L Araldo di S.Antonio

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1 L Araldo di S.Antonio Periodico di cultura religiosa e informazione Direttore Responsabile - Domenico Ardizzone Anno CII - n. 3 - Giugno 2012 POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 1 - Aut. CIPA/C/Roma - Una copia Euro 0,13 REGISTRAZIONE TRIBUNALE DI MESSINA N. 12 DEL 14/12/1965 Associato USPI Il pane di Sant Antonio e Padre Annibale Messina CONTIENE I.R.

2 Introduzione Queste pagine si leggono con stupore ed ammirazione. Narrano fatti che appartengono per lo più alla fede, nomi di persone, di città, di uomini e donne, e gli stessi, si lasciano assorbire in un alone saturo di grazia celestiale. Leggi Messina, e senti che non è semplicemente un punto geografico sul nostro tormentato globo. Segui le vicende del quartiere Avignone, dove si raggruma una povertà disarmante, e percepisci la tenerezza di Dio nel pezzo di pane che l orfano morde con pensosa consapevolezza. Al centro della storia c è Antonio di Padova, il santo di tutte le stagioni, che la gente ama, perché alla gente egli non dice mai no. Accanto, ecco la figura del sorprendente Padre Annibale Maria Di Francia, anche lui dalla parte degli umili, felice tra gli orfani e i poveri. Dietro di lui, uno stuolo di discepoli animosi, i Rogazionisti e le Figlie del Divino Zelo, e ancora, una folla senza numero di devoti d ogni paese: tutti coinvolti, tutti protesi a superarsi nell affezione per il povero e l orfano. Viene spontanea alle labbra l affermazione gioiosa, che leggiamo nel libro dei Proverbi: Ricchi e poveri s incontrano, tutti e due li ha fatti il Signore (Pro 22, 2). Due Santi, un apostolo del medioevo e una figura a noi contemporanea. Dovrebbero sentirsi di due civiltà inconciliabili, e invece si legano l uno all altro. Dovrebbero sembrare a noi estranei, e invece li percepiamo intimi e familiari quant altri mai. Li unisce e rende a noi fratelli di strada la carità di Dio, perennemente attuale e feconda. Antonio e Annibale si presentano in queste pagine con un carico d amore traboccante. La loro presenza si fa intercessione, dono alle necessità del prossimo, specialmente dei sofferenti, dei piccoli, dei poveri. A ben vedere, è questo il primo miracolo del Santo di Padova, quello di sponsorizzare, con straordinario carisma, l incontro tra il ricco e il povero nella linea della solidarietà. Leggerete, in queste pagine, di benefattori e di beneficati, di buoni samaritani sulle vie del nostro dolore. È il messaggio più durevole delle vicende narrate, una lezione di coinvolgente devozione, che mentre eleva la preghiera per la richiesta di grazie, apre il cuore all amore del prossimo. Col sottinteso, perfettamente evangelico, che siamo degni delle largizioni della grazia, se a nostra volta siamo larghi di elargizioni al povero, al bambino solo al mondo. Da questo Santuario di Sant Antonio in Messina, cuore pulsante del culto a Sant Antonio, luogo di speranza per pellegrini e devoti, porgiamo a ciascuno e a tutti un augurio di luce e di grazia. Messina, Santuario di Sant Antonio, 13 giugno 2012 P. VINCENZO LATINA 2

3 1.Sant Annibale Maria Di Francia e Sant Antonio Il ricorso iniziale a Sant Antonio da parte di Padre Annibale, fondatore degli Istituti Antoniani e delle Congregazioni religiose dei Rogazionisti e delle Figlie del Divino Zelo, risale ai primi anni del suo Sacerdozio, o probabilmente all epoca del suo chiericato. La devozione al Santo padovano non era un gran che diffusa a Messina. Padre Annibale cominciò ad avere speciale devozione a Sant Antonio per averlo riscontrato efficace intercessore nel ritrovamento delle cose perdute. Lo attesta egli stesso in una lettera del 1890 all Associazione Universale di Sant Antonio di Padova, che la pubblicava nel suo bollettino Il Santo dei miracoli, il 1 aprile Lo scritto si riferisce al ritrovamento prima di un libretto e poi, per due volte, di una fibbia d argento. «Un giorno scriveva Padre Annibale dalla città passando in campagna, avevo indosso un libretto manoscritto di preghiere, adattato a diversi casi di coscienza e composto da me stesso. Io lo tenevo carissimo e lo custodivo gelosamente. Ritornato in campagna non mi trovai più addosso il libretto [...]. Mi raccomandai caldamente a Sant Antonio e gli promisi una candela col motto: Voto per aver ritrovato un oggetto smarrito. Dopo alcun tempo un sacerdote mio amico mi diede il libretto con mia grande consolazione, dicendomi che il fratello di un suo amico sacerdote, essendo Vicepretore in Messina, dove io fui il dì dello smarrimento, l aveva trovato in una stanza della Pretura per terra». E continua: «Mi trovavo a bordo di un vapore che faceva ritorno da Napoli, ed essendo ormai notte, me ne scesi sotto coperta. Il domani, svegliatomi, mi accorgo che dalle scarpe mi mancava una fibbia d argento. Risalii in coperta ma questa era già piena di marinai che facevano la pulizia innacquando e spazzando tutti gli angoli, cosicché ritenni umanamente impossibile di rinvenire la fibbia. Mi rivolsi calda- Padre Annibale in preghiera davanti all immagine di Sant Antonio (istantanea eseguita in San Pier Niceto). 3

