TAVOLO 2: Rischio idraulico e geomorfologia, attuazione direttive, cambiamenti climatici Premessa:

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3 TAVOLO 2: Rischio idraulico e geomorfologia, attuazione direttive, cambiamenti climatici Dossier di sintesi: quadro attuale finalizzato all analisi SWOT partecipata Premessa: Con riferimento ai temi da affrontare all interno del Tavolo 2, il presente documento è volutamente sintetico allo scopo di consentire ai partecipanti di entrare in possesso e di condividere gli elementi conoscitivi di base, per poter individuare e motivare, i punti di forza e i punti di debolezza nella situazione attuale dell area individuata. Tra le opportunità del Tavolo vi è la possibilità da parte dei partecipanti apportare ulteriori contributi e/o elementi conoscitivi all argomento trattato. 1. Descrizione dell area campione (nel contesto del bacino del Serchio) dal punto di vista idraulico-geomorfologico e dell evoluzione climatica L area campione interessa il tratto fluviale del Serchio compreso tra Ponte di Campia (Comune di Barga) e il ponte di Sant Ansano in località Ponte a Moriano (Comune di Lucca) per una lunghezza di circa 37,5km. Il reticolo idrografico presente nell area campione, formato dal fiume, dai suoi affluenti principali e minori. si sviluppa per una lunghezza di ben 202 km. Risorse Idriche Superficiali (PTCP Provincia di Lucca 2010) Area Campione

4 La geologia del tratto pilota in esame è caratterizzata dalla presenza di depositi di età olocenica e pleistonecica mediosuperiore quali Depositi alluvionali: attuali, recenti e terrazzati, giacenti su formazioni appartenenti alla falda toscana non metamorfica (macigno, scaglia toscana e maiolica) di età variabile dal Cretaceo inferiore e l oligocene superiore. (inserirei carta geologica) La depressione tettonica lungo la quale il fiume Serchio scorre è caratterizzata da fianchi vallivi con gradinata a faglie dirette. Forme più aspre e versanti più acclivi, localmente subverticali o strapiombanti, si hanno in corrispondenza delle litologie calcaree o calcareo-metamorfiche, verso i rilievi apuani. Nei versanti orientali, corrispondono invece, di solito, forme più arrotondate e valli più aperte, che formano il caratteristico ambiente del crinale appenninico, con i pendii spesso ammantati dalla vegetazione. Quest area, che ospita per quasi la totalità della sua estensione l acquifero dell Alta e Media Valle del Serchio, è caratterizzata da una permeabilità dei suoli alta e medio alta. Risorse idriche sotterranee(ptcp Provincia di Lucca 2010) Area Campione

5 I dati climatici rilevati mostrano temperature medie (misurate nell arco di 10 anni) comprese tra un massimo di 37 C (T.media massima) e -5 C (T.media minima) con una piovosità media tra le più alte d Italia, con 2129 mm di piogge cumulate medie annue. Dati Stazioni Pluviometriche Garfagnana e Media Valle del Serchio Gli alti livelli di piovosità influiscono sia sugli eventi di piena, sia sulle caratteristiche di stabilità dei versanti della valle, dove sono presenti aree potenzialmente franose a stretto contatto con le zone pianeggianti che caratterizzano il fondovalle e con quelle di pertinenza fluviale. L analisi storica degli eventi di piena avvenuti in quest area testimonia che le situazioni di maggiori criticità, che comportano anche la riattivazioni di movimenti franosi e allagamenti delle aree di fondovalle, si possono verificare qualora le piogge oltrepassino determinate soglie di intensità e durata. Carta della franosità e individuazione Area Campione

6 In merito alla fragilità del territorio del tratto pilota, l'autorità di Bacino del Fiume Serchio, in base alle condizioni geologiche, idrauliche ed idrogeologiche del territorio, ha perimetrato il territorio in aree a pericolosità da frana e area pericolosità idraulica. La pericolosità da frana è riconducibile a 15 specifiche classi di franosità, raggruppate in aree instabili ad alta franosità, aree con instabilità potenziale elevata per caratteristiche morfologiche, aree potenzialmente instabili per grandi movimenti di massa, aree potenzialmente franose per caratteristiche litologiche, aree di media stabilità ed aree di fondovalle e/o pianeggianti.

