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2 LA CAPITANATA Rivista quadrimestrale della Biblioteca Provinciale di Foggia Direttore: Franco Mercurio Segretaria di redazione: Rossella Palmieri Redazione e amministrazione: La Capitanata, viale Michelangelo, 1, Foggia tel ; fax ; La Capitanata è distribuita direttamente dalla Biblioteca Provinciale di Foggia. Per informazioni e per iscriversi alla lista delle persone e degli enti interessati rivolgersi a La Capitanata, viale Michelangelo Foggia, tel ; fax ; LA MAGNA CAPITANA BIBLIOTECA PROVINCIALE DI FOGGIA è un servizio della Provincia di Foggia Presidente: Antonio Pellegrino Assessore alla Pubblica Istruzione: Anna Maria Carrabba Direttore: Franco Mercurio, Authority amministrativa: Adolfo Rosiello, Authority catalografica: Gabriella Berardi, Authority editoriale: Rossella Palmieri, Authority logistica: Gino Vallario, Authority informatica: Antonio Perrelli, Dock: Centri di documentazione: Enrica Fatigato, Emeroteca: Franco Corbo, Fondi antichi e speciali: Antonio Ventura, Mediateca: Elena Infantini, Sala Adulti: Renato Santamaria, Sala Consultazione: Maria Altobella, Sala Ragazzi: Milena Tancredi, Erba curvata dal vento ( grano, canneti della costa o delle zone paludose ) e il terso cielo stellato sono elementi simbolicamente connotativi del nostro territorio. La dicitura A.D. 2000, insieme alla scritta ex-libris mutuata da Michele Vocino, rappresentano la volontà di tenere sempre presente il collegamento tra passato, presente e futuro senza soluzione di continuità. Questo ex-libris che d ora in poi caratterizzerà i documenti posseduti dalla Biblioteca Provinciale, è stato per noi elaborato da Red Hot - laboratorio di idee e comunicazione d impresa e da loro gentilmente donato. Red Hot : Gianluca Fiano, Saverio Mazzone, Andrea Pacilli e Lorenzo Trigiani. Manfredonia, a.d

3 LA CAPITANATA RASSEGNA DI VITA E DI STUDI DELLA PROVINCIA DI FOGGIA 12 Sviluppo GIUGNO 2002

4 Questo numero di La Capitanata è pubblicato nell ambito del progetto Stigliola (deliberazione n del ) 2002 BPFG Biblioteca Provinciale di Foggia 4

5 Indice p. 11 Presentazione di Franco Mercurio Sviluppo 13 Lo sviluppo del Meridione: un occasione per l Italia di Lucio Stanca 19 Se è il federalismo a dare risposte di Paolo Agostinacchio 21 Il sogno dello sviluppo di Antonio Pellegrino 23 L impresa d amore della lingua materna nel conflitto con il capitale di Lucia Bertell 33 La contrattazione negoziata per la valorizzazione del territorio Il rilancio del turismo con il contratto di programma di Matteo Biancofiore 35 L Assindustria per lo sviluppo della Capitanata di Nicola Biscotti 37 Il turismo come volano dello sviluppo della Capitanata di Antonio Calvio 39 Piani concertati di intervento: analisi e modelli possibili di Giulio Colecchia 43 Turismo e Parco Nazionale del Gargano di Matteo Fusilli 5

6 47 Fiera di Foggia: una terza fase per lo sviluppo della Capitanata di Pietro Gentile 49 Gli strumenti strategici dello sviluppo di Giuseppe Marcucci 51 Sviluppo sostenibile, scommessa da vincere di Ciro Mundi 63 Un identità di relazione per la Capitanata di Antonio Pepe 67 Lo sviluppo quasi una chimera di Gianfranco Piemontese 71 Occupazioni possibili, occupazioni impossibili di Sante Ruggiero 73 Sviluppo? Sì, ma a pre-condizione che di Enrico Santaniello Frontiere della Capitanata 75 Primo forum internazionale dei governi locali 75 Presentazione di Franco Mercurio 76 Le ragioni del primo forum dei governi locali di Antonio Pellegrino 78 Le politiche del Comune di Peterborough a favore dello sviluppo locale di Alex Mackay 83 Le politiche del Governatorato di Siliana a favore dello sviluppo locale di Naceur Talbi 86 Le politiche del Distretto di Klodzko a favore dello sviluppo locale di Dairusz Mikosa 6