4 Iconografia della devozione del pane dei poveri in onore di Sant Antonio. 4 mente a Sant Antonio e dopo breve ora ad un tratto l occhio mi cadde sopra un oggetto che mi appariva sotto una tavola: era appunto la fibbia perduta». Ed ancora: «Un giorno, di ritorno da una lunga camminata, mi accorgo di avere smarrita un altra fibbia d argento. Mi raccomandai al glorioso Sant Antonio provando in cuore la fiducia che l avrei ritrovata. Passò più di un mese e non avendola trovata portai l altra che mi era restata dall orefice perché me ne facesse una simile. Un giorno si presenta all orefice un tale che voleva vendere una fibbia. Egli la confronta ed era appunto la mia. La trattenne ed unitamente all altra me la restituì alla prima occasione». In questa maniera semplice, Sant Antonio faceva il suo ingresso affettivo ed efficace nella vita del Padre Annibale che sarebbe diventato nel tempo grande devoto e propagatore della devozione a Lui soprattutto col pane dei poveri. 2.Il pane dei poveri, origini remote di una devozione Quella del Pane di Sant Antonio è la devozione antoniana oggi più diffusa. Le sue origini si perdono nel tempo. Gli storici e gli studiosi la fanno risalire ai primi tempi del culto di Sant Antonio, proprio a Padova. Essa consiste in una elemosina ad onore del Santo, per impetrarne la protezione o il soccorso in qualche disagio, distribuita ai poveri sotto forma di grano o di pane. Di qui il nome: Pane dei Poveri o Pane dei Poveri ad onore di Sant Antonio o più semplicemente Pane di Sant Antonio. La devozione sorse dunque a Padova, per un prodigio operato dal Santo dei Miracoli con la risurrezione del piccolo Tommasino. Lo riferisce la Leggenda Rigaldina ed anche il Libro dei miracoli, come segue. «Un bambino di venti mesi, Tommasino, che abitava vicino alla chiesa di Sant Antonio, era stato lasciato incustodito dalla madre non lontano da una vasca piena d acqua. Il bambino, giocando e forse spinto dal desiderio di specchiarsi nell acqua, finì con il cadere nella vasca, con la testa all ingiù e le gambe in alto. Piccolo com era, incapace di uscir-

5 ne, morì ben presto per annegamento. La madre, rientrata dopo qualche tempo, appena vide i piedi del bambino che sporgevano dalla vasca, mandò un forte grido, si precipitò verso di lui e lo trasse fuori piangendo. Ma ormai il bambino era morto per asfissia con il corpicino rigido e freddo. A questa vista, la madre addolorata e piangente fece accorrere alle sue grida tutto il vicinato. Venne molta gente e fra questa alcuni Frati Minori insieme con gli operai che stavano allora compiendo alcune riparazioni alla chiesa di Sant Antonio. Rèsisi conto della morte del bambino, essi rimasero profondamente turbati e sconvolti. Ma allora la madre, sotto l impulso del dolore, si ricordò dei miracoli compiuti da Sant Antonio e incominciò ad invocare il suo aiuto perché restituisse alla vita il figlio morto. Fece perciò il voto di donare ai poveri tanto frumento quanto corrispondeva al peso del corpo del bambino, se Sant Antonio lo avesse fatto ritornare in vita. Il bambino rimase morto dalla sera fino a mezzanotte: la madre continuò ad invocare Sant Antonio ed a rinnovare il suo voto finché all improvviso il bambino riprese vita e riacquistò piena salute. Si trattava evidentemente di un miracolo» (cfr. il testo in latino riportato nel periodico Il Santo, Padova 1970, n , pag. 75). Questo fatto ebbe un seguito in una pratica largamente diffusa nella Francia, anche ad uso liturgico, con una formula di benedizione, la cosiddetta benedictio ad pondus pueri, la «benedizione secondo il peso del bambino», con la quale i genitori invocavano per intercessione di Sant Antonio la benedizione sui loro figli, promettendo ai poveri tanto peso di grano o di pane quanto era il peso dei bambini. Tracce di questa benedizione si trovano ancora in alcuni libri liturgici del 1500, anche se non con diretti riferimenti a Sant Antonio, fino alla totale scomparsa nel secolo XVI, a causa delle guerre e dei rivolgimenti politici, nonché al mutare dei tempi e delle mentalità. Questa pratica, caduta in oblìo nei secoli, si riprese nell Ottocento, legata allo sviluppo della emigrazione soprattutto nelle Americhe, sia per l influsso e l opera di missionari e fedeli venuti dall Italia, sia per il fatto che il Santo si identificava come colui che poteva aiutare a risolvere il problema del pane quotidiano. Molti i casi di immagini sulle quali il Santo veniva rappresentato nell atto di donare il pane ai poveri. Sant Antonio e la povertà, richiesta di grazie, pane e poveri, sono gli elementi della moderna devozione. 5

