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1 4 La nuova era dellaglobal globalizzazione, ovvero l appiattimento e l allargamento dell arena mondiale: il terreno di gioco è stato pareggiato e il nuovo atout competitivo è rappresentato dal capitale intellettuale e dalla capacità di innovazione. In quali paesi i luoghi della conoscenza troveranno le migliori condizioni di sviluppo? Negli ultimi anni in molti settori, dall ingegneria alle scienze dell educazione, India e Cina hanno formato più specialisti che l Europa, e gli stessi Stati Uniti cominciano a perdere terreno di fronte alla massiccia invasione di talenti indiani e cinesi. In the age of globalization, the world arena has been flattened out and enlarged: on an even playing field, the new winning card in the competitive stakes is intellectual capital and capacity for innovation. So which countries will offer the most fertile conditions for the centers of knowledge? Over the last few years, in many disciplines, from engineering to educational sciences, India and China have trained more specialists than Europe, and even the USA are beginning to lose ground in the face of the massive invasion of Indian and Chinese talent. Uno sguardo al futuro Looking ahead di Ján Figel* by Ján Figel* Il programma d azione della Commissione europea in materia di istruzione e formazione per il prossimo quinquennio The EU Commission s education and training policy for the next 5 years Desidero iniziare questo mio intervento con una precisazione sul ruolo dell Unione europea nel campo dell istruzione e della formazione. L Unione non ha una politica comune in questo campo, al contrario di altri settori come i trasporti e l agricoltura. Il Trattato dà infatti alla Commissione solo un ruolo di supporto. La Commissione pertanto non può rendere esecutiva né ha il potere per farlo alcuna azione rivolta alla modernizzazione dei vari sistemi scolatici, ma vuole assumere invece il ruolo di catalizzatore di idee e good practices. Premesso ciò, la Commissione europea è molto attiva nel campo dell istruzione e della formazione. Obiettivo comune dei nostri numerosi programmi e molteplici attività è quello di offrire il valore aggiunto di un azione concertata a livello europeo in termini di mobilità, qualità o riforme. L istruzione è di competenza principalmente dei governi nazionali o regionali e ciò comporta che i sistemi educativi differiscono notevolmente in termini di struttura sia all interno di uno stesso paese, sia tra stato e stato. Nell Unione, l istruzione Ján Figel è finanziata, gestita e valutata in molti modi diversi. Da un lato si tratta di una sfida per la mobilità non solo degli studenti, ma anche dei lavoratori che possono incontrare difficoltà nell ottenere all estero il dovuto riconoscimento dei propri titoli di studio. Dall altro, una certa diversità fra i vari sistemi scolastici può dimostrarsi un vantaggio e dovremmo cercare di preservarla. Il lato positivo di tale diversità è rappresentato infatti dalla possibilità di osservare i molti e differenti modi di affrontare le sfide della formazione di oggi e di domani. Alcuni paesi e regioni sono più forti in alcuni punti del sistema scolastico, come per esempio un basso tasso di abbandono scolastico, altri paesi possono esserlo in altri. Da un capo all altro dell Europa possiamo dunque trarre insegnamento dal confronto fra differenti sistemi e metodi e la loro differente efficacia. Ciò risulta necessario al fine di elevare i livelli standard all interno dell Unione, rimuovere le barriere che ostacolano il diritto allo studio e soddisfare le richieste del sistema educativo del ventunesimo secolo. Se ne ha un esempio concreto nella cosiddetta Strategia di Lisbona. Nel 2000, i capi di stato e di governo si incontrarono a Lisbona in occasione del Consiglio europeo e fissarono per l Unione europea l obiettivo di diventare: l economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo. Per raggiungere questo ambizioso risultato, istituirono un impegnativo programma per la modernizzazione dei [ ] sistemi educativi. L anno successivo, durante il Consiglio europeo di Barcellona, i ministri dell Istruzione concordarono tre obiettivi fondamentali da raggiungere entro il 2010: 1. migliorare la qualità e l efficacia dei sistemi di istruzione e formazione nell Unione; 2. garantire la loro accessibilità a tutti; 3. aprire i sistemi di istruzione e formazione al mondo esterno. Questi sono i pilastri della politica dell Unione europea per gli anni a venire e, in quanto tali, non è necessario che ne enfatizzi ulteriormente l importanza. Nel 2002, il ruolo dell istruzione e della formazione fu ulteriormente specificato dal Consiglio europeo secondo il quale, entro il 2010, i sistemi scolastici e formativi del vecchio continente dovranno essere considerati veri e propri punti di riferimento in termini di qualità a livello mondiale. Raggiungere gli obiettivi fissati a Lisbona richiede, dunque, radicali riforme dei sistemi scolastici e formativi di tutta Europa: queste riforme devono essere introdotte in tutti gli stati nel rispetto del contesto e delle tradizioni nazionali, ma allo stesso tempo devono essere guidate da un profondo spirito

2 di cooperazione fra gli stati membri. Questo è quanto sta accadendo nell ambito del programma di lavoro che abbiamo denominato Istruzione e Formazione Avvalendosi del cosiddetto metodo aperto di coordinamento, gli stati membri hanno concordato obiettivi comuni (o standard di riferimento ) nel campo dell istruzione e della formazione e stanno condividendo esperienze e conoscenze al fine di adottare le giuste politiche per il raggiungimento dei traguardi prefissati. La Commissione ha recentemente adottato la risoluzione sulla Revisione a medio termine della Strategia di Lisbona, nella quale si è volutamente usato un linguaggio piuttosto diretto. In sostanza, la Strategia di Lisbona era diventata troppo dispersiva, aveva fissato troppi e troppo impegnativi obiettivi e non stava giungendo ad alcun risultato. Devo precisare che si tratta di un giudizio sulla Strategia in generale e non sui programmi educativi e formativi nello specifico. La Commissione in ogni modo non ha ritenuto che la Strategia European Community 2006 dovesse essere abbandonata; al contrario ha deciso che dovesse essere snellita e rifocalizzata su crescita e occupazione. Non si tratta di una sorta di nuovo programma neo-liberale, ma è invece l unico modo, in una società sempre più anziana, di salvare il modello sociale europeo. In ogni caso, l Europa non può certo pensare di competere sulla base di bassi costi di produzione, quanto piuttosto attraverso un superiore valore aggiunto, che può solo essere fondato sulla conoscenza. Ritengo infatti che la conoscenza possa essere considerata come un triangolo formato da: ricerca ovvero la creazione di conoscenza; istruzione ovvero la diffusione della conoscenza; innovazione ovvero l applicazione della conoscenza. Per questo motivo, la revisione della Strategia di Lisbona sottolinea il ruolo della conoscenza nel garantire crescita e occupazione, con un occhio di riguardo per le università. La revisione a medio termine afferma che diffondere la conoscenza attraverso sistemi scolastici di alta qualità è il modo migliore per garantire all Unione una competitività a lungo termine. In particolare, l Unione deve assicurarsi che le università europee siano in grado di competere con i migliori atenei del mondo attraverso il perfezionamento di un Area Europea dell Istruzione Superiore (European Higher Education Area EHEA). Se siamo seriamente convinti di voler dare nuovo slancio all Agenda di Lisbona, allora dovremo creare le condizioni ottimali per aiutare i nostri cittadini a migliorare e sviluppare conoscenze e competenze. Investire nell economia del sapere rappresenta il presupposto fondamentale per la crescita. A tale scopo, nel 2005 ho presentato una Comunicazione sull Università e la Società della Conoscenza che individua le principali sfide che gli atenei dovranno affrontare fornendo al contempo alcuni suggerimenti strategici. Questo documento sarà seguito dalla seconda bozza di relazione biennale della Commissione sul programma per l istruzione e la formazione per il Tutto ciò ci consentirà di valutare i passi avanti compiuti verso gli obiettivi di educazione e formazione stabiliti a Lisbona e di fornire raccomandazioni in merito a quanto dovrà essere fatto in futuro. Le autorità pubbliche di tutto il continente dovrebbero inoltre rispettare il loro impegno ad aumentare gli investimenti in capitale umano. L Europa ha tutto ciò che serve per diventare ancora una volta leader mondiale non solo nelle discipline umanistiche, ma anche nella preparazione scientifica e nella ricerca. Se vogliamo avere successo, tuttavia, dobbiamo pensare seriamente a una strategia comune per migliorare la qualità, l attrattiva e il finanziamento del sistema dell istruzione superiore in Europa. Quest ultimo punto mi porta ad altri due processi che hanno preso il nome da altrettante bellissime città europee: il Processo di Bologna per la riforma del sistema europeo dell istruzione superiore e il Processo di Copenaghen, che si è concentrato sulla formazione professionale. Per quanto riguarda il Processo di Bologna, si è trattato principalmente di un protocollo intergovernativo che attualmente interessa 40 paesi europei, fra i quali tutti gli stati membri, con la partecipazione della Commissione europea. Il Processo di Bologna, che rientra nel quadro più generale degli obiettivi di Lisbona, mira a far convergere i sistemi scolastici superiori verso una struttura concordata e basata su tre cicli principali: diploma/laurea, master e dottorato. Suo obiettivo è sviluppare un Area Europea dell Istruzione Superiore entro il Durante l ultima Conferenza ministeriale degli stati firmatari del Processo di Bologna che si è tenuta nel maggio 2005, i ministri dell Istruzione hanno concordato per tutti i paesi partecipanti quanto segue: 1. adozione di un sistema a due cicli (il terzo sarà proposto dalle riforme di Bologna in un secondo momento); 2. offerta di un diploma integrato in una delle lingue principali a tutti i laureati in modo assolutamente gratuito e senza che ciò sia esplicitamente richiesto; 3. introduzione di un sistema di controllo della qualità. L adozione dei vari obiettivi del Processo di Bologna 5

3 6 è fondamentale e i suoi vantaggi sono evidenti. È nostro compito perseguire con entusiasmo quanto sopra giacché una struttura maggiormente standardizzata renderà i titoli di studio più trasparenti e sfruttabili. Procedure di garanzia di qualità indipendenti e affidabili permetteranno ai cittadini di decidere autonomamente quali istituti meritano la loro fiducia. Un quadro comune europeo per le qualifiche e i crediti a tutti i livelli consentirà il riconoscimento dei titoli di studio in tutta Europa e favorirà la mobilità di studenti e lavoratori. Per quanto concerne il Processo di Copenaghen, vorrei ricordare che la Dichiarazione di Copenaghen del 2002 ha promosso una strategia per migliorare il rendimento, la qualità e le attrattive dell istruzione e della formazione professionale. Il processo ha avuto nuovo slancio grazie al Comunicato di Maastricht sulle Priorità Future di una Maggiore Cooperazione Europea per l Istruzione e la Formazione Professionale. Il 14 dicembre 2004, a Maastricht, i ministri responsabili dell Istruzione e della Formazione Professionale di 32 paesi europei, i partner sociali europei e la Commissione hanno concordato un rafforzamento della loro cooperazione. Due sono stati gli obiettivi principali prefissati: in primo luogo, un ammodernamento dei sistemi d istruzione e formazione professionale al fine di far fronte alle sfide dell economia della conoscenza; in secondo luogo, l offerta a tutti gli europei, compresi giovani, lavoratori anziani, disoccupati e categorie svantaggiate, delle qualifiche e delle competenze necessarie per partecipare attivamente alla nostra società. Vorrei concludere sottolineando che il compito della Commissione in questi processi è quello di fornire una prospettiva europea, senza la quale le necessarie riforme non sarebbero possibili. Vi è tuttavia un ruolo imprescindibile che è lasciato agli studenti europei, i quali daranno forma al futuro dell istruzione superiore. A loro chiedo pertanto aiuto in questo processo di modernizzazione del Sistema Europeo dell Istruzione Superiore. * Nato a Vranov nad Toplou in Slovacchia, Ján Figel si è laureato al Politecnico di Kosice in Ingegneria elettronica. Ha lavorato nel campo della ricerca e dell ingegneria della progettazione, impegnandosi a livello pubblico e politico poco dopo la Rivoluzione di Velluto del La sua levatura morale sia nella vita pubblica sia privata e il suo spirito pacato e tollerante nonché la professionalità che lo contraddistinguono nei dibattiti politici lo hanno portato all elezione al Parlamento slovacco e gli sono valsi il rispetto di alleati e oppositori politici. Ján Figel ha ricoperto diversi ruoli di primo piano all interno del Consiglio d Europa quali: rappresentante del Governo slovacco nella Convenzione sul Futuro dell Europa e negoziatore capo della Repubblica slovacca per l adesione all Unione europea. Figel è stato inoltre eletto presidente dell Unione Paneuropea in Slovacchia. Il 22 novembre 2004 è stato nominato commissario europeo per l Istruzione, la Formazione, la Cultura e il Multilinguismo, incarico che comprende responsabilità nel settore giovanile e dello sport oltre che rapporti con la società civile. Iwould like to start touching the role of the European Union in the field of education and training. The Union does not have a common policy for education, as it does in the fields of transport or agriculture. Instead, the Treaty gives the Commission a supporting role. The Commission does not favor and does not have the powers to implement a top-down approach to the modernization of education systems. Above all, we want to be a catalyst for the exchange of ideas and good practices. This said, the European Commission is very active in the field of education and training. Our many actions and programs have one overarching goal: to bring the added value of concerted action at European level, be it in terms of promoting mobility, quality or reform. Education is primarily the concern of national or regional governments. This means that educational systems differ considerably in structure, both within and between countries. Across the Union, learning is

