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1 Centro Scientifico Editore - Via Borgone Torino Tel Fax Direttore Responsabile: Domenico Accorinti Coordinamento Redazionale: Emanuela Amadei Segreteria di redazione: LARC - C.so Venezia, 10/A TORINO Tel. 011/ Fax 011/ numero IN QUESTO NUMERO Novembre ALLERGOLOGIA REAZIONI AVVERSE AI FARMACI: NON È SEMPRE ALLERGIA Le reazioni avverse ai farmaci sono relativamente frequenti e rappresentano un problema di difficile gestione in quanto alla base di tali reazioni sono possibili vari meccanismi scatenanti; esiste inoltre una grande variabilità della reattività dell'organismo all'incontro con i farmaci. E' ormai comune l'abitudine di indicare come "allergia" qualsiasi reazione dell'organismo, stravolgendo il vero significato di questo termine, che va invece utilizzato solo per le reazioni che coinvolgono il Sistema Immunitario (S.I.). Le reazioni da farmaci, secondo la classificazione ufficiale, si distinguono in prevedibili (legate ad effetti secondari del farmaco), quali il sovradosaggio, gli effetti collaterali, gli effetti secondari o indesiderati e le interazioni con altri farmaci assunti contemporaneamente imprevedibili (l'intolleranza, l'idiosincrasia, le reazioni parallergiche, cioè non mediate dal S.I., e le reazioni allergiche propriamente dette). Vediamo ora un po più in dettaglio le varie reazioni imprevedibili. L'intolleranza e l'idiosincrasia sono reazioni legate ad una particolare suscettibilità Tutti i diritti riservati Reg. presso Trib. Torino n 5468 del 22/12/2000 Stampa: M.S. Litografia s.r.l. - Torino dell'organismo e/o a deficit enzimatici, come ad esempio il deficit di G6PDH: la carenza di questo enzima è alla base della malattia detta "favismo", che si manifesta con crisi di emolisi (distruzione dei globuli rossi del sangue) in seguito all'assunzione di alcuni medicinali, ma anche di specifici alimenti, tra cui appunto le fave da cui deriva il nome della patologia. Le reazioni parallergiche presentano gli stessi sintomi di quelle allergiche, che vedremo tra poco, ma non richiedono l'intervento del sistema immunitario. Le reazioni allergiche vere e proprie prevedono invece l'intervento del sistema immunitario con meccanismi diversi. Il meccanismo allergico più diffuso è quello di tipo I: in seguito all'assunzione di un particolare farmaco, si formano nell'organismo anticorpi, detti IgE, specifici per il farmaco in questione che da questo momento provocheranno l insorgenza di disturbi ogni volta che quello stesso farmaco verrà di nuovo assunto. Nel 46% dei pazienti eventi stressanti precedono la comparsa della malattia. Non di rado l esordio o l esacerbazione di una psoriasi sono secondari all assunzione di farmaci, in particolare i betabloccanti, il litio, gli antimalarici e il cortisone (in seguito alla sospensione). (segue a pag. 2) Periodico di divulgazione medica realizzato in collaborazione con il Poliambulatorio LARC C.so Venezia 10, Torino Diffusione copie Distribuzione gratuita. REAZIONI AVVERSE AI FARMACI 1-2 CONOSCERE MEGLIO I RENI 3 PARLIAMO DI... EPATITE VIRALE COME NON ESSERE PIÙ MIOPE 6 LA POSTA DEL MONITORE 4-5 7

2 2 ALLERGOLOGIA REAZIONI AVVERSE AI FARMACI: NON È SEMPRE ALLERGIA (segue da pag. 1) L abuso di alcool sembrerebbe significativamente più frequente in pazienti di sesso maschile affetti da psoriasi grave, anche se non è stata stabilita con sicurezza una responsabilità diretta dell alcool nello scatenamento della malattia. Le reazioni allergiche "vere" presentano caratteristiche peculiari che le distinguono dalle altre e ne permettono il riconoscimento: 1. bassa incidenza nella popolazione generale 2. i sintomi compaiono 7-10 giorni dopo l'inizio del primo trattamento continuativo 3. i sintomi dopo la sensibilizzazione compaiono però anche dopo una singola riassunzione del farmaco 4. i sintomi non ricalcano l'azione farmacologica 5. le manifestazione sono analoghe a quelle comunemente riconosciute come allergiche: rinite, asma, orticaria, shock 6. si risolvono rapidamente dopo la sospensione del farmaco 7. sono presenti IgE specifiche, reperibili ed identificabili con test su sangue Come si fa la diagnosi? La raccolta della storia clinica è il primo passo da compiere di fronte ad una reazione avversa ai farmaci. Non sempre la raccolta di questi dati è semplice: il paziente infatti spesso non ricorda il nome corretto dei farmaci assunti, il tipo di reazione presentata, il tempo intercorso tra l'assunzione e la comparsa dei sintomi e il periodo delle precedenti reazioni. E' pertanto consigliabile, specialmente per i soggetti a rischio o che hanno già presentato delle reazioni, tenere un diario scritto su cui annotare il nome dei farmaci assunti, le eventuali reazioni presentate e le date relative. La seconda fase del percorso diagnostico è costituita dall'esecuzione di test allergometrici; va però ricordato che esistono numerosi fattori che possono rendere i test poco significativi e a volte addirittura pericolosi. Lo scopo dei test è di evidenziare la presenza di IgE specifiche che (come detto in precedenza) sono indice di situazione allergica "vera". Non è però sempre facile evidenziare questi anticorpi, dal momento che il meccanismo con cui i farmaci stimolano la produzione di anticorpi è vario e complesso. Al momento attuale è possibile evidenziare la presenza di anticorpi specifici solo per alcuni farmaci. In alcuni casi è possibile eseguire un test cutaneo, anche se il risultato va interpretato con cautela; in altri casi è invece possibile la ricerca di anticorpi su sangue tramite una metodica di laboratorio detta RAST. Per alcuni farmaci, in particolare per gli anestetici locali ed alcuni anestetici generali, si esegue il cosiddetto "test dose", con il quale gradualmente si arriva a somministrare al soggetto la dose terapeutica di farmaco; in questo modo si valuta però la tollerabilità dell'organismo e non il suo stato di sensibilizzazione. Nel caso di reazioni parallergiche, dovute principalmente ai FANS (ossia ai farmaci antiinfiammatori, quali l'aspirina e simili), l'unico test valido è quello di esposizione, che consiste nell'assumere, secondo una protocollo prestabilito, il farmaco sospetto e valutare obiettivamente la comparsa di sintomi. Questo test va naturalmente condotto in ambito ospedaliero e sotto controllo, per potere intervenire in caso di comparsa di una reazione allergica grave. Lo scopo di tale test, oltre alla diagnosi di allergia nei confronti di uno specifico farmaco, è anche quello di verificare l'assenza di reazioni nei confronti di altri farmaci simili da utilizzare in caso di necessità in futuro. La diagnostica allergologica nei confronti dei farmaci è una delle sfide più complesse per lo specialista allergologo, che spesso, per la presenza di tutte le problematiche sin qui analizzate, può soltanto ipotizzare un sospetto, ma non è in grado di formulare una diagnosi di certezza. E' comunque fondamentale che lo specialista consigli una scelta di possibili medicinali da utilizzare in alternativa al farmaco sospetto. Deve inoltre suggerire quali farmaci sintomatici (antiistaminici e cortisonici) sono da tenere a portata di mano nel caso si presenti una nuova reazione di intolleranza e il loro modo d'uso, tenuto conto che tali terapie sono indicate in corso di reazioni avverse non gravi e quando le suggestioni e la paura giocano un ruolo importante nel determinare l'andamento della reazione stessa. Infine, con i dati e le conoscenze scientifiche oggi acquisite, deve saper dare maggior sicurezza e tranquillità nel gestire queste reazioni, in particolare a quei pazienti ansiosi e "terrorizzati" dalla paura di essere allergici a tutti i farmaci. Dott.ssa M. Teresa Gallesio Specialista in Allergologia Chi desidera ricevere a casa propria la Carta dei Servizi del Poliambulatorio LARC può ritirarla c/o le sedi LARC oppure farne richiesta scritta tramite invio della cartolina postale pubblicata in ultima pagina.