6 3.Susanna Consiglio ovvero la ripresa della devozione a Messina «Il Pane di Sant Antonio», nei disegni di Dio, era destinato a divenire una caratteristica del Padre Annibale, col passare degli anni e con una attenta e laboriosa propaganda. L occasione materiale è legata alla epidemìa di colèra del 1887, e dal voto fatto da una nobildonna messinese a Sant Antonio. Messina, estate del 1887: il terribile morbo del colera invade la città e miete vittime a dismisura. Si volle cercare la causa in una nave proveniente da Bombay ed approdata l 8 settembre, ma il colera serpeggiava in città già da alcuni mesi, a cominciare dai primi casi verificatisi nel villaggio San Filippo Superiore ad opera di alcuni carrettieri che l avrebbero contratto nelle solfatare di Catania. Il morbo comunque irruppe con violenza la notte del 10 luglio procurando 35 infetti di avvelenamento indo-colerico. Durante il mese di agosto, ancora casi sporadici; all 8 settembre, tutta la città è letteralmente invasa: è la catastrofe! Il Comune di Messina allestisce un lazzaretto per i cittadini colpiti, prepara i carri funebri per il trasporto delle salme, chiude le fontane supplendo con grandi botti di acqua bollita. La morìa è terribile e miete un gran numero di vittime. Parecchia gente guadagna l aria salubre delle campagne e fugge dalla città. Molti volontari si prodigano al servizio dei colerosi: tra questi i due fratelli sacerdoti Di Francia: Annibale e Francesco. Annibale aveva da tempo avviato nel misero quartiere Avignone di Messina un opera di redenzione dei piccoli e dei poveri rintanati in quel «pezzo di terra maledetta». Le bocche erano tante, ed i disagi anche, soprattutto in questi frangenti. Le braccia, sempre inferiori alle richieste, risultavano inefficaci a far fronte alla situazione che era precipitata. Quasi metà della comunità dei piccoli e dei poveri alloggiati al quartiere Avignone fu contagiata, e ci fu anche una vittima, Sarino, un bimbetto di cinque anni, vispo ed intelligente. Gli aiuti mancavano e le bocche recla- La Signora Susanna Consiglio in una foto del 1893 (riproduzione fotografica odierna). 6

7 mavano almeno un tozzo di pane. Proprio allora, Sant Antonio soccorse i poveri, come qui si narra: «La signora Susanna Consiglio - scrive Padre Annibale -, vedova Miceli, donna pia e facoltosa, mentre infieriva il colèra in Messina l anno 1887, s intese ispirata a fare voto a Sant Antonio di Padova, che se avesse liberata lei e tutta la sua famiglia dal colèra, avrebbe dato l elemosina di lire 60 agli orfanelli ed alle orfanelle di Sant Antonio di Padova, ricoverati nei miei due Orfanotrofi, per comprarne pane pei detti orfanelli ad onore del gran Santo Padovano. «Sant Antonio di Padova dovette compiacersi di questo voto, che egli stesso aveva ispirato a quella sua devota. La Signora Susanna Consiglio e tutti di sua famiglia furono liberi dal tremendo morbo. Appena scemato il colèra, il che fu nel mese di ottobre di quell anno, un giorno viene da me un giovane (il domestico della Consiglio, certo Letterìo Currò da Torre Faro - Messina), e da parte di una persona sconosciuta (per allora), mi dà lire 60 per comprarne pane per gli orfanelli ad onore di Sant Antonio di Padova. Non nascondo che questa specifica mi fece un po di impressione, perché mai fino allora avevo inteso questa espressione accompagnata da una elemosina. Dopo poco tempo, non ricordo quanto, lo stesso giovane da parte della stessa incognita, mi portò un altro obolo con la stessa specifica di pane per gli orfani, ad onore di Sant Antonio di Padova. Queste gradite visite si ripeterono nel venturo anno 1888 con frequenza, e così di seguito negli altri anni, e non più da parte di persona incognita, perché la signora si manifestò chi fosse, e mi volle a casa sua per esortarmi a far pregare per lei e per le sue intenzioni gli orfanelli di Sant Antonio di Padova, ai quali non mancava, e non mancò in tutto il tempo che visse (essendo da pochi anni defunta) di mandare il pane di Sant Antonio di Padova per grazie ottenute e da ottenere». Così Padre Annibale scriveva in un opuscoletto che ideò per propagandare la devozione del «Pane di Sant Antonio», intitolato Il Segreto miracoloso. Il Signore in effetti gli metteva dinnanzi un mezzo efficace «per muovere la fede di tante anime, per impetrare dal Cielo le grazie per tanti afflitti, e per attirare l obolo della carità sotto il nome di Pane di Sant Antonio di Padova». E di questo mezzo Padre Annibale si servirà egregiamente. La Signora Susanna Consiglio, vedova Miceli, durante l epidemia di colera, invoca Sant Antonio (disegno di Fausto Conti). 7