4 funded, managed, and evaluated in many different ways. On the one hand, this is a challenge for mobility, not only of students but also of workers who may have difficulties in getting their qualifications recognized across borders. On the other hand, a degree of diversity among our educational systems is a good thing and we should preserve it. I say it is a good thing because this diversity means that we are presented with many different ways of meeting the educational challenges of the present and the future. Some countries and regions are stronger in some areas such as low school drop out rates, for example and others are stronger in other areas. Across Europe, we can all learn from comparisons between different systems and approaches and their effectiveness. We need to do this in order to raise standards across the Union, remove barriers to learning opportunities, and meet the educational requirements of the 21 st century. A concrete example of this can be seen in the so-called Lisbon Strategy. In 2000, Heads of State and Government, meeting in the European Council in Lisbon, set the Union the goal of becoming: the most competitive and dynamic knowledge-based society in the world. To achieve this ambitious goal, the Heads of State and Government called for a challenging program for the modernization of [ ] education systems. The following year, at the European Council in Barcelona, Ministers of education agreed on three major goals to be achieved by 2010: 1. to improve the quality and effectiveness of EU education and training systems; 2. to ensure that they are accessible to all; 3. to open up education and training to the wider world. These are the cornerstones of the European Union policy for the coming years, and as such I cannot overemphasize their importance. In 2002, the role of education and training in the strategy was further specified by the European Council: it adopted the goal that by 2010, Europe s education and training systems should be a world reference in terms of quality. Meeting the Lisbon challenge therefore requires deep reforms of education and training systems throughout Europe. These reforms, of course, must be carried out in each country in accordance with national contexts and traditions. At the same time, however, they must be driven by a spirit of co-operation between Member States and this is what is happening now within a work program which we have called Education and Training Using the so-called open method of coordination, Member States have agreed on common targets (or benchmarks ) in the field of education and training and are sharing experiences and learning from each other in order to adopt the right policies to achieve these targets. The Commission recently adopted its Mid-Term Review of the Lisbon Strategy. We used some straight talking in that review. In essence, the Lisbon Strategy had become too unfocussed with too many competing goals and it was not delivering the results. I hasten to add that this judgment applied to the Strategy as a whole and not to the education and training component in particular. But the Commission did not conclude that the Strategy should be abandoned: on the contrary, it concluded that it should be slimmed-down and refocused on growth and jobs. This is not part of some neo-liberal agenda: it is in fact the only way, in an ageing society, that the European Social Model can be saved. In any case, Europe cannot possibly compete on the basis of cheap labor costs: we can only compete on the basis of superior value-added and that can only be done on the basis of knowledge. And here I conceive of knowledge as a triangle consisting of: research that is, the creation of knowledge; education that is, the dissemination of knowledge; innovation that is, the application of knowledge. For this reason, the revised Lisbon Strategy highlights the role of knowledge in ensuring growth and jobs, and in particular the role of universities. The mid-term review states: Spreading knowledge through high quality education systems is the best way of guaranteeing the long-term competitiveness of the Union. In particular, the Union must ensure that our universities can compete with the best in the world through the completion of the European Higher Education Area (EHEA). If we are serious about reviving the Lisbon Agenda, we should create the best conditions to help our people increase their knowledge and develop their skills. Investing in the knowledge economy is a prerequisite for growth. To this end, I have presented in 2005 a Communication on Universities and the Knowledge Society, which will identify the main challenges facing universities and outline some recommended policy responses. This will be followed by the Commission s second biannual draft report on the Education and Training 2010 Program. This will allow us to assess the progress made against the Lisbon education and training objectives and to make recommendations on what needs to be done next. Public authorities across the continent should fulfill their pledge of increasing investment in our human capital. Europe has all it takes to regain its position as global leader not only in the humanities but also in scientific education and research. But if we are to succeed, we need to think seriously about our strategy to improve the quality, attractiveness, and funding of Europe s higher education. This brings me to two other processes named after two fine European cities: the Bologna Process of reforms in Higher Education, and the Copenhagen Process, which is devoted to Vocational Training. As for the Bologna Process, the main remark is that it is essentially an intergovernmental process. It currently involves 40 European countries, including all EU Member States, and the European Commission is also present. The Bologna Process aims to make higher education systems converge toward a consistent system based on three cycles: Degree/Bachelor, Master and Doctorate. Its goal is to develop a European Higher Education Area by the year As far as the European Union is concerned, the Bologna process fits into the broader framework of the Lisbon objectives. At the last Ministerial Conference of the Bologna 7

5 8 Two main objectives were formulated: firstly, updating vocational education and training systems to meet the challenges of the knowledge economy; secondly, offering all Europeans, including the young, older workers, the unemployed or the disadvantaged, the qualifications and skills they need to play an active role in our society. I would conclude by saying that the role of the Commission in these processes is to provide the European perspective without which these necessary reforms would not be possible. However, there is an even more crucial role, that lies in the hands of all the European students, that will shape the future of European Higher Education. I appeal for their support in the process of modernizing Europe s Higher Education Systems. Signatory States, held in May 2005, Education ministers have agreed that all signatory countries should: 1. have adopted a two-cycle system (the third will be covered by the Bologna reforms at a later stage); 2. issue a diploma supplement in a major language to all their graduates free of charge without the need of a request; 3. have started to introduce a quality-assurance system. Implementing the various goals of the Bologna Process is crucial and their advantage is obvious. We must pursue them vigorously. A more standardized structure will make degrees more transparent and portable. Independent and trustworthy Quality Assurance Procedures would allow citizens to see for themselves which learning institutions are worthy of their confidence. A common European framework for qualifications and credits at all levels would allow qualifications to be recognized and understood across Europe and favor both student and workforce mobility. As for the Copenhagen Process, I want to remember that the Copenhagen Declaration of 2002 launched the strategy for improving the performance, quality, and attractiveness of Vocational Education and Training. The process was given fresh impetus by the Maastricht Communiqué on the Future Priorities of Enhanced European Cooperation in Vocational Education and Training. On 14 December 2004, in Maastricht, the Ministers responsible for Vocational Education and Training of 32 European countries, the European Social Partners and the European Commission agreed to strengthen their cooperation. * Born in Vranov nad Toplou, Slovakia, Ján Figel graduated at the Technical University in Kosice with an academic degree of Engineer in Power Electronics. He worked in Research and Design Engineering, but became publicly and politically active soon after the Velvet Revolution in His high moral standards in private and in public life and his non-combative, tolerant, professional approach to the political debates led to his election to the Slovak Parliament and earned him the respect of his allies and his opponents alike. Ján Figel served in several top positions in the Council of Europe as the Slovak Government Representative in the Convention on the Future of Europe and as the Chief Negotiator of the Slovak Republic for Accession Negotiations with the European Union. He was also elected Chairman of the Pan-European Union in Slovakia. On November 22, 2004, he was appointed European Commissioner for Education, Training, Culture and Multilingualism, which also includes responsibility for youth and sport and relations with civil society.

6 Vincere con il Brain Power Winning with Brain Power Intervista a Thomas L. Friedman* Interview with Thomas L. Friedman* La sfida di Cina e India si gioca sull istruzione superiore. E l Occidente è in ritardo The challenge presented by China and India pivots on higher education. And the West is running late Le rivoluzioni di Internet, della banda larga, del software applicativo sempre più sofisticato e di un crescente grado di istruzione nei paesi di nuova industrializzazione stanno producendo, in questi mesi e anni, un fenomeno globale del tutto nuovo: quello dell appiattimento e dell allargamento dell arena competitiva mondiale, con l ingresso di nuovi concorrenti (come India e Cina, ma anche molti altri) che sono in grado di competere non più solo sulla base del basso costo del lavoro, ma proprio sulle sempre più elevate capacità intellettuali delle persone. In sostanza, sostiene Thomas L. Friedman nel suo bestseller The World is Flat (Il mondo è piatto), il terreno di gioco è stato pareggiato, sono cadute molte barriere all ingresso e sempre di più conta il potere della mente e la capacità di essere innovativi rispetto ai vecchi parametri competitivi tipici delle società industriali. Chiave di volta di questo nuovo sistema globale è l educazione superiore, specie nelle discipline scientifiche, dove sempre più eccellono i paesi asiatici, dove la pur poderosa America teme di perdere terreno e dove l Europa Thomas L. Friedman si trova crescentemente a disagio, per i suoi ritardi ed esitazioni. Cosa potrà succedere in futuro se queste tendenze si consolideranno? È quello che abbiamo chiesto a Thomas Friedman. Nel suo bestseller The World is Flat, e in molti recenti articoli sull International Herald Tribune, lei ha espresso forti preoccupazioni sul crescente divario nel campo dell istruzione superiore tra gli Usa e paesi emergenti come l India e la Cina per quanto riguarda gli studi di matematica, scienze e ingegneria. Lei riferisce anche opinioni autorevoli secondo le quali, anche se in America si iniziasse ora a prendere provvedimenti, il trend in corso verrebbe rovesciato solo a partire dal Se è effettivamente questa la situazione, quali conseguenze avrà sulla capacità Usa di innovare e di competere su scala globale? Quando ho scritto che il mondo è piatto, ciò che ho voluto significare è che ormai il mondo è diventato una piattaforma globale in cui sempre più persone possono realizzare l innovazione, diventare imprenditori, godere di una buona istruzione o, dal lato negativo, praticare una nuova forma di terrorismo. È una piattaforma tecnologica dove sempre più persone in sempre nuovi luoghi, più che in un qualunque altro periodo della storia passata, possono connettersi a questa piattaforma. A causa di ciò, l elemento nuovo è costituito dalla sfida rappresentata dal fatto che ognuno di noi ha oggi accesso alla stessa infrastruttura tecnologica. Certo, ci sono differenze anche marcate, ma quello che realmente fa la differenza è la qualità del talento individuale. Le persone che possiedono la migliore qualità intellettuale, cioè il migliore brain power, possono aggregarsi alle migliori imprese là dove nascono ed è proprio lì che si trovano i migliori posti di lavoro. Naturalmente, questo processo non si verifica da un giorno all altro, ma nel lungo termine matematica e scienze sono la chiave alla base dell innovazione. Prendiamo il caso più di successo del momento, che è Google: apparentemente un azienda che ha realizzato il proprio successo sulle parole, ma nei fatti lo ha raggiunto grazie agli algoritmi sottostanti. Perciò se i migliori talenti matematici e scientifici non si troveranno più negli Stati Uniti ma altrove, alla fine questo inciderà sui nostri stessi standard di vita. Se consideriamo a rischio l America, oggi assolutamente in testa nel mondo in quanto a capacità di innovare e produrre risultati in campo scientifico e tecnologico, cosa dobbiamo pensare della situazione di una Europa che in scienza, tecnologia e R&D se la passa assai peggio degli Stati Uniti? Quando penso all Europa ho la sensazione di guardare un museo. Certo, mi piace andare per musei, ma non è lì che posso trovare la migliore innovazione. Ci sono delle aree più dinamiche e nel mio libro ho citato l Italia settentrionale come una di esse, ma nell insieme l Europa non è all avanguardia nell innovazione, non produce a sufficienza quel tipo di persone che possono connettersi facilmente (plug and play) alla nuova piattaforma tecnologica globale. Gli Usa soffrono da molti anni di un deficit commerciale non solo molto consistente, ma ormai del tutto strutturale. Va però detto che una parte non insignificante di esso è determinata dalle ri-esportazioni delle società americane che hanno delocalizzato la produzione in Cina e altri paesi. Non crede che questo deficit meriti di essere accettato come un prezzo che vale la pena di pagare per godere dei benefici dell outsourcing? Assolutamente sì, e non lo dico io, è il mercato che lo dice. Se, infatti, il mercato la pensasse altrimenti, assisteremmo a un crollo del dollaro che di sicuro non si situerebbe al livello attuale nei confronti delle monete asiatiche. La Cina sta finora battendo la concorrenza internazionale grazie soprattutto a un basso costo del lavoro. Ma le classi dirigenti sembrano del tutto consapevoli dell esigenza di competere in segmenti più alti della catena del valore e, cioè, di dover portare 9

