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1 XVI CONVEGNO R.I.B. Solidità e redditività del sistema assicurativo italiano. La situazione attuale e le prospettive di medio termine R.I.B. Reinsurance International Brokers S.p.A.

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3 XVI Convegno R.I.B. Milano, Hotel Principe di Savoia 22 ottobre 2009

4 R.I.B. Reinsurance International Brokers S.p.A. SOMMARIO Dott. Fausto Panzeri Presidente Studio Panzeri & Associati Srl, Milano Introduzione 4 Dott. Fabio Cerchiai Presidente ANIA - Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici, Roma Evoluzione recente e prospettive di sviluppo dell assicurazione italiana 6 Prof. Alberto Floreani Docente di Finanza delle Imprese di Assicurazione, facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative, Università Cattolica, Milano Gli impatti di Solvency II 14 Dott. Alfredo Varrati Analista Senior, Settore Crediti Corporate, ABI, Associazione Bancaria Italiana, Roma Gli effetti di Basilea II sul sistema creditizio 20 Prof. Avv. Vincenzo Sanasi D Arpe Docente di Diritto della Crisi d Impresa, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza La Crisi dei Gruppi Bancari: natura e modelli di gestione 28 Dott. Paolo Ghirri Direttore Centrale Münchener Rück Italia, Milano Possibili evoluzioni della riassicurazione in vista di Solvency II 48 Dott. Alessio Izzo R.I.B. Reinsurance International Brokers S.p.A., Milano Un nuovo ruolo del broker di riassicurazione nello scenario di Solvency II 52 Sig. Franco Curioni Presidente - Rib Reinsurance International Brokers S.p.A., Milano Conclusioni 58 2

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6 R.I.B. Reinsurance International Brokers S.p.A. Introduzione DOTT. FAUSTO PANZERI PRESIDENTE STUDIO PANZERI & ASSOCIATI SRL, MILANO Buongiorno a voi tutti. Grazie per la vostra partecipazione e benvenuti al XVI Convegno della Rib. I temi che verranno trattati nella giornata odierna non sono certamente nuovi e sono già stati dibattuti in varie occasioni e in sedi diverse. Cionondimeno ci paiono di grande attualità, poiché gli impatti della recente crisi finanziaria hanno evidenziato una serie di problematiche che le autorità di controllo dei vari paesi avevano ipotizzato in linea teorica e che al momento sono sotto gli occhi di tutti gli osservatori. Cercheremo di comprendere su quale mercato troveranno applicazione le direttive di Solvency II e quali problemi dovranno affrontare gli operatori tradizionali e quelli di nascita più recente, quali le compagnie assicurative di emanazione bancaria che dovranno conciliare i dettami di Solvency II con quelli rivenienti da Basilea II. Cercheremo infine di comprendere quali evoluzioni potranno attraversare l operatività dei riassicuratori professionali e quali potrebbero essere le nuove sfide che i broker di riassicurazione saranno chiamati ad affrontare. Il compito che ci attende non è certamente facile, sia per la complessità di talune tematiche, sia per la tirannia che la ristrettezza dei tempi a disposizione potrebbe esercitare. Purtuttavia sono convinto che questo sarà un incontro utile e proficuo. Non l affermo soltanto per una personale consuetudine con l ottimismo, ma perché sono assolutamente convinto della qualità dei relatori e della indiscussa competenza dell uditorio qui presente. Prima di cedere la parola al Presidente dell Ania vorrei approfittare di questa occasione per provare a sfatare almeno due luoghi comuni che sovente vengono espressi in varie sedi. Mi riferisco alla presunta difficoltà di comunicazione che caratterizzerebbe l operato dell Ania, congiunta peraltro a una certa cripticità del suo modo di fare informazione. Per meglio comprendere l infondatezza di questi assunti ritornerei all Assemblea annuale dell Ania tenutasi in Roma il 2 luglio. Il momento era particolarmente delicato in quanto Fabio Cerchiai doveva illustrare i risultati di un esercizio non certo entusiasmante, ma infondere a un migliaio di persone presenti la convinzione che il mercato era e restava solido e le prospettive rimanevano positive. Gli aridi dati del 2008 tuttavia descrivevano un mercato in regresso per quanto riguarda la raccolta premi e con perdite di conto economico piuttosto rilevanti con una conseguente riduzione del margine di solvibilità. Per intenderci meglio, era da tempo immemorabile che l intero settore non evidenziava un saldo negativo a livello complessivo, poiché anche negli anni più terribili il ramo vita e gli altri rami danni compensavano le ingenti perdite della Rc Auto. Ebbene, nel 2008 la perdita ha sfiorato i 2 miliardi di euro, che sarebbero arrivati a 5 miliardi se 29 compagnie avessero adottato i criteri contabili degli anni precedenti. I titoli dei giornali del giorno successivo descrivevano l andamento del settore in modo tutto sommato positivo e davano una visione del mercato certamente tranquillizzante. Complimenti quindi a Fabio Cerchiai per la competenza e l abilità con la quale ha 4