8 8 Padova, anno 1887: Un sacerdote del luogo, Don Antonio Locatelli, apostolo delle glorie del Santo Taumaturgo, al quale aveva dedicato il suo ingegno e le sue energie, fondatore della «Associazione Universale di Sant Antonio di Padova» (18 dicembre 1886), segue la consuetudine nota nella Città di fare abbondanti elemosine ai poveri in giorno di sabato. «Iniziata l Opera Antoniana, pensò di convertire in pane qualche piccola somma, alla quale aggiungeva le poche offerte che gli arrivavano attraverso la sua rivista (Il Santo di Padova, rivista religiosa e scientifica, giugno ) in segno di riconoscenza per qualche grazia ricevuta per intercessione di Sant Antonio. La dispensa era fatta nella sede dell Opera Antoniana. E così l Opera del Pane mosse i suoi primi passi, spontaneamente e quasi insensibilmente, fino dal 1887» (Cfr. FILIPPO CONCONI, Don Antonio Locatelli fondatore della Associazione Universale Antoniana e dell Opera del Pane dei Poveri, Libreria Antoniana, Padova 1938, pagg ). Quando poi cominciò la pubblicazione dell altra rivista Il Santo dei Miracoli (15 settembre 1888), aumentarono anche le offerte e di conseguenza anche il pane distribuito. Fu allestita una specie di cappelletta con una statua in plastica di Sant Antonio in atto di distribuire il pane ai poverelli e due cassette per raccogliere le suppliche scritte e le offerte in denaro. Messina e Padova rimangono comunque indipendentemente l una dall altra, fin dal 1887, luoghi di origine o di ripresa, favoriti dal Santo Taumaturgo, della singolare devozione del «Pane di Sant Antonio». Tolone (Francia) 12 marzo 1890: come ogni mattina una pia giovane, umile operaia, negoziante di articoli di biancheria, si reca alla sua bottega per cominciare un altra giornata di lavoro, al numero civico 41 di Via Lafayette. Si chiama Luisa Bouffier: non potendo realizzare un suo mistico sogno per soccorrere i vecchi genitori, consacra tutto il tempo libero a favore delle missioni straniere. Quella mattina non riesce ad aprire la porta del suo negozio di biancheria perché si era rotta la serratura a segreto. Manda immediatamente a chiamare un fabbro che con un gran mazzo di chiavi per circa un ora tenta inutilmente di aprire la porta. Alla fine, perduta la pazienza si rivolge alla signorina e le dice: «Non c è modo alcuno di aprire, bisogna sfondare la porta: aspettate un poco che vado a prendere i ferri». Fu proprio allora, durante l assenza del fabbro che la Bouffier si sentì ispirata dal Signore a fare a Sant Antonio la pro-

9 messa di donargli un po di pane per i poveri allo scopo di ottenere la grazia di aprire la porta senza sfondarla. Di lì a poco tornò il fabbro con un suo collega e gli attrezzi necessari per l operazione dell abbattimento. Informato della promessa fatta, il fabbro per l ennesima volta tenta con una chiave, la prima che gli viene sottomano, di aprire la porta e, con grande meraviglia vi riesce. Quella chiave sembrava fatta apposta per quella serratura! Si gridò da tutti al prodigio. La notizia si sparse immediatamente tra le amiche della Bouffier e le comari del vicinato, che si unirono alla Bouffier stessa per pregare Sant Antonio, chiedendo grazie e promettendo pane per i poveri. Una sua amica intima, vedendo questi prodigi, promise a Sant Antonio un chilo di pane ogni giorno se le ottenesse per un membro della sua famiglia la scomparsa di un difetto che lo faceva tribolare da 23 anni. La grazia fu accordata e il difetto scomparve. Per gratitudine ella comprò una piccola statuetta di Sant Antonio e la regalò alla Bouffier che la collocò nel retrobottega del suo magazzino. Nel retrobottega, cui si accede per una via a vetro, su di un caminetto trasformato in una specie di altare e ricoperto tutto di ricche stoffe, la Bouffier collocò la statuina di Sant Antonio con davanti una cassetta che raccoglieva offerte dei devoti sempre più numerose e varie. Questa specie di piccolo santuario divenne meta di un pellegrinaggio di gente che prega con fede e viene esaudita. A detta della stessa Bouffier, lei «poco o nulla sapeva allora della devozione di Sant Antonio di Padova: solo aveva udito dire che fa ritrovare le cose perdute». I prodigi si moltiplicarono dappertutto, insieme col denaro offerto per il pane ai poveri, mentre la devozione cominciava a prendere piede per tutta la Francia, il Belgio, l isola di Malta e poi l America. 4.Il culto di Sant Antonio a Messina In tutto il mondo prese dunque piede la nuova pratica del Pane di Sant Antonio, mentre quasi contemporaneamente, sia a Tolone in Francia per opera della signorina Luisa Bouffier, sia a Padova per iniziative di Don Antonio Locatelli, la stessa devozione, diversamente organizzata, si diffondeva recando copiosi frutti di provvidenza a vantaggio di tanti poveri. Nacquero, pertanto, non palesemente, conflitti di precedenza storica sull intuizione e sulla messa in opera di questa grandiosa macchina di carità. 9

10 Il Padre Annibale a Messina, mosso da una particolare considerazione di natura teologica, per il fatto che Sant Antonio avesse mostrato un segno di «particolare predilezione per gli Orfanotrofi, anche prima che questa devozione sorgesse nel mondo», si fornì presso la locale Curia Arcivescovile di un autorevole documento che riporta la dichiarazione della Signora Susanna Consiglio predestinata dalla Provvidenza, forse senza volerlo, ad essere elemento catalizzatore della nuova industria di carità che rivelava benèfici effetti per gli assistiti e per coloro che con fede richiedevano grazie per intercessione di Sant Antonio di Padova. Trascriviamo integralmente il testo della importante dichiarazione: «Documento della precedenza di tre anni circa della devozione del pane di Sant antonio di Padova nei nostri Istituti in Messina, prima che questa devozione sorgesse in Francia, nella città di Tolone (1890)». «Nos Letterius D Arrigo Ramondini, iam Vicarius Generalis Capitularis, nunc Dei et Apostolicae Sedis gratia Archiepiscopus et Archimandrita Messanensis, Comes Regalibuti, Baro Boli et Dominus Alcarae, etc. Padre Annibale inizia il culto a Sant Antonio nel Quartiere Avignone di Messina (disegno del Prof. Mario Barberis) Innanzi a me, Sacerdote Giuseppe Curtò, Cancelliere della gran Corte Arcivescovile, espressamente incaricato da Sua Eccellenza Monsignor Letterìo D Arrigo, Arcivescovo ed Archimandrita di Messina, a ricevere la infrascritta dichiarazione, si presentò la Signora Susanna Consiglio, vedova di Antonio Miceli da Messina, nativa di Malta e qui residente, la quale mi ha dichiarato quanto segue: Sono stata sempre devota di Sant Antonio di Padova, ed a Lui ho sempre ricorso nelle mie necessità. L anno 1887, infierendo il colera in Messina, feci voto a Sant Antonio di Padova, che, se avesse liberata me ed i miei dal morbo, avrei dato una somma in elemosina agli orfanelli ed alle orfanelle del Canonico Annibale Maria Di Francia in Messina, per 10

