BIZANTINI, LONGOBARDI E ARABI IN PUGLIA NELL ALTO MEDIOEVO

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1 BIZANTINI, LONGOBARDI E ARABI IN PUGLIA NELL ALTO MEDIOEVO Atti del XX Congresso internazionale di studio sull alto medioevo Savelletri di Fasano (BR), 3-6 novembre

2 PAUL ARTHUR PER UNA CARTA ARCHEOLOGICA DELLA PUGLIA ALTOMEDIEVALE: QUESTIONI DI FORMULAZIONE ED INTERPRETAZIONE Ho presentato questa relazione sulla Puglia altomedievale a Fasano appena rientrato dal convegno su Byzantium in Transition a Cipro, dove ero stato invitato a parlare dell occidente bizantino tra VII ed VIII secolo. Quest ultimo mi aveva portato a rivedere i dati disponibili per l insediamento e il paesaggio provenienti dall Italia meridionale e dalla Sicilia. Posso affermare che allo stato attuale la Puglia, ma non tutta, può vantare di essere la regione meglio indagata del Mezzogiorno a livello archeologico per quanto riguarda la distribuzione dell insediamento e la conoscenza dell habitat rurale attraverso i secoli dell alto medioevo 1. Questa è sostanzialmente una novità degli ultimi vent anni, dovuta largamente agli indirizzi di ricerca degli atenei di Foggia e di Lecce. È stata proprio l Università di Foggia a promuovere il più importante convegno su questo tema nel , con l intento di fare il pun- 1. Cfr. per esempio, le parole «Tuttavia, così come per altre aree della Calabria, non si è ancora giunti ad una compiuta individuazione di quegli elementi topografici e di cultura materiale utili a comprendere, con maggior precisione, quel cruciale momento che porta, abbandonate le fasce costiere nel protomedioevo, al sorgere di nuovi poli di aggregazione in altura. In buona sostanza, mancano ancora materiali e strutture utili a colmare quel vuoto che si registra per i secoli VIII-X», di F.A. CUTERI, G. HYERACI, P. SALAMIDA, Appendice I Il territorio di Stilo nel medioevo. Popolamento, paesaggio, cultura materiale, in Kaulonía, Caulonia, Stilida (e oltre), III, Indagini topografiche nel territorio, a cura di M.C. PARRA, A. FACELLA, Pisa, 2011, pp Ma anche per la Toscana Marco Valenti ha scritto «Il grande intervallo cronologico per il quale l indagine territoriale non produce dati utili alla costruzione di un modello diacronico dell insediamento (metà VI- IX) è in parte colmato dai risultati provenienti dai cantieri di scavo»: M. VALENTI, Insediamento altomedievale nelle campagne toscane. Paesaggi, popolamento e villaggi tra VI e X secolo, Firenze, 2004, p. 14. Chiaramente la svolta è stato lo scavo. 2. Primo Seminario sul Tardoantico e l Altomedioevo in Italia Meridionale Foggia febbraio 2004: ora edito come Paesaggi e insediamenti rurali in Italia meridionale fra tar-

3 60 PAUL ARTHUR to sulla situazione e stimolare le ricerche, fornendo una puntuale visione panoramica delle indagini in corso sul territorio rurale attraverso l Italia meridionale. A questo lavoro svolto dai nostri atenei, va aggiunto un più diffuso interesse per la conoscenza del territorio e per la sua ricognizione sistematica, anche da parte di alcune università straniere. Nel ringraziare gli organizzatori di questo convegno per avermi invitato a parlare dell argomento Per una carta archeologica della Puglia altomedievale, specifico subito che una carta archeologica è una rappresentazione e descrizione cartografica della realtà storica nella misura in cui siamo capaci di percepirla sulla base della cultura materiale sopravvissuta. Ha il vantaggio rispetto ad una semplice carta storica, di trascendere i dati politici, geografici e toponomastici trasmessi dalle fonti scritte. Idealmente, comunque, le due grandi categorie di dati, materiali e documentarie, dovrebbero interagire su di una stessa piattaforma cartografica. Inoltre, nonostante il comune uso del vecchio termine carta archeologica al singolare, come se tutto potesse essere condensato in un unico foglio di carta, il prodotto cartografico deve rappresentare, per quanto possibile e con tutti i limiti posti dalle cronologie, il trascorrere del tempo che è la storia. Questo non riguarda semplicemente la presenza o l assenza di insediamenti, ma anche il fitto intreccio fra loro e le caratteristiche paesaggistiche ed ambientali che, tra l altro, erano e sono in costante mutamento. Ovviamente una singola carta non può rappresentare la complessità delle caratteristiche naturali, gli elementi e le azioni umane attraverso i secoli di storia alto medievale, comprese le dimensioni sociali, culturali e religiose, né a livello cronologico, né a livello tematico; complessità a cui invece ben si adattano le potenzialità offerte dalla cartografia informatizzata o GIS, con la capacità di gestire, analizzare, strutturare ed illustrare un immensa quantità di dati a livello spaziale, anche tridimensionalmente e a livello diacronico. Tra poco, con lo sviluppo del GIS e con la sua integrazione nell ambito della realtà aumentata (augmented reality), avremo uno strumento di enorme potenza per analizzare, interpretare e comunicare la storia del paesaggio. doantico e alto medioevo. Atti del Primo Seminario sul Tardoantico e l Altomedioevo in Italia Meridionale (Foggia febbraio 2004), a cura di G. VOLPE, M. TURCHIANO, Bari, 2005.