7 10 il paese a competere sempre di più sulla base della qualità e di crescenti contenuti tecnologici. E stanno preparando i loro giovani a questo scopo. Ma lei ritiene possibile che in futuro la Cina possa competere contemporaneamente su due fronti, e cioè sia nelle produzioni basate su un contenuto costo del lavoro sia su quelle di alta qualità e costi elevati? Sono convinto che, in effetti, la più grande e difficile sfida che la Cina dovrà affrontare è proprio quella di trovare una appropriata combinazione che le permetta di competere sui due fronti citati. È certo molto difficile riuscirci, forse nessuno lo ha mai fatto prima, ma è sicuramente una sfida sulla quale si dovranno misurare sia la Cina sia l India. Dovranno trovare una formula che consenta di gestire al meglio una situazione che si basa contemporaneamente su salari molto bassi e potere intellettuale molto elevato e mettere tutto questo assieme a competenze tecnologiche crescenti. Siamo abituati a pensare che alta tecnologia e forte brain power si portino dietro alti salari, ma in India e Cina questo non si sta ancora verificando. Il motivo è probabilmente che assieme alle componenti di cui ho parlato ce n è una quarta, quella che io chiamo la high energy, vale a dire una straordinaria energia sociale sostenuta da una fortissima ambizione di competere e vincere. Mettiamo insieme queste quattro componenti e vediamo che ne risulta un mix che potrebbe essere micidiale per le nostre società. Consideriamo l lndia, la vera terra dell outsourcing. Di recente persino la Deutsche Bank ha annunciato di volere trasferire in quel paese le attività di backoffice, e si tratta solo dell ultimo anello di una catena iniziata molti anni fa. Anche in questo caso siamo di fronte a un forte divario nei costi del lavoro, ma i servizi offerti dagli indiani sono già oggi frutto di un ottimo livello di istruzione, eccellente training professionale e forte motivazione al risultato. D altra parte, così come è successo in tutti i paesi il cui decollo è avvenuto prima, anche in India salari e costo del lavoro tenderanno a salire. Allora le società straniere che hanno creduto all outsourcing e gli indiani che oggi vivono su queste attività dovranno trovare un altro driver per restare competitivi. Cosa pensa che potrà accadere? Da un lato, naturalmente, è bene che i salari in India tendano a salire, dall altro questo diventerà un problema rispetto al quale le aziende europee e americane che hanno realizzato operazioni di outsourcing dovranno compiere attente riflessioni. Il fenomeno è comunque complesso, perché se è vero che in India gli stipendi degli ingegneri, dei matematici e degli esperti di computer stanno salendo, lo stesso accade in America, per cui l esigenza dell outsourcing permane. Occorre chiedersi perché le aziende ricorrono alla pratica dell outsourcing. La risposta non è che cercano di collocare altrove parti di attività per diventare più agili o leggere, ma perché vogliono diventare più competitive per vincere sul mercato. L obiettivo è risparmiare risorse in determinate funzioni per poterle investire in attività a ritorno più elevato. E il risultato, alquanto inaspettato, è che le aziende che effettuano l outsourcing tendono ad assumere più personale sia in India sia in America. Un effetto ignorato da chi si lamenta dei posti di lavoro che teoricamente si perdono quando un azienda terziarizza alcune funzioni in altri paesi. La verità è che le imprese che ricorrono all outsourcing alla fine crescono di più e crescendo di più finiscono con l assumere di più. Recentemente, lei ha denunciato uno sviluppo paradossale. Lei ha infatti scritto in alcuni articoli che, nonostante in Occidente si consideri la capacità dei paesi emergenti di evolvere velocemente nel campo dell istruzione tecnologicoscientifica una minaccia da fronteggiare, molti cinesi e indiani esprimono preoccupazione per il fatto che si laureano addirittura troppi ingegneri e scienziati. Questo, secondo loro, è un grave rischio perchè sono troppo pochi gli studenti che abbracciano studi umanistici, una tendenza che potrebbe compromettere un sano sviluppo della società. In sostanza, queste denunce invocano un approccio educativo più bilanciato fra studi scientifici e studi umanistici, il che, alla luce delle preoccupazioni

8 occidentali espresse sinora, suona appunto alquanto paradossale. Lei che ne pensa? Si tratta indubbiamente di una contraddizione, anche se più apparente che reale. Nei fatti, la soluzione non è così complessa perché si capisce bene che consiste nell individuare un migliore equilibrio fra istruzione scientifica e istruzione umanistica. Troppi ingegneri e troppo pochi letterati e artisti non porteranno mai nessuna società a innalzare in modo significativo il livello culturale generale. Ma troppi artisti e troppo pochi ingegneri non porteranno sufficiente capacità di innovazione. Dobbiamo tutti cercare di trovare un migliore equilibrio, il giusto mezzo. C è un paese che lei considera quello più vicino a realizzare il giusto mezzo? Penso che, almeno finora, siano proprio gli Stati Uniti ad avvicinarsi di più al modello ideale. Consideriamo l Italia, un paese pervaso da forti preoccupazioni per l insufficiente livello di istruzione superiore di tipo scientifico e tecnologico. Moltissimi studenti italiani scelgono facoltà umanistiche e in generale sono gravemente trascurati gli studi di matematica, ingegneria e scienze. Molti sono convinti che questa tendenza sia da ribaltare perché danneggia la capacità delle imprese italiane di restare competitive in un quadro di concorrenza globale. Ma è comunque vero che gli studenti sono contrari all istruzione di tipo tecnico e, per strano che possa sembrare, la cultura ufficiale del paese condivide questo punto di vista. Non le sembra anche questo un pericoloso paradosso? L Italia ha alcuni importanti vantaggi competitivi che risiedono più nel design, nella capacità di creare il bello, nelle arti e nelle lettere che non nella produzione manifatturiera. Ma anche l Italia si deve preoccupare di trovare un migliore equilibrio, perché in futuro anche il design beneficerà sempre di più di una elevata capacità tecnico-scientifica e matematica. E dato che i migliori talenti tendono a spostarsi là dove nascono le idee e le iniziative, non è indifferente rispetto al risultato l essere in grado di produrre innovazione. Io sono convinto che l Italia continui ad avere molte attrattive, in senso artistico e culturale, nell area del turismo e delle bellezze naturali e nel patrimonio monumentale, ma tutte queste sono ricchezze che occorre continuare a mantenere e migliorare. Questo però richiede di avere persone in grado di farlo in modo innovativo, di creare buoni progetti e di realizzarli. Per fare questo ci vogliono, una volta di più, buoni matematici e buoni ingegneri. E se non saranno italiani, arriveranno inevitabilmente da altre parti del mondo. * Thomas L. Friedman, vincitore di tre Premi Pulitzer, è giornalista del New York Times, per il quale si occupa di politica internazionale. Ha scritto molti libri di successo, tra cui From Beirut to Jerusalem (1989); The Lexus and the Olive Tree (1995); Understanding Globalization (1999); Longitudes and Attitudes (2002). Il suo più recente bestseller, The World is Flat, è in via di pubblicazione in decine di paesi e di lingue (per l Italia è edito da Mondadori). In recent months and even years, the Internet revolution, broadband, increasingly sophisticated software applications, and an emphasis on higher education in newly industrialized nations have resulted in a totally new global phenomenon: the leveling and widening of the worldwide arena, with the entry of new competitors (especially India and China, but also several others) capable of competing not only with lower labor costs, but also with an increased intellectual capacity among members of the workforce itself. In his bestseller The World is Flat, Thomas L. Friedman essentially maintains that the playing field has been evened out, that many qualification barriers have been removed and that intellectual power and innovation count more than ever before when competing against the traditional competitive parameters of industrial societies. The keystone of this new global system is higher education, especially in scientific subjects, where Asian countries have always excelled and where even mighty America fears it is losing ground while Europe finds itself lagging further and further behind due to delays and hesitation. What might happen in the future if these trends find a foothold? This is exactly what we asked Thomas Friedman. In your bestseller The World is Flat, and in many recent articles in the International Herald Tribune, you express considerable concern about the growing gap between the USA and emerging countries like India and China with regard to their math, science, and engineering degree programs. You have also offered convincing arguments concluding that, even if America should immediately begin taking specific measures, the current trend would be reversed beginning only in If this truly reflects the situation, what consequences will this have on the USA s capacity to innovate and compete on a global scale? When I wrote that the world is flat, I meant that nowadays the world has become a global platform where more people have the opportunity to attain innovation, become entrepreneurs, benefit from a good education or, on the negative side, pursue a new form of terrorism. Never before in the history of the world has it been easier for more and more people to connect to this new technological platform, even in new areas. The new element in this challenge is represented by the fact that today each of us has access to the same technological infrastructure. Of course there are still significant differences, but the most significant one is the level of individual talent. Those who possess the best intellectual qualities, or the best brain power, can join the best businesses where they are started and where there are the best employment opportunities. Naturally, this process doesn t happen overnight, but in the long term math and science are the keystones of innovation. Let s take the most successful example at this time, which is Google a business that has ostensibly reached success through words, but that in fact is where it is today thanks to its underlying algorithms. So if the most brilliant mathematical and scientific talents are not found 11

9 12 in the United States but elsewhere, this will eventually influence our very own standard of living. If we consider that America is at risk, even though today it is the world leader in innovation and production capacities in scientific and technological fields, what can be said about Europe s standing, which is undoubtedly behind the United States in science, technology, and R&D? Whenever I think about Europe I feel like I m visiting a museum. Of course, I like going to museums, but that s not where I m going to find the best innovations. There are some areas that are more dynamic and in my book I mentioned northern Italy as one of these, but all in all, Europe is not on the cutting edge of innovation. It doesn t produce enough of those plug and play kind of people who can easily connect to the new global technological platform. For many years, the USA has been suffering from a trade deficit that is not only substantial, but is now totally structural. It should however be mentioned that a significant part of the deficit is the result of the re-exportation of American companies who have outsourced their production to China or other countries. Don t you think that this deficit should be accepted as a price worth paying in order to enjoy the benefits of outsourcing? Absolutely. But I am not saying this, the market is. If, in fact, the market thought otherwise, we would see a collapse of the dollar, which would certainly not be where it is today with respect to Asian currencies. Up to now, China has been beating international competition thanks mostly to low labor costs. But the executive classes seem totally aware of the need to compete in segments further up the value chain, which means having the country compete increasingly through quality and greater technological content. Moreover, they are preparing their young people for this purpose. Do you think it is possible that in the future China may compete contemporaneously on two fronts, the first being production based on limited labor costs and the other based on high quality and high costs? I am convinced that the greatest and most problematic challenge that China will have to face is indeed that of finding an appropriate combination that will allow them to compete on the two fronts you mentioned. It will certainly be very difficult to succeed, perhaps no one ever has, but it is certainly a challenge that both China and India will have to face. They will have to find a formula that allows them to optimize the management of a situation that is contemporaneously based on very low salaries and very high intellectual power and put all of this together with growing technological competencies. We are used to thinking that high technology and strong brain power lead back to high salaries, but in India and China we have yet to find evidence of this. The reason is probably that, together with the components that I have spoken about, there is a fourth component that I call high energy. By this I mean an extraordinary social energy sustained by a strong drive to compete and win. Put these four components together and we will see that the result is a mixture that could be fatal for our businesses. Let s talk about India, the true land of outsourcing. Recently even Deutsche Bank announced that it would like to transfer their back office activities to India, and this is only the most recent link of a chain that began many years ago. Even in this case we are witnessing a strong gap in labor costs, but the services offered today by Indians are the fruit of an excellent level of education, excellent professional training, and a strong, objective-oriented drive. On the other hand, as in all countries where this has already occurred, salaries and labor costs will tend to rise in India as well. Then foreign companies who believed in outsourcing and the Indians who today live on these activities will have to find another driver in