11 comprarne altrettanti pani per gli orfani ad onore di Sant Antonio di Padova. Il Santo accettò il mio voto e né i miei, né io, abbiamo avuto alcun male. Allora adempii il mio voto mandando una somma, che non ricordo bene quanto fu, al detto Canonico Annibale Maria Di Francia, per mezzo di un mio domestico con l ambasciata di comprare pane per gli orfanelli ad onore di Sant Antonio di Padova. In seguito più volte quell anno, e nei successivi, non cessai di mandargli elemosina sempre per pane di Sant Antonio di Padova, da distribuirsi a quegli orfani per grazia che aspettavo o ricevevo dal gran Sant Antonio Protettore». SUSANNA CONSIGLIO, VEDOVA MICELI Testimoni: Anna Donato, Concettina Arena Sac. Giuseppe Curtò, Cancelliere Visto: Letterìo Arc. e Arch. La devozione a Sant Antonio ed al suo «pane», ritenuto davvero una risorsa provvidenziale per le numerosissime bocche da sfamare dentro e fuori il quartiere Avignone, cominciò a muovere i suoi primi passi proprio all interno di quel poverissimo quartiere, destinato a diventare per la città di Messina un punto di riferimento del culto antoniano. Sostegno indispensabile ed efficace fu la preghiera dei piccoli innocenti orfanelli che si levava giornalmente nel piccolo Oratorio del quartiere Avignone, dinanzi ad una oleografia addossata alla parete, che riproduceva Sant Antonio di Padova al centro, contornato da diversi piccoli quadri dei più celebri miracoli del Santo. Davanti al quadro, una piccola modesta mensola con due candele accese. Il resto, tutta preghiera al Santo Taumaturgo che si degnasse accordare le grazie ai suoi devoti che in cambio promettevano il pane per i poveri... L eco delle grazie e dei benefici concessi si sparse in tutta la Città: tanta gente accorreva fiduciosa, anche da lontano, per vedere «il miracoloso Sant Antonio di Messina». Entravano nell Oratorio e forse rimanevano un po delusi dinnanzi al semplice e povero apparato. Sant Antonio dal canto suo distribuiva a profusione le sue grazie, ed il beneficio del pane quotidiano era assicurato alle mense dei piccoli e dei poveri che accorrevano. Ben presto questo culto iniziale valicò i confini del quartiere, per iniziativa di un certo Andrea Pistorino, un pittore di profonda pietà, allettato dall alone di santità che traspariva dal Padre Annibale. A lui infatti si era unito per vivere una vita tutta spirituale, e da lui aveva ricevuto 11

12 il delicato e fiducioso incarico di provvedere al sostentamento economico della comunità del quartiere Avignone e di provvedere alla distribuzione delle cassettine di elemosina distribuite nei vari negozi a favore degli orfanelli. Il Pistorino, appunto, suggerì al Padre Annibale di coltivare la devozione a Sant Antonio in una chiesa più grande, la Basilica dell Annunziata, officiata dai Padri Teatini, che aveva un altare ed una cappella dedicati al Santo Taumaturgo. Lo stesso Pistorino prese accordi con il Rettore della chiesa, e si convenne che tutti i martedì dell anno gli orfanelli del «Padre Di Francia» andassero a fare l ossequio a Sant Antonio con preghiere e cantici durante la Santa Messa, e che si celebrasse con particolare solennità la festa di Sant Antonio. I fedeli recepirono immediatamente questo stimolo devozionale, e risposero in massa all invito anche perché per la festa di ogni anno valenti oratori erano invitati a produrre panegirici e suggerimenti omiletici d occasione. Un anno, nel 1898, toccò anche al Padre Annibale che naturalmente impostò il suo intervento sulla risorsa provvidenziale del Pane di Sant Antonio, accennando ai fatti di Tolone, alle offerte della Signora Susanna Consiglio e al privilegio di Messina di essere stata luogo di ripresa di questa celebre devozione. Sant Antonio dal canto suo dovette accettare benevolmente questa iniziativa che rendeva anche gratitudine a lui per la sua presenza a Messina, nel lontano Un episodio certamente miracoloso espresse simile compiacenza, protagonista lo stesso Pistorino. Mentre un giorno contava il denaro raccolto nella cassetta dell obolo posta in quella chiesa, trovandosi nella torre campanaria, levando gli occhi verso i pesanti battagli delle campane situate a grande altezza, fu afferrato dalla paura che uno di essi si staccasse. Con un forte brivido nel cuore, uscì. Si era appena allontanato quando davvero uno di quei battagli si staccò e cadde rovinosamente con tanto fracasso e tanta paura. Pistorino però era sano e salvo. 5.La festa di Sant Antonio a Messina L anno 1902, volendo i Frati del convento dell Immacolata solennizzare particolarmente la festa del Santo Taumaturgo con una processione, il compito di organizzarla lo affidarono alla Pia Unione di Sant Antonio. Per redigere un invito da divulgare tra la popolazione, il sodalizio si rivolse al Padre Annibale Maria Di Francia, esperto in queste cose. Padre 12

