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1 comune di rovolon Rovolon STORIE DI UNA COMUNITÀ DEI COLLI EUGANEI cierre grafica comune di rovolon

2 Questa pubblicazione è stata realizzata grazie al sostegno di Edito dal Comune di Rovolon durante l Amministrazione del Sindaco Francesco Baldan Copyright 2011 Comune di Rovolon Cierre Grafica, Caselle di Sommacampagna, Verona

3 ROVOLON STORIE DI UNA COMUNITÀ DEI COLLI EUGANEI a cura di Claudio Grandis Con contributi di Cristina Capodaglio, Renzo Forestan, Carla Frasson, Claudio Grandis, Manfredo Manfredini, Vittorio Miotto, Stefania Montemezzo, Aldo Pettenella, Don Antonio Pontarin, Francesco Tognana, Scuola Secondaria di primo grado di Rovolon comune di rovolon cierre grafica comune di rovolon

4 Per le immagini fotografiche: - Archivio Comunale di Rovolon, pag. 34, 35, 38, 39, 58, 59, 126, 127, 185, 211, 220, Archivio Parrocchiale di Bastia, pag. 64, 108, 111, 113, 114, 117, Mario Bortolami di Padova, pag Rino Fiocco di Rovolon, pag. 17, 29, 101, 106, Renzo Forestan di Rovolon, pag. 57, 61, 140, 165, 168, 172, Fabiola Gagnolato di Rovolon, pag Claudio Grandis di Selvazzano Dentro, pag. 18, 20, 21, 37, 56, 62, 63, 76, 80, 83, 90, 186, 190, 191, 197, 207, 209, Manfredo Manfredini di Padova, pag. 226, 227, 229, 230, 231, Vittorio Miotto di Rovolon, pag. 150, 151, 152, 155, 156, Ottorino Paccagnella di Rovolon, pag. 77, 84, 104, Francesco Perencin di Padova, pag. 12, 60, 136, 164, 192, 224 (in basso) - Mario Saggiorato di Rovolon, pag. 91, Scuola Secondaria di primo grado di Rovolon, pag. 210, 240, 242, 243, 244, Marta Segato di Rovolon, pag Giuseppe Trevisan di Cervarese S.C., pag. 16, 31, 36, 47, 67, 81, 93, 97, 98, 102, 120, 133, 166, 182, 183, 189, 212 (in alto), 214, Aldo Zanellato di Padova, pag. 22, 71, 74, 75, 85, 123, 147, 159, 170, 178, 187, 196, 198, 199, 200, 202, 203, 204, 212 (in basso), 213, 221, Foto esposizione mostra fotografica di Carbonara, pag. 124, 125, 129, 132, 205, Associazione Le Fontane di Carbonara, pag. 208 Con un grazie particolare a tutti coloro che hanno contribuito e collaborato.

5 Indice 7 Saluto dell Amministrazione Comunale 9 Presentazione L AMBIENTE E LA STORIA 15 Claudio Grandis Rovolon: una comunità tra colline e pianura 27 Francesco Tognana Dal villaggio medioevale alla villa: insediamenti, castelli e strutture fortificate 47 Claudio Grandis I boschi 51 Carla Frasson Il bosco della Carpaneda 55 Stefania Montemezzo Case vecie e campi magri. Vivere contadino e sviluppo delle colture agricole a Rovolon in età moderna 71 Cristina Capodaglio Il Comune di Rovolon nell Ottocento 87 Claudio Grandis Il mulino di Rovolon 93 Claudio Grandis Il mulino di Carbonara 95 Aldo Pettenella Altri promessi. Storia padovana del secolo XVI SUL FILO DELLA MEMORIA 139 La seconda guerra mondiale a Rovolon 149 La mia gioventù. Ricordi di Vittorio Miotto 159 Il monumento ai caduti

6 6 rovolon, storie di una comunità dei colli euganei 165 Renzo Forestan Storia e vita contadina 171 Renzo Forestan Un rito della campagna: le rogassion MONUMENTI E PALAZZI 177 Don Antonio Pontarin La chiesa di San Giorgio di Rovolon 197 La chiesa di Santa Maria di Bastia 201 La chiesa di San Giovanni Battista di Carbonara 207 Villa Papafava alle Frassanelle 209 Villa Tosi, Priuli, Fogazzaro, Faggion a Lovolo 213 Villa Barbaro, Marchesi, Pierantoni 215 Villa Da Rio, Rubini, Canal 217 Villa Da Rio, Soranzo, Schiavinato 219 Villa Lion, Fardigo, Fasolo 221 Villa Lippomano, Barbarigo, Martinengo, Montesi 223 Villa Ottavia 225 Villa Papafava, Casiraghi detta Il Palazzetto 227 Villa Manfredini 231 Renzo Forestan Il complesso rurale di via Loredan 233 Claudio Grandis Ca Costigliola 241 Scuola Secondaria di primo grado di Rovolon I capitelli della devozione popolare