10 order to maintain their competitiveness. What do you think might happen? On one hand, of course, it is positive if salaries in India tend to increase; on the other hand, this will become a problem that European and American firms that have undertaken outsourcing operations there will have to take carefully into consideration. The phenomenon is therefore complex. If it is true that the salaries of engineers, mathematicians, and computer experts are increasing in India, the same is happening in America, so the need for outsourcing remains. Rather, we need to ask why companies resort to outsourcing. The answer is not that they are seeking to locate their activities elsewhere in order to become more flexible or streamlined, but because they want to become more competitive in order to win on the market. The objective is to save resources in specific functions so as to be able to invest them in activities with higher returns. And the somewhat unexpected result is that the companies that resort to outsourcing tend to hire more personnel both in India and in America. This is an effect that is ignored by those who complain about jobs that are theoretically lost when a company outsources some functions to other countries. The truth is that, in the end, the companies that resort to outsourcing grow more and therefore hire more precisely because they have grown more. Recently, you reported a paradoxical development. You wrote in some articles that, although Westerners regard China and India s potential to evolve rapidly in the field of technological-scientific instruction as a threat to be countered, many Chinese and Indians express concern about the fact that there are too many engineers and scientists graduating from university. According to them, this is a serious risk because too few students study the humanities a tendency that may compromise the healthy development of their society. Essentially, these statements call for a more balanced educational approach between scientific and humanistic studies, which, in light of western concerns expressed up to now, sounds rather paradoxical. What is your opinion? This is undoubtedly a contradiction, although more apparent than real. The facts demonstrate that the solution is not so complex because it simply consists in identifying an improved balance between scientific and humanistic education. Too many engineers and too few men of letters and artists will never cause any society to significantly raise its overall cultural level. But too many artists and too few engineers will never result in a sufficient capacity for innovation. We must all seek to find a better balance, a just compromise. Is there a nation that you think is closer to realizing this just compromise? I think that, at least at this point in time, the United States is the closest to reaching an ideal model. Let s consider Italy, a country brimming with serious doubts concerning its insufficient level of higher scientific and technological education. Many Italian students choose humanities majors and in general tend to neglect mathematics, engineering and science programs. Many are convinced that this trend should be reversed because it damages the capacity of Italian companies to maintain their competitiveness on the global scene. However, it is true that students are against this technical type of instruction and, as strange as it may seem, the official culture of Italy shares this point of view. Don t you also see this as a dangerous paradox? Italy has some important competitive advantages that can be found more in design, in its capacity to create something beautiful, in the arts or in letters than in manufacturing. But even Italy must worry about finding a better equilibrium because, in the future, even design will benefit more from a higher technical-scientific and mathematical capacity. And given that the most talented tend to go where ideas and initiatives are born, being capable of producing innovation is an important part of the end result. I am convinced that Italy will continue to maintain its appeal in an artistic and cultural sense, in tourism and natural attractions, and in its monuments, but all of these are resources that must be continually maintained and improved upon. This sort of development requires people capable of creating the necessary projects and carrying them out in an innovative fashion. In order to reach these ends, once again you need good mathematicians and engineers, and if they are not Italians, they will inevitably arrive from other parts of the world. * Thomas L. Friedman, winner of three Pulitzer Prizes, is a journalist with the New York Times, where he writes on international politics. He has written many successful books, including From Beirut to Jerusalem (1989); The Lexus and the Olive Tree (1995); Understanding Globalization (1999); Longitudes and Attitudes (2002). His recent bestseller, The World is Flat, is about to be published in dozens of countries and languages (in Italy by Mondadori). 13

11 La sfida dell economia della conoscenza The Challenge of the Knowledge Economy di Saroj Kumar Poddar* by Saroj Kumar Poddar* Scienza e tecnologia nell India del nuovo millennio Indian Science and Technology in the New Millennium 14 Scienza e tecnologia sono i principali motori dell economia della conoscenza a livello mondiale nel ventunesimo secolo e restano pertanto uno strumento fondamentale per potenziare la competitività e accelerare la crescita. La capacità di creare, avere accesso, adattare e utilizzare la conoscenza nei vari settori produttivi e della distribuzione sarà l asso nella manica per il successo competitivo di ogni nazione nel panorama internazionale. La scienza e la tecnologia indiane nel nuovo millennio Il ruolo della conoscenza nello sviluppo economico è stato largamente riconosciuto e documentato sin dalla metà del secolo scorso. Il Premio Nobel Robert Solow ha stimato che fu il progresso tecnologico a favorire una parte significativa della crescita dell economia statunitense nella prima metà del ventesimo secolo. Studi successivi hanno confermato questo fatto, sottolineando che il 64% di questa crescita era legato a un miglioramento delle conoscenze, in particolare nel campo della ricerca e sviluppo, mentre un altro 30% era ascrivibile ai progressi nell ambito Saroj Kumar Poddar del sistema scolastico. Questa esperienza ha poi trovato conferma in India, la cui rivoluzione verde è stata uno dei tentativi di maggior successo per migliorare la produzione agricola attraverso metodi intensivi basati su nuove conoscenze. Le tecnologie utilizzate erano principalmente di importazione, in seguito adattate alla situazione del paese. L utilizzo delle conoscenze per aumentare la produzione è stato successivamente riproposto su piccola scala in altri settori come quello dei latticini, della piscicoltura e dei prodotti oleosi. L India è stata in grado di crescere e sviluppare il proprio patrimonio di conoscenze in diversi campi come la tecnologia nucleare, l astronautica, le biotecnologie e le tecnologie informatiche. Quest ultimo comparto è stato accolto come la prima e principale dimostrazione delle eccezionali capacità del paese nei settori più all avanguardia e resta il miglior esempio della schiacciante supremazia delle competenze sul capitale. Questo marcato passaggio da competenze materiali a risorse basate sul sapere ha implicazioni di grande rilevanza per paesi in via di sviluppo come l India, in particolare da quando le biotecnologie si stanno imponendo come un settore trainante in grado di rivoluzionare diverse altre aree chiave, tra cui l agricoltura e la sanità. Il vasto impiego di biotecnologie in questi due settori consentirà all India di affrontare in modo totalmente nuovo i problemi legati alla nutrizione e alla salute, due comparti in cui il paese è ancora arretrato. Anche nel caso della Information Technology, è opinione comune tra gli esperti che l India non sia dopotutto in una posizione così avanzata nella curva di apprendimento. Finora, la crescita in questo settore è stata trainata dall esportazione di software e servizi di IT. L impiego della tecnologia informatica all interno dell economia nazionale è ancora in fase embrionale, anche se il suo potenziale è decisamente rilevante. Sono stati elaborati veri e propri programmi per incoraggiare un uso estensivo delle ultime tecnologie informatiche nelle pratiche di governo, al fine di affrontare un altro serio handicap del paese, che è al contempo una piaga per quasi tutte le nazioni in via di sviluppo. L introduzione delle tecnologie informatiche nel campo dell istruzione, della sanità, della produzione agricola e dei servizi amministrativi rappresenterà una svolta epocale nella quantità e qualità dei servizi a disposizione anche dei cittadini meno abbienti. I primi passi dell India per acquisire le proprie competenze tecnologiche Pur avendo perso tempo prezioso durante la rivoluzione industriale a causa del dominio coloniale, l India ha dimostrato notevole lungimiranza nell iniziare a costruire il proprio patrimonio di conoscenze immediatamente dopo l indipendenza. I primi tentativi erano incentrati sulla formazione superiore tecnologica e gestionale, necessaria per amministrare le vaste società del settore pubblico istituite grazie a piani quinquennali. L istruzione restò un attività di competenza prettamente statale, finanziata sia dal governo centrale sia da quelli regionali, mentre le iniziative private erano principalmente affidate a organizzazioni no-profit e a progetti sponsorizzati dalle comunità per far fronte alla crescente domanda di istruzione elementare e superiore. Fu solo negli anni Novanta, con l apertura dell economia, che l iniziativa privata nel settore dell istruzione si impose come una valida opportunità imprenditoriale. Questi sforzi furono sostenuti dalla crescente domanda di competenze tecnologico-informatiche, in particolare da parte dei paesi industrializzati, che portò a un fiorire di istituti formativi specializzati in IT con particolare attenzione per la programmazione e l hardware. Questa storia di successo si sta progressivamente riproponendo nel campo farmaceutico, biotecnologico, della chimica fine e in molti altri comparti. Le maggiori prospettive di crescita in questi settori sono state largamente agevolate dalla presenza di manodopera qualificata formatasi in grande quantità nei vari centri di istruzione superiore istituiti da cinquant anni a questa parte. Così, mentre le riforme economiche dell ultimo decennio hanno cercato di rimuovere alcuni dei principali ostacoli allo sviluppo dell industria, il boom

12 dell istruzione superiore ha aiutato molti nuovi settori a raggiungere risultati prima impensabili, anche se il grado di produttività economica è rimasto in generale molto al di sotto del proprio potenziale. Uno dei principali impedimenti è rappresentato dalla difficoltà di reperimento di personale specializzato a diversi livelli. Gli investimenti del governo indiano nel settore dell istruzione in una prospettiva comparativa Dati recenti relativi alle spese del governo centrale indiano per il sistema scolastico fra il 2003 e il 2004 dimostrano che l 85,6% dei fondi sono stati stanziati per l istruzione generale, mentre solo il 14,4% è andato alla formazione tecnica. È stato inoltre evidenziato che la maggior parte delle sovvenzioni circa il 55% è stata impiegata per l istruzione elementare, il 14,1% per quella secondaria e il 17,7% per quella superiore. Questi dati, tuttavia, non riflettono completamente le spese totali del governo, dato che i vari stati si accollano una percentuale notevole dei costi scolastici. Un confronto fra le informazioni disponibili relative alle spese totali del governo per l istruzione dimostra come la loro percentuale rispetto al Pil Istruzione superiore in India: situazione attuale dell India fosse del 4,1% nel periodo , un dato molto superiore rispetto ai medesimi investimenti in Cina, Corea del Sud, Sri Lanka e Pakistan. La stessa percentuale degli stanziamenti per l istruzione rispetto alle spese generali dello stato era più elevata in India rispetto a molti altri paesi, fatta eccezione per Malaysia e Corea del Sud. Un confronto fra India, Cina e Malaysia sulla percentuale delle spese dei vari governi per le scuole primarie, secondarie e terziarie ha dimostrato ancora L India possiede uno dei più vasti sistemi educativi del mondo, commensurato peraltro alla vastità della sua popolazione. La diffusione dell istruzione, in particolare di quella superiore, è aumentata in modo significativo dall Indipendenza. Il livello di alfabetizzazione è passato dal 18,3% nel 1951 al 65,38% nel Dati più recenti, risalenti al , mostrano la presenza di scuole elementari, scuole secondarie inferiori e scuole secondarie superiori frequentate, nel , da 184 milioni di studenti. Sempre nel , i college universitari erano e i centri di formazione professionale, molti dei quali affiliati alle 351 università del paese. Gli studenti iscritti a corsi di laurea nel erano 7,9 milioni, mentre frequentavano corsi post-laurea e altri erano impegnati in corsi superiori di ricerca come master in filosofia o dottorati. Negli ultimi anni sono migliorate in modo significativo anche le strutture utilizzate dai corsi dell istruzione pubblica. Il programma pensato per regalare una maggiore attenzione alle capacità vocazionali nell istruzione secondaria e annunciato dalla Politica Nazionale per l Istruzione del 1986, ha portato all apertura di istituti, con una capacità di assorbimento di studenti e circa 150 diversi indirizzi di studi fra i quali agricoltura, economia e commercio, ingegneria, tecnologie, sanità, economia domestica e molti altri, a cui è possibile accedere dopo aver superato il 10 anno di studi. Altri posti in circa Istituti per la Formazione Industriale (ITI Industrial Training Institutes) sono inoltre a disposizione degli studenti dopo l 8 il 10 anno della loro carriera scolastica. Gli istituti di formazione industriale offrono 43 corsi in ingegneria e 24 in settori diversi. Un altro importante sistema per la formazione professionale è rappresentato dai politecnici che contano iscritti e garantiscono corsi triennali agli studenti che hanno superato il 10 livello di studio. Un ulteriore diramazione di questi istituti sono i politecnici locali, che forniscono servizi di supporto tecnico e formazione a livello delle singole comunità. I 675 politecnici locali offrono programmi di formazione a circa studenti. Non sono previste qualifiche formali specifiche per accedervi e la durata dei corsi varia fra i 3 e i 9 mesi. Altri 34 diversi corsi professionali in scienze e tecnologie ed economia e commercio sono offerti in istituti superiori. In questo caso la formazione professionale è a disposizione degli studenti in abbinamento ad altri due corsi opzionali. È inoltre possibile svolgere un apprendistato grazie a una legge specifica, il cosiddetto Apprentice Act, che prevede una formazione fino a un anno per coloro che abbiano concluso un corso professionale biennale. Vi sono poi altri programmi formativi di minori dimensioni gestiti da altri dipartimenti ministeriali nonché strutture per la formazione professionale a distanza. Ci sono numerose altre strutture della formazione e istruzione pubblica rivolte ad altri tipi di corsi professionali. È tuttavia nell istruzione tecnica ad alto livello che l India ha fatto veri e propri passi da gigante. Attualmente, vi sono circa facoltà di ingegneria, istituti che gestiscono master in programmazione informatica, sette Istituti Indiani di Tecnologia e 14 Istituti Nazionali di Tecnologia. La crescita dell economia della conoscenza ha dato nuovo slancio all istruzione superiore nei settori che richiedono una specializzazione. Negli ultimi cinque anni, il numero di posti disponibili nei corsi di laurea in ingegneria è aumentato del 130%, arrivando a , mentre i corsi di laurea in farmacia hanno raggiunto un incremento del 60%, fino a , e i master in programmazione informatica sono quadruplicati, raggiungendo i iscritti. Motivo di preoccupazione, tuttavia, è la disomogenea distribuzione degli istituti tecnici. Circa il 56% dei posti disponibili per diplomi tecnici, infatti, si trova nei quattro stati più meridionali del paese. una volta che era l India il paese con il maggiore sviluppo degli investimenti e con la più alta percentuale di spesa il 39,4% per le scuole d infanzia ed elementari. L unico suo punto debole rispetto alle altre grandi nazioni asiatiche era la percentuale relativamente scarsa di iscrizioni alle scuole superiori; solo l 11% rispetto al 26% della Malaysia e all 82% della Corea del Sud. Livelli di istruzione dell attuale forza lavoro Il miglioramento della preparazione e delle competenze della forza lavoro indiana negli ultimi sessant anni di indipendenza, sebbene sostanziale come nel caso dell istruzione superiore, è ancora molto al di sotto dei requisiti richiesti da un economia in rapida espansione. Dati recenti sulle caratteristiche della forza lavoro indiana dimostrano che il 44% di questa non è alfabetizzata, solo il 22,7% ha un istruzione elementare e la percentuale di lavoratori in possesso di un diploma di scuola media inferiore o superiore è solo del 33%. I dati sono persino più scoraggianti se si analizza il lavoro femminile, che rappresenta il 30,54% del totale della forza lavoro del paese. Il problema principale in termini di competenze è il numero relativamente ristretto di lavoratori che hanno conseguito una formazione professionale. A metà degli anni Novanta, 15