7 2. Le aree di pertinenza fluviale e il livello di antropizzazione presente e in prossimità I centri abitati dalla morfologia prevalentemente compatta e accentrata, storicamente posizionati lungo i crinali o a mezzacosta, dagli anni 50 in poi si sono espansi negli ambiti del fondovalle, fino alla saturazione di parti significative dei terrazzi pianeggianti. Il modello insediativo che ha interessato l intera valle fluviale è quindi rappresentato dall espansione degli insediamenti per aggregazione di parti urbane successive, seguendo la morfologia e alla giacitura dei suoli e spingendosi in alcuni casi fino alle aree di pertinenza fluviale. Lungo l asta fluviale e in prossimità degli affluenti trasversali, si innesta la formazione di un vero e proprio sistema di insediamenti specializzati a carattere produttivo in particolare per la produzione della carta. Evoluzione storica degli insediamenti di fondovalle La tendenza del sistema insediativo è quella della saturazione dell ambito di fondovalle, rispetto alle possibilità offerte dalla morfologia dei luoghi, con i relativi fenomeni di congestione e problemi di infrastrutturazione. Ciò vale in particolare

8 per il sistema industriale, localizzato lungo il fiume per utilizzarne le risorse, con la tendenza ad occupare tutte le superfici pianeggianti, spingendosi anche fino all alveo. La distribuzione delle aree residenziali e produttive lungo il sistema fluviale risulta oggi omogeneo per tutto l ambito di fondovalle considerato. Nell area campione le zone residenziali all interno dell area campione occupano il 13%, quelle industriali il 7%: rilevante è anche il peso della Rete infrastrutturale che occupa circa il 6%. Aree residenziali e produttive e Aree di pertinenza fluviale Buona parte delle aree residenziali e produttive poste nelle immediate prossimità dell alveo risultano essere all interno delle aree di pertinenza fluviale, così come perimetrate dall Autorità di bacino e dal PTCP della Provincia di Lucca

9 3. Il sistema degli invasi (dighe) presenti nel tratto campione (portate idriche) Il bacino dell alto e medio corso del fiume Serchio è caratterizzato dalla presenza di numerosi dighe, sbarramenti fluviali, opere di captazione ed opere idrauliche a servizio di diversi impianti per la produzione di energia idroelettrica. La presenza di tali sbarramenti influenza inevitabilmente il regime del corso d acqua, sia da un punto di vista delle portate liquide (in particolare in regime di magra) che del trasporto solido. L alterazione della naturale variazione delle portate, ha conseguenze sul livello di diversità biologica del fiume. Al fine di minimizzare l impatto di tali infrastrutture sul regime idrologico del corso d acqua l Autorità di bacino del fiume Serchio da alcuni anni ha dettato misure specifiche per la determinazione del Deflusso Minimo Vitale, ovvero del quantitativo minimo che deve essere rilasciato da qualsiasi derivazione nel corso d acqua sotteso. A tal proposito si riportano i valori minimi della portata di rilascio e la loro modulazione nell arco dell anno, per le Sezioni di Rilascio appartenenti al Sistema idraulico strategico individuate dal Piano di Gestione dell Autorità di Bacino, che interessano l area campione. Sbarr.CASTELNUOVO DI GARFAGNANA Rilascio medio annuo (mc/sec) Gen. Feb. Mar. Apr. Mag. Giu. Lug. Ago. Set. Ott. Nov. Dic ,0 2,0 2,0 1,0 1,0 1,0 1,0 1,0 1,0 2,0 2,0 2,0 Diga di TROMBACCO Sbarr. BORGO A MOZZANO Dati Proposta Piano di Gestione Bacino Pilota del Fiume Serchio