3 NEFROLOGIA 3 CONOSCERE MEGLIO I RENI I reni sono due organi la cui forma è simile ad un fagiolo, della lunghezza negli adulti di cm, situati ai lati della colonna vertebrale lombare. Al loro interno passa un'enorme massa di sangue, pari a circa 170 litri in un giorno. Il principale prodotto della funzione renale è l'orina, la quale, attraversando due "canalini", gli ureteri, si raccoglie nella vescica e da qui, attraverso l'uretra, viene espulsa all'esterno. Tramite l'orina si ottiene l'eliminazione dell'acqua, delle sostanze tossiche e di quelle eventualmente in eccesso all'interno del nostro corpo. Durante la filtrazione però i reni recuperano dall'orina sia gli elementi utili, sia quelli di cui il nostro organismo risulta carente. I reni sono anche la sede dove si fabbricano sostanze indispensabili per la maturazione dei globuli rossi (le cellule del sangue che trasportano l'ossigeno), per un'adeguata calcificazione delle ossa e per la regolazione della pressione arteriosa. Sia le sostanze recuperate, sia quelle prodotte vengono immesse direttamente nel sangue e distribuite all'intero organismo tramite la circolazione sanguigna. Vi sono varie cause che possono danneggiare i reni e comprometterne la funzione, in particolare le infezioni batteriche, i calcoli, la pressione alta, alcune sostanze tossiche (compresi certi farmaci) o malattie varie, come il diabete. E' quindi necessario ricordare brevemente i segni e i sintomi, talora poco evidenti, che possono far sospettare l'esistenza di una malattia renale e che spingono normalmente il medico di famiglia a consigliare l'esecuzione di accertamenti diagnostici più approfonditi. La presenza di sangue nelle orine visibile ad occhio nudo (macroematuria) o evidenziata su un campione di orine analizzato in laboratorio (microematuria), la presenza di edema (ossia di gonfiore) al viso ed alle gambe, un rialzo della pressione arteriosa, il riscontro di anemia, la presenza di dolore lombare o addominale (spesso questi due dolori coesistono nella colica renale) ed infine i disturbi nella minzione (ossia nell'orinare), che può essere dolorosa o difficoltosa, o eccessivamente frequente, specialmente la notte. Tutti questi disturbi necessitano dell'esecuzione di alcuni accertamenti diagnostici di base per fornire al medico notizie precise sullo stato di salute dei nostri reni. Gli esami in genere eseguiti in prima battuta sono: l'esame di un campione di orina del mattino, meglio se associato a un'urocoltura per la ricerca dell'eventuale presenza di batteri un prelievo di sangue per valutare la funzionalità renale un'ecografia dell'addome superiore ed inferiore, per avere un "fotografia" non solo dei reni e della vescica, ma anche per evidenziare la presenza di eventuali ostacoli al flusso regolare dell'orina, come per esempio nel caso della presenza di calcoli. In conclusione, dovendo suggerire ai nostri lettori consigli pratici per favorire al meglio la conservazione di una regolare funzionalità renale e di tutto l'apparato orinario, inviterei a bere molto, soprattutto nei mesi estivi e quando maggiori sono le necessità di liquidi per il nostro organismo (in caso di febbre, sudorazione, INCONTRI CON IL SU ARGOMENTI DI MEDICINA PRATICA STAGIONE Sabato 24 novembre 2001 L ARTRITE REUMATOIDE: CLINICA, DIAGNOSI E TERAPIA Relatore : Dr.ssa Rosanna De Giovanni Specialista in Reumatologia Sabato 15 dicembre 2001 L ARTROSI DEL GINOCCHIO E DELL ANCA: DIAGNOSI E TRATTAMENTO TERAPEUTICO Relatore : Prof. Pierluigi Siliquini Specialista in Ortopedia Sabato 12 gennaio 2002 QUANDO È PERICOLOSO UN NEO SULLA PELLE Relatore : Dr.ssa Daniela Barbaso Specialista in Dermatologia Sabato 26 gennaio 2002 OSTEOPOROSI. LO STILE DI VITA PER LA SALUTE DELLA DONNA Relatore : Dr. Sergio Ferreri Specialista in Ginecologia Gli incontri si svolgono presso la sala riunioni del Poliambulatorio LARC Corso Venezia, 10 Torino - Tel ore INGRESSO LIBERO diarrea,...). E' inoltre buona norma abituarsi ad orinare durante il giorno ogni tre, al massimo quattro ore, soprattutto per chi è soggetto alle infezioni orinarie. Utile poi, in accordo con il proprio Medico Curante, eseguire