IL MEDIOEVO DI JACQUES LE GOFF

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1 Speciale Romanico Special Romanesque IL MEDIOEVO DI JACQUES LE GOFF JACQUES LE GOFF AND THE MIDDLE AGES Incontro a Parigi tra l Associazione Europea delle Vie Francigene e l illustre medievalista The European AssociationVie Francigene meets the great mediaevalist in his Paris residence di Carla Cropera 13

2 Fidenza 21 ottobre Conferimento della cittadinanza onoraria a Jacques Le Goff. Lo storico è al centro tra la Prof.ssa Daniela Romagnoli e l allora sindaco di Fidenza On. Massimo Tedeschi, attuale Presidente dell Associazione Europea delle Vie Francigene 21 October 2000 in Fidenza. Jacques Le Goff is being awarded the freedom of the city. The historian is sitting between Professor Daniela Romagnoli and Hon. Massimo Tedeschi, at the time Mayor of Fidenza and current President of the European Association of Vie Francigene A fianco Croce-reliquiario bronzea databile alla prima metà del XII sec., ritrovata a Fornovo. La croce, costituita da due valve apribili, costituisce significativa testimonianza della cultura sulla via dei pellegrinaggi, rappresentando, in recto, la figura schematizzata del Cristo del Santo Volto di Lucca, immagine diffusa a livello europeo proprio da icone portatili come quella fornovese Next page A bronze reliquary cross dating from the early 12 th century, found in Fornovo. The cross, which is openable in two halves, is a cultural memento from the route of pilgrimages. On the obverse it bears the sketched image of Christ as portrayed in the Holy Face from Lucca, which was very common on wearable icons all over Europe rofessor Le Goff, il progetto degli itinerari culturali europei sta catalizzando l attenzione di tante persone, dai politici ai moderni pellegrini. E un progetto che ha un anima, che crea entusiasmo, quello stesso entusiasmo per le vicende della Storia che si coglie dalla lettura dei suoi libri. Ci chiediamo che ruolo potrebbe avere lo sviluppo di questo progetto legato alle vie di pellegrinaggio per costruire l identità di una nuova Europa in questa contingenza storica difficile. Credo che la storia delle strade e delle vie di comunicazione rappresenti un aspetto estremamente importante della Storia. La Storia si è costruita da un lato in luoghi e territori ben definiti, ma anche durante i trasferimenti e i percorsi; quindi ricostruire la storia delle strade e dei cammini rappresenta una indagine storica di primo piano. D altra parte l itinerario della è particolarmente lento ; lo è stato nel passato e lo è al presente. In effetti ci mostra come viaggiare fra l Europa del nord e l Europa meridionale rappresenti la manifestazione palese dell unità e della diversità dell Europa. Questo itinerario ha origine in diversi punti del nord Europa e fra i rilievi alpini, ma ha un punto d arrivo comune; questo punto è Roma e credo proprio che Roma abbia avuto in passato, ed abbia ancora al giorno d oggi, un ruolo straordinariamente importante per la storia d Europa. Il primo grande trattato europeo, il Trattato di Roma, fu firmato nella città capitale d Italia. Certo Roma si trova in una posizione troppo decentrata per essere la capitale dell attuale continente europeo. L Europa d oggi non ha comunque una sua capitale, quanto piuttosto dei luoghi ove hanno sede le istituzioni europee: Bruxelles, Strasburgo, Lussemburgo, e queste città non sono le capitali dell Europa. Credo sia importante non dimenticare che Roma è stato un traguardo, un punto di arrivo per i cittadini europei del nord, poiché a Roma essi potevano ritrovare il ricordo e la testimonianza dell antico Impero Romano. Se per convinzione personale ritengo che l Europa attuale si sia 14 prefigurata soprattutto nel Medioevo, certo non dimentico che c è un importante retaggio dell antichità che deriva da Roma. Inoltre Roma mette in comunicazione l Europa con una regione rimasta sempre molto importante, e cioè il Mediterraneo, che i Romani chiamavano mare nostrum, usando un espressione che appartiene forse anche agli Europei, eccezion fatta per la Turchia, ma questo è un altro discorso. Tornando alla nostra strada, essa ricopre un ruolo essenziale nell Europa moderna, poiché nell Europa c è diversità. Si è molto insistito sulle differenze esistenti fra Europa dell Est ed Europa dell Ovest, differenze che sono esistite e che ancora esistono. Si è parlato meno delle differenze fra Europa del Nord ed Europa del Sud; anche queste esistono e se vogliamo costruire l Europa unita ed io sono fra coloro che lo auspicano è necessario che, pur mantenendo in vita l originalità e le diversità, creiamo un attiva comunicazione fra Europa del Nord ed Europa del Sud: la serve proprio a questo scopo. In un immagine d insieme dell Europa ci sono luoghi di passaggio molto importanti. Di sicuro, luogo di passaggio molto importante per la sono le montagne: le Alpi, ovviamente, ma anche l Appennino. Per quanto sembri strano, le Alpi sono sempre state percepite come più o meno facili da superare; non hanno mai rappresentato una barriera invalicabile, come lo furono in passato i Pirenei. L Appennino, invece, sembrava essere non così facile da superare; la lo supera e lo fa vedere. C è poi quest area molto importante sulla ed ancora una volta, non perché stia parlando con l ex Sindaco di Fidenza-Borgo San Donnino e attuale deputato che rappresenta la regione Emilia-Romagna, ma perché è evidente che la zona di pianura del nord Italia tra la Lombardia e l Emilia-Romagna è un passaggio nodale lungo la strada francigena. E dobbiamo fare attenzione a non prendere l abitudine, come spesso capita oggigiorno, di confondere la nostra idea di strada con l idea di autostrada. Certo le autostrade sono importanti, non ho nulla in contrario, ma una vera strada non è soltanto una linea retta; è uno strumento di movimento e di circolazione da cui si