4 PER UNA CARTA ARCHEOLOGICA DELLA PUGLIA ALTOMEDIEVALE 61 Ma prima di tutto, chiaramente, una cartografia archeologica si basa sul riconoscimento delle tracce fisiche del passato, la cui raccolta preferibilmente avviene tramite una ricognizione diretta, intensiva e sistematica del territorio o field survey, nonché tramite l inclusione dei dati archeologici raccolti nel passato da scavi, recuperi e segnalazioni. La ricognizione, come le altre discipline archeologiche, richiede il lavoro di specialisti con i loro metodi e conoscenze specifiche, che oggi devono anche padroneggiare una sostanziale e complessa letteratura specialistica basta scorrere i lavori editi nei cinque volumi di The Archaeology of Mediterranean Landscapes, editi come frutto del Populus Project più di dieci anni fa 3. Le ricognizioni archeologiche della Puglia hanno una lunga tradizione molti conosceranno i lavori aerofotografici eseguiti nel Tavoliere da parte di John Bradford della Royal Air Force alla fine della seconda guerra mondiale, a cui, negli anni 50 e 60, sono seguite le ricognizioni condotte sotto il patrocinio della Society of Antiquaries of London 4. Nel 1987 fu edito il primo volume sul Neolitico, mentre i proposti volumi sull età romana e sul medioevo, purtroppo, non hanno mai visto la luce 5. Negli anni successivi vari altri studiosi hanno poi eseguito delle ricognizioni più o meno estensive in terra pugliese, compresi Lorenzo Quilici e Stefania Quilici Gigli, Giovanni Uggeri e Cosimo Damiano Fonseca, quest ultimi due impegnati anche nel censire le tracce dell insediamento rupestre in Terra d Otranto 6. Dagli anni 80 in poi sono 3. I volumi hanno i rispettivi sottotitoli: 1. Reconstructing Past Population Trends in Mediterranean Europe (3000 BC AD 1800) a cura di J. BINTLIFF e K. SBONIAS; 2. Environmental Reconstruction in Mediterranean Landscape Archaeology a cura di P. LEVEAU, F. TRÉ- MENT, K.WALSH eg.barker; 3. Geographical Information Systems and Landscape Archaeology a cura di M. GILLINGS, D. MATTINGLY e J. VAN DALEN; 4. Non-Destructive Techniques Applied to Landscape Archaeology a cura di M. PASQUINUCCI e F. TRÉMENT; 5. Extracting Meaning from Ploughsoil Assemblages a cura di R. FRANCOVICH e H. PATTERSON; tutti editi a Oxford nel Cfr. anche il manuale F. CAMBI, Archeologia dei paesaggi antichi: fonti e diagnostica, Roma, Cfr. J. BRADFORD, Ancient Landscapes, London, G.D.B. JONES, Apulia, vol. 1: Neolithic Settlement in the Tavoliere, Society of Antiquaries of London, London, Repertorio dei beni culturali archeologici della provincia di Brindisi, in Quaderni dell Amministrazione Provinciale di Brindisi, n. 11, a cura di L. QUILICI, S. QUILICI GIGLI, Fasano, 1975; G. UGGERI, Gli insediamenti rupestri medievali, Problemi di metodo e prospettive di ricerca, in Archeologia Medievale, I (1974), pp ; C.D. FONSECA, A.R. BRUNO, V. IN-

5 62 PAUL ARTHUR stati realizzati progetti di ricognizioni sistematiche condotte da varie università, spesso straniere (Amsterdam, Ohio, Siena, Sydney), ma con lo scopo principale di indagare l età protostorica e classica. In tempi più recenti sono stati attivati alcuni grandi progetti di survey, come la carta archeologica che abbraccia una buona parte della Puglia, dal Salento al Tavoliere, da parte del Laboratorio di Topografia Antica dell Università del Salento diretto da Marcello Guaitoli, e poi l attuale lavoro per la stesura della Carta dei Beni Culturali della Regione Puglia di cui l amico Giulio Volpe è uno dei principali responsabili 7. Quest ultima, che non è basata su una nuova ricognizione diretta commissionata allo scopo, ma che tenta di fare tesoro di ricerche già eseguite, organizzando le informazioni in una grande banca dati gestibile anche attraverso una piattaforma GIS, ha come obiettivo principale quello di assistere ad una più corretta ed informata pianificazione territoriale. In questo mio contributo, invece, prenderò in considerazione principalmente le ricognizioni archeologiche che hanno visto la loro edizione finale o che, comunque, sono rappresentate da studi dettagliati, che permettano perciò di farsi un idea di quello che è stato percepito del territorio e nel territorio (Fig. 1). Non affronterò il lavoro svolto nell ambito della Carta dei Beni Culturali della Regione Puglia, già oggetto di più articoli di sintesi, né le molteplici ricognizioni del Laboratorio di Topografia Antica, ancora in fase di analisi. Vediamo ora i dati archeologici disponibili (o meno) per costruire una cartografia della Puglia durante l alto medioevo. La provincia di Lecce conta attualmente 2.759,39 chilometri quadrati (il 14,3% del territorio pugliese), e comprende, finora, intorno a 550 siti di età medievale identificati (dal VII al XV secolo). Purtroppo, il conteggio comprende molti più insediamenti databili tra il XIII e il XV secolo, che di età alto medievale, non soltanto perché presumibilmente più frequenti, ma soprattutto in GROSSO, A.MAROTTA, Gli Insediamenti Rupestri Medioevali nel Basso Salento, Galatina, Metodologie di catalogazione dei Beni Archeologici, BACT 1.2, a cura di M. GUAITOLI, Lecce-Bari, 1997; G. VOLPE, Un nuovo strumento di pianificazione territoriale: La Carta dei Beni Culturali della Puglia in Il paesaggio nell analisi e pianificazione del territorio rurale, a cura di P. DAL SASSO, Foggia, 2010, pp. 7-19,

6 PER UNA CARTA ARCHEOLOGICA DELLA PUGLIA ALTOMEDIEVALE 63 virtù dalla maggior attestazione nelle fonti documentarie degli insediamenti in esistenza nel basso medioevo. Comunque sia, il dato numerico per la provincia di Lecce ci porta a calcolare un numero minimo di almeno un sito medievale per ogni 5 chilometri quadrati. Se, solo per ragionare, utilizziamo questo risultato per calcolare un numero minimo di siti medievali per l intera superficie della regione Puglia, che conta km2, otteniamo una stima di almeno siti. Penso che la stima sia probabilmente piuttosto bassa, soprattutto perché il numero di siti calcolati in partenza deriva solo in minima parte da ricognizioni intensive. È chiaro, comunque, che il carattere e l intensità di insediamento e popolazione doveva variare significativamente attraverso la Puglia, come tuttora, con una densità relativamente alta nel Salento. A modo di confronto, nella Toscana, la ricognizione intensiva di 1.979km2 nelle province di Siena e Grosseto, hanno portato all individuazione di aree archeologiche 8. Per una serie di motivi, la maggior parte delle ricognizioni archeologiche già effettuate in Puglia offrono ben pochi dati per tentare una ricostruzione del paesaggio medievale, alto o basso che sia. Domina ancora, anche presso alcuni ricercatori, una visione negativa dell alto medioevo come periodo di declino, decadenza, distruzione ed abbandono, rispetto al precedente periodo romano. Secondo le visioni tradizionali, l età romana sarebbe stata seguita da un inselvatichimento del paesaggio rurale, domato e messo a regime solo con i dissodamenti operati verso il Mille. Questa supposizione ha permesso a vari studiosi di ritenersi autorizzati a trascurare eventuali ricerche sul territorio in età medievale, considerato anche periodo troppo prossimo all età moderna, poco fruttuoso (in ottica materialista). A questo si aggiunge un ingiustificata convinzione che le fonti scritte siano sufficienti per rispondere ad eventuali domande storiche sull età di mezzo; perciò, apparentemente, non degno di studio a livello archeologico. Trovo abbastanza miope quest atteggiamento che può serenamente abolire 1000 anni di testimonianze archeologiche, per non parlare 8. M. VALENTI, La formazione dell insediamento altomedievale in Toscana. Dallo spessore dei numeri alla costruzione di modelli, indopo la fine delle ville: le campagne dal VI al IX secolo. Atti dell 11 Seminario sul tardoantico e l alto medioevo (Gavi, 8-10 maggio 2004), a cura di G.P. BROGIOLO, A. CHIAVARRIA, M. VALENTI, Mantova, 2005, pp