7 XVI Convegno R.I.B. gestito una Assemblea così delicata dimostrando indubbie capacità di comunicazione. E con questa affermazione riteniamo di aver fatto giustizia del primo luogo comune. Quanto poi alla cripticità dei dati che vi ho appena sintetizzato, posso assicurarvi che non godo di alcuna fonte privilegiata, ma che li ho potuti ricavare dall eccellente lavoro di informazione che l Ania svolge con la pubblicazione annuale del prezioso volume L Assicurazione Italiana. E con questo rendiamo giustizia al secondo luogo comune. Dopo questa premessa, che ritengo doverosa, diamo inizio ai lavori. 5

8 R.I.B. Reinsurance International Brokers S.p.A. Evoluzione recente e prospettive di sviluppo dell assicurazione italiana DOTT. FABIO CERCHIAI - PRESIDENTE ANIA ASSOCIAZIONE NAZIONALE FRA LE IMPRESE ASSICURATRICI, ROMA Il tema d apertura di questo XVI Convegno è già stato affrontato in passato, ma conserva grande attualità e sono lieto, quindi, di tornare sull argomento. Nella sua introduzione, il dottor Panzeri ha già evidenziato alcune cifre indicative del bilancio del sistema assicurativo italiano in un anno difficile come il A questo proposito, ritengo importante sottolineare che esse, pur nella loro negatività, testimoniano la assoluta solidità del sistema: basti pensare che nessuna compagnia di assicurazione italiana ha avuto bisogno di aiuti di alcun tipo. Qualcuna - su sollecitazione dell Autorità di Vigilanza - ha aumentato il proprio patrimonio, ma questo è un evento assolutamente normale: avere la capacità di patrimonializzarsi nei momenti di difficoltà dei mercati finanziari è un attestato di positività e non un segnale negativo. La maggior parte delle imprese di assicurazione e di riassicurazione ha sopportato l onda d urto della crisi con la propria autonoma capacità, con i propri margini di solvibilità, con il proprio patrimonio. Come è stato possibile essere trasparenti, dando una rappresentazione non pessimistica delle cose? La risposta sta nel fatto che gli aspetti negativi dei bilanci dell anno scorso sono derivati, sostanzialmente, da impatti di natura contabile. Gli impatti contabili devono essere registrati attraverso regole che tutti conosciamo. Nel suo intervento, il dottor Panzeri ha utilizzato la parola fair value: in realtà il punto da discutere è la modalità secondo cui identificare il fair value, il che significa appurare se il vero valore consista o meno in una perdita, tenuto conto delle anomalie del mercato. La situazione anomala in cui versa il mercato è, effettivamente, un fattore di preoccupazione; ciò che, al contrario, non preoccupa sono gli attivi (di prima qualità per le imprese assicuratrici italiane) che stanno alla base degli investimenti. Infatti, i segni di ripresa presenti nelle semestrali di quest anno derivano proprio dal fatto che quegli attivi erano di buona qualità e gli effetti degli accantonamenti - effettuati anche in relazione al noto provvedimento legislativo - hanno fatto in modo che molte compagnie non abbiano più necessità, alla fine di quest anno, di ricorrere al provvedimento stesso. Da questa crisi finanziaria grave, che si è ripercossa anche sull economia reale, è emerso che niente è prevedibile. Il fallimento di una banca che era considerata, fino a pochi mesi prima, una garanzia dimostra che le certezze sono davvero poche, tuttavia l andamento e la capacità di resistenza dell industria assicurativa dimostrano che l assicurazione rientra tra queste poche certezze. Sotto questo profilo, da una crisi finanziaria di questo tipo l assicurazione esce concettualmente rafforzata, sia come industria, sia come capacità di risposta ai bisogni di protezione di aziende e famiglie. L unica voce fuori dal coro è il caso AIG, ma tutti sappiamo che le difficoltà del gruppo sono state causate dalla sua attività finanziaria e non da quella propriamente assicurativa. Pertanto, l attività assicurativa - gestita secondo le regole e con le caratteristiche proprie del settore - ha mostrato assoluta solidità, anche in una crisi imprevedibile e drammatica come quella che abbiamo vissuto. L impatto sui conti delle assicurazioni è stato essenzialmente di natura contabile, un 6

