Escursionismo nel Velino - Sirente

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1 Carlo Coronati Escursionismo nel Velino - Sirente

2 IL GRUPPO DEL VELINO SIRENTE Il Velino-Sirente è dopo i Marsicani il gruppo appenninico con il maggior numero di montagne indipendenti che superano i 2000 metri. Diversamente da molti degli altri gruppi dell'appennino il Velino-Sirente non è formato da una sola catena montuosa, come il Gran Sasso, i Sibillini o la Maiella, ma è un'entità orografica più complessa, formata da varie piccole catene orientate in modo diverso, intersecantesi l'una con l'altra. Ciò, da un punto di vista paesaggistico, fa si che l'escursionista che le percorre si senta nel mezzo di una regione dove le montagne si susseguono senza soluzione di continuità, trovandosi perciò solo raramente su creste o dorsali digradanti rapidamente verso basse campagne antropizzate. E' questo, a nostro personale avviso, un fatto che aumenta il piacere di sentirsi immersi nella natura, e che unito alla grande bellezza di questi monti ruvidi, anche se spesso ammantati di faggi, rende il Velino-Sirente un luogo ideale per l'escursionista avventuroso. NATURA E STORIA Il massiccio del Velino è delimitato a sud dalla Piana del Fucino, a nord da quella dell'aquila, mentre verso ovest continua con i Monti del Cicolano e verso est l'altopiano delle Rocche lo separa dal Sirente. Compatto baluardo visto da sud con la sua vetta di 2486 m, presenta una morfologia variata sugli altri versanti per l'azione dei fenomeni glaciali sulle rocce calcaree delle quali è composto: circhi, soglie rocciose, argini morenici, vasti brecciai di aspetto desertico. Altrove, tuttavia, nelle valli riparate, si trovano estese foreste mentre ampie pianure carsiche come quelle di Campo Felice o dei Piani di Pezza, d'estate, sono luogo di pascolo mentre, d'inverno, campo ideale dello sci di fondo. Per questa sua natura aspra e povera, la montagna non è molto antropizzata e in quota non si trovano i segni del lavoro dell'uomo. Gli interventi sono del tutto recenti: il tentativo di utilizzare le risorse minerarie prima della guerra e quello, più riuscito, di sfruttare le possibilità turistiche con gli impianti di risalita, in epoca più recente. Separato dal Velino tramite l'altipiano delle Rocche, il Sirente (2349 m) è un'imponente montagna di forma allungata, piuttosto regolare, con un versante nord est scosceso, e un versante sud ovest degradante con un pendio dolce appena mosso; lo stesso può dirsi dei Monti Ocre e Cagno che precipitano sulla Piana dell'aquila con ripidissimi pendii. Il nome Velino deriva, secondo alcuni, dalla parola greca helos, che significa palude. Tutto ciò appare incredibile vista l'attuale aridità, ma il massiccio racchiudeva all'inizio dell'era Quaternaria una serie di laghi d'alta quota: i laghi di Ovindoli, di Roccadimezzo, di Pezza, di Campo Felice. Ai suoi piedi, poi, si stendeva il Fucino, un immenso specchio d'acqua di estensione assai variabile che per alcuni periodi raggiunse perfino i 1400 m di quota. In tempi più recenti esso si ridusse ad occupare soltanto la conca centrale dell'altipiano, e già l'imperatore Claudio tentò di prosciugarlo, opera che invece venne compiuta solo nel Alle falde del Velino è transitata la storia, i Romani nel loro progetto di unire il Tirreno all'adriatico lungo la Via Valeria fecero sorgere nel 304 A.C. la città romana di Alba Fucens che arrivò a contare abitanti. Gli Equi e i Marsi furono sottomessi e la città di Alba decadde solo nel IX secolo distrutta dai Saraceni. Ma il Velino col suo aspetto sornione ha anche visto la famosissima battaglia del 1268 che si concluse con la tragica sconfitta di Corradino di Svevia. Il Medioevo ha visto sorgere ai suoi piedi dei superbi esempi artistici: la bellissima chiesa di S.Maria in Porclaneta è il manifestarsi di uno stile romanico fra i più genuini e semplici. IL PARCO REGIONALE SIRENTE VELINO Da qualche anno, precisamente dal 1989, quasi tutte queste montagne e l'ambiente da cui sono circondate fanno parte di un Parco Regionale, il Parco del Sirente-Velino; la sua estensione è di 591 kmq., la sede è a Rocca di Mezzo e il telefono è lo Principali specie animali: lupo, cinghiale, cervo, vipera dell'orsini, aquila reale, grifone. E' un parco questo che stenta a decollare e la cui presenza si avverte poco sul territorio. Però c'è, e ogni escursionista che ami questi monti dovrebbe sforzarsi di farlo conoscere e di aiutarlo a crescere. Anche come estensione, perché ci sembra assurdo che montagne che fanno parte integrante del massiccio come il monte Puzzillo, o luoghi naturalisticamente così importanti come il bosco di Cerasolo, non siano compresi nei suoi confini. Invece, purtroppo, sta avvenendo tutto il contrario; ad una prima riperimetrazione, ovviamente in negativo, di qualche anno fa ne è in preparazione una seconda, ancora una volta, ovviamente, in negativo. Anche questa volta la riduzione viene a premiare le pressioni dei cacciatori, e del resto con una giunta regionale di destra era difficile immaginare un comportamento diverso. E così, invece di incentivare un turismo sostenibile e in crescita, anche con presenze dall'estero, come quello che cerca grandi aree di natura non devastata dallo sviluppo incontrollato, si assecondano i desiderata di categorie il cui contributo al vero sviluppo della regione, quello civico e sociale, è testimoniata dallo stato cui periodicamente vengono ridotti i rifugi non chiusi o custoditi, come quello, ad esempio, del Campitello. Ci è stato detto che è in corso una raccolta di firme contro la nuova riduzione della superficie del Parco, e a favore della sua trasformazione in Parco Nazionale; ci associamo con entusiasmo all'iniziativa, augurandoci di tutto cuore che vada a buon fine.