10 4. L evoluzione geomorfologica e la dinamica fluviale dell alveo del Serchio nel tratto campione 1. Il Serchio rientra nella categoria dei fiumi a regime idrometrico molto variabile, restandone il rapporto tra portate ordinarie di piena e di magra superiore al 20%: la sua portata media istantanea, stimabile intorno a m 3 /s, scende sotto i 5 m 3 /s in periodi di magra, ma può superare m 3 /s a seguito di precipitazioni persistenti (Giovannini, 1993). La portata media annuale del fiume è di circa 46 m 3 /s la portata minima vitale calcolata all altezza di Ponte a Moriano, da garantire al fiume, è di circa 6,5 m 3 /s. La portata massima del Fiume Serchio è stata registrata a Lucca il 09/11/1982 pari a m 3 /s, mentre la portata minima storica registrata è stata di 4 m 3 /s. Il Fiume Serchio, nel tratto pilota, è alimentato da numerosi affluenti minori che presentano un carattere torrentizio: quelli in sinistra idrografica si originano nel versante appenninico del bacino, mentre quelli in destra si originano nel versante interno delle Alpi Apuane. Il maggior affluente è il torrente Lima, in sinistra idrografica, che sorge nell Appennino Tosco-Emiliano, in territorio della provincia di Pistoia, e confluisce nel Serchio nel Comune di Bagni di Lucca, in zona pressoché mediana dell intero corso fluviale. Il Torrente Lima contribuisce con una portata media di 12 m 3 /s, mai inferiore, anche in secca, a 3 m 3 /s. La Turrite di Gallicano, tra gli affluenti apuani, è il corso d acqua che tributa il maggiore apporto idrico, con almeno 0,7 0,8 m 3 /s. Variazioni morfologiche e tendenze attuali Nel tratto Pilota i dati disponibili di larghezza sono quelli che permettono una migliore ricostruzione dei trend evolutivi passati. Si possono distinguere le seguenti fasi: Fase 1 - Prima fase di restringimento: caratterizzata da una riduzione della larghezza dell alveo verificatasi tra fine 1800 e anni 50. Fase 2 - Seconda fase di restringimento: caratterizzata da un restringimento ancor più accentuato, verificatosi tra anni 50 e metà anni 90. Essendosi verificatosi in un intervallo di tempo inferiore, il processo di restringimento è avvenuto con tassi di variazione nettamente più elevati rispetto alla prima fase. Fase 3 - Fase di parziale recupero: verificatasi a partire da metà anni 90 e caratterizzata da un inversione di tendenza (da restringimento ad allargamento). I tassi di allargamento sono confrontabili con quelli di restringimento delle fasi precedenti, ma l intervallo di tempo in cui tale tendenza si è manifestata è ancora ridotto, pertanto le variazioni totali sono ancora poco significative rispetto al restringimento totale delle fasi precedenti. Per quanto riguarda le variazioni di quota del fondo, le informazioni disponibili per poter ricostruire dei trend evolutivi sono meno dettagliate e più qualitative. Tuttavia esse sono coerenti con l evoluzione di larghezza. Infatti, le variazioni complessive consistono in un abbassamento del fondo (analogamente alla riduzione di larghezza), mentre le tendenze attuali sono prevalentemente di sedimentazione (analogamente alla tendenza all allargamento). 1 Da studio Studio preliminare finalizzato alla definizione di strumenti conoscitivo operativi per la gestione dei sedimenti nel medio corso del Fiume Serchio

