ARIMINUM. Borgo Marina Il Porto antico e medievale. Storia, arte e cultura della Provincia di Rimini Le onoranze al Milite Ignoto

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1 ARIMINUM Storia, arte e cultura della Provincia di Rimini Anno XIX - N. 5 - Settembre/Ottobre 2012 Periodico bimestrale fondato dal Rotary Club Rimini Le onoranze al Milite Ignoto Roberto Rossi: Il trombone di Viserbella L isola e le rose di Walter Veltroni Borgo Marina Il Porto antico e medievale

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5 EDITORIALE SOMMARIO IN COPERTINA Ombre sul Porto di Rimini di Gianluca Casoni TRA CRONACA E STORIA Anni Venti/4 novembre 1921: le onoranze al Milite ignoto pag. 6-8 Novecento riccionese La Cucina economica pag. 11 PAGINE DI VITA Corrado Ghini Il calvario della prigionia pag DENTRO LA STORIA Alle origini del traffico cittadino pag VISERBA La cronaca in pillole pag STORIA DELL ARCHITETTURA Borgo Marina pag ARTE Le piccole Madonne della Ghiara pag L adorazione dei Magi, di Giorgio Vasari pag. 26 FOTOGRAFIA Riccardo Varini pag. 31 MOSTRE Enzo Maneglia a Fighille pag Luciano Filippi a Villa Verucchio pag Fuori onda VELTRONI E LE ROSE Ho letto L isola e le rose di Walter Veltroni e mi è piaciuto. Un bel romanzo. Brioso e vero. Vero anche nelle parti di pura fantasia. Non pensavo mai che un esterno riuscisse a penetrare così bene nel genius loci di questa città e cogliere quel sentimento di orgogliosa leggerezza che si annida nell animo del riminese, sempre pronto a rincorrere i propri sogni con quella sana incoscienza che lo spinge a credere di cambiare il mondo stando seduto al bar. Non pensavo mai, insomma, che un forestiero, per quanto scrittore talentuoso, fosse in grado di intingere l ispirazione negli effetti sorprendenti del nostro Garbino. Ma non sono qui a parlare del libro il compito, su queste colonne, spetta a Nando Piccari, bensì dell autore. E lo faccio tornando con la mente a lunedì 16 gennaio, quando mi trovai a tu per tu con Walter Veltroni al Grand Hotel. Dei politici ho un opinione pessima; l ho scritta chiaramente nel precedente Fuori onda, e Veltroni è un politico. Quel pomeriggio, tuttavia, non aveva indosso quel genere di casacca. Nella grande hall del fascinoso albergo, sprofondati su due comodissime poltrone, abbiamo fatto una passeggiata nel tempo per più di un ora come due vecchi amici; una chiacchierata a ritroso su Rimini, centro di gravità dei suoi pensieri, dagli anni del secondo dopoguerra a quelli della Bella époque. Lo avevo al mio fianco con carta e penna, come uno studentello voglioso di arricchire la propria preparazione. Mi pressava di domande; collezionava aneddoti, date, umori, stranezze, tuffandosi tra le onde di quel sogno di libertà che è nel dna di questo borgo gratificato dal sole e dalla nebbia. Ed io che tenevo le briglie di quel colloquio esaudendo richieste e colmando dubbi, mi stupivo di volta in volta della sua brama di ricerca e di approfondimento. Beh, quella disponibilità all ascolto, addolcita di gentilezza e garbata semplicità, mi ha lasciato un piacevolissimo ricordo. Di quella conversazione al Grand Hotel avrei voluto serbare il silenzio; se lo infrango, rendendo note queste impressioni, è perché Walter Veltroni, ringraziandomi pubblicamente sul libro, ha voluto divulgare il nostro incontro. E di questo gliene sono grato. MUSICA Roberto Rossi Trombonista jazz pag ALBUM A spasso per la città I fornai pag. 41 LIBRI L Isola e le rose pag John Lindsay Opie pag Partigiane pag DIALETTALE Compagnie e personaggi della ribalta riminese. Valeria Parri pag. 48 NUMISMATICA La medaglia del Rotary Club Rimini Riviera pag. 51 ARIMINUM Le bagnanti di Maneglia pag. 52 A PESCA DI LETTORI M. M. La cartolina di Giuma ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE

6 TRA CRONACA E STORIA Anni Venti / 4 novembre 1921 Le solenni onoranze Al Milite Ignoto Il Tricolore torna a sventolare in città e fin dalle prime ore del mattino una folla enorme invade il corso d Augusto e le due piazze di Alessandro Catrani Volantino del Comitato riminese per le Onoranze al Soldato Ignoto del 28 ottobre 1921 Venerdì 4 novembre 1921, San Borromeo, «tempo discreto, ma nebbioso» (1) : la nostra città vive alcune ore di insolita commozione per le programmate solenni onoranze alla salma del Milite Ignoto la quale, nelle stesse ore, sta giungendo a Roma per essere tumulata nell Altare della Patria. Fin dalle prime ore del mattino Rimini assume un aspetto speciale: quello dei grandi avvenimenti. Ovunque sventola il tricolore. Dalle finestre delle vie principali pendono i più caratteristici e variopinti addobbi inneggianti alla Patria. La cerimonia d apertura è prevista in Duomo per le 9,30. Il Tempio è gremito di gente, di ufficiali del Regio Esercito, di autorità e di rappresentanze. Il colpo d occhio è magnifico. Al centro rifulge il Catafalco artisticamente addobbato con ai lati bandiere e corone: vegliano su di esso, tutt intorno in cerchio, le truppe del 27 Reggimento Fanteria, un plotone dei Regi Carabinieri in alta uniforme, un plotone di Guardie Regie, un altro della Guardia di Finanza ed i Giovani Esploratori (sia quelli di terra che di mare). Alle 10 circa ha inizio la funzione religiosa. La messa è celebrata da S.E. il Vescovo Scozzoli assistito dal Capitolo e dal Collegio dei Parroci. Una valente schola cantorum, egregiamente diretta da don Angelo Renzi, col concorso della società corale Amintore Galli e di aggregati forestieri, fra i quali il tenore Rossi di Bologna ed il baritono Grotti di Urbino, esegue, con accompagnamento di organo ed archi, la Messa da Requiem di Perosi. Alle 10,30 uno squillo di tromba annunzia l Elevazione. Si forma un silenzio assoluto, rotto appena dai rintocchi della campana e «dal sincronico e caratteristico rumore delle armi manovrate per il Present arm. La commozione è intensa e generale: è l attimo della Consacrazione, del raccoglimento, della preghiera ardente» (2). Terminata la funzione religiosa, un gruppo di ragazze, sotto «Commemorando il soldato sconosciuto, la Patria ha commemorato un autentico figlio del popolo l egida del maestro Savioli, intona la toccante Canzone del Piave, mentre la fiumana di gente, uscendo dal Tempio, si compone in corteo per recarsi a piedi al Cimitero. È un corteo di proporzioni gigantesche, lungo almeno due chilometri (numerosissime le corone di fiori). L ordine del corteo è, annota il cronista del settimanale cattolico L Ausa, il seguente: «precedeva una lunga rappresentanza dell Associazione Madri e Vedove dei Caduti in Guerra; seguivano: gli Orfani di guerra ricoverati nell Istituto Salesiano, gli Orfani di guerra del Ricreatorio Asilo, il gonfalone del Comune portato e scortato da due donzelli comunali, Associazione Combattenti e Mutilati, Giovani Esploratori, Fascio Riminese di Combattimento, operaie DAL SETTIMANALE CATTOLICO L AUSA «DOVE SONO I SOCIALISTI?» Scrive il cronista de L Ausa il 5 novembre 1921: «Dove sono i socialisti? Boh?! Se i socialisti non parteciparono alle solenni manifestazioni di ieri, bisogna dire che a Rimini di socialisti non ce ne siano più o che siano ben molto pochi, perché noi abbiamo riportato l impressione che tutta Rimini, come un sol uomo, abbia vibrata nella stessa commozione, nello stesso atto di fede e di pietà. Il contegno dell Amministrazione Comunale socialista fu poi semplicemente assurdo, ridicolo, illogico, incoerente, per non dir di peggio. Il Comune lanciava un manifesto (nel riquadro, n.d.r.) dichiarando di non poter partecipare alle onoranze del Milite Ignoto, riservandosi di ammanirgli una manifestazione popolare 6 ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE 2012

7 4 novembre Il corteo in corso d Augusto verso il ponte di Tiberio e, sotto, all imbocco della piazza Cavour. della manifattura tabacchi aderenti al sindacato cristiano, Opera Biasini Belisardi, ufficiali ed autorità, Istituto Tecnico Valturio, Scuole Elementari Tonini, Tiro a Segno, Regia Scuola Tecnica, Regia Scuola Arti e Mestieri, Regio Ginnasio, Collegio San Luigi, associazioni liberali, Croce Verde, Società Sportiva Libertas, Circolo della Filodrammatica, Regie Scuole Magistrali, Regia Scuola di Tirocinio, rappresentanza del Capitolo e del Collegio Parrocchiale, banda del Circolo Giovanile Cattolico dal Maestro Cavalier Parmeggiani con rappresentanza del Circolo, Unione Nazionale dei Reduci di Guerra, Partito Popolare Italiano, Società Cattolica di Mutuo Soccorso, Circolo Salesiano, Circolo Don Bosco, Istituto Fanciulle Abbandonate» (3). di quel popolo che nel silenzio seppe sopportare enormi disagi, incalcolabili sacrifici per la salvezza del Paese» Attraversando le vie principali della città (via Serpieri, corso d Augusto), in composto ordine e al suono della banda del Circolo Giovanile Cattolico e della musica del 27 Reggimento, il corteo interminabile raggiunge a piedi il civico cimitero. Lì, fra le croci e le tombe, la sfilata si snoda silenziosamente e i partecipanti vanno a deporre fiori e corone sul monumento ai caduti riminesi eretto a cura dei fanti del 27 Reggimento. Chiosa il cronista de L Ausa : «Le onoranze al Milite Ignoto costituirono a Rimini, come del resto anche altrove, una manifestazione squisitamente popolare, democratica. Questa, secondo noi, fu la loro principale caratteristica, la loro impronta, la loro fisionomia. E non poteva essere altrimenti. Perché commemorando il soldato sconosciuto, la Patria ha commemorato un autentico figlio del popolo, una creatura di popolo, di quel popolo che nel silenzio dei veri eroi, seppe sopportare enormi disagi, incalcolabili sacrifici per la salvezza del Paese» (4). Note 1) Cfr. Diario del generale Ferrucci, sub 4 novembre 1921, Archivio dell Autore. 2) L Ausa del 5 novembre ) L Ausa, cit. 4) L Ausa, cit. per il giorno 13 corr. (più popolare, più democratica, più proletaria di quella di ieri non sarà possibile!) e poi, con sublime incoerenza, mandava al Corteo il suo Gonfalone portato da due valletti comunali Chi ci capisce qualcosa è bravo! È il caso di dire ai signori Amministratori del Comune che si decidano una buona volta: o per la Patria o contro la Patria! O si voleva da loro onorare la memoria del soldato sconosciuto e allora non vi era occasione migliore per far ciò di quella che ieri presentava il grandioso Corteo di popolo, in cui uomini di tutti i partiti erano presenti. O non si voleva partecipare alla glorificazione del Milite Ignoto e, in questo caso, era perfettamente inutile pubblicare dei manifesti commemorativi e mandare al Corteo il Gonfalone del Comune. Perché così facendo, i socialisti di Rimini hanno dimostrato ancora una volta che essi antepongono il sentimento della disciplina del Partito al sentimento dell amor Patrio. Tale bassezza di sentimento fa semplicemente schifo!». (Per ulteriori approfondimenti sulla querelle si veda la risposta polemica apparsa sul settimanale socialista Germinal nel numero del 12 novembre 1921) ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE

8 TRA CRONACA E STORIA IL MANIFESTO DEI SOCIALISTI Un invito a non partecipare alle onoranze Municipio di Rimini. Cittadini. Da ogni parte d Italia, dai più umili borghi alle cospicue città, per ogni casa, per ogni via, per l ampia solitudine dei campi, oggi si ripercuotono mille echi di tristi ricordi, di strazi infiniti, di sacrifizi inauditi, e nella pallida luce di questo melanconico inizio di Novembre s inchina riverente l omaggio di tutto un popolo, alla memoria di quanti nell immane tragedia della guerra fecero olocausto della loro vita per l adempimento di un supremo dovere. I nostri cuori di uomini e di socialisti non possono rimanere indifferenti in questo coro di universale compianto e non sentirsi profondamente commossi al ricordo di tante vittime che hanno incontrato una morte gloriosa ma oscura, e giacciono senza nemmeno il conforto di una lacrima e di un fiore sulla loro tomba. Quest Amministrazione Comunale ha votato per la circostanza un fondo in favore delle vedove e degli orfani di guerra; ma ha deciso di non partecipare alla dimostrazione ufficiale di oggi, per non confondersi con coloro che dalla unanime vibrazione di cordoglio traggono ancora motivo di rinnovati osanna al terribile massacro di cui piangiamo le vittime: vittime ignote che sdegnano l incomposta coreografia degli sbandieramenti e delle fanfare, per placarsi soltanto nell austero silenzio espressione del loro vero dolore. La Giunta ha stabilito inoltre di indire per il giorno 13 corr. un corteo, senza carattere di parte, ma schiettamente popolare, il quale in un tacito solenne raccoglimento si rechi al Cimitero per rendere il dovuto omaggio ai caduti e cospargere di fiori le loro tombe e la loro memoria. Tra quei tumuli sorga dalla grandiosità del dolore, la visione ammonitrice della mostruosità del male che non abbiamo saputo evitare, e ciascuno di noi, ritraendosi da quel rito di morte, giuri a se stesso che nessun sacrificio gli sarà grave, nessuno sforzo impossibile pur d impedire che altri lutti, altre stragi, altre devastazioni trattengano più oltre l ascesa dell Umanità verso i suoi nuovi destini di pace, di amore, di fratellanza universale. Rimini 4 novembre La Giunta Municipale: A. Clari, Sindaco, B. Pedrizzi, A. Porcellini, M. Macina, G. Bordoni, C. Giannoni, V. Belli, U. Lugli, B. Montefameglio». NEL RICORDO DI ETTORE TOSI BRANDI L ultimo caduto della grande guerra Tempo fa, mentre stava coraggiosamente combattendo contro un nemico invincibile, proprio come quei soldati che spesso ricordava, per incoraggiarlo gli dissi che tanto lui era un duro e da duro doveva reagire. Mi disse: Sapessi quanto mi costa farlo!. Questo era Ettore: Una scorza da burbero, ma in realtà un uomo fondamentalmente buono di cuore e di animo, che però non voleva che altri scoprissero il lato tenero del suo carattere. Ma nonostante quella sorta di barriera difensiva che s era costruito intorno, lo stimavamo e gli volevamo bene. Ettore era un Italiano che amava l Italia e si era sempre adoperato, nelle mostre e nelle manifestazioni storiche, ad esaltare il valore del soldato italiano. E noi di ARIES, che lo abbiamo avuto accanto come un fratello, lo abbiamo voluto onorare come un Caduto della Grande Guerra, una pagina di storia che tanto lo appassionava e lo coinvolgeva. A me viene a mancare una colonna portante, un insostituibile supporto. Ciao Ettore ti ricorderemo sempre con stima ed affetto. Il tuo amico GAIO Ettore Tosi Brandi, morto il 14 settembre 2012 (nato nel 1943), era sabotatore parà del IX Col Moschin e decano della rievocazione storica 1 a e 2 a guerra mondiale italiana e dei suoi materiali. 8 ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE 2012

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11 TRA CRONACA E STORIA Novecento Riccionese / La Cucina Economica. La fascia della miseria «Nell elenco dei poveri, vale a dire di coloro che ricevono il sussidio pubblico e l assistenza gratuita, 245 famiglie per un totale di 750 persone» Nei primi mesi del 1929 è operativa su tutto il comune di Riccione la Cucina economica. Promossa dalla Congregazione di carità e dal Fascio questa istituzione, dal 15 gennaio al 10 marzo, distribuisce ai poveri e alla «categoria dei braccianti, costretti alla disoccupazione a causa della terribile stagione invernale», pasti caldi: elargiti direttamente sul posto (400 al giorno), mentre gli altri a 22 famiglie dimoranti in campagna. Queste ultime, «data la distanza e l imperversare del cattivo tempo non poterono ritirare le minestre», di modo che, al posto dei pasti, beneficiarono di alimenti per un valore equipollente (1). Tra i benemeriti della Cucina economica figurano i seguenti riccionesi: Amati Amato (L. 10), Amati Lucio (L. 25), Bagli Attilio (L. 10), Bagli Giovanni (L. 20), Basigli Michele (L. 50), Bedeschi Roberto (L. 20), Bernardini Guglielmo (L. 10), Bianchini Gaetano (L. 50), Bonazzi Alberto (L. 20), Campana Cesare (L. 5), Campanini Erminio (L. 20), Casali Elviro (L. 100), Casali Nicola (L. 20), Ceccarelli Giuseppe (L. 15), Cecchini Giovanni (L. 25), Cesarini Battista (L. 10), Ceschina Gaetano (L. 500), Cicchetti Vittorio (L. 10), Conti Lucio (L. 20), Copioli Giuseppe (L. 20), Corazza Maria (L. 3), Del Bianco Ernesto (L. 10), Del Bianco Romeo (L. 25), Del Bianco Serafino (L. 25), Fabbri Girolamo (L. 40), Fabbri Matteo (L. 5), Fabbri Vittorio (L. 10), Fascioli Mario (L. 20), Franciosi Elio (L. 15), Galavotti Ribelle (L. 100), Geminiani Giuseppe (L. «Tutti i Riccionesi benemeriti della Cucina economica» 15), Graziani Alessandrina (L. 25), Graziosi Pier Giacomo (L. 50), Leardini Antonio e figli (L. 10), Maioli Adamo (L. 5), Mancini Adolfo (L. 10), Mancini Lorenzo (L. 100), Mancini Silvio (L. 15), Manzi Martino (L. 25), Marchetti Alessandro (L. 20), Massani Archimede (L. 10), Matteoni Giuseppe (L. 5), Metalli Francesco (L. 10), Mignanelli Giorgetti Guido (L. 10), Montali don Giovanni (L. 50), Mordacchini Annibale (L. 100), Nandi Guido (L. 50), Nicolini Sisto (L. 10), Panigali Nicola (L. 5), Papini Giuseppe (L. 20), Pari Ferdinando (L. 30), Pari Giovanni (L. 20), Pasolini Guglielmo (L. 25), Passerini Arnaldo (L. 40), Petrucci Giuseppe (L. 15), Pullè Felice (L. 50), Raspi Ester (L. 10), Riccioni Federico (L. 50), Rinaldi Giuseppe (L. 15), Rinaldi Luigi (L. 10), Rinaldi Mauro (L. 10), Romagnoli Arturo (L. 10), Romussi Carlo (L. 50), Semprini Paolo (L. 50), Serafini Sanzio (L. 100), Sirocchi Francesco (L. 20), Sorci Lazzaro (L. 20), Tirincanti Armando (L. 15), Tonini Attilio (L. 10), Tontini Pietro (L. 100), Uneddu Gian Francesco (L. 2), Zanni Carlo (L. 100), Zannoni Mariano (L. 25); inoltre: Cassa di Risparmio di Rimini (L. 500), Comitato di cura (L. 500), Cooperativa birocciai (L. 50), Direttorio del fascio (L. 500), Ditta Calza e Manzi (L. 50), Ditta Cesare e Ugo Villa (L. 100), Pensione Mazzoni (L. 25). A favore della Cucina economica offrono generi alimentari: Bar Sport di Cesare Del Bianco: kg. 10 di pasta alimentare; Canducci Giovanni: kg. 1,900 di lardo; Cicchetti Oreste: kg. 20 di fagioli; Clementoni Igino: due fiaschi di olio d oliva; Fabbri Alfonso: kg. 14 di olio d oliva; Papini Dario: kg. 50 di fagioli; Patrignani Guerrino: kg. 15 di fagioli; Saponi Aldo: kg. 24 di pasta alimentare (2). Per completare l argomento della indigenza, ancora due parole sull elenco dei poveri, ovvero il registro dei derelitti ai quali è concesso un sussidio pubblico e l assistenza gratuita. All inizio del 1929 in questa lista, approvata dal comune di Riccione, figurano 245 famiglie per un totale di 750 persone; nell anno precedente le famiglie bisognose erano 209 per un totale di 672 persone (3). Il dato accerta l aumento della fascia della miseria. di Manlio Masini La stazione ferroviaria di Riccione. Note 1) Cfr. Il Popolo di Romagna, 19 marzo ) Ibidem. 3) Cfr. Il Popolo di Romagna, 16 marzo 1929 e VDP, in data 20 gennaio 1928, in ASCRC. L articolo, qui riprodotto, è tratto dal mio libro Dall Internazionale a Giovinezza. Riccione Gli anni della svolta, uscito nel 2009 per i tipi della Panozzo Editore. ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE

12 PAGINE DI VITA Corrado Ghini / Il calvario della prigionia Nei lager ho imparato a conoscere gli uomini «Non firmai la lettera di adesione alla Repubblica Sociale Italiana pur sapendo che quell atto mi avrebbe permesso di tornare in libertà» di Corrado Ghini Attestato di permanenza al campo di Corrado Ghini Particolare della lettera ai genitori di Corrado Ghini dal campo di concentramento Nel tempo in cui mi trovavo prigioniero dei tedeschi, i miei genitori si adoperarono in ogni maniera, presso il Comando Tedesco e la Direzione Compartimentale delle ferrovie dello Stato a Bologna, per ottenere il mio rientro in Italia, essendo le ferrovie militarizzate. Proprio su loro pressione, sul finire del 1944, mentre ero al campo di Sandbostel, fui chiamato al Comando Tedesco per firmare la formula di adesione al lavoro che mi avrebbe permesso di essere posto subito in libertà. Il documento da sottoscrivere era così formulato: Aderisco all idea repubblicana fascista e mi dichiaro pronto a prestare la mia opera di lavoratore, senza riserve nella lotta contro il comune nemico dell Italia repubblicana fascista del Duce e del Grande Reich Germanico fino alla vittoria. Non condividendo le premesse della liberazione, rifiutai di firmare e ai miei genitori scrissi queste testuali parole (ho recuperato la lettera al mio ritorno): «Vi ringrazio molto per il vostro interessamento presso il mio ufficio, ma non ne ho accettato le condizioni. Cercate di comprendermi e state tranquilli». Negli ultimi sei mesi di prigionia, nel campo di Wietzendorf, fummo tormentati dalla tragedia del lavoro obbligatorio. Sempre più frequentemente impresari e contadini venivano a palparci i muscoli: ci guardavano in bocca e, come fossimo degli schiavi, sceglievano i più idonei alle varie faccende. In tal caso i malcapitati passavano alla condizione di civili e portati via a forza. Il fatto di essere ritenuto di scarso rendimento è stato per me la salvezza. Altri momenti angosciosi si verificarono a Sandbostel e a Wietzendorf quando più volte le sentinelle dalla torrette, «I tedeschi ci consideravano dei traditori e come tali eravamo trattati con disprezzo» senza motivi evidenti, mirarono ad ufficiali singoli o a gruppi ferendone ed uccidendone alcuni. La notte dal 6 al 7 aprile 1944, dopo averlo convocato con un inganno, venne vigliaccamente ucciso da una sentinella a Sandbostel il Cap. Thun Von Hohenstein trentino di origine boema, che aveva decisamente rifiutato di optare per la Germania. I tedeschi ci consideravano dei traditori e come tali, eravamo trattati con disprezzo. Essi non tennero mai in considerazione la Convenzione di Ginevra per i prigionieri di guerra e ci declassarono ad Internati escludendoci in tal modo da qualsiasi aiuto materiale e morale della Croce Rossa Internazionale ed anche di quella Italiana. Più volte fummo radunati per ascoltare gerarchi fascisti che venivano a proporci di aderire al nuovo esercito della R.S.I. o in alternativa, a collaborare come lavoratori volontari per 12 ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE 2012