13 16 la percentuale dei lavoratori indiani che avevano preso parte a corsi professionali nella fascia d età fra i 20 e i 24 anni raggiungeva solo il 5%. Dati facilmente paragonabili relativi ad altri paesi dimostrano che la percentuale di forza lavoro formata professionalmente fra i 20 e i 24 anni era del 95% in Corea, dell 86% in Russia, dell 81% in Israele e dell 80% in Giappone. La quota di forza lavoro con formazione professionale era superiore a quella indiana anche in altri paesi in via di sviluppo come il Botswana, la Colombia, le Mauritius e il Messico. Opportunità di collaborazione con i paesi industrializzati L attuale panorama internazionale evidenzia un notevole potenziale di sviluppo di sinergie fra l India e i paesi industrializzati nel campo della formazione e dell istruzione. Il crescente ruolo dell India all interno dei mercati globali ha accentuato ulteriormente la necessità di un sostanziale passo avanti per fornire alla forza lavoro di questo paese competenze spendibili sul mercato. Tutto ciò richiederà tuttavia che le strutture per la formazione professionale e tecnica effettuino un cambiamento epocale sia in termini quantitativi sia qualitativi. I principali ostacoli operativi che si sono opposti all adeguamento della formazione professionale e tecnica della forza lavoro agli standard mondiali sono molteplici. In linea generale, i maggiori handicap identificati comprendono la molteplicità dei controlli e delle regolamentazioni da parte dei governi centrale e statali, nonché degli enti regolatori Qualità e disponibilità di personale specializzato Uno dei principali svantaggi dell attuale panorama educativo e, in particolare, dell istruzione tecnica è rappresentato dal fatto che sia la qualità delle infrastrutture sia i contenuti dei diversi corsi sono decisamente obsoleti rispetto agli standard internazionali. Fanno eccezione solo gli istituti di istruzione superiore, in particolare quelli d eccellenza a livello nazionale, dove il piano di studi e i docenti sono fra i migliori al mondo. Nella maggior parte di questi istituti d elite il rapporto fra numero di studenti e professori nonché la preparazione professionale dei tutor sono esemplari. Numerosi studi di valutazione hanno dimostrato che vi è una notevole differenza nella qualità degli studenti che escono dagli Istituti di Formazione Industriale e ciò è dovuto principalmente alla mancanza di un adeguato lavoro preparatorio prima dell apertura degli istituti stessi. Questi ultimi forniscono spesso formazione in settori non altamente richiesti e sovente il piano di studi non è adeguato alle effettive necessità del mercato. Una delle cause di tutto ciò è la mancanza di contatti e collaborazioni con il settore industriale. Un miglioramento della qualità degli Istituti di Formazione Industriale richiederebbe migliori strutture per il trasferimento delle competenze, processi valutativi più affidabili, maggiori fondi per le infrastrutture di base e una più ampia disponibilità di docenti debitamente preparati. Allo stesso modo, la qualità dei programmi di apprendistato manca di uniformità e la maggior parte dei posti disponibili sono in imprese del settore pubblico. Il programma, inoltre, è spesso visto come un mezzo per ottenere in seguito un impiego, piuttosto che come un occasione per acquisire competenze. Alcune sentenze della magistratura hanno contribuito fra l altro a consolidare questa convinzione, scoraggiando i datori di lavoro, che sempre più spesso rinunciano agli apprendisti. Quasi la metà dei laureati in ingegneria in India sono specializzati in meccanica o ingegneria civile sebbene, negli ultimi anni, altre branche dell ingegneria stiano acquisendo importanza. Nonostante il totale dei laureati in ingegneria sia aumentato a un tasso annuo del 6,6% in sette anni, dal 1995 al 2002, il tasso di crescita dell ingegneria meccanica e civile si è attestato solo al 4,8% e 4,3% rispettivamente. Le specializzazioni con il più alto tasso medio annuo di crescita dei laureati nei sette anni compresi fra il 1995 e il 2002 sono state ingegneria della strumentazione (33,2%), ingegneria informatica (12,1%), ingegneria della produzione (11,6%) e ingegneria elettronica/delle telecomunicazioni (11,3%). La percentuale di queste quattro specializzazioni sul totale dei laureati in ingegneria è passata dal 19% circa nel 1995 al 29% nel Il totale dei diplomati in materie tecniche era anch esso fortemente sbilanciato a favore dell ingegneria civile e meccanica, con questi due segmenti di specializzazione che rappresentavano più della metà del totale degli studenti. Ora però stanno facendosi strada nuove tendenze. Queste due specializzazioni stanno infatti crescendo a una velocità molto inferiore rispetto alla crescita totale dei laureati in ingegneria nei sette anni compresi fra il 1995 e il Dati più recenti dimostrano che, a livello di istituti superiori, le specializzazioni in ingegneria con il più alto tasso medio annuale di crescita nei sette anni tra il 1995 e il 2002 sono state ingegneria informatica (14,5%), ingegneria elettronica/delle telecomunicazioni (12,1%) e ingegneria della produzione (10,3%). La percentuale dei diplomati in queste tre branche dell ingegneria è aumentata dal 9,2% al 14,5% fra il 1995 e il Secondo un recente studio della Banca mondiale, la mancanza di diplomati nei settori tecnici fra il 1997 e il 2002 è stata maggiormente sentita nel campo dell ingegneria informatica (27.488), seguita da altre discipline come tecnologia conciaria (1.074), ingegneria petrolchimica (598), tecnologia cartaria (448), ingegneria ceramica (130) e tecnologia saccarifera (107). I diplomati in ingegneria che presentavano numeri più significativi erano concentrati in elettronica (68.550), meccanica (50.924), ingegneria elettrica (21.657) e chimica (6.604). Nel caso dei laureati in ingegneria, fra il 1997 e il 2002, i corsi meno seguiti sono stati quelli in ingegneria informatica (15.753), ingegneria metallurgica (1.695), ingegneria mineraria (1.668), tecnologia saccarifera (662), tecnologia dei polimeri e della gomma (283) e ingegneria ceramica (235). Il numero più vasto di laureati era invece riscontrabile in ingegneria elettronica (54.158), ingegneria meccanica (26.713) e ingegneria elettrica (4.669). Uno studio condotto dall Istituto di Ricerca Applicata alla Manodopera (IAMR Institute of Applied Manpower Research) di Karnataka, uno degli stati più grandi dell India con un vasto numero di istituti per la formazione professionale pari all 11% circa dei posti disponibili per la formazione tecnica di livello superiore ha dimostrato che la richiesta di diplomati è cambiata in modo sostanziale. Mentre il 100% dei diplomati in ingegneria mineraria e il 97% di quelli in architettura trovavano un impiego entro un anno dalla conclusione degli studi, il 28% dei diplomati in tecniche automobilistiche e il 25% dei diplomati in ingegneria della strumentazione dovevano attendere fino al terzo anno dal conseguimento del titolo di studio prima di trovare un occupazione. Allo stesso modo, nel caso dei laureati in diverse specializzazioni di ingegneria, quasi il 100% di chi aveva studiato architettura, costume design e moda, tecnologie della strumentazione, scienza dei polimeri e ingegneria del suono e delle telecomunicazioni era assorbito dal mercato del lavoro entro un anno dalla laurea. Il 22% degli ingegneri chimici, il 15% degli ingegneri meccanici, il 10% degli ingegneri delle macchine utensili e il 9% degli ingegneri elettronici e delle comunicazioni, invece, doveva attendere fino a quattro anni per trovare un impiego. a livello nazionale che non solo hanno calpestato l autonomia degli istituti scolastici, ma hanno anche frammentato il potere decisionale tra un vasto numero di organismi, rendendo di conseguenza spesso inascoltate le problematiche legate alle responsabilità. La mancanza di autonomia degli istituti scolastici interessa una vasta gamma di attività fra cui le nomine dei docenti, l ammissione degli studenti, la struttura e i contenuti dei programmi didattici, l amministrazione e le valutazioni. Queste problematiche sono ulteriormente aggravate dalla scarsità di fondi disponibili, dall inadeguatezza delle normative, da programmi inutilmente rigidi, pessimi piani di studi e da una crescente disparità fra domanda e offerta di professionisti competenti in vari settori. Un altra area che desta preoccupazione è il crescente divario fra la domanda del mercato del lavoro e l offerta di personale e le modalità della loro formazione in un vasto numero di incarichi professionali. Detti problemi sono inoltre accentuati dall inadeguatezza delle infrastrutture, giacché solo il 20% degli istituti può avvalersi di impianti di laboratorio appena sufficienti. Le attività di ricerca sono anch esse generalmente limitate a un ristretto numero di istituti che si occupano di istruzione superiore. La disponibilità di strutture di formazione professionale e tecnica è distribuita inoltre in maniera ampiamente disomogenea, con molte delle regioni più arretrate e delle aree rurali con un livello minimo appena accettabile. La cooperazione fra l India e i paesi industrializzati nel campo dell istruzione deve concentrarsi sulla risoluzione di queste problematiche fondamentali. Alcuni dei problemi di più vasta portata possono essere gestiti introducendo un cambio radicale di politiche per garantire una maggiore autonomia all intero sistema e accrescerne la credibilità. Al contempo, un aumento dei sussidi richiederebbe un importante incremento della percentuale di investimenti privati nel settore dell istruzione professionale e tecnica, con un conseguente adeguamento dei quadri normativi già esistenti. L alleanza dell India con i paesi industrializzati nel campo dell istruzione e della formazione sarebbe tuttavia altamente efficace nella creazione di migliori meccanismi di garanzia della qualità. Tutto ciò richiederebbe però cooperazione nel campo della selezione e della formazione del personale docente, introduzione di nuove discipline, arricchimento del programma didattico e adozione di più appropriati meccanismi di valutazione per verificare la preparazione degli studenti.