3 può osservare, dove ci si può fermare, a destra o a sinistra, dove esistono territori circostanti degni di nota. Ciò era vero soprattutto nel Medioevo ed io ritengo che le strade europee debbano ritrovare questa dimensione. D altra parte, quando si pensa alla strada, viene subito alla mente una immagine che è, storicamente, di carattere militare; per i Romani la concezione della strada era inizialmente di tipo militare e, solo in secondo luogo, di carattere economico, vale a dire una rotta per lo scambio di merci. Ma oggi ci rendiamo conto, se consideriamo la realtà e guardiamo con attenzione alla Storia, che c è qualcosa di più importante che non i soldati e le merci che transitano lungo le strade; questo qualcosa sono le culture. Ecco introdotta la, che io penso possa essere considerata come, essenzialmente, una via di culture. Se si sta cercando di costruire una Europa economica, è altrettanto necessario che si costruisca l Europa delle culture; uso di proposito il termine culture, al plurale, Impegnarsi per dare alla una dimensione ed un valore europeo significa impegnarsi per la realizzazione dell Europa delle culture. Lei ci insegna che la Storia si svolge sempre dentro uno spazio preciso ed ha scritto che la Storia medievale si è svolta in uno spazio di dimensione europea. E uno spazio ancor oggi ricco di segni, di significati, di valori culturali che ci permettono di conoscere, di crescere, di costruire il futuro anche guardando al passato. Nel viaggio lungo la in questo universo della Storia, quali sono le tappe fondamentali che, secondo Lei, hanno segnato le fasi più importanti della nostra civiltà occidentale, quali i segni forti della presenza dell uomo? Non avendo davanti agli occhi una mappa europea della, il mio pensiero corre a Roma. Quando parlo di Roma, penso in particolare alla Roma dell Impero Romano, piuttosto che alla meta dei pellegrini praticanti diretti verso la città eterna per motivazioni di ordine religioso. Ho già scritto, in particolare sul quotidiano la Repubblica, e voglio qui ripeterlo, che l Europa che costruiamo deve comprendere l Europa dell Est. Non dimentico, da storico del Medioevo quale sono, che il cristianesimo ha rappresentato un substrato molto importante per la costruzione dell Europa, ma riterrei un errore grossolano mettere in primo piano i valori religiosi, soprattutto in considerazione del fatto che l Europa attuale comprende cattolici, protestanti, ortodossi e molti immigrati di fede mussulmana. Ecco il motivo della mia perplessità. Anche il Vaticano appare ai miei occhi come un elemento secondario nell Europa, tanto più che la religione cattolica ed il Vaticano sono una realtà mondiale, universale, non europea. Presto avremo papi africani, o americani, e questo non fa che sostenere il mio punto di vista. Nel commento ad un intervista a Jean-Maurice de Montrémy, Lei scrive che fra il XII e il XIII secolo il Medioevo raggiunse l equilibrio fra ragione e fede e si concretizzò così ciò che noi possiamo chiamare Occidente. Lei dice anche che oggi tale equilibrio è la vera forza in gioco, anche per un agnostico come Lei professa di essere. Anche se le scienze moderne hanno provocato una vera rivoluzione, le grandi mete del Medioevo dominano il nostro pensiero; e lei conclude affermando Mi sento nato da qualche parte fra Bologna e Parigi, Santiago de Compostela e Roma, fra il 1150 e il L ho detto perché fra Parigi e Bologna esiste il riferimento all importanza delle università della scolastica. Si tratta di realtà, di università tuttora esistenti, che rappresentano punti forti dell Europa e la scolastica è la prima grande corrente di pensiero, e di pensiero europeo si tratta, dopo l antichità. La scolastica si insegna e circola fra Oxford e Cambridge fino a Cracovia, a Napoli, a Salamanca ed a Coimbra. Ed è lì che ritroviamo un Europa del sapere e della ragione. E l Europa delle università. Fra Santiago di Compostela e Roma nasce un Europa dei pellegrinaggi, un Europa delle strade. Le due grandi vie di comunicazione dell Europa occidentale sono la Via di Santiago e la. E fu il periodo in cui le università, prime fra tutte quelle di Parigi e Bologna, erano davvero europee poiché accoglievano studenti e professori da tutte le parti d Europa, e fu il periodo in cui le vie di comunicazione ebbero il maggior numero di viandanti: parlo del secolo cha va dal 1150 al 1250, a mio avviso il vero momento di affermazione dell Europa. Un verso celebre del poeta Antonio Machado recita: Viandante, non c è la via, la via si fa andando. Quali sono le sue riflessioni in merito? E proprio così! Una strada non è qualcosa di simile alle moderne autostrade che vengono delineate a priori. E un tracciato che si crea a seconda dei movimenti di chi lo percorre, un tracciato che, in generale, è composto da vari tratti di cammino che si intrecciano. Il grande medievalista Marc Bloch ha sottolineato come tutte le strade medievali non fossero rettilinee e come esse non soltanto si diramassero per raggiungere un luogo di pellegrinaggio o un luogo simbolico; erano strade, come dire, potenziali, poste fra luoghi di passaggio obbligati. Fra questi luoghi di passaggio obbligati esistevano nuove realtà, nuovi mondi, e qui sta la ricchezza culturale delle strade. Esse attraversano territori per giungere ad una meta, oppure per diventare sentieri. Ecco, direi che sono delle viesentiero, piuttosto che delle strade. Un fenomeno evidente della Storia più recente è la velocità, in particolare la densità di circolazione ma, grazie a Dio, la non è un autostrada. Sto pensando ad una società, di cui ho fatto parte, che preferiva al fast food quello che viene chiamato slow food. Credo che abbiamo bisogno di una strada lenta, non siamo alla ricerca solo di una strada di rapida comunicazione. Non vorrei si credesse che sono uno spirito retrogrado, non sono affatto contrario alle autostrade, ma credo che non si debba correre il rischio di confondere la nostra idea di strada con l autostrada. Devono esserci strade veloci e strade lente. Una tale distinzione esisteva già nel Medioevo. Non sto pensando al carro che serviva per trasportare le merci, un po come i moderni camion, ma sto pensando che gli spostamenti a cavallo erano generalmente rapidi e 15