7 64 PAUL ARTHUR poi della ricerca sulla cultura materiale di questi ultimi 500 anni, post-medievali. Inoltre, per poter utilizzare le evidenze trascurate dalla maggior parte delle ricognizioni finora eseguite, le ricognizioni dovranno essere ripetute, con tutti i costi che ne derivano e non solo in termini finanziari. È evidente, e non solo dai casi salentini discussi in seguito, come un progetto di ricognizione dovrebbe essere cronologicamente trasversale 9, evidenziando la longue durée della storia territoriale, con l impiego di specialisti diversificati per poter ricostruire più efficacemente l impatto sul territorio dell attività antropica e l insediamento (e vice versa) nei vari periodi in modo equilibrato e, perciò, confrontabili fra di loro. A rendere ancor più complicata la faccenda è l apparente invisibilità archeologica dell alto medioevo, ovvero la difficoltà nel riconoscere gli indicatori archeologici delle culture alto medievali, e soprattutto la ceramica, assai meno evidenti se confrontati con la cultura materiale di età classica oppure del basso medioevo ed età moderna. Con la fine del mondo classico e della tarda antichità, che possiamo porre in Italia sostanzialmente con i traumi derivanti dalla guerra greco-gotica, è calata ulteriormente la popolazione (già in declino durante l Impero), nonché la domanda di beni, e si è affievolito il mercato che aveva permesso la capillare circolazione di tutta una serie di forme e classi ceramiche di buona qualità e facilmente riconoscibili, entro un economia fino ad allora largamente monetizzata. La cultura materiale successiva era perlopiù essenziale 10. Risultato della contrazione economica è stata, inoltre, la maggior difficoltà di impiegare materiali resistenti e relativamente costosi nell edilizia, come anche di usufruire di manodopera specializzata (scalpellini, falegnami, fabbri,...) e le loro capacità tecniche e produttive 11. In un nuovo clima di diffusa auto- 9. Per esempio J.F. CHERRY, J.L. DAVIS, E. MANTZOURANI, T. WHITELAW, Landscape archaeology as long-term history: northern Keos in the Cycladic Islands from earliest settlement until modern times, 1991, oppure, A Mediterranean Valley: Landscape Archaeology and Annales History in the Biferno Valley, 1995, a cura di G. BARKER. 10. Non mi stupisce che ceramiche bizantine e longobarde tra VII e X/XI secolo, prima dell estesa diffusione delle ceramiche invetriate, sono state più volte confuse con ceramiche protostoriche o romane acrome e da cucina. Perfino la ceramica a vetrina pesante o Forum Ware è stata erroneamente identificata nel passato. 11. Vedi, per esempio, vari contributi sulla questione in Technology in Transition A.D , a cura di L. LAVAN, E. ZANINI, A. SARANTIS, Leiden, 2007.

8 PER UNA CARTA ARCHEOLOGICA DELLA PUGLIA ALTOMEDIEVALE 65 sufficienza e di risparmio nei costi, la cultura materiale si è basata sempre di più sull impiego di materiali agevolmente ottenibili, spesso organici, riciclabili e facilmente deperibili, a detrimento della leggibilità archeologica. Le fievoli tracce di questi materiali sono, purtroppo, ancor più facilmente oscurate negli insediamenti con continuità di vita. Graeme Barker, anche in seguito alla sua esperienza di ricognizioni in Tuscania e nella valle del Biferno in Molise dove c era un assenza quasi totale di insediamenti tra 600 e 900 d.c., suggerisce che un altro fattore di invisibilità archeologica era l enucleazione della popolazione, spesso in insediamenti in zone di altura ( hilltop locations ), oggi di frequente ricoperte da foresta 12. Molte zone della Puglia non sono comparabili con i suoi esempi, anche per via di una geomorfologia assai diversa, ma è possibile che fasi alto medievali siano spesso nascoste sotto i piccoli agglomerati attuali. Ad esempio, sia nel centro di Muro Leccese (LE), dove abbiamo avuto occasione di scavare, sia nel centro di Cannole (LE), dove sono stati effettuati dei lavori pubblici che hanno richiesto uno sbancamento, sono emerse testimonianze di attività durante l alto medioevo. Le capanne di VII-VIII secolo recentemente scavate a Supersano, a sud di Lecce, erano costruite con zoccolature di pietra calcarea informe, con piani e strutture portanti in legno di quercia, pareti in incannucciata rivestite con intonaco di capanna, ovvero con la terra argillosa essiccata, e con tetti ricoperti di erica (Fig. 2) 13. Questo insieme di evidenze si è conservato soltanto perché rinvenuto carbonizzato in crollo entro delle fosse che giacevano sotto l originale piano di calpestio delle capanne, e di conseguenza sono state preservate da successivi lavori agricoli e dall erosione. Inoltre, anche a San Pietro di Canosa sono state rinvenute varie capanne e tombe databili verso la fine del VII o gli inizi dell VIII secolo (Fig. 3) 14. In quest ultimo caso, è interessante notare che, 12. G. BARKER, Landscape archaeology in Italy goals for the 1990 s, insettlement and Economy in Italy 1500 BC to AD 1500, Papers of the Fifth Conference of Italian archaeology, a cura di N. CHRISTIE, Oxford, 1995, pp (p. 3). 13. P. ARTHUR, G. FIORENTINO, M. LEO IMPERIALE, L insediamento in Loc. Scorpo (Supersano, LE) nel VII-VIII secolo. La scoperta di un paesaggio di età medievale, inarcheologia Medievale, XXXV (2008), pp G. VOLPE, P. FAVIA, R. GIULIANI, D. NUZZO, Il complesso sabiniano di San Pietro a