13 Annibale non se lo lasciò ripetere e dettò un «Appello ai Cattolici Messinesi per le prossime feste di Sant Antonio di Padova nel Tempio dell Immacolata in Messina». Con il suo abituale stile oratorio, partendo da un affresco dell antico Santuario della stanza abitata un tempo da Sant Antonio nel convento di Messina, egli traccia una catechesi sul Santo, puntando anche sul sentimento e l orgoglio dei Messinesi di averlo avuto ospite per circa sei mesi, e sulla custodia della sua abitazione. E continuava: «In questi luttuosi tempi in cui la fede stessa è in pericolo per gli invadenti errori in cui la miscredenza si moltiplica, e i torrenti della tribolazione minacciano di travolgere le infelici creature, in questo tempo in cui i castighi divini rumoreggiano sull orizzonte della sgomentata umanità, abbiamo tutti gran bisogno della protezione di Dio, della Santissima Vergine e dei suoi Santi. Ed ecco che ci si offre occasione di attirare i favori della divina clemenza onorando il Gran Santo Padovano nelle prossime feste a Lui dedicate per il 13 giugno, anniversario di sua preziosa morte, e fino al 15 dello stesso mese, domenica». Terminava quindi così: «Sant Antonio di Padova è nostro! Mostriamoci degni suoi devoti! Onoriamolo, imploriamo il suo aiuto. Se abbiamo bisogno di grazie, o anche di miracoli, Egli è lì pronto e potente per accontentarci». Così quell anno i Frati diedero inizio, con questo impulso di fede tracciato dal Padre Annibale, alla iniziativa della processione cittadina. Il primo anno ci fu un discreto concorso di popolo, che andò scemando anno per anno, fino al punto di pensare di sopprimerla. In verità il popolo quella processione non la sentiva, non l aveva fatta sua. Le cose cambiarono radicalmente, ma su un altro fronte della Città, quando, a partire dal 13 giugno 1907, la processione fu organizzata e condotta dal Padre Annibale. La gente accorse davvero a dismisura dalla Città e da diversi paesi della Sicilia e della Calabria. Questo spettacolo continua ancora oggi con un concorso sorprendente di Miracoloso artistico simulacro di Sant Antonio di Padova (Veneratissimo nella Chiesa di S. Francesco d Assisi all Immacolata dei Frati Minori Conventuali in Messina) 13

14 Mattonella intrisa del sangue di Sant Antonio di Padova (Chiesa di S. Francesco d Assisi all Immacolata in Messina). 14 devoti di tutte le età e le condizioni sociali, calzati e scalzi, rivestiti del saio antoniano. Dopo la processione del Corpus Domini e quella della Madonna della Lettera, protettrice di Messina, la processione di Sant Antonio al quartiere Avignone, è da allora, la più sentita dal popolo di Dio. 6.La mattonella di Sant Antonio nel convento dei Francescani dell Immacolata Nella cappella dedicata a Sant Antonio nella Basilica di San Francesco all Immacolata di Messina, si conserva una importante reliquia: una mattonella impregnata di sangue. Una pia tradizione vuole che, durante l assenza del Superiore del convento di Messina, Sant Antonio che lo suppliva, fece scavare un pozzo per dare acqua alla casa che ne difettava. Il Superiore non approvò l operato del Santo e gl impose per penitenza una disciplina a refettorio. Sant Antonio si batté con tanta forza che dalle sue spalle sprizzò il sangue, fino a bagnare il pavimento. Questa pietra fu custodita nei secoli come sacra reliquia. Fino alla soppressione degli Ordini Religiosi del 1866, fu sempre in possesso dei Frati Minori Conventuali che la esponevano alla pubblica venerazione. Dopo la soppressione, questa pietra passò nelle mani di un pio borghese, un commerciante di nome Arena. Padre Annibale Maria Di Francia lo seppe e temendo che con il tempo sarebbe andata smarrita, la recuperò dal suddetto commerciante, consegnandola ai Frati Conventuali perché fosse riposta nell antica dimora. Col terremoto del 28 dicembre 1908 la chiesa ed il convento furono abbattuti. Il 15 febbraio 1909, festa allora della Sacra Lingua di Sant Antonio, Padre Annibale, visitando tra le macerie l antica stanza di Sant Antonio, si diede alla ricerca della preziosa reliquia fra le travi ed i calcinacci. Venne fuori intatta. Alcune guardie si avvidero di quel lavorìo e di quel rinvenimento e temendo che si