periodicamente un esame delle orine e controllare i valori della pressione arteriosa. Seguire un'alimentazione equilibrata, evitando i "fuori-pasto" o gli eccessi alimentari ed associando, se possibile, una regolare attività fisica senza sforzi eccessivi. Astenersi dal fumo sigaretta e dall'abuso di alcol e caffè. E' indispensabile infine essere molto cauti con le autosomministrazioni di medicine ritenute innocue, come quelle contro i "dolori", il "mal di testa",... E' molto meglio, anziché sostituirsi al medico, informarlo dei disturbi, anche solo per essere tranquillizzati su eventuali dubbi, sempre legittimi se hanno lo scopo di tutelare la salute. Dott. Luigi Longo Specialista in Nefrologia

4 4 G A S T R O E N T E R O L O G I A PARLIAMO DI... Fino all'inizio degli anni '60 le malattie del fegato venivano diagnosticate quasi esclusivamente in base alla presenza di colorazione gialla (ittero) della cute o delle sclere degli occhi. Queste malattie di fegato erano attribuite a varie cause, ma comprendevano in particolare un'alta percentuale di forme acute definite genericamente come "epatite infettiva", il cui agente causale era però del tutto sconosciuto. Solo nel 1965 venne infatti identificato l'antigene Australia (o HbsAg), il primo indice di infezione che si ritrova in pazienti affetti dal virus dell'epatite B, e solo nel 1977 è stato descritto il virus dell'epatite Delta. Infine da alcuni anni sono state anche riconosciute le epatiti C ed E, precedentemente raggruppate sotto la voce "epatite nona-nonb". Al momento attuale si conoscono dunque cinque principali tipi di epatite: A, B, C, Delta, E. EPATITE VIRALE L'epatite A, causata dal virus HAV, è in assoluto la più frequente epatite virale acuta. La via di trasmissione abituale è rappresentata da cibo o acqua infetti; in particolare è frequente la contaminazione per ingestione di molluschi allevati in acque contaminate. E' inoltre possibile il contagio per mezzo di stoviglie, bicchieri o servizi igienici contaminati da individui che si trovano nel periodo di incubazione della malattia (ossia nelle due-quattro settimane precedenti il manifestarsi dei disturbi). Bisogna ricordare che con grande frequenza l'epatite A ricorre senza ittero, per cui può sfuggire alla diagnosi ed essere scambiata per una forma influenzale. In ogni caso si ha la guarigione in oltre il 99% dei pazienti ed inoltre questa forma di epatite non diventa cronica, per cui non esistono portatori cronici della malattia. L'epatite B si trasmette tramite contatto con sangue infetto; in particolare per punture con aghi infetti, tatuaggi; è inoltre frequente la trasmissione per via sessuale e dalla madre al feto. Sono quindi particolarmente a rischio di infezione il personale sanitario, i tecnici di laboratorio ed inoltre gli omosessuali e gli eterosessuali che praticano sessualità promiscua. Si tratta di una malattia assai diffusa: si pensa che esistano al mondo circa 300 milioni di portatori cronici. Il virus dell'epatite B è altamente infettante. La trasmissione per via orale è molto rara (a meno che esistano lesioni della mucosa della bocca) in quanto i processi digestivi distruggono il virus. Questo pertanto non si ritrova nelle feci ed è invece presente, oltre che nel sangue, nello sperma, nelle secrezioni vaginali, nelle lacrime, nel latte mammario, nel sudore e nelle urine. L'incubazione è lunga, da due a sei mesi in genere, e l'esordio avviene per lo più con nausea, vomito, dolori diffusi; raramente si ha febbre e solo in un terzo dei casi è presente ittero. Talora sono presenti dolori addominali in corrispondenza della sede del fegato, che può essere alquanto ingrossato e dolente. L'ittero può durare sino a quaranta giorni, mentre i disturbi digestivi, la debolezza e i dolori diffusi possono persistere anche alcuni mesi. Nell'85-90% dei casi si ha guarigione, mentre il 10-15% dei soggetti diventa portatore cronico; in circa il 5% dei casi infine l'epatite acuta si trasforma in epatite cronica, che può successivamente evolvere in cirrosi e rappresenta un alto rischio di sviluppo di cancro del fegato. I soggetti portatori cronici