7 88 Le politiche della Provincia di Foggia a favore dello sviluppo locale di Matteo Valentino 91 Giovani, globalizzazione e transnazionalità di Dairusz Mikosa 93 I servizi a favore dei ragazzi di Brenda Town 96 Le aspettative dei giovani di Siliana di Habib Rezgui 98 Le aspettative e i bisogni dei giovani di Klodzko di Zbigniew Bartnik 102 Le aspettative e i bisogni dei giovani di Foggia di Pierino Amicarelli 105 Welfare di Raymond Pobgee 106 Le politiche a favore del welfare di Chris Town 109 Le politiche del welfare di Barbara Janowicz 110 Le politiche attuate dalla Provincia di Foggia a favore del welfare di Giuseppe D Urso 118 Cultura di Khalifa Djebeniani 120 Le politiche culturali di Siliana di Mohammed Hedi Jouini 122 Le politiche culturali a Peterborough di Marco Cereste 124 Le attività culturali a Klodzko di Barbara Drozynska 7

8 127 Le politiche culturali a Foggia di Valeria De Trino Presente come cultura 129 Angelo Ciavarella: bibliofilo e saggista di Tommaso Nardella 133 La figura e l attività editoriale di Mario Simone di Michele Ferri Passato come cultura 139 Capitanata triste di Antonio Lo Re Saggi 185 Matteo Imbriani alla Camera per la difesa dei diritti civili e delle libertà statutarie di Raffaele Colapietra 229 Calabria come approdo dell anima nella narrativa di Corrado Alvaro di Giuseppe De Matteis 239 Di Vittorio e l interventismo: un inedito di Angelo Rossi 249 Continuità e mutamenti nel paesaggio agrario della diocesi di Troia. Dalle chartae del Codice Diplomatico Pugliese ( ) di Francesco Violante 261 Area pubblic library: fisionomia bibliografica di Maria Altobella 271 La comunicazione in biblioteca di Enrichetta Fatigato 309 Il ritratto inciso in alcune settecentine della Biblioteca Provinciale di Foggia La Magna Capitana di Marianna Iafelice 8

9 Recensioni 327 Perché la Puglia non è la California di Rossella Palmieri 329 Gli autori 9

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11 Presentazione Trent anni fa. Alla fine degli anni Settanta le classi dirigenti di Capitanata producevano l ultimo grande sforzo di programmazione economica. Era il Progetto Capitanata. Veniva concepito dopo lo sforzo degli anni Cinquanta di modernizzare le relazioni economiche nelle campagne attraverso il ricorso all uso agricolo dell acqua e dopo la sperimentazione industrialista degli anni Sessanta. Il Progetto Capitanata nasceva come risposta alla crisi delle politiche industriali nel Mezzogiorno e per la prima volta, consapevolmente, puntava sulle vocazioni territoriali locali. Era un modo elegante per dire che lo sviluppo della Capitanata poteva avere una stabilità durevole solo se si era in grado di alimentare una dinamica imprenditoria locale. Sappiamo tutti come è andata a finire. È rimasto un tentativo sfortunato che si era infranto contro la Regione. In effetti la Capitanata era troppo abituata a parlare con Roma. Non aveva compreso che gran parte della programmazione e degli investimenti passavano ormai attraverso il nuovo istituto regionale che negli anni Settanta muoveva i suoi primi passi. Il Progetto Capitanata non aveva colto questa novità istituzionale. Non era, però, solo una questione di natura istituzionale. Gli anni Ottanta non si sono caratterizzati soltanto per essere sul piano economico il decennio debole, come ebbe a notare già in quegli anni Geppe Inserra. L approccio regionale ai problemi territoriali ed economici era impregnato ancora di una cultura amministrativa che doveva mettere insieme le logiche burocratiche degli uffici ministeriali periferici e la visione microterritoriale degli amministratori regionali che, in gran parte, recavano con sé l unica esperienza gestionale che conoscevano bene: quella dei comuni e delle province. La crisi dei punti di riferimento cardinali delle politiche di sviluppo locali (Casmez, legislazione speciale, ecc.) si incrociava con le inesperienze del nuovo istituto regionale, mentre la Provincia subiva una progressiva perdita di appeal sul piano della credibilità di coordinamento fra i comuni e di programmazione sovraccomunale. Questi (ma non solo questi) elementi svuotarono di fatto il Progetto Capitanata che è finito per consunzione senza essere riuscito a produrre concretamente nulla. Aveva però fatto comprendere che il rilancio della Capitanata aveva le sue opportunità nella capacità autopropulsiva di fare sistema. Toccava alla politica, amministrazione, imprenditoria, sindacati e società di mettersi insieme. Gli anni Novanta hanno segnato proprio questa svolta. Il significato dei pat- 11

