studi sull argomento, che intende fornire un approfondimento su due momenti storici fondativi della nostra storia: il Risorgimento e il periodo postunitario ottocentesco. Scopo della pubblicazione è soprattutto di rinfrescare, lasciatemi passare il termine, la memoria di tutti noi sull apporto del Veneto alle tappe del Risorgimento italiano e di ricordare, attraverso la raccolta degli andamenti elettorali nei collegi veneti dal 866 al 9, i deputati che lo rappresentarono nel nuovo Parlamento italiano, il contesto sociale in cui le elezioni avvennero, le questioni politiche e sociali del momento, i ceti sociali di cui costoro erano espressione. È nostra modesta speranza, con questa pubblicazione, di contribuire a stimolare ulteriori approfondimenti. Il Presidente del Consiglio Regionale del Veneto Clodovaldo Ruffato

12 Introduzione L interesse e lo spontaneo coinvolgimento di molti cittadini italiani in occasione delle Celebrazioni per i 5 anni dell Unità d Italia hanno stupito la gran parte degli osservatori. Nonostante l autorevole e appassionato impegno profuso nella promozione di esse direttamente da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la loro concretizzazione aveva dovuto subire ostacoli, accenti polemici e tutta una lunga serie di titubanze. Nonostante ciò e, forse, anche a causa di ciò e del dibattito polemico che le aveva anticipate e ne aveva accompagnato l apertura, tutto avvitato attorno all opportunità o meno di promuovere questi eventi come patrimonio identitario comune della nostra nazione, la risposta data dai cittadini e dalle cittadine italiane è stata chiarissima. Le manifestazioni del tricolore ai davanzali e alle finestre di moltissime abitazioni in tutte le città d Italia e la partecipazione spontanea a molte delle ricorrenze proposte, sia nazionali che di carattere locale, sono state il termometro più visibile della sentita esigenza, proprio in questo tempo, di riannodare la memoria sull evento fondativo della nostra nazione al nostro presente e la migliore testimonianza della bontà di questa scelta. Inoltre queste inconfutabili manifestazione di consenso alle Celebrazioni hanno, di fatto, marginalizzato la polemica revisionista che tendeva a rivalutare e mitizzare le differenze regionali quale profondo e fondativo patrimonio identitario dei popoli italici, alternativo e altro da quello nazionale: un Risorgimento, insomma, che aveva sconfitto le libertà e aspirazioni regionali e locali con la repressione unitaria e non una grande stagione ideale rivoluzionaria che modificò la percezione di patria e nazione fra le genti di questa Penisola. La rinnovata attenzione verso il Risorgimento è stata anche l occasione, per i più, di rinverdire la propria memoria storica; per i più giovani, di affacciarsi, grazie a nuovi approcci e interpretazioni, ad una parte importante della nostra storia e per la comunità degli storici di rinnovare l interesse per quel periodo, di riprendere ricerche o rivitalizzarne altre, per sviluppare tesi e saggi di approfondimento sul complesso e contraddittorio processo unitario italiano. Complessità e contraddizioni profonde che proprio l esercizio della memoria riattivato dalle Celebrazioni non deve affatto negare, bensì evidenziare e analizzare. Il Risorgimento non è stato un unico lungo racconto che, dalle repubbliche Cisalpina

13 il veneto tra risorgimento e unificazione e Cispadana si è sviluppato sino agli anni 7 dell Ottocento. Nel Risorgimento hanno convissuto e conflitto diversi racconti, spesso molto diversi tra loro. Non si è trattato di un processo semplice e condiviso nei suoi tratti principali dalla gran parte dei suoi protagonisti. Anzi, molti di loro, coloro che più profusero impegno e passione, sacrifici e dolori, furono gli sconfitti del dopo Risorgimento e con loro, le idee e le più innovative elaborazioni repubblicane e federaliste, a favore della vincente opzione monarchica. Basti pensare a come ebbe termine l esistenza di due dei suoi maggiori protagonisti: Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini. La salma di Garibaldi, dopo la sua morte, avvenuta il giugno 88, a seguito di un breve e agitato dibattito parlamentare, fu