rappresentano un'importante fonte di trasmissione della malattia. La diagnosi viene effettuata tramite ricerca di diversi antigeni del virus ed anticorpi sul sangue, che, interpretati dal Medico, permettono di stabilire la fase della malattia, l'infettività ed il grado di replicazione del virus, l'evoluzione della malattia. L'epatite C è la causa del 90-95% dei casi di epatite dovuti a trasfusioni di sangue infetto, dal momento che è conosciuta solo da pochi anni ed in precedenza quindi sul sangue non era eseguita la ricerca di tale virus. Come per l'epatite B, anche per l'epatite C sono a rischio il personale sanitario, coloro che si sottopongono a dialisi, i tossicodipendenti, i soggetti che si fanno tatuare con aghi non sterili. E' invece più rara la trasmissione del virus per via sessuale. Il periodo di incubazione varia da 15 giorni a 22 settimane. L'esordio si manifesta lentamente e nei tre quarti dei casi l'infezione non dà sintomi acuti. Tuttavia il 40-60% delle epatiti C diventa cronica ed il 20-40% dei casi cronicizzati evolve in cirrosi epatica. La diagnosi si effettua con la ricerca su sangue dell'antigene del virus dell'epatite C e con il dosaggio degli enzimi epatici. L'epatite Delta (o D) è causata da un virus "difettivo", che cioè necessita della presenza di un altro virus (in particolare quello dell'epatite B) per potersi replicare e svolgere la sua azione patogena. Questa associazione di virus aggrava, rispetto

5 G A S T R O E N T E R O L O G I A 5 alla semplice epatite B, l'andamento della malattia e aumenta la frequenza di cronicizzazione e quindi il rischio di cirrosi e di cancro. La via di trasmissione è per lo più quella sessuale o attraverso contatto con sangue infetto. Anche per l'epatite D la diagnosi è possibile tramite ricerca degli antigeni del virus Delta su sangue. L'epatite E è molto simile all'epatite A per trasmissione, incubazione e quadro clinico. E' frequente la guarigione, ma nelle donne in stato d gravidanza si ha un'alta percentuale di mortalità, che può giungere al 10-20% dei casi. DIAGNOSI Come già detto, la diagnosi di certezza della malattia è possibile solo tramite ricerca degli specifici antigeni ed anticorpi sul sangue. Una volta fatta la diagnosi, è necessaria una serie di esami per completare il quadro clinico ed accertare lo stato di sofferenza e di danneggiamento delle cellule epatiche e poter pertanto prendere gli opportuni provvedimenti. A tale proposito, talora è necessaria l'esecuzione di una biopsia epatica, esame oramai sicuro ed eseguito ambulatorialmente, che consiste nella puntura del fegato, attraverso la cute, per mezzo di un ago che permette di aspirare una quantità di tessuto epatico molto piccola, ma sufficiente per un accurato esame: al microscopio si possono riconoscere le eventuali lesioni che indicano la presenza di un'epatite cronica, il suo stadio, la sua evoluzione. E' così possibile instaurare tempestivamente la terapia, molto impegnativa nelle forme croniche, per cercare di bloccare la malattia. Nel caso di forme acute infatti la cura è relativamente semplice, e consiste essenzialmente nel riposo e in una dieta adeguata, mentre nelle forme croniche le terapie sono molto più impegnative. PREVENZIONE Data la difficoltà di cura delle epatiti croniche, la migliore arma a disposizione è ovviamente la prevenzione. Per l'epatite B esiste un vaccino, che da qualche anno è praticato di routine nell'infanzia a tutti i bambini, e rientra tra le vaccinazioni obbligatorie. Da non molto tempo è disponibile anche un vaccino per l'epatite A, al momento praticato però solo nei soggetti a rischio, ad esempio in coloro che si recano in paesi in cui l'epatite A è particolarmente diffusa. Esistono poi alcune regole e comportamenti validi per tutti i tipi di epatite. E' fondamentale innanzitutto l'attuazione di norme igieniche non maniacali, ma rigide e costanti: lavaggio accurato delle mani (che comprende, se il braccio è scoperto, anche il lavaggio dei polsi e delle avambraccia) ogni volta che si mangia o che si torna a casa; igiene alimentare con attenzione particolare agli alimenti da mangiare crudi, alla cottura del