3 RISERVA NATURALE ORIENTATA MONTE VELINO La Riserva è stata istituita nel 1987 e si estende per circa 5000 ettari e ingloba anche la Foresta Demaniale delle Montagne della Duchessa. L'area della Riserva è caratterizzata da un massiccio centrale in cui oltre al Velino, terza cima di tutto l'appennino, si trovano le altre cime principali: Cafornia 2424 m e Sevice 2358 m, nucleo che risulta separato in modo piuttosto netto dai monti circostanti da un profondo solco di origine glaciale. Grande è il fascino di queste montagne che rappresentano un insieme unico di cime, ghiaioni e pareti, valloni e strapiombi, boschi e praterie di vetta. Un luogo caratterizzato da una importante presenza faunistica che può vantare l'insediamento certo del lupo e dell'aquila reale e quello probabile dell'orso bruno marsicano. Nella guida è proposto l'itinerario che attraversa integralmente la Riserva, passando per la Valle Majelama e la Valle di Teve. Nel prepararlo si consideri che in alcuni periodi dell'anno il transito in queste zone, per motivi di protezione naturalistica, è interdetto. Per informazioni, sia sulla Riserva che sulla transitabilità delle zone protette si può telefonare al numero (Ufficio Lavori e Studi della Riserva). INFORMAZIONI GENERALI SUI PERCORSI E SU TUTTO QUELLO CHE E' UTILE SAPERE Questa piccola guida acclusa alla carta descrive itinerari diretti in gran parte alle cime principali del gruppo Velino-Sirente. Si ratta di percorsi piuttosto frequentati, ma come sappiamo bene, il senso di solitudine che in Appennino si prova nell'andare in montagna è ben diverso dai percorsi delle Alpi dove è veramente assai difficile poter rimanere soli. Tutto ciò vuol dire che, eccetto un certo escursionismo praticato nelle belle domeniche primaverili ed estive, in generale bisogna cavarsela con la carta e la bussola ove necessario. Non è detto che tutti i sentieri siano ben marcati con segnavia dal CAI, spesso lo sono in maniera saltuaria e non frequentemente la vernice viene rinfrescata. Per cui è bene affrontare il tutto con la massima prudenza non tanto per la difficoltà oggettiva del sentiero quanto perchè la montagna è estremamente mutevole e una variazione meteorologica che comporti pioggia e nebbia moltiplica le insidie, il senso di isolamento e i problemi di orientamento. Non è mai il caso di incappare in una situazione che renda difficile il ritorno, ma qualora questo avvenga è bene mantenere la calma e cercare di memorizzare elementi del paesaggio che rafforzino il senso di sicurezza. E' bene distinguere fra i temporali d'alta quota dovuti alla evoluzione delle masse d'aria calde estive e il maltempo che incombe già dal mattino. Mentre nel primo caso si va solo incontro ad una solenne infradiciatura, nel secondo caso bisogna avere l'accortezza di rinunciare alla gita. Un'inutile ostinazione non ci porterà a godere di una bella escursione, ma ci conduce in cerca di guai. Affrontare l'escursionismo vuol dire anche avere quel minimo di attrezzatura e abbigliamento adatto e non essere superficiali in queste scelte perchè è vero che l'esperienza si costruisce, ma è anche vero che alcuni suggerimenti vanno seguiti. Risparmiare sulle scarpe è un errore, una buona scarpa da escursionismo non deve essere eccessivamente rigida, ma deve avere due caratteristiche fondamentali: l'impermeabilità garantita dal Goretex o dal Tecnidry o da simili innovazioni tecniche e essere ben scolpita sulla suola con soletta in Vibram. In montagna vige sempre l'antico detto di vestirsi a cipolla, ciò vuol dire che parecchi elementi in cotone, Pile o in Capilene garantiscono una traspirazione ideale e una certa impermeabilità. Una giacca a vento per sostare sulle cime è necessaria evitando di indossarla lungo i percorsi perché una eccessiva sudorazione non fa bene all'organismo. Un poncho tipo mantellina può proteggere in parte dall'acqua, ma è bene non aspettarsi miracoli. Due ultimi consigli che sono dovuti ad anni di passeggiate in montagna: per non morire di freddo sulla cime, anche in piena estate, portare sempre con sé una maglietta da cambiarsi in vetta per godersi il panorama senza la schiena ghiacciata di sudore provocata dallo zaino; l'altro è quello di avere sempre in auto un cambio completo: tre ore di pioggia battente in montagna non fanno niente, un'ora di autostrada totalmente bagnati lascia il segno. Detto tutto ciò si può partire lungo questi splendidi itinerari tenendo presente che i tempi sono stati calcolati per un camminatore mediamente allenato e depurati delle soste che ognuno può fare a piacimento ricordando sempre che in montagna le vere ore da sfruttare sono quelle del mattino più fresche e più limpide. Partire alle undici per un'escursione di 6/7 ore è segno di grande ingenuità. La scala delle difficoltà divisa in facile, medio e impegnativo è un riferimento che tiene presenti una serie di fattori: prima di tutto il dislivello, poi lo sviluppo del percorso, la tracciatura evidente del sentiero e la difficoltà nel seguirlo, il fondo sul quale si cammina che può essere una comoda carrareccia, un sentiero ben delineato, una pietraia senza traccia con sassi instabili che richiedono piede sicuro. Gli itinerari sono esposti con una premessa che vuole dare un'impronta generale e discorsiva e una successiva descrizione abbastanza dettagliata che comunque comporta un margine di interpretazione e di esperienza che si costruisce nell'andare in montagna. I termini destra e sinistra, ove presenti, si riferiscono al senso di marcia, ma preferibilmente si sono usati i punti cardinali perché ciò è più corretto in montagna e dà luogo a minori equivoci. Da ricordare che la destra e la sinistra orografica, ove precisata, si riferisce ai valloni intesi nel loro discendere dal punto più alto al punto più basso. Questi percorsi sono solo uno spunto, ciò non toglie che la fantasia di ognuno possa suggerirne degli altri o delle congiunzioni favorite anche dalla presenza in quota di due piccoli rifugi che possono essere utili per dei brevi trekking, il rifugio Sebastiani e la Capanna di Sevice.