9 XVI Convegno R.I.B. impatto transitorio con effetti indiretti sul portafoglio investimenti, il quale comunque sta riprendendo vitalità. Qual è l eredità lasciata dalla crisi acuta che abbiamo vissuto? Sicuramente un clima di recessione economica, un forte aumento del debito pubblico e una situazione di volatilità e incertezza, anche per i prossimi anni, dei mercati finanziari, unita non sappiamo quanto in là nel tempo a una possibile ripresa dell inflazione. Ciò si traduce, per le imprese di assicurazione, in un monito teso a sottolineare che non sarà più possibile almeno per un certo periodo affidare all attività finanziaria un ruolo primario e bisognerà tornare a fare perno sull attività assicurativa industriale. Il concorso della finanza sarà, per parecchi anni, limitato e con alternanze di risultati. Saranno invece necessarie operazioni finanziarie molto prudenti e scelte gestionali di grande attenzione, anche perché l industria assicurativa è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nel rilancio dell economia del Paese. Ovviamente, l effettiva rilevanza del ruolo ricoperto in tal senso dall assicurazione dipenderà dalla volontà delle Istituzioni di affrontare alcuni nodi ancora presenti su temi importanti, per il superamento dei quali tra l altro l assicurazione risulta essere proprio uno degli strumenti disponibili. Qual è, in questo scenario, la situazione dell industria assicurativa? Il settore ha chiuso un esercizio 2008 che dopo decenni di sviluppo particolarmente vivace del ramo vita ha registrato un calo della raccolta premi pari all 11%. Il che si aggiunge a flessioni dell 11% nel 2007 e di circa il 16% nel Rispetto al passato, tuttavia, nel 2008 si è venuto a verificare un fenomeno del tutto imprevedibile nell industria assicurativa, un evento a cui non siamo abituati, se ragionassimo in un ottica tipica dei fondi comuni di investimento. Il 2008 è stato il primo anno in cui il settore assicurativo ha fatto registrare una raccolta netta nel ramo vita negativa, le uscite hanno superato le entrate. Le compagnie hanno visto diminuire lo stock di riserve matematiche, che sono in pratica le masse di attivi gestiti dalle imprese. Perché si è verificato tutto questo? A mio parere, si è verificata una concomitanza di diversi fattori, quali l impatto della crisi, il timore collegato ai noti fatti legati alla Lehman Brothers che hanno indotto molti risparmiatori e investitori a ritirare i propri fondi e, infine, la flessione registrata nella raccolta tramite il canale della bancassicurazione. A quest ultimo proposito, tuttavia, la raccolta ha beneficiato degli effetti legati ad una particolare iniziativa del settore bancario, il quale andando incontro alle necessità della clientela ha incominciato a offrire prodotti del Ramo I (prodotti assicurativi tradizionali). Il forte incremento da qui derivato ha in parte compensato la flessione intervenuta nella vendita dei prodotti del Ramo III (prodotti finanziari) e ha avviato un trend destinato a manifestarsi pienamente nei primi mesi del Ad agosto di quest anno, infatti, l incremento della raccolta vita è stato del 47% rispetto all analogo periodo del 2008; a settembre, il dato ha ottenuto un ulteriore conferma. Più significativa ancora è la qualità di questa raccolta, che è fondamentalmente da 7

10 R.I.B. Reinsurance International Brokers S.p.A. ricondurre a prodotti assicurativi di tipo tradizionale. A questo proposito, si noti che il tasso di incremento della raccolta di prodotti di Ramo I è pari all 85%, cioè quasi il doppio rispetto all anno precedente. Continua la tendenza alla diminuzione dell offerta dei prodotti di natura finanziaria oltre il 70% in meno, il che dimostra come siano cambiate le richieste dei risparmiatori, degli utenti e degli assicurati. Quanto ai rami danni, la situazione è di staticità assoluta in termini nominali e di lievi perdite in termini reali. Ciò è dovuto a un decremento dei premi della r.c. auto nel 2008, tendenza che sta proseguendo nel Un terzo elemento utile per una panoramica sulla situazione attuale è la redditività industriale. Ho parlato prima dell importanza che la redditività industriale torna ad avere nel momento in cui la finanza, nel medio-lungo periodo, non è più in grado di sostenere efficacemente il core-business assicurativo. La redditività industriale è in calo in periodi di recessione economica, mentre i sinistri aumentano. Tale aumento è causato da diversi motivi: scarsa manutenzione agli impianti, minor attenzione alla prevenzione, crescita della piccola sinistralità. Bisogna poi fare i conti con le conseguenze di un fattore specifico, che tocca direttamente il ramo r.c. auto. Ovviamente, mi sto riferendo a quei provvedimenti legislativi che hanno, di fatto, cancellato il malus, alterando così il sistema di tariffazione. Accade, infatti, che non vi sia più applicazione del malus se non in caso di responsabilità principale, mentre il bonus viene attribuito secondo criteri di eredità e familiarità e non costituisce più un premio destinato ai conducenti virtuosi. Se, anni fa, è stato recepito un provvedimento assurdo quello del blocco delle tariffe qui siamo in una situazione peggiore, perché il sistema è stato colpito e minato sin dalle fondamenta. In proposito ho fatto presente, anche recentemente, ai rappresentanti dell attuale Governo che la situazione è destinata a peggiorare se non si affronta questo tema oggi cifre alla mano. Quello che continuo a ripetere è che non si possono semplicemente cancellare delle norme sbagliate perché sarebbe come mettere un cerotto su una crepa. Nella realtà, infatti, questa situazione ha portato a uno scollamento tra quello che è il prezzo medio che l industria deve praticare e il reale rischio medio; il tutto si è tradotto in un aumento del rapporto sinistri a premi. Cosa succederà se il Governo non interviene? A mio parere, avverrà il riaggiustamento dell unico denominatore comune delle assicurazioni: il prezzo. È sotto gli occhi di tutti, infatti, una ripresa della tendenza a incrementare i prezzi. Se si modifica una politica di prezzo nel ramo auto caratterizzato da decine di milioni di polizze gli effetti, poi, si rendono palesi l anno successivo. Bisogna avere il coraggio di tornare indietro. Se di tale coraggio è sprovvisto chi è investito di una responsabilità verso la collettività, sarà ancor meno facile esercitarlo da parte di chi ha una responsabilità nei confronti di un azienda e deve rispettare criteri di efficienza, ricercando la tariffazione più adeguata al nuovo sistema, che qualcuno erroneamente ha voluto creare. Da questa considerazione, riferita al ramo r.c. auto, emerge, implicitamente, l unica terapia applicabile per ritrovare una prospettiva di ripresa anche nell equilibrio economico. Si tratta, banalmente, di concentrarsi sull attività industriale, di focalizzare gli sforzi delle imprese sul necessario equilibrio tecnico, di ricordarsi che nelle imprese di assicurazione non si può fare finanza per la finanza, ma al contrario è necessario che la finanza abbia sempre un ruolo strumentale cioè sia al servizio dell assicurazione. Sulla base di quanto precede, quindi, non mi sento di prevedere, nei rami danni, un incremento nella raccolta premi differente da quello tipico degli ultimi anni. Penso invece che assisteremo a una ripresa nel ramo vita. 8