latte e dei molluschi, all'utilizzo dell'acqua rispetto delle condizioni igienicoambientali, in particolare in cucina e in bagno corretto comportamento sessuale (utilizzo del preservativo, evitare rapporti occasionali con sconosciuti) E' infine importante ricordare che gran parte delle epatiti virali insorge e decorre in forma "anonima", e cioè senza ittero evidente e con sintomi attenuati. In caso di presenza di nausea, difficoltà digestive, senso di debolezza, febbricola la diagnosi può essere difficile; tuttavia non bisogna dimenticare che queste forme di epatite sono solo apparentemente attenuate, ma in realtà possono portare a gravi e permanenti compromissioni del fegato. E' bene quindi sempre sottoporsi a regolari controlli medici e periodici check-up, in grado di consentire una diagnosi tempestiva e quindi di intervenire nelle prime fasi della malattia. Dott. Enzo Fusco Specialista in Medicina Interna (segue a pag. 6)

6 6 O C U L I S T I C A COME NON ESSERE PIU' Il soggetto miope vede bene gli oggetti vicini, ma sfuocati quelli lontani. A causa di una cornea (ossia la parte più esterna dell'occhio) troppo curva e/o di un eccessivo allungamento del bulbo oculare, i raggi luminosi vengono focalizzati su un piano posto davanti alla retina, anziché sulla retina stessa. La miopia può essere causata anche da un aumento del potere refrattivo del cristallino o della sua curvatura. Più forte è la miopia, più gli oggetti devono essere vicini per essere perfettamente a fuoco (anche pochi centimetri nelle miopie più elevate!). La correzione si ottiene mediante l'uso di occhiali o lenti a contatto. Negli ultimi anni ha cominciato, finalmente, ad aver buoni risultati anche la chirurgia refrattiva, che permette una correzione definitiva del difetto. Questa terapia comprende due ampi campi: la chirurgia refrattiva intraoculare e la chirurgia refrattiva di superficie o corneale. MIOPE La cheratotomia radiale (RK) è indicata nelle miopie medio-basse; i pazienti con miopia elevata infatti necessitano spesso, anche dopo l'intervento, di occhiali o di lenti corneali, sebbene più sottili. Durante l'intervento, eseguito in anestesia locale, il chirurgo pratica, con l'ausilio del microscopio e di un bisturi di diamante, delle incisioni radiali della cornea per ottenere un suo lieve appiattimento, che permette la corretta focalizzazione dei raggi luminosi sulla retina. L'entità della correzione varia a seconda del numero delle incisioni, della loro profondità e della loro lunghezza. Nelle prime 24 ore dopo l'intervento possono insorgere dolore e lacrimazione, ma più spesso i sintomi si limitano a una La chirurgia refrattiva intraoculare consiste nella sostituzione del cristallino o nell'inserimento di una lente intraoculare senza asportare il cristallino. La sostituzione del cristallino naturale con uno artificiale è effettuata con un intervento identico a quello eseguito per la cataratta: è una tecnica consigliata quindi nei difetti visivi molto elevati, non correggibili con altre metodiche, particolarmente in individui oltre i 40 anni e soprattutto se in presenza di iniziali opacità del cristallino. Attraverso una piccola incisione si introduce una sonda ad ultrasuoni, che frammenta ed aspira il cristallino. La capsula che conteneva la lente naturale, così svuotata, viene utilizzata per contenere il cristallino artificiale inserito nella seconda fase dell'intervento. In alternativa a questo intervento si può ricorrere all'introduzione di lenti intraoculari senza rimuovere il cristallino naturale. Il vantaggio di queste due metodiche, particolarmente la prima, è che sono ben collaudate; d'altra parte, però, si tratta di operazioni assai delicate, che possono comportare complicazioni anche gravi. La chirurgia refrattiva corneale è invece una chirurgia di superficie e riduce, con diverse tecniche, la curvatura della cornea, in modo tale che i raggi luminosi vengano focalizzati correttamente sulla retina. Le tecniche utilizzate sono: la cheratotomia radiale (RK), la fotocheratectomia (PRK) e la LASIK. sensazione di fastidio. Frequenti sono una ipercorrezione della miopia, dovuta a un