14 L India potrebbe altresì collaborare con i paesi industrializzati per l introduzione di network istituzionali mirati a un monitoraggio efficace e trasparente delle strutture fisiche e accademiche e della qualità dei risultati ottenuti. I meccanismi istituzionali dovrebbero inoltre garantire le necessarie modifiche dei sistemi di formazione, in linea con i bisogni dei mercati in costante evoluzione. Una ulteriore area di cooperazione fra l India e i paesi industrializzati è rappresentata dalla creazione di una efficace rete di scambi fra le istituzioni didattiche a vari livelli affinché le infrastrutture disponibili siano ottimizzate al massimo. Tali organismi istituzionali dovrebbero inoltre garantire che i centri formativi di base abbiano le risorse per legarsi a centri di istruzione superiore, istituti di ricerca e sviluppo e organizzazioni industriali. Sarebbe inoltre vantaggiosa una maggiore collaborazione fra l India e l Unione europea al fine di ampliare le strutture esistenti e adottare nuovi strumenti nel campo della formazione continua e dell istruzione a distanza, attraverso la creazione di istituti virtuali on-line. Queste misure potrebbero altresì consentire di ridurre le evidenti disparità fra le varie regioni del paese. Rafforzamento delle competenze tecnologiche di base Dati recenti relativi alle risorse umane impiegate nel campo della scienza e della tecnologia nell ultimo decennio dimostrano che la Cina è al secondo posto al mondo per numero di ricercatori ( ) dopo gli Stati Uniti (1,3 milioni). Il paese terzo classificato è anch esso asiatico, il Giappone, con unità. La Russia si è posizionata quarta con ricercatori. Per quanto concerne l India, i dati più recenti riferiti al 2004 indicano che il paese aveva a quella data ben 1,8 milioni di post-laureati in possesso di diplomi di dottorato in materie scientifiche e altri 8,7 milioni di laureati nelle stesse discipline. Secondo un sondaggio ancora più attuale, circa il 50% dei post-laureati e di coloro in possesso del dottorato in materie scientifiche era impiegato in occupazioni professionali, tecniche o simili. Cifre grazie alle quali si può evincere che il numero totale di risorse umane impiegate in campi legati alla scienza e alla tecnologia ammontava a , quasi quanto la Cina. Le prospettive di crescita del settore scientifico e tecnologico sono anch esse piuttosto rosee. L istruzione scientifica interessa circa un terzo degli iscritti a corsi di laurea e il 41% degli iscritti a corsi post-laurea. Il totale delle iscrizioni a istituti scientifici superiori a livello universitario o successivo ha raggiunto i 3,29 milioni nel , dei quali 1,78 milioni in scienze naturali, 1,07 milioni in ingegneria, 0,36 milioni in medicina e 0,09 milioni in specializzazioni legate all agricoltura e alla veterinaria. Questi dati collocano l India fra le prime nazioni per numero di studenti iscritti a corsi di formazione scientifica. Altri paesi con una percentuale tanto significativa di iscrizioni a istituti scientifici superiori all inizio del decennio erano la Cina con 2,6 milioni e la Russia con 2,4 milioni. Le iscrizioni negli Stati Uniti raggiungevano solo 1,7 milioni. Ulteriori indicatori dimostrano la crescente forza dell India nel campo della scienza e della tecnologia. Secondo gli ultimi dati il paese è prossimo a raggiungere la Cina per numero di brevetti presentati e concessi dall Ufficio Marchi e Brevetti degli Stati Uniti; un elemento di fondamentale importanza per imporsi sui mercati di tutto il mondo. Nel 1990 solo 23 brevetti furono concessi a soggetti indiani dal suddetto ufficio americano, mentre la Cina se ne assicurò 48, ovvero più del doppio dell India. Nel 2003, le società indiane ottennero il rilascio di 355 brevetti, rispetto ai 424 di origine cinese. Le attività di ricerca e brevettazione erano molto più organizzate in India e Cina rispetto agli altri paesi asiatici. Ben il 41% dei brevetti presentati dall India all Ufficio Marchi e Brevetti statunitense provenivano da società e organizzazioni nazionali, una percentuale simile al 42,7% della Cina. I risultati dell India, tuttavia, non hanno eguali quando si tratta di legami internazionali nel campo della ricerca e sviluppo. Le attività di ricerca del paese sono sempre state orientate principalmente all estero grazie al vasto numero di società internazionali che hanno ceduto in outsourcing all India le proprie attività di ricerca e sviluppo. I dati relativi ai brevetti presentati negli Stati Uniti durante la seconda metà degli anni Novanta dimostrano che il 29,6% dei brevetti provenienti dall India era di proprietà di società multinazionali, mentre la percentuale scendeva solo al 17,2% in Cina, allo 0,8% in Corea e all 1,9% a Taiwan. I legami internazionali dell India nel campo della ricerca e sviluppo si evincono inoltre dai brevetti presentati nel settore della tecnologia informatica e della comunicazione (ICT). Ben il 74,5% delle invenzioni indiane legate all ICT, per esempio, e presentate all Ufficio Brevetti Europeo sono di proprietà straniera, più del 40,1% di tutte le invenzioni presentate dal paese. Si tratta comunque solo di indicatori dell enorme ondata di outsourcing nel campo della ricerca e sviluppo in India. L ingresso in India di grandi società impegnate in attività di ricerca e sviluppo ha subito una forte accelerazione negli ultimi anni e l opinione generale è che il paese sia destinato a diventare il cuore della ricerca e sviluppo a livello mondiale per tutte le maggiori imprese del settore. Rimangono tuttavia alcuni ostacoli da superare, se l India vorrà far perdurare questo momento positivo e diventare uno dei primi paesi nell economia della conoscenza. Sebbene si sia verificata una crescita senza precedenti degli istituti scientifici e del numero dei loro iscritti, vi è anche stato un mutamento nella qualità degli studenti di materie scientifiche, in particolare i laureati con specializzazioni non tecniche. Il numero di studenti motivati e competenti che si dedicano a ricerca e sviluppo sta infatti diminuendo a causa di nuove opportunità in altri comparti. Una ragione di quanto sopra è rappresentata dal deterioramento della qualità dell istruzione scientifica, in particolare a livello universitario. Le strutture negli istituti superiori sono sovraffollate, i laboratori e le biblioteche hanno scarse dotazioni e il personale è insufficiente. L India deve sforzarsi di integrare i fondi governativi per l istruzione scientifica con investimenti provenienti dal settore privato. Gli incentivi fiscali devono essere strutturati in modo tale da 17

15 18 attrarre fondi per investimenti in progetti con lunghi periodi di gestazione. Gli studenti si trovano davanti programmi ormai obsoleti e l organizzazione scolastica è eccessivamente rigida. L interazione fra mondo accademico e settore industriale resta limitata e gli attuali sistemi di valutazione sono anch essi datati giacché pongono l accento più sull apprendimento mnemonico che sulle capacità analitiche o sul pensiero innovativo. Solo pochi istituti d eccellenza sono stati in grado di superare queste problematiche. L India ha ancora molto da imparare dalle università e dai centri di ricerca meglio gestiti del mondo. Alcuni degli istituti tecnici di eccellente livello continuano ad attrarre i migliori talenti, ma questi dati sono comunque troppo esigui data la vasta richiesta di forza lavoro specializzata. Questi successi devono invece essere riproposti su vasta scala avvalendosi di investimenti del settore privato e dell assistenza tecnica delle principali istituzioni a livello internazionale. L India ha ancora molta strada da fare per arrivare all eccellenza nel settore dell istruzione scientifica e per motivare e attrarre i migliori studenti affinché seguano studi scientifici. Il vantaggio demografico e la forza di un economia in crescita Le prospettive dell India nella corsa scientifica e tecnologica restano ottimistiche, considerando gli importanti passi avanti degli ultimi sessant anni. La vasta sovrastruttura necessaria per dare impulso al settore tecnologico è già stata predisposta; il prossimo passo da compiere consiste nell aumentare progressivamente le cifre e migliorare gli standard rispetto ai risultati già ottenuti nei paesi industrializzati. Si tratta di obiettivi conseguibili, visto che le forze di mercato in economia si sono adattate ai cambiamenti mondiali e sono state messe in campo le riforme necessarie per incoraggiare questi sviluppi futuri. A prescindere dalle infrastrutture già realizzate nel settore della tecnologia, l altro grande vantaggio che consentirà al paese di posizionarsi primo rispetto a molte altre nazioni è il trend demografico. Sebbene l India continuerà ad avere una popolazione inferiore a quella della Cina fino al 2050, l apporto alla forza lavoro di personale fra i 20 e i 59 anni d età sarà il più significativo del mondo. Fra il 2005 e il 2050, l India accrescerà la propria popolazione di 484 milioni di persone, rispetto ai 191 milioni della Cina. La forza lavoro compresa fra i 20 e i 59 anni d età aumenterà di 263 milioni raggiungendo gli 812 milioni entro il 2050 mentre i lavoratori cinesi cresceranno solo di 94 milioni, raggiungendo 862 milioni di unità. Il vasto incremento della forza lavoro in India deve essere confrontato con lo stesso dato nei paesi industrializzati. I numeri dimostrano che fra il 2005 e il 2050, la popolazione attiva degli Stati Uniti aumenterà di soli 11 milioni di unità, mentre diminuirà in quasi tutti gli altri paesi. I lavoratori si ridurranno di 14 milioni in Giappone, di 8 milioni in Germania, di 3 milioni nel Regno Unito e di 1 milione in Francia. Questi dati dimostrano il grande potenziale dell India di imporsi come forza trainante della crescita economica mondiale. La sua giovane popolazione, con le giuste competenze, fornirà non solo beni e servizi per la produzione e il consumo, ma anche un patrimonio di conoscenze per migliorare efficienza e produttività. Tutto ciò posiziona l India su un piano completamente diverso rispetto a quello a cui appartengono tutti gli altri paesi industrializzati o in via di sviluppo. Non è tuttavia solo la vasta popolazione la carta vincente dell India. Il paese è già fra le prime 4 nazioni al mondo per produttività, se calcolata a parità di potere d acquisto. L India ha già raggiunto un tasso di crescita dell 8% e si sta avvicinando a percentuali a due cifre. Si prevede che questo trend continui nei prossimi decenni, trasformando l India nella terza più grande economia del mondo entro la fine della prima metà del secolo. Le alte percentuali della crescita economica renderanno disponibili cospicue e straordinarie risorse, che andranno ad aumentare la già vasta base di competenze dell economia. Una rivoluzione nel settore delle tecnologie informatiche garantirebbe poi un uso più efficace di queste risorse per acquisire nuove professionalità e consentire così all India di raggiungere i primi posti delle classifiche mondiali. L India potrebbe finalmente riacquistare il suo giusto ruolo nel panorama internazionale e contribuire al benessere dell economia mondiale. Emergerà come un paese attraente dove si sviluppano idee, si elaborano progetti e si scambiano esperienze provenienti da tutto il mondo, dall Occidente come dall Oriente. L etica e la cultura scientifica che caratterizzano questo paese costituiranno il nuovo fulcro della società mondiale e l India potrà così dare il proprio apporto all umanità con tutte le risorse a sua disposizione. * Saroj Kumar Poddar è il presidente della Federazione delle Camere di Commercio e delle Industrie Indiane (FICCI). A capo della propria azienda, la Poddar Heritage Enterprises, ha promosso numerosi progetti fra i quali diverse joint-venture di cui è presidente con società leader a livello internazionale. Saroj Poddar è anche presidente di Areva T&D India, Sri Vishnu Cement, Zuari Cement; co-presidente di Chambal Fertilizers & Chemicals e di Zuari Industries; membro del consiglio di amministrazione di importanti società quotate; vice presidente di Texmaco e direttore di Essar Shipping. A livello internazionale, Saroj Poddar è membro dei consigli di amministrazione di Gillette Management (Boston) e di IMACID (Indo Maroc Phosphore Company) in Marocco. Ex presidente della Camera di Commercio Indiana a Calcutta, Poddar è stato anche membro del locale consiglio di amministrazione della Reserve Bank of India e del Consiglio dei Governatori dell Indian Institute of Technology di Kharagpur per un lungo periodo. Ex presidente dell Organizzazione Indiana dei Datori di Lavoro (AIOE) e del Consiglio Nazionale dei Datori di Lavoro (CIE) Saroj Poddar è attualmente presidente del Consiglio Indiano di Arbitrato (ICA).