4 Le Goff per persone importanti, mentre esistevano spostamenti a dorso d asino tipici dei contadini. Il viaggiare con l asino era lento, richiedeva uno senso di umiltà, di spiritualità; viene alla mente San Francesco sul dorso di un asino. Ecco, noi dobbiamo proprio conservare quelle cose, dobbiamo avere i cavalli e gli asini, le autostrade e le strade lente. Le autostrade non sono forse itinerari culturali, ma sono necessarie, davvero necessarie. E davvero una buona, una buonissima idea avere dato vita al concetto di Grande Itinerario Culturale Europeo. Professore, Lei ha aperto una prospettiva straordinaria di lettura del Medioevo, considerato nella sua complessità, con le sue contraddizioni, i suoi aspetti di vita quotidiana. Pensiamo, per esempio, al cibo; cosa ci direbbe dell alimentazione al tempo dei pellegrinaggi medievali? Parto sempre da un idea che può apparire banale, cioè che l Europa è al tempo stesso unita e diversificata. Diversità e identità. L identità che caratterizza l Europa è il pane, ma così come c è diversità fra nord e sud, est ed ovest d Europa, anche nell alimentazione c è evidente diversità (anche se legittima) fra l Europa del burro e l Europa dell olio. E una situazione che ho vissuto personalmente, dal momento che mia moglie era polacca ed io sono nato sulla riva del Mediterraneo. Molte cose che mangiavamo non piacevano ora all uno ora all altra, ma questo non ci ha impedito di essere una coppia unita ed innamorata. L Europa è fatta di diversità, ma occorrerebbe anche un certo grado di umiltà. E un tema che non abbiamo affrontato e che nemmeno voglio discutere ma, a sottolineare quanto ho appena affermato, sono contrario all ingresso della Turchia nell Europa. Non si pensi che sia per motivi di ordine religioso, assolutamente no. Non sostiene la mia convinzione il fatto che siano mussulmani, a meno che non siano integralisti, si capisce, ma unicamente il fatto che le loro tradizioni non hanno nulla a che fare con l Europa L alimentazione è anche cultura e l alimentazione turca è del tutto estranea a quella europea, anche se è vero che nell Europa stessa ci sono diversità e che gli italiani, per esempio, hanno abitudini alimentari diverse da quelle degli svedesi. Comunque non sono d accordo con la Commissione Europea che ha preso decisioni che non condivido, anche a proposito dell alimentazione, dal momento che ha ammesso che si può fare il caffè con cose che caffè non sono o che si può fare la pasta senza usare il grano duro. Va bene la diversità, ma questo sembra un controsenso storico, e il controsenso non ha ragione d essere. Nell attuale situazione politica europea, soprattutto dopo il no di Francia ed Olanda alla costituzione europea, quali suggerimenti si sentirebbe di dare ai governanti degli stati europei? Credo che nell attuale contingenza, anche se faccio forza alle mie convinzioni, sia opportuno aspettare, lasciar passare un po di tempo. Credo che si debba avere il tempo di riflettere e rendersi conto che lo status quo non è per nulla positivo. Ma se è vero che lo status quo è negativo, è altrettanto vero che prendere iniziative immediate, in uno o nell altro senso, potrà solo inasprire la situazione e quindi è necessario aspettare un po. E anche opportuno aspettare prima di far entrare nuovi Paesi nell Unione Europea, e non mi riferisco 16 soltanto alla Turchia. Credo che prima di aprire nuovamente le frontiere occorra consolidare il risultato di quanto è stato fatto finora. Certamente sono stati compiuti progressi straordinari a partire dal 1956 quando fu firmato il trattato di Roma. In cinquant anni sono stati compiuti tanti passi importanti e forse ora è giunto il momento di una fase di riflessione, di digestione, per così dire, e ciò mi pare tanto più necessario dopo i risultati del voto francese, davvero inopportuno. Intanto questo itinerario europeo resta a testimoniare un passato in cui i confini fra gli stati europei erano facilmente valicabili e permettevano lo scambio di esperienze di vita, di costumi e valori culturali. Certamente, e quello che appare particolarmente rilevante è il modo in cui una strada riesce a dar vita a monumenti, segni, testimonianze, talvolta in località impensabili. Sto pensando al Duomo di Fidenza: certamente Fidenza fu un luogo importante, in parte per essere stata in origine una colonia romana, e la presenza romana vi ha lasciato tracce, e poi perché in tutto il Medio Evo e fino al ventesimo secolo ha conservato il nome di Borgo San Donnino, a ricordo di un grande Santo che appartiene alla Storia oltre che non alla leggenda. Allo stesso tempo, tuttavia, quando si pensa che Fidenza si trova in una regione che annovera tante città importanti ricche di monumenti magnifici come Parma, per esempio, stupisce che una cattedrale, un duomo magnifico e straordinario sia stato costruito in questa piccola città. Il Duomo di Fidenza, fra l altro, può vantare una delle più belle rappresentazioni in scultura dei pellegrini; ciò dimostra il legame della città con la strada dei pellegrinaggi e testimonia il fatto che questo splendido monumento è, in parte, una creazione della. Perché fu proprio per accogliere e onorare quei pellegrini e per far notare la presenza della città lungo una strada così importante, che gli abitanti di Borgo San Donnino ebbero la chiesa e costruirono questa cattedrale, che doveva apparire certamente straordinaria in una piccola città, piacevole certo, ma nella quale non ci si aspetterebbe di trovare una cattedrale bella ed imponente come questa. E quindi una qualità delle strade in generale, ed ovviamente anche della, quella di permettere che esistano segni, testimonianze e monumenti: una strada non si accontenta di vivere di passato o nemmeno di presente, in qualche modo lancia un segnale per l avvenire a testimonianza della sua importanza e altri segnali potranno venire dalla, che ha avuto il riconoscimento di grande itinerario culturale dal Consiglio d Europa. Una strada come questa vive nel tempo, coniuga la lentezza con la lunga durata. A completare queste considerazioni sulla lentezza e sulla lunghezza, possiamo dire di trovarci agli esordi della Storia, siamo ancora al suo inizio. Quanti secoli abbiamo vissuto, se li paragoniamo ai milioni di secoli di esistenza della terra? Siamo davvero agli inizi e davanti a noi si apre una lunga via, da percorrere tra ostacoli e sofferenze ma, sento di poter sperare, con prospettive sempre migliori perché, guardando alla Storia, l uomo è da sempre votato al progresso, bisogna soltanto avere pazienza. rofessor Le Goff, the project of the European Culture Routes is becoming the concern of many people, be they politicians or modern pilgrims. The projects seem to be lively and likely to inspire enthusiasm, the same enthusiasm for the events