7 Saluto dell Amministrazione Comunale Rovolon è un paese tranquillo, mollemente adagiato fra la pianura e le pendici dei Colli Euganei, un posto dove è bello vivere sia per la splendida cornice paesaggistica, sia per il clima di amicizia e di collaborazione che si respira nelle numerose feste e manifestazioni culturali ed enogastronomiche. Gli abitanti ovviamente vivono il presente, vedono il paese com è ora, con i suoi quartieri, le piazze, le rotonde, le scuole e le zone artigianali e industriali, ma ignorano tutto della storia e delle tradizioni del posto in cui vivono, soprattutto i nuovi arrivati; gli abitanti tradizionali comunque hanno una memoria storica che non supera le due generazioni, oltre le quali tutto svanisce nella nebbia del passato. Negli ultimi dieci anni l Amministrazione Comunale ha cercato di far conoscere il territorio attraverso molte iniziative, fra cui un aggiornato Sito Internet e la realizzazione di un DVD intitolato Colori e Sapori di Rovolon, ma ha messo in cantiere anche l ambizioso progetto di un libro che raccontasse ai cittadini la storia, le tradizioni e le vicende vissute di coloro che nei secoli hanno abitato e trasformato questi luoghi, rendendoli a noi incantevoli come li vediamo oggi. Il lavoro che finalmente vede la luce rappresenta la prima ricerca storica scritta in modo organico ed approfondito sul Comune di Rovolon e sulle sue frazioni di Bastia, Carbonara e Lovolo ed è il risultato di una lunga e faticosa gestazione di meticolose ricerche negli archivi comunale, parrocchiali e di Stato. È quindi doveroso da parte nostra un vivo ringraziamento agli autori dei singoli studi, a Don Antonio Pontarin per la documentazione che ci ha messo a disposizione e a Claudio Grandis, che, con l ammirevole pignoleria propria del ricercatore coscienzioso, ha coordinato ed assemblato tutto il lavoro. Poiché è più facile amare ciò che si conosce, speriamo che questo libro, che consideriamo come la ciliegina sulla torta del nostro mandato amministrativo, possa aprire la mente del lettore, soprattutto se giovane, e stimolarla alla conoscenza della storia e delle tradizioni del suo paese.

8 Presentazione «Rovolon è luogo antico, già sede di podestà, culla della omonima famiglia medioevale, alla quale apparteneva il castelletto Delle Rocche. Ne rimane superstite a sinistra, sotto il Monte Madonna cupo di boschi (sulla sommità il Santuario della Madonna, col piccolo monastero benedettino), una torretta che si drizza su uno scheggione. La parrocchiale di S. Giorgio risale al tempo dei longobardi (sec. VII-VIII). Fu ricostruita nel sec. XV dai monaci di Santa Giustina, restaurata nella metà del passato secolo [XIX] e manomessa, da poco accorti interventi, nel Bella la vista che si gode dal sagrato. A sinistra l osteria Fasolo, in un curioso edificio secentesco con portichetto interno» [Callegari, 1973, p ]. Come una pennellata di fresco colore, le parole di Adolfo Callegari così dipinsero nel 1931 il capoluogo del nostro comune ai lettori della Guida dei Colli Euganei. Un affresco che ancor oggi si presenta intatto allo sguardo curioso sia del turista occasionale sia del residente che in questa terra riconosce la propria patria. Pochi dati sintetici riassumono una storia più che millenaria, incisa sulle pietre, sul disegno agrario, sulle case antiche disseminate tra i clivi delle ultime propaggini degli Euganei. La pianura aperta a settentrione si svolge anche ad occidente verso le colline beriche, tagliata dall alveo dello scolo Bandezzà, secolare linea di confine tra il territorio padovano e quello vicentino. Gli uomini che in quest area si sono insediati hanno trasformato lentamente un paesaggio originariamente boschivo e ricco d acque in fertile pianura, lasciando nei nomi di luogo la memoria dell antica geografia. Rovolon, Carbonara e Bastia riportano infatti proprio alla vegetazione di questa terra: piante di rovere, carbone di legna e recinto fortificato interamente realizzato con grossi pali, come un fortino del Far West cinematografico. Il bosco è rimasto sopra gli abitati di Rovolon e Carbonara, attorno alla vetta del Monte Grande e del Monte della Madonna e tuttora avvolge le basse colline di Frassanelle, del Serèo, del Viale, dello Spinazzola e del Matello. L economia rurale e quella silvo-pastorale hanno dominato nel tempo la vita d intere generazioni, spesso alle prese con proprietari esigenti, monasteri onnipresenti e calamità inattese. Le pagine di questo libro raccontano alcuni momenti di questa lunga vicenda umana, indugiando su alcuni aspetti del passato, quelli cioè che più di altri hanno lasciato memoria scritta, non solo sulle carte del tempo. Alcuni racconti e le testimonianze di altrettanti protagonisti trovano spazio nelle pagine di questo libro: poiché anch esse sono memoria, cronaca di un vissuto che il tempo trasforma e fa divenire storia. Nel passato di una comunità affondano le radici del presente e la genesi