9 66 PAUL ARTHUR se non ci fossero stati i resti della chiesa sabiniana per fungere da base e da supporto alle capanne, sarebbero state assai più difficili da identificare, in contrasto con le tombe più facilmente individuabili. Perciò, invece di una semplice attenuazione dell insediamento rurale (ed urbano) durante l alto medioevo, penso che sia proprio la diffusa labilità delle stratigrafie e dei resti materiali uno dei motivi principali per cui non possediamo ancora una sufficiente conoscenza archeologica e cartografica dell insediamento bizantino e longobardo in Puglia ed altrove. Per quanto apparentemente paradossale, non è per niente un caso che nelle campagne dell Italia meridionale siano molto più frequenti le scoperte di cimiteri delle popolazioni alto medievali, piuttosto che delle loro tracce abitative 15. All invisibilità archeologica dell alto medioevo va aggiunto il problema, comunque comune anche alla preistoria e all età classica, che tanti siti non sono affatto ricordati dalle fonti, o almeno non durante i loro primi secoli di vita 16. Ho avuto già modo di esaminare questo tema della lacunosità di testimonianze scritte per quanto riguarda i villaggi medievali di Apigliano (Martano, LE) e Quattro Macine (Giuggianello, LE), entrambi in esistenza già 500 anni prima della loro comparsa nei documenti, ma gli esempi sono molti di più (Fig. 4). È innegabile l enorme discrepanza che a volte si manifesta tra fonti materiali e la documentazione scritta, e l importanza di tenerlo ben presente in qualsiasi ricostruzione storica. Se al momento, il quadro fornito dalle fonti scritte e dai dati materiali indica una generale assenza di abitazione, sia nelle città antiche, sia nelle campagne, per gran parte dell Italia meridionale, sostenendo una innegabile diminuzione demografica generalizzata, Canosa, in La Cristianizzazione di Italia tra tardo antico ed alto medioevo. Atti del IX Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana (Agrigento, Novembre 2004), a cura di R.M. BONACASA CARRA, E. VITALE, Palermo,2007, pp Cfr., per esempio, la carta dei cimiteri in C. D ANGELA, L Altomedioevo in Puglia: le necropoli, in Archivio Storico Pugliese LVI (2003), pp. 7-40, in alla aggiunta a questa non esiste, ancora, una carta degli insediamenti o di altri siti archeologici di età alto medievale. 16. Per problemi nell impiego delle fonti per le cartografie ricostruttive cfr. F. CEN- GARLE, F. SOMAINI, Riflessioni e ipotesi di lavoro su storia e cartografia storica, insocietà e storia, 122 (2008), pp

10 PER UNA CARTA ARCHEOLOGICA DELLA PUGLIA ALTOMEDIEVALE 67 comunque da qualche parte la gente viveva 17. Mi sembra perciò chiaro che non possiamo basare le ricostruzioni demografiche, i modelli insediativi e lo sfruttamento delle risorse territoriali durante l alto medioevo sulle cartografie archeologiche attualmente esistenti. Anzi, rischiamo di giungere a delle conclusioni del tutto falsate. Come avremo modo di vedere, alcuni survey stanno gradualmente ridimensionando la scala del collasso insediativo e demografico in Italia alla fine dell antichità, visione che si era andata affermando su base archeologica già dagli anni 70 e il South Etruria Survey, sostituendo la visione per un crollo più graduale con una ridistribuzione della popolazione ed una rimodulazione del pattern insediativo 18. I dati provenienti dalle ricognizioni archeologiche condotte nel Salento esemplificano da un lato un sostanziale salto nelle nostra conoscenza del territorio avvenuto negli ultimi vent anni, dall altro un problema che continua a condizionare fortemente le letture storiche del territorio, sia per la transizione tra tardo antico ed alto medioevo, sia per lo sviluppo territoriale post-classico in genere. Nel Salento sono state effettuate numerose ricognizioni intensive. Fra quelle edite possiamo annoverare le ricognizioni dei territori di Vaste, Valesio, Oria, Soleto, la Southern Messapia survey tra Acquarica del Capo/Presicce e la costa ionica, l Alezio survey, la ricognizione intorno al villaggio medievale di Quattro Macine (Giuggianello, LE) e quella dell ager Brundisinus 19. Quasi tutti in- 17. Cfr. E. LO CASCIO, P. MALANIMA, Cycles and stability. Italian population before the demographic transition (225 B.C. - A.D. 1900), in Rivista di Storia Economica, 21,3 (2005), pp P.es. T.W. POTTER, The Changing Landscape of South Etruria, London, Vaste (B. BELOTTI, Un exemple de prospection systématique au sol: histoire de la ville de Vaste et de son territoire (prov. de Lecce), inmetodologie di catalogazione dei Beni Archeologici, BACT 1.1, a cura di F. D ANDRIA, Lecce-Bari, 1997, pp ), di Valesio (J. BOER- SMA, G.-J. BURGERS, D. YNTEMA, The Valesio Project: Final interim report ICampaign of 1990), in BABesch, 66 (1991), pp ), di Oria (D. YNTEMA, In Search of an Ancient Coutryside, The Amsterdam Free University Field Survey at Oria Province of Brindisi, South Italy ( ), Amsterdam, 1993), di Soleto (T. VAN COMPERNOLLE, Primo contributo alla carta archeologica di Soleto (Lecce), in Studi di Antichità, 7 (1994), pp ), la Southern Messapia survey tra Acquarica del Capo/Presicce e la costa ionica (D.W. ROLLER, Southern Messapia Survey Preliminary Report, in Studi di Antichità 7, Galatina 1994, pp ), l Alezio survey (E.G.D. ROBINSON, Recent Australian and New Zealand field work in the Mediterranean region. Field survey at Alezio, 2001, Mediterranean Archaeology, 16