11 5. La pericolosità idraulica, le opere di difesa, i problemi di sicurezza idraulica esistenti e il sistema delle competenze Il tratto montano del fiume Serchio è caratterizzato da un alveo spesso scavato e ristretto costituito da materiale estremamente grossolano e con un andamento generalmente rettilineo. Arrivando nel tratto interessato dall Area Campione, la pianura alluvionale si allarga, soprattutto nel tratto di Barga e si osserva una tendenza, che permane fino a quasi alla Piana di Lucca, a passare ad una morfologia a canali intrecciati che, a causa dei forti condizionamenti antropici, non si sviluppa quasi mai compiutamente. I condizionamenti antropici a cui è stato storicamente sottoposto il fiume determinano problemi di erosione localizzata con danni ripetuti alle strutture di difesa che espongono le attività stesse e gli abitati limitrofi agli effetti delle piene del fiume. Le opere di difesa e le canalizzazioni del corso d acqua hanno comportato aumenti della velocità media della corrente con effetti negativi sulla dinamica di propagazione delle piene e in particolare sulla capacità di laminazione complessiva delle aree perifluviali di fondovalle. Negli anni 1998, 2000 e recentemente nell anno 2009, eventi alluvionali significativi hanno interessato il territorio della media ed alta valle del Serchio provocando numerose riattivazioni di movimenti franosi preesistenti, allagamenti delle aree di fondovalle e interruzione dei collegamenti viari e ferroviari. Il Piano di Bacino stralcio Assetto Idraulico riveste una importanza primaria per quanto riguarda al contenimento del rischio e nell individuazione di strategie di mitigazione del rischio tramite interventi strutturali e azioni per affrontare le emergenze. Le maggiori criticità connesse al tratto arginato del Serchio sono emerse in occasione dei recenti eventi alluvionali e si ricollegano, oltre che al contenimento, alla tenuta strutturale del sistema arginale dell asta principale e degli affluenti rigurgitati. Pericolosità Idraulica (PAI) Area campione

12 La pericolosità idraulica, nel tratto pilota del Bacino del Serchio, si riconduce alle seguenti aree: alveo fluviale in modellamento attivo, alveo relitto, aree ad alta probabilità di inondazione, aree a moderata probabilità di inondazione ed aree di pertinenza fluviale disponibili per la regimazione idraulica. Nel tratto interessato dall Area Campione non sono presenti opere idrauliche classificate in 2 categoria ai sensi del R.. 523/1904 pertanto, trattandosi di un corso d acqua naturale Sul Bacino del Serchio, (superficie del bacino di circa 1600 Kmq.) l attivazione e le fasi del servizio di piena saranno regolate dalle portate scaricate dalla traversa di Borgo a Mozzano gestita dall ENEL che storicamente sono servite per regolare il Servizio di Piena. La Delibera G.R.T. 611 del 04/09/2006 individua le zone omogenee di allerta il tratto in esame rientra nella zona A3 - Bacino del Fiume Serchio (Zona compresa a valle tra il confine della Provincia di Lucca con Pisa, a monte comprende tutto il resto del bacino del Fiume Serchio). Il monitoraggio idropluviometrico