eccessivo appiattimento corneale, e la visione di raggi o aloni intorno alle luci. La RK è sconsigliata a chi pratica sport violenti, in quanto provoca un indebolimento strutturale del globo oculare, particolarmente pericoloso in caso di grave trauma. La fotoablazione corneale di superficie (PRK) utilizza invece un particolare laser, il laser ad eccimeri, che emette un fascio di luce ultravioletta con altissima energia specifica, ma con basso potere penetrante nelle cellule ed è quindi in grado di rimuovere, entro valori predeterminati dal chirurgo, strati praticamente monocellulari della cornea: con ritocchi infinitesimali, la curvatura della superficie corneale viene rimodellata in modo permanente, a ridurre il potere rifrangente della cornea in una porzione centrale di 5-6 mm di diametro. L'intervento viene praticato in anestesia locale (con delle gocce) e dura secondi. In seguito si applica una lente a contatto terapeutica a protezione della superficie appena trattata; tale lente ha anche una funzione antidolorifica. La ferita impiega 2-3 giorni a rimarginarsi; il recupero visivo è normalmente già abbastanza buono dopo una settimana e si perfeziona nelle 2-3 settimane successive, ma talvolta il completo processo di guarigione, che dipende molto dalla risposta biologica dell'individuo, può richiedere tempi più lunghi, anche alcuni mesi. Normalmente dopo 15 giorni è già possibile eseguire il trattamento sull'altro occhio. Questo tipo di intervento è indicato nelle miopie medio-elevate. Una variante della PRK è la LASIK, maggiormente indicata nelle miopie più elevate: l'intervento chirurgico è abbinato al trattamento Laser. Il chirurgo, con uno strumento chiamato microcheratomo, taglia un sottile strato di tessuto corneale e lo ribalta lateralmente: esegue poi il trattamento con il laser ad eccimeri sullo parte di cornea "scoperta" e quindi il lembo viene riposizionato nella sua sede. I notevoli vantaggi di questa metodica sono sicuramente il minor bruciore postoperatorio per il paziente, ma soprattutto la possibilità di trattare difetti più elevati, con un recupero più rapido. Per contro vi sono però i rischi di un vero intervento chirurgico, cioè la possibilità di infezione della ferita o di un danno assai più grave in caso di traumi anche non particolarmente forti nel periodo immediatamente successivo all'operazione. Dott. Roberto Galli Specialista in Oculistica

7 7 La posta del Monitore 1. MALATTIA CRONICA Che cos'è la "sindrome di Boeck"? M.B. La malattia di Boeck o sindrome di Besnier-Boeck-Schaumann, più nota con il nome di Sarcoidosi, è una malattia cronica di causa ignota. Colpisce in Italia circa 10 persone ogni , con leggera prevalenza del sesso femminile. Può interessare tutti gli organi, ma in particolare i polmoni. In certi casi può guarire spontaneamente; altre volte, specialmente quando si associa a disturbi respiratori, sono necessarie cure con cortisonici. La diagnosi si effettua tramite esami radiologici (specialmente la TAC) o tramite biopsia (ossia prelievo di una piccola parte dell'organo colpito, ad esempio il polmone, e successiva analisi del reperto).le principali manifestazioni extrapolmonari sono a carico degli occhi, della pelle o del sistema nervoso. Nei casi più gravi oltre al trattamento con cortisone può essere necessario seguire un ciclo di terapia con chemioterapici (ad esempio il Methotrexate). Dott. Luciano Frego Specialista in Neurochirurgia 2. PLACCHE Induratio penis plastica: quali sono le cure e gli interventi più appropriati? A.M. L'induratio penis plastica (IPP), detta anche malattia di La Peyronie, è una patologia caratterizzata dalla formazione di placche indurite all'interno del pene di cui non si conosce ad oggi la causa. La presenza di queste aree di indurimento determina la riduzione dell'elasticità delle strutture peniene e può quindi creare delle curvature più o meno evidenti durante l'erezione, talora associate a dolore. E' importante la diagnosi precoce della malattia, in modo che il trattamento sia tempestivo e quindi più efficace. Negli stadi iniziali può essere sufficiente un trattamento farmacologico per bocca o cicli