11 68 PAUL ARTHUR dicano una cesura definitiva dell insediamento in età tardo antica. Salvo il caso dell entroterra brindisino, dove il declino climatico del tardo impero avrà forse provocato un impaludamento del paesaggio, un accentuazione della malaria, ed un abbandono dell insediamento a bassa quota, i dati da gran parte delle ricognizioni sono chiaramente sfalsati dalla mancanza di conoscenza della ceramica bizantina e alto medievale 20. La conoscenza di questa ceramica sta ormai crescendo rapidamente, dalle prime edizioni avvenute nel Nel territorio intorno a Vaste, Bruno Bellotti ha dichiarato che «on peut situer l abandon des structures habitatives rurales (villa, fermes, cabanes) à la fin di Vème s. et au milieu du Vième s. après J.-C» 22. Un simile salto cronologico, dal VI secolo al XIII secolo, è stato dichiarato per il territorio intorno a Soleto, per cui Thierry van Compernolle scrive che «i più importanti siti rurali sembrano sopravivere fino al VI sec. d.c.» 23. Rivedendo, invece, le ceramiche edite dalla ricognizione intorno ad Oria, nonostante le parole dell autore «There is not a single trace of isolated farmsteads, hamlets or comparable forms of rural occupation in the area surrounding Oria between the 5th and the later 12th (2003), pp ); Quattro Macine (G. STRANIERI, Per una storia dell insediamento nel territorio di Giurdignano, inil complesso tardo-antico ed alto-medievale dei SS. Cosma e Damiano, detto Le Centoporte, Giurdignano (LE). Scavi , a cura di P. ARTHUR, B. BRU- NO, Galatina, 2009, pp ); ager Brundisinus (M. APROSIO, Archeologia dei paesaggi a Brindisi. Dalla romanizzazione al medioevo, Servizio Editoriale Universitario di Pisa, 2005). 20. Sul problema di degrado ambientale del territorio di Brindisi cfr. J.-M. MARTIN, La Pouille du Vie au XIIe siècle, Roma, 1993, p. 108, il quale nota che non sarà fino al XIII secolo che i documenti lo menzioneranno come regio pestifera. La mancanza di attestazioni documentarie più antiche, comunque, potrebbe essere spiegabile dalla lacunosità delle fonti. 21. Vedi H. PATTERSON, D.B. WHITEHOUSE, Medieval domestic pottery, in Excavations at Otranto II, a cura di F. D ANDRIA, D.B. WHITEHOUSE, Galatina, 1993, pp ; P. AR- THUR, M.P. CAGGIA, G.P. CIONGOLI, V. MELISSANO, H. PATTERSON, P. ROBERTS, Fornaci altomedievali ad Otranto. Nota preliminare, in Archeologia Medievale, XIX (1992), pp B. BELOTTI, Un exemple de prospection systématique au sol : histoire de la ville de Vaste et de son territoire (prov. de Lecce), in Metodologie di catalogazione dei Beni Archeologici, BACT 1.1, a cura di F. D ANDRIA, Lecce-Bari, 1997, pp (p. 164). 23. T. VAN COMPERNOLLE, Primo contributo alla carta archeologica di Soleto (Lecce), in Studi di Antichità, 7 (1994), pp (p. 342).

12 PER UNA CARTA ARCHEOLOGICA DELLA PUGLIA ALTOMEDIEVALE 69 century A.D.» 24, è stato possibile identificare alcuni esempi dipinti provenienti dall insediamento di Casa Meo/San Pietro, da datare probabilmente al X-XI secolo 25. Grazie anche alla pubblicazione di alcuni frammenti di ceramica dallo scavo delle terme romane di Valesio, si è potuto documentare una fase di occupazione in età bizantina che, altrimenti, difficilmente sarebbe stata riconosciuta. A questi pochi cocci editi si possono aggiungere frammenti di pietra ollare importata dall Italia settentrionale e monete enee degli imperatori bizantini Romano I (1 esemplare) e Costantino IX (5 esemplari) 26. Quest evidenza solleva anche la possibilità di una continuazione di occupazione dell insediamento messapico e romano sino all abbandono del villaggio attestato dalle fonti documentarie tra 1147 e 1269, sebbene forse su scala ridotta. Ricognizioni condotte da Alfio Merico, che si è preventivamente informato sulle caratteristiche e cronologie delle ceramiche medievali, suggeriscono che il casale medievale era almeno quattro volte più esteso del sito delle terme ed del suo relativo recinto 27. Nel , insieme a Giuseppe Ceraudo, ho potuto condurre un progetto di survey che ha permesso la rivisitazione del territorio tra Lecce e il suo porto di San Cataldo, già oggetto di una prima ricognizione sistematica nel Il riconoscimento di ben 13 piccoli insediamenti alto medievali, rispetto a nessuno individuato durante la ricognizione precedente, ha cambiato sostanzialmente la lettura storica: è stato dimostrato un incremento insediativo rispetto all età romano imperiale e tardo antica, piuttosto che l abbandono delle terre suggerito dalla ricognizione del 1992, il che era comunque in linea con il pensiero di quelli anni (Fig. 5). Tale incremento non indica di per sé né un incremento nel numero di persone che abitavano e lavoravano il territorio tra 24. D. YNTEMA, In Search of an Ancient Coutryside, The Amsterdam Free University Field Survey at Oria Province of Brindisi, South Italy ( ), Amsterdam, 1993, p Ibid. p Sullo scavo delle terme cfr. J. BOERSMA, Mutatio Valentia. The late Roman Baths at Valesio, Salento, Amsterdam, Ringrazio il dott. Alfio Merico per l informazione. 28. Per la ricognizione del 1992 cfr. A. VALCHERA, S. ZAMPOLINI FAUSTINI, Documenti per una carta archeologica della Puglia meridionale, in Guaitoli, Metodologie cit. (nota 7), pp Vorrei esprimere la mia gratitudine ad Adriana Valchera per aver discusso con me i risultati delle ricognizioni da lei effettuate.

13 70 PAUL ARTHUR Lecce e San Cataldo, né la quantità di terra che veniva lavorata e la potenziale produzione agricola, ma indica comunque un assetto del paesaggio alto medievale meno drammatico di quanto si era finora prospettato, anzi forse piuttosto dinamico, almeno in questo estremo lembo dell Italia peninsulare. Suggerisce, inoltre, una rilevanza del percorso tra Lecce e il porto a San Cataldo, presumibilmente importante come approdo anche in età bizantina. Le dimensioni limitate degli insediamenti potrebbero indicare la presenza di un abitato sparso, per capanne o fattorie, piuttosto che per i villaggi solitamente conosciuti come principale forma insediativa rurale in questo periodo 29. Forse ancora più rimarchevole è il caso dei Laghi Alimini, lungo la costa a nord di Otranto, dove ricognizioni effettuate principalmente da Giuseppe Muci negli anni , come parte dell Alimini Survey Project, ha dimostrato quello che sembra essere stata una colonizzazione alto medievale di un area che era apparentemente quasi del tutto deserta durante l età classica, almeno stando ai dati archeologici. Combinato con le evidenze palinologiche raccolte dall Università di Roma La Sapienza che dimostrano che dalla seconda metà del primo millennio (dopo 1500 cal. BP) «l impatto umano causa una ulteriore diminuzione del bosco naturale in favore di una straordinaria espansione dell ulivo» 30, possiamo argomentare una specifica azione di dissodamento e di colonizzazione del territorio da parte dei bizantini intorno all VIII secolo. Se nel Salento sono stati compiuti dei grandi passi in avanti per quanto riguarda la comprensione del territorio medievale in questi ultimi anni, l altra zona dell attuale regione Puglia dove si 29. Non mi risulta che sia mai stata scavata una fattoria contadina singola di età bizantina, purtroppo, né in Italia, né altrove, mentre già per l età romana un archeologia sistematica delle fattorie è agli inizi: cfr. M. GHISLENI, E. VACCARO, K. BOWES, Excavating the Roman peasant I: Excavations at Pievina (GR), Papers of the British School at Rome, 79 (2011), pp Vedi anche il vecchio lavoro di J. J. ROSSITER, Roman Farm Buildings in Italy, BAR Int. Ser. 52, Oxford, Nonostante la grande quantità di piccoli insediamenti rurali esistenti, sia in età classica, sia dopo, almeno stando alle evidenze di superficie come le ristrette distribuzioni di ceramiche, l interesse per lo scavo è ancora dominato dalla ricerca delle presenze monumentali uno specie di culto del monumento. 30. F. DI RITA, D. MAGRI, Holocene drought, deforestation, and evergreen vegetation development in the central Mediterranean: a 5,500 year record from Lago Alimini Piccolo, Apulia, southeast Italy, in The Holocene, 19 (2009) pp