avviene tramite il sito del C.F.R. oltre che con il sistema MARTE dell Autorità di Bacino del Fiume Serchio. Non esistono allo stato attuale modellazioni con simulazione degli effetti al suolo per il Bacino del Serchio a partire da un evento meteo di sollecitazione. Il C.F.R. ha individuato delle soglie pluvio-idrometriche relative a tempi di ritorno di 5 e 10 anni, che però allo stato per il sistema idraulico in seconda categoria sono poco significative e risultano ancora meno significative per i corsi d acqua in terza categoria. I tempi di trasferimento dell onda di piena sono tali da non permettere un efficace azione sugli affluenti rigurgitati e sui corsi d acqua minori appartenenti allo stesso sistema idrico. Competenze di intervento sui Corsi d Acqua in emergenza Le competenze dei Pronti Interventi Idraulici ai sensi del R.D. 523/904, della L.R. 34/94, della L.R. 91/98 e della circolare del Dip.to P.C. Regionale sono così delineate: - Corsi d acqua classificati in seconda e terza categoria Pronto Intervento sui Corsi d acqua con opere o tratti classificati in terza categoria, (si veda elenco allegato per bacino (Serchio, Arno, Bacino Toscana Nord) gli Interventi in Urgenza o Somma Urgenza ai sensi degli art. 146 e 147 del D.P.R. 554/99 - fanno capo direttamente all Ufficio Difesa del Suolo della Provincia di Lucca, Interventi in Somma Urgenza sui corsi d acqua in Terza categoria - l Ufficio Provinciale può promuovere la conclusione di accordi di programma per l avviamento dei Consorzi/Comunità Montane, tenuto conto delle competenze proprie dei Consorzi di Bonifica e Comunità Montane sulle opere di bonifica o sulle opere direttamente loro assegnate con leggi statali e regionali. Allorché venga segnalato un intervento immediato, anche da parte dei Consorzi, su richiesta degli stessi, può essere autorizzato da parte dell Ufficio Provinciale il loro intervento. - Corsi d acqua assegnati ai Consorzi di Bonifica Somma Urgenza - Sui corsi d acqua individuati come di Bonifica, come dagli strumenti costitutivi dei Consorzi/Comprensori e successivi adeguamenti, gli interventi in Somma Urgenza sono eseguiti direttamente dai Consorzi/Comprensori Urgenza - Nel caso dell Urgenza il personale tecnico del Consorzio redigerà apposita perizia sommaria che sarà vistata dal Dirigente della Difesa del Suolo ed inviata in Regione per la richiesta di finanziamento - Corsi d acqua minori in tratti urbani o centri abitati, reticolo idraulico minore allontanamento centri abitati di acque piovane Sui corsi d acqua minori non classificati in seconda o terza categoria, né assegnati ai Consorzi, tenuto conto di quanto stabilito anche nella L.R. 91/98 e ss.mm. visto anche che in caso di Urgenza e Somma Urgenza interviene chi prima ha la segnalazione del danno ed è più prossimo alla zona segnalata in criticità. I Pronti Interventi fanno capo ai Comuni sia per l esecuzione che per la copertura finanziaria, possono essere eseguiti dai Consorzi, solo nel caso sia attiva apposita convenzione tra gli Enti. I Pronti Interventi fanno capo ai Comuni coerentemente con le indicazioni del R.D. 523/904 e della L.R. 91/98.