4 1 IL LAGO DELLA DUCHESSA Lunghezza: 13 km. Dislivello complessivo: 1000 m. Durata: 5.30/6 h Grado di difficoltà: E Punto di partenza: Cartore (944 m). Come arrivarci: autostrada A 24 Roma - L'Aquila, uscita Valle del Salto. Premessa: è un anello classico che conduce nel cuore delle montagne della Duchessa passando per l'omonimo lago che è uno dei più importanti d'alta quota dell'appennino. Il percorso si sviluppa all'interno della Foresta Demaniale delle Montagne della Duchessa, che fa parte della Riserva Naturale Orientata Monte Velino, istituita dallo Stato il 21/7/1987. Proprio per questo esistono delle limitazioni in determinati periodi dell'anno; in particolare nel Vallone di Teve l'accesso è vietato dal 15/2 al 15/5. In ogni caso il Vallone del Cieco e il Vallone di Fua sono sempre percorribili e l'andata e il ritorno lungo la stessa via, è già di grande soddisfazione per chi non vuole portare a termine l'anello e raggiungere solo il lago. Molto bello il piccolo abitato di Cartore, dove alcune delle case in pietra sono state ben ristrutturate e sono affittabili (tel..). Da un punto di vista geologico la gita è di grandissimo interesse perché il lago della Duchessa, limpido specchio d'acqua situato a 1800 m circa, è privo di immissario ed è alimentato dalle nevi e dalle acque meteoriche subendo notevoli variazioni di livello. La natura carsica del lago è suggerita dalla sua forma ad otto che fa pensare alla fusione di due doline vicine. Ma un'impronta glaciale è rilevabile anche nelle rocce levigate che lo sbarrano a valle. Il vallone di Teve, che invece si percorrerà al ritorno, si snoda fra alte pareti rocciose ed è un classico esempio di valle glaciale poco modificata perché la natura carsica del terreno ha fatto mancare un'intensa erosione fluviale. Arrivando da Roma, e superando l'ultima galleria dopo il bivio di Tagliacozzo, questo complesso e articolato mondo di valloni e circhi glaciali è solo intuibile allorquando la prima visione che ci appare è lo stretto intaglio della valle di Teve di fronte a noi. Descrizione: la gita ha inizio dalle poche case del borgo di Cartore non segnalato sulle carte del Touring per cui è bene seguire queste indicazioni per raggiungerlo. Lasciata l'autostrada all'uscita di Valle del Salto sulla A 24 Roma - L'Aquila, al casello si gira a sinistra, al successivo bivio ancora a sinistra; dopo una breve discesa, sulla sinistra si stacca una sterrata che passa sotto l'autostrada e giunge fino a Cartore in circa 5 km (930 m). Da qui ha inizio il percorso a piedi che è numerato dal C.A.I. come 2B dalla prima casa di Cartore sulla sinistra. In questo tratto si percorre il Vallone di Fua (più avanti cambierà nome) e si lascia sulla sinistra l'inutile strada che risale la Valle della Cesa. Si è nel tratto più selvaggio e pittoresco e, in alcuni tratti, il sentiero si inerpica su zone rocciose e impervie. Si sale di quota e il percorso diventa più agevole dopo il cosiddetto Passo di Fabriano, un caratteristico gradino scavato nella roccia, e si entra nel Vallone del Cieco a quota 1600 circa (1.30 h). Il percorso è quasi pianeggiante e tocca 5 rifugi in muratura, in località Le Caparnie, posti a quota 1720, circa assegnati ai pastori di Santa Anatolia e di cui uno, contrassegnato col n. 5, è a disposizione degli escursionisti. Da ricordare che a quota 1836, esattamente a nord rispetto ai rifugi, vi è la fonte Salamone per rifornirsi d'acqua. Superata la località Le Caparnie si è ormai in vista del Lago della Duchessa che si raggiunge dopo una serie di valloncelli e un piccolo poggio dal quale ci si abbassa sul lago (2.30 h). Il luogo è assai affascinante, chiuso a nord dal Monte Morrone e a sud dalla lunga dorsale del Murolungo. Di fronte il lunghissimo fianco scosceso del Costone chiude questo splendido anfiteatro. In questo luogo si abbevera il numeroso bestiame lasciato allo stato brado ed è presente una colonia di tritoni. Per compiere l'anello e scendere per la Val di Teve bisogna prima puntare ad est e poi verso sud fino a raggiungere quota 1910 punto più alto dell'escursione (3.15 h). Segue un tratto pressoché pianeggiante fra Cimata di Macchia Triste ad ovest e il Costone ad est prima di arrivare al Male Passo da dove si inizia a scendere con pronunciata pendenza ponendo un po' di attenzione lungo il sentiero. Ci si abbassa fino a quota 1618 congiungendosi all'itinerario con segnavia 2 del CAI che scende in Val di Teve all'altezza dei resti di uno stazzo e di un serbatoio. Si punta in discesa verso ovest sulle tracce di una carrareccia che si abbassa in luoghi assai suggestivi fra due alte pareti rocciose: a nord il Murolungo e a sud M. Rozza. Fra gli splendidi dirupi che scendono dai fianchi delle montagne si giunge a Bocca di Teve dove il vallone ha termine (987 m, 5.30 h). Qui si incrocia una strada e la si imbocca verso destra fino a raggiungere, dopo circa 1 km, le case di Cartore dove si è lasciata l'auto.

5 1 IL LAGO DELLA DUCHESSA

6 2. LA SERRA DI CELANO Lunghezza: 10 km. Dislivello complessivo: 550 m. Durata: 4 h Grado di difficoltà: E Punto di partenza: Ovindoli (1400 m) Come arrivarci: autostrada A 25 Roma - Pescara uscita Celano. Proseguire per Ovindoli che si raggiunge dopo 19 km. Valida anche l'uscita di Magliano dei Marsi, per chi proviene da Roma, transitando per Massa d'albe, Forme, Santa Iona, fino ad incrociare la strada che sale ad Ovindoli. Dal casello di Magliano circa 27 km. Premessa: la Serra di Celano si erge come la prua di una nave in secca su quello che fu il lago del Fucino. Dominando con un dislivello di circa 1000 metri Celano e il suo castello, indubbiamente questa cima ha un suo fascino ed è per questo assai frequentata dagli escursionisti. Il colpo d'occhio sulla piana e al di là di questa sul Parco Nazionale d'abruzzo e sugli Ernici è di prim'ordine. E' una montagna che, grazie alla sua esposizione, non trattiene a lungo la neve e per questo può essere affrontata anche in stagioni intermedie. Insieme al Monte Faito e al Pizzo di Ovindoli costituisce un piccolo gruppo montuoso che chiude a mezzogiorno l'altipiano delle Rocche. Disponendo di due auto, è anche possibile organizzare un anello che merita di essere compiuto. Descrizione: da Ovindoli uscire in direzione est verso la pineta e passare sotto il Pizzo di Ovindoli. Si risale la valle con una sterrata dove va lasciata l'auto. Dopo circa 30 minuti si raggiunge il fontanile dei Curti e, ancora poco oltre, il rifugio La Serra (gestito in estate). Fin qui il terreno è agevole ed in lievissima pendenza. Continuare a seguire i rari segni del segnavia 11 e salire con più decisione verso SE, su terreni privi di vegetazione sul fianco ovest della Serra dei Curti, fino a raggiungere la cresta a quota 1824 in un punto in cui si dominano le gole di Celano (2 h). Un sentierino lungo il filo di cresta ci porta in vetta (1924 m, 2.30 h). Da notare che la vetta è detta anche monte Tino, ma in ogni caso ci regala splendidi e insospettati panorami. Per la discesa si può utilizzare lo stesso itinerario ma, se si dispone di due auto può essere gradevole scendere sul versante ovest con segnavia 11 A. Si farà una bella discesa di circa 2 h lungo la valle dei Curti. Dalla sella, posta a quota 1824, piegare nettamente a sinistra lungo balze piuttosto ripide fino a guadare il torrentello Fosso dei Curti. Il sentiero è facilmente intuibile e passa, seguendo le tracce, sotto le fasce rocciose di Monte Faito a nord, facendo numerosi tornanti nel bosco. Si supera un acquedotto e una pineta fino ad un secondo acquedotto posto a quota Ci si abbassa ancora in direzione NE passando per la Fonte San Tommaso, sbucando sulla strada Celano - Ovindoli al km 41,400.