11 XVI Convegno R.I.B. Questo, a meno che non venga applicato un piano di exit strategy. Tutti parlano di exit strategy e sanno benissimo che la terapia utilizzata per la cura della crisi finanziaria ha portato a un immissione di liquidità enorme sui mercati, a un livello di indebitamento pubblico al di fuori di ogni sostenibilità e che ha creato la necessità di rientrare nei ranghi al più presto, pena rischi imminenti per il sistema. Ma per uscire dalla crisi bisogna immaginare una strategia di uscita di lungo periodo, il che implica molta gradualità, una seria disciplina della spesa pubblica e la capacità di affrontare i nodi di fondo. Sull eventualità di approntare un programma di riforme si è molto discusso. Per quanto mi riguarda, a luglio dissi pubblicamente che per fare riforme giuste ed essenziali non serve attendere i tempi giusti, l importante è iniziare a farle. Per portare il debito pubblico a livelli di sostenibilità economica bisogna riorganizzare la spesa dello Stato e immaginare un diverso ruolo del settore pubblico nell ambito della previdenza, della sanità, dell assistenza e delle catastrofi naturali. Il punto cruciale, però, non è tanto costituito dall eventuale interesse delle compagnie di assicurazioni nell auspicabile riorganizzazione cui accennavo prima, quanto, invece, dalla necessità di affrontare questi nodi utilizzando l assicurazione come strumento per la loro risoluzione. Un esempio potrebbe essere quello della sanità: ad oggi ci sono 1,5 milioni di famiglie che fanno fronte alle spese sanitarie impreviste contraendo debiti o utilizzando i propri risparmi, mentre sarebbe molto più efficiente, ed equo, avere una spesa sanitaria organizzata. Non voglio affermare che la complementarietà al servizio pubblico possa essere fornita solo attraverso lo strumento assicurativo. Dico, invece, che chi governa non può continuare a pensare che sia ancora sostenibile proseguire in questo modo. Già oggi, infatti, il sistema non funziona più. Le conseguenze dell evoluzione demografica sono sotto gli occhi di tutti: l invecchiamento della popolazione e il desiderio di ciascuno di noi di vivere meglio fa sì che la spesa per la prevenzione sanitaria sia sempre maggiore, come pure è giusto che tutti possano beneficiare del progresso tecnologico e quest ultimo si applichi anche alla vita quotidiana. Se a ciò aggiungiamo l evoluzione del modo di pensare e del modo di vivere della popolazione, risulta chiaro che il sistema organizzativo del nostro Paese non tiene più il passo con i tempi. In un momento come questo è più che mai necessario un serio ed efficace programma di riforme per uscire dalla crisi: è urgente ridurre l indebitamento pubblico e portarlo a livelli sostenibili, il che è fattibile attraverso la riorganizzazione della spesa sociale. Altrettanto necessario risulta investire nelle infrastrutture, recuperare le somme necessarie agli investimenti e promuovere la cultura. In ambito strettamente assicurativo, invece, non è rinviabile il confronto con il problema della riforma previdenziale. I giovani andranno in quiescenza, una volta raggiunta l età pensionabile, con livelli pensionistici pari al 40% dello stipendio. È urgente, quindi, riorganizzare la previdenza pubblica per poter sviluppare la previdenza complementare. L innalzamento dell età pensionabile è inevitabile: non tanto per diminuire il deficit accumulato dall INPS, quanto invece per permettere una maggiore equità intergenerazionale; aumentando la durata della vita lavorativa, infatti, parte dei contributi versati dal lavoratore non andrebbero solo ad arricchire la sua posizione pensionistica, ma contribuirebbero a garantire la sostenibilità economica necessaria alla pensione dei giovani. Tutto questo porta al punto di partenza. La necessità di affrontare questi temi cruciali offre un ruolo importante e nuovo all industria assicurativa, basato sulla coopera- 9