9 10 rovolon, storie di una comunità dei colli euganei di quanto ci sta attorno. Sono le fondamenta del nostro essere, del nostro ritrovarci attorno a valori comuni, a luoghi conosciuti, a persone familiari. Non può essere diversamente. Senza citare consumati aforismi e celebri frasi sull importanza della storia, qui è sufficiente ricordare che una comunità è viva, ha un suo volto, ha una sua identità proprio perché ha una sua storia. L intento di queste pagine è principalmente questo: far rivivere momenti ed episodi che il tempo ha inesorabilmente sepolto, senza tuttavia cancellarli o distruggerli. Vicende, momenti che sono stati solo riposti nei grandi contenitori della memoria quali sono soprattutto gli archivi. Da questi depositi, amati da chi fa ricerca, oscuri forse a tanti, provengono le notizie che qui si presentano. Gli autori hanno attinto soprattutto negli archivi parrocchiali, in quelli cittadini della Curia Vescovile e in quelli, forse più noti, dello Stato, sia di Padova sia di Venezia, senza, ovviamente, tralasciare quello comunale recentemente riordinato e inventariato. Un archivio, quest ultimo, nato all indomani dell Annessione del Veneto al Regno d Italia (1866). Il libro si presenta suddiviso essenzialmente in tre parti. Nella prima sono sviluppati i temi legati all ambiente e alla storia; nel secondo la storia corre sul filo della memoria del secolo appena trascorso. Nella terza sono i monumenti e gli edifici di maggior pregio a occupare le pagine del volume. Nell insieme radunano tre decine di capitoli, alcuni brevi, altri più estesi. Gli autori che hanno contribuito alla redazione di testi sono diversi, ciascuno tuttavia esperto dell argomento trattato, sia che si tratti della ricostruzione delle vicende castellane, sia che si affronti la storia dei boschi di pianura o dei mulini ad acqua di via Palazzina. Ma sono soprattutto le vicende del secondo millennio ad essere qui ricostruite perché è solo dal X secolo dopo Cristo che disponiamo di documenti scritti in grado di farci conoscere e scoprire eventi e momenti del passato di Rovolon. È tuttavia doveroso sottolineare che la vicenda umana nel nostro territorio ha inizio molti secoli prima: purtroppo l avarizia dei ritrovamenti archeologici impedisce la ricostruzione di un quadro puntuale e preciso degli insediamenti, degli abitati, del popolamento della zona. La Carta Archeologica del Veneto, che raccoglie tutte le notizie ufficiali sui ritrovamenti avvenuti nella nostra regione, compresa Rovolon, riporta appena cinque schede archeologiche, cioè quelle corrispondenti ai numeri 209, 210, 211, 212, 213 del Foglio 50 - Padova del III volume della serie. Illustrano ritrovamenti di materiali sporadici, che gli esperti hanno datato lungo un amplissimo arco temporale capace di snodarsi dal XXXV fino al II millennio avanti Cristo: tempi lontanissimi che ci riportano alla preistoria dell uomo veneto. Le schede edite nella Carta Archeologica illustrano con le seguenti parole quelle scoperte archeologiche Carbonara Monte della Madonna. «Dalle falde occidentali del Monte della Madonna e precisamente dal pianoro della chiesetta di S. Pietro, proverrebbero materiali litici di tecnica clactoniana rinvenuti alla fine del secolo scorso [XIX] e negli anni 50 [del XX secolo]. Verifiche in situ durante la primavera del 1960 consentirono la raccolta di altro materiale, tra cui un nucleo poliedrico e un raschiatoio trasversale, oltre a molte schegge. La tipologia dei reperti, in assenza di un più preciso contesto stratigrafico, può ricondurre genericamente al paleolitico medio (ante XXXV millennio a.c.)».