16 Higher education in India: current scenario India has one of the largest education systems in the world, commensurate with the large size of its population. Spread of education, especially that of higher education, has improved significantly since Independence. Literacy has increased from 18.3% in 1951 to 65.38% in Most recent figures for show 664,041 primary schools, 219,626 middle schools and 133,492 higher secondary schools. The number of students attending schools in totaled 184 million. In there were 8,737 general colleges and 2,409 professional education institutions, most of which were affiliated to the 351 universities in the country. 7.9m students were enrolled in graduate courses in ,335 students were enrolled in post-graduate studies and another 60,516 in research courses such as masters in philosophy or doctoral studies. The facilities in applied education and training courses have also improved significantly in recent years. The program aimed at creating a greater emphasis on vocational skills in secondary education, announced in the 1986 National Policy of Education, has led to the establishment of 6,800 schools with an enrolment capacity of 972,750 students providing around 150 different post-10 th -class vocational courses in subjects such as agriculture, commerce, engineering, technology, health, home science and so on. Furthermore, another 628,000 seats in 4,500 odd Industrial Training Institutes (ITI) are open to students after 8 th or 10 th class. The ITIs offer training in 43 engineering and 24 non-engineering trades. The other major vocational training mechanism is constituted by 1,224 polytechnics, which enroll 186,200 students, and provide training for three years to students who have passed the 10 th standard. Annexed to the polytechnics are the community polytechnics, which provide technical support services and training to the community. The 675 community polytechnics provided training for another 450,000 students. There are no formal qualification requirements for entry into the community polytechnics, and the duration of the courses ranges from 3 to 9 months. A further 34 different vocational courses in science and technology, business and commerce are offered at 1,850 colleges. Here, a vocational subject is offered to students in combination with two other optional subjects. Then it is possible to take up apprenticeship under the Apprentice Act, during which up to 1-year is provided to those who have passed the +2 vocational system. There are also other smaller vocational programs run by other government departments, and also facilities for distance vocational education. There are numerous other education and training facilities in other applied courses. However, it is in higher technical education that India has made the greatest strides forward. Currently, there are around 1,208 engineering colleges, 1,006 institutions that run the Master of Computer Application program, seven Indian Institutes of Technology and 14 National Institutes of Technology. The growth of the knowledge economy has given new impetus to higher education in specialized areas. Over the last five years the number of seats in engineering graduate courses has increased by 130% to 359,721 while that in pharmacy has gone up by 60% to 15,415 and that in the Master of Computer Application program by over fourfold, to 53,256. The uneven spread of the technical education institutions is a cause for concern. For instance, around 56% of the total seats in degree level technical courses were located in the four southern states of the country. Science and technology are the main drivers of the 21 st century global knowledge economy. They remain key concerns in improving competitiveness and accelerating growth. The ability to create, access, adapt and utilize knowledge in the spheres of production and distribution lies at the core of a nation s success in attaining global competitiveness. Indian science and technology in the new millennium The role of knowledge in economic development has been substantially acknowledged and documented since the middle of the last century. Robert Solow, the Nobel Laureate, estimated that technical progress accounted for a substantial share of growth in the US economy during the first half of the twentieth century. Further studies also highlighted this phenomenon in detail, pointing out that 64% of growth was linked to advances in knowledge generation, mainly research and development, and another 30% to advances in education. This experience has been validated time and again in India, a country whose green revolution constituted one of the most successful efforts to improve agricultural production through knowledge-intensive methods. The technologies used were mainly imported and later adapted to the Indian situation. The use of knowledge in raising production has been replicated on a smaller scale in other sectors, such as dairying, inland fish production and oil seeds. India has been able to build substantially on its knowledge base in a number of areas such as nuclear technology, space science, biotechnology and information technology. The latter has been hailed as a forerunner of India s prowess in cutting edge sectors, and remains the best example of the paramount supremacy of knowledge skills over capital. This marked shift from material-based skills to knowledge-based resources has major implications for developing countries like India, especially since biotechnology is emerging as a leading sector with enormous potential for revolutionizing a number of key sectors including agriculture and health. The large scale use of biotechnology in these two areas would lead India to break new ground in tackling problems relating to food and health, two major areas where India currently lags behind. Even in the case of information technology, the expert opinion is that India is still only a few steps ahead of the learning curve. So far, growth in this sector has been led by exports of software and information technology enabled services. The use of information technology in the national economy is still at a budding stage, and the potential is huge. Plans are being rolled out to encourage extensive use of information technology in governance. This would help tackle another important handicap, which is a scourge in almost all developing countries. The use of information technology in the areas of education, health care, agricultural production and administrative services will mean a quantum jump in the quantity and quality of services available to the less affluent. India s early initiatives in building technology skills Having missed out on the industrial revolution under colonial rule, India has shown great foresight in building up a knowledge-base right from the time of independence. Initial attempts focused on generating higher education in technology and management skills, needed for running the large public sector enterprises set up under the country s five-year plans. Education remained a state activity, funded by both the central and state governments, and private initiatives were restricted largely to non-profit organizations and community-sponsored efforts to meet growing demand for elementary and higher education. It was only in the nineties, with the opening up of the economy, that private initiatives emerged as viable corporate enterprises. These efforts were boosted by the growing demand for information technology skills, especially from the developed countries. This led to a boom in information technology related education, especially computer programming and hardware. Slowly, this success story is being replicated in pharmaceutics, biotechnology, fine chemicals and other sectors. The increased growth prospects for these sectors has largely been facilitated by the skilled manpower that has been trained in large numbers in the higher learning institutions established over the past five decades. Thus, while the economic reforms over the past decade have sought to remove some of the major handicaps faced by industry, the boom in higher education has helped the many new sectors to scale higher peaks. But the overall levels of productivity in the economy still remain much below potential. A major constraint here is the availability of skilled personnel at different levels. A comparative perspective of government spending on education in India Most recent figures on Indian government spending on education in shows that as much as 85.6% of funds went for general education, and only 14.4 for technical education. It may also be seen that the bulk of the funds as much as 55% went for elementary education, 14.1% for secondary education and 19

17 % for higher education. But these figures do not fully reflect total government spending, as the various states account for a substantial share of government spending on education. A comparison of the information available on total government spending on education shows that in the ratio of government expenditure on education to GDP in India was 4.1%, much higher than the relative spending on this segment in China, South Korea, Sri Lanka and Pakistan. The Indian share of spending on education in total government expenditure was also better than most countries. The only exception here was Malaysia and South Korea. A comparison of India, China and Malaysia on the share of government spending in primary, secondary and tertiary levels also showed that India had the most progressive spending pattern, with the highest share (39.4%) spent on pre-primary and primary education. The only major failing of India, as compared with other major Asian nations, was the relatively small share of enrolment in the tertiary level just 11% as compared to 26% in Malaysia and 82% in South Korea. Levels of education of current workforce The improvement in the education and skills of the Indian workforce over the last six decades of independence, though substantial in the case of higher education, is still far below the requirements of a fast growing economy. Most recent figures on the characteristics of the Indian workforce show that as much as 44% of the workforce was not literate, only 22.7% had schooling up to primary levels, and the share of workforce with higher education of middle level and beyond was just 33%. The figures are even more dismal when it comes to the female workforce, which accounts for 30.54% of the total workers in the country. The most serious drawback in terms of skills is the relatively insignificant number of workers trained in vocational skills. The share of the workforce trained in vocational skills in India, in the 20 to 24 age group, was around just 5% in the mid nineties. Roughly comparable figures for other countries show that the share of the workforce trained in vocational skills in the 20 to 24 age group was as much as 95% in Korea, 86% in Russia, 81% in Israel and 80% in Japan. The share of the workforce with trained vocational skills was higher than that of India in other developing countries such as Botswana, Colombia, Mauritius and Mexico. Scope for collaborations with developed countries The current scenario indicates a substantial potential for the build up of synergy between India and the developed countries as regards training and education. India s growing role in the global markets has further accentuated the need for a substantial step up in the marketable skills of India s workforce. This would require that facilities for the training of professional and technical manpower make a quantum leap in terms of quantity and even more so in terms of quality. Various major operational constraints have stood in the way of benchmarking the training of professional and technical manpower to global standards. At the macro level, the major handicaps identified include a multiplicity of controls and regulations by central and state governments and the statutory bodies at national level that have not only infringed on the autonomy of institutions but have also shifted authority across a wide number of institutions, so that issues of accountability are continuously evaded. The lack of autonomy of educational institutions infringes on a wide range of activities, including faculty appointment, student admission, structure and content of programs, administration and evaluation. These problems are further compounded by limited funds, poor regulations, unduly rigid programs, bad curricula and a growing mismatch between the demand and supply of skilled professionals in various disciplines. Another major area of concern is the growing mismatch between demand in the labor market and the supply of personnel, and their training modalities in a large number of occupations. These problems are further accentuated by inadequate infrastructure facilities, with hardly 20% of institutions having the barest minimum laboratory facilities. Research activities are also generally limited to a few higher education institutions. The availability of professional and technical training facilities is also highly skewed, with many of the more backward regions and rural areas managing with just the bare minimum. Cooperation between India and developed countries in the area of education has to focus on tackling these major issues. Some of the macro issues can be handled by introducing broad policy changes that will help to foster greater autonomy and also enforce accountability in the entire system. Similarly, increased funding would necessitate a substantial step up in private investment in professional and technical education. This would require fine-tuning of existing regulatory frameworks. India s alliance with the developed countries in the area of education and training would however be most effective in establishing improved quality assurance mechanisms. This would require cooperation in the areas of teaching staff recruitment and training, the introduction of new disciplines, enriching the curriculum and introducing more appropriate evaluation mechanisms for testing the quality of the trainees.

18 Quality and availability of trained personal A major drawback of the current educational scenario, and especially that of technical education, is that both the quality of the infrastructure and the content of the various courses have been lagging behind the global benchmarks. The only exception is given by the institutes of higher learning, especially the institutes of national excellence, where the educational curriculum and instructors are at par with the best in the world. In most of these institutes of excellence, the student teacher ratio and the professional attainments of the tutors are exemplary. Many evaluation studies have shown that there is a vast difference in quality between students leaving the Industrial Training Institutes. This is mainly because of the lack of adequate preparatory work before setting up the institutions. They often provide training in skills that are not in demand, and in most cases the curriculum is not suited to the current market needs. One reason for this is the lack of any linkages with industry. Improvement in the quality of the ITIs would require better facilities for the transfer of skills, more reliable testing processes, larger funds for basic infrastructure, and better availability of suitably trained faculties. Similarly, the apprenticeship programs also lack uniformity. Most of the seats are in public sector enterprises. The program is more often seen as an avenue for taking up subsequent employment rather than as a training facility. Various court judgments have also helped disseminate this view, and this has discouraged employers from taking on more apprentices. Close to half of the graduate engineers in India were in the mechanical and civil engineering streams. But other engineering disciplines have been gaining prominence in recent years. Though the total stock of engineering graduate staff grew at an annual rate of 6.6% in the seven years between 1995 and 2002, the rate of growth for mechanical and civil engineers was only 4.8% and 4.3% respectively. The engineering disciplines with the highest annual average rate of growth in graduate staff during the seven years from 1995 to 2002 included instrumentation engineering (33.2%), computer engineering (12.1%), production engineering (11.6%) and electronic/ telecommunication engineering (11.3%). The share of these four engineering segments compared to the total stock of graduate engineers increased from around 19% in 1995 to 29% in The stock of technical diploma holders was also heavily skewed in favor of the civil and mechanical engineers, with these two segments accounting for more than half of the total stock. But new trends are now emerging. Indeed, these two streams picked up at a much slower pace than the overall increase in stock of diploma engineers during the seven years from 1995 to Most recent trends show that the engineering diploma disciplines with the fastest average annual growth rate over the last seven years up to 2002 were computer engineering (14.5%), the electronic/telecommunication segment (12.1%) and the production engineering segment (10.3%). The share of diploma engineers in these three streams increased from 9.2% to 14.5% over the seven years prior to According to a recent World Bank study, the highest shortage of diploma holders in the technical stream during 1997 and 2002 was registered in computer engineering (27,488), followed by other disciplines such as leather technology (1,074), petrochemical engineering (598), paper technology (448), ceramics engineering (130) and sugar technology (107). The engineering diploma holders with the largest surplus stocks were concentrated in the disciplines of electronic engineering (68,550), mechanical engineering (50,924), electrical engineering (21,657) and chemical engineering (6,604). In the case of graduate engineers, the largest deficits from 1997 to 2002 were in the disciplines of computer engineering (15,753), metallurgy engineering (1,695), mining engineering (1,668), sugar technology (662), polymer and rubber technology (283) and ceramic engineering (235). Similarly, the largest stocks of surplus were in electronic engineering (54,158), mechanical engineering (26,713) and electrical engineering (4,669). A survey conducted by the Institute of Applied Manpower Research in Karnataka, which is one of India s major states with a large share of technical training institutes as many as 11% of degree level engineering seats showed that the demand for diploma holders varied substantially. While 100% of mining engineering diploma holders and 97% of architecture diploma holders were employed within the first year of graduating, as many as 28% of automobile diploma holders and 25% of instrumentation diploma holders had to wait three years to find employment. Similarly, in the case of graduate degree holders in various engineering disciplines, as many as 100% of graduates in architecture, costume design and dress making, instrumentation technology, polymer science, and sound and television engineering found employment within the first year. Instead, 22% of chemical engineering graduates, 15% of mechanical engineering graduates, 10% of machine tool engineering graduates and 9% of electronics and communication engineering graduates had to wait four years before finding employment. India could also cooperate with developed countries in introducing institutional networks for the effective and transparent monitoring of physical and academic facilities and the quality of output. The institutional mechanisms should also ensure that appropriate corrections are made in the training systems, in tune with changing markets needs. Another area of cooperation between India and the developed countries lies in building up structures for effective networking between teaching institutions of various levels, so that the available infrastructure facilities are optimized to the utmost. These institutional structures should also ensure that grass root level training facilities have resources to link up with centers of higher learning, research and development institutions and industrial establishments. Increased cooperation can also be built up between India and the European Union in the expansion of facilities and the setting up of new mechanisms in the areas of continuing education and distance education, by setting up virtual institutions on the World Wide Web. These measures would also help reduce the sharp disparities in the regions. Strengths of the Indian technology skill base Information on the human resources employed in science and technology in the current decade shows that China has the second highest number of researchers in the world (862,000) after the United States (1.3 million). The country with the third largest number of researchers was also in Asia Japan with 675,000. Russia came fourth with 487,000 researchers. Most recent figures for India in 2004 show that the country has a stock of 1.8 million post graduates in science. There were another 8.7 million graduates too in these disciplines. According to a recent survey, about 50% of the post graduates and doctorates in science were engaged in professional, technical and related occupations. This would mean that the total number of human resources employed in science and technology-related areas was equal to around 900,000, almost the same number as in China. Prospects of growth in the science and technology sector are also very optimistic. Science education accounts for around one third of total enrolment at graduate level and 41% of enrolment at post-graduate level. As regards science, gross enrolment in higher education graduate and above touched on 3.29 million in , of which 1.78 million were in natural sciences, 1.07 million in engineering, 0.36 million in medicine and 0.09 million in agriculture and veterinary subjects. This put India among the top nations with the largest number of students enrolled in science education. The other countries with the largest number of students enrolled in science at higher education level at the start of the decade were China with 2.6 million and Russia with 2.4 million. Enrolment in the United States was only 1.7 million. Other pointers also indicate to India s growing strengths in science and technology. Most recent figures show that India is close to catching up with China in the number of patents filed and granted by the United States Patent and Trademark Office, which is important for catering to the global markets. In 1990, only 23 patents were granted to Indian entities by the US patent office, while China could secure 48 more than double that of India. In 2003, Indian entities secured 355 patents from the US patent office as compared to 424 granted to those of Chinese origin. Research and patenting activities were much more organized in India and China as compared to other Asian countries. As many as 41% of the patents filed from India at the US Patent and Trademark Office were from domestic firms and organizations, and the relevant share was a similar 42.7% in China. However, India scores when it comes to the global links of the research and development sector. India s research activities were more globally oriented because of the large number of transnational corporations who are outsourcing research and development activities to India. Data on patent activity filed in the United States during the latter half of the nineties show that 29.6% of the filing from India was from multinational companies while their share was only 17.2% in China, 0.8% in Korea and 1.9% in Taiwan. India s global links in research and development are also reflected in the case of patents filed in the area of Information and Communication Technology (ICT). For instance, as much as 74.5% of the Indian ICT related 21