12 R.I.B. Reinsurance International Brokers S.p.A. zione tra settore pubblico e privato. Un ruolo che può portare a un grande sviluppo utile per eliminare il ritardo accumulato dall Italia rispetto ad altri paesi come pure a ridurre il fenomeno della sottoassicurazione italiana (che, tra l altro, è conseguente al fatto che nel nostro Paese l intervento del settore pubblico è stato piuttosto invasivo rispetto a quanto è invece accaduto all estero). Occorrono politiche governative non più indirizzate a erogare direttamente le prestazioni in caso di necessità, ma come ci mostrano le realtà estere tese a favorire la responsabilità del singolo e la conseguente scelta di proteggersi da eventuali rischi. In questo contesto, anche il settore assicurativo privato potrebbe assumere un ruolo più attivo e responsabile. Un esempio pratico di quanto delineato potrebbe essere quello delle catastrofi naturali. A monte di tutto, ovviamente, le Istituzioni devono verificare l esistenza di un effettivo interesse per la collettività e deve essere presente un polo assicurativo in grado di garantire questi rischi, così come avviene all estero. Nei confronti del mondo politico, è lecito porre la domanda: Siete in grado di garantire a tutti gli italiani la ricostruzione delle case?. Se la risposta è davvero affermativa, allora è giusto continuare senza assicurazione, senza collaborazione tra pubblico e privato. Seconda e altrettanto lecita - domanda: Non sarebbe opportuno che le Istituzioni si preoccupassero di contenere gli effetti delle calamità naturali?. Il settore assicurativo possiede la capacità patrimoniale e tecnica necessaria a fornire un valido supporto per una politica intelligente, volta in tempi medio-lunghi a evitare che si ripetano le conseguenze di eventi calamitosi di grave entità. Si tratta di quella che io definisco cooperazione, cioè la capacità di considerare l interesse generale come interesse comune: in questo sta il grande potenziale di sviluppo di questo Paese. I problemi di cui abbiamo parlato devono essere affrontati quanto prima per poter andare avanti; bisogna pertanto individuare una strategia di crescita del sistema sociale che parta da una sua rivisitazione e da una seria riorganizzazione delle risorse disponibili, utilizzando in maggior misura le risorse del settore privato. Queste ultime potrebbero essere poste al servizio dell interesse generale, senza peraltro rinunciare all interesse privato. Questa è la possibile equazione che, a mio avviso, costituisce una praticabile via d uscita dalla crisi: un sistema di protezione sociale che possa corrispondere alla realtà di vita attuale, frutto del dialogo e del confronto con il Governo e soprattutto dell impegno delle Istituzioni. In questo quadro si rendono evidenti alcuni fattori che il sistema assicurativo deve accettare, se vuole che gli venga riconosciuto il ruolo importante che potrebbe assumere sul piano economico. Si tratta di convivere con un sistema di regole che, inevitabilmente, acquistano rilevanza nel momento in cui il settore assicurativo privato assume un ruolo pubblico. Nello specifico, sono regole di vigilanza e regole prudenziali. Solo che l insofferenza degli assicuratori non è verso le regole in generale, ma nei confronti dell eccesso di regole e, a questo proposito, si rende palese un altro rischio che è necessario valutare. La crisi finanziaria è avvenuta a causa di alcuni fattori, conosciuti come l effetto leva fuori controllo ed altri ancora. Ora, la reazione di buona parte delle autorità è quella di dire che se il livello di capitale fosse stato superiore, le imprese avrebbero resistito meglio alle grandi pressioni. Si sta quindi facendo il necessario per elevare il livello di capitale, ma con il rischio di causare effetti controproducenti perché il capitale è una risorsa limitata e costosa: tanto più si aumenta il capitale, tanto più lo si deve remunerare. Per remunerare il 10

13 XVI Convegno R.I.B. capitale in assenza di sviluppo di mercato coerente con l aumento di capitale previsto esiste un unico modo di procedere, che è quello di aumentare i prezzi. Ciò che chiede l industria assicurativa non è assenza di regole, ma che sia evitato l eccesso di regole. Nel momento in cui ci avviamo a sviluppare, anche in Italia, una nuova cooperazione fra pubblico e privato nel settore dell assicurazione, abbiamo bisogno di poter contare su un approccio regolamentare armonico con il resto dell Europa. In secondo luogo, il settore assicurativo ha bisogno di regole appropriate e non soffocanti. Il patrimonio delle imprese deve esserci, ma deve servire come prevedono i principi fondamentali di Solvency II a far fronte ai rischi del portafoglio assicurativo, ai rischi finanziari, ai rischi operativi. Bisogna, cioè, che le Autorità di vigilanza svolgano fino in fondo il loro ruolo, che è quello di sorveglianza e di correlazione tra comportamenti operativi e consistenze aziendali. Sono convinto che ci sarà una ripresa progressiva anche nello sviluppo dei rami danni in Italia, perché i problemi che interessano il settore dovranno comunque essere affrontati e, in generale, l industria assicurativa italiana è sicuramente in grado di svolgere un importante ruolo: un ruolo essenzialmente di natura privata, ma che può integrarsi perfettamente con le esigenze sociali del Paese. 11