5 of History that your books reveal to the reader. We are wondering what role the development of this project concerning the pilgrimage ways might have for the creation of a new European identity, given the present historical plight? I think that the history of roads and lines of communications represents a very important facet of History. History came into being in well-defined spots and places but also in the course of transfers and along the routes. Therefore when we reconstruct the history of roads and routes we are carrying out valid and meaningful historical research. The route of the Via Francigena is a particularly slow one; it was in the past and it still is. It also shows us how travelling from northern to southern Europe is symbolical of Europe s unity and diversity. The itinerary originates from different parts of northern Europe and amid the Alps, but has one destination, i.e. Rome and I do think that Rome has played, and still plays a key role in the history of Europe. The first great European agreement, the Treaty of Rome, was signed in Italy s capital city. Actually Rome lies too far from the heart of Europe to become the capital of the old continent: yet present Europe does not have its own capital, rather cities where the different European institutions have their headquarters: Brussels, Strasbourg, Luxembourg, which are not capitals of Europe. It is worth remembering that Rome has always been a target destination, the point of arrival for European citizens from the north, because in Rome they can still trace the memory and records of the ancient Roman Empire. Although it is my belief that present Europe lays its foundations especially in the Middle Ages, I cannot deny, however, the great heritage that comes from Rome. Moreover, Rome sets a bridge between Europe and the Mediterranean, an extremely important area for the development of civilization, which the Romans used to call mare nostrum, as maybe do most Europeans, probably with the exception of Turkey This road, the, plays a vital role in modern Europe because it helps overcome diversity. A lot has been said and written about the differences between Western and Eastern Europe (which still exist) but not so much about the differences between Northern and Southern Europe, which do exist as well. If we aim at constructing a United Europe - I am one of its passionate supporters such differences must be smoothed, even though originality and diversity must be kept alive, and active communication is to be eased between North and South: this is just what the is meant to achieve. If we consider Europe as a whole, we can spot a number of important passageways: for the it is especially the mountains, both the Alps and the Apennines, that call for a way through. The Alps have always been perceived as a mountain chain not too hard to overcome (even though this may sound strange), at least not so insurmountable as the Pyrenees, but the Apennines seemed to create a very challenging ordeal. The leads across the Apennines, once it has crossed the flat area of northern Italy between Lombardy and Emilia Romagna. We should also try not to mix up our idea of road with that of motorway; motorways are undoubtedly extremely important, yet a real road is not just a long, fast, straight line: actually it is a way of communication along which you can stop on either side, watch around, take notice of the surrounding territory. This was especially true in the Middle Ages and my opinion is that European roads should regain this nature. Actually, when we focus on the idea of what a road is, we are immediately reminded of an image which, historically, has to do to with military tradition. For the Romans the conception of road was originally of military concern and only subsequently did the road acquire economic value and become the way for the exchange of goods. When we consider reality and look at History with attention, we may realise that there is something more important that either soldiers or goods that goes along the roads: it is cultures. The is, essentially, just this: a way of cultures. If we look forward to creating an economically united Europe, we should also construct a Europe of cultures; and the plural term cultures has been chosen deliberately. If we are willing to make the an important European itinerary, that means we are committed to achieve a Europe of cultures. You have stated that History occurs within a well-defined area and have written that medieval History was shaped within a European-size space. This space is still rich in signs, meanings, cultural values which help us get to know, grow and build our future also by looking at the past. The journey along the, which is also a journey through History, traces back some fundamental stages in the development of our western civilisation. Where would you locate such stages? As I have not got a map with the full itinerary of the Via Francigena in front of me, my mind immediately focuses on Rome. When I say Rome, I have in mind Rome at the time of the Roman Empire rather than the destination of pilgrims heading for the eternal city for religious purposes. I have already written that the Europe we aim at constructing should include present Eastern Europe. 17 Fidenza 21 ottobre 2000 Jacques Le Goff mostra l attestato di cittadino onorario di Fidenza appena conferitagli dall Amministrazione Comunale Fidenza 21 October 2000 Jacques le Goff shows the freedom of the city certificate he has just received from the Town Council Le Goff