12 ti territoriali sta proprio in quella che è stata definita la concertazione. Per la Capitanata significava rimettere in moto processi produttivi nel tentativo (riuscito?) di agganciare le altre province adriatiche che stavano correndo più velocemente. Come in tutte le fasi di transizioni diventa difficile trovare un idea di programmazione in grado di rappresentare la sedimentazione vera dei processi in atto. Ma dagli interventi autorevoli, che qui pubblichiamo, cominciano ad evidenziarsi alcuni punti di forza inediti che guardano con insistenza allo sviluppo sostenibile ed ecocompatibile. Si tratta di una prospettiva di sviluppo che, se ben governata, è in grado di operare armonicamente sullo sviluppo dei tradizionali settori produttivi. Turismo, beni culturali e ambientali sembrano essere la nuova frontiera della Capitanata. Ma non si tratta di pensare ad un terziario tradizionale, semmai anche avanzato. Dagli interventi si intravede a tratti un idea di integrazione fra agricoltura, industria e terziario in una quadro di sostenibilità e di innovazione infrastrutturale (materiale e immateriale) in grado di modernizzare le relazioni economiche. Non si propone più, dunque, uno sviluppo che si abbarbica all assistenzialismo: anche se vi è ancora la tentazione di appoggiarsi quasi esclusivamente sull intervento pubblico, in assenza di un mercato locale in grado di sostenere dinamiche di sviluppo. Quel che colpisce negli interventi è l assenza di riferimenti a quella odiosissima tassa aggiuntiva che imprese e società devono pagare: la criminalità organizzata e la microcriminalità. Pensare ad uno sviluppo, a qualsiasi forma di sviluppo, senza una cultura delle regole e della legalità significa che la Capitanata rischia di adottare un pensare corto. Ritorna ancora una volta e prepotentemente la necessità di trovare un luogo in cui la concertazione non sia solo un momento economico separato di intesa fra parti sociali e pubblica amministrazione. La concertazione da questo punto di vista deve essere in grado di fare un salto di qualità, lasciando le questioni gestionali ai gestori per assumere un idea coordinata e globale di governo del territorio, anche nelle dinamiche educative, sociali e culturali. I presidi della legalità sono presidi di democrazia e di libertà (di tutte le libertà, anche quelle economiche). Ed i presidi della legalità passano attraverso le scuole, i servizi sociali, le biblioteche, i musei per restituire credibilità ed autorevolezza alla res publica. Il pensare corto è appunto pensare ad uno sviluppo economico senza cultura/e. Eppure, anche se in forma inespressa, questa esigenza di legare sviluppo economico e cultura è presente in molti interventi. La Capitanata in uno dei prossimi numeri indagherà più approfonditamente sulle inedite potenzialità di questo legame necessario. Oggi ci basta mettere in contatto fra di loro i nostri decisori. Franco Mercurio 12