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16 R.I.B. Reinsurance International Brokers S.p.A. Gli impatti di Solvency II PROF. ALBERTO FLOREANI DOCENTE DI FINANZA DELLE IMPRESE DI ASSICURAZIONE, FACOLTÀ DI SCIENZE BANCARIE, FINANZIARIE E ASSICURATIVE, UNIVERSITÀ CATTOLICA, MILANO Solvency II è, in estrema sintesi, il nuovo sistema di vigilanza prudenziale del settore assicurativo che entrerà in vigore a partire dall ottobre Tutte le imprese di assicurazione si stanno già attrezzando a introdurre Solvency II. È un sistema molto complesso sul quale sono stati espressi giudizi contrastanti. Personalmente ritengo che si possa esprimere un giudizio positivo sui primi due pilastri mentre il terzo si presta ad alcune critiche. Il primo pilastro stabilisce i requisiti minimi patrimoniali, cioè quanto capitale le imprese di assicurazione devono detenere. Solvency II non richiederà mediamente più capitale alle società. Un più alto grado di patrimonializzazione sarà richiesto solo a fronte di maggiori rischi, mentre le imprese di assicurazione che assumeranno meno rischi non avranno bisogno di maggiore capitale. Nella prima parte del suo intervento il dottor Cerchiai ha evidenziato che non è opportuno puntare sulla finanza, ma sull industria. Questo è un punto cruciale. Le imprese di assicurazione che puntano sulla finanza in presenza di mercati finanziari sempre più volatili dovranno detenere molti capitali a causa degli elevati rischi finanziari assunti, anche considerando che i rischi saranno misurati facendo sempre maggiore riferimento ai prezzi correnti di mercato. Viceversa, le imprese assicurative che minimizzeranno i rischi finanziari potranno concentrarsi maggiormente sul business assicurativo senza bisogno di aver troppe necessità di capitale e soprattutto senza aver bisogno di più capitale di quanto già adesso non abbiano. Questo è, in estrema sintesi, l essenza del primo pilastro. Un altra affermazione fatta dal dottor Cerchiai che mi trova perfettamente d accordo è quella che la qualità del management conta più del capitale di cui un impresa di assicurazione dispone. Il secondo pilastro parla proprio di questo. Il secondo pilastro riguarda le regole sul sistema di governance e in particolare il sistema di risk management delle imprese di assicurazione. Ovviamente maggiori sono le regole e i requisiti che si richiedono alle imprese di assicurazione maggiori saranno gli investimenti necessari per gli adeguamenti e, in seguito, i costi per mantenere funzionante ed efficace il sistema di governance. Infine abbiamo il terzo pilastro che al momento non sembra interessare granché all industria, essendo lasciato per ultimo nell adeguamento verso Solvency II. Esso riguarda l informativa che le imprese di assicurazione devono fornire all autorità di vigilanza e al pubblico sulla loro situazione di solvibilità. In realtà questo pilastro dovrebbe essere considerato con attenzione, visto che le informazioni richieste sono molto numerose e rischiano di creare un doppio binario contabile: da un lato la contabilità volta alla redazione del 14

17 XVI Convegno R.I.B. bilancio secondo i principi contabili internazionali; dall altro la contabilità volta alla redazione del bilancio di solvibilità redatto secondo i principi statuiti da Solvency II. Sulla reale necessità di questi doppi binari che si traducono in ulteriori aggravi di costi è lecito nutrire qualche dubbio. Fin qui ho accennato ai tre pilastri di Solvency II, ma quali sono gli obiettivi di Solvency II e perché è stata necessaria? Solvency II è una Direttiva comunitaria e dunque coinvolge tutti i paesi dell Unione Europea. La direttiva è stata approvata nell aprile del 2009 e, salvo ritardi, sarà definitivamente adottata nell ottobre Due sono le maggiori innovazioni rispetto alla normativa comunitaria precedente (Solvency I). In primo luogo si introduce all interno dell Unione Europea un sistema di regole uniforme. Solvency I ha lasciato ai legislatori nazionali troppi margini di discrezionalità. Con Solvency II le differenze nella vigilanza dei diversi paesi europei dovrebbero venire meno e si dovrebbe giungere a un sistema uniforme e unitario per tutte le imprese di assicurazione europee. Il secondo elemento di innovazione è l introduzione di un approccio economico basato sul rischio. Come si legge dal documento accompagnatorio alla direttiva i requisiti patrimoniali rifletteranno il profilo di rischio specifico di ogni impresa di assicurazione. Gli assicuratori che gestiscono bene i propri rischi... saranno ricompensati e autorizzati a detenere meno capitali. Questa è la logica di Solvency II: uguale trattamento degli assicuratori a livello europeo e attenzione ai rischi assunti. Il processo con cui verrà introdotta Solvency II è molto complesso e laborioso. In particolare ci sono 4 livelli. Il livello 1 è quello legislativo che è già stato completato con l approvazione della Direttiva. Il livello 2 comprende le cosiddette misure tecniche di esecuzione che sono attualmente in corso di emanazione. Il CEIOPS, che è l organo tecnico che le sta preparando, ha emesso una serie di documenti (consultative paper) che rappresentano le bozze di queste misure di esecuzione. Si tratta di migliaia di pagine che spiegano quello che le imprese di assicurazione dovranno fare per adeguarsi su ciascun punto della normativa. Infine le misure del 3 e 4 livello serviranno per rendere operativa la direttiva stessa. Prima di esaminare gli impatti di Solvency II analizziamo i principali elementi di novità di ciascun pilastro. Con riferimento al primo pilastro vi sono due elementi di novità. Il 15