lasciata in esilio nell isola di Caprera, così come in esilio sull isola rimase più volte egli stesso da vivo. Mazzini morì il marzo 87 sotto le mentite spoglie di Mr. Brown, in latitanza come lo era sempre stato da vivo, soggetto alle attenzioni di spie e polizia regia e la sua sepoltura fu oggetto di grandi discussioni politiche sull opportunità o meno di dare corso alla partecipazione popolare al viaggio funerario della sua salma sino a Genova. Senza dimenticare l oblio in cui per un cinquantennio circa cadde la rappresentazione della sua figura come, per altro, quella di altri Carlo Pisacane ad esempio nelle rappresentazioni del ricordo ufficiale. Nel racconto del Risorgimento, quindi, vi fu quello della monarchia sabauda e quello delle aspirazioni, spesso contrapposte, dei repubblicani, delle loro vicende cospirative e insurrezionali, spesso conclusesi tragicamente, del loro impegno culturale di promozione di una nuova idea di patria e di nazione. Vi fu il racconto del 848, della difesa della Repubblica Romana e della Repubblica di Venezia, delle cinque giornate di Milano, delle idee federaliste di Cattaneo, Ferrari, Tommaseo e tanti altri. Vi fu il racconto della generosa spinta volontaria che vide dagli anni 5 migliaia di giovani di tutti i ceti sociali rompere convenzioni e legami sociali e sentimentali, mettendo in gioco la propria vita per l unificazione e, all interno di questo racconto, quello specifico dell epopea garibaldina, con la spedizione dei Mille e le tante altre imprese, non tutte fortunate e vincenti, come quelle di Aspromonte e Mentana. All interno di questi momenti vi furono molteplici vicende personali: ci piace citare su tutte in questa introduzione quella di Antonia Masanello, giovane donna di Montemerlo (Cervarese Santa Croce) nel padovano che abbandonò i propri affetti e dopo aver falsificato i propri connotati anagrafici in Antonio, di sesso maschile, si aggregò al contingente di Gaetano Sacchi per raggiungere Garibaldi e i Mille in Sicilia. Vi fu, non va dimenticato, anche il racconto della delusione dell unificazione, dei problemi irrisolti, delle speranze tradite, di una classe dirigente dimostratasi spesso inadeguata ai compiti, dell imposizione militare del nuovo ordine statale nel meridione d Italia, della repressione delle rivolte e degli scioperi contadini e operai. Insomma una vicenda, quella del Risorgimento italiano, originale nel contesto europeo dell epoca Basti pensare alle elaborazioni federaliste maturate nel vivo dell insurrezione di Milano, all esperienza della Repubblica Veneziana e alla elaborazione della Carta costituzionale della Repubblica Romana, ripresa come spunto dagli stessi Costituzionalisti repubblicani per la scrittura della attuale nostra Costituzione.

14 introduzione e rivoluzionaria per i cambiamenti culturali e politici che determinò. Nell intreccio di tutti questi racconti in un unica e complessa narrazione c è stata anche la vicenda veneta e il contributo dei veneti a questo momento storico. Basti pensare alle città liberate dalle cittadinanze nel 848, le migliaia di adesioni volontarie alla difesa di Padova e Vicenza e l eroica resistenza veneziana. La comunanza tra ceti sociali diversi studenti e popolani a Padova, arsenalotti, nuovi ceti operai e artigiani e borghesia a Venezia, braccianti e cittadini in alcune parti della campagna veneta e, su tutto, l originale esperienza repubblicana e federalista veneziana. I tanti volontari veneti del 859 e del 866, i giovani che sfuggirono alla sorveglianza delle guardie di frontiera per raggiungere Garibaldi, quelli che si organizzavano in bande nel Veneto e quelli che tentarono i moti insurrezionali del 864 nel bellunese e in Friuli. Un racconto ricco anche quello regionale che si va ad aggiungere agli altri nella grande narrazione del Risorgimento italiano. Abbiamo ritenuto opportuno con la pubblicazione che proponiamo, alla luce delle riflessioni appena fatte, fornire un contributo per ricollocare la storia veneta di quel periodo nel contesto del Risorgimento e del difficile primo percorso unitario. Tutto ciò anche al fine di non cadere in una certa vulgata che afferma essere stato il Veneto avulso