13 Lucio Stanca Lo sviluppo del Meridione: un occasione per l Italia di Lucio Stanca Nel corso degli anni, lo scenario economico italiano ci ha portato a considerare il Mezzogiorno come un problema da risolvere. In questa concezione esiste sì una verità quella fornita dai dati che registrano un oggettivo ritardo nello sviluppo infrastrutturale, nell avanzamento dei processi di modernizzazione, nella crescita e nello sfruttamento dell economia di rete ma anche un luogo comune: l immobilismo del Sud, la presunta indifferenza nei confronti del cambiamento che ci porta a sottovalutare le reali potenzialità del Meridione, specialmente sul fronte del capitale umano. I dati oggettivi ci confermano queste potenzialità: nella seconda metà degli anni 90 l economia meridionale è cresciuta mediamente dell 1,9 per cento annuo a fronte del 0,6 per cento della prima metà, con una ripresa trainata dalla domanda di investimenti ed una crescita occupazionale. E allora sarà opportuno modificare l ottica di approccio, guardando alla situazione del Mezzogiorno (peraltro non omogenea) non solo e non sempre come un problema, ma piuttosto come una grande opportunità, in cui l eventuale divario sociale, economico, tecnologico, nei confronti di altre regioni del Centro e del Nord, può costituire un occasione fondamentale di crescita per l intero Paese. Partendo e facendo leva proprio su alcuni elementi che caratterizzano il Meridione: dal costo contenuto del lavoro, ad un certo entusiasmo dell imprenditoria medio-piccola (che negli ultimi cinque anni ha fatto segnare un tasso di sviluppo superiore alla media nazionale), alla moltiplicazione di quelle aree che sono diventate esempi di eccellenza nel campo delle nuove forme di economia. E proprio le possibilità che nascono da nuovi sistemi, da nuove applicazioni, possono risultare cruciali in un processo di rilancio. Dove il centro di questa attività deve essere costituito dall innovazione, uno dei principali fattori della crescita economica. A livello microeconomico, l innovazione permette alle imprese di soddisfare una domanda sempre più sofisticata e di competere con i concorrenti nazionali e internazionali. Sotto il profilo macroeconomico, aiuta ad accrescere l efficienza dei fattori di sviluppo del Paese. Il contributo dell innovazione all incremento della produttività, quindi, si identifica in una più elevata efficienza nell utilizzo di capitale e lavoro ed è determinata da progressi tecnologici e non: migliori pratiche manageriali, cambiamenti organizzativi, miglioramento nella produzione 13

14 Lo sviluppo del Meridione: un occasione per l Italia e distribuzione di beni e servizi. Allo stesso tempo, permette di creare nuovi prodotti che contribuiscono a rendere maggiormente competitive le imprese che operano sui mercati globali. Attualmente non si configura un arretratezza tecnologica del Mezzogiorno nell utilizzazione delle tecnologie Ict (Information and communication technologies). Parlerei di un ritardo, ma non di una frattura digitale rispetto al Centro Nord del Paese. Nell ultimo biennio, infatti, il ritardo delle famiglie del Mezzogiorno nella dotazione di tecnologie digitali rispetto a quelle del Centro Nord si è ridotto a circa un anno 1. Si sono realizzate iniziative per l acquisto di Personal Computer e per l alfabetizzazione informatica. E hanno inciso fattori propulsivi come la consistenza al Sud di più famiglie con figli a scuola (ciclo di vita della famiglia con elevata propensione all acquisto delle nuove tecnologie) e la sostanziale convergenza dei livelli di scolarità nel Mezzogiorno e nel Centro-Nord. I fattori che ancora appaiono costituire un limite nell acquisto delle nuove piattaforme digitali sono invece addebitabili alla differenza di reddito rispetto al Settentrione (ma il costo delle nuove piattaforme non è molto elevato) e al fatto che nel Mezzogiorno sono meno presenti rispetto al Centro Nord le famiglie in cui entrambi i genitori lavorano (altro driver per l acquisto). Se il mercato consumer del Mezzogiorno appare in leggero ritardo, viceversa la situazione attuale delle aziende e delle istituzioni appare più arretrata 2. Ma anche in questo ambito vi sono numerose potenzialità del Mezzogiorno: si pensi dal lato della domanda di tecnologie alla presenza di numerosi distretti industriali 3 e dal lato dell offerta alla crescita della localizzazione di insediamenti di importanti imprese del settore Ict e di nove Parchi Scientifici e Tecnologici dei 26 presenti Italia. Entrare a far parte integrante della Società dell Informazione può richiedere quindi tempi molto rapidi. Vorrei citare il caso dell Estonia, una Nazione nata da pochi anni in un area non considerate all avanguardia per le tecnologie Ict. Secondo i più recenti studi 4 è oggi allineata in termini di potenzialità innovative a paesi come Italia, Francia, Giappone e Spagna. È una conferma che quella dell Informazione è una società aperta con limitate barriere all entrata. Ma soprattutto evidenzia la velocità con cui si può attraversare questa frontiera di nuove opportunità. Le nuove tecnologie, dunque, stanno silenziosamente tracciando nuovi confini della competitività fra Paesi, fra aree economiche o regionali. Il Mezzogiorno, o meglio le aree del Mezzogiorno che sapranno meglio interpretare questa opportunità, potranno divenire in tempi brevi protagoniste dell innovazione, essere un laboratorio, un punto di riferimento, fattore di crescita competitiva. L innovazione di cui parlo dovrà coinvolgere tutti gli attori del tessuto so- 1 Fonte: Federcomin, Famiglia e Multimedialità nel Mezzogiorno, Fonte: SMAU Ricerche, Tecnologie ICT e Mezzogiorno: ruolo e opportunità di sviluppo, maggio L indagine CERIS-CNR ne quantifica da un minimo di 11 (Legge 317 del 5/10/1991) a un massimo di Fonte: Harvard University, The Global Information Technology Report : Readiness for the Networked World,