6 Le Goff Colomba in bronzo dorato (Sec. XII-XIII) custodita nel Museo del Duomo di Fidenza A gilded bronze dove (12 th 13 th century) kept in Fidenza a Cathedral Museum Being a historian of the Middle Ages, I cannot forget that Christianity provided fertile ground for the growth of Europe, but I think it would be an error to stress the importance of religious values, above all because presentday Europe is a melting pot of religious beliefs and practices: Roman Catholic, Protestant, Orthodox, Muslim immigrants, etc. This is the main reason for my doubts. Also the Vatican is, in my opinion, not so important in Europe, since Roman Catholicism and the Vatican have a universal scope, not just European. As a consequence we will probably soon have a Pope who was born in Africa or America. In a comment on an interview to Jean-Maurice de Montrémy you wrote that a balance between reason and faith was reached in the early Middle Ages (12 th -13 th century), when what we refer to as the Western World came into being. You also stated that such balance is again the central issue at stake nowadays - even from the point of view of an agnostic as you claim to be and even though a real revolution has been brought about by modern sciences, the great medieval destinations still dominate our thought. You wrote: I feel as though I was born somewhere between Bologna and Paris, Santiago de Compostela and Rome, in the century spanning from 1150 to I said that because Bologna and Paris were the seats of Scholastic universities. Those universities still exist and are acknowledged as very important ones; actually Scholasticism was the first school of philosophy with a European scope after antiquity. Scolastic philosophy was taught and circulated between Oxford and Cambridge and as far as Cracow, Naples, Salamanca and Coimbra. Europe of knowledge and reason, as well as Europe of universities was born there. Between Santiago and Rome it was Europe of pilgrimages and roads to be born. The two major communication ways in western Europe were the Santiago Way and the. The century between 1150 and 1250 saw the establishment of Europe, when the universities of Bologna and Paris were truly European, since they had professors and students from all over the continent, and the ways of communication had the largest number of travellers. 18 A famous line by the Spanish poet Antonio Machado reads Caminante, no hay camino, se hace camino al andar ( Wayfarer, there is no way, you make the way by walking ). How would you comment on it? That s it! This idea of a road has little to do with modern motorways, which are carefully outlined in advance. It is instead a path which is created by the steps of travellers along it; it is a route, or a network, which usually consists of different paths that join somewhere. The great medievalist Marc Bloch has stressed the fact that all medieval roads were not straight and they did not just branch off to lead to a place popular for pilgrimages or for its symbolic valeu; actually they were a sort of potential roads stretching between fixed places and venues. New realities, new worlds could be discovered between such fixed places; thence the cultural wealth of roads. They ran through lands and regions to lead to a target destination, or just to become a new path. They could be, in fact, better referred to as path-ways rather than roads. Another feature of more recent History is speed and especially traffic density; however, thanks God, the is not a motorway. I was thinking of a society and I am part of it which preferred fast food to what is called slow food. In my opinion it is a slow route we need, we should not just look for fast ways of communication. This does not mean that I relish on a backward-looking attitude. There must be fast roads and slow roads. Such a distinction existed also in the Middle Ages. I do not have in mind the cart, which was used to carry goods, just like modern vans and lorries, but I think that travelling on horse back was generally quite speedy for important people, whereas peasants used to move around on a donkey. Travelling on a donkey was quite slow and required a strong sense of humility and spirituality: the image of St Francis on a mule is evoked. This is just it: both horses and donkeys, motorways and slow roads need preserving. Motorways may not be culture routes, but they are undoubtedly necessary. The idea of creating Great European Culture Routes is excellent. Professor, you opened new perspectives to investigate the Middle Ages, with all their complexities, contradictions and aspects of daily life. Let s consider food, for instance: what could you tell us about eating habits at the time of medieval pilgrimages? My starting point is once more the idea that Europe is united and diversified at the same time, that diversity goes with identity. What identified Europe was bread, but diversity exists in staple diet: we can distinguish between Europe of oil and Europe of butter as we distinguish southern from northern or eastern from western Europe. I myself experienced such situation since my wife was Polish and I was born on the shores of the Mediterranean. Either did not like some of the things we ate, yet this did not prevent us from beeing a close, loving couple. Europe is patterned by diversity, it is true, yet a tinge of humility would be highly beneficial. This is not the topic at stake, yet to back what I have just said, I am not, for example, in favour of Turkey joining Europe. It is not for religious reasons, mind you, not because they are mainly Muslims in Turkey -unless they