10 rovolon, storie di una comunità dei colli euganei Carbonara Monte Mottolon. «Dalle falde occidentali del Monte della Madonna e precisamente dal pianoro della chiesetta di S. Pietro, proverrebbero materiali litici di tecnica clactoniana. La tipologia dei reperti, in assenza di un più preciso contesto stratigrafico, può ricondurre genericamente al paleolitico medio (ante XXXV millennio a.c.)» Carbonara Colle di S. Pietro. «Agli inizi del 900, presso un fossato ai piedi del colle di San Pietro, a circa metri uno di profondità, si rinvenne una sepoltura di inumato supino, con la testa ad ovest e braccia conserte sul petto. Alle braccia portava due armille bronzee. Sempre nella stessa area, circa 35 anni prima, era stata rinvenuta un altra sepoltura di inumato, senza corredo» Bastia Fondo Randi. «Si ha notizia del rinvenimento nel fondo Randi, in seguito ad arature, di un pugnale in selce, triangolare con base ad alette e codolo triangolare molto ristretto, attribuibile all eneolitico (seconda metà III inizio II millennio a.c.)» Colombara Trevisana. «È stato rinvenuto durante i lavori di aratura, un pugnale in selce con codolo ottenuto a ritocco piatto, bifacciale, coprente, riferibile all eneolitico (seconda metà III inizio II millennio a.c.)». Materiali litici, cioè in pietra, di tecnica clactoniana, una parola che prende origine dalla località Clacton-on-Sea, nell Essex (Gran Bretagna), ove era attiva un industria di selci nel Paleolitico inferiore. Da questa area archeologica provengono numerosi manufatti consistenti in utensili di selce levigati e in sassi scheggiati, alcuni dei quali si possono classificare come ascia corta. In altre parole nel territorio di Rovolon vivevano uomini preistorici abili nella lavorazione della pietra di selce, impiegata possiamo immaginare nella caccia. Purtroppo le sporadiche scoperte, tutte occasionali e non provenienti da scavi sistematici, si limitano ai tempi più lontani della presenza umana sui Colli Euganei, vale a dire a migliaia e migliaia di anni fa. Nulla sappiamo invece degli insediamenti più recenti risalenti, ad esempio, all età romana, cioè a cavallo dei secoli che accompagnarono la nascita di Cristo e l origine del nostro attuale calendario. L assenza di reperti c impedisce di ricreare l habitat dell uomo che precedette la nascita delle comunità attuali, quelle, in altre parole, documentate dalle pergamene del X secolo. Superfluo rilevare che i documenti scritti fotografano una realtà viva, radicata, presente nella zona. Ma da quanti anni, da quanti secoli? Forse mai lo sapremo, anche se di certo è che il territorio di Rovolon nel X secolo era popolato da tempo, abitato forse da una manciata di famiglie, in grado, tuttavia, di dar vita ad una comunità religiosa bisognosa di una chiesa materiale, di un edificio sacro ove ritrovarsi, pregare, discutere e ricevere i sacramenti. Da questo incontestabile dato, dal legame della chiesa di San Giorgio all antica comunità benedettina di Santa Giustina di Padova ha inizio il nostro viaggio: un viaggio alla scoperta di un passato e di un ambiente nel quale, quotidianamente, il nostro passo ripercorre sentieri e memorie di una comune identità.