7 2. LA SERRA DI CELANO

8 3. LE GOLE DI CELANO Lunghezza: 9 km. Dislivello complessivo: 600 m. in discesa Durata: 3.30 / 4 h Grado di difficoltà: E Punto di partenza: Val d'arano (1350 m) nelle vicinanze di Ovindoli Come arrivarci: per Ovindoli vedi itinerario Serra di Celano. Premessa: è un percorso classico e noto a tutti i frequentatori delle montagne d'abruzzo perché si sviluppa lungo un canyon spettacolare, forse tra i più belli dell'appennino. L'ideale è percorrerlo in discesa lasciando un'auto in Val d'arano, nei pressi di Ovindoli, e l'altra allo sbocco delle gole presso Celano. Di domenica purtroppo non ci sono mezzi pubblici che garantiscono il collegamento tra Celano e Ovindoli. Qualora non si disponesse di un auto di appoggio la soluzione migliore è risalire le gole dal basso nel tratto più spettacolare fino alla Fonte degli Innamorati e poi tornare indietro. Da un punto di vista geologico trattasi di un canyon scavato dall'azione millenaria del torrente La Foce nella roccia calcarea ed è lungo circa 5 km per una larghezza che in alcuni punti è di soli 3 metri. Le pareti verticali sono alte anche centinaia di metri; su queste nidificano i gracchi che compiono acrobatiche evoluzioni e rompono il silenzio del luogo. L'itinerario va percorso in estate e nel primo autunno, comunque nel periodo di magra del torrente che si inabissa nel tratto più in alto. Da evitare, ovviamente, dopo forti piogge anche per il rischio delle rocce bagnate. Descrizione: disponendo di un'auto di appoggio si parte dall'alto e si percorrono le gole in discesa. Per raggiungere l'inizio del sentiero, si supera di poco la piazza di Ovindoli e si imbocca una strada verso destra che conduce in Val d'arano, superando un maneggio; si parcheggia al termine dell'asfalto. Ad un fontanile si piega a destra e si percorre la carrareccia di destra che fiancheggia tutto il lato sud della Val d'arano. Il percorso della sterrata è circolare rispetto alla valle e dopo circa 3 km si raggiunge un fontanile (1352 m) dove la strada tende a tornare indietro sul lato opposto della valle. Qui è facilissimo sbagliarsi perché alla fonte c'è un erroneo segnale su una pietra indicante le Gole di Celano, che induce a scendere subito nel valloncello dietro alla fonte; trattasi, in verità, di un percorso per le gole, ma obbliga al superamento di alcuni salti di roccia. Bisogna invece tornare indietro a piedi di circa 150 metri sulla sterrata appena fatta in auto e notare dei segni rossi su delle pietre ed il segnavia n 12 in leggera salita su un colletto verso sud. Qui non è più possibile cadere in errore. Risalito il colletto e un piccolo rifugio (gestito d'estate), si segue il sentiero all'inizio pianeggiante che in circa 15 minuti porta ad affacciarsi sul canyon verdeggiante in una panoramica indimenticabile. Si scende ripidamente sul fianco di un colle seguendo il sentiero in mezzo alla vegetazione, passando nei pressi dei ruderi di un convento perdendo quota fino ai 1050 m dove hanno inizio le gole (1.15 h). Qui c'è una breve deviazione che conduce alla Fonte degli Innamorati (tabella) con piacevole cascatella che si trova in un luogo di particolare fascino. Tornati sui propri passi, si segue ancora il torrente Foce, in luoghi di gradevolissima frescura, fino a che questo non si inabissa nel punto dove il percorso diviene più arido e dove hanno inizio le vere e proprie gole. Il canyon è formato dalle pareti strapiombanti della Serra dei Curti a destra e da Monte Etra a sinistra e ci si continua ad abbassare nei punti più suggestivi e incassati. Qualche saliscendi nel finale preannuncia la fine del percorso in località Foce (780 m, 3.30 h), zona sottoposta a vincolo ambientale e dove le macchine possono arrivare partendo dal km 47,300 della S.S. 5 bis. Un ultimo suggerimento, essendo a Celano, è quello di non trascurare il castello, già visibile dall'autostrada, fondato dal conte Pietro nel 1392 e ultimato da Antonio Piccolomini nel E' questo l'esempio più evidente di una Celano che volle risorgere con la propria identità dopo essere stata rasa al suolo dall'ira di Federico II.