15 trattasse di un furto, fermarono il Di Francia. Non persuadendosi del valore materiale nullo di quel semplice blocco di lava, imposero che la presentasse alla Commissione artistica. Questa ne rise e la riconsegnò. Così la lapide fu rimessa in venerazione nella Cappella dell Istituto «Spirito Santo» delle Suore Figlie del Divino Zelo e vi rimase per parecchio tempo, fino al ritorno in Messina dei Conventuali, ai quali fu riconsegnata intatta. 7.La statua di Sant Antonio del 1907 il Tempio della Rogazione Evangelica e Santuario Sant Antonio L immagine di Sant Antonio posta nel quartiere Avignone, dove i ragazzi levavano le loro preghiere dopo il terremoto del 1908, divenne l ideale bandiera che apriva la carovana dei piccoli orfanelli ed orfanelle che lasciando Messina si diressero in Puglia prima nella città di Francavilla Fontana e poi nella vicina Oria, dove ancora quest immagine si conserva. Allargandosi la devozione al Santo, potenziata dal «Pane di Sant Antonio», si rese necessaria una statua artistica da esporre al culto nella chiesa dello Spirito Santo, annessa all Orfanotrofio femminile delle Figlie del Divino Zelo. Non potendola acquistare da solo, Padre Annibale fece ricorso alla generosità dei benefattori con una lettera circolare del 13 giugno 1906, aprendo una pubblica sottoscrizione per le contribuzioni. Nel frattempo egli stesso scrisse ad una signorina di Padova, certa Andreina Battizzocco, ex-allieva delle sue Suore e grande affezionata dell Opera, richiedendo l indirizzo di due o tre artigiani tra i migliori di Padova, di statue in legno, per commissionare direttamente l opera. In pochi mesi cominciarono a fioccare le offerte, e tra queste, la più grande e più gradita. Una pia e nobile Signora romana, Caterina Menghi Spada, andò oltre l invito del Padre Annibale e, a sue spese, mandò da Roma un artistica statua del Santo, commissionata alla ditta Foli. La statua giunse a Messina a metà maggio del Oleografia di Sant Antonio venerata al Quartiere Avignone prima del terremoto del

16 Immagine di Sant Antonio venerata nel suo Santuario di Messina (la prima statua del 1907). 1907, ma non poté essere svincolata se non parecchi giorni dopo. Era veramente bella, a grandezza naturale ed enormemente espressiva. Fu adagiata sopra una barella della chiesa di San Giuseppe, perché doveva essere solennemente introdotta nel Tempio dello Spirito Santo, come era costume del Padre Annibale. Per degli inconvenienti di ordine logistico, dovuti alla Questura di Messina, la funzione si svolse la mattina del 13 giugno 1907, con grande concorso di popolo, di clero, i bambini dei due Orfanotrofi e molti devoti. La processione passò sotto il balcone del Palazzo Arcivescovile, da dove l Arcivescovo Mons. Letterio D Arrigo impartì la benedizione alla statua e alla gente. Molti pregavano e imploravano grazie. Quando la processione giunse allo Spirito Santo, dopo un po di tempo vi fu la celebrazione eucaristica presieduta dal Padre Annibale. Questo artistico simulacro divenne meta delle attenzioni dei benefattori e devoti antoniani, anche grazie ad alcuni miracoli che cominciarono ad accadere, come guarigioni anche istantanee. Dopo il terremoto del 28 dicembre 1908, la statua ritrovata integra tra le macerie della chiesa distrutta dello Spirito Santo, passò nell Oratorio semipubblico riservato alla comunità. Al quartiere Avignone, crescendo il culto al Santo, si richiedeva che la primissima oleografia fosse sostituita da una vera e propria statua. Nuovamente il Padre Annibale aprì una sottoscrizione tra i devoti. E qui avvenne l inaspettato: la stessa Signora romana, Caterina Menghi Spada, che aveva offerto la prima statua, ne commissionò un altra e la fece spedire dalla stessa ditta Foli di Roma, a Messina. Quivi giunse il pomeriggio del 12 settembre 1910 e fu inaugurata la domenica seguente, 18 settembre, con benedizione e 16

17 Messa del Rogazionista Padre Francesco Vitale. Fu collocata nella chiesa-baracca, che Padre Annibale aveva avuta, con i buoni uffici di don Orione, dal Papa Pio X, dopo il terremoto del 1908 ed era stata inaugurata il 1 luglio Il simulacro si staccava alto, fuori dalla balaustra, quasi a portata di mano dei fedeli devoti, in un artistica nicchia di cristallo, con varie lampade pendenti e grosse torce su candelieri. La Chiesa baracca dedicata al Santo Taumaturgo divenne insufficiente a raccogliere i continui pellegrinaggi di devoti antoniani che si affollavano al suo altare. Si aspettava perciò la prima occasione di farne una più bella e più grande in muratura. Dopo circa nove anni di vita feconda, la chiesa scomparve tra le fiamme di un indomabile incendio nella notte sulla Domenica in Albis dal 26 al 27 aprile Nulla fu risparmiato; e lo stesso Gesù Sacramentato non fu possibile mettere in salvo. Traspare splendida la grande fede di Padre Annibale, che lo fa rassegnato alla divina volontà. «Quella notte stessa dell incendio, scrive il Canonico Francesco Vitale, primo Successore nel governo delle Opere del Canonico Di Francia e suo grande biografo, balzati ai primi allarmi dal letto, incontrammo il Padre avvolto nel mantello, il quale ci fece subito il gesto del silenzio, prevenendo ogni nostro risentimento, e zitti, esclamò, non domandiamo, non scrutiamo il perché, adoriamo i disegni di Dio e confidiamo in Lui.» Alla mancanza della chiesa si pose subito rimedio con una rapidità sorprendente. Il lungo corridoio scoperto, che fino La chiesa-baracca in legno, donata da S. Pio X nel