19 22 inventions filed at the European Patent Office are foreign owned, far above the 40.1% foreign ownership of all domestic inventions filed from the country. These, however, are simply the indicators of the giant wave of research and development outsourcing which has come India s way. The entry into India of large research and development companies has accelerated sharply in recent years, and the general view is that India is poised to become the global hub of research and development for all top companies. But a few hurdles remain to be tackled if India is to maintain its momentum, ascending to the top rungs of the knowledge economy. Though there has been a phenomenal growth in the institutions imparting science education and in student enrolment, there is a marked shift in the quality of students taking to the science stream, especially in non-technical graduate courses. Motivated and competent students taking up research and development are dwindling because of new opportunities in other segments. One reason for this is the deterioration in the quality of science education, especially at graduate level. Facilities in undergraduate colleges are over crowded, while laboratories and libraries are under equipped and poorly staffed. India has to make efforts to supplement government spending in science education with private sector investments. Fiscal incentive structures have to be built in order to attract funds for investment in projects with long gestation periods. Students are confronted with outmoded curricula, and the institutional set up is rigid. The academic and industry interaction remains limited. Furthermore, the current examination systems are also outmoded, as the emphasis is more on rote memory rather than on analytical abilities or innovative thinking. Only a few of the top rung institutions have been able to surmount these problems. India has a lot to learn from the best run universities and research institutes in the world. Some top level technical institutes continue to attract the best talents. But their numbers are too few given the vast demand for skilled workforce. But this success needs to be replicated on a massive scale using private sector investments and technical assistance from leading worldwide institutions. India still has a long way to go to nurture excellence in science education and to motivate and attract the best talents to pursue a career in science. Demographic dividend and growing economic strength India s prospects in the science and technology race remain optimistic considering the significant advances made over the last six decades. The broad superstructure for achieving the big push in the technology areas has already been laid, and the next step is to scale up the numbers and improve standards to the benchmarks achieved in developed countries. These are attainable targets given that market forces in the economy have adapted to global changes and reforms established to further these prospects. Apart from the infrastructure already set up in the technology area, the other great advantage that will launch the country way ahead of other nations is India s demographic trends. Though India will continue to have a smaller population than China until 2050, the addition to the workforce in the age bracket will be the largest in the world. Between 2005 and 2050, India will add 484 million to its population as compared to 191 million in China. But the size of the workforce in the age group will increase by 263 million to 812 million by In contrast, the Chinese workforce will increase by 94 million along, to 862 million. This huge addition to the Indian workforce must be compared to the size of the workforce in developed countries. Numbers show that between 2005 and 2050 the size of the workforce in the United States will increase by only 11 million, while it will decline in most other countries. The Japanese workforce will reduce by 14 million, the German by 8 million, the British by 3 million and the French by 1 million. This shows India s vast potential as the growth driver of the global economy. With the right skills, India s young population will provide the world not only goods and services for production and consumption, but also the knowledge inputs required for improving efficiency and productivity. This puts India on a different plane amid all developed and developing countries. But it isn t just the size of the population that will help India. The country is already among the top 4 nations in the world for output, when estimated on a purchasing power parity basis. The country has already attained an 8% growth rate, and is edging toward double digit growth. These trends are expected to continue over the next few decades, making India the third largest economy in the world by the end of the first half of the century. The high rates of economic growth will free tremendous resources, adding further to the already large skill base of the economy. A revolution in the information technology sector would ensure that these huge resources are used far more efficiently to build new skills, thus goading India to the top of the league. India would regain its rightful role in the comity of nations and contribute to the welfare of the global economy. It will emerge as an attractive destination for all fusion of ideas, both from the east and the west. Its scientific ethos and culture will be the new fulcrum of human civilization. It will contribute to mankind with all the resources at its command. * Saroj Kumar Poddar is President of the Federation of Indian Chambers of Commerce & Industry (FICCI) and Chairman of Poddar Heritage Enterprises. Under Mr. Poddar, the group has promoted various new projects including several joint ventures with leading international corporations. Mr. Saroj Poddar is the Chairman of these joint ventures. Besides the above, Mr. Poddar is Chairman of Areva T&D India Ltd, Sri Vishnu Cement Ltd and Zuari Cement Ltd, and Co-Chairman of Chambal Fertilizers & Chemicals Ltd and Zuari Industries Ltd. Mr. Poddar is on the Board of leading Public Limited Companies and is Vice Chairman of Texmaco Limited and Director of Essar Shipping Ltd. Internationally, Mr. Poddar is on the Board of Gillette Management Inc. Boston and IMACID Indo Maroc Phosphore Company, SA of Morocco. A Past President of Indian Chamber of Commerce, Kolkata, Mr. Poddar was a Member of the Local Board of Reserve Bank of India. Mr. Poddar has also served on the Board of Governors of Indian Institute of Technology, Kharagpur, for a long time. He is also Past President of All India Organization of Employers (AIOE), Council of Indian Employers (CIE). Mr. Poddar is currently also President of the Indian Council of Arbitration (ICA).

20 L India del talento Talented India di Ashanka Sen* by Ashanka Sen* L istruzione è di fondamentale importanza sia per l economia sia per la società Education is deemed of the highest importance for both the economy and the society Acinquant anni dall indipendenza, l India è riuscita a diventare una potenza economica e politica di primo piano nel panorama internazionale. Quanto si apprezza ora è il risultato di una strategia coesa di evoluzione e maturazione delle capacità della popolazione all interno e all esterno del paese, arricchita dalla sua secolare saggezza. I primi trent anni sono stati testimoni di una crescita dell industria indiana in un ambiente estremamente tutelato, in cui l apporto di merci e servizi dall estero era pressoché inesistente. Un periodo che ha aiutato gli imprenditori a crescere e affermarsi sul mercato nazionale. Considerando che quello indiano è un mercato più vasto di quello europeo nel suo complesso, le imprese nazionali hanno avuto una possibilità unica di apprendere e svilupparsi. Forza trainante irrinunciabile fu la disponibilità di talenti nel campo della tecnologia che avevano studiato in patria e si erano formati negli istituti aperti immediatamente dopo la nomina a Primo ministro di Pandit Nehru. Quest ultimo infatti, con la collaborazione dei Ashanka Sen paesi più tecnologicamente avanzati del periodo, istituì gli IIT (Indian Institutes of Technology Istituti indiani di tecnologia) per formare i giovani indiani. A questa iniziativa fecero seguito alcuni progetti di enorme portata per i quali furono immediatamente impiegati questi giovani talenti. Al giorno d oggi, gli IIT sono fra i primi 10 istituti al mondo nel campo della tecnica e della tecnologia. Un terzo di Microsoft, un quarto di Ibm e un sesto di Intel sono indiani. Gli studenti del paese rappresentano il più vasto gruppo etnico negli Stati Uniti. Attualmente, inoltre, l India può vantare uno dei più ampi Sistemi di Istruzione Superiore del mondo. Com è possibile che un paese definito del Terzo Mondo possa contare al suo interno tanti intellettuali in grado di distinguersi a livello mondiale? La risposta è da ricercare nell intatta eredità culturale del paese, che risale a più di anni fa. La filosofia indiana si basa sul porsi domande e non sul dare risposte dirette, obbligando così l uomo a sfidare se stesso, pensare e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni. L istruzione ha sempre avuto un ruolo di primo piano fra le priorità dei giovani e gli insegnanti sono tradizionalmente molto rispettati e considerati quasi come se fossero dei veri genitori. I docenti sono riveriti poiché condividono la parola di Dio con i loro allievi. La società indiana, in generale, considera la conoscenza più importante della ricchezza materiale. Una moderna famiglia indiana media ha un solo modo per salire i gradini della scala sociale: l istruzione. È l unica strada percorribile, se si desidera trovare un lavoro e un compagno per la vita. I matrimoni, molti dei quali ancora combinati, sono spesso più influenzati dal livello di istruzione del possibile consorte che dal suo reddito. Un istruzione di qualità, infatti, è garanzia sufficiente di una futura capacità di guadagno. Mentre nel passato l istruzione era destinata solo agli uomini, la tendenza attuale è quella di scegliere la propria futura moglie anche dal livello scolastico raggiunto. Pertanto, in un certo senso, la selezione naturale darwiniana è una forza trainante che spinge ragazzi e ragazze verso l istruzione superiore, cercando di raggiungere i livelli più alti loro consentiti dalle condizioni economiche e sociali in cui vivono. I genitori, inoltre, si interessano molto dei progressi accademici dei propri figli e dialogano costantemente con gli insegnanti in merito ai loro miglioramenti e a qualsiasi attività extra-scolastica che possa risultare necessaria. La situazione socio-economica indiana è in netto contrasto con quella dei paesi industrializzati, dove si può ottenere un lavoro anche senza un diploma superiore, la concorrenza è inferiore e i partner si scelgono personalmente e non sono selezionati dalla famiglia. Il percorso educativo a disposizione dei giovani è suddiviso in due macrocategorie: diploma professionale (in materie tecniche) e non professionale (in materie umanistiche). I corsi professionali sono per esempio ingegneria, architettura, medicina ed economia. Dopo una laurea in una di queste materie, la scelta più logica è studiare management. Un altro sbocco per i giovani laureati è la Pubblica Amministrazione, che apre agli studenti le porte verso incarichi prestigiosi a livello governativo. I corsi non professionali comprendono materie come letteratura, psicologia, sociologia e altri corsi umanistici. La maggior parte degli studenti, però, per le motivazioni prima ricordate, opta per una laurea di tipo professionale. Accedere a questi corsi, tuttavia, non è affatto semplice e la concorrenza è spietata. Ogni anno, per esempio, circa centomila aspiranti partecipano all esame di ammissione agli IIT, che tuttavia accettano solo quattromila iscritti. Motivo per il quale i loro laureati sono considerati la créme-de-la-créme della società. Questa situazione ha comportato di conseguenza la proliferazione di migliaia di scuole private specializzate nella preparazione degli studenti agli esami di ammissione all università. Statisticamente, a livello nazionale la scelta del corso di studi da parte dei giovani segue i trend macroeconomici generali. Fino agli anni Settanta e Ottanta, si prediligevano ingegneria e medicina. Negli anni Novanta, a seguito dell apertura dell economia indiana al mondo, si è passati con decisione a economia 23

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