15 Lucio Stanca ciale, a partire dalla Pubblica Amministrazione. Una Pubblica Amministrazione orientata all utente, cittadino ed impresa, fornitrice di moderni servizi, creatrice di valore pubblico, con cui sia facile operare. Uno Stato efficiente e trasparente nei suoi compiti e nel suo grande patrimonio informativo, che rappresenti un reale fattore di competitività. Naturalmente, questo processo prevede la riorganizzazione dei processi di back office, la parte meno visibile ma fondamentale, che riguarda la strutturazione stessa degli uffici. Se la trattazione delle pratiche avviene in maniera totalmente manuale, cartacea, sembra difficile immaginare la possibilità di fornire on line i servizi al cittadino utente. Un primo passo, questo, per rendere possibile la concreta applicazione dell e-government, il sistema digitalizzato di governance per la fornitura di servizi on line, segnando un passaggio fondamentale nell evoluzione del rapporto cittadino/pubblica Amministrazione, dove i cittadini e le imprese sono clienti da gestire con la massima attenzione. Il concetto di cliente non significa che le Amministrazioni operano in un ottica di profitto, ma più semplicemente che il loro obiettivo diventa quello di erogare servizi rispondendo alle esigenze dei destinatari e dove la soddisfazione di chi usufruisce del servizio è strumento fondamentale di verifica della sua qualità. E proprio l uso delle tecnologie Ict, come fattore di crescita sociale ed economica, sembra essere la via prioritaria verso il recupero delle aree maggiormente disagiate. Infatti, per la prima volta rispetto alle fasi di programmazione precedenti, i Fondi Strutturali affrontano - per il settennio la questione dello sviluppo della Società dell Informazione quale strategia innovativa ed essenziale per la il recupero delle aree in ritardo dell Europa. In piena sintonia con le priorità d intervento stabilite dalla Commissione Europea e coerentemente con l iniziativa e-europe, nell ambito dei vari Programmi operativi, il Governo ha sviluppato le tre linee d intervento indicate nel Quadro Comunitario di Sostegno (predisposto, in Italia, con un ampia partecipazione degli attori locali e integrandosi con programmi regionali, in modo da rispondere alle caratteristiche delle strutture socio economiche delle Regioni stesse, evitando così la frammentazione) strategiche per lo sviluppo della Società dell Informazione nel Mezzogiorno d Italia: la sensibilizzazione di imprese, cittadini, associazioni e operatori pubblici alle possibilità offerte dalle tecnologie informatiche, con particolare attenzione alla diffusione rapida all interno della società delle capacità di uso del computer e dei nuovi strumenti telematici; l ammodernamento della Pubblica Amministrazione, con riferimento particolare a quella regionale e locale, con un enfasi sui servizi resi ai cittadini e alle imprese; l utilizzo dell Information technology da parte delle Pmi, privilegiando i servizi ad alto valore aggiunto per l industria. E proprio per la realizzazione di questi programmi, il Governo, sta dando forte impulso allo sviluppo della larga banda, l ambiente tecnologico che consente l utilizzo delle tecnologie digitali ai massimi livelli di interattività, che la stessa Unione Europea considera condizione essenziale per lo sviluppo economico e sociale. La Task force interministeriale che è stata istituita ha risposto a queste esigenze: creare una diffusione armonica della larga banda nel Paese evitando la nascita o l amplificazione di fratture che rischierebbero di diventare difficilmente sanabili. Per questo 15