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12 L AMBIENTE E LA STORIA

13 Claudio Grandis Rovolon: una comunità tra colline e pianura L attuale comune amministrativo di Rovolon è nato nel 1806 con la riforma voluta da Napoleone Bonaparte. Il decreto emanato per il territorio francese nel 1805 venne esteso l anno seguente anche all Italia settentrionale quando l Austria lasciò, momentaneamente, il Veneto. Rovolon, come tutti gli altri comuni moderni della Provincia, riunì attorno al suo baricentro diverse località che fino ad allora erano rimaste autonome, quali Bastia e Carbonara. Altre contrade minori come Costigliola, Granza Frassanella, Granza Santa Giustina, Granza di Vegrolongo e Vegrolongo del Bosco si aggiunsero al nuovo mosaico territoriale. Di lì a qualche anno poi, il catasto napoleonico avrebbe tracciato anche precisi confini, ponendo fine alle tante discussioni che, fino ad allora, avevano animato le contese di campanile. Come tutte le realtà politico-amministrative tracciate a tavolino, anche Rovolon si trovò a fare i conti con delle scelte, per terre estromesse dai nuovi confini o per aree estranee incluse nel perimetro comunale, che allora lasciarono perplessi non pochi capi famiglia, rimasti ancorati all antico regime veneziano cessato nel Per ragioni pratiche, infatti, i confini del nuovo comune furono delineati seguendo di norma i perimetri delle proprietà fondiarie più estese, soprattutto di quelle poste lungo presunti confini antichi. In diversi casi coloro che delinearono i nuovi confini non tennero in considerazione gli antichi vincoli, come nel caso dell abitato di Montemerlo che da sempre era legato a Rovolon: anziché includerlo nel nostro comune fu unito a Cervarese Santa Croce, località con cui in passato poco aveva avuto da spartire. Così pure singolare e incomprensibile rimase la divisione in due comuni dell area del Vegrolongo, la vasta superficie su cui s estendeva il grande bosco. Da sempre quella grande macchia arborea costituiva un unità ben definita inspiegabilmente tagliata in due parti, con quella ad oriente assegnata a Cervarese e quella di ponente a Rovolon. La scelta di nominare Rovolon capoluogo era comunque il riconoscimento dell importanza che la comunità, raccolta attorno alla pieve di San Giorgio, aveva avuto in passato, nonché del ruolo dominante che, ancora agli inizi del XIX secolo, continuava a ricoprire. Rovolon, infatti, assieme a Galzignano, Arquà e Monselice è stata per secoli una delle comunità più vive ed importanti dell intero distretto collinare. Sono i documenti disseminati tra XIII e XIX secolo a testimoniarlo. Giusto per fare qualche esempio, in un excursus lungo ben sette secoli, possiamo iniziare dai verbali delle vicinie, cioè le riunioni dei capifamiglia (dei vicini) sui quali poggiava l autorità comunale già allo scadere del XII secolo.

14 16 rovolon, storie di una comunità dei colli euganei Alcuni anni or sono è stato pubblicato il «Liber» di S. Agata di Padova, un voluminoso codice in pergamena, tecnicamente detto cartolario, contenente molti atti notarili dello scomparso monastero di S. Agata e Cecilia di Padova. Tra i documenti raccolti in questo libro vi è il verbale di una riunione tenutasi il 6 agosto 1262 «in villa Roboloni sub porticu caminate de dicta villa». A quest adunanza furono presenti ben centoquattordici persone, tutte nominate una per una, compresi prete Guglielmo, rettore della chiesa di Carbonara, il chierico Gerardo e l arciprete Savarisio della chiesa di San Giorgio. Sindaci e procuratori del comune di Rovolon erano allora Ugolino notaio, Galvano de Çone, mastro Enrichetto e Rolando Musio. In «plena vicinancia ad sonum tabule more solito» (nella riunione convocata al suono di una tavola come si era soliti fare), all unanimità dei centoquattordici presenti fu deliberato un accordo con il monastero di S. Agata relativo al bosco detto Viglanicus. Un manto d alberi che copriva ben 250 campi, delimitati a mezzogiorno dalla fossa Nina. Un bosco che nei documenti dei secoli seguenti sarà identificato con il toponimo di Vegrolongo. 1 Ciò che qui più interessa, al di là delle vicende del bosco, è l autonomia, la potestà che allora quei capifamiglia seppero manifestare. Una comunità cioè che già allora, attraverso questo atto deliberativo, manifestava la piena sovranità sul territorio in cui era insediata e che superava le pendici collinari del monte Grande e della Madonna per estendersi oltre la fossa Nina, proseguendo fino al corso del Bacchiglione. La comunità di Rovolon sin dal XIII secolo fu inserita nell elenco delle ville che dovevano concorrere nei lavori di manutenzione e riparazione di argini, ponti e fossati. Gli Statuti del comune di Padova (libro IV, posta 985) imposero la manutenzione di un argine che dal ponte di Tencarola arrivava a Santa Maria Maddalena Nuova, cioè l attuale via San Giovanni da Verdara nella zona nord di Padova. Oltre a Rovolon nell elenco furono inclusi altri quaran- La sede Municipale con il Monumento ai Caduti.