13 PAGINE DI VITA La cartolina di Alberto Marvelli Caro Corrado grazie delle notizie e del tuo ricordo per noi e per Lello. Anche noi ti ricordiamo spesso e rimpiangiamo la tua assenza. Carlo non scrive dal 4 novembre, ma dovrebbe star bene. Noi siamo a Vergiano, Villa Ugolini; è Fornasari a S. Mama (Arezzo) essendo la loro casa crollata completamente. Anche a Rimini poche sono rimaste in piedi. Tutti i nostri giovani di A. C. sono sfollati. Saluti dalla mamma e fratelli. Da me un abbraccio. Alberto (Cartolina spedita il 26 febbraio 1944) il Grande Reich. Dopo la liberazione, da elementi raccolti tra il personale germanico già in servizio al campo, risultò con fondatezza, che nella prima decade di aprile era arrivato l ordine tassativo di Hitler di uccidere gli ufficiali italiani mediante azione di mitragliamento o bombardamento del campo. Le predisposizioni necessarie per l attuazione erano già in corso ma il piano non venne attuato probabilmente perché gli avvenimenti precipitarono ed i tedeschi si trovarono di fronte alla certezza di dover rispondere di tale infame «In occasione del Natale 1944 nel lager di Wietzendorf realizzammo un magnifico presepe» crimine. In occasione del Natale 1944 nel Lager di Wietzendorf realizzammo un magnifico presepe. I personaggi furono creati con mezzi di fortuna, ad esempio il manto azzurro della Madonna venne confezionato con la fascia di un ufficiale. Una volta ritornato in Italia appresi che quest opera natalizia fu trasportato a Milano, nella basilica di Sant Ambrogio. Solo il bue con un grande collare ed una grossa campana rimase nel campo per tenere compagnia a quanti lo hanno visto e non sono più tornati. Degli oggetti personali son riuscito a salvare l orologio da tasca, che mi fu compagno per tutta la prigionia. Durante le perquisizioni poche volte mi fecero togliere le scarpe e quando lo fecero non si accorsero che nella punta di uno scarponcino del N 43 (io ho sempre portato il 40) era nascosto il mio Zenith. Durante uno spostamento in treno, appena risaliti dopo una sosta, avevo trovato il modo di appisolarmi nel carro con uno scarponcino appoggiato alla stufetta spenta. Di notte la stufa venne accesa senza che me ne accorgessi e svegliandomi mi trovai con la punta della scarpa tutta bruciata. Meno male che il piede non arrivava fino in fondo e l orologio era nascosto nella punta dell altra calzatura. Nei vari Lager ho incontrato diversi riminesi. Ricordo con viva simpatia: Leopoldo Bellagamba, Nicola De Nittis, Renato Brioli, Vittorio Voltolini, Guido Giorgi, Pietro Foschi, Edmondo Della Casa, Pietro Para, Manuel De Sarno e tanti altri di cui conservo gli indirizzi che ci scambiammo. A distanza di oltre 65 anni, ripensando alla mia prigionia provo un sentimento di vivissimo, continuo ringraziamento al Signore per il sostegno, i benefici e le tante grazie ricevute. Nei lager tedeschi ho imparato a conoscere gli uomini nelle loro manifestazioni più ignobili e più sublimi ed a considerare le idee ed i valori che riuscivano ad esprimere indipendentemente dal grado, dal titolo di studio e dal ruolo rivestito. Più che le sofferenze, ricordo i frutti che ne sono derivati che hanno fatto crescere in me la disponibilità, la generosità, una più limpida lealtà, il senso dell onore, dell onestà e della verità. Oggi che il tempo ha fatto giustizia di tante cose malfatte, mi viene sempre più il fatto di pensare al periodo trascorso in prigionia come a un austero, intenso periodo di esercizi spirituali, dove l anima si è forgiata al bene non virtuale, ma secondo coscienza dopo una catarsi che, superato il mezzo secolo, non posso che ritenere provvidenziale. ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE

14 PAGINE DI VITA Corrado Ghini Corrado Ghini, al ritorno dalla prigionia, ha ripreso il suo lavoro presso le Ferrovie dello Stato a Bologna. Si é sposato nel 1948 a Rimini nella Parrocchia di San Giovanni Battista con Giovanna Fabbri, maestra elementare, insegnante presso la Scuola Comunale di Passano di Coriano. Nel 1950 la sua nuova famiglia si é trasferita a Bologna ove abita tuttora. È stato alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato sino al La famiglia di Corrado attualmente é composta, oltre che dalla moglie, da tre figlie con i rispettivi coniugi, 7 nipoti e 6 bisnipoti. «Quando penso al periodo trascorso in prigionia lo avverto come a un austero, intenso periodo di esercizi spirituali» Don Luigi Francesco Pasa Don Luigi Francesco Pasa, instancabile e indimenticabile cappellano salesiano, condivise la sorte degli internati Militari nei lager di Beniaminowo, Sandbostel e Wietzendorf, finì suoi giorni a Rimini, ospite di una parente, il 27 agosto Dal 1994 i suoi resti mortali sono custoditi nella Cappella Votiva del Cimitero dedicata ai Caduti di tutte le guerre, a fianco della lapide a muro che ricorda i tre martiri riminesi caduti per la libertà. Il mio «buon compagno di prigionia» (opera di Don Pasa per gli Internati Militari Italiani nei lager del Terzo Reich) era nato ad Agordo di Cadore il 17 marzo 1899, aveva combattuto nella Grande Guerra tra i «ragazzi del 99» ed era stato poi legionario con D Annunzio a Fiume. Il 7 luglio 1929 fu ordinato sacerdote salesiano. Divenne Cappellano Militare nella Regia Aeronautica e in tale ruolo prestò la sua attività all Aeroporto di Aviano. Nel settembre 1943, in seguito alla violenta reazione dei tedeschi dopo l annuncio dell armistizio, per non abbandonare i suoi avieri subì la deportazione nei lager del terzo Reich, dove rimase internato per oltre due anni nei campi di Benjaminowo, Sandbostel e Wietzendorf. Il nome di don Pasa per migliaia e migliaia di internati nei lager fu sinonimo di speranza e di coraggio. La chiesa di San Girolamo dopo i bombardamenti del ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE 2012