di ionoforesi o infiltrazioni locali, mentre nei casi più severi è necessario un trattamento con onde d'urto fino ad arrivare, in casi estremi, all'intervento chirurgico. Dott. Marco Aliberti Specialista in Urologia 3. ACUFENI Che cosa sono gli acufeni? B.G. Con il termine acufene si intende la percezione di un suono non esistente nel mondo esterno, ma percepito dall'individuo. Gli acufeni possono essere divisi in due gruppi: acufeni centrali, di origine neurologica o psichiatrica acufeni periferici, generati da patologie a carico dell'orecchio esterno, medio o interno. In particolare a livello dell'orecchio esterno può trattarsi della presenza di corpi estranei o di processi infiammatori del condotto uditivo; in genere entrambi questi problemi sono facilmente risolvibili. A carico dell'orecchio medio possono verificarsi processi infiammatori della cassa del timpano, risolvibili con terapia medica, o stati di rigidità della catena ossiculare (otosclerosi, timpanosclerosi), che talora necessitano di un intervento chirurgico o di terapia medica che, anche se non risolutiva, ha lo scopo di impedire l'aumentare dell'intensità degli acufeni. A livello dell'orecchio interno infine può trattarsi di lesioni della chiocciola o dell'viii nervo cranico, dovute a traumi o di origine vascolare. Sono gli acufeni di più difficile risoluzione, in quanto spesso resistenti alle terapie, che vanno comunque protratte nel tempo almeno per evitare il peggioramento dell'acufene. Dott. Roberto Avataneo Specialista in Otorinolaringoiatria Data n 5/2001 Per ulteriori informazioni compilare e spedire in busta chiusa a: Corso Venezia, TORINO Cognome e nome... o Azienda... Via... CAP. Città..... Attenzione! Vi preghiamo di porre quesiti di ordine generale e non domande atte ad ottenere una terapia che comunque non può essere formulata senza una visita del diretto interessato Desidero che venga trattato il seguente argomento Desidero ricevere la Carta dei Servizi del Poliambulatorio LARC Autorizzo la Redazione de "Il Monitore Medico" al trattamento dei miei dati personali nel rispetto della legge 675/96. In base all'articolo 13 legge 675/96 potrò avere accesso ai miei dati, chiederne la modifica o la cancellazione oppure oppormi al loro utilizzo su semplice richiesta a : "Il Monitore Medico" c/o L.A.R.C., C.so Venezia, 10/A TORINO Firma.

8 poliambulatorio ECOGRAFIE RADIOLOGIA DIAGNOSTICA DIGITALIZZATA RISONANZA MAGNETICA TAC SPIRALE anche in convenzione con il SSN poliambulatorio ESAMI STRUMENTALI anche in convenzione con il SSN VISITE SPECIALISTICHE poliambulatorio Direttore Sanitario: Dr. Roberto DALL'ACQUA poliambulatorio LABORATORIO PRIVATO DI ANALISI CLINICHE anche in convenzione con il SSN (i risultati dei più comuni esami di laboratorio sono consegnati in giornata) poliambulatorio Sede Centrale: C.so Venezia, 10/A TORINO Centralino informazioni e prenotazioni: Tel 011/ Fax 011/ Servizi per le aziende: Tel 011/ Internet: Amministrazione: Tel 011/ Numero Verde riservato ai Sigg. ri Medici: Sede distaccata: C.so Giulio Cesare, TORINO Tel 011/ Centri prenotazioni ed informazioni: Borgaro Torinese - Via Inghilterra, 15 - Tel 011/ Fax 011/ Cirié - P.zza Castello, 31/b - Tel 011/ Fax 011/ ORARIO DI APERTURA: da lunedì a venerdì dalle ore 7.30 alle ore 19.00; sabato (solo Sede Centrale C.so Venezia) dalle ore 7.30 alle ore Si ricorda ai Signori Utenti che per le prestazioni erogate in convenzione con il S.S.N. dai poliambulatori privati è previsto il pagamento di ticket di importo uguale a quello dovuto nelle strutture pubbliche, e non è dovuto il pagamento di alcun ticket per i pazienti che usufruiscono di esenzioni. Inserire in busta chiusa e spedire a: CONSERVATE i numeri de potranno esservi utili per una futura consultazione Spett.le c/o Poliambulatorio LARC Corso Venezia Torino Chi desidera copie de può ritirarle gratuitamente presso: LARC Poliambulatorio C.so Venezia, 10 Torino LARC Poliambulatorio C.so G. Cesare, 50 Torino LARC Sportello distaccato Via Inghilterra, 15 Borgaro Torinese LARC Sportello distaccato P.zza Castello, 31/b Cirié

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