16 Lo sviluppo del Meridione: un occasione per l Italia il gruppo di lavoro, che si è avvalso della collaborazione di tutti i Ministeri interessati, degli Enti locali e degli operatori di mercato, ha diviso l Italia in tre zone, in base al grado di potenziale di diffusione e sviluppo dei servizi a larga banda, su cui compiere interventi mirati e diversificati. È allo studio la possibilità di concedere incentivi per favorire gli investimenti nella nuova tecnologia attraverso la leva fiscale o il project financing. Il Governo, conclusasi l esperienza della Task force, ha poi creato un Comitato Esecutivo che è responsabile della definizione e dell attuazione del piano sulla larga banda in Italia. Lo sviluppo di questa tecnologia a livello di importanza e necessità, è paragonabile alla costruzione delle autostrade negli anni 50, con la differenza che i costi non saranno integralmente a carico dello Stato. Uno sviluppo tecnologico, dunque, e un aumento di competitività che deve essere accompagnato, necessariamente, per il Meridione come per il resto del nostro Paese, dalla valorizzazione del capitale umano, del fermento intellettuale che da sempre è un patrimonio del Sud Italia. In quest ottica la conoscenza assume un ruolo nuovo: più che in passato è un valore non solo culturale, ma economico. Perché il vantaggio competitivo di una Nazione si riconosce oggi dalle competenze e dai comportamenti delle sue risorse umane. Il livello delle competenze è indispensabile per implementare la strategia di un Paese. E la conoscenza è una risorsa. Si è prima affiancata ai tradizionali fattori produttivi lavoro, capitale e terra - per diventare oggi il fattore essenziale di crescita e competitività. Per affrontare le sfide che il nuovo mercato del lavoro comporta, la formazione permanente può essere una delle risposte più efficaci ed un investimento di risorse molto più produttivo che in passato perché può contribuire, da un lato ad eliminare gli effetti più negativi delle trasformazioni strutturali in corso nei mercati in questi anni, dall altro lato offrire nuove prospettive di crescita individuale. La formazione permanente quindi permetterebbe di ridurre lo skill gap tra l organizzazione del lavoro che cambia e le professionalità disponibili tra gli occupati del settore. Più in generale è chiaro che negli ultimi dieci anni le imprese sono state caratterizzate da processi di ridisegno delle mansioni e di profondi processi di riorganizzazione del lavoro con cambiamenti soprattutto nella gestione delle responsabilità in azienda verso modelli di impresa a rete e in generale meno gerarchici e più olistici. Tutto questo non solo ha aumentato i livelli di professionalità richiesti per molti lavori ma soprattutto, imponendo una velocità di cambiamento fino a poco tempo fa sconosciuta, ha richiesto una nuova flessibilità, adattabilità, che solo un attività di formazione permanente, di trasferimento delle esperienze e delle conoscenze da un attività all altra (il knowledge management) può garantire. In questo scenario, un ruolo particolare potrà svolgere l e-learning che ha un enorme potenziale per le sue caratteristiche di estrema flessibilità, di capacità di formare un maggior numero di persone a parità di tempo, di personalizzare i processi formativi, di permettere di imparare operando nell ambiente lavorativo, di ridurre il tempo necessario per acquisire le competenze, di permettere agli individui il controllo dell apprendimento e di certificare l efficacia della formazione. Questo a partire dai primi cicli scolastici. Nelle università, poi, è necessario riporta- 16