15 rovolon: una comunità tra colline e pianura 17 tacinque villaggi, ma non Carbonara né Bastia. La successiva norma (detta tecnicamente posta) n stabilì invece che i lavori di periodico riassetto della strada che da Ponte di Brenta conduce a Vigonza, e fino ai mulini di Stra, dovevano gravare sui villaggi compresi fra Teolo e Villafranca; Rovolon, in questa circostanza, fu inclusa tra Noventa Padovana e Lissaro. Ma l onere maggiore che fu allora stabilito per il nostro villaggio, commisurato alle risorse umane ed economiche, riguardò la quantità di carri e alimenti che dovevano essere assicurati all esercito comunale padovano. Un obbligo in vigore già nei primi anni del XIII secolo ma che, per ragioni di equità, fu rivisto dal podestà padovano, il milanese Ottone de Mandello durante il suo secondo mandato. Negli anni venne stabilito «in fatto di carri, che venivano dati ai capi dei centenari della città di Padova negli eserciti», un diverso carico, adducendo come motivazione quanto mai attuale che in molti casi l onere era stato fissato «per odio più che per grazia», tanto che alcune ville «venivano alleviate o per favore o dietro denaro». La nuova ripartizione si preoccupò inoltre d indicare con precisione il centenaro (contrada di Padova) nel quale andavano condotti carri e uomini. Rovolon fu inclusa nel centenaro del Duomo e l onere fu fissato in dodici carri più un carro di pane. Nello stesso gruppo fu inclusa Selvazzano con sei carri e uno di pane, Tramonte con sette carri e uno di pane, Teolo e Villa con dieci carri e tre di pane, Carbonara con tre carri, Costa con due carri, Castelnuovo con tre carri, Luvigliano con quattro carri e, infine, una non ben identificata località chiamata Villa Maioris (forse Selva Maggiore) gravata di appena tre carri. La sede Municipale in una cartolina del 1943.

16 18 rovolon, storie di una comunità dei colli euganei A Rovolon fu assegnato dunque l onere più gravoso. Se lo confrontiamo con il carico militare di tutti gli altri villaggi del Padovano, scopriamo che si contano sulle dita di una mano quelli con un aggravio maggiore del nostro villaggio: Montagnana, che di carri ne doveva fornire diciassette, Conselve con dodici e quattro di pane, Tribano con dodici e due di pane, Pernumia con sedici carri e quattro di pane. Gli Statuti della città naturalmente si preoccuparono di includere Rovolon anche nella periodica ricostruzione e nella manutenzione del ponte di Tencarola, l unico attraversamento pubblico sul Bacchiglione a monte di Padova. I villaggi caricati di questo onere furono in tutto due dozzine, praticamente quelli disseminati lungo le strade Montanara (Padova-Teolo) e Scapacchiò, fino a comprendere Torreglia (posta numero 1086). 2 Va detto in proposito che il vecchio ponte di Tencarola, tutto di legno, necessitava dell integrale ricostruzione in media ogni venticinque anni, in quanto i pali e le stilate di sostegno non duravano per un tempo maggiore. Un onere che veniva assolto o con la tassazione monetaria e l affidamento ad una ditta per la ricostruzione, o, nelle annate di scarso raccolto, con la partecipazione attiva di tutti coloro che ne erano gravati, provvedendo a tagliare e condurre legname fino al ponte, a demolire il vecchio manufatto fatiscente, a piantare pali e a realizzare la carriera di transito per uomini e mezzi. L ultima ricostruzione cui furono obbligati a partecipare tutti i comuni della vicaria di Teolo, in conseguenza di una desolante annata agraria, risale al 1795: quell anno il governo, di fronte alla prospettiva di dover finanziare la ricostruzione, acconsentì che i villaggi della vicarìa di Teolo provvedessero in proprio sia a procurare i «duecento e trenta roveri» sia a condurli dal bosco della Carpaneda sino a Tencarola. 3 Ritornando agli Statuti del comune di Padova, va detto che Rovolon doveva Una suggestiva panoramica di Rovolon in primavera, con i ciliegi in fiore, come recita la didascalia.