dalla storia risorgimentale e, per molti aspetti, contrario all unificazione. La pubblicazione risponde a questa interpretazione riaffermando che anche i veneti furono protagonisti come numero di volontari furono secondi solo ai lombardi di quel movimento di massa che dette vita al Risorgimento, un movimento minoritario se ci si limita a leggere solo i dati numerici sulla totalità della popolazione dell epoca ma maggioritario, se lo contestualizziamo nella società dell Ottocento. Una regione basata su un agricoltura arretrata e a volte arcaica, con una popolazione contadina povera e analfabeta, seppe fornire alle vicende che portarono all unificazione migliaia di patrioti, provenienti da tutti i ceti sociali. La scarsa affluenza al voto nel plebiscito del 866 non solo non spiega questo tipo di adesione e, ad esempio, la vasta popolarità di Garibaldi nel Veneto, ma rischia di dare una lettura errata delle dinamiche politiche e sociali di quella società. È altresì vero che la passione della lotta risorgimentale cozzò, subito dopo, con le ombre del passato, dei ceti dirigenti veneti passati dal governo austriaco a quello italiano, con una società arretrata e una classe dirigente poco incline alle innovazioni e alle modernizzazioni. Il lavoro che proponiamo si sviluppa in due parti relative a due distinti momenti della nostra storia: la prima riguarda la narrazione del Risorgimento, con un occhio particolare al Veneto e alla sua partecipazione al processo di unificazione nazionale; la seconda, avvalendosi della raccolta dei dati elettorali nei collegi veneti dal 866 al 9, riguarda la formazione dei gruppi politici e dei gruppi dirigenti regionali, con un occhio al contesto sociale in cui questo avvenne. Pensiamo con questo lavoro di avere modestamente contribuito alle Celebrazioni per i 5 anni dell Unità d Italia e di poter stimolare ulteriori approfondimenti. Claudio Giulio Rizzato Paolo De Marchi

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16 parte prima Il movimento di massa del Risorgimento in Italia e nel Veneto

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18 Capitolo primo Giovani d Italia Nei confronti del Risorgimento e dei suoi tanti protagonisti si è scontato per lungo tempo un deficit di memoria collettiva. Oggi, grazie anche al rinnovato interesse impresso dalle Celebrazioni per i 5 anni dell Unità d Italia, si manifesta un nuovo interesse per quel periodo storico fondativo della nostra nazione. Le ragioni di questa sorta di oblio della memoria collettiva nei confronti del Risorgimento e dei suoi protagonisti, della riduttiva e spesso inesatta percezione di cosa effettivamente fu e rappresentò quel periodo sono imputabili a molti fattori: l inesorabile scorrere del tempo, il contemporaneo spostamento dell interesse storico verso altri periodi, più recenti, della vita del nostro Paese e la progressiva cristallizzazione retorica della narrazione del Risorgimento che ha finito per emarginare o cancellare addirittura la complessità della vicenda, la ricchezza delle passioni, dei sentimenti e delle idee che ne hanno rappresentato il contenuto storico e sociale e che costituirono le fondamenta su cui nacque e oggi poggia la nostra nazione. Sembrano, quindi, rimanere di quel periodo solo tracce antiche, ricondotte quasi esclusivamente alla testimonianza monumentalistica e toponomastica; qualcosa anche nelle illustrazioni, non tanto in quelle dell arte pittorica che ne sono importante raffigurazione, lasciata all attenzione più colta o più attenta, ma soprattutto della manualistica scolastica e, ancor meno nella rappresentazione data del Risorgimento italiano dalla fiction televisiva e cinematografica, spesso vetusta e proposta con sempre maggiore sporadicità nel corso del tempo, salvo il recente meritevole lavoro cinematografico di Mario Martone Noi credevamo. In queste testimonianze ed immagini, i più importanti e rappresentativi personaggi dell epopea risorgimentale ci appaiono rappresentati quasi sempre come personaggi avanti negli anni, cioè persone mature quando non dei vecchi, Mario Martone Noi credevamo, sceneggiatura di Giancarlo De Cataldo e lo stesso Martone, Distribution,. Interessante anche il libro di Giancarlo De Cataldo I traditori, Torino, che può essere letto come compendio utile alla visione del film che qualche perplessità lascia soprattutto per quanto riguarda la comprensione dei contesti storici, delle opinioni e delle azioni dei personaggi lungo un tempo storico molto lungo rappresentato dal film. Per stare sempre alla citazione del pregevole film di Mario Martone Noi credevamo, tentativo interessante di far emergere la complessità del conflitto di idee e ideali nel movimento risorgimentale italiano e