13 Organizzazione del servizio difesa del suolo per il servizio di piena e la gestione del rischio idraulico in emergenza idraulica: Il Servizio Difesa del Suolo sul tratto pilota, svolge il seguente tipo di attività: In ciascuna zona di Allerta i Consorzi ed i Comprensori, intervengono sul reticolo minore rilevante ai fini della sicurezza idraulica (di norma quello su cui svolgono attività di manutenzione) e sui corsi d acqua classificati di Bonifica, fatti salvi gli interventi sui corsi d acqua, all interno dei centri abitati, non classificati e non di competenza consortile5, sui quali (fatti salvi accordi specifici tra consorzi e comuni) intervengono i Comuni. L Ufficio Difesa del Suolo svolge attività di coordinamento e monitoraggio oltre che di supporto alle segnalazioni derivanti dall Ente titolare delle Competenze. 6. La manutenzione: chi fa che cosa Il tratto in esame risulta classificato in 3 categoria e nella tabella sotto riportata sono riportati gli enti assegnatari della manutenzione. Carta individuazione interventi PAI

14 7. Le competenze in materia di protezione civile Il Sistema Regionale di Protezione Civile nato con la L.R. n.67/2003 ha come finalità la tutela dell incolumità della persona umana, l integrità dei beni e degli insediamenti dai danni derivanti da calamità naturali e da altri eventi naturali o connessi con l attività dell uomo, attraverso il concorso di risorse, competenze e discipline sinergicamente operanti. Il Sistema Regionale di Protezione Civile si qualifica quindi come sistema complesso in cui l attività coordinata di una pluralità di soggetti raggiunge un grado di efficacia delle azioni che ciascun soggetto singolarmente non potrebbe essere determinare. Per quanto sopra il Sistema di Protezione Civile Regionale è composto da: SOGGETTI COSTITUENTI la Regione gli EE.LL. (Comuni, Province, Com. Montane) SOGGETTI CONCORRENTI il volontariato Organi Amm.ne decentrata dello Stato (Prefetture) C.N. Vigili del Fuoco le altre strutture operative di cui all art.11 L.225/92 (Forze dell ordine, esercito, ecc) SOGGETTI PARTECIPANTI Tutti gli altri soggetti pubblici e privati che svolgono attività rilevante ai fini della protezione civile Fondamentale risulta il ruolo del Sindaco che in base alla L.225/92 è Autorità di Protezione Civile e quindi del Comune; la L.R. 67/2003 stabilisce che tutte le attività amministrative concernenti le attività di protezione civile non di competenza di Regione e Province sono di competenza del Comune, in particolare: elabora il quadro dei rischi del proprio territorio; definisce l organizzazione e le procedure per fronteggiare le situazioni di emergenza e quindi elabora il Piano Comunale di Protezione Civile; adotta tutte le altre iniziative di prevenzione di competenza tra cui in particolare l informazione alla popolazione e la realizzazione di esercitazioni; adotta tutti gli atti e le iniziative necessarie per garantire in emergenza la salvaguardia della popolazione e dei beni, assumendo il coordinamento degli interventi di soccorso nell ambito del territorio comunale e raccordandosi con la provincia per ogni necessario supporto; provvede al censimento danni e all individuazione degli interventi per il superamento dell emergenza; provvede all impiego del volontariato del proprio territorio. Le suddette competenze possono essere gestite dai comuni anche in forma associata. Le competenze dell Amministrazione Provinciale sono: elabora il quadro dei rischi del territorio provinciale; definisce l organizzazione e le procedure per fronteggiare le situazioni di emergenza e quindi elabora il Piano Provinciale di Protezione Civile; provvede agli adempimenti di competenza relativi alla previsione e al monitoraggio degli eventi; adotta tutti gli atti e le iniziative necessarie per garantire, in emergenza, il supporto alle attività di competenza dei comuni assumendo a tal fine il coordinamento degli interventi di soccorso nell ambito del territorio provinciale e rapportandosi con la regione per ogni ulteriore esigenza di intervento; provvede all organizzazione dell attività di censimento danni, nell ambito provinciale, in collaborazione con i

15 comuni e a fornire alla regione il relativo quadro complessivo; concorre con i comuni alle iniziative per il superamento dell emergenza; provvede all impiego del volontariato. Supporta i comuni in particolare per: o L elaborazione del quadro dei rischi o L attività di formazione o L informazione soprattutto alla popolazione scolastica Organizzazione di protezione civile dell ambito territoriale individuato Nell ambito individuato ci sono 2 comuni (Gallicano e Molazzana) che gestiscono la protezione civile attraverso il Centro Intercomunale Garfagnana, il cui ente capofila è la Comunità Montana Garfagnana; 4 comuni (Barga, Borgo a Mozzano, Fabbriche di Vallico, Coreglia A.) che gestiscono la protezione civile attraverso il Centro Intercomunale Mediavalle del Serchio, il cui ente capofila è la Comunità Montana Mediavalle del Serchio; due comuni che gestiscono al protezione civile direttamente (Lucca e Bagni di Lucca).

16 Rischio idraulico e idrogeologico Come evidenziato nei paragrafi precedenti, l area oggetto del presente documento è un area frequentemente interessata da fenomeni di natura idraulica ed idrogeologica che si qualificano come eventi di protezione civile determinando problematiche di allagamenti ed esondazione nonché fenomeni franosi che interessano viabilità ed altre reti di mobilità, servizi essenziali, edifici pubblici e privati, insediamenti produttivi, ecc L area indicata negli anni 2009 e 2010 è stata interessata da due eventi di tipo idraulico ed idrogeologico di rilevanza nazionale; per capire l impatto territoriale che hanno avuto detti eventi nell area riportiamo estratto di carta con indicazione dei fenomeni di allagamenti, esondazione e frana censiti durante l evento alluvionale dicembre 2009 gennaio 2010.

I dati ricavabili da suddette verifiche (tiranti, velocità, etc.) saranno comunque necessari per procedere con la fase progettuale esecutiva.

I dati ricavabili da suddette verifiche (tiranti, velocità, etc.) saranno comunque necessari per procedere con la fase progettuale esecutiva. INDICE 1. Premessa 1 2. Descrizione dei luoghi 1 3. Valutazione degli afflussi meteorici 3 4. Valutazione dei deflussi 6 5. Calcolo del DMV 7 6. Modifiche alle portate attese a seguito delle opere 10 1.

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