18 R.I.B. Reinsurance International Brokers S.p.A. primo riguarda la determinazione del capitale disponibile dell impresa di assicurazione (i fondi propri). I fondi propri saranno determinati dalla differenza tra il fair value degli attivi e dei passivi. L elemento di novità è rappresentato proprio dall introduzione di un unico criterio di valutazione, il fair value, che a sua volta si basa per quanto possibile sui prezzi correnti di mercato. Durante la crisi finanziaria il fair value è stato al centro di molte critiche. Più precisamente, durante la crisi finanziaria i valori di mercato spesso non hanno riflesso adeguatamente i fair value degli strumenti (azioni o obbligazioni) oggetto di valutazione. Inoltre, secondo alcuni, l utilizzo del fair value ha un effetto prociclico (accentua i cicli di crescita e di recessione). Quello che è successo in condizioni eccezionali non costituisce però un buon motivo per generalizzare e per tornare al passato. In condizioni meno estreme il criterio del fair value sembra un criterio adatto ed è verso questo criterio che Solvency II sembra essersi definitivamente indirizzata. Il secondo elemento di novità del primo pilastro è già stato sottolineato. Il Solvency Capital Requirement, che è la nuova denominazione dell attuale margine di solvibilità, sarà determinato tenendo conto dei rischi effettivi dell assicuratore. Questi rischi sono essenzialmente di due tipi: i rischi assicurativi, che a sua volta si distinguono in non-life, life, health e underwriting; e i rischi di mercato, principalmente connessi all oscillazione dei prezzi degli strumenti finanziari in cui l impresa di assicurazione investe. Oltre ai rischi assicurativi e di mercato vi sono i rischi di credito e i rischi operativi, che però sono meno rilevanti rispetto ai precedenti in termini di assorbimento del capitale. Le grandi imprese di assicurazione misureranno tutti i rischi ora citati introducendo dei modelli interni con cui calcoleranno, con delle tecniche statistiche sufficientemente avanzate, la loro esposizione al rischio e in funzione di questa esposizione determineranno il capitale che dovranno detenere. Per le imprese di assicurazione medio/piccole che non hanno le risorse da investire per creare dei modelli interni, si potranno utilizzare delle formule, piuttosto articolate e complesse, che comunque tendono a parametrare il capitale ai rischi effettivi della compagnia. Si osservi che attualmente il margine di solvibilità delle imprese di assicurazione non tiene in alcun modo conto dei rischi finanziari che l impresa di assicurazione si è assunta, perché il margine di solvibilità è parametrato a seconda dei rami ai premi o alle riserve matematiche e non ai rischi degli attivi. Come già anticipato il secondo pilastro riguarda la governance delle imprese di assicurazione che consiste nel richiedere, fra l altro, un adeguato sistema di risk management e dei sistemi che permettono di capire se l impresa di assicurazione è in grado di far fronte ai propri rischi con il proprio capitale (sistemi O.R.S.A.). Il vero elemento di novità consiste però nel richiedere che tutti i sistemi di risk management, di controllo interno e di misurazione dei rischi siano integrati nella gestione aziendale. In particolare il top management e il Board devono essere a conoscenza in modo dettagliato della struttura e del funzionamento del sistema di governance. Questa è ovviamente una sfida importante e difficile se si considera che gli aspetti tecnici sottostanti a Solvency II sono molto com- 16