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16 DENTRO LA STORIA Le prime norme del traffico cittadino Dal senso unico ai semafori Le regole del 1865 fissano i parcheggi, impongono i divieti e stabiliscono le contravvenzioni di Manlio Masini Comunicazioni del sindaco di Rimini, Pietro Fagnani, del 16 giugno 1865 sui luoghi di parcheggio dei carri e delle bestie e sulle prime norme che regolamentano il traffico cittadino (Cart. Gen. in ASCR-ASR.). Via Principe Umberto con transito a senso unico, dalla città al mare. Con l arrivo degli anni Sessanta dell Ottocento, Rimini avverte l esigenza di regolamentare il traffico della via Principe Umberto (oggi Giovanni XXIII). L arteria, pur essendo grande e rettilinea, nella stagione dei bagni comincia a non reggere più il viavai di persone, veicoli e merci che procede in direzione dello Stabilimento balneare e della Stazione ferroviaria (1). Soprattutto nei giorni di mercato il movimento delle vetture, che fanno la spola dal centro storico ai due luoghi di riferimento, crea notevoli ostacoli alla circolazione e provoca non pochi incidenti: cavalli imbizzarriti che se ne vanno a briglie sciolte per la carreggiata, derrate alimentari che stramazzano a terra, litigi tra vetturali, urla, imprecazioni.... Proprio per queste scene di ordinario quotidiano, nell estate del 1865 il municipio istituisce su quel tratto di strada il transito a senso unico. Tutte le vetture e i mezzi di trasporto che marciano in direzione del mare e della ferrovia sono obbligati a «battere», specifica l ordinanza del sindaco, il corso Umberto, mentre quelli che ritornano in città devono procedere per le vie Clodia e Gambalunga (2). Contemporaneamente all istituzione del senso unico lungo la via Principe Umberto, il primo in assoluto nella storia di Rimini, si dettano le disposizioni anche per i parcheggi dei mezzi di locomozione che, da tempo, nei giorni di mercato creano notevoli inconvenienti ai cittadini. Gli esercenti, infatti, in assenza di precise norme, sono soliti abbandonare i carri e le bestie dove capita, per poi andarli a riprendere a mercato concluso. Le nuove regole del 65 fissano i parcheggi, impongono i divieti e stabiliscono le contravvenzioni. Dal quell anno nessuno potrà più fare il proprio comodo: qualsiasi veicolo, con o senza animali, dovrà essere lasciato sul piazzale della Rocca (piazza Malatesta) e nei piazzali delle chiese dei Teatini e di Santa Innocenza. I mezzi di trasporto che occuperanno altri spazi saranno multati (3). Nei giorni di mercato la viabilità cittadina è completamente stravolta. La folla che cala a Rimini in quelle canoniche giornate crea un susseguirsi di ingorghi, ostruzioni e infortuni. La strada che risente maggiormente di questa baraonda è il corso d Augusto e precisamente quel segmento compreso tra le due piazze: un «budello» sempre intasato 16 ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE 2012

17 DENTRO LA STORIA di veicoli, che impediscono il normale cammino dei passanti. Tanto che in alcuni momenti della giornata attraversare quella strettoia diventa un impresa. Col tempo, inoltre, ai carri, ai barrocci e alle carrozze si aggiungono le biciclette, le motociclette e le automobili. Intorno alla fine degli anni Dieci il disordine su quella strada è talmente indescrivibile che qualcuno avanza l ipotesi di istituire addirittura un isola pedonale ; in mancanza di questa, c è chi invoca più rigore nell applicazione delle norme di circolazione ed in particolare di quelle che impongono l utilizzo della circonvallazione per carri e carrette di passaggio. Norme, queste, che a detta dei giornali nessuno rispetta, perché manca chi, codice alla mano, provveda a stilare contravvenzioni (4). Scrive Germinal il 23 agosto 1919: «Il transito di quel tratto del corso d Augusto che va da piazza Giulio Cesare a piazza Cavour è davvero impossibile sia per l eccessivo agglomerato di persone, che specialmente nei giorni di mercato ostacolano il passaggio, sia per l andirivieni continuo di veicoli d ogni genere». Negli anni Venti su quel caotico tragitto si insediano addirittura i binari del tram elettrico e il mastodontico mezzo di trasporto pubblico, che dalla piazza Cavour raggiungerà l affollata piazza Giulio Cesare e viceversa, non farà che aumentarne di gran lunga l intasamento (5). Un po di respiro, si avrà a partire dagli anni Trenta, quando il mercato traslocherà nell ex caserma di San Francesco. Ma poi, con l aumento sempre più frenetico del traffico motorizzato, tutto tornerà come prima, se non peggio, e s imporranno nuove regole. E tra queste, le innovative «segnalazione di viabilità elettrica», cioè i semafori. Il primo rivoluzionario aggeggio a tre luminosità viene installato nell incrocio di via Tripoli con le vie Flaminia e XX Settembre. È il Diario Cattolico del 23 settembre 1933 che ne dà l annuncio: «dal 3 corr. in avanti (nei crocevia ) la circolazione dei veicoli e dei pedoni è disciplinata da semafori a tre colori: verde, giallo, rosso. Il vede è segnale di via libera; il giallo è segnale di avvertimento e di sgombro; il rosso è segnale di arresto». Il binario del tram in Corso d Augusto. Il mercato di piazza Giulio Cesare ingolfato di traffico e attraversato dal tram elettrico su rotaie. Note 1) Lo Stabilimento balneare viene inaugurato nel 1843, mentre la linea ferrata Bologna-Ancona è del 1861/62 2) La vigilanza della normativa spetta alle guardie municipali. Si veda il Regolamento di Polizia Urbana del 9 settembre 1864 e l articolo 101 della Legge municipale 23 ottobre Questa norma è la prima regolamentazione del traffico cittadino. C è da dire, tuttavia, che alla fine degli anni Trenta dell Ottocento una «disposizione» indirizzava il traffico esterno o extra urbano, sulla nuova circonvallazione proprio per evitargli la strettoia della strada Maestra (corso d Augusto). 3) Cfr. Avviso n Regno d Italia / Municipio di Rimini - del sindaco Cav. P. Fagnani (segretario capo municipale Francesco Turchi) datato 16 giugno 1865, in Carteggio Generale 1865 B. 900, presso ASCR-ASR. 4) Cfr. Elia Testa, Relazione sui vari servizi dipendenti dall Ufficio di Polizia Municipale, Tipografia Artigianelli, Rimini 1908, Allegato n 64, in ACCR,. 5) Il passaggio del tram in piazza Giulio Cesare è motivato dall esigenza di servire la stazione. Il mezzo pubblico, dopo aver attraversato la strettoia del corso d Augusto prosegue lungo la via IV Novembre. I lavori di sistemazione dei binari tranviari lungo il corso iniziano nell aprile del 1926 e nel giugno di quell anno è inaugurata la linea. Il primo luglio 1939 con l arrivo della filovia il capolinea urbano verrà trasportato in piazza Giulio Cesare (cfr. Manlio Masini, Rimini in tram, Maggioli, Rimini, 1985). ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE

18 VISERBA Dalla stampa ( ) La cronaca in pillole «Tra le richieste del Comitato: la stazione dei carabinieri, il servizio medico notturno, la strada litoranea e le stufe negli ambienti scolastici» 1914 / I soliti impuniti Viserba, 13 gennaio. Furto. I soliti ignoti, hanno rubato da un terreno del sig. Gamberini un palo appartenente alla Società dei telefoni. Come gli autori dei precedenti furti sono rimasti sconosciuti, così rimarranno anche questi ultimi. Il Comitato Pro Via cura di Manlio Masini 1913 / Mariuoli da spiaggia «Viserba, 16 luglio. La scorsa settimana diversissimi capanni vennero visitati dai ladri che asportarono lenzuoli, accappatoi e costumi. Uno solo dei mariuoli venne tratto in arresto. È bene si sappia che non è di qui. Quanto sarebbe necessaria una stabile stazione di carabinieri!». Il Momento, 17 luglio / I soliti ignoti «Furti. - A Viserba nella Villa Maccaferri di notte ad ora imprecisata ignoti involarono in un comò L appartenenti ad una signora forastiera che trovasi colà ai bagni. Dei lestofanti si fa attiva ricerca». Corriere Riminese, 20 agosto dal Sig. Maccaferri abbiamo avuto altri tre furtarelli. L altra notte a Viserba, forzando una finestra verso il mare, penetrarono nella calzoleria di Melandri Archimede asportando scarpe e sandali e arrecando un danno di circa 200 lire. S intende che i cavalieri di destrezza possono commettere a loro bell agio le loro gesta, perché la spiaggia di giorno e di notte è lasciata in un deplorevole abbandono. Una stazione di carabinieri è una necessità urgente. Speriamo che il Comitato Pro Viserba saprà comprendere tra i bisogni del paese anche questo, della presenza della forza pubblica». Il Momento, 25 settembre / Eroi delle tenebre «Viserba, 8 ottobre. Vandalismo - Domenica notte alcuni eroi delle tenebre fracassarono parecchie lampadine elettriche di quelle che illuminano il viale. Questi atti teppistici si vanno moltiplicando e impressionano. E ancora non ci si accorda una stazione di RR. Carabinieri!». Il Momento, 9 ottobre / La notte senza medico Viserba, 8 ottobre. Condotta medica - Il nostro medico è in permesso regolare ed è stato sostituito da un altro sanitario che disimpegna con premura il suo interinato, ma è doloroso che per esigenze professionali egli non possa pernottare in paese. Così gli abitanti, in caso di bisogno si troveranno senza medico. Non è il caso di provvedere, signor R. Commissario?». Il Momento, 9 ottobre / Hanno rubato un cavallo Viserba, Furto. La notte scorsa è stato rubato dalle stalle del vetturale Enrico Bernardi un cavallo del valore di circa L La frequenza dei furti impressiona questa popolazione che reclama una stazione di RR. Carabinieri. Il Momento, 1 gennaio / Un crescendo impressionante di furti «Viserba, 21 sett. Furti. È impressionante il crescendo dei furti che si commettono lungo la spiaggia tra Viserba e Viserbella. Dopo il furto patito 18 ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE 2012

19 serba intanto inizia pratiche direttamente a Roma presso il Ministero dell Interno per ottenere una stazione di RR. Carabinieri. Il Momento, 15 gennaio / Una strada per dare lavoro ai disoccupati Viserba, 8 settembre. Per provvedere alla disoccupazione, giovedì il Sindaco ricevette il Comitato Pro Viserba al quale fece promessa formale che per dare lavoro agli operai si sarebbe provveduto alla completa esecuzione del progetto, da tempo preparato e approvato, della strada litoranea che deve unire Viserba a Viserbella, non solo ma anche del ponte. Così il desiderio degli abitanti e dei forestieri sarà, speriamo, un fatto compiuto. Il Momento, 13 settembre / Scolari che marinano la scuola Viserba. Istruzione pubblica. - Se esiste una legge sulla istruzione obbligatoria; vi saranno anche delle pene per i trasgressori. Perché non si esercita, da chi ne ha l obbligo, una maggiore sorveglianza sui genitori che trascurano di far frequentare le scuole ai loro figli? Si vedrebbero per le strade meno monelli e si registrerebbero meno atti vandalici, perché la scuola istruisce, educa e ingentilisce l animo. Il Momento, 31 dicembre / Sia imparziale, per l avvenire! Al Capo Stazione. - È vero che l Art. 320 della legge sui lavori pubblici vieta agli estranei alla ferrovia di introdursi, di circolare e fermarsi nel recinto di essa, ma è anche vero che tale divieto è generale e non secondo il capriccio di chi avrebbe il dovere di far osservare a tutti indistintamente tale divieto. Ora si domanda al nostro Sig. Capo Stazione perché solo a qualcuno richiede il rispetto della legge, mentre alla maggior parte, non esclusi i bimbi, lascia libero il passaggio? Lungo il binario è un continuo transito persino di biciclette! Sia imparziale, per l avvenire. Il Momento, 13 febbraio / Imparziale sì, ma solo con quelli che hanno più criterio! Il Capostazione di Viserba ci scrive a proposito della corrispondenza pubblicata nell ultimo numero, avvertendo che gli è spesso impossibile impedire il transito in luoghi vietati e che, perciò, redarguisce a preferenza coloro che hanno più criterio. Prendiamo atto delle sue dichiarazioni, notando però che il sistema da lui adottato si presta agli equivoci; meglio sarebbe chiedere alla Direzione Compartimentale se non una guardia fissa un cancello; in ogni caso far procedere per tutti alle contravvenzioni del caso. Il Momento, 27 febbraio / Arrestato un bruto Atti di libidine a Viserba: la chiusura delle scuole. Lunedì scorso è stato tratto in arresto e deferito all autorità giudiziaria V. M. per atti di libidine consumati su una diecina di bambine, alunne delle scuole elementari. Il V. -che è proprietario dello stabile e in esso ha la sua abitazione- approfittava di tale circostanza per i suoi scopi immondi. Il fermento della popolazione perdurò vivissimo anche dopo l arresto, tanto che si credette opportuno chiudere senz altro le scuole. Ci auguriamo che possano essere quanto prima riaperte in più... sicura sede. Il Momento, 1 maggio / In piazza a reclamare lavoro Viserba. Disoccupazione. - Martedì una numerosa schiera di lavoratori disoccupati si recarono a Rimini in Comune per reclamare l inizio di lavori già approvati, poiché il bisogno della classe operaia è tale da non ammettere ulteriori dilazioni. Venne nominata una commissione... La commissione, ricevuta con molta cortesia dal Sindaco e dagli Assessori... si portò poi dal Sotto Prefetto... Avuta assicurazione del suo interessamento, la Commissione ringraziò e scese in piazza a riferire agli operai che con calma dignitosa attendevano l esito dei due colloqui avuti. Conosciute le risposte e le assicurazioni avute, si sciolsero pacificamente dando prova di educazione civile. Il Momento, 8 maggio / Viserba. Scuole. - Nelle nostre scuole, a tutt oggi, non sono state accese le stufe per riscaldare gli ambienti che raccolgono i nostri piccoli scolari. E così i bambini se ne tornano a casa piagnucolando e intirizziti dal freddo. Richiamiamo l attenzione di chi dovrebbe già aver provveduto a meno che non si attenda il mese delle rose. Il Momento, 23 dicembre ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE

20 STORIA DELL ARCHITETTURA I siti sopra e di fianco al Borgo di Marina Il porto e i sobborghi tra le mura e il mare Un patrimonio storico di mura e torri malatestiane e medicee distrutto per l attuazione di uno dei primi piani regolatori di Rimini romano del 268 a.c, con due torri, dall uscita della fossa Patara dalle mura antiche fino all Anfiteatro. Espongo dei fatti osservati da studiosi importanti e non recepiti dagli addetti ai lavori. Fordi Giovanni Rimondini Agostino di Duccio, formella del Cancro, Cappella dei Pianeti, Tempio Malatestiano. L immagine del porto e delle sue fortificazioni e del Borgo di Marina dovrebbe essere abbastanza realistica. L ipotesi sostenuta nell articolo è che questa immagine riproduca l antico porto romano e quello medievale. Il porto antico nella parte destra del fiume apparso durante gli scavi della ghiaia. La banchina primitiva sporge in basso, con un probabile masso bucato per assicurare le barche con corde. Sopra questa banchina ve n è un altra antica sempre di pietre squadrate, segno forse dell incipiente fenomeno di subsidenza. (Foto Emilio Salvatori) Non pretendo di formulare verità indiscutibili ma ipotesi fondate e ragionevoli su due aree urbane dalla storia assai complessa se non intricata: l area portuale tra il ponte d Augusto e Tiberio e porta Galliana, e il fora da mare tra il Borgo di Marina e l anfiteatro. Anche per la conoscenza di queste aree si deve attingere alle pubblicazioni di Oreste Delucca che ha ampliato a dismisura le nostre fonti di conoscenza (1). Tuttavia è possibile, a mio avviso, proporre ipotesi alternative plausibili alle tradizionali affermazioni storiografiche sia sull area portuale del Marecchia sia sul sito del presunto secondo porto antico di Ariminum. Scavi ben diretti e relazioni di scavo pubblicate in tempi ragionevoli confermeranno o meno le seguenti ipotesi che mi sembrano più promettenti. Partiamo dalla veduta di Rimini di Agostino di Duccio, la formella del Cancro, senza la pretesa che sia una fotografia del porto di Rimini dei suoi tempi, potrebbe però rappresentare la scena del porto sia antico che medievale fino alla metà del 400. Tra la torre portaia sul ponte e la porta Galliana, sono rappresentati: a) il bordo del fiume possibile banchina naturale o molo di attracco delle barche ; b) un telo di mura merlate ma senza beccatelli; c) un altro telo di mura merlate senza beccatelli più alte. Malgrado le numerose vicende testimoniate dagli atti superstiti di una storia più che millenaria del fiume e del porto, avanzo l ipotesi che questa sia la scena reale unica del porto a cui riferirsi per tutta la storia dal 268 avanti Cristo il porto romano comprendente anche le banchine di pietra scoperte sull altra sponda agli anni di Sigismondo Pandolfo ( ). Vediamo qui raffigurato tutto lo spazio del porto antico e di quello medievale. Si noti che la prima mura merlata va dal fianco della porta Galliana alla metà circa della porta sul ponte. È dunque il muro che esiste tuttora e che contiene, con grossi rappezzi, il canale del porto nella parte destra. L altro muro è scomparso senza lasciare traccia visibile. Nel muro superstite, come hanno rilevato Marcello Cartoceti e Luca Mandolesi, che hanno condotto parziali scavi nell area, si aprono due porte, una quasi a sesto acuto e una a tutto sesto, probabilmente di epoca sigismondea di una terza c è una traccia ; davano accesso dalla città alle banchine del porto. Dietro queste porte sono stati ritrovati frammenti di ceramiche dei primi del 500, epoca in cui presumibilmente queste aperture e la porta Galliana vennero terrapienate. La parte del muro sul canale che vediamo oggi tra le porte murate e il ponte risale al 700. Nel bassorilevo, la porta Galliana ha davanti due piccole false braghe merlate, oggi scomparse, e le banchine continuano nell area portuale del Borgo di Marina. Nell area alla destra della via del mare (attuale via Giovanni XXIII) usciti dalla Porta di Marina la trecentesca porta di san Giorgio o dei Cavalieri, che forse prendeva il nome da un Collegio dei Cavalieri di San Giorgio che decadde o non riuscì a decollare nel 1551 (2), sulla destra si stendevano gli orti dei Sobborghi di Marina: li divido in tre parti: l addizione di Carlo presso la chiesa dei Domenicani; le fortificazioni malatestiane e cinquecentesche, spacciate dal Clementini come il molo e il faro del presunto secondo porto di Ariminum; il muro 20 ARIMINUM SETTEMBRE OTTOBRE 2012

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