14 PER UNA CARTA ARCHEOLOGICA DELLA PUGLIA ALTOMEDIEVALE 71 sta avanzando rapidamente nella conoscenza è il foggiano. Grazie a Giulio Volpe è stato attivato un notevole programma di ricognizioni e di scavi archeologici condotti dall Università di Foggia. Da alcuni anni questo programma è stato affiancato da un progetto di fotografia aerea, condotto in collaborazione con Chris Musson, Otto Braasch ed esponenti della National Mapping Programme della Royal Commission on the Historical Monuments of England. I risultati hanno già stravolto la nostra conoscenza della sequenza insediativa nella Puglia settentrionale, non solo per l età medievale. Da una visione affermata negli anni 80 e 90 di una drastica riduzione quantitativa dell insediamento di età tardo romano e tardo antico, comune fra l altro a gran parte della penisola italiana, le ricognizioni sistematiche nelle Valli del Celone e dell Ofanto hanno dimostrato una tendenza inversa (Fig. 6), simile per certi versi ad alcune aree della penisola salentina, e forse anche ad altre zone dell Italia meridionale 31. Altro risultato delle ricerche sul paesaggio della Puglia settentrionale è l osservazione ottenuta attraverso gli scavi presso la villa di Faragola, come anche presso le città romane di Herdonia e Canosa, di una occupazione in età alto medievale. I cimiteri scoperti sulle ville di Avicenna e Saturo, nel foggiano e nel tarantino rispettivamente, aiutano a far immaginare che l attività in età alto medievale presso vecchi insediamenti di età romana, potrebbe essere molto più comune di quanto si pensasse 32. È ancora difficile decidere se parlare di continuità o discontinuità a livello abitativo, per i propri meriti. In ogni modo, Volpe parla di rioccupazione della villa di Faragola in seguito ad una fase di abbandono e degrado delle strutture, ed è ormai chiaro che le modalità di occupazione dopo il VI secolo erano del tutto diverse rispetto a prima, con un utilizzo delle strutture fati- 31. G. VOLPE, Paesaggi e insediamenti rurali dell Apulia tardo antica e altomedievale in G. VOLPE, M. TURCHIANO, Paesaggi e insediamenti rurali in Italia meridionale fra tardoantico e alto medioevo. Atti del Primo Seminario sul Tardoantico e l Altomedioevo in Italia Meridionale (Foggia, febbraio 2004), Bari, 2005, pp (pp ). 32. Per Avicenna cfr. Gli scavi del 1953 nel Piano di Carpino (Foggia). Le terme e la necropoli altomedievale della villa romana di Avicenna, a cura di C. D ANGELA, Taranto, Per Saturo vedi C. D ANGELA, La documentazione archeologica negli insediamenti rupestri medievali nell agro orientale di Taranto, in Habitat-strutture-territorio, a cura di C.D. Fonseca, Galatina, 1978, pp

15 72 PAUL ARTHUR scenti di età romana in modo piuttosto estemporaneo. Come scrive Volpe in riferimento a Herdonia, «l abitato altomedievale è documentato infatti da pochi resti di povere strutture abitative e soprattutto da gruppi di tombe rinvenute in varie parti della città, che ormai aveva assunto un carattere decisamente polinucleato» 33. I moderni lavori di ricognizione topografica sono stati effettivamente concentrati sostanzialmente in queste due aree della Puglia, il Foggiano e il Salento. La Puglia centrale sembra quasi del tutto ancora da indagare a livello sistematico. Possiamo sperare di acquisire nuovi dati dal Murge Tableland Project, condotto da Gert Burgers e Giulia Recchia, sebbene il volume edito per il territorio di Cisternino ha voluto illustrare «il quadro storico, finora tracciato, del popolamento del territorio cistranese dall inizio del II millennio a.c. all età romana» 34. Il recente contributo del 2010 di Paola De Santis su i Caratteri insediativi della Puglia Centrale nell alto medioevo non ha potuto riferire neanche ad un insediamento rurale conosciuto a livello archeologico, e l autrice afferma che «in ambito territoriale è possibile distinguere sostanzialmente due tipi di testimonianze: quelle offerte dalla dislocazione di alcune chiese rurali nel territorio e quelle, documentate quasi esclusivamente dalle fonti scritte, relative alle modalità di gestione del territorio» 35. Questa asserzione è particolarmente deprimente e indica l entità della nostra ignoranza di una buona parte del territorio pugliese. Ho già commentato sopra la lacunosità e parzialità delle fonti scritte per quanto riguarda il territorio in età alto medievale. La questione delle chiese rurali come fonte d informazione sul dislocamento dell insediamento e sulle parrocchie rurali non è meno problematica, ma fondamentale per comprendere i processi di evangelizzazione del popolamento. È altamente probabile che molte chiese, se non la maggior parte, furono edificate in materiale organico o in terra durante l alto medioevo, come d al- 33. G. VOLPE, Paesaggi e insediamenti cit. in VOLPE, TURCHIANO, Paesaggi e insediamenti cit. (nota 31) p Ricognizioni archeologiche sull altopiano delle Murge. La carta archeologica del territorio di Cisternino, a cura di G.-J. BURGERS, G. RECCHIA, Foggia, 2009, (p. 12). 35. P. DE SANTIS, 2010, Caratteri insediativi della Puglia Centrale nell alto medioevo, in La Puglia Centrale dall età del bronzo all alto medioevo, a cura di L. TODISCO, Roma, pp