9 3. LE GOLE DI CELANO

10 4. RIFUGIO SEBASTIANI COSTONE ORIENTALE DA CAMPO FELICE Lunghezza: 16 km. Dislivello complessivo: 750 m. Durata: 5 h Grado di difficoltà: T Punto di partenza: Campo Felice - nei pressi del ristorante albergo Alantino (tel. 0862/ ). Come arrivarci: autostrada A 24 Roma - L'Aquila, uscita Tornimparte. Premessa: è una gita che conduce nel cuore del Velino, su una cima facilmente raggiungibile che consente di spaziare con lo sguardo su tutto il gruppo del Velino e avere un'idea complessiva per successivi itinerari. La parete del Costone è di impressionante e severa bellezza e non può non suscitare ammirazione nell'escursionista che si avvicina al rifugio Sebastiani. Questo rifugio, ora gestito e ben ristrutturato, trovasi a circa 30 minuti dalla cima e rappresenta un ottimo punto di appoggio per sostare e godersi l'escursione. Per informazioni riguardo al rifugio ci si può rivolgere al CAI di Roma tel In estate è possibile raggiungere con l'auto il vecchio capannone metallico identificato come la miniera di bauxite. Trattasi di una strada bianca con la quale si risparmiano 3 km e 45 minuti a piedi. Descrizione: Proveniendo dall'uscita di Tornimparte si sale alla Piana di Campo Felice e si devia a destra subito dopo lo svincolo per Lucoli in direzione del ristorante Alantino. Prima di raggiungerlo, si stacca sulla sinistra, a 500 metri dall'albergo, una sterrata che traversa la piana e va ad infilarsi là dove il Monte Puzzillo sembra congiungersi con la catena che scende da Monte Rotondo. Lasciata l'auto al bivio si prosegue ora su una valle trascurando una sterrata sulla sinistra e si raggiunge una capanna metallica (q.1642 m.), appartenuta all'ex-miniera di bauxite. Proseguire ora a piedi lungo la strada bianca che sale, fa un successivo tratto in piano, e poi sale ancora fino ad una selletta posta a quota 1800 da dove si vede un rifugio di pastori, posto poco oltre, e l'amplissimo anfiteatro di montagne che ci sono di fronte e vari valichi posti a ONO. Ci si abbassa di pochissimo dalla selletta e si prosegue su una traccia di sterrata passando a fianco a dei fontanili asciutti. Di fronte sempre la parete del Costone di aspetto dolomitico, verso nordovest una serie di rilievi sopra i quali spicca la sagoma piramidale della Torricella, posta fra il passo omonimo e quello del Morretano alla nostra destra (NO), mentre il Passo del Puzzillo è il più meridionale. Proseguire sempre lungo la traccia di sterrata tenendosi piuttosto larghi ed eventuali segni in apparente contrasto fra loro non debbono indurre in dubbi. La meta è a sud, ma conviene aggirare con ampia curva per evitare noiosi saliscendi. Ad uno sguardo attento, dai 1900 metri in poi, non può sfuggire il Rifugio Sebastiani posto a sud e la sua bandiera al vento. Lungo la salita al rifugio ci si avvicina sempre più al Costone, e la Fossa del Puzzillo, posta alla base della parete, accresce la verticalità di questa bastionata. Raggiunto il rifugio, posto a quota 2102, non resta che salire sul pendio ripido e sassoso della cima orientale del Costone che è anche la più alta posta a quota 2274 (2.30 h). Dalla cima il panorama consente di avere un colpo d'occhio piuttosto esauriente su un gruppo montuoso molto articolato. La piramide del Velino, orientata a sud, è inconfondibile. Il ritorno avviene per la via di andata in circa 2 ore.

11 4. RIFUGIO SEBASTIANI COSTONE ORIENTALE DA CAMPO FELICE

12 5. MONTE CEFALONE DA CAMPO FELICE Lunghezza: 12 km. Dislivello complessivo: 600 m. Durata: 4 h Grado di difficoltà: E Punto di partenza: Piana di Campo Felice (1550 m) Come arrivarci: autostrada A 24 Roma -L'Aquila, uscita Tornimparte. Premessa: il Monte Cefalone chiude a NE la Piana di Campo Felice e forse non risulta eccessivamente affascinante nel suo versante aperto e scoperto sulla piana, perché brullo e scosceso. Ma ciò può indurre in errore perché il Monte Cefalone e, al suo pari, il Monte Ocre e il Monte Cagno, che dalla piana non si vedono, rappresentano tre cime poste come i vertici di un triangolo equilatero che racchiudono un vasto altipiano che d'inverno è un paradiso per il fondista che vuole allontanarsi dagli abituali itinerari. Inoltre il Monte Ocre e il Monte Cagno possono essere apprezzati nella loro singolare bellezza dall'aquila dominata non solo dal Gran Sasso, ma anche da queste due cime che strapiombano sulla statale 17 L'Aquila - Sulmona. Geologicamente, questi canaloni e queste pareti strapiombanti ricordano il vicino Sirente con questi due versanti così diversi che meritano considerazione e non possono passare inosservati. Detto tutto ciò, riteniamo che girovagare sull'altipiano di Settacque e scegliere una di queste cime non deve ritenersi una scelta di ripiego, ma una curiosità che merita di essere soddisfatta. Per quanto riguarda il Cefalone è possibile un anello che consente di scendere a 5 km di distanza dal luogo di partenza su una strada dove non è affatto difficile trovare un passaggio per evitare l'attraversamento a piedi della piana. Descrizione: dall'uscita autostradale di Tornimparte si raggiunge il parcheggio degli impianti di Campo Felice, sicuramente meno affollato in estate. Si comincia a camminare su uno stradello che risale dolcemente in direzione NO fino ad una piccola costruzione (acquedotto 1600 m). Aggirato il recinto dell'acquedotto si sale ad un'evidente insellatura Forcamiccia (1720 m, 0.45 h) da dove si osserva il vallone Canavine che sale da Rocca di Cambio. Dalla sella si punta decisamente a nord entrando nella prima parte nel bosco e si risale a svolte il fianco sud est di Monte Cefalone, tenendosi sempre un po' più alti del fosso che rimane a destra fino ad un'evidente insellatura posta a quota 1900 (1.30 h). Qui hanno inizio gli altipiani di Settacque, ed ora bisogna abbandonare il tratturo che si abbassa e puntare decisamente a ONO risalendo senza alcun problema la dorsale fino alla cresta che conduce in cima (2142 m, 2h). La cima consente di allargare i propri orizzonti sia sul versante ovest, Velino - Costone, che sul settore est, abbracciando con un colpo d'occhio le cime di Monte Ocre e Monte Cagno. Dalla cima è bene proseguire per cresta abbassandosi via via rimanendo in vista sia dell'uno che dell'altro versante. Seguendo il segnavia 10 B si intravede uno stradello che risale il fianco nord di Monte Cefalone che termina a quota Continuare a scendere fino a raggiungere lo stradello e percorrere i numerosi tornanti che passano dal lato ovest a quello nord in località I Paolini. Ci si abbassa ancora fino a congiungersi ad una carrareccia principale che va seguita verso sinistra in direzione ovest. Il suo percorso è aggirante fino a cambiare versante e terminare sulla strada asfaltata al km a quota 1516 (4 h). A questo punto non resta che auspicarsi un breve passaggio che in 5 minuti riporta alla macchina, per evitare la lunga camminata nella piana piuttosto monotona.