7 were fundamentalists - but because their traditions have nothing to do with Europe. If food is a facet of culture, then Turkish food has nothing in common with European food; though we must admit that diversity in eating habits exists within Europe and the Italian diet is, for example, quite different from the Swedish. Also I do not agree with some of the European Commission s decisions concerning food, when they accept that coffee can be made without coffee beans or that pasta can be made without durum wheat. Diversity is OK, but this sounds like nonsense! What advice would you give to the governments of European countries in the present political situation of Europe, especially after the refusal of France and the Netherlands to endorse the European constitution? I think that the best thing would be to be patient and wait, even though this attitude clashes with my instinctive belief. Time is needed to reflect and become fully aware the status quo is far from being positive, and yet that taking hasty initiatives would only probably aggravate the plight. Also the admission of new member countries, not just of Turkey, into the EU ought to be delayed. Before frontiers are opened again, the results achieved so far should be consolidated. So much has been done since the Treaty of Rome was signed fifty years ago, yet the time has come for reflection and digestion, so to say and the regrettable refusal of France, for example, calls for great caution. Meanwhile this European route bears witness to a time when the borders between European countries could be easily overcome and the exchange of life experiences, customs and cultural values were made possible Certainly so, and what is outstanding is the vital role of the road for the creation of monuments as well as artistic and cultural achievements even in unimaginable places. I have in mind the Duomo of Fidenza; the town was indeed an important one, partly because it was a Roman colony and the Romans have left evidence of their presence there and also because from the Middle Ages up to the twentieth century it kept the name of Borgo San Donnino, to honour the great legendary saint who was a historical figure. However, when we consider that Fidenza lies in a region with many large towns so rich in magnificent monuments, like Parma for instance, it is surprising that comparatively small Borgo can boast a really superb and extraordinary Romanesque cathedral which, among other features, exhibits one of the most beautiful sculpted portraits of pilgrims. This is evidence of the close link of Fidenza with the pilgrim route and that this marvellous cathedral was built mainly because of the. In fact it was in order to welcome and honour pilgrims and to attract interest for their small town set along that important route, that the inhabitants of Borgo San Donnino built their cathedral, which must have appeared really extraordinary. Roads in general are meant to provide for monuments, signs and symbols to exist; the is no exception, of course. A road does not exist only because of its past history or its present importance; it somehow looks towards the future and the - which has been acknowledged as a major European culture route by the Council of Europe - is going to acquire further relevance. A route like this lives on with passing time, since it combines slowness with long-lasting existence. A final consideration about slowness and duration: we may claim that we are still at the beginnings of History. How many centuries have we lived, in fact, compared to the millions of centuries that represent the history of the Earth? We have just set off on our journey and the road ahead is a long one; there will be hindrances and sufferings to cope with, of course, but my hope is that prospects will be more and more positive, since mankind has always been looking for progress. It is only a matter of patience. This is the lesson of History. Le Goff Jacques Le Goff, sul palco del teatro Magnani a Fidenza, mentre autografa alcune sue pubblicazioni In Fidenza Teatro Magnani, Jacques Le Goff signs his autograph on his publications 19

8 Le Goff Speciale Romanico Special Romanesque LAUDATIO PER JACQUES LE GOFF LAUDATIO FOR JACQUES LE GOFF di Daniela Romagnoli Il testo che segue è stato pronunciato il 19 ottobre 2000 nel corso della cerimonia per il conferimento della laurea ad honorem in Lettere e Filosofia, attribuita a Jacques Le Goff dall Università degli Studi di Parma. prile 1970, Spoleto. Le tre del mattino. Sulla scalinata di fronte al Duomo un medievalista francese, molto noto - aveva già scritto quel libro straordinario che è La Civiltà dell Occidente medievale molto noto, ma non ancora inseguito dai fans come un divo del rock (sarebbe accaduto un poco più tardi) conclude la lunga serata, passata tra conversari, chianti e bruschette, cantando insieme a un gruppo di aspiranti medievalisti italiani, quasi-giovani, giovani e giovanissimi: un paio, anzi, ancora studenti. Borsisti alla XVIII Settimana di Studi del Centro Italiano di Studi sull Alto Medioevo, dedicata al tema : Artigianato e tecnica nella società dell Alto medioevo occidentale. Il lavoro: un tema carissimo a Jacques Le Goff. Alcuni di quei più o meno giovani ebbero poi la fortuna di partecipare al lavoro seminariale da lui diretto, per tanti anni, presso l Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi - istituzione della quale Jacques Le Goff è stato anche, negli anni settanta, Presidente funzione equivalente a quella di Rettore universitario. I seminari si svolgevano ogni martedì, da novembre a giugno, dalle sei alle otto del pomeriggio. Due elementi portanti non mancavano mai. In primo luogo, l informazione bibliografica. I suggerimenti di lettura davano conto, innanzitutto, delle opere principali relative al tema da trattare: opere classiche, che bisognava conoscere, ma anche apporti recenti e recentissimi, capaci di illuminare le ricerche e tanto meglio se venivano offerti da ambiti di studio diversi. Si delineava così, immediatamente, una visione globale della storia e quindi anche degli strumenti ai quali fosse utile fare ricorso. Si trattava insomma di mettere in pratica quel principio di interdisciplinarità spesso proclamato e raramente seguito, per il vano timore di rendersi debitori del vicino, o di perdere la propria 20 specificità. Il secondo ma di fatto il principale pilastro del lavoro seminariale erano naturalmente le fonti, da leggere, commentare, interpretare. Quelle due ore passavano sempre troppo in fretta. Sia perché a volte i testi apparivano immediatamente interessanti e suggestivi. Sia perché l animatore di quei pomeriggi, interprete rigoroso ed esemplare delle voci di un tempo remoto, quelle voci riproduceva quasi fisicamente: nessun attore professionista avrebbe