19 8 il veneto tra risorgimento e unificazione per lo più dal piglio serio e spesso verboso. Tutte le vicende che li riguardano sembrano ingessate, lontane e in fondo prive di autentica passionalità. Non si tratta di una questione marginale, estetica, ma di una rappresentazione che falsa anche senza volerlo la realtà di quei momenti e non consente di cogliere la vitalità dell azione e del pensiero di quel rivoluzionario periodo della vita del Paese. Attraverso questo filtro di rappresentazioni e immagini non si riesce a coglie la portata del Risorgimento in quanto profondo processo rivoluzionario nazionale in un contesto di conflitti europei ricco di reazione legittimista e istanze rivoluzionarie nazionali e sociali; non si coglie come quel periodo sia stato ricco di grandi cambiamenti politici, economici e sociali determinati dall impegno di menti fresche, illuminate, generose e giovani. Se si perde la memoria e la percezione che di questo si è trattato, non si riesce neppure a raffigurarci com erano i suoi protagonisti, immersi nel vortice dell elaborazione delle idee, nelle avventure cospirative, nel vivo del fuoco delle insurrezioni urbane, delle spedizioni e delle battaglie militari: dei giovani disposti a lottare per una radicale trasformazione della condizione in cui vivevano. Il Risorgimento fu opera soprattutto di giovani uomini e giovani donne, così come lo fu il grande evento rivoluzionario europeo della Rivoluzione francese, che lo anticipò e che fece da detonatore all intera età delle rivoluzioni nazionali dell Ottocento. I protagonisti dell intera epopea di moti, rivolte, insurrezioni e rivoluzioni dell Ottocento, all interno della quale s inscrive a pieno titolo la nostra vicenda nazionale risorgimentale, furono soprattutto giovani, così come avvenne in tutti i grandi cambiamenti rivoluzionari. Giuseppe Mazzini aveva solo 6 anni quando, a passeggio per Genova con la madre, non ancora spentesi in Piemonte le repressioni seguite al fallimento dei moti del 8 4, di dare voce ai protagonisti che dalla vittoria unitaria usciranno, comunque, sconfitti, anche qui si cade in questo tipo di rappresentazione distorta dei personaggi dell epoca quando, ad esempio, nei giorni della fondazione della Giovane Italia, il ventiseienne Giuseppe Mazzini, nell interpretazione di Toni Servillo, appare ancora una volta come un signore nel pieno della maturità fisica. Si veda a questo proposito Eva Cecchinato Stagioni della Giovane Italia in P. Doglioni (a cura di) Giovani e generazioni nel mondo contemporaneo, Bologna, 9; Franco Della Peruta I giovani del Risorgimento in A. Varni (a cura di) Il mondo giovanile in Italia tra Ottocento e Novecento, Bologna, 998; Sergio Luzzatto Giovani ribelli e rivoluzionari (78994) in G. Levi e J. C. Schmitt (a cura di) Storia dei giovani, vol. II, Roma, ; Roberto Balzani I giovani del 48: profilo di una generazione in Contemporanea n./. 4 I moti del 88 iniziarono in Spagna diffondendosi poi in tutta Europa. La scintilla della rivolta in Spagna si accese a Cadice a seguito del rifiuto del contingente militare di partire per le colonie americane allo scopo di stroncare militarmente i governi indipendentisti che vi stavano nascendo. Sotto la guida di una parte degli ufficiali dell esercito l insurrezione mirò ad imporre al Re una Costituzione che rendesse possibile l avvio, appunto, di una monarchia costituzionale. Dopo un primo periodo in cui questo passaggio venne accettato, su spinta della Santa Alleanza, l esperienza costituzionale venne stroncata con la forza delle armi, abolita la nuova costituzione e immediatamente ripristinata la monarchia assoluta vigente in Spagna prima dei moti. Nel 8 si verificarono moti insurrezionali anche a Napoli, in Sicilia e nel marzo del 8 in Piemonte, anche qui con la richiesta di una nuova carta costituzionale. Questi moti rimasero tutti all interno di una visione che riconosceva come legittimi i governi monarchici ma tentava di riformarli in senso più democratico. Tutti i moti del 88 ebbero esito negativo: nel napoletano furono le truppe austriache a venire in aiuto di Re Ferdinando; in Piemonte la repressione venne svolta dalla stesse truppe sabaude: vi