13 5. MONTE CEFALONE DA CAMPO FELICE

14 6. MONTE OCRE E MONTE CAGNO DA CAMPO FELICE Lunghezza: 13 km. Dislivello complessivo: 700 m. Durata: 5 h Grado di difficoltà: E Punto di partenza: strada di congiunzione Campo Felice - Lucoli all'altezza del km 18,900. Come arrivarci: autostrada A 24 Roma - L'Aquila, uscita Tornimparte. Premessa: come detto già nell'itinerario al Monte Cefalone, queste due cime sono interessanti e meritano d'essere abbinate perché offrono entrambe scorci non comuni sulla lunga catena del Gran Sasso, della Maiella e sulla piana dell'aquila. E' improbabile che in un solo giorno si salga sulle tre cime (Cefalone Ocre Cagno), per cui è bene riservare l'ocre e il Cagno ad una gita autonoma. Descrizione: Dall'uscita di Tornimparte si raggiunge la Piana di Campo Felice e il bivio per Lucoli. Qui si devia a sinistra e in circa 1 km si raggiunge il km 18,900 posto a quota 1516 da dove inizia uno stradello bianco sulla destra. Parcheggiata l'auto si procede a piedi sulla sterrata fino ad aggirare il versante della montagna e a trovare un altro stradello in salita sulla destra (fin qui trattasi del percorso di ritorno dal Monte Cefalone). Si imbocca questa variante a destra mentre, sulla nostra sinistra, si apre una grande valle posta sopra il paese di Casamaina. Fatti alcuni tornanti su questa sterrata, abbandonarla e puntare ad est a quota 1750 circa (1 h) risalendo su terreno libero il margine settentrionale di Fossa Palomba, fino a sbucare a quota 2000 ad una evidente insellatura definita Selletta di Settacque (1.45 h), dove ci si congiunge, se non lo si è fatto prima, al segnavia 8 del CAI proveniente dal paese di Casamaina. Questo luogo è raggiunto anche da uno stradello che è quello che abbiamo lasciato al precedente bivio e che percorre, con numerosi tornanti, tutto il fianco della località chiamata Libro di San Giovanni, per poi abbassarsi a uno stazzo e risalire fino alla sella. Questa variante può essere eventualmente utilizzata in discesa tagliando i numerosi tornanti. Dalla selletta (nei pressi un rifugetto e una fonte), puntare decisamente a NE e raggiungere su terreno un po' scosceso la cima di Monte Ocre sovrastata da una croce (2204 m, 2.30 h). Trattasi della cima più alta delle tre poste a triangolo a chiudere l'altipiano di Settacque. Volendo si può proseguire per cresta abbassandosi di circa 100 metri e raggiungere la cima di Monte Cagno (2153 m, 3 h) se si valuta di aggiungere circa un'ora all'escursione. Per rientrare esistono due possibilità: la prima è quella di ripercorrere, in maniera parallela, il percorso di andata scendendo però lungo lo stradello da Selletta di Settacque, passando per l'omonimo stazzo posto nei pressi di un laghetto e risalire ad ovest su una sella in località Terre Rosse. Da qui proseguire per i tornanti in discesa e, con un lungo traverso sulla valle che domina Casamaina, ricongiungersi al bivio del mattino. L'altra possibilità è invece quella di fare un lungo anello scendendo da Monte Ocre o da Monte Cagno nella Valle di Settacque e aggirare il Cefalone sul lato sud fino a raggiungere una sella posta a quota 1900 sull'itinerario descritto nella salita al Monte Cefalone. Da qui si scende col segnavia 9 C a Forca Miccia e poi alla base degli impianti (5.30 h). Questo giro può essere di grande soddisfazione se poi si ha la pazienza di trovare un passaggio per soli 5 km fino all'auto.

15 6. MONTE OCRE E MONTE CAGNO DA CAMPO FELICE

16 7. MONTE CAVA DA CASTIGLIONE Lunghezza: 13 km. Dislivello complessivo: 700 m. Durata: 5 h Grado di difficoltà: E Punto di partenza: Castiglione (1210 m) Come arrivarci: autostrada A 24 Roma - L'Aquila, uscita Tornimparte; scendere lungo la SP Amiternina fino al km 27,500. In località Capo La Villa girare a sinistra per il villaggio di Castiglione che si raggiunge in circa 10 km. Premessa: la lunga dorsale formata da Monte Rotondo, Monte Cava e Monte San Rocco non sembra molto interessante a chi giunge da ovest, cioè dall'autostrada, ma se viene osservata, invece, dal versante di Tornimparte, quando si è superata la galleria di San Rocco, appare boscosa, selvaggia e ricca di interessanti opportunità. Soprattutto chi sale a Campo Felice, e la studia bene da lontano, non può restare indifferente alle tante promesse di nuovi spazi. Per salire a Monte Cava, in verità, esistono numerosi altri approcci, ma forse questo è il più affascinante, anche se abbastanza lungo. Per completezza, comunque, è bene ricordare che si può salire dai Prati di Cerasolo, raggiungibili a piedi in circa 45 minuti, dal Valico della Chiesola di Lucoli che si trova al termine della salita che sale da Tornimparte prima di scendere a Campo Felice. Dal parcheggio, nei pressi del valico, proseguire per la sterrata trascurando le deviazioni a sinistra fino a raggiungere i Prati di Cerasolo. Dai prati proseguire lungo il segnavia 1 percorrendo l'evidente fianco di Monte San Rocco posto a NO. Raggiunta la cima a quota 1886 abbassarsi di poco al Valico del Malopasso. Proseguendo per cresta si raggiunge la cima di Monte Cava. In maniera sintetica questa è la descrizione dell'itinerario più breve che si effettua in circa 2.30 h per un dislivello complessivo di 500 metri. La relazione che segue è invece quella che riguarda l'approccio da nord su un percorso che richiede qualche capacità di orientamento, ed offre anche l'opportunità di un bell'anello. Descrizione: in vista delle case di Castiglione (1210 m), dalla strada che sale da Tornimparte, si stacca una deviazione in leggera discesa che prosegue passando davanti a una chiesetta, punto di riferimento indispensabile per il nostro giro. Qui si lascia a sinistra la strada in leggera salita che conduce alla Val Forana, dalla quale si rientrerà alla fine del giro; bisogna invece prendere a destra e superare tre fontanili in sequenza, portandosi nel punto più alto di Castiglione, dove si incontrerà il segnale del CAI e l'indicazione per il Monte Cava. Si prosegue ancora per poche centinaia di metri e poi si abbandona la carrareccia che si inoltra nella valle, deviando invece a destra per un sentiero in netta salita con evidenti segnali giallo rossi. Dopo un ripido gradino si procede costantemente in direzione sud est, dapprima alcune decine di metri più in alto rispetto al fosso, poi il dislivello diminuisce fin quando il sentiero giunge a percorrere il fondo della valletta. Si prosegue su questo fino a giungere all'imbocco della piana di Prata Fucili (1540 m, 1.30 h), la si attraversa con la stessa direzione, fiancheggiando la faggeta, per rientrare nel bosco sulla traccia dei segni rossi del CAI sugli alberi. Si procede ancora sulla guida dei segni, fino ad infilare un fosso, sempre verso sud est; dopo circa 30 minuti si giunge in una valletta dal fondo piatto (1615 m, 2h), si piega a nord est fino a giungere, in pochi minuti, al termine di questa valletta. Si volge allora verso sud risalendo per uscire dal bosco e giungere a Pratolungo (1720 m). Qui ha termine ogni eventuale perplessità per l'evidenza dei punti di riferimento: Colle Acetoni e Coppo di Volpe a est, Monte Cava di fronte, a sud. Si percorre con qualche saliscendi la valle fino a quota 1800, dove ci si affaccia sui vasti pendii delle Ferrarecce (2.45 h) con il suo rifugio (1830 m). La dorsale alla nostra destra è quella di Monte Cava e qui si può salire senza via obbligata fin sulla cresta passando per una piccola casetta in muratura, posta a quota 1900 circa. Dalla cima bel panorama sul vicino Cicolano e sulla Valle del Salto, posta a strapiombo sotto di noi (2000 m, 3.30 h). Il rientro può avvenire per la stessa via o per la bella e parallela Valle Ruella. In questo secondo caso, ritornati nei pressi del rifugio, imboccare in discesa la Valle Ruella posta ad est della valle percorsa all'andata. Si scende in tratti di bosco assai suggestivi, fino a giungere in una zona più aperta nei pressi dei Casali di Ruella, dove vi è anche Fonte Cobelli (1413 m, 4.45 h). Non bisogna proseguire in discesa per la ripida e malagevole strada di Ruella, ma risalire a sinistra in direzione nord ovest passando vicino al casale più alto e puntare ad un'evidente sella, risalendo un anfiteatro (località Carditola) fino sotto a Monte Piaggia (1557 m, 5.15h). Ci si affaccia sulla boscosa Val Forana verso la quale bisogna scendere su terreno aperto. Un sentiero nel bosco nella valle ci porta a Castiglione compiendo un arco fino a sbucare a fianco della chiesetta davanti alla quale si è transitati al mattino (6 h).