17 Lucio Stanca re gli studenti al centro del mondo accademico con iniziative di orientamento allo studio destinando ulteriori risorse per garantire il diritto allo studio stesso. Va inoltre diffusa la cultura digitale preparando gli studenti su temi oggi pressoché sconosciuti negli atenei, come la firma digitale, l e-procurement, il protocollo elettronico, solo per fare degli esempi. Nel futuro prossimo, comunque, tutti i cittadini, a prescindere dal livello di scolarizzazione, dovranno avere una formazione informatica di base. E se la conoscenza assume una connotazione economica, la ricerca scientifica e le risorse che ad essa vengono destinate sono lo specchio della volontà di progresso di uno Stato. Qualsiasi paese moderno che vuole restare tale deve puntare sul triangolo ricerca-innovazione-competenze. Per questo bisogna favorire progetti che possano fertilizzare il tessuto imprenditoriale nazionale. Sul versante pubblico è necessario aumentare la quota del Pil destinata alla ricerca e portarla all 1 per cento, ma è altrettanto fondamentale che venga incrementato lo 0,4 per cento, assolutamente insufficiente, che attualmente viene destinato dai privati. Per questo, il Governo vuole stimolare la nascita di veri e propri spin off accademici e lo sviluppo di accordi tra la Pubblica Amministrazione e le imprese private nel campo della ricerca applicata. Inoltre, è necessario lavorare affinché le stesse Università siano dotate, in tal senso, di maggiore autonomia, stimolando al tempo stesso la competitività tra i diversi atenei. In uno Stato moderno, del resto, il pubblico e il privato non sono due corpi estranei o addirittura contrapposti, ma due aspetti complementare di una realtà comune, quale è la vita sociale, economica e culturale di uno Stato. Senza dimenticare a proposito del processo di innovazione della Pubblica Amministrazione verso un sistema Paese sempre più nel nome dell e- Government che gli investimenti che vengono fatti dallo Stato rappresentano un volano per tutto il mercato legato all Ict con benefici che si andrebbero a ripercuotere su tutto il sistema delle piccole e medie imprese italiane. Perché crescano gli investimenti, comunque, è necessario che ci sia anche una volontà politica che funga da substrato per le imprese che decidono di rischiare i loro capitali. Il Governo ha compreso la necessità di incentivare l iniziativa privata, che è alla base dello sviluppo economico ma anche sociale del nostro Paese. Del resto, la nostra economia, e quella del Sud in particolare, è caratterizzata dalla presenza di realtà imprenditoriali piccole e medie. Sarebbe semplicemente assurdo ostacolare il loro fiorire, significherebbe decidere di mortificare l intero sistema economico e finanziario nazionale. Rispetto al passato, il Governo sta dimostrando di aver compreso il ruolo centrale che occupano le Pmi, adoperandosi per rivedere tutte quelle norme che anziché favorire lo sviluppo mortificano la libera iniziativa. La Tremonti bis, ad esempio, prevede una serie di misure di sostegno, tra cui la detassazione degli utili anche per gli investimenti sul capitale umano. Molto importanti, da questo punto di vista, altri provvedimenti già operativi, come la detassazione degli utili reinvestiti in brevetti e opere dell ingegno o la possibilità di investire il capitale di start-up ad alta intensità di know-how mediante la sottoscrizione di polizze assicurative. Inoltre, è stato riformato il sistema delle fondazioni bancarie, 17

18 Lo sviluppo del Meridione: un occasione per l Italia concentrandone le attività sui settori meritevoli (fra cui la ricerca) ed evitando interventi a pioggia in forma erratica e discrezionale. Un serie di strumenti, in conclusione, che se sfruttati adeguatamente consentiranno un salto in avanti per il nostro Paese. Una rivoluzione in cui il Meridione potrà giocare un ruolo centrale, costituendo per molti aspetti un terreno fertile su cui far crescere i nuovi sistemi economici, sociali, amministrativi. Il Mezzogiorno, insomma, ha tutte le carte in regola per essere la grande occasione per la crescita dell intero Sistema Italia. 18