potuto far meglio rivivere i personaggi di un passato che si faceva, da tanto lontano, vivacemente presente. Sovente però accadeva che un primo sguardo alla fotocopia del giorno costringesse a chiedersi cosa mai si potesse ricavare da dieci righe di latino noioso o addirittura pedantesco, almeno in apparenza. A quei seminari, come minimo si è imparato che davvero l apparenza inganna. Perché sempre accadeva che quelle dieci righe grigie si aprissero come la porta della caverna di Ali Babà, rivelando tesori multicolori. E tutti erano chiamati ad esercitare le proprie capacità tecniche e critiche, a suggerire possibili alternative, a lanciare proposte interpretative. Con assoluta libertà, libertà a volte anche di arrischiare qualche sciocchezza: ma non c era errore dal quale non si riuscisse a ricavare almeno un qualche utile avvertimento. L anno seminariale si chiudeva il primo martedì di giugno. Non era un giorno come un altro: bisognava arrivare con un po di anticipo, per trasformare le materie prime portate dal maestro in una vera e propria festa di fine anno. Non testi o fotocopie, per una volta, ma tartine varie, vino bianco (il vino di Abelardo, perché prodotto nella bassa Bretagna, luogo natale del grande pensatore del XII secolo), immancabili le ciliegie. In quella atmosfera ne esiste anche una testimonianza fotografica si lavorava però ancora, riesaminando e ridiscutendo il senso e i risultati della comune ricerca. Una fucina: il paragone regge bene, soprattutto se si consideri che Jacques Le Goff, nato a Tolone, porta però un cognome di origine bretone, che significa fabbro. E fabbro lo è davvero, artefice di nuovi strumenti per aprire nuove porte sulla storia, in quell andirivieni tra presente e passato, tra passato e presente, che è l anima del mestiere di storico, per citare il grande Marc Bloch. Mestiere, appunto, nel nobile, artigianale senso del termine. Da quando si sono venute formando le società umane, per esistere esse hanno avuto bisogno di memoria. Nascosta nel mito, affidata alla tradizione orale, poi ai primi segni visibili, infine alla scrittura. Oggi si crede di avere inventato un oggetto misterioso chiamato revisionismo storico. Che consiste per lo più in maldestri tentativi di rovesciare la storia come un guanto, a fini politico-ideologici o per vano gusto di polemica. Come trasformare Garibaldi in eroe negativo, o, più tragicamente, negare i campi di sterminio. Ma la storia o meglio la storiografia non fa altro che rivedere i propri metodi e i propri risultati: ogni società e ogni generazione pone domande diverse al proprio passato e al proprio presente. Lo storico ha il compito di cercare e trovare le risposte, con un lavoro molto simile a quello di Penelope: fatica inutile? Mai. La tela di Penelope servì a tenere lontani i Proci. L opera dello storico serve a tenere lontani i mostri generati dal sonno

9 della ragione. A condizione che quel lavorio perpetuo si compia con onestà. Che la cosiddetta revisione sia, kantianamente, uno scopo e non un mezzo al servizio di ideologie di parte. Non si creda però che lo storico debba isolarsi in una impossibile e per giunta dannosa torre d avorio: il suo lavoro ha senso proprio se è immerso nel presente, se le sue scelte etiche, politiche, culturali sono dichiarate e motivate. Egli deve tuttavia compiere un difficile esercizio: evitare di guardare ai propri oggetti di studio attraverso la lente di quelle scelte; evitare esercizio ancor più difficile di attribuire a donne e uomini lontani nel tempo come nello spazio, le proprie convinzioni, i propri atteggiamenti mentali e culturali. A fronte di una impossibile oggettività, che vanamente imporrebbe allo storico di librarsi in un inesistente empireo, campeggia dunque questa forma particolare di onestà, di deontologia professionale, che Jacques le Goff non ha mai cessato di praticare, pur vivendo il proprio tempo con piena, convinta, concreta partecipazione. I più o meno giovani del gruppetto spoletino, e quelli dei seminari di rue de Tournon, a trent anni di distanza certo giovani non sono più. Ma sono stati e sono, quasi tutti, attivi in varie università, da Pavia all Aquila a Ferrara a Milano, Bologna, Catania, Ravenna e Parma. Qualcuno è qui con noi; altri si rammaricano di non poterci essere. Tutti, pur provenienti da scuole diverse, hanno dovuto fare i conti felicemente con il contributo essenziale che l opera di Jacques Le Goff ha dato al rinnovamento della medievistica su scala mondiale. Sicuramente non hanno dimenticato la fortuna di un incontro diretto con lui. Fortuna condivisa da molti altri nel corso degli anni; condivisa ancora dai giovani e giovanissimi, dentro e fuori da questa aula magna, che domani come oggi si accosteranno alla ricerca storica. A nome di quelli e di questi, a nome di tutti: grazie, Jacques Le Goff! The following speech was delivered on 19 October 2000, when historian Jacques Le Goff was awarded the honorary degree in Humanities at Parma University. pril 1970, in Spoleto. At three a.m. a famed medievalist - who had already published the extraordinary book La Civilisation de l Occident Médiéval, but was not as yet popular as a rock star (which he was to become a short time later) was saying goodbye from the staircase in front of the Duomo after a long evening spent pleasantly with a group of Italian would-be medievalists. They had talked, chatted, drunk Chianti, tasted bruschette and sung together, Jacques le Goff and a group of scholars, some of whom were very young, who had met for the XVIII Study Week organised by Centro Italiano Studi sull Alto Medioevo, on the theme Craftmanship and technique in the early medieval western society. Work has always been a topic cherished by Jacques Le Goff. Some of those scholars had later the chance to attend the seminars he held at the Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales of Paris, the famed scool that Jacques Le Goff directed for many years and presided over in the 1970s. The seminars were held from six to eight p.m. every Tuesday from November to June. Two essential components were never missing: first of all exhaustive bibliographical