18 18 Festa di Sant Antonio di Padova con la seconda statua del Santo, donata ancora dalla benefattrice romana, Signora Caterina Menghi Spada (Messina - interno della chiesa-baracca del Quartiere Avignone). allora serviva di accesso alla chiesa-baracca, fu chiuso da una parte e coperto da una tettoia e trasformato in chiesa. Quello spazio di metri 36 x 3, sebbene non corrispondesse ad alcun canone architettonico, formava in pratica una superficie sufficiente, anzi leggermente superiore a quella della chiesabaracca. 8. Il Santuario di Sant Antonio a Messina Era ormai necessario costruire una chiesa in muratura. Il P. Vitale, seguendo l indirizzo del Padre, si mise al lavoro, consultando tecnici e uffici competenti. Bisognava reperire il suolo adatto, più ampio di quello occupato dalla chiesa-baracca. Bisognava acquistare perciò nuovi appezzamenti contigui, unificare l isolato, secondo il piano regolatore, comprandoli dai proprietari. Erano una trentina ed alcuni di essi erano emigrati all estero. Bisognava approntare disegni e progetti da fare approvare dal Genio Civile. Fu un lavoro improbo, che il P. Vitale dovette affrontare, sfruttando le sue conoscenze personali e il nome del P. Fondatore; e il lavoro si svolse con prodigiosa rapidità. In un paio di anni fu approvato il progetto, contrattato il lavoro, appaltato il cantiere. E il 3 aprile 1921, Domenica in Albis, Mons. Letterio D Arrigo poté procedere alla Benedizione delle fondamenta e al collocamento della prima pietra del sacro Tempio, in una meravigliosa festa di sole e di bandiere, con l assistenza del Padre Annibale, del P. Vitale, del P. Palma e di molti amici e benefattori nostri. Il Padre prese la parola per ringraziare tutti i benefattori e richiamare l alto significato della Chiesa che sorge tra le rovine del suolo di Messina. L Arcivescovo con la sua benedizione pastorale poneva fine alla solenne manifestazione. I progettisti del costruendo Santuario sono gli Ingegneri Letterio Savoja e Gaetano Bonanno, l appaltatore dei la-

19 vori e costruttore del sacro edificio fu la Ditta Lorenzo Interdonato. I lavori di scultura furono affidati a Turillo Sindoni; quelli di pittura al Prof. Rosario Spagnoli, coadiuvato dalla moglie. Decoratore del Santuario fu il Prof. Giuseppe D Arrigo della Società Operaia di Catania, dotato di grande fantasia e di perizia rara e versatile. Essa fu profusa non solo nel magnifico soffitto a cassettoni dorati, ma altresì in tutta la decorazione ricca e di potente effetto in ogni particolare. Da diversi anni ormai il sacro Tempio era in costruzione, ingombro di impalcature e vi si potevano celebrare le Messe e le funzioni, cui talvolta molta gente aspirava di partecipare. Finalmente il giorno di Pasqua, il 4 aprile 1926, fu possibile scorgere la nuova chiesa sgombra da tutto il materiale che l opprimeva: alle ore 6 del mattino il P. Vitale, delegato dall Arcivescovo Pajno, benedisse la chiesa, aspergendola con acqua benedetta nell esterno e nell interno, e si passò alla celebrazione della S. Messa. In verità in quel tempo le forze del Di Francia erano ormai cadenti: egli vi celebrò solo due volte e due volte vi predicò; ma la gioia del suo animo fu immensa, al pensiero specialmente che il divino rogate splendeva al sole in caratteri di oro sulla maestosa facciata, per ricordare a tutti i fedeli l obbligo di obbedire perennemente al comando del S. Cuore. Il 4 aprile 1926 si inaugurava la bellissima chiesa sotto il titolo Tempio della Rogazione Evangelica del Cuore di Gesù e Santuario di Sant Antonio. Tempio della Rogazione: infatti è la prima chiesa nel mondo dedicata alla preghiera per le vocazioni secondo il comando di Gesù Pregate dunque il Padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe (Mt 9,37-38; Lc 10,2). Santuario di Sant Antonio per la particolare devozione che Sant Annibale ebbe verso il Santo di Padova fin dal 1887 con la istituzione del Pane di Sant Antonio. L antica e prima statua, una volta ultimato il Tempio della Rogazione Evangelica e Santuario di Sant Antonio a Messina, vi fu portata trionfalmente e Benedizione del nuovo Santuario. 19

20 Facciata della Basilica-Santuario. collocata nella nicchia della navata destra, sull altare dedicato al Santo. Qui è esposta al culto fino ai nostri giorni. Il Santuario fu consacrato il 19 Agosto 1937 da Monsignor Pio Giardina, Vescovo Ausiliare di Messina. Il Santo Padre, Giovanni Paolo II, l 11 giugno 1988 ha visitato il Tempio della Rogazione Evangelica, durante la sua visita a Messina per la Canonizzazione della Beata Eustochia. E il papa Benedetto XVI il 4 aprile 2006 la dichiarava Basilica Minore. La facciata presenta lateralmente in basso due nicchie con le statue in bronzo degli Evangelisti San Matteo e San Luca e in alto al centro la scritta a caratteri cubitali: rogate ergo dominum messis, ut mittat operarios in messem suam Il Santuario di Sant Antonio in Messina è il luogo teologico, nel quale si coniugano mirabilmente carisma rogazionista e dimensione antoniana. Qui, la dimensione antoniana del carisma rogazionista è inequivocabilmente visibile. Ne fanno fede: La presenza dei bambini orfani tradi giugno Giovanni Paolo II in raccoglimento davanti alla tomba di P. Annibale M. Di Francia.

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