17 7. MONTE CAVA DA CASTIGLIONE

18 8. MONTE MORRONE DA CARTORE Lunghezza: 14 km. Dislivello complessivo: 1200 m. Durata: 6 h Grado di difficoltà: E Punto di partenza: Cartore (944 m) Come arrivarci: autostrada A 24 Roma - L'Aquila, uscita Valle del Salto. Per il percorso fino a Cartore vedi descrizione itinerario del Lago della Duchessa. Premessa: il Monte Morrone chiude a nord il Lago della Duchessa ed è al cospetto del Murolungo. Come due sentinelle, che si specchiano nelle acque del lago, rappresentano due mete ideali per chi vuole andare oltre e osservare il lago dall'alto. In particolare il Monte Morrone offre interessanti panorami anche sui vicini monti del Cicolano. Il percorso ricalca fino al Lago della Duchessa quello già proposto, ma c'è da tener presente che tanti possono essere gli approcci al Morrone anche da sud (Valle Amara e Valle dell'asino), sono più lunghi e il dislivello è analogo. Partire invece dal Valico della Chiesola di Lucoli può risultare più agevole per il minore dislivello, ma le strade sterrate da percorrere fino agli Stazzi di Corvaro non sono brevi. Descrizione: la gita ha inizio dalle poche case del borgo di Cartore non segnalato sulle carte del Touring per cui è bene seguire queste indicazioni per raggiungerlo. Lasciata l'autostrada all'uscita di Valle del Salto sulla A 24 Roma - L'Aquila, al casello si gira a sinistra, al successivo bivio ancora a sinistra; dopo una breve discesa, sulla sinistra si stacca una sterrata che passa sotto l'autostrada e giunge fino a Cartore in circa 5 km (930 m). Da qui ha inizio il percorso a piedi che è numerato dal C.A.I. come 2B dalla prima casa di Cartore sulla sinistra. In questo tratto si percorre il Vallone di Fua (più avanti cambierà nome) e si lascia sulla sinistra l'inutile strada che risale la Valle della Cesa. Si è nel tratto più selvaggio e pittoresco e, in alcuni tratti, il sentiero si inerpica su zone rocciose e impervie. Si sale di quota e il percorso diventa più agevole dopo il cosiddetto Passo di Fabriano, un caratteristico gradino scavato nella roccia, e si entra nel Vallone del Cieco a quota 1600 circa (1.30 h). Il percorso è quasi pianeggiante e tocca 5 rifugi in muratura, in località Le Caparnie, posti a quota 1720, circa assegnati ai pastori di Santa Anatolia e di cui uno, contrassegnato col n. 5, è a disposizione degli escursionisti. Da ricordare che a quota 1836, esattamente a nord rispetto ai rifugi, vi è la fonte Salamone per rifornirsi d'acqua. Superata la località Le Caparnie si è ormai in vista del Lago della Duchessa che si raggiunge dopo una serie di valloncelli e un piccolo poggio dal quale ci si abbassa sul lago (2.30 h). Si tratta ora, passando sulla riva sinistra del lago, e seguendo il segnavia 2 G, di risalire in 15 minuti (2.45 h) il Vado dell'asino (1910 m), selletta posta subito a ovest della Punta dell'uccettù. Da qui ha inizio un percorso di cresta, non breve, che tocca varie piccole anticime fino a raggiungere la vetta del Morrone, posta a quota 2141 (3.30 h), caratterizzata da una grande roccia piatta e da un ometto. Per la discesa si segue la stessa via, ma, se si è osservato bene il fianco sud, si potrà trovare una via più diretta, anche più ripida, che consenta di scendere per scoscesi pendii direttamente su Fonte Salamone e successivamente agli stazzi senza ripassare per il lago.