16 PER UNA CARTA ARCHEOLOGICA DELLA PUGLIA ALTOMEDIEVALE 73 tronde è avvenuto in altre parti dell Europa (Fig. 7) 36. Quelle sopravvissute in Puglia fino ad oggi, come Seppanibale a Fasano o S. Marina a Muro Leccese, sono indubbiamente delle costruzioni eccezionali, non solo perché tuttora conservate, ma perché appaiono rappresentative dei monumenti ecclesiali di età alto medievale più eminenti, e perciò edificate con materiali resistenti. Già quando furono costruite saranno sembrate delle cattedrali nel deserto, deviando da una presumibile norma di chiesette modeste costruite in modo leggero, con l impiego prevalente di legno o terra, forse a partire dal VI secolo. Di fronte a migliaia di villaggi noti dai documenti di età basso medievale, molti dei quali fondati secoli prima sotto la dominazione longobarda o bizantina, abbiamo soltanto un esiguo campione di chiese originarie ancora in piedi. È d altronde possibile che, a fianco alle chiese di campagna, esistevano altri luoghi preposti per le funzioni del culto cristiano, come i menhir, per i quali non sono stati ancora avanzati dei dati indiscutibili per confermare una loro cronologia in età preistorica come molti sostengono 37. C è chiaramente ancora molto da fare di fronte alle irrefrenabili distruzioni e stravolgimenti di queste evidenze archeologiche, di cui il territorio pugliese è ricco. Dalle pale eoliche e i centri termo voltaici, per cui la Puglia detiene il primato a livello nazionale, alle riqualificazioni urbane, che sempre di più vede gli spazi aperti sigillati sotto il cemento armato e basolati o selciati, iniziando con le piazze con la loro grande potenzialità archeologica nel sottosuolo, il nostro passato sta rapidamente svanendo. Sono chiaramente le testimonianze più labili dell alto medioevo i primi a pagare il prezzo del progresso. Di fronte a questo panorama desolante va quasi da sè che una priorità assoluta è quella di ricognire le aree che non sono state ancora indagate, e prima di tutto quelle aree soggette a distruzione. Per la conoscenza del medioevo sfortunatamente questo comprende rivisitare anche molte porzioni di territorio che sono già state oggetto di ricognizioni da parte di coloro cui non interessava 36. R. MORRIS, Churches in the Landscape, Great Britain, P. ARTHUR, Menhir nel Salento, in Salento architetture antiche e siti archeologici, a cura di A. PRANZO, Lecce, 2008, pp

17 74 PAUL ARTHUR il medioevo o che, comunque, ignorava la cultura materiale del periodo e della sua potenzialità per la ricostruzione storica. Nel tentativo di ricostruire il paesaggio e le dinamiche insediative e demografiche dell età di mezzo, non è comunque sufficiente prestare attenzione soltanto alle testimonianze di età medioevale, ma anche a quelle inerenti i periodi precedenti, perché non è possibile comprendere adeguatamente l assetto del paesaggio durante l età alto medievale, senza conoscere la storia pregressa dello stesso paesaggio. Il paesaggio, in qualsiasi momento nel tempo, è soprattutto una somma di quello che è stato tramandato dal passato, sia a livello fisico, sia in qualità di nozione o tradizione, come gli stessi toponimi, oppure le leggende riferite al territorio e a singoli monumenti ed aspetti. Nell alto medioevo, l uomo era condizionato dalla distribuzione degli insediamenti, dalla viabilità antica, dalla forma delle aree coltivate, e così via. Viveva e lavorava in mezzo ai resti antichi, dal periodo preistorico all età classica, e li vedeva in modo molto più evidente di quanto ci è possibile vederli oggi, dopo secoli di trasformazioni ed erosione, sebbene con percezioni diverse. È indubbio che l uomo alto medievale sarà stato condizionato da questi elementi vetusti, a volte in modo astratto, come le stesse formazioni geologiche, oppure le costruzioni preistoriche spiegate in modo sovrannaturale o attraverso un idonea mitologia 38. Sono innumerevoli i casi conosciuti di chiese sorte su precedenti siti di culto pagano, specie associate alle acque e alle loro sorgenti, mentre altri saranno ancora da individuare tramite lo scavo o la ricognizione. In modo più concreto costruzioni antiche venivano demolite per il recupero di materiali da reimpiegare. Invece, la conoscenza dell assetto insediativo e di utilizzazione del suolo in età tardo antica è fondamentale per capire le dinamiche di trasformazione e di continuità del popolamento e la genesi dell insediamento medievale. Il contesto non è soltanto sincronico, ma anche, se non soprattutto, diacronico. Purtroppo, anche l edizione dell insediamento e territorio di piena età romana è spesso inadeguata, in quanto l attenzione degli studiosi si è indirizzata più volte verso la tarda preistoria, la proto- 38. J. CLARK, J. DARLINGTON, G. FAIRCLOUGH, Pathways to Europe s Landscape, Germany, 2003.

18 PER UNA CARTA ARCHEOLOGICA DELLA PUGLIA ALTOMEDIEVALE 75 storia, e il primo periodo classico con le culture indigene e la romanizzazione 39. In alcuni casi sembra dimostrabile una forma di continuità nell insediamento tra età romana ed alto medioevo, mentre in altri si può osservare una cesura. È stato soltanto attraverso la ricognizione ed analisi dei resti archeologici presenti nei campi intorno al rudere del noto monastero italo-greco di S. Nicola di Casole presso Otranto, attestato per la prima volta nel 1098/9, che si è potuto osservare come l insediamento era già esistente non solo in età alto medievale, ma anche in età tardo antica e che, nei secoli, ha cambiato forma ed estensione, come saranno cambiate le risorse territoriali e le forme delle proprietà (Fig. 8). Ora è compito dello scavo archeologico dimostrare se esiste anche una continuità di funzione come centro monastico fin dalla tarda antichità, o se l insediamento sia nato per altri scopi. E Casole non è l unico esempio. Oltre a ciò, per giungere a della interpretazioni storiche più attendibili, è fondamentale non solo il processo di mappare siti, ma quello di sapere in modo più preciso possibile che cosa uno sta mappando. Come ha scritto Guy Sanders alcuni anni fa, e traduco, «lo scavo e pubblicazione integrale di perfino un insediamento rurale completo, edificio individuale, borgo o villaggio che sia, aggiungerebbe volumi all interpretazione degli spargimenti di materiali rinvenuti durante le ricognizioni» 40. Raramente, comunque, abbiamo la comparazione in uno stesso sito del suo aspetto in qualità di testimonianze di superficie con il suo aspetto in qualità di realtà sepolta. La corretta identificazione dei siti archeologici e l uso di una terminologia condivisa per riconoscerli è un problema difficilmente risolvibile anche con l ausilio dello scavo; eppure è necessario il tentativo, non solo per capire la natura dell insediamento e lo sfruttamento del territorio, ma anche per permettere il confronto fra più aree ricognite, e da diversi gruppi di ricerca. Una soluzio- 39. Vedi l utile sintesi di C. DE MITRI, Inanissima pars Italiae. Dinamiche insediative nella penisola salentina in età romana, BAR S2161, Oxford, 2010, che, comunque, fa vedere il lavoro di ricognizione prevalentemente puntiforme finora eseguita nel Salento. 40. G.D.R. SANDERS, Problems in interpreting Rural and Urban Settlement in Southern Greece, AD , inlandscapes of Change. Rural evolutions in Late Antiquity and the Early Middle Ages, a cura di N. CHRISTIE, Aldershot, 2004, pp