19 XVI Convegno R.I.B. plessi e, in particolare, le tecniche statistiche di misurazione quantitativa dei rischi possono costituire un limite alla comprensibilità di questo sistema da parte dei vertici aziendali. La principale novità del terzo pilastro è rappresentata dall informativa al pubblico. In particolare il report pubblico sulla condizione finanziaria e di solvibilità è una relazione annuale che rappresenta un vero e proprio bilancio di solvibilità. Quali saranno gli impatti di Solvency II? Quali i costi? Quali i benefici? Iniziamo da questi ultimi. Prima di tutto il miglioramento del sistema di governance e, in particolare, di risk management delle imprese di assicurazioni che non ne possiedono già uno adeguato. Vi sarà poi una effettiva omogeneità del trattamento di vigilanza fra le imprese UE. Il miglioramento dei sistemi di tariffazione è un altro punto rilevante. Se a fronte di più rischi sarà richiesto più capitale, i prodotti che avranno più rischi per l assicuratore richiederanno più capitale, una maggiore remunerazione e avranno quindi un costo maggiore di quanto non abbiano ad oggi. Viceversa i prodotti che implicano per l assicuratore minori rischi richiederanno meno capitale e quindi a parità di remunerazione percentuale un minor costo del capitale e una tariffazione più favorevole. Infine la migliore informativa pubblica sulla condizione di solvibilità determinerà una maggiore trasparenza che permetterà di capire che non tutte le imprese di assicurazione sono uguali sotto il profilo della solvibilità. La situazione di solvibilità potrà quindi giocare un ruolo importante nella scelta dell impresa di assicurazione da parte del cliente informato. Passiamo ai costi di Solvency II. Attualmente molte persone, soprattutto nella funzione attuariale e di risk management, stanno già lavorando attivamente all introduzione di Solvency II. Inoltre i più grandi gruppi europei e italiani stanno già lavorando al modello interno e alla sua approvazione da parte delle autorità di vigilanza. I costi di implementazione saranno notevoli. Alcuni studi dicono che nei prossimi 3-4 anni il costo totale sarà di 560 milioni di euro e i primi 5 gruppi italiani avranno un costo da 22 a 44 milioni di euro ciascuno. Per ciascuna compagnia di medie dimensioni i costi dell implementazione saranno di circa 16 milioni di euro. Come si vede, i costi che sosterranno le grandi compagnie e quelli che sosterranno le medie compagnie non sono proporzionali alla dimensione perché la maggior parte dei costi sono fissi. Questo è sicuramente uno svantaggio competitivo per le imprese di assicurazioni più piccole che comunque devono sostenere dei grossi costi di adeguamento e di conseguenza Solvency II potrebbe essere un ulteriore incentivo verso l aggregazione tra imprese di assicurazione. I costi saranno prevalentemente di sviluppo IT, relativi alla funzione attuariale e all attività di risk management. Una ulteriore questione riguarda l ammontare complessivo del capitale di vigilanza che 17

20 R.I.B. Reinsurance International Brokers S.p.A. sarà richiesto al sistema assicurativo. Sarà superiore o inferiore al livello richiesto da Solvency I? La risposta non è certa. Il CEIOPS e le autorità di vigilanza hanno fatto una serie di studi di impatto quantitativo proprio per calibrare i parametri per la formula di determinazione del Solvency Capital Requirement. Il loro obiettivo dichiarato è quello di fare in modo che a livello di sistema non vi sia un maggiore requisito di capitale rispetto alla precedente normativa. Però se cambia il sistema, cambiano anche gli equilibri e quindi chi ha il portafoglio dei prodotti assicurativi o degli strumenti finanziari più rischiosi dovrà detenere più capitale; viceversa le compagnie con meno rischi dovranno detenere meno capitali. Per fare un esempio, gli assicuratori sulla vita inglesi saranno probabilmente tra i più colpiti negativamente dall introduzione di Solvency II. Infatti i prodotti legati a rendite, molto diffuse in U.K., comportano forti rischi di mortalità e di longevità, oltre che problemi legati alla redditività e alla rischiosità degli attivi. Secondo alcune stime, forse un poco esagerate, gli assicuratori inglesi avranno bisogno di 50 miliardi di sterline in più di capitale per soddisfare gli attuali requisiti di Solvency II. Per le imprese di assicurazione italiane non dovrebbero esserci degli impatti particolarmente negativi. Anzi, soprattutto per i rami vita, potrebbero esservi minori requisiti patrimoniali rispetto alla normativa attuale. Questo punto rimane però ancora incerto, perché tutti gli studi di impatto quantitativo sono stati finora condotti prima della crisi finanziaria ed è possibile che, alla luce di quanto accaduto durante la crisi finanziaria, le autorità di vigilanza vogliano garantire un maggior grado di solvibilità del sistema finanziario, richiedendo maggiori capitali di solvibilità. Come già accennato, vi saranno poi aumenti nei prezzi dei prodotti assicurativi più rischiosi per l assicuratore, come per i rischi catastrofali, per i rischi di mortalità e di longevità di lungo periodo. Non solo. Anche la struttura dei prodotti assicurativi potrà cambiare. Ci si attende uno sviluppo dei prodotti nei quali vi sarà una maggiore compartecipazione degli assicurati ai rischi modello, come ad esempio il rischio di longevità, cioè il rischio legato all evoluzione della vita media della popolazione nel lungo periodo. Ci si attende poi un aumento del ricorso alla riassicurazione. Se la riduzione dei rischi comporta una riduzione dei requisiti di capitale allora la riassicurazione può ridurre notevolmente i requisiti di solvibilità delle imprese di assicurazione. Quindi la domanda di riassicurazione crescerà a seguito di Solvency II. Ovviamente anche i riassicuratori europei saranno assoggettati a Solvency II e di conseguenza sono da attendersi anche degli effetti sull offerta di coperture riassicurative. Infine, tenuto conto che i requirements di Solvency II potrebbero essere eccessivamente costosi anche per le piccole compagnie, vi potrà essere una tendenza alla concentrazione tramite operazioni di M&A, soprattutto nei mercati meno concentrati. Questa tendenza alla aggregazione si vedrà nei prossimi anni quando terminerà la crisi economica e finanziaria e ci potrà essere più spazio per una ripresa del mercato delle acquisizioni. 18

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