19 8. MONTE MORRONE DA CARTORE

20 9. MONTE VELINO DA ROSCIOLO Lunghezza: 20 km. Dislivello complessivo: 1400 m. Durata: 8 h Grado di difficoltà: EE Punto di partenza: 2 km più a nord di Rosciolo nei pressi della chiesa di S. Maria in Valle Porclaneta Come arrivarci: autostrada A 25 Roma - Pescara, uscita Magliano dei Marsi. Premessa: il Monte Velino, col suo aspetto piramidale, è la montagna più alta di tutto il gruppo. E' una bellissima cima che domina Avezzano e tutta la Piana del Fucino, ma soprattutto è visibilissimo da Roma. Nelle limpide giornate di tramontana invernale appare dai punti più alti della città coi suoi fianchi imbiancati, offrendo uno spettacolo inconsueto anche ai romani così poco abituati ad osservare dei panorami montani.gli itinerari per salire al Velino sono tutti lunghi, ed è sicuramente meglio non affrontarli nelle caldissime giornate estive. Se ne suggeriscono due, fra i principali che affrontano la cima da ovest e da est. Per chi volesse godere questa salita con ritmi più rilassati, entrambi gli itinerari possono essere compiuti in due giorni,sostando in rifugi di appoggio. Descrizione: da Magliano dei Marsi si prosegue lungo la sterrata per un paio di km, lasciandosi sulla sinistra la bellissima chiesetta di S. Maria in Valle, 1022 m (vedi nota finale), dove si parcheggia. Praticamente dal bivio (poche centinaia di metri oltre), sempre proseguendo la sterrata per Passo le Forche, si dirama sulla destra con segnavia 3 che risale il Vallone di Sevice con tratti via via più ripidi e raggiunge la fonte perenne di Sevice,posta a quota 1975 (2,30 h). Si continua a salire fino a raggiungere un vasto pianoro dove è situata la Capanna di Sevice (2119 m, 3 h), può ospitare 10 persone ed è gestita in agosto a cura del G.E.V. di Magliano dei Marsi. Si prosegue verso sud est seguendo il segnavia 3A con percorso aereo fino ad affrontare, nell'ultimo tratto, la salita finale piuttosto sfiancante, ma breve, che arriva al termine di una lunga gita. L'ultimo strappo di circa 20 minuti sulla cresta nord, viene ripagato da un memorabile panorama dalla cima (2486 m, 4,30 h) che spazia sui moltissimi gruppi dell'appennino Centrale fino al Mar Tirreno. La discesa è per la via di salita in circa 3 h a meno che non si voglia affrontare la traversata per il versante est (prossimo itinerario), ma tale scelta deve essere stata almeno preparata la sera prima, con una macchina posta a Campo Felice.

21 9. MONTE VELINO DA ROSCIOLO

22 10. MONTE SIRENTE PER LA VAL LUPARA Lunghezza: 12 km. Dislivello complessivo: 1200 m. Durata: 6 h Grado di difficoltà: EE Punto di partenza: km 12,500 della S.P. che collega Rocca di Mezzo a Secinaro Come arrivarci: autostrada A 25 Roma - Pescara, uscita Magliano dei Marsi o Celano. Proseguire per Ovindoli - Rocca di Mezzo. Prima di entrare in paese girare a destra al bivio per Secinaro. Premessa: Il Sirente è una lunga e inclinata dorsale orientata da NO a SE che si sviluppa per 20 km circa e appare in parte distaccata dal gruppo del Velino, rimanendo più isolata verso est. Spesso ciò induce ad affrontare i due gruppi separatamente, ma è anche vero che l'altipiano delle Rocche, che separa il Velino dal Sirente, era una volta un lago d'alta quota racchiuso in una cerchia di monti. La caratteristica fondamentale del Sirente è la forte differenza che esiste fra i due versanti della montagna. Quello nord est è una lunga parete aspra e rocciosa, di aspetto dolomitico, alta circa 700 metri, che presenta lingue glaciali come il Canalone Maiori e la Val Lupara, di cui parleremo nell'itinerario successivo. Il versante sud ovest è invece dolce e degradante sia verso la Conca del Fucino che verso l'altipiano delle Rocche. Questo lato una volta era coperto da foreste, ma ora non più perché l'uomo ha sfruttato intensamente questa zona per il pascolo. E' difficile trovare in Appennino una montagna che presenta due lati opposti così diversi e alcuni geologi hanno azzardato l'ipotesi di una placca formatasi più ad ovest che, slittando verso NE, si è arenata fino a formare un vero e proprio corrugamento che si è impennato di centinaia di metri. La diversità è talmente evidente fra i due lati della montagna che l'escursionista, che proviene in autostrada da Roma, abituato alle dolci e arrotondate forme del Sirente, viste dalla Piana del Fucino, stenta a riconoscerlo quando si supera la galleria autostradale e si ridiscende verso Sulmona. L'ideale per l'escursionista sarebbe quello di salire dal versante SO e scendere su quello di NE, tenendo presente che da questa parte la neve rimane fino agli inizi di giugno; si deve considerare che circa 20 km di strada dividono i due approcci. è una gita classica che risale la Val Lupara in un ambiente assai selvaggio e molto differente dal dolce e digradante versante occidentale. La gita è abbinabile alla discesa sul versante ovest. Se si dispone di due auto la distanza da coprire è di soli 20 km. La Val Lupara è assai suggestiva e spesso viene abbinata in discesa al più noto Canalone Maiori. Ma quest'ultimo, paradiso degli scialpinisti, è assai ripido e sassoso ed è meglio evitarlo in discesa. Il Sirente, per la sua posizione centrale nell'appennino, è molto panoramico specie verso la Maiella e può riservare, in condizioni particolari, lo spettacolo della vista dei due mari. Descrizione: portarsi al km indicato caratterizzato dalla Fonte dell'acqua (nome curioso e scontato) posta a quota 1156 dove nei pressi vi sono anche i resti di uno chalet bruciato alcuni anni fa. Il sentiero con segnavia n 15 che risale verso sud è segnato e si sviluppa per lunga parte nel bosco. Bisogna però porre attenzione, dopo poche centinaia di metri, alla deviazione sulla destra che porta verso il Canalone Maiori che nella cartografia ufficiale è riportato come Valle Inserrata. Un ulteriore bivio si incontra a quota 1305 e qui è necessario tenersi a destra ed evitare di spingersi verso Piano Canale. Il sentiero prosegue nel bosco fino ai 1800 metri circa quando si esce allo scoperto e alle nostre spalle appaiono le montagne di Sulmona (Maiella e Morrone). Il sentiero tende verso destra nel canalone che assume il vero nome di Val Lupara nella parte alta. La valle ha una bella cresta rocciosa sul lato destro e si continua a salire fino all'intaglio posto a quota 2210 (3 h) che immette sulla cresta. Si devia a destra e si risale fino in cima (2348 m, 3.30 h) avendo cura di osservare, poco prima della vetta, l'imbocco del Canalone Maiori posto a quota Sulla cima una meritata sosta per riconoscere i gruppi montuosi circostanti e poi in discesa per la stessa via o per le varianti indicate

23 10. MONTE SIRENTE PER LA VAL LUPARA

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