17 rovolon: una comunità tra colline e pianura 19 stando al dispositivo della posta n costruire e mantenere anche «i ponti della propria villa, del proprio territorio e confine ben solidi, alti e spaziosi, sicché le acque vi possano ben scorrere». 4 Ad eccezione del concorso nell allestimento dell esercito padovano, tutti gli oneri imposti dagli Statuti di Padova gravarono sul nostro comune dagli inizi del XIII fino all alba del XIX secolo, quindi per ben sei secoli ininterrottamente. A questi gravami si aggiunsero nel corso del XV secolo i tagli e le condotte del legname per l Arsenale di Venezia, onere anch esso cessato solo con la fine della Repubblica Serenissima (1797). La nostra comunità, tuttavia, nel gestire il territorio si trovò ripetutamente alle prese anche con altri problemi legati alla viabilità, agli eventi inattesi, alla gestione del patrimonio della collettività di cui già si è fatto cenno per il bosco Viglanicus. Il 12 febbraio 1436, ad esempio, il comune di Rovolon concluse un accordo con i monaci di Santa Giustina. Domenico di Guidotto e Giovanni di Maliganda, decani del comune, assieme agli altri uomini del paese concessero a frate Beltrame, che nella circostanza agiva in nome e per conto del monastero benedettino di Santa Giustina di Padova, l uso di una strada detta Cestedo che si snodava nei pressi della casa che la comunità religiosa possedeva nella zona. In questo edificio confluivano i prodotti agricoli che i contadini versavano all agente del monastero a titolo di canoni d affitto: poter disporre di un comodo accesso non poteva che agevolare le consegne. Per maggiore efficacia la concessione fu ratificata dal Consiglio del comune di Padova il successivo 22 aprile. Nel documento, rogato dal notaio Giovanni Belengeri il 12 febbraio, incontriamo nella veste di testimoni prete Bartolomeo, rettore della pieve di San Giorgio, Donato del fu Andrea da Cusano, Marchesino del fu Giovanni Giacomo da Vicenza, Giovanni del fu Pietro d Albania e infine Giorgio del fu Antonio da Adria. 5 Non sempre però gli eventi che la comunità dovette affrontare riguardarono la gestione del patrimonio comunale. Altre vicende ben più gravi s affacciarono negli stessi anni in cui fu concluso l accordo con Santa Giustina per la strada detta Cestedo. In un anno imprecisato, ma subito dopo il 1439 Bartolomeo Rizo e Manfredino Bertolati decani ville Rovolonis, a nome e per conto Il territorio di Rovolon nell ultima edizione (1969) della Carta d Italia al dell Istituto Geografico Militare.

18 20 rovolon, storie di una comunità dei colli euganei della comunità, depositarono all Ufficio padovano dei Riformatori ai fuochi un istanza affinché fosse rivisto l insopportabile carico fiscale assegnato nel A giustificare la richiesta vi erano alcune mutate condizioni del villaggio, che in poco tempo l avevano profondamente cambiato. Nell arco di appena sei anni, scrissero i decani, ben undici capi famiglia non erano più a disposizione del villaggio, o perché morti, come nel caso di un certo Bussos, Guido da Ronca, Allegro de Ungarello, Nicolò Zago, Zuan de Tofan, Zuan di Domenico Malciade e Domenego Menexello, o perché emigrati altrove. Da Rovolon, infatti, se n era andato a Teolo il fabbro Ognibene di Domenico, mentre Antonio da Solagna si era trasferito a Conselve; così pure Antonio del Rizo aveva lasciato Rovolon per andare ad abitare a Padova. Un altro uomo di comun, infine, di nome Domenico de Guioto, era divenuto nel frattempo famiglio dei «frati de Santa Giustina», per cui non era più soggetto a concorrere al carico fiscale e alle corvè del villaggio. Ma il motivo più grave che aveva indotto la comunità a depositare la supplica presso gli honorandi deputati era dovuto agli eventi occorsi nel In quell anno Venezia aveva perso momentaneamente il controllo della Terraferma Veneta e le truppe milanesi dei Visconti erano entrate nelle province venete: i villaggi privi di difesa furono in tal modo saccheggiati e depredati. Anche «villa Rovolonis [fu così] depredata ad inimizis illustrissimi domini nostri, et in numerabilles bestie, bovine et cavaline fuerunt depredate per inimicos predictos». In altre parole i nemici della Repubblica Serenissima portarono via da Rovolon buoi e cavalli, tanto che non rimasero nel paese animali da lavoro sufficienti per le operazioni agricole e per le altre incombenze che gli Statuti di Padova continuavano ad imporre. Una terza ragione illustrata nella supplica dei decani riguardava l anzianità e l impotenza di ben otto capifamiglia «ultra sexaginta». Si trattava di Antonio Beco, Nicolò de Bortolamio Buxanegra, Domenico Drago, un certo La sommità di Monte Madonna con il santuario mariano e l abitato di Rovolon, in una cartolina illustrata del 1940.