19 76 PAUL ARTHUR ne è quella di definire i siti archeologici individuati in superficie soltanto attraverso i criteri principali di estensione fisica e di tipologia dei materiali rinvenuti. Questi, comunque, spesso non rispecchiano l esatta natura del sepolto. Preferibile, ma più problematico, sarebbe quello di classificare i siti come, per esempio, fortificazioni, villaggi, monasteri, fattorie, e cosi via. Però, non solo è difficile attuare una tale classificazione senza l ausilio dello scavo archeologico, ma insediamenti possono cambiare carattere e funzione durante il corso della loro vita, oppure anche assolvere a più funzioni in contemporanea, e perciò rientrare in più categorie. Una città poteva ridursi fino a divenire villaggio, e poi scomparire. Pensiamo, per esempio alle antiche città di Herdonia, Egnatia, Siponto e Rudiae, dove, almeno nei primi tre casi, le fasi medievali sono documentate dallo scavo archeologico. Inoltre, quanto possiamo utilizzare indistintamente termini come vicus, chorion, casale o villaggio (e poi che facciamo con i termini curtis o casa)? Inoltre, non è detto che tutti i siti siano facilmente riconducibili ad una o ad un altra categoria standardizzata 41. Se, invece, distinguiamo tutte queste categorie in qualità di differenti tipi di insediamenti agglomerati rurali, come possiamo distinguerli a livello di evidenze archeologiche di superficie? Solo, forse, a livello cronologico: vicus non oltre il VI secolo; chorion tra VI/VII e XI secolo in aree di dominazione bizantina; casale dalla conquista normanna fino alla fine del medioevo, sebbene anche questo sarebbe una forzatura. Quindi, in questo caso di insediamenti rurali agglomerati, essenzialmente laici, con la funzione principale di coltivare la terra, mi sembra preferibile per i fini di analizzare il territorio in base ai dati archeologici raggrupparli tutti sotto il termine relativamente neutro di villaggio, utilizzando il termine fattoria (o casa) 41. Cfr., per esempio, M. VEIKOU, Rural Towns and in-between or third spaces. Settlement patterns in Byzantine Epirus (7th-11th c) from an interdisciplinary approach, in Archeologia Medievale, XXXVI (2009), pp ; e da ultimo, M. VEIKOU, Byzantine Histories, Settlement Stories: Kastra, Isles of Refuge, and Unspecified Settlements as In-between or Third Spaces Preliminary Remarks on Aspects of Byzantine Settlement in Greece (6th-10th c.), in Praktiká Dieqnoúv Sumposíou Oi Buzantinév póleiv, 8ov-15ov aiånav. Proptikév thv éreunev kai néev ermhneutikév proseggíseiv», Institoúto Mesogeiakån Spoudån, Tmäma Istoríav, Panepistämio Kräthv, a cura di A. KIOUSSOPOULOU, (Réqumno, Oktwbríou 2009), in corso di stampa.

20 PER UNA CARTA ARCHEOLOGICA DELLA PUGLIA ALTOMEDIEVALE 77 per gli insediamenti rurali più piccoli, verosimilmente unifamiliari. Ma anche il concetto stesso di villaggio non è senza problemi, tanto è vero che si è anche dibattuto sulla questione di due tipi di villaggio, quello degli storici e quello degli archeologi, a cui si potrebbe aggiungere il villaggio dei geografi 42. I singoli termini, che di tanto in tanto compaiono nelle fonti, potrebbero essere impiegate quando si effettuano le interpretazioni storiche. Qualunque sia il caso, è importante che i termini impiegati nelle singole indagini vengano definiti da parte dei ricercatori 43. È principalmente tramite lo scavo archeologico che abbiamo potuto definire e caratterizzare gli insediamenti rurali medievali di Le Centoporte, di Apigliano, di Quattro Macine e di Supersano, ed è attraverso il recupero di materiali stratificati che abbiamo potuto datare ed articolare le fasi di occupazione, avvalendoci soprattutto delle datazioni al radiocarbonio. Senza lo scavo, sarebbe stato pressoché impossibile costatare il largo uso di materiali organici e deperibili nella costruzione delle strutture abitative ed agrarie, e sarebbe stato difficile datare le fasi più antiche di occupazione, prima della ricomparsa sostanziale della moneta circolante sotto gli imperatori Basilio I e Leone VI nella seconda metà del IX secolo. Il villaggio rinvenuto nelle campagne di Supersano, databile tra VII ed VIII secolo non ha restituito neanche una moneta, e siamo dovuti ricorrere quasi esclusivamente al C14 per datare l insediamento. Altra priorità, perciò, è quello di definire le cronologie delle forme ceramiche, il che richiede lo scavo, preferibilmente di sequenze archeologiche ben stratificate, attraverso la Puglia. Finora abbiamo concentrato l attenzione sull aspetto insediativo dei paesaggi alto medievali, tralasciando l immenso spazio, seminato e spontaneo, fisico e virtuale, che esisteva fra insediamenti, ma che è, comunque, fondamentale alla comprensione del territorio da parte dell uomo. Questi aspetti sono fra quelli più frequentemente trascurati nelle carte archeologiche. Come ha scritto Car- 42. Vedi l utile discussione e disamina della storiografia di M. VALENTI, L insediamento altomedievale nelle campagne toscane, Paesaggi, popolamento e villaggi tra VI e X secolo, Firenze, 2004, pp P.es. R. GOFFREDO, Aufidus. Storia, archeologia e paesaggi della valle dell Ofanto, Bari, 2011, pp Cfr la discussione in A. CARANDINI, F. CAMBI, Paesaggi d Etruria. Valle dell Albenga, Valle d Oro, Valle del Chiarone, Valle del Tafone, Roma, 2002.

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