20 giovani d italia 9 viveva una delle sue prime forti e formative emozione politiche. È lui stesso a parlarne nelle Cronache autobiografiche : Una domenica dell aprile 8, io passeggiavo, giovanetto, con mia madre e un vecchio amico della famiglia, Andrea Gambini, in Genova, nella Strada Nuova. L insurrezione piemontese era in quei giorni stata soffocata dal tradimento, dalla fiacchezza dei Capi e dall Austria. Gli insorti s affollavano, cercando salute al mare, in Genova, poveri di mezzi, erranti in cerca d aiuto per recarsi nella Spagna dove la Rivoluzione era tuttora trionfante. I più erano confinati in Sanpierdarena aspettandovi la possibilità dell imbarco; ma molti s erano introdotti ad uno ad uno nella città, ed io li spiava fra i nostri, indovinandoli ai lineamenti, alle fogge degli abiti, al piglio guerresco e più al dolore muto, cupo che avevano sul volto [...]. Un uomo di sembianze severe ed energiche, bruno, barbuto e con un sguardo scintillante che non ho mai dimenticato, s accostò a un tratto fermandoci; aveva tra le mani un fazzoletto bianco spiegato, e proferì solamente le parole: pei proscritti d Italia. Mia madre e l amico versarono nel fazzoletto alcune monete; ed egli s allontanò per ricominciare con altri. Seppi più tardo il suo nome. Era un Rini, capitano nella Guardia Nazionale che s era, sul cominciar di quel moto, istituita. Partì anch egli cogli uomini pei quali s era fatto collettore a quel modo; e credo morizze combattendo, come tanti altri dei nostri, per la libertà della Spagna. Quel giorno fu il primo in cui s affacciasse confusamente nell anima mia, non dirò un pensiero di Patria e di Libertà, ma un pensiero che si poteva e quindi si doveva lottare per la libertà della Patria. 5 Mazzini era appena ventenne quando, nel pieno della formazione culturale e politica, scriveva un saggio sul pensiero di Dante, cogliendone l ansia per un amore di patria da porre al di sopra di ogni interesse e visione particolaristica, rielaborando e attualizzando tale pensiero al servizio dello sforzo intellettuale per la costruzione di uno spirito unitario nell Italia frammentata in tanti stati regionali: [...] amore, che non nudivasi di pregiudizietti, o di rancori municipali, ma di pensieri luminosi d unione e di pace; che non restringevasi ad un cerchio di mura, ma sebbene a furono condanne a morte e la fuga per molti altri. Fra questi, una parte si trasferì in Spagna a sostenere l insurrezione che, per un triennio ancora, ebbe esiti positivi. Nel LombardoVeneto durante questo periodo vennero represse alcune società segrete, con arresti e conseguenti pesanti condanne contro gli oppositori del governo austriaco (i cospiratori più conosciuti furono Pietro Maroncelli e Silvio Pellico che vennero incarcerati nella fortezzaprigione dello Spillberg). I moti ebbero una coda nel 85 anche in Russia con l insurrezione decembrista (dal nome del mese) che venne anch essa brutalmente repressa. I fuggiaschi e/o gli esuli di cui parla Mazzini nelle sue memorie sono, appunto, i partecipanti ai moti piemontesi, di cui una parte scelse la via dell esilio in Spagna per contribuire, in quel Paese, alla realizzazione del processo rivoluzionario di riforma monarchica, coerenti nei comportamenti con lo spirito dei rivoluzionari dell epoca, fra i quali, le spinte nazionalistiche si sposavano perfettamente con una forte idealità internazionale. 5 Si tratta di un ricordo raccontato da Giuseppe Mazzini nelle Note autobiografiche, Milano, la cui citazione è da me ripresa dal libro di Lucio Villari Bella e perduta. L Italia del Risorgimento, Bari,.

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