information. Advice on books to be read started from the classics concerning the theme being researched and included the latest publications which could help further research, regardless of their specific topic. Le Goff s global idea of History called for an interdisciplinary approach, which was often supported in theory, but seldom applied in practice, probably because it is feared that a scholar should renounce his or her specificity. The second component - actually the more important on which the seminars laid their foundation, were sources: to be read, interpreted and commented. Those two hours would pass too quickly. Both because the texts that were indicated appeared immediately of great interest and because the leader of those afternoons, who rigorously interpreted the voices from a remote past, did it with the intensity and immediacy of a great professional actor. The historic characters were evoked so vividly that even the most distant past was made to become lively present. It often happened that after a quick glance at the photocopy that had been handed out for the day, we wondered what on earth could result from those ten lines written in Latin which looked boring and even pedantic. But that was just appearances; reality would be different. If one thing was learnt during those seminars, it was that appearances can really be deceptive. It always happened that those ten bleak lines would open like Ali Baba s cavern and display a multifaceted treasure. Every student was encouraged to exploit all their technical and critical skill, to suggest alternatives, to give fresh interpretations. There was total freedom, even of hazarding guesses that would eventually prove nonsensical; from any mistake or error some useful warning could always be learnt. The seminar session ended on the first Tuesday in June. That was not ordinary day: you were to arrive a little earlier, to arrange and prepare the raw materials brought in by the Maestro for a great end-of-school-year party. There was no room for texts or photocopies this time, but only for canapés and white wine ( called Abelard s wine because it was made in southern Bretagne, where the great 12 th -century dialectician and philosopher had been born). Cherries were also a must. That special atmosphere, however (there are photographic records) did not prevent attendants from working; actually the significance and results of common research were re-examined and discussed. It was a sort of forge: the comparison sounds appropriate, especially if we consider that Jacques Le Goff, who was born in Toulon, has a family name of Breton origin which means smith. And a smith is he: the craftsman of new tools useful to open new doors over history, that mixture of past and present, present and past which is the soul of the historian s task, as great historian Marc Block used to say. It is a craft, precisely, in the noblest sense of the term. Since human societies came into existence, they have required memory for their survival. At first memory survived hidden in myths, then it was entrusted to oral tradition and the first visible signs, before being recorded in writing. Nowadays there are many scholars who think they have invented a mysterious object called revisionism, which mainly consists in a clumsy attempt to manipulate history for politicalideological purposes or just for the sake of sterile controversy. 21 Le Goff

10 How is it possible to turn Giuseppe Garibaldi into a negative hero or, even worse, to deny the Holocaust? History or, better, historiography legitimately revisits its methods and results, since each society and each new generation look at their past and present from a new perspective. The task of the historian is to offer satisfactory explanations, with a painstaking job similar to Penelope s. Is it a waste of energy? No, never! Penelope s shroud was effective to deceive her suitors; the historian s work is meant to oppose the monsters produced by the sleep of reason. The one condition is that such a never-ending task is carried out honestly. Revision should be, as we learn from Kant, not based on biased ideology, but suited to a legitimate purpose. Historians must not retreat to an ivory tower (which would be both impossible and dangerous): their work is meaningful if carried out within the existing establishment and if their moral, political and cultural choices are openly stated and motivated. Their task is, however, quite hard, since it implies the necessity of not being tempted to look at the matter of their investigation through the lenses of those choices and, which is even more difficult, to attribute to men and women belonging to distant history their own ideas or their own mental and cultural attitudes. Absolute objectivity is just an illusion, which would force the historian inside a non-existent empyrean to no avail. What matters is honesty and professional ethics, which is what Jacques Le Goff has never failed to put into practice, though actively and fully involved in the events of his own time. After thirty years the young people who met in Spoleto or attended the seminars in rue de Tournon are no longer young. Yet almost all of them have been, and still are, actively working in various universities: in Pavia, L Aquila, Ferrara, Milan, Bologna, Catania, Ravenna, Parma. Some of them are here today; others regret not being able to come. All of them, however, even though coming from different schools, have had to come to terms - happily indeed with Jacques Le Goff s essential contribution to a new perspective on medieval studies, accepted worldwide. They have certainly not forgotten how lucky they were to meet him directly. The same luck has been shared by many others during the years. It is presently shared, and it will be in the future, by all those young students who are attracted by historical research. On behalf of all of them, let me say, Thank you, Jacques Le Goff! Le Goff Il pellegrino medievale visto attraverso la matita dell artista Roberto Meli A medieval pilgrim sketched by artist Roberto Meli 22

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