19 rovolon: una comunità tra colline e pianura 21 Toffas, Pietro de Rolandis, Uliviero Bozato, Antonio de Guio e Piero da Spiran. Senza il loro apporto l onere fissato nel 1431 sarebbe stato ripartito su un numero minore di membri del villaggio diventando in tal modo per tutti insuportabilis. Non conosciamo l esito di quella supplica, ma possiamo qui solo ricordare che in quei decenni centrali del secolo XV le campagne padovane furono colpite da una pesantissima crisi alimentare ed economica e da un impoverimento generale delle terre coltivate: vicende simili, infatti, si riscontrano anche in altre località, a volte con esiti ancor più tragici e devastanti per la locale popolazione. 6 La comunità locale ebbe più volte rapporti anche con l abbazia di Praglia. L episodio più singolare riguarda il santuario di Monte della Madonna. All alba del Cinquecento il comune propose al monastero di prendersi cura dell antica chiesa, poiché su di essa vantava antichi e incontrastati diritti. Prese avvio una trattativa prima con il beneficiario del santuario, il padovano nonché abbreviatore apostolico Francesco Candi, e poi con gli homines proprio di Rovolon. Scrive in proposito padre Callisto Carpanese: «Favorevolmente colpiti da quanto era accaduto nella chiesa di Carbonara ad opera dei monaci di Praglia e desiderosi di dare nuova vita anche alla loro chiesa del Monte, [gli uomini del comune di Rovolon] rivolsero ripetute istanze al monastero perché volesse prendersi cura di questa chiesa, così come aveva fatto con quella di Carbonara. Le trattative si protrassero per qualche anno. La comunità di Praglia, in un primo tempo, non voleva aderire alla domanda. Venne fissato, alla fine, un incontro tra i delegati del comune di Rovolon e alcuni monaci. Esso si tenne il 26 marzo 1508 in Spiran [Carbonara] ne la gastaldia del monastero di Praia, nella camera de supra, nova. Il monastero era rappresentato dall abate d. Modesto da Padova e dai cellerari d. Cipriano da Verona e d. Bernardo da Cremona, mentre per il comune di Rovolon si presentarono Battista Bacerla, Eustachio de Tofani, Pasquale Albanese, Pietro Buson e Pietro Baron, muniti di speciale mandato, con atto rogato dal notaio Giacomo dal Bò in data 19 dello stesso mese». L incontro si concluse positivamente, tanto che i monaci chiesero di poter disporre di un maggior spazio attorno alla chiesa: la delegazione comunale rispose affermativamente, così che, formalizzate istanze e assensi, venne concessa all abbazia «una petia de buscho posta in la dicta cima, nelle infrascritte confine». L accordo lasciò alla discrezione dei monaci la decisione se La Madonna degli alpini venerata nel santuario di Monte della Madonna.

20 22 rovolon, storie di una comunità dei colli euganei acquistare l area oppure prenderla in affitto. Il 16 giugno 1508 una bolla di papa Giulio II pose fine ai diritti del beneficiario Francesco Candi, il quale ottenne in cambio un vitalizio annuo di 10 ducati d oro a carico dell abbazia di Praglia. Il successivo 26 novembre, una domenica, di fronte e poi all interno del santuario il notaio Giacomo dal Bò stese il verbale della presa di possesso alla presenza di numerosi fedeli, dell abate, del priore, di una decina di monaci, del cappellano di S. Giorgio di Rovolon e di sei testimoni provenienti da Padova, Teolo, Rovolon e Zovon. Da quel giorno la chiesa entrò a far parte a pieno titolo del patrimonio del monastero. La vicenda dei primi anni del secolo XVI ebbe un seguito negli anni Sessanta del Novecento: il giorno 11 settembre 1962 il comune di Rovolon donò all abbazia di Praglia metri quadrati di terreno (tre campi alla misura padovana) che, uniti ad altri più modesti appezzamenti ceduti dalla famiglia Valmarana e dalla Curia vescovile di Padova, consentirono all antico monastero di completare l opera di recupero del santuario mariano sul colle della Madonna. 7 Accanto alle decisioni prese sul destino di luoghi sacri e venerati, la vita del comune di Rovolon fu tuttavia segnata dal gravoso onere dei continui lavori pubblici imposti dagli antichi Statuti. Un peso che divenne sempre più insostenibile a partire dal XV secolo, quando la fame costrinse tanti piccoli proprietari a cedere le proprie terre ai nobili veneziani, acquirenti spesso esentati dal pagamento di oneri fiscali e sovente non soggetti al concorso nelle opere pubbliche. Il mondo dell antico comune rurale di Rovolon, così come i tanti altri villaggi della vicarìa di Teolo, è scolpito in un vocabolario che oggi stentiamo a ritrovare. Parole come fazioni pubbliche, ville, comunità di capifamiglia, decani, vicinìe, sembrano appartenere ad un mondo incomprensibile, privo di significato, di dimensione: eppure erano queste a costituire il dizionario secolare su cui si fondava il senso dell appartenenza, dell identità. La riforma del 1805 sull ordinamento dei comuni, che come detto fu introdotta Le scuole comunali di Carbonara in una cartolina spedita da Bastia il 9 agosto 1947.

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