19 Paolo Agostinacchio Se è il federalismo a dare risposte di Paolo Agostinacchio Lo sviluppo del Mezzogiorno deve essere un obiettivo prioritario non solo nella programmazione del Governo ma anche delle Regioni e dei singoli Comuni. Come realizzarlo? L interrogativo è di difficile risoluzione ma è importante, quasi sostanziale, dare risposte nell ottica del nuovo federalismo. Una visione superficiale del problema può portare a ritenere che si pervenga ad una disintegrazione dello Stato con un accentuazione tra paesi ricchi e paesi poveri. È chiaro che il Mezzogiorno rispetto al nord è povero, per cui ad occhi e ad analisi non attente si finirebbe per esagerare il concetto secondo logiche coloniali. Il sud è già complementarizzato rispetto al Nord, e nel tempo non ha esaltato e valorizzato le risorse endogene: al contrario, sono state realizzate con le partecipazioni statali ieri - e oggi con altri tipi di strumenti -, presenze che poco o nulla hanno a che fare con il territorio. Ipotizzare un federalismo incentrato sulle autonomie locali che non prescinda dalle funzioni legislative delle Regioni può essere una strategia vincente ma solo se inserita nel quadro della indivisibilità della Repubblica e in un contesto in cui la solidarietà non sia vanificata da una sostanziale politica di tutela delle sole aree forti. Preoccupa, infatti, la tendenza a realizzare infrastrutture senza che le stesse abbiamo una reale ed adeguata fruizione. È necessario, quindi, raggiungere un intesa su un modello di sviluppo del Mezzogiorno. Un incoerente proliferazione d iniziative è destinata ad avere vita breve. Negli anni scorsi è stata ridimensionata l agricoltura con evidente distruzione delle aziende e questo momento storico ha portato all espulsione dei cittadini meridionali dalle zone nelle quali sono nati. Il problema era assicurare condizioni di vita vivibili e considerare il settore prioritario e centrale anche ai fini dell indotto industriale. Ma non ha funzionato perché, di fatto, tale stato di cose è significato snaturare il senso vero del Mezzogiorno. L ANCI, l Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, ha delineato le linee di punta del federalismo definendolo solidale e si sta confrontando in maniera forte con il Governo centrale e le Regioni. Restano, tuttavia, nel nostro territorio gravi nodi da sciogliere: le infrastrutture che non ci sono o che non incidono come dovrebbero sono una triste e penalizzante realtà con la quale tutti i giorni facciamo i conti: penso agli zuccherifici che chiudono, agli inesistenti impianti di trasformazione del pomodoro in un terra come la nostra a forte vocazione agricola, al settore ortofrutta, pure trainante, della Capitanata. Abbiamo assistito alla chiusura di un fiore all occhiello quale la Frigodaunia e a tante altre capitolazioni di aziende che potevano realmente attecchire. Ora che auspichiamo un cambiamento, o comunque un cambio di pagi- 19

20 Se è il federalismo a dare risposte na storica, quasi epocale, è necessario muoversi nell ottica della commercializzazione dei prodotti e del loro relativo studio. E in questo senso un importante ruolo può essere svolto dalla nostra Università degli Studi, che sta già tentando con successo la strada della cooperazione con le aziende. Sotto quest ottica il sud può realmente configurarsi come piattaforma di lancio verso l oriente. Se ciò non accadrà, allora vorrà dire che sono i concetti stessi di cooperazione e di sinergia a non attecchire in una realtà pur così tanto diversificata. Il Sud ha, quindi, una grande scommessa da vincere in primo luogo con se stesso: deve acquisire l orgoglio della sua identità meridionale prim ancora che europea o italiana. È ora di dismettere i panni di un vassallaggio culturale e sociale che è durato molto tempo. Purtroppo, è il caso di dire, siamo come ci hanno voluto. Paghiamo lo scotto di tante scelte sbagliate ma sulle quali è ancora possibile intervenire e correggere il tiro. Quando Antonio Bassolino afferma che dobbiamo fare lobby dice una cosa giusta. Ma bisogna fare attenzione a non cadere nella trappola dei secessionisti, nel grande errore di una storia che dopo tanto martirio ha finalmente raggiunto l equilibrio con l unità d Italia. In questo senso sviluppo significa vittoria, vittoria delle proprie vocazioni e delle proprie origini. 20

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